Il Sindaco del Fare e la sua Signora, un impegno concreto contro il bullismo

Ma sono i dati macroeconomici che colpiscono: l’economia messicana cresce da anni a un ritmo del 4%, vanta un interscambio con gli Stati Uniti pari a 500 miliardi di dollari, ha una forza lavoro competitiva ed è sempre più aperta al mondo.”

Proprio sotto gli Stati Uniti d’America, esiste un suo curioso specchio, che si chiama Stati Uniti del Messico.

Centoventi milioni di persone, più o meno, che fanno due volte l’Italia.

Un sistema perfettamente repubblicano, sorto quando in Italia c’erano ancora granducati e regni.

Il Messico ha saputo immergersi in ogni retorica degli ultimi due secoli – patria, progresso, laicità, positivismo, democrazia, repubblica, indipendenza, diritti sociali e proprietà privata, scuola per tutti, libertà, mercato globale. Non se ne sono fatte mancare una.

Pensate, poi, alla particolarissima fortuna di cui godono da una quindicina d’anni i messicani, di poter scegliere tra ben tre diccì, per usare un vecchio termine italiano.

Una prima diccì per coloro che affermano i principi giacobini e laici.

Una seconda diccì per coloro che predicano i sani valori cristiani.

Una terza diccì per coloro che sognano il socialismo.

Noi qui in Italia abbiamo sempre dovuto accontentarci di una sola diccì alla volta, qualunque nome assuma.

José Luis Abarca Velázquez, sindaco di Iguala de la Independencia.

Appartiene alla diccì di sinistra, il PRD, ma proviene dalla diccì giacobina, il PRI.

Ha cominciato la sua carriera come commerciante in abiti da sposa e oggi possiede un grande centro commerciale con sette cinema, un grande magazzino, 50 negozi minori e un parcheggio per 720 auto.

Oltre a essere un eccellente imprenditore, è decisamente un Sindaco del Fare:

“Il mio ideale, il mio eterno impegno e il mio immenso desiderio è di costruire una città moderna, di costruire una politica sociale ed economica differente, con più posti di lavoro. Lo stiamo realizzando con tutti i cittadini di Iguala”.

La affianca la moglie, María de los Ángeles Pineda Villa.

La coppia del Fare

Una signora profondamente ladylike – curata, bella, intelligente e socialmente impegnata. Lei si occupa soprattutto di un ente che si chiama Sviluppo Integrale della Famiglia (DIF), ed è considerata “la prima operatrice sociale del Comune”.

Lo scopo del DIF, lei spiega,

“è soprattutto promuovere i valori tra tutti i bambini, e anche affinché si educhino alla sicurezza nella nostra area di prevenzione del crimine, questo perché diventino grandi cittadini che diano impulso al progresso del Comune”.

E giustamente sottolinea l’importanza di alcuni valori:  “el respeto, la cooperación y no hacer bullying.”

Ma ascoltiamo dal vivo la Signora:

“Io voglio solo cominciare con una domanda. Come chiami la mammina? Madre? Capa? Mammina? Mother? Questo è un riconoscimento che tutti noi figli facciamo alle nostre amate mammine!”

Il 26 di settembre, la Signora presenta alla città i successi del DIF.

Anche lei, in intimità con qualche miliardo di conspecifici, mette sul Libro dei Ceffi l’evento.

E’ vestita di rosa, dietro di lei le parole Acciones reales. Davanti a lei ci sono tremila persone portate con i pullman per sentire le meraviglie che il Signore e la Signora hanno realizzato (280 azioni concrete, ci fanno sapere).

Mentre si avvia sorridente a presentare i successi dell’Amministrazione e prima che inizino i balli (siamo pur sempre in Messico), qualcuno le sussurra nell’orecchio che ci sono alcuni ragazzi che stanno manifestando.

Si tratta degli alunni di una scuola per maestri di campagna, detta scuola di Ayotzinapa.

La Signora Ladylike sfoggia il suo sorriso e sottovoce dice, “pensateci voi!” Poi torna a bailar con i suoi amati cittadini.

La polizia di Iguala, infatti, ci pensa.

Prende gli aspiranti maestri e li consegna agli amici della banda dei Guerreros Unidos – casualmente fondata, come sapevano tutti, dai due fratelli maschi della Signora – dopo di che nessuno li troverà mai più: spariscono nel numero di quarantatré.

