Vestiti per un pollo che si crede un’aquila

La vera questione non è economica, sociale, nazionale, etnica.

E’ che il pianeta è una ludoteca per polli che si credono aquile.

Foto scattata stamattina alla vetrina di Stefano Ricci (Luxury Lifestyle for Men) dietro Palazzo Strozzi.

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1,393 Responses to Vestiti per un pollo che si crede un’aquila

  1. PinoMamet says:

    Sembra un dio egizio…
    certo era più nobile e suggestivo il costume antico (un cencio sulle palle) che giacca e cravatta;
    difficile trovare un abito più assurdo degli attuali giacca e cravatta, forse quello degli aristocratici francesi del Settecento?

    La cosa che fa più strana di giacca e cravatta, nella loro incarnazione attuale perlomeno, è che hanno perso qualunque funzionalità, sono diventate un mero simbolo.

    Allora, davvero, tanto varrebbe tornare ai mantelli e alle toghe, che almeno si drappeggiano drammaticamente, e nascondono anche molto meglio pancette e flaccidità varie.

    • mirkhond says:

      La cravatta non piace neanche a me, che l’unica volta che l’ho indossata è stata per la discussione della mia tesi di laurea.
      Dopodiché nemmeno ai matrimoni sono riusciti ad impormela.
      Soprattutto per quelli estivi! :)

      • Francesco says:

        ecco, lamentatevi ancora delle vostre vite!

        io devo indossarla il 95% del tempo e quel 5% solo perchè ogni tanto ho il quarto d’ora anarchico e mi vesto casual

        per me è un atto di sadismo dei ricchi e potenti, che possono avere abiti su misura comodi anche in quel formato demenziale

        Miguel, meglio polli scemi o polli da combattimento? che si scannano per quasi nulla?

        • mirkhond says:

          Non immaginavo che fossi u elegantone! ;)
          Ti credevo piuttosto un tipo all’americana, con camicie hawaiane…. :)

        • PinoMamet says:

          Francesco, dall’alto del tuo americanismo, ribellati!
          E imponi almeno il venerdì “libero” o come si chiama, insomma il fine settimana in cui negli uffici statunitensi si va in camicia/polo/maglione (secondo il clima) e “chinos”/”khakis”/al limite anche jeans…

          poi lo usi come base per ulteriori conquiste!

          (basta che non ti arrivi all’estremo opposto di andare al lavoro vestito da rapper, sennò vengo col lanciafiamme!! ;) )

        • Francesco says:

          elegantone!

          sai quanto costa un vestito da uomo?

          sembro uno che ha saccheggiato la Caritas, mi sa

          :)

        • Roberto says:

          Pure io sempre giacca e cravatta, tranne il venerdì (benedetto casual friday per chi come me lavora con un capo inglese o irlandese) sbraco totale appena esco dall’ufficio

        • Mauricius Tarvisii says:

          @ Mirkhond
          Dipendenti e assimilati hanno l’obbligo di divisa

        • paniscus says:

          E perché mai DEVI indossarla? Cioè, scusa la brutalità, ma se non la indossi che succede? Ti sanzionano? E in base a quale normativa?

          Non ho capito se fai un lavoro di vendita o di consulenza diretta a contatto con i clienti (nel quale caso potrei anche ammettere che ci sia un codice di abbigliamento standard, anche se personalmente è la cosa più lontana dalla mia mentalità che possa immaginare)… ma se invece fai un normale lavoro di ufficio, a contatto solo con i colleghi, a chi mai dovrebbe fregargliene qualche cosa se hai la cravatta o no?

          L.

        • Roberto says:

          Per quanto mi riguarda, ovviamente non c’è nessuna normativa (tranne un generico obbligo di decoro). Giusto una convenzione sociale che fa che gli uomini si vestono in giacca e cravatta (le donne si vestono da ufficio). Credo che sia per distinguere quelli che lavorano da quelli che sono in vacanza (infatti il casual friday adorato dai britannici è schifato da tutti gli altri)

        • Roberto says:

          Comunque sulla divisa, al tempo in cui ero un giovane praticante avvocato e mi occupavo di diritto del lavoro, mi aveva molto colpito un cliente che, visti gli avocati in jeans e maglietta ed il giudice in jeans e camicia fantasia (all’epoca a Bologna così si usava per “avvicinare la giustizia al cittadino”), mi disse “ma a nessuno gliene frega niente del mio caso?”

        • Peucezio says:

          Lisa, fammi capire, hai mai lavorato in un’azienda privata?
          Io no (non ho mai fatto nemmeno un’ora di lavoro dipendente in vita mia, ma sempre libere prestazioni), però so per certo che in molte realtà aziendali le regole non sono una cosa per finta, a cui ti conformi se ti gira e se non ti va non le rispetti.

        • paniscus says:

          Io vorrei semplicemente capire cosa gliene frega all’azienda privata se il suo impiegato medio generico porta la cravatta in ufficio o no, tutto lì.

          Ho specificato chiaramente che posso pure capirla se si tratta di un lavoro a contatto col pubblico, in cui ci si aspetta che la presentazione fisica dell’azienda conti qualcosa nell’impressione percepita dall’utente (ma anche quello, ovviamente, è tutto finto, ossia non è che al cliente gliene freghi davvero qualcosa se il venditore porta la cravatta o no, gli basta che il prodotto funzioni e e che il servizio sia fatto bene… semplicemente anche il cliente “se la aspetta” perché è convinto che tutti se la aspettino, ed è convinto che il venditore si aspetti che lui se la aspetti, e chosì via all’infinito).

          Ma anche ammettendo questo, non riesco proprio a capacitarmi per quale motivo debbano valere le stesse prassi per lavoratori completamente interni all’azienda, di cui ai superiori interessa solo come lavorano e quanto producono.

          Non mi spiego perché mai imprenditori e manager, che normalmente hanno obiettivi e preoccupazioni molto più concrete, debbano perdere tempo ed energie mentali a stare a pensare a una cosa tanto irrilevante come il look del dipendente all’interno dell’ufficio.

          L.

        • Peucezio says:

          Lisa, l’abito, checché se ne dica, fa il monaco, è così.
          E non è neanche detto che sia un male.
          Esiste l’estetica nel senso dell’arte, del genio creativo, ma c’è anche l’estetica spicciola delle cose quotidiane, il decoro.
          Se io mi facessi una grossa macchia d’inchiostro sulla camicia, per esempio, dopo un po’ sarebbe secca, non rischierebbe di sporcare né me né altri e non farebbe nessun danno, ma ciò non toglie che io, appena posso, mi cambio la camicia e la metto a lavare, non me la rimetto il giorno dopo con tutta la macchia.
          E per la giacca e la cravatta, in modo meno rigido, accade qualcosa di simile.
          Sono convenzioni, se vuoi, ma la società è fatta anche di convenzioni, che sono una specie di bussola per orientarsi un minimo.

          Da noi siamo abbastanza equilibrati in questo (e mediamente più eleganti). Pensa che in Spagna esistono regole assurde: tantissimi locali per giovani dove non puoi entrare con le scarpe sportive (e non ti fanno entrare davvero!); addirittura in un ristorante vidi una scritta che proibiva di entrarvi in abito da sposa! Tipo quelle leggi assurde americane come “di mercoledì di giorno dispari non devi tirare il collo alla gallina ammenoché non sei vicino alla chiesa e non c’è bel tempo”.

        • Roberto says:

          Lisa, è semplicemente una convenzione, che varia da società a società.

          Da me:
          Giacca e cravatta = stai lavorando e non scarichi casse di verdura ai mercati generali.
          Con un sacco di codici da osservare e capire.
          Es. sei un capo? Fai il cavolo che ti pare (ed infatti ho visto il mio capo presentarsi ad una riunione molto importante e formale con calzini gialli dei simpson….)
          Sei un quadro, ma ultimo arrivato? Vestito scuro e camicia bianca
          Sei un tecnico (informatico)? Camicia e pantaloni senza giacca

          Ho raccontato di quando facevo il praticante, beh nel mio studio la cravatta era “sconsigliata” (=vietata)

          Poi aggiungo che personalmente trovo sano distinguere il più possibile il momento in cui si lavora dal resto della vita, quindi non mi pesa avere una “divisa” in ufficio

        • Francesco says:

          Nel posto dove lavoro io, non indossare l’uniforme è una dichiarazione di inaffidabilità e di non voler lavorare, un insulto all’Istituzione.

          Che la cosa sia una totale stronzata non si discute ma le regole sociali esistono eccome, e di solito sono delle totali stronzate.

          In più, in una struttura in cui il conformismo e la simulazione di lavoro sono un dogma, l’uniforme è obbligatorissima.

          E adesso non chiedetemi perchè sono ancora qui invece che in un altro posto, a lavorare.

          :(

    • Mauricius Tarvisii says:

      Alla fine è un’uniforme che è ottima per chi come me non ha voglia di decidere la mattina cosa mettersi.
      Ah, non ho diritto a nessun venerdì casual, ma quando vado in giro a fare roba mi permettono di mettermi i jeans (visto che non uso quelli strappati o scoloriti) :-D

      La cravatta finché non mi ci sono abituato era una tortuta. Invece non la trovo così scomoda la giacca… se non abbottonata.

      • Peucezio says:

        “per chi come me non ha voglia di decidere la mattina cosa mettersi.”

        Magari! Invece ci sono le giacche grige, blu, melange, gessato, nere, per non parlare dell’obbobbriosa moda della camicia sotto al giaccia celeste, a righine, rosa, gialla ecc. anziché bianca tinta unita, come sarebbe normale.

        Fosse per me, che per ora non ho obblighi di giacca e cravatta, mi sceglierei una camicia di un colore che mi piace, un paio di pantaloni in tono, un maglione altrettanto intonato e mi comprerei una quindicina dell’una, degli altri e dell’altro e mi metterei solo quelli, a rotazione.
        Solo che poi la gente penserebbe che ho una sola camicia, un solo paio di pantaloni e un solo maglione, quindi farei la figura del pezzente o, peggio, dello sporcaccione che non si cambia mai.

        • PinoMamet says:

          ” , per non parlare dell’obbobbriosa moda della camicia sotto al giaccia celeste, a righine, rosa, gialla ecc. anziché bianca tinta unita, come sarebbe normale.”

          I milanesi di solito indossano giacca e camicia azzurrina; i romani, più formali per tradizione ministeriale e burocratica, la camica bianca.
          Sperimentato con osservazione autoptica in un aeroporto: funziona!

        • Mauricius Tarvisii says:

          Di giorno la giacca deve essere grigia, perché quella blu è per la sera. La camicia azzurra, invece, va bene ed è quella tipica dell’impiegato, se l’occasione non è troppo formale.

        • PinoMamet says:

          ” Di giorno la giacca deve essere grigia, perché quella blu è per la sera.”

          Questa non l’avevo mai sentita, ma può essere una delle infinite declinazioni mondiali dei canoni imposti dai soliti anglosassoni
          (“giacca e cravatta” nella forma indossata dal resto del mondo non è che la forma standardizzata dell’abbigliamento formale inglese di fine XIX- inizio XX sec.)

          Blu (anzi, “navy”) e grigio io sapevo che erano i due colori accettati universalmente per il lavoro;
          gessato, già meno formali;
          vari toni di marroncino, per non parlare di tweed e altre cose, sono invece “rus in urbe” e possono essere indossati da eleganti sfaticati per mostrare che non stanno lavorando.

          Gli inglesi stessi non credo siano molto informati di queste regole attualmente, se non a livello puramente istintivo/imitativo, e comunque le rompono quanto noi, gli americani non parliamone…

        • Peucezio says:

          “I milanesi di solito indossano giacca e camicia azzurrina; i romani, più formali per tradizione ministeriale e burocratica, la camica bianca.”

          Le merdate arrivano sempre da Milano.

        • Francesco says:

          io sarei per le camicie quasi fosforescenti, tinta unita, abito grigio e cravatta

          ma non ne trovo in giro, di camicie crucche come dico io!

          urge trasferta a Dusseldorf

          ;)

  2. Per Francesco

    “Miguel, meglio polli scemi o polli da combattimento? che si scannano per quasi nulla?”

    Mi sembra la stessa identica cosa.

    Per comprare un vestito Stefano Ricci, devi come minimo aver venduto tua madre, o rubato una ludoteca ai bambini:

    http://www.italiaoggi.it/news/dettaglio_news.asp?id=201310161306526221&chkAgenzie=ITALIAOGGI

    «Il prezzo è la cosa che blocca di meno i nostri clienti», racconta a ItaliaOggi Niccolò Ricci, amministratore delegato della family company. «In tempi giudicati difficili abbiamo venduto capi di altissima gamma (si legga prezzo), lavorato più coccodrillo del normale (18 mila metri) e avuto più ordini per la decorazione di interni con la nostra yacht division in collaborazione con i cantieri Benetti e Mondomarine. Un cliente ha voluto un deck intero decorato con i nostri tessuti provenienti dall’Antico setificio fiorentino, azienda rilevata dalla famiglia Pucci».

    • Francesco says:

      stai mettendo in discussione come le aquile spendono i loro sudati soldini?

      io è dei polli che mi preoccupo

      ciao

    • Z. says:

      L’avidità è ciò che permette la corretta riallocazione delle risorse dal più inetto al più capace, dopotutto.

      Comunque la giacca non è male, bisogna dirlo :)

      (PS: Miguel, dovresti includere il segno $ nel link altrimenti non funzia!)

    • PinoMamet says:

      è una giacca a vento? a me sembra di pelle… e se è di pelle, fidatevi, non li vale.

      Restando nel regno di persone che vogliono una giacca di pelle (non è nei miei gusti, ma contenti loro…) e non l’imitazione punto per punto di un reperto storico della II guerra mondiale,le più ambite direi che le fa Aero leathers e di recente il suo rivale Alexanders, tutti e due dello stesso paesino scozzese.
      Siamo sulle 400-600 sterline massime, però.

      Pelle di ottima qualità, lavorazione anche, modelli adattati su misura o creati ex novo (“bespoke”).
      A me non piacciono (le trovo tutte un po’ “boxy”, se posso fare il coglione usando i loro termini, con delle spallone enormi adatte forse a un boscaiolo scozzese o canadese), ma gli appassionati ne vanno matti.

      C’è un pazzoide americano (Lost World qualcosa del genere) che le fa simili e più costose, aveva un sito pieno di imprecazioni contro i clienti che non capiscono niente e gli europei e la loro fottuta moda da froci che ha rovinato il bla bla bla.
      Più care.

      Poi c’è Lewis Leather, inglese, molto anni ’60-’70, se un cantante inglese di quell’epoca ha una giacca di pelle, di solito è roba loro. Facilmente riconoscibili.
      Assieme al new yorkese Schott sono forse gli unici che fanno cose gradevoli e portabili (Lewis molto più caro)

      • PinoMamet says:

        Io ‘ste cose le cose perchè ho contatti nella moda e la passione per il vintage, ma mica le porto!

        Non perchè sono di pelle, ma perché:
        -se ho 700 euro da buttare, piuttosto faccio un viaggettino;
        -non mi piacciono
        -credo che anche 100 euro per un capo di abbigliamento siano, da tutti i punti di vista, troppi.

  3. Per Z

    “L’avidità è ciò che permette la corretta riallocazione delle risorse dal più inetto al più capace, dopotutto.”

    Da inetto, mi permetto di difendermi, nella misura in cui posso.

    Non ho un amore sviscerato per “i più capaci”.

    • Z. says:

      Dubito che spenderesti 7750 sterline per una giacca a vento, Miguel.

      E se qualcuno lo fa, beh, merita che le sue risorse vengano – appunto – riallocate.

      :)

    • paniscus says:

      E comunque, per quale motivo “il più capace” dovrebbe essere riconoscibile da come si veste, o da quanto costano i suoi vestiti?

      • Roberto says:

        Avevo capito dal post di Z che il più inetto è quello che porta una giacca da 7000 sterline, il più capace quello che ha le 7000 sterline nel portafoglio

        • Moi says:

          E’ un discorso secondario : prima bisogna capire cosa ti porta a vere nel portafoglio 7 ,0 70, o 700, o 7000 euro …

          PS

          Non ho molta fiducia che il “Massonico Regno delle Tenebre, della Troika e del Male” ;) abbia davvero le settimane contate …

        • Moi says:

          Forse però, finalmente (!), NON sarà più possibile stampare o mettere on-line i soliti panegirici sulla UE in cui non compare mai neppure una volta la parola “Massoneria” !

        • Roberto says:

          Moi,
          Sai che mi stai simpatico e ti voglio telematicamente bene ma come cavolo fai ad arrivare da qualsiasi discorso all’ue e ai massoni?!?
          :-)

        • Moi says:

          Chaos Ab Ordine ;)

      • Z. says:

        Lisa, forse non mi sono spiegato bene…

        Il senso era: se qualcuno è così desideroso di spendere quasi ottomila sterline in una giacca a vento altro non merita che di essere privato di quel denaro. E chi lo incassa se lo merita tutto.

        La riallocazione delle risorse, dunque, ha seguito la sua strada corretta :)

  4. Moi says:

    @ Z / TUTTI

    Travaglio “plagia Manzonianamente” Buonanno ?!

    http://www.liberoquotidiano.it/news/personaggi/11566020/Travaglio—Laura-sei-peggio.html

    … su* Boldrini ?

    *Oramai d’ordinanza il pradosso,”sfornerato” chissà dove, di togliere il “la” al cognome per non essere BieKi MasKilisti ! Ah, il BieKo MasKilista sei ovviamente tu, Z : una volta Laura Boldrini tu (!) l’ hai definita “Ex Funzionario” con la “o”, dell’ ONU … o di quel che l’era !

    ———-

    [Accento Marchigiano Centrale, già irritante di suo quando viene “ghignosamente parlato addosso” come se fosse dizione perfetta … se poi ci aggiungi “un affettato pigolìo vagamente roco per meglio farci il rimbrotto”! ] :

    “Badate bene, e mi rivolgo soprattutto alle più giovani, che questo è [pausa] sessismo. Sì, avete capito bene: “Sess-SSi-Ssmò”. Credete che esageri ?! Ebbene: sappiate che io ho esperienza internazionale, e vi dico che un qualsiasi altro Paese la risposta è no ! No ! Noooo ! Nooo-ooo-ooo [simil-belato] !” Le Donne rappresentano il 50% della Popolazione Femminile” [sic!!!] e pertanto il linguaggio, il linguaggio; il linguaggio … il linguaggio: il linguaggio. Il nostro lin-guàààà-ggiooo riflette la nostra anima. Chi parla male, badate bene, pensa (!) male. Chi pensa male, badate bene, parla (!) male. Nel Regno Unito evitano il sessismo nel linguaggio [in Inglese è fin troppo più facile, ndr] . ” Le Donne rappresentano il 50% della Popolazione Femminile” [sic!!!] e pertanto il linguaggio, il linguaggio; il linguaggio … il linguaggio: il linguaggio.

    Io sono stata lA FunzionariA: per una Battaglia i Civiltà, farò ristampare a spese del contribuente tutti i giornali e tutte le riviste, tutti i siti internet dove c’ è scritto “iL FunzionariO” Laura Boldrini !” Perché, può essere accettabile ?! Ebbene: sappiate che io ho esperienza internazionale, e vi dico che un qualsiasi altro Paese la risposta è no ! No ! Noooo ! Nooo-ooo-ooo [simil-belato] !” Le Donne rappresentano il 50% della Popolazione Femminile” [sic!!!] Il nostro lin-guàààà-ggiooo riflette la nostra anima.

    Badate bene, e mi rivolgo soprattutto alle più giovani, che questo è [pausa] sessismo

    [L’ HO IMITATA BENE ?]

    PS

    Ma … non poteva “sbagliarsi” e regalare i tozzi di pane ai BanK$t€rs e i 7,5*10^9 di euri (pubblici) ai “negretti” (si vedono lo virgolette ?) in Africa ? Nel caso, si poteva soprassedere su “tailleurs haute couture avec le cul d’autrui” fra i suddetti “negretti” (si vedono lo virgolette ?) e “canotte e braghini bio-equo-solidal-kilometrozero” alla Camera dei Deputati, non trovate ?

    ——–

    PS (@ Z)

    No, ma … davvero hai tradito Cuperlo, diventando Renziano ?!

  5. Moi says:

    **** ANGLOBALE ****

    Chissà se ‘sta c.d. “pay off” i Giappi della Suzuki l ‘han fatta solo per l’ Italia: non mi meraviglierei … troppo.

    http://www.appartamento67.it/suzuki-swift-fun-cool/

    … e commenti :

    http://blog.terminologiaetc.it/2013/08/23/ambuguita-volgarita-in-pubblicita/

    … roba un po’ vecchiotta, ma tant’è !

  6. Moi says:

    Sembra un dio egizio…
    certo era più nobile e suggestivo il costume antico (un cencio sulle palle)

    [CIT.]

    PinoMamet

    ——————–

    It sigur ;) ? Non è che intendevi … ” s-palle” ?! ;)

  7. Moi says:

    *** Altra Perla Taronista ***

    Ensi Terrone _ by Terron Enzino

    http://www.youtube.com/watch?v=n6JwariJVaY

    ;) :)

    • Moi says:

      Cmq credo che Z ti concederebbe Asilo in Romagna Indipendente se tu fossi costretto come Profugo dopo la Secessione Veneta … ;)

      • mirkhond says:

        Basta che attraversi il Po! :)
        E poi non c’è solo Zanardo, ma anche tu! ;)

        • Z. says:

          Sì, ma così si scoprirebbe l’identità segreta di Moi.

          Scopriremmo che è una persona normale, di trentasei-trentasette anni, leggermente in sovrappeso, magari con un po’ di stempiatura.

          Mentre a noi piace immaginarcelo così: cubista, vulcanico e inafferrabile, fucina inesauribile di immagini nuove!

  8. Moi says:

    Comunismo nel 2014 e … “Atarassia” [sic] :

    http://www.youtube.com/watch?v=Q4HOnPeu5Jg

  9. L’avidità è ciò che permetterebbe la corretta allocazione (non riallocazione) delle risorse dal più inetto al più capace, dopotutto, se la moneta con cui scambiarsi le risorse non fosse continuo oggetto di stupro da parte di banche centrali e/o stati…

    Sì, lo so: mi piace sognare.

  10. Pietro says:

    Miguel cogli nel segno, la crisi non e’ economica ma culturale. E stanno facendo di tutto per farcelo dimenticare. Ho sentito un politico (almeno formalmente) dire che i manifestanti devono pagare una tassa per coprire eventuali danni. Personalmente un mondo dove si perdono di vista le connessioni del reale mi fa paura, si rimuove la violenza e quando esplode si resta attoniti reagendo in maniera scomposta.

    • Z. says:

      L’importante è ricordare bene che a perdere la connessione col reale sono sempre gli altri.

      :)

      • Moi says:

        Il peggio sono i Radical Chic, che il nesso con la Realtà NON ce ‘ hanno avuto MAI !

      • Moi says:

        Ad esempio :

        ” Lorella Zanardo VS Annalisa Chirico”

        http://www.youtube.com/watch?v=XGVS7yUoFn4

        La Chirico, da un lato sarebbe da Medaglia d’Oro per aver smascherato l’ ipocrisia del “Boldrinismo” (termine usato da lei stessa) … ma, subito dopo, da esiliare dall’ Italia per aver fatto gli auguri a Priebke !

        • Moi says:

          Ma ‘sta Zanardo … va a fare Propaganda di Boldrinismo nelle scuole ?!?!

          … E parla di Drive-In senza averne mai visto una puntata, né il (già visto) video che sbugiarda i Radical Chic che ne parlano male ?!

        • Moi says:

          http://www.video.mediaset.it/video/drivein/full/425707/-drive-in-30-anni-fa.html

          Giusto per chi ha il vizio della verità … vedi il discorso sul “Drive In” e il Popolo Viola Boldrinista.

        • Z. says:

          Avevo letto “sto Zanardo”… credevo ti riferissi a me!

          Solo che tu sai bene che non ho il tempo materiale per fare “Propaganda di Boldrinismo”, qualsiasi cosa sia, essendo impegnato a tempo pieno – com’è ormai arcinoto – a reclutare le masse del mondo islamico in supporto a Cuperlo!

          :D

    • Francesco says:

      stai dicendo che gli organizzatori di una manifestazione non sono economicamente responsabili dei danni che causano?

      :(

  11. mirkhond says:

    “la crisi non e’ economica ma culturale. E stanno facendo di tutto per farcelo dimenticare.”

    Forse perché NON hanno le risposte a tale crisi epocale, visto che continuano col mantra di crescita, sviluppo e innovazione, come sentito ieri al tg rainews 24, in relazione al vertice europeo tenutosi proprio a Firenze!

  12. mirkhond says:

    O meglio le risposte, ci sarebbero , ma sarebbero TALMENTE DURE, da rischiare guerre civili, disordini ed un’ ULTERIORE impopolarità, nell’avviare il processo di decrescita NECESSARIA!

    • Moi says:

      Il buon esempio venga dall’alto … ad esempio: la Picerno, del PD, ha fatto l’ esperimento che avrebbe dimostrato che “standoci attenti” con 80 euro si compra da mangiare per ben due settimane ! Ebbene: come dice giustamente Travaglio … stipendio dei parlamentari a 160 euro al mese, così che danno il buon esempio dall’ alto !

  13. Moi says:

    @ LISA

    L’idea è che chi ha i vestiti più costosi, guadagnando di più è il “fittest” … in termini di Darwinismo Sociale. Ad esempio, in “una società che premia troie e leccaculo” (come viene sintetizzato il Ventennio Berlusconiano da Sx, tirandosene fuori più del dovuto)… i “fittest” sono le persone che meglio sanno fornire i suddetti allusi servizi, NON altri che eccellono in altri àmbiti.

    PS

    L’ idea poi che il Merito dei Migliori sia la Panacea Sociale, di solito viene enunciata trasognando “gli Anglosassoni” come fa Beppe Severgnini, e usando il termine “Mediterraneo” come il peggiore degli insulti … per poi “cadere dal pero” quando si scopre che per l’ Avvocato Gay Politically Correct AntiRazzista Anglosassone è inconcepibile sentirsi in colpa a tavola per i negretti denutriti ricoperti di mosche in Biafra !

    Ma credo che questo meccanismo sappia spiegarlo meglio Pino.

    • Moi says:

      Certo, si può spendere per sé un minimo di quel che si guadagna … però non è molto frequente. Ciò non toglie che conobbi personalmente un Umarell Romagnolo che aveva almeno 4 o 5 appartamenti da compravvendere ma viaggiava con una vecchia 131 a metano, fedele al vecchio detto (in tutta Italia) che “soldino risparmiato, due volte guadagnato” !

  14. Moi says:

    l tempo in cui ero un giovane praticante avvocato e mi occupavo di diritto del lavoro, mi aveva molto colpito un cliente che, visti gli avocati in jeans e maglietta ed il giudice in jeans e camicia fantasia (all’epoca a Bologna così si usava per “avvicinare la giustizia al cittadino”), mi disse “ma a nessuno gliene frega niente del mio caso?”

    ROBERTO
    ——-

    Interessantissimo ! Di solito ‘sti aneddoti si trovano solo su siti CattoTradizionali !

    • Roberto says:

      Per completare, il cliente era un marocchino (aveva lavorato per un po’ in una pizzeria senza contratto e poi era stato scaricato da un momento all’altro) che era venuto all’udienza con un completo scuro perfetto, sembrava lui l’avvocato…e chissà dove l’aveva trovato visto che era un povero disgraziato letteralmente senza una lira

    • Francesco says:

      confermo che l’idea è nella testa di quelli che mi pagano, che pure sono veri imprenditori e, magari, di loro non disdegnano di sporcarsi le mani in officina

      del resto, i vecchi comunisti non dovevano essere vestiti meglio* dei padroni, a dimostrare di essere più seri?

      * perfettamente in ordine, intendo

      • Moi says:

        Altri tempi, Francesco … prova ad andare in una sKuola oKKupata e a citare il VeKKio Kompagno Giancarlo Pajetta che “l’ istruzione è obbligatoria ma l’ ignoranza è facoltativa !” Ti linciano dandoti del “Fascio !”

        PS

        Per la cronaca, anche Togliatti era “retrofuturisticamente” un OmoFFoBBBo !

        • Moi says:

          Ah, e il Kompagno Mao aveva liberato (!) il Tibet dal Misticismo e dalla Tirannia Lamaisti !

          Altro che bandierine zozze solidali al Tibet fuori dai balconi … Dicono i Buddhisti Lamaisti di Rinpoche che NON si devono lavare … che, anzi, è blasfemo lavarle !

          Perà mica mi convincono. … Pino ? … Tortuga ? … Come la sapete ‘sta faccenda ?

        • Francesco says:

          altri tempi, altri comunisti, anche se neppure Guareschi può far dimenticare in che mare di sangue nuotassero, quei gentiluomini

  15. Moi says:

    A proposito del Politically Correct e delle Sensibilità Retroattive :

    http://www.youtube.com/watch?v=CvYr5PrB-3A

    Per me, ‘ste robe NON sono da censurare … ma da mostrare previa lezioncina introduttiva, ovviamente il meno pallosa possibile.

  16. Moi says:

    OT

    Israele vs Paesi Arabi …

    http://www.youtube.com/watch?v=sVwu-ppcmgE

    … storie di botte e disarmi da coltelli. ;)

  17. Per Z

    “Dubito che spenderesti 7750 sterline per una giacca a vento, Miguel.

    E se qualcuno lo fa, beh, merita che le sue risorse vengano – appunto – riallocate.”

    Sì, però per cortesia, NON riallocatele al signor Ricci, che di soldi ha già un’indigestione.

    A me viene in mente TANTA gente dalle parti nostri cui si potrebbero riallocare…

    • Z. says:

      Capisco quel che vuoi dire. E ad esempio, a me piacerebbe che il tuo amico che fa belle composizione floreali riuscisse a saltare gli intermediari e a guadagnare appieno ciò che merita.

      E mi piacerebbe che tante altre persone nella sua situazione – e in Italia davvero non si contano – ci riuscissero.

  18. Moi says:

    Stranamente, nulla da dire su questo spot (abbastanza peso) :

    http://www.youtube.com/watch?v=Lfts0lCXRIk

    Qualcuno lo votò al Quirinale “a spregio”,visto che nel 2013 il “Sessista” aveva ancora 49 anni :

    http://www.youtube.com/watch?v=74InRqHZTjM

  19. Moi says:

    @ LISA la Prof. Anticonformista …

    Quindi se (!) dovessero arrivarti in aula adolescenti in look ultra-truzzo tamarration/sgallettation (con attenzione al “genere”) come se anziché a scuola dovessero andare in discoteca … non avresti nulla da ridire ? ;) :)

    • Moi says:

      @ LISA

      In termini puramente scientifici di “Alpha Male”, ” Lek “, “Mating” * ;)

      http://www.youtube.com/watch?v=rCdl3EJgis8

      E-voluzione , In-Voluzione, Ri-Voluzione o Circum-Voluzione della Specie ?

      * Che curiosamente è anche la moneta Albanese …

    • paniscus says:

      Guarda che non ho minimamente parlato di truzzaggine o di volgarità, ho parlato di vincoli e imposizioni formali completamente INUTILI e IRRILEVANTI all’interno di una possibile varietà di abbigliamento che comunque rimane socialmente normale, dignitosa e perfettamente accettabile da chiunque.

      Tu ovviamente hai dato per scontato che l’alternativa alla giacca e cravatta fosse la maglietta da spiaggia o il pantalone stracciato. Ma gente NORMALE che indossa, che so, un bel maglioncino informale, ma in buone condizioni, ordinato e pure gradevole da vedere, non ne conosci?

      E soprattutto: se il dipendente invece che giacca e cravatta indossa tale maglioncino, per il suo dirigente cosa cambia, tanto sempre alla sua scrivania deve starsene, e sempre dello stesso lavoro deve rendere conto?

      • Z. says:

        Per dire la mia, penso che ci siano situazioni che richiedono una divisa: quando l’hai addosso sei un addetto inserito in un certo sistema (militare, tranviere, avvocato, medico…). Quando termina la tua giornata di lavoro la dismetti e diventi una persona come gli altri, libera di dedicarsi alle proprie faccende e ai propri interessi personali.

        Separare la vita professionale da quella privata è importante e salutare, a mio avviso, e la divisa da mettere e da dismettere può esserci di aiuto.

      • Peucezio says:

        Lisa,
        aggiungerei alle mie osservazioni di prima il fatto che forse l'”uniforme” tranquillizza il datore di lavoro, nel senso che il fatto che il dipendente si adegui a certi canoni dà il senso della sua disciplina, accettazione a conformarsi.
        Il che non è proprio l’ideale di come vorremmo fosse un lavoro, ma d’altronde in un rapporto di lavoro ci sono componenti implicite e in qualche modo parassite di cui dobbiamo tenere conto.
        Idealmente il lavoro dovrebbe essere un rapporto in base al quale io ti fornisco delle prestazioni, tu mi paghi per questo e guardi solo all’utilità per te di tali prestazioni. In realtà entrano in gioco una serie di fattori e implicazioni, legati a meccanismi di potere, controllo ecc.
        D’altronde, nel momento in cui si eliminassero la giacca e la cravatta, questi meccanismi, lungi dallo scomparire, prenderebbero delle forme più casual, più falsamente spontaneiste, che sono molto peggio, oltre ad essere di pessimo gusto, mentre il vecchio capo un po’ all’antica che vuole la giacca e la cravatta, a cui danno fastidio i capelli lunghi, in fondo è abbastanza innocuo ed è un manipolatore e un sopraffattore molto meno abile.

      • Roberto says:

        Sono d’accordo con peucezio e z

      • Roberto says:

        Che poi il discorso di peucezio può estendersi al darsi del tu o del lei su lavoro.
        Fosse per me darei del lei a tutti (amici a parte) mentre la moda del tu di finta amicizia imperversa

        • paniscus says:

          Roberto, ti informo che non è detto che sia “moda” fatta apposta per fingere amicizia, può essere anche una cosa spontanea.

          Io per esempio, se fosse per me, darei del tu a tutti, istintivamente mi verrebbe da considerare il lei come una cosa riservata alle situazioni eccezionalmente formali (o magari alle persone molto più vecchie di me, o a quelle che rivestono un ruolo particolarmente “ufficiale” in quel momento).

          Ma in tutti gli altri casi, faccio una fatica terribile a dare del lei, specialmente ai miei coetanei; ovvio che quando serve lo faccio, ma non mi viene naturale, me lo devo proprio imporre artificiosamente.

          Ma non mi sembra affatto, per questo, di sostenere il modello sociale di “finta amicizia personale diffusa” con tutti di cui parli tu… è proprio che non vedo alcuna relazione tra le due cose.

        • Peucezio says:

          Mah, io credo che ci siano entrambe le cose.
          Anch’io complessivamente mi sento più a mio agio col tu, anche se in certi contesti lo trovo un po’ fuori luogo, mi dà fastidio.
          E in generale una minore formalità dei rappporti va nel senso di una maggiore naturalezza: quarant’anni fa due persone di trent’anni (ma persino di venti) che non si conoscevano, si davano del lei, oggi, fuori da certe situazioni formali di lavoro, sarebbe impensabile.
          Però in molti contesti la cosa viene anche ostentata proprio in nome di quel finto spontaneismo che si diceva. E questo mi dà terribilmente sui nervi.
          Inoltre certe cose, spontanee o no che siano, le trovo di per sé criticabili: ormai nel resto d’Europa gli alunni danno del tu agli insegnanti, sia in università che a scuola. Io questo lo trovo opinabile, perché un minimo senso dei ruoli e delle gerarchie in quei contesti ci vuole.

        • Roberto says:

          Lisa,
          Grazie dell’informazione (ma perché hai sempre questo modo polemico di rispondere? Dai, rilassati)

          Comunque, fammi capire, se tu avessi una segretaria/un segretario molto più giovane di te le/gli daresti del tu?
          Io trovo che questo caso sia una classica situazione da finta amicizia, o meglio, paternalismo, abbastanza seccante. Poi è vero anche che vivo in un paese in cui se vai dal pescivendolo ti dice “bonjour monsieur” e si risponde “bonjour monsieur”

        • Roberto says:

          Peucezio,
          Non so qual è la situazione in tutta europa, ma in Germania e Francia a scuola gli insegnanti e gli alunni si danno del lei (voi per i francesi) a partire dalle elementari!
          Mia figlia che fa la quarta elementare e segue il sistema tedesco chiama la maestra Frau Dingsda e le da del lei. La maestra la chiama per nome e le da del tu, ma a partire dalla prima secondaria (cioè a 11 anni) sarà lei per tutti
          Per i primi tre anni c’era moltissima tolleranza, ma già in prima elementare la maestra è frau ed il maestro herr

        • paniscus says:

          Comunque, fammi capire, se tu avessi una segretaria/un segretario molto più giovane di te le/gli daresti del tu?
          ———————–

          E secondo te io sono abituata a pensare negli stessi termini di chi trova normale “avere la segretaria”??????

          Ma ROTFL!!!!!!!

        • PinoMamet says:

          Ma comunque gli daresti del tu o no?

        • Roberto says:

          Lisa,
          Dove hai letto che secondo me tu “sei abituata” ecc. ecc.?
          Ho scritto semplicemente “se tu avessi…”. Questo significa che so perfettamente che non hai una segretaria ma ti chiedo “come faresti se ne avessi una”.
          Poi che sarà mai avere una segretaria…..

  20. Miguel cogli nel segno, la crisi non e’ economica ma culturale.
    Economia è cultura, fa parte della cultura: disgiungerla da quest’ultima fa solo il gioco di chi ce la impone.

  21. mirkhond says:

    Frau Dingsda

    Dingsda è il nome della maestra, o significa proprio maestra?

  22. MOI says:

    In Italia è “tu + nome” verso la classe e “lei prof.” verso gli insegnati …

    • MOI says:

      Parlando da studenti/esse coi “Prof.” di altri “Prof.” (termine che NON pone problemi di “gender” perché è un’ abbreviazione neutra !) si dice o direttamente il solo cognome o “la + cognome” … ma forse ora con il Fornerismo-Boldrinismo è sparito il “la” dal cognome anche per le “Prof.”.

      • MOI says:

        solo cognome per i “maschietti prof” ;) e cognome + “la” per le “donne prof.” … come si faceva comunemente fino all’ ultimo Governo Silvio ;) per i / le Parlamentari nei “tòlch sciò” ;)

      • Mauricius Tarvisii says:

        Noi venivamo prontamente richiamati quando facevamo robe del genere: è “il prof Tizio” e “la prof Caia”.

        • PinoMamet says:

          ?
          Così severi erano da voi?
          Da noi era normalmente “l’ora di Rossi” oppure “l’ora della Bianchi”

        • MOI says:

          Ma proprio anche da Prof. a sudenti/esse :

          “Avete fatto Pascal in fisica con la Caietti ?” “E in filosofia con De Tizionis ?” “Ebbene, era anche un grande letterato …”

        • MOI says:

          A scuola infatti imperversa il verbo “fare” …

        • Mauricius Tarvisii says:

          In gergo “fare” significa trattare

        • paniscus says:

          Noi venivamo prontamente richiamati quando facevamo robe del genere: è “il prof Tizio” e “la prof Caia”.
          —————

          Se dovessimo impiegare tempo a richiamare TUTTE queste singole intemperanze formali, semplicemente impiegheremmo l’intero tempo-scuola a fare solo quello, e non faremmo più lezione.

          L’unica volta che mi sono presa la soddisfazione di farlo notare, fu quando un simpaticone, scappando via frettolosamente per il corridoio, mi salutò con un allegro “Ciao, profe!” e io risposi gelidamente: “ArrivederLa, signor Conti.” (nome di fantasia), e sono convinta che pure il maiuscolo della L si sia sentito.

        • Z. says:

          A me par di ricordare che in ogni ordine di scuola che ho frequentato – dalle elementari in avanti, intendo – gli stessi insegnanti si riferissero spesso ai colleghi dicendo “Tizio” o “la Caia”, senza titolo. Anche quando parlavano in classe, durante la lezione. Né ricordo di alcun compagno di classe che sia stato rimproverato per aver detto “Tizio” o “la Caia” anziché “il Prof. Tizio” o “la Prof.ssa Caia”.

          Beninteso: posso sbagliarmi e ricordare male. Sono passati, come dire, un certo qual numero d’anni :(

  23. Roberto says:

    No significa “tizia”.

  24. MOI says:

    @ LISA
    Da lei, Prof. ;) come funzia, come quando ne si parla in terza persona ? “La Paniscus” …”La Prof. Paniscus” …

    • paniscus says:

      Moi, rifletti un attimo e cerca di essere serio: secondo te io dovrei sapere dettagliatamente in quali termini parlano di me in terza persona, e in particolare in mia assenza? E soprattutto, dovrebbe importarmene qualcosa?

      Probabilmente la maggioranza dei miei alunni, parlando di me in terza persona, usa soprannomi gergali, o in qualche caso anche parolacce e insulti (NON perché io ritenga di essere particolarmente odiata, ma perché penso che lo facciano rigorosamente con tutti i miei colleghi), ma francamente non può fregarmene di meno…

      L.

      • Mauricius Tarvisii says:

        Credo vogliano sapere se quando parlano di te in un contesto formale con un altro insegnante usino o meno l’apposizione.
        Poi è ovvio che dietro le quinte cada ogni formalità, come succedeva anche da noi.

  25. Per Peucezio

    “Anch’io complessivamente mi sento più a mio agio col tu, anche se in certi contesti lo trovo un po’ fuori luogo, mi dà fastidio.”

    Mi sembra che l’Italia sia il paese più tutoyant – come si dice in francese – d’Europa: in inglese il “tu” è addirittura sparito a parte qualche isolatissimo dialetto; ma dove sopravvive, come in tedesco, inglese, spagnolo messicano (dello spagnolo della Spagna non so dire), ma anche turco e farsi (e mi dicono anche in russo), il pronome formale mi sembra che sia la norma, il “tu” un’eccezione che riguarda situazioni particolari.

    Poi devo dire che qui non capita quasi mai di dare del “lei” a qualcuno, ma non so se sia una doppia particolarit toscana e metropolitana.

    • PinoMamet says:

      Vero, però in inglese ci sono altri modi per indicare i livelli di famigliarità o rispetto;
      da queste parti il “lei” resiste bene (come anche il congiuntivo) credo per calco da dialetto, che se non è parlato comunemente da tutti ha lasciato una certa influenza di sostrato, e fa uso abbondante di espressioni con il “lei” (e di congiuntivi e condizionali, per fortuna): “c’al ma diga…” e mai “dim!”
      Molto usato fino agli anni Cinquanta, in dialetto, anche il “voi”, che capita di sentire saltuariamente da qualche anziano molto formale.

    • Roberto says:

      “in inglese il “tu” è addirittura sparito”

      Ho una curiosità su questo punto. Come si fa a dire se “you” detto nel 2014 è un tu o un voi? A naso mi verrebbe da dire che gli inglesi danno del tu a tutti, ma è vero che chi è linguisticamente più avvertito dice quello che scrivi tu

      • habsburgicus says:

        Diciamo che, alla buona, è un “tu”..ma filogicamente è un “voi”..
        Su questo non ci possono essere dubbi, tanto più che il “thou” esisteva…i verbi alla seconda persona avevano una coniugazione particolare, thou art, thou hast…you are, you have senza dubbio, in pura teoria, sono dei “voi siete, voi avete”…
        anche in Germania il “Du” per quanto ancora esistente (eh, non esageriamo :D) mi pare in caduta libera, almeno nel discorso “educato”..cioé, rivolgersi ex abrupto ad uno con il DU, in Germania, oggi, mi parrebbe essere percepito come un po’ rude..o no ?

        • roberto says:

          “ma filogicamente è un “voi””

          si grazie, questo lo so, ma appunto, volevo sapere nella testa di un anglofono del 2014 (filologi esclusi :-) ) cosa è quel you

    • Moi says:

      All’ interno dell’Italia, il Paese più “tutoyante”, la zona più”tutoyante” mi rsulta essere nelle Marche centrali e centro-meridionali … ove odi addirittura robe tipo “Scusa, tu signore/a … “

      • mirkhond says:

        Quando andavo alle scuole medie, un ragazzo semianalfabeta diceva al professore di matematica: SENTI professore! invece di senta professore!
        In Terra di Bari dare del tu invece del voi o lei, è antica consuetudine, specialmente dei cozzali, con qualche eccezione tra i ceti medi, come ricorda il cappellano militare don Giuseppe Buttà (1826-1886), nel suo Un Viaggio da Boccadifalco a Gaeta, relativo alle tremende vicende della fine delle Due Sicilie nel 1860-1861, viste attraverso la lente del 9° reggimento cacciatori del nostro esercito.
        Padre Buttà, cita infatti un chirurgo militare di Terra di Bari che dava sempre del tu, e il buon sacerdote siciliano attribuiva questa peculiarità proprio alla gente della mia terra!

        • Peucezio says:

          Da noi infatti si diceva segnerì, cioè “vossignoria”, anche ai genitori, ma sempre coniugando il verbo alla II singolare e i dialettofoni abituali, almeno gli anziani, hanno seria difficoltà a usare un’altra persona verbale come forma allocutiva.
          Il voi invece lo usava la borghesia e oggi lo usano i dialettofoni che hanno buona confidenza con l’italiano, mentre il lei rimane confinato agli usi formali più lontani da una lingua con una forte caratterizzazione locale.

    • Peucezio says:

      Miguel,
      allora probabilmente la mia impressione è dovuta alla frequentazione col mondo ispanofono o, meglio, con la Spagna, dove fra un po’ l’usted probabilmente sparità del tutto.
      A scuola da anni ormai nessun alunno dà del lei agli insegnanti e in tante altre situazioni in cui in Italia si usa il lei, lì si usa il tu.
      A nessuna amica spagnola di mia madre do del lei, sarebbe completamente fuori luogo. Per la verità neanche a quelle italiane, ma in quel caso sono stato io ad abituarle così in virtù del fatto che ho sempre avuto più facilità di rapporti con gli anziani che coi coetanei e quindi ho teso sempre a stabilire un rapporto rispettoso ma abbastanza paritario.

    • Peucezio says:

      Aggiungo che da qualche parte, ma non ricordo dove, ho sentito dire che nelle università estere si tende a un uso generalizzato del tu.

