Individuo, società e altro

A piccoli passi, e partendo dall’azione quotidiana, costruire una filosofia, un modo di cogliere le cose, per i tempi in cui stiamo entrando e che non somigliano a null’altro che si sia mai vissuto.

Per questo, un altro commento di Rossana diventa un post. Questa volta risponde a un altro commentatore, che aveva posto una domanda diretta:

Vogliamo tornare alla discussione tra vita sociale e individualismo spinto?

Rossana risponde:

“No, Francesco.

No, perché le semplificazioni tendono a far dell’esistenza umana una questione di mera logica binaria risolvibile sempre in termini di zero/uno, sì/no, giusto/sbagliato, vero/falso, etc…

Questo riduce a tal punto l’ampiezza dell’esistenza da non avere nemmeno più senso parlarne.

No, ancora, perché è esattamente questa logica binaria applicata alla nostra quotidianità che, presentando ogni questione come riducibile a una semplice scelta fra due opposti, che non esistono nei fatti (parlo di quella fra vita sociale e vita individuale), stermina non solo la complessità individuale ma anche ogni possibile concreta forma di vita sociale.

La quale esiste solo se è la somma di singole menti autonomamente e prolificamente pensanti e socialmente collaboranti.

La società attuale è il frutto esattamente di questo metodo: riconosce all’individuo esclusivamente necessità di natura biologica essenziale – mangiare, dormire, godere di salute decente così da poter produrre, comprare, essere produttivo per il sistema dalla culla alla bara monetizzando finanche ogni aspetto più intimo e nascosto – escludendo dalla conta tutto ciò che non è misurabile, ottimizzabile, standardizzabile, e quindi tassabile.

E’ la logica che “ottimizza” il territorio riducendolo a mera superficie sulla quale tutto può, e quindi deve, produrre denaro; é quella che riduce l’umano a merce che deve produrre e rendere spremendogli fuori ogni cosa che possa rendere: testa, braccia, cuore e perfino pensieri, che oggi sono quelli merce come qualsiasi altra sul mercato della produzione di beni di consumo.

Il punto è che finché screditeremo noi stessi come inutili orpelli sogni, desideri, immaginazione, emozioni, visioni, cioè tutte quelle cose intangibili che ognuno ben conosce come proprie intime realtà individuali, non saremo in grado di vedere come alberi, passeri, nuvole, pioggia, erba, profumi della terra o dell’orto sono altrettanta parte della nostra identità quanto lo sono gli incontri e gli scontri con amici, parenti, autorità, maestri o estemporanei compagni di strada e come tutto questo sia costitutivo di ciò che siamo e come questo sia intimamente collegato al territorio dove viviamo, sogniamo, litighiamo, perdiamo a carte o ammazziamo mosche.

Non c’è alcuna separazione, in noi, fra il sociale e l’individuale.

Non c’è alcuna separazione fra individuo e società perché non ce n’é nessuna fra ambiente e sentimenti o fra sentimenti e territorio: ogni cosa è costitutiva sia dell’individuo che della società in cui vive.

Non sono cose diverse.

Diverso può essere solo il giudizio (o il pregiudizio) morale che si maschera nell’etichetta “individuale”, che ha invariabilmente ormai connotazioni negative quanto quella, non meno usata, di “estremista”, che secondo me gli è parente.”

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83 Responses to Individuo, società e altro

  1. La stessa “logica binaria” che gli “occidentalisti” hanno usato per anni e che riflette la weltanschauung da pallonaio con cui, nel “paese” dove mangiano spaghetti, si affronta ogni campo dello scibile.
    Nel caso specifico, o si approvavano senza condizioni le aggressioni statunitensi in giro per il mondo, o si passava d’ufficio dalla parte dei terroristi, contro i quali era ed è tutto lecito.

    • Francesco says:

      non è che la propaganda viene sopravvalutata?

      il “terrorista” Formigoni è rimasto in piedi e in poltrona per anno

      idem i “terroristi” residenti a Roma e vestiti di bianco

      persino in edicola era pieno di gazzettini del terrorismo, anche se di qualità decrescente

      PS il pensiero binario continua a parermi utile, se usato cum grano salis

      • rossana says:

        Lo è, utile.
        Aiuta a descrivere la realtà semplificandola in estrema sintesi.
        Ma è inutile e dannosa, perché eccessivamente riduttiva, se devi descrivere ogni cosa chiamandola con un nome.
        Quando entri nel dettaglio della natura delle cose (tanto più delle persone e quindi del mondo), la logica binaria è totalmente inutile perché fuorviante.
        Nulla esiste che possa davvero essere descritto efficacemente da punto/zero o bianco/nero.
        Questi sono gli estremi di una complessità che è lì, davanti agli occhi.
        Se non puoi descrivere una cosa senza usare più di due parole, è perché non esiste cosa che sia riducibile ai soli due punti con cui la delimiti.

        • Francesco says:

          temo di non essere d’accordo

          bianco/nero vanno benissimo per la decisione e la sintesi, colgono la natura del problema, i suoi elementi fondamentali

          poi è assolutamente necessario che le conseguenze del giudizio e l’azione tengano conto di mille sfumature

          ma partendo da quel giudizio chiaro e netto

          ciao e scusa i toni polemici e perentori

      • …Tutti inconvenienti dovuti a quella terrorista della realtà, che in esecrabili casi come questi si ostina, colpevolmente, a non assomigliare più di tanto al pallonaio…

        • Francesco says:

          appunto, solo che chi sta col pallonaio?