Qualcuno si metterà a cercarne i resti. E scopre un gran numero di fosse comuni recenti. I numeri variano, ma forse si arriva a circa cinquecento cadaveri.

Ma molto messicanamente, tra i cinquecento, no ci sono i quarantatré, né si sa chi siano i cinquecento.

Un cadavere però si troverà.

Infatti, uno dei ragazzi di Ayotzinapa riesce in un primo momento a scappare, si chiama Julio César Mondragón Fontes, ha ventidue anni.

Da poco ha sposato una ragazza conosciuta sui social network – un clic da me o da te – che fa l’insegnante di scuola elementare. Hanno appena avuto una bambina, ma vivono lontani. Tra agosto e settembre, hanno passato due settimane insieme.

La polizia trova Julio César, rifugiatosi tra le colline.

Gli cavano gli occhi.

Gli strappano lentamente la pelle dal viso.

Gli tirano via naso, orecchie e labbra

Da vivo, sembra.

A forza di fare, la coppia sindacale questa ha fatto un po’ troppo, e quindi va a nascondersi. In una villa che appartiene a un’amica della figlia, una ragazza che sul Libro dei Ceffi si dichiara impegnata nella difesa degli animali.

Più interessante forse è il fatto che la ospitante (che è stata subito scarcerata) fosse figlia di un grande appaltatore di lavori pubblici legato alla diccì di sinistra. Non nella piccola Iguala, ma nella stessa Città del Messico.

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75 Responses to Il Sindaco del Fare e la sua Signora, un impegno concreto contro il bullismo

  1. Guido says:

    Una storia talmente orripilante che sembra inventata.
    Sarei indeciso se classificarla nel genere “horror” o in quello di “fantascienza distopica”, collocabile cioè in un futuro ipotetico in cui il dominio, una volta dissolte apparenze e buone maniere dovesse mostrare l’aspetto rackettistico-criminale che precedentemente veniva occultato da innumerevoli sovrastrutture e mediazioni.

    Se penso che l’avvenire prossimo venturo potrebbe essere questo agghiacciante presente messicano mi verrebbe solo da invocare un nuovo diluvio universale…

    • Z. says:

      Ma vuoi mettere la soddisfazione di poter dire “eeeeh ma noi sì che l’avevamo detto”?

      • Guido says:

        Già!
        Pensa a quelli che credono che a tutto ciò si possa mettere fine con una bella manifestazione che inizia a piazza Esedra, finisce a San Giovanni con comizio e concerto finale, e poi a casa a cena.
        O addirittura raccolgono firme…

        “Ne ho prese tante…Ma quente gliene ho dette!!!”

  2. habsburgicus says:

    E pensare che il Messico coloniale (correggimi se sbaglio) non sembrava per nulla un paese violento, anzi
    In particolare i secoli XVII e XVIII (passate le durezze della Conquista del primo XVI secolo) hanno fama di essere stati sonnolenti….comunque meno violenti dell’Europa coeva…e più pacifici (non ci furono guerre esterne tranne rarissimi attacchi di “piratas luteranos” che, se presi, permettevano al S. Uffizio di deliziare i messicani, né tantomeno guerre/guerriglie interne o come si disse poi “revoluciones”)
    Che i mali del Messico debbono essere fatti risalire a Hidalgo che nel 1810 ruppe l’incanto e l’armonia del vecchio mondo (durato tre secoli…e perché non altri 500 anni ?), passando per la lotta juarista a Massimiliano e infine, più vicina a noi, alla cosiddetta Revolución ? (negli stessi anni in cui gli europei si scannavano nel Grande Macello..però gli europei almeno si ammazzavano per i “sacri” confini..i messicani per chi si uccidevano ? per Carranza e Villa o altri ladrones di rango inferiore ignoti alla grande Storia ? :D)

  3. mirkhond says:

    Non conoscendo la storia messicana, non saprei cosa dire.
    Però il generale e uomo politico piemontese, Giuseppe Avezzana (1797-1879), nel 1863, deputato al parlamento piemontitaliano, nel commentare le atrocità commesse dalla conquista sabauda in Napolitania e Sicilia, disse che a paragone nel Messico, in cui aveva vissuto da esule nel 1824-1834, pur “paese nuovo alla civiltà” (parole testuali sue), non si raggiungevano i livelli di ferocia e di barbarie provocati dall’invasione piemontese nell’ex Regno delle Due Sicilie!