  26. paniscus says:

    Comunque, è interessantissimo notare come tutti quelli che, quando si parlava di limitazioni alla guida dell’automobile, mi erano saltati alla gola accusandomi di essere un’antidemocratica illiberale che mette in dubbio i sacrosanti diritti fondamentali all’autodeterminazione dell’individuo…

    …adesso si rivelano acquiescenti come pecorelle di fronte alla “normalità” che, nella vita quotidiana, l’individuo stesso debba obbedire a qualcuno che gli ordina come vestirsi, anche quando il suo abbigliamento non fa la minima differenza pratica nei risultati delle sue azioni o nell’interferenza con i diritti altrui.

    L.

    • Roberto says:

      Basti pensare che:
      1. tu suggerivi un’odiosa discriminazione sul censo (patente cara= il figlio di papà la prende lo stesso. Il povero disgraziato no)
      2. La macchina è uno strumento necessario per chi non vive in posti centralissimi serviti da mezzi pubblici. Invece una cravatta od un pullover cambia francamente pochissimo nella vita di una persona
      Non mi sembrano esattamente due cose paragonabili

      Poi sbaglierò, ma non mi ricordo che qualcuno ti sia saltato alla gola (a meno che questo non sia un toscanismo per riferirsi ad espressioni tipo “non sono per niente d’accordo”)

    • PinoMamet says:

      ” adesso si rivelano acquiescenti come pecorelle di fronte alla “normalità”

      In realtà ho sostenuto il contrario.

    • PinoMamet says:

      ” anche quando il suo abbigliamento non fa la minima differenza pratica nei risultati delle sue azioni”

      e anche questo è discutibile, perchè se il tuo datore di lavoro ti “consiglia” (quando non impone) un determinato abbigliamento, indossarlo o meno fa una differenza;

      inoltre un mio famigliare stretto mi dice che ha notato che in presenza di investimenti elevati, ha notato che riesce a concludere l’affare, statisticamente, se indossa la cravatta; osservazione senz’altro empirica, ma alla quale ha tenuto fede (con ottimi risultati).

      Si veda anche l’esempio del cliente marocchino di Roberto, che di fronte a un abbigliamento “casual” ha avuto l’impressione di disinteresse nei suoi confronti.

      • paniscus says:

        E dai, Roberto, quella secondo cui è giusto che tutti si adeguino ad accettare un’imposizione autoritaria del tutto superflua e gratuita, solo perchè “tanto il sacrificio è piccolo”, non si può proprio sentire, eh…

        Oltretutto, lo decidi tu, a nome degli altri, se il sacrificio è piccolo o no, solo perché tu lo vivi così. Io personalmente preferirei di gran lunga subire delle forti limitazioni all’uso della macchina, piuttosto che l’imposizione di mettermi camicette e tailleur :)

        L.

        • Mauricius Tarvisii says:

          “Io personalmente preferirei di gran lunga subire delle forti limitazioni all’uso della macchina”

          Anche se abitassi lontano dal luogo di lavoro in una zona non servita dai mezzi pubblici?

          Perché a ‘sto punto conta anche il mio interesse a ruttare liberamente in aula…

        • roberto says:

          Lisa,

          credo proprio che sulla questione macchina tu non colga un punto essenziale. in certe situazioni (frequenti, ahimé) la macchina è semplicemente *necessaria*. non è un vizio, un piacere, un lusso ma proprio una cosa senza la quale fai veramente fatica a fare una vita normale, in particolare se hai una famiglia

          personalmente se non avessi la macchina non potrei:
          1. portare i figli a scuola ed arrivare in orario (più o meno) in ufficio;
          2. uscire alle 18.30 (quando finisce il mio orario di lavoro) e recuperare i bambini a scuola;
          (e tieni conto che mia moglie quando non è in missione fa gli stessi orari miei e lavora nello stesso edificio, solo che lavora una settimana su due);
          3. andare a fare la spesa (qui nel villaggio c’è solo un panificio ed una farmacia), se non ovviamente trascinandomi la spesa per quattro persone in autobus;
          4. uscire di casa il sabato sera e la domenica (il che tra l’altro mi fa escludere le babysitter non automunite per le rare volte che usciamo senza bambini).

          per dire, oggi, domenica, mia moglie è partita per andare a bruxelles, visto che domani mattina lavora lì.
          senza macchina avrebbe dovuto camminare o andare in bici (sotto il diluvio universale ovviamente, ché mica viviamo in riva al mediterraneo) una decina di km fino alla prima fermata dell’autobus che funziona la domenica, e fare un percorso di circa un’ora per arrivare alla stazione (devi cambiare due autobus e la domenica gli autobus passano una volta ogni morte di papa). il tutto con mini 24 ore + enorme valigia di documenti. in macchina sono 20 minuti fino alla stazione.
          lunedi sera, arriverà alle 22.30 in stazione. da lì a quell’ora autobus non ne passano più.
          nel frattempo ho portato i bambini a due feste di compleanno diverse (circa 10-15 km da casa ed in direzioni diverse) e sono andato a riprenderli.
          e non è un fine settimana eccezionale, è veramente la norma, ed è la norma di tutti quelli che non vivono nel centro di una città.

          insomma, anche a me piacerebbe andare in ufficio in camicia e maglioncino (tranne ovviamente nei giorni di contatto con il pubblico per i quali vale la parabola del pizzaiolo marocchino) però se mi impongono la cravatta, vabbé non mi piace ma pazienza, ma se mi vietano la macchina, mi condannano più o meno a restare a casa, o a cambiar casa (avessi i soldi per prendermi una casa in centro lo farei anche stasera). e questo detto da uno che ha vissuto con piacere e senza nessuna difficoltà per anni senza macchina: e te credo a bologna a 500 metri dalle due torri e a parigi in pieno 5ème arrondissement!

          quindi le due situazioni, divieto di maglioncino/divieto di uso della macchina, sono proprio oggettivamente diverse.

        • roberto says:

          poi un’altra cosa, sempre per lisa:

          “è giusto che tutti si adeguino ad accettare un’imposizione autoritaria del tutto superflua e gratuita, solo perchè “tanto il sacrificio è piccolo”, non si può proprio sentire, eh…”

          io non ho detto “è giusto che tutti si adeguino”, ho detto semplicemente che tra la limitazione della scelta dell’abbigliamento in ufficio e la limitazione del mezzo di trasporto c’è una bella differenza (e ho cercato di spiegarla)

          sul “è giusto che tutti si adeguino”, noterai che mi sono limitato a descrivere una situazione sui codici vestimentari. non so se sia “giusto” e non ho nemmeno detto che ci si debba adeguare. se qualcuno vuole fare il rivoluzionario avrà anche la mia simpatia (entro certi limiti…), ma non ho voglia di iniziare io.
          mi sentirei però di consigliare a chi si affaccia al mondo del lavoro di osservare gli altri prima di buttare tutto a mare.

    • Z. says:

      Lisa, ma davvero è necessario esasperare sino a questo punto qualsiasi scambio di opinione? Essù, via :)

  27. mirkhond says:

    “spagnolo messicano”

    In cui si dice ustedes al posto di vosotros?

    • Moi says:

      “Ustedes” è “Lor Signori/e” … che in Italiano fa o ridere o fa pensare alla satira sociale contro i Borghesi: ai tempi di Fortebraccio erano di Dx, ai tempi di Silvio sono i RadicalChic.

      In LatinoAmerica c’è anche “Vos” …

      Invece in Portoghese Brasiliano “Você” ha avuto una sorte analoga a quella di “You” in Inglese, con la differenza di essere pressocché sparito nella lingua in “versione Europea”.

  28. Per roberto

    “Come si fa a dire se “you” detto nel 2014 è un tu o un voi? “

    Certo, quello che intendo è che il ” voi” (you, ye) ha distrutto il “tu” (thou), creando una situazione inedita: “you” è semplicemente la persona o le persone cui mi rivolgo.

    Il rispetto (o la singolarità o pluralità) emergono da altri elementi: in particolare l’equivalente del tutoyer è to be on a first name basis with someone, cioè lo chiami “John” e non “Mr Smith”.

    E’ più sentita l’esigenza di distinguere singolare da plurale, come si vede da forme diffusissime come “youall”, “youguys” e simili, che sono praticamente dei nuovi pronomi di seconda persona plurale.

    • roberto says:

      ok grazie, quindi possiamo piuttosto dire che gli americani si danno del tu e gli inglesi del lei (vista la facilità con la quale gli americani si chiamano per nome)?

  29. Sulla giacca e la cravatta (o tailleur, ecc.)…

    E’ un argomento interessantissimo, perché è un obbligo che non sta scritto da nessuna parte; eppure in moltissimi campi determina il destino delle persone.

    Non basta certamente, ma è un elemento indispensabile – sempre in molti campi – per distinguere chi può pulire i cessi precariamente, e chi può invece guadagnare abbastanza da “fare la bella vita”.

    Evidentemente ha una funzione decisiva, altrimenti non verrebbe imposto con tanta determinazione da persone pratiche come sono gli imprenditori.

    • Mauricius Tarvisii says:

      E’ una consuetudine. Insomma, non eravamo per il realismo giuridico e per il “ci gestiamo da soli”? Ecco, questo è un esempio classico dei risultati del “ci gestiamo da soli”.

    • Moi says:

      Poi c’è la “non-cravatta” (diverso, ovviamente ;) , da “senza cravatta”) tipica dei politici che vogliano recuperare un minimo di credibilità in periodi di crisi d’ immagine …vedi un oggi irriconoscibile Dario Franceschini imberbe ai tempi delle Primarie del PD vinte da Bersani; Pierluigi Bersani stesso appena eletto; Matteo Renzi ora …

      • Mauricius Tarvisii says:

        Curiosamente, invece, Berlusconi è sempre stato in doppiopetto scuro, camicia bianca e con cravatta a pois

        • Moi says:

          Sì, ma lui, nel bene o nel male, “è di un’ altra” ;) (categoria) … nel senso che ha un abbigliamento formale, ma poi fa le corna in foto, le battute sessiste-che-fan-ridere, i commenti alla partita di “pallonate”, e innumerevoli altre cose che ne “annullano” l’ abbigliamento.

          E , stranamente, nessun (!) comico (come Maurizio Crozza) o nessuna comica (come Sabina Guzzanti) e altri sembrerebbe capire che _ come diceva Pino_ NON può essere “caricaturizzato”.

          Personaggi simili che mi vengano in mente sono per lo più dei Leghisti e Padre Livio.

        • Francesco says:

          adesso gira ance in pullover nero sottogiacca

          che lo invecchia molto

          il problema (mio) è che la giacca ha le tasche e quelle servono

  30. L’abito – giacca-e-cravatta o tailleur – indica innanzitutto che la persona nega, in qualche modo soffoca o strozza, se stessa. Almeno per gli uomini, si tratta di un abbigliamento sommamente scomodo e poco pratico, che si rovina al minimo contatto con la sporcizia, il sudore, insomma con la vita.

    Ogni contaminazione da parte della vita si rivela quindi visibilmente su tale abbigliamento; e chi lo porta deve quindi poter contare su una fatica femminile (moglie, donna di servizio) per ripristinare ogni giorno questa specie di corazza.

    Chi indossa una tale divisa porta su di se un segno di sottomissione, come ha colto bene Peucezio. Io sono solo una funzione dell’azienda, il cui potere si manifesta attraverso il mio corpo irrigidito. Non puoi comunicare con me, ma solo con ciò che mi pagano per fare.

    La cosa interessante è che esibisce la stessa sottomissione, in genere, anche il predatore allo stato apparentemente libero, che indossa la sua armatura (come nella foto che abbiamo pubblicato qui) sottomettendo la propria vita ai propri interessi.

    Questo spiega anche una caratteristica particolare dell’abbigliamento capitalistico: l’assenza del colore, che era invece una caratteristica dell’abbigliamento aristocratico.

    E questo proprio in tempi in cui sembra che si cerchi la massima originalità.

    Il predatore deve incarnare il flusso del denaro, dei contratti, dei regolamenti, tutte cose che non hanno colore, come ci insegnano gli Uomini in grigio di Michael Ende.

    • Mauricius Tarvisii says:

      “Questo spiega anche una caratteristica particolare dell’abbigliamento capitalistico: l’assenza del colore, che era invece una caratteristica dell’abbigliamento aristocratico. ”

      Mi pare che in realtà l’assenza di colore discenda dalla moda puritana, cromofobica: tra la borghesia anglofona il retaggio era ancora molto forte e l’austerità era considerata comunque elegante. Ed era la stessa ragione per cui la Ford non produceva macchine che non fossero nere.

      • PinoMamet says:

        I colori “formali” di adesso li ha inventati Lord Brummel a fine Settecento, e per un unico motivo: la tenuta aristocratica precedente (pizzi, merletti, ciprie e abiti vistosissimi pieni di colori e di ricami) era francamente ridicola…

    • Moi says:

      Penso che tu abbia appena spiegato (senza aver letto la mia obiezione) la “non-cravatta” … basta, appunto, anteporvi un “non”. ;)

    • Z. says:

      Credo che in quel che dici ci sia del vero: chiunque indossa una divisa (l’uniforme del poliziotto, il camice del medico, la toga del magistrato…) diventa parte di un rituale e ne accetta le regole e i doveri. Com’è bene che sia, direi.

      • paniscus says:

        per Z: scusa, ma che c’entra la “divisa”???

        La divisa è un abbigliamento totalmente standardizzato, uguale per tutti, FORNITO dal datore di lavoro, e soprattutto FUNZIONALE al lavoro che si deve fare. Qua si sta parlando di imposizioni “indirette” su qualcosa che in teoria può anche variare un po’, purché non troppo, e che comunque ti devi comprare di tasca tua, però rispecchiando i gusti e le esigenze di qualcun altro.

        Che c’entra con la divisa?

        • PinoMamet says:

          Anche la divisa rispecchia gusti ed esigenze di qualcun altro, non è detto che sia molto funzionale al lavoro che si svolge
          (i carabinieri si lamentano dell’ingombrante, e perfettamente inutile ai nostri giorni, cinturone bianco; i militari odiano la “drop”, che del resto è perfettamente inutile per il loro lavoro)
          e qualche volta è pagata di tasca propria (per esempio le uniformi di molte scuole private britanniche).

          Dai, il paragone ci sta eccome!

      • Z. says:

        Lisa,

        pagata in proprio o dal datore di lavoro, sempre divisa resta.

        Ad esempio, l’avvocato deve pagarsi la toga – o comunque procurarsela con mezzi propri quando richiesta – mentre al dipendente di McD è fornita dall’impresa. Il medico libero professionista deve comprarsi il camice, al militare l’uniforme è dal suo corpo (almeno credo, io ho fatto l’obiettore!). Ma sempre di divisa si tratta.

        Quanto alla funzionalità, dipende. Se un cameriere si vestisse con braghette corte e camicia hawaiana non credo che farebbe più fatica a servire in tavola, e una divisa militare da ufficio non mi sembra particolarmente più funzionale al lavoro da ufficio di un qualsiasi altro tipo di abbigliamento.

    • paniscus says:

      Almeno per gli uomini, si tratta di un abbigliamento sommamente scomodo e poco pratico, che si rovina al minimo contatto con la sporcizia, il sudore, insomma con la vita.

      Ogni contaminazione da parte della vita si rivela quindi visibilmente su tale abbigliamento; e chi lo porta deve quindi poter contare su una fatica femminile (moglie, donna di servizio) per ripristinare ogni giorno questa specie di corazza.

      No, scusa se faccio la pedante, ma è molto PEGGIO di così: quel genere di abiti, di solito (tranne forse le camicie), non sono gestibili nemmeno dalle più indefesse fatiche femminili domestiche, ma possono essere ripuliti solo con le tecniche delle tintorie professionali. Che cosa pensavi, che le giacche formali si buttassero nella lavatrice di casa? Ovviamente, di solito, non è il diretto interessato a portarle in lavanderia, ma viene appunto delegata la moglie.

      Ma TUTTO ti devo spiegare????

      Adesso penseranno che, oltre a essere uno sciattone tu, c’hai pure la moglie cialtrona! :)

      E invece nessuno pensa alla spiegazione più semplice, ossia che si vive benissimo anche vestendosi in altro modo…

      • PinoMamet says:

        Sì, ma devi sempre spiegarlo ai datori di lavoro…
        ai clienti che se non hai la cravatta, mmm, il contratto forse anche no…
        e a quel signore marocchino che se ti presenti in maglioncino pensa che lo stai sottovalutando e non lo aiuterai davvero.

        Io ti auguro di farcela!

        • Z. says:

          In questo senso, effettivamente, l’abbigliamento prescritto è un po’ come l’automobile: se hai la fortuna di non averne bisogno può capitare di non renderti conto di quanto sia importante per altri.

      • roberto says:

        “Ovviamente, di solito, non è il diretto interessato a portarle in lavanderia, ma viene appunto delegata la moglie.”

        ah, che nostalgia di voi donne del sud!
        se io delego a mia moglie una cosa del genere come minimo mi brucia il televisore…
        :-)

        • paniscus says:

          …e perché, secondo te io porto la roba in tintoria?

          In una bottega del genere, credo di esserci entrata UN’unica volta negli ultimi 15 anni, e per portare a lavare dei tappeti, e non certo degli abiti da indossare…

        • roberto says:

          no tu sicuramente no, mi riferivo alle mogli dei “di solito”

        • PinoMamet says:

          Ma cosa c’è di malvagio nel portare gli abiti in tintoria?

          Ce n’è una vicina a casa, gestita da una coppietta, è molto economica, e viene comodissima per lavare/smacchiare le cose difficili.
          Anche gli abiti, nel caso.
          A meno che uno non preferisca buttarli dopo averli indossati… so’ gusti!
          ;)

        • paniscus says:

          No, io preferisco semplicemente limitarmi a indossare roba lavabile in lavatrice senza troppe complicazioni…

  31. PinoMamet says:

    Ecco dei tizi che indossano giacca e cravatta senza che nessuno li obblighi:

    http://www.permanentstyle.co.uk/

    http://asuitablewardrobe.tumblr.com/

  32. PinoMamet says:

    Invece per quanto riguarda gente che indossa giacca e cravatta come uniforme lavorativa, tre esempi americani:

    -vado in un locale con amici, vedo un sacco di giovani in giacca e cravatta, chiedo informazioni a una tizia del nostro gruppo che mi spiega “vogliono sembrare persone con un buon lavoro, per fare colpo…”
    -How I met your mother, l'”erede morale” della fortunata serie Friends: il personaggio del cinico ma in fondo simpatico indossa sempre giacca e cravatta; il che ci porta a
    -Mad Men, altra serie Tv ambientata tra i pubblicitari degli anni Sessanta, un’epoca “lontanissima” in cui si indossava sempre giacca e cravatta, si fumava, si era maschilisti e un po’ razzisti (mi pare che ci sia anche un po’ di rimpianto, sotto sotto, perché il politically correct ha rotto le palle anche negli USA)

  33. Moi says:

    Di solito in ‘sto genere di post arriva Rock&Troll, con la solita menata dell’ invidia sociale … però è da un pezzo che latita.

    • PinoMamet says:

      Ma qui l’invidia sociale non c’entra niente, perché, come hai perfettamente dimostrato, il gusto dei tamarri e quello dei nobili del Settecento corrispondono!!
      :)

      (per quanto riguarda giacca e cravatta: ho alcuni completi, perché:
      – mi sono laureato;
      – sono stato ospite a diversi matrimoni e altre occasionali “formali”
      – ne ho ereditati un paio

      bene, la giacca più elegante che ho, sfoggiata a un matrimonio, mi è costata ben 10- leggasi dieci- euro, in offerta da Oviesse. Direi che l’invidia sociale non c’entra proprio niente… ;)
      ad averlo saputo quando mi stavo per laureare!!)

      • PinoMamet says:

        Ho anche dei pantaloni “principe di Galles”, stessa provenienza, costo 5 euro!

        Accompagnato amica appassionata di moda (ci lavora anche) in negozio fighetto: gli stessi pantaloni (ho toccato, anche il tessuto era identico) erano esposti a millantamila euro.
        La marca, ovviamente, diversa.

        La padrona del negozio mi guardava malissimo…

        • Z. says:

          Ma ti guardava malissimo perché toccavi i suoi preziosissimi pantaloni e temeva glieli rovinassi o perché hai ha sentito quando dicevi alla tua amica “da Oviesse li ho pagati 5 euro”? :D

        • PinoMamet says:

          Entrambe le cose, ma il peggio era che li indossavo in quel momento!! :D

        • Z. says:

          Confessa: non li hai presi da OVS.

          Glieli avevi rubati a lei, glieli avevi.

          Ladròn!

  34. Moi says:

    Di solito i “grembiulisti” dicevano che a scuola il grembiule era una divisa anticlassismo … ricordo di averlo portato solo per pochi anni, nero per maschietti e bianco per femminucce. C’erano sia arcaizzanti con laccioni dietro, che classici a bottoni davanti che moderni con cerniere zip / “a lampo” davanti.

    Credo che l’ ultimo baluardo della divisa scolastica in Europa sia il Regno Unito … con tutte le “concessioni” tipo turbanti sikh o hijab ecc …

    • PinoMamet says:

      Il “grembiulino”, che poi in realtà era un camice o giubbottino, lo ho portato anche io alle elementari, per tre anni.
      Da noi era nero per tutti, maschi e femmine.

      Però i genitori lo compravano in proprio e sceglievano il modello. La spesa credo fosse comunque esigua, quindi pochissimo cambiava, era solo questione di gusto.

      E le maestre di solito lo presentavano come utile, oltre che per motivi pratici (i bambini si sporcano) anche per evitare inutili “sfoggi” di abitini firmati.

      Poi è cominciata la moda degli zaini (quando ero in prima media o giù di lì, credo) e vaffanculo, è stato il trionfo del classismo e dello sfoggio.

      In compenso, finita l’ondata liberista-berlusconiana, mi pare di notare una certa rinascenza grembiulistica nelle scuole elementari: ma nelle foto che vedo ora, sono quasi tutti azzurri.

      Anche in una scuola privata, dove sono stato a sostituire un tizio che… i ragazzini indossavano delle divise (maglietta e pantaloni, niente di astruso… oppure, molto frequentemente, la tuta da ginnastica col logo della scuola).

      La trovo una misura lodevole ed educativa.

      • Mauricius Tarvisii says:

        Dipende dalle scuole. Noi l’avevamo nero, la scuola accanto blu

      • paniscus says:

        Posso anche capire (in parte) l’idea che il grembiulino scolastico sia “educativo” perché incoraggia a sentirsi parte di un gruppo e a valorizzare l’identità collettiva della classe o della scuola.

        Ma che sia educativo perché serve a mascherare le differenze di abbigliamento, e quindi le disparità di classe sociale, è una balla di dimensioni cosmiche, e lo era già almeno 30 anni fa. Forse era buona negli anni sessanta o fino all’inizio del settanta, ma era già insostenibile quando ero a scuola io, e di adesso sicuro fa ridere i polli.

        Le differenze di classe sociale, oggi, tra i ragazzini, non si vedono affatto dall’abbigliamento… che è estremamente standardizzato, e pochissimo curato in generale, sia per i ricchi che per i poveri: io vedo solo una gran massa di jeans consunti uguali per tutti, nonché maglie e felpe dozzinali, sempre delle stesse tre o quattro marche che si trovano anche nei mercati per strada (non parlo di copie taroccate, parlo proprio di marche che in origine erano state lanciate APPOSTA per servire il giro dei mercati in strada, e che poi sono diventate popolarissime). Anche nel caso di capi che costano un po’ di più della media, si tratta pur sempre di firme standardizzatissime a marketing planetario, che si comprano in qualsiasi centro commerciale di massa, e non certo di capi di sartoria, o di boutique pretenziosa.

        Le differenze di possibilità economiche si vedono innanzi tutto dagli accessori di abbigliamento (scarpe, borse, occhiali, e simili) e dagli oggetti tecnologici posseduti (cellulari, lettori di musica e affini, ma anche banalissimi accessori scolastici come le calcolatrici), e già su questo non c’è grembiule che tenga…

        …e poi, soprattutto, si vedono dalle abitudini di vita tenute fuori di scuola, dagli sport e attività ricreative praticate, dai veicoli con cui si viene accompagnati a scuola, e via dicendo (differenze di vita quotidiana che sono tenute ben presenti dai ragazzi stessi, anche se in teoria, elle ore passate in classe, non si vedono).

        Dire che portando il grembiule tali differenze si attenuerebbero mi sembra un capolavoro di patetica ipocrisia. Al massimo qualcuno si illude che, in tal modo, siano gli insegnanti a non notarle, ma non certo i ragazzi tra di loro…

        • Peucezio says:

          Riflessione interessante.
          In effetti devo dire che quell’argomento in favore del grembiulino non mi aveva mai convinto del tutto, ma l’avevo sempre preso più o meno per buono. Evidentemente ne intuivo l’inconsistenza.

      • PinoMamet says:

        Mah!
        Il grembiulino era ed è comunque una cosa delle prime classi delle elementari, e quindi non serviva affatto (né mai le maestre lo hanno presentato come tale) per mascherare le differenze sociali dei bambini tra loro anche perché a quell’età di solito non gliene frega niente;

        ma, ripeto, a evitare inutili sfoggi da parte dei genitori .

        Poi infatti le differenze sociali sono esplose nelle scuole medie, con gli accessori (lo zainetto in primis).

        Se da voi tutti i ragazzi si vestono nello stesso modo, a poco prezzo, buon per voi: qua ho notato invece che le robe firmate (per carità, identiche per stile e qualità a quelle non firmate, lo stile adolescente è sempre e comunque identico) “vanno” parecchio, e in una delle classi dove facevo “attività integrative” mi si diceva anzi di alcuni ragazzi di famiglie immigrate che svenavano i genitori per avere la felpa “giusta”.

        Poi è ovvio che le differenze sociali salteranno sempre fuori
        (per esempio per colpa degli insegnanti, e del loro simpatico temino “Dove sei andato in vacanza quest’anno”, un grande classico della sensibilità del corpo docente ;) )

        ma lo scopo della terribile,bieka e ovviamente fascistissima uniforme ;) è di educare al fatto che queste non devono avere peso nei rapporti scolastici, perché a scuola si sarebbe tutti uguali…

        • paniscus says:

          Il grembiulino (…) non serviva affatto per mascherare le differenze sociali dei bambini tra loro anche perché a quell’età di solito non gliene frega niente;
          ma, ripeto, a evitare inutili sfoggi da parte dei genitori.

          —————————

          E in tal caso, lo capisco ancora meno.

          Perché se c’è qualche genitore talmente scemo da bardare il figlio di cinque, sei, sette anni con capi raffinati e costosi, e soprattutto da metterglieli per andare A SCUOLA (dove è normale che a quell’età ci si riempia di macchie, graffi, strappi e pasticci di tutti i tipi), ci pensa la selezione naturale a penalizzarlo di suo, senza bisogno che glielo impedisca la maestra. Al secondo o terzo maglioncino di cachemire sfilacciato o camicetta di seta padellata col pennarello, i casi saranno due: o smetteranno di conciarli in tal modo, e il pietoso caso umano si risolverà da solo; oppure continueranno a farlo imperterriti, accettando di spendere cifre abominevoli per rinnovare il guardaroba ogni volta che si acciacca, e saranno doppiamente cavoli loro.

          Proprio perché, come dici tu stesso, i bambini non capiscono la differenza tra un vestito e l’altro, e non si accorgono minimamente che qualcuno stia tentando di fare sfoggio, che problema c’è? Che li lascino cucinare nel loro brodo, no?

          L.

        • PinoMamet says:

          Io ricordo casi successi non nella mia classe, ma in quella di mio fratello, alle elementari:
          in cui perlomeno una mamma particolarmente danarosa era strenua oppositrice del “grembiulino”, e infatti mandava comunque a scuola il figlioletto con abiti costosi sotto al medesimo; finchè mio fratello non gli disegnò una barchetta sul didietro dei pantaloni bianchi…

          non credo comunque che le divise scolastiche siano una panacea, né che debbano essere obbligatorie per forza

          (mi pare però che le abbiano adottate con convinzione molti paesi del non-primo mondo: ho visto foto di studenti peruviani, indiani, africani- di non so dove- e letto commenti dei medesimi a favore del loro uso, sul blgo The Sartorialist)

          però in generale mi pare che funzionino nell’appiattire un minimo le discrepanze, e creare un qualche senso di unione.

        • paniscus says:

          Pino… nel caso da te riportato, i sottocasi sono due:

          – o tuo fratello l’aveva fatto apposta per prendere di mira PROPRIO il damerino in questione, sapendo di che avrebbe fatto un dispetto particolare proprio a lui e alla sua famiglia, e quindi se ne dedurrebbe che non è vero che “i bambini non facciano caso” alla differenza di abbigliamento tra l’uno e l’altro;

          – oppure, è un puro caso che l’abbia fatto con quel capo d’abbigliamento pregiato, ma aveva semplicemente voglia di disegnare una barchetta sulle chiappe di qualcuno, e se fossero stati un paio di jeans con le toppe sarebbe stato lo stesso :)

          L.

        • PinoMamet says:

          Indubbiamente, spero che comunque la cosa sia servita di lezione alla madre del damerino :)

        • Francesco says:

          confermo che a Milano la “gerarchia” dei vestiti firmati inizia prestissimo. e sono fottutissimi soldoni che volano

          però direi che c’è che resiste nei limiti del suo portafoglio, chè la vera gerarchia è più personale e meno di famiglia: i deboli patiscono soldi o non soldi

          brutto l’atteggiamento “non vedo non sento non so” della parte insegnanti e presidi

        • paniscus says:

          Francesco, abbi pazienza: se la pretesa fanatica di volersi mettere i “fottuti vestiti firmati” o di volerli mettere ai propri figli, costa dei bei soldoni che volano, il problema è solo ed esclusivamente di chi si ostina a voler usare quegli abiti, e che è volontariamente disposto a spenderci quei soldoni (e che quindi, come quasi tutti sostenevano all’inizio del thread, merita di essere consensualmente spennato).

          Ma figuriamoci se spetta agli insegnanti porsi il problema (rischiando oltretutto contestazioni incazzosissime da parte dei genitori in questione, che li accuserebbero subito di scavalcare indebitamente il proprio ruolo e di essere i soliti statalisti illiberali che “vogliono intromettersi nelle sacrosante scelte private delle famiglie”).

          I genitori scemi hanno voglia di spendere un sacco di soldi per mandare a scuola il bambino di sei anni ricoperto di roba di lusso, della quale a lui stesso non importa nulla, e che finirà stracciata o macchiata indelebilmente nel giro di pochi giorni? Ma prego, facciano pure, si chiama selezione naturale…

  35. mirkhond says:

    La solita obiezione cattolica.
    Che certamente ha fondamento se, quel che viene riportato corrisponde al vero, l’eutanasia venga applicata indiscriminatamente e SENZA il previo consenso dell’ammalato.
    E’ una questione molto delicata, su cui bisognerebbe agire e regolarsi caso per caso.
    Comunque se l’eutanasia INDISCRIMINATA non è accettabile, tantomeno lo è il VITALISMO A TUTTI I COSTI, la nuova bandiera di un Cattolicesimo che ci vuole tutti come dei Cristi in CROCE.
    CROCI che durano però, MOLTO DI PIU’ dei due giorni tra Passione e Morte di Cristo!
    Ciò che tanto cattolicesimo oggi tende bellamente ad ignorare!
    Vorrei solo sapere DOVE sono tutte queste anime belle di fronte ad un sofferente VERO e ad i suoi famigliari più stretti, LASCIATI SOLI nella TRAGEDIA, e con ferite dell’anima che durano anni e che ti cambiano la vita!
    Ma, per certuni è molto più facile fare i froci coi culi degli altri!

  36. mirkhond says:

    bene, la giacca più elegante che ho, sfoggiata a un matrimonio, mi è costata ben 10- leggasi dieci- euro

    Esistesse anche qui un negozio del genere, che è da un anno e più che un amico m sta mettendo in croce, perché mi vuole al suo matrimonio a Milano, dove penserebbe tutto lui per il mio soggiorno, ma pretende che vi vada conciato come un damerino!
    Puah! :)
    Almeno non dovessi spendere 100-200 euro per un completo!

  37. mirkhond says:

    Ho anche dei pantaloni “principe di Galles”, stessa provenienza, costo 5 euro!

    15 euro in tutto, un vero affare!
    Nel mio caso però la cravatta non potrei proprio indossarla, neanche costrettovi, perché non me la so mettere!

    • PinoMamet says:

      Io per la laurea sono andato senza, ma a un matrimonio dovevo fare il testimone, e ho imparato a farmela… ;) la teoria è facilissima!

      quando si sposa il tuo amico? potresti fare tappa da me!!
      :)

  38. Peucezio says:

    Pensare che ai tempi della scuola media, per mia scelta, non potevo uscire di casa senza cravatta (siete pienamente autorizzati a pensare che sono pazzo) e se mi fossi messo un paio di jeans avrei avuto la stessa sensazione che avrei oggi se andassi in chiesa con lo strumento di fuori.
    Devo dire che l’abbigliamento casual-giovanile è immensamente più comodo, ma esteticamente non è che dia grandi soddisfazioni. L’ideale in effetti sono i colorati abiti pre-borghesi, dell’aristocrazia d’Ancien Régime. Se non fosse che purtroppo esistono un minimo di convenzioni che impongono di non andare in giro come se fosse carnevale, penso che mi vestirei così o, più probabilmente, con qualche abito tradizionale pugliese settecentesco.

    • PinoMamet says:

      Se la mettiamo sui gusti personali ;) io ho sempre avuto una propensione per gli abiti esotici: probabilmente mi vestirei così
      (magari le scarpe no…)

      http://www.rarefashiontrend.com/wp-content/uploads/2013/07/graceful-Mens-Salwar-Kameez-fashion-3.jpg

      oppure così:
      http://pontian.info/costumes/costumemen.htm

      • Roberto says:

        Camicione e pantaloni sono belli (quando ero magro giovane ed atletico avevo un completo così per il mare, avendo speso 3 lire da un pakistano). Le pantofole a punta orrende (io mettevo dei mocassini)

        • PinoMamet says:

          Io ho due camicioni arabi, riportati dal Marocco: indossati solo per il mare…
          ma preferisco la versione indiana-pakistana (camiciona più corta e pantaloni) quella che avevi tu, cercherò in giro se la trovo a un costo irrisorio :)

        • PinoMamet says:

          Riportati non da me, da un amico che ci andò, fece un rito strano per scherzo (buttare delle uova a delle anguille, boh) e dopo pochissimo mise incinta la moglie, come predetto dalla guida ;)

      • Peucezio says:

        Carino, ma troppo popco sgargiante per i miei gusti.

        • PinoMamet says:

          Anche quello pontico? Stivaloni, coltello, fucile, bandoliera con cartucce è troppo poco sgargiante? ;)

          Nota antropologica-pantaronistica (e che può interessare anche Moi):
          ho visto dei filmati di una danza delle spade pontica. In realtà sono coltellazzi turchi (ma diversi dai coltellazzi turchi dei cretesi, che si vestono più o meno uguali; immagino che molte piccole differenze di costume siano dovute più che altro alle Pro-Loco ;) ).

          Beh, insomma, molte movenze sono simili a quelle della pizzica-scherma o come se chiama, che si fa giù in Salento;
          leggo che si fa da qualche parte anche in Calabria, dove pare sia una tradizione rom.

          Che poi sono le stesse movenze delle varie tradizioni di duello col coltello e/o bastone, diffuse un po’ ovunque in Italia (anche al Nord, dove però non le ricorda più nessuno, non fosse per il lavoro di qualche appassionato, spesso meritorio).

          Il nome di “pirrica”, che qualcuno dà alla danza pontica in questione, è forse una forzatura storica, però penso ci siano abbastanza indizi per immaginarsi una rimanenza popolare, in area romea/latina, di tradizioni coreutico-marziali (ammazza quanto so’ figo) dell’epoca romana.


          Visto che abbiamo nominato gli zingari e i coltelli:
          tradizionalmente agli zingari viene attribuita un'”arte” nell’uso della roncola o ronchetto.
          Non so se abbiano memoria i diretti interessati, ma googlando i due termini si ottengono- te pareva- diversi risultati relativi ad assalti e rapine in cui i rom avrebbero utilizzato questo attrezzo.
          Lo stesso attrezzo, proprio uguale uguale alla normale roncola o “pennato” italiano, è un’arma indiana (aruval), nel cinema, per convenzione, attribuita ai “cattivi”.

        • Z. says:

          Ma non sono gli zigani a usare la roncola. Sono i fanti dell’esercito di S.M. il Re d’Inghilterra.

          http://en.wikipedia.org/wiki/Bill_%28weapon%29

          Gli zigani, com’è noto, rapinano gli autisti dopo averli costretti a fermare il veicolo a suon di granate allo zabaione.

          Non ci credete? Siete uomini di poca fede.

          http://attivissimo.blogspot.it/2011/08/allarme-bambini-esca-per-rapine-e.html

          In Inghilterra oltre alle uova tirano anche il bacon. Così dopo aver abusato di voi e avervi rubato la macchina si fermano pure a fare una nutriente e sostanziosa colazione.

        • Z. says:

          Oh, era un bel po’ che non combinavo guai con il corsivo. Era ora di tornare alle usate tradizioni :D

        • PinoMamet says:

          “Sono i fanti dell’esercito di S.M. il Re d’Inghilterra.”

          Colpa del lessico italiano!
          tu intendi quella a manico lungo, antenata dell’alabarda;
          io intendo questa qua:
          http://it.wikipedia.org/wiki/Roncola_%28attrezzo%29

          ovvero

          http://en.wikipedia.org/wiki/Aruval

          (in campagna le ho viste entrambe, usate con grande maestria, non da rom però).

        • mirkhond says:

          Pino è mai stato in India?

        • PinoMamet says:

          In realtà mi spaventa un po’, ma ho parenti che ci sono andati così spesso da essere veri e propri habituè…

          non escludo di andarci prima o poi, ci sono molte cose che mi attirano, però anche molte che mi mettono a disagio!

  39. mirkhond says:

    Nel Tamil Nadu, e in genere nel sud dravidico molti uomini portano una specie di gonna lunga, che sono curiosi se li vedi baffuti e in giacca! :)

  40. mirkhond says:

    Comunque, se dipendesse da me porterei la djellaba e la kefiah o il turbante, ma con sotto i pantaloni.
    Mi piace anche la foggia pontica e persino quella indiana, ma sempre con i pantaloni lunghi, che gonnelloni e bermuda mi farebbero sentire una checca! :)
    Però, per vestirmi in modi simili a quelli amati da Pino, e magari accompagnato da una donna in chador o in sari, dovrei vivere in quelle terre….
    Anche l’India è bella, però fa un po’ paura, e poi con la vicenda dei marò e dell’Indutva, bah!

    • Francesco says:

      detesto i pantaloni, l’idea di un bel camicione lungo e di aria libera lì sotto mi attrae moltissimo

      idem per sandaloni alla tedesca

      insomma, potessi vestirmi in libertà sarei un felice orrore

      :)

  41. Moi says:

    @ MIRKHOND

    Un’altra cosa che differenzia _ seppur in una comune tamarraggine, come giustamente dice Pino, il Nord e Sud in Italia sono i nomi propri … soprattutto (!) quelli a sfondo religioso.

    In parte, soprattutto in Romagna, ci sono anche “qui” nomi strani, ispirati all’ Opera o meno coltamente alla TV… oppure quelli politicizzati, me dubito che possano esisterne tipologie successive agli “Ulivo” [sic] nati nel 1996 !

  42. habsburgicus says:

    @Moi
    http://adev.ro/n5d5m1
    il titolo dice “la prossima settimana [questa] Bucarest diviene il centro della vita massonica internazionale”, sul quotidiano Adevărul (La Verità), di centro-sinistra, erede diretto del comunista Scînteia (che uscì per l’ultima volta il 22/12/1989..poi uscì, già in clima rivoluzionario, con il nome di Scînteia poporului, ma per soli due, massimo tre giorni)
    probabile che i “fratelli” discutano dell’Ucraina (e della Moldova) e preparino qualche “cosetta” ad maiorem G.A.D.U gloriam :D
    possibile anche che vogliano (misteri per noi profani :D) lanciare un’offensiva contro la Chiesa ortodossa romana (peraltro ben massonizzata nelle sue alte gerarchie), che dal 1990 al 2010 circa ha acquisito indubbia influenza..ciò finora è stato tollerato, direi quasi “favorito”..chissà, qualcuno forse a Bruxelles (o altrove) ha detto basta !
    ovviamente la grande stampa italiana, laicissima e timidissima (di fronte ai Poteri veri :D) probabilmente non dirà nulla :D

  43. izzaldin says:

    @paniscus
    “Io per esempio, se fosse per me, darei del tu a tutti, ”

    In Spagna ormai è cosi (rispondo così anche a Miguel che si chiedeva “spagnolo messicano (dello spagnolo della Spagna non so dire”). Ustedes neanche col Re si usa più.

    Provai forte impressione quando all’università spagnola dove sono stato gli alunni si rivolgevano alla docente “Hola Maria, puedes abrir la ventana?”

    Io abituato all’Università di Palermo dove i professori ci manca poco che chiedano il Vossia…

    E comunque al Nord il “lei” è moooolto meno utilizzato rispetto al Sud, anche se pure qui le cose stanno cambiando.

    Per dire, ai suoceri si dà del Lei anche dopo quarant’anni di matrimonio, al Nord penso di no, poi certo dipende.

    Io personalmente uso il Lei per rispetto e consuetudine con gente più grande o con semi-sconosciuti, ma molti al Nord la vedono come una distanza dura da sopportare, o come una specie di fastidioso sigillo di anzianità.
    saluti,
    Izzaldin.

  44. Z. says:

    izzaldin,

    — Per dire, ai suoceri si dà del Lei anche dopo quarant’anni di matrimonio, al Nord penso di no, poi certo dipende. —

    In Romagna questa era la tradizione. Nella prima metà del secolo scorso, tra l’altro, spesso si usava dare del tu anche ai propri genitori!

    • Z. says:

      Chiedo scusa, intendo: si usava dare del VOI anche ai propri genitori!

      • izzaldin says:

        Fantastico.
        Se leggi i libri di Verga, ma forse anche di Sciascia per non dire di Manzoni, i suoceri vengono chiamati usando il “Voi”, e non escludo che in qualche anfratto della Sicilia più arcaica si continui a farlo.
        Saluti,
        Izzaldin

        • Z. says:

          Beh, se si tratta di una di quelle zone – non necessariamente isolate, oltretutto – dove sopravvive il “voi” mi sembra del tutto naturale che ai suoceri si dia del “voi”.

      • PinoMamet says:

        ” si usava dare del VOI anche ai propri genitori!”

        Confermo, anche in Emilia.

  45. roberto says:

    per quanto riguarda la francia, il voi ai suoceri è ancora usato moltissimo (anzi direi che è la regola).
    in generale si da del voi a tutti tranne quando si è già amici.
    proprio venerdì abbiamo accolto nella nostra squadrina di basket un francese (sui 35 anni) che ha dato del voi a tutti per metà dell’allenamento, finché non abbiamo minacciato di affogarlo nel cesso se non la piantava. è passato all’inglese scusandosi per il mancato tu…. “je n’ai pas l’habitude”

  46. MOI says:

    @ MIRKHOND / TUTTI

    In Emilia Romagna “dare del Voi ai genitori” è un ricordo d’infanzia di Umarèll e Zdàure (e po’ ed quî piò vic’ !)… destinato a morire per sempre assieme a loro. Con “al Dialàtt” (e tutti gli aspetti culturali tipo proverbi & termini agricoli-motanari-borghigiani-marinari), la “Fede Sciamanica Popolare” e un sacco di altre robe che potranno rivivere solo in rappresentazioni poetiche. Che già ci sono, però … “Questo, è … triste !” [cit.].

    Non importa in quale forma, non importa chi siano stati gli esecutori materiali della distruzione … la Retorica della Futura Umanità ha agito come “Mano Invisibile”. La “Marucònia”, buon per essa, vi ha resitito e vi sta resistendo meglio … ma non so per quanto a lungo ancora !

    @ PINO

    L’ assimilazione di gusto fra Truzzi del Ventunesimo Secolo e Nobili del Diciottesimo Secolo ,’ è venuta ripensando un attimo che :

    I)

    A Cattolica, (che nome, per una Sodomagomorra Romagnola ; -) della Secolarizzazione Nazional-Popolare !) c’è _ o c’era _ una discoteca truzzissima dal bizzarro nome “Le Rock’o-Ko” [sic], che già nel nome fondeva lo stile “Rococo” con la truzzaggine … e in effetti erano e sono* due stili dall’ aspetto esteriore diversissimo ma in fondo basati sugli stesi princìpi estetici d’ un “gusto” fine a sé stesso che non teme mai, in nessun caso, l’ esagerazione estetica.

    *Vedi Madonna, Lady Gaga nonché un film “flop” (ma l’ idea in sé mi piaceva, credo però che sia stata sfruttata male !) con una Kirsten Dunst che interpretava una Maria Antonietta “truzza extralusso tipo Paris Hilton” : anacronismi voluti, tipo set da trucco decisamente troppo moderno nonché colonna sonora di tastiere e chitarre elettriche. Una specie di “Versailles” assimilata a Hollywood & Beverly Hills ; il film era “Marie Antoinette” (2006), per la regia di Sofia Coppola: regista sopravvalutata e pretenziosa … a detta di molti critici.

    Ma forse i primissimi a “giocarci sopra” furono i membri del gruppo Anni ‘80 “Rondò Venziano” : fusioni di musica classica (molta) ed elettronica (poca) , copertine che reinventavano un’ estetica tutta “cyborg & space age” in una Venezia “turistica e futuristica” (assonanza casuale ?) da Carnevale Settecentesco; con tutti i cliché a base di “Casanova, Gran Dame, Belle Madamigelle, Galantuomini [*** In dialetto “da Noi” è rarissimo e di dubbia correttezza dire “unèst”… a vantaggio di “galantòman” ***], Cicisbei, ecc …”

    ****************

    Come mai però tutto ciò ? Cosa accomuna i Truzzi di Oggidì ai Nobili del Settecento ? … Un Apologeta Cattolico direbbe “Aver dimenticato Dio, e con Lui _ il Padre Eterno_ il Senso del Limite* !”. Sarà vero ? Be,’ sì. Tutto qui o c’è dell’ altro ? Chiedo a voi … @ TUTTI.