          Feltri e Belpietro, da una parte

          poi c’è l’altra parte

          in mezzo il mondo

  2. mirkhond says:

    Proteste, è il tempo della primavera italiana

    «Fusse che fusse la vorta bbona» diceva in una Canzonissima del 1960 Nino Manfredi nella parte di un barista incazzato. E se fosse davvero venuto il momento della caduta di un regime delegittimato, di una democrazia espropriata dai partiti che, esorbitando completamente dal ruolo loro assegnato dalla Costituzione, hanno occupato ogni spazio costituendosi in lobbies clientelari, corrotte, corruttrici e sostanzialmente mafiose? Le manifestazioni, per ora pacifiche, che si stanno svolgendo in tutta Italia, da Ventimiglia a Palermo, hanno la peculiarità di non essere targate, di non aver il cappello di nessun partito nè del sindacato. Sono agricoltori, ‘padroncini’ di Tir, artigiani, commercianti, ambulanti, lavoratori autonomi. Uomini e donne qualunque ridotti a sudditi che non si sentono rappresentati da nessuno. Ma il segnale più inquietante per gli uomini del Potere e che ha messo loro addosso una paura birbona (si vedano le dichiarazioni ‘ad alzo zero’ di Alfano) è che a Torino e Genova alcuni agenti si siano tolti il casco antisommossa e abbiano fraternizzato con i manifestanti che gridavano «Siete dei bravi ragazzi, venite con noi». Tutti i regimi cadono quando polizia ed esercito smettono di difendere il Potere fino ad allora considerato legittimo. Nel 1918 lo Zar non faceva che mandar battaglioni contro il pugno di insorti guidati da Lenin e Trotskij ma lungo il tragitto i battaglioni si liquefacevano, i soldati disertavano o si univano ai rivoluzionari. Nel 1991 il golpista Janaev, dopo aver esautorato Gorbaciov, mando’ i carri armati sulla Piazza Rossa, ma i carristi si rifiutarono di sparare sulla folla. Su uno di quei carri sali’ Boris Eltsin e fu la fine dell’Unione Sovietica. Lo stesso meccanismo è scattato in alcune delle ‘primavere arabe’.

    Le Questure di Torino, di Genova, il ministro degli Interni hanno cercato di minimizzare il gesto degli agenti che si sono tolti il casco presentandosi a viso scoperto: «E’ prassi quando cala la tensione». Ma non è cosi’. E quel gesto non deriva solo dal fatto che i poliziotti sono malpagati e sovracaricati di lavoro, come hanno cercato di ammorbidire alcuni giornali. Si tratta di qualcosa di molto più grave: quei poliziotti, che presumibilmente rappresentano i sentimenti di molti loro colleghi che hanno preferito restare al coperto, non si identificano più con lo Stato e le Istituzioni che dovrebbero difendere, come non ci si identificano i manifestanti.

    Del resto che fossimo in una sorta di quiete che precede la tempesta ce lo aveva preannunciato, in un certo senso, solo pochi giorni fa, il rapporto del Censis descrivendo un’Italia «sciapa, infelice» aggiungendo che non è semplicemente una questione di soldi ma di «accidia, immoralismo, disinteresse generalizzato…tessuti valoriali persi, dissolti». Da questa situazione agonica prima o poi doveva nascere fatalmente qualcosa, come dalla brace che cova sotto la cenere. Se poi le cosiddette classi dirigenti riusciranno con i consueti metodi, con le astuzie, cercando di dividere la protesta, con le blandizie, con i compromessi, con le promesse mai mantenute, con i Renzi, a spegnere l’incendio appena divampato o se ci sarà, finalmente, anche una ‘primavera italiana’ è cosa tutta da vedere. Non ci conto, ma ci spero.

    Massimo Fini

    Il Fatto Quotidiano, 14 dicembre 2013

    http://www.massimofini.it

    • Mauricius Tarvisii says:

      “hanno la peculiarità di non essere targate, di non aver il cappello di nessun partito nè del sindacato”

      Io in realtà ieri mi sono fatto un viaggio in treno circondato da neonazisti che fischiettavano faccetta nera e che erano saliti in carrozza da un binario blindato dalla polizia in assetto antisommossa. Temevo ogni secondo di scoppiare a ridergli in faccia (ai nazisti, si intende) e finire pestato a sangue.
      Questo a proposito delle manifestazioni non targate.

      Sui forconi si è detto e scritto tanto. Nascono all’epoca delle liberalizzazioni di Monti ed erano le proteste delle categorie liberalizzate sommate a quelle degli autotrasportatori che si lamentavano per l’aumento delle accise sui carburanti. Insomma, una sollevazione di lavoratori autonomi.
      I forconi siciliani hanno preso una strada un po’ tutta loro (organizzazione strutturata e poi impegno politico, con il sostegno a Crocetta – tutto fuorché un nazista o un eversivo), mentre nel resto d’Italia il movimento si è rivelato solo una sommossa estemporanea. E come sommossa estemporanea si è risvegliato in queste settimane, raccogliendo consensi tra gli autonomi, il mondo delle microimprese e i disoccupati, oltre che nella galassia del c.d. antagonismo (no-tav, anarchici, ecc) e tra i neonazisti, appunto.
      Il suo nerbo (gli autonomi) è bacino elettorale un tempo berlusconiano (oggi non si sa più), ovvero antitasse, fautori dello Stato minimo, razzisti e tutte quelle altre cose che non mi sembrano siano molto gradite a Fini.

      Se la domanda è se ci sia rischio autoritario io credo proprio di no e non sarà qualche braccio teso a farci cadere nella dittatura. Mussolini, ricordiamolo, è stato messo lì come gendarme dell’ordine costituito (agrari, filosabaudi radicali, grande impresa, conservatori vari), quindi se proprio dovesse nascere un dittatore di questi tempi, quello sarebbe messo lì da Napolitano o chi per lui davanti all’appartente inevitabile collasso del sistema economico-politico (di cui bur-Letta è un garante ormai abbastanza bollito, diciamocelo).

      Ah, parlando con una comunista, lei sosteneva che il mio “Renzie non mi pare che abbia la stoffa del nuovo ducetto” vuol dire poco: alla fine tutti hanno le doti nascoste e ciascuno ha il ducetto che si merita (epoca di plastica = dittatore di plastica, no?). Ma sono solo delirii di una discussione tenuta alle due di notte.

      • PinoMamet says:

        Ieri sul perfido social network qualcuno ha postato la foto di un raduno dei “forconisti” nel mio non-capoluogo.

        Numero partecipanti: 1

        Mi è parso del tutto innocuo, non aveva l’aspetto del nazistone.

        Invece un altro ha postato le foto di un altro raduno o manifestazione forconista, non so dove, con dei tizi dall’aria di ultràs che portavano uno striscione con l’inconfondibile carattere usato dai CasaPoundini, uno striscione nero, se per caso ha qualcuno fosse rimasto qualche dubbio.

        Poi uno dice “la Polizia si leva i caschi”, e grazie al cazzo…

        • PinoMamet says:

          Ho messo un acca in più, ma vabbè ;)

        • mirkhond says:

          A Fidenza ci sono state manifestazioni?
          Ci sono anche dai voi i nazistelli?

        • PinoMamet says:

          A F. niente manifestazione, di nazistelli a Parma c’è quelli di CasaPound, che hanno voluto a tutti i costi aprire una sede quest’anno (o l’anno scorso? comunque di recente), osteggiatissima.
          Credo moltissimi siano di fuori, comunque.

