“Uno stallo a tempo determinato”. Pipes e Luttwak spiegano la strategia statunitense in Medio Oriente

Il lamento sulla presunta indecisione degli Stati Uniti in Iraq pervade la mediasfera.

A sinistra si ode uno squittio confuso, “vedete, gli Stati Uniti sono amici dei Tagliagola Jihadisti, non li bombardano…”, a destra roboanti richiami al massacro generale di musulmani.

Credo che non ci sia proprio nulla da rimproverare alla politica statunitense, che ha seguito una linea coerente che ha dato risultati eccellenti, almeno per gli interessi del dispositivo politico-militare-imprenditoriale di quel paese (e a chi altri mai dovrebbero rendere conto?).

Lo hanno spiegato con ammirevole chiarezza, oltre un anno fa, Daniel Pipes ed Edward Luttwak.

Non si tratta di due opinionisti qualunque, ma di individui che ogni anno muovono molti milioni di dollari attraverso think tank che mettono insieme esponenti militari, politici, dei servizi segreti e imprenditoriali, sia statunitensi che israeliani e dei paesi NATO.

Luttwak negli Stati Uniti ha lavorato con il ministero della difesa, con il dipartimento di stato, con la marina, con l’esercito e con l’aeronautica; ma ha anche collaborato con vari ministeri della difesa di paesi NATO.

Pipes e Luttwak non determinano forse la politica statunitense (almeno attualmente); anzi, a volta la criticano nel dettaglio, ma certamente hanno un’influenza enorme nei settori decisivi, e comunque fanno un ragionamento di indiscutibile buon senso.

Magari ciò che dicono non somiglia alle chiacchiere di pubblicitari, ma così parlano imprenditori, militari e altri che decidono, quindi nessuno si scandalizzi.

Nell’aprile del 2013, Daniel Pipes pubblicò un articolo sul Washington Times, dove invitò a sostenere temporaneamente il governo siriano di Bashar al-Assad.

“Il mio consiglio è tutt’altro che originale, si tratta della buona vecchia Realpolitik. In altre parole, rientra in una tradizione di divide et impera che risale ai Romani”.

Pipes cita come esemplare la maniera in cui, per otto anni, dal 1980 al 1988, gli Stati Uniti riuscirono a impedire sia all’Iran che all’Iraq di vincere in guerra.

“In questo spirito, sostengo quindi che gli USA dovrebbero aiutare la parte perdente, qualunque sia, come già scrissi nel maggio del 1987: “Nel 1980, quando l’Iraq minacciava l’Iran, i nostri interessi erano almeno in parte con l’Iran. Ma l’Iraq è sulla difensiva dall’estate del 1982, e Washington oggi è fermamente dalla sua parte. Guardando al futuro, se l’Iraq dovesse riprendere l’offensiva,  un cambiamento improbabile ma non impossibile, gli Stati Uniti dovrebbero di nuovo passare dall’altra parte e pensare a sostenere l’Iran“.

In Siria oggi, scrive Pipes,

“La continuazione del conflitto danneggia meno gli interessi occidentali di una presa di potere [da una parte o dall’altra].

Ci sono prospettive peggiori di quella di sunniti e sciiti che si massacrano, di jihadisti di Hamas che uccidono jihadisti di Hizbullah e viceversa. Meglio che non vinca nessuna parte.”

Nell’agosto del 2013, anche Edward Luttwak ha sostenuto lo stesso ragionamento, in un editoriale sul New York Times:

“Una vittoria di una parte o dell’altra sarebbe ugualmente indesiderabile per gli Stati Uniti. A questo punto, un prolungato stallo sarebbe l’unico esito non dannoso per gli interessi americani.

C’è un solo esito che gli Stati Uniti possono favorire: uno stallo a tempo indeterminato. Incastrando l’esercito di Assad e i suoi alleati iraniani e di Hezbollah in una guerra contro i combattenti estremisti di al-Qaida, i nemici di Washington saranno bloccati in una guerra tra di loro che li impedirà di attaccare gli americani e o gli alleati dell’America.

Mantenere una condizione di stallo deve essere l’obiettivo degli Stati Uniti. E l’unico modo per ottenerlo consiste nell‘armare i ribelli quando sembra che le forze di Assad stiano vincendo e poi smettere di rifornirli se sembra proprio che stiano vincendo”.

