Mattanze e territori

Rossana, in un commento al mio post di ieri, ha riassunto in maniera perfetta la questione. Il commento andrebbe letto tutto, ma voglio isolare gli ultimi paragrafi:

“Mattanza che, come ben delinea il nostro muratore/restauratore toscano sgretola, insieme alle vite umane, civiltà, cultura, paesaggio, linguaggio, istituzioni.

La sola resistenza possibile inizia dalla difesa del territorio, cioè della terra e di ciò che vi sta sopra.

Perché solo se riconquisti uno spazio fisico concreto, puoi da lì iniziare una lenta ricostruzione di diritti civili che coincidano con l’equità sociale: rispetto dell’uomo è sempre rispetto dell’ambiente di cui vive.

Il resto è fuffa.

Non è il “lavoro”, l’obiettivo; è riconquistarsi pezzo a pezzo la terra per viverci di nuovo una vita che abbia senso.”

Rossana, giustamente, ha una sua terra, che è la valle del Brenta. Però ci servirebbe una Rossana anche qui…

Ma come scrive altrove sempre Rossana,

“Questioni miseramente umane, i bilanci.

Il cielo, gli alberi e i gatti, vivono vite pienamente amorose e tutte esentasse.”

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75 Responses to Mattanze e territori

  1. Francesco says:

    >> Il cielo, gli alberi e i gatti, vivono vite pienamente amorose e tutte esentasse.

    Peccato che noi siamo umani e diversi e che non ce ne potrebbe fregare di meno. La vita esentasse ci tange quanto una vita a 4.000 metri di profondità, nudi e senza atttrezzature, o una vita passata a migrare per migliaia di kilometri. In volo. Senza ausili.

    Vogliamo tornare alla discussione tra vita sociale e individualismo spinto? Credo sia inutile ma va bene, facciamolo lo stesso. Vediamo quale è il prezzo di rinunciare alle tasse e ai bilanci.

    • Moi says:

      @ FRANCESCO

      Peccato che noi siamo umani e diversi e che non ce ne potrebbe fregare di meno.

      [cit.]

      ————————–

      Specistaaaaaaaaaaaaaaaaaaa !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! ;) :) ;) :)

    • rossana says:

      “Vogliamo tornare alla discussione tra vita sociale e individualismo spinto?”

      No, Francesco.
      No, perché le semplificazioni tendono a far dell’esistenza umana una questione di mera logica binaria risolvibile sempre in termini di zero/uno, sì/no, giusto/sbagliato, vero/falso, etc…r
      Questo riduce a tal punto l’ampiezza dell’esistenza da non avere nemmeno più senso parlarne.

      No, ancora, perché è esattamente questa logica binaria applicata alla nostra quotidianità che, presentando ogni questione come riducibile a una semplice scelta fra due opposti, che non esistono nei fatti (parlo di quella fra vita sociale e vita individuale), stermina non solo la complessità individuale ma anche ogni possibile concreta forma di vita sociale.
      La quale esiste solo se è la somma di singole menti autonomamente e prolificamente pensanti e socialmente collaboranti.
      La società le attuaè il frutto esattamente di questo metodo: riconosce all’individuo esclusivamente necessità di natura biologica essenziale – mangiare, dormire, godere di salute decente così da poter produrre, comprare, essere produttivo per il sistema dalla culla alla bara monetizzando fin anche ogni aspetto più intimo e nascosto – escludendo dalla conta tutto ciò che non è misurabile, ottimizzabile, standardizzabile, e quindi tassabile.
      E’ la logica che “ottimizza” il territorio riducendolo a mera superficie sulla quale tutto può, e quindi deve, produrre denaro; é quella che riduce l’umano a merce che deve produrre e rendere fino a spremendogli fuori ogni cosa che possa rendere: testa, braccia, cuore e perfino pensieri, che oggi sono quelli merce quanto qualsiasi altra sul mercato della produzione beni di consumo.

