Reti, territori e richieste

Pensavo di porre anche qui una serie di domande che ci stiamo ponendo nel quartiere. Cose di cui sentiamo il bisogno, ma che ancora non sappiamo bene come formulare, perché ci mancano ancora le competenze.

Quindi verranno poste in maniera molto grezza, e conto sull’aiuto dei commentatori – o di chi mi vorrà scrivere in privato – per cercare di metterle in ordine.

Qualche settimana fa, ho assistito a una splendida conferenza di una giovane di Ippolita, un gruppo milanese che pubblica testi fondamentali sul nostro rapporto con “la rete”:  consiglio vivamente la lettura del loro libro Nell’acquario di Facebook. Non capita spesso di leggere un libro che tocchi tanti temi e sia allo stesso tempo perfettamente comprensibili da chiunque.

Da lì è nata una riflessione.

Partiamo, non da noi che passiamo buona parte del nostro tempo al computer, ma dai normali abitanti di questo quartiere. Che raramente rispondono alle mail, vanno sui social media qualche volta postando spensieratamente la prima cosa che viene loro in mente e senza avere la minima idea delle sempre cangianti impostazioni di privacy, che ogni singola cosa che fanno verrà usata in qualche modo contro di loro.

Queste persone sono prive della passione tecnica e non apparterranno mai all’élite dei linuxari smanettoni, per cui è evidente che la soluzione non consiste in intensivi corsi di programmazione.

Non hanno nemmeno particolari esigenze di clandestinità. Semplicemente, non è giusto che diventino materia prima dell’industria del finto gratuito.

Per questo, si pensava a qualcosa come un server locale. Solo se vai a cercare su Google concetti del genere, trovi che i termini come “locale” hanno un senso del tutto diverso da quello che ha da noi: dove locale vuol dire queste stradine tutte vicine e queste persone che si incontrano fisicamente tutti i giorni, molto di più di quanto si incontrino su Internet.

Mi immagino un’azione su due piani: da una parte, un’educazione all’attenzione su Internet. Non si tratta tanto di “stare attenti al pedofilo”, quanto di capire i meccanismi fagocitanti, attraverso una serie di incontri da fare in un bar o al giardino, mentre i bambini giocano. Concetti che non sono tanto tecnici, quanto di buon senso.

Su un altro piano, mi immagino un artigiano di quelli che sistemano i computer del quartiere e che si offra di ospitare un server. Un server che dia la possibilità di fare mailing list, indirizzi di posta elettronica, sistemi di scambio (ad esempio anche un sistema per scambiarsi oggetti, tipo “sto per buttare una bicicletta in buone condizioni, abito in Via del Leone, interessa a qualcuno?“), magari blog e siti e qualche forma di social media autonomi.

L’idea fondamentale è la trasparenza: cioè il sistema non include alcuna insidia, non spia gli utenti, non scheda gli amici, non mette cookies nei computer, o tutte quelle cose che fanno Facebook, Youtube e Google. Fa solo pubblicità al proprietario del sistema, che è quello poi che ripara i computer a tutti e che tutti possono rincorrere con un mestolo in mano se fa qualcosa che non va.

Qualcuno ha qualcosa da contribuire o suggerire? Soprattutto, è a conoscenza di esperienze analoghe?

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265 Responses to Reti, territori e richieste

  1. Per questo, si pensava a qualcosa come un server locale.
    Potete garantirvi una buona banda in upload? Temo che sia un grosso collo di bottiglia.

  2. roberto says:

    consiglio semiserio (cioè sarebbe serio se non conoscessi la tua idiosincrasia per il libro dei ceffi)

    createvi un “gruppo segreto” su facebook.
    solo i membri possono vedere i messaggi e si può entrare solo su invito (credo, ma senza esserne sicuro al 100% che ci sia la possibilità di permettere solo agli amministratori di invitare dei nuovi membri)
    io sono iscritto a qualche gruppo e conosco varie persone che non usano mai facebook se non per partecipare a questo o a quel gruppo.
    se attacchi una banda di scotch da pacchi sul lato destro del monitor non vedi le pubblicità

    per facebook non c’è nemmeno bisogno del computer, basta uno smartphone o un tablet
    :-)

    • Z. says:

      L’unica parte del consiglio che mi è piaciuta è

      “se attacchi una banda di scotch da pacchi sul lato destro del monitor non vedi le pubblicità”

      :D

  3. mirkhond says:

    “vanno sui social media qualche volta postando spensieratamente la prima cosa che viene loro in mente e senza avere la minima idea delle sempre cangianti impostazioni di privacy, che ogni singola cosa che fanno verrà usata in qualche modo contro di loro.”

    Martinez

    Ci sta dicendo che non possiamo più scrivere qua dentro, perché sarebbe pericolosissimo per noi?

    • Francesco says:

      no, visto quello che mettiamo di noi qua dentro.

      cose molto importanti ma assai difficili da usare contro di noi

      Oddio, qualche malintenzionato adesso sa che Ritvan è sensibile all’onore dell’Albania, io a quello della Chiesa Cattolica, tu a quello del Regno di Napoli

      ma per usare queste informazioni contro di noi, ci vuole un investimento spropositato

      :D

      ciao

  4. Per Mirkhond

    “Ci sta dicendo che non possiamo più scrivere qua dentro, perché sarebbe pericolosissimo per noi?”

    Assolutamente no, per fortuna!

    Di te, posso sapere solo le cose che tu hai voluto scrivere qui. Sta a te ricordarti, ogni volta che scrivi, che anche quelle cose sono accessibili a qualunque essere umano sul pianeta e potranno restare accessibili per tempi inimmaginabili.

    Oltre a quello che sanno gli altri, io posso vedere il tuo IP e l’indirizzo email, autentico o falso (uno falso funziona ugualmente bene). Però immagino che il tuo IP sia semplicemente quello di un server da qualche parte nell’Italia meridionale.

    Non so nulla del tuo nome, cognome, indirizzo, amicizie.

    Infine, non ho alcun particolare interesse a sfruttare queste poche informazioni; al massimo potrebbero venire usate per farti qualche dispetto personale.

  5. Sempre per Mirkhond

    “Per Mirkhond

    “Ci sta dicendo che non possiamo più scrivere qua dentro, perché sarebbe pericolosissimo per noi?””

    Invece Facebook… le mie motivazioni sono chiare: io scrivo per sfogarmi, non ho secondi fini. Al limite, sono curioso di conoscere alcune tue riflessioni, nella misura in cui mi aprono nuovi orizzonti.

    Facebook offre un’esca gratuita per ottenere una materia prima da vendere ad altissimo prezzo, quindi ha bisogno di sapere tutto su di te.

    Siamo di fronte a un’entità di cui non sappiamo nulla e di cui non possiamo controllare le azioni: anche se si spuntano correttamente tutte le caselle della privacy, e le aggiorniamo ogni volta che Facebook le cambia, sappiamo realmente se Facebook le rispetta? Possiamo andare nell’ufficio di Facebook e dare un’occhiata negli armadi, a vedere cosa hanno su di noi?

    Sappiamo poi quale sia il confine di quel mare di dati? Anche nel migliore dei casi, quei dati sono una sostanza fluida che può scorrere ovunque: un semplice Snowden ha potuto accedere ai dati della NSA.

    Le cose che invece sappiamo sono, che Facebook funziona cercando di conoscere ogni dettaglio della tua vita.

    Lo fa frugando nella tua posta elettronica per cercare i “contatti”, lo fa analizzando la faccia che tu metti in rete per confrontarla con tutte le facce postate da tutti gli altri utenti e seguire quindi ogni tuo movimento nella vita. E conoscere ogni tuo interesse e legame, dal tuo conto in banca, ai libri che leggi, alle tue tendenze sessuali, al tuo reddito, alle tue idiosincrasie di ogni sorta. E capire chi frequenti e chi frequenta chi tu frequenti.

    Sostanzialmente lo fa, cercando di flessibilizzare al massimo la distribuzione delle merci, cioè trovare quella piccola nicchia di cose che si possono vendere a una persona come te; ma la conoscenza totale della tua vita può essere utile per ogni scopo vendibile – la collaborazione con il dispositivo spionistico statunitense, che a sua volta fa parte di un dispositivo globale, è l’ovvia conseguenza.

    Che non dobbiamo guardare solo con gli occhi di chi ha paura di un certo governo, perché non è solo l’aspetto politico-militare che è preoccupante.

    La vera questione è il flusso planetario di sorveglianza totale, che passa attraverso un sistema elettronico unico – non c’è confine tra l’impulso che manda il bancomat alla banca, Facebook, le mie ricerche su Google, le telecamere che riprendono il mio viso per strada.

    E per la prima volta, esiste una tecnologia in grado di fare a meno di sorveglianti umani, come già ne fa in gran parte a meno la tecnologia dei droni, ormai in grado di identificare “gruppi sospetti” in base a una serie di algoritmi ed eliminarli fisicamente, con una minima partecipazione da parte di un annoiato impiegato.

    Questo significa che non vale più la vecchia idea, che quando le spie si trovano con troppi dossier, non sanno più cosa farsene. I computer sanno cosa farsene.+ù+

    La conoscenza totale (anche se unidimensionale) dell’umanità offre un meccanismo di previsione: sappiamo scientificamente, e non più solo empiricamente, come l’umanità reagisce a determinati stimoli; e quindi possiamo stimolarli in maniera che si comportino come vogliamo – questo è stato il meccanismo fondamentale della vendita del prodotto Obama negli Stati Uniti.

    E’ probabile che Mirkhond in quanto Mirkhond non abbia molto di cui preoccuparsi; ma il dispositivo è costruito con alcuni miliardi di Mirkhond che lavorano ciascuno gratuitamente per fare da cellula cerebrale alla mente globale.

    • Francesco says:

      non hai troppa fiducia negli algoritmi? i quali almeno mancano di uno scopo proprio, per cui alla fine da qualche parte c’è un omino che spera di tirare le fila, e non ci riesce

      ciao

    • Peucezio says:

      Miguel,
      ma siamo sicuri che si tratti di una cosa nuova?
      Non voglio difendere il dispositivo di spionaggio universale, per carità, però è vero che noi siamo abituati a un concetto di riservatezza borghese che è molto recente, mentre nelle società comunitarie, esistenti ancora in molti luoghi del mondo e che caratterizzavano il tessuto sociale italiano fino a non molto tempo fa (e in parte ancora adesso) praticamente tutti sapevano tutto di tutti, si stava gomito a gomito notte e giorno e l’intimità praticamente non esisteva.

  6. mirkhond says:

    Spaventoso!

  7. mirkhond says:

    Siamo davvero a 1984 di Orwell!
    Libera nos a malo, Domine!

  8. Per Mirkhond

    “Siamo davvero a 1984 di Orwell!
    Libera nos a malo, Domine!”

    La cosa interessante è l’assoluta normalità con cui tutto ciò viene vissuto dalla grande maggioranza delle persone.

    Noi viviamo nel pieno di ciò che nel 1970 sarebbe stato considerato una distopia fantascientifica, un racconto in cui tutti tifano per l’eroe solitario che cerca di spegnere l’interruttore che tiene tutto acceso.

    E’ un segno dell’infinita flessibilità dell’essere umano, che accetta sempre come ovvio il sistema in cui vive. Facebook è “normale” quanto i sacrifici umani ai tempi degli Aztechi, o quanto qualunque altra realtà che, se non ci viviamo dentro, ci sembra allucinante.

  9. mirkhond says:

    Quello che dice La Grande Mousse ne Il dio Toth di Massimo Fini.
    E cioè che l’uomo è un animale pauroso e conformista!

  10. Per Mirkhond

    “E cioè che l’uomo è un animale pauroso e conformista!”

    Forse più semplicemente cerca di sopravvivere nella realtà che gli capita; e per sopravvivere, cerca di capire non solo come avere meno problemi, ma anche come ottenere di più.

    Gli apologeti di Facebook infatti non ti diranno solo che “non fa male”, ma ti diranno che è “un utile strumento”. E infatti, se non lo fosse, non riuscirebbe mai a procurare materia prima umana gratuita: ricordiamo infatti il semplice principio che non è Facebook che è gratuita; è il nostro lavoro, con cui facciamo arricchire i dirigenti di Facebook, che è gratuito.

    • Peucezio says:

      Aggiungerei che lo spionaggio e la violazione della riservatezza sono vissuti, dalla maggior parte degli utenti di facebook soprattutto più giovani, non come un fastidioso effetto collaterale sia pure tollerabile, ma come la bellezza stessa della cosa.
      Perché se uno mangia un cioccolatino e lo scrive su facebook (con tanto di foto), va a pisciare e lo condivide su facebook, fa un rutto e lo mette su facebook, vuol dire che vive in funzione del fatto che il mondo sappia ogni scorreggia che fa a ogni ora del giorno e della notte.

      • mirkhond says:

        Chi ha davvero qualcosa da nascondere, non lo va certo a scrivere su facebook o in altri forum,..

        • Francesco says:

          mica tanto, pensa a quanti sono finiti in galera per aver messo in rete le proprie imprese criminali

  11. roberto says:

    “La cosa interessante è l’assoluta normalità con cui tutto ciò viene vissuto dalla grande maggioranza delle persone”

    non sono “la grande maggioranza di persone” quindi parlo per me.
    uso facebook come se fosse la strada.
    – non mi metto le dita nel naso per strada = non posto su facebook foto in cui ho le dita nel naso
    – faccio per strada una battuta crudele sull’altezza del nano di arcore = faccio su facebook una battuta crudele sull’altezza del nano di arcore
    – vado a fare una passeggiata con il mio amico X = il mio amico X è tra i miei amici facebook
    – non incontro pubblicamente il gran capo della massoneria universale = non parlo su facebook dei miei rapporti con il gran capo della massoneria universale e non lo metto tra i miei amici (*)

    se sulla base di quello che posto facebook mi suggerisce di comprarmi le scarpe da basket X, beh meglio, se ne ho bisogno le provo, senno’ pazienza.

    tutto qui

    poi capisco che c’è un sacco di gente che non ha capito questo meccanismo semplicissimo, però c’è pure un sacco di gente che guida ubriaca e questo non vuol dire che le macchine o la birra siano il male.

    (*) moi e mirkhond, è una battuta :-)

  12. Per Roberto

    Qui dentro, tra i commentatori di questo blog, siamo gente strana, infatti siamo quattro gatti.

    Facebook potrà usare i nostri dati per inquadrarci, ma probabilmente non veniamo condizionati singolarmente più di tanto dalla mentalità di Facebook.

