Il Messico e i segni dei tempi

L’altro giorno, nei commenti al post sul Sindaco del Fare di Iguala e la sua intraprendente Signora, Guido ha indicato come il Messico attuale potesse rappresentare per certi versi il nostro futuro.

In realtà, non lo ha pensato solo Guido, come dimostra questo articolo sugli eventi di Iguala, che mette in relazioni le trasformazioni che ha subito il Messico dopo il trattato Nafta con quelle che (forse) subirà l’Europa con il trattato TTIP, anche se sono argomenti che non pretendo di padroneggiare (e mi trovo molto lontano dalla mentalità geopolitica dei gestori del documentatissimo blog che ospita l’articolo).

La prima cosa che viene in mente è come Engels e Marx, non senza una punta ottocentesca di razzismo, avessero più volte tifato per gli Stati Uniti contro i selvaggi messicani.

Proprio perché vedevano negli Stati Uniti lo specchio del futuro, e almeno in questo, ai loro tempi, avevano ragione.

Ma gli Stati Uniti, a forza di conquistare e produrre, hanno accumulato tanto di quel futuro da durare un bel po’, mentre il mondo attorno a loro cambia, anche per via di quanto futuro gli è stato rubato.

Quindi i segni dei nostri tempi li dobbiamo trovare piuttosto tra chi già sta mutando.

Anche in Messico, che sta vivendo a velocità molto maggiore dell’Italia il collasso dello Stato e l’avanzare sempre più veloce di un nuovo feudalesimo. Che a differenza di quello di una volta, non ha quasi bisogno di servi della gleba, e quindi non deve nemmeno mantenerli in vita.

Un futuro che si può visualizzare piuttosto bene, in questa mappa interattiva creata quasi casualmente dai parenti di un turista canadese scomparso in Messico, dove pian piano altri familiari di desaparecidos hanno aggiunto i propri scomparsi. A febbraio dell’anno scorso, erano già state ricevute 22.300 segnalazioni, che a mano a mano che vengono verificate, vengono inserite sulla mappa.

Questa riflessione permette di capire perché trovo utili, per la lontanissima realtà in cui vivo, idee che nascono nei luoghi più inaspettati del Messico. Ve ne do un esempio.

Esiste una rivistina che si chiama Kgosni El Volador e si presenta come “stampa popolare del Totonacapán e della Huasteca”, aree contadine attorno al porto di Veracruz, sulla costa atlantica del Messico.

Kgosni non ha nemmeno un sito web, ma credo che se scrivete a <rudh.laotra@gmail.com>, possiate farvelo mandare.

La prima cosa che colpisce è la natura popolare dell’iniziativa, sostenuta dalle piccole inserzioni di muratori, artigiani, fruttivendoli (nonché un “digitopuntore” e una psicologa). E la natura popolare emerge anche in qualche esagerazione complottista e qualche ingenuità sull’economia.

Ci sono però molte riflessioni sui nostri tempi, ma espresse sempre in termini alla portata di tutti e senza gergo. Sono ben più avanti di noi nella giungla – devono cioè capire come si possa sopravvivere tra i cocci di uno Stato allo sfacelo e il saccheggio che avanza. Vuol dire innanzitutto rifiutare tutti i partiti, senza eccezione; e autorganizzarsi come comunità, che è una capacità messicana con qualche millennio di storia alle spalle.

Domani, vi riporterò una riflessione tratta dalla rivista, che a prima vista sembra dire delle ovvietà, ma se ci pensate sono quelle ovvietà che, se imparassimo ad applicarle davvero, potremmo davvero lasciare un segno sul mondo.

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78 Responses to Il Messico e i segni dei tempi

  1. Francesco says:

    io, invece, rimango dell’idea che il libero scambio di beni e servizi sia una delle grandi forze benefiche della storia

    e che probabilmente l’unico contributo che il resto del mondo potrebbe dare al Messico sia la legalizzazione della droga, così da togliere i fondi ai narcos

    il resto mi sa che è tutta “politica interna”

    sui rischi che nascono dal TTIP, aspetto qualche dettaglio

    ciao

  2. Per Francesco

    “io, invece, rimango dell’idea che il libero scambio di beni e servizi sia una delle grandi forze benefiche della storia”

    non se lo avevo già detto… i cinesi hanno visto gli artigiani di Oaxaca che facevano la loro ceramica e ne hanno fatto un marchio registrato, così gli artigiani hanno perso il lavoro.