        • Z. says:

          A proposito,

          Fabio Marcelli sul FQ che scrive che quella dei forconisti è una “lotta di classe” mi ha colpito parecchio.

          All’inizio sono rimasto perplesso, devo ammetterlo: per “lotta di classe” quando io ero piccolo si intendeva qualcosa di un pochino differente. Quella roba del proletariato contro la borghesia, ad esempio.

          Insomma, faticavo a capire.

          Finché ho avuto l’illuminazione: l’articolista non intendeva dire “lotta di una classe contro un’altra”. Intendeva dire “lotta di classe” nel senso di “lotta politica classy”, stylish, distinta.

          Elitaria, insomma.

          Come dire, “io manifesto insieme a pochi intimi, o addirittura da solo. Mica con tutti quei brutti comunisti che vestono male, fanno chiasso e oltretutto puzzano pure”.

          :D

    • Francesco says:

      ir solito ubriacone che ve(n)de fischi per fiaschi, e poi si scola i fiaschi

      se questa è una rivoluzione, Berlusconi è giovane, alto e bello!

      siamo seri, non usiamo le speranze come fette di salame

    • Mauricius Tarvisii says:

      I grillini hanno già detto che loro vogliono il ritorno immediato al mattarellum. Renzie, invece, da bravo piddino venditore di pentole, vuole la stronzata del doppio turno, che richiede una revisione della costituzione (per la quale mancano i tempi e i numeri).
      La storia che lui molla i soldi solo se tutti gli approvano quello che vuole, poi, la trovo un insulto alla mia intelligenza. Ma non a quella dei piddini, che gli vanno dietro.
      Davvero, non riesco a capire perché il piddino sarebbe meno allocco del grillino: l’unica differenza, ormai, adesso che pure di là c’è il leader carismatico e plebiscitario, è che il Pd è da vent’anni nella stanza dei bottoni e il M5S no.

      • PinoMamet says:

        Io sono per il proporzionale; penso anche che l’Italia possaessere governata solo da una coalizione di partiti che stanno insieme per interesse, sive inciucio, ovvero il “pentapartito” dei bei tempi (sì, ho detto bei).

        • Moi says:

          Blasfemo ! ;)

        • PinoMamet says:

          ;)

        • Z. says:

          Pino: se avessimo la possibilità di spendere come allora, indebitandoci a oltranza, direi che il sistema elettorale sarebbe poco rilevante.

          MT: forse non ho capito, intendi dire che per il doppio turno serve una modifica costituzionale?

        • PinoMamet says:

          Ma ti dirò Z., non è che io rimpianga i tempi di allora perché ci si indebitava allegramente.

          Per dire, mia madre continua a ripetermi che io sono nato in un gelido giorno di Austerità, in cui le macchine non circolavano neppure, ed erano gli anni Settanta, non gli anni Duemila.
          (Credo di aver sempre sofferto di sinusite per questo motivo).

          Secondo me noi italiani siamo fatti così. Prendiamone atto. Gli americani hanno democratici e repubblicani, gli inglesi laburisti e conservatori, i francesi non me ne può fregare di meno, e noi abbiamo mille partiti.

          Non credo che il proporzionale ci farebbe spendere di più (o di meno) di qualunque altro sistema elettorale.
          Capace anche che, trovandosi nella necessità di andare forzatamente d’accordo tra tre-quattro-cinque partiti di orientamento diverso, riescono anche a strologare qualcosa di fattibile.
          Ai più fasci si può lasciare la Difesa, tanto si lasciano gli esteri a qualche simil-repubblicano o democristiano, e danni non ne fanno. Ai kommunisti il lavoro o l’istruzione.

          Poi, ma so già che è irrealizzabile, si potrebbero tagliare davvero privilegi piccoli e grandi dei politici, in modo che il lavoro di politico venga scelto per convinzione e non per mestiere (ma poi, è un bene?), in ogni caso, male o bene che sia, questo è un aspetto che rimane esattamente identico con qualunque sistema elettorale.

        • PinoMamet says:

          Poi naturalmente
          (ma spero che non replicherete a questo, perché sarebbe troppo facile)

          vi invito a votare tutti per il mio partito Italia Anni Sessanta, fondato sul pensiero magico.

          Reintroduciamo un elemento dei bei tempi, e torneranno tutti nel loro splendore.
          Io comincerei dalla lira…

        • Mauricius Tarvisii says:

          Sì: non è possibile a Costituzione immutata l’elezione diretta del presidente del consiglio (il “sindaco d’Italia”). Chi dice il contrario o non sa o è in malafede.

        • Z. says:

          Mi sa che non mi sono spiegato… non intendevo dire è che il proporzionale sia più o meno costoso del maggioritario (anzi, pur dubitando che la differenza sia rilevante, a lume direi che è vero il contrario).

          Intendevo dire che quando una classe politica ritiene di poter consumare risorse in modo illimitato, e ti riempie allegramente di debiti col tuo consenso perché non sarà la tua generazione a pagarli, quale che sia il tuo sistema elettorale poco cambia.

          Oggi questa possibilità è venuta meno. E siccome noi Italiani diffidiamo di tutti gli altri, credo che quasliasi sistema che necessiti di larghe intese – anche meno larghe di quelle larghissime da te ipotizzate – sia il peggior sistema possibile per l’Italia. Peraltro, altrove le ampie coalizioni servono per far digerire all’elettorato misure impopolari, qua diventano una scusa per non fare un tubo.

          Quindi, seppure a malincuore, tocca scegliere una legge che garantisca la governabilità nonché il rispetto degli interventi della Corte costituzionale in materia.

          Il mattarellum ha funzionato abbastanza bene: ha garantito due legislature piene e il governo più longevo della storia repubblicana. Ma ora il sistema non è più bipartito: è almeno tripartito, e bisogna tenerne conto. Riformare la legge elettorale per ritrovarci in una situazione dove governi di larghe intese balbettano, incespicano e annaspano malamente mentre le opposizioni se ne inventano una nuova ogni giorno per far vedere che esistono – che poi è l’esatta situazione odierna, al netto della propaganda degli uni e degli altri – mi pare una perdita di tempo.

          Ora, io non sono uno che si intende né che finge di intendersi di leggi elettorali, ma mi pare che quelle in vigore per regioni e comuni funzionino bene, tant’è che non so di regioni o di comuni che abbiano deciso di darsene una diversa (e potrebbero farlo).

