25 aprile, soffioni boraciferi, la Pasta Buitoni e altri fascismi che ritornano

Il 25 aprile è una buona occasione per riflettere sul trionfo planetario di una parola decisamente made in Italyfascismo.

E’ un termine meravigliosamente ambiguo. Qualche centinaio di persone, concentrate in Italia, si ritengono “fascisti” oggi. Mentre praticamente l’intera specie umana viene definita fascista da altri membri della stessa specie, che a loro volta ricevono la stessa definizione da altri.

Comunque, una volta il termine significava qualcosa: c’erano davvero delle persone che chiamavano se stesse “fascisti” e che coincidevano più o meno con quelle che gli altri chiamavano “fascisti”. E non sarebbe male limitare l’uso del termine appunto a costoro o almeno a chi agisce oggi in base a spinte molto simili.

Ad esempio, c’erano dei fascisti in Toscana tra il 1919 e il 1922.

Dico Toscana soprattutto perché oggi in Piazza Tasso c’era il sindaco Dario Nardella a parlare del 25 aprile.

Innanzitutti, a quei tempi, c’erano gli agrari.

Cioè i padroni di vaste terre, che vivevano in gran parte ormai in città: leggi i loro cognomi, e sono spesso gli stessi di chi conta oggi.

Come quella famiglia Rousseau Colzi del Vivo, che ha ospitato l’attuale sindaco di Firenze per sei anni in una casa di sua proprietà: per motivi misteriosi, Dario Nardella cambiò residenza appena cinque giorni dopo che divenne di pubblica notizia che il suo mentore Renzi era ospite gratuito a casa di Marco Carrai a Firenze. Ricordiamo en passant che Luigi del Vivo, industriale del vetro ma proprietario anche di gran parte della Val d’Elsa, fondò il fascio di Empoli e partecipò alla Marcia su Roma.[1]

Per affrontare la crisi del dopoguerra, gli agrari cercarono di modernizzare i propri terreni, coltivati – con il tipico sistema della Val d’Arno – in mezzadria; e siccome con i mezzadri si fa a mezzi, obbligarono i contadini a condividerne le spese, pena lo sfratto.

Nacque una grande ma pacifica rivolta – i mezzadri chiedevano di partecipare alle decisioni e che non fossero consentiti gli sfratti.

Il fascismo, in Toscana, fu soprattutto la risposta durissima a questo tentativo dei mezzadri di fermare il progresso.

Wikipedia riassume così la biografia di Pier Francesco Serragli, l’uomo che guidò la risposta:

“Proprietario terriero e accademico della crusca, fu sindaco di Firenze dal 1917 al 1920. Presidente dell’Associazione Agraria toscana, fu segretario fondatore dell’azienda Boracifera Larderello nel 1912. Fascista della prima ora, presiede il neocostituito Fascio di Firenze nel 1918.”

Il Serragli, di antichissima famiglia – sei gonfalonieri e ventun priori tra gli avi, senza dimenticare che la via più lunga del nostro quartiere è ancora oggi la via de’ Serragli – era quindi insieme uno studioso nella grande tradizione borghese, un politico, l’organizzatore dei proprietari terrieri e imprenditore nel campo minerario, un settore legato per propria natura alla proprietà terriera.[2]

La Boracifera in realtà apparteneva al Principe Piero Ginori Conti di Trevignano, che sposò la contessa Adriana de Larderel, nipote di un ingegnere francese nobilitato dai granduchi per le sue competenze di chimico-imprenditore, matrimonio che gli permise di lanciare una potente impresa basata sui soffioni dei Monti Metalliferi: Larderello, il paese chiamato così in onore dell’immigrato francese, oggi produce il 10% dell’energia geotermica mondiale.

Piero Ginori fu forse il più attivo fascista a Firenze in quegli anni; gli operai della Boracifera parteciparono in massa alla marcia su Roma, e Mussolini avrebbe fatto diventare ministro il Ginori, che nel 1939 ebbe funerali di stato in Santa Croce. Piero Ginori fu inoltre presidente della Rotary Club di Firenze.

Ginori e Serragli lavorarono a fianco di Idalberto Targioni, una delle personalità più in vista dello squadrismo fiorentino:  figlio di contadini, uno stornellatore assai conosciuto e apprezzato in molte località del Grossetano, dove si confrontava spesso con i locali “bernescanti””, ex-sindaco socialista di Lamporecchio, che così cantava il Primo Maggio: [3]

“Penso che in questo giorno, in cui tutto è giocondo,
Come vi son milioni di bambini nel mondo
Tisicucci, malati, senza vitto e vestito,
E penso che per loro Maggio non è fiorito!”

Parenti dei principi Ginori erano i marchesi Ginori, proprietari della ditta di ceramica Richard-Ginori e fondatori del fascio di Sesto Fiorentino.

Oppure, prendiamo la Montecatini di Guido Donegani (un signore che era anche presidente della Banca Commerciale Italiana). Diventata una delle più potenti aziende italiane grazie alla produzione chimica bellica, la società stava cercando di riciclarsi vendendo i fertilizzanti che richiedevano assolutamente la modernizzazione della mezzadria. Non a caso, divenne il principale finanziatore del fascismo toscano.

Francesco Buitoni che ereditò il pastificio paterno e vi aggiunse la cioccolata Perugina, fu membro attivo del fascio di San Sepolcro, i cui squadristi lo aiutarono non solo a cacciare con la violenza gli operai ribelli dalla propria fabbrica, ma soprattutto gli garantirono il controllo assoluto sulla cittadina, in cambio dell’impunità su estorsioni e ricatti. Partendo da San Sepolcro, i pasta-squadristi Buitoni imposero la sottomissione ai mezzadri di tutta l’alta Val Tiberina.

buitoni-pasta-fascismoA Prato, gli industriali della lana, che avevano fatto fortuna con le commesse militari senza prepararsi minimamente al dopoguerra, si  trovarono a dover affrontare scioperi e imporre licenziamenti: ecco che costituirono il fascio di Prato gli imprenditori Lucchesi, Calami, Rosaliti, Franchi e Mariotti.

Potremmo citare molti altri casi, ma non è difficile cogliere il senso del fascismo.

C’era un’oligarchia molto ristretta di imprenditori, alcuni di antica famiglia, altri nuovi ricchi, ma tutti legati alla proprietà della terra – agricoltura, miniere, cave, fertilizzanti, lana, il settore immobiliare…

Queste persone erano potenti prima del fascismo e quasi sempre lo sono rimaste dopo: il fascistissimo Giovanni Buitoni nel 1939 si trasferì a New York dove fondò la Buitoni Foods Corporation; e a scippare la ditta alla famiglia di squadristi non furono i partigiani, ma la Nestlé nel 1988. Mentre il marchio Richard-Ginori fu rilevato nel 2003 da Gucci. Come scrive Dario Nardella,

“Aggiudicata al gruppo Gucci la Richard Ginori. Si apre una nuova stagione di successi. Adesso azienda, lavoratori ed Istituzioni camminino insieme per non sprecare questa occasione!”

e un commentatore aggiunge giulivo:

“ciò accade quando la politica è vicina agli imprenditori”

Infatti, le imprese che fondano il fascismo si sono arricchite grazie alla vicinanza con lo Stato, inesauribile fonte – dal giorno dell’unificazione – di Grandi Opere, tra cui la più grande fu certamente la superTAV nota oggi come Prima guerra mondiale.

Al momento della crisi, gli oligarchi si trovarono di fronte a una sommossa generale, che minacciava quanto di più prezioso e sacro avessero: la proprietà.

E lì, reagirono con la massima forza. In quegli anni irripetibili, che hanno seguito il massacro generale di milioni di giovani, c’era il manganello. Che a pensarci ai nostri pacifici tempi, fa un certo effetto, e questo ci fa dimenticare la questione essenziale, che non è il mezzo, ma lo scopo: la riaffermazione della proprietà privata e del controllo dei pochi, attorno a un governo forte e deciso, che rappresentasse “tutti gli italiani”, senza ideologie o cedimenti a rivendicazioni utopiche.[4] Non a caso, liberali e fascisti, almeno in Toscana, erano quasi la stessa cosa.

Per mobilitare il consenso attorno alla loro proprietà, i signori fecero appello – con abilità istintiva più che premeditata – a tutto un insieme di forze psichiche che erano nell’aria.

Ogni epoca, di forze psichiche ha le sue, e tante di quelle degli anni Venti oggi non sono nemmeno comprensibili, o hanno assunto altri valori.

La patria risorgimentale e mazziniana come la famiglia cattolica, la rabbia dei braccianti che non venivano assunti dai mezzadri, l’idea giacobina del “popolo-nazione”, le paure dei fattori dei poderi di perdere le loro piccole clientele, i sogni adolescenziali, l’orgoglio aristocratico (considerando che in Toscana, gli aristocratici erano tutti osti e straccivendoli arricchiti), l’atavica moderazione italica che respinge la faziosità e la politicae così gli interessi di una minoranza divennero i sentimenti della maggioranza. 

