Il blog passa a miglior vita…

Le forze oscure che tramano nell’ombra e tengono in piedi questo blog hanno deciso di trasferire il tutto verso lidi più economici.

Per cui probabilmente sperimenterete un breve periodo di soggiorno nel Kamaloka (ottimo argomento per una sfilza di dotti commenti), seguito da una pronta rinascita altrove.

A riviverci!

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107 Responses to Il blog passa a miglior vita…

  1. mirkhond says:

    Siamo alla fine di Kelebek?
    Gli impegni oltrarnini del Martinez, gli impediscono di continuare a gestire il blog?

  2. per Mirkhond

    “Siamo alla fine di Kelebek?”

    Ma no, leggi attentamente: si parla di prossima reincarnazione. Anche molto prossima, tipo tra qualche ora o la massimo qualche giorno. Per i lettori non cambia niente, a parte che durante il nostro soggiorno nel Kamaloka, resteremo invisibili.

  3. mirkhond says:

    Cos’è il Kamaloka?

  4. Mauricius Tarvisii says:

    Quindi cambia piattaforma? Ma i vecchi contenuti saranno “esportati” giusto?

  5. Tortuga says:

    Mah, spero che sia solo un cambiamento del servizio di hosting.

  6. Moi says:

    Ma “Kamaloka”, in termini di Monoteismo, è un concetto “sulfureo” ?

  7. rossana says:

    Anno nuovo casa nuova? Basta che lasci il nuovo indirizzo…
    Qui è fase test di “Anno nuovo, paese nuovo…”
    E non è affatto male (sto considerando che la Svizzera è, senza ombra di dubbio, il vero cuore pulsante dell’Europa. Della serie, Om Swiss home…)

  8. serse says:

    Avrei preferito una resurrezione ma anche una reincarnazione è meglio di niente.

  9. Roberto says:

    Per farla più divertente, non dirci dove vai, vediamo quanto tempo impieghiamo a ritrovarti!

  10. Z. says:

    Miguel, ma dovrai importare tipo nove anni di blog un articolo alla volta – e peggio ancora, un commento alla volta sotto ogni singolo articolo, copincollando tutti i nostri interventi?

    Spero di no (vuoi che non esista un modo per copiarli in automatico?) ma nel caso, non voglio sentirmi in colpa per il tempo che perdi… tralascia pure i miei!

    :)

    Z.

    PS: quando ho letto “passa a miglior vita” mi pareva strano. Ma come, ho pensato, Miguel che si lascia andare ad un cliché giornalistico in stile giornalismo italo-italiano? E invece no, ovviamente: qui miglior vita è inteso in senso spirituale (reincarnazione) e forse anche in senso stretto (reincarnazione in una forma di vita superiore). Questa è vera e propria poesia, e io mi inchino davanti al poeta, anche se ogni tanto mi fa arrabbiare quando fa l’animalista :wink:

  11. Tortuga says:

    Sgrunt! Me sto a rifà fà li ficozzi un’altra volta, stavolta sul forum Uaar. Non so come Ritti le regge le discussioni in difesa dell’Islam.
    Adesso c’è uno che me sta a dì che il versetto “non vi è costrizione nella religione” è stato abrogato dai successivi in favore dell’uccisione degli infedeli, e che sono io che gli devo dimostrare che non è stato abrogato.

    • PinoMamet says:

      Tortuga, non so come dirtelo…. mollaliiiii

    • Ritvan says:

      —-Sgrunt! Me sto a rifà fà li ficozzi un’altra volta, stavolta sul forum Uaar. Non so come Ritti le regge le discussioni in difesa dell’Islam. Tortuga—
      Di solito bene…poi, quando l`avversario, travolto dalla logica ferrea delle argomentazioni ritvaniane:-) trascende e sbrocca, la cosa dipende dal moderatore…tu ne hai una certa esperienza qui, vero?:-)

      —Adesso c’è uno che me sta a dì che il versetto “non vi è costrizione nella religione” è stato abrogato dai successivi in favore dell’uccisione degli infedeli, e che sono io che gli devo dimostrare che non è stato abrogato.—
      Intanto quello e` solo un islamofobo idrofobo, poiche` un vero ateo non si addentra in questi argomenti troppo sofisticati: per l`ateo Dio non esiste, e di conseguenza, per lui qualsiasi cosa il sig. Maometto abbia messo nel Corano non vale. Punto e a capo:-).
      Comunque, poiche` mi pare che tu chieda qui una consulenza al tuo mullah di fiducia:-), ti accontento.
      L`islamofobo fa da solo le regole del gioco, chiedendo a te di dimostrare che tale versetto non sia stato abrogato. Potresti rispondergli specularmente e a brutto muso che tocca, invece, a lui dimostrare che il versetto in questione sia stato abrogato e piantarla li.
      Oppure, se ti sta simpatico:-) potresti provare a ragionarci. Iniziando col citare il famoso versetto dell` abrogazione: “Non abroghiamo un versetto, né te lo facciamo dimenticare, senza dartene uno migliore o uguale. Non lo sai che Allah è Onnipotente?” (Corano, 2: 106). E poi dirgli innocentemente:-): “Esimio islamofobo idrofobo, visto che il versetto della non-costrizione religiosa figura nel Corano – Corano che fu messo per iscritto parecchio dopo la morte del Profeta Maometto – questo ha un solo ed unico significato: vuol dire che il buon Allah non ha fatto dimenticare al Profeta e ai Suoi uomini quel versetto e che, pertanto, quel versetto NON E` ABROGATO.”
      P.S. Sui famosi versetti “successivi in favore dell’uccisione degli infedeli” ne abbiamo parlato anche insieme, mi pare (porca miseria, ma `sti islamofobi li fanno con lo stampino?:-)) e ti avevo spiegato come stavano realmente le cose. Comunque, facciamo come feci io a quel tempo con te:-): Chiedigli di citarti quei versetti sterminainfedeli e poi, quando lui te li avra` citati OMETTENDO IL VERSETTO CHE FA RIFERIMENTO ALLA “SANTA MOSCHEA” (ovvero la Kaaba alla Mecca, sai gli islamofobi son fatti con lo stampino:-)) chiedigli perche` ha “abrogato” tale riferimento, mica e` Allah lui, cribbio!:-).
      Dopo averlo cosi` marinato:-) alla fine gli spieghi quello che ti spiegai io a suo tempo, ovvero che i versetti della-non-costrizione-nella-religione sono meccani, ovvero precedenti ai versetti medinesi ammazzainfedeli ma questo non ci autorizza affatto a ritenere che i secondi abbiano abrogato i primi, visto anche che i secondi si riferiscono a una DIVERSA SITUAZIONE, ovvero a una situazione di GUERRA GUERREGGIATA fra la comunita` islamica medinese capeggiata dal Profeta e la comunita` pagana della Mecca e in guerra di solito ci si ammazza, anche fra fedeli, figuriamoci fra fedeli ed infedeli….poi, se non recepisce, lascialo perdere, e` senza speranza…..