          Non è la mia legge ideale, dato che a me il maggioritario non piace. Preferirei un proporzionale con preferenza unica e premio di maggioranza al primo partito quale che sia il suo peso elettorale. Ma la Corte costituzionale dice che così non va bene: al di là della mia opinione al riguardo così è stato deciso e così è. E del resto tutti i principali partiti sono d’accordo sul ritorno al maggioritario, quindi si tratta di quale maggioritario scegliere ormai.

          Comunque, ribadisco, per me la cosa importante è che permetta di formare governi stabili. Non sono affezionato a un sistema in particolare. Ah, e poi bisognerebbe mettersi in testa che quando si sceglie un sistema non lo si cambia ogni cinque anni: lo si tiene e basta :D

          Z.

          PS: Il mio elemento preferito dell’idilliaca società anni Sessanta… uhm… posso scegliere la reintroduzione del divieto di aborto? Incoraggerebbe il ricorso alle mammane e aumenterebbe la spesa delle famiglie con le nascite indesiderate. Questo aiuterebbe a creare PIL: in parte sommerso, ma pur sempre PIL.

        • Z. says:

          Ochèi Mauricius,

          ora ho capito. Il problema non è il doppio turno, è – giustamente – l’elezione diretta del presidente del Consiglio. In effetti il problema esiste, su questo hai ragione.

          Però se la soluzione è:

          1. riformare l’Andreottium e tornare al Mattarellum;
          2. votare;
          3. ritrovarsi un Parlamento frammentato e un governo paralizzato;
          4. scrivere una nuova legge elettorale e magari costituzionalizzarla (auguri e figli maschi);
          5. ri-votare…

          allora mi viene da concludere che con questo girotondo andiamo a perderci una barca di soldi (dimostrandoci ancora una volta inaffidabili) e facciamo vieppiù arrabbiare gli Italiani, che – a dispetto del fatto che tutti i principali leader si mostrino propensi al voto anticipato – a quanto pare tanta smania di tornare al voto immediatamente non ce l’hanno.

          Bisogna ragionarci su senza propaganda. Cioè, la propaganda ce la teniamo perché è inevitabile: intendo che OLTRE alla propaganda sarebbe carino che ci si ragionasse su.

        • Mauricius Tarvisii says:

          Perché il Mattarellum dovrebbe portare a un parlamento paralizzato?

        • Z. says:

          Ohi, sbaglierò, ma per me a quel punto tanto varrebbe votare direttamente con l’Andreottium, che rispecchia in modo più fedele il voto degli elettori. Se tripartizione dev’essere, che almeno sia pienamente rappresentativa del consenso elettorale.

          (che poi non capisco perché aggiudicare il seggio al candidato che prende il maggior numero di consensi senza soglia minima vada bene, mentre assegnare il premio di maggioranza alla coalizione che riceve il maggior numero di consensi senza soglia minima no. Ma non ho mai capito neppure il “principio di non dispersione degli elementi di prova”. Ammetto di avere i miei limiti)

        • Mauricius Tarvisii says:

          Perché da una parte si va dagli elettori del collegio e gli si chiede: volete che il vostro rappresentante sia Tizio, Caio, Sempronio o Mevio? E loro rispondono. Nel secondo questa domanda non viene fatta e il premio di maggioranza è assegnato senza nessuna esplicita affermazione dell’elettorato in tal senso.

          Il principio di non dispersione è po’ come dire che il duro lavoro degli altri non si può buttare nel cesso per ragioni non attinenti a tale duro lavoro.
          Z, ma che mi fai? Capisco che sarai ancora traumatizzato dalla puntata di Report di stasera :-D

        • Roberto says:

          Traumatizzante in effetti, mi sa che stanotte non dormo :-(

        • Z. says:

          Uhm… Mauricius, ma sei sicuro che fosse questo che dicevano le sentenze dal ’92 in avanti? Cioè, che era necessario obliterare un intero codice di procedura e ripristinare il processo inquisitorio iussu iudicis perché altrimenti si sarebbe mancato di rispetto a chi aveva verbalizzato le SIT? :)

          Quanto al collegio, non sto parlando delle preferenze ma del premio di maggioranza senza soglia minima. Se il premio di maggioranza senza soglia minima è incostituzionale, perché non dovrebbe esserlo anche l’elezione di un solo candidato in un collegio maggioritario senza soglia minima? Mi sembra potenzialmente ben più distorsivo del suffragio popolare, a voler guardar bene la cosa.

          Ad esempio, l’unico motivo per cui la Lega Nord è sopravvissuta alle elezioni del 1996 è perché il suo 10% era concentrato quasi interamente al Nord, il che ha permesso a Bossi di ridurre lo scarto tra la proporzione dei consensi e quella dei seggi a circa il 20% (che comunque non è poco). Mentre un partito il cui 10% fosse maggiormente equidistribuito sul territorio nazionale sarebbe stato pressoché assente (o addirittura del tutto assente) dal Parlamento.

          C’è qualche passaggio che mi sfugge, secondo te? Boh, forse è solo la mia età che avanza :D

          Che hanno detto di sconvolgente a Report?

        • Mauricius Tarvisii says:

          Commento fantasma, riscrivo :-D

          I due sistemi hanno due rationes completamente diverse. Il maggioritario è: il collegio si scelga il proprio rappresentante. E’, normale, quindi, che sia soltanto uno l’eletto.
          Il proporzionale è: costruiamo una circoscrizione in miniatura in cui si rispetti lo spaccato degli eletti. Qui diventa anormale che il modellino di circoscrizione abbia proporzioni diverse dalla circoscrizione vera.
          Nel primo caso è quella la logica stessa della rappresentanza, nel secondo, invece, il premio di maggioranza è esplicitamente contrario alla logica stessa del sistema (e dunque diventa illegittimo). Quindi, o costituzionalizzi il proporzionale, oppure il maggioritario è un’opzione valida.

          Report. Nulla di che, solo parlavano di giustizia. La prescrizione è stata presentata tra camicie nere e saluti romani, ci si è lamentati che un reato (pure il daneggiamento o l’insolvenza fraudolenta) non sia perseguibile a distanza di trent’anni (come succederebbe nella civile Inghilterra) e poi via di paragoni ad minchiam con i sistemi di common law. Tra le altre cose si sono lodati i leaves (la necessità per impugnare una decisione del consenso del giudice che l’ha emanata), si è denunciata l’obbligatorietà dell’azione penale (giusto, perché tutti questi PM costretti a indagare politici e mafiosi ci hanno stancato), si è protestato contro la rinnovazione dell’istruzione dibattimentale in appello (per i profani: la possibilità di assumere prove, ecc in appello… in modo che se salta fuori la prova dell’innocenza dopo la sentenza di primo grado ci si becca comunque la condanna nei gradi successivi?) e altre amenità.