      Il punto è che finché screditeremo noi stessi come inutili orpelli sogni, desideri, immaginazione, emozioni, visioni, cioè tutte quelle cose intangibili che ognuno ben conosce come proprie intime realtà individuali, non saremo in grado di vedere come alberi, passeri, nuvole, pioggia, erba, profumi della terra o dell’orto sono altrettanta parte della nostra identità quanto lo sono gli incontri e gli scontri con amici, parenti, autorità, maestri o estemporanei compagni di strada e come tutto questo sia costitutivo di ciò che siamo e come questo sia quindi intimamente collegato al territorio in cui viviamo, sogniamo, litighiamo, perdiamo a carte o ammazziamo mosche.
      Non c’è alcuna separazione, in noi, fra il sociale e l’individuale.
      Non c’è alcuna separazione fra individuo e società perché non ce n’é nessuna fra ambiente e sentimenti o fra sentimenti e territorio: ogni cosa è costitutiva sia dell’individuo che della società in cui vive.
      Non sono cose diverse.
      Diverso può essere solo il giudizio (o il pregiudizio) morale che si maschera nell’etichetta con connotazioni negative quanto quella, non meno usata, di “estremista”, che secondo me gli è parente.

      • Francesco says:

        Io sostengo che l’economia è parte imprescindibile del vivere sociale, e, nel senso in cui lo poni tu, dell’individuale, e allora bisogna farci i conti e non demonizzarla.

        Mi va bene una certa caccia ai banchieri o agli speculatori che distruggono il territorio ma rifiuto di trarne la (apparentemente) logica conseguenza, che è solo estremismo parolaio.

        Ciao

  2. roberto says:

    “Questioni miseramente umane, i bilanci”

    mai infatti siamo dei miseri umani!

    • Z. says:

      Ecco, è proprio su questo che non sono d’accordo.

      Misera è semmai la riduzione dell’umano – unica creatura capace di pensare sé stesso pensante, a quanto ci è dato sapere – ad una svilita crestomazia di dati ed elementi alfanumerici: l’uomo soggetto alla dittatura delle fonti, del denaro e della logica astratta.

      Misera – oltre che, com’è evidente, ontologicamente impossibile – è certamente l’ossessiva riduzione del quantitativo al qualitativo, della parola ad un numero, dell’emozione (unica, irripetibile, essenziale) agli ingranaggi di una macchina (multipli, ripetibili e infatti ripetuti, inessenziali).

      Misero è, infine, l’uomo che si crede mero individuo isolato, che ha dimenticato di essere ad un tempo anima, Dio e mondo. E che presto o tardi finirà per disperarsi quando i suoi alibi, assieme al Guttuso ancora da autenticare, prendono fuoco.

  3. Moi says:

    SE (!) esiste un’altra specie che pratica le tasse … le formiche, opterei.

  4. mirkhond says:

    Il lavoro è schiavitù. Ripensiamolo

    Quando al V-Day di Genova Grillo, abbandonato per un momento il mantra del «Tutti a casa», che campeggiava anche sulle magliette distribuite in Piazza della Vittoria è tornato sul tema del lavoro (già sfiorato in altre occasioni senza ottenere molta attenzione) visto pero’ in un’ottica completamente diversa da quella attuale («Chi non lavora non mangia») affermando che «il lavoro è schiavitù e deve essere ripensato», la folla osannante che gremiva la piazza non lo ha seguito e non lo ha capito. Eppure questa visione del lavoro è centrale se non nell’intero Movimento 5Stelle, certamente lo è, anche se in modo un po’ confuso, nel pensiero del suo leader, cosi’ come per la Lega delle origini lo era l’identità prima che tracimasse in xenofobia.