      Ciao
      Ritvan Il Tuo Mullah Di Fiducia:-)

    • Tortuga says:

      Beh, ragazzi, forum Uaar è un forum abbastanza serio e soprattutto non censura ed è ben moderato.
      I miei interventi cominciano da fondo pagina (io sono l’avatar con la negretta)
      http://
      forum.uaar.it/
      viewtopic.php?f=21&t=12201&start=180
      (non voglio attivare il link)
      puoi saltare la maggior parte dei passaggi e visualizzare solo i post miei e di nece…. ma secondo me l’ho già quasi stracciato, anche se non si arrende ;)

      La maggior parte delle argomentazioni che mi hai suggerito la ho già usata, mi servirebbe un ricaricatore :D

      Ci sarebbe bisogno pure di one che mi desse un po’ di istruzioni, ma mi sa che ha da fare.
      Sta storia dell’abrogazione non la sto mandando giù.
      Cmq leggi e divertiti pure alle mie spalle :D

      Cmq io posto ma questo qua, fa lo gnorri e non legge ciò che io posto ed ha iniziato con obiezioni bislacche. Ora pretende che gli scriva un libro e gli faccia un trattato con prefazione, introduzione etc. ed ha attaccato con la jihad di attacco, cioè che esiste anche la jihad di attacco e non solo di difesa e si sta strampalando tutto a modo suo.

      Baci.

      • Tortuga says:

        Poi prima di tutto fatemi un po’ di taqiya e anche se sono scarsa incoraggiatemi, e secondo fatemi il tifo almeno almeno.

        • Tortuga says:

          E poi voglio anche un bacetto in premio di buon discepolato, ecco (stasera mi sento pretenziosa).

  12. mirkhond says:

    Tortuga, a volte, si comporta come mia sorella che nella Bibbia e nelle Sacre Scritture, nei discorsi dei Santi, dei sacerdoti, ecc, va sempre a cercarsi l’inferno, la predestinazione che la ossessionano a tal punto da rovinarle la vita….
    Ahi voglia a cercare di smuoverla da convinzioni sedimentate e paraprotestanti, e dunque ERETICHE e non riconosciute dalla Chiesa Cattolica…..
    Tortuga, mi associo al consigio di Pino…
    ciao!

  13. mirkhond says:

    consiglio

  14. mirkhond says:

    Ma sono stati fagocitati gli ultimi 80 commenti?
    Non male, riguardo a quelli in cui ci scambiamo insulti, ma almeno per gli altri….

    • Val says:

      eh-he! io non ti ho mai insultato! :-)
      comunque è vero, non mi ero accorto che è sparito tutto…

  15. Val says:

    Oh, bene, ci potevamo arrivare prima!
    Allora, se il ragionamento è che uno Stato immenso come la Russia si governa solo attraverso il pugno di ferro (eventualmente in guanto di velluto), pena la distruzione dello Stato stesso, ragionamento che ha senza dubbio una sua fondatezza, ebbene questo non ha nulla a che fare con l’anima religiosa della Russia, che finisce per essere strumentale ad una coesione interna di stampo nazionalistico. Il discorso che fai sulla Russia e che, ripeto, ha molto senso, si può fare ed è stato ampiamente fatto anche per la Cina, a dimostrazione del fatto che la variabile fondamentale è geopolitica. Quel che conta è la dimensione del reame: un enorme impero idraulico ha bisogno di un potere assoluto per non implodere. Ma a quel punto diventa irrilevante che sia incarnato dal Figlio del cielo (皇帝), dallo Zar (Царь), dal Partito comunista, dal Grande Fratello o da un araldo dell’ortodossia (che sia Putin o chiunque altro).

    Il postulato per cui il disfacimento dell’impero equivale a miseria e povertà è un argomento forte, ma non c’è controprova. Dunque, non fosse altro che come esercizio di astrazione, bisognerebbe chiedersi perché mai, in linea di principio, il dissolvimento di uno Stato dovrebbe essere così catastrofico. Lo Stato non è un’entità metafisica e, so che non sarai molto d’accordo, non lo è nemmeno la nazione. Il Cristianesimo europeo, in ultima analisi anche quello ortodosso, germoglia in un medioevo che altro non è se non il disfacimento, lunghissimo e travagliato, dell’Impero romano.

    In una discussione di non so quando, se non ricordo male, Peucezio giunse a dire che in quei tempi lui sarebbe stato per la salvaguardia della tradizione pagana contro l’elemento perturbatore del Cristianesimo. Io capisco perfettamente l’esigenza sentita da molti (concordammo su questo punto, sempre se la memoria non mi inganna) per cui una maggior “lentezza di trasformazione” della società sarebbe per certi versi auspicabile. In questo senso mi pare interessante la discussione di Zizek con la ragazza a proposito del passo di Marx sul capitalismo come ininterrotta rivoluzione sociale. In ogni caso, per quanto sia auspicabile non erodere incessantemente il legame sociale e il patrimonio simbolico sui cui si fonda, bisognerà pur riconoscere che la Tradizione è sempre (re)inventata in funzione del presente. Tutti i nazionalismi (che per conto mio sono sempre, indefettibilmente, una brutta malattia) si basano su una idealizzazione del passato e su un qualche mito originario funzionale alla gestione del potere nel presente. Le Pussy Riot possono senza dubbio essere considerate un obbrobrio culturale e tutti quelli che si oppongono a Putin dei pazzi masochisti, ma sono a tutti gli effetti parte integrante della Russia di oggi e della sua storia, e la incarnano tanto quanto la contadina della Jacuzia che va in chiesa tutte le mattine.

  16. mirkhond says:

    Il dissolvimento di uno stato potrebbe essere catastrofico nella misura in cui gli altri stati (e i loro potentati economici) se ne impadronissero.
    Ti faccio un esempio: personalmente non sarei scontento se il Tibet e il Sinkiang/Uighurstan divenissero indipendenti da Pechino.
    A parte che al giorno d’oggi Tibetani ed Uiguri sono minoranza all’interno delle loro patria ormai divenute a maggioranza Han, tale eventuale secessione potrebbe far crollare il sistema cinese.
    Non male si potrebbe pensare.
    Se non che altre potenze ne approfitterebbero, e non certo per farvi prosperare piccole comunità di villaggio!
    Ebbene, questo è successo in Russia durante le varie epoche dei torbidi di cui abbiamo parlato; al crollo dell’autocrazia non è scaturito un maggior benessere e dignità umana, ma solo lotte di e tra oligarchi mafiosi indigeni e potenze straniere che li appoggiavano e non certo per amore dei diritti umani dei russi!
    E l’epoca Eltsin, quella del grande saccheggio dell’economia russa, è stato solo l’ultimo di una serie di tali esempi!
    In sostanza se il sistema statale russo deve crollare, allora che crollino anche usa, Cina, India, Unione Europea ecc.
    In tal modo partendo tutti dallo stesso disastro, forse (ma non ne sono così sicuro), si potrebbe ripartire benissimo da un nuovo medioevo basato sulla curtis, sulla grande villa e sul feudo autosufficiente, e reimpostare così nuovi rapporti socio-economici.
    Ma se la Russia deve collassare ed altri no, mi sembra quantomeno legittimo uno zarismo alla Putin, come antidoto ai predatori esterni.