  4. mirkhond says:

    Sulla Vandea

    Lo storico francese Reynald Secher, per aver pubblicato la sua tesi di laurea su quelo che definisce il genocidio vandeano del 1793-1794, in cui stando ai dati raccolti da questo studioso, i giacobini avrebbero sterminato circa 117.000 persone, dal 1985 non puo’ insegnare in un istituto pubbico francese, ne scuola, ne università.
    Tra le delizie della repressione giacobina, si citano persone spellate e la cui pelle utilizzata per confezionare guanti femmnili, grasso umano utilizzato per fare saponi, ecc.
    Ah, Secher, per la sua tesi di laurea, utilizzò anche un rapporto di Gracco Babeuf, che fu il primo a denunciare (lui ultragiacobino con tendenze comunisteggianti!) tali orrori provocati dal governo di Parigi.

    • Necroclerico says:

      Semplicemente MacBeth e relativa Lady erano due agnellini in confronto a costoro. Verrebbe da chiedersi che cosa scriverebbe per il teatro un messicano col talento del Bardo. Tu che dici, Miguel?

  5. mirkhond says:

    pubblico

  6. Per Moi

    “Che ne pensi del parallelismo Cristeros // Vandeani ?”

    Una domanda interessante, conosco troppo poco la Vandea per rispondere.

    Credo ci sia un grosso parallelo nella storia immaginaria dei due episodi:

    1) sistema politico vincente che ne parla poco, perché intacca il mito dell’Unita della Sacra Patria (i nemici devono essere rigorosamente stranieri); e quando ne parla, ne parla per dire che c’erano alcuni fanatici esaltati aizzati dal clero reazionario.

    2) contro-narrazione molto posteriore da parte di rancorosi cattolici, per nulla interessati a capire come siano andate davvero le cose, ma ansiosi di segnare punti-vittima contro la “rivoluzione” e di far sembrare che un evento storico consistesse tutto nella “ribellione per difendere la Fede”.

    Credo che la contro-narrazione sia utilissima, perché fa emergere tutto un lato nascosto della storia, ma credo che le interpretazioni che se ne danno siano penose.

    In particolare, la contro-narrazione sulla Cristiada è tutta dalla parte della Chiesa: non a caso nel brano che citi qui http://www.lintellettualedissidente.it/storia/cristeros-storia-di-una-vandea-del-novecento/ la “seconda” Cristiada dei contadini scomunicati dalla Chiesa – che ormai come sempre aveva trovato come convivere con il potere – non viene nemmeno menzionata.

  7. mirkhond says:

    “Chiesa – che ormai come sempre aveva trovato come convivere con il potere – non viene nemmeno menzionata.”

    E come sempre, abbandonando al loro tristissimo destino quei credenti la cui difesa ad oltranza, avrebbe compromesso le posizioni di accordo col nuovo potere oppressore.
    Vedasi ad esempio proprio l’abbandono della resistenza napoletana antipiemontese da parte di Pio IX nel 1864-1865, con la creazione di pattuglie miste papalino-“italiane” per reprimere il “brigantaggio” lungo la frontiera “italo”-papalina!

    • mirkhond says:

      Del resto, stando a Francesco Mario Agnoli, l’origine dell’anticlericalismo di massa romagnolo, starebbe proprio nelle politiche concilianti e “perdoniste” di Pio VI (1775-1799) e Pio VII (1800-1823) verso i giacobini locali, tutti ricchi fighi-snob, che MANTENNERO posizioni di potere, nonostante le loro pesanti corresponsabilità negli eventi napoleonici del 1796-1814, tipo la repressione della “Vandea” popolare tra il Panaro e l’Adriatico e Ferrara e Senigallia nel 1796, e in fasi alterne, fino al 1814.
      I papi, soprattutto Pio VII, nel perdono (che pur poteva esser visto come riconciliazione cristiana) ai ricchi-fighi-snob giacobini romagnoli, urtarono il sentimento popolare.
      Le sofferenze di chi aveva combattuto, versato il sangue e sofferto per la difesa della Fede Cattolica e dello Stato del Pèpa.
      Da cui ebbero il più sentito ringraziamento!
      Da qui quel RIFIUTO DI MASSA del Pèpa medesimo, del suo stato e della stessa Chiesa, volgendo l’orecchio ai vari ANTICLERICALISMI che si succedettero (Mazzini, Garibaldi, Socialismo Comunismo, il NULLA post-comunista di Zanardo).