    Prima della Rivoluzione industriale il lavoro non era mai stato considerato un valore. Tanto che è nobile chi non lavora e artigiani e contadini lavorano per quanto gli basta, il resto è vita. C’è qualche studioso (R. Kurtz, ‘La fine della politica e l’apoteosi del denaro’, Manifestolibri, 1997) che ipotizza che in epoca preindustriale non esistesse il concetto stesso di lavoro cosi’ come noi modernamente lo intendiamo, semmai quello di mestiere che è cosa diversa. Anche la Chiesa, almeno a stare a San Paolo, considerava il lavoro solo «uno spiacevole sudore della fronte». E’ l’Illuminismo che, razionalizzando gli straordinari sconvolgimenti portati dall’industrialismo, fa del lavoro un valore, sia nella sua declinazione liberista che marxista. Per Marx il lavoro è ‘l’essenza del valore’, per i liberisti (Adam Smith, David Ricardo) è quel fattore che combinandosi col capitale dà il famoso ‘plusvalore’. Da questo punto di vista liberismo e marxismo si differenziano molto poco (Stakanov è un’eroe dell’Unione Sovietica e Lulù, nella magistrale interpretazione di Gian Maria Volontè, è, almeno nella prima parte del film, lo Stakanov italiano nel beffardo capolavoro di Elio Petri, ‘La classe operaia va in Paradiso’). E’ da qui che ha inizio la deriva economicista che ci porterà al paradosso per cui noi oggi non produciamo nemmeno più per consumare ma consumiamo per poter continuare a produrre. E un operaio deve scegliere fra lavoro e salute. O la cassiera di un Supermarket deve considerare vita passare otto ore al giorno alla calcolatrice senza scambiare una parola col cliente-consumatore. O un ragazzo deve sentirsi fortunato se lavora in un call-center. Volete altro? Che senso ha aver inventato strumenti che velocizzano al massimo il tempo se poi siamo costretti a impiegare il tempo cosi’ guadagnato in altro lavoro (magari investito nella creazione di strumenti ancor più veloci in un circolo vizioso che non ha mai fine). Abbiamo usato malissimo la tecnologia. Avrebbe potuto liberarci dalla schiavitù del lavoro e invece l’abbiamo utilizzata per renderlo ancor più alienante, o assente proprio mentre lo abbiamo reso necessario. Cio’ a cui, sia pur confusamente, pensa Grillo (e non so se i suoi giovani seguaci, tantomeno i suoi elettori, l’hanno capito) è un ritorno al passato. Non è un rivoluzionario ma un reazionario (anche se, a questo punto, le due cose finiscono per coincidere). Pensa a un ritorno all’agricoltura, all’artigianato, a una piccola impresa che non superi le dimensioni dell’antica bottega. Utopia? Oggi certamente si’. Domani forse no. Ed è qui che l’ormai vecchio Beppe si differenzia dal giovane paraculo Renzi. Rottamare tutti, mandare «tutti a casa» non ha senso se poi si continua col modello di sempre.

    Massimo Fini

    http://www.massimofini.it

    • Francesco says:

      Bugiardo, il Fini.

      Ora et Labora è un pò più antico, e l’invito di San Paolo a lavorare ancora di più.

      Questo per i fatti

    • PinoMamet says:

      Comunque concordo con Massimo Fini, e aspetto impazientemente il momento- ci arriveremo, nonostante gli economisti- in cui la tecnologia ci libererà da tutti quei lavori che non sono semplici “mestieri” scelti per passione.

      • Z. says:

        Prendi popcorn, patatine e un fustone di birra, Pino, perché temo che l’attesa sarà lunga.

        Ma ti assicuro che, quando quel giorno verrà, sarò felice di sapere che c’è chi lavora per mantenermi mentre io passo le mie giornate a giocare a carte, a leggere libri di storia e a discutere con voi su questo blog.

        Anzi, visto che dopo nessuno dovrà più lavorare se non per passione, potremo vederci di persona quando vogliamo, e mangiare al greco a sbafo :)

        • mirkhond says:

          Ma a Bologna non esistono ristoranti e trattorie dove si mangiano i vostri piatti locali?
          Non sapevo che la cucina bolognese facesse schifo…..

        • Roberto says:

          Si ma la cucina bolognese non va bene per pino visto che si fonda sul maiale

        • Z. says:

          Al greco invece basta evitare il ghiros e i piatti che prevedono carne e latticini assieme. Rispettare la koshrut dovrebbe essere tutto sommato semplice.

          La cucina bolognese a me piace (poi è questione di gusti). Non è come quella romagnola, questo no, ma merita comunque rispetto :-)

          Il problema è trovare posti dove mangiarla bene spendendo un prezzo ragionevole…

        • Roberto says:

          A me piace molto la trattoria del meloncello e il mulino bruciato (anche se in quest’ultimo non ci vado da almeno 5 anni…chissà cosa è diventato)

        • Z. says:

          Mulino Bruciato? Ma non tifavi Fortitudo? :D

        • Roberto says:

          Virtus!