        • Z. says:

          Ochèi, ora che me l’hai spiegata così l’ho capita. Cioè, quantomeno ho capito il ragionamento che dovrebbe star dietro alla pronuncia della Corte costituzionale.

          Solo, a questo punto non capisco come possa ritenersi legittimo lo sbarramento, che è una distorsione neppure proporzionale ma tendente a infinito [1] del voto elettorale. Voglio dire, se io prendo il 7% alla Camera dovrei prendere 90 deputati e invece ne prendo esattamente zero. Come distorsione del modello in scala non è male…

          Z.

          PS (su Report): wow, meglio del circo equestre! Stasera mi metto a guardarla su internet con tortillas e salsa messicana :D

          [1] Lisa mi corregga se ho sbagliato locuzione, cosa che quasi certamente ho fatto. Ci tengo a distinguermi dalla massa di legulei antiscientifici!

        • Francesco says:

          Maurizio

          glielo spieghi tu agli intelligentoni della CC che se si chiama “proporzionale corretto” è perchè il proporzionale e basta non funziona?

          mi pare una cazzata di proporzioni immani, quindi non mi stupirei di ritrovarla pari pari nella motivazione della sentenza

      • Francesco says:

        il doppio turno è un favore al PD, nel breve periodo, ma all’Italia, nel medio

        perchè al secondo giro i partitini si levano dalle palle (se il sistema è fatto appena decentemente)

        non serve cambiare la Costituzione (che andrebbe cancellata e rifatta, nel frattempo la si aggiri): basta fare finta di niente, come col Porcellum (legge ottima, e non bocciata perchè di fatto permetteva agli elettori di indicare il Presidente del Consiglio)

        Pino, ci sono studi storico-economici che dimostrano la dannosità del proporzionale. in ogni caso non ci sono i soldi per fare nulla di simile ai nostri anni ’60-’80

        hanno smesso di farci credito, molto semplicemente

        ciao

        • Z. says:

          Per me i problemi del Porcellum sono due:

          – il sistema del Senato è pensato esplicitamente per favorire un dato partito (da un lato) e per ostacolare il governo a chi non ci si vuole alleare (dall’altro);
          – il premio di maggioranza va alla “coalizione” (che è un concetto privo di senso, visto che si può sfaldare: vedi PD e SEL) e non al partito.

          La questione delle preferenze dal mio punto di vista non mi sembra così drammatica: liste bloccate ce n’è in gran parte d’Europa, e non mi pare si possa dire che si tratti di un continente egemonizzato da stati totalitari e fascisti. Detto questo, credo che la possibilità di esprimere una preferenza sia certamente da prediligere.

          Certo non capisco come possa destare scandalo il premio di maggioranza ma non lo sbarramento (se non ricordo male abbiamo pure uno sbarramento all’8%, quindi nemmeno particolarmente basso). Ma le cose che non capisco aumentano ogni giorno di più.

          Direi comunque che il ritorno al Mattarellum è escluso.

  3. Moi says:

    @ MIRKHOND

    In EmiliaRomagna il Fascismo, per quanto “Neo”, è ancora indissolubile dalla Resistenza e dalla II Guerra Mondiale. Certo, ci sono anche qua i Traditori della Resistenza che hanno “poverinato” Erich Priebke … ma questa è un’ altra faccenda.

  4. Moi says:

    Iniziavo a “preoccuparmi” ;) per la mancata “Italianizzazione” grottesca di Mandela da parte della Boldrini :

    http://www.unita.it/italia/boldrini-da-madiba-col-compagno-br-lei-contro-di-me-attacco-sessista-1.539799

    … meno male, va.

  5. Moi says:

    Segnalazione sulla Scuola, che in teoria (!) dovrebbe avere un ruolo delicatissimo sull’ iniziazione dell’ individuo nella società …

    http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/stipendio-scuola-lotteria-prato-precari-sindacati-562c08a0-8060-452d-a04d-f7d605a949b9.html

    … a “Pra’o” (la gorgia mi risulta che la facciano così)

  6. mirkhond says:

    “Insomma, faticavo a capire.”

    Anch’io faccio fatica a capirti, Zanardo.
    Siccome la lotta forconista NON è monopolizzata dal piddìmenoelle, ed anzi è un malcontento ETEROGENEO, per te non va bene, giusto?

    • Z. says:

      Rilassati, rifletti, rileggi, riprova :D

      • mirkhond says:

        Spiegamelo tu in parole povere… :)

        • Z. says:

          Un commerciante che aggredisce un altro commerciante perché non vuole chiudere, un artigiano che minaccia un libraio di bruciargli i libri, un negoziante che costringe un altro negoziante a bruciare con lui…

          Dove la vedi tu la “lotta di classe”?

          E in un presidio fatto da quattro persone (come in piazza Maggiore a Bologna, dove stavano sotto a un gazebo a guardare YouTube) o addirittura da una persona come dalle parti di Pino?

          Qualsiasi cosa si voglia pensare di queste proteste, delle loro ragioni e del loro colore politico – nel qual merito non entro neppure, essendo come dici tu istanze e gruppi particolarmente eterogenei – come si fa a parlare di “lotta di classe” senza rendersi conto che si sta parlando a raglio?

          Si può parlare di lotta di classe, ad esempio, quando gli operai si uniscono contro il datore di lavoro. Mica quando fanno a pugni gli uni con gli altri!

        • mirkhond says:

          Ho parlato di lotta di classe?

        • Z. says:

          “che costringe un altro negoziante a MANIFESTARE con lui”, naturalmente. Chiedo venia :D

        • Z. says:

          Non tu, Duca. L’articolista di cui sopra commentavo l’articolo.

          E’ a quel commento che tu avevi risposto, ricordi? :)

  7. Moi says:

    La Gabanelli parlava di prescrizione ? In effetti va abolita: l’ Italia ha rischiato l’ onta indelebile di uccidere una seconda volta le vittime di Erich Priebke, NON dimentichiamocelo MAI !!!