  8. Sempre sulla Cristiada… ripeto che della Vandea so troppo poco. A naso, direi che c’era un’enorme differenza tra lo Stato rivoluzionario francese e il regime di Calles.

    Il primo, un apparato che comunque poteva contare su mille anni di storia francese, su un vasto lavoro intellettuale, e radicato su una città come Parigi.

    Il secondo, praticamente le bande di im/prenditori delle distese del Nord, con un complesso di inferiorità enorme verso gli Stati Uniti, alle prese con uno dei paesi più assurdi e vari del pianeta, con una capitale profondamente aliena, terre quasi inesplorate, capibanda di ogni sorta che giravano sparando e si facevano “eleggere” governatori… E dovevano farlo con il variegato sostegno dei capitalisti, dei pochi operai industriali, di qualche loggia massonica.

    Il Messico, nel bene o nel male, nasce quasi un decennio dopo con Lazaro Cardenas, al costo di creare quel mostro che è ancora oggi il PRI. E fu Cardenas, peraltro, a stroncare la carriera di Calles e dei suoi.

  9. Ho scritto

    ” con una capitale profondamente aliena”

    Ricordiamo il fatto credo assolutamente anomalo, per la storia europea, che Città del Messico è da sempre la capitale, eppure è stata estranea a tutti i grandi momenti della storia messicana – insurrezione del 1810, rivoluzione del 1910, persino, sostanzialmente, all’attuale narco-guerra.

  10. mirkhond says:

    Per l’amico Dif

    Forse ora ti sarà più chiaro il perché della mia sostanziale avversione allo Stato Pontificio, sia pur negli anni attenuatasi un poco dopo aver scorto anche gli aspetti positivi.
    Nelle mie “ucronie” il massimo che si possa concedere al Papa è il territorio tra Acquapendente e Terracina e tra la linea Orvieto-Orte-Simbruini e Mar Tirreno dall’altra.
    Che poi furono DE FACTO i veri confini del Patrimonio di San Pietro tra VIII e XV secolo (sebbene già nel XIII secolo i papi cercassero di rendere effettivo il potere TEORICO sul Ducato di Spoleto/Umbria e la Marca d’Ancona/Marche, opera interrotta dalla “cattività” avignonese (1305-1377) e dal successivo Scisma del 1378-1417)!
    ciao!

  11. Per Guido

    “Se penso che l’avvenire prossimo venturo potrebbe essere questo agghiacciante presente messicano mi verrebbe solo da invocare un nuovo diluvio universale…”

    Credo che la cosa fondamentale sia non leggere questa come una “storia messicana”.

    Togliamo di mezzo per un attimo i morti e consideriamo tutto il resto della storia.

    Di tipicamente ed esoticamente “messicano” direi che c’è solo il linguaggio per noi ormai arcaico, con cui la Signora parla delle mamme.

    I personaggi del racconto sono assolutamente familiari, sono i normali politici e imprenditori che incontriamo tutti i giorni.

    Poi ci sono determinate circostanze che permettono a queste persone di esprimere, come dire, tutto il loro potenziale: il collasso del Messico contadino, il narco-proibizionismo statunitense che offre immensi guadagni a chi osa affrontare rischi e tante altre cose.

    Ma queste cose potrebbero succedere in qualunque altra parte del mondo.

    • habsburgicus says:

      I personaggi del racconto sono assolutamente familiari, sono i normali politici e imprenditori che incontriamo tutti i giorni

      e infatti quando io ho visto per la prima volta il titolo, ho pensato fosse un tuo vecchio post sul Rignanese, “miracolosamente” ricommentato dopo 2-3 anni :D
      (talora capita…pensiamo all’omonimo del Poeta Nazionale che ricomparve su un post di 2 anni fa, sulla Mitteldeutschland-bellissimo fra l’altro-per insegnarci quanto kattivi fossero stati gli Asburgo in Dalmazia contro gli italiani !)
      di specificatamente messicano c’è proprio nulla…a parte il “folclore”sanguinario !

  12. mirkhond says:

    “Ma queste cose potrebbero succedere in qualunque altra parte del mondo.”

    Probabilmente Guido voleva dire proprio questo.
    L’estendersi globale di queste narcoatrocità.
    Del resto in Afghanistan queste cose accadono almeno dall’invasione sovietica del 1979, con l’irrompere della modernità nel MODO PEGGIORE in un paese ancora arcaico e tradizionalista…..