        • PinoMamet says:

          ” Si ma la cucina bolognese non va bene per pino visto che si fonda sul maiale”

          credimi, sono sopravvisuti decenni a Parma come non-maialomangiante e non-formaggiomangiante (in pratica, da cagacazzi), posso farcela anche a Bologna ;)

        • Z. says:

          In effetti lo confesso: Moi mi aveva convinto a costringerti con la forza a mangiare nello stesso piatto cotechino e latticini.

          Di sabato, naturalmente.

          Ma non preoccuparti: noi ti vogliamo bene e verremo incontro alle tue esigenze.

          :D :D :D

        • Z. says:

          Ah ecco Robè…

          perché a quanto mi ricordo il Mulino Bruciato era un posto per virtussini. Mi pare che i fortitudini – anche nel senso della squadra – andassero a mangiare da Ugo.

          E poi se eri fortitudino non ti rivolgevo più la parola.

          :D

        • Roberto says:

          Lo so pino, era solo una scusa per non dire a mirkhond che il romeo ci piace :-)

        • Z. says:

          Tra l’altro, quando glielo porteremo senza dirglielo, piacerà pure a lui :D

        • Z. says:

          (ce lo porteremo, come mi è uscito “glielo”? ma boh :D)

        • Francesco says:

          a onta del mio moralismo e bigottismo ed economicismo, vengo anch’io!

          adoro il greco

          :D

        • Z. says:

          E ci sono pure i piatti accompagnati col riso, che dovrebbero andar bene per chi soffre di celiachia.

          Non avete più scuse :D

          Z.

          PS: economicismo? il greco è abbastanza economico, coi tempi che corrono poi!

  5. mirkhond says:

    Te pareva che non doveva intervenire lo stakanovista del capitale!

    • Francesco says:

      chi, San Paolo di Tarso o San Benedetto da Norcia?

      :D :D :D

      • PinoMamet says:

        San Benedetto però si rivolgeva ai frati, quanto a San Paolo, dove è che invita a lavorare? Mi sfugge.

        • Francesco says:

          “chi non vuole lavorare, non mangi neppure”

          dove, non ricordo

          e San Benedetto parlava ai frati in una società in cui uomini di tal fatta erano gli archetipi da seguire (un pò come Miley Cirus oggi)

        • PinoMamet says:

          ” “chi non vuole lavorare, non mangi neppure”

          Ooo che bello, San Paolo komunista? :D
          Che bella notizia che mi dai!

          Comunque, alla sua epoca chi lavorava erano gli schiavi o i morti di fame, e chi non lavorava “le persone per bene”.
          Il lavoro era visto rigorosamente come un disonore o comunque un male da evitare.

          Massimo rispetto a San Paolo per il suo pensiero autenticamente rivoluzionario, quindi.

          Ma io, ripeto, sogno una società in cui sia la tecnologia a liberare tutti dal lavoro.

          Mi immagino macchine (rigorosamente prive di autocoscienza, altrimenti bisognerebbe liberare anche loro) che fanno pressochè tutto, perlomeno tutto quello che non è piacevole fare
          (un sarto, per dire, può legittimamente essere orgoglioso del suo lavoro e volenteroso di farlo- senza esagerare ;) – quanto un ingegnere o uno scrittore).

          Al massimo, si faranno un paio di orette settimanali di manutenzione macchine, da distribuire tra tutti i cittadini :D

        • PinoMamet says:

          Per inquadrare l’epoca e la mentalità imperiale romana, ti ricordo che etimologicamente nelle lingue neolatine il lavoro è “fatica” o “fatica veramente faticosa” ;) , in greco moderno è addirittura “schiavitù”, etimologicamente.

          Onore al Kompagno San Paolo!! :D

        • Francesco says:

          appena se pò vengo!

          ho una serie di cose che non ho mai fatto e che amerei veramente fare

          il problema è la loro totale futilità … temo che nel lungo periodo potrebbe darmi fastidio

          magari invece mi abituo :)

        • Z. says:

          Interessante – e per quel poco che ci capisco condivisibile – la considerazione pinesca su S. Paolo.