    Allo stesso tempo, i cinesi hanno trovato come produrre tutta una serie di cose che si facevano prima in Messico.

    Poi li portano nelle navi… e per non perdere tempo, e perché la già discutibile legislazione cinese non protegge chi lavora in alto mare, completano le lavorazioni in mare.

    Una grande forza benefica per la Storia, sicuramente, ma la signora Storia ha gusti notoriamente perversi.

    • Francesco parla di libero mercato, non di libero mercantilismo.

      • habsburgicus says:

        io invece sono per mercantilismo secentesco e per il protezionismo :D
        del resto, argomento oggi quasi tabù, gli USA divennero una Potenza dal 1861 al 1913 (quasi tutti REP tranne Cleveland, DEM 1885-1889 e 1893-1897) con tariffe protettive altissime :D
        era Albione a volere il “libero scambio”, allora :D
        ma né gli USA, né Bismarck erano fessi :D

        • L’altro argomento tabù è che gli USA nel secolo XIX sperimentarono alcuni perdiodi di deflazione da libero mercato, per cui la gente risparmiva tanto e contemporaneamente poteva permettersi molto.

          L’accumulo di capitale ha concorso a rendere potente la nazione americana; è chiaro che la ricchezza scatena passioni insane quali il furto diretto o quello indiretto, quest’ultimo con linguaggio orwelliano oggi nominato politica.

          Non mi dispiacerebbe se cominciassimo a chiamare gli USA “Stati Socialisti d’America”, così la rivalutazione del protezionismo si avvarrebbe di una seria piattaforma simbolica. :)

        • Francesco says:

          tabù dove?

          si chiama “infant industry case” e si studia nei corsi di storia dell’economia

          :)

        • Ottimo, adesso so anche il nome.
          Fallo presente ai cialtroni giornalisti ed economisti di certa tendenza: sperando tra l’altro che sappiano apprezzare la differenza tra la deflazione da libero scambio e quella da pulizia degli errori creditizi.

        • Francesco says:

          scusa non parlavo del tuo tabù ma di quello di hasburgicus

          quella che chiami “deflazione da libero scambio” è la caduta dei prezzi dovuta alla concorrenza delle importazioni?

          ciao

        • Nonché da tassazione umana (che però non conosco nei dettagli).

          E scusami tu, non avevo capito né tanto meno ero polemico nel mio commento sopra.

        • rossana says:

          “…del resto…”, bisognerà pur ricordare che “gli Usa divennero una Potenza” anche grazie alla manodopera schiava e che, abolita (ma solo di nome) quella, l’altro grande colpo di genio l’ebbero intervenendo (e spesso causando ad arte) in guerre così da far crescere l’industria bellica guarda caso negli anni in cui, dato l’alto tasso di disoccupazione per via sia della forte recessione post ’29 sia per via del Dust Bowl, potevano facilmente trovare migliaia di poveri cristi da mandare a morire (proprio come ora) da “eroi” in terra altrui, così da insediarsi armi e bagagli (soprattutto armi) ovunque nel mondo dettando legge a suon di trattati ricatto e minacce nucleari. O (in alternativa), bombe all’uranio.

          Se è oggi loro vietato andar per schiavi in Africa, hanno schiavi a iosa in casa grazie alla povertà drammatica nel loro “civile” paese e grazie anche ai molti immigrati poveri che arrivano dal sud, che per una carta verde si fanno letteralmente ammazzare.
          Poi sono anche protezionisti, sì. A casa loro comandano loro; a casa tua, comandano sempre loro.
          Prima ti si installano in casa con armi e uomini per “proteggerti”; poi ti propongono un Trattato “che non si può rifiutare”.
          Poi c’è il grullo di turno che da bravo scout parla di libero mercato e di Ttip come si trattasse di “libero scambio”. Tu vendi la mia merce, io incasso i tuoi denari, questo è tutto il “libero scambio” sul quale resta da ragionare…

        • mirkhond says:

          Non potevi dare una definizione più esatta dell’inganno usano….