Il fascismo non fu solo il 1919-1922 e non fu solo Toscana.

Ma se e quando vogliamo trovare segni del fascismo che ritorna, è bene cercare sintomi come questi. Alcune cose saranno diverse per forza – i simboli arcaici, la violenza fisica individuale che caratterizzava una società di reduci dalle trincee sono elementi sorpassati, o che oggi riguardano circuiti marginali che non possono fare la storia.

Ma altre cose sono molto simili, basta avere gli occhi per scovarle dove tanti non guardano.

Note:

[1] Empoli, industria del vetro (che risale al 1400), fiaschi dei contadini, famiglia Del Vivo, investimenti immobiliari, fascismo, PD:

La famiglia Del Vivo è un simbolo dell’operosità della nostra città – ha detto il sindaco Brenda Barnini – è un cognome che ha rappresentato in tutto il secolo scorso la capacità industriale ed economica di Empoli”.

[2] Lo spirito dei Serragli non tramonta, come dimostra questo sprezzante sfogo di una certa Ginevra Niccolini Serragli., che si occupa oggi di “Hong Kong Italian Excellence”.

[3] Il Targioni fu grande amico di Domizio Angiolo Silvio Ovidio Torrigiani, un signore i cui  eredi possiedono oggi circa un terzo del quartiere in cui viviamo (persone peraltro splendide). Domizio Torrigiani fu eletto Gran Maestro della Massoneria di Palazzo Giustiniani nel 1919 – accanito sostenitore della guerra, della laicità dello Stato, del fascismo e della marcia su Roma, finché il fascismo stesso non decise di colpire la Massoneria.

[4] Se volete avere davvero un’idea di cosa sia la storia che ritorna, ascoltate la signora Ilaria Carla Anna dei conti Borletti Dell’Acqua di Arosio in Buitoni – sottosegretaria nell’attuale governo nonché ideatrice degli «gli stati generali della Cucina italiana» – che esalta il regime che “tutti gli italiani” devono seguire, “l’ultimo treno”. La signora Ilaria Carla Anna dei conti Borletti Dell’Acqua di Arosio è coniugata, non a caso, in Buitoni. E altrettanto non a caso, è entrata nel PD. Interessante notare come la contessa sia orgogliosa di usare il cognome del marito pastaio.

Print Friendly, PDF & Email
This entry was posted in Il clan dei fiorentini and tagged , , , , , , , , , , , , , , . Bookmark the permalink.

143 Responses to 25 aprile, soffioni boraciferi, la Pasta Buitoni e altri fascismi che ritornano

  1. mirkhond says:

    “Ma se e quando vogliamo trovare segni del fascismo che ritorna, è bene cercare sintomi come questi. Alcune cose saranno diverse per forza – i simboli arcaici, la violenza fisica individuale che caratterizzava una società di reduci dalle trincee sono elementi sorpassati, o che oggi riguardano circuiti marginali che non possono fare la storia.

    Ma altre cose sono molto simili, basta avere gli occhi per scovarle dove tanti non guardano.”

    Pensi che Salvini, dovrebbe allearsi con questi signori, per poter dare sfogo alle paure scaturite dall’immigrazione di massa?
    Perché OGGI su QUESTE paure, un nuovo fascismo potrebbe trovare consensi…

    • Francesco says:

      1) Salvini non è Mussolini, direi che sta a Mussolini come Inzaghi sta a Capello (sono allenatori di calcio)

      2) quei signori non ci sono più in Italia, da dove credi che venga una crisi economica di un quarto di secolo?

      ciao

  2. mirkhond says:

    Per il resto, articolo interessantissimo su uno squarcio di storia toscana innestata su quella italiana dell’epoca.
    Il padre di una mia parente toscana, era uno di quei fattori che, nel Grossetano, divennero squadristi perché… “spaventato dalle richieste dei hontadini”!

  3. habsburgicus says:

    articolo molto interessante, con lampi di sferzante sarcasmo (SuperTAV) degni dei tempi migliori (“bloggamente” parlando, eh)
    che il fascismo all’inizio ebbe l’appoggio decisivo della grande, e media borghesia, è un fatto
    che il Mussolini dei primi anni, a parte i metodi più duri (del resto già utilizzati da Crispi, di Rudinì e altri), non è estranea alla tradizione liberale, anche (anche in economia, il Mussolini dei primi 4-5 anni fu “liberista” e non “statalista”)
    il fascismo incominciò a divenire qualcosa di diverso dal 1927 in poi..il 1929 segna un rottura (Concordato) e chissà parte di questi ricchi toscani (si presume per definizione anticlericali), che citi, saranno forse stati fra coloro che hanno iniziato ad allontanarsi al regime
    i veri cambiamenti ci sono stati nei ’30 (corporativismo in politica economica; sfida a Londra-Parigi i 1935; avvicinamento alla rivoluzione tedesca, ben più radicale, dal 1936) e poi con la campagna antiborghese (che non piaceva al toscano Ciano), ancorché parolaia e poco effettiva a fine ’30
    a quell’epoca ormai, presumo, le persone di cui parli già facevano fronda..e probabilmente la loro opposizione sarà cresciuta con la guerra nel 1940
    in attesa di divenire antifascistissimi, la prima volta il 25/26 luglio 1943 e definitivamente nell’agosto 1944
    e di integrarsi, oggi, nel sistema PD, unico partito degno di questo nome nelle Toscane..e ormai anche nel resto d’Italia 😀

    • Mauricius Tarvisii says:

      Il corporativismo in politica economica era la giusta risposta che la parte datoriale chiedeva contro gli effetti della crisi mondiale: massiccio intervento pubblico, negazione del conflitto (quello datori di lavoro-lavoratori, si intende), trasformazione dell’interesse datoriale in interesse pubblico. La via maestra era il corporativismo, ovvero il reclutamento ideologico dei lavoratori i quali, convinti di essere sulla stessa barca del proprio datore di lavoro, sono disposti a fare rinunce. Tanto la crisi economica (che negli anni ’30 fu profonda, come dimostrano i dati macroeconomici), non era percepita dalla popolazione perché:
      1) la gente è tendenzialmente cretina
      2) buona parte degli italiani era addetta all’agricoltura, settore piuttosto impermeabile alle crisi e ai boom
      3) la propaganda martellante sui ristoranti pien… cioè, sull’Italia che cambia vers… cioè, sull’Impero, sulle battaglie del grano, sul paese in crescita, ecc., facevano essere gli italiani decisamente ottimisti sul futuro, sebbene in realtà vivessero peggio che nel decennio precedente.

      • giovanni says:

        “negazione del conflitto (quello datori di lavoro-lavoratori, si intende), trasformazione dell’interesse datoriale in interesse pubblico.”
        La seconda proposta ha come premessa necessaria la negazione della prima, visto che chiede allo stato NON di negare il conflitto ma di schierarsi compattamente con una delle due parti.
        MA schierarsi NON vuol dire negare il conflitto, ma l’esatto opposto…

        • Mauricius Tarvisii says:

          Sono due piani diversi.
          Tizio e Caio vogliono uno stesso appezzamento di terreno (conflitto). Arrivo io arbitro esterno e affermo che in realtà il terreno appartiene a entrambi e poi stabilisco che però lo può sfruttare solo Tizio.
          Ho negato il conflitto, ma mi sono schierato nei fatti con uno dei due contendenti.

  4. PinoMamet says:

    Fantastico lo sfogo della Serbelloni Mazzanti Viendalmare, voglio dire, della Niccolini Serragli!
    Andatevelo a leggere!

    “I giovani si lamentano ma non hanno voglia di lavorare! sbroc sbroc… a me non ha regalato niente nessuno, infatti non trovando lavoro come architetto ho aperto un’agenzia immobiliare e adesso abito in Svizzera, ma mica perché in Italia non abbiamo niente, pezzenti!”

    Gente… ma un filino di ragione Pol Pot ce l’aveva, o no?

    • Z. says:

      Il problema è che la gente molto spesso è fatta così. Poi naturalmente più ricco sei e più sei visibile.

      Ad esempio, Pol Pot era uno che l’agenzia immobiliare in Svizzera non era riuscito ad aprirla, e sono convinto che da lì sia nata buona parte dei suoi problemi, che poi sono diventati problemi per i suoi connazionali. Nel suo caso salta abbastanza all’occhio, ma c’è chi ha suggerito la stessa cosa per Hitler, e persino per Stalin.