Pipes e Luttwak non parlano dell’Iraq, ma lì la situazione è ancora più promettente. Non solo si è riusciti finora a evitare il trionfo di qualcuno, ma si è prodotta in quasi tutto il paese una condizione di ciò che si chiama comunemente “anarchia“, che se attentamente curata, potrebbe durare in maniera indefinita.

Oltre tutto, i meccanismi di conflitto, i cicli di devastazione, di menzogna e di vendetta, la creazione di grandi interessi speculativi, procedono da soli, richiedendo un intervento esterno minimo di manutenzione: come dice Luttwak, può essere sufficiente dosare in maniera intelligente la fornitura di armi e poco più.

Il risultato spicca particolarmente, se pensiamo che fino all’attacco all’Iran da parte di Saddam Hussein, l’Iraq era l’unico paese arabo che avesse insieme una popolazione abbastanza numerosa, una buona agricoltura con sufficiente acqua, immense risorse petrolifere, un’amministrazione forse spietata ma che spiccava per efficienza rispetto a tutto il Medio Oriente (come può testimoniare chiunque abbia lavorato con quel paese in quegli anni) e alti livelli di istruzione.

Certo, si potrà bombardare occasionalmente la forza che sembra stia per prevalere, ma sarebbe insensato e controproducente cercare di annientarla.

L’instabilità, come scrivevamo, può diventare una condizione stabile.

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67 Responses to “Uno stallo a tempo determinato”. Pipes e Luttwak spiegano la strategia statunitense in Medio Oriente

  1. mirkhond says:

    “L’instabilità, come scrivevamo, può diventare una condizione stabile.”

    Che è ciò che da anni asserisce Blondet riguardo al Medio Oriente.
    E tutto per allentare la pressione su Israele da parte di un possibile UNICO avversario musulmano, fosse anche, e soprattutto a guida iraniana.
    Ciò che Erdogan, con la sua politica estera neoottomana, ha contribuito ad aggravare ancora di più, minando la Siria al suo interno.
    Certo se Turchia ed Iran, riuscissero ad accordarsi per una spartizione del Medio Oriente arabo, in nome delle rispettive aree confessionali, sunnita moderata e shiita, si troverebbe, forse, la soluzione migliore ai casini innescati dagli accordi Sykes-Picot del 1916……
    Purtroppo la realtà è più complessa proprio per causa di israele, che vincola il suo burattino gigantesco quanto cretino, ad impatanarsi in una politica, da cui Obama, fosse per lui, se ne tirerebbe fuori…
    Ma Obama non è un autocrate bizantino, ne un princeps augusteo, ma solo l’ennesima marionetta di quei poteri profondi di cui Pipes e Luttwak sono l’espressione culturale più evidente…
    Non a caso, due khazari…..

    • Francesco says:

      ehm, Mirkhond, la tua affermazione sul fatto che il governo degli Stati Uniti sia un burattino in mano a circoli ebraici ha bisogno di una qualche prova, indizio, dimostrazione, o la ritieni un postulato di partenza?

      ciao

      • mirkhond says:

        Le tue ricerchine non sei bravo a fartele da solo?
        Chi comanda DAVVERO negli u$a?

        • Francesco says:

          se tu sei bravo, per favore, forniscici le tue, di ricerchine

          io sono così fesso da credere i presidenti siano eletti, negli USA

        • mirkhond says:

          Eletti da….chi?

        • PinoMamet says:

          In effetti sono eletti dagli elettori statunitensi, ma con un sistema macchinoso e mediato (“grandi elettori”);

          unito al fatto che essere candidato alla Presidenza degli Stati Uniti implica una capacità di raccolta fondi enorme, che presuppone quasi sempre lappartenenza in partenza a una cerchia estremamente ristretta e privilegiata, credo che tutto sommato gli Stati Uniti non siano troppo più democratici del Sacro Romano Impero.

          Per quanto riguarda la politica: per quanto riguarda il sociale, offrono qualche chance in più di ascesa sociale, e hanno discriminazioni diverse… più moderne ;)

          il che poi si applica, in forma attenuata, anche al resto dell’ “Occidente”.

        • Luigi says:

          Posso concordare sul fatto che “tutto sommato gli Stati Uniti non siano troppo più democratici del Sacro Romano Impero”.

          Il problema è che mai, mai, il Sacro Romano Impero si è preteso – e venduto – come democratico.
          A differenza degli USA.