        • Perfettamente d’accordo ma usiamo il termine corretto di mercantilismo, quella vergognosa robetta made in stato, creatura che ha la tendenza a consumare il tessuto sociale ed economico su cui si regge fornendo al contempo valvole di sfogo come scuola pubblica e/o esercito (eh ma meno male che lo stato mercantilista ci dà lavoro!).

        • Francesco says:

          di solito preferisco non dibattere qui ma l’intervento di rossana è incredibilmente rozzo e veramente ricorda i peggiori dibattiti politici degli anni ’70

          manca solo “nella misura in cui”

          però io sono MOLTO cattivo e poco scout per cui chiedo: come mai il TTIP non sarebbe un trattato di libero scambio?

        • Qui ammetto la mia ignoranza.

  3. Per PinoMamet

    “Intervallo musicale:
    https://www.youtube.com/watch?v=z0JPTgAtqzw

    (non c’entra tanto, ma si cita anche il Michoacan :) )”

    Interessante… dunque, un gruppo di Sinaloa canta un personaggio fittizio della TV statunitense, esaltandolo come modello per persone reali, e un italiano gli mette i sottotitoli.

    E’ il libero mercato, direi…

    Piuttosto, credo che Habsburgicus (bellissimo lo studio sulle vocali romene!) concorderà con me nel dire che il Norte è la rovina del Messico :-)

    Oggi come cent’anni fa.

    • Mauricius Tarvisii says:

      Ha i sottotitoli perché è l’inizio di un puntata della serie TV. E mi pare che pure il testo sia degli autori della serie.

      • PinoMamet says:

        Sì, era dentro la serie stessa (che per inciso è scritta molto bene)

        • Mauricius Tarvisii says:

          E’ una bomba quella serie. Per certi versi, nel vero senso della parola :-D

        • PinoMamet says:

          :D :D

          comunque tutti gli “artisti” italiani che fanno i superiori rispetto alle “americanate” farebbero bene a farsi un esamino di coscienza…

        • PinoMamet says:

          Anche notevole colonna sonora: non solo il narcocorrido composto apposta, ma anche il chimico nerd che canta in milanese Crapa pelada sulle note del Quartetto Cetra…

          gente, a me le cose fatte con cura piacciono!

  4. mirkhond says:

    il Norte è la rovina del Messico :-)

    Quale Norte?
    Quello wasp o quello messicano?

  5. habsburgicus says:

    Norte è la rovina del Messico

    nunc et semper et in sacecula saeculorum :D
    Del resto non fu il presidente PRI Echeverría (1970-1976), dunque massone e insospettabile, a lamentarsi che il Messico era tán lejos de Dios y tán cerca de los EUA ?

    • Francesco says:

      y porque el Canada no tiene motivos de lamentarse?

      :D

      • PinoMamet says:

        La verità vera è che i posti più a nord vai più sfigati sono.

        E dico proprio sfigati nel senso vero, quello delle scuole medie.
        Nerd, imbranati, pallosi ecc.

        C’hanno solo foreste e laghi (non solo il Canada, eh?) e cosa vuoi impiantarci di redditizio? Al massimo potrai sfruttare un po’ gli indigeni per le pellicce o metterci qualche penitenziario fuori mano, o qualche esiliato, ma per il resto non riusciresti a impiantarci un po’ di Crimine (una categoria, esagerando, inventata dagli scrittori hard boiled americani) neanche volendo;
        e il crimine è poi il Capitalismo allo stato puro, assoluto, sciolto dalle pur labili tracce morali che regolano quello “ufficiale”.

        • Francesco says:

          mah

          io invece vedo il Canada come uno dei posti migliori per andarci a vivere, con tutti i lati positivi degli USA e pochi di quelli negativi

          manca il caldo della California meridionale ma puoi sempre farti una vacanza se vuoi

          :)

        • PinoMamet says:

          Tu sei milanese, che ne sai di bei posti per vivere!
          :D

        • habsburgicus says:

          io invece vedo il Canada come uno dei posti migliori per andarci a vivere, con tutti i lati positivi degli USA e pochi di quelli negativi

          qui non posso che dare ragione a Francesco…OMDAF
          io in Canada ci sono stato solo 3 ore a Windsor (Ontario), quindi non possono avere impressioni personali (il poco che ho visto, però è bellissimo) tuttavia da quanto so in Canada si vive molto bene..MATERIALMENTE
          poi certo è una società secolarizzatissima, “liberal”, politically correct..nihil novi sub sole :D