    • Ginevra Niccolini Serragli says:

      Wow! Non sapevo di essere così interessante solo per il mio nome! Fantastico.
      Se l’Italia è nelle condizioni in cui versa, ho sempre più motivi di credere che sia per colpa degli italiani. Non aggiungo “come lei”, caro Pino, perché non conoscendola non mi permetto.
      Resto tuttavia convinta delle mie idee: non per nulla, se si ha voglia di fare, andar via è semplice: basta avere il coraggio di mettersi in discussione…
      Poi, ognuno libero di rimanere sulle proprie vetuste posizioni.
      Anche Pol Pot la saluta cordialmente!

  5. Grog says:

    L’unica persona che sapeva come trattare questi porci arricchiti era il compianto Piccolo Padre Iosif Vissarionovič Džugašvili altrimenti chiamato Stalin, tribunali “”volanti” della GPU e fucilazione immediata per tutti gli aristocratici (?) ed i kulaki.
    Grog! Grog! Grog!
    (?)
    Gli unici veri aristocratici sono i GATTI miaooooooooo!

  6. rossana says:

    L’unica cosa che ho letto, con ammirazione, oggi.
    Di 25 aprile non voglio più sentir parlare, non da chi è capace perfino di cantare Bella Ciao in Parlamento, con i vecchi partigiani e le loro bandiere, proprio mentre stringe ai vecchi il cappio al collo, strozzandoli con pensioni da fame, così che crepino una buona volta e lascino in mano loro il compito di tirar su uno show all’anno ben coreografato, con testi facili e pronti per essere rimasticati all’infinito da chiunque fino a non sapere più nessuno di cosa si parli.
    Arrivare qui a leggerti è una delle poche rivolte partigiane che ci siano ancora possibili…

  7. mirkhond says:

    Per te oggi è il giorno di San Marco…. 🙂

  8. Grog says:

    Bella ciao è una canzone da culattoni profumati o da SS omosessuali a caccia di omoni slavi brutaloni, l’unica canzone decente è “fischia il vento”.
    Grog! Grog! Grog!

  9. izzaldin says:

    Splendido post.
    Per restare in tema, vorrei fare presente che oggi il potente sottosegretario renziano Luca Lotti ha detto una cosa del tipo “il coraggio di Renzi oggi nel fare le riforme è lo stesso coraggio che animava i partigiani settant’anni fa”.
    in questo modo Lotti ha pure ricordato l’hashtag istituzionale #ilcoraggiodi scelto dal governo per l’occasione.
    saluti,
    Izzaldin

  10. Per Izzaldin

    ““il coraggio di Renzi oggi nel fare le riforme è lo stesso coraggio che animava i partigiani settant’anni fa”.”

    Grazie.

    Se vogliamo adottare un paragone scandaloso (solo perché “paragona”), provate a scegliere tra queste due affermazioni:

    1) “il coraggio che animava i partigiani settant’anni fa è lo stesso che animava i soldati della Repubblica Sociale”

    2) “il coraggio di Mussolini nel rompere con il socialismo e salvare l’Italia fu lo stesso coraggio che settant’anni dopo avrebbe animato Renzi”.

    Tiè piglia e porta’ccasa!

  11. mirkhond says:

    “il coraggio di Mussolini nel rompere con il socialismo e salvare l’Italia”

    Pensa se avesse avuto il VERO CORAGGIO di salvare l’Italia attraverso il socialismo e buttando a mare Savoia, e tricolori del cacchio!
    Pensa….

    • Chissà…

      per esperienze, so quanto siano sballati i giudizi su persone che conosco da vicino, figuriamoci quando parliamo di gente morta settant’anni fa.

      Mussolini sicuramente era un po’ narcisista; il suo regime aveva bisogno di un “grande capo”; e quel “grande capo” ha fatto da splendido capro espiatorio per tutto ciò che è successo dopo.

      Però credo che una singola persona, anche se indubbiamente dotata come Mussolini, conti poco in una situazione generale; e la situazione generale non era altro che la biografia dell’Italia.

      Ciò che chiamiamo “fascismo” non è altro che un modo convenzionale per chiamare l’insieme degli italiani durante un certo periodo della storia; e se le circostanze mondiali erano molto diverse da oggi, quegli italiani non erano una specie diversa dai loro nipoti e pronipoti di oggi.

      Poi è facile esorcizzare tutto ciò con l’esotico del manganello, della camicia nera o dei saluti romani.

      • Z. says:

        Miguel,

        — Ciò che chiamiamo “fascismo” non è altro che un modo convenzionale per chiamare l’insieme degli italiani durante un certo periodo della storia —

        Io direi piuttosto che ciò che chiamiamo “fascismo” fu una forma di manifestazione del nazionalismo italiano. Non è che “regime di Saddam Hussein” è stato un modo per chiamare gli iracheni tra il 1979 e il 2003, insomma 🙂

        • Francesco says:

          anche più che il fascismo, invece, e se ne sono accorti gli USA quando hanno fallito totalmente nel nation building

          ricorda che l’Iraq è uno Stato ma non una Nazione, a differenza dell’Italia

          • Z. says:

            A me sembra che stiate confondendo le persone coi dittatori al potere nello stato in cui le persone abitano. In un Paese che non è abituato ad esprimere la classe politica al potere mediante il discorso pubblico, beh, mi sembrano due cose diverse.

            Questo è particolarmente vero nel caso di SH, credo. Comunque non ho mai sentito un’intervista a un iracheno a cui importasse un tubo di criticare o difendere Saddam…

    • Peucezio says:

      “Pensa se avesse avuto il VERO CORAGGIO di salvare l’Italia attraverso il socialismo e buttando a mare Savoia, e tricolori del cacchio!
      Pensa….”

      Era quello che gli suggeriva saggiamente il Führer.
      Ma l’Italia, si sa, è il luogo della mediazione.

  12. mirkhond says:

    “il coraggio che animava i partigiani settant’anni fa è lo stesso che animava i soldati della Repubblica Sociale”

    Chi sceglie volontariamente di rischiare la pelle è sempre un coraggioso.
    Anche se non necessariamente buono….

  13. Per Mirkhond

    “Chi sceglie volontariamente di rischiare la pelle è sempre un coraggioso.
    Anche se non necessariamente buono….”

    Infatti, il “coraggio”, inteso come moto dell’animo umano, è uguale.

    Per quanto riguarda il “non necessariamente buono”, il giudizio è sempre difficile, se ricordiamo due principi fondamentali:

    1) il fine sfugge sempre, diventa qualcos’altro da ciò che ci eravamo posti

    2) gli enti collettivi esistono solo nella fantasia dei singoli.

    Se riflettiamo fino in fondo su queste due affermazioni – che credo siano razionalmente ed empiricamente inconfutabili – comprenderemo perché il 90% delle nostre affermazioni quotidiano sulla “politica” siano sbagliate.

    • Z. says:

      Sono tendenzialmente d’accordo con la 1 – l’articolo che hai linkato su Bandiera Rossa ne è un interessante esempio.

      E potrei pure perdonarti la percentuale da bar 🙂

      Gli enti collettivi spesso esistono davvero, invece. Nascono e muoiono, si trasformano e a volte prendono una direzione diversa da quella prevista, ma per esistere direi che esistono eccome…

    • Thyrrenus says:

      Sulla 2 sono d’accordo con Z. è una affermazione di principio che suona molto à la Thatcher: esistono solo gli individui e non le strutture sociali etc. In fondo è un principio fondamentale del liberismo che pretende di essere nominalista ed invece è alquanto astratto ed ‘impegnato metafisicamente’.

      • MOI says:

        Gli Enti Collettivi esistono per convenienza individuale … o sto bestemmiando in chiesa ? 😉

        • MOI says:

          Già … qui c’è un problema etnofilologico : “convenienza” a un AngloSassone suona irrimediabilmente come “Furbastreria Levantina” !

          • Thyrrenus says:

            Sono due atteggiamenti di fronte alla realtà che sono stati usati per creare degli indirizzi politici di segno molto diverso in diversi periodi storici. Affermare che esistono solo gli individui ha contribuito a sciogliere vincoli sociali che erano considerati opera della provvidenza divina invece che creazioni storiche. Miguel lo afferma di certo in un senso derivato da questo. Però oggi questo assunto è usato per affermare che le costruzioni storiche, ossia quelle che più sono umane, non sono che illusioni. Unica realtà restando quella ‘naturale’ dell’individuo pedina delle leggi utilitaristiche. L’ideologia in cui siamo immersi insomma: quella che vuole equiparare l’esser sapiens dell’essere umano al suo essere ‘oeconomicus’: variabile di equazioni astoriche ed impersonali.

  14. mirkhond says:

    Per “non necessariamente buono” mi riferisco al comportamento che si ha in guerra, a prescindere dalle scelte di campo che il combattente fa.
    “Buoni” e “cattivi” si trovano da entrambi i lati della barricata.
    Poi, come dici, sul campo le migliori intenzioni si trasformano in brutture.
    Da parte di tutti.
    Poi, il vincitore diventa il buono e il perdente il cattivo.
    E’ successo con l’unificazione dell’Italia nel 1859-1870.
    Ed è successo nell’aprile-maggio 1945 con la vittoria degli Alleati.
    Se avesse vinto Hitler, oggi il Mattarella di turno avrebbe fatto un discorso molto diverso….