  13. mirkhond says:

    Comunque le atrocità sono antiche quanto l’uomo stesso.
    Sempre parlando pro domo mea, ricordiamo la rivoluzione siciliana del 1848-1849 e conseguente riconquista napoletana, in cui furono commesse atrocità da ENTRAMBE le parti, con siciliani che facevano a pezzi i nostri soldati caduti in mano loro, vendendone la carne al mercato!
    E cosa, ancora più atroce, con chi se la comprava e se la cuoceva alla brace o col sugo!
    E i nostri che stupravano a gò gò le siciliane, almeno nelle aree più “calde” e nelle fasi più feroci del conflitto, come a Messina e a Catania!
    Oppure durante le invasioni francesi del 1798-1799 e 1806-1815, e piemontese del 1860 e anni a seguire, con francesi (e poi piemontesi) e i loro lacché locali che davano alle fiamme interi paesi con dentro le persone, e i nostri partigiani che non esitavano spesso a squartare soldati francesi, piemontesi, e ruffiani locali, strappandogli il cuore oppure finendo con le teste mozzate e conficcate sui pali.
    Pratica antica, e utilizzata anche dal Pèpa e dagli stessi Borbone (almeno fino al 1830) per combattere il brigantaggio vero o politico (spesso ex partigiani delusi di non aver ottenuto un posto al sole nella società restaurata), ma portata al massimo dagli invasori francesi e poi piemontesi.
    Ancora nel 1935-1936, Carlo Levi, confinato antifascista ad Aliano (Matera) vide quei pali all’ingresso del paese, e utilizzati abbondantemente dai Piemontesi dopo il 1860!
    Infatti trovo ridicolo Massimo Fini quando afferma che i Neri erano tutti dei “bambinoni”, incattiviti dalla modernità arabo-musulmana e poi franca cristiana.
    Certamente Musulmani e Franchi hanno approfittato e sfruttato discordie tribali, e l’impatto della modernità tecnologica, ideologica e culturale ha aggravato una situazione culturale ferma al neolitico.
    Però non l’ha creata, anche se ammazzare con una clava fa oggettivamente molti meno danni che il kalashnikov o l’antonov usato dal governo di Khartum per bombardare il Sud Sudan negli anni passati.
    Ma se vi stato il danno, è vero che vi erano cuori e cervelli pronti ad adeguarvicisi abbondantemente…..

    • Francesco says:

      concordo pienamente con Mirkhond

      e vorrei lodare l’onestà intellettuale con cui parla anche dei crimini dei “suoi” Borbone: spesso sono proprio i crimini dei nostri quelli che non riusciamo ad ammettere

      non per niente sono un fedele (forse recalcitrante) anche di questo Papa

      • mirkhond says:

        La guerra non è un pranzo di gala, o un torneo cavalleresco.
        MAI!
        Quanto piuttosto quell’ANTICA E SEMPITERNA FESTA CRUDELE!
        Da parte di TUTTE le parti in causa.

        • Z. says:

          In effetti, c’è stata una volta in cui non ho potuto che dar ragione a Gino Strada: quando disse che, quando si decide di iniziare una guerra, il verificarsi di certi orrori è inevitabile e che questi vanno messi necessariamente in conto quando si prende la decisione.

  14. mirkhond says:

    se vi E’ stato il danno

  15. Per Mirkhond

    “Sempre parlando pro domo mea, ricordiamo la rivoluzione siciliana del 1848-1849 e conseguente riconquista napoletana, in cui furono commesse atrocità da ENTRAMBE le parti, con siciliani che facevano a pezzi i nostri soldati caduti in mano loro, vendendone la carne al mercato!”

    Non conoscevo queste storie… però è verissimo.

    C’è anche qualcosa di assolutamente mostruoso che vive dentro di noi. Ed è inutile nascondere il fatto che questo qualcosa è assolutamente “umano”, e chi compie certe azioni ci si diverte realmente.

    Il sindaco Abarca, che tanto somiglia a un imprenditore italiano di mia conoscenza, aveva precedentemente torturato personalmente a morte diversi militanti di una sinistra “non diccì”, perché lo avevano contestato durante un comizio.

    Uno di loro, dato per morto, è sopravvissuto, è riuscito a scappare, ha testimoniato. E ovviamente non gli ha dato ascolto nessuno.

    Ora, io non credo che il sindaco che scende dal suo scranno pur di provare il piacere di fare ciò che qualunque sicario poteva fare per lui fosse molto diverso da tutti noi.