      • Moi says:

        @ PINO

        Mi sembra O’ Talmùdd di Luciano De Crescenzo ;)

        Comunque, i risultati :

        http://www.youtube.com/watch?v=ku-ozIjHO7s

        http://www.youtube.com/watch?v=uKC4XGGlnRI

        anche se l’ autore Meneghino, per meglio esprimere l’ Odium Sui da Italiano, aveva in mente di più il Sud (!) dell’ Italia …

        • Moi says:

          Però, mentre il Sud è “felicemente così” … il Nord è frustrato di NON essere “felicemente cosà” !

        • PinoMamet says:

          “@ PINO

          Mi sembra O’ Talmùdd di Luciano De Crescenzo ;) … ”

          In effetti… :)
          vabbè, ogni tanto si può spararle, no?

  6. Per Mirkhond

    “Quale Norte?
    Quello wasp o quello messicano?”

    Un’ambiguità utile… mi riferivo comunque soprattutto al Norte del Messico.

    • mirkhond says:

      Allora qui ha ragione Messori, quando dice che i laicisti puri e duri, i sin Dios, persecutori dei Cristeros, erano tutti settentrionali (messicani)?

  7. Per habsburgicus

    “Del resto non fu il presidente PRI Echeverría (1970-1976), dunque massone e insospettabile, a lamentarsi che il Messico era tán lejos de Dios y tán cerca de los EUA ?”

    Aaaah!!! anche gli infallibili a volte falliscono! :-)

    La frase è attribuita a Porfirio Diaz, e certamente l’ho sentita da bambino, prima che Echeverria diventasse presidente.

    • habsburgicus says:

      grazie per la precisazione :D
      resta il mistero come l’abbiano potuta attribuire a un tipo insignificante come Echeverría (se non mi sbaglio, l’avevo letto su in libro di geografia del Messico..mah)

  8. habsburgicus says:

    O forse ho letto male io ?
    Nel senso che Echeverría avrebbe ripronunciato in qualche contesto tale frase, ormai famosa (e l’attribuzione al “mitico” Don Porfirio ci sta tutta), ma senza affermare che fosse sua ? [che sarebbe quindi un’induzione, errata, mia]
    Rimah…

  9. mirkhond says:

    “Non mi dispiacerebbe se cominciassimo a chiamare gli USA “Stati Socialisti d’America”, così la rivalutazione del protezionismo si avvarrebbe di una seria piattaforma simbolica. :)”

    Volesse il Cielo, Riccardo! :)

  10. Per habsburgicus

    “Nel senso che Echeverría avrebbe ripronunciato in qualche contesto tale frase, ormai famosa (e l’attribuzione al “mitico” Don Porfirio ci sta tutta), ma senza affermare che fosse sua “

    In effetti, è una frase talmente nota in Messico che non ha bisogno che si riporti la fonte – se io dico, “date a Cesare quel che è di Cesare”, non devo precisare da quale vangelo l’ho tratto.

    • Mannaggia la paletta!
      Scusa Miguel se vado di nuovo fuori argomento ma la frase corretta credo che sia più “restituite a Cesare quel che è di Cesare”; o se preferisci “ridate …”.

      • PinoMamet says:

        ” Ἀπόδοτε οὖν τὰ Καίσαρος Καίσαρι καὶ τὰ τοῦ Θεοῦ τῷ Θεῷ ”

        Non ci sta troppo la tua traduzione; infatti l’uomo cosa può “restituire” o “ridare” a Dio?

        Inoltre non dimentichiamoci il contesto. Gesè era ebreo e la tradizione ebraica insegna che Dio dà (si ricorda un solo caso in cui, dopo insistenze, si sia “ripreso” qualcosa, in un aneddoto) e l’uomo riceve, punto.

        • mirkhond says:

          Tutto il contrario del verbo di cielle! ;)

        • PinoMamet says:

          Mi puoi fare un riassunto? o almeno risparmiami la fatica e dimmi subito il minuto dove io ho ragione :D

        • No, sei un peccatore incallito e devi subire la punizione. :)
          Scherzi a parte, chi parla già riassume bene la situazione; al contrario io finirei per ingarbugliarla.

          P.S.: pèntiti! :D

        • Francesco says:

          x Mirkhond

          se tu sapessi leggere, ti regalerei qualche libro di Giussani, così scopriresti qualche cosa di CL, mondo a te totalmente ignoto. :)

          x Pino

          quel “apodote” in effetti mi suona un pò come “ridate” ma il mio greco è molto arrugginito.

          anche se “dare” qualcosa a Dio che non sia una mera restituzione mi suona un assurdo

          ciao

        • mirkhond says:

          “se tu sapessi leggere, ti regalerei qualche libro di Giussani, così scopriresti qualche cosa di CL, mondo a te totalmente ignoto. :)”

          Tipo quelle fumoserie Incontro o giù di lì?
          Grazie! Ce ne parlava il professore di religione al ginnasio, sacerdote ciellino.
          E grande maneggione.
          Secondo la miglior tradizione ciellina.

        • PinoMamet says:

          “quel “apodote” in effetti mi suona un pò come “ridate” ma il mio greco è molto arrugginito.”

          Sì, letteralmente è “ridate”, ma teniamo in considerazione alcune cose:
          – il greco ama i prefissi;
          -Gesù fa l’esempio con una moneta che ha la faccia di Cesare sopra, e quindi va “restituita al legittimo proprietario”
          -Gesù avrà fatto verosimilmente l’esempio in aramaico…

          insomma, non c’è niente in tutto il passo che possa modificare il senso comune (peshat si direbbe in ebraico) che si dà normalmente all’espressione, e che tutto sommato doveva essere quello che intendeva Gesù.

          Se ne possono ovviamente trovare altri, ma andremmo su un tipo di lettura… talmudica ;)

        • Francesco says:

          x Mirkhond

          in effetti non sarebbe facilissimo perchè il primo libro di Giussani che mi viene in mente, Il senso religioso, per te è inutile, sei praticamente già d’accordo su tutto!

          Forse anche col secondo (All’origine della pretesa cristiana)

          Magari facciamo qualcosa di Platone che fa parlare Socrate? che sono anche scritti meglio

          PS non tutti i ciellini sono maneggioni ma tutti rifuggono dall’ipocrisia di chi non vuole sporcarsi le mani col mondo (come direbbe Papa Francesco), solo che a farlo spesso è il mondo a sporcarti … non tutti sono santi

          e quelli fuori sono bravi a dare giudizi da comodi scranni ideologici e in mala fede

          ciao

  11. mirkhond says:

    “il crimine è poi il Capitalismo allo stato puro, assoluto, sciolto dalle pur labili tracce morali che regolano quello “ufficiale”.

    Santa Verità, Pino!

    • Francesco says:

      il Capitalismo senza morale non esiste, lo insegnava già Adamo Smith, la cui parola vale qualcosa, in questo campo

      dovreste distinguere i vari tipi di Crimine che esistono, per fare un’analisi seria

  12. Moi says:

    @ ROBERTO”

    A ‘sto giro, fonte diretta … cos’ ‘sta storia della Normativa UE anti-tostapani doppi !?

    https://factcheckeu.org/static/style/sandbox/5476529266c57_salvinitoaster.png

    • Roberto says:

      Scusa moi ma mi prendi in giro o non hai letto il link che ti ho segnalato io stesso? È dallo stesso sito dal quale hai preso la foto, su facciamoli sto sforzo di lettura

  13. Moi says:

    ** A proposito di Atrocità e Violenze **

    Una certa “Dolce Morgana” [sic] dall’ Avatar Lezioso Coccoloso-Puccettoso da Manga esterna sulla Moncler strappa-penne :

    “Morite bastardi! Io vi strapperei i capelli fino a togliervi lo scalpo!!! Ma vi rendete conto che dolore provano ‘ste oche?? Ammazzatevi, non valete un cazzo, non siete un cazzo, non siete umani! Vi auguro la morte più cruenta e dolorosa, vi staccherei le gambe! PECCATO CHE NON POSSO, MA VI MASSACREREI !!! ”

    [cit.]

  14. Moi says:

    @ MIGUEL

    Scusa, ma NON mi torna una roba : com’è possibile che in Italia segni zero, con tutti i sequestri di persona che ci sono stati ?