          E potrei persino superare l’obiezione di Francesco, che parla di futilità che nel lungo termine potrebbe darci fastidio. Potrei credere che darebbe fastidio a me, a Francesco e a Pino ma non alla generazione che ci seguirà. Che saprà adattarsi alle mutate condizioni meglio di noi.

          Il problema è a monte, come si diceva sempre nelle interminabili e inutili discussioni di quarant’anni fa. Perché temo ci sarà sempre chi si troverà in condizione privilegiata sul mercato – da intendersi nel senso più lato possibile – e questo qualcuno finirà sempre per sottomettere gli altri. Se io so gestire i robot e tu sai occuparti di bolle di sapone colorate, quanto ci metterò per rendermi conto che io sono molto più utile a te di quanto tu non lo sia a me? e quanto ci metterò per approfittare della mia posizione a tuo danno?

          Ma forse sono io a difettare di fantasia. Non ero così da bambino, eh, è studiare legge che mi ha ridotto così :D

  6. Moi says:

    1] @ TUTTI

    Macché Massimo Fini, Beppe Grillo o chi per loro … l’ Ape Pilli: lei sì che ne sa “a tronchi” (oppure … “a tronche” : -) ?) :

    http://www.democraziakmzero.org/2012/06/18/il-lavoro-secondo-la-decrescita/

    2] @ Z

    Bellina davvero, la tua tripletta anaforica: dovevi suggerirla a Cuperlo* … almeno un 1% in più di voti degli Under 70 (di età) l’ avrebbe fatto !

    (visto che anche lo stile formale è quello !)

    I Civatiani facevano battutoni che i voti a Cuperlo avrebbero avuto un valore sostanzialmente statistico di censimento per la popolazione residente anziana …

    3] @ Rossana

    ” Niente ferisce, avvelena, ammala, quanto la delusione. Perché la delusione è un dolore che deriva sempre da una speranza svanita, una sconfitta che nasce sempre da una fiducia tradita cioè dal voltafaccia di qualcuno o qualcosa in cui credevamo. ”

    [cit.]

    La fonte ‘UN ; -) te la diHo : -) … perché altrimenti nessuno più terrebbe in considerazione il “messaggio”.

    • mirkhond says:

      Ma chi è ‘st’Ape Pilli? La cugina dell’Ape Maia?

    • Francesco says:

      la delusione nasce dalla speranza

      e la speranza è pronta a rinascere, appena la delusione smette di bruciare

      non è così male

    • Z. says:

      Credo che la situazione di Cuperlo fosse talmente compromessa beyond remedy (mi sto abituando al Renzian Speech) che nemmeno la Bibbia avrebbe potuto salvarlo. Figurarsi le mie fesserie spiritual-niueigg :D

  7. Moi says:

    @ PINO (& TUTTI)

    Sei un po’ “Bergsoniano*”, o sbaglio ?

    *(Lentissimo ma inesorabile superamento della disumanizzazione del lavoro; di conseguenza: lentissima ma inesorabile empatia compassionevole nel genere umano)

    Personalmente, mi sembra abbastanza vero … ma i tempi sono lunghissimi, e di certo NON uniformati nel Mondo. In ogni caso, c’è gente che prova davvero (!) il piacere del “ciappino fine a sé stesso”: specie quegli anziani “nostrani”che scoprono di poter essere anocra utili alla società, senza sentirsi alla stregua d’ inservibili rottami umani.

    Però, appunto: “ciappino”, mica l’ Inferno Terrestre del “Germinal” di Emile Zola, eh !

    Quel che _ tuttavia ! _ mi sta particolarmente ”antipatico” del Politically Correct odierno è che NON esistono possibilità di “discussione” e di “confronto” : solamente perentorie (!) richieste incondizionate (!) di”solidarietà” in maniera del tutto a-critica …

    In URSS, la “ Самокритика “ aveva indubbiamente dei limiti belli grossi … ma almeno n’ era prevista l’ esistenza formale. Almeno quella.