    O dal ragazzo pugliese, avo magari di un simpatico studente fuorisede che oggi studia filologia classica a Milano, che si improvvisava mercante di carne sicula.

  16. Per Moi

    “Scusa, ma ‘sta carne umana veniva spacciata per altro, “almeno” ?”

    Qui entriamo nella spirale senza fine:

    1) le atrocità esistono, certo…

    2) è spesso quasi impossibile dimostrarle

    3) è facilissimo negarle

    4) è altrettanto facile inventarsele

    5) è facile commettere atrocità vere per vendicare atrocità inventate

    6) è facile vendicare con atrocità spaventose la presunta vendetta per un’atrocità che non c’è mai stata, perché un bugiardo che si inventa le atrocità si merita una doppia punizione.

    Se capissimo meccanismi di questo tipo, ci potremmo liberare per sempre dagli schieramenti mentali.

    Ma è un pio desiderio, temo :-(

  17. mirkhond says:

    Beh, penso a Michele Caruso da Torremaggiore (Foggia), comandante di una grossa banda partigiana borbonica tra Capitanata, Molise e Principato Ultra (Irpinia più l’ex enclave pontificia di Benevento) tra il maggio 1861 e il dicembre 1863.
    Caruso, un povero bracciante, dimostrò di essere uno dei capi partigiani più forti ma anche più feroci.
    E non solo verso i Piemontesi.
    E quando dal marzo 1863 la morsa sabauda divenne più stretta attorno alla sua banda, Caruso impazzì prendendosela anche con la popolazione contadina filoborbonica.
    E il 16 ottobre 1863 fece irruzione nella masseria De Maria.
    I De Maria, piccoli possidenti di fedeltà borbonica, erano una famiglia già duramente provata dagli oppressori piemontesi, avendo avuto congiunti morti in carcere.
    Caruso coi suoi 50 uomini pretese dai De Maria ulteriori vettovagliamenti che i poveretti non potevano più dargli.
    Allora prese una delle loro figlie, una bambina di 12 anni e la stuprò assieme a TUTTI i suoi uomini.
    Con questo orrore però, Caruso aveva commesso il PEGGIOR ERRORE della sua vita.
    Perché aveva VIOLATO l’antica legge NON SCRITTA del brigantaggio (comune o politico) e cioè quello di NON violentare MAI le donne, soprattutto CONTADINE.
    Visto che gli stessi briganti e partigiani erano al 99% contadini e dai contadini venivano nascosti e protetti.
    Però se il brigante violentava una donna, soprattutto POVERA, era la sua fine, che immancabilmente veniva venduto alle autorità militari.
    E così infatti un contadino di Molinara (Benevento) vendette Caruso al colonnello Pallavicino, il ferocissimo ma astuto comandante piemontese, incaricato di reprimere il “brigantaggio” tra Irpinia e Basilicata, e a cui dette alcuni durissimi scacchi nel 1863-1864.
    Pallavicino infatti, non esitava a comprarsi partigiani o ex partigiani borbonici (in taluni casi liberandoli dal carcere e mettendolo addirittura a capo di squadre armate piemontesi), per combattere chi ancora resisteva.
    Insomma, per Caruso non ci fu scampo, la sua banda venne annientata pezzo per pezzo, finché intorno al 10 dicembre 1863 fu catturato insieme all’ultimo dei suoi uomini rimasti in vita, Francesco Forte.
    Il processo sommario ovviamente condannò entrambi i due a morte per fucilazione, e Caruso venne addirittura legato con la camicia di forza, dopo aver urlato che fosse stato per lui AVREBBE DISTRUTTO L’INTERO GENERE UMANO.
    Pallavicino che presiedeva il tribunale speciale militare piemontese di Benevento, gli chiese le ragioni della sua lotta e soprattutto di tutte le sue atrocità (vere e/o attribuitegli, come spesso accadeva coi briganti e i “briganti” catturati).
    Alché Caruso rispose che aveva agito COME UN SOLDATO e in GUERRA si commettono ATROCITA’.
    Rinfacciò inoltre al Pallavicino il suo manierismo IPOCRITA, dicendogli che se noi avessimo invaso il Piemonte, lui Pallavicino avrebbe fatto LA STESSA COSA, e cioè il brigante per difendere il suo re Vittorio Emanuele contro l’invasore Francesco di Borbone-Napoli!
    Pallavicino si offese per tale GIUSTISSIMO paragone.
    Comunque il 17 dicembre 1863 Caruso e Francesco Forte furono portati davanti al plotone d’esecuzione.
    Mentre Francesco Forte si gettò a terra piagnucolando come una donnella per aver salva la vita, Caruso rimase impassibile.
    A chi gli chiese:
    -Carù! addò stà o’ tesoro? – (cioè i presunto malloppo della banda)