    • Francesco says:

      dai alcune cose per scontate:

      1) che il destino dei Russi sia essere schiacciati, o dal Putin di turno, o dal predatore esterno di turno.

      2) che Putin sia meglio del “predatore” che prenderebbe il suo posto – mentre un vicere tedesco o cinese potrebbe essere meglio di Putin, sospetto

      non vedo nel DNA dei Russi una tara che gli impedisca di essere dei perfetti democratici, ragionevolmente liberi, benestanti e felici

      ciao

      • Mauricius Tarvisii says:

        Sai, dipende poco da te quanto sei libero, benestante e felice.

        • Val says:

          D’accordo, ma non credo fosse questo il punto.
          Il destino dei russi è quello di essere sempre poverelli e infelici?

        • mirkhond says:

          Il benessere economico non è sempre sinonimo di democrazia liberale.
          Vedasi l’Arabia Saudita ad esempio.

        • Francesco says:

          beh, come esempio non è così significativo: quel paese naviga su un mare di petrolio, che viene venduto a chi ha sviluppato una vera economia e si gode un raro periodo di non colonialismo

          non è molto replicabile, come modello

          ciao

  17. mirkhond says:

    Qui ragioni dal tuo punto di vista occidentalocentrico.
    La “tara” può essere benissimo anche quella del contadino wasp della West Virginia che rifiuta ferocemente qualsiasi forma di “socialismo” che potrebbe lenire le sue sofferenze.
    L’esatto contrario in Russia e in Cina.
    La storia dimostra che il crollo dell’autocrazia NON ha portato ne benessere, ne dignità umana, ma solo torbidi scatenati da appetiti mafiosi di oligarchi interni ed esteri.
    Le costanti storiche messoriane, ci possono aiutare a non cadere nella trappola dei facili ottimismi, ad est come ad ovest……

    • Val says:

      L’analogia è zoppicante. In Russia c’è un governo autoritario e il grado di consenso non è chiaro fin dove arrivi. Si presume appunto che esista una domanda di democrazia (mi si passi l’approssimazione) repressa in modo piuttosto violento. Negli USA, il redneck che al di là di ogni logica rifiuta come socialista qualunque intervento governativo non vede compressi i suoi diritti civili e politici in modo significativo. (E a ben vedere il peggio che gli possa succedere è di essere costretto a stipulare un’assicurazione sanitaria obbligatoria). Mi sembra una differenza abbastanza rilevante.

      • mirkhond says:

        Non saprei, visto che il “self made man” se NON ce la fa con le sue forze, finisce dritto dritto nel cassonetto della spazzatura…..
        Quello che l’occidentalocentrico non riesce a comprendere è che ciò che vale per lui, debba per forza di cose valere per tutti.
        Mentre non è proprio così sicuro.
        Se osserviamo la storia di usa e Russia, vediamo due costanti simil-contrarie: gli uni, nati da una cultura calvinista che esalta l’individualismo come predestinazione divina, il mito della nuova frontiera, il diritto di possedere (ed usare) armi come inalienabile diritto alla libertà personale, al rifiuto di un potere centralizzato dall’alto, l’insensibilità verso chi non è capace di realizzare il sogno americano, ecc.
        In Russia invece, fin dal costituirsi di una forte Moscovia/Russia dal XV-XVI secolo, vediamo un’autocrazia piuttosto pesante ed invasiva, e nei momenti del suo collasso, solo degrado e interventi stranieri non finalizzati certo agli interessi degli invasi, per poi passare di nuovo sotto un altro autocrate che ristabilisce la situazione “normale”.
        Anche se di una “normalità” che scandalizza i franchi ingenui, già dal XVI secolo, mica solo dal XX, eh!
        Per capire il perché di tale differente approccio, bisogna mettersi da quei punti di vista, cosa che mi rendo conto, è difficile se non impossibile per chi guarda le cose da un punto di vista francocentrico.
        Insomma un Putin puo’ essere sostituito solo da un altro Putin, e possiamo ovviamente sperare in una versione più moderata, ma non col copiare l’occidente, pena il CROLLO della Russia.

        • Francesco says:

          non sono d’accordo, Mirkhond

          con tutta la loro storia specifica, i russi sono esseri umani quanto gli europei occidentali o i cinesi, e la libertà è il loro primo componente

          sono i Putin (e gli altri che comandano) a predicare che è necessario e che lo fanno per il bene del loro popolo

          però io non gli credo, e il fatto che usino tutta quella polizia politica per opprimere i propri concittadini mi convince che ho ragione

          ciao

        • Peucezio says:

          Francesco,
          le libertà liberali e i diritti civili non sono affatto iscritte nel DNA umano, sono un mero portato storico dell’Illuminismo (che dopo duecento anni e passa ha abbondantemente rotto).

          Poi si può fare un discorso generale e universale sulla libertà e sul vincolo, che sono categorie sub specie aeternitatis che non c’entrano nulla con l’ideologia liberale e la democrazia rappresentativa moderna.
          E io sono portato a credere che l’uomo sia strutturalmente più orientato al vincolo che alla libertà, essendo zoon politikon, essendo gregario e sociale per natura.

        • mirkhond says:

          Francesco scambia la costituzione $tatuniten$e del 1776 col Vangelo… :)

        • Francesco says:

          Peucezio

          le categorie liberali sono la forma storica presente di quella che giustamente chiami “libertà sub specie aeternitatis”

          e il vincolo cui accenni è un vincolo tra esseri umani, non tra formiche o termiti, per cui deve essere in rapporto con la libertà umana

          non c’è bisogno di divinizzare La Costituzione per apprezzarla, caro Mirkhond

          ciao

  18. per Val

    “Ma a quel punto diventa irrilevante che sia incarnato dal Figlio del cielo”

    Una raccomandazione, non usare ideogrammi cinesi o sillabari giapponesi nei commenti: li blocco a quintali nell’antispam. Se devi proprio usarli, segnalamelo, vado a pescare il tuo messaggio eventualmente finito nello spam e lo approvo.

