Egitto

Vorrei riuscire a seguire meglio la catastrofe egiziana, ma mi trovo bloccato da numerosi piccoli impegni.

Segnalo comunque un’interessante riflessione di Tariq Ramadan, che trovo molto lucida, e per nulla tenera nei confronti dei Fratelli Musulmani, che in pochi mesi di governo sono riusciti a sbagliare tutto.

L’analisi di Ramadan mi piace soprattutto per la chiarezza con cui descrive i vari interessi in gioco, che non sono certamente “laici contro islamisti”, o “popolo contro governanti”, le false semplificazioni che in realtà rendono incomprensibile il quadro.

Quando si parla di “esercito”, tendiamo a pensare solo ad armi e a divise; nel caso peggiore, a burocrati ottusi e spietati, comunque al servizio di un potere più grande di loro.

 Ramadan invece tocca il punto cruciale – l’esercito egiziano è un dispositivo che controlla il 40% dell’economia nazionale (la cifra precisa è ovviamente discutibile).

In questo articolo, potete cogliere qualcosa del potere di questa impresa economica armata. Che può gestire pompe di benzina, proprietà immobiliari, fabbriche di televisori – dove la manodopera è spesso costituita da semplice reclute – in totale assenza di controlli.

Persino uno straniero come me se ne accorgeva, sentendo i racconti di ex-ufficiali dell’esercito. Che parlavano non solo delle schiere di soldati di leva che avevano al loro servizio personale, ma delle vaste reti economiche in mano agli alti ufficiali.

E’ facile capire come, nel collasso generale, molti vedano nell’esercito l’unica forza capace di imporre un minimo di ordine e quindi di vivibilità. E magari non hanno nemmeno torto: la speranza non si vede da nessuna parte.

Però è chiaro che l’esercito non è una forza neutrale. Deve impostare il futuro dell’Egitto sulla conservazione della propria nicchia economica, che sono le enormi risorse che i contribuenti statunitensi versano per armare un paese che di armi non ha certo bisogno.

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59 Responses to Egitto

  1. Peucezio says:

    Interessante.
    Quello che però non riesco a capire, come fenomeno storico, è lo scivolamento in senso filo-occidentale e filo-israeliano dell’Egitto post-Nasser.
    Come cioè attraverso Sadat e poi Mubarak e l’esercito sia passato da un nazionalismo arabo anticolonialista e terzomondista a un totale allineamento agli Stati Uniti e, di fatto, a Israele.

    • habsburgicus says:

      @Peucezio
      poni un’ottima, e difficile, questione…
      razionalmente ti direi, non so….
      posso solo far notare che Sadat e Mubarak erano massoni (e si presume che abbiano “massonizzato” l’intero Esercito)…e ho detto tutto :D direbbe il Peppino della “Malafemmena£
      Riconosco però subito, a scanso di equivoci (non da parte tua, in genere ci capiamo bene su questi temi :D da parte di altri :D) che la teoria pura e semplice del “complotto massonico” non mi convince e non spiega il processo storico…
      Buon ferragosto a te e tutte/i

      • mirkhond says:

        Interessante…
        Ciò spiegherebbe dinamiche e simpatie filokemaliste da parte di certi ambienti della borghesia laicista egiziana…
        Ciao!

        • Mauricius Tarvisii says:

          Pure Nasser era laico. I paesi arabi dopo l’indipendenza erano tutti guidati da élite laiche (pensiamo a tutti i partiti baathisti): l’islamismo politico è arrivato decenni dopo, probabilmente come reazione.

        • Mondo cane says:

          mauricius “l’islamismo politico è arrivato decenni dopo, probabilmente come reazione”.

          Abbi pazienza ma devo semplificare.

          No è nato insieme all’arabia saudita, in un momento storico dove doveva passare l’idea dello stato nazione nel modo arabo e in quello musulmano, creato apposta per divergere dall’interno gli stessi stati creati, o come seconda opzione nel caso che le nuove entità territoriali avessero preso una strada imprevista, come in egitto all’inizio della rivoluzione del 2012. I fratelli sono stato un tampone, una museruola per le istanze di autonomia, libertà e ridistribuizione equa delle risorse. Ecco a cosa sono serviti. Poi i fratelli hanno commesso così tanti errori da fare risvegliare i moti di protesta, pericolo per gli equilibri geostrategici, contenedo rischio che il potere finisse in mano a gente non indottrinata e schierata, intendo dagli e con gli usa ovviamente. Morsi, cittadino americano, tornerà tranquillo negli usa o sarà appeso per il collo, così tanto per far capire chi comanda?

    • Francesco says:

      le mazzate prese dall’Egitto nelle guerre con Israele?

      forse si sono stufati dei fratelli arabi che praticavano le religione dell’anti-sionismo col culo dell’Egitto, oppure solo Nasser riusciva ad essere adorato perchè perdeva sempre le guerre

      Miguel, chi conosce le cifre sa bene che i soldi passati dagli USA all’Egitto, e che se non sbaglio devono essere usati per comprare cannoni americani , sono assai ridotte rispetto al “40% del PIL egiziano” e pure rispetto ai fondi provenienti dal Golfo

      PS altra spiegazione da me letta: atomica israeliana+diga di Assuan= pace tra i due paesi

      saluti

  2. Pietro says:

    Ma siamo sicuri che le posizioni siamo pro USA e Israele? E se invece la lotta all’islam avesse origine in casa propria? In fondo come tu dici ci sono basi terzomondiste, spesso dovute a studi all’estero. Ne consegue che un certo tipo di Islam sia visto come terzo mondo e contrario al progresso della nazione. In fondo non bisogna per forza essere allineati a USA e Israele per avere ideologie “progressiste”. Un po’ come la sinistra politica dopo il crollo dell’URSS, che invece si e’ davvero allineata a Israele e Stati Uniti, dato che essendo politica e basta ha bisogno di delegare l’uso della forza.