    • PinoMamet says:

      Moi, ho una buona notizia per te: Priebke è morto. Come Germano Mosconi.
      ;)

      è possibile passare a discutere di altro?

  8. mirkhond says:

    Credo che Moi ce l’abbia con lo Zanardo e con la sinistra non vendicativa verso un rudere defunto a 100 anni…..

    • Z. says:

      Che ce l’abbia con me non ho dubbi, ma me ne sono fatto una ragione :)

      Quello che non capisco di Moi, invece, è perché sia contemporaneamente spietato verso un vecchio malandato e decrepito a settant’anni dalla ceduta del fascismo, e allo stesso tempo così indulgente verso i fascisti del dopoguerra oggetto di odio e, comprensibilmente, di rappresaglia.

      Cioè, io troverei più sensato ragionare esattamente all’opposto: dopo la guerra il sangue è ancora fresco e le ferite sono ancora aperte, sicché odio e rappresaglia sono fenomeni pressoché inevitabili, com’è inevitabile che talvolta assumano forme particolarmente tragiche. Dopo settant’anni, invece, dovrebbe essere possibile guardare la cosa con più distacco e razionalità.

      Mi piacerebbe che Moi mi spiegasse il perché del suo punto di vista, che a me – e non solo a me, a quando ho capito – appare così singolare. Perché raramente lo vedo così infervorato, e siccome di Moi si può dire tutto ma non certo che sia uno che non ragiona (anzi, ragiona pure troppo :D ) allora presumo che abbia le sue buone ragioni per esserlo.

      • mirkhond says:

        Qui concordo pienamente con Zanardo.
        Forse Moi, è parente di una delle vittime di Priebke.
        Questo potrebbe spiegare il suo odio inestinguibile…..

        • Z. says:

          Oppure è particolarmente vicino a qualcuno che ha perso i familiari in una delle stragi nazifasciste durante la guerra.

          Questo spiegherebbe il suo odio inestinguibile per Priebke, in effetti, ma mi renderebbe ancora più difficile capire la sua assenza totale di empatia verso chi ha compiuto rappresaglie quando il sangue era ancora caldo.

          Naturalmente – penso di poter parlare per tutti – siamo tutti rispettosi della privacy di Moi e dei suoi sentimenti, sicché se ci dirà che non vuole parlarne allora cesserò di chiederglielo.

      • Mauricius Tarvisii says:

        E se fosse solo ironico?

        • Z. says:

          In attesa dell’interpretazione autentica, mi sento di poterlo escludere in via cautelare :)

        • Moi says:

          Vi diverte far finta di non capire la differenza tra UN e QUEL centenario ? Divertitevi da soli. Ergastolo vero e proprio (e NON la farsa dei domiciliari) mi pareva il minimo …

          Mai detto di non provare empatia per le vendette private, solo che non vanno taciute dai politicanti che debbono costruire il mito identitario di Superiorità Morale. Questo lo aveva spiegato molto bene Miguel, con distacco.

          Per voi “centenario” è un sostantivo e “nazista” è un aggettivo … per me è l’esatto contrario. Comunicazione pertanto NON più sostenibile.

          Divertitevi coi vostro giochini provocatorii, ma NON sperate di coinvolgermi oltre ! Ne prendo definitivamente congedo.

        • PinoMamet says:

          ” Per voi “centenario” è un sostantivo e “nazista” è un aggettivo … per me è l’esatto contrario”

          e vabbè, e non ti si può dire che non siamo d’accordo?

          Comunque Moi francamente mi pare che l’unico che si diverta da anni, instancabile, con giochini provocatori, sia tu.

          ma ti si vuole bene lo stesso, e ti ho anche difeso quando mi sembrava giusto.

          Poi fa’ come ti pare, io non trattengo nessuno.

        • Z. says:

          Moi, sei tu che hai riperto – e continui ripetutamente a riaprire – l’argomento. Il che è legittimo, ma non mi pare che qui nessuno abbia inteso provocarti o darti fastidio. Anzi ci siamo pure preoccupati che tu avessi ragioni personali per essere particolarmente sensibile sul tema.

          Poi che devo dirti? Che penso che la legge debba essere distorta per le persone che ognuno di noi ritiene particolarmente abiette? Non la penso così, quindi non posso dirlo. Ma direi che non c’è motivo di prendersela…

          Anzi, finalmente ho capito la tua posizione sulle vendette postbelliche, e ti ringrazio di avermela spiegata.

  9. mirkhond says:

    Sui Forconi, leggetevi l’interressante articolo di Aldo Giannuli in merito.
    Naturalmente sul suo blog.

  10. Un lungo copia e incolla, ma merita…

    http://www.senzasoste.it/internazionale/le-cifre-della-vergogna

    Il Credit Suisse e la Croce Rossa hanno pubblicato recentemente due diversi rapporti a dir poco sconcertanti.

    Il primo fa un bilancio statistico della ricchezza mondiale. Ci informa che “dal 2000 è più che raddoppiata, raggiungendo un nuovo record storico di 241’000 miliardi di dollari”.

    Il secondo dal canto suo illustra “conseguenze umanitarie della crisi economica in Europa” (sono 42 paesi i analizzati nell’Unione europea, nei Balcani, nell’Europa orientale). Dimostra con precisione che “nei 22 paesi presi in considerazione, il numero di persone che dipendono dalle distribuzioni alimentari della Croce Rosa è aumentato del 75% tra il 2009 e il 2012″.

    Ed ecco alcune cifre sulle quali vale la pena di avviare una seria riflessione:

    ll 46% del patrimonio mondiale si trova nelle mani dell’1% dei nuclei famigliari

    La ricchezza mondiale è cresciuta del 4,9% tra la metà del 2012 e la metà del 2013 – il periodo esaminato dal Credit Suisse – e del 68% in questi ultimi 10 anni.
    La percentuale più ricca dei nuclei famigliari ha inizio a partire da una fortuna di 753’000 dollari (557’000 Euro) e accumula il 46% del patrimonio mondiale – la cifra è in aumento; mentre i due terzi delle famiglie, il cui patrimonio resta stabile, rappresenta solamente il 3% della ricchezza globale.
    Occorre avere un patrimonio di 4’000 dollari (circa 3’000 euro) per essere nella metà più ricca del pianeta, e di 75’000 dollari (55’500 euro) per essere tra il 10% più ricco.