    *Quello che secondo Giovannino Guareschi Peppone riusciva a conservare per “vestigiale cultura cattolica” … cosa che a Don Camillo dava un “feeling” (diremmo noi) NON possibile invece con il Pretino dello Spirito del Concilio, Don Chicchì !

    II)

    Il nome d’arte “Gaga” dovrebbe derivare da qui :

    http://dizionari.corriere.it/dizionario_italiano/G/gaga.shtml

    Vedi anche “Giacomino il Gran Gagà” (1955) di Fred Buscaglione (1921 _ 1960)… altro personaggio incompreso, ingiustamente “semi-dimenticato” e decisamente troppo avanti per l’ Italia degli Anni Cinquanta !

    Mi parrebbe che, anche se non (!) lo dicono,i “Flaminio Maphia” di “Che Idea” (2005) perlomeno vi si ispirino.

    III)

    Per quella faccenda delle “braghe” … t’ hè fat benessum !

    Ci sono difatti tre “categorie essenziali” di negozi di abbigliamento :

    1

    Ove si paghi e la firma/marca e la qualità.

    2

    Ove si paghi solo la firma/marca.

    3

    Ove si paghi solo la qualità.

    … Quest’ultima “categoria essenziale” è indubbiamente la migliore.

    C’è anche un vecchio aneddoto del “solito” Luciano De Crescenzo su di un Avvocato di Napoli che riteneva un Dovere Etico Assoluto difendere i “Vucumprà” [sic]* della roba “taroccata” … considerando quanto già gli Stilisti si approfittino della firma.

    In realtà _ ma gli è un altro paio di maniche _ era un brano volto soprattutto a dimostrare la travolgente teatralità greco-mediterraneo-levantina dei Napoletani in opposizione al contenuto rigore celto-longobardo-mitteleuropeo dei Milanesi … e difatti Luciano De Crescenzo l’ ha riciclato più volte in contesti diversi; scilicet, in libri diversi. In un certo senso, ribadendo in un “metalinguaggio” (o giù di lì) lo stereotipo del Mercante Levantino tanto affabile e simpatico … ma naturaliter imbroglioncello.

    ————————————————

    *Termine spregiativo “marxianamente” un po’ emblematico di Fine Anni Ottanta – Inizio Anni Novanta, oramai desueto … anche perché, oggigiorno, quella roba lì è quasi tutta smerciata direttamente dentro ai “China Trade Market / Store”: ex capannoni industriali di periferia riadattati.

    @ MIRKHOND

    Forse t l’ avevo già chiesto, non ricordo però particolari commenti tuoi … l’ hai mai visto questo film qui, del 1999 e della celeberrima regista AltoAtesina (NON certo di curriculum “politically correct”…) Lina Werthmüller ? Che ne pensi ? Questa caratterizzazione del Personaggio Storico come “O’ Principe Lazzarone”, ha un fondo di verità ? O perlomeno di documentazione storiografica ?

    http://it.wikipedia.org/wiki/Ferdinando_e_Carolina

    Ovviamente, alludo a fonti DuoSiciliane … NON Piemotesi che notoriamente ne hanno scritto peste e corna, eh !

    @ IZZALDIN

    “[…] All’Università di Palermo, dove i professori ci manca poco che chiedano il Vossia [ …] ”

    [cit.]

    … Addirittura ?! … Qualche aneddoto o battuta memorabile ?

    Ma in Spagna, “ la Lucha contra el Usted” (da turista l’ ho sempre usato senza offendere nessuno, al massimo richiedevano il “tú” … ) ha un “retroterra” (in _ ahem _“Italiano” non esiste solo “background” ! ) AntiFranchista ?

    Ma ‘sto “Vossia” … è ancora usato, in Sicilia ? Fa un po’ “Mafia Movie” stereotipato, ambientato dagli Anni Cinquanta in giù … o no ?

    ———–

    “Io personalmente uso il Lei per rispetto e consuetudine con gente più grande o con semi-sconosciuti, ma molti al Nord la vedono come una distanza dura da sopportare, o come una specie di fastidioso sigillo di anzianità.”

    [cit.]

    Forse perché il Nord si è emancipato dalla Chiesa / secolarizzato nei costumi prima, rigettando tradizioni e consuetudini (di “genere” , di età …) prima ?

    … E appare così assurdo, pertanto, che i “Migranti” molto attaccati alle proprie tradizioni ci (Italia secolarizzata, ovunque sia !) stiano tendenzialmente naturaliter “poco simpatici” ; -) ?

    Si parla oltre, va be’, il piacevole esotismo estetico (ritenuto innocuo)… un conto è il sari variopinto e sgargiante, un conto è la palandrana “a saccone di juta nero” per così dire “ più da suora di una suora” … o no ?! Mi pare che faccia una notevole differenza la cui comprensione dovrebbe essere antropologicamente universale, ma temo che l’ ideologismo invece prevalga.

    @ ROBERTO

    [circa il tuo video “look e soccorsi” … so che NON sei un politico scortato in armi !]

    ** Versione Sintetica : Dire “ve’ che stronzi !” mi pare condivisibile, ma un po’ troppo semplicistico ! ***

    ** Versione Analitica […] **

    Il Luogo Comune, lo Stereotipo è un ancestrale meccanismo psicologico istintivo di difesa … e qui, su questo, a parte Peucezio, pochissimi concorderanno. NON sto dicendo che lo Stereotipo “è vero” (anzi, spesso sarà anche “falso”), ho detto solo che viene “vissuto come vero” per un ancestrale meccanismo psicologico istintivo di difesa. Dubito che esistano esseri umani del tutto privi di idee pre-concette (concepite prima che un fatto si verifichi) sotto determinate circostanze. SE esistono, questi “Cittadini” hanno un istinto di sopravvivenza ridotto al minimo, e confidano in tutto e per tutto _ a cominciare dalla loro stessa sopravvivenza_ nello Stato Moloch. Una realtà che rappresenta sé stessa cpme esistente da sempre, ma così NON è. Oppure, chi non ha alcuna idea “pre-concetta” … vive in una piccola comunità molto ristretta e chiusa ove “tutti si fidano di tutti”.

    Ora, qui NON voglio assolutamente giustificare l’ Omissione di Soccorso … solo che è troppo facile dare addosso ai “cittadini medi”, sostanzialmente dei limoni umanoidi il cui unico diritto è quello di venire spremuti. Troppo facile aizzare dei “cittadini medi” contro dei consimili sociali.

    Credo che le diverse reazioni siano da rapportare a quel che si suppone dagli “indizi-pregiudizi” piccolo-borghesi sul ”Vestito Male” :

    “Sarà il solito drogato / ubriacone che se la va a cercare … cazzi suoi ! Anzi: peggio ! Magari fa finta di sentirsi male poi da dietro arriva il complice che chissà cosa mi fa in imboscata, come da [presunta, ndr] vecchia tecnica degli zingari !“ [Luogo Comune !]

    Il principale motivo per cui, almeno in Italia, è stato istituito un reato di “Omissione di Soccorso” era appunto il timore delle “finte tattiche” da delinquenti di strada. Ah, già: nessun testo giuridico ve ne parlerà mai. Come si dice , NON rientra nel Gran Giuoco delle Parti. D’altronde, nessun testo giuridico vi dirà mai neppure che la “proporzione fra difesa e attacco in strada” … è tutta a vantaggio del delinquente abituale, per il quale la violenza è appunto pane quotidiano e sa gestirla benissimo. Lui.

    “Caino poverino … Abele, invece, cazzi suoi. Tanto è morto ! ”

    Ripeto : NON rientra nel Gran Giuoco delle Parti. Altri esempi, forse, si potrebbero riportare … ma in tempi di Boldrinismo si rischia troppo.

    Il Gran Giuoco delle Parti vuole che venga definita “micro” la criminalità (per nulla cogliona, anzi !) che se attaccasse chi ha la scorta farebbe una brutta fine certa. E quindi, ovvio, attacca chi la scorta NON ce l’ha.

    Quando si dice che la colpa della suddetta “microcriminalità” è delle Ingiustizie della Società Borghese, oserei dire che magari è anche vero (!) MA … “guarda caso”, la Borghesia Alta che vive di (!) politica è la prima a mettersi le chiappe al sicuro. E lo fa manifestando l’ Amore per gli Ultimi mediante l’ Odio per i Penultimi … stando fra i Secondi contro i Primi.

    *Attenzione :

    “Malvestiti” è un vecchio termine spregiativo coniato dagli Intellettuali del PCI per disprezzare gli elettori democristiani, già accennato un’altra volta ma … mai chiarito. Anche Michele Serra, finché ha avuto nel PCI un ruolo analogo a quello di Majakovskij nel PCUS, parlava di Classe Dirigente Meridionale della DC con i “calzini corti” e mentalità “da Signorotti Manzoniani” (in Spagna ancora NON c’era Zapatero, perciò i RadicalChic nostrani della Spagna ne dicevano peste e corna !) e neppure capace di parlare un Italiano decente. Sì, insomma: i l prototipo Clemente Mastella del “Tarone Democristiano”.

    Va be’, dài : tutte cazzate “populiste” : il PD , la UE e quella roba lì che ha linkato Habsburgicus (che non esiste, o se esiste è filantropica, oppure è una fissa clericale ottocentesca ! ) per la Romania porteranno la Salvezza e il Paradiso in Terra … siv cuntént ?

    • Roberto says:

      Moi,
      Vedendo quel filmato, la prima cosa che ho pensato è che di gente sdraiata a terra a Parigi c’è ne è a frotte e che quindi la non reazione dei passanti sia semplice segno di assuefazione all’orrore

  47. mirkhond says:

    Per Moi

    Si, ho visto il film della Werthmuller, che ho trovato simpatico.
    La stessa regista infatti, non ha nascosto le sue simpatie per i Borbone-Napoli, ed in particolare per il “Re Lazzarone”, termine con doppio senso, dispregiativo per l’intellighenzia giacobina aristocratico-ricco-snob-fighetta, che dopo aver amoreggiato a lungo con la corte reale, ed esserne stata abbondantemente beneficata, tra 1793 e 1799 la tradì passando con la Francia rivoluzionaria, accusando i sovrani napoletani di essere dei riformatori troppo “mosci”!
    Ma “Re Lazzarone” è anche un termine affettuoso con cui i sudditi del popolo “vascio”, soprattutto a Napoli, ma anche nel resto del Regno, definivano un sovrano che, pur di origini franco-spagnolo-parmensi, era napoletano fin nel midollo, con tutti i pregi e i difetti del nostro popolo, soprattutto di quello della Capitale!
    Quindi il giudizio su Ferdinando IV di Napoli, III di Sicilia e I delle Due Sicilie (1759-1825) (unione istituita nel 1816, e causa di sciagure che contribuirono al crollo e alla conquista della nostra patria e della stessa Sicilia), è ovviamente condizionato da diversi e contrapposti punti di vista, anche se, l’immagine negativa di un re vongolaro, maccaronaro, “berlusconiano”, tamarro e poco o nulla serio, è quella prevalente, e non solo tra la storiografia giacobino-liberale-sinistroide.
    Anche intellettuali cattolici conservatori come lo spagnolo Francisco Elias de Tejada, confessarono di non amarlo, preferendogli i più seri Ferdinando II (1830-1859) e Francesco II (1859-1861).

  48. MOI says:

    “Giacomino” di Fred Buscaglione

    http://www.youtube.com/watch?v=xFXkW2hUjys

    “Che Idea” dei Flaminio Maphia

    http://www.youtube.com/watch?v=KTaOpotQy38

    in particolare però mi pare un po’ ispirata a “Eri Piccola Così”, sempre di Fred Buscaglione

    http://www.youtube.com/watch?v=NSiGcGgOtZw

    • PinoMamet says:

      Guarda, questa la so perché me l’hanno detta:
      “Che idea” dei Flaminio Maphia è il rifacimento di “Ma quale idea”, di Pino d’Angiò.
      Non sono neanche i primi rapper a rifarlo!

      Però ci sei andato vicino, come gusto, e se non me lo avessero detto non lo avrei saputo neppure io :)

  49. mirkhond says:

    Unione del 1816 con cui Ferdinando si autonominò I delle Due Sicilie, unificando i due regni di cui portava le corone, e che erano separati dalla guerra del 1282-1372, che aveva sancito la nascita di due DIVERSE nazioni, quella napoletana e quella siciliana!
    Il più grave errore dei Borbone-Napoli!

  50. MOI says:

    Rondò Veneziano

    http://www.youtube.com/watch?v=5Z3oAcZT3oI

    Venezia … 2000 ! … Nel 1983 ! Solo che al posto dell’ Astronave c’ è la Nave Costa Mona ;)

    http://www.youtube.com/watch?v=2O8y7Xe6hb8

    (Live)

  51. mirkhond says:

    (George Washington)

    Mah, se non sbaglio, tranne Kennedy, i presidenti usa per tradizione sono tutti massoni!
    E poi, come ci ha spiegato Martinez, negli Usa la massoneria conosce anche un livello popolare, persino da loggette studentesche da college, sconosciuto in Italia, dove invece resta un fenomeno elitario…..

    • paniscus says:

      Veramente anche in Italia esiste la categoria dei massoni sfigati di seconda fila…

    • habsburgicus says:

      pare che Nixon, incredibile dictu, non fosse massone..e ciò spiegherebbe perché nessuno sia intervenuto per “ammorbire” con le buone (o, se necessario, con le cattive :D) coloro che indagavano su di lui sul Watergate

      • Moi says:

        Ah, sì : roba da proteste anti “Legge Quadro Jervolino” … tempi in cui gli insulti sessisti erano ancora contestualizzabili ;) :) !

        • Z. says:

          Moi, va bene il cubismo al cubo, ma ora devi spiegarmi cosa c’entrano Nixon e la massoneria con le proteste contro Rosa Russo Jervolino!

        • Moi says:

          Colpa della dispersività del blog … volevo rispondere su Socialismo Rivoluzionario. Però un nesso Jervolino-Nixon … ci sarà ! ;)

        • Z. says:

          Oddio, se proprio ci sia non lo so. Ma sono sicuro che tu sapresti trovarne uno in un tempo ragionevolmente breve!

  52. habsburgicus says:

    forse da voi in Toscana, ove la massoneria è in un certo senso fenomeno di (quasi) massa…
    nel resto d’Italia (con qualche eccezione), pur essendoci grande differenza di potere effettivo degli affiliati, quasi tutti i massoni appartengono comunque alle élites (alcuni in alto, altri più in basso)..e per “élites” non intendo certamente una posizione di particolare rilevanza intellettuale…questo oggi, purtroppo, non conta più nulla !…intendo che, pur essendo magari semianalfabeti :D, sono inseriti, chi più chi meno, nelle strutture di potere

    • Z. says:

      La Toscana a quanto pare è un mondo a parte.

      Voglio dire – non conoscono il diffuso fenomeno degli alternativi di buona famiglia, i militanti di SR fanno (o almeno facevano) gli operai anziché gli studenti e soprattutto non c’è l’operatore con la bilancia nel reparto gastronomia dei supermercati!

      ( :wink: )

      • Moi says:

        “SR” … cuss’éla ;) ?!

        “non conoscono il diffuso fenomeno degli alternativi di buona famiglia”

        In “Ovosodo”, opera prima (?) di Paolo Virzì … c’era un personaggio importante “così”. Ma appunto, evidentemente, il film del regista Toscano voleva sbalordire la propria (!) regione. ;)

        • Z. says:

          Vero.

          Comunque io mi baso sulle testimonianze di Lisa e di NSCO, che abitano entrambi a Firenze se ben ricordo. Magari in altre città funziona diversamente.

          Non ricordi Socialismo Rivoluzionario? C’era qualche militante a Bologna una ventina d’anni fa, dopodiché mi sembra che se ne siano perse le tracce. A quanto mi risulta in Toscana sopravvive ancora.

      • paniscus says:

        I militanti di SR, sempre che esista ancora, non possono essere studenti, per il semplice motivo che sono tutti al di sopra dei 40 anni (come minimo), e credo che l’età media complessiva di tutto il gruppo sia intorno ai 60. Io a dire la verità ne ho conosciuto qualcuno che era giovane studente, mooolti anni fa, ma adesso sono sempre gli stessi, con pochissimo afflusso di gente nuova nel frattempo. Se fossero ancora studenti, mi preoccuperei seriamente per loro, ancora di più di quanto non fossero preoccupanti già all’epoca…

  53. mirkhond says:

    Ciò che dicono Lisa, Habsburgcus e Zanardo, mi convincono sempre più che quando parliamo di realtà considerate “comuni”, Italia, massoneria, cattolicesimo, scuola, differenze sociali ecc. alludiamo a realtà VISTE e SENTITE come DIFFERENTI, perché DIFFERENTI sono i nostri vissuti non solo personali, ma anche etno-sociali!
    Siamo POPOLI diversi!

    • Z. says:

      Ognuno trova sempre infinite conferme delle proprie teorie in quello che vede, e tu come storico lo sai molto meglio di me.

      Non so quanto sia vero, ma si dice che dalla guerra di Spagna Stalin abbia confermato il suo sospetto che non valesse la pena assistere i comunisti nell’Europa occidentale, i Francesi abbiano deciso che i carri armati erano poco utili proprio come loro già pensavano e che i Tedeschi abbiano viste confermate le loro teorie sull’importanza del bombardamento terroristico.

      Da tutto questo, invece, io traggo la conferma della teoria di cui al primo periodo di questo commento.

      :D

    • Francesco says:

      invece direi che se ti facessi un giro nella bergamasca ti troveresti a casa, tranne la lingua che è un orpello irrilevante (nella sostanza, i bergamaschi NON sanno parlare)

  54. mirkhond says:

    E Zanardo cosa vede?

  55. mirkhond says:

    Quando il Moi parla della vostra Romagna e dell’Emilia, non vedo affatto tante affinità tra il sentire dei nostri popoli, ma trovo invece conferme all’ESTRANEITA’ che mi suscitano i vostri vissuti etnici.
    Estraneità che non vuol dire necessariamente ostilità, ma appunto storie DIFFERENTI!

    • PinoMamet says:

      Secondo me Moi è solo questione di sensibilità differenti, non tra Emilia e Romagna e Bari o tra Nord e Sud, ma tra persone: tu tendi a essere sensibile alle differenze (e fai benissimo a puntualizzare che essere diversi non significa mica odiarsi!) noi per esempio tendo a vedere ciò che ci unisce;

      mi manca solo di essere di bocca buona a mangiare (al contrario, ahimè, sono un gran rompicazzo) altrimenti sarei il tipo di persona che sta bene un po’ ovunque, posto che ci sia un po’ di sole, perchè riduco le cose al loro comun minimo denominatore:
      “che è ‘sta salsina araba? ah.,vabbè, tranne questo ingrediente è come quella di mia nonna, vie’ qua, fratello!” ;)

  56. izzaldin says:

    @roberto
    capisco il tuo amico cestista francese! anche per me è una violenza dovermi privare del “Lei”! :)

    @tutti
    ricordiamoci che usare il “lei” è una pratica antifascista, visto che Mussolini lo vietò addirittura per legge! :)

    @Moi
    1- il Vossia non si usa praticamente più fra chi ha meno di sessant’anni. mi sento di escluderlo dalla lingua parlata corrente, forse solo qualche arcaicismo in qualche paese sperduto, ma non ho certezze a riguardo. Magari sta tornando di moda.. boh?

    2- credo che la “lucha contra el ustedes” sia comparsa nel periodo della Transiciòn Democratica Post-Franchista, e affermatosi definitivamente con la grande secolarizzazione degli anni ’90-’00 ma non sono sicuro. dovrei informarmi.

    3- aneddoti veri e propri sui prof di Unipa… i più duri, quelli che vivono davvero nell’Empireo irragiungibile sono quelli di Giurisprudenza, la migliore facoltà della Ateneo panormita e fra le massime a livello nazionale. Lì davvero i professori sono di una razza superiore, molti ex membri del CSM e membri di commissioni parlamentari, non puoi parlargli se non tramite richiesta scritta etc.. ma forse sono atteggiamenti baronali presenti in tutta Italia. Magari a Palermo è più difficile trovare un prof in orario di ricevimento, ed è quasi impossibile che se un “professorone” debba fare esami sia poi lui effettivamente a farli.. d’altro lato a Palermo si vedono cose “informali” che a Bologna o in Italia non accadrebbero mai.. ho visto coi miei occhi un prof di Storia Medievale accarezzare un cane randagio (coperto di chewing gum secche :) ) entrato nell’aula magna di lettere durante un intervallo… a Bologna neanche esistono i cani randagi, figurati se è possibile che, chessò, il fratello di Prodi o il deputato Carlo Galli si abbassino ad accarezzarli durante una lezione.. ma forse sono andato off topic.

    4- la secolarizzazione sicuramente ha influito. Voi avete avuto Napoleone, noi no. Noi abbiamo avuto il vicerè Caracciolo, illuminista settecentesco, colto e moderno, e odiato da popolo e baroni per il razionalismo e proprio per la mancanza di rispetto verso le consuetudini.

    saluti,
    izzaldin

    • izzaldin says:

      errata corrige!
      il vossia è ancora usato da gente anziana verso interlocutori degni di un certo riguardo

  57. izzaldin says:

    @habsburgicus
    “nel resto d’Italia (con qualche eccezione)”
    hai detto bene, con qualche eccezione. ci sono realtà periferiche dove fenomeni del genere sono radicatissimi.
    mi vengono in mente, oltre alla calabria, due città di estrema periferia come sassari e trapani.
    sassari, che tanti statisti ha donato all’italia, si può capire perchè punta del regno che ha “donato la corona ai savoia” e quindi aperta al complotto ateo-laico-ma$$onico-imperialista :) torinese..
    .. e trapani si può capire pure in quanto provincia di marsala e di calatafimi e quindi bene disposti verso l’ateismo – ma$$onico rivoluzionario garibaldino.
    (a proposito, gustatevi le foto della rievocazione dello sbarco di Marsala.
    http://palermo.repubblica.it/cronaca/2014/05/11/foto/a_marsala_tornano_le_camice_rosse-85854057/1/#2
    diciamo che il natante utilizzato non rende giustizia al Piemonte e al Lombardo con cui l’Erore toccò il Sacro Suolo :) )
    in calabria immagino esistano dinamiche simili.
    infine, fanno bene i massoni a proporsi pubblicamente per non dare adito al folle complottismo che li circonda ultimamente.

    @moi
    fantastico il nuovo stemma dell’italia! fenomenale.

    saluti,
    izzaldin

  58. Z. says:

    Moi,

    — “Comunismo” NON è questione di “cosa uno pensa che sia” ma “di cosa è stato fatto storicamente in suo nome dai movimenti politici ufficialmente tali” —

    Davvero? Quindi, nel caso della nostra città, amministrazione onesta, pace sociale, servizi pubblici efficienti, basso livello di disoccupazione, alta qualità della vita, scuola per l’infanzia presa a modello, periferie popolari dignitose e ben servite? Stai dicendo che questo è “comunismo”?

    Ho capito bene?

    :)

    • Francesco says:

      “basso livello di disoccupazione” c’entra col Comune come Galliani col Milan in questi ultimi anni!

      per il resto, che il PCI abbia spesso amministrato bene è abbastanza noto e riconosciuto

      PS non ricordo bene, vivi a Topolinia o nel Villaggio Puffo?

      • Z. says:

        Siamo sicuri? Se l’amministrazione garantisce pace sociale e tranquillità, non sei indotto come imprenditore a stabilirti qui piuttosto che altrove? Poi l’economista sei tu e chiaramente non voglio sconfinare nel tuo campo, ci mancherebbe…

        Che il PCI abbia spesso amministrato bene è cosa certamente risaputa. Solo che, secondo la tesi di Moi – che a ben vedere un frammento di verità lo contiene – questo è il “comunismo”!

        Z.

        PS: Dove abito? Abito in una città con molti difetti, ahimè, che solo in parte assomiglia a quella amministrata dal PCI sopra descritta.

        • Francesco says:

          1) che roba sarebbe la pace sociale?
          2) cosa c’entra il sindaco?
          3) che gliene frega agli imprenditori?

  59. mirkhond says:

    “In realtà mi spaventa un po’”

    Anche a me!

    “ci sono molte cose che mi attirano, però anche molte che mi mettono a disagio!”

    Che cosa ti mette disagio di quelle realtà?
    A me attira soprattutto la bellezza di molte sue donne…. ;)

    • PinoMamet says:

      Mi spaventa e mi mette a disagio (come credo a tutti)

      -la povertà estrema, molto diffusa;
      -la scarse igiene dei posti affollatissimi con enormi quartieri in cui si vive precariamente;
      -traffico e caos;

      mi attirano (sempre come a tutti) le culture, i costumi, le lingue e la bellezza delle indiane ovviamente :)

      per il clima non mi faccio problemi, basta evitare il monsone :D

      • mirkhond says:

        Concordo pienamente!

        • habsburgicus says:

          la bellezza di molte sue donne…

          mah..de gustibus :D
          intendiamoci è chiaro che, su oltre 1 miliardo di persone, ci siano pure donne bellissime (specialmente nelle caste alte)..
          in più non sono mai stato in India e dunque non posso parlare per esperienza diretta…
          però a me sembra che in generale, il livello di bellezza delle indiane sia fra i più bassi del mondo :D
          peggio sono solo le andine :D (il peggio in assoluto, le aborigene australiane :D)
          nulla di paragonabile, per restare in Asia, alle filippine (peraltro non eccezionali, spesso), alle thai, alle siniche (grande Cina, Vietnam ecc), alle persiane (forse, a parte le libanesi, le più belle delle asiatiche..purtroppo off limits per noi :D) e le libanesi appunto !
          se poi, ci spostiamo oltre l’Asia, e contiamo anche brasiliane, venezuelane, colombiane, cubane… l’India recede, e di molto :D
          ma non siamo ancora al meglio (tranne qualche perla in Brasile e anche altrove, che effettivamente c’è, da 10)….
          l’italiana, specialmente nel Nord-Est, in Puglia e a Napoli, ma anche in Sicilia, è spesso bellissima per quanto di carattere pessimo e con un esagerato concetto di sé..diciamo inavvicinabile, tranne per chi ha certe note caratteristiche :D
          e poi, sempre più su, scandinave, certe inglesi (non tutte ! c’è una variazione enorme fra le suddite albioniche), tedesche…
          e poi, ancor meglio…romene, moldave, “russe” (incluse ucraine e bielorussie)..ma anche le serbe (non simpaticissime) e soprattutto le montenegrine sono “di qualità oro”
          infine il non plus ultra..lituane e lettoni :D
          si narra che Talleyrand dicesse “chi non ha vissuto prima della rivoluzione, non ha conosciuto la gioia di vivere”..io mi permetto di chiosare “chi non ha mai conosciuto una lituana, non conosce cosa sia una gnocca !”
          a quelle le indiane fanno un baffo :D
          ecco, vi ho fatto una (personalissima) ricostruzione dell’avvenenza femminile nell’intero globo terracqueo !!!
          a voi la parola :D

        • PinoMamet says:

          Mi pare di capire che tu, Habsburgicus, sia di gusti “nordici”…

          però la quasi totalità delle ragazze indiane che vive qua è di un’avvenenza notevole, come fisico e come lineamenti;
          non è difficile incontrarne di quelle che potrebbero tranquillamente fare una carriera da modella-showgirl ecc.
          (che per carità, non auguro loro!)

        • PinoMamet says:

          Anche le persiane che ho conosciuto sono in effetti molto belle (e hanno queste fama, evidentemente meritata, perlomeno dai tempi di Senofonte…)

          anche alcune ragazze albanesi, che mi sembrano, tutto insieme, la versione simpatica delle italiane (quindi, a conti fatti, il meglio ;) )

          cubane, brasiliane ecc. non sono il mio tipo, thai e compagnia non parliamone. Aho’ so’ gusti.
          Invece molto molto gradevoli alcune studentesse giapponesi del conservatorio, qua da me.

          Nordiche e slave proprio non rappresentano il mio ideale di bellezza…

        • roberto says:

          Habsburgicus,
          non posso che incoraggiarti a fare i concorsi per l’eurocrazia, così pure tu avrai delle colleghe lituane
          :-)

          comunque, a proposito di indiane, all’entrata dell’edificio in cui lavoravo prima c’era una ragazza indiana con gli occhi azzurrissimi pur essendo scuretta (vabbé immagino che qualche suo antenato/a abbia fraternizzato con i colonizzatori)…tipo aishwara rai ma più scura. era un ottimo motivo per alzarsi la mattina ed andare a lavorare
          :-)

      • roberto says:

        concordo anch’io ma aggiungo che mi attira molto anche il cibo

  60. mirkhond says:

    “.. e trapani si può capire pure in quanto provincia di marsala e di calatafimi e quindi bene disposti verso l’ateismo – ma$$onico rivoluzionario garibaldino.
    (a proposito, gustatevi le foto della rievocazione dello sbarco di Marsala.
    http://palermo.repubblica.it/cronaca/2014/05/11/foto/a_marsala_tornano_le_camice_rosse-85854057/1/#2
    diciamo che il natante utilizzato non rende giustizia al Piemonte e al Lombardo con cui l’Erore toccò il Sacro Suolo :) )”

    E che ci hanno guadagnato?
    Capisco l’abbaglio di allora per la novità e l’illusione di poter migliorare…
    Ma oggi?
    Che senso hanno questi festeggiamenti?
    L’astio antinapoletano non si è ancora del tutto spento dopo oltre 150 anni? :)

    • PinoMamet says:

      Mah, festeggiamenti… dalle foto mi sembrano 4 gatti!
      ;)

      ho visto in TV un pezzo di un servizio sulla rievocazione dell’arrivo di Napoleone all’Elba, e non c’era paragone!
      Costumi ben fatti e indossati da persone abbastanza in ruolo, gente numerosa, una serie di eventi (mi pare di aver capito) che si svilupperà per tutta l’estate, e poi il condottiero in questione arrivava su un bel veliero storico, mica su un motoscafo!

      http://www.lanazione.it/livorno/cronaca/2014/05/04/1061058-sbarco-napoleone-isola-elba.shtml#2

      • mirkhond says:

        Si, dalle foto, sembra una cosa fatta bene e in fondo posso capirli gli abitanti dell’Elba, che piccola isola, per quasi un anno fu un piccolo regno governato da un sovrano che per un ventennio aveva messo a ferro e fuoco l’Europa! :)

    • izzaldin says:

      @mirkhond
      Beh, la presenza di Giuliano Gemma (nelle vesti dell’Eroe) in una città come Marsala è pur sempre un evento! :) e poi quelle ragazzine saranno state contente di conciarsi con abiti ottocenteschi, no?
      A parte gli scherzi, è divertente come cosa, e Garibaldi merita di essere omaggiato dai Marsalesi e da tutti, non scherziamo.
      E con lui la truppa internazionale di lombardi, genovesi, ungheresi, emiliani, inglesi, polacchi etc che lo seguirono nell’impresa siciliana.
      Non esageriamo, non diamo a Garibaldi la colpa dei disastri dei centocinquantanni successivi!
      saluti,
      Izzaldin

      • izzaldin says:

        @mirkhond
        Astio anti-napoletano non ce n’è, anzi c’è una certa simpatia per Napoli e la musica dei quartieri popolari è quella dei neomelodici napoletani, chi sa cantare a Palermo sa parlare napoletano.
        Certo, se Napoli dovesse mai tornare a essere la capitale di Palermo, l’odio ritornerebbe, ma al momento è sparito, soprattuto in confronto al resto d’Italia, visto che l’odio verso i napoletani che c’è in Italia adesso è a livelli altissimi

      • mirkhond says:

        Garibaldi era solo l’agente di interessi molto più grandi, e che comunque non mi sembra che abbiano fatto il bene della Sicilia.
        Fu Garibaldi ad ingannare e tradire gli insorti siciliani del 1860 che speravano nella vostra indipendenza e nella giustizia sociale.
        CHI mando Bixio a massacrare gli insorti di Bronte?
        La studiosa Lucy Riall, non certo sospettabile di biekiSSime simpatie borboniko-napoletane, nel suo “Garibaldi: l’invenzione di un eroe (2007)”, afferma che nei primissi giorni dello sbarco garibaldino tra Marsala e Calatafimi, l’11-15 maggio 1860, i garibaldini non avrebbero poi trovato tutta quell’accoglienza e quel clima di festa, come riportato dalla propaganda successiva.
        Al contrario si sarebbero aggirati tra paesi e genti sospettose e diffidenti e trovando porte chiuse quasi ovunque!
        Fu poi, l’opera di convincimento delle note elites, locali in primis, a mediare il successivo (e MAL riposto) consenso.
        Ancora in Storia della Sicilia di Finlay, Duggan, Mack Smith, edita dalla Laterza, si afferma che a Marsala, il primo anniversario dello sbarco dei “mille” fu salutato con una SOMMOSSA (11 maggio 1861)!
        Infine l’illuminista e ANTIborbonico Leonardo Sciascia, nel suo saggio I Pugnalatori di Palermo, ambientato proprio dalle tue parti, nel 1862-1863, afferma che se un reggimento borboniko (orrore degli orroriiii!!!!! :) ), fosse sbarcato in Sicilia, l’INTERA ISOLA sarebbe insorta a FAVORE di Francesco II!
        Ecco perché, solo una memoria MISTIFICATA puo’ favorire tali festeggiamenti!
        Posso capire se festeggiaste le insurrezioni del 1820, 1837 e soprattutto quella del 1848-1849, che tendevano, soprattutto la prima e la terza ad un’AUTENTICA vostra indipendenza!
        Ma lo sbarco a Marsala!

        • mirkhond says:

          E dov’era infine il “buon” Garibaldi nel 1866, durante l’insurrezione di Palermo, repressa nel sangue dai Piemontesi?

        • izzaldin says:

          @mirkhond
          abbiamo posizioni diverse, ma il tuo intervento è corredato da fonti, alcune le ho studiate altre no, e ti ringrazio di averle condivise.
          1- è verissimo quello che dici. all’inizio c’era molta diffidenza verso i Mille. a Marsala venivano visti come “straccioni” (non avevano una divisa unica e molti erano in abiti borghesi). ma già a Castellammare e a Salemi i pastori venivano a inginocchiarsi di fronte a Garibaldi.
          Tu (e Gramsci con te :) ) avete ragione quando dite che il Risorgimento al Sud fu una rivoluzione tradita, e ci furono degli eccessi.
          ricordiamoci però che la situazione era estremamente frammentaria, e ricordiamoci che chi (come il grande Sciascia ricorda nel saggio da te citato e che non conoscevo ma mi procurerò subito) nel 1862-1863 avrebbe riaccolto i borboni faceva parte della gente che i borboni contribuì a cacciarli pochi mesi prima.
          c’era una situazione rivoluzionaria, complessa e frastagliata, e Garibaldi, appoggiato dalla popolazione, non dimentichiamolo, sparigliò le carte col suo genio tattico e col suo carisma.
          I “picciotti”, unitisi ai Mille, abbandonarono la spedizione una volta conquistata l’isola. Come a dire che non gli importava poi molto di quello che sarebbe successo dopo.
          grazie ancora per i pugnalatori di Palermo,
          saluti,
          Izzaldin

        • izzaldin says:

          @mirkhond
          “E dov’era infine il “buon” Garibaldi nel 1866, durante l’insurrezione di Palermo, repressa nel sangue dai Piemontesi?”

          non lo so, probabilmente a Caprera a struggersi per le sorti del paese che aveva contribuito a formare..

          non so dove fosse nel ’66, ma so che nel ’82, quando tornò a Palermo prima di morire, venne accolto da una città festante e commosa, scesa compatta in piazza per onorarlo.

          e all’epoca non si può certo parlare di falsificazione della storia, visto che i protagonisti del ’60 era ancora in vita..
          saluti,
          izzaldin

        • Francesco says:

          Mirkhond

          non ho molta simpatia per Garibaldi, Mazzini, Cavour e la banda che realizzò la riunificazione politica dell’Italia

          ma le fole di giustizia sociale mi stupisco ben poco che non fossero di interesse di quasi nessuno, tra tutte le elites del tempo

          e chi più ne parlava – Marx era già in giro – meno ne ha sapute realizzare

          questo senza contare che la situazione economica e sociale del Meridione era disperante, non per nulla sarebbero emigrati a milioni, non appena il miglioramento delle condizioni sanitarie portò al calo della mortalità

          il problema c’era, anche se Garibaldi e il Piemonte furono una cattiva risposta

          ciao

  61. mirkhond says:

    Sempre per Pino

    A proposito del discorso che si faceva sul diverso colore della pelle, in una telenovela tamil:

    http://youtu.be/Zxfb_3SgXkk

    Da notarsi che i poliziotti hanno i tratti dei Tamil che vedo qui a Bari, mentre gli attori protagonisti hanno l’aspetto “aryo” del nord, compresa Sundari, la protagonista che è una donna delle pulizie, e i suoi tre figli!

    In quest’altra puntata invece, la serva Sridhevi è più scura rispetto ai padroni (che poi sono la stessa famiglia dell’ex donna delle pulizie Sundari, diventati benestanti:

    http://youtu.be/AKx765T4Dk0

    La serva (bona ;) ) compare a partire dai minuti 5:00-7:00

    • PinoMamet says:

      Ho fatto un paio di ricerchine e mi paiono comunque attrici dell’India del Sud, che recitano in serie in lingua tamil, telugu, malayalam o kannada (sono comunque lingue dravidiche con un’origine comune, non credo sia molto diverso dallla Carrà in Spagna ;) )

      io ho visto diversi filmati sul kalaripayattu, per vecchi interessi “MOIani” sulle arti marziali, e devo dire che sono restato colpito dalla vairabilità del colore di pelle degli indiani del sud, davvero molto elevato anche in contesti in cui il casting non c’entra:
      http://www.youtube.com/watch?v=oahViUjB_ws

      non so se c’entri la casta (il kalaripayattu lo praticano tutti, anche se agli esaltati “marziali” occidentali, per qualche mistero della loro psiche, piace ripetere che è una roba “della casta guerriera degli kshatryia”; è una palla, ma lo strano è che non riesco a capire che beneficio ne traggano gli esaltati di cui sopra…)

      forse c’entra semplicemente la variabilità di un popolo dalle origini molto miste.

      In Il ragazzo giusto (A suitable boy) di Vikram Seth, un bel romanzone sull’India post-indipendenza, c’è na scena di un matrimonio, accuratamente compinato con la catsa “giusta”, in cui però lo sposo è parecchio scuro, e alcune acide parenti si lamentano che “avranno dei nipotini neri”.
      Altri però se ne fregano..

  62. mirkhond says:

    “Nordiche e slave proprio non rappresentano il mio ideale di bellezza…”

    Concordo col “fratello borbonico” parmense Pino, in fatto di bellezza femminile, rispetto al troppo norreno ;) Habsburgicus!
    Anni fa, a Bari, un giovane laureando o già laureato (sono passati ormai molti anni), aspettava la madre all’uscita di una polleria.
    Ad un tratto, incrociò tre studentesse di scuola media superiore intorno ai 15-16 anni.
    Due erano baresi e non dicevano nulla, quella al centro era indiana o di origine indiana, di pelle bruna, grandi occhi neri e capelli nerissimi, raccolti come fanno le donne indiane.
    La ragazza indiana aveva tali POSSENTI grazie da non lasciare indifferente il giovane all’uscita della polleria.
    Quando gli furono passate davanti, una delle amiche baresi disse all’indiana:
    – ma sempre TUTTI a TE vogliono! –
    E lei, che continuava a leccarsi il suo gelato con gli occhi chiusi e un sorriso di soddisfazione…. :)
    Giuro che è tutto vero, che il giovane in questione ero IO! ;)

  63. mirkhond says:

    Ognuno c’ha i suoi gusti, ma grazie a Dio, non riesco proprio a condividere il giudizio di Habsburgicus sulle donne indiane, che anch’io trovo BELLISSIIIMEEEEEE!!!!! ;)
    La serva bonazza e POSSENTE della telenovela tamil Azhagi, la Sridhevi che ho già citato, assomiglia molto a quella ragazza che incontrai a Bari tanti anni fa e a cui ho accennato sopra…

  64. mirkhond says:

    “Ho fatto un paio di ricerchine e mi paiono comunque attrici dell’India del Sud”

    La protagonista di Azhagi, Sundari, è infatti un’attrice e imprenditrice tamil!

    Purtroppo, non sono invece riuscito a trovare i nomi delle attrici che interessano a me!

    Comunque, questa varietà cromatica tra i Dravidici, puo’ essere frutto di antiche migrazioni dal nord aryo, vedasi la dinastia Pallava (secc. III-IX dopo Cristo), che quasi certamente proveniva dal Gujarat, e forse costituiva un ramo degli Arsacidi del regno parto-saka, ramo cadetto degli Arsacidi dell’Iran, e regnante con una classe dominante di Saka iranico-induizzati tra il Sistan e Gujarat, tra il I secolo a.C. e il II secolo dopo Cristo, e che, secondo alcuni studi sarebbero legati col re Gondophares, che avrebbe ricevuto l’Apostolo Tommaso intorno al 45 d.C.!
    Per non parlare dell’influenza parsi, portoghese, olandese, francese, danese e inglese, soprattutto nelle aree costiere come Chennai!

  65. mirkhond says:

    kalaripayattu

    Sembra una specie di danza delle spade o un karate danzato….

    • PinoMamet says:

      Raccontata da uno storico o antropologo serio o da un bravo intrattenitore con un occhio ai dettagli, e non dal solito esaltato spaccotutto di turno, la storia delle “arti marziali” cosidette potrebbe essere interessante, specialmente in casi, come quello indiano o persiano, dove pare di rivadere resti di quello che era l’atletismo europeo antico, quando “palestre” e “ginnasi”, per costruzione e atmosfera, erano simili ai kalari del Kerala o alle zukhanè persiane

      http://www.youtube.com/watch?v=7LUwjD2PpCQ

  66. mirkhond says:

    “polacchi”

    Il popolo cattolicissimo continuo fornitore di soldati alla massoneria franco-britannica, fin dall’epoca napoleonica!
    Medita, Habsburgicus, medita…… ;)

    • habsburgicus says:

      li ha menzionati Izzaldin, non io :D
      a me i polacchi stanno antipatici, subito dopo i francesi..e MOLTO di più degli anglosassoni :D
      le stesse polacche, pur belle (ne ho in mente qualcuna che vive non lungi da me..ma anche altre) sono senza dubbio le meno avvenenti dell’Est (in generale)…io le metterei non solo dopo lettoni/lituane/russe (inarrivabili), ma anche dopo romene/moldava (ottime) e dopo ucraine, slovacche, serbe, croate e montenegrine (molto buone)…al livello di ungheresi, bulgare e albanesi, anzi un po’ di meno
      quindi non sono polonofilo..della Polonia apprezzo solo la “diga” all’Est (ma senza essere anti-russo..se la Russia si volge altrove ha il mio appoggio al 500 % :D)..ma anche lì preferirei una diga fatta da ucraini e bielorussi de-moscovizzati :D (molto difficile per i primi, ormai impossibile per i secondi)
      e fra Polonia e Germania, beh non continuo :D
      Stettin, Danzig und Allenstein sind deutsche Städte unter Besatzung !

    • Francesco says:

      forse perchè erano tra i pochi a non opprimerli direttamente, visto quello che facevano i cattolici Austriaci, gli ortodossi Russi e i luterani Prussiani

      difficile fare gli schizzinosi in quella situazione, non credi?

      ciao

      • PinoMamet says:

        comunque, per dirla tutta, i polacchi stanno un po’ sulle balle anche a me.
        Non ho mai capito bene perché (per i francesi, per dire, ho ben chiare le ragioni di ciò che mi piace e ciò che mi fa incazzare, idem per tedeschi e inglesi…) però non sono il mio popolo preferito, ecco.

      • habsburgicus says:

        @Francesco
        gli austriaci non opprimevano proprio nessuno (almeno dal 1815 in poi), anzi dal 1867 al 1914 permisero ai polacchi di opprimere i ruteni greco-cattolici :D
        non è molto noto ma all’interno dell’Austria i polacchi avevano, dopo il 1867/1873, quasi la posizione degli ungheresi, all’esterno (dal 1867 come è noto )

  67. mirkhond says:

    Izzaldin

    Concordo sulle diverse posizioni, ma mi chiedo COSA ci troviate di positivo in QUEL personaggio, che agì con logiche non dissimili da un Cortez o soprattutto da un Pizarro, in salsa massonica ottocentesca!
    Ripeto, capisco il vostro sentimento nazionale, capisco che vi stavamo sulle palle, però non è certo santificando chi ha ingannato la VOSTRA gente, che rendete giustizia ai vostri avi!

  68. mirkhond says:

    Tu (e Gramsci con te :) ) avete ragione quando dite che il Risorgimento al Sud fu una rivoluzione tradita, e ci furono degli eccessi.