    • Credo che la mia illuminazione su “cosa sia stato il fascismo” sia arrivata in tarda età, grazie al libro di Riccardo Mandelli su Sanremo:

      Compratelo e leggetelo!

  15. mirkhond says:

    “l’orgoglio aristocratico (considerando che in Toscana, gli aristocratici erano tutti osti e straccivendoli arricchiti)”

    Come disse Torquato principe de Terenzi, al figlio adottivo conte Tacchia:

    -Ricordate che er più antico, er più antico, er più antico de li nobbili, all’origine era no’ stronzo comm’all’artri…. –

  16. MOI says:

    1975 … 2015

    https://www.youtube.com/watch?v=1Van8l3Pu5o

    … “Terminologia” [cit.]

    😉

  17. Credo che la mia illuminazione su “cosa sia stato il fascismo” sia arrivata in tarda età, grazie al libro di Riccardo Mandelli su Sanremo…

    Compratelo e leggetelo!

    Per qualche motivo, non riesco a incollare il link sul mio stesso blog, ci penso domani che sono meno stanco… intanto andate sul motore di ricerca in alto a destra e cercate Mandelli o Sanremo.

  18. mirkhond says:

    Ho trovato un articolo che allude a questo Mandelli e ad un suo libro sugli accordi tra Mussolini, la massoneria, casa Savoia e il grande capitale, tenutosi a Sanremo alla vigilia della pagliacc…ehmmm…marcia su Roma!
    Solo che non riesco a copincollare il link!

  19. habsburgicus says:

    26 aprile 1915-26 aprile 2015
    Esattamente cento anni fa, senza che all’epoca nessuno ne sapesse nulla (tranne i pochissimi che avevano preso parte alle trattative), veniva firmato a Londra il Patto omonimo (Patto di Londra), che portò in meno di un mese il Regno d’Italia nell’immane carneficina della Grande Guerra (24 maggio 1915); esso venne firmato dal nostro Ambasciatore, marchese Imperiali di Francavilla (ancora vivo nell’estate 1943, tanto che si parlò, negli ambienti regi, di consultarlo, anche in quanto senatore del Regno, su come uscire da quell’altra guerra) e da Sir Edward Grey, Ministro degli Esteri di S.M Maestà britannica, da Pavel’ Benkendorf, Ambasciatore imperiale russo e da Paul Cambon, Ambasciatore francese
    mi sono stancato dei moralismi che non portano da nessuna parte e dunque, pur condannando duramente il nostro intervento, mi limiterò a criticarlo diplomaticamente, da un punto di vista tecnico (e solo due parole), contro la vulgata e l’ortodossia “diplomatica” che tende ad esaltarlo come capolavoro della diplomazia italica
    infatti se lo paragoniamo con l’accordo di Pleß del 6/9/1915 (col. Gănčev) che stabilì l’ingresso bulgaro in guerra a fianco di Germania, Austria-Ungheria e Turchia (il che avvenne in ottobre 1915), e con il trattato del 17/8/1916 n.s (Brătianu e Porumbaru; Saint-Aulaire, Poklevskij, Barclay) che provocò l’intervento della Romania in guerra (la sera del 27/8/1916), si nota immediatamente che la Bulgaria e la Romania, per quanto più deboli dell’Italia, ottennero di più e riuscirono a farsi riconoscere tutte, o quasi, le loro aspirazioni (e la Romania, pur avendo firmato una pace separata a Bucarest il 7/5/1918 n.s, non ratificata, nel 1919-1920 otterrà quasi tutto tranne il Banato occidentale che finì ai serbi, “cocchi” delle logge che non dimenticavano il “servizio” loro reso il 28 giugno 1914 alla disgrazia eterna dell’Europa e ad maiorem gloriam sectae nefariae..ubi maior minor cessat…+la Basarabia, annessa il 9/4/1918 n.s con beneplacito austro-tedesco, di cui chiaramente nel 1916 non si parlava)
    quali le aporie del Patto di Londra ?
    1.non aver incluso Fiume (poi non è detto che sarebbe stato opportuno rivendicarlo, sia chiaro; l’importante è la possibilità di poterlo rivendicare, le cas echéant !)
    2.si cedette sulla Dalmazia, perché allora la Russia era potente..bastava attendere pochi giorni e lo sfondamento di Gorlice avrebbe cambiato le carte in tavola(2/5/1915)..mai avere troppa fretta, bulgari e romeni non la ebbero..e vinsero, i prima solo diplomaticamente come è noto
    3.non si parlò chiaramente di quali terre turche ci spettavano
    4.non si menzionarono expressis verbis i territori coloniali tedeschi da ricevere, n i compensi (eventuali) degli anglo-francesi

  20. habsburgicus says:

    P.S
    nel trattato romeno del 17 (4) agosto 1916 c’è anche il nostro Fasciotti

  21. MOI says:

    http://www.youtube.com/watch?v=BeKteHMhJdI

    Quando c’era Lui … Caro Lei.
    (1978)

  22. mirkhond says:

    “2.si cedette sulla Dalmazia, perché allora la Russia era potente..”

    Si cedette in relazione alla Dalmazia da Spalato a Cattaro, che avrebbe dovuto diventare lo sbocco a mare della Serbia.
    Ma l’Italia ottenne tutta la Dalmazia settentrionale dalla costa alle Dinariche con confine con la Bosnia!
    E tale territorio, con capitale Zara fu effettivamente occupato dall’Italia nel novembre 1918.
    Solo che, nel frattempo lo scenario internazionale era mutato.
    Le terre promesse all’Italia lo erano state promesse pure alla nuova Jugoslavia a guida serba.
    La maggioranza dei Dalmati sotto occupazione italiana erano croati e in misura minore serbi, e soprattutto i primi non ne volevano sapere dell’Italia.
    Che, tentò maldestramente di allungarsi fino a Sebenico, con un raid alla d’annunzio, il 23 settembre 1919, ma ebbe l’ordine ststunitense di ritirarsi, cosa prontamente effettuata.
    Idem non potè occupare Spalato, in cui 8000-10.000 persone nel 1918-1919 avevano chiesto con una petizione firmata, l’annessione all’Italia, e in un clima di scontri con la popolazione di sentimenti croati.
    Che culminarono negli Incidenti di Spalato dell’11 luglio 1920, che videro coinvolto l’equpaggio di una nava militare italiana.
    Teniamo conto che gli Usa, entrati in guerra nel 1917, e effettivamente nel 1918 furono i veri vincitori della guerra, e non erano vincolati ai precedenti patti dell’Intesa, quello di Londra incluso.
    Wilson inoltre guardava con simpatia al nuovo stato jugoslavo, senza rendersi ben conto che si trattava di una grande Serbia allargata e male accocchiata, credendo ingenuamente nell’unità delle genti slave meridionali, in realtà diversissime tra loro.
    E dunque non favorì affatto la dominazione italiana in Dalmazia.
    Infine lo stesso esercito era contrario al mantenimento di questa sorta di “Prussia orientale” separata territorialmente dal corpo statale italiano e collegabile solo via mare (e la Marina infatti era invece per il suo mantenimento).
    Lo stesso Vittorio Emanuele III, stando ad Arrigo Petacco, pure non voleva la Dalmazia, considerandola solo una fonte di grane, e, se fosse dipeso da lui, avrebbe ceduto persino Zara alla Jugoslavia, trattenendosi solo per dare un contentino al nazional-irredentismo, uscito più forte e più rancoroso dalla vittoria mutilata…

  23. mirkhond says:

    Lo stesso Mussolini, nel 1915-1916 (quando il contenuto del patto di Londra era ancora segreto; sarebbero stati i bolscevichi russi a rivelarlo nel dicembre 1917, poco dopo l’ascesa al potere, creando imbrarazzo nella diplomazia italiana), scriveva che in Dalmazia l’Italia avrebbe dovuto prendersi solo quei territori più italiani, dove la maggioranza della popolazione era di sentimenti italiani, per evitare futuri conflitti con le popolazioni serbe e croate della regione….
    E quando si giunse al Trattato di Rapallo del novembre 1920, in cui l’Italia rinunciava a quasi tutta la Dalmazia promessale a Londra 5 anni prima, eccetto Zara ed alcune isole, Mussolini considerò tale accordo come opportuno….