  19. mirkhond says:

    Ivan IV detto il Terribile (1533-1584) era amato dalla maggioranza dei Russi, cosa che per noi è mostruosamente impensabile.
    Mentre la successiva epoca dei torbidi (1598-1613) vide una Russia indebolita da conflitti interni e da pretendenti al trono appoggiati dalle potenze polacca e svedese.
    Le quali NON erano viste come alfiere di maggior dignità umana, ma solo per quello che erano realmente: delle invasioni di LADRONI che facevano i PROPRI interessi, non certo quelli dei Russi.
    Che invece si unirono intorno al nuovo autocrate Michele Romanov (1613-1645), fondatore della famosa omonima dinastia, e che avrebbe liberato la Russia dal giogo polacco-svedese e dai suoi ruffiani interni.
    Idem nel 1941-45, quando la stragrande maggioranza dei Russi fece quadrato attorno al PROPRIO tiranno Stalin, e solo una minoranza (non più di 5.000.000 di persone, per lo più non russe), vide in Hitler il liberatore!
    Solo qui in Italia si considera l’invasore straniero come un liberatore. Altrove no.
    ciao!

    • Mauricius Tarvisii says:

      Ivan IV detto il Terribile (1533-1584) era amato dalla maggioranza dei Russi

      Questo non lo possiamo sapere

      • Francesco says:

        era anche probabile, comunque

        ma non mi piacerebbe tornare a quel tipo di rapporto con chi ha il potere

    • Francesco says:

      Mirkhond

      questa è facile: in Russia lo straniero invasore era Hitler, ossessionato da Slavi e Comunisti, da noi gli Anglo-americani

      non tutti gli invasori sono uguali, oserei dire

      ciao

  20. mirkhond says:

    Non possiamo però neanche sapere il contrario, considerando proprio le varie epoche dei torbidi.
    Lo zarismo e il bolscevismo hanno attraversato fasi di autoritarismo più duro come quelli di Ivan IV e di Lenin e Stalin, e fasi più moderate sotto l’ultimo periodo zarista e dopo la morte di Stalin.

    • Mauricius Tarvisii says:

      Secondo me la maggior parte dei russi a stento conosceva il suo nome, visto che in quel periodo e soprattutto da quelle parti ciò che il sovrano in concreto faceva influenzava poco la vita della persona qualunque.

  21. mirkhond says:

    Non credo che un sovrano come Ivan IV passasse inosservato…..

    • Val says:

      Questo è interessante. Un suddito che vivesse con pochi mezzi, a migliaia di chilometri da Mosca, quante probabilità poteva avere, durante la sua vita, di vedere coi propri occhi lo Zar?

      • mirkhond says:

        Di vederlo di persona forse no, ma di vederne gli effetti del potere credo invece di sì.
        E Ivan IV era uno di questi zar, tenendo conto anche del suo certo non breve regno…..

    • Mauricius Tarvisii says:

      Tra i nobili di certo no, tra i servi della gleba temo di sì: non era ancora arrivato l’assolutismo e sulle scelte vere, quelle che incidono sulla vita delle persone, il potere vero ce lo aveva l’aristocrazia.
      Il vicino ti fregava un pezzo di fondo? Andavi dal signore.
      Volevi sposarti con Tizia? Andavi dal signore.
      Volevi più terra perché avevi molti figli? Andavi dal signore.
      Subivi un torto? Se per qualsiasi motivo non potevi procedere alla vendetta privata, andavi dal signore.
      Al signore pagavi il “pizzo”, per il signore prendevi le armi, al signore rendevi periodicamente omaggio, dal signore scappavi quando arrivavano nemici che non potevi fronteggiare, ecc…

      Bastava stare a 20 km da Mosca perché il sovrano fosse una presenza impercettibile. Al massimo avevi qualche sentore di ciò che succedeva nel vasto mondo perché un esercito di passaggio ti bruciava la fattoria o perché l’orda di turno ti riduceva in schiavitù la moglie o qualche figlio…

      • mirkhond says:

        Dimentichi l’assolutismo dei sovrani di Moscovia/Russia, lontanamente paragonabile agli stati franchi con le loro autonomie cittadine e feudali, e da quei corpi intermedi con cui il sovrano doveva patteggiare e che in parte ne limitavano o comunque condizionavano il potere.
        Ivan IV poi distrusse o ridimensionò fortemente la vecchia aristocrazia russa, con una serie di sanguinosissime purghe guidate dal nkvd dell’epoca, la Opricnina!
        Dunque non mi sembra che la sua opera restasse inosservata tra i milioni di mugiki russi!
        La società moscovita era molto più “semplice” e con una struttura piramidale verticistica, inimmaginabile perfino nella vicina e più evoluta Polonia-Lituania!
        E quest’assenza di corpi intermedi autonomi, spiega anche il perché proprio in Russia e non tra Germania ed Inghilterra, o negli U$A, scoppiasse la rivoluzione del 1917.
        Idem col 1991, con la deposizione di Gorbaciov e la pessima era Eltsin, che il bolscevismo aveva confermato (e portato a livelli di terrore estremo, almeno tra 1917 e 1953) l’antico autoritarismo moscovita/russo.
        Ecco perché un Putin puo’ essere sostituito solo da un altro Putin, pena il COLLASSO della Russia.
        Che possa piacere o no, agli indefessi quanto ingenui cantori di un liberalismo buono sempre e per tutte le latitudini!

        • Francesco says:

          scusa ma permettere che anche in Russia si sviluppino dei corpi intermedi tra il suddito/servo e il Putin/zar della situazione?

          anche perchè non è che il modello russo abbia funzionato tanto bene, nei secoli, neppure in un’ottica sciovinista e geopolitica

          ciao

      • mirkhond says:

        Niente, no intiende!

      • habsburgicus says:

        Ho dei seri dubbi che un Sovrano forte e risoluto, di lungo regno (e credo che nessuno voglia negare queste caratteristiche a Ivan IV, 1533/1547-1584), anche nel XVI secolo fosse così “debole”…
        Addirittura in Inghilterra (cioè nel mondo “occidentale”) un Henry VIII (1509-1547), una Elizabeth I (1558-1603) si sono fatti sentire da tutti, o se si sono fatti sentire !…e i cattolici, in primis, se ne sono accorti ! (per dire, non rimane un SOLO altare pre-Riforma in tutta l’Inghilterra….tutti furono distrutti definitivamente durante le puritanizzazioni di Elisabetta, alcuni in Lancashire resistettero sino agli anni 1570’, ma non ne scampò uno, dico UNO)..del resto pure Mary Tudor (1553-1558) che regnò solo 5 anni e non aveva particolare carisma, riuscì a imporre molte delle sue volontà (quelle umanamente possibili)…e se avesse regnato 50 anni e non 5, oggi tutta la Storia sarebbe diversa !
        Quindi penso che in Moscovia, a maggior ragione, un Ivan il Terribile lo “sentissero” tutti, da Kazan’ sino a Brjansk !

        P.S: se invece prendiamo come modello l’Imperatore e magari non un Carlo V, ma un Massimiliano II o un Rudolf II, allora quello contava niente (a parte la capitale e poco altro) :D..ma Ivan IV non era certo un Sovrano di tal fatta !

        • mirkhond says:

          “Quindi penso che in Moscovia, a maggior ragione, un Ivan il Terribile lo “sentissero” tutti, da Kazan’ sino a Brjansk !”