    Ma la tecnologia cambia sempre la società, ed è qui l’errore nella tua frase:

    ” però c’è pure un sacco di gente che guida ubriaca e questo non vuol dire che le macchine o la birra siano il male.”

    Ora, la birra ha avuto un’azione relativa sul mondo; ma l’automobile sì.

    E’ un errore guardare chi guida male; bisogna guardare chi guida “normalmente” e ha trasformato tutto il pianeta, da un capo all’altro, in territorio ricostruito al servizio dell’automobile.

    L’impatto intimo di Facebook non è più neutrale dell’impatto più esterno dell’automobile.

    E non possiamo dire che la trasformazione interiore della società non avrà impatto su di noi, più di quanto io possa dire che l’avvento dell’automobile non abbia avuto un impatto su di me.

    • Francesco says:

      ma a me l’automobile piace!

      peccato che ormai costi troppo e non posso più permettermela

      e per fortuna che hanno costruito delle belle strade per farci andare ME in automobile, e non siamo più agli stradoni fangosi o al selciato romano

      a parte questo, concordo su quanto l’auto abbia cambiato il mondo e forse anche Facebook. ma non credo sia un fenomeno dominabile da nessuno

      ciao

    • roberto says:

      “L’impatto intimo di Facebook non è più neutrale dell’impatto più esterno dell’automobile”

      mi sono spiegato male.

      io non dico affatto che facebook e l’automobile siano *neutrali*.

      dico che come ogni (vabbé, la maggiorparte) strumento messo nelle mani dell’uomo è uno strumento. puoi usarlo bene o male, ma non è *il male*.

      in questo senso mi sento più vicino alla “assoluta normalità con cui tutto ciò viene vissuto dalla grande maggioranza delle persone” che alle riflessioni “apocalittiche” (scusa il termine esagerato) tue o di mirkhond o di chi vede facebook come un strumento di dominio o cose simili.

    • roberto says:

      “e ha trasformato tutto il pianeta, da un capo all’altro, in territorio ricostruito al servizio dell’automobile”

      questo è un’altro punto di disaccordo, legato al discorso “strumento”. il territorio è certo “ricostruito”, ma non “al servizio dell’automobile”, bensì al servizio delle persone che l’automobile la usano. Scommetto una pizza che il giorno che esisterà il teletrasporto, nessuno si curerà più delle strade.

  13. Ippolita coglie molto bene la fondamentale trasformazione antropologica che si associa a Facebook. Che colpisce noi di rimando, ma non per questo non ci colpisce:

    http://www.scritturacollettiva.org/blog/nellacquario-di-facebook-intervista-al-gruppo-ippolita

    “Abbiamo osservato (scoprendone le cicatrici sulla nostra stessa pelle) il passaggio da società di tipo disciplinare a società della prestazione. Questa nuova fase è contraddistinta dalla scomparsa della dialettica della negatività e del conflitto. Siamo costrette a dire «Mi piace» su una foto che ritrae corpi di bambini morti in Palestina. Gli strumenti del comunicare sono diventati strumenti dell’esibire, e se non ti piace puoi solo tacere, scomparire.

    Il soggetto di prestazione è imprenditore di se stesso su scala globalizzata.

    Perennemente occupato nell’autopromozione di sé. Al divieto, all’obbligo, alla legge che caratterizzava il soggetto d’obbedienza si è sostituito il progetto, l’iniziativa, la motivazione (yes, we can!). Il positivo ha saturato il continuum spazio-tempo, creando una bolla, una sorta di acquario dove il conflitto si diluisce fino alla sussunzione totale. Ogni momento di crisi, anzi La Crisi stessa deve essere introiettata come motore del cambiamento, la performance deve essere costante (always on).”

    • Francesco says:

      non ho capito: sta lamentandosi come me che non c’è il tastino “dislike” o cosa?

    • rossana says:

      Ecco, io a questa metto un bel “Like” qui. Vale più di quelli che non metto (perché non sono su) Facebook…

    • nic says:

      @Siamo costrette a dire «Mi piace» su una foto che ritrae corpi di bambini morti in Palestina.

      Non uso, neppure conosco (!!!) FB, ma ho letto non ricordo più dove che c’é la proposta di creare il bottone: “provo empatia”.

      Problema risolto (faccina sarcastica)

    • Francesco says:

      >> Il positivo ha saturato il continuum spazio-tempo, creando una bolla, una sorta di acquario dove il conflitto si diluisce fino alla sussunzione totale

      qualcuno è in grado di tradurre quanto sopra? grazie

      credo di essere in disaccordo ma capisco troppo poco per esserne ragionevolmente certo

      Francesco il semplice

    • roberto says:

      “Siamo costrette a dire «Mi piace» su una foto che ritrae corpi di bambini morti in Palestina”

      questo invece è il tipo di discorso che non i piace perché non porta da nessuna parte.
      chi ci costringe?
      io sono da almeno 3 anni sul libro dei ceffi, lo uso quotidianamente perché mi diverte un sacco e non ho mai cliccato “mi piace” su “una foto che ritrae corpi di bambini morti in Palestina” (né in qualsiasi altra parte del mondo). al limite metto un commento, né più né meno come faccio da miguel. dove è questa costrizione che vede ippolita?

      • mirkhond says:

        Martinez forse vuol dire che la gente che clicca mi piace sulla foto del bambino ammazzato, è l’erede di quella stessa gente che negli anfiteatri romani si eccitava alla vista del sangue animale e umano…..
        In sostanza la tecnologia non rende affatto l’uomo migliore rispetto ai suoi antenati…..

      • PinoMamet says:

        “Martinez forse vuol dire che la gente che clicca mi piace sulla foto del bambino ammazzato, è l’erede di quella stessa gente che negli anfiteatri romani si eccitava alla vista del sangue animale e umano…..”

        Ma non mi pare, Mirkhond. La gente che mette “mi piace” su una foto del genere, lo fa per esprimere disapprovazione, utilizzando un canale poco appropriato.
        Chi ci si dedica meno distrattamente, come Roberto, lascia un commento.

  14. Preciso che uso Facebook come simbolo.

    In questo momento è l’azienda di punta in questo campo, ma non è detto che domani ci sia più.

    Facebook, al contrario di Google, cerca di ricostruire la specie umana e non solo informarsene, e in questo c’è un’impresa titanica che ha un suo fascino.

    Ma Facebook a sua volta fa parte di un flusso globale ben più ampio, che non dobbiamo confondere con una sola azienda, perché tutte le aziende, come tutte le persone, sono passeggere.

  15. Ippolita sottolinea anche una grande innovazione di Facebook – il “default power”, cioè che Facebook di default ha il controllo totale della tua vita, sei tu che ti devi ingegnare per uscire da quel controllo, sapendo che le regole cambiano continuamente e vengono stabilite da persone che, a differenza di te, vengono pagate esclusivamente per tenerti sotto controllo.

    Il dominio su di te è di default, appunto.

    • Francesco says:

      Scusa ma a Facebook ti devi iscrivere per essere, dove sta il default?

      Mi pare una cosetta non da poco.

      Certo, poi su FB si sono iscritti (quasi) tutti, come (quasi) tutti si erano fatti il telefono.

      Ma continuo a capire molto poco dove sarebbe il pericolo.

      PS credo che FB si sia accorto da tempo della ricchezza di sfumature contraddittorie delle persone, mi sa che è marketing elementare.

  16. Proprio il “default power” implica una cosa importante, che riguarda in modo minore tutto il nostro rapporto con la rete: la costruzione della mia identità.

    Che secondo Facebook, deve essere unica, universale e costruita. Mentre, come sottolinea Ippolita, noi siamo persone diverse in diverse circostanze, abbiamo infinite sfumature di relazioni contraddittorie.

    Facebook lavora molto sulla costruzione invece dell’identità “cristallina”, univoca, trasparente, dove non abbiamo nulla da nascondere.

    Probabilmente questo avrà un impatto relativo su una minoranza di persone come Roberto; e avrà un impatto enorme su una grande maggioranza di persone non come Roberto.

    • Roberto says:

      Come roberto in che senso?

      Ti do atto che sono un pochino più scafato dei quindicenni medi (dal che la necessità assoluta di sensibilizzare i giovanotti ai pericoli della rete, come direbbe il TG1). Ma per il resto? L’allegra brigata dei frequentatori di kelebek ha da un pezzo distrutto la mia illusione di distinguermi dalla media per il fatto di aver letto un paio di libri e saper balbettare due sconcezze in tre lingue….

  17. rossana says:

    “Forse più semplicemente cerca di sopravvivere nella realtà che gli capita; e per sopravvivere, cerca di capire non solo come avere meno problemi, ma anche come ottenere di più.”

    Per me è qui, la risposta alla domanda del post.
    Si tratta magari di ragionarci sopra cercando un equilibrio fra il “sopravvivere nella realtà che gli capita” e il “capire non solo come non avere problemi, ma anche come ottenre di più”, per i cittadini dell’Oltrarno.
    Ho una mia teoria base, per quanto riguarda rete e social network: non ho alcuna necessità di Facebook per comunicare con le persone che ho modo di vedere o sentire direttamente.
    Quando, all’epoca dei referendum, ho avuto necessità di coordinarmi con altri in vista di un lavoro comune su un obiettivo preciso, ho telefonato, camminato, stampato volantini e manifesti che andavo fisicamente ad attaccare nei negozi, cogliendo con questo occasione di coinvolgere nell’informazione gli stessi negozianti, che a loro volta informavano i clienti, etc.
    Oppure, quando c’erano da ottenere permessi o disponibilità, non ho mai usato alcuna mail: andavo di persona dal sindaco, dall’assessore, etc.
    Portando poi ai banchetti sia il sindaco che l’assessore.
    Il tutto mantenendo intanto contatti con il coordinamento regionale e nazionale via mailing-list e forum dei dove ci si coordinava con i gruppi sparsi nel territorio su iniziative specifiche nazionali o locali.
    Per dire che se la rete è uno strumento utile per comunicare idee e per stimolare riflessioni prima di arrivare a delineare un possibile percorso collettivo; se può essere un mezzo per intessere relazioni migliori con sé stessi e quindi con gli altri, tale per me è e dovrebbe restare.
    Facebook deve forse il suo successo proprio al fatto che rispecchia una società disgregata in cui da una parte si esalta dell’individuo solleticando la vanità di superficie facendolo illudere di “essere qualcuno”, finendo con questo per ridurlo a non essere nient’altro che un paio di freddi e illusori bit permanenti in rete.
    Il culto della lapide universale.
    Credo sia ottima l’idea del server locale e l’insegnare a giocare con la rete a chi ancora non lo sa fare; ma stimolerei anche la produzione creativa di bacheche reali dove appuntare messaggi di carta.
    Di qualsiasi natura siano: vendo/compro ma anche sto bene/sono felicemente papà di Nina o “sto per essere pignorato al civico n° “, etc.
    Scrivere con carta e penna, dove si può, è sempre molto di più che postare uno stato su Facebook o di inviare una mail per dire a qualcuno che ci si vede da qualche parte.
    Oggi creare idee nuove che “facciano squadra”, può essere proprio il ridare valore a ciò che vogliono convincerci non ne abbia più nessuno.

  18. nic says:

    @”L’idea fondamentale è la trasparenza: cioè il sistema non include alcuna insidia, non spia gli utenti, non scheda gli amici, non mette cookies nei computer, o tutte quelle cose che fanno Facebook, Youtube e Google”.

    quello che vorresti fare è una intranet di quartiere per fibra o cavo (un po’ improbabile ma molto più sicura) o per wifi. Nel qual caso gli utenti avranno accesso solo al server locale separato dal mondo. Un chat tra vicini per esempio. Ma se “esci” dalla tua rete all’internet, usando google o fb per esempio, server o no server locale, sarai già sotto osservazione. Sarebbe comunque un bel esperimento: l’antinet o localnet.

  19. mirkhond says:

    “in questo senso mi sento più vicino alla “assoluta normalità con cui tutto ciò viene vissuto dalla grande maggioranza delle persone” che alle riflessioni “apocalittiche” (scusa il termine esagerato) tue o di mirkhond o di chi vede facebook come un strumento di dominio o cose simili.”

    Non mi meraviglio affatto, Ruperto……

  20. Per Mirkhond

    “Martinez forse vuol dire che la gente che clicca mi piace sulla foto del bambino ammazzato, è l’erede di quella stessa gente che negli anfiteatri romani si eccitava alla vista del sangue animale e umano…..”

    In parte forse è vero: c’è sicuramente qualcosa che ci ammalia (tutti, non solo “gli altri”) alla vista del sangue.

    In parte, invece, come giustamente dice Pino, si tratta di esprimere indiretta disapprovazione.

    Ciò che però è veramente triste di questo modo di fare è come il clic assuma un valore magico, come surrogato di un’azione concreta; ed è su questo meccanismo che campano i parassiti di Avaaz e Change.org.

    Certo, la possibilità di intervenire realmente sulla questione palestinese è più o meno pari a nulla, però il clic è meno di nulla.

    • Francesco says:

      se i politici iniziano a contare i clic come fanno con i sondaggi, forse non è così inutile e insensato

      • Z. says:

        O forse i politici italiani, che non a caso hanno sottostimato Grillo di un intero ordine di grandezza, non sono poi le aquile che credono di essere.

  21. Piccola scena della Civiltà dell’Automobile, o se preferite di Vita Fiorentina.

    Una delle nostre oggi va a prendere la bambina all’asilo nido Pollicino, in Viale Ariosto.

    Sulle strisce pedonali, c’è una signora anziana sdraiata, appena abbattuta da un’automobile, comunque ancora in grado di parlare.

    L’automobilista abbattitore si era fermato, al solo scopo di riempire di insulti la signora, accusata di aver camminato troppo lentamente sulle strisce.

    E i fiorentini, quando si mettono a insultare, ci sanno fare.

    • Moi says:

      Gente come quell’ automobilista lì è in grado di capire una cosa sola, che nessuno saprebbe spiegargli meglio di … un Nipotino Calciante ;)

  22. Moi says:

    ***** SEGNALAZIONE

    Dopo i Meridionali, Aldo Cazzullo prende di mira i Giovani : *****

    Aldo Cazzullo

    Basta piangere!

    http://www.librimondadori.it/libri/basta-piangere-aldo-cazzullo

    [Egli, però, non è né meridionale né giovane … ndr]

    «Non ho nessuna nostalgia del tempo perduto. Non era meglio allora. È meglio adesso. L’Italia in cui siamo cresciuti era più povera, più inquinata, più violenta, più maschilista di quella di oggi. C’erano nubi tossiche come a Seveso, il terrorismo, i sequestri. Era un Paese più semplice, senza tv a colori, computer, videogiochi.