  24. habsburgicus says:

    www://balticanews.wordpress.com/2015/04/22/il-passaporto-della-lettonia-e-il-13-piu-forte-al-mondo/
    www://balticanews.wordpress.com/2015/04/14/la-lettonia-al-33-posto-al-mondo-fra-i-paesi-socialmente-sviluppati/
    lì sanno cosa sia il progresso ! negli ultimi 25 anni ci hanno ormai superato, o quasi, e loro sono in ascesa, noi in crollo..nel 1990, noi eravamo 1500-2000 volte più della Lettonia (ancora sovietica) !!!!, oggi al più siamo 1, 2-1, 5 di più, anzi probabilmente siamo pari (o lo saremo a brevissimo)
    pochi Stati hanno fatto progressi così grandi in così breve tempo dai 1960′..o forse pochi sono decaduti più velocemente dell’ex-Bel Paese 😀 fate voi
    i lettoni, come ancor più gli estoni, sono poco religiosi, ma per loro il miracolo c’è stato 😀 chi avrebbe previsto ciò solo nel 1987 ?
    anche a livello di “percezione di forza”, di “agganci internazionali, di “prestigio” insomma, penso non ci sia paragone
    se gli indù avessero avuto in mano 2 militari lettoni, credo li avrebbero subito restituiti con tante scuse 😀
    ci sono pure buone notizie
    www://balticanews.wordpress.com/2015/04/24/cambia-la-legge-sullistruzione-in-lettonia-a-scuola-si-insegneranno-i-valori-della-famiglia/
    ma non se farà nulla, purtroppo…dunque Roberto non sarà turbato 😀 l’UE interverrà, in camera caritatis, e farà bloccare tutto (senza che i più si rendano conto di nulla)…non sia mai che si possa fare qualcosa di buono e giusto..l’esempio potrebbe essere contagioso, oibò 😀

    • habsburgicus says:

      c’è https e non www
      ma con https non li prende !

    • PinoMamet says:

      Visto che internet non ne vuol sapere di collegarmi ai link, saresti gentile e mi faresti un sunto dei meravigliosi progressi di lettoni ed estoni?

      non ho capito cosa significa “eravamo 1500 volte di più, adesso solo 1,5 volte”, intendi dire, come numero di cittadini? Mi parrebbe una crescita assolutamente incredibile…
      allora come cosa, come prodotto interno lordo?

      Mi sfuggono invece completamente gli agganci internazionali, e ancora di più la “percezione della forza” lettone o estone. Per dirla tutta, a me pare che non li caghi nessuno, sono uno di quei posti che solo i bravi in Geografia riescono a scovare sulle carte, i bravissimi sanno anche mettere in ordine le tre repubbliche.
      Ma sicuramente loro percepiranno di essere fortissimi, non il dubbio su questo, credo sia lo sport nazionale… delle piccole nazioni 😉

      • habsburgicus says:

        1500 volte di più,

        tanto per dire…include tutto e nulla…non meramente dati statistici
        chi è stato in quei luoghi a fine anni anni 80′, sa cosa voglio dire…chi no, non lo può neppure immaginare…ma non è una colpa 😀 sia chiaro..uno dei tanti effetti controproducenti per noi della perestrojka 😀 (in questi giorni, da altri e diversi punti di vista, Sergio Romano sta facendo uscire un libro in cui dice cose non dissimili, con l’ “elogio” della guerra fredda :D)
        allora erano Terzissimo mondo, sotto il paradiso sovietico (che a voi piace 😀 sennò non si piegherebbe i voti al PCI :D), mentre noi eravamo come gli Emirati (rispetto a loro)..rendo l’idea ?
        e se non la rendo, non fa nulla…
        puoi crederci o non crederci 😀 tuo pieno diritto !

      • PinoMamet says:

        Guarda, mi pare una proporzione sicuramente esagerata, ma ripeto:
        ok, il sistema sovietico funzionava male, e appena uscitine i paesi baltici hanno usufruito dell’ “effetto piano Marshall” di NATO e EU e amici americani…

        buon per loro, ma cosa dimostra? che hanno avuto degli investimenti? che il capitalismo funziona meglio del comunismo? che ghettizzare la minoranza russa significa maggiori entrate per tutti gli altri? 😉

        mah… mi sfugge il punto!

        • habsburgicus says:

          anche quello che dici 😀
          soprattutto, però, che sono stati ben governati….a differenza di altri 😀
          ogni riferimento o paragone con qualche Stato più vicino a noi è puramente casuale 😀

        • PinoMamet says:

          Ah il punto è che si sono sputtanati meno aiuti europei della Grecia?
          Può anche essere che li abbiano spesi meglio (tutto da dimostrare, anche la Grecia dieci anni fa sembrava il paese di Bengodi…) ma non mi sembra che questo dimostri anche che siano così importanti o influenti a livello internazionale…

    • PinoMamet says:

      Ah, ora mi ha aperto i link.

      Beh, nel primo si dice che lettoni e estoni e lituani possono entrare senza visto in molti altri paesi del mondo; quasi quanto i paesi dell’Europa occidentale 😉 e meglio dei loro vicini russi;

      nel secondo si dice che le nazioni baltiche hanno avuto un ottimo “sviluppo sociale” (accesso ai servizi ecc. ecc.):
      buone notizie per loro, sono ancora indietro ai paesi dell’Europa occidentale compresa la disastrata Italia, ma insomma, è una prova che il sistema sovietico funzionava malino e poco altro…

      dici che per questi due motivi il governo indiano sarebbe corso a liberare due ipotetici marò lettoni?
      Mi permetto di dubitarne.

      Quale sarebbe stata la ritorsione dei lettoni? la fine degli investimenti baltici nel subcontinente indiano? Avrebbero chiuso i rubinetti delle spogliarelliste? 😉
      O avrebbero minacciato un’invasione?
      Dai, siamo seri….

      • habsburgicus says:

        sarebbero semplicemente intervenuti a Washington, chiedendo la loro mediazione
        ciò che gli USA avrebbero fatto
        troppo importanti strategicamente..e in più hanno una diplomazia che nel suo piccolo, funziona…e che non si lascia trattare “more italiaco” (di oggi) 😀
        e soprattutto non avrebbero avuto quelli che all’interno danno ragione agli altri..sarebbero stati uniti 😀
        comunque ciò non è avvenuto, meglio per loro..dunque il problema non si pone
        io volevo solo evidenziare il loro progresso in generale..l’esempio fanta-politico di cui sopra è un di più..non necessario 😀
        s

      • PinoMamet says:

        “ciò che gli USA avrebbero fatto
        troppo importanti strategicamente”

        Non credo che gli USA li avrebbero trattati diversamente da noi, o da chiunque altro, qualunque possa l’essere l’abilità di prestidigitazione diplomatica dei lettoni.

        Non credo sia neppure particolarmente più importanti strategicamente dell’Italia, visto che la guerra alla Russia non si farà semplicemente mai, mentre quella “ai musulmani” è già in corso…

        ma aldilà di questo, ok, gli americani mediano (immagino che le stesse mediazioni non ufficiali siano avvenute anche nel caso dei marò italiani, peraltro) e l’India dice “no grazie, seguiamo l’iter della nostra magistratura democratica&indipendente…”

  25. Moi says:

    @ HABSBURGICUS

    http://www.lanuovabq.it/it/articoli-cari-monsignori-buonisti-andate-a-lezione-da-biffi-12476.htm

    Cari monsignori buonisti, andate a lezione da Biffi
    di Rino Cammilleri
    26-04-2015

  26. mirkhond says:

    Cammilleri in concreto cosa propone di fare?
    Una volta selezionati gli immigrati su criteri religiosi, come pensa poi in concreto, a respingere i muSSulmani?

    • Moi says:

      Boh … mi pare che suggerisca di fare ciò che in Spagna, Grecia, USA (e per quel che ne so anche Australia) ancora fanno.

      … e che i suoi Avi Siciliani (di cui parla nell’ articolo) subirono immigrando (o provando a immigrare) in USA.

      Quel che dice degli $c€icconi è semplicemente vero, con cattiva pace dei Lorenzo Declich e altri Professoroni di Filoislamicologia 😉 .

      • Z. says:

        …ma in concreto qual è la proposta?

      • PinoMamet says:

        Mettere mura elettrificate come gli spagnoli a Ceuta… peccato che l’Italia non abbia nessuna Ceuta, ma non ditelo a Cammilleri 😉

        • Z. says:

          Quindi se ho ben capito gli Stati Uniti, all’epoca degli avi di Cammilleri, avevano elettrificato tutte le coste.

          Miseriaccia 😀

          • Francesco says:

            forse l’Atlantico è un poco più largo del Canale di Sicilia

            infatti sul Rio Grande ci sono maggiori problemi, a bloccare gli immigranti

            ciao

          • Z. says:

            Francesco,

            — forse l’Atlantico è un poco più largo del Canale di Sicilia —

            Nel senso che invece elettrificare tutte le coste siciliane sarebbe fattibile?