    Quello della “rivoluzione tradita” è un mito marxista, nato dall’evidente constatazione del NON bene che i poveri di tutta “Italia”, ma soprattutto da noi e da voi, ricevettero da quella rivoluzione.
    Che però NON era una rivoluzione socialista, ma un confuso e contraddittorio coacervo di sogni intellettuali e interessi geopolitici di elites degli stati italiani, e soprattutto delle due grandi potenze massoniche dell’800: la Francia e l’Inghilterra.
    Per le quali, la penisola italica fu tra 1793 e 1870 il terreno di lotta di un GRANDE GIOCO inteso al DOMINIO del Mediterraneo, gioco fattosi ancora più lucroso, con l’inizio dei lavori del canale di Suez (1859) che consentiva a chi ne avesse il controllo, l’accesso facilitato all’India e alla rotta del benessere.
    In QUESTO contesto gli stati italiani servivano come PEDINE per tale intrigo internazionale, e Garibaldi fu uno di quei burattini usati da Sua Maestà Britnnica per i PROPRI interessi coloniali.
    Se i Borbone-Napoli si fossero attenuti al trattato-capestro del 1816 che consegnava DE FACTO l’economia siciliana all’Inghilterra, la storia d’Italia sarebbe andata molto diversamente.
    Mentre Ferdinando II di Borbone (1830-1859), a partire dal 1836 cercò di spezzare il monopolio britannico sulle zolfare siciliane, per favorire lo sviluppo delle DUE Sicilie e NON dell’Inghilterra.
    Che ovviamente non poteva accettare che un piccolo paese al centro del Mediterraneo cercasse di sottarsi al controllo della più grande potenza mondiale dell’epoca.
    E dunque agì di conseguenza, prima aizzando i vari separatismi, poi cercò di costituire un unico stato a guida sabauda, sufficientemente forte da garantire tali interessi da minacce interne, ma sufficientemente debole, se avesse osato ripercorrere la carta del’orgoglio “nazionalistico” borbonico.
    Come poi, in un’epoca e in contesto del tutto diverso, avrebbe cercato di fare Mussolini nel 1940-1943, e coi risultati che conosciamo!
    Tornando alla presunta rivoluzione “tradita”, nel confuso e contraddittorio magma risorgimentalistico, agivano differenti idee, come quella repubblicano-unitarista di Mazzini, il vero ideologo dell’unitarismo italiano, con la sua giovine italia, posizioni federaliste come quella di un Carlo Cattaneo, movimenti separatisti dagli stati di cui erano parte, come quello siciliano antinapoletano più che antiborbonico, quello milanese e quello veneto nei confronti dell’Austria, quello ligure nei confronti del Piemonte, ecc.
    C’era il neoguelfismo di padre Gioberti, che voleva una lega federale capitanata dal Papa e quello di padre Rosmini, il quale immginava un nuovo Sacro Romano Impero Federale, con capitale Vienna o Roma, che andasse dalla Danimarca alla Sicilia, o quelle del ministro toscano Baldasseroni che, nel 1850-1851, immaginava uno zollverei italiano, simile a quello tedesco e pure presieduto dagli Asbiurgo!
    E infine l’espansionismo sabaudo che, più che ad uno stato italiano “nazionale”, voleva semplicemente riprendere il tradizionale drang nach osten verso la Valle del Po!
    Lo stesso Cavour ancora nel 1856 sognava uno stato sabaudo fermo alla cresta dell’Appennino Tosco-Emiliano, e ancora nel 1859 non pensava ad un’Italia unita come poi PURTROPPO si realizzò.
    Ora, in tutto questo differente coacervo di sogni e interessi ELITARI, il mazzinianesimo sembrava quello più vicino ad istanze popolari, ma Mazzini, massone e anch’egli longa manus degli interessi di Londra, era ben lontano da una sensibilità “socialista”, in quanto per lui solo un volta unita (quando? come? da chi?) l’italia e sotto un governo repubblicano (cosa possibile per un paese sudamericano postcoloniale, ma non certo per l’Italia di allora), solo allora con una sorta di “accordo tra le classi” si sarebbero potute risolvere vecchie e nuove questioni sociali!
    Ora, anche questa pur MOOLTO MODERATA posizione, era comunque di difficile se non impossibile soluzione, perché gli stessi “patrioti” e “rivoluzionari” provenivano da quegli stessi ceti ABBIENTI, per i quali la rivoluzione, consisteva al massimo, nel modificare assetti POLITICO-ISTITUZIONALI, e liberarsi del Cattolicesimo, ma NON certo quello di dare la terra ai PROPRI braccianti e/o di migliorare le condizioni salariali e di salute del nascente proletariato operaio!
    Dunque di QUALE tradimento parliamo, visto che, tranne qualche ISOLATO SOGNATORE, per la maggioranza degli attori e beneficiari di questa TRAGICA farsa, si trattava solo di cambiare padrone, per poter mantenere o ACQUISIRE un MAGGIOR potere?

    • izzaldin says:

      Mirkhond,
      ti consiglio un libro recente (se non lo conosci già).
      si chiama Borbonia Felix – Il Regno delle Due Sicilie alla vigilia del crollo, scritto da Renata De Lorenzo, storica dell’Università Federico II di Napoli per i tipi di Salerno Editrice.
      E’ un libro molto ben fatto e ben documentato, che non lascia spazio alla retorica mitizzante tricolore nè alla retorica neoborbonica, ma si basa sui fatti, come ogni storico dovrebbe fare.
      Io capisco il tuo astio verso ciò che è risultato dal Risorgimento, ma non bisogna pensare che la Borbonia fosse veramente Felix prima del crollo.
      Penso che una maggiore comprensione verso gli studenti “calavrisi” di idee liberali delle bettole di Napoli avrebbe evitato un crollo del consenso così rapido e vasto.
      Qualsiasi regno o impero crolla quando non ha più la forza interna per legittimare la propria esistenza. ed è esattamente ciò che è successo al Sud.
      I sovrani borboni hanno fatto troppi errori, una serie infinita di errori, e il crollo sarebbe arrivato comunque.
      Ti consiglio vivamente questo libro, è molto interessante e molto ben fatto.

      Su Garibaldi, paragonarlo a Cortez o a un semplice mercenario/conquistatore è inaccettabile, te lo dico da collega storico. è una visione troppo semplificatoria.
      è come dire che i partigiani erano nient’altro che la longa manus degli americani, suvvia..
      TI ripeto, io rispetto molto le tue idee perché sono documentate e perché le porti avanti con vigore e con fonti storiche. Ma non bisogna lasciarsi accecare dall’odio ideologico e dovremmo giudicare con maggiore serenità un periodo storico straordinario di mutamento e innovazione. poi le cose sono andate come sono andate, ma non facciamone colpa a chi rischiò la propria vita in prima persona e col consenso di gran parte del popolo.
      saluti,
      izzaldin.

      p.s.
      anche a me sta sulle palle Mazzini e soprattuto la “Mazzineria” come la chiamava Garibaldi :) , però anche lì c’erano personaggi degni di nota.
      ( tipo lui http://it.wikipedia.org/wiki/Ernesto_Nathan )
      come è vero che c’erano personaggi degni di nota fra i briganti e fra la reazione borbonica, gente che poi avrebbe arricchito le fila dell’antagonismo anti-Stato fino ai giorni d’oggi.

      Genny a Carogna grande leader della Vandea campana :) !!
      si scherza, eh!

      • habsburgicus says:

        @Izzaldin
        premetto che leggo sempre con attenzione i tuoi sempre interessanti interventi, dunque non vorrei essere frainteso…
        mi stupisco però che, fra tanta gente, tu possa trovare degno di ammirazione proprio quel personaggio lì :D
        quella era il peggio del peggio ! (e non a livello personale, non mi interessano queste cose…fossi stato un suo contemporaneo e magari un suo collega, allora sì, meglio aver a che fare con un galantuomo che con una canaglia :D)
        era massonissimo, fanatico nell’odio verso la Chiesa di Roma, come del resto ci si aspetta date le sue origini :D
        settario, fanatico, retorico, esterofilo e non-italiano lui stesso..l’itaglia peggiore, ben diversa dall’ITALIA :D un degno “antenato” de “La Repubblica”, degli eurocrati, dei pro-gay e dei più sordidi occidentalisti di oggi :D per carità, magari sono quelli i tuoi modelli :D in tal caso, taccio..io rispetto sempre le opinioni altrui (e ancor più la coerenza logica)
        però, secondo me, se proprio vogliamo trovare un modello nell’Italia laicissima e radicale di quegli anni, troviamolo piuttosto in Amedeo Crivellucci (1850-1914), massonissimo e fanatico nel suo anticericalismo (mitica la sua prulusione anticlericale nella Roma ove sindaco il suddetto :D che scandalizzò molti), ma almeno italiano di etnia..e uomo dotto, studioso dei Longobardi (da lui rivalutati..mise correttamente in ridicolo le calunnie degli ambienti pontificali del tempo e notò la loro Fede profonda..troppa, per lui :D)..questione in cui, sia detto per inciso, mi trovo spesso più d’accordo con lui che con i clericaloni :D
        sarà un mio certo “ghibellinismo” che mi rende conservatore e pro-Papato ma “con juicio” (avebbe detto il Ferrer manzoniano :D) !
        comunque a me i Longobardi piacciono, come tutti i Germani (tranne i Franchi, ma dal IX/X secolo in poi :D)..perché si è forse già capito che non sono un “adoratore” dei Galli :D
        dunque almeno in una cosa sono favorevolissimo a voi siciliani (popolo che ammiro)..i Vespri Siciliani :D

        • habsburgicus says:

          scusate per alcuni errori (questo vale anche per le altre volte)…
          1°, vado di fretta
          2°, la mia tastiera certe volte non prende :D
          (purtroppo non si può correggere, a differenza di altri blog !)

        • Moi says:

          “Errori” tipo i diacritci dell’ ortografia Ungherese Arcaica o l’orario (!) di un giorno in cui si tenne una battaglia tre secoli e mezzo fa in Pomerania ;) ?

          Be’, dài … fa uguale, via ! ;)

  69. mirkhond says:

    uno zollverein

  70. mirkhond says:

    Gli “eccessi”

    Se ti riferisci alle repressioni piemontesi nell’ex Regno delle Due Sicilie, quegli eccessi si spiegano se visti per quello che furono: la CLASSICA brutalità del COLONIALISMO, non dissimile a tanti paesi e epoche della storia.
    Nel 1862 ad un osservatore inglese indignato (o che fingeva d’indignarsi; gli inglesi erano molto bravi a guardare le travi pesanti altrui, ma non quelle proprie altrettanto pesanti) per il DURISSIMO trattamento a cui il Piemonte sottoponeva i sudditi dell’ex Regno delle Due Sicilie, l’ufficiale piemontese che lo accompagnava rispose:

    – Le Due Sicilie sono le NOSTRE Indie! Voi tenetevi le vostre! –

    Da Carlo Alianello, La conquista del Sud, 1972, Rusconi editore

    • Francesco says:

      sbaglio o non c’erano indiani nel governo di Sua Maestà a Londra all’epoca?

      invece gli ex-sudditi dei Borbone mostrarono assai presto una spiccata attitudine all’attività politica

  71. mirkhond says:

    “ricordiamoci che chi nel 1862-1863 avrebbe riaccolto i borboni faceva parte della gente che i borboni contribuì a cacciarli pochi mesi prima.”

    Semplicemente perché, vivendo tutte le dolcezze di un VERO e BRUTALE regime coloniale, le pur opinabili politiche dei biekiSSimi BorbonE apparivano ORO.
    Tipo l’introduzione di corsi di taglio e cucito per ragazze povere e a forte rischio prostituzione, o prostitute “redente”, l’inesistenza dal 1834 della leva obbligatoria nell’Isola, a differenza che da NOI (i due reggimenti composti da sicilini, Palermo e Messina, erano formati da VOLONTARI), un sistema fiscale MITE, la sostanziale bonarietà degli stessi monarchi, sempre pronti al perdono e alla rconciliazione, l’assenza di migrazioni di massa, come invece dopo la conquista del 1860, a cui il “buon” Garibaldi ha tanto contribuito, insomma la gente i suoi due bravi conti in tasca su chi era MEGLIO, se li erano fatti!
    Solo che era ormai TROPPO TARDI perché gli interessi internazionali seppure, potevano lasciare qualche ESILISSIMO spiraglio per una restaurazione borbonica in Napolitania, MAI E POI MAI l’avrebbero permessa in Sicilia!
    Dunque, furono lacrime di coccodrillo col rimpiangere questo BABBEO di BorbonE, al confronto col DURISSIMO regime COLONIALE piemontocratico!

  72. serse says:

    “Posso anche capire (in parte) l’idea che il grembiulino scolastico sia “educativo” perché incoraggia a sentirsi parte di un gruppo e a valorizzare l’identità collettiva della classe o della scuola.

    Ma che sia educativo perché serve a mascherare le differenze di abbigliamento, e quindi le disparità di classe sociale, è una balla di dimensioni cosmiche, e lo era già almeno 30 anni fa. Forse era buona negli anni sessanta o fino all’inizio del settanta, ma era già insostenibile quando ero a scuola io, e di adesso sicuro fa ridere i polli.

    Le differenze di classe sociale, oggi, tra i ragazzini, non si vedono affatto dall’abbigliamento… che è estremamente standardizzato, e pochissimo curato in generale, sia per i ricchi che per i poveri: io vedo solo una gran massa di jeans consunti uguali per tutti, nonché maglie e felpe dozzinali, sempre delle stesse tre o quattro marche che si trovano anche nei mercati per strada (non parlo di copie taroccate, parlo proprio di marche che in origine erano state lanciate APPOSTA per servire il giro dei mercati in strada, e che poi sono diventate popolarissime). Anche nel caso di capi che costano un po’ di più della media, si tratta pur sempre di firme standardizzatissime a marketing planetario, che si comprano in qualsiasi centro commerciale di massa, e non certo di capi di sartoria, o di boutique pretenziosa.

    Le differenze di possibilità economiche si vedono innanzi tutto dagli accessori di abbigliamento (scarpe, borse, occhiali, e simili) e dagli oggetti tecnologici posseduti (cellulari, lettori di musica e affini, ma anche banalissimi accessori scolastici come le calcolatrici), e già su questo non c’è grembiule che tenga…

    …e poi, soprattutto, si vedono dalle abitudini di vita tenute fuori di scuola, dagli sport e attività ricreative praticate, dai veicoli con cui si viene accompagnati a scuola, e via dicendo (differenze di vita quotidiana che sono tenute ben presenti dai ragazzi stessi, anche se in teoria, elle ore passate in classe, non si vedono).

    Dire che portando il grembiule tali differenze si attenuerebbero mi sembra un capolavoro di patetica ipocrisia. Al massimo qualcuno si illude che, in tal modo, siano gli insegnanti a non notarle, ma non certo i ragazzi tra di loro…”

    Scusate, ho riportato tutto l’intervento perché in un blog che ha come ragione sociale l’immaginario collettivo mi sembra fantastico!

    Mi chiedo come mai le camice rosse siano diventate arancione?
    Magari è una questione di candeggio o di temperatura di lavaggio.

  73. mirkhond says:

    Izzaldin

    Ho letto il testo della De Lorenzo.
    Sai chi è il direttore della collana?
    Lo storico PIEMONTESE Alessandro Barbero, noto antirevisionista, il quale in un suo recente studio su Fenestrelle, sostiene quasi che il Piemonte tratto i coscritti nostri FORZATI, come da albergo a 5 stelle!
    Sono BORBONICO, e lo sono diventato leggendo non Padre Buttà o Giacinto de Sivo (quelli sono venuti dopo), ma proprio i libri della PROPAGANDA di quella “splendida” rivoluzione a te così cara e a me NO!
    Nel libro PIENO DI DISPREZZO fin dal titolo “Borbonia felix” (e che è sta Borbonia? chi l’ha mai sentita? Io conosco solo Longobardia minor/Puglia/Regno di Napoli o Napolitania e Sicilia, dal 1816 Due Sicilie), Barbero e i suoi accoliti, tentano la tipica reazione neorisorgimentalista.
    La quale, sgomenta dall’emergere di un “bieko” revisionismo antiunitario, che pur non è scevro da errori, cantonate e grossolanità (e su cui ovviamente Barbero&company traggono acqua al proprio mulino), cerca dunque tale reazione (non sono tali solo quelle “sanfediste”, eh! :) ), di screditare anche studi seri come quelli di Fulvio Izzo o di Gennaro De Crescenzo, o di Michele Topa e Angelo Mangone, Nicola Zitara, tutta gente che è giunta alle mie stesse conclusioni lavorando in proprio, in solitudine, guardati col tipico DISPREZZO FIGO-SNOB, di una certa intellighenzia accademica di stampo azionista-sinistroide, erettasi a PELOSA custode del dogma del risorgimentalismo unitarista.
    Intellighenzia dotata di fondi economici, di appoggi accademici e politici, che gli storici revisionisti (che parolaccia! pussa via, sciò perfidi biekiSSimi, oskurantiSSimi neobarbonici) NON hanno.
    Gente che ha faticato e fatica da UNA VITA per cercare finalmente di rendere giustizia ad una delle più efferate ed IPOCRITE (perché non riconosciute come tali) conquiste PREDATORIE e COLONIALI della storia!
    Ora dopo anni di studi in solitudine e circondati da indifferenza e disprezzo, l’accademia moralista, che fino a ieri ha snobbato con aria di sufficienza tali faticose ricerche, oggi parte all’attacco, tirando in ballo le grossolanità di tanti “storici della domenica” autoimprovvisatisi, per colpire IN REALTA’ quegli studiosi SERI ma FUORI dai circuiti ideologici dell’accdemia, che stanno portando a galla e smascherando le MISTIFICAZIONI della SCHIFOSA epopea ricco-figo-snob colonialista chiamata “risorgimento”!
    Nel testo della De Lorenzo si arriva al “ridicolo”, quando, pescando nelle memorie scritte A POSTERIORI da quegli ufficiali borbonici che TRADIRONO il loro giuramento di soldati e di sudditi, tradirono LA LORO PATRIA, perché…poverini…si commuovevano a sparare sugli insorti garibaldini!
    Ci sarebbe da ridere se invece non si tratasse di una TRAGEDIA, dell’ennesimo BACIO di GIUDA di gente che, invece di fare il proprio dovere contro una PLETORA di SACCOMANNI STRANIERI, si sarebbe unita ad essi per…per…per commozione di fronte allo spargimento del sangue.
    Quando poi, quegli stessi TRADITORI non avrebbero esitato a MASSACRARE altri connazinali, rimasti FEDELI al legittimo sovrano e far strame di contadini sulla Sila, tacciando tutti indistintamente di “brigantaggio”, come un certo Bernardino Milon (1829-1881) da Termini Imerese, nel 1868-1869.
    E dove passava questo “signore”, i villaggi silani si svuotavano, anche se era PIENO INVERNO!
    Evidentemente erano preferibili le notti all’addiaccio che il piombo e le prigioni di sua maestà ma$$onica sabauda!
    E’ comodo anni dopo, giustificare il tradimento, inventando PRESUNTE commozioni che lasciano il tempo che trovano!
    Viva o Rrè!

  74. mirkhond says:

    “I sovrani borboni hanno fatto troppi errori, una serie infinita di errori, e il crollo sarebbe arrivato comunque.”

    E gli altri sovrani, repubbliche e quello che cappero ti pare e piace, errori non ne hanno fatti? Non ne fanno?
    Tenendo conto che OGNI realtà umana è OPINABILE, l’unico vero errore che i MIEI sovrani BorbonE hanno fatto, è stato quello di non darvi l’indipendenza, in modo da non fornire alibi alla propaganda che tanto ti sta a cuore!

    • Mauricius Tarvisii says:

      L’errore che pagarono, secondo me, fu il seguire idee economiche colbertiste fuori dalla storia, invece di non tesaurizzare e sfruttare tutto il surplus di bilancio per investimenti. Questo e l’ostilità al costituzionalismo, che invece avrebbe soltanto rafforzato il regno, pur indebolendo il sovrano.
      Furono queste chiusure a costare caro in stabilità, ricchezza e popolarità.

      • mirkhond says:

        La chiusura alla costituzione come fonte di impopolarità?
        E da parte di chi?
        Di quegli stessi ambienti ELITARI che volevano fin dal 1820 la costituzione, solo per RAFFORZARE il proprio POTERE, PRESTIGIO e RICCHEZZA, ampliatesi con la crisi del feudalesimo nel XVIII secolo, e l’emergere dei nuovi ceti borghesi, avidi però quanto e più degli antichi baroni!
        Furono QUESTI ceti a vendere il Regno allo straniero!

        • Mauricius Tarvisii says:

          Se si scontentando i ceti emergenti si paga in termini di stabilità. A meno che non volesse fare la riforma agraria e regalare la terra ai fittavoli e ai mezzadri, era chiara la direzione da prendere per allargare la base di consenso oltre l’ormai fragile aristocrazia.

        • mirkhond says:

          Dal 1836, Ferdinando II, cominciò a concedere terre da coltivare ai contadini più poveri.
          Certo i decreti con cui nel 1838 e nel 1843 ricostituiva il Demanio Silano, massacrato da Murat nel 1810, scontentarono 100.000 contadini, perché i possidenti usurpatori arricchitisi grazie alle generose donazioni murattiane, ostacolarono in tutti i modi la giusta ripartizione, creando ceppi ai funzionari regi ancora alla vigilia del 1860!
          Nel 1848 i moti napoletani nella Calabria silana, toccarono anche tale questione, eppure all’apparire dell’armata reale i contadini si unirono ad essa nel dar la caccia ai liberaloni che pretendevano di agire in loro nome!
          Tra il 1850 e il 1854 Ferdinando II concesse ulteriori appezzamenti di terra ai braccianti e nel 1855 emanò la Legge agraria che costringeva i latifondisti a favorire le istanze contadine!
          Certo, se la vediamo col senno di OGGI, i BorbonE avrebbero dovuto agire con più durezza verso i grandi possidenti, magari espropriandoli ;), ma ciò non toglie che col senso di IERI, fossero insensibili alle istanze dal basso.
          Ciò spiega come la maggiorparte dei Napoletani durante invasioni straniere e crisi istituzionali, finisse sempre collo schierarsi col Sovrano!
          Come riconosciuto anche da oppositori liberali!
          Non furono le cause INTERNE a provocare il crollo delle Due Sicilie, come tetragonamente si ostina a ripetere la storografia accademica finanziata dai fondi pubblici, quanto dai rapporti di forza INTERNAZIONALI che dal 1836 videro i BorbonE in lota col colosso britannico!
          Che ce la fece pagare cara!

        • mirkhond says:

          Non toglie che non fossero sensibili ecc.

        • mirkhond says:

          Non fossero insensibili

        • Mauricius Tarvisii says:

          Borboni comunque è corretto. Mica correggi Plantageneti, Piasti, ecc…
          Sono forme arcaiche che derivano da periodi precedenti al definitivo bando della declinabilità dei nomi propri in italiano (che invece è presente in altre lingue).

        • Francesco says:

          >> Se si scontentando i ceti emergenti si paga

          temo di dover sottoscrivere questa durissima affermazione

          poi pare che il Borbone stesse a tirare colpi al cerchi e alla botte, facendo un pò favori ai latifondisti, un pò ai liberali, un pò ai contadini poveri, col risultato di non fare contento nessuno e di non sviluppare l’economia e l’industria del suo Regno

  75. mirkhond says:

    Su Garibaldi, paragonarlo a Cortez o a un semplice mercenario/conquistatore è inaccettabile, te lo dico da collega storico. è una visione troppo semplificatoria.

    Mica tanto. Cambiano solo i contesti ideologici, che Cortez e Pizarro agivano (anche) in nome del Cattolicesimo del ‘500, mentre Garibaldi e i suoi saccomanni agivano in nome dell’umanitarismo massonico dell’800.
    Ah già, ma non sono uguali, perché i primi sono degli spregevoli avvoltoi, gli altri agivano per il bene dell’umanità!
    Come se la sete di oro, di bottino, di una vita migliore, non fossero da sempre il maggior movente delle guerre di conquista, in cui gli ideali ci sono pure, altro che, ma spesso NEI FATTI, servono più da supporto all’AVIDITA’ umana.
    Ah, ma Garibaldi è morto povero?
    Sì,ma solo per non aver saputo gestire i profitti accumulati grazie a si nobili imprese, per non parlare dei debiti di cui lo riempirono figli e parenti, avventatisi nella speculazione edilizia, nel “Sacco di Roma” post 1870, con crediti concessi dal Banco di Napoli e poi regolarmente NON onorati dai Garibaldi.
    E si trattava di risparmi dei contribuenti napoletani, quelli già scampati al primo grande sacco garibaldino del 1860, che come i conquistadores iniziò col saccheggio “privato”, e poi finì con quello istituzionalizzato dal governo regolare piemontese, di cui Garibaldi dal 1859 era un PUBBLICO UFFICIALE, con stipendo da generale.
    Altro che “spontaneismo” rivoluzionario!
    Però paragonarlo ad un Cortez ed un Pizarro è troppo semplicistico!

  76. Moi says:

    @ Z

    Il “Comunismo” dell’ Emilia Romagna per me è stato la “vera” (o quasi) SocialDemocrazia” …

    Interessante questa riflessione, già presentata da Mirkhond più volte.

    http://www.europaoggi.it/content/view/2000/94/

    […] Augusto Del Noce in “Il suicidio della rivoluzione” […]

    […] Il vuoto ideologico nato dalla crisi del marxismo è stato riempito dal liberalismo di sinistra, dal radicalismo relativista, “trasformando il comunismo in una componente della società borghese ormai completamente sconsacrata” […].

    [cit.]

    Parole solo in apparenza di chi “aveva torto” … poiché in realtà “ebbe ragione troppo presto”.

    *** Può sembrare in contraddizione con quel che ho detto prima, ma mi sono recentemente rinfrescato la memoria di certi “sovenirs d’enfance” con il buon documentario di Veltroni su Berlinguer. Ve lo consiglio … qualunque età abbiate. Anche “in negativo”, Francesco ***

    @ ROBERTO

    Mi sa che il tuo stesso video sul finto “clochard” che simula di sentirsi male vicino alla “bouche du métro, à Paris” non (!) l’ hai visto fino alla fine … be’, guardaci : NO spoiler !

    @ PINO

    Un’ esibizione coreutico-marziale che drammatizzava la ricostruzione d’ un duello all’ arma bianca, l’ ho visto in versione Sarda; ci sarà, ovviamente, “potenzialmente” qualcosa del genere presso tutti i popoli che vogliano “riscoprire” il proprio passato. Non di rado, una “riscoperta” inscindibile dalla “reinvenzione” a tinte forti e pittoresche. Ma tant’è : così è almeno fin dal Romanticismo Ottocentesco ! Un elemento universalistico è il duello di spada quanto interpretano i Nobili e di pugnale (in Sardegna il più popolare è “sa pattada”) quando interpretano i Briganti.

    @ MIRKHOND

    “Pino è mai stato in India ?”

    [cit.]

    —————-

    … E’ l’ India che è venuta da Pino ; -) !

    @ MAURICIUS

    Quella storia interessante sui colori della Ford agli albori* dell’ automobile … donde l’ hai “strolgata” ?

    *Secondo alcuni, qui, fu allora che “Satana si sciolse dalle Catene” !

    ; -) : -) [cit.]

    • Moi says:

      Nel senso che a Parma e a Brescia, nel giro di dieci minuti, vedi più Sikh che a Bologna e a Modena in 10 mesi ! ;)

    • Roberto says:

      Si, lo visto fino in fondo e alura?

      • Moi says:

        Quando si ripresenta “in ghingheri” a fare la stessa roba … le reazioni degli astanti mutano sensibilmente, perché NON pre-pensano a un “drughè” né sospettano “trappole”.

        Riconduciti al messaggio precedente sul tema, ora.

        • Moi says:

          Uff … m’hai fatto spoilerare !

          Più descritto di così un filmato ” ‘unn pole ” ;) essere .

        • roberto says:

          a me pare che diciamo una cosa abbastanza simile.

          io parlo di “assuefazione all’orrore” tu di “istinto di sopravvivenza” che sono due facce della stessa medaglia.

          sono d’accordo sul fatto che è troppo facile dire “guarda ‘sti stronzi”, per quanto il tutto mi sembri una cosa infinitamente triste.

  77. mirkhond says:

    “invece di non tesaurizzare e sfruttare tutto il surplus di bilancio per investimenti.”

    Gli investimenti ci furono eccome, nel 1830-1860, solo che, dovendo essere pagati coi soldi di TUTTI, avvenivano graduamente, a differenza delle gradi opere sabaude cavouriane, pagate con l’indebitamento estero e l’AFFAMAMENTO del popolo!
    E sotto un regime LIBERALE e COSTUITUZIONALE!
    Contro cui invano, nel 1853 si sollevarono le popolazioni piemontesi, incluso l’assalto al Palazzo Cavour!
    Le politiche di Quintino Sella (1827-1884) tanto care al “nostro” attuale capo dello stato, trovano in QUESTE istanze ideologiche, le loro premesse!

    • Mauricius Tarvisii says:

      Gli investimenti furono sottofinanziati, come dimostra lo straordinario surplus del tesoro reale. I soldi che furono usati dai Savoia per ripianare i debiti erano soldi dei contribuenti meridionali che non erano stati investiti.

      Per capirci, la politica economica borbonica era simile a quella della Troika: spendi poco e fai rimanere le entrate superiori alle uscite. Questo migliora le finanze pubbliche, ma sottrae risorse all’economia e agli investimenti.

      • mirkhond says:

        Aridaje!
        Il riformismo borbonico era lento, per NON sovratassare i contribuenti, come riportato dagli studi di Nicola Zitara!
        Però era meglio AFFAMARE un popolo, per avere una grande rete ferroviaria, un esercito moderno e ben attrezzato, ecc. ecc.

        • Mauricius Tarvisii says:

          No, era meglio la giusta via di mezzo: non essere esosi e nello stesso tempo investire TUTTO ciò che si prelevava.

          Ok, è parlare col senno di poi (in Italia c’erano ancora molti colbertisti, all’epoca), ma è anche dire le cose come stanno.

        • mirkhond says:

          Ok, è parlare col senno di poi

          Qui, ovviamente concordo.

  78. Moi says:

    ** A proposito di “Toys & Gender & Education” :

    http://www.scienzaevita.org/rassegne/97dc33c772638982507aa5e3bfd76519.pdf

    Direi che tutto dipende dal punto di vista interpretativo del “toy” da parte del “gender” :

    mi viene in mente un compagno di scuola delle medie (“mezzo di qua e mezzo di giù” etnicamente ; -) , per i canoni popolazionistici di allora parlando …) talmente eterosessuale che … giocava con le dismesse barbie della sorellona ormai già over 20 ; -) . A modo proprio. Senza poterlo sapere, difatti, le usava (o diceva di usarle, specie alludendo alla piacevole iper-lunghezza delle gambe; che manco le modelle del “Postal Market”* … ) proprio come il presunto (già visto !) inventore Nazista avrebbe voluto. Perfino se “miniaturizzata”.

    *La rivista più “fraintesa” ; -) nella Storia d’ Italia … si dice. Assieme al “fraintendimento” ; -) delle televendite “Monika Sport” / “Amerika Star”.

    Eh, se Sigmund Freud avesse potuto farsi criogenizzare a Inizio Novecento per 80-100 anni almeno … altro che l’ intervista “visionaria” di Corrado Augias, personaggio sempre più stancamente retrofuturista !

    • Moi says:

      Scusate se ho ricordato un aneddoto così poco fine (mai avuto modo di verificare, ma non mi meraviglierei affatto …), ma di ‘sti “Gender Studies” Boldrinisti-Senonoraquandisti-Popoloviolisti in cui non esistono più le personalità individuali mi sono stufato ! Roba da rimpiangere la smània di Astrologia … che almeno lì di personalità ce n’erano 12 e “mixabili” mediante gli ascendenti !

    • PinoMamet says:

      ” ** A proposito di “Toys & Gender & Education” :

      http://www.scienzaevita.org/rassegne/97dc33c772638982507aa5e3bfd76519.pdf

      L’articolo mi sembra abbastanza cauto (non il solito esaltato/a ;) che vorrebbe crescere tutti i bambini “indifferenziati” fino a 5, 6, 7… 100 anni ;) ) e fa alcune osservazioni con cui sono anche d’accordo;
      ma il sottotesto mi sembra sempre quello, a qualcuno non piace che le bambine giochino con le cose “da femminuccia”, e i bambini con quelle “da maschietto”.

      Su base individuale, da un lato hanno ragione, dall’altro dicono un’ovvietà: sono sempre esistiti i maschietti che giocano con le bambole (e a meno che non le usassero come l’amico di Moi ;) sono poi quelli che saranno omosessuali, mi pare) e le bambine “maschiaccio”.

      Su base sociale, posso capire che la polarizzazione estrema dei “generi” (non so negli USA dove sono fatti a modo loro, ma qui mi sembra semmai meno marcata di una volta) sia foriera di grandi cretinate, ma abolirla totalmente, in nome di chissà cosa (“rafforzano stereotipi che poi nel mondo del lavoro…” eh vabbè, allora estinguiamoci completamente come esseri umani, con la nostra non politicamente corretta natura che mangia, caga, piscia e sente impulsi sessuali, e non pensiamoci più!) mi sembra altrettanto o più rischioso.

      • mirkhond says:

        “eh vabbè, allora estinguiamoci completamente come esseri umani, con la nostra non politicamente corretta natura che mangia, caga, piscia e sente impulsi sessuali, e non pensiamoci più!) mi sembra altrettanto o più rischioso.”

        Il fatto è che si è perso il lume della ragione in nome di folli ideologie!

  79. Moi says:

    @ Z

    Insomma: “Comunismo” è una parola il cui significato “da noi” ha corrisposto a quello di “SocialDemocrazia” altrove, “corrispondendovi” anzi “in meglio”.

    Però è vero anche che con gli Anni ’90 c’è stata una trasformazione dalla cultura marxista a quella “liberal” (senza “e” finale !) … e che ha trovato nell’ AntiBerlusconismo un “distrattore” funzionalissimo ed efficientissimo !

    • Z. says:

      Tralasciando di commentare il buffo articolo da te linkato, sono sostanzialmente d’accordo sull’accostamento alla socialdemocrazia – anche se non del tutto, ma il discorso si farebbe lungo e complicato. E pure sul fatto che “comunismo” (come del resto “liberalismo”) ha assunto significati profondamente diversi a seconda delle circostanze di tempo e di spazio.

      Neppure sul “liberal” hai tutti i torti, e anzi se volessimo addentrarci nel problema temo che verrebbe fuori impietoso il già citato “anche se” di cui al paragrafo che precede.

      Dissento sull’antiberlusconismo, che – dati alla mano – si è rivelato ben poco funzionale ed efficiente. Direi anzi che la sinistra c.d. “istituzionale” ha fatto regolarmente finta che Berlusconi non esistesse, un po’ come ora Renzi fa finta che Grillo non esista. Se si tratta del semplice costume italiano di fingere che i problemi non esistano nella speranza che scompaiano da soli, oppure un problema dovuto a carenza di idee, poi, non saprei dire.

      • Moi says:

        E del documentario di Veltroni su Berlinguer che ne pensi ?
        … Non dire che non l’ hai visto, eh !

      • Francesco says:

        x Z

        ma di che nazione parli? l’antiberlusconismo ha permesso di passare sopra alla morte del marxismo come teologia non vissuta e non creduta ma proclamata, chè in un giorno gli ex-comunisti sono diventati gli anti-berlusconiani

        facendo finta che il problema della sinistra (e dell’Italia, che per la sinistra è solo una sua appendice moralmente e intellettualmente sottosviluppata) fosse Berlusconi e non la mancanza di idee e ideologia

        e che quella versione molto abborracciata della socialdemocrazia ufficiosamente adottata (ma i laburisti/democratici o i socialisti? mai scelto) fosse vitale e desiderabile

        il tutto con fortissime pulsioni a non fare neppure questo e aggiungere al moralismo comunista/berlingueriano quello repubblicone/anti-berlusconiano e quello politicamente corretto

        fortuna che alla fine è arrivato Renzi!

  80. mirkhond says:

    TI ripeto, io rispetto molto le tue idee perché sono documentate e perché le porti avanti con vigore e con fonti storiche.

    Lasciamo perdere il “rispetto” che puzza tanto d’ipocrisia.
    Si devono (dovrebbero) rispettare le persone, non le idee, se le troviamo discutibili.

    “Ma non bisogna lasciarsi accecare dall’odio ideologico e dovremmo giudicare con maggiore serenità un periodo storico straordinario di mutamento e innovazione. poi le cose sono andate come sono andate, ma non facciamone colpa a chi rischiò la propria vita in prima persona e col consenso di gran parte del popolo.”

    Il mio “accecamento da odio ideologico” è frutto di anni di studi, fatti attraverso la propaganda a te cara!
    Chissà come mai sono giunto a conclusioni OPPOSTE alle tue!
    Non parliamo poi “periodo storico straordinario ecc.”, che mi viene solo da ridere, se non fosse stato un’autentica TRAGEDIA per la maggiorparte della gente che lo visse, a cominciare da quei milioni di poveri che videro solo PEGGIORARE le loro condizioni, col crollo anche di quelle poche tutele fornite dal bieko “paternalismo” dei sistemi premassonici!
    Fare la colpa a chi FU PARTE SALDA ED ESSENZIALE del sistema PREDATORIO?
    Gliela facciamo eccome, proprio perché non era un’impresa di quattro romantici scanzonti, ma come già per i conquistdores cinquecenteschi, o gli avventurieri wasp alla David Crockett nel Texas messicano del 1835-36, di vere e proprie IMPRESE MERCENARIE “PRIVATE” con tanto di FINANZIAMENTI dai POTERI INTERESSATI e agenti, sia pure in un contesto “guascone” sotto PRECISI ORDINI E INTERESSI di DETERMINATI POTERI FORTI!
    Garibaldi dal maggio al novembre 1860, agì e firmò proclami e documenti SEMPRE in nome di Vittorio Emanuele II, esattamente come Cortez e Pizarro in nome di Carlo I di Castiglia, V imperatore.
    E come già con Cortez e i fratelli Pizarro, Garibaldi fu poi rimpiazzato dall’apparato statale-militare governativo “ufficiale” ad impresa quasi compiuta!
    Non vedo dunque perché dovrei commuovermi alle “gesta” di sì tali NON disinteressati “eroi”.
    I pastori siciliani che baciarono le mani al conquistatore NORRENO, lo fecero perché instradati dai loro capi-mafia e dai rappresentanti del locale baronato!
    Se fossi un siciliano preferirei commemorare i Vespri del 1282, le rivolte del 1820, 1837, 1848-49, ma non certo quella che se si è lucidi, non appare altro che una FREGATURA, a voler essere gentili.
    Gli studenti calabresi appartenenti a ceti RICCHI-FIGHI-SNOB, nelle bettole di Napoli ci andavano solo per fottere con le puttane e gozzovigliare.
    Com’è giusto e comprensibile per dei figliuoli lontani da casa e che cercano di divertirsi, tra una lezione e l’altra! :)

    • Francesco says:

      io farei la mia personale classifica di gradimento

      1) Cortez, grande uomo
      2) Garibaldi, uomo degno di nota
      3) Pizarro, bandito?

      al primo posto, naturalmente, Carlo V

      ciao

  81. mirkhond says:

    E veniamo infine alla questione del consenso della “maggiorparte” delle popolazioni alla ladresca impresa coloniale del maggio-novembre 1860.
    Ormai da qualche anno, la reazione neorisorgimentalista, vedasi il loro maggior organo di stampa Repubblica, ci fracassano i coglioni dicendo che Garibaldi fu seguito da folle di popolani!
    C’è del vero, naturalmente.
    Ma bisogna vedere dove, come e da QUANTI!
    Un breve calcolo numerico.
    L’Italia unificata nel 1861 aveva 22.000.000 di abitanti.
    Il Regno delle Due Sicilie nel 1860 aveva 9.000.000 di abitanti, di ci 7.000.000 napoletani e 2.000.000 siciliani.
    Ora QUANTI furono i garibaldini!
    Le stime ufficiali parlano di circa 53.000 uomini al momento del loro congedo, nel novembre 1860.
    Tra costoro, si afferma, che vi fossero anche molti napoletani e siciliani!
    Quanti per l’esattezza?
    Qui le fonti variano.
    Secondo Franco Molfese, nel suo studio sul brigantaggio, circa 30.000 tra napoletani e siciliani.
    Per Alessandro Barbero circa 25.000.
    Per Patrick Keyes O’ Cleary, storico e uomo politico irlandese (1849-1913), circa 11.000, prevalentemente calabresi e siciliani.
    Per Gennaro De Crescenzo circa 8.000.
    Dunque le cifre variano tra gli 8000 e i 30000.
    Ma, prendiamo per buona la cifra di Molfese,
    Embè? Che sono 30000 (trentamila) persone di fronte ad un Regno di 9.000.000 di abitanti?
    Consenso popolare?
    Questo fu molto forte prevalentemente in Sicilia, per le ragioni di cui abbiamo parlato e che con il sentimento unitarista italiano non c’entravano un tubo!
    Se pare che 20.000 picciotti supportarono Garibaldi nel maggio-agosto 1860 solo in Sicilia, questi, nel migliore dei casi combattevano per la SICILIA.
    Per cui credevano, o gli VENNE fatto credere, che la “Talia” fosse la moglie di Vittorio Emanuele II :) (Finlay, Duggan, Mack Smith, Storia della Sicilia, Laterza editore) !
    Dunque lo SCONOSCIUTO Vittorio Emanuele II, nel cui NOME agiva il conquistador Garibaldi, era da questa povera gente, considerato il nuovo re di SICILIA!
    Le cose, ovviamente, andarono in tutt’altro modo!
    Il consenso napoletano invece, quale che fosse l’entità della cifra, tra quelle fornite, fu MOLTO PIU’ MODESTO.
    Anzi sappiamo che, dopo l’ingresso del “libertador” a Napoli, il 7 settenbre 1860, nacquero molti arruolamenti-truffa. Gente che andava ad arruolarsi, intascava un modesto stipendio, e poi si DILEGUAVA quando si doveva andare a combattere per davvero :), come sul Volturno nel settembre-ottobre 1860!
    Per cui, seppur vi furono elemnti popolari “meridionali” tra le file dei conquistadores norreni in camicia rossa, si trattò nel migliore dei casi di una MINORANZA, che poi finì col DISSOLVERSI quando si doveva combattere per DAVVERO contro ciò che restava del nostro esercito (oltre 50.000 uomini sui 100.000 ufficiali, in realtà 93.000, di cui 70.000 effettivi al momento dell’invasione piemontese del maggio 1860), e poi quando dall’ottobre-novembre 1860 si impose l’effettivo apparato politico-militare piemontese, (che tranne un cospicuo gruppo di PROPRI soldati camuffati in uniforme garibaldina, e presenti con Garibaldi già dal maggio 1860, al 1 ottobre 1860, alla Battaglia del Volturno, gettarono la casacca rossa e combatterono direttamente in divisa piemontese, e ciò in spregio al diritto internazionale, che fino al 6 ottobre 1860, vedeva ancora le relazione diplomatiche tra Regno di Sardegna e Due Sicilie!).
    Quindi gli uomini su cui Garibaldi (e i Savoia dietro di lui) poterono contare DAVVERO, oltre agli infiltrati regolari piemontesi, pseudo”disertori”, poi, “graziati” da Vittorio Emanuele con decreto del 29 dicembre 1860, furono i volontari raccolti da ogni parte nell’Italia “norrena” tosco-padana, oscillanti tra i 23.000 e 40-45.000 uomini, a seconda delle cifre!

    • mirkhond says:

      Ovviamente non ho tenuto conto dei mercenari ungheresi, polacchi, inglesi, romei, tedeschi ecc. che dovrebbero figurare tra quei 20-45.000 garibaldini.

      • Francesco says:

        e neppure di quanti appoggiarono Garibaldi e i piemontesi pur senza prendere le armi

        e invece conti donne e bambini nel totale!

        dai, anche io sono per l’indipendenza delle due Sicilie (e della Sardegna) (e dello Stato della Chiesa) (e se si riuscisse pure di Aosta e Bolzano) ma la Storia si deve fare seriamente!

        ciao

        • mirkhond says:

          ” Storia si deve fare seriamente!”

          E la si fa.
          Ma, spesso, purtroppo fuori dai circuiti di POTERE politico-accademico, dietro cui PURE TU vai dietro!
          E leggeteveli gli studi di Nicola Zitara, Angelo Mangone, Michele Topa, Gennaro De Crescenzo, invece di continuare a ripetere i soliti TRITI E RITRITI luoghi comuni della storiografia di regime!

        • Francesco says:

          >> Che sono 30000 (trentamila) persone di fronte ad un Regno di 9.000.000 di abitanti?

          il paragone a capocchia lo hai proprio fatto tu, caro Mirkhond

          un problema dei “neoborbonici” è che devono espungere quasi tutti gli intellettuali e le elites del Regno dal popolo, manco fossero marziani piovuti dal cielo

          ciao

  82. mirkhond says:

    Borboni comunque è corretto.

    No, perchè il nome della gens è BorbonE.
    Borboni poi oggi viene utilizzato in modo spregiativo!

    • Z. says:

      Quindi per non esserli offensivi bisognerebbe chiamarli “senza fissa dimora”, visto che sono stati cacciati da Garibaldi?

    • Peucezio says:

      Vabbè, non vorremo mica applicare le logiche politicamente corrette alle posizioni legittimiste.
      Possono usare in modo spregiativo quello che vogliono. Originale per originale, dovremmo chiamarli Bourbon allora, visto che erano francesi, in origine.
      L’idea che il linguaggio abbia un valore offensivo e quindi debba essere emendato non esiste fuori dal politicamente corretto contemporaneo e come tale va respinta.

      Ovviamente, a parte questa nota linguistica, sono pienamente d’accordo con te, Mirkhond.

      • mirkhond says:

        Infatti si chiamano Bourbon mica Bourbons!
        Si poi c’è il Borboun’s :), ma quello è un’altra cosa! ;)

    • Mauricius Tarvisii says:

      Davvero ogni volta che si nominano i sovrani spagnoli e francesi ci si mette del disgusto? E quando si parla di Piasti e Plantageneti pure dobbiamo aspettarci piagnistei da parte dei sostenitori di quelle due dinastie?
      Giusto per capire, eh!

  83. mirkhond says:

    Beh, una dimora ce l’hanno, in Francia, la loro terra d’origine! :)
    ovviamente mi riferisco ai Borbone-Napoli, che quelli di Spagna, stanno a Madrid!

  84. Moi says:

    Il Re Esseffedì ?!

    • Moi says:

      SFD = Senza Fissa Dimora … lo spiegò Z : classica “deumanizzazione-impersonalizzazione” del “Dispositivo”, parlando per sigle asettiche.

      PS

      @ Z : Cum la mittàggna adès’a, con Antonio Genovese e Primo Greganti ? NON si era fatto il “Repulisti” ;) nel Partito ?!

  85. mirkhond says:

    Eh?

  86. mirkhond says:

    “ma le fole di giustizia sociale mi stupisco ben poco che non fossero di interesse di quasi nessuno, tra tutte le elites del tempo

    e chi più ne parlava – Marx era già in giro – meno ne ha sapute realizzare”

    Ma infatti proprio per questo non ha senso parlare di “rivoluzione tradita” rispetto al coacervo risorgimentalista, che a tutto pensava tranne che a riforme sociali in senso marxista.
    Quindi si tratta nient’altro che di mitologia marxista, sviluppatasi nella storiografia italiana a partire dagli anni ’60, per cercare di spiegarsi il “divario” tra una rivoluzione (che nella prospettiva marxista è sempre un fatto positivo) e il PEGGIORAMENTO delle condizioni dei poveri in SEGUITO a tale rivoluzione!