    Caruso rispose sarcastico:

    – Chi cerca, trova…

    Prendendoli per il CULO visto che non c’era NESSUN tesoro, così come altri presunti “tesori di briganti” cercati con accanimento per anni in Napolitania, ancora ai tempi del soggiorno lucani di Carlo Levi!

    Poi, sputò per terra, tossì e venne fucilato, mostrando di saper morire da quel guerrigliero feroce che era, abituato a dare e a ricevere la morte.
    Al processo prrò, giunsero anche tanti contadini, che raccontarono commossi, di essere stati BENEFICATI dalla Belva Caruso, coi beni sottratti ai liberali ricchi-fighi-snob filopiemontesi…..

    • Z. says:

      Mi pare che ci fosse un guerrigliero africano, durante l’occupazione della Libia, difeso alla stessa maniera dal suo difensore durante il processo.

      Del tipo: al suo posto, signori Giudici, cosa avreste fatto?

  18. Moi says:

    Ora gli è il Tempo degli Eroi del Fare …

    http://www.repubblica.it/economia/2014/11/29/news/renzi_cna_imprenditori-101698675/

    … però sappiamo a chi s’ispira davvero :

    http://www.youtube.com/watch?v=7jmmzxi2ceE

    ;)

  19. Moi says:

    Probabile candidatura per prossimo Premio Hitler :

    http://www.huffingtonpost.it/tag/premio-hitler/

  20. Moi says:

    “Non muoio neanche se mi ammazzano!”

    [cit.]

    http://www.storiamemoria.it/node/4737

  21. mirkhond says:

    Dal link del Moi:

    “Ai morti nei lager se ne aggiunsero almeno altrettanti al loro rientro in patria per le malattie riportate.”

    Tra cui uno zio di mio padre, volontario fascista, catturato nel Tirolo dopo l’8 settembre 1943 e deportato in un lager tra Germania e Polonia.
    Morì nel 1950 a 29 anni, poco prima di sposarsi.
    Dopo il rientro dalla prigionia, era diventato socialista.

  22. Moi says:

    “Bisogna essere ciechi e sordi per non riconoscere una tendenza, una logica interna a questi eventi, che va nella direzione di una rivoluzione globale.”

    [CIT.]

    … NON mi convince ugualmente ;) .

    https://versounmondonuovo.wordpress.com/2014/11/21/la-primavera-messicana/

    Primavera Messicana (in mancato senso Arabo) ?

  23. Guido says:

    Un argomento che c’entra molto è dunque quello della VIOLENZA, tema particolarmente significativo per comprendere dove ci troviamo, COME siamo ciò che siamo, quali sono i parametri, il “frame” dei nostri discorsi, quale “senso” immaginiamo che abbia la Storia (questa grande astrazione, molto “concreta”) e in essa la nostra piccola storia ecc. ecc. La violenza così esagerata funge da elemento che obbliga i componenti di un composto a separarsi per rendersi evidenti.

    L’articolo è esemplare perché ci racconta di una situazione estremamente esagerata rispetto alla realtà più edulcorata e camuffata in cui noi viviamo. E tuttavia, leggendo riusciamo a rabbrividire perché in fondo, sebbene possiamo fingere che la cosa non ci riguardi, sappiamo benissimo che non vi siamo estranei. Tout se tient, tutto si lega, tutto si intreccia… C’è molta familiarità…
    E riusciamo d’altra parte a riconoscerci perfino in quanto ci arriva sugli schermi in casa e che proviene dai perfidi tagliagole maomettani dello Stato Islamico: “ma pensa tè! Conoscevo quel ragazzo col pugnale! Sembrava una persona così a modo!..”
    L’horror, come il porno sono nient’altro che specchi per chi si ritrae inorridito riconoscendovi se stesso e la propria “normalità”. I mostri seducono.