            Boh, io non capisco perché su questo blog perdiate tempo con buffe macchiette come Cammilleri 🙂

          • Francesco says:

            x Z

            nel senso che controllar chi doveva attraversare l’Atlantico per entrare in America era più facile che non farlo con chi deve attraversare il Mediterraneo

            cosa che mi parrebbe comprensibile per chiunque abbia mai visto un mappamondo

          • Z. says:

            Appunto, sicché torna la domanda:

            esattamente quale sarebbe la proposta della vostra buffa macchietta? 😀

          • Francesco says:

            “vostra”???

            e basta con le attribuzioni indebite, che cavolo

            🙁

          • Z. says:

            Francè, Cammilleri è roba vostra tanto quanto Camilleri è roba nostra. A ciascuno il suo 🙂

  27. Moi says:

    Riciclo, in parte, dai commenti dell’ altro post … come PROBLEMATIZZAZIONE e nient’altro :

    “come pochissimi a parte Habs (che NON è certo un Ignorantazzo Leghista !) osano far notare … un conto è l’ Europa, piccola e con tanti Paese di Antica Tradizione; un conto sono state sconfinate “Terrae Ipso Facto Nullius” [nel senso che dispiace per le popolazioni autoctone per tante (ripeto: “tante”!) cause pressoché sparite, ma non si può più farci nulla !] come l’ Australia e le Americhe !

    [cit.]

  28. Moi says:

    Insomma, l’ Italia è il Paese che più di ogni altro soccorre e accoglie tutti … eppure si autofustiga stravedendo per Leuropa e gli Iuésséi di “Obbbama” !

  29. Moi says:

    @ PINO

    … E ‘sta storia dell’ Operazione Mosè per i Falashah ?

    • PinoMamet says:

      …cosa c’entra??

      • Mauricius Tarvisii says:

        Boh!

        • mirkhond says:

          Si riferisce ai Falashà evacuati da Israele nel 1984 e 1991 dall’Abissinia.
          In sostanza il filosionista Cammilleri (gli finanziano i suoi articoli? :)), elogia chi aiuta i “suoi”, e se ne catafotte di tutti gli altri….
          Come cattolico-tradizionalista non poteva scegliere esempio più appropriato…

        • PinoMamet says:

          Ho capito che si riferiva a quello, ma se non me l’avessi spiegato tu, non avrei proprio visto cosa c’entrava…

          comunque quelli mica sono sbarcati: Israele se li è andati proprio a prendere, sulla base dell’idea che fossero in qualche misura “connazionali in difficoltà”.

          Poi una volta portatili in Israele, ci sono state molte obiezioni sul loro status di ebrei, finché il rabbino capo sefardita (credo fosse proprio lo stesso Ovadia Yossef morto di recente) tagliò la testa al toro stabilendo una volta per tutte che erano ebrei.

          • Thyrrenus says:

            Quali erano i dubbi al proposito? Più in generale come viene decisa l’appartenenza alla ‘ebraicità’?

          • PinoMamet says:

            C’erano diverse cose che differenziavano gli ebrei etiopi dal resto del mondo ebraico;
            non avevano rabbini né seguivano il Talmud, ma questo era vero anche per i karaiti, accettati come ebrei in Israele (un po’ a malincuore da parte del rabbinato; del resto, non esiste mica solo l’ebraismo rabbinico);

            ma soprattutto, utilizzavano di fatto il canone biblico dei loro vicini cristiani, tranne ovviamente il Nuovo Testamento, e avevano addirrittura “preti” e “monaci”.

            Insomma, era discutibile se fossero un gruppo di ebrei di origine remota, che aveva perso accesso ai propri scritti e si era arrangiato seguendo l’uso della tradizione cristiana, o un gruppo di ex cristiani giudaizzanti, considerando che il cristianesimo etiope era già piuttosto giudaizzante come tendenza (anche per le leggende sulla regina di Saba, l’Arca dell’Alleanza ecc. ecc.);

            io tendo a credere che fossero vere entrambe le cose, e che un piccolo nucleo di ebrei, già ricordati nell’antichità, avesse fatto da catalizzatore dei cristiani più giudaizzanti.

            Per quanto riguarda i gruppi, l’ “ebraicità” viene decisa sulla base dell’esistenza di una tradizione che li ricolleghi a un’origine ebraica (ma anche no, vedasi gli ebrei di San Nicandro) e soprattutto sul fatto che seguano gli usi ebraici, almeno quelli della Torah.
            Comunque la tendenza è quella di adeguarli poi agli usi dell’ebraismo rabbinico standard.
            Ma visto che lo standard non c’è 😉 nella pratica paradossalmente può succedere che gli etiopi vengano obbligati a seguire il costume (minhag) tradizionale… dei tedeschi 😉

  30. MOI says:

    @ MIRKHOND

    Chissà se stasera la Littizzetto si scuserà con i Napoletani …

    Aggiungo che raramente (e prima di Pino Aprile quasi mai) i tuoi “Connazionali” possono avere la cultura storiografica per capire quanto “da lontano” vengano certi malevoli luoghi comuni contro di loro, e quanto una Radical-Chic Piemontese sia in continuum spazio-temporale con i Savoia !

  31. mirkhond says:

    Da noi, soltanto adesso e con fatica, ci si sta cominciando a liberarsi dalla sudditanza psicologica verso i nord.
    A partire da quello sopra Roma…. 🙂

    • PinoMamet says:

      Perché, ce n’è anche uno a sud di Roma??

      • Francesco says:

        Napoli rispettoo a Reggio

        e Reggio rispetto all’isola

        e l’isola rispetto a Lampedusa

        non so come funzioni in Puglia, invece

        😀

        • PinoMamet says:

          In Puglia (Mirkhond mi corregga) mi pare che funzioni al contrario: i salentini trovano abbastanza “terronici” i foggiani…
          e come già scrissi, i resoconti di coraggiosi esploratori norreni 😉 confermano l’impressione…

  32. mirkhond says:

    No.

  33. Thyrrenus says:

    Un grazie di cuore per il post! Finalmente cose degne di essere lette tra tanto ciarpame propinato dalla stampa e dagli altri straccivendoli mediatici! Mi permetto il tu Miguel e ti prego di non smettere di infornare informazioni con questa bella prosa secca e tagliente.

  34. Francesco says:

    Miguel,

    tu sai che io quello fatto male del blog.

    infatti volevo denunciarti per la migliore apologia del fascismo che abbia mai letto

    non ho tempo di approfondire ma mi fai venire il sospetto (ed è forse la prima volta in vita mia) che avesse ragione lui

    ciao

  35. MOI says:

    ***Gender & Resistenza …

    http://www.intelligonews.it/articoli/24-aprile-2015/25819/25-aprile-arcigay-contro-i-partigiani-anpi-ci-chieda-scusa

    … l’omosessualità latente guerriera, secondo alcuni critici letterari, la troviamo anche ne “Il Partigiano Johny” di Beppe Fenoglio; scilicet (si licet) quando il protagonista resta affascinato dalla virilità guerriera del carismatico capo (ancora “leader” non si usava …) partigiano detto “Nord”.

  36. MOI says:

    Partigiani … gente che migrava mica combatteva !

    http://www.iltempo.it/politica/2015/04/26/boldrini-quot-gli-immigrati-sono-come-i-partigiani-quot-1.1408701

    Boldrini: “Gli immigrati sono come i partigiani”

  37. MOI says:

    To’… chi si rivede !

    http://www.ilgiornale.it/news/politica/kyenge-boldrini-immigrati-sono-partigiani-1121098.html

    La Kyenge come la Boldrini: “Gli immigrati sono partigiani”

    • MOI says:

      Almeno quello della Kyenge è un discorso molto più sensato … va be’ che per dire robe più sensate rispetto alla Boldrini, ci vuol davvero poco ! 😉

  38. mirkhond says:

    Su Beppe Fenoglio, i suoi scritti e il mondo delle Langhe a cui fu sempre legato e che lo ispirò nei suoi romanzi:

    https://youtu.be/Nqagx97OtLk

  39. MOI says:

    @ MIRKHOND

    Forse te l’avevo già chiesto: hai letto “La Malora” ?

  40. mirkhond says:

    Alcuni brani, a scuola.
    Tipo il capopfamiglia contadino, Tobia, che si alza dal suo divano “per tirare più comodo un peto”. :)!
    E accompagnando le sue conversazioni da bestemmie, a cominciare da quelle rivolte alla moglie con “zitta bagascia!”
    Il nostro professore di ginnasio, allora, ci spiegò cosa volesse dire bagascia, e cioé un “puttanone”, facendo il paragone con la celebre Aspasia greca…. 🙂

  41. mirkhond says:

    Comunque, nel vedere il bellissimo documentario di Guido Chiesa, trovo conferma nel mio sentimento contrastante di amore/odio verso il Piemonte e che mi porto fin dall’adolescenza.
    Se prescindo dall’unità d’Italia e dalle brutture consecutive, il Piemonte sarebbe uno dei luoghi che più appagherebbero il mio spirito, visto lo spessore di certi scrittori come Fenoglio, e gli stupendi paesaggi delle Langhe, del Monferrato e della Provincia Granda, tipo la Certosa di Pesio, che non ho mai visto, ma che esercitano un profondo fascino spirituale su di me….