  15. Per Moi

    “Scusa, ma NON mi torna una roba : com’è possibile che in Italia segni zero, con tutti i sequestri di persona che ci sono stati ?”

    perché, ti risulta che abbiano fatto scomparire qualche messicano in Italia, a parte me quando vado in vacanza?

    La cartina riguarda solo il conflitto messicano, infatti c’è qualche desaparecido negli Stati Uniti, ma solo messicani.

    • roberto says:

      quel sito è un pallosissimo sito gestito dalla commissione.
      per carità informazioni molto accurate e debunking delle eurobufale sempre preciso, ma stile da funzionario del minculpop.

      factcheckeu.org è un sito di fact checking indipendente dalla commissione europea (è finanziato da una fondazione che non ho la più pallida idea di cosa sia) e molto più divertente. è molto meno completo di euromyths (immagino che sia una questione di tempo), ma più user friendly, scritto meglio, meno livoroso

      ve lo consiglio

      io comunque ce li ho entrambi nei preferiti ed il 90% delle risposte che do a moi le prendo da li
      ;-)

  16. Moi says:

    @ MIRKHOND

    http://www.ilgiornale.it/news/politica/frase-1056140.html

    “D’Alema dice qualcosa di sinistra. E tutti ridono.”
    di
    Paolo Guzzanti
    [Padre Berlusconiano di Corrado, Sabina e Caterina … che invece odiano Berluscoin; ndr]

    01/10/2014 – 08:40

  17. Pingback: Dialogo e dibattito | Kelebek Blog

  18. Per Francesco

    “però io sono MOLTO cattivo e poco scout per cui chiedo: come mai il TTIP non sarebbe un trattato di libero scambio?”

    Io non ho le competenze per discuterne.

    Posso esprimere però un principio.

    Che maggiore è la libertà di circolazione illimitata dei capitali e maggiore l’adeguamento delle leggi agli interessi economici, maggiore violenza si riesce ad esercitare sui singoli luoghi.

    Oltrarninamente parlando – se mettiamo insieme la libertà di investire in ciò che si vuole e una liberalizzazione radicale del sistema degli affitti, l’emiro del Qatar potrebbe comprare tutte le case attualmente in affitto in Oltrarno (e questo è un quartiere dove tanti sono in affitto), offrendo molto di più di ciò che possono offrire gli inquilini.

    E potrebbe fare del quartiere un regalo di nozze alla sua quarta moglie.

    Mentre gli abitanti andrebbero a popolare qualche campo profughi, sempre che lo stato abbia i soldi per istituirne uno; e più probabilmente, dovranno arrangiarsi.

    In questo, non ci sarebbero solo i costi monetizzabili, ma quelli ben maggiori della distruzione di rapporti di vita e con un luogo.

    • Francesco says:

      qui ho una obiezione del tutto personale: i valori non direttamente monetizzabili DEVONO emergere a un certo punto, nel mondo della moneta

      come “Caio non vuole vendere anche se l’offerta è adeguata” perchè l’offerta copre solo i valori monetizabili

      sennò mi viene da dubitare che esistano realmente

      ma è un abbozzo di risposta, formulato da me

      ciao

  19. Per Francesco

    “il Capitalismo senza morale non esiste, lo insegnava già Adamo Smith, la cui parola vale qualcosa, in questo campo”

    Il capitalismo senza regole non esiste, per due motivi fondamentali.

    1) Non investo in qualcosa, se non posso essere sicuro che la magistratura creerà problemi a quello che non mi paga

    2) Mentre l’esistenza di regole permette margini di profitto molto maggiori sia a chi ha l’astuzia per aggirarle, sia a chi ha il coraggio di rischiare violandole direttamente.

    Recentemente, mi è capitato di lavorare su una serie di fallimenti di ditte nel Veneto, sul tipo:

    Apro la ditta A e la faccio fallire, facendone acquistare a prezzi stracciati i beni dalla ditta B, sempre mia (grazie a vari giri di consigli di amministrazione).

    Faccio preparare un grosso contratto alla ditta B, che si assume tutte le spese per costruire un sacco di macchinari. Poi con un camion carico tutto il materiale e lo porto alla ditta C, sempre mia.