          Concordo al 100%!

        • mirkhond says:

          Sempre per Habsburgicus

          Ho la sensazione che Enrico VIII e sua figlia Elisabetta I siano stati gli equivalenti inglesi di Ivan IV, e con risultati BEN PIU’ DEVASTANTI, che almeno Ivan NON distrusse l’Ortodossia cristiana, a differenza dei due Tudor sovracitati!

        • habsburgicus says:

          con risultati BEN PIU’ DEVASTANTI

          vero….
          Ivan IV fu crudele sì, ma per scopi “tradizionali” e di “potere” (anzi mantenne e favorì la particolare forma di ortodossia russa, senza innovare…è nella sua epoca, e già sotto Vasilij III, che gli ambienti ecclesiastici moscoviti elaborarono, o completarono, molti “miti”, quali l’oppressione mongola ecc che poi divennero fondanti)
          resta il fatto, per tornare allo spunto iniziale, che la Monarchia del XVI secolo, in Europa e Russia, poteva già essere, in certi casi, ben oppressiva ed “efficiente”…

        • Mauricius Tarvisii says:

          In Russia c’erano cattolici e protestanti in conflitto che aveva così peso la scelta del sovrano di aderire o meno alla riforma?
          La necessità di credere che ciò che è importante per noi fosse importante anche per chi è venuto prima di noi mi convince poco.

  22. Peucezio says:

    “Ma sono stati fagocitati gli ultimi 80 commenti?
    Non male, riguardo a quelli in cui ci scambiamo insulti, ma almeno per gli altri….”

    Già, me lo stavo chiedendo.
    La fine e reincarnazione del blog passa attraverso una dissoluzione progressiva che fa dileguare i commenti un po’ alla volta?

  23. mirkhond says:

    “non sono d’accordo, Mirkhond”

    Non ne dubitavo, nemmeno per idea!

    “con tutta la loro storia specifica, i russi sono esseri umani quanto gli europei occidentali o i cinesi, e la libertà è il loro primo componente”

    Il solito francocentrismo DURO A MORIRE, e causa di immense devastazioni e sofferenze proprio tra coloro che si vorrebbe “redimere”.
    Lo stesso bolscevismo, almeno agli inizi, era concepito come l’equivalente “eurasiatico” del progresso frangistano e per poter risalire la china verso tale obiettivo.
    Poi però, per portare tale progresso, si è ben presto innestato su antiche (e ben collaudate) vie del più consueto autoritarismo.
    Il primo imperatore cinese Chin Shi Wang Di (221-210 a.C.), per i metodi terroristici usati soprattutto contro gli intellettuali, ricorda molto le analoghe “gesta” della rivoluzione culturale maoista.
    E non a caso i comunisti cinesi nutrono per il primo imperatore e unificatore della Cina, la stessa venerazione di quelli russi per Pietro il Grande e per lo stesso Ivan IV, che sotto Stalin veniva visto come un precursore del progresso socialista!
    Vedasi i film di Eisenstein!

    • Peucezio says:

      Il guaio è che i liberali come Francesco, in ottima fede peraltro, reagiscono, giustamente, all’autoritarismo rivoluzionario marxista, ma fanno solo un passo indietro, si fermano alla rivoluzione precedente, si disfano di un’ideologia abbracciandone un’altra, come se il mondo fosse stato liberale e illuminista dal Paleolitico fino a metà ‘800, poi malauguratamente è arrivato Marx.

      • Francesco says:

        Credo di avervi risposto più sopra

        Del resto, basterebbe ricordare che la parola libertà NON è stata coniata da quei minchioni degli illuministi ma è assai più antica

        E anche la parola ingiusta oppressione (Pino, sbaglio o la troviamo pure nella Bibbia?)

        Inutile che ribadiate le scuse della propaganda putiniana, io mica lavoro per l’ambasciata USA!

        ciao

        • Peucezio says:

          “Del resto, basterebbe ricordare che la parola libertà NON è stata coniata da quei minchioni degli illuministi ma è assai più antica”

          Sì, ma aveva tutt’altro significato.
          Stava a indicare la condizione del non-schiavo, che non era vincolato al lavoro avendo chi lavorava al posto suo e poteva dedicarsi all’otium o alla guerra.

        • Francesco says:

          non sono un vero esperto ma credo che ci fosse anche un senso più ampio e vicino al nostro

          Antigone mi pare fosse una tragedia greca, non un romanzo francese del ‘700, ed è un grido di libertà politica e personale

          ciao

        • Peucezio says:

          Ma tu che intendi alla fine con libertà…?

        • Francesco says:

          Bella domanda.

          Come minimo, il rifiuto dell’automatismo tra le condizioni di partenza date (uomo, maschio, bianco, occidentale) e le scelte.

          Che invece mi sembra un elemento implicito ma reale di chi parte dalla “comunità”. Per cui chi non “sceglie” di vivere e combattere per la sua comunità è un traditore da disprezzare (e impiccare, se possibile).

          No, io credo che quella scelta sia sacra e che il valore dell’uomo stia nel compierla volutamente.

          Spero di essermi almeno parzialmente spiegato

          Ciao

        • Peucezio says:

          Fammi capire, ma ciò quindi se vale per la comunità dovrebbe valere anche per la famiglia (di provenienza), visto che anche quella non la scegli.
          Per cui se uno decide di strafregarsene per esempio dei genitori anziani o di fratelli in gravi difficoltà, è giusto che lo faccia, perché essere condizionati da un contesto e dei vincoli che non hai scelto sarebbe un’oppressione della libertà individuale?

          Io in generale sono dell’idea che quella della libertà è una questione mal posta, perché anche le persone apparentemente più autonome e che vivono nelle società più libere sono vincolate da un’infinità di fattori. E secondo me è un bene che sia così, perché l’esistenza stessa si definisce nella relazione: possiamo dire di essere qualcosa in quanto non siamo qualcos’altro, quindi è sempre nell’alterità che riposa la nostra identità.
          La libertà, l’individuo come absolutum, è in fondo il nulla ontologico.

        • Francesco says:

          Peucezio

          per me “relazione” è il sostantivo ma “libera” è aggettivo necessario

          mi spiego meglio?

          ciao

        • Peucezio says:

          La relazione è per definizione una parziale rinuncia alla libertà.
          Una relazione può essere più o meno libera, ma più è libera e meno è stretta e non può mai essere totalmente libera, perché la libertà assoluta implica l’impossibilità di ogni relazione.

          Ma al di là di questo, io vorrei capire in che senso la libertà sarebbe un valore e non una mera condizione.
          Cioè, la libertà al massimo conferisce valore alle azioni, perché se io faccio il bene con un fucile puntato alla tempia, non ho nessun merito. Ma la libertà in sé non è niente, è un dato neutro.