    • PinoMamet says:

      Il Piemonte meridionale assomiglia abbastanza alla parte collinare/montana dell’Emilia, quella di cui tutti ignorate l’esistenza 😉

      però mi pare molto meno “antropizzato”, insomma, più deserto e un po’ più selvaggio (ma ci sono stato una volta sola, tanti anni fa…)

      anche le proprietà agricole mi sono sembrate più grandi (ma questo mi succede in quasi tutte le regioni d’Italia: in EmiliaRomagna mi pare ci sia un grande “spezzettamento” in piccoli poderi)

      • izzaldin says:

        la parte collinare montana appenninica dell’Emilia è bellissima.
        E’ la pianura che mi fa stare male 🙂

      • Francesco says:

        quasi abbandonato

        e si rimpiange la speculazione, rispetto all’incuria pura e semplice

        molto bello quello che resta in piedi

  42. mirkhond says:

    Io invece sono stato quasi esclusivamente in Val di Susa, Valli di Lanzo, Torino, Ivrea e Bra.
    E a parte l’ultima, non sono luoghi che mi affascinavano, nemmeno oggi.
    Mi facevano venire la depressione.
    Mentre i luoghi del Piemonte che fu angioino, le Langhe e il Monferrato, mi ispirano profondamente, anche se non li ho mai visti di persona…

  43. mirkhond says:

    Il paese da Rimini a Piacenza, percorso in treno appare come una lunghissima, noiosissima pianura, molto urbanizzata in un continuum di capannoni industriali, che la rendono più brutta di quello che é….
    Anche da questo, scaturisce l’assoluta mancanza di attrattiva che esercita su di me….

    • Francesco says:

      mica avranno fatto la linea ferroviaria lì per comodità, lontano dai bellissimi centri abitati con storia bimillenaria?

      che sarà poco per voi sudisti che risalite a prima della Magna Grecia ma non è così male in assoluto

      ciao

      😀

  44. Thyrrenus says:

    Per Pino:
    mi sembra che chi ha deciso che questi ebrei etiopi fossero davvero ebrei sia stato in fondo abbastanza largo. Però la questione resta: chi ha conferito l’autorità di decidere della loro ebraicità a coloro che l’hanno di fatto decisa? In una comunità dalle identità così variegate come quella ebraica come si fa a giungere a simili decisioni? Posso immaginare che sia una questione di ‘autorità’, in senso positivo magari, ossia di prestigio religioso. Posso immaginare che uno spartiacque possa essere il rispetto per le leggi ‘mosaiche’ fondamentali. Ma certoanche in questo caso chi, come, decide su cosa sia essenziale? Tutti i modi di riconoscersi una qualche identità sono complessi, il caso ebraico ha però in più un carattere particolare a mio avviso (dimmi tu però!): nel riconoscimento di questa intricata varietà vuole trovare purtuttavia una norma ‘eterna’, una ‘legge’ che stabilisca l’identità medesima cercando di combinare aspetti religiosi, etnici, culturali, rituali, etc. insomma ben oltre alle solite carte di identità, ius soli sanguinis, concittadinanze etc etc. Mi sembra una operazione alquanto filosofica: un po’ come se cercassi di definire chi è un mio certo amico, so riconoscerlo, so ‘chi’ è, ma se poi cercassi di definire i parametri di questa mia capacità di riconoscerlo…
    Comunque scusa, restando con i piedi per terra vorrei ripeterti la mia questione: chi ha deciso chi decide sui Falashà i Karaiti etc.?
    Il caso di San Nicandro è un accadimento davvero prodigioso, non solo per la storia di quella comunità ma per la storia della identità ebraica in generale!

    • PinoMamet says:

      “chi ha deciso chi decide sui Falashà i Karaiti etc.?”

      In breve: nessuno 😉

      penso sia un problema comune a tutte le identità, come giustamente dici, e in particolare a quelle più antiche e “senza copyright” per così dire.
      In effetti, ci sono vari gruppi (per esempio ta i neri americani) che si autodefiniscono “i veri Ebrei”:
      per quanto lo facciano sulla base di una serie di castronerie storiche, glielo si può forse proibire?

      Per quanto riguarda i falasha, il rabbinato israeliano (con qualche esitazione da parte ashkenazita, poi ufficialmente risolta) si è limitato perciò a riconoscere la loro origine ebraica, e la loro aderenza a una serie di usi, diciamo, veterotestamentari.

      “Il caso di San Nicandro è un accadimento davvero prodigioso, non solo per la storia di quella comunità ma per la storia della identità ebraica in generale!”

      Non tanto in realtà, né come numero, né come modus operandi.

      In effetti vari gruppi di varia origine sono stati assorbiti all’interno dell’ebraismo (per esempio i subbtonik, giudaizzanti russi); i sannicandresi sono stati assorbiti, ma sulla base comunque della conversione individuale all’ebraismo rabbinico, quindi di fatto si è trattato di tante conversioni individuali.

      Neppure i falasha sono un caso unico, anche se certo il più numeroso: il rabbinato israeliano (che poi sono due) è stato chiamato a decidere dell’ebraicità di gruppi di origine anche più remota, da alcuni gruppi indiani (non gli ebrei indiani che tutti conoscono, ma alcuni gruppetti di remota origine ebraica) alla Cina….

      in questi casi si osserva se le tracce di vita ebraica, e magari l’esistenza di una tradizione che li ricollega a essa, sono così consistenti che si possa supporre una qualche discendenza.

      In ogni caso, la tendenza come dicevo è poi quella di operare comunque delle conversioni individuali, per sicurezza;
      alcuni di questi gruppi (o singole persone) oppongono però resistenza, sulla base dell’idea che, essendo già ebrei, non hanno bisogno di convertirsi; inoltre, la conversione all’ebraismo rabbinico implica l’adozione di una tradizione, spesso lontanissima dagli usi veramente tradizionali del gruppo, e non di rado assai restrittiva…

      • Thyrrenus says:

        Devo dire di simpatizzare con codesti che rifiutano di convertirsi individualmente … 🙂
        Da quel che dici, in ogni caso mi sembra di capire che sia stato il governo israeliano a richiedere il parere dei rabbinati, certo per questioni di … passaporto.
        Posso approfittare della tua pazienza e chiederti lumi sul caso inverso: come si decide che una persona o magari una comunità non è più ebraica? Ammesso che ci siano stati casi del genere. Certo i cosiddetti ebrei ‘ateisti’, che rifiutano la personalità al divino, mi sembrano essere dei buoni candidati anche se magari assidui e fedeli in certi aspetti della ritualità.

      • PinoMamet says:

        L’appartenenza all’ebraismo funziona come qualunque appartenenza a un popolo;
        oppure, se la vogliamo vedere da un punto di vista religioso, funziona come il battesimo cristiano.

        Nel senso che una volta che sei dentro, per nascita o per scelta, sei dentro e basta. Poi se non ti comporti da ebreo la cosa riguarda la tua coscienza…

        alcuni però fanno il caso di un convertito che si comporti in modo palesemente e completamente contrario ai dettami dell’ebraismo (ma molto: perchè ovviamente nessuno può aspettarsi la perfezione da nessuno); in questo caso, si mette in dubbio a posteriori la validità della sua intenzione nel convertirsi, e quindi per certi gruppi non è riconosciuto come ebreo…
        un po’ come la Sacra Rota (uso questo termine per comodità) può decretare che un matrimonio cristiano è annullato, perché è sempre stato nullo, essendoci stato un difetto di volontà fin dall’inizio…
        ma ovviamente questo è un ragionamento che non tocca i criteri dello Stato di Israele, che non giudica certo la condotta morale dei suoi cittadini.

        (In realtà alcuni gruppi molto ortodossi faticano ad accettare la stessa ebraicità della maggioranza dei cittadini israeliani, perché, se è ebreo chi osserva le mitzvòt, allora i cittadini israeliani sono messi proprio maluccio… 😉 e semmai si può dire che sono “di origine ebraica”)

        Per quanto riguarda i gruppi non saprei; in generale molti gruppi che rivendicano origine ebraica (tipo i “Bnè Anusim” o “discendenti di convertiti a forza”), ma non hanno mantenuto vivi dei particolari usi ebraici, oppure si sono convertiti a un’altra religione, sono considerati “non più ebrei”, e si richiede la conversione.
        Però c’è anche qualche pronunciamento di rabbino che sostiene che si tratta di “ebrei peccatori” che “fanno tesciuvà” cioè pentimento o ritorno, e perciò non abbisognano di conversione, ma non credo sia il parere più comune.