          Ciao.
          Luigi

        • mirkhond says:

          “Il problema è che mai, mai, il Sacro Romano Impero si è preteso – e venduto – come democratico.
          A differenza degli USA.”

          Ed è una differenza di non poco conto.
          A favore del Sacro Romano Impero.

        • Francesco says:

          Come scherzo è quasi divertente

          Se foste seri, inizierei a preoccuparmi

          Poi manco ci viviamo negli Stati Uniti, siamo in Italia dove il secondo partito è una roba meravigliosa che costa quasi niente e ci riempie di speranze! Giusto?

        • mirkhond says:

          E’ l’ipocrisia chiamata democrazia a dover preoccupare, casomai…..

        • mirkhond says:

          “Poi manco ci viviamo negli Stati Uniti”

          Però ne siamo dominati da 70 anni, e pesantemente condizionati da 15.

        • Francesco says:

          Mirkhond

          sarà ipocrisia ma preferisco la democrazia a tutte le altre forme di governo a me note (sia esistenti sia proposte)

          tranne forse un’autocrazia assoluta con me al comando

          a te cosa piacerebbe?

          ciao

        • daouda says:

          Nessun sionista è tecnicamete ebreo, e per qunto gli ebrei siano antipatici e perfidi, non gli si può accollare ciò che non è.

        • PinoMamet says:

          ” Nessun sionista è tecnicamete ebreo”

          sicuro sicuro? ;)

          credo di conoscerne un paio…

        • daouda says:

          Grazie al cavolo Pino, anche un protestante è cristiano tecnicamente…

  2. Per Mirkhond

    “Che è ciò che da anni asserisce Blondet riguardo al Medio Oriente.
    E tutto per allentare la pressione su Israele “

    Quello che manca a persone come Blondet è una visione delle convergenze: hanno deciso di spiegare il mondo con una causa unica e via…

    Pipes, Luttwak e molti altri neocon dichiarano apertamente di dare la priorità, o almeno pari importanza, agli interessi israeliani; ma questi interessi convergono con tanti altri, da quelli militari a quelli mediatici a quelli petroliferi, creando un’unica rete di mutuo appoggio. Dove ci saranno anche divergenze, ma risolte felicemente nel comune interesse.

    D’altronde, ci sarebbe anche da capirci sul concetto di “interessi israeliani”: la gente d’Israele non è in guerra con un paese arabo o islamico da oltre quarant’anni, hanno un problema con i palestinesi e solo uno retorico con arabi e musulmani.

    Nei fatti, Siria, Egitto, Giordania, Libano, Hezbollah stessa, evitano accuratamente di entrare in conflitto con Israele.

    Una Siria forte, o un rinato impero ottomano, o un impero persiano, potrebbero forse convivere tranquillamente con la gente che abita in Israele; e quindi il problema riguarda forse di più i sostenitori d’Israele negli Stati Uniti, che se non ci fosse “Israele minacciato” perderebbero il loro principale motore emotivo.

  3. mirkhond says:

    “Una Siria forte, o un rinato impero ottomano, o un impero persiano, potrebbero forse convivere tranquillamente con la gente che abita in Israele; e quindi il problema riguarda forse di più i sostenitori d’Israele negli Stati Uniti, che se non ci fosse “Israele minacciato” perderebbero il loro principale motore emotivo.”

    E non sarebbe affatto male.
    Solo che purtroppo la (o le) lobby al potere negli usa non lo vogliono.
    E forse per via di un “motore emotivo” apparentemente assurdo e irrazionale.

  4. Moi says:

    Il Grande Precursore dell’ Ateismo Cristiano :

    http://fr.wikipedia.org/wiki/Charles_Maurras

    (1868 – 1952 ! )

    … non senza le sue contraddizioni, ovviamente.

    • mirkhond says:

      Messori anni fa lo paragonò a Pera, per l’effetto NEFASTO che avrebbe avuto in Italia, nel far risorgere l’anticlericalismo, se non l’ateismo più duro alla Guido Podrecca….
      In sostanza, un sottile atto d’accusa a Ratzinger…
      Devo dire che non si era sbagliato….

  5. Francesco says:

    sospetto che manchi la prima parte del ragionamento: avendo gli USA perso tutti i loro possibili alleati nell’area, essendo rimasti solo diverse specie di nemici, aspettandosi che chi di questi vincesse metterebbe mano a politiche ostili agli interessi USA, ne consegue che …

    mi sbaglio Miguel?

    ciao

  6. Per Francesco

    “avendo gli USA perso tutti i loro possibili alleati nell’area, essendo rimasti solo diverse specie di nemici, “

    ma credo che non sarebbe difficile per gli Stati Uniti farsi amici: lo sono stati, al di là della retorica, con Gheddafi, con Saddam Hussein, credo che l’Iran non aspetti altro, Arabia Saudita e paesi del Golfo lo sono, penso che Assad verrebbe di corsa se lo invitassero…

    • Francesco says:

      con amici come Arabia Saudita e paesini del Golfo, chi ha bisogno di nemici dichiarati?

      se tu avessi ragione, non capisco cosa aspettino gli USA a scegliersi un amico e stabilizzare l’area, il prezzo del petrolio, il proprio controllo

  7. Francesco says:

    OT

    se la Scozia vota e ottiene l’indipendenza, pensate sia possibile una ripresa del secessionismo norreno anche qui in Italia?

  8. Peucezio says:

    Miguel,
    continuo però a ritenere che una componente messianica non sia assente nella politica estera americana, che si caratterizza per due spinte contrastanti che si alternano, a volte confliggono, a volte trovano una composizione: quella pragmatica e quella appunto messianica.
    E il pragmatismo è una componente inevitabile di qualsiasi grande potenza storica, ma il messianismo è proprio uno specifico della civiltà (se così la possiamo chiamare) americana.

    • Z. says:

      Miseriaccia, mi hai fatto venire in mente Renzi prima di andare a dormire.

      Maledetto te, maledetto!

      :D

    • roberto says:

      cosa intendi per “componente messianica”?
      se vuoi dire “gente che crede di dover salvare il mondo” sono assolutamente d’accordo

      • Francesco says:

        credo sia proprio questo

        del resto è più difficile per noi “di civiltà cristiana” essere semplicemente cinici e potenti

  9. Peucezio says:

    Aggiungo un’altra osservazione:
    se la regola è il divide et impera – e non ho dubbi sul fatto che in moltissimi casi sia così – Obama ha fatto uno svarione enorme, inimicandosi la Russia e avvicinandola alla Cina, col rischio di isolare l’Occidente e i suoi amici praticamente da tutto il resto del mondo, compattandolo e mettendoselo contro, come ha osservato in questi giorni anche Giannuli.

    • Francesco says:

      secondo me se metti insieme l’Occidente e i suoi amici siamo abbastanza in tanti

      tieni conto che i pezzi grossi non occidentali (Cina, India, Russia, Persia, Turchia) si odiano tra loro più di quanto odino noi, e in più sono tutte potenze continentali in conflitto tra loro

      ammesso che la Cina sia fuori e non dentro il sistema

      • Peucezio says:

        Sì, è vero che si odiano fra loro, ma Obama sta facendo di tutti per far mettere loro da parte il loro odio reciproco, magari solo temporaneamente.
        Inoltre, per quanto si guardino in cagnesco, hanno oggettivamente interessi geopolitici comuni.

        Sulla Cina e il sistema: anche la Russia – non parliamo di India o Brasile – lo è (forse lo è un po’ meno la Corea del Nord). Il punto è come ci stai dentro il sistema.
        Parliamo comunque di un mondo integrato, strettamente interconesso. Ma non per questo meno conflittuale.

        • Francesco says:

          Obama? secondo me questo ha capito da poco di essere arrivato alla Casa Bianca, non parliamo di idee politiche

          al confronto Bill Clinton era uno statista

        • Peucezio says:

          Magari fosse come dici tu.
          Obama è un personaggio diabolico e non va affatto sottovalutato. E’ uno dei pochi presidenti americani recenti non deficienti.

        • Francesco says:

          Peucezio

          a me sembra sia un ebetino di bell’eloquio completamente privo di capacità politiche, all’interno come all’esterno

          cosa ti fa pensare che sotto ci sia dell’intelligenza?

      • PinoMamet says:

        “tieni conto che i pezzi grossi non occidentali (Cina, India, Russia, Persia, Turchia) si odiano tra loro più di quanto odino noi”

        Mah, questo Francesco mi sembra un po’ un pio desiderio
        (per non dire sempre “wishful thinking”: esiste anche una lingua italiana!)

        Si odieranno tra loro, ma non certo più di quanto odino USA e un po’ anche Europa.
        E poi si stanno ulteriormente riavvicinando, la Russia fa affari con la Cina anziché darsele sull’Amur o, per interposta persona, in Vietnam (il Vietnam ha combattuto anche contro la Cina anche se non lo ricorda nessuno…);

        la Persia minaccia con cadenza semestrale Israele e USA e non certo la Turchia, anche se possono poi avere poca simpatia, e così via.

        • Francesco says:

          la Russia teme di essere invasa dalla Cina, non dagli USA

          la Turchia e la Persia si giocano la supremazia sul Medio Oriente, al di là della retorica

          l’India odia talmente la Cina da essere da decenni alleata della Russa in funzione anti-cinese

          no, non credo sia solo wishfull thinking, è che insistono sulle stesse aree

          ciao

  10. Moi says:

    @ MIRKHOND

    http://www.vittoriomessori.it/blog/2014/04/21/perche-la-chiesa-non-crede-al-vangelo-secondo-rocco/

    … Questo ?

    “Perché la Chiesa non crede al Vangelo secondo Rocco”

    PS

    Certo che anche il Messori, a scrivere semplicemente “Rocco”… a chi crede che pensino soprattutto i Gggiovani del Belpaese ? ;) :)

    • Moi says:

      18 novembre 2004 : in pratica già 10 anni , politicamente (partiti, leader e simboli) datatissimo ma …

    • mirkhond says:

      Il concetto è quello.
      Ma l’articolo di Messori che lessi, credo che risalga al 2005-2006, quando Ratzinger era papa.
      E Messori si rivolgeva a Pera, come mente pensante dell’ateismo devoto, e paragonandolo a Maurras e ai danni che avrebbe provocato.
      Non a Ferrara.
      Però, la sostanza dell’articolo, è quella…

    • Francesco says:

      in sostanza, per essere prudente e cauta la Chiesa europea ha accettato la cancellazione del Cristianesimo dal discorso pubblico europeo

      per non essere “cappellano di partito” è finita a essere dispensatrice di biglietti dei baci Perugina

      non so quanto sia stata una grande idea

      • mirkhond says:

        Già meglio essere i ruffiani dei massoni neocons, responsabili della distruzione di quella stessa civiltà cristiana, di cui vorrebbero recuperare solo una facciata, per continuare a fare la loro vita NON cristiana, timorosi di una Fede che potrebbe costringerli a RIfare le persone serie….

      • PinoMamet says:

        In effetti Francesco non credo che l’alternativa per i cristiani sia tra “essere invisibili” e “essere una cricca di guerrafondai razzisti”…
        ;)

        voglio sperare per loro che non sia così!

        • Francesco says:

          lo voglio sperare anche io ma mi pare che la scelta sia la prima che dici: essere invisibile, inutili, insapori

          il bello di Mirkhond è che mette insieme una vittoria massonica (l’espulsione del cristianesimo dalle fondamenta riconosciute della civiltà europea) con un’accusa di collaborazionismo con la massoneria

        • mirkhond says:

          Sono stati i tuoi amici Ratzinger e cielle ad allearsi coi massoni sessantottardi pera e ferrara….
          Per salvare la civiltà cristiana (?) naturalmente….

        • Francesco says:

          Ferrara massone?

          Mirkhond, ti ricordi lo scontro sulla “costituzione” europea? finito senza Costituzione, senza Europa, con la sconfitta del buon senso, dei cristiani, e pure dei “cristianisti” – cosa che dispiace meno

        • mirkhond says:

          Ferrara massone?

          Chiediglielo a lui…
          Pera lo è….
          Ed idem parte dei vertici della galassia teocon così cara al tuo emerito B16….

  11. Moi says:

    A proposito di “Ateismo Devoto” … secondo una delle tante provocazioni di Gnocchi&Palmaro, è più “catechistico” far guardare a un bambino catechizzando una partita di calcio che NON l’ultima fiction RAI su San Francesco.

    Perché ? Semplice: nella fiction RAI San Francesco sarà sempre stravolto a favore di un’ ideologia “di moda” (Animalismo-Ecologismo-Veganismo oggi, Pauperismo-Comunismo-Contestazione ieri) … La partita di calcio, invece _ specie prima di un rigore o una punizione pericolosa_ è l’ unico (!) contesto rimasto nell’ Occidente PostCristiano in cui sia possibile vedere qualcuno (giocatori o spettatori inquadrati) farsi sinceramente (!) il Segno della Croce .

  12. Z. says:

    A quanto ricordo, l’Iraq – oltre a garantire un tenore di vita discreto alla propria popolazione – aveva anche un’ottima scuola di cardiologia e una rispettata tradizione di studi in materia di diritto internazionale (ma qui Roberto ne saprà più di me).

    Però, come Miguel ci ricorda spesso, il petrolio è una benedizione ma talvolta anche una maledizione assieme.

    • roberto says:

      “studi in materia di diritto internazionale”

      sinceramente non saprei.
      fra i paesi arabofoni l’unico che ha una certa tradizione di studi di diritto internazionale, a mia conoscenza, è l’egitto con una scuola che si raccoglie intorno all’ex giudice della corte internazionale di giustizia abi saab.

      altro non so

      • Z. says:

        A me la vendettero così, se ben ricordo, ma sono passati molti anni da allora. E comunque l’esperto in materia sei tu :)

  13. Moi says:

    Oggi il “Google Doodle” (è interessante la passione quasi maniacale dell’ Anglobale per le assonanze !) è dedicato a Lev Tolstoj … che in effetti mi sembrava strano che potesse essere Padre Pio; specie con quella “G” a mo’ d’aureola, che in teoria dovrebbe diversificarne l’ immagine disegnata da quella di Obi Wan Kenobi.

  14. Moi says:

    PER L’ ADDIO & RITORNO DI HABSBURGICUS

    http://www.youtube.com/watch?v=RprN07SfFzc

    … ne si conviene tutti, purtroppo !

  15. Notizia curiosa – la famiglia di Sotloff, il giornalista ucciso dall’ISIS – accusa i “ribelli moderati” siriani di aver venduto Sotloff all’ISIS:

    http://dailycaller.com/2014/09/08/sotloff-family-spokesman-syrias-so-called-moderate-rebels-sold-sotloff-to-isis/

  16. Mondo cane says:

    Nel febbraio del 1982 il giornalista israeliano Oded Yion ha scritto per il ministero degli Esteri di Tel Aviv un interessante articolo pubblicato sulla rivista israeliana «Kivunim» su La strategia d’Israele negli anni Ottanta del Novecento (13). Tale piano prevedeva già nel 1982 la «dissoluzione della Siria, dell’Iraq e del Libano» (14). Si tratta di una «instabilità costruttiva», la quale si basa su tre pilastri: 1°) creare e gestire conflitti inter-etnici in medio oriente; 2°) favorire lo spezzettamento geopolitico del mondo arabo; 3°) favorire il settarismo salafita, wahabita, qaidista, jihaidista e della ‘Fratellanza Musulmana’.

  17. mirkhond says:

    “Obama è un personaggio diabolico e non va affatto sottovalutato. E’ uno dei pochi presidenti americani recenti non deficienti.”

    E’ un manovrato anche lui.
    Negli usa il presidente non è uno zar, e nemmeno un princeps augusteo…

    • Peucezio says:

      Ovviamente.
      Ma ci sono servi intelligenti e consapevoli e servi idioti. Ai padroni risultano utili gli uni e gli altri in modo diverso.

      Inoltre i vari presidenti americani esprimono sfumature diverse nelle loro scelte politiche (esterne e interne).
      Può essere che siano il prodotto di diversi orientamenti che si succedono nei poteri che li guidano, ma può anche essere che tali sfumature facciano parte di un margine di oscillazione tollerato da tali poteri, purché si rimanga entro certi confini. Come può essere che vi siano entrambe le cose: scelte individuali più o meno in consonanza con orientamenti del potere.

    • Francesco says:

      manovrato da chi?

      vi è così insopportabile essere chiari ed espliciti?

      • Z. says:

        Gli stessi che manovrano i giudici cattivi contro il buon Silvio, porcaccia la miseria! Devono essere loro!

        :D

        • Francesco says:

          Occhetto, Bersani ed Ezio Mauro? questo spiegherebbe la politica economica e quella estera di Obama

          :D

        • Z. says:

          Ezio Mauro, bah.

          Bersani, mah.

          Ma Occhetto, beh, non credo sappia gestire niente di più complesso di una cassetta per gli attrezzi. E anche su quella mi resta qualche dubbio :D

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