  24. mirkhond says:

    Marx che sarebbe inpensabile senza l’illuminismo e la rivoluzione francese, che esalta come progresso, ma critica perché ritenuto “a metà”, cioè estesosi solo alla borghesia industriale, l’unica a trarre beneficio dal tramonto e dal crollo dell’ordine clerico-feudale, e dal passaggio al liberismo capitalista.
    Insomma il marxismo, almeno nelle sue intenzioni è una reazione-radicalizzazione alle incoerenze della rivoluzione liberale.
    In Russia furono i (peraltro deboli) liberali nel marzo 1917 ad aprire la strada ai bolscevichi nel novembre dello stesso anno!
    – La storia c’insegna, la storia c’insegna. Si MA CHE c’insegna? – canta sarcastico Simone Cristicchi. :)

    • Andrea Di Vita says:

      Per mirkhond

      A parte la sfiga di trovarmi questo blog sospeso proprio quando ricomincio dopo mes a darci un’occhiata :-) ricordo che Amalrik, nel suo ‘Sopravviverà l’URSS fno al 1984?’ scritto profeticamente alla fine degli anni Settanta, sostene che il marxismo sta all’impero Russo come il cristianesimo all’impero Romano. Si potrebbe forse estendere la proporzione al liberismo e all’impero masticabibbie, o allo sciovinismo e alla Cina. In nessun caso queste ideologie sembrano particolarmente adatte a una qualche ‘natura umana’. Non solo: l’assenza di un’ideologia Europea oggi attesterebbe l’assenza d un ruolo imperiale dell’Europa.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • Francesco says:

        ‘spetta un attimino …

        il marxismo sta all’impero russo (o sovietico?)

        come il cristianesimo all’impero romano

        o il liberismo all’impero statunitense?

        messa così suona come una fesseria, potresti spiegare?

        ciao

        • Andrea Di Vita says:

          per Francesco

          Se ho capito bene la tesi di Amalrik, il marxismo nella messianica versione Sovietica) è stata una stampella che ha prolungato di quasi un secolo la vita dell’impero zarista, già in profonda crisi a fine Ottocento. Senza il marxismo, profetizzo’ Amalrik negli anni Sessanta, repubbliche Baltiche, Ucraina e Asia centrale sarebbero sfuggiti al controllo dretto di Mosca già prima di Tsushima. E così avrebbero fatto una volta ammainati falce e martello: cosa poi puntualmente avvenuta. Il paragone col cristianesimo nel tardo impero romano è proprio la tesi di Amalrik. Quello col liberismo e gli USA rimane modesto suggerimento mio.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

        • Francesco says:

          1) molti dubbi sulla profondità della crisi dell’Impero Russo, veramente molti. mi sa che sarebbe più giusto pensare il contrario – SENZA il comunismo Mosca sarebbe (rimasta) una delle capitali del mondo

          2) quanto il cristianesimo abbia aiutato l’Impero Romano a durare non lo so, chiederei aiuto a qualche storico

          3) non sono molto d’accordo nell’identificare col liberismo l’ideologia che permea gli USA, Miguel aiutaci tu!

          ciao

        • Z. says:

          Beh, però in effetti anche a me vien fatto di pensare che senza Stalin l’impero russo avrebbe seriamente rischiato di disgregarsi.

          Dico senza Stalin perché i suoi predecessori mi pare fossero decisamente meno ostili ai moti indipendentisti e secessionisti.

        • Andrea Di Vita says:

          per Francesco

          Lo stesso preciso paragone lo fa Jenkins nel suo ‘The lost history of Christanity’, in cui il cristianesimo nella versione Nestoriana fa da stampella all’impero Sassanide negli ultimi decenni prima della conquista Islamica.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

    • Moi says:

      “Da noi” solo i 5stellati potrebbero fare un “numero (circense)” del genere … anzi, mi chiedo come ancor non l’abbiano fatto !

      • Z. says:

        Beh, perché avrebbero dovuto? Il M5S non è nato col preciso fine di parodiare altri gruppi o associazioni, a differenza della chiesa del FSM…

    • Mauricius Tarvisii says:

      Il 2505* è vicino: lo ripeto da anni.

      * http://it.wikipedia.org/wiki/Idiocracy

      • Francesco says:

        dovrei nominarti vice-MOI per questa meravigliosa chicca

        troppo progressista per i miei gusti (che orrida banalità l’idea che l’intelligenza sia utile!) ma abbastanza carina

        ma non ne ho l’autorità, mi spiace

  25. mirkhond says:

    Concordo con Francesco e Zanardo sulla NON crisi dello zarismo.
    Casomai la crisi fu dovuta alla “debolezza” di un Nicola II (1894-1917) come autocrate, simile per certi versi a quella di Luigi XVI (1774-1792) in Francia.
    Il bolscevismo, grazie soprattutto a Stalin, ristabilì uno zarismo modernizzato nella sua forma più dura.
    La storia dell’autoritarismo russo dal XV-XVI secolo ad oggi, ha conosciuto alti e bassi, ma tuttoggi si è dimostrata l’unica forza in grado di reggere tale paese, certo preferibilmente in forma più moderata come sotto gli zar del 1825-1917 e sotto il comunismo 1953/1956-1991, ma quando è crollato come nelle varie epoche dei torbidi, NON ha portato libertà e democrazia all’occidentale, ma solo ad una nuova declinazione modernizzata di quello stesso autoritarismo.
    Putin non puo’ essere sostituto dalla Svizzera o dai capitani reggenti di San Marino, pena il CROLLO della Russia.

    • Francesco says:

      invece mi sa che le possibilità di un’evoluzione liberale della Russia non fossero così scarse, mi pare che la base materiale e culturale (la borghesia cittadina e molte delle istituzioni statali) ci fossero, pure il mito fondativo della sconfitta di Napoleone era a disposizione

      e questo avrebbe coniugato Russia e Modernità, senza bisogno di psicopatici assetati di sangue e di megalomani afflitti dalla bassa statura

      la Russia descritta da Dostojevski mi pare molto simile alla Francia

      • Z. says:

        Come scrissi già diversi anni fa su questo blog, questa fantasia sull’arretrata Russia zarista che sarebbe diventata per magico miracolo un piccolo paradiso scandinavo stile Svezia se non fosse stata per i KKK (Kattivissimi Killer Kommunisti) mi ha sempre affascinato assai :D

  26. mirkhond says:

    Quanto al rapporto Cristianesimo-Romània, vediamo le cose sempre e solo da una prospettiva OCCIDENTALOCENTRICA, dimenticando che nel V secolo d.C., crollò UNA PARTE della Romània, quella OCCIDENTALE, più arretrata economicamente e culturalmente, mentre quella orientale, più ricca, colta e CRISTIANA, sopravvisse, sia pure in spazi sempre più ristretti fino al 1453-1461!
    Crollo della Pars OCCIDENTIS romana, che le sue radici nella profonda crisi culturale-economica del III secolo dopo Cristo, quando al culmine del lunghissimo processo di omologazione/romanizzazione compiuto con la Costituzione di Caracalla del 212 d.C., le differenze riesplosero sotto una serie di continui pronunciamientos di vari comandanti e relative legioni sparse ai quattro angoli dell’Impero.
    Roma e l’Italia non riuscivano più a governare tale compagine, in quanto i nuovi gruppi romanizzati e le legioni che ne portavano avanti gli interessi, chiedevano non solo maggiore attenzione alle loro esigenze, ma anche una più assidua e permanente presenza imperiale presso tali regioni, alcune molto più ricche della stessa Italia, come l’Africa del Nord.
    Diocleziano (284-305 d.C.), uscito vincitore da 50 anni di “anarchia militare” e avendo riunificato la Romània nelle sue mani, accettò il dato di fatto: e cioè che la Romània dovesse essere governata collegialmente da un cesare supremo, residente nel PIU’ RICCO ORIENTE, e un (poi più) “viceré” nelle aree balcaniche e occidentali più arretrate, seppur dotati anch’essi di titoli e attributi imperiali.
    I cesari cristiani a partire da Costantino I (306-337 d.C.), MANTENNERO tale collegialità dioclezianea, sia pur sostituendone la meritocrazia, col più normale familismo dinastico.
    In sostanza NON fu il Cristianesimo a far crollare la Pars OCCIDENTIS romana, quanto una CRISI PROFONDA DEGLI STESSI VALORI ROMANI CLASSICI, a cui semmai il Cristianesimo cercò di dare nuova linfa.
    Lo prova la LUNGA DURATA della Pars ORIENTIS, mentre gli imperatori ritirandosi in quest’area PIU’ RICCA, abbandonarono progressivamente le regioni occidentali più POVERE.

    • Francesco says:

      se l’avessero fatto davvero, senza dissanguarsi in una guerra per riprendersi l’Italia, magari sarebbero stati meglio in grado di fronteggiare l’avanzata arabo-islamica

      quello che non vedo è la relazione tra potere politico-militare di Roma e cristianesimo, almeno nella parte occidentale

      diciamo che il secondo ha saputo fare molto poco per il primo

      ciao

  27. mirkhond says:

    che ha le sue radici

  28. Moi says:

    @ FRANCESCO & PEUCEZIO

    ——

    Sarà come dice(va) Pino che Luciano De Crescenzo è uno Spacciatore di Luoghi Comuni … ma sta di fatto che il vostro disputare sul concetto di “Libertà” ha molto del “Così Parlo Bellavista” (“Milano VS Napoli”, Poli Opposti Universali di Amore e Libertà …)

    • Peucezio says:

      In effetti…

    • Z. says:

      Boh, io sono molto rozzo e per me la libertà è banalmente fare tutto quel che mi pare.

      Il che spesso è molto bello e piacevole. Altrettanto spesso può risultare nocivo per gli altri. Tavolta financo a me stesso, come la libertà di girare in scooter senza casco.

      Ogni definizione della libertà in cui si tenta di depurarla da elementi sgraditi mi sembra è sostanzialmente un’affermazione di principio ritenuto necessario per porre un limite alla libertà medesima: “libertà non significa libertà di offendere”, “la tua libertà finisce dove inizia la mia”, “la libertà non esclude il rispetto dell’interlocutore”, e così via.

      Chissà come la pensa Luciano: De Crescenzo, naturalmente, ma soprattutto Luciano al Mazlèr :D

      • Z. says:

        A questo proposito c’è uno slogan che ha riscosso un certo successo negli ultimi dieci anni, specie in via del Pratello a Bologna (dove è apparso su di un lenzuolo di protesta contro la movida locale):

        “La tua libertà di divertirti finisce dove inizia la mia libertà di dormire”.

        Il che è per certi versi corretto, se riferito all’ordinamento, laddove si intenda dire “tu hai diritto di divertirti così come io ho diritto di dormire”. E può essere sensata come osservazione di base da cui partire per porre la questione sul tavolo del sindaco.

        Tuttavia, è molto probabile che nell’intenzione del residente che ha esposto il lenzuolo questa frase significasse:

        “Il mio diritto di dormire come mi pare deve prevalere senza compromessi sul tuo diritto di divertirti come ti pare”.

        E’ stato più esplicito un villeggiante della località marittima da me frequentata. Quando ci disse che la nostra libertà finiva etc., e noi gli rispondemmo che avremmo parlato più piano (senza esservi tenuti, dato che stavamo parlando quasi sottovoce, ma noialtri siamo gentiluomini) rese subito chiaro che non intendeva bilanciare le rispettive esigenze:

        “E’ estate e io voglio dormire con le finestre aperte”.

      • Mauricius Tarvisii says:

        La tua è una definizione delle libertà, non quella della libertà.

        • Z. says:

          Beh, no – se volessi definire “le libertà” direi che il concetto tende ad equivalere a quello de “i diritti”.

          O forse non ho capito la tua osservazione :D

        • Mauricius Tarvisii says:

          In realtà è proprio quello: le libertà sono il terreno del privi-legio, ovvero dove non c’è divieto e quindi puoi fare quello che vuoi. La libertà (singulare tantum) è invece un concetto astratto con tutte le speculazioni ideali che conosciamo.

        • Z. says:

          Uhm, messa così non mi torna.

          Voglio dire, se anche l’ordinamento ti concede alcune libertà (plurale) difficilmente ti consentirà comunque di fare “quello che vuoi”.

          Magari ti dirà che puoi fare X ma dirà anche – o addirittura sottintenderà – che devi comunque farlo nel rispetto di Y, Z e K.

        • Mauricius Tarvisii says:

          Nell’ambito di quella libertà puoi fare quello che vuoi. Ovviamente nell’ordinamento non esistono soltanto libertà (altrimenti non c’è nemmeno l’ordinamento), quindi il tuo agire ha comunque dei limiti (ma in ambiti diversi, il cosiddetto bilanciamento).

        • Z. says:

          Mi sfugge il senso del ragionamento. Ma soprattutto io non intendevo parlare di ordinamenti e diritti. Quella è roba che lascio volentieri a quei sindacalisti che prima fanno approvare una legge per piallare i loro avversari e poi quando si accorgono che la legge gli sta tornando addosso si battono per abrogarla :D

          Io mi limitavo a descrivere un concetto. Libertà non è pregare Dio, non è lottare per il socialismo e non è esprimere la propria opinione nei limiti e nelle forme blah blah: libertà è fare quel che mi pare.

          Poi chiaramente nessun ordinamento te lo permette, ed è ovvio che sia così.

  29. Filoislamico says:

    “La libertà di offendere” è un concetto clamorosamente cretino, che fu spesso invocato dai neoconservatori americani per quanto riguardava l’affare con le “caricature di Maometto” e simili (e qui lo vediamo invocato da Zanardo). Se esiste qualcosa come “libertà di offendere”, allora esiste anche, per esempio, la mia libertà di picchiare Zanardo con un bastone (per esempio…)

    Una tale “libertà” è chiaramente contraria al principio stesso di convivenza pacifica civile, che è una delle parti essenziali del concetto moderno di società, sin dall’illuminismo.