    A questo punto la ditta B fallisce, risparmiando sui creditori e sugli operai, proprio come aveva fatto la ditta A.

    E la ditta C prospera vendendo i materiali prodotti dalla ditta B, tanto che il suo proprietario è attualmente sindaco di un paese per meriti imprenditoriali.

    Ovviamente qui abbiamo una combinazione delle due doti, astuzia e coraggio, perché si conta comunque che tra processi, prescrizioni, confusione di carte, difficoltà nelle indagini, bravura dei propri avvocati, cambi di responsabili e tutto il resto, non succeda nulla.

    Permettimi quindi di cambiare la tua affermazione: senza regole, coraggio e astuzia non esiste capitalismo. L’etica mi sembra che non c’entri nulla, perché mai dovrebbe?

    • Mauricius Tarvisii says:

      Spero solo che sia stato attento ad aspettare abbastanza tempo prima di far fallire B, in modo da evitare fastidiose revocatorie. Per il resto, prova del dolo permettendo, può godersi i milioni.

    • Francesco says:

      “regole” va quasi bene, perchè dovrebbe esistere una cosa chiamata “fama” che si appiccica addosso ai furbi e li taglia fuori dagli affari seri.

      almeno a quanto ne so

      ciao

  20. habsburgicus says:

    ottimo articolo/recensione di Pietro (che qui interviene raramente)
    https://farfalleetrincee.wordpress.com/2014/12/03/la-fine-degli-zungari-e-la-costruzione-statale-geopolitica-della-steppa/

    P.S
    gli Zungaria (attuale Xinjiang del nord) furono distrutti nel 1757 da Qianlong;
    la Kashgaria fu conquistata nel 1759
    allora la Cina ottenne le frontiere occidentali attuali, anzi di più (protettorato su Kokand in Uzbekistan, qualcosa in Semirezia orientale, ora Kazakhstan, sino al 1871/1881–quando la Russia restituì l’Ili con Yining=Gulja ma solo quello, non il resto !)

  21. Per Francesco

    “qui ho una obiezione del tutto personale: i valori non direttamente monetizzabili DEVONO emergere a un certo punto, nel mondo della moneta”

    Non sono sicuro di aver capito.

    Come il fatto che io sono pronto a pagare venti euro per un libro che mi dice qualcosa di profondo, mentre non sono disposto a pagare nemmeno un centesimo per una foto autografa di Lady Gaga?

    Però poi le cose si complicano, perché magari se riuscissi a comprare per un centesimo la foto autografa di Lady Gaga, potrei rivenderla a chissà che prezzo per comprarmi tanti libri a venti euro… e così gaghizzerei ancora di più il mondo.

    • Francesco says:

      Forse, che quando Lady Gaga viene per affittare l’appartamento per il suo chihuaua, tu non glielo dai perchè c’è dentro la famiglia di una delle piccole violiniste, anche se l’agente di Lady Gaga offre di più

      E poi il giorno dopo la piccola violinista vuole suonare “Born this way” col suo strumento

      Ciao

  22. Per Francesco

    ““regole” va quasi bene, perchè dovrebbe esistere una cosa chiamata “fama” che si appiccica addosso ai furbi e li taglia fuori dagli affari seri. “

    E’ vero, ma i risultati non sono sempre prevedibili.

    Accanto ai risultati che hai in mente tu, e che certamente esistono, ne esistono anche altri…

    1) il Gelataio di Piazza Duomo, cioè la persona che può mettere un po’ di robaccia chimica in vendita a cinque euro, tanto quando il milionesimo turista ha parlato male di lui, ci sarà il milioneunesimo che sta facendo la fila per comprarglielo

    2) il Sindaco di Iguala, la cui fama certamente contribuiva a fargli fare affari molto di più di uno sconto

    3) la fama di essere quello spericolato, ma ti fa fare i guadagni veri

    • Francesco says:

      posso capire quello che dici

      ma nel mondo in cui quello spericolato e pregiudicato è quello da seguire perchè ti fa guadagnare davvero, io non ho nulla da dire, posso solo stare lontano

      è il mio Messico, se vuoi

      ciao

  23. Francesco says:

    Miguel

    ci sono novità dal Messico?

    la Coppia Dorata è in galera?

    ciao

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