      • PinoMamet says:

        Comunque, tolto il parere di certe frange esagerate, il parere comune è sostanzialmente questo:

        per i singoli: se sei dentro sei dentro, per nascita o conversione è lo stesso (“modello battesimo” 😉 contrapposto al “modello matrimonio”)

        per i gruppi: vi diamo il beneficio del dubbio che siate di origine ebraica, ma per sicurezza vi chiediamo di convertirvi uno per uno all’ebraismo rabbinico, perlomeno se volete sposarvi con uno della comunità ebraica rabbinica

  45. izzaldin says:

    @MOI
    “come pochissimi a parte Habs (che NON è certo un Ignorantazzo Leghista !) osano far notare … un conto è l’ Europa, piccola e con tanti Paese di Antica Tradizione; un conto sono state sconfinate “Terrae Ipso Facto Nullius” [nel senso che dispiace per le popolazioni autoctone per tante (ripeto: “tante”!) cause pressoché sparite, ma non si può più farci nulla !] come l’ Australia e le Americhe !

    [cit.]

    è sicuramente una obiezione sensata.
    Ma all’atto pratico credo che sia valida solo per Malta, non per l’Italia, anche perché dall’Italia al giorno d’oggi gli italiani emigrano come ai tempi che furono.
    vedevo uno studio secondo cui il rapporto tra soldi spesi per i migranti e contributi INPS pagati da lavoratori stranieri pende nettamente verso questi ultimi; in poche parole, sono più i vantaggi economici e sociali che gli svantaggi per ciò che riguarda l’accoglienza.
    Saluti,
    Izzaldin.

    • Z. says:

      Uhm… “soldi spesi per i migranti”, anzitutto, è un po’ generico: di che soldi si tratta? spesi da chi, e per cosa?

      Inoltre la conclusione sembra presumere che senza quei cittadini stranieri tutte quelle posizioni semplicemente non esisterebbero. Il che per alcune può essere vero, ma non per tutte.

      Insomma, ci sono parecchi elementi da considerare, il che rende ancor più penoso il susseguirsi di slogan tipo “bombardiamo i barconi” o “non facciamo entrare gli immigrati in città”.

        • Francesco says:

          articolo molto carino

          ma l’ultimissimo punto lo trovo deboluccio … indovina perchè!

          ciao

          • PinoMamet says:

            E quale sarebbe?

          • Thyrrenus says:

            Intendi la difesa dell’identità culturale?
            Ma una cultura la si difende … facendo cultura. Quello che manca a noi, al contrario di tanti nostri predecessori, è la curiosità e la creatività (quella vera, non quella alla Renzie). Una cultura vitale e sicura di sé sta già ben salda sulle proprie radici e anzi attrae e coopta idee e novità. Da quando siamo una colonia culturale angloidiota certo abbiamo perso originalità, forza propulsiva autonoma, idee. In questa situazione di debolezza NOSTRA è ovvio che nasce l’insicurezza e quindi la paura.
            Ma ripeto le identità culturali le si rafforza creando cultura (il che poi trova le sue basi, ovviamente, anche su una certa coscienza storica). Proprio perché sono molto orgoglioso e cosciente della cultura cui appartengo non mi fan paura quelle degli altri e mi sembra risibile ed infantile il bisogno fare una gerarchia tra le genti e le loro culture.

          • Francesco says:

            x Pino

            quello per cui la UE curerebbe la recidiva in Romania

            la MIA lettura è che quelli escono di galera in Romania e vanno in giro per l’Europa …

            ciao

        • Thyrrenus says:

          Bell’articolo davvero. Un po’ di chiarezza matematica non guasta nell’epoca della umanità dall’anima a partita doppia.

        • Z. says:

          Pino,

          prima di pubblicare certe cose, però, secondo me faresti bene a vagliarle 🙂

          L’autore inizia bene, con una bella citazione: “Ignora pure i numeri, ma non sperare che loro si scordino di te“. Cita anche la fonte, cosa rara negli articoli italiani e rarissima in quelli di chi scrive di politica.

          Purtroppo, come quasi tutti quelli che scrivono di politica, ama saltare alle conclusioni per provare la sua tesi, che già era prima di iniziare la ricerca. Qualche paragrafo più sotto, aggiunge che “[La] logica ha un filo nel quale gli imbecilli inciampano”. Questa frase arriva in esito ad un curioso ragionamento in cui si confondono variazioni percentuali e quantità assolute. E questo ci insegna almeno due cose: che i numeri sono importanti ma bisogna saperli leggere, e che l’arroganza è comunque meglio evitarla, se non altro perché tutti possiamo sbagliare, e anzi tutti prima o poi sbagliamo.

          Ora, intendiamoci: nel complesso condivido le sue tesi. Ed è proprio questo il problema. Chi insiste a esibire retorica arrogante e spacconeria gratuita – su questo la sinistra radicale italiana non ha concorrenti, salvo forse i grillini – finirà per prendersi il torto anche quando ha ragione. E se ha ragione è peggio, perché alla fine ci rimettiamo tutti, a partire dagli immigrati.

          • roberto says:

            Z
            per una volta non sono completamente d’accordo con te.

            cioè sono d’accordo sulla spocchia, ma mi pare che sia uno dei casi in cui la sostanza, che è ottima, debba prevalere sulla forma

          • PinoMamet says:

            “prima di pubblicare certe cose, però, secondo me faresti bene a vagliarle 🙂 ”

            Io le pubblico affinché voi più esperti le vagliate…
            😉

          • Z. says:

            Pino,
            dubito di essere più esperto di te nella comprensione di testi scritti in lingua italiana 🙂

            Roberto,
            forse mi sono spiegato male. Al di là della sostanza, che è condivisibile, qui anche la forma è per certi (importanti) versi pregevole. Partire dai numeri, analizzandoli e citando le fonti, è appunto cosa rara nel giornalismo italiano e addirittura rarissima in quello militante.

            Per questo a maggior ragione mi dolgo dell’odiosa spocchia messianica, che servirà certamente a far sentire l’autore intellettuale tra intellettuali ma che non lo aiuta a diffondere ciò che scrive e a farlo conoscere alla gente. E’ un problema non di questo articolo soltanto, eh: è un problema serio della sinistra di oggi come di ieri, ed è qualcosa che contribuisce a promuovere berluschismo, grillismo e renzismo.

      • izzaldin says:

        @Z
        hai ragione, non sono stato preciso. mi ricordo qualche giorno fa di una infografica vista da qualche parte (in tv o su internet presa dalla tv) su uno sttudio fatto. se la trovo la posto

  46. mirkhond says:

    “In questa situazione di debolezza NOSTRA è ovvio che nasce l’insicurezza e quindi la paura.”

    Pienamente d’accordo.
    Non è colpa degli immigrati, muSSulmani e non, se la NOSTRA società è in crisi identitaria, per dinamiche storico-culturali che sono nate e si sono sviluppate al nostro interno…

  47. MOI says:

    Ho letto il famigerato articolo … finché si tratta di smorzare gli allarmismi con un po’ di dati concreti, mi va benissimo. Ma NON mi piace se lascia intendere (come sembrerebbe) che la soluzione sia far sbarcare in massa in Italia i Profughi del Migrantistan e i Migranti del Profughistan : sappiamo, purtroppo, come andrebbe (andrà ?) a finire !

    … Ammassati e riversati a Tor Coatta, in un inevitabile scontro con altri _ per dirla con Zygmunt Bauman … _ “Rifiuti Umani Borgatari, per i quali gli altri (magari di “classe antroporuscologica” un po’ inferiore) SONO il 40% della popolazione “borgataria”, e cioè della “loro” Italia !

    E vai di Cooperativa Mafia Capitale a “risolvere i problemi della gggènte” !

  48. MOI says:

    Comunque “a numeri” rincorrono Salvini sullo stesso terreno …

  49. MOI says:

    A me sembra impossibile … che “aiutarli a casa loro” sia impossibile.

    • habsburgicus says:

      avessimo L. Aemilius Paullus (cos 168 a.C) 😀

      • MOI says:

        … “cos” ?

        • habsburgicus says:

          console…in verità console per la 2° volta, in quell’anno

          • Thyrrenus says:

            Cioè quello che importò manodopera schiavile dalla penisola greca in quantità da esodo biblico? Uhm. Certo poi quegli schiavi ci civilizzarono… 😉

          • habsburgicus says:

            bravo Thyrrenus..chi conosce la storia repubblicana ha sempre la mia simpatia 😀
            l’esempio voleva indicare però, in generale, un uomo duro, forse, magari non simpatico ,ma efficiente..e politicamente scorretto 😀

          • mirkhond says:

            Sempre a difendere gli schiavisti più abietti, mi raccomando….

  50. MOI says:

    Comunque per essere Gruppettaro di Estrema Sx … l’ articolo di cui sopra presenta caratteristiche tecniche (il linguaggio e l’ atteggiamento sono inevitabili …) che lo rendono piacevolmente anomalo …

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *