Arricrìa li cavaleri!

Ritrovo, commosso, Rosa Balistreri.

Con il suo volto duro, meravigliosamente espressivo, siciliano, berbero, arcaico, prematuramente segnato… Un volto che non troverete mai nella pubblicità.

Davvero, non siamo tutti uguali, e Rosa è stata più grande, più profonda, più intensa di tutti noi.

Con una vita che è stato tutto un pugno allo stomaco. Leggetela.

Come se la bellezza vera potesse nascere solo da abissi inconcepibili di dolore.

Certi suoi frammenti di luce tagliente me li porto dentro da trent’anni.

Forse tra tutte le cose che Rosa Balistreri ha cantato (con la sua “u” aperta e la “erre” arrotata, alla palermitana), le parole che mi sono più rimaste sono queste:

“Signuruzzu chiuviti chiuviti
ca l’arburelli su morti di siti
e si acqua ’un nni mannati
semu persi e cunsumati

L’acqua di ncelu sazìa la terra
funti china di pietàti,
li nostri lacrimi posanu nterra
e Diu nni fa la carità.

Nesci nesci suli suli
pi lu santu Sarvaturi
’etta un pugnu di nuciddi
arricrìa li picciriddi
etta un pugnu di dinari
arricrìa li cristiani
’etta un pugnu di fumeri
arricrìa li cavaleri.”

E’ una canzone alla zingara, nel senso che ogni parola è carica di sensi che se ne stanno dentro la parola stessa, non ci si pensa nemmeno a spiegarle. E racconta l’universo intero per immagini dirette, che non hanno nulla a che fare con il simbolismo degli intellettuali.

Dal Signuruzzu dove il Gesù feroce, generoso e lacerato è a portata di un abbraccio, all’arricriari, quell’espandersi del petto della creatura momentaneamente graziata; alla giustizia finale nella sua semplicità: le noci ai bambini, i denari ai cristiani e il letame ai cavalieri.

Qui trovate le parole, anche con una traduzione – per quel che può valere – nella lingua appunto dei cavaleri. Proprio per questo passaggio, dalla lingua orale a quella scritta, nessuna parola, anche quando suona quasi identica a quella italiana, significa la stessa cosa.

E qui potete ascoltare la voce, unica, di Rosa Balistreri, pensando per un attimo a tutto quello che ci doveva essere dietro, e che non possiamo nemmeno immaginare.

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55 Responses to Arricrìa li cavaleri!

  1. Francesco says:

    che ci fanno i cavalieri col letame? è un verso sarcastico?

    >> e che non possiamo nemmeno immaginare.

    a me fa soprattutto venire in mente che non dipendere più dalle piogge per avere da mangiare non è una brutta cosa

    ciao

  2. mirkhond says:

    Di Rosa Balistreri ricordo la Ballata del Prefetto Mori, colonna sonora dell’omonimo film di Squitieri con Giuliano Gemma, del 1977, sulla controversa figura del celebre “Prefetto di Ferro”.

  3. PinoMamet says:

    Molto bello!

    Come ogni emiliano ;) adoro la Sicilia; inoltre per motivi di vicinato di quando abitavo fuori città, di fidanzamenti di mio fratello, di amicizie e infine anche di lavoro, mi ci ritengo legato in modo particolare.

    Da quando abitavo fuori città, capisco appunto la preghiera per la pioggia e i proverbi agricoli; e anche che ai “cavalieri” si mandi il letmae ;)

    Come linguista dilettante, noto che il siciliano è molto più semplice da capire per un emilianofono ;) di altri dialetti meridionali, alcune parole diverse dal lessico comune italiano sono poi le stesse di qua (“lu gruppu alla gugliata” sarebbe un “grupp alla goccia”- che vuol dire ago), alcune hanno rimandi francesi (il “fumeri” appunto).

  4. mirkhond says:

    Molti Siculiani sono originari delle tue parti…..

  5. mirkhond says:

    Siciliani

  6. Moi says:

    Dunque: “divertire”, “confortare” , “inzaccherare” … tre signifcati contestualmente diversi di “arricriari”. Il cui significato “di base” consiste in “quell’espandersi del petto della creatura momentaneamente graziata” …

    Interessante, indubbiamente.

    @ IZZALDIN (o latri di “Madrelingua” …)

    “Arricriari” c’entra qualcosa con “ricreare” oppure è un’ assonanza casuale con “ar” Emiliano per “ri” o “re” ?

  7. Moi says:

    “altri”

  8. Moi says:

    “arcrièr” / “arcréèr” … “ricreare” , “re-creare” …

  9. Moi says:

    Rosa Balistreri ha cantato (con la sua “u” aperta e la “erre” arrotata, alla palermitana)

    [cit.]

    “U” aperta ?! … Sarebbe ?

  10. Moi says:

    “al gropp dl’ agoccia “(visto trascritto più o meno così) si dice(va) anche a Bologna …

  11. Moi says:

    Pensavo di capirci meno … ;)

  12. Moi says:

    Ma “lu pinninu” è questo, il “pennino” ?

    http://t1.ftcdn.net/jpg/00/40/62/64/400_F_40626496_1PgscHz2IZk3i2RBQfghomXciACaPIzH.jpg

    … in senso di “a fondo” ha senso, se si sa cos’è.

  13. Per Moi

    ““U” aperta ?! … Sarebbe ?”

    Avendo imparato il siciliano a Siracusa, mi colpiscono nella pronuncia della cantante:

    1) una “u” finale che suona quasi come una “o”

    2) la “r” che suona come in italiano

    3) la “tr” con due suoni staccati, come in italiano

    4) la “str” con tre suoni staccati, sempre come in italiano.

    5) la mancanza del dittongo “au”.

    Parola chiave di distinzione: “altro”.

  14. Moi says:

    “cristiani” … in tutti i dialetti d’Italia questa parola viene usata per “esseri umani” e soltanto ” de-contestualizzata (!) ” (vuoi per ignoranza, vuoi per malafede …) può essere considerata razzista / suprematista ecc …

    • Moi says:

      Specialmente nei dialetti, per forza di cose anagrafiche, sempre “arcaizzanti” … tipo i “nùster” ;)

    • Framcesco says:

      confermo di aver sentito dai miei maggiori il termine cristiano come sinonimo di essere umano

      non ricordo se riferito davvero a popoli cristiani o esteso a tutta la specie

      :D

  15. Moi says:

    PASQUALE POWER ! ;)

    http://www.linkiesta.it/cristoteca-dj-Zeton

    come “contraltare” ;) alle discoteche, sbarcano in Italia le “cristoteche” [sic] !

      • Z. says:

        Uhm, premetto che non me ne intendo, ma così a occhio il termine mi pare non dico blasfemo, ma se non altro involontariamente derisorio!

        Sarà che la prima volta che ho sentito il termine “cristoteca” è stato ormai parecchi anni fa, in un brano non particolarmente devoto cantato da un gruppo romano non particolarmente cattolico, che probabilmente conosci anche tu…

  16. mirkhond says:

    Dopo il discoratorio di Gabicce, di che ti meravigli? :)

  17. Moi says:

    ZENA :

    Nuova attrazione turistica … una specie di “contrappasso” :

    http://notizie.virgilio.it/gallery/concordia-tour-in-battello-per-vedere-relitto-foto.html#1

  18. izzaldin says:

    @Miguel
    Per Moi

    ““U” aperta ?! … Sarebbe ?”

    Avendo imparato il siciliano a Siracusa, mi colpiscono nella pronuncia della cantante:

    1) una “u” finale che suona quasi come una “o”

    2) la “r” che suona come in italiano

    3) la “tr” con due suoni staccati, come in italiano

    4) la “str” con tre suoni staccati, sempre come in italiano.

    5) la mancanza del dittongo “au”.

    Parola chiave di distinzione: “altro”.

    giusto, però attenzione:
    il dialetto parlato dalla grandissima Balistreri è il dialetto arcaico e tradizionale, oggi a Palermo “tr” si legge come “ciaffico” di Johnny Stecchino.
    In più lei era nativa di Licata, e il suo dialetto era molto “letterario”, purissimo.
    (non sono suprematista nè siculocentrico, ma sapete anche voi che il siciliano è una lingua letteraria di antica tradizione e che, secondo alcuni, con Cielo d’Alcamo e Stefano Protonotaro, influenzò lo stesso Dante).

    Rosa Balistreri collaborò a lungo con il Folkstudio palermitano, un gruppo di antropologi guidati dal figlio del poeta Ignazio Buttitta che, armati di registratore, nei primi anni ’60 andavano nelle campagne a inseguire le voci delle raccoglitrici di olive e i canti “alla carrittera”.. i primi anni ’60 furono un periodo culturalmente molto ricco per la Sicilia.

    Mi limito ad aggiungere, visto che avete citato la ballata del prefetto Mori, che il mondo “folk” siciliano era comunista, e contro i comunisti siciliani hanno sparato prima i mafiosi, poi i poliziotti del Regno, poi i fascisti e poi fascisti e mafiosi insieme. L’antimafia in Sicilia nacque come lotta di classe e occupazione dei feudi baronali, difesi da fascisti e mafiosi con il benestare di polizia, clero, baronato e magistratura. Storici come G. C. Marino e U. Santino e S. Lupo hanno scritto fiumi di inchiostro sull’argomento.

    C’è un motivo, quindi, se un intellettuale come Sciascia se la prendeva (anche) con l’antimafia ufficiale in divisa. E lo stesso dicasi per Impastato e molti altri.

    saluti,
    Izzaldin

    • Andrea says:

      @ Izzaldin

      “…il mondo “folk” siciliano era comunista…”.

      Vorrei, però, ricordare che l’Antimafia non è stata (e non è, né deve essere) soltanto comunista… Come dimenticare il socialista Placido Rizzotto?… Lo stesso Leonardo Sciascia, pur essendosi iscritto inizialmente al PCI, non era affatto comunista: infatti, mi risulta che prese le distanze dal Comunismo italiano proprio in conseguenza della pervicacia, del conservatorismo e del verticismo di gran parte del PCI (o, se non altro, della dirigenza del PCI)…

      “L’antimafia in Sicilia nacque come lotta di classe e occupazione dei feudi baronali…”.

      Pienamente d’accordo. Però, a costo di andare un po’ più indietro nel tempo, mi piacerebbe ricordare che i Fasci Siciliani erano in massima parte un movimento liberalsocialista e democratico…

      • izzaldin says:

        giusto distinguere l’antimafia socialista da quella comunista.
        per quanto riguarda Sciascia, prima si iscrisse al PCI perché, in una realtà periferica come la provincia di Agrigento, “lo ritenne naturale” (parole sue).
        Poi si spostò verso i Radicali per continuare la sua battaglia garantista e, come dici giustamente tu, non era di certo un comunista trinariciuto ortodosso appenninico.
        saluti,
        Izzaldin

        • Moi says:

          E infatti, sopra l’ Appennino, Sciascia fu duramente criticato come “Voltagabbana” … dubito che qualcuno possa sorprendersene.

  19. mirkhond says:

    Per Izzaldin

    Grazie per le preziose informazioni sulla tua patria.
    ciao!
    .

  20. Per Izzaldin

    “il dialetto parlato dalla grandissima Balistreri è il dialetto arcaico e tradizionale, oggi a Palermo “tr” si legge come “ciaffico” di Johnny Stecchino.
    In più lei era nativa di Licata, e il suo dialetto era molto “letterario”, purissimo.”

    Grazie!

    Anche per le riflessioni sul particolarissimo comunismo siciliano.

    Conosci Sicilia Libertaria? Non saranno comunisti, ma anarchici, però hanno pubblicato riflessioni molto interessanti sulla “questione siciliana”.

  21. E sempre per Izzaldin, citando Ignazio Buttitta:

    Sfarda sta carninisazza arripizzata,
    tìncila e fanri un pezzu di bannera
    russa comu la tònaca di Cristu,
    pi torcia lu to vrazzu e lu to pusu:
    unniala a li venti a pugnu chiusu:
    russa era la tònaca di Cristu!.

    https://www.youtube.com/watch?v=O9ZFPYHIcRw

    • Z. says:

      Wow, avevo letto Ibn Battuta al posto di Ignazio Buttitta e per un attimo mi sono chiesto se per caso parlasse e scrivesse anche anche in siciliano!

    • izzaldin says:

      ecco, Ignazio Buttitta è proprio il simbolo del discorso sul comunismo rurale siciliano.
      Anche in altri componimenti ricorda l’uccisione dei vari capilega delle campagne e paragona la loro morte alla morte di Gesù.
      D’altronde, i Fasci Siciliani sventolavano i vessilli di Marx e di Santa Rosalia assieme..

  22. Moi says:

    @ TUTTI

    Ho notato _ e questa canzone di Rosalia Balistreri lo conferma ancora una volta !_ che nei “dialetti” d’ Italia (Tutti ? Parrebbe di sì …) si prega dando del “Voi” a Dio, alla Madonna, a Padre Pio o altri Santi. Lo stesso in Francese, almeno quando la gente era cattolica e ancora pregava ; curiosamente, in Spagnolo usano il “tú” e in Portoghese il Você [sorvoliamo sul fatto che in Brasile ha sostituito il “tu”, tipo lo “You” in Inglese, ndr] . Non so, però, se ai tempi del Caudillo Francisco Franco si pregasse con “Usted” … oggi difatti, ci diceva Izzaldin, l’ uso di “usted” è ritenuto “clericofascista” nella Spagna UltraPoliticallyCorrect ! E, dal punto di vista dei Liberal USA, gli Spagnoli sono dei “Mediterranei Guariti” (dalla propria cultura originaria cattolica = malattia)

    Anche in Bolognese c’è il “Vó” devozionale di locuzione gentile; oramai rarissima persino fra i dialettofoni più anziani, specie in città.

    In Italiano, invece si usa il “Tu”.

    E mica parlo solo di devozione “popolaresca”, ma proprio del testo (!) del Padre Nostro e dell’ Ave Maria ! E NON mi risulta che, almeno in Italiano, siano mai esistite un Ave Maria e un Padre Nostro con il suddetto utilizzo del “Voi”.

    Ebbene … come ve lo spiegate ? Non è un’ eccessivo antropomorfismo pregare usando locuzioni gentile ?!

    *************

    E nell’ Ebraismo e nell’ Islam ? Ammesso che vi siano locuzioni gentili … si usano in senso “devozionale” ? Mi verrebbe da dire di no … perché, all’ antropomorfismo (e, di lì, il passo all’ Idolatria non è lungo …), Ebrei e Musulmani ci stanno parecchio più attenti !

    • Mauricius Tarvisii says:

      A casa dei miei zii ci sono delle vecchissime scritte (risalenti agli anni ’50, a quanto mi hanno detto) in cui a Dio si dava del voi.

  23. Moi says:

    Mah ! Però il “Tu Signore” pare che, “da Umano a Umano”, esista soltanto nelle Marche Centrali …

  24. Z. says:

    Moi, conoscevi questo piccolo capolavoro? E tu, Duca? Sono praticamente tuoi vicini di casa!

    E se qualcuno crede in Dio allora è da scartare, da buttare
    nell’indifferenza della massa
    facendoti sentire un perdente, un nessuno
    ma è con Lui che noi siamo i numeri uno!

    Ogni ginocchio si piegherà
    e ogni lingua confesserà
    che Gesù Cristo è il Signore
    alla gloria del Padre, amen!

    https://www.youtube.com/watch?v=azYISfaOAI4

  25. mirkhond says:

    Le parole sono belle, anche se il rap è estraneo alla mia dimensione spirituale……

  26. Moi says:

    @ TUTTI

    “Sfarda sta carninisazza arripizzata,

    tìncila e fanri un pezzu di bannera

    russa comu la tònaca di Cristu,

    pi torcia lu to vrazzu e lu to pusu:

    unniala a li venti a pugnu chiusu:

    russa era la tònaca di Cristu!.”

    [cit.]

    *** PROVO (direttamente, senza ricerche sul lessico) a tradurre : ***

    “ Strappa questa […] rappezzata (?)

    Tingila e fanne un pezzo di bandiera

    Rossa come la tonaca di Cristo

    Poi torci (?) il tuo braccio e il tuo polso

    Uniscila (?) / Innalzala (?) ai venti a pugno chiuso :

    rossa era la tonaca di Cristo”

    “Lingua e Dialettu” … poesia sempre di Ignazio Buttitta

    http://digilander.libero.it/scuolaacolori/intercultura/materiali/buttitta.htm

    [testo a fronte, ma ne ho avuto bisogno meno del previsto … ci sono però dei “meccanismi linguistici” che non ho ancora ben capito. ]

    Tristemente lucida e purtroppo “disarmante” … specie in zonecome questa ove, ricordiamocelo sempre, il “Dialetto” è stato sottoposto al Suicidio Assistito da parte del Partito.

    (@ PINO)

    su Wikipedia, il Buttitta viene mostrato sempre in foto con sulla testa una specie di “zuccotto”, o perlomeno un copricapo “intermedio” fra kippah e fez … eppure non mi risulta che fosse Ebreo.

    http://it.wikipedia.org/wiki/Ignazio_Buttitta

    … ne sai di più ?

    • PinoMamet says:

      …secondo me gli andava di portarlo, tutto qua.

      In realtà fino all’Ottocento copricapi simili (zuccotti, papaline e comunque li si voglia chiamare) erano abbastanza diffusi come “copricapi da casa”, abbastanza ovunque credo.

      Dal punto di vista ebraico, se non è un misto di lana e lino (proibito), quella che ha in testa Buttitta è una legittimissima kippah.

      Di forma simile erano diffuse tra gli ebrei del Nord Africa e dell’Asia centrale (Bukhara ecc.). Ma le usavano anche i non ebrei. Mi pare che ogni tanto qualcuno se le metta ancora, per fare l’originale, comunque sono in vendita nei negozi (anche online) di articoli ebraici.

  27. Moi says:

    SICILIANO (di dove, esattamente ?)

    *** LINGUA E DIALETTU ***

    Un populu

    mittitilu a catina

    spughiatilu

    attuppatici a vucca

    è ancora libiru.

    Livatici u travagghiu

    u passaportu

    a tavula unnu mancia

    u lettu unnu dormi,

    è ancora riccu.

    Un populo

    diventa poviru e servu

    quannu ci arrubbano a lingua

    addutata di patri:

    è persu pi sempri.

    Diventa poviru e servu

    quannu i paroli non figghianu paroli

    e si mancianu tra d’iddi.

    Mi n’addugnu ora,

    mentri accordu la chitarra du dialetto

    ca perdi na corda lu jornu.

    Mentre arripezzu

    a tila camuluta

    ca tissiru i nostri avi

    cu lana di pecuri siciliani.

    E sugnu poviru:

    haiu i dinari

    e non li pozzu spènniri;

    i giuielli

    e non li pozzu rigalari;

    u cantu

    nta gaggia

    cu l’ali tagghiati.

    Un poviru

    c’addatta nte minni strippi

    da matri putativa

    chi u chiama figghiu

    pi nciuria.

    Nuatri l’avevamu a matri,

    nni l’arrubbaru;

    aveva i minni a funtana di latti

    e ci vìppiru tutti,

    ora ci sputanu.

    Nni ristò a vuci d’idda,

    a cadenza,

    a nota vascia

    du sonu e du lamentu:

    chissi no nni ponnu rubari.

    Non nni ponnu rubari,

    ma ristamu poveri

    e orfani u stissu.

    EMILIANO-ROMAGNOLO

    [Bolognese NON Intramurario … non (!) essendo la variante che ho sentito parlare dai miei nonni]

    *** LANGUA E DIALATT ***

    Un popol

    Mitél in cadàin

    Sftìel d’ incóssa

    Instupaji’i la båcca

    L’è ancåura lébbar.

    Cavij’i vî al lavåur

    Al pâsa-pórt

    La tèvla indóvv al magna

    Al lèt indóvv al dórum,

    L’è ancåura récch.

    Un popol

    Al dvàinta póvr e sérv

    Quànd ch’ ai ròben cla làngua

    Pasèda inànz’ dai pèder :

    L’è pérs po’ par sànpar.