  8. Moi says:

    “Il cielo, gli alberi e i gatti, vivono vite pienamente amorose e tutte esentasse.”

    [cit.]

    ——————

    Mica solo loro, mi sa che ti sei persa l’intervento di Efe Bal da Santoro … ;)
    Distinguendo “esentasse” e “evasione fiscale”, ovviamente nei limiti dell’ “Assurdistan” [cit.] ; -) .

  9. mirkhond says:

    Per Roberto e Zanardo

    I ristoranti romei li conosco bene e ci mangio pure bene, visto che qui a Bari ce ne sono.
    Ma se vengo a Bologna, preferirei piuttosto assaggiare le prelibatezze locali.
    Che è quello che ho fatto ad Ascoli, nonostante anche lì ci fossero kebabberie turche (la cui cucina apprezzo ugualmente, perché già conosciuta pure qui a Bari)!
    ciao!

  10. mirkhond says:

    Ovviamente di recarmi a Bologna, con l’attuale situazione finanziaria, non se ne parla proprio, dati i costi proibitivi per chi non ha tanti soldi…..
    Del resto anche il buon Peucezio, propugnatore di questo raduno, ora significativamente tace…..

  11. Peucezio says:

    Io taccio perché ormai ci ho rinunciato. Perché quando avevamo convinto persino te, che eri molto recalcitrante, gli altri (nessuno in particolare, una sorta di passività generale) hanno lasciato cadere la cosa.
    Per cui ormai sono dell’idea che queste cose sono molto difficili da realizzare, perché anche mettere d’accordo quattro o cinque persone è estremamente difficile e ognuno è assorbito dai suoi impegni e dalla sua routine.
    Per cui mi sono rassegnato al fatto che raduni del blog molto probabilmente non ce ne saranno e che se proprio decido che voglio conoscere di persona Miguel, Pino o altri devo prendere e andare a Firenze, Parma o dove sia.

    • PinoMamet says:

      Ma no, è che ognuno ha semplicemente i suoi impegni, e quando può uno non può l’altro, tutto qua.
      Ma se po’ ffa’, se po’ ffa’…

      • Z. says:

        Vero. E poi io al greco con Robelux c’ero, siete tutti voialtri che non siete venuti :D :D :D

      • Roberto says:

        Infatti…la cosa più semplice è che 2-3 si mettano d’accordo per vedersi e poi casomai gli altri si aggregano

    • paniscus says:

      Ma cazzarola di questa stracazzarola, PERCHE’ è così difficile??????

      Io ne ho fatti a decine, di raduni organizzati in comunità telematiche, da 20 anni a questa parte. Alcuni li ho pure organizzati io, ma comunque mi sono aggregata senza troppi problemi a schemi organizzativi altrui.

      E’ vero che per la maggior parte risalgono a tempi in cui non avevo ancora figli, ma di sicuro ho adrito diverse volte anche dopo averne avuti.

      L’ultimo risale a circa un anno e mezzo fa, in cui molti di quelli che avevano famiglia si sono presentati con la famiglia intera, ma chi invece era solo (o anche chi non era solo, ma ha preferito venire da solo senza famiglia) è venuto lo stesso!

      Dove sta tutta questa difficoltà mostruosa? Basta organizzarsi con un tempo decente di anticipo, e chi vuole ce la fa.

      Poi, purtroppo, è ovvio che il contrattempo dell’ultimo momento possa sempre capitare e che qualcuno sia costretto a dare il bidone anche se inizialmente ci teneva, ma appunto, si tratta di casi fortuiti, non della normalità assoluta per tutti!

      L.

      • Z. says:

        Ma infatti non è così difficile. E’ solo che voialtri testoni non vi rassegnate all’ovvio, ossia Bologna Caput Mundi :-)

      • roberto says:

        personalmente è difficile perché sono un pochino fuorimano e mi devo organizzare con un po’ di anticipo se non voglio spendere una fortuna in biglietti aerei, però in effetti non difficilissimo tant’è che già qualcuno l’ho incontrato :-)

  12. mirkhond says:

    Diciamo anche che i padroni di casa :) Moi e Zanardo, hanno fatto orecchie da mercante, quando Peucezio ha proposto più volte il raduno di Bologna…
    Evidentemente non hanno voglia di “uscire allo scoperto”, anche in virtù di ciò che il Martinez ha citato a proposito della riservatezza telematica… ;)

  13. Per Peucezio

    “Per cui mi sono rassegnato al fatto che raduni del blog molto probabilmente non ce ne saranno e che se proprio decido che voglio conoscere di persona Miguel, Pino o altri devo prendere e andare a Firenze, Parma o dove sia.”