    Ma, se si può, teoricamente, costruire una libertà assoluta, diciamo, la libertà di picchiare qualcuno (o di uccidere), o di offendere, nello stesso tempo esiste il diritto di difendersi da tali aggressioni. Diciamo che qualcuno ha “il diritto” (o la “libertà”) di profanare una chiesa. Va bene. Ma allo stesso tempo ha il “diritto” di uscire da quella chiesa con un naso rotto.

    “La libertà di offendere” è qualcosa di contrario anche alla ragione…

    • Moi says:

      @ FILOISLAMICO

      Prima però si dovrebbero incarcerare almeno :

      Vauro Senesi
      Maurizio Crozza
      Luciana Littizzetto
      Corrado Guzzanti
      Mario Cardinali

      ripeto: “prima di”, mica “al posto di” .

    • Z. says:

      Filoislamico,

      come vedi, è molto facile confondere la domanda “cosa significa libertà?” (che era la domanda a cui tentavo di rispondere io) con la diversa domanda “cosa dovrebbe essere incluso nella libertà che ci concede l’ordinamento?” (che è la domanda a cui hai risposto tu).

      Nel primo caso discutiamo di cosa una data parola significa, e qui secondo me la risposta può essere semplice e lineare.

      Nel secondo caso discutiamo di quanta libertà è bene che ci sia per ciascuno di noi, e qui la risposta è necessariamente complessa.

      Comunque non mi chiamo Zanardo. E’ una gag del Duca. Che a sua volta non si chiama Duca.

      :D

      Z.

    • Tortuga says:

      In ciascuna religione esistono, circa la libertà di offendere, diverse tesi.
      Quella per l’Islam la riassumo: ricordo che nel Corano è scritto qualcosa del tipo “non offendete i loro idoli se essi non offendono Allha e la vostra religione, se invece essi lo fanno, allora rispondete per le rime” (vado a memoria sul senso.

      Oppure c’è anche QUESTO
      http://iniziodallafine.blogfree.net/?t=4609529

      .

  30. Per Filoislamico

    ““La libertà di offendere” è un concetto clamorosamente cretino,”

    Io non credo né alla libertà né allo Stato, per cui non so bene cosa pensare :-)

    Detto questo, a me va bene una situazione in cui esiste la libertà di dire cose che altri ritengono offensive.

    A essere chiari, credo che si possa dire che gli omosessuali finiranno all’inferno, che i musulmani sono terroristi, che i comunisti mangiano i bambini, che i fascisti sono mostri subumani, che i bianchi sono sadici e che i messicani puzzano.

    Siccome poche persone passano il tempo come noi a fare ragionamenti sofisticati, non pretendo l’eleganza da simili affermazioni.

    Il motivo per cui è importante che si conservi questa ampia e rumorosa libertà è che il rischio di un pianeta intero di persone che stanno attente alla sensibilità altrui finisce per creare una situazione di silenzio totale, in cui nulla di nuovo possa nascere.

    Il limite sta nell’invasione degli spazi fisici degli altri: andare al Gay Pride con cartelli offensivi o entrare in una chiesa a fare i cretini non mi sembra un comportamento condivisibile.

  31. A.D. says:

    Purtroppo un mio messaggio di qualche giorno fa è sparito, in solidarietà con almeno buoni altri trenta!

    Riformulo sinteticamente e aggiorno:

    – “l’invasione degli spazi fisici altrui” è sicuramente un’idea rischiosa – ma mi si dovrebbe spiegare in cosa questa espressione dovrebbe differire, in sostanza, da “proprietà privata” o “a casa mia si fa come dico io”.
    Comunque, direi che in Russia, negli ultimi vent’anni, molti luoghi sacri sono già stati invasi, senza che il clero avesse nulla da obiettare, da “cretini” ben più potenti e “troie” ben più che dichiarate.

    – dal tenore di moltissimi commenti, mi sembra di capire che non si tenga in minima considerazione il fatto che il punk – e, in generale, l’underground russo – sia stata e tuttora sia una componente fondamentale del panorama sociale e culturale del paese. Che non piaccia o non si approvi è lecito, che lo si consideri solo mancanza di storia, circo o influenza occidentalista è assai riduttivo.

    • Z. says:

      Ma infatti la proprietà privata è uno dei pilastri della nostra società, e devo dire uno dei più sensati e ragionevoli. Almeno finché uno mi dovrà spiegare perché mai dovrei impegnarmi a curare il mio campo se i frutti del mio lavoro mi verranno requisiti dal Barone, dal Collettivo o dallo Stato.

      Quanto al principio secondo cui in casa mia ci si comporta come dico io, beh, mi pare in linea di massima una cosa assai sensata e funzionale.

      • Val says:

        Non vedo il nesso tra la questione dell’underground russo e quella della proprietà privata (a meno che punk non sia sinonimo di comunismo).

        Quanto al punk, sono d’accordo, è quello che dicevo già a Peucezio: la devota contadina russa non è più russa della blasfema Pussy Riot, se non in virtù di un’idealizzazione che come tutte le idealizzazioni è frutto di uno sguardo selettivo sulla realtà, cioè sulla rimozione di una sua parte.

        Quanto alla proprietà privata, è questione un po’ troppo complicata per essere liquidata con due battute. Impossibile non essere d’accordo sul principio che a casa mia si fa come dico io. Ma tutto si gioca sui confini di quella che ciascuno considera casa propria. Perché è evidente che già appena si scende in strada, in piazza, o nei giardini del quartiere, diventa difficile decidere chi è il padrone che stabilisce le regole. Esiste una dimensione politica ineliminabile, a meno di non immaginarsi – come fanno i libertari alla Rothbardt -un utopico mondo senza spazi pubblici e dove tutto è proprietà privata.

        • Z. says:

          Beh, direi che chi entra con un megafono ad Harlem urlando insulti razzisti contro gli afroamericani difficilmente potrà stupirsi se qualche afroamericano locale riterrà di gonfiarlo come una zampogna.

          E difficilmente i suoi eventuali piagnistei al riguardo finirebbero per commuovermi.

        • Val says:

          Beh, immagino che su Harlem tu abbia ragione. Ma hai scelto un esempio in cui letteralmente c’è il bianco da una parte e il nero dall’altra. Ci sono invece migliaia di altri esempi possibili in cui siamo in una zona grigia. I cattolici che non vogliono che il Gay pride passi davanti a una chiesa. I valsusini che non vogliono la TAV nella loro valle . Quelli che non vogliono il campo rom nel loro quartiere. Quelli che non vogliono la moschea, la sala bingo, il parcheggio sotterraneo. Gli squat che occupano un casa sfitta da vent’anni. I vicini che non vogliono la movida sotto casa. E potremmo andare avanti all’infinito: non sempre è così chiaro chi “invade lo spazio fisico” di chi.

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