    Il 25% dei lavoratori poveri si trova in Germania

    La Croce Rossa rileva che il numero dei salariati tedeschi che non possono far fronte ai loro bisogni è in continuo aumento: un quarto di costoro ha salari troppo bassi – l’ammontare non viene precisato ed in Germania non esiste salario minimo legale.
    In Germania, più della metà dei contratti stipulati dal 2008 sono contratti a breve termine, che non danno diritto alle prestazioni della sicurezza sociale. 1,3 milioni di lavoratori non possono provvedere ai loro bisogni.
    Uno studio della Fondazione Bertelsmann, pubblicato nel dicembre 2012, mostra che la «classe media» è passata dal 65% della popolazione nel 1997 al 58% quindici anni più tardi:
    – 5,5 milioni di Tedeschi sono diventati “poveri”;
    – 500’000 sono diventati “ricchi”.
    In tutta Europa, “la Croce Rossa segnala un numero importante di “nuovi poveri”, di persone che lavorano ma alla fine del mese non possono far fronte ai loro bisogni primari e devono scegliere tra comprare il cibo o pagare l’affitto”.

    31 milioni: è il numero dei milionari in dollari

    Il numero dei milionari in dollari non è mai stato così alto:
    – 14 milioni negli Stati Uniti;
    – 10 milioni in Europa;
    – 6,5 milioni in Asia e nel Pacifico.
    Tra i quasi 100’000 super ricchi con un capitale superiore ai 50 milioni di dollari (37 milioni di euro), circa la metà vive negli Stati Uniti. La Cina è poco distante, prima della Germania, della Gran Bretagna, della Francia e del Giappone.
    L’economia attuale favorisce l’accumulazione del capitale: tanto che la ricchezza mondiale è cresciuta dal 4%, il numero dei milionari è aumentato del 6,1 % e il numero dei super ricchi più del 10%.

  11. Invento un po’ di dati (sapendo che i conti poi non tornano alla virgola, e ci sono anche tanti altri fattori), per farvi capire una situazione che viviamo tutti i giorni qui.

    Io vivo in una città che ha quasi 400.000 abitanti.

    Ora, poniamo che ci sia un calo del reddito dell’2%.

    Uno pensa che quello che prima guadagnava 10.000 euro al mese adesso ne guadagni invece 9.800, mentre quello che prima guadagnava 1.000, oggi ne guadagni 980. Insomma, non sembra una tragedia.

    Invece, succede che la maggior parte, è vero, perde qualcosa – diciamo l’1% del proprio reddito; ma soprattutto sparisce completamente il reddito dell’1% della popolazione: cioè 4.000 persone si trovano senza più la possibilità di pagare l’affitto (ci sono 100 sfratti al mese a Firenze) e senza alcuna risorsa.

    Non so se conoscete un’istituzione molto fiorentina, la Misericordia, i cui soci fino a pochi anni fa andavano in giro indossando cappucci neri per non farsi riconoscere mentre compivano opere di bene.

    Abbiamo una carissima amica che si occupa di buona parte delle attività della Misericordia fiorentina, e in questo periodo non ha visto un aumento del 2% dei suoi bisognosi, ma un aumento diciamo del 100%, proprio perché numeri enormi di persone, a Firenze, si trovano da un giorno all’altro sul lastrico.

    E non si tratta solo di cicale, ma anche di gente che ha lavorato sodo tutta la vita.

    • Z. says:

      Questo discorso a mio avviso è particolarmente interessante.

      Quanto meno è un tema su cui mi è capitato di riflettere spesso, purtroppo senza avere gli strumenti – intellettuali, prima ancora che statistici – per approfondirlo come vorrei.

      Mi piacerebbe vederlo sviluppato, insomma.

      • Z. says:

        Tanto per farmi capire: di norma ai giorni nostri un calo del reddito del 2% com’è distribuito sulle varie fasce di reddito? In che misura non solo il loro reddito, ma anche il loro patrimonio ne risente? Quali sono gli effetti a cascata che ciò produce? etc.

        • Francesco says:

          non ci sono risposte brevi, quel -2% si ottiene sommando milioni di storie singole, alcune drammatiche

          il nostro problema è che Marx è morto ma nessun pensatore sistemico è sorto al suo posto

          pure leggere il Papa mi provoca un grande sconforto intellettuale

          ciao

  12. Per Z

    “Tanto per farmi capire: di norma ai giorni nostri un calo del reddito del 2% com’è distribuito sulle varie fasce di reddito? In che misura non solo il loro reddito, ma anche il loro patrimonio ne risente? Quali sono gli effetti a cascata che ciò produce? etc.”

    Infatti, sarebbe interessantissimo.

    Come te, anch’io sono del tutto privo degli strumenti concreti per dire qualcosa, e ne parlo solo empiricamente. Dove “empiricamente” vuol dire soprattutto chiacchiere con i genitori della scuola elementare di Via della Chiesa in Oltrarno.

    Innanzitutto, si tratta di un problema pratico: capire a chi far pagare le piccole spese che ormai lo Stato non copre più (ad esempio i 18 euro a testa per un bellissimo corso di musica) e chi esonerare, in modo da suddividere la spesa tra “quelli che possono” permettersi di pagare. Che poi è una cosa da fare di nascosto dai diretti interessati, in modo da non far venire complessi ai bambini “esentati” e ai loro genitori.

    Ogni giorno scopro nuovi casi di gente veramente sul lastrico, dove sono già fortunati se mantengono la famiglia con un solo stipendio assai precario. Parlo di stranieri (alla scuola, il 60% dei genitori sono nati all’estero, calcolando anche le coppie miste), ma anche di italiani.

    Siamo partiti con l’idea di tenere aperto un giardino, ma mi sa che il problema principale che dovremo affrontare sarà la fame :-)

    Sono tutte persone che fino a qualche anno fa vivacchiavano, ma basta un piccolo colpo per farli scendere sotto il livello in cui possono pagare l’affitto.

  13. OT, ma non troppo, visto che si parlava di Facebook, adesso tocca a Google:

    http://www.contropiano.org/internazionale/item/20988-google-sbarca-nella-robotica-da-guerra-con-l-esercito-usa-of-course

    Google sbarca nella robotica da guerra. Con l’esercito Usa, of course In evidenza

    Martedì, 17 Dicembre 2013 09:42
    Dante Barontini

    Google sbarca nella robotica da guerra. Con l'esercito Usa, of course

    Google si dà agli armamenti, portando tutta la potenza innovativa di cui dispone nel campo delle armi da guerra “senza umani” da utilizzare ovviamente contro gli esseri umani. Contraddice la “prima legge della robotica” secondo i comandamenti di Asimov, ma si sa, qui non stiamo mica facendo letteratura, bensì soldi.