    “questo senza contare che la situazione economica e sociale del Meridione era disperante, non per nulla sarebbero emigrati a milioni, non appena il miglioramento delle condizioni sanitarie portò al calo della mortalità”

    Questo non è vero, e da noi non si stava affatto peggio che in altri stati italiani.
    L’emigrazione fu dovuta alle politiche di affamamemto piemontesi che distrussero ciò che restava dell’antico ordine clerico-feudale che, seppur in chiave “paternalistica”, forniva degli ammortizzatori sociali per quanto imperfetti.
    La fola del miglioramento delle condizioni sanitarie e del calo di mortalità (dove? quando? e l’epidemia di colera del 1884?) lasciamole ai nostalgici dell’unitarismo massonico all’Andrea Di Vita :)!

    “il problema c’era, anche se Garibaldi e il Piemonte furono una cattiva risposta”

    I problemi c’erano come c’erano e ci sono DAPPERTUTTO.
    Il VERO problema furono casomai i sogni romantici di Ferdinando II, nell’affrancare le Due Sicilie dalla pesante tutela britannica.
    Cosa che un piccolo paese NON puo’ permettersi, pena risposte durissime, come TANTE VOLTE è accaduto nella storia d’Italia, anche UNITA, vedasi Mussolini, Mattei, Aldo Moro, e persino Craxi e Andreotti con le loro politiche filopalestinesi e filoiraniane, Sigonella ecc.
    L’Italia, divisa o unita, è condannata ad essere un paese feudatario fin dai tempi in cui il re dei Franchi Pipino il Breve (751-768 d.C.), costrinse il re longobardo Astolfo (749-756 d.C.) a rinunciare alla conquista di Roma e alla devoluzione al Papa dell’Esarcato/Romagna, e della Pentapoli tra Adriatico e Perugia, nel 754-756 d.C.!
    Se un PICCOLO paese osa ribellarsi al vassallaggio verso una grande potenza, allora tutti i suoi problemi interni non sono mai troppo pochi per farlo crollare!
    Voglio vedere se Napoleone III avesse osato strumentalizzare la povertà del proletariato inglese e irlandese per invadere e annettersi le due isole!
    Per favore, guardiamo agli scenari INTERNAZIONALI per capire come e perché fu possibile la malaunità d’Italia!

    • PinoMamet says:

      ” L’Italia, divisa o unita, è condannata ad essere un paese feudatario fin dai tempi in cui il re dei Franchi Pipino il Breve (751-768 d.C.), costrinse il re longobardo Astolfo (749-756 d.C.) a rinunciare alla conquista di Roma….”

      è un punto di vista interessante, ma io credo che l’Italia sia costretta a essere un paese “feudatario” dai tempi in cui Colombo scoprì l’America, o Magellano circumnavigò il globo, rendendo il Mediterraneo progressivamente secondario nello scenario dei traffici internazionali.

      A questo si è aggiunta la mancata unificazione o ri-unificazione d’Italia, sempre vagheggiata dalle elites, ma che per realizzarsi nel concreto avrebbe avuto bisogno di un progetto comune tra gli Stati italiani che è sempre mancato (tantomeno è stata voluta dalle potenze internazionali che di volta in volta governavano la penisola, in certi casi quasi totalmente, come la Spagna in certi periodi).

      A entrambe le cose è stato posto rimedio tardivamente e malamente, con l’unificazione ladresca dei Savoia, e poi con la loro politica coloniale raffazzonata e avventurista.

      Negli stessi periodi, il “gemello diverso” dell’Italia, il Giappone, ha avuto invece la fortuna di essere riuscito a imporre l’unificazione del paese alle varie dinastie locali; nel contempo, le potenze straniere erano troppo in declino (la Cina) o troppo lontane (gli europi) per creare un vero problema, fino perlomeno alla navigazione a vapore… che infatti è significata la fine dell’isolamento nipponico, e la corsa giapponese a una politica coloniale aggressiva, per trasformarsi in una vera potenza.

    • Francesco says:

      mirkhond

      non ho tempo di andare a spulciare gli annali di demografia

      ma credo che dipingere un Sud felice quanto il resto del paese sia abbastanza difficile, tu stesso ammetti che NON facevano gli investimenti necessari per non alzare le tasse

      • mirkhond says:

        Niente NON CAPISCE proprio.
        Io NON ho parlato di “Sud” (che è stò Sud?) felice, ma di un luogo NON DEL TUTTO DISSIMILE DAGLI STANDARDS DEI TEMPI!
        Dov’era il benessere della Norrenia polentona?

        • Francesco says:

          Mirkhond,

          dov’erano i fucili e i cannoni e gli uomini del Regno quando Garibaldi invase? per chi si schierarono gli industriali e i generali e i capi di quel popolo?

          ammesso che fosse veramente tanto ricco quanto il resto del paese, e ne dubito, perchè si sfaldò di fronte a un siffatto attacchetto?

          forse la differenza più profonda tra noi è che per me essere deboli è la prima colpa, se poi si è più deboli di quanto i mezzi permetterebbero la colpa è immensa

          ciao

  87. izzaldin says:

    cercherò di rispondere al profluvio di commenti. allora
    prima glosserò habsburgicus:

    -premetto che leggo sempre con attenzione i tuoi sempre interessanti interventi, dunque non vorrei essere frainteso…-
    grazie! la cosa è reciproca, per te e per tutti qui dentro!
    -mi stupisco però che, fra tanta gente, tu possa trovare degno di ammirazione proprio quel personaggio lì :D
    quella era il peggio del peggio ! (e non a livello personale, non mi interessano queste cose…fossi stato un suo contemporaneo e magari un suo collega, allora sì, meglio aver a che fare con un galantuomo che con una canaglia :D )
    era massonissimo, fanatico nell’odio verso la Chiesa di Roma, come del resto ci si aspetta date le sue origini :D-
    effettivamente odiava la chiesa cattolica, ma aveva molti amici preti e non era un ateo irrispettoso, di fronte alla fede altrui era abbastanza comprensivo, portava i rosari alla madre e cercava di rispettare il cristianesimo quando lo considerava sincero. poi, certo, odiava i preti, ma era ben ricambiato. Ricordiamoci che il suo braccio destro Sirtori era uomo di chiesa così come il grande bolognese Ugo Bassi.
    -settario, fanatico, retorico, esterofilo e non-italiano lui stesso..l’itaglia peggiore, ben diversa dall’ITALIA :D un degno “antenato” de “La Repubblica”, degli eurocrati, dei pro-gay e dei più sordidi occidentalisti di oggi :D per carità, magari sono quelli i tuoi modelli :D in tal caso, taccio..io rispetto sempre le opinioni altrui (e ancor più la coerenza logica)-
    guarda, sono d’accordo su questa descrizione al 95%. l’unico aggettivo che non condivido è settario. i mazziniani erano settari, lui combattè a fianco di gente di tutti i tipi, senza badare troppo alle sfumature ideologiche.. era un uomo d’azione, un marinaio, non certo un teorico politico come mazzini. Basti vedere la sua adesione alla Prima Internazionale, tutta da ridere.. Lui diceva che sì, partecipava in quanto “primo fra gli internazionalisti”, ma rifiutava con sdegno le teorie tipo “la proprietà e l’eredità sono un furto.. ma che scherziamo!” :) immagina la reazione di Marx, Engels o Bakunin a sentire cose del genere dalla superstar invitata al loro banchetto! Questa sua rozzezza, questi sui ideali di cosmopolitismo e volontarismo secondo me (per i miei valori, sia chiaro) sono molto positivi, un nazionalismo tutto sommato accettabile rispetto a quello che caratterizzerà l’Italia nei decenni successivi. e poi le sue avventure in sudamerica furono davvero poemi epici.. come disse Aleksandr Herzen, “se fosse nato qualche secolo prima sarebbe diventato protagonista di un poema epico e sarebbe entrato nella leggenda”

    -però, secondo me, se proprio vogliamo trovare un modello nell’Italia laicissima e radicale di quegli anni, troviamolo piuttosto in Amedeo Crivellucci (1850-1914), –
    non conoscevo Crivellucci e mi informerò. di personaggi spettacolari ce n’erano tanti all’epoca, dall’una e dall’altra parte.

    @ Mirkhond e M. Tarvisii

    “Questo e l’ostilità al costituzionalismo, che invece avrebbe soltanto rafforzato il regno, pur indebolendo il sovrano.”
    d’accordo con Mauricius.

    Mirkhond, è vero che le idee risorgimentali erano tutto sommato elitarie e non c’era grosso seguito popolare, ma allora perchè i ducati sono crollati così facilmente? perchè la gente non si è stretta attorno al sovrano?
    E dire che il Re Borbone a Gaeta si comportò in modo coraggioso ed esemplare.. perchè il popolo non si immolò per lui?
    La situazione era troppo frastagliata e confusa, e poi Lo Stato Borbonico fu debolissimo, e fu questa debolezza, questa sottomissione alle potenze straniere (Inglesi e Piemontesi su tutti) a decretarne la fine. Ti porterò solo due esempi di sudditanza psicologica Borbonica che portò allo sfacelo, entrambe relative allo sbarco di marsala:
    1. lo sbarco poteva essere evitato, e si ptoeva facilmente far colare a picco i mille con garibaldi, se la marina napoletana non avesse avuto PAURA di cannoneggiare il Piemonte e il Lombardo, PAURA di colpire le navi mercantili inglesi che scaricavano nel porto le casse di vino Marsala. bastavano due colpi di cannone e addio Garibaldi, invece la sudditanza verso gli inglesi lo impedì. se cedi porzioni di sovranità così ampie sul tuo territorio allora il crollo si sta avvicinando
    2. Il Lombardo, una delle due navi dello sbarco, si incagliò in una secca nel porto di Marsala e venne abbandonata dai Mille. la Marina Borbonica la disincagliò e la portò a Napoli come bottino di guerra. Ebbene, appena i diplomatici piemontesi fecero notare che “ufficialmente non c’era nessuna guerra con Napoli”, la nave fu riconsegnata ai piemontesi! Ti rendi conto di che gestione pessima della situazione? Invece di scoprire le carte e dichiarare guerra e giocarsi tutto, non si riusciva neanche a tenere un bottino così misero. una mancanza di polso che favorì lo sconquasso finale.

    Poi io non nego le responsabilità di Garibaldi a Bronte o altrove, ma ricordiamo che il conflitto fra lui e i Savoia c’era e continuò per decenni ancora, e ci sarà un motivo se nel 1946 al referendum la Corona Sabauda era contrapposta al volto barbuto del Nizzardo.. :)

    scusami se non ti ho risposto punto per punto, ma ho saltato un giorno e il discorso è andato avanti, comunque è sempre un piacere discutere di questi argomenti!
    saluti,
    Izzaldin

    • habsburgicus says:

      @Izzaldin
      forse c’è stato un piccolo equivoco..dovuto a oscurità mia, beninteso…
      il “peggio del peggio” non era riferito a Garibbà (visto che parli di Sudamerica :D) ma ad Ernesto Nathan !
      P.S: fra l’altro, io non amo Garibaldi ma mai lo avrei definito non italiano !!!!..che diàcine, Nizza è italianissima, toltaci (melius, depredataci) dai vili galli nel 1860, uno dei crimini di Cavour e della sua cricca !(forse “inevitabili”, ma per i loro insani progetti :D)..l’italianità è per me una delle sole cose positive del personaggio..sulla cui vantata onestà ricordo che “La Civiltà Cattolica” lo chiamava “l’eroe dei due milioni” ! :D

      • izzaldin says:

        perfetto, non avevo capito.
        però come urbanista Nathan non fu male, costruì il bel quartiere Prati. (quartiere dal quale è impossibile scorgereere il Cupolone di San Pietro.. malvagio nathan :) lo fece apposta! )

        saluti,
        Izzaldin

  88. mirkhond says:

    Scusa ma qui non ci capiamo proprio.
    Le Due Sicilie erano un PICCOLO stato di fronte al COLOSSO britannico.
    Per cui ribellarglisi , significò colare a picco!
    Ma credi che se i Savoia avessero fatto la stessa cosa, gli sarebbe andata meglio?
    Si sarebbero giocati tutto per tutto?
    L’esercito napoletano da chi era composto nella bassa ufficialità e nella truppa?
    Da fighetti? Non da gente di popolo?
    Popoli che si immolano?
    E dove? E quando? La “gente” pensa a farsi gli affari propri, tranne QUANDO VIENE COLPITA DIRETTAMENTE, come accadde sotto i tuoi cari piemontesi!
    E allora dagli alle immolazioni?
    Le tue risposte scusami, confermano solo ciò che penso da anni, e cioè che un PICCOLO stato NON puo’ ribellarsi ad una GRANDE potenza, pena il suo crollo!
    La marina borbonica COSA poteva fare di fronte alla POTENZA inglese?
    Cosa puo’ OGGI fare l’Italia UNITA a te così cara, per liberare i due marò costretti a soggiornare in India?
    Una guerra all’India?
    Questo giusto per considerare che sono i RAPPORTI DI FORZA INTERNAZIONALI a determinare equilibri e svolte politiche, sfruttando i problemi interni che hanno TUTTI gli stati.
    Solo che se sei un COLOSSO come Inghilterra e Francia allora, Usa, Russia, Cina ed India OGGi, quei problemi NON ti porteranno certo a vederti il paese invaso da una potenza STRANIERA.
    Mentre se sei un piccolo paese e osi ribellarti al potente di turno, tutte le tue problematiche interne non saranno mai abbastanza come PRETESTI per minarti e farti crollare!
    Come accadde nel tremendo 1860-61!
    Quanto poi alle tue simpatie garibaldine, scusami, ma mi dai proprio l’idea di un inguaribile INGENUO che crede ancora alla FAVOLA del libertador altruista e disinteressato.
    Cosa NON corrispondente alla realtà, nemmeno i Sudamerica dove lo pseudo “Che Guevara” che tanto ti commuove, fu uno spietato combattente per conto dei grandi latifondisti massoni tra Brasile, Uruguay e Argentina, nel 1836-1848, insieme a veri e propri atti di pirateria seguiti da saccheggi, omicidi e stupri, incendi, ad opera della sua legione “italiana”!
    Per non parlare del suo soggiorno in Perù nel 1851-1853, dove, agli ordini dell’armatore ligure Don Pedro De Negri, Garibaldi avrebbe diretto almeno un viaggio tra Cina e Perù, per il trasporto di lavoratori cinesi, utilizzati per la raccolta del guano nelle Isole Chinchas, che definire SCHIAVI non era certo un eufemismo.
    Dunque ladro, grassatore, omicida, stupratore, incendiario e perfino trafficante di schiavi!
    Proprio un bel curriculum il tuo biondo libertador!
    Come ammise lo storico Giorgio Candeloro nel 1982, in occasione delle commemorazioni del centenario della morte di tale gentiluomo.
    Un “eroe” certamente senza paura, ma non certo privo di MACCHIE!

  89. mirkhond says:

    “conflitto fra lui e i Savoia c’era e continuò per decenni ancora”

    Dove? Nel mondo dei sogni?
    COSA HA FATTO CONCRETAMENTE il TUO eroe CONTRO i Savoia dal suo rientro in patria nel 1854?

    • Francesco says:

      persino io sono al corrente del conflitto (non certo armato) tra Garibaldi e il Piemonte

      solo che il primo era un patriota e un nazionalista, non avrebbe scatenato una guerra contro quelli che vedeva come gli unici possibili unificatori della Patria

      inoltre non era un fesso con manie suicide

      • mirkhond says:

        Garibaldi dal 1854 era a servizio dei Savoia, come ordinatogli dalla massoneria britannica di cui era un agente!

        • Francesco says:

          cobelligeranza, non servizio

          e poi Garibaldi lo conosciamo, non farne il consapevole burattino di altri che non le sue manie di grandezza

  90. mirkhond says:

    comunque è sempre un piacere discutere di questi argomenti!

    Per me invece NO, perché tu e quel rinnegato di Maurizio difendete un ‘”epopea” che ha solo causato DOLORE e IMMENSE TRAGEDIE, ma avvenute sotto il marchio dell’umanitarismo massonico!
    Ed é QUESTO il MOTIVO per cui VI ACCANITE a difendere dei CRIMINALI e a sputare MERDA su una dinastia che pur non essendo priva di difetti (come TUTTI), però fu assai MIGLIORE di ciò che venne dopo!
    L’INCORREGGIBILE VIZIO ILLUMINISTA di ritenere ciò che viene DOPO come SEMPRE E OVUNQUE MEGLIO di ciò che c’era prima!
    Dunque io NON provo alcun piacere ad affrontare queste vicende talmente dolorose, e che mi fanno più male se vedo dei “meridionali” difendere chi ce l’ha messo nel culo!
    Ma evidentemente c’è gente che ama farsela mettere a quel posto!

    • roberto says:

      “Per me invece NO, perché tu e quel rinnegato di Maurizio difendete un ‘”epopea” che ha solo causato DOLORE e IMMENSE TRAGEDIE, ma avvenute sotto il marchio dell’umanitarismo massonico!”

      però mirkhond sono cose di 150 anni fa, non eravamo nati né noi né i nostri nonni, non ti sembra il momento di prenderle in modo un po’ meno personale?
      per dire, i bisnonni tedesco e francese di mia moglie si sono sparati a vicenda intorno al 1918 (erano sullo stesso fronte nello stesso momento in trincee opposte) e il francese è pure stato gasato e ha perso un braccio…eppure quasi un secolo dopo in case ne parlano come “storia” non come una ferita ancora fresca

      (e come ben sai io te siamo amici visto il mio parente che ha cannoneggiato garibaldi :-) )

      • mirkhond says:

        Fratello Roberto ;)

        Ciò che dici è giusto, nella misura in cui le cose vengono riconosciute come tali!
        Invece, purtroppo, ANCORA OGGI, ci sono oltre che italiani “norreni”, anche dei nostri connazionali e dei siciliani che SI OSTINANO a difendere un’infame epopea coloniale, solo perché avvenuta sotto una DETERMINATA etichetta!
        Pazienza per i siciliani le cui ragioni antiborboniche posso capire, ma non seguire (anche se a maggior ragione non capisco perché osannare un farabutto del calibro di garibaldi), ma addirittura dei NAPOLETANI, o ORIUNDI, come Maurizio!
        Mi fanno solo venire il voltastomaco!
        Quando finalmente vedrò la storiografia accademica, l’intellighenzia, le aurorità, il presidente della repubblica riconoscere FINALMENTE ciò che è stato DAVVERO il risorginulla e la malaunità d’Italia (senza per questo sfasciarla l’Italia OGGI!), allora e SOLO ALLORA, la mia ira si placherà!
        Anche perché vorrei tanto discutere con Pino, di bonazze tamil ;) ecc., che invece mi danno molto più da sognare…. :)
        ciao!

        • Francesco says:

          beh no, non hai ragione

          il Risorgimento (voto 4) ha effettivamente portato all’Unità politica d’Italia (sigh), sotto l’inevitabile regime liberale (e massonico) (voto 4-)

          il “progresso” economico e industriale del paese è stato perseguito (inevitabilmente) imponendo condizioni durissime ai poveri (tutti i poveri)

          oggi stiamo incomparabilmente meglio (materialmente) dei nostri antenati e siamo ancora uniti (ri-sigh)

          si poteva fare meglio? non so se questa domanda abbia senso per uno storico

          ciao

        • mirkhond says:

          Quando riconoscerete le VOSTRE colpe?

        • Francesco says:

          e smettila con questa lagna!

          io sono un cattolico reazionario, per cui le colpe dei masso-liberali non me le accollo certo

          il tema storico è se ci fosse un’altra via, per l’unificazione prima e per lo sviluppo economico dopo

      • PinoMamet says:

        Io una cosa non la capirò mai, e cioè la tua fissazione per il termine “norreni” ;)

        davvero, Mi’, va bene tutto, ma sarebbe come se io chiamassi “fenici” i meridionali…
        ;)

  91. mirkhond says:

    questa sottomissione alle potenze straniere (Inglesi e Piemontesi su tutti)

    No caro, la debolezza era SOLO nei confronti dell’Inghilterra, LONGA MANUS PROTETTRICE del PICCOLO Piemonte, per i motivi di strategia di dominio sul Mediterraneo a cui si è accennato ieri.
    Piccolo Piemonte che potè fare quello che ha fatto, proprio perché aveva le SPALLE PROTETTE dal VERO REGISTA della tragica farsa, ovvero il COLOSSO britannico!
    Inoltre lo stesso Francesco II non aveva il carattere focoso di suo padre e a lungo sperò nella dipolomazia, soprattutto francese nella (rivelatasi purtroppo vana) speranza di salvare almeno la Napolitania, rinunciando alla Sicilia!
    Il Piemonte nel 1859, si vide gli austriaci a 50 km da Torino, e sarebbe stato travolto facilmente se non avesse avuto la POTENTE protezione di Londra e di Parigi.
    Cosa che invece MANCAVA ai BorbonE, proprio per il nazinalismo, questo sì DAVVERO romantico, e perciò destinato a FALLIRE, di Ferdinando II.
    Per cui, se proprio mi devo scegliere un paladino, un “pupo” :), preferirò sempre Ferdinando II, piuttosto che il norreno eroe dai due volti!

  92. mirkhond says:

    Quanto infine alle insorgenze popolari

    Esse scoppiarono già PRIMA dell’arrivo di garibaldi a Napoli, ad Ariano di Puglia (oggi Ariano Irpino) il 4 settembre 1860, quando la popolazione massacrò 140 liberali.
    Il che provocò la vendetta di garibaldi che inviò gli ungheresi di Stefano Turr il 23 settembre 1860 ad Ariano a compiere rappresaglie.
    E i morti erano visibili ancora per parecchi giorni, poiché gli unghresi in camicia rossa, avevano proibito di seppelliri.
    Ma insurrezioni scoppiarono anche nei paesi intorno a Napoli, come a Sant’Antimo il 14 settembre 1860, in Irpinia, in Capitanata nell’ottobre del 1860 sotto la guida di un gruppo di 1500 soldati borbonici “sbandati” , in Basilicata il 14-21 ottobre 1860, e poi negli Abruzzi e nel nord della Terra di Lavoro!
    Francesco II, quasi stupendosi di tale improvvisa reazione, già il 14-23 settembre 1860, istituì una brigata partigiana composta da 400 soldati veterani, al comando del colonnello prussiano, ma da anni residente nel Regno, Teodoro Klitsche de la Grange (1797-1868), figlio illeggittimo del re di Prussia (almeno così si diceva :)), il quale tra settembre e novembre 1860, guidò l’insurrezione popolare tra Sora e l’Aquila, dando filo da torcere ai garibaldini e alle subentranti truppe piemontesi che, il 12 ottobre 1860 avevano varcato il Tronto calando dal nord.
    Ad Isernia (5 ottobre 1860) e a Pettoranello (17-18 ottobre 1860) una colonna di 1000 garibaldini comandata da Francesco Nullo, venne ANNIENTATA, dagli insorti contadini guidati dagli ufficiali borbonici De Liguoro e Teodoro Salzillo (che di quell’esperienza scriverà delle memorie, edite dalla editrice Controcorrente alcuni anni fa), che agivano di concerto col Klitsche de la Grange.
    Francesco II, sperava con questa guerriglia di avere appoggi dalla Francia, sempre nel tentativo di salvare la Napolitania, ma Napoleone III invece, dopo aver permesso al Piemonte di annettersi Marche ed Umbria, costrinse il Klitsche de la Grange a capitolare e a passare il confine di ciò che aveva concesso come residuo dello Stato Pontificio (6 novembre 1860), anche se il grosso degli uomini, al comando del forestale Luigi Alonzi di Sora detto Chiavone, CONTINUARONO a combattere contro il Piemonte!
    Il cosiddetto plebiscito-farsa del 21 ottobre 1860, in cui grazie e nonostante minacce e brogli, non partecipò più del 19% della popolazione, vide esplodere diverse insurrezioni in Napolitania, come quelle già ricordate, a cui aggiungo quelle di alcuni paesi dell’Aspromonte, con un supporto di un piccolo contingente inviato dalla Cittadella di Messina, ultima roccaforte borbonica in Sicilia (cadrà solo il 12 marzo 1861) e nel catanzarese ad opera di un certo Pellicano Spina, già guardia d’onore di Ferdinando II.
    L’impopolarità dell’annessione al Piemonte fu tale, che già nel novembre 1860, il nuovo vicerè Farini, subentrato a Garibaldi dopo il 7 novembre, in un rapporto a Cavour ammise che “su 7.000.000 di Napoletani, non arrivano a 100 coloro che vogliono unirsi al Piemonte”!
    Queste insurrezioni, aggravate dalle leve forzate che il Piemonte andva facendo tra i soldati nostri, ufficializzate con decreto del 20 novembre 1860, furono solo l’inizio di una LUNGA lotta antipiemontese, il cosiddetto “brigantaggio”, che fino al 1866-67 ebbe aspetto legittimista, e poi (per sconfessione di Francesco II esule a Roma, e per pressioni francesi, e per la stanchezza di una lotta purtroppo incostruttiva nella resturazione della nostra indipendenza) comunque come guerra di desperados ancora fino al 1875 circa!
    In tutto questo il signor garibaldi dov’era?
    COSA fece per questi sventurati?

    • Francesco says:

      erano il nemico dell’Italia, quindi il suo nemico!

      che domande senza senso sono, Mirkhond?

      piuttosto, è grave che con un tale appoggio popolare il Re non sia stato capace PRIMA di organizzare le sue forze armate e la sua resistenza a quattro gatti garibaldini

      e neppure il suo governo prima dell’intervento militare norreno

      • mirkhond says:

        Veramente la risposta senza senso è la tua, visto che non ho capito un cazzo di quello che vuoi dire!
        E vaffanculo norreno di merda!

        • Francesco says:

          tu chiedi cosa fece Garibaldi e io ti rispondo che lui combatteva per l’Italia, non per i poveri, cosa non capisci? questo fa di lui un cattivone? forse sì

          ti faccio notare che se Francesco II era così popolare e amato, se tanti suoi sudditi erano disposti a combattere e morire , avrebbe dovuto riuscire a resistere molto meglio di come fece

  93. mirkhond says:

    Infine riguardo alla mancata reazione popolare nei ducati lombardi cispadani (che nel 1860 furono riuniti alla Romagna ex papalina per formare il monstrum :) Emilia), lo storico Nicola Guerra, in questi ultimi anni, almeno per il Ducato di Modena, e in parte per quello di Parma, ha riscoperto un’insorgenza dimenticata, e svoltasi sulle montagne tra Lunigiana, Garfagnana e appennino parmense,modenese e durata tra 1859 e 1864, con gruppi di contadini guidati da ex ufficiali e soldati dell’esercito ducale parmense e in parte modenese.
    Il Guerra inoltre, sempre appoggiandosi alla documentazione, ha scoperto un vero e proprio regime di TERRORE LIBERALE nell’area di Massa Carrara nel 1859-1860, con un sistema delatorio poliziesco di stampo “stalinista” teso a colpire i sostenitori della dinastia estense che non era affatto impopolare, come provano le CONTINUE fughe di renitenti alla leva piemontese, per raggiungere il Duca e il suo piccolo esercito, la Brigata Estense, rifugiatasi a Bassano del Grappa nel Veneto ancora asburgico.
    Tali fughe portarono gli effettivi della brigata nel 1863 a 3500 uomini agli ordini del generale Agostino Saccozzi, e ne sarebbero giunti molti altri, se il governo di Vienna, pressato da quello inglese, fu costretto a far sciogliere la brigata nel settembre 1863, e a consentire il ritorno in “Italia” dei suoi effettivi.
    La metà dei quali però non solo si rifiutò, ma confluì nell’esercito austriaco nei cui ranghi si sarebbero battuti contro il Piemonte nel 1866!

  94. mirkhond says:

    non fosse stato costretto ecc.

  95. mirkhond says:

    poi pare che il Borbone stesse a tirare colpi al cerchi e alla botte,

    Che è più o meno ciò che fanno tutti i governanti non dominati da ideali estremistici!
    Ditemi voi in QUALE paese al mondo sono TUTTI contenti dei propri governanti? :)

    • Francesco says:

      è che erano TUTTI scontenti, e tutti appoggiarono inizialmente il cambiamento

      salvo poi scoprire, in molti, che era una fregatura

      al confronto, il Savoia emerge come uno che alla fine seppe allearsi con la borghesia emergente e gli industriali

      • mirkhond says:

        “è che erano TUTTI scontenti”

        Falso

        “e tutti appoggiarono inizialmente il cambiamento”

        Altrettanto falso, perché in MOLTI furono non solo DIFFIDENTI, ma con Garibaldi NON ancora giunto a Napoli, GIA’ iniziarono a ribellarsi.
        Ma tanto ai TUFI di qua dentro che NON si documentano, restando fermi alle propoagande dei vincitori, la cosa NON entra proprio!

        “al confronto, il Savoia emerge come uno che alla fine seppe allearsi con la borghesia emergente e gli industriali”

        Si, AFFAMANDO il PROPRIO STESSO POPOLO, ma essendo FEDELE VASSALLO della Gran Bretagna!
        Cercate di schiaffarvelo nella zucca una volta per tutte: furono i rapporti di forza INTERNAZIONALI a creare l’unità d’italia, non i problemi interni delle Due Sicilie e di TUTTI gli altri stati preunitari!

        • Francesco says:

          e se mettessimo un “anche”?

          e ti ricordo che il vero problema del Piemonte erano gli Austriaci, non i vari regnanti italiani, molto ma molto deboli

          Cavour seppe manovrare per avere l’appoggio inglese e francese, gli altri caddero come pere mature (cosa che erano, evidentemente)

  96. mirkhond says:

    temo di dover sottoscrivere questa durissima affermazione

    Ovvio, tra LIBERALI… ;)

    • Francesco says:

      NO, vale per tutta la storia umana

      • mirkhond says:

        No, vale per la PRESUNZIONE LIBERALE di credersi sempre e solo il meglio!
        Con tutti i DISASTRI che combina dal XVIII secolo!

        • Francesco says:

          almeno rileggiti Marx, che non era liberale!

          e la storia di Roma monarchica, repubblicana, imperiale

          insomma, altro che liberali e progressisti, qui siamo ai duri fatti

  97. mirkhond says:

    “di non sviluppare l’economia e l’industria del suo Regno”

    Che invece erano notoriamente sviluppatissime nell’Italia norrena…..
    Vedasi i 2.000.000 di Piemontesi emigrati negli anni 1840-1861, come riferito molti anni fa sulla Stampa da Giorgio Bocca, o i Lombardi e i Veneti, considerati i TERRONI dell’Austria!

    • Francesco says:

      OK, non ho fatto i compiti a casa ma 2 milioni di piemontesi sono sicuramente un numero esagerato!

      quanti erano in tutto gli abitanti del Piemonte?

      poi, da storico, sai che il Bocca non è esattamente una fonte affidabile ma un vecchiardo bilioso

      PS il problema è proprio che il Sud era più sottosviluppato del resto dell’Italia, già povera di suo

      • mirkhond says:

        “il problema è proprio che il Sud era più sottosviluppato del resto dell’Italia, già povera di suo”

        La solita menzogna DURA A MORIRE!

        • mirkhond says:

          Secondo te il Piemonte, si caricò di debiti, affamò la sua stessa popolazione, ha imposto sacrifici economici e in vite umane al suo popolo per andare a conquistare una landa sottosviluppata?
          La tua è la coscienza sporca polentona che getta sul violentato le colpe del violentatore!

        • Francesco says:

          1) menzogna non è una affermazione che ti dispiace ma una che non rispecchia i fatti. di nuovo ti chiedo quale è la fonte storica della tua tesi

          2) la mia coscienza è pulitissima, sai bene che cosa vorrei

        • Francesco says:

          >> Secondo te il Piemonte, si caricò di debiti, affamò la sua stessa popolazione, ha imposto sacrifici economici e in vite umane al suo popolo per andare a conquistare una landa sottosviluppata?

          detto sinceramente, da lombardo colonizzato dai piemontesi, la risposta è SI, era epoca di nazionalismo e di gloria, al re interessava quello, a Cavour mettere le mani su tutta una nazione di rilevanza europea, lo sviluppo economico sarebbe venuto DOPO e GRAZIE all’unità politica

  98. mirkhond says:

    Il (relativamente) mancato nostro sviluppo ci fu IMPEDITO dall’impossibilità di poter disporre delle zolfare siciliane, che davano i maggiori proventi, perché in mano britannica.
    E questo cattivone di Ferdinando II che nel 1836-1840, tentò appunto di scuotere tale giogo, provocò le conseguenze di cui ho accennato.
    Comunque quanto odio, disprezzo, pressapochismo, menzogne e sarcasmo spocchioso presenti ANCORA OGGI verso una dinastia, che, pur con i suoi limiti, ha cercato di portare avanti il nostr paese!
    Che SCHIFO mi fate con questa vostra saccenza, sia norrena che illuminista “meridionale”!

    • Francesco says:

      1) di che parli? pure simpatici mi stanno, i Borboni, solo che non hanno saputo fare il loro mestiere abbastanza bene da restare al trono

      2) hai qualche sostegno alla tesi della centralità delle solfatare sicule? non so nulla ma ne parli come se fossero state i giacimenti di petrolio dell’epoca

      ciao

      • mirkhond says:

        Fino al 1913, le zolfare siciliane erano per l’industria britannica, l’equivalente attuale del petrolio.
        Il che spiega la lotta intorno ad esse e il crollo del Regno, da quando i nostri sovrani cercarono di ottenerne il controllo per favorire il NOSTRO sviluppo.
        ciao!

        • Francesco says:

          OK ma la fonte di questa tua certezza? il mondo è grande, l’Impero immenso e l’unico zolfo è siciliano?

          nel 1913 l’equivalente del petrolio era il petrolio e i britannici erano a malapena riusciti a fregare gli statunitensi in giro per il mondo, su questo tema

  99. mirkhond says:

    Infine, l’insospettabile Francesco Saverio Nitti, affermò nei suoi studi di economia che un Regno mantenutosi indipendente, tra 1860 e 1900, avrebbe raggiunto lo sviluppo che l’Italia NORRENA (e lo dico con tutto il DISPREZZO possibile, specie dopo le ultime uscite di francesco) ci ha IMPEDITO, in combutta con l’Inghilterra e i nostri latifondisti!

    • Francesco says:

      Mirkhond

      sai bene quanto valgono gli studi “alternativi”

      a me pare che il Regno dei Borbone avrebbe avuto le potenzialità ma non le capacità per svilupparsi e che nei decenni precedenti l’unità questo sia abbastanza evidente

      e me ne dispiace, sai che sono separatista, ognuno libero e felice a casa sua è il mio ideale

      • mirkhond says:

        Le incapacità sono derivate dai problemi di politica internazionale a cui ho accennato.

        • Francesco says:

          1) la solita solfa per cui la colpa è degli altri, perchè invece non provi a spiegare la mancata costruzione di una rete ferroviaria?

          2) Nitti fu persona degnissima ma io devo guardare la luna, non il dito. e la luna è che non ci sono prodromi di sviluppo economico meridionale nei decenni precedenti l’unificazione militare

          almeno a mia conoscenza

      • mirkhond says:

        sai bene quanto valgono gli studi “alternativi”

        Già tutti biekiSSimi komplottisti.
        A differenza invece dei serissimi, equilibratissimi, e sempre veritieri storici di regime!

        • mirkhond says:

          Francesco Saverio Nitti, non solo non era di simpatie borboniche (suo nonno, liberale, fu ucciso a Melfi dai partigiani borbonici nell’aprile 1861), ma fu un uomo politico e ministro del regno d’italia nel 1919-1920.
          Ed era liberale!
          Quindi anche Nitti è uno di quegli storici “alternativi” non degni di credito secondo i TUOI canoni di credibilità?

  100. habsburgicus says:

    L’Italia, divisa o unita, è condannata ad essere un paese feudatario fin dai tempi in cui il re dei Franchi Pipino il Breve (751-768 d.C.), costrinse il re longobardo Astolfo (749-756 d.C.) a rinunciare alla conquista di Roma e alla devoluzione al Papa dell’Esarcato/Romagna, e della Pentapoli tra Adriatico e Perugia, nel 754-756 d.C.!

    quella è appunto l’epoca che il laicissimo Crivellucci, nella Terza Italia laica, radicale, massonica, vede come dirimente e fondamentale…
    nella sua rivista “Studi Storici” batte sempre lì :D…sulle origini dello Stato Pontificio che lui vede come una catastrofe :D e sui Longobardi :D i suoi allievi a Pisa (fra cui ci fu G. Volpe) lo chiamavano il “longobardo” ! poi ogni tanto, come gli antiberlusconiani di oggi :D, fa degli excursus, nel testo o in nota, sulla situazione contemporanea, contro i clericali, contro il non expedit (che lo scandalizzava tanto nel 1900, elezioni di giugno), contro i polacchi clericali :D e pro-Garibaldi !
    e non ha tutti i torti…anch’io non riesco del tutto a razionalizzare la scelta anti-longobarda (Francesco magari ci riesce :D)..scelta di puro potere, che non aveva ALCUNA motivazione religiosa..come invece avrebbe potuto avere la separazione dalla Bisanzio iconoclasta (che tuttavia, e anche qui Crivellucci credo abbia ragione e del resto de facto collima il Duchesne con cui ebbe una memorabile polemica :D, mai tese seriamente a diffondere l’eresia in Occidente, neppure sotto Costantino V)
    io però risalirei più indietro..alla conquista giustinianea che pose fine al regno ostrogoto e all’invasione longobarda (568 d.C)…i bizantini saranno abbastanza forti da impedire ai Longobardi di conquistare tutta la Penisola (per non parlare della Sicilia) ma abbastanza deboli da rendere impossibile un’espulsione dei Longobardi
    sull’emergenza di un potere pontificio dobbiamo andare ancora più in là, all’assenza (sin dal pagano Diocleziano) di un Imperatore a Roma…
    ci immaginiamo i Papi divenire potenti nelle questioni civili con a fianco, nei secoli, un Imperatore ? io francamente no

    • Francesco says:

      ecco, hai appena giustificato l’alleanza con i Franchi, cattivone

      la libertà del Papa, e quindi della Chiesa e di conseguenza la sua universalità, come premio per la debolezza dell’Italia

      ci sto, che sarò italiano ancora per pochi decenni ma l’anima è immortale!

      :D

      poi i Longobardi e i Goti non mi piacciono affatto, meglio l’anarchia italiana che produsse i Comuni e il Rinascimento e tutto il resto che siamo

  101. Moi says:

    @ HABSBURGICUS

    della Polonia apprezzo solo la “diga” all’Est

    [cit.]

    “Diga” … sicuro d’intenderla NON con invece la “F” ? ; -)

    @ PINO

    A parte il filmazzo “Noah” con Russell Crowe …. Ma non le trovi un po’ inquietanti le analogie dei “Midrashim”* con Decrescismo-Veganismo-Animalismo ideologici (!) odierni … ?

    *(In termini teologici, un tripudio di Demoni ancora NON domati da “Hashèm” … o no ?)

    @ TUTTI (senza distinzioni di etnia o residenza !)

    Carlo Bombrini …

    http://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_Bombrini

    http://www.gioiadelcolle.info/2012/09/27/i-meridionali-non-dovranno-piu-intraprendere-prima-parte/

    … chi era Costui ?

    Ciò tuttavia NON toglie quanto sia stato devastante per i Meridionali, dal Secondo DopoGuerra al C.A.F. (Craxi-Andreotti-Forlani), la proposta politica della “Corruzione Conveniente per tutti”. Una “policy” non soltanto, anche se soprattutto, mafio-democristiana. Nel suddetto documentario di Veltroni si vede come Berlinguer mise in guardia da questo un PCI che , purtroppo, NON ne sarebbe restato immune.

    Berlinguer, difatti, restò inascoltato e anzi contestato. Perché lo Zoccolo Duro pensava che “tanto è roba soltanto da Boss della DC Mafiosa & Scagnozzi del Pentapartito Massonico !”

    … A s’ è vésst !

    PS

    @ gli “ Enrichi “ ; -) di tutta Italia :

    La fonte di questo è talmente nota che nemmeno serve più citarla :

    “Oggi è un lutto nazionale. Ieri sera è morto Garibaldi. Sai chi era? È quello che affrancò dieci milioni d’Italiani dalla tirannia dei Borboni. È morto a settantacinque anni. Era nato a Nizza, figliuolo d’un capitano di bastimento. A otto anni salvò la vita a una donna, a tredici, tirò a salvamento una barca piena di compagni che naufragavano, a ventisette, trasse dall’acque di Marsiglia un giovanetto che s’annegava, a quarant’uno scampò un bastimento dall’incendio sull’Oceano. Egli combatté dieci anni in America per la libertà d’un popolo straniero, combatté in tre guerre contro gli Austriaci per la liberazione della Lombardia e del Trentino difese Roma dai Francesi nel 1849, liberò Palermo e Napoli nel 1860, ricombatté per Roma nel ’67, lottò nel 1870 contro i Tedeschi in difesa della Francia. Egli aveva la fiamma dell’eroismo e il genio della guerra. Combatté in quaranta combattimenti e ne vinse trentasette. Quando non combatté, lavorò per vivere o si chiuse in un’isola solitaria a coltivare la terra. Egli fu maestro marinaio, operaio, negoziante, soldato, generale, dittatore. Era grande, semplice e buono. Odiava tutti gli oppressori; amava tutti i popoli; proteggeva tutti i deboli; non aveva altra aspirazione che il bene, rifiutava gli onori; disprezzava la morte, adorava l’Italia. Quando gettava un grido di guerra, legioni di valorosi accorrevano a lui da ogni parte. Signori lasciavano i palazzi; operai le officine, giovanetti le scuole per andar a combattere al sole della sua gloria. In guerra portava una camicia rossa. Era forte, biondo, bello. Sui campi di battaglia era un fulmine, negli affetti un fanciullo, nei dolori un santo. Mille Italiani son morti per la patria, felici morendo di vederlo passar di lontano vittorioso migliaia si sarebbero fatti uccidere per lui; milioni lo benedissero e lo benediranno. È morto. Il mondo intero lo piange. Tu non lo comprendi per ora. Ma leggerai le sue gesta, udrai parlar di lui continuamente nella vita; e via via che crescerai, la sua immagine crescerà pure davanti a te; quando sarai un uomo, lo vedrai gigante, e quando non sarai più al mondo tu, quando non vivranno più i figli dei tuoi figli, e quelli che saran nati da loro, ancora le generazioni vedranno in alto la sua testa luminosa di redentore di popoli coronata dai nomi delle sue vittorie come da un cerchio di stelle, e ad ogni italiano risplenderà la fronte e l’anima pronunziando il suo nome. “

    TUO PADRE

    ***Matteino cresce, e qualche proverbiale “pugno sul tavolo” inizia davvero a batterlo … ***

    http://www.agi.it/politica/notizie/201405141726-pol-rt10235-renzi_altro_attaccao_alla_ue_pensa_a_pesce_spada_e_no_tragedie

    @ HABSBURGICUS

    della Polonia apprezzo solo la “diga” all’Est

    [cit.]

    “Diga” … sicuro d’intenderla NON con invece la “F” ? ; -)

    @ PINO

    A parte il filmazzo “Noah” con Russell Crowe …. Ma non le trovi un po’ inquietanti le analogie dei “Midrashim”* con Decrescismo-Veganismo-Animalismo ideologici (!) odierni … ?

    *(In termini teologici, un tripudio di Demoni ancora NON domati da “Hashèm” … o no ?)

    @ TUTTI (senza distinzioni di etnia o residenza !)

    Carlo Bombrini …

    http://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_Bombrini

    http://www.gioiadelcolle.info/2012/09/27/i-meridionali-non-dovranno-piu-intraprendere-prima-parte/

    … chi era Costui ?

    Ciò tuttavia NON toglie quanto sia stato devastante per i Meridionali, dal Secondo DopoGuerra al C.A.F. (Craxi-Andreotti-Forlani), la proposta politica della “Corruzione Conveniente per tutti”. Una “policy” non soltanto, anche se soprattutto, mafio-democristiana. Nel suddetto documentario di Veltroni si vede come Berlinguer mise in guardia da questo un PCI che , purtroppo, NON ne sarebbe restato immune.

    Berlinguer, difatti, restò inascoltato e anzi contestato. Perché lo Zoccolo Duro pensava che “tanto è roba soltanto da Boss della DC Mafiosa & Scagnozzi del Pentapartito Massonico !”

    … A s’ è vésst !

    PS

    @ gli “ Enrichi “ ; -) di tutta Italia :

    La fonte di questo è talmente nota che nemmeno serve più citarla :

    “Oggi è un lutto nazionale. Ieri sera è morto Garibaldi. Sai chi era? È quello che affrancò dieci milioni d’Italiani dalla tirannia dei Borboni. È morto a settantacinque anni. Era nato a Nizza, figliuolo d’un capitano di bastimento. A otto anni salvò la vita a una donna, a tredici, tirò a salvamento una barca piena di compagni che naufragavano, a ventisette, trasse dall’acque di Marsiglia un giovanetto che s’annegava, a quarant’uno scampò un bastimento dall’incendio sull’Oceano. Egli combatté dieci anni in America per la libertà d’un popolo straniero, combatté in tre guerre contro gli Austriaci per la liberazione della Lombardia e del Trentino difese Roma dai Francesi nel 1849, liberò Palermo e Napoli nel 1860, ricombatté per Roma nel ’67, lottò nel 1870 contro i Tedeschi in difesa della Francia. Egli aveva la fiamma dell’eroismo e il genio della guerra. Combatté in quaranta combattimenti e ne vinse trentasette. Quando non combatté, lavorò per vivere o si chiuse in un’isola solitaria a coltivare la terra. Egli fu maestro marinaio, operaio, negoziante, soldato, generale, dittatore. Era grande, semplice e buono. Odiava tutti gli oppressori; amava tutti i popoli; proteggeva tutti i deboli; non aveva altra aspirazione che il bene, rifiutava gli onori; disprezzava la morte, adorava l’Italia. Quando gettava un grido di guerra, legioni di valorosi accorrevano a lui da ogni parte. Signori lasciavano i palazzi; operai le officine, giovanetti le scuole per andar a combattere al sole della sua gloria. In guerra portava una camicia rossa. Era forte, biondo, bello. Sui campi di battaglia era un fulmine, negli affetti un fanciullo, nei dolori un santo. Mille Italiani son morti per la patria, felici morendo di vederlo passar di lontano vittorioso migliaia si sarebbero fatti uccidere per lui; milioni lo benedissero e lo benediranno. È morto. Il mondo intero lo piange. Tu non lo comprendi per ora. Ma leggerai le sue gesta, udrai parlar di lui continuamente nella vita; e via via che crescerai, la sua immagine crescerà pure davanti a te; quando sarai un uomo, lo vedrai gigante, e quando non sarai più al mondo tu, quando non vivranno più i figli dei tuoi figli, e quelli che saran nati da loro, ancora le generazioni vedranno in alto la sua testa luminosa di redentore di popoli coronata dai nomi delle sue vittorie come da un cerchio di stelle, e ad ogni italiano risplenderà la fronte e l’anima pronunziando il suo nome. “

    TUO PADRE

    ***Matteino cresce, e qualche proverbiale “pugno sul tavolo” inizia davvero a batterlo … ***

    http://www.agi.it/politica/notizie/201405141726-pol-rt10235-renzi_altro_attaccao_alla_ue_pensa_a_pesce_spada_e_no_tragedie

  102. Moi says:

    @ HABSBURGICUS

    della Polonia apprezzo solo la “diga” all’Est

    [cit.]