    Concordo.

    Potresti semplicemente scrivermi o telefonarmi e dirmi, “io sarei libero mercoledì prossimo, si potrebbe fare un salto giù a Firenze?” Io ti dico di sì, tu scrivi tra i commenti che fai un salto giù a Firenze e vedi se si aggrega qualcun altro.

    Abbiamo anche un letto grande per gli ospiti, quindi ospitare una persona, o una coppia, non dovrebbe essere un particolare problema, basta che non abbia nulla contro la vista in lontananza del Duomo, di Palazzo Pitti e delle chiese del Carmine, del Cestello e di Santo Spirito :-) (vabbè, per vedere il Duomo bisogna storcere un po’ il collo, ma si vede).

  14. Per Roberto

    “Infatti…la cosa più semplice è che 2-3 si mettano d’accordo per vedersi e poi casomai gli altri si aggregano”

    Infatti, dai, facciamo così.

    Uno, chi vuole si incontri con chi vuole :-) Non spetterebbe certo a me dirlo, ma non c’è bisogno del padrone di casa perché si incontrino, che so, Francesco e Peucezio che mi pare stiano tutti e due a Milano. Eventualmente faccio da tramite, per dare a ciascuno in privato l’email dell’altro (dietro consenso ovviamente dell’interessato).

    Due, chi vuole faccia un salto a Firenze.

    Firenze, se non la conoscete, è un’amena cittadina dell’Italia centrale, dalle stradine sconquassate, costruita su una palude in cui ogni tanto sprofonda.

    E’ nota per la litigiosità dei suoi abitanti e per le pessime abitudini stradali, nonché per il tasso pauroso di inquinamento. Ha numerosi tabernacoli agli angoli delle strade, alcuni fontanelli, quattro squadre di calcianti pronti ad azzuffarsi tra di loro e una vasta popolazione di peruviani che giocano a calcio nel parco che vorrebbero mettere a pagamento, contendendosi il terreno di gioco con gli studenti in pausa dell’adiacente istituto tecnico agrario (i piedi restituiti all’agricoltura).

    Il sindaco, da tempo scomparso e forse trasferitosi negli Stati Uniti, è noto sia per aver partecipato anni fa alla Ruota della Fortuna in televisione, sia per essere figlio di un imprenditore che barava sul numero di volantini pubblicitari che distribuiva.

    Si pregano gli eventuali visitatori a non confondere gli esse ti erre puntini che hanno colonizzato la riva destra del fiume, con i normali esseri umani che abitano ancora una parte della riva sinistra.

    Un evento di primaria importanza a Firenze nel 2013 è stata la Gara delle Torte, svoltasi presso il giardino Nidiaci, è stata vinta da Mamita, una signora senegalese, che ha barato cuocendo una specie di involtini salati che sono risultati irresistibili e che purtroppo sono finiti subito.

    • paniscus says:

      Il sindaco, da tempo scomparso e forse trasferitosi negli Stati Uniti,

      No, è più plausibile l’ipotesi che sia stato rapito dagli ufi (plurale di UFO) e che se ne stia comodamente in una capsula quantistica, in cui esiste e non esiste allo stesso tempo, a decidere le sorti del mondo insieme a Ettore Majorana, al conte di Cagliostro, a Francois Villon (scusate ma la cedilla non mi viene), all’economista Federico Caffè, alla scienziata Stefanie Horowitz, e dovendo ogni tanto interrompere il lavoro perché il gatto di Schroedinger li disturba pretendendo la sua ciotola di croccantini.

      Però, siccome il nostro sindaco è l’ultimo arrivato e il più inesperto di tutti, spetta sempre a lui pulire la lettiera.