    Però il futuro non era un problema; era un’opportunità.» Aldo Cazzullo racconta ai ragazzi di oggi la storia della sua generazione e quella dei padri e dei nonni, «che non hanno trovato tutto facile; anzi, hanno superato prove che oggi non riusciamo neanche a immaginare.

    Hanno combattuto guerre, abbattuto …

    «Non ho nessuna nostalgia del tempo perduto. Non era meglio allora. È meglio adesso. L’Italia in cui siamo cresciuti era più povera, più inquinata, più violenta, più maschilista di quella di oggi. C’erano nubi tossiche come a Seveso, il terrorismo, i sequestri. Era un Paese più semplice, senza tv a colori, computer, videogiochi.

    Però il futuro non era un problema; era un’opportunità.» Aldo Cazzullo racconta ai ragazzi di oggi la storia della sua generazione e quella dei padri e dei nonni, «che non hanno trovato tutto facile; anzi, hanno superato prove che oggi non riusciamo neanche a immaginare.

    Hanno combattuto guerre, abbattuto dittature, ricostruito macerie. Hanno fatto di ogni piccola gioia un’assoluta felicità anche per conto dei commilitoni caduti nelle trincee di ghiaccio o nel deserto.

    Mia bisnonna sposò un uomo che non aveva mai visto: non era la persona giusta con cui lamentarmi per le prime pene d’amore. Mio nonno fece la Grande Guerra e vide i suoi amici morire di tifo: non potevo lamentarmi con lui per il morbillo. L’altro nonno da bambino faceva a piedi 15 chilometri per andare al lavoro perché non aveva i soldi per la corriera: come lamentarmi se non mi compravano il motorino?». I nati negli anni Sessanta non hanno vissuto la guerra e la fame; ma sapevano che c’erano state. Hanno assorbito l’energia di un Paese che andava verso il più anziché verso il meno. Hanno letto il libro Cuore, i romanzi di Salgari, Pinocchio, i classici. Non hanno avuto le opportunità dell’era digitale, scrivevano lettere e non mail o sms, ma proprio per questo hanno conosciuto il tempo in cui le parole avevano un valore.

    Basta piangere! rievoca personaggi, canzoni, film, libri e oggetti di un’Italia che si accontentava di poco: Yanez e Orzowei, il mago Silvan e le piste per le biglie, i Giochi senza frontiere e la Febbre del sabato sera, i miti dello sport e della musica, le mode effimere e i cambiamenti profondi. Attraverso il racconto degli ultimi decenni, Aldo Cazzullo ricostruisce l’inizio della crisi e il modo in cui se ne può uscire: i quarantenni, anziché beccarsi come i capponi di Renzo, si uniscano per cambiare il Paese. E i ragazzi smettano di piagnucolare per qualcosa che ancora non conoscono e che dipende soprattutto da loro: il futuro.

    • mirkhond says:

      Ma tutto va ben, madama la marchesa!

      • mirkhond says:

        “i quarantenni, anziché beccarsi come i capponi di Renzo, si uniscano per cambiare il Paese. E i ragazzi smettano di piagnucolare per qualcosa che ancora non conoscono e che dipende soprattutto da loro: il futuro.”

        Infatti una cosa già si puo’ fare: evitare di compare i libri di cazzullo, e addirittura se possibile, perfino di leggerli.
        Sai quante energie risparmiate a non sorbirsi il palloso ed ipocrita moralista alla bagnacauda?

        • Z. says:

          Devo dire di non conoscere nessuno che abbia letto, e men che meno comprato, un libro di Cazzullo.

          Mi è bastato, e avanzato, leggere un paio di articoli sul supplemento del Corsera, anni fa.

          “And I said no no no”, come la povera Amy Winehouse.

          http://www.youtube.com/watch?v=KUmZp8pR1uc

        • mirkhond says:

          A me è bastato I Misteri di Torino, scritto in coppia con Messori.
          Nel libro, il Messori dice però una cosa che spiega il perché i piemontesi siano spesso detestati dagli altri italiani:
          E cioè proprio la loro SPOCCHIA di credersi migliori, di sentirsi “educatori” degli altri italiani, visti come monelli sottosviluppati da “rieducare”.
          Insomma il concetto che inizia da Fenestrelle, e finisce con Cazzullo, passando per Cuore di De Amicis e il Partito d’Azione…..

        • Z. says:

          Cazzullo + Messori? Miseriaccia che bella coppia :D

        • Andrea says:

          “…e il Partito d’Azione…..”.

          Non credo che il Partito d’Azione sia legato al Piemonte in maniera esclusiva… Voglio dire, se si intende il primo PdAZ, allora sarebbe il caso di sottolineare che Mazzini era ligure…
          Per quanto riguarda le esperienze successive, mi piacerebbe ricordare che i fratelli Rosselli abitavano a Firenze, che Aldo Capitini era abruzzese, etc.

        • mirkhond says:

          Mi riferisco al suo spirito spocchio-elitario di chi guarda dall’alto in basso i “cafoni” da civilizzare, Andrea…..
          E quello spirito trova in una certa cultura PIEMONTESE, il suo centro…..

        • Mauricius Tarvisii says:

          Mirkhond, forse non hai avuto modo di conoscere le famiglie altolocate “di una volta” pugliesi e la loro nauseante spocchia. Roba da “una volta avevamo la carrozza e i contadini che lavoravano per noi, oggi la badante straniera pretende perfino le ferie!” o “una volta la servitù era sottomessa, oggi invece credono di essere tuoi pari”.

    • Francesco says:

      non conosco Cazzullo ma queste citazi0ni mi piacciono veramente molto!

      stronzo ma ha decisamente ragione

      però dovrebbe raccontare anche come i più che 40enni hanno distrutto il Paese

  23. Moi says:

    Facebook, Youtube, Google, e mille altre robe alienanti elettroniche affinché si possa programmare nel video il mondo che si vuole. E ora, i FiloIslamici riconoscono o no gli Straordinari dell’ Arcangelo Gabriele per l’ oramai nota (anche a loro) “Computer Capriccio” di Alberto Camerini ?!

  24. Per Rossana

    “Quando, all’epoca dei referendum, ho avuto necessità di coordinarmi con altri in vista di un lavoro comune su un obiettivo preciso, ho telefonato, camminato, stampato volantini e manifesti che andavo fisicamente ad attaccare nei negozi, cogliendo con questo occasione di coinvolgere nell’informazione gli stessi negozianti, che a loro volta informavano i clienti, etc.”

    Ma infatti, proprio per questo, non ci serve un’isola informatica in cui imbozzolarci. Serve qualcosa di molto semplice, per alcune cose semplici, e soprattutto per educare all’indipendenza.

    Noi tutti i giorni facciamo in pratica la ronda del quartiere, e spesso la facciamo portandoci dietro locandine da attaccare nei punti strategici, usando sempre lo scotch per carta che non strappa via l’intonaco quando si toglie e non lascia segni sul vetro.

    Tutto il quartiere è pieno di avvisi sia del Comitato OltrarnoFuturo, sia della nostra Associazione, ma anche di anonimi, e abbiamo trovato i punti cruciali (la fermata del 6, le scuole, gli angoli dove nessuno ce li stacca, il farmacista, la ludoteca…).

    Se vieni in Oltrarno, potrai vedere poi la Francesca che attacca le locandine mentre guida un enorme passeggino con dentro il figlio piccolo, sugli strettissimi marciapiedi, mentre l’altro figliolo si fa le corse… :-)

  25. per Moi

    “Gente come quell’ automobilista lì è in grado di capire una cosa sola, che nessuno saprebbe spiegargli meglio di … un Nipotino Calciante ;)”

    Circa un mese fa, proprio nello stesso punto, ho visto il macchinone di un finto invalido speronare la macchinina davanti. La signora che guidava la macchinina è scesa, così come il finto invalido.

    E siccome la signora in questione aveva un’aria non italiana (dopo avrei scoperto che era giapponese, ma sembrava una rivoluzionaria peruviana), il finto invalido la stava pesantemente insultando, con minacce, parolacce e inviti a tornare al “paese suo”.

    Ora, io giro sempre con una macchina fotografica alla cintura, e quindi ho applicato la vecchia tecnica di correre incontro al signore e scattargli una foto in faccia, mentre inveiva.

    Conseguenza? Il signore – che non voleva sentirne di assicurazioni – ci ha portati dal meccanico Lorenzo, che ha aggiustato, a spese del finto invalido, la macchina della signora.

    Ci siamo anche stretti la mano, e la signora giapponese mi ha poi invitato a un bellissimo concerto di violino.

    • Z. says:

      Miguel,

      — Ora, io giro sempre con una macchina fotografica alla cintura —

      Dovremmo fare tutti come te. Non dico che si eliminerebbero tutti gli abusi, ma ridurne un pochino il numero sarebbe già tanto.

      Quanto hai speso per la tua?

      • Francesco says:

        mai sentito parlare di telefoni cellulari?

        con i quali puoi spedire la foto alla questura, ai giornali, alla moglie del tizio in pochi istanti

        :)

    • serse says:

      – Ora, io giro sempre con una macchina fotografica alla cintura –

      Lo sapevo che giravi sempre armato, data la tua professione (addestramento e affini).

  26. Moi says:

    L’ “Acquario” di Facebook è una citazione Fantozziana ?!

    http://www.youtube.com/watch?v=b-knI3OIJYs

  27. Per Peucezio

    “però è vero che noi siamo abituati a un concetto di riservatezza borghese che è molto recente, mentre nelle società comunitarie, esistenti ancora in molti luoghi del mondo e che caratterizzavano il tessuto sociale italiano fino a non molto tempo fa (e in parte ancora adesso) praticamente tutti sapevano tutto di tutti,”

    Verissimo.

    Però questa mutua sorveglianza, per quanto sgradevole, non abbracciava il pianeta intero; e probabilmente permetteva una grande distinzione tra gruppi sociali: non credo che il padrone del podere potesse sorvegliare più di tanto il poco tempo libero dei suoi braccianti.

    C’era sempre un ampio spazio di complicità e di dissimulazione.

  28. mirkhond says:

    Eppoi uno poteva fuggire e scomparire per sempre, mica come oggi che subito ti piazzano Chi l’ha visto per rompere i coglioni a gente che se se ne è fuggita, è perché ci ha i suoi motivi……

  29. Peucezio says:

    Miguel, non c’entra nulla, ma cosa pensi del movimento dei Forconi?

  30. Per Mirkhond

    “Eppoi uno poteva fuggire e scomparire per sempre”

    Questo è un elemento cruciale, che ha trasformato in anni recentissimi il mondo.

    Quando ero giovane io, era normale che uno potesse scomparire andandosene in Paraguay o in Afghanistan.

    Oggi questa possibilità è stata del tutto eliminata.

    Da leggere, Shantaram, bellissimo romanzo/racconto vero, che parla dei tempi in cui si poteva ancora sparire. E incidentalmente narra anche uno degli aspetti migliori della specie umana, la capacità di formare comunità sane anche nelle condizioni peggiori.

    • Francesco says:

      x me se vai in Pakistan riesci benissimo a sfuggire a Fb

      a meno che non passi il tempo in un Internet cafè, connesso a Fb col tuo vecchio account

      ;)

  31. mirkhond says:

    Io nel 1860-61, ad esempio, sarei potuto fuggire alla piemontocrazia, magari nascondendomi chessò nell’Appennino bolognese o in Val Marecchia, dopo essere evaso dal deposito di Casaralta (Bologna), dove venivano concentrati i coscritti napoletani e siciliani catturati al “Sud” per essere “rieducati” in Piemonte…
    Magari sarei morto di stenti, ma avrei potuto essere accolto da una famiglia di montanari romagnoli, com’è davvero successo a dei miei connazionali di allora.
    Oggi invece, sarebbe già tanto che a Caprara sopra Panìco (oggi Marzabotto) o sui monti presso Verucchio, riuscissi almeno ad addormentarmi per sempre sotto una coltre di neve……

  32. mirkhond says:

    “Quando ero giovane io, era normale che uno potesse scomparire andandosene in Paraguay o in Afghanistan.”

    Ho ragione a pensare di essere un frutto fuori stagione.
    Perché Gesù mi hai fatto nascere nell’epoca sbagliata?

  33. Per Peucezio

    “Miguel, non c’entra nulla, ma cosa pensi del movimento dei Forconi?”

    Intanto, penso che non esista: cioè ci sono realtà diversissime che si sono date appuntamento il 9 dicembre, con scarso contatto tra di loro.

    Però tutti questi movimenti, diversissimi, riflettono un fatto: che il “ceto medio” (ma esiste un “ceto operaio” da contrastargli?) è arrivato al capolinea, come stanno arrivando al capolinea tutti gli artigiani, i piccoli commercianti, tutti quelli che comunque lavorano ancora con qualcosa e non solo con i soldi… quanti ne conosco qui in Oltrarno!

    Caratteristica fondamentale di lavori di questo tipo è che richiedono una totale concentrazione, per cui sono difficili da conciliare con qualunque altro interesse: ecco perché ci arrivano solo adesso a cogliere la portata del collasso che hanno davanti, e hanno idee estremamente confuso sul motivo di questo collasso.

    Trovo molto positivo che rivolgano la loro ira, per una volta, non solo contro i “lavativi statali” o “gli immigrati”, ma finalmente contro l’intero sistema che dall’alto li sta distruggendo. Anche se ho dubbi fortissimi sulla correttezza delle loro analisi, sulla questione dell’euro e sulle banche.

    Trovo positivo che tutto parta da un ceto post-politico, da gente che non ha nulla a che vedere con i volponi della politica, mainstream o estremista, e non mi preoccupano i penosi tentativi di Forza Nuova di far vedere che ci sono anche loro.

    Ma la contestazione, da sola, non porta da nessuna parte, e quindi tutto il movimento finirà nel nulla. Resteranno solo le cause, che porteranno ad altri movimenti analoghi.

    Non si può fare nulla, se non si costruisce un mondo diverso, concretamente.

    • Z. says:

      Come sempre, ciascuno considera ciò che vede come l’ennesima conferma della bontà delle proprie idee, quali che siano.

      E in effetti è precisamente quel che sto facendo anch’io, in questo momento.

      :)

    • paniscus says:

      “Miguel, non c’entra nulla, ma cosa pensi del movimento dei Forconi?”