    “Diga” … sicuro d’intenderla NON con invece la “F” ? ; -)

    @ PINO

    A parte il filmazzo “Noah” con Russell Crowe …. Ma non le trovi un po’ inquietanti le analogie dei “Midrashim”* con Decrescismo-Veganismo-Animalismo ideologici (!) odierni … ?

    *(In termini teologici, un tripudio di Demoni ancora NON domati da “Hashèm” … o no ?)

    @ TUTTI (senza distinzioni di etnia o residenza !)

    Carlo Bombrini …

    http://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_Bombrini

    http://www.gioiadelcolle.info/2012/09/27/i-meridionali-non-dovranno-piu-intraprendere-prima-parte/

    … chi era Costui ?

    Ciò tuttavia NON toglie quanto sia stato devastante per i Meridionali, dal Secondo DopoGuerra al C.A.F. (Craxi-Andreotti-Forlani), la proposta politica della “Corruzione Conveniente per tutti”. Una “policy” non soltanto, anche se soprattutto, mafio-democristiana. Nel suddetto documentario di Veltroni si vede come Berlinguer mise in guardia da questo un PCI che , purtroppo, NON ne sarebbe restato immune.

    Berlinguer, difatti, restò inascoltato e anzi contestato. Perché lo Zoccolo Duro pensava che “tanto è roba soltanto da Boss della DC Mafiosa & Scagnozzi del Pentapartito Massonico !”

    … A s’ è vésst !

    PS

    @ gli “ Enrichi “ ; -) di tutta Italia :

    La fonte di questo è talmente nota che nemmeno serve più citarla :

    “Oggi è un lutto nazionale. Ieri sera è morto Garibaldi. Sai chi era? È quello che affrancò dieci milioni d\’Italiani dalla tirannia dei Borboni. È morto a settantacinque anni. Era nato a Nizza, figliuolo d\’un capitano di bastimento. A otto anni salvò la vita a una donna, a tredici, tirò a salvamento una barca piena di compagni che naufragavano, a ventisette, trasse dall\’acque di Marsiglia un giovanetto che s\’annegava, a quarant\’uno scampò un bastimento dall\’incendio sull\’Oceano. Egli combatté dieci anni in America per la libertà d\’un popolo straniero, combatté in tre guerre contro gli Austriaci per la liberazione della Lombardia e del Trentino difese Roma dai Francesi nel 1849, liberò Palermo e Napoli nel 1860, ricombatté per Roma nel \’67, lottò nel 1870 contro i Tedeschi in difesa della Francia. Egli aveva la fiamma dell\’eroismo e il genio della guerra. Combatté in quaranta combattimenti e ne vinse trentasette. Quando non combatté, lavorò per vivere o si chiuse in un\’isola solitaria a coltivare la terra. Egli fu maestro marinaio, operaio, negoziante, soldato, generale, dittatore. Era grande, semplice e buono. Odiava tutti gli oppressori; amava tutti i popoli; proteggeva tutti i deboli; non aveva altra aspirazione che il bene, rifiutava gli onori; disprezzava la morte, adorava l\’Italia. Quando gettava un grido di guerra, legioni di valorosi accorrevano a lui da ogni parte. Signori lasciavano i palazzi; operai le officine, giovanetti le scuole per andar a combattere al sole della sua gloria. In guerra portava una camicia rossa. Era forte, biondo, bello. Sui campi di battaglia era un fulmine, negli affetti un fanciullo, nei dolori un santo. Mille Italiani son morti per la patria, felici morendo di vederlo passar di lontano vittorioso migliaia si sarebbero fatti uccidere per lui; milioni lo benedissero e lo benediranno. È morto. Il mondo intero lo piange. Tu non lo comprendi per ora. Ma leggerai le sue gesta, udrai parlar di lui continuamente nella vita; e via via che crescerai, la sua immagine crescerà pure davanti a te; quando sarai un uomo, lo vedrai gigante, e quando non sarai più al mondo tu, quando non vivranno più i figli dei tuoi figli, e quelli che saran nati da loro, ancora le generazioni vedranno in alto la sua testa luminosa di redentore di popoli coronata dai nomi delle sue vittorie come da un cerchio di stelle, e ad ogni italiano risplenderà la fronte e l\’anima pronunziando il suo nome. “

    TUO PADRE

    ***Matteino cresce, e qualche proverbiale”pugno sul tavolo” inizia davvero “a batterlo” … ***

    http://www.agi.it/politica/notizie/201405141726-pol-rt10235-renzi_altro_attaccao_alla_ue_pensa_a_pesce_spada_e_no_tragedie

    • PinoMamet says:

      ” Ma non le trovi un po’ inquietanti le analogie dei “Midrashim”* con Decrescismo-Veganismo-Animalismo ideologici (!) odierni … ?”

      Sì e no, nel senso che ce n’è per tutti i gusti; il problema (come per gli apocrifi cristiani ecc.) è che andrebbero sempre letti, se non da specialisti, almeno cum grano salis

      “*(In termini teologici, un tripudio di Demoni ancora NON domati da “Hashèm” … o no ?)”

      il discorso ebraico su angeli&demoni come argomento è complesso, e non credo di averlo ancora capito.

      Però non c’è niente di dogmatico (l’unico “dogma” dell’ebraismo sono i 13 Princìpi elaborati dal filosofo aristotelico Maimonide: esiste Dio, è eterno, unico, onnipotente; Mosè è stato il profeta più importante degli ebrei, la Torah è immutabile ecc.) quindi va bene così ;)

    • habsburgicus says:

      @MOI
      “Diga” … sicuro d’intenderla NON con invece la “F” ? ; -)

      :D :D

  103. Moi says:

    Scusate, devo aver combinato qualche casino con i codici che approvano i commenti … li riconosco: sono come quelli per i daltonici. Ma più (!) ardui, visto che non sono mai risultato daltonico.

  104. Moi says:

    @ FRANCESCO

    Come la prenderesti se saltasse l’ Expo 2015 ?! Come Borghese Meneghino-Brianzolo senz’altro male … ma come AntiKomunista / Anti-KooperativeRoSSe ?!

    • Moi says:

      @ FRANCESCO

      Nel caso, dovresti appoggiare Grillo … l’unico a dire che deve saltare tutto quanto il magna-magna in blocco !

    • Francesco says:

      odio Expo, fin dall’inizio

      non deve saltare per non convincere vieppiù gli italiani di essere dei totali incapaci, il cui unico destino è imprecare e odiarsi, andando dietro a perfetti cialtroni che sono pupazzi di chissachì

      e quindi ho risposto anche alla seconda domanda

      :(

  105. mirkhond says:

    Ringrazio Moi per l’articolo su Bombrini

    In fondo, fin dagli anni dopo la malaunità, e poi con gli studi di Francesco Saverio Nitti, che queste cose si dicevano di fronte ad un ‘intellighenzia e ad un pensiero “polentone” che affrmava, ieri come oggi di essere il vero motore d’Italia e di essersi in fondo andato a prendere la “zavorra ” duo-siciliana per “aiutarla”, coi propri “generosi” contributi, mentre fu l’esatto contrario.
    Ma de resto si fanno debiti, si affama una popolazione per amare un esercito, e si invade un paese straniero che NON TI HA FATTO NIENTE, così, per la fratellanza? Per l’umanità?
    Si perdono soldi e vite umane per tali ideali o non piuttosto per ricavarne dei CONCRETI interessi economici?
    Oggi una storiografia dal basso, fuori dai circuiti del potere accademico ufficiale, fermo a posizioni conservatrici pro-unitariste, sta producendo notevoli risultati nella conoscenza storica di quel periodo e di una dinastia, di un Regno e di popolazioni troppo a lungo bistrattate dalla menzogna del vincitore “polentone” che in fondo, si doveva ripulire la sua cattiva coscienza col gettare tutte le colpe addosso al vinto.
    Ma anche menzogna di una storiografia “terrona” accademica, formata da uomini di potere di orientamento prima liberale, e poi anche marxista e democristiano, che anch’essa un po’ per la sindrome del violentato che getta su se stesso le colpe della violenza subita, un po’ per ideologia illuminista, progressista, tesa a vedere in ciò che viene dopo sempre il meglio rispetto a prima, e tesa a giustificare il tradimento delle classi dirigenti di allora, finì col contribuire tantissimo alla leggenda nera antiborbonica e antiduosiciliana, ancora oggi ben presente anche su questo blog e difficile da scalfire, come mostrano alcuni interventi a difesa di certi “eroi” e di certe “epopee” che non ne meritano alcuna!
    Comunque, grazie a Dio, viviamo in un’epoca in cui il MONOLOGO risorgimentalista è finito, per cui se ci saranno sempre dei difensori di quella storia ce ne saranno altrettanti che la contesteranno!

  106. Moi says:

    @ Andrea

    Anche Enrico Berlinguer era Sardo, segnatamente di origine Sardo-Catalana … ma si parlava dei voti delle masse. En passant, a Bologna fece “relativamente scandalo” il vino rosso nel brodo di tortellini da parte dell’ allora Sindaco Sergio Cofferati, secondo la consuetudine culinaria tipica della “sua” Cremona.

    • PinoMamet says:

      In effetti mi sembra un’usanza decisamente barbara!

      • Z. says:

        Il vino rosso… nei… tortellini…

        Gli orrori descritti da Lovecraft sono niente al confronto…

    • habsburgicus says:

      @MOI
      presumo, così a occhio :D, che Berlinguer sia una “sardizzazione” del noto cognome catalano Berenguer, portato da un Primo Ministro regio nel 1930-1931 (ci fu ancora un Aznar, poi la Repubblica rossa :D) e credo anche da conti medievali

      P.S
      non c’entra nulla, ma della tesi che financo in Gallia del nord si continuò a parlare latino (imbarbarito, chiaro) sino a c.a 770, forse sino all’800, che ne pensi ?
      e della tesi dell’americano James Westfall Thompson su Speculum 1926 che i Giuramenti di Strasburgo dell’842 d.,C furono originariamente in latino (in Nithard), non in “vecchio-francese” e furono tradotti in “vecchio-francese” solo nel X secolo da un copista, forse all’epoca di Carlo il Semplice, fra 911 e 922/923
      e della tesi del medesimo, che in Gallia del nord (anche nel parigino e più a ovest) si parlava predominantemente “tedesco” sino alla fine del IX secolo e che solo nel X secolo il “romanzo” (vecchio-francese) conquistò l’egemonia ?

    • PinoMamet says:

      Che poi vor dì Berengario, no?

      Mi ricordo così, a orecchio, un Berenguer come legato alle vicende del Cid (un Raimon Berenguer, sempre a orecchio e a memoria) ma su due piedi non so altro.
      Comunque ho sempre pensato anch’io che l’origine del nome Berlinguer fosse quella.

      PS
      Non sono Moi, ma non vedo proprio perché nel nord della Gallia avrebbero dovuto parlare più tedesco che nel sud…
      secondo me il confine tra celti (poi latinofoni) e germani, è stato spostato a occidente del Reno dalle migrazioni germaniche, ma non credo abbia fatto molti progressi da quello se non per le elite o piccoli gruppi.

      I Longobardi in Italia si latinizzarono linguisticamente piuttosto in fretta (già Paolo Diacono- che conosceva anche il greco quindi non era proprio l’ultimo arrivato- quando parla della lingua dei Longobardi- ai quali pure si vantava di appartenere- dice “la loro lingua” )

    • roberto says:

      però quella del vino rosso nel brodo è una tradizione ben radicata nel cremonese e nel mantovano.
      intendiamoci, ne do’ lo stesso valore che il tradizionale pasto di carne umana degli indigeni in papa nuova guinea, o del tradizionale pescespada macerato nella pipì deglli islandesi, o ancora degli uccellini macerati nella carcassa di una foca dei groenlandesi. però non si può rimproverare a cofferati di aver infranto una “tradizione”, ne ha solo rispettata una barbara e senza senso
      :-)

  107. mirkhond says:

    Stando allo storico Ernesto Sestan, l’aristocrazia della Francia occidentale, anche dopo Verdun (843 d.C.) continuava ad essere quantomeno bilingue e a mandare i propri figli a studiare all’Abbazia di Prum in Renania, perché vi imparassero il “Tedesco” cioè l’AVITO Francone!
    Penso comunque che, con la separazione definitiva nell’888 d.C. tra i Franchi orientali/Tedeschi e quelli occidentali latinofoni, la latinofonia monoglotte finì per prevalere anche nell’aristocrazia franco-occidentale!

    • PinoMamet says:

      Sì ma, come giustamente dici, si trattava dell’aristocrazia franca, non certo di tutto il paese…

  108. mirkhond says:

    Diciamo che fin dal formarsi del Regno dei Franchi, l’avanzata del Francone, uno dei successivi dialetti del Tedesco avanzò oltre il Reno, ma già dall’insediamento in Toxandria di gruppi di Franchi permesso da Giuliano l’Apostata già dal 358 d.C., l’attuale paese fiammingo fino a Dunkerk era un paese germanofono.
    Poi con i Merovingi ci fu un lento avanzamento ad ovest, con gruppi di aristocratici insediatisi nell’antica Gallia latinofona almeno fino alla Loira.
    Infatti il Regno franco era formato da una Neustria in prevalenza latinofona e da un’Austrasia germanofona.
    Con la vittoria del Maggiordomo (primo ministro) dell’Austrasia Pipino di Heristal nel 687 d.C., e il suo dominio DE FACTO sull’Intera FRANCIA, cioè il Regno dei Franchi, una nuova aristocrazia proveniente dall’Austrasia germanofona, si insediò in Neustria, rivitalizzando la germanofonia e il bilinguismo del gruppo franco neustriano.
    Come poi si vide col la spartizione del Sacro Romano Impero, tra Francia occidentale/Francia e Francia orientale/Germania, a partire dall’843 d.C., e definitivamente nell’888 d.C., ma appunto con una classe dirigente franco-occidentale, tra cui i Robertingi di Parigi, futuri Capetingi, e da cui discendono pure i Borbone, che CONTINUAVANO a parlare il francone germanico e il romanzo settentrionale neustriano, la futura Lingua d’Oil/Francese!
    Dove invece l’elemento franco dovette essere davvero scarso, fu in Aquitania, a sud della Loira fin dalla conquista di Clodoveo nel 507 d.C.
    Qui ancora nei secoli VIII-IX, i Carolingi dovranno penare assai per sottomettere queste terre meridionali latinofone (tranne un ‘area vascona/guascona sempre più erosa fin nei contrafforti pirenaici), la cui classe dirigente pur essendo di parziale origine franca, era ormai latina monoglotte!

  109. mirkhond says:

    Duunkerke/Dunkerque

  110. mirkhond says:

    Credo che Habsburgicus abbia ragione nel ritenere che la latinofonia monoglotte conquistò l’aristocrazia franco-occidentale solo nel X secolo, una volta resa impossibile la riunificazione del Frangistan ad opera dei re franchi-orientali/tedeschi della dinastia di Sassonia, gli Ottoni (919-1024 d.C., dal 962 sacri romani imperatori).
    Insomma gli ultimi Carolingi, re dei Franchi occidentali/Francia fino al 987 d.C., e i Robertingi/Capetingi che gli succedettero, a quel’epoca erano dei latinofoni monoglotti!

    • habsburgicus says:

      Thompson infatti scrive che il primo Re franco (occidentale) a non conoscere il “tedesco” fu Ugo Capeto (987-996 d.C)…
      sugli ultimi carolingi la situazione è meno chiara..Luigi IV (936-954 d.C) conosceva il germanico (o solo l’anglo-sassone, essendo stato in esilio in Anglia ?), Lotario (954-986 d.C) e Luigi V (986-987 d.C) è incerto…Freeman li voleva germanofoni, ma lo stesso Thompson su questo punto mi pare cauto

      • mirkhond says:

        Interessante….
        Qual’è il titolo delle opere dei due autori citati?
        Sono reperibili in internet?
        ciao!

        • habsburgicus says:

          James Westfall Thompson in Internet credo ci sia solo in JSTOR (c’è tutto Speculum e molti altri giornali, soprattutto in inglese ma anche Aegyptus in italiano e qualche altro nella nostra lingua)..però JSTOR non è accessibile liberamente, Calvino non perdona :D nel mondo anglosassone purtroppo tutto ha un prezzo :D però lasciano (lasciavano ?) leggere gratis 3 articoli ogni 15 giorni, se uno si registra (gratis) a MyJSTOR, quello si può fare :D
          Freeman probabilmente si trova gratis, in archive books (è ottocentesca)…archive books (che è free) ha per certo “Romania”, rivista plurilingue di studi romanistici [P.S vedo adesso che è in manutenzione e quindi inaccessibile :D speriamo non mutino policy]
          Invece Persee, in francese, è gratis..altra cultura :D c’è anche la Revue des études byzantines che, penso, ti interesserebbe

        • mirkhond says:

          Grazie!
          Ciao!

  111. mirkhond says:

    Il fatto che il “Tedesco” in Francia occidentale fosse solo una lingua d’elite, lo prova anche il rapido latinizzarsi linguisticamente dei Norreni danesi insediatisi nel 911 d.C. nella regione franco-occidentale che da loro prese nome: la Normandia!

  112. mirkhond says:

    “Per tornare all’India più seriamente (non che le belle ragazze non siano un argomento serio!);

    un articolo trovato per caso, su come molte caste “tradizionali” siano creazioni di epoca moderna (proprio nel senso dei libri di storia) emerse molto gradatamente e nebulosamente, poi diventate “fisse” solo con le regole imposte dai britannici:

    http://anatomylesson.wordpress.com/2008/12/30/dirk-a-h-kolff-naukar-rajput-and-sepoy-the-ethnohistory-of-the-military-labour-market-in-hindustan-1450-1850/

    In sostanza il sistema castale si sarebbe “irrigidito” solo in epoche recenti?
    Interessante…..

  113. mirkhond says:

    Per sempio, sarebbe interessante capire se il sistema castale fosse un retaggio della conquista arya dell’India a partire dal 1500 a.C., oppure fosse già presente nella società dravidica prearya!
    Insomma nel sud dravidico le caste furono un’importazione settentrionale arya oppure un prodotto di uno sviluppo autonomo?

  114. PinoMamet says:

    Riassumendo, direi che si tratta di errori di prospettiva (viste da lontano, le cose si appiattiscono, e si tende a credere a tutto) + propaganda coloniale.

    Mi spiego: se un nobile europeo del Settecento avesse detto di discendere dai patrizi romani dell’età degli Orazi e dei Curiazi, gli avresti creduto? certamente no…

    I famosi “quattro varna” sono una specializzazione dell’idea arcaica indoeuropea della società tripartita. Se mai sono esistiti come classi rigidamente distinte altrove che nei testi sacri sanscriti, e della loro tendenza classificatoria, è certo che all’epoca di Ashoka erano già ampiamente superati e “mescolati”, come si lamentavano i brahmini stessi.

    La rinascita brahaminica ha portato davvero a un certo irrigidimento dell’idea, per reazione; scontrandosi però sia con tendenze anche interne all’induismo che negavano l’idea, sia con la realtà dei fatti, che era molto più mobile e complessa (scontri tra regni di origine più varia e i loro immensi eserciti, popolazioni che si spostavano ecc.), e che comunque era molto evoluta rispetto all’epoca dei Veda.

    Per esempio si lamentava la perdita dell’intero varna “kshatryia”, rimpiazzato da altri…

    I vari gruppi che poi hanno rivendicato questa origine (Jat, Rajput, Maharatta, Nayir ecc.) sono, non a caso, la maggioranza assoluta dei rispettivi paesi: perché sono, semplicemente, il “popolo” di quei paesi, la classe dei coltivatori che di volta in volta veniva arruolata dai vari eserciti, oppure si dava al brigantaggio se i raccolti erano scarsi ecc.
    L’autore citato non a caso li paragona a fenomeni europei come le jacqueries.
    (Si potrebbero fare esempi più antichi anche in Occidente, ma non divaghiamo).

    Queste popolazioni, stando ai resoconti di storici e viaggiatori, erano pesantemente armate, e trovavano nella carriera militare un modo di migliorare la propria posizione sociale, “diventando”, di volta in volta, rajput (originariamente era solo un altro termine per indicare “soldato”, non una designazione etnica) ecc. ecc., persino “persiani” o “turchi”, secondo la dinastia che li impiegava al momento.

    Sono state le potenze coloniali a disarmarli, e a tentarne classificazioni in base all’antica teoria dei varna, trovandosi di solito in imbarazzo nell’applicarla:
    si scopre che i “nobili” rajput sono in realtà di origine umilissima, oppure classi come i kayastha sono “kshatrya” da una parte, “shudra” da un’altra, brahimini altrove.., oppure i già citati “mahar”, per un buon centinaio di anni tra i migliori soldati “britannici”, si “scopre” che sono intoccabili e non vengono più arruolati (fino alla I Guerra mondiale…)

    la situazione, nonostante l’irrigidimento britannico e le sue bizzarrie razziali (con classi che vengono spostate o create ex novo in base ai gusti personali degli amministatrori in fatto di “portamento” o “colore della pelle”) continua lo stesso a rimanere molto più fluida di quanto “sperato”, attraverso i mezzi dello spostamento fisico e del cambio di nome:
    per esempio, ancora nel 1918 molti hindu cambiano nome in Singh, per arruolarsi nelle “brigate Sikh” dell’esercito e fare carriera…

    • PinoMamet says:

      Ovviamente, va aggiunta anche la creazione propagandista della “leggenda nera” del maltrattamento delle classe umili da parte dei brahmini, una cosa molto gonfiata dalla propaganda coloniale, per poter presentare i colonialisti come liberatori, da un lato, e per poter rappresentare a loro stessi gli appartenenti alle classi basse come “da sempre sottomessi”, a scopo di controllo sociale

      (mentre la realtà era che, lungi dall’essere sottomessi, non erano mai stati controllati di fatto altro che blandamente dalle precedenti dinastie, che dovevano mercanteggiare il pagamento delle tasse da parte di popolazioni semi-autonome dedite a una costante guerriglia…)

  115. mirkhond says:

    Ringrazio Pino per questa interessante presentazione della società indù.
    Quanto alle menzogne dei colonizzatori, tesi a gettare sui colonizzati tutte le nefandezze possibili per giustificare il loro potere e i loro saccheggi, è un mantra che purtroppo vedo ripetersi anche per altre epoche, altre società, anche più vicine a noi, purtroppo anche qua dentro, da persone tutt’altro che stupide e sprovvedute……

  116. mirkhond says:

    Per chi non vuol vedere e sentire.

    Ecco la testimonianza insospettabile, perché viene da un PIEMONTESE, il conte Alessandro Bianco di Saint Jorioz, capitano del corpo reale di stato maggiore generale sabaudo del 1863:

    “Non scrivo teoriche di economia, rilevo fatti e ne accenno con qualche ragione. Niente però di mio. Il 1860 trovò questo popolo del 1859 vestito, calzato, industre, con riserve economiche. Il contadino possedeva una moneta. Egli comprava e vendeva animali; corrispondeva esattamente gli affitti; con poco alimentava la famiglia; tutti, in propria condizione, vivevano contenti del loro stato materiale. Adesso è l’opposto; i ricchi non sentono pietà; gli agiati serrano gli uncini della loro borsa; i restanti indifferenti o impotenti. La pubblica istruzione era sino al 1859 gratutita; cattedere letterarie e scientifiche in tutte le principali città di provincia. Adesso veruna cattedra scientifica. Per educare un figlio nella capitale sapete che ci vuole?”

    Da Michele Topa, Così Finirono i Borbone di Napoli, Fratelli Fiorentino editore, p.19

    • Francesco says:

      trattasi di inutile geremiade, vaga oltre ogni possibile utilità

      > tutti, in propria condizione, vivevano contenti del loro stato materiale.

      come no, infatti è in queste condizioni che i regni crollano!

      robaccia, in gergo da storici

      però credo che il particolare del “calzato” sia falso

      PS guarda che non sto mica negando che il Sud divenne ancora più povero negli anni successivi all’unificazione, che le politiche economiche puntarono sulle industrie del Nord e penalizzarono l’agricoltura del Sud. è che tu fai il passo più lungo della gamba

  117. mirkhond says:

    Sempre dal testo del Topa:

    ” L’economia del Regno ebbe mutamenti profondi sotto Ferdinando II, con rilevanti riflessi sociali e divenne abbastanza prospera: anzi si puo’ persino parlare, per servirsi di una espressione dei nostri giorni, di “miracolo economico”. Al rifiorire dell’agricoltura si accompagnò un poderoso sviluppo delle industrie, che si giovarono di un’accorta politica protezionistica e dell’afflusso di capitali esteri, che però fu contenuto dal Sovrano, sempre diffidente verso gli stranieri. La politica protettiva era, senza dubbio, almeno inizialmente, l’unica possibile – data la scarsità o mancanza totale di materie prime essenzialissime come ferro e carbon fossile – per avviare il Reame a dotarsi di sue proprie industrie, formare maniodopera specializzata, acquisire tecnologie e rafforzare l’indipendenza e la neutralità del Regno. Ma nel 1846 Ferdinando – che, come riferisce una testimonianza di W. Nassau Senior, ” era, in materia commerciale, di tendenze più liberistiche che qualsiasi dei suoi ministri” – riducendo i dazi su oltre un centinaio di prodotti esteri, dette il via a un corso orientato verso il liberismo, che fu elogiato al Parlamento inglese da Lord Peel. Lo statista disse: ” Il governo napoletano è stato uno dei primi ad affrettarsi a seguire questa linea di politica commerciale. Devo dire, per rendere giustizia al Re di Napoli, che ho visto un documento scritto di sua mano, e questo documento racchiude principi tanto veri quanto quelli sostenuti dai più illuminati professori di economia politica”.
    ….

    “Il “colosso” dell’industria napoletana e italiana, (…), era l’opificio di Pietrarsa, situato tra Portici e San Giovanni a Teduccio. Lo stabilimento, enorme, che dava lavoro a mille operai e disponeva anche di una fonderia, produceva artiglierie terrestri e navali, macchine a vapore “sì di mare che di terra”, locomotive, tenders, rotaie, tornii, gru, ruote per piroscafi, macchine speciali per lavorare metalli e spianatoi per levigarli, fucine portatili, martelli a vapore, tubi di ferro, fusioni di bronzo, argani, caldaie, bombe e granate.
    Nell’opificio si eseguivano anche lavori che “richiedono magistero più minuto e gentile, come l’apparecchio per ricoprire di seta i fili metallici de’ telegrafi elettrici e le belle e intricate macchine che questi richieggono”. Notevole era anche l’importanza della Real Ferriera della Mongiana (in Calabria ndr.) – il cui sviluppo Ferdinando seguì con particolare interesse perché si riprometteva di farne “il primo arsenale de Mediterraneo” – della Real Fabbrica d’armi di Torre Annunziata, della Real Fonderia di Poggioreale, del’Arsenale militare di Napoli, dei cantieri navali di Castellammare, allora più grandi e moderni d’Italia e che “sotto il governo borbonico avevano già iniziata la trasformazione per la costruzione di navi di ferro”.
    ……

    Per disegnare un panorama necessariamente incompleto, ma pur sempre indicativo, delle industrie esistenti nelle provincie siculo-napoletane al’59 (1859 ndr.), abbiamo tre punti di riferimento: la Mostra Industriale di Napoli del 30 maggio 1853; gli Annali di Agricoltura, Industria e Commercio del 1862; il censimento del 1863, i cui dati erano stati raccolti due anni prima. Uno sguardo ai prodotti esposti nella Mostra e una disanima dei premi distribuiti in quella occasione indicano, anzitutto, la vasta gamma di attività che si svolgevano nel Sud: dalla macchina a vapore dell’opificio Zino e Henry, alle macchine agrarie e al progetto di bacino di carenaggio di Raffaele Rinaldi; dai telescopi di Labarbera e dai cannocchiale di Tartarelli, agli strumenti geodetici di Giuseppe Spano; dai saggi di ferro della Mongiana, alla “campana palombara” di Tarsia, agli strumenti chirurgici di Salvatore Raimo; dai pianoforti di Di Meglio, Helzel e Sievres, alle armi da fuoco di Salvatore Mazza, Pilla ed Izzo ad Avellino; dalla macchina pneumatica di Giovanni Bandiera, ai prodotti chimici di Ferrara, Nunziante e Campanella; dai caratteri per stampa di Salvatore Barbieri, ai lavori in acciaio di Villani; dalle bilance, stadere, pendoli, orologi di Redaelli, al motore elettromagnetico di Del Puente; dai lavori in ferro fuso della Reale Fonderia, a tutti i tipi di articoli tessili, alla calzoleria, alla pelletteria, ai vetri, cristalli, gioielli di oro e argento, carta e cartone di ogni genere, profumi, saponi, oli, zucchero, maioliche, tabacco, robbie, ecceterea.
    Questo elenco non comprende che le “voci” principali, e pochi nomi di INDUSTRANTI, come si diceva allora; parte dei prodotti esposti provenivano dalle mani di artigiani, ma un’altra usciva da stabilimenti, che avevano strutture di veri e propri complessi industrali, nel senso moderno che ha questa espressione, cioè fabbriche, con macchinari e migliaia di operai con turni di lavoro.”

    Michele Topa, ib. pp. 67-69

  118. mirkhond says:

    Ancora dal Topa:

    “Settore tessile. Dal crollo del regime napoleonico e dalla cessazione del blocco continentale contro l’Inghilterra, si assistette a un deciso sforzo del governo, che con incoraggiamenti e agevolazioni, nell’ambito di una politica protezionistica, poi mitigata come si è detto nel’46 (1846 ndr.), attirò capitali e tecnici stranieri, in maggioranza svizzeri e tedeschi, che crearono una catena di opifici in Terra di Lavoro e nel Salernitano. In pochi lustri, la Valle del Liri meritò il nome di “Valle delle Industrie”, essendovisi concentrati in Sora, Isola, Arpino Castelluccio i grandi lanifici (quindici) di Polsinelli e Zino, di Ciccodicola, Manna e Lamberti. Pannilana producevano a Chieti anche i fratelli Oderisio. Nella sola Arpino, settemila operai erano distribuiti in trentadue fabbriche minori. I castori e altri panni ordinari erano di così buona qualità da far dire che nessun prodotto del genere poteva gareggiare con essi “o contrastar loro il primato nel Regno e in tutta la Penisola italiana”. Si impiegava lana indigena (erano stati introdotti i merinos) sino a 99000 chili l’anno. Nella Valle del Liri e in quella di Atina erano occupati docimila operai; altri 3.400, uomini e donne, lavoravano nelle fabbriche di panni del Salernitano; 1300 nella vasta filanda di Egg a Piedimonte d’Alife; altre migliaia erano negli opifici dei Vonwiller, Escher, Zueblin, Mayer, Webner, Schlaepfer, Wilmay, Weemals.
    Antonio Scialoia, nel suo scritto Industria e Protezione del 1864, dice che la sola industria cotoniera (produzione di due milioni di libbre di filati, dodici milioni e 400.000 metri di stoffa) nella provincia di Napoli, Terra di Lavoro e Salernitano dava lavoro a 60.297 persone, mentre una relazione della Giunta provvisoria di Commercio di Napoli al Ministero dell’Agricoltura, Industria e Commercio del giugno 1861 afferma che il valore dei prodotti manifatturati dei cotonifici del Mezzogiorno poteva calcolarsi in diciassette milioni di ducati (la nostra moneta ndr.), cioè 72.250.000 lire – oro del tempo.
    …..
    L’inglese J. Goodwin in un articolo pubblicato sul Journal of the Statistical Society of London (1842) rilevava che le maggior filande napoletane impiegavano da 200 a 300 operai e mettevano in moto, ciascuna, da tremila a diecimila fusi.
    L’industria della seta, antichissima in queste province, che contendevano il primato a Lione, faceva concorrenza sui mercati esteri a quella francese; essa, oltre al grandioso e famosissimo stabilimento di San Leucio, i cui prodotti erano ricercati dalle signore chic di tutta Europa, contava decine di manifatture, con macchinari a vapotre, in Calabria (Reggio, Catanzaro, Monteleone, Cosenza), in Lucania (Matera), nel Teramano (i De Vincenzi, De Felici, Coppa, Mapai), in Sicilia (Trapani, Messina, Palermo), a Portici, Barra, Angri, San Giorgio a Cremano e nella stessa Napoli. Tessitori, tintori, macchinisti erano molto esperti, abilissimi. Nel 1853 si esportarono sete grezze e lavorate per complessive 762.000 libbre; la produzione si manteneva su una media di un milione e 400.000 libbre.
    Erano molto ricercati i rasi, i gros, i velluti napoletani.
    Alla produzione di lino, nonostante il generale convincimento che il clima meridionale vi fosse contrario, si dedicavano migliaia di tessitrici, con migliaia di telai a mano “sparsi”, ma grandi stabilimenti per il solo lino con telai meccanici sorgevano a Piedimonte d’Alife (Egg), a Salerno (Cilenti, Di Mauro e Quaranta), Cava dei Tirreni, Scafati (Weemals), Sarno, Napoli e paesi vicini. La fabbricazione di lino aveva fatto progressi anche in Calabria: a Colosimi, Coraci, Scigliano.
    Rinomate nella provincia di Napoli – scrive Arias, citando da relazioni della Società economica per il 1845 – le filande dei Matera, Tadiglieri, Finizio, Panico, dalle quali uscivano velluti di seta e stoffe intessute di seta e lana, broccati a gran disegno, levantine, marcelline, amoerri, ermellini e ogni altra specie di stoffe.”

    Topa, pp. 69-70.

  119. mirkhond says:

    “La lavorazione delle pelli e del cuoio quindici fabbriche soltanto a Napoli, oltre a trecento imprese di carattere artigianale) erano diffuse un po’ ovunque nelle province continentali del Reame e si era riusciti a non importare più prodotti di cuoio inglesi, francesi e tedeschi; uno stabilimento di notevoli dimensioni era quello di Eugenio Salabelle a Posillipo; altre fabbriche c’erano a Castellammare, dove primeggiava quella di Bonnet, a Solofra, Atessa, Teramo, Elice, Maglie, per citare le maggiori. Vanno ricordati per Solofra, gli stabilimenti di cuoio e pelli di Raffaele De Rosa, Francesco Stella, Stanislao Vernieri e Donato Grasso.
    Sullo sviluppo industriale di Salerno, Arias trasse più particolareggiate informazioni da uno scritto inedito di Anselmo Mauri, segretario della Società Economica del Principato Citeriore (prov.di Salerno ndr.) (anno 1853). Esistevano due grandi fabbriche di tessuti stampati: una sull’Irno e l’altra a Scafati, due tintorie di rosso Adrianopoli a Scafati, una terza anch’essa sull’Irno che produceva tessuti di svariate tinte, e una quarta alla Molina, villaggio di Vietri, nonchè altre di secondo e terzo ordine. Molti gli opifici che producevano lana: il maggiore era quello della Società del Sebeto. Esistevano anche un laboratorio di prodotti chimici, una fonderia, fabbriche di lastre, campane e altri oggetti di vetro, nonché di vetro nero, nove cartiere, dieci faenzieri in Vietri, otto ferriere, tre ramiere, sei fabbriche di cremore di tartaro, due grandi tratture di seta ad Angri e a Nocera, parecchie concie, fabbriche di potassa e per la distillazione dell’acquavite, pastifici, fabbriche di cera, di sapone, di argilla cotta, di lavori di corno e osso, di coltelli.
    Le cartiere – tra cui notissim quella del Fibreno in Terra di Lavoro che esportava in Europa, Africa e Americhe la sua CARTA INTERMINABILE – erano concentrate soprattutto a Isola Liri, Cannello, Picinisco, Sant’Elia; gli stabilimenti erano nove e lavoravano con le cosiddette MACCHINE CONTINUE, le più moderne dell’epoca; cinquantatré imprese, lungo la costiera di Amalfi, usavano ancora il metodo della lavorazione a mano.”

    Topa, pp. 71-72

  120. mirkhond says:

    “La vigorosa spinta data dal governo all’industrializzazione e alla meccanizzazione attraverso le Società economiche provinciali e le apposite commissioni comunali, dette i frutti migliori in Campania, dove l’iniziativa privata (si conoscono almeno venticinque società per azioni, con un capitale complessivo di circa cento milioni di lire-oro di allora) fu accompagnata da un massiccio intervento della finanza pubblica, volto soprattutto a creare un’industria pesante. Scrive Arias :” Vi era senza dubbio in quegli anni una Napoli industriale, che nulla perdeva al confronto delle città nordiche, della stessa Milano. Erano alcune industrie napoletane particolarmente pregevoli per la finezza dei prodotti….”. A Napoli c’erano le grandi fabbriche di panni di Raffaele Sava, quelle di calze leggere per uomo e donna; quelle dei guanti, fiorentissime; delle scarpe, stoviglie, per citare alcuni articoli di uso quotidiano; quelle grandiose dei tabacchi con centinaia di dipendenti; concerie, pelletterie, cristallerie; fabbriche di cera, di armi bianche, di carrozze, di materiale per telegrafia, di mobili, colle, colori, profumi. Non si crederà, eppure dal Sud si esportavano profumi perfino in Francia, per 96.605 sterline all’anno. A Napoli e dintorni era nata anche una industria chimica (le cui esportazioni pareggiavano le importazioni), con fabbriche di amido, cloruro di calcio, acido nitrico e muriatico, ed acido solforico per il quale veniva impiegato lo zolfo siciliano.”

    Topa, pp. 72-73

  121. mirkhond says:

    “Ma il settore più avanzato era, nonostante la penuria di materie prime, quello siderurgico e metalmeccanico: Si va – dice Petrocchi – dalle piccole fonderie private al “colosso” di Pietrarsa, – dalle “piccole” libertà di lavoro alla grandiosa industria di Stato”.
    Le ferriere di Calabria (Mongiana, Bivangi, Razzona) sfruttavano in attigue fabbriche il metallo indigeno, producendo armi ed utensili per usi civili; materiale ferroso dell’Elba e altro di importazione dall’estero alimentavano le fonderie di sezione Mercato, lo stabilimento siderurgico di Atina, la ferriera di d’Agiout a San Sebastiano (Avezzano), il grande opificio siderurgico di San Donato (Sora) chiuso nel 1861, l’opificio meccanico di Oomens, la fabbrica Guppy e Pattison alla Strada Marina, che produceva “verghe all’inglese”, barre e lamiere, nonché chiodi e “punte di Parigi”, come si rivela dalla relazione dell’inchiesta Saredo. Dalla stessa fabbrica uscivano macchine agricole per le nostre campagne. Il d’Agiout fabbricava anche “apparecchi da bucato”, cioè lavatrici automatiche a vapore: una, installata al Real Albergo dei poveri, lavava duemila lenzuola; una seconda, all’Asilo di Santa Maria della Vita, lavava mille camicie.
    Altri importanti stabilimenti: quello di Macry-Henry alla Maddalena, con centinaia, se non migliaia di operai, che producevano ghisa e macchinario vario; quello di Zino ed Henry; l’opificio militare di Capua, nonché varie altre officine nelle quali si temperava acciaio per alcune centinaia di tonnellate all’anno; e parte di questo acciaio “si lavorava ottimamente – dice Barbagallo – in Abruzzo, a Campobasso, i cui coltelli, temperini, rasoi, fabbricati esclusivamente a mano, erano certo costosi, ma spesso più belli di quelli francesi e inglesi”.
    Al di sopra di queste fabbriche, centro della siderurgia e metallurgia napoletana, si elevava – come si è già detto – il “colosso” dell’industria italiana dell’epoca: l’opificio meccanico e pirotecnico di Pietrarsa, che occupava una superficie di 34.000 metri quadrati (e non bastava, si voleva ampliarla), che servì da modello a quello di Sampierdarena, costruito sei anni dopo, anch’esso per volontà regia, ma con soli 480 operai.
    Alcuni prodotti di Pietrarsa erano costosi rispetto a quelli di altri opifici partenopei, per non parlare di quelli inglesi, ma il governo, o meglio Ferdinando, protesse sempre l’immenso stabilimento che non solo era destinato ad “emancipare il nostro paese dall’influenza estera”, ma era una scuola unica, eccezionale di manodopera e tecnici: vi fu annessa una sezione per formare macchinisti e togliersi dai piedi quei piantagrane di inglesi. Collegate a Pietrarsa erano due fabbriche sul Sebeto e ai Granili, con complessivi 1200 operai. Altra gente trovava lavoro nella fabbrica d’armi di Castelnuovo, in quella di Torre Annunziata, nella Real Ferriera di Poggioreale, produtrice anch’essa di ordigni bellici, terrestri e navali. Non era assente, in questo settore, l’iniziativa privata: abbiamo accennato allo stabilimento di Mazza, ma c’erano anche quelli di Oliva a Foggia, presso i quali era impegato un numero imprecisato di lavoratori.
    Molti erano gli addetti all’industria alimentare, in cui primeggiavano i produttori di maccheroni, che esportavano ziti e zitoni, perciatelli, bucatini, lasagne, tagliatelle, stelline, vermicelli e spaghetti in tutta la Penisola e fin nelle Americhe e in Russia, oltre che in Germania, nell’Austria-Ungheria, in Svezia, Impero ottomano, Algeria, Tunisia, Grecia, Malta, come ci informa Angelo Mangone, nel volume già citato (L’Industria del Regno di Napoli 1859-1860. Fausto Fiorentino Editore, Napoli 1976, ndr.), che andrebbe ristampato.
    “L’industria molitoria – scrive lo studioso pugliese – contava moltissimi impianti, oltre trecento, di una certa importanza e si incominciavano a diffondere quelli azionati a vapore, che si imponevano prepotentemente in quanto eseguivano la molitura a prezzi molto inferiori (12-20 grana al tomolo) a quelli dei mulini tradizionali (25-35 grana al tomolo)”. Le più grandi fabbriche di paste alimentari (non meno di un centinaio) erano raggruppate, con annessi impianti per la molitura, a Napoli, Torre Annunziata, Gragnano, ma ce n’erano anche in Calabria, Puglia e Sicilia. Vanno poi ricordati i caseifici, che in Campania, Calabria e Puglie producevano formaggi caprini e vaccini, e, col latte di mucca, una gran varietà di latticini, con quella di bufala le saporitissime mozzarelle.
    Accanto a questi prodotti, vanno citati il pesce in salamoia, soppressate, salami, salsicce, capicolli, prosciutti (specie quelli irpini) e ventresche. Fiorente era anche l’industria dolciaria e dei liquori: “Gli opifici – scrive Mangone – erano oltre un migliaio, davano lavoro a ventitremila persone, producendo un valore aggiunto annuo di quattro milioni e 200.000 ducati”, pari, cioé, a circa diciannove milioni di lire-oro.
    Altri 3500 operai dipendevano dai cantieri navali di Castellammare di Stabia, dove, come si è accennato, già si costruivano vascelli con scafo metallico, e dall’Arsenale di Napoli, che vantava il primo bacino di carenaggio in muratura che si fosse costruito in Italia. I cantieri di Castellammare, assieme ad un’altra quarantina di minori, lavoravano a pieno ritmo. La Marina mercantile siculo-napoletana, che totalizzava 8000 tonnellate nel 1824, nel 1832 già raggiungeva le 99.800 tonnellate e nel 1856 contava 11.500 legni per complessive 292.853 tonnellate, diventando per tonnellaggio la terza in Europa. E non erano pochi i battelli a vapori: se ne contavano una ventina. A Napoli, nel 1856, erano registrate venticinque Compagnie di navigazione, con un capitale di venti milioni di ducati, fra le quali primeggiavano la “Società di navigazione delle Due Sicilie”, allora “la più poderosa in Italia” (Nisco* Nicola Nisco, nemico dei Borbone, ndr.).
    Navi napoletane toccavano non solo i porti del Mediterraneo, ma anche quelli portoghesi, olandesi, tedeschi, britannici, danesi, norvegesi, svedesi, russi e – come scrive il Salzano – “attraversavano l’Atlantico e facevano sventolare la Real Bandiera a New York, Boston, Filadelfia, nel Brasile, nelle altre regioni dell’emisfero”, e, verso la fine del regime borbonico, “la nostra marina a vela padroneggiava i mari degli Stati Uniti, del Messico, dell’Argentina, delle Indie, e si estendeva sino ai porti della Malesia e dell’Oceania”. Scuole nautiche avevano Meta, Carotto, Castellammare, Procida, Gaeta, Bari e Reggio Calabria; a Palermo c’era un collegio navale e identiche scuole a Messina, Trapani, Siracusa, Giarre, Riposto, Catania. Molti alunni di questi istituti, alla fine dei corsi, venivano ammessi, dopo un esame, nei quadri della Marina da guerra.
    Da questa rapida rassegna – da cui abbiamo escluse le imprese di costruzione che pure davano da vivere a molta gente – da questa rassegna, dunque, approssimata per difetto, che per il suo stesso carattere puo’ rappresentare soltanto un avvio a quel discorso critico sulla situazione economico-sociale nel Mezzogiorno di cui dicevamo all’inizio; da questo esame, incompleto ma non privo di significato e suggestione, si puo’ dedurre che sia pure nel quadro di una economia essenzialmente agricola, esistevano nel Sud, specialmente in Campania, delle industrie e una manodopera specializzata e tecnici di primo ordine. Del resto era essenzialmente agricola, cento e trenta anni fa, tutta l’economia della povera, arretrata Italia dell’epoca, dove, in Lombardia SI USAVA ANCORA L’ARATRO DI LEGNO (1), il bracciantato PADANO ” appariva SOTTO LA FORMA DI UN FENOMENO PAUROSO DI PAUPERISMO” (2), e i terrazzani erano flagellati da FEBBRI e dalla PELLAGRA, perché mangiavano, per spender meno e riempirsi la pancia, soltanto mais; dove i lavoratori dei campi VENETI alloggiavano “in casolari di canne e loto”, tuguri “in cui si recluta la popolazione dei furti, necessario supplemento ai miseri guadagni, e vivono torme di POVERI, che infestano i mercati e le città, e che sfilano in lunga processione, il sabato, dinanzi alle abitazioni” (3). E – intuibile- CHIEDEVANO L’ELEMOSINA.