      L.

      • paniscus says:

        Ah, dimenticavo che i gatti che ci-sono-e-non-ci-sono sono almeno due: quello di Schroedinger, e quello del Cheshire.

        Almeno, è così dal punto di vista del canone ufficiale, poi in realtà sono molti di più.

        L.

  15. Roberto says:

    Il problema di Firenze è che rischi di fare il viaggio per niente perché hanno l’abitudine di chiudere al passaggio i ponti per delle feste private

  16. mirkhond says:

    Effettivamente per Francesco, Peucezio, Maurizio, Martinez, Zanardo, Moi ecc. è più facile incontrarsi data la maggior vicinanza tra loro, ed essendo quasi tutti automuniti..
    Per Roberto poi, viaggiare non è certo un problema…..

  17. Moi says:

    @ ROBERTO

    Secondo la Storica Angela Pellicciari, l’ infiltrazione di Massoni nella Chiesa iniziò massicciamente dopo la Presa di Porta Pia … senza più un Papa-Re, i Vescovi “deviati” iniziarono a patteggiare con lo Stato Massonico Sabaudico per “implementare” (come va di moda dire adesso) ;) il proprio potere personale.

    Nel tempo, ne sono scaturiti fuori Teologia della Liberazione e Spirito del Concilio … in pratica la Chiesa riscopre quelle stesse idee eretiche (anticamente debellate, buttate fuori dalle porte e rientrate dalle finestre) che, in versione secolarizzata filosofica, ispirarono le ideologie Post1789.

    • Moi says:

      @ FRANCESCO

      Letta, come ha detto Belpietro (che Z per cultura sovietoide chiama “Beldidietro”) : “un Vecchio Democristiano Letta lo era già a 16 anni, quando iniziò a fare politica in Azione Cattolica !” [cit.]

    • Mauricius Tarvisii says:

      Fammi capire: la teologia della liberazione è nata dopo la breccia di Porta Pia, a metà Novecento, perché i vescovi sudamericani si sono messi ad appoggiare il Regno d’Italia?
      Stiamo cercando di battere il record di quella che ha scandalizzato Carlo Conti dicendo che Hitler è stato cancelliere negli anni ’60? :-D

      • Moi says:

        Si parlava sul lungo periodo … si noti nel Listone del Prete Massone Pentito l’ “Ordo Ab Chao” in fatto di veli in testa per le donne ;)

    • PinoMamet says:

      ma di cosa parlava la Littizzetto? perché ha dovuto trascinarsi il povero maiale? era davvero indispensabile??

      ma soprattutto: si può dire che la Littizzetto ha rotto il cazzo?

      • Moi says:

        La Littizzetto parlava del “Porcellum” … e allora, per far scena, maialetto in studio.

        • paniscus says:

          …e quelli che si sono scandalizzati per l’uso del maiale da parte della Littizzetto, saranno tutti vegetariani? Oppure sono di quelli che non ci trovano niente di male se il maiale viene fatto a fettine, però si sconvolgono se viene portato da vivo in uno studio televisivo?

          L.

        • Z. says:

          Spero per loro che non lo siano. Un disordine alimentare non lo si augura a nessuno :D

        • PinoMamet says:

          A quanto leggo dal link postato di Moi, si sono scandalizzati perché il maiale mostrava segni di disagio, e perché una direttiva proibisce l’uso di animali in trasmissioni dal vivo, a meno che non si tratti di “promuoverne la conoscenza e la tutela” o qualcosa del genere.

          Insomma, Geo&Geo sì, la Littizzetto no. E mi pare anche giusto, per quanto:
          -mi sembra che gli animalisti esagerino un po’
          -gli animali nelle trasmissioni “scientifiche”, a quanto ho visto, mi sembrano di solito altrettanto a disagio.

          Ceterum censeo che la Littizzetto ha rotto il cazzo.

      • Z. says:

        Si può, si può!

        Ma basta non avere la TV, e il problema è bello che risolto.

        E se anche si ha la TV, beh, basta tenerla spenta.

        E se anche la si vuole accendere, credo ci siano molti altri canali tra cui scegliere.

        ;-)

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