      Intanto, penso che non esista: cioè ci sono realtà diversissime che si sono date appuntamento il 9 dicembre, con scarso contatto tra di loro.

      ————————–

      E come no, c’è stata perfino un’intera classe della mia scuola che aveva sentito confusamente parlare di un “grande sciopero di tutti gli italiani” e che ha deciso lì per lì di improvvisare una bella assenza di massa, senza nemmeno informarsi prima se una manifestazione ci fosse davvero o no, e da quali gruppi e associazioni fosse organizzata.

      Poi nel giro di mezz’ora si sono resi conto che non era vero niente (ossia che, la manifestazione non c’era, che nessuna organizzazione di studenti era coinvolta, e che nessun’altra classe della stessa scuola ne sapeva nulla).

      E allora, invece di metterci una pezza presentandosi a scuola ugualmente, scusandosi e chiedendo di entrare alla seconda ora (o almeno di imboscarsi in un parco o in un centro commerciale)…

      …hanno pensato bene di starsene per tutta la mattinata in giro per lo stesso quartiere e per le strade DAVANTI ALLA SCUOLA, compreso lo stesso bar dove sanno benissimo che andiamo a prendere il caffè noi nei momenti liberi, e dove sono stati tranquillamente visti, in più orari diversi, da diversi insegnanti di passaggio :)

      Queste sono le cose che instillano veramente ottimismo sulle potenzialità intellettive e creative delle generazioni più giovani. :(

      L.

      • Roberto says:

        Pure noi in prima o seconda liceo avevamo fatto la stessa cosa (e al rientro dallo sciopero fantasma tutta la classe è stata sospesa per un giorno)
        :-)

        • PinoMamet says:

          Io ricordo che ai miei tempi, quando non si sapeva cosa inventarsi, si protestava contro il razzismo.
          “Oggi sciopero!”
          “Per cosa?
          “Mah… contro il razzismo!”

          Geniale il cartello di C.: “Non trattiamo i negri come i taroni”.

      • paniscus says:

        Ok, ma voi in tali casi ve ne andavate a spasso per giardini, per negozi o per muretti e panchine, in luoghi di socializzazione un po’ fuori vista… o ve ne restavate lì come salami a 100 metri dalla scuola, andando a prendervi il caffè nello stesso bar frequentato da tutti i vostri insegnanti? Perché è quello il tocco generazionale che fa la differenza!

        L.

        • PinoMamet says:

          Farò come gli antropologi e utilizzerò il linguaggio della popolazione oggetto di studio:

          ai miei tempi “essere beccati dai professori” era “una grandissima figura di merda” per la quale “si veniva presi per il culo”, perciò la si evitava disperdendosi nei posticini meno frequentati (“figa, ho fatto fogone e sono andato in quel bar di vecchi dove c’è il biliardo”) o in certe casi nelle cittadine vicine ottimamente collegate con bus e treni- all’epoca…

        • PinoMamet says:

          Facciamo un esempio con nomi inventati

          “Figa, Massi ha fatto fogone e è andato a Fiorenzuola con la Rossi, e si è smingato (scordato) che la Rompigazzi di filosofia abita poprio lì! Minchia, li ha beccati che limonavano su una panchina!”

        • Francesco says:

          io ero un krumiro già allora … quanti ricordi che non ho!

          PS che poi nel mio Liceo le manifestazioni o gli scioperi erano comunque rari come gli attacchi di peste bubbonica

        • Roberto says:

          In effetti si andava il più lontano possibile dalla scuola (in inverno all’accademia del biliardo, in estate a giocare a basket in qualche parco)

          Brrrr… Quando penso alla scuola orrenda che ho fatto ho sempre i brividi e mi chiedo come cavolo sia possibile che io sia poi riuscito ad avere un lavoro ed una vita normale.

        • paniscus says:

          Farò come gli antropologi e utilizzerò il linguaggio della popolazione oggetto di studio:

          “figa, ho fatto fogone”

          ———————————-

          A Firenze si dice “fare forca”.

          Ma visto il livello di incompetenza comunicativa e di sprovvedutezza sociale del gruppetto in oggetto, che conosco bene, mi viene il dubbio atroce che abbiano equivocato esattamente per quello.

          Magari avevano sentito vagamente parlare di “forconi” e hanno pensato che fosse stata indetta una sorta di festa nazionale di quelli che fanno forca… :)

          L.

  34. Per Mirkhond

    “Io nel 1860-61, ad esempio, sarei potuto fuggire alla piemontocrazia, magari nascondendomi chessò nell’Appennino bolognese o in Val Marecchia,”

    Proprio nell’alta Val Marecchia, dove il fiume si attraversa a piedi quasi senza bagnarsi le scarpe, accolsero durante la guerra tante persone dalle origini confuse e incerte, provenienti da paesi lontani, con il principio scaramantico, “se accolgo questo disgraziato russo in casa mia, forse Dio risparmierà mio figlio, se è ancora vivo”.

  35. Moi says:

    eposito di Casaralta (Bologna), dove venivano concentrati i coscritti napoletani e siciliani catturati al “Sud” per essere “rieducati” in Piemonte…

    [cit.]

    ———————————

    Ammetto che l’ ignoravo … pesissimo !

  36. mirkhond says:

    Per Moi

    Leggiti I Lager dei Savoia di Fulvio Izzo.
    Si parla del deposito di Casaralta, come luogo in cui arrivavano (a piedi) i coscritti forzati borbonici provenienti da Rimini, e lì giunti via mare, dai porti adriatici della mia patria invasa.
    A Casaralta venivano stipati nei treni che li deportavano in Piemonte per la “rieducazione”!
    Stando ad un giornale piemontese dell’epoca, il 3 settembre 1861, le autorità piemontesi giunsero a costituire degli equpaggi “salva-duosciciliano”, poiché appena le navi piemontesi giungevano a Rimini, molti dei nostri si gettavano a mare per suicidarsi!

    • Z. says:

      E c’era da capirli, i poveri duosiciliani.

      Li deportavano in un postaccio pieno di arroganti, con un accento cacofonico e un dialetto imbastardito, che mangiano piadina mediocre e scrivono poesie da centro commerciale e credono di essere gli unici veri romagnoli…

      Trovo perfettamente ragionevole che pur di evitarlo affrontassero con coraggio una morte orrenda come l’annegamento!

      • mirkhond says:

        Rimini era solo una stazione di passaggio per Casaralta e poi il vero inferno che era il Piemonte.
        Da quel che dici, ne deduco che Rimini non debba essere un luogo molto accogliente per noi…
        Come mi confermò un’arrogante signora del luogo, conosciuta in treno molti anni fa, e che non faceva che parlare male di noi, che non vogliamo lavorare, che abbiamo case come le reggie, che facciamo matrimoni faraonici ecc.
        Quando scese a Rimini, il resto del viaggio fu una liberazione per tre poveri “taroni” che da Milano erano stati costretti a sorbirsi le sue contumelie….

        • Z. says:

          Battute a parte, credo che Rimini fosse una bella e interessante cittadina portuale romana, prima che la turistificazione di massa la rivoltasse da capo a piedi.

          Adesso, beh, è un allucinante formicaio con un mare che – come scrisse Zavoli trent’anni fa – nei giorni d’agosto “ribolle come un minestrone di verdure“. Non solo: un’inchiesta di Repubblica dell’ultimo anno mostrava come Rimini presentasse prezzi tra i più alti d’Europa – se paragonati a località come Creta, Malta e le altre località più quotate del Mediterraneo – e servizi più scadenti da ogni punto di vista.

          Eppure è piena di vacanzieri anche dal Meridione. Che snobbano spiagge che il mondo ci invidia per farsi mezza Italia in auto e ficcarsi in posti così.

          A volte penso che mi sarebbe piaciuto visitarla com’era prima, prima di quella turistificazione di cui la Romagna meridionale va così orgogliosa (non senza ragione: organizzazione e intraprendenza hanno consentito di trasformare un posto dove non c’era niente in una Mecca turistica) e che almeno dalle mie parti le amministrazioni sono riuscite a contenere entro livelli di guardia.

        • Roberto says:

          Però Rimini se ci vai in inverno è una cittadina piuttosto carina.
          Poi d’estate diventa un incubo surreale, su questo non ci piove

        • Z. says:

          Sì ma d’inverno a Rimini è freddo…

          Prova a chiedere a chi c’è stato per lo scritto dell’esame!

          :D

      • mirkhond says:

        A me più che Rimini e il troiaio della riviera, attirano la Val Marecchia e Verucchio, se Dio vorrà, mi piacerebbe davvero vedere…..
        ciao!

    • Moi says:

      http://it.wikipedia.org/wiki/Casaralta

      a Bologna tale zona è famosa per le “Lotte Operaie” … classica operazione di “mempria selettiva”. Molta popolazione “quasi-originaria”, giunta nel II Dopoguerra dalla Provincia di NordEst e dal Ferrarese.

  37. mirkhond says:

    Aggiungo che, stando ad Alfredo Comandini, storico romagnolo fieramente unitarista, nonché figlio di un mazziniano che si era fatto anni di carcere sotto il dominio pontificio, stando al Comandini dicevo, nel 1862 a Bologna vennero arrestati dei sacerdoti vicini alla Curia, con l’accusa proprio di favorire le fughe dei coscritti, napoletani, siciliani e di altre regioni d’Italia.
    Si trattava della rete clandestina costituita dalla Chiesa e da settentrionali nostalgici degli stati preunitari e antipiemontesi, che aiutavano i nostri a fuggire dalla leva piemontese!
    Nella rete vi erano anche dei piemontesi, verosimilmente cattolici reazionari ostili alla svolta liberale dei Savoia, e che facevano o cercavano di far evadere i nostri anche nella stessa tana del lupo, il Piemonte!

  38. Moi says:

    Oggi c’era … “la Cécile” ;) a Firenze.

    http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2013/12/13/Agguato-Firenze-Kyenge-ricorda-vittime_9775869.html

    chissà se ha duettato un “Thank You Madiba” con Renzi …

  39. mirkhond says:

    “Battute a parte, credo che Rimini fosse una bella e interessante cittadina portuale romana, prima che la turistificazione di massa la rivoltasse da capo a piedi.”

    Lo penso anch’io dopo aver visto Amarcord (pur se il Borgo San Giuliano, quartiere di Rimini, al centro delle vicende del film, è stato ricostruito a Cinecittà, con esterni ad Anzio e Ostia Antica; idem per il casolare di campagna, dove la famiglia Biondi va a villeggiare, che però assomiglia al contado riminese, almeno com’è apparso al sottoscritto dal treno).
    ciao!

    • Francesco says:

      Rimini è ancora bella, solo che devi allontanarti dal mare e cercare la città “vera”

      Ci vado quasi ogni anno, a primavera, per gli esercizi spirituali della nota famiglia mafiosa, come direbbe qualcuno qui.

      PS quei pregiudizi sui meridionali sono tipici di tutto il resto d’Italia, non solo di Rimini, e non molto significativi, guarda quanti pochi voti prende la Lega ormai

  40. Moi says:

    “Eppure (Rimini) è piena di vacanzieri anche dal Meridione. Che snobbano spiagge che il mondo ci invidia per farsi mezza Italia in auto e ficcarsi in posti così.”

    [cit.]
    ————————–

    C’è una scena del film “Da Zero a Dieci” del Liga che spiega benissimo l’ apparente (!) paradosso.

  41. mirkhond says:

    Sempre per Moi e Zanardo.

    Avant’ieri leggevo sulla sacra wiki, che nel 2009, in seguito ad un plebiscito di tre anni prima, sette comuni della provincia di Pesaro-Urbino (tra cui la celebre San Leo), sono stati annessi alla provincia di Rimini, e dunque alla Romagna.
    Ma, pare, stando sempre a ciò che ho letto, che addirittura l’intera provincia nord-marchigiana, sente Bologna come la sua vera capitale e vuol gravitare verso la Romagna.
    Ma è vero? Che ne pensate?

    • Moi says:

      Se è vero, “nescio brisa”. Qualora lo sia … qu€$tion€ di Turi$mo. ;)

    • Z. says:

      Che sentano Bologna come loro capitale ho grossi dubbi.

      Che Pesaro sia generalmente considerata parte della Grande Romagna però è vero, e che molti di loro farebbero volentieri il passaggio anche.

      Naturalmente, le ragioni citate da Moi hanno il loro peso non indifferente…

  42. Moi says:

    Perchè Rimini é come il blues , tratto da “Da Zero a Dieci”

    http://www.youtube.com/watch?v=0bZerH_Enpk

    Si chiama “Secolarizzazione” … vituperarla da Religiosi è patetico, vituperarla da Atei è ridicolo. ;)

    • mirkhond says:

      Si, ma spendere tanti soldi per un simile troiaio!
      Non mi tira proprio…..

    • Z. says:

      Il Liga capisce di blues come io di medicina nucleare.

      E infatti Rimini c’entra col blues come il Liga c’entra con la medicina nucleare.

      E soprattutto, tra tutte le cose elencate dalla voce narrante, non ce n’è una che mi attragga. Anzi, trovo una parte di loro indifferenti e un’altra parte – maggioritaria – fastidiose.

      Però non ci sono dubbi: chi sale (o scende) a Rimini non lo fa certo per il mare. Il che testimonia del genio dei riminesi.

  43. Moi says:

    Purtroppo è stato rimosso da internet, ma a Modena un “Fuorone” travestito da Darth Vader si presentò a sorpresa (!) allo Sproloquio di Sandrone per il giorno del San Geminiano con un “Sgorghiguel … a sòn mé tò pèder !” Purtroppo non l’ ho visto dal vivo, sennò avrei rischiato seriamente soffocamento da risate.

  44. Moi says:

    http://raincoaster.files.wordpress.com/2008/06/darth-vader-and-priests.jpg?w=550

    Dev’essere una moda “vàiral” di disturbo, o come si chiama … questo in Australia.

  45. Per Serse

    “– Ora, io giro sempre con una macchina fotografica alla cintura –

    Lo sapevo che giravi sempre armato, data la tua professione (addestramento e affini).”

    :-)

    In realtà le foto sono venute malissimo, ma l’impatto dello sconosciuto che ti aggredisce con una macchina fotografica mentre stai facendo il deficiente è stato decisivo. Immagino poi che la macchina fosse intestata alla mamma novantenne, e quindi che lui non potesse permettersi un normale accertamento assicurativo. Per cui ha risolto tutto subito, e nel migliore dei modi.