    Alla fin fine bisognerà riconoscere la sfida che siamo obbligati a raccogliere, che è sempre quella su cui Breton, riferendosi a due cattivissimi maestri, così espresse: “Trasformare il mondo, ha detto Marx, cambiare la vita, ha detto Rimbaud. Queste due parole d’ordine sono per noi una sola”.
    Trasformare il mondo cambiando la vita e cambiare la vita trasformando il mondo…semplice no?

    Possiamo anche far finta che tutto ciò sia solo un brutto sogno e continuare ad andare avanti così, come farebbe uno struzzo davanti al pericolo: un animale che, non a caso, non viene generalmente considerato come simbolo di intelligenza.

  24. Per Moi

    “https://versounmondonuovo.wordpress.com/2014/11/21/la-primavera-messicana/

    Primavera Messicana (in mancato senso Arabo) ?”

    Non credo. Il PRD, cioè tutta la struttura di opposizione di sinistra, è pienamente coinvolto, e manca quindi proprio la base organizzativa da cui possa nascere una rivolta.

    E non credo che gli eserciti dei narcotrafficanti starebbero a guardare.

    • Francesco says:

      e lascia uno spazio all’imprevedibile e alla speranza!

      non essere troppo italo-messicano (insomma, fatalista e rassegnato)

      ciao

  25. mirkhond says:

    María de los Ángeles Pineda Villa.

    Casomai de los DIABLOS!

  26. Moi says:

    Dopo (o prima ?) le Femen l’ Ucraina delle provocazioni becere + sexy … si “strolga” Miss Nazi :

    http://www.lettera43.it/cronaca/miss-nazi-2014-il-concorso-di-bellezza-antisemita_43675144640.htm

  27. Pingback: Imprenditori | Kelebek Blog

  28. mirkhond says:

    A proposito di atrocità brigantesche in tempi di guerra, ho trovato questo articolo, le cui idee sono lontane anni luce dalle mie, ma che mi hanno colpito (è nominato anche Walter Tavoni, uffciale repubblichino crocifisso il 19 aprile 1945, non ancora 22enne da partigiani comunisti; questa fonte cita Fontanellato (Parma), mentre un elenco di caduti della RSI cita Cavezzo (Modena) ) :

    http://www.neteditor.it/node/114905

  29. mirkhond says:

    L’elenco in questione:

    http://www.inilossum.eu/archivi/ElencoCadutiRSI_010606.pdf

    Da cui deduciamo che Tavoni era romagnolo (di Morciano di Romagna, allora provincia di Forlì, oggi di Rimini).

  30. Francesco says:

    Non so, Miguel, io credo che perchè certe cose passino dal possibile al reale ci voglia un qualche speciale catalizzatore.

    Gli uomini possono essere pessimi ma non sempre lo sono, neppure gli imprenditori, i sindaci e i sindaci-imprenditori.

    Deo Gratias

    Ciao

  31. Per Francesco

    “e lascia uno spazio all’imprevedibile e alla speranza!

    non essere troppo italo-messicano (insomma, fatalista e rassegnato)”

    :-)

    In realtà dico esattamente ciò che tu mi rispondi a proposito di un altro commento: ci vuole un catalizzatore.

    E qui non lo vedo proprio: non esiste una vera opposizione politica (a chi, poi?), il governo sarà molto debole come Stato, ma c’è anche un’economia fiorente (per alcuni), armi a non finire, il sostegno degli Stati Uniti.

    Non esiste alcuna organizzazione in grado di mettere in piedi qualcosa, al di là delle solite manifestazioni e presumo tra un po’, anche l’ennesimo gruppetto di lotta armata.

    • Francesco says:

      ne deduco che voi messicani siete particolarmente cattivi!

      :(

      scherzo ma ci deve essere una spiegazione per dei livelli di violenza e crudeltà così eccezionali

      • Z. says:

        Beh, Miguel lo è sicuramente. Appena finito l’asilo già addestrava milizie paramilitari in Sudamerica!

  32. Pingback: Dibattito e dialogo | Kelebek Blog

  33. Dif says:

    Ieri sera guardando un filmaccio splatter penso di aver capito da dove nasce questa fissazione dei messicani per la pelle della faccia della gente. Nella lucha libre messicana i lottatori sono mascherati e a chi viene sconfitto viene strappata la maschera in segno di disonore. Dalla maschera a quello che c’è sotto il passo è breve :)

  34. Pingback: “Dividono ciò che dovrebbe essere unito e uniscono ciò che dovrebbe essere diviso” | Kelebek Blog

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