    …….

    Un’altra curiosità, se così possiamo chiamarla: i medici e chirurghi erano 2610 in Piemonte e Liguria; in Lombardia 2204; in Toscana 1320; nelle Romagne 953, in tutto 7087, su una popolazione di tredici milioni di abitanti; nelle province napoletane erano 6871, in Sicilia 2519, quindi in tutto il Sud 9390, per poco più d nove milioni di cittadini.
    Un dato indicativo sulla situazione igienico-sanitaria fu messa in luce, nel marzo 1970, in un’intervista al mensile “Vitalità”, da Giovanni Berlinguer: “Cento anni fa – disse – ed ancora all’inizio del nostro secolo, i livelli più bassi di mortalità infantile si avevano in Campania, negli Abruzzi, in Sardegna. E sino alla fine del secolo scorso, i livelli PIU’ ELEVATI si registravano nelle regioni del Nord: Lombardia, Piemonte, Emilia – Romagna. Ora invece la situazione è invertita: la regione a mortalità infantile più elevata è la Campania dove l’indice è del 50 per mille (….) Indici elevati si hanno anche in Lucania, nelle Puglie e in altre regioni meridionali. Il dato statistico non è discutibile, nè possono esservi errori di rilevazione. Scoprire che, un secolo fa,il Sud era all’AVANGUARDIA ed ora è alla retroguardia richiede un RIESAME di molti nostri PUNTI DI VISTA e suggerisce varie interpretazioni. Non credo di nutrire….simpatie borboniche. Le ragioni, penso, vanno ricercate nella storia economico-sociale dell’Italia” .”

    Michele Topa, Così finirono i Borbone di Napoli, Fratelli Fiorentino Editore, Napoli, 1990, pp.73-77.

    Note:

    (1) Denis Mack Smith, Storia d’Italia dal 1861 al 1958.
    (2) Tullio Martello, Storia dell’Internazionale, citata da Gramsci ne Il Risorgimento, e l’Inchiesta Jacini (1855) sulle popolazioni agrarie nella Bassa Padana.
    (3) Carlo Stivanello, Proprietari e coltivatori, Venezia 1873.

    E. Cione, infine, nel suo Napoli Romantica 1830-1848, Arti Grafiche SAV, Napoli 1957, sostiene che : ” L’igiene era oggetto di cure attente e scrupolose, particolarmente in materia ospedaliera, mentre si giungeva ad immunizzare con l’innesto contro il vaiuolo il 90 e talora il 93 per cento dei neonati.”

    • Alessandro Thomas d'Agiout says:

      Buon giorno, ho letto tra i vari scambi opinione sui alcuni argomenti relativi all’industria napoletana e ad un certo punto lei cita un d’Agiout . vorrei chiederlo se fosse possibile alcune informazioni in merito. Grazie.

  122. mirkhond says:

    Questo sarebbe il Regno abitato da desperados sgovernato da una dinastia di incapaci?
    Certa gente, invece che fare dello squallido sarcasmo coi culi degli altri, farebbe meglio a DOCUMENTARSI, prima di sparare CAZZATE RAZZISTE!

    • Francesco says:

      1) chi si fa togliere il regno da 1.000 scalzacani e poche teste calde come lo definisci? più pompi i risultati ottenuti prima dell’aggressione garibaldino-piemontese, più grande deve essere stata l’inettitudine di chi ha perso

      2) meno polemicamente … ora fuggo

    • Francesco says:

      eccomi tornato

      interessante, e utile, la statistica proposta dal Berlinguer (figura peraltro pessima della storia patria)

      SE possiamo prenderla come indizio della situazione generale del regno di Napoli, mi rimane la domanda di fondo: come può un paese prospero, sano, con una significativa industria, farsi fottere dalle manovre di un ministro torinese, di un guerrigliero biondo, di un re fesso, manovre ben note? come può non comprare (con accordi ragionevoli) la tregua dagli inglesi e dai siciliani? come può non preparare abbastanza forze da sconfiggere con irrisoria facilità le scorribande dei “patrioti”?

      l’esito della guerra di invasione mi dice molto più delle tue citazioni, che pure fanno onore a chi tanti dati ha cercato (e onestamente scrive che è solo un inizio per poter valutare il grado di sviluppo delle varie parti d’Italia)

      ciao e smettila di arrabbiarti, che perdi lucidità di studioso

  123. mirkhond says:

    Quanto infine alla “gloria” e all'”idea d’Italia unita che avrebbe animato i FRANCOFONI Cavour e Vittorio Emanuele II, ricordiamo ad libitum, nella vana speranza di rompere certe tufaggini DURE A MORIRE, che l’idea d’Italia era un confuso coacervo di romanticherie intellettuali, e gli stessi Savoia erano animati dalla SECOLARE FAME di ingrandire i loro domini.
    Lo prova platealmente il fatto che il primo re d’italia continuò a farsi chiamare SECONDO, nella numerazione dinastica, e il cambio della capitale fu una necessità impostagli dalla Francia di Napoleone III, in relazione alla Questione Romana.
    Lo stesso Cavour, proclamando Roma capitale d'”Italia” il 27 marzo 1861, sperava NEI FATTI di MANTENERLA a Torino, in quanto Napoleone III, aveva fatto di Roma il PIEDE FRANCESE per la sua influenza sulla penisola.
    IL trasferimento della capitale del Piemonte a Firenze, avvenne proprio per tranquillizzare Napoleone III, che la intese come rinuncia DEFINITIVA a Roma.
    Fu solo con la sconfitta francese a Sedan nel settembre 1870, e la fine della monarchia bonapartista, a permettere al Piemonte di papparsi quel feudo francese!
    Vittorio Emanuele, la cui avidità NORRENO-POLENTONA doveva essere pari a franze$co, comunque si rendeva perfettamente conto che un italia unita, grazie alla REGIA BRITANNICA, da sola non valeva di più dei precedenti stati PREunitari, come potenza politica-militare.
    E dunque per lui, unificare la “Talia” era solo UN TRAMPOLINO DI LANCIO per UN ULTERIORE ESPANSIONE COLONIALE, tesa a formare un impero che andasse dall’Egeo all’Atlantico.
    Ciò spiega il successivo colonialismo italiano che con Mussolini giunse al culmine e al ROVINOSO CROLLO per le ragioni che conosciamo.

    • Francesco says:

      direi che la verità è all’opposto: una volta unita, l’Italia ebbe la forza per iniziare le sue avventure coloniali, che nessuno staterello avrebbe mai potuto compiere

      sulla miseria umana dei Savoia e dei piemontesi in generale, sfondi una porta aperta: furono disperatamente impari al compito che si erano assunti

      e il mare di sangue che scorse nel Sud nei decenni successivi all’unità è una prova di quel fallimento

      • habsburgicus says:

        dei Savoia e dei piemontesi in generale

        non sarebbe ora di ricordare che tanti risorgimentisti erano lombardi (e anche veneti) ?…proprio quelli che oggi blaterano tanto di secessione :D..ma andè a dè via i ciapp come credo si dica da voi :D
        siete voi lombardi che avete incominciato a rompere le scatole con l’unità d’Italia (si, lo so, voi in segreto volevate Milano capitale en :D) e con il “giogo” austriaco..orrore :D
        Il Piemonte ha una sola colpa, grande (e, mi pare, sufficientemente espiata)..quella di avervi dato spago fin dal 1848
        risultato
        stravolgimento del vecchio Piemonte, dal 1848 al 1859, quando NOI per primi conoscemmo le delizie del liberalismo, appoggiato dai tanti esuli (meridionali come De Sanctis e Mancini; veneti come Paleocapa, un’infinità di lombardi) e, credimi, il popolo ne avrebbe fatto volentieri a meno !
        perdita della capitale, col massacro dei torinesi (1864)
        perdita della Nazione, al più tardi entro fine ‘800
        smembramento delle terre avite, a noi unite da secoli e che ci dicono molto di più di quelle oltre-Ticino (1860)
        progressiva esclusione dei piemontesi dall’amministrazione statale (entro gli 1880′), dal R. Esercito (entro il 1915/1922), dalla diplomazia (al più tardi entro l’Età fascista)
        fine dell’ultimo residuo legame con la nostra Storia millenaria (1946)
        in più le colpe, in buona parte vostre o degli emiliano-romagnoli (Cialdini, modenese; Fanti; Farini; Minghetti) o dei toscani (Ricasoli) ce le affibbiate a noi ! e, mi spiace lo facciano anche i meridionali
        ora basta, eh :D

        • Mauricius Tarvisii says:

          Cialdini eseguiva ordini impartiti dall’alto, eh.
          Quindi ora l’unità è stata una sciagura per i poveri piemontesi che non poterono trattare il Sud come una colonia per troppi decenni?

        • Francesco says:

          gli è che a Milano era pieno di teste calde e a Vienna di teste di cavolo

          però il potere se lo sono preso quasi subito i meridionali, se ricordo bene

          che lo abbiano perso i piemontesi non mi stupisce, piccolo popolo di piccolo paese

          :D

        • habsburgicus says:

          piccolo si, ma che tuttavia aveva una tradizione statuale (cosa che a Milano si sognano, almeno dal 1535 in poi se togliamo la parentesi napoleonica, folle anche in questo :D) ed anche una discreta forza militare..e rispettata
          il mondo riderà del Regio Esercito italiano (ahimè, spesso ma non sempre, a ragione) ma non rise mai dell’Esercito sabaudo che nel XVII e soprattutto XVIII secolo mantenne le residue tradizioni militari italiche! (altrove limitate a grandi capitani, al servizio dell’Impero, Montecuccoli ecc)

  124. mirkhond says:

    Colonialismo reso possibile, come già l’unificazione piemontocratica dell’Italia, dall’interesse imperiale di avere in mani sicure, le rotte verso l’India.
    Non a caso le prime colonie sabaude vennero create sulla sponda eritrea del Mar rosso e in Somalia!

  125. izzaldin says:

    cerco di chiudere qui lo scambio di vedute on mirkhond.
    io apprezzo i tuoi insulti, nei miei confronti, davvero, perché sono espressione di uno studio lungo e appassionato.
    vorrei però chiarire due-tre cose.
    1) io non sono un cosplayer garibaldino, non vivo nel passato, guardo con simpatia e cerco di studiare un periodo storico che mi interessa, tutto qui.
    2) tu mi accusi di simpatie sabaude, ma non è così e mai ho detto qualcosa del genere. non volevo insultarti parlando di odio ideologico (tu hai studiato l’argomento probabilmente più di me, e le tue idee sono legittime), sarà il mio carattere, ma io preferisco la complessità e il dubbio alle tesi granitiche.
    3) per dirti quanto poco mi interessi l’onore di casa Savoia, sono totalmente convinto che il comportamento dell’ultimo re Borbone sia stato di una dignità e di un coraggio che tutti i Savoia del Novecento messi insieme non ebbero. figurati quanto me ne frega di difendere il Regno d’italia. A me i Savoia stanno generalmente antipatici e tifo Gaetano Bresci.
    4) in tutte le cose che hai detto, tutte giuste e tutte basate su fonti documentali di cui sei prodigo (cosa per cui ti ringrazio ancora) ce n’è una che però è falsa: quella che Garibaldi avrebbe commerciato in schiavi, i cosiddetti “coolies” cinesi.
    Infatti è l’unica tesi che non hai corredato con auterevoli fonti. E’ una diceria diffusa in ambienti neoborbonici ma non c’è la “pistola fumante”, non esiste documenti che provino inoppugnabilmente queste voci. si sa che Garibaldi affrontò il Pacifico per motivi commerciali, ma non ci sono documenti che attestino il fatto che fosse schiavista. Anzi, è documentato che in Sudamerica liberò schiavi e combattè al fianco di battaglioni di schiavi liberati afroamericani.

    Io sono contentissimo di dialogare con te e ti rispetto come persona che merita massima stima, e rispetto anche le tue idee, legittime e frutto di anni di studio.
    Sappi che in realtà le nostre posizioni sono meno distanti di quanto appaiano.

    saluti,
    izzaldin.

  126. mirkhond says:

    Per Izzaldin

    Ho citato Giorgio Candeloro che, nel 1982, si pose il dilemma sulle ombre di Garibaldi, proprio in riferimento alle sue esperienze sudamericane.
    Tieni conto che Garibaldi, che fu molto meno stupido di come lo ha dipinto una storiografia a lui favorevole, già in vita, già negli anni sudamericani fu un abile propagandista di se stesso, un po’ come i successivi Pancho Villa e il comandante afghano tagiko Massud.
    Si attorniò di abili propagandisti come Giuseppe Cuneo, che ne scrissero elogi entusiasti e commossi, facendo nascere ed alimentandone quella leggenda dell’eroe puro e disinteressato che ancora oggi fa breccia in tanti cuori in buona fede.
    Non è una leggenda neoborbonica il soggiorno di Garibaldi in Perù, e nemmeno che lavorasse per il suo conterraneo, l’armatoreligure Don Pedro De Negri, che si arricchì col trasporto dei Chinos, come SCHIAVI nelle miniere di guano delle isole Chinchas, come sappiamo dalle memorie dello scrittore anch’esso ligure, Jack La Bolina (1840-1932), che nel 1865, ufficiale di leva nella marina piemontese, in una sosta a Lima, fu ospite proprio del connazionale De Negri, ormai ricco e facoltoso imprenditore naturalizzato peruviano, e con cui discussero del soggiorno peruviano di Garibaldi, di cui è appurato almeno UN viaggio dal Perù alla Cina e viceversa, tra l’ottobre 1851 e gli inizi del 1852, la cui nava caricava anche “Los Chinos”!
    Certo La Bolina dice che Garibaldi li avrebbe trattati bene, li avrebbe fatti “scoppiare di salute”!
    Sarà, ma quei “chinos” in Perù non andavano a farsi la costa crociera ma a sostituire i neri (la cui schiavitù in Perù fu abolita nel 1854) come SCHIAVI nelle suddette miniere. E questo fino al 1884!
    Dunque o il cosidetto eroe era all’oscuro dei traffici del suo sodale De Negri, e dunque era davvero quel beota che una propaganda, anche a lui favorevole, lo dipinge, oppure…oppure i dubbi di Giorgio Candeloro hanno un fondamento!
    E non possiamo certo affermare che Candeloro fosse un biekiSSimo borboniko,eh? ;)
    Per il resto mi scuso se ti offeso, ma sai è che sono stanco di una dura lotta che si ripete sempre uguale da tanti anni, contro i tanti che invece di cecarsi gli occhi su testi di difficile reperimento, ingobbirsi e vivere in solitudine le loro ricerche, debbono poi sentirsi canzonare dal solito “storico della domenica” (che NON sei tu, s’intende), che non fa che ripetere vecchie propagande di regime, lette su testi scolastici a 18 anni, e che poi si è occupato d’altro!
    ciao!

  127. mirkhond says:

    Per Francesco

    Appurato che i “mille” erano solo lo stato maggiore di un’avanguardia molto più consistente, come i 50 re e condottieri micenei chiusi nel ventre del Cavallo di Troia, ti chiedi come mai il mio paese è crollato sotto questa invasione norrena!
    Perché Troia cadde sotto i Micenei, con cui anni prima aveva rapporti commerciali?
    Perché il Tauantisuyo cioè l’Impero Incaico, abitato da milioni di persone sparse per la cordigliera andina dalla Colombia meridionale al Rio Maule, al centro del Cile, cadde sotto i colpi di 170 spagnoli?
    Ataualpa, come poi Francesco II avrebbe potuto facilmente avere ragione di quel piccolo manipolo, ma la sua curiosità nel capire chi fossero, e tanta, tanta SFORTUNA, rivoltarono in maniera incredibile la situazione!
    Francesco II, giunto al potere a 23 anni, il 22 maggio 1859 era un ragazzo colto, sensibile, molto religioso da rasentare il bigottismo, ma aveva un carattere DEBOLE, a differenza del defunto genitore Ferdinando II.
    Di cui volle continuare la nobile politica di assoluta neutralità che però nel 1856 aveva portato le Due Sicilie in un isolamento politico-diplomatico.
    Politica romantica, nobile, ma purtroppo utopistica che solo un gigante come Ferdinando, dotato di forte carisma e volitività, poteva portare avanti.
    Nel 1848, in un contesto che avrebbe fatto tremare chiunque altro, Ferdinando II non perse la calma (i capelli però gli si imbiancarono a 38 anni), restò a Napoli, e alla fine, quasi esclusivamente con le sole forze interne alla nazione, riuscì a schiacciare la rivoluzione massonica, e a preparare la riconquista della Sicilia, un po’ come oggi Assad in Siria!
    Francesco non aveva queste doti, e l’unica cosa ragionevole che avrebbe potuto fare, era, appena incoronato, rinnegare la politica paterna, rimettere in vigore la costituzione del 1848 (che Ferdinando aveva sospeso il 13 marzo 1849, anche per la forte IMPOPOLARITA’ che suscitava nella maggioranza dei napoletani, con petizioni scritte giuntegli da comuni di tutto il Regno, che lo imploravano di ABOLIRLA, visto il magna magna, le ruberie di denaro pubblico e la mala e confusa gestione del potere in quei mesi caldi del gennaio luglio 1848; che è facile gridare sologans da parte di agitatori e piazzisti ideologici, poi però bisogna misurarsi con i FATTI della cosa pubblica, e la le cose si fanno complesse ed ostiche per ciarlatani improvvisati, ieri come oggi ;) :) ):
    Dunque ripristinare l’IMPOPOLARE costituzione (che però piaceva ai POTERI FORTI di Londra soprattutto), e spartirsi lo Stato Pontificio coi Savoia, come gli scrisse segretamente lo stesso Vittorio Emanuele II.
    Insomma Francesco doveva RIsottomettersi ai desiderata britannici, come avevano fatto i suoi predecessori fino al 1836.
    Francesco, riprese le relazioni dipolomatiche con Francia e Inghilterra, ma rimise in vigore la costituzione solo il 25 giugno 1860 con Garibaldi in Sicilia, e quindi dando segno di debolezza.
    Spartirsi lo Stato Pontificio coi Savoia, manco a parlarne per non ferire il Papa e beccarsi una scomunica, ma anche perché in fondo ai Borbone le terre a nord di Ascoli Piceno non avevano mai interessato, anche per la loro sostanziale povertà!
    Infine l’apertura dei lavori del Canale di Suez, e il pericolo di vedersi sottrarre gli accessi al Mar Rosso dalla Francia, accelerarono i piani inglesi, con una vasta rete di sobillatori pagati dai fondi britannici, ed attivi in Sicilia dal luglio 1859, con il loro principale agente Francesco Crispi (1818-1901), e in Napolitania dall’aprile 1860.
    La classica storia bollata come “complottismo” da tutti coloro che credono (o vogliono far credere) che le vicende e i rivolgimenti politici e geopolitici siano sempre alla luce del sole.
    In sostanza gli agenti britannici, con Crispi a capo, sfruttarono l’astio antinapoletano della gran parte dei siciliani, facendo balenare un cambio dinastico che avrebbe portato all’indipendenza della Sicilia.
    Del resto già nel 1848-1849 il governo indipendentista siciliano aveva offerto la corona ad un Savoia, quel Ferdinando duca di Genova, fratello di Vittorio Emanuele II, e padre della futura regina Margherita (1851-1926), che però aveva dovuto rifiutare per le pressioni della Russia, il più forte alleato delle Due Sicilie!
    Nel 1859 dunque Francesco avrebbe potuto salvare il suo trono e la nostra indipendenza riaccodandosi al carro britannico, nel 1860 era troppo tardi.
    Francesco tentò di sfruttare la rivalità franco-inglese sperando nell’aiuto di Napoleone III, a costo della rinuncia alla Sicilia, nell’estate 1860 e fino alla capitolazione di Gaeta nel febbraio 1861.
    Francesco aveva in mente la delusione francese, per le vicende tosco-padane del 1859-1860, in cui gli accordi di Plombieres (luglio 1858) tra Francia e Piemonte sulla spartizione dell’Italia erano andati a farsi benedire.
    L’Inghilterra infatti aveva pressato Cavour a sconfessarli di fatto, e a procedere con l’annessione dell’intero “pacchetto” di territori tosco-padani sottratti all’Austria e al Papa, dando a Napoleone III il “contentino” di Nizza e Savoia, tanto care al nostro Habsburgicus e a ragione (aprile 1860).
    Dunque Francesco II poteva sperare (e a lungo sperò invano) nel risentimento francese contro Londra e Cavour che lo avevano gabbato dopo Solferino e San Martino (giugno 1859).
    Perché però Napoleone III non sostenne i Borbone?
    Perché voleva sì, salvare le Due Sicilie, ma come FEUDO FRANCESE, nella persona di Luciano Murat, figlio di Gioacchino, che fu nostro re usurpatore nel 1808-1815.
    Ora, Luciano Murat nel Regno era un perfetto sconosciuto, e dunque Napoleone accettò di far affondare i Borbone, negandogli la copertura navale delle nostre coste.
    L’Austria poi non sarebbe mai potuta intervenire, in quanto essa stessa era sulla difensiva, dopo la sanguinosa serie di ribellioni del 1848-49, ed in debito con l’Inghilterra che aveva contribuito a salvarla in concorso con la Russia.
    Francesco Giuseppe, essendosi rassegnato a cedere l’Italia tosco-padana sua, non avrebbe a maggior ragione potuto impegnarsi per salvare Napoli.
    E la Russia? Il nostro grande alleato?
    Anche l’alleanza con la Russia, voluta da Ferdinando II in funzione antibritannica, purtroppo, con la Guerra di Crimea (1853-1856), andò a farsi benedire, in quanto gli zar disponevano di una potenza continentale ma non di una flotta con cui contrastare Londra.
    Per cui, il nuovo zar, Alessandro II (1855-1881), nel 1858-1860 de facto abbandonò Napoli al suo destino, continuando “il Grande Gioco” contro l’Inghilterra in altri fronti di terra più congeniali alla Russia come l’Asia Centrale!
    Insomma nel 1860 nessuno voleva o poteva mettersi contro l’Inghilterra, e le tardive concessioni di Francesco II al partito massonico, fatte in un momento di grave debolezza interna ed internazionale, provocarono il crollo del Regno!
    Bisogna dire infine, che Napoleone III, uno dei più grandi pasticcioni che la Francia ha conosciuto al potere, nella primavera del 1861 di fronte al rafforzarsi della guerriglia napoletana antipiemontese, cambiò ancora idea e decise, nacostamente di appoggiarla, favorendo nel settembre-dicembre 1861, l’impresa del generale catalano carlista, Josè Borjes (1813-1861), che viveva in esilio modestamente, proprio in Francia.
    Napoleone in realtà voleva usare la guerriglia borbonica per restaurare le Due Sicilie, ma sempre sotto suo cugino Luciano Murat, il quale a liberazione avvenuta, sarebbe dovuto subentrare a Francesco II, allora esule ed ospite del Papa a Roma, con quei trucchi e giochi di prestigio di cui i potenti sono molto abili.
    In sostanza Napoleone riprendeva il discorso di Plombieres, in chiave antipiemontese, e pare, che la stessa morte improvvisa di Cavour (6 giugno 1861) dopo solo una brevissima malattia, fosse attribuibile ad un agente napoleonico, una cameriera, come apparve in un libro in Francese, anonimo, pubblicato nel 1871.
    Perché allora le cose andarono ancora a favore del Piemonte?
    La spiegazione è nella spartizione del bottino duosiciliano tra Francia ed Inghilterra.
    Londra alla fine del 1861 (anche per venire incontro a proteste di una minoranza dell’opinione pubblica britannica, accortasi tardivamente, del carattere di brutale conquista coloniale della cosiddetta unità italiana), Londra dunque era disposta alla restaurazione dell’indipendenza napoletana, ma MAI E POI MAI avrebbe ceduto la Sicilia.
    Non aveva certo cacciato i Borbone per mettervi la Francia, eh!
    Ma a Napoleone III interessava l’INTERO PACCHETTO duosiciliano, portando avanti le rivendicazioni francesi del 1799 e del decennio bonapartista-murattiano del 1806-1815, mentre Londra prospettava proprio il ripristino degli assetti del 1799 e 1806-1815 con la Due Sicilie DIVISE, questa volta con i Savoia in Sicilia e Luciano Murat a Napoli!
    Il rifiuto di Napoleone III di rinunciare alla Sicilia, (che gli avrebbe fornito un anello di collegamento con i domini algerini, più le ricche zolfare, base industriale dell’Inghilterra), portò al crollo del progetto, col Borjes abbandonato dal capobanda Crocco, che in realtà era pilotato dalla Francia, e frettolosamente silenziato con una rapida esecuzione a Pietrasecca, nei pressi di Tagliacozzo, in Abruzzo, alla frontiera collo Stato Pontificio, l’8 dicembre 1861 (Vittorio Emanuele, avrebbe emesso un decreto di grazia, il 9 dicembre 1861, ad esecuzione avvenuta!).
    Napoleone dunque, sfrutterà il “brigantaggio” antipemontese, continuando per anni, almeno fino al 1864-1866, ad ingannare i Napoletani, e in realtà per fare pressioni su Torino, con l’apertura dei mercati italiani ai prodotti francesi a prezzi di favore, e soprattutto su Londra per avere mano libera nelle imprese coloniali, come la disastrosa campagna messicana del 1863-1867, e la conquista dell’Indocina (dal 1863), e di ampliamenti in Africa!
    In sostanza furono le esitazioni del buon Francesco II ad abbandonare geopolitiche nobili, ma non realistiche, e i rapporti di forza internazionali, le VERE cause del crollo del Regno!
    E ciò spiega l’apparente contraddizione tra un relativo benessere del Regno, e poi il suo improvviso, inspiegabile altrimenti crollo.
    In Italia, divisa o unita, chi si ribella al vassallaggio di turno, finisce col venirne sempre schiacciato. Ieri come oggi. Purtroppo!
    ciao!

    • Francesco says:

      1) oltre ai Mille chi c’era sul campo?
      2) troppo facile sobillare la Sicilia direi … che cribbio di governo avevate?
      3) tutto quello che scrivi non modifica la sostanza del problema: il Regno era morto dentro per crollare così in fretta, anzi anche per finire così isolato e mal guidato

      ciao

      • mirkhond says:

        Vedi, il nostro problema, l’ETERNO problema napoletano e siciliano E’ nelle sue classi dirigenti.
        Le quali hanno una mentalità clanico-clientelare, che spesso nella nostra storia le ha portate a tradire il sovrano regnante con uno straniero, perché “tutto cambi, purché nulla cambi” come disse, a ragione, il grande Tomasi di Lampedusa.
        Nel 1860 è avvenuto il solito copione. Così come nel 1943!
        Da noi le classi dirigenti pensano solo al PROPRIO interesse non a quello del popolo.
        Nel 1860 nelle Due Sicilie ci fu l’ennesima congiura dei baroni.
        Solo che questa volta non ci fu solo un cambio dinastico, ma la perdita della nostra indipendenza.
        Ora, di fronte a un ‘elite simile, sono necessari o sovrani col polso d’acciaio come Ferdinando II, oppure ruffiani docili ai diktat del potente straniero.
        Un Francesco II, troppo mite, gentile, cavalleresco e BUONO, non poteva reggere in un simile frangente!

        • Francesco says:

          Carissimo, mi rendo conto che questo ci distanzia ma … hai appena dato ragione storica a Cavour.

          Se il Regno delle Due Sicilie era quella roba che descrivi, non aveva senso che rimanesse. E purtroppo chi si è fatto avanti per farlo cadere e sostituirlo non era un bianco cavaliere immacolato ma un uomo di mondo e di affari.

          Ad aggravare le cose, una impressionante incapacità militare, pur sapendo cosa stava facendo il Piemonte (la guerra di Crimea avrebbe dovuto essere un bel campanello d’allarme).

          Crispi è quello poi divenuto ministro e capo del governo?

        • mirkhond says:

          Ovviamente continuiamo a girare a vuoto senza capirici.
          Io ti sto dicendo cosa accade ad un piccolo paese se sfida un colosso, e tu mi tiri fuori presunte incapacità di gestione politica, ecc.
          Continui cioè (e poi da uno con simpatie leghiste!) a seguire la vecchia stantia propaganda del vincitore.
          Quello che è successo ai Borbone, è accaduto anche all’italia UNITA, quando Mussolini nel 1940-1943, si illuse di potersi liberare del giogo del vassallaggio verso un potentato straniero!
          In sostanza in Italia chi alza la testa contro il potente straniero di turno, viene prontamente riabbassato.
          Questo accadde nel 1860, e poi nel 1943!

        • mirkhond says:

          Se il Regno delle Due Sicilie era quella roba che descrivi, non aveva senso che rimanesse.

          Dopo infatti è stato tutto un radioso fiorire di benessere, onestà, sotto un governo norreno, giusto?
          Francesco ma che ti è successo?
          Tu che sei leghista, da un paio di giorni stai dando d’aceto ripetendo le fregnacce trite e ritrite della storigrafia dei vincitori?
          Ma non è che in realtà sei Andrea Di Vita :), con un diverso nick? :)

        • Francesco says:

          1) io sono indipendentista, non leghista, infatti non li ho mai votati

          2) se hai 10.000 soldati e il tuo nemico ne ha 20.000, mettiti d’accordo con lui prima della battaglia (cit)

          3) il problema è che non vuoi vedere i terribili errori (interni prima di tutto) dei Borbone e preferisci dar la colpa alla Perfida Albione. eppure uno stato piccolo ma organizzato e unito può fare molto per resistere alle pretese di un impero, non certo uno conciato come tu lo descrivi … quello deve ringraziare il cielo per ogni giorno in cui non viene invaso

          4) giudizio pari pari per Mentone il dilettante

          ciao

      • mirkhond says:

        oltre ai Mille chi c’era sul campo?

        L’Inghilterra, e le sue immense risorse diplomatiche, economiche e umane!

      • mirkhond says:

        “che cribbio di governo avevate?”

        Un governo, che aveva scoperto benissimo la “gladio” britannica guidata da Crispi, grazie ad un serio e onesto alto funzonario di polizia, il siciliano Salvatore Maniscalco (1811-1864), che la Mafia, tentò di assassinare nel 1859-1860, mentre era a Messa con la moglie incinta, ad opera di un sicario, tale Farinella, a Palermo.
        Maniscalco e il governo borbonico, dunque erano venuti a conoscenza di questa rete, ma non poterono agire più di tanto, perché questi agivano sotto copertura britannica!
        La cui base era l’ambasciata britannica a Napoli!
        Ripeto ancora una volta: un piccolo paese NON puo’ ribellarsi ai diktat di un IMPERO, se alle spalle non ne ha UN ALTRO!

        • Mauricius Tarvisii says:

          Stai dicendo che mancava addirittura il controllo del territorio?

        • mirkhond says:

          No. Ma che quel controllo passava attraverso vecchi e nuovi baroni, che potevano decidere il passaggio o meno di intere aree da un governo all’altro.
          Come accadeva fin dai tempi, se non dei Normanno-Svevi, dall’epoca angioina!
          In Sicilia poi più che in Napolitania, perché qui il baronaggio era molto più potente e con poteri di negoziazione maggiori, rispetto a quello napoletano, già indebolito a partire dall’epoca del viceregno spagnolo (1503-1707)!
          Infatti lo storico Angelo Mangone, che avemmo il piacere di conoscere nel lontano 1993, in una sua conferenza su Maria Sofia, ultima regina delle Due Sicilie, ci disse che il vero errore dei Borbone-Napoli fu quello di non aver rinunciato alla Sicilia.
          La Sicilia fu la chiave di volta del complesso gioco geopolitico internazionale, che portò al crollo del Regno!
          I Savoia, in fondo, furono molto più fortunati di quanto si creda a dover perdere la Sicilia a favore della Sardegna nel 1720.
          In quanto la Sardegna era povera, e dopo secoli di dominio catalano-spagnolo, molto più docile (tranne durante i moti del 1793-1796), perché aveva un baronaggio, quasi tutto di origine catalana e senza quella potenza, ricchezza e capacità di contrattazione e ricatto di quello siciliano.
          La povertà della Sardegna, rendeva le sue classi dirigenti più disponibili ad accettare una dominazione straniera.
          In Sicilia invece, già dopo i Vespri del 1282, i sovrani, sia residenti nell’Isola, che fuori, in Spagna, Austria e poi Napoli, per regnare dovevano trattare con questi potentati.
          I quali avevano molta presa sui propri contadini, attraverso i loro agenti, i gabelloti, le loro milizie private, futuro nerbo della picciotteria mafiosa!
          Nel 1852, Ferdinando II, fece un viaggio nell’Isola, teso a riconciliarsi con i ribelli del 1848-49.
          A Messina e a Catania il viaggio e l’accoglienza furono trionfali.
          a Messina il re abolì una tassa, quella sulle finestre, istituita dal governo rivoluzinario indipendentista del 1848, abolizione richiestagli dalla cittdinanza.
          Anche a Palermo si preparavano accoglienze fastose, ma Ferdinando non vi si recò “Pè fà nu dispietto a’Palermitani” disse.
          Non perdonava infatti alla città che gli aveva dato i natali, nel 1810, di esserglisi rivoltata, e per giunta proprio il 12 gennaio 1848, il giorno del suo compleanno!
          Questo astio ferdinandeo, fu fatale, perché l’aristocrazia palermitana se la legò al dito, prestando orecchio alle note trame britanniche!
          L’errore borbonico fu di sfidare Londra, avendo a che fare con un potere nei fatti MOLTO MENO ASSOLUTO di quel che si crede, e soprattutto in Sicilia, FORTEMENTE FILTRATO E CONDIZIONATO dal baronaggio.
          Le origini delle politiche mafiose, come ricerca di consenso, hanno questa origine.
          Mussolini infatti, nel 1941 progettò di deportare gli impiegati e i funzionari siciliani di stanza nell’Isola, poiché temeva che avrebbero favorito uno sbarco britannico.
          Cosa poi verificatasi nel 1943 con gli Alleati e ci ceti dirigenti isolani, nuovamente gestori del passaggio da un governo ad un altro.
          Ciò non toglie che non vi fossero siciliani sinceramente devoti ai Borbone (come nel 1943 al Fascismo), vedasi la rivolta borbonica di Partanna nel 1848 contro la giunta rivoluzionaria, o i volontari arruolatisi nelle file regie borboniche, con lo sbarco delle nostre truppe a Messina nel settembre 1848.
          Molta gente in quel tremendo frangente, schifata dalle atrocità commesse in nome dell’indipendenza, vide con gioia il ritorno dei Borbone.
          L’astio vero era contro Napoli e noi, non contro la dinastia in quanto tale.
          Idem nel 1943, c’era gente, soprattutto nelle zone orientali dell’Isola che piangeva di DOLORE nel vedere le truppe italiane ritirarsi verso il continente!
          Ripeto, il male, fu la potenza di vecchi e nuovi baroni con la lorio capacità di condizionare con le buone e con le cattive, intere aree a loro soggette.
          Senza Sicilia, sarebbe stato molto più difficile per Garibaldi e i Savoia invadere il Regno.
          Come prova il grottesco e fallito tentativo di Garibaldi, allora a capo di 6000 volontari della Repubblica Romana, di entrare nel Regno dalla frontiera settentrionale, venendo respinto a Sora dalla nostra gendarmeria, nel maggio 1849!

        • mirkhond says:

          Inoltre la Sicilia, fin dal XVIII secolo era un perno degli interessi britannici, paragonabile al Bengala in India, solo amministrato per interposta persona, tramite la stessa struttura del potere baronale, gabelloti, milizie private delle varie aziende britanniche, che controllavano interi settori dell’economia isolana, come le già citate Zolfare, l’industria del Marsala, alcune tonnare e industrie della lavorazione del tonno, ecc.
          Insomma tra baroni e compagnie private britanniche, il potere regio in Sicilia subiva molte limitazioni.
          Da qui l’impossibilità per Maniscalco e la polizia borbonica di stroncare una “gladio” massonica baronale, a guida inglese, di cui Crispi fu uno dei principali agenti nel 1859-1860.
          La riconquista borbonica nel 1848-49, fu ritardata ad arte proprio dall’Inghilterra, che solo nel maggio 1849, avendo deciso assieme alla Russia, di mollare le rivoluzioni europee, per timore di creare nuovi equilibri favorevoli alla Francia, mollò la presa, consentendo al generale Filangieri (1784-1867) di entrare vittorioso a Palermo il 15 maggio 1849, dopo aver proclamato un’amnistia generale secondo gli ordini del re, tranne per una cinquantina di dirigenti indipendentisti cui fu permesso l’esilio, come Ruggero Settimo!

  128. Moi says:

    @ PINO

    “Leggenda nera” del maltrattamento delle classe umili da parte dei Borbone, una cosa molto gonfiata dalla propaganda Piemontese, per poter presentare i Massoni come liberatori, da un lato, e per poter rappresentare a loro stessi gli appartenenti alle classi basse come “da sempre sottomessi”, a scopo di controllo sociale”

    [cit.]

    Ho fatto una piccola “mudéffica” ; -) a quel che dicevi … so che in fin dei conti non hai da ridire sull’ universalità del meccanismo; mi rendo conto, però, che mettere in discussione il “come” dell’ Unità d’Italia è ancora molto “tabù”. A meno che non si accetti proprio malgrado lo stigma culturale di “Revisionisti alla Pummarola” [cit.] … L’India NON rimette in discussione l’ “identità” dell’ Italia contemporanea, e quindi è ovvio che si possa parlarne in termini “coloniali” con maggiore disinvoltura. Certi suddetti “Revisionisti alla Pummarola” dicono che le “Due Sicilie” divennero in tutto e per tutto una Colonia Piemontese; solo che, siccome confinava, era facile nasconderlo. Esagerano ? Forse. Nel caso, sarebbero gli unici a esagerare ? Assolutamente no ! Ancora nei primi Anni Novanta del Nove(!)cento, Giovanni Spadolini* elargiva premi in “Secchioneria Risorgimentale Propagandistica” (si chiamava con un altro nome, pretenzioso e spocchioso … ma significava questo !) nelle pubbliche (!) scuole .

    Questa idea dei Meridionali “sottomessi da sempre”, adusi NON “all’ esercizio del diritto” ma “allo scambio di favori”; NON “alla conquista sociale nelle istituzioni” ma “all’ influenza degli amici degli amici” … è sempre nondimeno riecheggiata anche nella propaganda del PCI sulle modalità di controllo del Sud da parte della Mafia e relative speculazioni di mercantilismo Stato-Mafia da parte della DC. Quindi le antichissime (taciutissime da una parte, censuratissime dall’altra) origini nel PCI di non pochi Personaggioni della Lega NON sorprende.

    … E va’ là che Gianfranco Miglio “sa tutto del Sud” (si vedono le virgolette ?) dalla lettura di Luciano De Crescenzo !

    *

    Nel caso conosciate un pittore “Macchiaiolo” dallo stesso cognome, era suo padre. Giovanni Spadolini organizzava i seguenti eventi in doppiopetto [taglia XXXL, ndr] e cravatta , ma erano decisioni prese in cappuccione e grembiulino [sempre taglia XXXL, ndr] …

    @ FRANCESCO

    Norennia Italica Felix prima del 1861 ?! … Macché : miseria e pellagra (giusto per dirne “solo” due), anche sopra (!) al Po ! E ancora per moltissimo tempo anche dopo !

    … Di Carlo Bombrini non dici nulla ?! Tutto gli si può dire, tranne che abbia fallito … purtroppo per l’ ITALIA.

    Eppure, si può ammirare il suo busto di Padre della Patria (ma di quale “Patria” si parla ?!) alla Banca d’Italia di Firenze :

    http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/f/f9/Palazzo_della_banca_d%27italia%2C_fi%2C_piano_terra%2C_sala_1%2C_busto_bombrini_2.jpg

    @ (QUASI, che altri lo sanno meglio di me … )TUTTI

    Pino Loricato Bianco, varietà del Pollino (fra Calabria e Lucania)… legno incredibilmente resistente ai tarli, veniva usato per mobili e casse panche; per il popolo dell’ Ex Regno delle Due Sicilie non tardò ad arrivare , nel giro di appena un lustro dall’ Unità d’ Italia, il tristissimo notorio dilemma “o Briganti o Migranti”. La prima grande ondata e-migratoria fu fuori dall’ Europa; quella di nemmeno un secolo dopo fu invece all’ interno dell’ Europa e della stessa Italia. Ebbene, ai tempi della prima ondata migratora (fenomeno demografico dapprima sconosciuto nel Regno delle Due Sicilie … chissà come mai. Va be’ …) ancora non esisteva la produzione industriale di cellulosa e cartone (vedi il cliché Anni ’60 “Terrone con valigia di cartone”) e fu usato perciò il miglior legno più disponibile in natura.

    Ma … gli “emigranti” furono statisticamente così tanti che il suddetto Pino Loricato Bianco rischiò di estinguersi (!) nel proprio habitat naturale del Pollino come specie vegetale colà presente da milioni (!) di anni nella propria varietà botanica .

    I “Nuovi Italiani del Sud” erano oramai irrimediabilmente immiseriti dai salassi Piemontesi istituiti per cercare di risanare gli spaventosi debiti economici di guerra. Debiti contratti soprattutto con l’ Inghilterra Vittoriana, vera “regista” dell’ Impresa dei Mille. Non mancavano neppure enormi “investimenti” Piemontesi di denaro pubblico per contrastare i “Briganti” nell’ unico modo possibile in una cultura e in un territorio del tutto sconosciuti : avvalersi della “collaborazione” (presto sfuggita di mano … lo vediamo oggi benissimo : proprio con l’ Expo 2015 !) delle organizzazioni malavitose come Mafia, Ndrangheta, Camorra, Sacra Corona Unita. Le quali esistevano certamente anche prima, ma non ebbero mai un simile spropositato potere come dal 1861 a Oggi e ahinoi avranno ancora in Futuro a lungo !

    PS

    L’ Italia è nata come “Piemonte Sabaudo Ipertrofico” … ma già soltanto questa semplice definizione diventa “bestemmia in chiesa” in qualunque scuola d’Italia. Figurarsi tutto il resto. Per le istituzioni la verità è soltanto ciò che si insegna nelle scuole. Quando una verità non si può più negare oltre … scatta l’accusa di “voler sfasciare il Paese !”

    • Francesco says:

      epperò io questa del Piemonte ipertrofico la ho studiata a scuola (liceo classico statale) da una prof decisamente patriottica ma intelligente e colta

      non esageriamo

      • PinoMamet says:

        In questo concordo con Francesco.
        Le critiche alla conquista e alla gestione sabauda dell’Italia post-unitaria sono “pane quotidiano” nelle scuole da un bel po’.

        L’argomento, ammetto, mi ha sempre appassionato poco, per meglio dire niente: sono di gusti più esotici, o più antichi.

        Nel merito, credo sia impossibile dare una valutazione complessiva dopo 150 anni: sarebbe bello dire “è tutta colpa dei Savoia ladri”, “no sono i Borbone che non hanno sviluppato abbastanza il paese”;
        ma il fatto è che in questi 150 anni sono successe un bel po’ di cose, per responsabilità di tutti.

        Poi, io non ho simpatie personali indipendentiste, e sto discretamente a mio agio da “italiano unito”, ma sono anche per l’autodeterminazione.
        Facciamo un bel referendum (ma vero, no su internet) e vediamo come va a finire.

    • Andrea says:

      @ Moi

      “…modalità di controllo del Sud da parte della Mafia e relative speculazioni di mercantilismo Stato-Mafia da parte della DC…”.

      Be’, comunque la si pensi, associare il “mercantilismo” – inteso nell’accezione economico-politica – al voto di scambio e alla permeabilità dei poteri alla criminalità organizzata, mi sembra un po’ eccessivo, per una ragione, se non altro: i mercantilisti si proponevano come obiettivo primario l’incremento della ricchezza nazionale, il che è difficilmente conciliabile con gli interessi di una “classe” essenzialmente parassitaria…

      Per quanto riguarda l’associazione mafia-DC, ripeto quello che credo di aver già detto altrove: non è una questione di colore o di vessillo, perché la criminalità organizzata ha bisogno del Potere, qualsivoglia esso sia. Ed effettivamente, in Sicilia, il fenomeno mafioso probabilmente ha tratto origine proprio dalla classe “intermedia” (campieri e gabelloti) incaricata di esercitare la forza nei riguardi dei contadini per conto dei baroni… Lungi da me giustificare la DC (che, in effetti, non ho alcun interesse a difendere: anche se, come dicevo, ci sono [stati] democristiani e democristiani…), ma rapporti di natura assistenzialistico-clientelare assimilabili al fenomeno mafioso sono presenti in tante società, per altri aspetti diverse e distanti (dall’Egitto alla Russia)…

      Per il resto, sottoscrivo pienamente l’idea di una (ri-)lettura dell’Unità (d’Italia) in chiave critica e decostruttiva, anziché “oleografica”…

  129. mirkhond says:

    Su un punto concordo con l’amico Habsburgicus

    L’unità d’Italia fu un fatto di elites e di alta geopolitica.
    I popoli da nord a sud, nel migliore dei casi sono solo STATI USATI in tale processo!
    Del resto ieri ho accennato proprio all’insurrezione piemontese del 1853, che giunse persino all’assalto di Palazzo Cavour!
    Gli insorti di Valle d’Aosta e Piemonte, tutta gente umile guidata dai loro parroci, volevano infatti che Vittorio Emanuele II, abbandonasse i sogni espansionistici, pagati sulla pelle della povera gente con tasse pesantissime e aumento del numero dei coscritti di leva, oltre che con l’emigrazione.
    In sostanza la gente ribadiva la sua fedeltà al suo sovrano, ma richiedeva ad egli il ripudio delle politiche liberali di Cavour (che tra l’altro colpendo anche la Chiesa, oltre a ferire nel profondo i sentimenti di un popolo molto religioso, toglievano anche l’unico ammortizzatore sociale che aiutava proprio i più derelitti, da qui il mio fiero antiliberalismo! :) ).
    Vittorio Emanuele però, probabilmente perché pressato da Londra (e dunque timoroso della carta mazziniana che gli poteva esser rovesciata contro), e per la secolare avidità e sete di espansione territoriale, non potè soddisfare le richieste dei suoi pur devoti sudditi!
    Perciò è comprensibile la rivolta torinese del 21-22 settembre 1864 contro il trasferimento della capitale, dopo anni di sacrifici economici e di vite umane (quanti piemontesi e sudditi sardi in genere, hanno perso la vita, o ne sono usciti menomati nel fisico e nella psiche, dalle guerre del 1848, 1849, 1859 e 1860-1875?).
    Anche se, Torino, privata del suo ruolo di capitale politica (con grande dispiacere di Vittorio Messori), verrà poi abbondantemente ricompensata con diventare parte del triangolo industriale del nord.