    Poi ho scoperto che il finto invalido era un artigiano dell’Oltrarno – in fondo, è anche con gente così che dobbiamo costruire qualcosa :-)

  46. nic says:

    @ Poi ho scoperto che il finto invalido era un artigiano dell’Oltrarno – in fondo, è anche con gente così che dobbiamo costruire qualcosa :-)

    forse é che il Qualcosa che c’é giá anche se non ci piace (a noi, i 4 gatti strani) l’ha costruito tanta gente cosí, normale :-(

  47. serse says:

    “anche con gente così che dobbiamo costruire qualcosa”

    In certe circostanze può capitare che qualche rotella sfugga al controllo e si butti a sinistra. :-)
    Ben venga qualcuno che aiuti a ritornare in se.
    Insomma sei una specie di maestro zen.

  48. nic says:

    @”aiuti a ritornare in se”
    ancora mi sorprende, persino commuove, questa irriducibile fiducia in una originaria, organica “bontà” umana, contro ogni evidenza.

    • serse says:

      E’ quello che volevo dire pure io ad uno che vuole mettere una intranet di quartiere.
      Vuoi che nel quartiere non ci siano una caterva di s… t.. r… (pardon, umani) che ti sputtanano?

  49. Moi says:

    http://www.ilmessaggero.it/ROMA/CRONACA/casapound_forconi_via_iv_novembre_ue/notizie/407662.shtml

    Forconi, arrestato il vice-presidente di Casapound per un blitz nella sede della Ue

  50. Moi says:

    A proposito di Cristeros, nell’ interoretazione dell’ Apologeta Giampaolo Barra, Direttore de “Il Timone” :

    http://www.youtube.com/watch?v=OmexwOV74RM

    Frase Clou a 1:10 … ;)

  51. Moi says:

    Ma che fine ha fatto Habsburgicus ? Se la sarà mica presa per quella sua vecchia discussione un po’ polemica con Mauricius sull’ esangue ;) Spirito del Concilio ?!

  52. mirkhond says:

    Credo che ce l’abbia con me, non con Maurizio….

    • PinoMamet says:

      Io credevo ce l’avesse con me!
      (e proprio ieri stavo pensando che era un po’ che non si faceva vivo… e mi dispiace!)

  53. mirkhond says:

    Perché dovrebbe avercela con te?
    Io sono stato pesante con lui, ma tu che gli hai detto?

  54. mirkhond says:

    A proposito di Chiesa.

    Cos’è questa storia del commissariamento dell’Ordine dei Francescani dell’Immacolata, disposto dalla Santa Sede lo scorso 11 luglio?
    Una “vendetta” gesuita contro una roccaforte del Tradizionalismo Cattolico e della Messa Tridentina?
    Maurizio ne sai qualcosa?

  55. Francesco says:

    OT

    qualcuno sa cosa è successo in Cile?

    da un lato una palese deriva estremistica della Bachelet, premiata con una netta vittoria alle presidenziali, sia pure al secondo turno

    dall’altro un’astensione da far arrossire gli Stati Uniti, di soliti campioni indiscussi

    in mezzo una solenne bocciatura dell’università liberista di Pinochet, che mi pareva un modello veramente ottimo e giusto (se vuoi studiare e arricchirti, te lo paghi e non sfrutti le tasse). mi aspettavo selezionasse gli studenti universitari in modo positivo e invece non è andata esattamente così :(

    ciao

    Francesco o’liberista

    • Mauricius Tarvisii says:

      In Cile è successo che dopo una parentesi di centrodestra c’è stata alternanza. O preferivi che si istaurasse un bel regime totalitario, come ai bei vecchi tempi?

      “se vuoi studiare e arricchirti, te lo paghi e non sfrutti le tasse”
      Studio e mi laureo in storia: in che modo mi arricchirei? Facendo l’insegnante di liceo? :-D Qualcosina nel tuo ragionamento mi sa che non fila, ma giusto qualcosina.

      • PinoMamet says:

        Va letto così: se non vuoi fare l’operaio come tuo padre, ma più sfruttato di lui sennò chiudiamo qua e apriamo in Indonesia, abbi il buon gusto di essere ricco ;)

        PS
        Fantastico come il buon Francesco si trasformi in nemico della libera impresa! Non era la Thatcher (peraltro sua beniamina) a dire “arricchittevi”?
        Beh, è vero che lei lo diceva soprattutto a chi ricco lo era già… ma insomma, usare il verbo “arricchirsi” in un’accezione negativa, non è proprio da liberista, no?

        • Francesco says:

          in realtà nessun liberista suggerirebbe di arricchirsi con i soldi degli altri

          questo lo facevano i democristiani, mi pare

          allora, se l’università è a pagamento, la fanno i ricchi (e pazienza, quelli comunque i soldi ce li hanno già), quelli veramente bravi (che vincono le borse di studio) e quelli molto motivati (che si indebitano per studiare, studiano molto e si laureano in fretta)

          in teoria mi pare il miglior dei mondi possibili ma visto che non è andata così mi chiedo cosa è successo nel Cile reale

      • Francesco says:

        perchè la collettività dovrebbe farsi carico dei tuoi hobby?

        se ritiene che gli insegnanti di storia siano utili, il loro stipendio dovrebbe coprire il costo dei corsi di laurea

        sennò c’è un uso del denaro pubblico che non mi convince

        • Mauricius Tarvisii says:

          Francesco, hai mai sentito parlare del concetto di fallimento del mercato? E’ quella cosa per cui io devo pagare la polizia che tutela la tua esistenza in vita, nonché il tuo patrimonio.

        • PinoMamet says:

          Credo che ci sarebbe molto da discutere sul concetto di “utilità”, Francesco…

        • Z. says:

          Beh, di poliziotti devo necessariamente assumerne, senza dubbio: nella misura in cui ne ho bisogno per mantenere l’ordine e svolgere indagini, però.

          Direi quindi che l’analogia poliziotti-storici, perché abbia una possibilità di stare in piedi, implica necessariamente che il corso di laurea in Storia sia a numero chiuso.

          Il che, fino a non troppi anni fa, mi pare non fosse vero in quasi nessuno dei grandi atenei italiani.

        • Mauricius Tarvisii says:

          No, perché? Perché deve essere lo Stato a pagare per i tuoi bisogni di sicurezza, quando evidentemente se c’è una domanda in tal senso saranno i privati ad assumere vigilanti, investigatori privati, ecc?

        • Z. says:

          Il senso della mia risposta era che io penso che sia bene che lo Stato ci fornisca i poliziotti a proprie spese.

          Proprio per questo trovo normale che lo Stato faccia una stima del numero di agenti che ritiene necessario, e non ne assuma a oltranza.

          Ma con gli storici non è stato così, fino a poco tempo fa.

          Z.

          PS: Detto questo, se abolissimo le forze dell’ordine statali credo che a lungo andare ci rimetterebbero tutti, anche i ricchi che pagano i vigilantes.

        • Francesco says:

          x MT

          faresti meglio a ripassare economia, prima di parlare di fallimenti del mercato

          il problema con i poliziotti privati è che proteggono anche chi non paga, per cui servono le tasse per far pagare tutti i beneficiati

          non vedo analogie con gli storici, invece

          Anyway, si parlava del fallimento delle università liberiste in Cile: cosa è successo?

        • PinoMamet says:

          ” il problema con i poliziotti privati è che proteggono anche chi non paga”

          mai successo. A dire il vero si fa fatica farsi proteggere da quelli pubblici .
          (Hai mai provato a chiamare i Carabinieri o la Polizia per qualche motivo? Una lite che rischia di diventare violenta, o lo è già, rumori di spari, incendi, guerra nucleare?
          “Ehhh mandereMMo una volante, ma sono tutte impegnate…”)

          In ogni caso, ribadisco: occorre discutere seriamente del concetto di utilità.
          Sono sicuro che per te è enormemente più utile un elettrauto di uno storico.

          Per uno Stato, non ne sarei così sicuro…

        • Z. says:

          Pino, quel che Francesco intende dire è:

          mettiamo che io, te, Francesco, Mauricius, Miguel, Roberto e Mirkhond siamo commercianti che hanno i loro negozi in fila lungo la stessa strada.

          Così ci ritroviamo per pagare un metronotte che faccia la ronda da mezzanotte alle sei del mattino, e di dividerci la spesa.

          Francesco però dice: beh, sai cosa? io con quei soldi voglio farmi le vacanze a Cortina, pagatevelo voi il metronotte se ne avete voglia.

          Così noi ci dividiamo la spesa in sette anziché in otto, il metronotte pattuglia la strada sei ore ogni notte e così facendo anche il negozio di Francesco è inevitabilmente protetto, anche se lui non ha cacciato una lira.

          In questo esempio, Francesco è quello che viene chiamato comunemente “free rider”, che tecnicamente parlando si traduce “gran scroccone” :D

        • Francesco says:

          grazie Z,
          hai trovato l’esempio perfetto. insegni economia?

          PS ho sempre amato sia gli storici sai gli elettrauto, oggi più i primi perchè l’automobile costa troppo, mentre un libro di storia da leggere in metrò è ancora abbordabile

        • PinoMamet says:

          Fantastico esempio, che non c’entra niente.

          Io pago le tasse poco (e cerco il modo di non pagarle affatto, perché? sono un gran pezzo di merda);
          tu paghi le tasse;
          Francesco paga le tasse;

          però:
          Sempronio è un evasore totale;
          Tizio è un vero barbone;
          Gennaro è un pensionato e Luigi un invalido vero, mentre Alfio un invalido falso.

          In uno Stato ci saranno sempre dei “free riders”, proprio come in un supermercato ci si aspetta che siano sempre dei taccheggiatori.
          Si tenta di scovarli, ovviamente, ma si mette in conto che qualcosa viene rubato lo stesso.

          Benissimo. A me pare che non c’entri molto col fatto che un’università costosa sia migliore di una gratuita…

        • PinoMamet says:

          Comunque avete una visione idilliaca dei metronotte, mi sa ;)

        • Z. says:

          Pino,

          — Fantastico esempio, che non c’entra niente. —

          Ehi, piano! Io ho cercato di spiegarti il pensiero di Francesco nel modo più semplice possibile. Se ci sono riuscito bene, se no pace, e in ogni caso il mio compito termina qui. Francesco è grandicello e le sue idee (abiette) le sa difendere benissimo da solo :D

          — Comunque avete una visione idilliaca dei metronotte —

          Ah beh, se è per questo anche dei commercianti: pensi davvero che solo uno si sarebbe defilato, e in modo così sincero e a viso aperto poi? Per amor di brevità tocca semplificare, quando si e-semplifica :D

          Z.

          PS: Francè, più che altro all’università avevo un libro facile, scritto in grande e con tante figure, di quelli che rendevano la vita facile persino a quelli poco svegli come me :)

  56. mirkhond says:

    Ma non fai giurisprudenza?

    • Mauricius Tarvisii says:

      Dicevo per dire: un esempio di studiare che non porta ad arricchimento economico.

    • Z. says:

      Molti anni fa facevamo un gioco simile: si chiamava 100-0.

      Tizio faceva a Caio una domanda la cui risposta era ovvia per entrambi.

      Se Caio rispondeva normalmente, Tizio replicava trionfante: “100-0″.

      Se invece Caio capiva che la domanda era talmente ovvia da non poter essere che un tentativo di farlo cadere in trappola, rispondeva “Autogol”.

      Tipo:

      Duca: “Mauricius, tu sei cattolico, giusto?”
      MT: “Si, certo…”
      Duca: “100-0.”

      Sigh, bei tempi :D

  57. Per Francesco

    “se vuoi studiare e arricchirti, te lo paghi e non sfrutti le tasse”

    Mi sembra che l’idea originaria fosse un’altra.

    Se l’imprenditore vuole arricchirsi, fa pagare alla società la formazione dei suoi tecnici.

    Senza stato, addio capitalismo.

  58. Per Mirkhond

    “E quello spirito trova in una certa cultura PIEMONTESE, il suo centro…..”

    E dei toscani, che ne pensi?

    Comunque, mi sembra che tu dimentichi il fattore classe: c’è una bella differenza tra Oriana Fallaci e I’ Calzolaio, e immagino che la stessa cosa valga per i piemontesi o i romagnoli.

  59. mirkhond says:

    La cultura azionista non mi sembra espressione di ceti popolari, come pure è stato il culto di garibaldi in Romagna.
    Il partito d’azione era espressione del grande capitale e dell’Inghilterra.
    Insomma un’elite, che in certa cultura piemontese aveva/ha il suo nucleo, ma chiaramente ha aderenti anche in altre regioni d’Italia.
    Quello che Socci (stavolta a ragione) chiamava Il partito piemontese contro la Chiesa di Don Bosco!

  60. mirkhond says:

    Un chiarimento

    Dai miei commenti puo’ apparire in me un odio contro il popolo piemontese, per via di note vicende storiche.
    Mi dispiace se do quest’impressione, ma NON odio affatto i piemontesi come popolo (ho dei parenti sia meticci che piemontesi doc), quanto una certa cultura massonico-azionista, che da quelle parti fin dal 1848 trovò il suo fulcro devastatore sia nella propria patria che nel resto d’Italia.
    Questo dovevo, augurandomi che Habsburgicus si rifaccia vivo e con cui mi scuso se ho esagerato nei suoi confronti….

    • habsburgicus says:

      Ok..finiamola qui….sperando che non si ripeta più

      P.S: ho avuto modo di vedere alcuni post arcaici, diciamo 2011-2010 e anche prima…il livello era in genere molto alto, i commenti spesso molto interessanti e dotti, gli argomenti più vari rispetto a oggi…non sarebbe male se il blog tornasse a quei livelli…ci guadagneremmo tutti

      • Z. says:

        Probabilmente hai visto alcuni dei periodi in cui io ero assente. Per questo il livello era mediamente più alto :D

        ciao Habs, bentornato!

      • roberto says:

        colgo l’occasione della riflessione di Habsburgicus (bentornato!) per invitare tutti a cercare di discutere sulle idee che buttiamo in pasto ai lettori del blog, senza farci distogliere da elementi esterni ed irrilevanti (appartenenze, origini, lavori ecc…..)

        non è che io sono cattivo perché eurocrate, Z contorto perché avvocato, francesco amante del denaro perché ciellino.
        non è nemmeno che io, moi e z siamo perversi perché bolognesi (chi d’origine chi d’adozione)
        e così via….

        siamo cattivi, contorti, amanti del denaro e perversi per natura, e trovo molto più interessante discutere delle varie idee nude e crude senza tirar in ballo costantemente il resto.