    L’annuncio arriva a risollevare il morale di un’America impoverita e che ha osservato – facendo finta di non vedere – l’arrivo di una navicella cinese sulla Luna, 37 anni dopo l’ultima missione, con un robot (guarda caso) che se ne sta andando in giro per il satellite.

    E’ un passo avanti gigantesco verso quel futuro angoscioso consegnatoci dalla saga di Terminator e altre decine di film. Solo che è tutto reale – anche il “virtuale” lo è, finché funziona l’energia elettrica – e a disposizione di un imperialismo decadente che sogna di poter governare il mondo con i droni, Gaza-style.

    A questo punto però cade, senza possibilità di risorgere, ogni discorso fumoso sulla “Rete” come luogo libero. Il principale motore di ricerca del pianeta, infatti. Si lega strettamente e indissolubilmente al governo degli Stati Uniti; anzi, addirittura al Pentagono. È noto che chiunque ottenga contratti consistenti col ministero della Difesa deve contemporaneamente far proprie le “esigenze di sicurezza” indicate dalla Casa Bianca e da tutta l’amministrazione di Washington.

    Non che sia una novità clamorosa. Già la sortita di Edward Snowden, a proposito del sistema di spionaggio universale controllato dagli Usa, nel cosiddetto “scandalo Datagate”, aveva chiarito che da sempre Google passava le informazioni sul traffico Internet direttamente alla Nsa (National Security Agency), l’agenzia governativa del settore. Miliardi di dati tutti “sensibili” (identità e indirizzi Ip degli utenti, contenuto delle loro ricerche online, mail, preferenze politiche e commerciali… tutto il “profilo” di ogni essere umano che si affacci sulla Rete, insomma) nella mani decisamente “di parte” di un solo governo. L’unico del piantea, fra l’altro, che sia costantemente in guerra dal 1945 ad oggi.

    La notizia vien fuori – per sgradevole coincidenza – nello stesso giorno in cui un giudice federale ha stabilito che il programma di sorveglianza telefonica portato avanti dalla Nsa è probabilmente incostituzionale. Non che ci sia da attendersi per questo clamorosi passi indietro da parte dell’amministrazione Usa, si sa che la “sicurezza” è stata posta da tempo – e non soltanto negli Usa – davanti a ogni altro valore o considerazione.

    Di certo potrebbe però trattarsi dell’inizio dell’abbandono dei prodotti Google da parte di una quota crescente di clienti in tutto il mondo. Sapere che il proprio cellulare, tablet, smartphone, con o senza il sistema operativo Android o il browser Chrome, è lo strumento migliore che il governo statunitense possa avere per schedarti, pedinarti (senza muovere un passo), schedare il reticolo delle tue amicizie o dei rapporti di lavoro, fino ad usare la telecamerina dello smartphone per riprendere l’ambiente in cui ti muovi e tutte le tue più “private” attività… beh, è un buonissima ragione per dire addio a qualsiasi creatura partorita dagli ex “ragazzi di Mountain View”.

    • Francesco says:

      secondo l’autore ci sono alternative significativamente diverse?

      che so, la versione cinese di Google o quella russa di Facebook?

      perchè l’opposizione è ancora più stupida del sistema?

    • Francesco says:

      secondo l’autore ci sono alternative significativamente diverse?

      che so, la versione cinese di Google o quella russa di Facebook?

      perchè l’opposizione è ancora più stupida del sistema?

  14. Per Francesco:

    “ci sono alternative significativamente diverse?”

    Certo: Duckduckgo.com, ad esempio.

    Per i miei gusti, ricerca un po’ troppo secondo il paese che tu imposti, ma per il resto va benissimo. E non ti prende alcun dato.

  15. Oppure, se volete Google per forza, usate Startpage.com.

    Semplicemente, Startpage manda le tue richiesta a Google, senza però trasmettere i tuoi dati. Insomma, Google con tutti i vantaggi ma senza le fregature.

    Io la uso come pagina iniziale.

  16. habsburgicus says:

    OT
    @Ritvan (e chiunque abbia qualcosa da dire)
    Che ne pensi della decisione UE che avrebbe “snobbato” l’Albania ? (e per giunta a favore della Serbia)
    http://www.eastjournal.net/allargamento-ue-promossi-serbia-e-montenegro-rimandate-albania-e-macedonia/37673
    È noto che io non stravedo per l’UE (dunque dal mio punto di vista potrebbe essere financo una decisione favorevole), tuttavia, se fossi albanese, troverei oltremodo irritante questa continua discriminazione nei confronti dell’Albania…
    So che alcuni albanesi già erano stati un po’ male quando furono ammesse (affrettatamente) RO e BG, nel 2007…farsi passare avanti pure dalla SRB non credo sia piacevole….o sbaglio ?

    • Ritvan says:

      ——@Ritvan (e chiunque abbia qualcosa da dire)
      Che ne pensi della decisione UE che avrebbe “snobbato” l’Albania ? (e per giunta a favore della Serbia) habsburgicus—–
      Mah, non avendo tutte le informazioni necessarie per gridare al Gombloddo Eurobanksteriko Antialbanese:-), penso che la “frenata” imposta all`Albania a favore della Serbia serva proprio per dire a quest`ultima:”Vedi che l`UE non ce l`ha affatto con voi, vittimisti piagnoni che non siete altro, anzi, quando vi comportate bene vi preferisce nel tempo anche all`Albania”.
      Un divario di 6 mesi fra i due Paesi e` ridicolo nella loro storia e in quella dell`UE, ma l`aver anteposto la Serbia all`Albania ha -come hai colto – un alto valore simbolico, poiche` dovrebbe fare un po` da cerotto all`onore ferito serbo. Cosa che approvo……perche` anche i serbi sono esseri umani come gli altri…o no?:-)

  17. Moi says:

    @ PINO

    Stavo circoscrivendo il discorso a Priebke, ti ricordo due cose :

    1

    Aspiri ad entrare nella Comunità che ne ha ri-aperto il Processo.

    2

    Lo considero un merito, io.

    PS

    INTELLIGENTI (ERGO TIBI) PAUCA

    • PinoMamet says:

      Ah vabbè, se circoscrivevi il discorso a quello, niente da ridire.

      In realtà a me le tue provocazioni divertono, e mi dispiacerebbe perderle.

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