    • Francesco says:

      ma il popolo “umile” era così estraneo all’idea dell’Unità d’Italia?

      le rivolte per la fame, le tasse, la leva, sono un’altra cosa, dal punto di vista logico e ideale, rispetto all’idea di nazione che mi pare fosse potente e diffusa.

      solo che non sono uno storico e non ho nulla di concreto per capire

      ciao

      • mirkhond says:

        Francesco, se c’era una cosa ESTRANEA all’idea della gente umile, che come sai meglio di me, è concreta e va dietro a ciò che vede e sente più vicino, era proprio l’idea d’Italia unita!
        Come potevano gli umili dei vari stati, da SECOLI divisi e con storie e vissuti MOLTO DIVERSI, provare un sentimento esistente solo nelle menti di elites colte, e in un coacervo pure molto confuso?
        Il soldati piemontesi combatterono per obbedienza al loro sovrano, ma continuavano a sentirsi piemontesi e NON italiani.
        A maggior ragione i sudditi degli altri stati preunitari!
        I Siciliani appoggiarono Garibaldi per la SICILIA INDIPENDENTE, e abbiamo ricordato l’aneddoto della “Talia” :) creduta dai popolani siciliani essere la moglie di Vittorio Emanuele II!
        Quei garibaldini di varie parti della Penisola, ma in grande maggioranza settentrionali seguivano Garibaldi per un confuso ideale di un qualcosa di INESISTENTE, oppure perché attratti da una (sia pur malriposta) idea di GIUSTIZIA SOCIALE!
        No, l’Italia a livello dei suoi popoli era qualcosa di SCONOSCIUTO e INCOMPRENSIBILE!
        Come ha anche ricordato l’ottimo Habsburgicus!

        • Francesco says:

          diciamo che la pur eccellente opinione tua e di has, e qualche simpatico aneddoto, sono un pò pochino

          rispetto per esempio al peso che a livello di TUTTO il popolo poteva avere la posizione di un Alessandro Manzoni o un Giuseppe Verdi

          ciao

          :)

          PS città vs campagna?

        • mirkhond says:

          Gli analfabeti che si esprimevano solo in dialetto, capivano Manzoni?
          Ma stai bene?

        • Francesco says:

          diciamo che ho qualche dubbio sull’ignoranza effettiva degli analfabeti

          una cultura popolare c’era in Italia o no?

          sembri un illuminista ….

          ripeto: ha senso parlare di una contrapposizione tra città e campagna in quell’Italia?

  130. mirkhond says:

    Per Moi

    A titolo personale, e come napoletano TI RINGRAZIO per aver saputo cogliere con quel tuo humour delle contraddizioni ;), la realtà delle vicende che portarono all’unificazione dell’Italia, e soprattutto del PERCHE’ ancora OGGI, dopo 150 e passa anni da quegli eventi, questo argomento suscita bagarre e polemiche a non finire, e la pronta reazione dei poteri politico-accademici contro i “revisionisti alla pummarola”!
    I crimini coloniali sono solo quelli avvenuti altrove, al massimo nei domini italiani d’Africa e nei Balcani.
    Riconoscere che la fratellanza tra italiani è una mistificazione, è un tabù troppo spinoso da infrangere, perché si teme che faccia crollare lo stesso edificio unitario!
    ciao!

  131. Moi says:

    Don Ugolino Giugni :

    http://www.youtube.com/watch?v=1dcskgTYZ-w

    … Un prete con messa in Latino e Bandiera dei BorbonE sull’ altare, proprio a Torino !

    • Moi says:

      ” Santa Messa in suffragio di tutti i caduti, massacrati nel nome di una unità italiana, voluta solo dalla massoneria e fatta contro gli Italiani è stata celebrata domenica, 7 luglio 2013, nella Chiesa dell’oratorio del Sacro Cuore in Torino. Don Ugolino Giugni ha celebrato il sacro, mesto e commosso rito, a memoria di tutti coloro che sono morti per difendere la loro Patria contro l’aggressione massonica, che ha portato ad una malaunità. Lo stesso celebrante ha benedetto anche le due corone di fiori, in onore dei martiri, ed ha benedetto il glorioso stendardo del Regno delle due Sicilie. ”

      [cit.]

      • Francesco says:

        Ora, va bene andare controcorrente ma i preti non dovrebbero dire le bugie.

        L’unità d’Italia fu voluta da moltissimi italiani, non solo dai massoni, è sbagliato dimenticare quanto il nazionalismo e il patriottismo fossero forti in quel secolo.

        Anche perchè basta leggere qualsiasi poeta o romanziere dell’epoca per capirlo benissimo.

        Questo per la cronaca, poi aveva ragione Gioberti e torto Cavour ma questo è rivangare il passato e non serve tantissimo.

        ;)

        • habsburgicus says:

          L’unità d’Italia fu voluta da moltissimi italiani

          Bisogna distinguere fra due cose ben differenti…
          1° La percezione diffusissima che esistesse una Nazione italiana (e qui il nostro Mirkhond è ben più radicale :D), comunissima anche a molti conservatori, cattolici tutti di un pezzo; pensiamo da noi in Piemonte al Solaro della Margarita ma anche al De Sivo, pur strenuo difensore delle Due Sicilie; ciò però NON implicava il desiderio di unità politica, ma solo quello di stretta alleanza politica, cooperazione culturale, economica ecc, riconoscendo (già allora) che di fronte agli esteri, siamo tutti italiani (mai frase fu più vera :D); il Solaro dice bene, gli Stati italiani avrebbero dovuto riconoscere la loro comune identità etnica come gli Stati greci dell’Antichità, senza assolutamente “fondersi” in un tutto; anzi la diversità e pluralità dell’Italia era la sua forza (e così fu storicamente..pensiamo solo al Rinascimento)
          2° L’idea unitarista tipica solo di massoni settari e anticlericali (e sino al 1848 e oltre, neppure di tutti, pensiamo al Cattaneo), che NON era certo, non dico maggioritaria ma neppure ben rappresentata, nella classe colta e tantomeno nel popolo !; un caso inspiegabile resta il Manzoni, non a caso lombardo; era di certo cattolico, anche devoto, per quanto traspare; era unitarista ? (intendo già prima del 1855 circa)..se è così, rara avis :D è l’eccezione che conferma la regola; del resto il Manzoni è strano; ormai anzianissimo, non risulta che dopo il 20.IX.1870, abbia protestato contro la “sacrilega” (così definita allora dai cattolici) presa di Roma né abbia mai pensato di dimettersi da senatore del Regno; il genovese Brignole Sale (già nostro R. Ambasciatore a Parigi sino al 1848) per molto meno si dimise dal Regio Senato sbattendo la porta nel 1861, rifiutando la creazione del Regno d’Italia (e, ciò piacerà a Mirkhond, ricordò oltre alle spogliazioni dei territori papali, la detronizzazione vergognosa dei Borbone)… il siciliano Vito D’Ondes Reggio, nemico dei Borbone e dunque nel 1860 indirettamente pro-Garibaldi (chissà quanto avrà rimpianto poi la sua azione in quei tempi calamitosi :D ma la sicilianità prevalse :D), unico deputato cattolico nella X Legislatura eletta nel 1867 (il piemontesi conte Crotti, eletto a furor di popolo nella valdostana Verres, si vide l’elezione annullata perché aggiunse al giuramento la frase “salvis legibus divinis ac ecclesiasticis”, poi fu riammesso, indi morì appunto nel 1870), rifiutò di ricandidarsi per l’XI Legislatura (dopo la presa di Roma) e divenne intransigentissimo (dal 1870 al 1904 non ci sarà più un solo cattolico nella Camera della Terza Italia, e dagli anni 1890′ c.a neppure al Senato)….dunque il comportamento di Manzoni stona (secondo me il Vaticano decise di non colpirlo solo per la sua popolarità immensa e per i suoi meriti letterari..ma credo che in privato avranno fatto certi commenti :D)…. però è lombardo, l’ho già detto :D non a caso CL avrà lì la sua maggior forza; in Lombardia, Cattolicesimo e dané vanno molto d’accordo :D e Manzoni, non per essere maligno, era certamente ricco e comunque legato a quella grande borghesia a cui l’Unità conveniva anche economicamente :D

        • Francesco says:

          la diversità e la pluralità dell’Italia sono anche quello che permisero a tutti gli stati europei di venire a fare il bello e cattivo tempo nella penisola …

          ciao

        • Mauricius Tarvisii says:

          I neoguelfi cancellati dalla Storia…

          Vabbe’, vi lascio di nuovo ai vostri ragionamenti.

        • Francesco says:

          MT

          scusa ma chi erano i neoguelfi? li ho sentiti nominare ma non ricordo

          spandi conoscenza

        • Mauricius Tarvisii says:

          Generalizzando, sostenitori della nascita di una federazione italiana guidata dal Papa. Ovviamente il comportamento di Pio IX, dovuto al timore di uno scisma in Austria, fece naufragare tutte le velleità in tal senso.

    • Peucezio says:

      Moi,
      ma conosci persino don Ugolino???

  132. Moi says:

    @ MIRKHOND

    Mi risulta che una volta rimasti senza Papa-Re … i Vescovi, soprattutto ex Pontifici come i “nostri” di Bologna e (!) Romagna, cercarono di trattare con le Logge per ritagliarsi poteri personali di Diocesi, tipo nell’ Islam ;) :)

    • habsburgicus says:

      Però la nostra Italia (ed è la sua bellezza :D) è strana…a parziale, e apparente contraddizione, di quanto da me detto prima, ricordo di aver letto una volta l’articolo di un francese (mi pare cattolico) che negli anni 1880’ contrapponeva la “Francia irreligiosa” alla “credente Italia” :D
      Anni 1880’, mi capite ? quando la Massoneria aveva il potere assoluto, non c’era un solo cattolico nelle Istituzioni..gli attacchi al Vaticano erano moneta corrente :D nel 1881 i massoni cercarono di buttare nel Tevere le spoglie mortali di Pio IX, i pellegrini (specie francesi) erano presi regolarmente a botte e gli studenti scioperati si univano sovente ai cortei irredentisti e anticlericali
      Eppure un francese, dunque esterno, notava che il nostro popolo era ancora cristiano e ciò colpiva un gallo transalpino ! (le eccezioni, se posso chiosare, credo fossero all’epoca solo alcune città della Romagna più Livorno e poco altro..Modena stessa era ancora cattolica)
      Dunque, per tornare a Moi, i vescovi forse fecero bene a fare così !

  133. mirkhond says:

    Beh, ma è quello che in grande, fece la stessa Santa Sede, già a partire dal 1865, e soprattutto dopo il 1870, prendendo atto di un assetto politico ormai ineluttabile.
    Il Non Expedit di Pio IX del 1874, rinnovato da Leone III nel 1886, servivano più che altro sul piano teorico della difesa di un diritto violato.
    Mentre all’atto pratico DE FACTO si accettava la realtà delle cose, permettendo la patecipazione cattolica nelle politiche comunali, poi estesa da Pio X nel 1904 e poi col Patto Gentiloni del 1913, anche alla vita politica parlamentare.
    Insomma, i Patti Lateranensi del 1929 non furono che il compimento di un processo iniziato già sotto l’ultimo Pio IX, e volto oltre che alla sopravvivenza, al tentativo di riconquistarsi nuovi spazi di potere e influenza nel nuovo ordine massonico-unitario!

  134. mirkhond says:

    Leone XIII (1878-1903)

  135. Dif says:

    Ciao, vorrei fare una domanda agli storici del blog. Avete parlato molto di come il popolo del Sud abbia vissuto l’unità d’Italia, ma vorrei chiedervi un cosa: nel Centro, nei territori ex pontifici, com’era la situazione? Vi chiedo questo perchè vengo da Frosinone, e mi sembra che dalle nostre parti ci sia una totale ignoranza della storia locale, come un buco nero che va dall’ Impero Romano al ‘900, quindi mi piacerebbe sapere la gente cosa pensasse all’epoca, se erano sinceramente legati al Papa Re, o se fossero nel complesso favorevoli all’unità.

    • Francesco says:

      e nel resto del centro? Toscana e Modena e staterelli? dove pare si stesse bene

      lì che effetto fece l’Unità d’Italia?

      • habsburgicus says:

        Modena era certamente anti-unitaria e devota alla dinastia estense…solo Modena, in tutta Italia, diede (fatte tutte le proporzioni) molti più soldati al suo Duca (anche DOPO il 1859, nell’esilio veneto, come è già stato ricordato) rispetto agli unitari (liberali, garibaldini e compagnia asssortita :D)
        Parliamoci chiaro, se Francesco II avesse avuto un Esercito come quello del quasi omonimo Francesco V, Garibba’ se la prendeva in un posto menzionato sovente da Grillo :D
        L’Italia essendo l’Italia :D, però già a Reggio (pur sotto Modena) era un po’ diverso…la devozione agli Estensi era forte anche lì, ma i liberali incominciavano a farsi sentire; diciamo che nello Stato estense il sentimento anti-unitario, in ordine decrescente, era: 1. Modena (allora cattolicissima e bianca); 2. Lunigiana (vedi le citazioni fatte da Mirkhond); 3. Reggio (molto meno)
        Per Parma la massima autorità vivente è Pino Mamet :D lasciamo che ci dica lui :D; a me pare che i parmensi sostanzialmente se ne fregassero; vi era un’ indubbia devozione alla Duchessa reggente (come manifestarono nei fatti con la contro-rivoluzione di inizio maggio 1859), ma non fino al punto da opporsi, mutate le condizioni, agli unitari; dunque, ricapitolando, mi sento di escludere che a Parma vi fosse una vera volontà di unirsi agli altri per fare l’Italia, ma quando ciò accadde, per forza maggiore, si adeguarono senza troppi sforzi; qualcosa mi dice che forse Piacenza forse fu più unitaria e liberale della dinastica Parma
        La Toscana si “liberò” dei Lorena (pure non odiati..la stessa storiografia di epoca unitaria come è noto riserverà ai Lorena ben altro trattamento dei Borbone :D) con sorprendente facilità, il 27-28/4/1859..con un “golpe”, chiaramente di stampo massonico (siamo in Toscana, no ?)..per la Toscana credo che il popolo fosse indifferente (con un certo sentimento di indipendenza toscana e di orgoglio granducale, avesse potuto scegliere) ma l’élite-l’unica che contasse-aveva probabilmente scelto in blocco (nel chiuso dei templi massonici) di aderire all’unitarismo, tranne qualche dissenzienziente..così fu fatto..e l’opposizione anti-unitaria rimase debole e a livello della critica e della mormorazione (anche se qualcosa durò fino al 1866, credo ne abbia scritto il Salvagnoli)

        • habsburgicus says:

          a Parma, giocò evidentemente a favore dell’unitarismo anche una personalità come Giuseppe Verdi (influentissimo anche altrove)

        • PinoMamet says:

          Per Parma concordo con la valutazioni di Habsburgicus.

          Maria Luigia restò una figura popolarissima nella coscienza popolare fino algi anni Cinquanta del XX sec.;
          ma, a dire il vero, più che altro a Parma città e nella metà provincia che le gravita attorno, a ovest del famoso ponte sul Taro che fece costruire (noto luogo di meretricio) non la calcolava già più nessuno.

          I parmigiani però (più ancora, credo, i parmensi) mostrarono un certo entusiasmo nell’unirsi a Garibaldi: ho già scritto in altre occasioni che ho letto l’elenco dei garibaldini parmensi, e non pochi erano anche di origini e lavori piuttosto umili, per cui mi sento di poter dire che la retorica unitaria fosse piuttosto viva da queste parti, anche fuori dalle elites.

    • habsburgicus says:

      @Dif
      Per quanto ne so, almeno nel Lazio (dunque incluso FR) il sistema di governo papale non aveva alcuna seria opposizione ed era accettato come qualcosa di naturale, che avrebbe potuto durare per altri secoli, fosse dipeso dagli abitanti :D…dopo il 1870 vi fu (pare) un certo rimpianto che tuttavia non si espresse in azioni concrete..con il tempo, e con la scomparsa di chi aveva vissuto quell’epoca, i risultati sono quelli che tu dici, cioè l’oblio di oltre un millennio di Storia :D
      In Umbria e nelle Marche la situazione era simile, a livello popolare..parte delle classi agiate erano però anti-papali
      Solo nelle Romagne l’opposizione al dominio pontificio (per quanto esagerata da certa storiografia sensazionalistica) aveva una base consistente, in alcune aree forse maggioritaria

  136. mirkhond says:

    “il problema è che non vuoi vedere i terribili errori (interni prima di tutto) dei Borbone e preferisci dar la colpa alla Perfida Albione. eppure uno stato piccolo ma organizzato e unito può fare molto per resistere alle pretese di un impero, non certo uno conciato come tu lo descrivi … quello deve ringraziare il cielo per ogni giorno in cui non viene invaso”

    Il problema è che tu sei Andrea Di Vita in incognita ;).
    NON scherzi a parte, NESSUN piccolo paese può resistere ad una grande potenza, se la geografia, avendolo posto al centro di interessi geopolitici internazionali, cerca di reclamare la sua LEGITTIMA autonomia!
    Assad, senza l’Iran e la Russia, sarebbe caduto da un pezzo!
    E noi non siamo i Pashtun, asserragliati tra le loro formidabili catene montuose, che ne hanno forgiato uno spirito guerriero che tuttora impedisce di averne ragione, anche a grandi potenze!

    • Francesco says:

      Mirkhond

      siete caduti come pere mature con una resistenza del tutto inadeguata! e non avevate contro le armate di Bush I nella Guerra del Golfo ma Garibaldi e gli intrighi del Crispi!

      il problema è una situazione folle in Sicilia e poco migliore in Napoletania

      peccato, forse

      ciao

      • mirkhond says:

        Ancora co’ sto Garibaldi!
        C’avevamo contro L’INGHILTERRA!
        L’INGHILTERRAAAAAA!!!!
        YOU UNDERSTAND?

        • Francesco says:

          ma non è arrivato una solo soldato inglese a spararvi! te lo ricordi questo? e alla fine quello è il criterio

          non è all’Impero Britannico che vi siete arresi e/o venduti ma al Regno di Sardegna!

          dietro c’erano gli inglesi? e non li avete neppure saputi far venire fuori

          vergogna :)

        • mirkhond says:

          C’erano almeno un migliaio di inglesi tra i garibaldini.
          E la flotta britannica a vegliare…
          Lo stesso Garibaldi più volte riconobbe che senza l’aiuto britannico non avrebbe potuto neanche mettere piede, non a Napoli, ma addirittura in Sicilia!
          ps. Gli Inglesi erano un po’ più furbi degli americani, a fare fare le guerre per procura :), quando non ritenevano necessario impegnarsi direttamente.
          Del resto in India, una vera e propria amministrazione pubblica britannica si costituì solo nel 1858, mentre per il secolo precedente la faccenda venne appaltata ad una compagnia commerciale, sì britannica, ma PRIVATA.
          Ed era questa impresa PRIVATA a fornire amministratori e truppe per il dominio sull’India!
          Il Piemonte venne armato e coperto diplomaticamente perché riuscisse in un’impresa altrimenti inspiegabile.
          Che nel maggio 1859, a guerra dichiarata all’Austria, questa arrivò a 50 km da Torino, se non fosse intervenuto Napoleone III in ossequio agli accordi di Plombieres del 1858!
          Cavour seppe arrufianarsi i poteri giusti!
          Ciò di cui si accusa i Borbone, vale anche per l’italia UNITA, qualora i suoi politici si ribellassero al potente di turno di cui sono vassalli.
          Vedasi le vicende di Mussolini, Enrico Mattei, Aldo Moro, Craxi e Andreotti.
          Se Renzi o Grillo, oggi cercassero DAVVERO di ribellarsi ai diktat usani o eurocratici, quanto credi che durerebbero?
          Che fine farebbe l’Italia?

        • Mauricius Tarvisii says:

          Mille inglesi sbaragliano l’esercito delle Due Sicilie? Stiamo parlando di quel regno che conosco io che aspirava al ruolo di potenza regionale nel Mediterraneo centrale, con l’industria pesante di cui ci parli e con una discreta marineria, oppure di una qualche nazione esotica ominima digiuna delle minime nozioni di guerra moderna? Perché solo in India, stando alla pur trionfalistica storiografia albionica, gli inglesi riportavano risultati simili con sproporzioni analoghe…

          E’ sempre questione di coerenza interna, non di chissà che ricerca storica…

        • Francesco says:

          1) che lo sbarco in Sicilia sia stato reso possibile dalle flotte inglese (e francese) me l’hanno insegnato a scuola

          2) interventi ulteriori delle flotte europee non ne conosco

          3) tanto meno ho mai sentito parlare della presenza di soldati inglesi tra le truppe garibaldine (mille uomini? mi pare veramente improbabile che non ne parli nessuno)

          insomma, mi sa che sul terreno il Regno delle Due Sicilie sia stato proprio sconfitto dal Garibaldi (i piemontesi arrivarono a cose fatte per prendersi il territorio e togliere grilli dalla testa di Beppe) e dalla disponibilità dei generali a farsi comprare

          ciao

        • Z. says:

          Francesco,

          — togliere grilli dalla testa di Beppe —

          Se era intenzionale, sei intenzionalmente geniale. Altrimenti lo sei inconsciamente.

          Tertium non datur, perbacco :D

        • Francesco says:

          inconscio, sigh

          grazie comunque

          :(

  137. mirkhond says:

    Non capisco comunque, questa tua improvvisa conversione al più abietto unitarismo piemonto-norreno-massonico, ma forse centra la cattiva coscienza della tua gente, subito affiancatasi ai Savoia nel 1859, a formare quella che Nicola Zitara, chiamò non a caso “La Banca Tosco-Padana”, il dispositivo politico-militare-imprenditoriale che, sotto la regia britannica, fece la talia!
    komplottista! orroree! Tutto avviene sempre alla luce del sole! l’italia era una cosa sentita da tutti da sempre, ma condannata a restare divisa da un destino cinico e baro! hiip hiip hurraa! E vaffanculo a chi le cose le studia da una vita, che poi è condannato a fare la figura del fesso, davanti al primo ignorante improvvisatosi storico della domenica, che dopo aver letto il sussidiario scolastico, non conosce altro che la gazzetta dello sport, però si permette di farti la lezioncina condita con tanto scanzonato sarcasmo dall’alto della sua crassa saccenza, giusto per il gusto di mettersi in mostra!

    • Francesco says:

      quando mi insulti, potresti citarmi esplicitamente? siccome di solito mi accusi di roba che con me non c’entra nulla, spesso non si capisce che ce l’hai con me

      :D

      infatti ancora non capisco se mi hai davvero dato dell’unitarista (tanto vale che mi dai del musulmano o dell’interista)

      Banca Tosco-padana cosa sarebbe? quando ha agito? che fine ha fatto Roma e la classe politica delle tue parti?

  138. mirkhond says:

    “ben altro trattamento dei Borbone”

    I Borbone si sa, DEVONO essere sempre bieki, inetti, abietti, incapaci, non ne devono mai combinare una buona.
    Sgovernano un Regno di 9.000.000 di bruti sul gradino più basso d’italia per povertà, istruzione, legalità.
    Sono dei vongolari, maccaronari, camorristi, spergiuri.
    Hanno un esercito di merda che fa ridere tutto il mondo, con soldati che fuggono al solo apparire di 1000 scalzacani in camicia rossa!
    Ma E’ VERO?
    Da molti anni, diversi studiosi, spesso in solitudine e lontani dalla retorica del vincitore ancora dominante nell’accademia, e bollati come “revisionisti alla pummarola” dai sapientoni di regime, citati da Moi!
    Perché, come diceva Michele Topa, sembra che non possa esistere un’italia unita se ogni giorno non ci sia un Borbone da abbattere, da sbeffeggiare.
    E da gente che dovrebbe invece guardarsi le travi che si ritrova tra i deretani e le cattive coscienze di chi ha tanto rubato, tanto fatto del male, che ha arricchito le sue terre, derubandone altre, pur fingendo di considerarle abitate da “fratelli”.
    Gente che come è tipico del violentatore butta tutta la colpa sul violentato!
    – In fondo è colpa sua, di quella bottanazza, che mostava tutto a tutti, mica nostra che ne abbiamo solo approfittato! –
    Ecco, questa gente che non vuol vedere, non vuol sapere, non vuol capire, perché sa già tutto, ha già capito tutto, ha visto tutto, dovrebbe poi fare i conti con la propria coscienza sporca di sangue e merda tipica dei farisei che si credono sempre nel giusto!
    Che schifo di persone!

    • mirkhond says:

      Da diversi anni, volevo dire, tanti studiosi in solitudine e tra il sarcasmo e lo snobbismo di chi crede di sapere tutto, stanno tirando fuori una storia molto diversa di come si svolsero quelle vicende, restituendo orgoglio e onore a chi troppo a lungo da “italiano” è stato disonorato e infangato da altri “italiani”, che però si dicevano e si dicono (come e quando fa comodo a lorsignori però, vedasi matteo salvini e relativa lega celoammusciata) “fratelli”
      “Fratelli” più “civili”, “colti”, “istruiti”, “emancipati” perché percorsi dal calvinistico “vento del nord”, e dunque autonominatosi “redentori” di quell’orreida “Barbonia” , naturaliter et semper infelix.
      Mentre, tale infelicità ha epoche e responsabilità precise, che, sono ANCHE tra noi, ma che partono proprio da quelle terre NORRENE, aldiqua e aldilà delle alpi, sempre pronte a farci la lezioncina con la loro scorreggia…ehh….vento del nord!
      Anche Venticello scorreggiava, ma le sue erano le scorreggie di un bambino innocente.
      Queste invece sono scorregge celebrali e orali, fatte in perfetta malafede da gente con una coscienza più lurida di un escremento!

  139. mirkhond says:

    Sono stanco dei gratuti insulti razzisti di tanti norreni, che mi confermano solo la MENZOGNA dell’INESISTENTE unico popolo italiano!
    Da un lato si vogliono separare, poverini, perché il “Sud” kattivo e kamorrista gli sukkia il sangue del loro onesto (?) lavoro, però nello stesso tempo continuano sempre a puntare il loro dito SPORCO DI MERDA verso i “fratelli” terroni, sempre pronti a fargli la lezione per il “malgoverno” barboniko che li avrebbe resi quei paraSSiti che sono!
    Giusto, mister dollaro?

  140. mirkhond says:

    Mi dispiace solo per il buon Pino, l’unico “norreno” buono, e che ha trovato grazia agli occhi del Padre Eterno, che solo per TALE GIUSTO di quella nazione, non l’ha ancora incenerita come merita!

    • PinoMamet says:

      Che dire… spero che nei miei confronti il Padreterno la pensi come te! ;)

      Ma da un lato mi fai troppo onore, dall’altro sbagli a immaginarti i “padani” (che non esistono) come tutti ferocemente anti-meridionali.
      Non è affatto così e lo sai bene!

      Per quanto riguarda i norreni, chi li ha visti mai! Conosco uno svedese solo, e non lo vedo da almeno due anni…
      ;)

      • mirkhond says:

        Anche sei sei filogaribbaldino (sob!) non ne hai la spocchia norrena di franze$co, improvvisamente convertitosi al più trito luogocomunismo della retorica unitarista.
        Sarà il nuovo corso di salvini? :)

      • PinoMamet says:

        Ma io non sono filogaribaldino! io dico solo che, io personalmente, sto abbastanza bene da italiano… il giudizio su quegli anni lo lascio ad altri!

        • mirkhond says:

          Voglio dire che mi ricordi quegli spagnoli BUONI, che a conquista avvenuta del Sudamerica, prendevano le DIFESE degli Indios!
          In te vedo IL GIUSTO!
          ciao!

        • Peucezio says:

          Anch’io, che mi sento italiano al 100%, senza remore o riserve di sorta (d’altronde non è un nome che hanno inventato i settentrionali o i giacobini, visto che in origine designava l’estremo sud della Calabria e prima di Augusto si fermava alla linea gotica), a Garibaldi e alla sua masnada li avrei appesi per le palle, insieme a Cavour, Mazzini, Vittorio Emanuale e il resto della canaglia.
          Sono stati i veri anti-italiani affossatori dell’Italia.

  141. mirkhond says:

    Ecco un’interessante riflessione del già citato Michele Topa, sul suo purtroppo poco noto ancora oggi studio sui Borbone-Napoli:

    “Ma capovolgiamo la situazione: facciamo partire dal Sud un esercito liberatore, animato dal sacro fuoco dell’Unità. Che cosa avrebbero scritto a nobildonne napoletane un principe Pignatelli-Strongoli, un duca di Sangro, un conte Statella (generali napoletani ndr.), dopo essersi imbattuti nei miseri contadini della Padania, rosi dalle febbri, divorati dalla pellagra, che si cibavano solo di mais, e spingevano faticosamente aratri di legno? Lì ” il problema del bracciantato appariva sotto forma di un fenomeno pauroso di pauperismo” dice Tullio Martello. (1) E che cosa avrebbero scritto, i nostri patrizi, dei contadini veneti, rintanati in tuguri di sterpi e fango, ladri per necessità: torme spaventose di pezzenti coperti di luridi cenci? E che cosa avrebbero narrato, infine, dei fanciulli sfruttati nelle fabbriche lombarde e piemontesi? A Lecco, su 4503 operai, 2296 erano ragazzini; 8186 erano i piccoli che per qualche soldarello penavano ore e ore in Aziende del Piemonte: si legga il Mittermeier, Delle condizioni d’Italia (1845)”

    (1) Storia dell’Internazionale di Tullio Martello, economista, che parla del problema del bracciantato padano come appariva durante il risorgimento.

    Sempre nel suo Libro, il Topa, ricorda l’esperienza dello svizzero Henri Dunant (1828-1910), il fondatore della Croce rossa, presente come barelliere a Solferino, quando dopo la sanguinosa battaglia del 24 giugno del 1859, orde di contadini mantovani si gettarono come avvoltoi sulle migliaia di feriti, rimasti senza soccorso per tre giorni, e “fraternamente” li rapinarono, li spogliarono di quanto avevano addosso, persino degli stivali! (2)

    (2) Henri Dunant, Un ricordo di Solferino. Dunant rimase talmente scioccato dalla ignominia e inumanità dei contadini mantovani, da trovare quella spinta a fondare proprio la Croce Rossa, nel 1864!

    • Francesco says:

      giusto per fare il leghista, stai dicendo che lì da voi non c’erano braccianti poverissimi e operai bambini?

      roba da emigrazione di massa verso le vostre terre, direi

  142. mirkhond says:

    “per cui mi sento di poter dire che la retorica unitaria fosse piuttosto viva da queste parti, anche fuori dalle elites.”

    Forse un bisogno di giustizia sociale, unito perché no, al desideri di riunirsi ai fratelli LOMBARDI e padani in genere! ;)

    Il nerbo della truppa garbaldina era in effetti costituto proprio dai “norreni”, padani, che nella sola conquista delle Due Sicilie, ammontavano tra i 20.000 e i 45.000 uomini, a seconda delle fonti, che ho citato qualche giorno fa!
    Durante la guerra all’Austria del 1866, solo da Ferrara, partirono 800-1000 garibaldini, tra cui una fruttivendola arruolata come vivandiera e infermiera.
    Lo stesso Garibaldi ammette che tra i norreni padani, soprattutto bergamaschi e cispadani, Romagnoli soprattutto, aveva le sue truppe migliori!

    • PinoMamet says:

      Mah, onestamente non credo che c’entrasse questa specie di regionalismo, alla quale all’epoca nessuno pensava.

      Invece sicuramente dovevano esserci sogni di giustizia sociale, insieme a tutto l’apparato retorico dell’ “andiamo a liberare i fratelli meridionali”, al quale molti, ingenuamente, penso credessero davvero.

      Come sicuramente ci saranno stati avventurieri e personaggi loschi.

      • mirkhond says:

        Mah, il “regionalismo” è riferito all’antico Regno Longobardo-Carolingio, rinverdito da Napoleone col più recente Regno Italico (1805-1814), la cui memoria, credo, fosse ancora presente tra le popolazioni padane.
        QUELLA era l’Italia che in molti, anche tra le elites risorgimentali, Cavour compreso fino al 1856-1859, avevano in mente!
        L’arrivo nelle Due Sicilie invece, nonostante le retoriche, provocò un senso di diversità, di differenza dovuta alla sostanziale INCOMPRENSIONE di una DIFFERENTE CIVILTA’ dei “fratelli da redimere” siciliani e napoletani.
        Tracce di questo autentico “shock” si ritrovano già in scrittori garibaldini come Ippolito Nievo (1831-1861), che riteneva necessario AFFORGARE tutti coloro abitanti dal Tronto IN GIU’.
        Tale giudizio, si sarebbe rafforzato col successivo insediarsi dell’apparato piemontese/tosco-padano, dopo lunghi e sanguinosi anni della guerra del “brigantaggio”, coi racconti dei reduci norreni nelle proprie terre e famiglie, che alimentarono tutta quella propaganda giunta fino ad oggi!
        Come detto da Claudia Petraccone (questa volta un’accademica, finalmente! :) ), dell’Università di Napoli, nel suo studio di qualche anno fa, Settentrionali e Meridionali, ETNIE a confronto, in cui ritroviamo molti luoghi comuni e reciproche ostilità e incomprensioni, che riappaiono in questi anni!
        Pino, ripeto, è la felice eccezione, e come tutti coloro che sono davvero buoni, tende a vedere buoni dappertutto!
        La realtà purtroppo invece, è molto diversa, come confermato dal “cattolico” mister franky! :)

      • PinoMamet says:

        “Mah, il “regionalismo” è riferito all’antico Regno Longobardo-Carolingio, rinverdito da Napoleone col più recente Regno Italico (1805-1814), la cui memoria, credo, fosse ancora presente tra le popolazioni padane.”

        Ma, io all’epoca non c’ero, ma direi che lo cose non stavano così.
        All’epoca la retorica italiana c’era, e sicuramente il Regno Italico di Napoleone sarà stato letto in quest’ottica;
        ma nessuno parlava di un’identità politica “longobarda” o nord-italiana da contrapporre a una meridionale.

        Altrimenti avrebbero “fatto la Lombardia”, mica l’Italia ;)

        La contrapposizione è semmai nata in epoca successiva all’unità d’Italia, e se ne possono trovare i precorsi in quello shock che dici, e nella retorica colonialista del sud “arretrato, incivile, ecc. ecc.”

        Prima di quello, sulla stampa locale (ricordo nuovamente) delle mie parti, si esaltavano anzi “gli amici napoletani” e la loro cultura…

        • habsburgicus says:

          All’epoca la retorica italiana c’era, e sicuramente il Regno Italico di Napoleone sarà stato letto in quest’ottica;
          ma nessuno parlava di un’identità politica “longobarda” o nord-italiana da contrapporre a una meridionale.

          qui non posso che dare ragione a PinoMamet…
          PURTROPPO nessuno pensava in termini longobardi, o piemontesi e, tranne forse alcuni rari casi (che meriterebbero uno studio serio, senza cadere negli estremi del risorgimentismo e del proto-leghismo :D), neppure veneziani (io interpreto Venezia 1848 come passo per un’unità futura dell’ Italia..certo, se Venezia si fosse mantenuta, e l’Italia non fosse mai nata, poteva cambiare tutto, eh)
          la differenza, ribadisco, era fra
          1. unitari, disposti a fare tabula rasa di tutto (sino al 1859/1860 probabilmente con dubbi sulle Due Sicilie…ma teoricamente, già allora, per questi settarti l’obiettivo era la fine del Regno borbonico)
          2. conservatori cattolici, che volevano il mantenimento delle Dinastie e degli Stati, PUR riconoscendo ed enfatizzando la COMUNE italianità, negata da nessuno…e questa, vista a posteriori, fu una debolezza per le Dinastie legittime…diciamo che da questa posizione, fosse andato diversamente, poteva nascere un “Impero” italiano sul modello germanico (bastava aspettare 10 anni..poi avremmo avuto la Germania da “copiare” :D), mantenendo dinastie e specificità (ma c’era il Papa, di mezzo..e complicava tutto :D il Papa non lo puoi ridurre a tuo vassallo come il Re di Sassonia :D né, nel XIX secolo, è fattibile una sua presidenza confederale politica)
          non vi erano altre possibilità..anche se Cavour si fosse limitato al Nord (tenendo fede a Plombières, più o meno glossato) sarebbe stata solo una mossa temporanea dovuta alle contingenze politiche !….i liberali unitari, come dice il nome, la volevano tutta, unita (sotto di loro, per depredarla meglio :D)..e fra i più sfegatati c’erano i liberali del Mezzogiorno :D
          non obliamo il fatto che il Piemonte nel 1848 non adottò una bandiera nazionale, bensì il tricolore cioè un simbolo rivoluzionario indipendente da ogni Stato italiano, simbolo che era proprio dei liberali “avanzati” di Sicilia, Napolitania, Stati della Chiesa, Veneto ecc
          è un po’ come la bandiera rossa adottata da Mosca nel nov 1917..non era un simbolo “russo”, ma un simbolo internazionale rivolto (in teoria) ai “proletari” di tutto il mondo..e tale avrebbe dovuto essere l’URSS, nei sogni di Lenin :D
          il Piemonte liberale era più moderato..si “accontentava” dell’Italia, non del mondo :D..ma la bandiera dimostrava che i liberali non sarebbero stati sazi se non nel momento in cui avrebbero avuto tutto !..ciò venne dopo 13 anni (1848/1861..a parte Veneto e Roma)..poteva venire dopo 79 anni..oppure mai :D..ma la posizione di principio resta !

        • mirkhond says:

          Sarà così a livello di pensiero politico delle elites.
          Ma la conquista piemontese delle Due Sicilie, culturalmente segnò uno shock tra le differenti nazioni italiane, con quel discorso di incomprensioni reciproche, fondate sul razzismo “norreno” verso i “fratelli” del “sud”.
          Insomma una retorica ufficiale che voleva tutti fratelli, e una REALTA’ fatta di PROFONDE DIFFERENZE e ODII RECIPROCI, a fasi alterne giunta fino ad oggi, come spiegato dallo studio di Claudia Petraccone!
          Del resto, quando sono stato nel Nord, ho sempre avuto la sensazione di trovarmi in paese STRANIERO, anche se personalmente nessuno mi ha mai trattato male.
          Insomma un’italianità retorica e delle italianità varie reali!

  143. mirkhond says:

    I dati di Tullio Martello, riportati da Michele Topa, ci aiutano a spiegare perché l’Italia unita non poteva che avvenire ad opera dei Savoia, seguita dal grosso della Norrenia tosco-padana!
    Solo chi era POVERISSIMO, era anche animato dallo spirito dei conquistadores, sperando come quelli del’500, di arricchirsi col bottino della terre conquistate.
    L’Italia dunque ha senso come Banca Tosco-padana con il suo impero coloniale, costituito dalle Due Sicilie, e poi dai domini africani, egei e balcanici!

    • Francesco says:

      Considerando cosa costava e quanto era complesso organizzare un esercito moderno nel 1860, mi pare difficile che il Piemonte fosse più povero del Regno delle Due sicilie

      Fosse vero, sarebbe solo una vergogna per questi ultimi, come se i Talebani arrivassero a conquistare New York!

      Vedi, Mirkhond, tu ignori i fatti: il Regno perse prima l’appoggio delle sue stesse elites, poi sul campo (e per favore rispiegami come fecero a moltiplicarsi i Mille). E questa è storia, non propaganda.

      • Peucezio says:

        Sì, però Mirkhond ha ragione: “mi pare difficile” non è un argomento.
        Se ti risulta che fosse più ricco, devi pure poggiarti su dei dati o delle fonti.
        Io sono ignorantissimo sulla storia del Risorgimento, che trovo noiosissima e mi deprime, perché, come la II Guerra Mondiale, non è una storia a lieto fine ma una storia che finisce con noi che la pigliamo in culo. Quindi non la studio. Ma ammiro Mirkhond e chi come lui ha lo stomaco di ripercorrere tutti quei disastri e di arrivare a conoscerli bene, per contribuire a una coscienza storica della realtà.
        Certe cose sono scontate per me o per Mirkhond, ma non lo sono per la maggior parte della gente, quindi è un bene che ci sia chi come Mirkhond le studia e può illustrarle qui dentro, e che ci siano altri che ci pubblicano libri.
        Ma proprio per questo, Francesco, ti sconsiglio di entrare in contrasto con Mirkhond sul piano delle vicende storiche: ne usciamo tutti con le ossa rotte (tranne habsburgicus), perché ne sappiamo un centesimo di lui.
        Altra cosa è l’interpretazione o il giudizio e lì ognuno è libero di avere il suo.

        • Mauricius Tarvisii says:

          Mi pare che in nessun campo del sapere viga il principio di autorità: puoi elencare nozioni finché vuoi, ma se il sillogismo non torna, allora evidentemente hai trascurato qualcosa.

          Infatti mi è stato contestato l’assunto per cui il governo napoletano non investisse abbastanza in opere pubbliche con “eh, ma è stato fatto questo, questo e questo…” eppure si trascura il dato fondamentale, ovvero l’attivo di bilancio del tesoro delle Due Sicilie.
          A meno che non vi siate trasformati tutti in sostenitori dell’austerity e delle politiche della Troika da un giorno all’altro solo perché oggi fa comodo, ma non voglio nemmeno pensarlo.

        • mirkhond says:

          Peucezio

          Credimi, anche per me quella è una storia che fa male, proprio perché come dici, ce la siamo pigliata in culo.
          Ma non perché eravamo i più inetti di tutti, i peggiori di tutti, come troppo a lungo ci ha descritto la storiografia del vincitore, a cui purtroppo, ha dato un pesante contributo l’intellighenzia del vinto, e per il principio illuminista che ciò che viene dopo è sempre meglio di ciò che c’era prima, e per l’ammirazione per il potente di turno che anima il servilismo più turpe di chi gode nel prendersela in culo.
          Chi sputa merda sui Borbone, finge di dimenticare che il destino dei pesci piccoli è quello di soccombere se si ribellano alla legge del più forte.
          Ma allora è sbagliato lottare per la propria dignità, la propria autodeterminazione, il non essere più ruffiani di nessuno e padroni in casa propria?
          Sbagliò Ferdinando II di Borbone, il più calunniato e infangato dei re?
          Sbagliarono Mussolini, Enrico Mattei, Aldo Moro, Craxi e Andreotti, nell’italia unita a perseguire un’aspirazione simile?
          Se i risultati possono fallire, l’aspirazione è sempre una cosa nobile.
          Tranne evidentemente per chi ha come unica religione il denaro e dunque deve per forza ammirare delinquenti e farabutti di ogni risma, mossi solo dall’intento di arricchirsi, cosa che avviene sempre a scapito di qualcun altro, anche in nome di bugiarde retoriche di inesistenti oppressioni e inesistenti fratellanze.
          Che la realtà poi ha crudelmente smentito.
          Ma lo studio di queste cose è materia lunga, ostica, che provoca dolore, perché per me non è stata affatto scontata, ma nasce da una vita di studi.
          Ecco perché a me NON fa piacere parlare di questi argomenti, perché mi acutizza il dolore di non avere la mia patria, di non potermi dichiarare NAPOLETANO, senza prima chilometri di spiegazioni a destra e a manca, a gente che ha rimosso tutto, non sa nient’altro che la propaganda del vincitore, e se dici Napoli, pensa al massimo alla Campania, alla Camorra e alla munnezza!
          Sono stanco di questa cappa di ignoranza diffusa!
          E pazienza se norreni come franze$co ci buttano tonnellate di merda addosso, se Pino ama sentirsi italiano come se da nord a sud fossimo un’unica nazione.Loro in fondo sono degli stranieri, sono gli eredi dei “conquistadores” di quelle vicende.
          Ma mi fa male che ancora tanta nostra gente ha talmente introiettato le menzogne dei norreni, da godere di prendesela nel culo e dire che ce lo siamo meritati!
          E invece non ce lo siamo meritati per niente, perché non abbiamo fatto male a nessuno, e non eravamo peggiori di altri, anzi in molti casi eravamo i migliori.
          Quando nel lontano 1734, la regina di Spagna, Elisabetta Farnese, ultima della celebre dinastia romano-parmense, incitò il figlio infante don Carlos di Borbone, a strappare Napoli e Sicilia agli Asburgo, gli disse:
          – Va, la PIU’ BELLA CORONA D’ITALIA ti aspetta! –
          Che il nord stesse messo peggio lo provano proprio le politiche sabaude e il seguito garibaldino in alcuni ambienti popolari di quelle terre.
          Londra aveva visto giusto a puntare sui Savoia per i suoi disegni egemonici nel Mediterraneo, perché solo gente affamata ed avida poteva, coi dovuti aiuti e protezioni, affrontare una conquista coloniale.
          Noi, come ripetuto ad libitum, non ne avevamo bisogno, e quando nel 1831, al giovanissimo Ferdinando II, da poco salito al trono, un gruppo di massoni offrì la corona d’Italia, il nostro sovrano ringraziò ma cortesemente rifiutò, perché non sapevamo che farcene delle POVERE terre a nord di Ascoli Piceno!
          ciao!