    Al dvàinta póvr e sérv

    Quànd ch’ el paról

    An el métten briśa al månd degli èter paról

    E ‘l s mâgnen stra ‘d läur.

    A m’ incórż pròpri adès’a,

    Intalmàintar ch’ a sån drî a arcurdèr la chitâra dal dialàtt

    Ch’ la pérd na córda al dé.

    Intalmàintar ch’ a sån drî a ‘rpz’èr

    La tàila inśruśgajè dal tèrm

    Ch’ i la tssénn i nùster vîc’ antigh

    Con dla lèna ed pîgher siz’ilièni / emilièni.

    E a sån póvr:

    a j ho i bajûch

    E an pòss briśa spànd’ri;

    I żujî

    E an pòss briśa regalèri;

    Al cànt

    Int la gâbia

    Con gli èl tajè

    Un póvr

    Ch’ al tétta dal lât ed tàtt inaridé

    Ed la mèdar putativa,

    Ech l’ al le ciama “fiôl”

    Par fèrel rabièr .

    Nuèter ai l’avèven, la mèdar,

    I ass la rubénn;

    L’avéa ‘l tàtt a funtèna ‘d lât

    E i ai ‘n buvénn tótt,

    Adès invéz’i i ai scarâcen invàtta.

    A ‘ss avanz’é la våuś ed lî,

    La cadàinz’a,

    La nota bâsa

    Dal såun e dal lamàint:

    Quisti-qué i an ass pôlen briśa rubèr.

    I an ass pôlen briśa rubèr,

    Mo a ‘i avanz’àn pûvr

    E ôrfen l’ istàss.

    *** VERSIONE ITALIANA DI BUTTITTA (riciclabile VS Inglese come “Gergo Obbligatorio”, come diceva giustamente Pino … ma ho tenuto conto dell’ originale in Sicilano) ***

    Un popolo
    mettetelo in catene
    spogliatelo
    tappategli la bocca
    è ancora libero.

    Levategli il lavoro
    il passaporto
    la tavola dove mangia
    il letto dove dorme,
    è ancora ricco.

    Un popolo
    diventa povero e servo
    quando gli rubano la lingua
    ricevuta dai padri:
    è perso per sempre.

    Diventa povero e servo
    quando le parole non figliano parole
    e si mangiano tra di loro.
    Me ne accorgo ora,
    mentre accordo la chitarra del dialetto
    che perde una corda al giorno.

    Mentre rappezzo
    la tela tarmata
    che tesserono i nostri avi
    con la lana di pecore siciliane.

    E sono povero:
    ho i danari
    e non li posso spendere;
    i gioielli
    e non li posso regalare;
    il canto
    nella gabbia
    con le ali tagliate

    Un povero
    che allatta dalle mammelle aride
    della madre putativa,
    che lo chiama figlio
    per scherno.

    Noialtri l’avevamo, la madre,
    ce la rubarono;
    aveva le mammelle a fontana di latte
    e ci bevvero tutti,
    ora ci sputano.

    Ci restò la voce di lei,
    la cadenza,
    la nota bassa
    del suono e del lamento:
    queste non ce le possono rubare.

    Non ce le possono rubare,
    ma restiamo poveri
    e orfani lo stesso.

    PS

    ALTRE TRADUZIONI IN ALTRI “DIALETTI” ?

  28. Z. says:

    OT: non capisco lo sdegno.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/09/05/casa-pound-al-raduno-di-lecce-ci-sara-anche-il-consigliere-regionale-forza-italia/1111844/

    Casa Pound è solo una delle tante sigle che da anni e anni fa estremismo istituzionale e intanto lavora con il partito di Berlusconi, ottenendo in cambio posti in Parlamento e nelle assemblee locali. Che c’è di nuovo?

    Al massimo mi fanno ridere i forzanelli che fanno gli antifascisti, ecco…

  29. PAx says:

    Leggere su questo blog, che seguo ora che vivo a Firenze, un post dedicato alla cantautrice mia compaesana,mi ha fatto arricriare.
    Saluti

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