        :-)

        • Z. says:

          In realtà le cose stanno esattamente al contrario.

          Cioè, ad esempio, tu non sei cattivo perché sei un eurocrate. Sei un eurocrate perché sei cattivo :D

        • mirkhond says:

          Non si tratta di “cattiveria” o meno di Roberto o di chicchessia.
          Solo che Roberto, essendo parte di un sistema di potere, sarà l’ultimo a criticarlo e a comprendere le ragioni di chi da quel potere è stato rovinato…..

        • roberto says:

          “essendo parte di un sistema di potere”

          vedi mirkhond,
          è esattamente questo di cui parlo.
          se io dico “la direttiva sull’olio in bottiglia nei ristoranti è cosa buona e giusta per questa o quella ragione” a me piacerebbe che mi si dicesse perché “questa o quella ragione” sono delle fesserie e perché le mie conclusioni sono sbagliate. tu invece spesso ti limiti a dire “roberto difende la direttiva perché è parte del sistema”, il che porta a pochi risultati perché:
          1. sai su dime solo quello che ho scritto qui più quello che ti ho scritto privatamente = molto poco, ergo il rischio di sbagliarti è molto alto;
          2. in ogni caso non mi puoi leggere nei pensieri;
          3. non abbiamo parlato della sostanza della questione.

        • Francesco says:

          x Mirkhond

          in effetti, io non mi rendo conto del mestiere che Roberto fa dalle opinioni che ha ma solo da qualche descrizione che fornisce

          mi pare che dia motivi ragionati per le sue posizioni

          cosa che favorisce un confronto pacifico e addirittura proficuo

          ;)

  61. Moi says:

    @ FRANCESCO

    “X-Mas* Tree” Cattolico (?) Meneghino :

    http://www.lanuovabq.it/it/articoli-alberi-con-le-palle-e-catechismo-ignorato-7968.htm

    * SE è vero che “Xmas is Code Word for Christmas Without Christ”, dietro Sulfurea : -) Cospirazione della Wicca … !

  62. per Habsburgicus

    “P.S: ho avuto modo di vedere alcuni post arcaici, diciamo 2011-2010 e anche prima…il livello era in genere molto alto, i commenti spesso molto interessanti e dotti, gli argomenti più vari rispetto a oggi…non sarebbe male se il blog tornasse a quei livelli…ci guadagneremmo tutti”

    Capisco quello che dici, e in buona parte, è per causa mia, perché mi sono concentrato sempre di più sulle poche cose che riesco concretamente a fare, considerando che la vita è breve… Quelle poche cose si esauriscono, all’incirca, nell’area entro cui riesco a camminare tutti i giorni in pochi minuti, diciamo dall’Anconella fino a Santo Spirito.

    E questo interessa molto poco a chi non abita tra l’Anconella e Santo Spirito (o a essere proprio generosi, tra Via Romana e il convento degli Ulivetani).

    Non solo, ma interessa poco anche a chi abita nel suddetto spazio, perché si tratta di persone che essenzialmente si incontrano per strada, non su Internet: oggi ho provato a tenere il conto delle persone che incrociavo per strada e non conoscevo, diciamo una su tre?

  63. mirkhond says:

    Roberto

    Ti scrivo qui per comodità.
    Ogni volta che qui si muovono critiche alla UE, tu intervieni sempre in sua difesa, ridicolizzando i critici della suddetta UE.
    E posso capirti proprio in virtù di ciò che si è detto sopra.
    A te l’UE da un lavoro prestigioso, ti ha permesso di crearti una famiglia e di mantenerla in un agiato benessere.
    Dunque le tue obiezioni e la tua ironia verso gli antieuropeisti sono del tutto motivate.
    Non c’entrano nulla la bontà o la cattiveria.
    C’entra molto invece, il nostro vissuto, Roberto……

  64. mirkhond says:

    E un’altra amicizia ora va a farsi benedire…..

    • Z. says:

      La prossima volta che scrivi questa frase, o una delle sue infinite varianti, a farti benedire ti ci mando io personalmente, pubblicamente e per iscritto!

      E’ una promessa :P

      • Francesco says:

        ragazzi, una benedizione non fa mai male!

        poi adesso viene il Santo Natale ed è ancora più facile ottenerne!

        :D

        • Z. says:

          E poi, non per dire, ma qui dentro un Duca mi ha nominato Monsignore.

          Sulla validità di questo tipo di investiture laiche in effetti si potrebbe eccepire qualcosa, ma siamo sotto Natale e non è tempo di polemiche :D

        • mirkhond says:

          Io veramente ricordavo che fosse stato un Monsignore di Ravenna, ad investirmi del titolo ducale… ;) :)

        • Z. says:

          Beh, da storico mi insegni che secondo Bloch e Febvre non esistono i fatti ma le interpretazioni, e ogni ricostruzione storica contribuisce a riscrivere il nostro passato in modo diverso dalle altre :D

  65. per Mirkhond

    “Dunque le tue obiezioni e la tua ironia verso gli antieuropeisti sono del tutto motivate.
    Non c’entrano nulla la bontà o la cattiveria.
    C’entra molto invece, il nostro vissuto, Roberto……”

    E’ verissimo, però non è necessario trarne conclusioni drastiche.

    Pensa a frattali: ogni aggregazione umana riflette l’insieme dell’umanità; è diversissima al proprio interno, ma non è molto diversa da ogni altra aggregazione.

    In un campo Rom, in un gruppo neofascista, in un circolo di matematici, in un gruppo di volontariato, in un ufficio postale, in una sinagoga, in un gruppetto marxista, in una questura o in un ufficio dell’Unione Europea, si formano sempre più o meno le stesse, umanissime dinamiche, la percentuale di brave persone e di str… è più o meno uguale.

    Roberto frequenta uno di questi frattali, e si rende conto giustamente di quanto siano assurde le fantasie demoniache sull’umanità che ne fa parte. E quanto antieuropeismo (o antifascismo o antigiudaismo o antiborghesismo o anticomunismo) si nutre proprio di fantasie demoniache sull’umanità

    Questo non toglie che determinati gruppi possano avere funzioni peggiori di altri – in genere semplicemente perché hanno più mezzi – ma non dobbiamo mai pensare che le persone che ci sono trovate siano più meritevoli di condanna di altre persone.

    • Z. says:

      Mi permetto di dire che, secondo me, in un gruppo di neonazisti la percentuale di brave persone è probabilmente meno ampia che non negli altri aggregati che hai citato :)

    • Mauricius Tarvisii says:

      Be’, dai, in una cosca temo che i filantropi siano pochi rispetto alla media :-D

      • Z. says:

        Era l’esempio che volevo fare io, ma poi mi sono limitato a scegliere tra uno di quelli proposti da Miguel :D

      • Francesco says:

        scusa se intervengo, e pure non richiesto, ma leggere le obiezioni di Roberto alle critiche e capire chi ha ragione?

        almeno quali sono le ragioni di una e dell’altra posizione?

        invece di partire lancia in resta come gloriosi cavalieri medievali alla carica!

    • Andrea says:

      @ Miguel

      “…o antifascismo o antigiudaismo o antiborghesismo o anticomunismo…”.

      No, perdonami, ma dal mio punto di vista non c’è proprio paragone…
      Il Fascismo e il Comunismo non sono due dottrine religiose, né due ceti sociali o socio-culturali (né a mio avviso dovrebbero [né potrebbero] essere trasformati in “categorie antropologiche”)…
      Dal mio punto di vista, si tratta, molto banalmente e – mi si consenta ancora… – molto laicamente, di due concezioni (secondo me deleterie e insostenibili) del potere statuale, delle relazioni tra questo e i cittadini, nonché dei rapporti tra i cittadini stessi…
      La critica, il rifiuto e la condanna (quelli sì, definitivi e senza appello…) sono nei riguardi del Fascismo e del Comunismo, non nei confronti dei “Fascisti” e dei “Comunisti” indistintamente, intesi come persone (e ci mancherebbe! Altrimenti si ricadrebbe in una sorta di “razzismo ideologico”…).
      È sempre stato così, almeno per quanto mi riguarda… E la differenza, secondo me, non è da poco…

  66. mirkhond says:

    Non mi sono spiegato.

    Non sto criticando Roberto, ci mancherebbe!
    Ho solo rilevato la coerenza ideologica di Roberto, alla luce del suo vissuto…
    E che infatti NON mi meraviglia…
    Casomai mi dovrei meravigliare del contrario…
    Tutto qui!

    • PinoMamet says:

      Devo fare outing, o salir del armario o come cavolo si dice, qui, e dire che anche secondo me Roberto- bravissima persona che non vedo l’ora di incontrare davanti a dei dolmades- lavora per la Morte Nera, quella di Guerre Stellari.

      Io sono una persona semplice, terra terra.

      e onestamente, l’unione Europea non mi pare stia facendo i miei interessi. Sarà un’impressione sbagliata; sarà un’impressione del cazzo; avrò torto; ma dieci anni fa ero più ricco di oggi. Non un po': almeno due, o tre volte di più.

      Mi si dice che “quello era un sistema insostenibile”, e posso anche crederci, ma non credo che sia sostenibile neanche questo, e in più me lo mette al culo. Si può pensare qualcosa d’altro? è possibile?
      Io intanto vorrei tornare a gestire la mia moneta, e non aspettare che mi dicano cosa fare tedeschi e finlandesi che, comprensibilmente, si faranno i comodi loro, mica i miei.

      Il che non vuol dire che creda a complotti strani o che abbia fantasie su entità chiamate bilderberg o trilaterali.

      E neanche, ripeto, credo che Roberto sia uno stronzo: al contrario, lo trovo molto simpatico e sono spessissimo d’accordo con lui, e mi impegnerò a trovargli un lavoro, appena la Morte Nera sarà stata distrutta :)

      • Z. says:

        Guarda, se c’è una cosa che non succederà è proprio il passaggio dall’Euro alle bunga-lire.

        Persino Grillo lo dice solo per galvanizzare quelli che gli vanno appresso, e Casaleggio glielo lascia dire perché tanto ha già riassicurato di persona il suo elettorato al riguardo: se ci fosse una possibilità che questo potesse davvero verificarsi, non ne parlerebbe.

        Z.

        PS: Beninteso, in realtà non è impossibile che si torni ad una moneta nazionale italiana. Ma se uno scenario simile dovesse verificarsi temo che nessuno di noi, qui, sarebbe in condizione di gioire o crucciarsi al riguardo. Eccezion fatta forse per Nic, el pampero de nosotros :-)

      • Mauricius Tarvisii says:

        10 anni fa eravamo nell’Unione Europea. Anzi, io credo che nessuno dei commentatori del blog, da quanto mi è sembrato di capire, può avere ricordi di un’Europa non anche solo minimamente integrata :-D

        • mirkhond says:

          Maurizio

          Per la tua giovanissima età, NON puoi avere ricordi diretti di che cos’era l’Italia 20-30 anni fa, e di cos’è oggi.
          Tu conosci SOLO quella di oggi!

        • Mauricius Tarvisii says:

          Io ti sto dicendo che 20-30 anni fa l’integrazione europea c’era eccome. Solo un settantenne potrebbe raccontarci com’era bello il mondo prima dell’Europa.

        • mirkhond says:

          Non mi sono spiegato, Maurizio

          20-30 anni economicamente, stavamo MEGLIO di adesso.
          E io, Pino, Zanardo e altri ce lo possiamo ricordare.
          Tu NO, perché non c’eri ancora.
          Chiedi a tuoi genitori se non ci credi….

        • mirkhond says:

          20-30 anni fa

        • PinoMamet says:

          ” Io ti sto dicendo che 20-30 anni fa l’integrazione europea c’era eccome.”

          Certo che c’era.

          Solo esistono degli effetti di lunga durata delle cose, che 10 anni fa non erano evidenti, mentre ora lo sono.

        • Francesco says:

          omdamt!!

          e prima dell’Euro c’era lo SME

          memoria, ragazzi, memoria!

        • PinoMamet says:

          Devo ripetermi?

        • Z. says:

          Pino, è vero che ora viviamo peggio che alla fine degli anni Ottanta, è vero che ora l’Europa è più integrata di allora ed è vero che da allora sei invecchiato di un quarto di secolo.

          Ma questo non significa necessariamente che viviamo peggio perché l’Europa è più integrata (con questo intendo che in teoria può anche essere, anche se ne dubito: solo non diamo scontato che sia così per forza). Così come non significa che l’Europa è più integrata a causa del fatto che tu sei invecchiato.

          Sia chiaro: se anche questo fosse uno spazio adatto per analisi lunghe e complesse, io non avrei le competenze necessarie. Non solo necessarie per farle, forse non le avrei neppure per capirle. Resta la mia diffidenza d’istinto per tutte le teorie che cercano di dare la colpa al cattivo di turno, sempre individuato come altro da noi: le istituzioni comunitarie, la massoneria, gli ebrei, i cinesi, la Germania, gli ambientalisti, i comunisti.

          Tanto più che mi sembra un esercizio poco produttivo: se abbiamo delle idee che riteniamo valide discutiamone e cerchiamo il modo di metterle in pratica. Altrimenti lasciamo perdere ed evitiamo di roderci il fegato, ché come dice Miguel molto saggiamente, la vita è breve.

      • mirkhond says:

        Che Roberto sia una BRAVISSIMA PERSONA, siamo tutti PIENAMENTE CONCORDI!

  67. mirkhond says:

    Maurizio

    La spocchia dei ricchi-fighi-snob di Bari la conosco benissimo, in quanto ho avuto alcuni loro rappresentanti come compagni di classe per i 5 anni del ginnasio-liceo classico.
    Gente che ti guardava dall’alto in basso, che ti squadrava dai capi firmati o dai giri che frequentavi…
    E a disprezzo ho sempre ricambiato con altrettanto disprezzo….
    Il “partito piemontese” a cui ho accennato è invece un sistema di pensiero politico-ideologico, che non solo pretende di “mettere in riga” la PROPRIA gente, ma si sente “investito” della “sacra” missione di “moralizzare” gli altri italiani, ritenuti degli incivili e dei barbari cafoni….
    Cazzullo appartiene a tale “partito”, mentre non ho mai visto un equivalente nostrano, mettersi a fare il maestrino verso i “fratelli” del Nord Italia!
    Spero, finalmente di essere stato chiaro.

    • PinoMamet says:

      “Gente che ti guardava dall’alto in basso, che ti squadrava dai capi firmati o dai giri che frequentavi…”

      Nel mio piccolo liceo della provincia ce n’era uno solo, ampiamente sfanculato da tutti gli altri;
      ma in quelli del non-capoluogo (perlomeno nel Classico e nello Scientifico più rinomati, che tra l’altro stanno uno di fianco all’altro) dicono che simili merde umane siano quasi la regola, o perlomeno una discreta percentuale degli iscritti.

      • mirkhond says:

        Io, per mia sfortuna, ho frequentato uno dei licei più prestigiosi di Bari.
        Di queste merde quindi, ne ho incontrate a tonnellate!

      • PinoMamet says:

        Non ti invidio.
        Avessi fatto una scuola così, credo che sarei stato un pessimo studente, e probabilmente mi sarei iscritto il prima possibile a qualche istituto tecnico.

        Comunque sulla faccenda dei “maestrini” ci sarebbe da ragionare, perché- ma sono cose di cui ormai non si parla più- anni fa i miei amici avevano l’impressione opposta, cioé che fossero i meridionali perlopiù a “tirarsela” con la Magna Grecia, la civiltà superiore, gli Spagnoli e così via, mentre “noialtri” eravamo gli zotici ignoranti.
        Il che a sua volta era forse una reazione di riflesso, anche giustificata.
        (Dico i miei amici, e non io, perché io sono sempre stato l’anti-pseudoleghista della situazione…)

        E ti dirò che secondo me la colpa di tutto questo è di uno degli idoli di Moi, cioè il milanese (e ripeto, milanese) De Crescenzo.

  68. Per Z e Mauricius

    sulla percentuale di brave persone nelle cosche e nei gruppi neonazisti…

    Non sono affatto d’accordo.

    Il fatto di essere una “brava persona” si riferisce sempre a una serie di comportamenti all’interno di un complesso dato.

    Messico, anno 1450. Il signor Due Canne si fa in quattro per gli amici, tratta con gentilezza la moglie, senza dire niente a nessuno ha anche aiutato una famiglia di contadini poverissimi che avevano perso tutto per la siccità. E non ha mai frustato il prigioniero tlaxcalteco che si mangeranno per le feste.

    Firenze, anno 2013. Il signor Lapo Berti si fa in quattro per gli amici, tratta con gentilezza la moglie, senza dire niente a nessuno ha anche aiutato una famiglia di albanesi poverissimi che avevano perso tutto per la crisi. E condividerà con tutti il lampredotto della vacca ammazzata per fare festa.

    Il gruppo neonazista e la cosca sono cose strutturalmente diverse: la cosca, come il gruppo di impiegati dell’Unione Europea, è un gruppo comunque di interesse, che ha un ritorno economico.

    Il gruppo neonazista, come i volontari della Misericordia di Firenze, non ha alcun ritorno economico, mentre ha un forte ritorno “valoriale”, cioè di messa in pratica di cose che loro ritengono siano giuste ed etiche.

    • Z. says:

      Miguel,

      — Il fatto di essere una “brava persona” si riferisce sempre a una serie di comportamenti all’interno di un complesso dato. —

      Beh, immagino che nel complesso chiamato “Club degli Stupratori Seriali” sia considerato comportamento normale e anzi meritorio stuprare quante più donne possibile. Diciamo che la mia idea di “brava persona” è differente, ecco :D

  69. mirkhond says:

    “Sono sicuro che per te è enormemente più utile un elettrauto di uno storico.

    Per uno Stato, non ne sarei così sicuro…”

    Mi vengono i brividi al pensiero di essere governato da gente che la pensa come Francesco….

    • Francesco says:

      anche a me, se per quello

      però non è una mia idea ma una illazione di Pino!!!

      ciao

      Francesco o’ povero calunniato

      • PinoMamet says:

        No, sei tu che hai detto che lo storico non ha utilità pubblica ed è da considerarsi alla stregua di qualunque hobbista (sempre parole tue).

        Mentre sono sicuro che, se possiedi un’automobile, un elettrauto ti farebbe comodo.

        • Francesco says:

          No, io ho detto che se uno vuole studiare Storia in una università (con un costo sociale alto, tra professori e strutture) e non pensa poi di guadagnare da quello che ha studiato (facendo lo sceneggiatore di Conan vs Attila o organizzando “la disfida di Castelcucco” ogni 7 maggio a Castelcucco o come vuole lui), e quindi non è disponibile metterci soldi suoi in quegli studi, allora vuole farsi pagare un hobby dalla collettività.

          Poi sono il primo a pagare per comprare libri di storia, e quindi a valutare quegli studi.

          Sono cose abbastanza diverse, mi pare.

        • Mauricius Tarvisii says:

          Be’, similmente, se tu vuoi possedere un sacco di cose perché devo essere io a pagare la polizia per proteggertele? Saccheggio libero e, se proprio vuoi protezione, ti paghi la milizia mercenaria o ti rivolgi al feudatario locale…

        • Z. says:

          Lo vedete che il Compromesso Zeta – detto anche ComproMeZZo – è la cosa migliore?

          – Poliziotti dipendenti dallo Stato, assunti nella misura ritenuta necessaria e mantenuti dal contribuente con imposizione progressiva (così, tra l’altro, chi ha più beni da proteggere paga di più);
          – Studenti di Storia ammessi a numero chiuso, fissato nella misura ritenuta necessaria, a corsi universitari in cui la spesa è sostenuta in parte dallo Stato grazie all’imposizione progressiva di cui sopra.

          Quando mi eleggete primo ministro?

        • PinoMamet says:

          ” No, io ho detto che se uno vuole studiare Storia in una università (con un costo sociale alto, tra professori e strutture) e non pensa poi di guadagnare da quello che ha studiato (facendo lo sceneggiatore di Conan vs Attila o organizzando “la disfida di Castelcucco” ogni 7 maggio a Castelcucco o come vuole lui), e quindi non è disponibile metterci soldi suoi in quegli studi, allora vuole farsi pagare un hobby dalla collettività.”

          Scusami ma non capisco.

          Tu proporresti un sistema dove se io mi iscrivo a Storia e dichiaro che voglio fare lo storico, non pago, se invece dichiaro che voglio fare il pasticcere o l’insegnante di tiro con l’arco, allora pago?
          Qualcosa mi dice che non funzionerebbe ;)

          Oppure vuoi un sistema dove, semplicemente, pago?
          Eeee, basta dirlo; è pieno il mondo di università così.

          Probabilmente in Cile avranno finito i soldi…

          PS
          Io voto per il metodo Z.

  70. roberto says:

    gentlemen,

    non volevo fare una discussione su quanto io sia o no una brava persona, in fin dei conti potrebbe benissimo aver ragione pino, io potrei essere darth vader “ma che conserva qualcosa di buono” :-)

    quel che volevo dire, prendendo la palla al balzo da quanto dice, secondo me a ragione, hansburgicus sulla qualità dei commenti, è che sarebbe appunto meglio commentare le idee e non delle cose totalmente esterne alle idee.
    il vissuto e la coerenza ideologica, per usare i termini di mirkhond, sono sicuramente delle cose interessanti, ma non ci dicono nulla sul fatto che per una determinata questione tizio sbaglia o ha ragione. la “reductio ad vissutum”, fa perdere di interesse ad ogni discussione.

    poi mirkhond, su
    “Ogni volta che qui si muovono critiche alla UE, tu intervieni sempre in sua difesa, ridicolizzando i critici della suddetta UE”
    vorrei innanzitutto farti notare che semplicemente sbagli o ricordi male. giusto per fare un esempio, mi sono più volte espresso contro l’allargamento indiscriminato a tutti i paesi dell’est e contro le rappresaglie collettive contro i greci (mo’ spero che non mi dirai che è perché nel lontano 1990 mi accompagnavo con una greca….) . per il resto se gli euroscettici usano argomenti ridicoli non è colpa mia, e se tu trovi che sbaglio in qualche analisi, non hai che da farmelo notare e sarò il primo ad ammetterlo se mi convinci (anche perché non è che sul blog mi lanci in chissà quali studi approfonditi eh, manco rileggo quello che scrivo come avrai sicuramente notato!).

    infine, e aggiungo un tassello alla mia immagine kelebekkiana, il mio lavoro da un paio di anni consiste nel randellare le amministrazioni dell’UE quando fanno delle cavolate. ti puoi immaginare quanta paura mi faccia dire in modo anonimo su un blog “la commissione europea ha preso una cantonata” :-). ma appunto questo è “vissuto” che a me non sembra affatto importante.

    • Z. says:

      Posso assicurarvi che Roberto è una pessima persona che non conserva pressoché nulla di buono.

      Però è molto snello e sempre ben sbarbato.

      Proprio come me.

      :P

      • roberto says:

        però ti sei divertito pure tu a randellare i barboni per digerire le dolmades
        :-)

        • Z. says:

          Lo vedi che sei inaffidabile come tutti gli eurocrati? Non erano dolmades, erano souvlaki!

          E non erano barboni, erano giovani punkabbestia. Che tra l’altro mi hanno riempito di botte e mandato all’ospedale.

          Il tutto mentre tu fuggivi lontano, agile come un’ombra e vigliacco come un avvocato, lungo i portici di via Zamboni :D

  71. mirkhond says:

    “E ti dirò che secondo me la colpa di tutto questo è di uno degli idoli di Moi, cioè il milanese (e ripeto, milanese) De Crescenzo.”

    :)

  72. mirkhond says:

    “Non ti invidio.
    Avessi fatto una scuola così, credo che sarei stato un pessimo studente, e probabilmente mi sarei iscritto il prima possibile a qualche istituto tecnico.”

    Infatti ho incominciato ad intristirmi a 14-15 anni, quando mi mancavano i compagni “cozzali” :) della scuola media.
    Io, poi, se proprio avessi voluto continuare gli studi, avrei scelto il liceo artistico, perché mi piace disegnare (anche se purtroppo non ho mai imparato a dipingere).
    Però mio padre non voleva, perché la considerava una scuola per finocchi!

    “Comunque sulla faccenda dei “maestrini” ci sarebbe da ragionare, perché- ma sono cose di cui ormai non si parla più- anni fa i miei amici avevano l’impressione opposta, cioé che fossero i meridionali perlopiù a “tirarsela” con la Magna Grecia, la civiltà superiore, gli Spagnoli e così via, mentre “noialtri” eravamo gli zotici ignoranti.
    Il che a sua volta era forse una reazione di riflesso, anche giustificata.

    Non essendo vissuto al Nord, non posso dir nulla, tranne che il nostro “razzismo-spocchismo-magnogreco” alla rovescia, è probabilmente un riflesso di quello settentrionale.
    Che è già presente durante l’invasione piemontese delle Due Sicilie nel 1860-61, ed è abbondantemente documentato dagli studi di Claudia Petraccone sulle etnie settentrionali e meridionali a confronto.
    E del resto tu stesso giustamente vi hai colto un tale riflesso.

    “(Dico i miei amici, e non io, perché io sono sempre stato l’anti-pseudoleghista della situazione…)”

    Io invece ero quello che tifava per gli Osco-Umbri, gli Japigi, ma NON per la Magna Grecia, e mi infastidiva sentire denominare l’irpino De Mita come “intellettuale della Magna Grecia”!

    ciao!

  73. mirkhond says:

    “sarebbe appunto meglio commentare le idee e non delle cose totalmente esterne alle idee.”

    Habsburgicus e tu avete ragione.
    Però quei “fuori-onda” su noi stessi, non credete che contribuiscano ad elevare il tasso di simpatia su questo blog? ;)
    Almeno noi qua non siamo dei montati-fighetti blindati dalla censura preventiva, e siamo meno pallosi di forum come ad esempio, effedieffe. :)
    Roba che non si riesce più a leggere! :)

  74. Per Z

    “Diciamo che la mia idea di “brava persona” è differente, ecco”

    Ed esiste anche il club delle persone che considerano un atto meritorio pagare le tasse con cui viene asfaltato un paese, con cui si conducono guerre, con cui si tengono incarcerate le persone, e magari le stesse persone non hanno nulla da dire contro chi fa strage industriale di animali.

    Il punto non è di segnare il lato oscuro di queste persone, ma di indicare come ognuno di questi elementi viene vissuto come elemento positivo: partecipare al progresso, alla difesa, alla sicurezza, e nutrirsi in maniera sana.

    • Francesco says:

      ce l’hai con me?

      :D

    • Z. says:

      Mi sopravvaluti, Miguel, io sono molto più rozzo.

      Ti faccio un esempio.

      Credo che sia io sia quasi tutti gli altri Italiani (Francesi, Tedeschi, Svizzzeri, Belgi…) troveremmo molto vicini alla nostra idea di “brava persona” un signore fiorentino aperto, dialogante ed educato che – tra dubbi e magari qualche sana contraddizione, che del resto sono caratteristiche comuni a tutte le persone che valga la pena frequentare – critica i macelli e l’asfalto eppure mangia carne e usa beni e servizi movimentati su gomma.

      Al contrario, credo ben pochi di noi chiamerebbero “brava persona” un fiero militante neonazista che mette in pratica ogni giorno, in modo estremamente risoluto e senza compromessi, gli ideali in cui crede con ferma convinzione.

      E per due buone ragioni.

      Anzitutto perché sono soprattutto il nostro comportamento, le nostre azioni e ciò che facciamo ogni giorno a distinguerci gli uni dagli altri: molto più che non le idee che tutti noi raccontiamo agli altri (e a noi stessi) di professare.

      In secondo luogo, perché non tutti i gruppi di persone sono del tutto neutri e intercambiabili tra loro, alla stregua bandiere di squadre di calcio.

      Z.

      PS: Che poi, intercambiabile la Virtus con la Fortitudo? Tze. Non lo racconti né a me né a Roberto. Che si finge virtussino ma tifa biancoblù :D :D :D

    • PinoMamet says:

      ” Al contrario, credo ben pochi di noi chiamerebbero “brava persona” un fiero militante neonazista che mette in pratica ogni giorno, in modo estremamente risoluto e senza compromessi, gli ideali in cui crede con ferma convinzione. ”

      è vero, ma quanti ne conosci?
      Io nessuno. Per fortuna. Lo conoscessi, lo riterrei un grandissimo stronzo.

      Invece conosco un fiero militante neofascista, di un comune della campagna romana, che ha aiutato un immigrato (davvero), campa onestamente una famiglia allargata, è una persona simpatica e disponibile e sempre pronto a darti una mano.
      Ha il poster “de Mussolini” e ogni tanto fa dei discorsi strampalati, inoltre tifa Lazio, però… esiterei molto a definirlo una cattiva persona per questo.

      • PinoMamet says:

        Proprio perché, e ti cito alla lettera:
        “sono soprattutto il nostro comportamento, le nostre azioni e ciò che facciamo ogni giorno a distinguerci gli uni dagli altri: molto più che non le idee che tutti noi raccontiamo agli altri (e a noi stessi) di professare.”

        Perfettamente d’accordo.

        • Z. says:

          Guarda, in questo periodo sono piuttosto rintronato, ma in effetti ho l’impressione che stiamo dicendo la stessa cosa :D

          Tanto più che stiamo parlando di UNA persona, non di tutti i camerati del suo gruppo.

          E se gran parte dei camerati del suo gruppo risultassero essere persone come lui – onesti padri di famiglia, che aiutano tanto gli italiani quanto gli immigrati, e che si limitano a fare qualche discorso strampalato e a tifare per la squadra sbagliata – mi chiederei in cosa consiste esattamente il loro concetto di “militanza”.

        • PinoMamet says:

          No, è che sono rintronato anch’io, e non capisco in cosa esattamente saremmo in disaccordo con Miguel!

        • Z. says:

          A quanto ho capito Miguel sostiene che le brave persone e le persone meno brave si trovano sostanzialmente in egual proprorzione nei diversi gruppi.

          Io sono convinto invece che esistano interi gruppi di persone dove il membro medio tende ad essere mediamente più lontano dalla mia definizione di “brava persona”.

          Che naturalmente è una definizione, o meglio una sorta di idea generale, del tutto opinabile.

  75. Per Z

    “Beh, immagino che nel complesso chiamato “Club degli Stupratori Seriali” “

    Gruppi del genere sono assai rari.

    Quasi sempre il gruppo ha un’immagine difensiva di sé: difendere gli interessi dei lavoratori, difendere le imprese, difendere le persone perbene, difendere le donne, difendere gli emarginati, difendere gli autoctoni europei.

    E il gruppo si sente normalmente in dovere morale di agire in questo senso.

    • Z. says:

      Ah, beh…

      se anche il gruppo si chiamasse “Difensori della Razza Ariana” e i suoi membri si dedicassero attivamente a sprangare ebrei, musulmani e africani, non è che la cosa cambi granché. Faticherei a considerare brave persone anche i membri più puliti e beneducati di un simile gruppo :D

  76. Per Z

    “mi chiederei in cosa consiste esattamente il loro concetto di “militanza””

    Direi che è ovvio: nel fatto di militare, cioè:

    – sentirsi spesso con un determinato gruppo di amici
    – condividere una serie di gusti in termini di libri e di film
    – andare in determinati luoghi insieme, che possono essere Predappio oppure in montagna
    – sfogarsi tra di loro riguardo ai problemi personali
    – molto di rado distribuire un volantino che verrà prontamente cestinato da tutti coloro che lo prendono
    – occasionalmente prestarsi soldi tra di loro senza chiedere ricevute
    – maledire i politici insieme e dire che il mondo va a rotoli
    – andare ai reciproci funerali.

    In cos’altro consiste oggi la “militanza”, da qualunque parte?

    • Z. says:

      Beh, no, non è ovvio. Almeno non lo è per me.

      Quella è sostanzialmente una non-militanza, che non prevede progetti o iniziative di politiche di alcun tipo se non un’attività estremamente sporadica di distribuzione volantini.

      E quando dico che non prevede iniziative non dico che non prevede iniziative concrete, iniziative che abbiano uno sbocco tangibile etc.: dico proprio che non prevede nessuna attività che abbia a che vedere con la politica neppure nel senso più lato, lasco e leggero possibile (rarissimo volantinaggio a parte, e questo a prescindere dal fatto che i volantini siano letti o meno).

      Una tale attività di militanza difficilmente può essere definita “politica”, visto che si può sostenere tranquillamente che persino io faccia politica più di loro. Il che è tutto dire.

      Non discuto che esistano associazioni di questo tipo. Ma in altre, “militanza” consiste in organizzare assemblee con gradi più o meno variabili di discussione, organizzare agitazioni o dimostrazioni pubbliche con obiettivi dai più astratti e generici ai più immediati e concreti, occupare spazi dismessi e rinnovarli e riutilizzarli a scopi politici, concorrere a elezioni locali o nazionali, mandare avanti associazioni che concorrano ad appoggiare sindaci o assessori…

  77. Sempre per Z

    “In cos’altro consiste oggi la “militanza”, da qualunque parte?”

    Ah, dimenticavo: andare di tanto in tanto a bere birra insieme, che è da camerati, mentre il vino è da compagni.

    • Z. says:

      Urca. Da buon bolognese – qua la tradizione vitivinicola non è storicamente radicata come nel resto della regione – devo ammettere che bevo decisamente più birra che vino. In proporzione, se non altro.

      Quando diventerò primo ministro qualche giornalista finirà per scrivere che un politico che beve birra anziché vino, che vota alle primarie del PD e che ha provato tre volte (e sempre con risultati pressoché nulli) di imparare la lingua araba non può che essere la forma più deteriore possibile di islamonazicomunista.

  78. Per Z

    “Quella è sostanzialmente una non-militanza, che non prevede progetti o iniziative di politiche di alcun tipo se non un’attività estremamente sporadica di distribuzione volantini.”

    Non necessariamente: i vari elementi di cui ho parlato, dalla birra ai volantini, possono essere dosati in varia misura.

    La cosa importante è l’autoreferenzialità: il gruppo non esiste perché vuole realizzare il socialismo, o l’uscita dall’euro, o il ritorno al medioevo.

    Esiste perché è bello stare insieme, facendo finta di volere il socialismo, l’uscita dall’euro o il ritorno al medioevo.

    E infatti, alla fine di tanto sbattere, il socialismo sarà sempre ugualmente lontano, gli immigrati ci saranno sempre e l’Italia sarà sempre dentro l’euro: nessun piccolo grupppo autoreferenziale ottiene mai nulla che somiglia ai risultati che sogna.

    Ci sono sicuramente individui che fanno politica, nel senso del tizio solitario fissato con il modo per risolvere i problemi economici del pianeta.

    Stiamo ovviamente parlando di chi fa politica non per interesse economico: il funzionario di un partito è come il funzionario di qualunque azienda, e quindi fa realmente “politica”.

    • Z. says:

      Miguel, ma certo che esistono anche gruppi così.

      Solo, anzitutto i gruppi politici – come quelli culturali – non sono sempre così. Esistono gruppi che si pongono effettivamente obiettivi, a volte sterminati e irraggiungibili e a volte più limitati e concreti nel tempo e nello spazio.

      La componente della socializzazione, poi, a volte è importante e altre decisamente secondaria.

      Infine, non è che tutte le cause siano fungibili. Sarei davvero ipocrita se sostenessi che nell’Associazione Emiliano-Romagnola per la Difesa del Migrante non mi sarebbe verosimilmente per trovare più “persone per bene” che non nel Movimento Bologna ai Bolognesi. Non sono tutte uguali le persone, ma neppure i gruppi e le cause. E cause più meschine (dal mio punto di vista) tendono ad attirare persone più meschine (sempre dal mio punto di vista).

  79. I piccoli gruppi politici, che siano Casa Pound, il Collettivo Comunista o i Tifosi Viola, si somigliano necessariamente, non perché “sono tutti estremisti”, ma perché rigorosamente vincolati a una serie di necessità.

    Quella di avere un piccolissimo locale in cui riunirsi, il cui affitto in genere consuma la maggior parte delle risorse del gruppo: la finalità concreta è quindi quella di mantenere un padrone di casa.

    Quella di compensare le inevitabili defezioni del gruppo, attirando nuovi membri, ma in piccola quantità.

    Quella di non diventare così grandi da far perdere la natura di piccolo gruppo e disturbare i delicatissimi rapporti umani che lo tengono in piedi.

    Quella di fare la guerra incessante ai gruppi ideologicamente più simili e quindi concorrenziali.

    Quella di essere molto tolleranti nei confronti dei propri membri più stravaganti: puoi scegliere con chi andare a prendere una pizza, in un piccolo gruppo devi fare di tutto per far restare quello insopportabile, che però c’è sempre quando c’è da dare dei volantini. Per questo i gruppi svolgono un ottimo compito di integrazione di persone marginali, che altrimenti verrebbero sempre escluse.

    Quella di adattarsi ai ritmi e ai modi dei membri meno dotati, per non spaccare il gruppo: solo i gruppi molto autoritari riescono a cambiare linguaggio o modi, e quindi adattarsi al mondo, gli altri devono solo adattarsi a se stessi.

    Quella di recitare una serie di ruoli, dal Capo che si Sacrifica al Vecchio Militante Instancabile, dall’animatore-barzellettiere a quello che per motivi misteriosi decide sempre lui alla fine cosa scrivere sui volantini che nessuno leggerà.

    Quella di marcare provocatoriamente la propria differenza attraverso qualche gesto, comportamento o abbigliamento che dia fastidio a qualcuno, e quindi garantisca un po’ di sana ostilità verso il gruppo.

  80. Moi says:

    “Sarei davvero ipocrita se sostenessi che nell’Associazione Emiliano-Romagnola per la Difesa del Migrante non mi sarebbe verosimilmente per trovare più “persone per bene” che non nel Movimento Bologna ai Bolognesi. Non sono tutte uguali le persone, ma neppure i gruppi e le cause.”

    —-

    La sintassi della frase è migliorabile … forse dopo risulterebbe più chiara.

    Poi vorrei vederti con(tro) l’ “Associazione a Tutela del Migrante Che NON Voterà Mai PD” ;) :) ;):)

    • Moi says:

      E’ così che i Micheli Serra si trasformano in Sceriffi Genty Mannari ;) … e almeno Mirkhond l’ avrà capita ! ;)

    • Z. says:

      Oddio, a occhio e croce errori di sintassi ne vedo pochi. Immagino che si potesse scrivere meglio.

      E non ho mai sentito nessuno domandare a un immigrato quali fossero le sue opinioni politiche, quale partito avrebbe votato, o chi preferisse tra i candidati alle primarie. Di solito hanno problemi più gravi e urgenti di cui occuparsi :)

      • Moi says:

        No, ma come ben sai viene loro inculcato che se potessero votare e votassero PD … tutti i loro problemi sarebbero risolti. Dal momento che con i “Taroni” NON si poté fare, con il Mystero ;) :) della DC in aumento … è opportuno, stavolta, premurarsi e pasturare bene il terreno elettorale per il Futuro Elettorato di “Negri” e “Bédui”, no ?

        Gli “Extra” degli ex Paesi dei Patti di Varsavia e i “Ciàina” per gli Epigoni del PCI sono un po’ ;) :) più difficili da convincere …

        E anche le Femministe sono ben poco solidali con le Migrantesse “molto emancipate”, che considerano il “Parco Troie Import-Escort di Silvio” …

        • Moi says:

          Ovviamente “con i Taroni [per il PCI] !”

        • Z. says:

          Moi,

          — No, ma come ben sai viene loro inculcato che se potessero votare e votassero PD … tutti i loro problemi sarebbero risolti. —

          A dire il vero sino ad oggi non lo sapevo affatto. In effetti, non è che uno dei numerosi prodotti della tua fervida e unica immaginazione. Che testimonia del fatto che (anche) di questo argomento tu parli non per esperienza diretta, ma unicamente per sentito dire.

          Niente di male. Diceva un mio caro amico – citando da nonmiricordodove – che quando la leggenda confligge con la realtà, bisogna sempre scegliere la leggenda. Per esperienza personale posso confermare che si tratta anche di una valida linea guida per chiunque diriga sessioni di RPG.

          Z.

          PS: a proposito di fervida immaginazione, “import escort” è geniale :D

  81. Moi says:

    - andare ai reciproci funerali.

    [cit.]
    —-

    O hai dimenticato la faccina o è un lapsus meraviglioso …

  82. Moi says:

    Come quando gli Anziani dicono che “i Busoni non si devono mica preoccupare se possono sposarsi se vinciamo Noi … si devono preoccupare che, se vincono gli Altri, li rimandano nei Campi di Concentramento o al Confino !” [cit.]

    • Z. says:

      Ho un amico di origini extra-europee e di idee conservatrici che mi diceva spesso:

      “in Italia io sono fregato comunque. Quelli di sinistra mi guardano storto perché voto Berlusconi, e quelli di destra mi vogliono rimandare in Abissinia!”.

      :D

      • Ritvan says:

        —Ho un amico di origini extra-europee e di idee conservatrici che mi diceva spesso: “in Italia io sono fregato comunque. Quelli di sinistra mi guardano storto perché voto Berlusconi, e quelli di destra mi vogliono rimandare in Abissinia!”:D Z.—-

        Sostituendo Abissinia con Albania e voto a parte (che non ho), e` quello che succede un po`anche a me…:-(

  83. Moi says:

    Quando mi eleggete primo ministro?

    Z

    ———-

    Non ti eleggeranno mai … perché non daresti mai il Ministero dell’ Economia all’ Ape Pilli ! ;)

  84. Moi says:

    Uno Storico deve servire a esaltare i Giovani per immolarsi a un Moloch che faccia comodo ai Vecchi … oppure non serve a nulla, anzi: è dannoso !

    La Storia stessa non ci ha insegnato mai nient’altro !

  85. Moi says:

    @ Z

    Con il tuo paragone fra Rimini e LaMecca sei meno FiloIslamico delle apparenze: in effetti fra Tamarri Frangistani e SuperSecicconi il Modus Vivendi Secolarizzato differisce solo per disponibilità economiche !

    • Moi says:

      @ Z

      … Nonché il vantaggio di una Religio Instrumentum Regni che “Propriolah” ;) consente di eclissare e silenziare le Femministe in fatto di Offerta di Divertimento Sessuale.

      Anche dei Naufraghi di Lampeusa, facendo emergere l’ illusorietà del Mito Identitario della Umma, ai SupersSceicconi gliene frega quanto ai Tamarri Secolarizzati: “Da Zero a un Cazzo”.

      Almeno finché i Tamarri Secolarizzati non sono ancora schiacciati e rullati dalla Crisi … che poi diventano AlbaDorati Mannari, dopo decenni di Fideismo Sinistroide.

    • Z. says:

      Moi, perdonami, da quando la differenza tra ricchi e poveri (di qualsiasi religione, etnia e cultura) consiste in altro che non siano le disponibilità economiche? :D

  86. p says:

    l’errore è di credere che le cose vadano come chi le fa lo vuole. non avviene mai così.p

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