    • Peucezio says:

      No, ma io non è che volessi far coincidere necessariamente le due cose.
      Mi riferivo al dato geopolitico, prescindendo dall’aspetto sociale e di costume (d’altronde lo stesso Nasser era un nazionalista laico, non certo un islamista, eppure era anti-occidentale).
      Ed è un dato di fatto che da diversi decenni a questa parte la politica estera egiziana è decisamente vincolata agli USA e conciliante con Israele, con cui non dimentichiamo che quarant’anni fa aveva fatto anche delle guerre. Poi le cose non sono così semplici, come dimostrano anche le analisi dei commenti più sotto, ma, insomma, a spanne mi sembra che si tratti di un vincolo molto forte e abbastanza stabile.

    • mirkhond says:

      In sostanza la logica kemalista di combattere vecchi e nuovi colonialismi frangistani, imitandone gli aspetti PEGGIORI….

  3. Roberto says:

    Molto interessante la domanda di Pietro

  4. nic says:

    Tariq Ramadan si “dimentica” di una delle questioni più rilevanti negli equilibri geopolitici della regione:

    “In Egitto, la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata raggiunta il mese scorso, quando il Presidente Obama e il suo security team alla Casa Bianca hanno chiesto al Pentagono di bombardare le basi militari siriane, richiesta alla quale si è opposto con forza il capo degli Stati Maggiori Riuniti, il gen. Martin Dempsey. Nonostante questa opposizione, Obama ha annunciato che gli USA avrebbero ufficialmente cominciato ad armare i ribelli.
    Entro pochi giorni dall’annuncio, il Presidente Morsi ha ordinato il taglio delle relazioni diplomatiche con la Siria, mentre la FM indiva una manifestazione a cui parlava Morsi incitando alla Jihad e all’intervento militare straniero in Siria, chiamando “infedeli” Hezbollah e gli sciiti iraniani che appoggiano Assad

    Un dispaccio della Reuters che cita fonti militari egiziane anonime ha osservato che quella manifestazione di islamisti radicali è stata la molla che ha scatenato “le preoccupazioni delle forze armate per il modo in cui il Presidente Morsi stava governando il paese“.

    http://www.nexusedizioni.it/geopolitica/egitto-ladesione-di-morsi-allassalto-contro-la-siria-e-stato-il-punto-di-svolta/

    “Siria felicitó a Egipto luego del derrocamiento de Mohamed Mursi”

    “Egipto vivió ayer un cambio histórico profundo, que refleja la conciencia y presencia del pueblo en Egipto, su insistencia en su arabismo y su rechazo a una injerencia extranjera en los asuntos interiores”, dice la fuente.

    http://www.larepublica.pe/04-07-2013/siria-felicito-a-egipto-luego-del-derrocamiento-de-mohamed-mursi

  5. nic says:

    “Il leader dell’opposizione, Mohamed al-Baradei, ha giocato un ruolo centrale bel processo, e la sua prominenza sta crescendo rapidamente”

    …tanto che si è giá dimesso.

    “Il vice presidente ad interim della Repubblica egiziana, Mohammad ElBaradei, si è dimesso. Lo riferisce Al Arabya. «Mi è diventato difficile continuare ad assumere la responsabilità di decisioni con cui non sono d’accordo e di cui temo le conseguenze», ha scritto ElBaradei nella sua lettera al presidente Adly Mansour, deplorando le morti provocate dall’intervento delle forze armate. «Purtroppo coloro che trarranno vantaggio da quello che é accaduto oggi sono coloro che fanno appello alla violenza e al terrore, i gruppi estremisti», ha sottolineato il premio Nobel.
    Il Sole 24 Ore – leggi su http://24o.it/QLDe3

  6. nic says:

    da un blog che ho appena trovato e mi sembra molto interessante
    http://paologonzaga.wordpress.com/

    […]
    Quando Hillary Clinton si é recata al Cairo recentemente, ha espresso preoccupazione per la tensione tra Fratelli ed Esercito ed ha invitato i militari a facilitare il passaggio ad un’autorità civile il prima possibile, facendo pressioni su Tantawi e Scaf perché cedessero finalmente una buona quota di potere ai Fratelli Musulmani ed alle personalità politiche elette dal popolo egiziano. La ragione di tanta simpatia per i Fratelli Musulmani e per il loro partito politico Freedom and Justice da parte dell’amministrazione Usa  diventa facilmente comprensibile se si legge il programma economico dei Fratelli Musulmani, che contrariamente a quello che pensano in molti anche tra i loro elettori stessi è un programma che in Europa definiremmo di destra neo-liberista radicale. (purtroppo in Egitto si é votato molto più per “identità” che secondo i programmi politici)
    […]
    Che i Fratelli Musulmani fossero dei partner affidabili l’amministrazione Usa lo aveva capito sin dagli anni di Mubarak, quando all’arresto del miliardario Khayrat el Shater, il governo americano si turbava per le conseguenze che avrebbe potuto provocare nel libero mercato della regione, mentre gli incontri tra la leadership della Fratellanza e i vertici della politica e della finanza Usa si protraggono da anni. Gli Usa anno trovato nell’organizzazione dei Fratelli Musulmani un antidoto alle rivendicazioni  troppo radicali della rivoluzione, e viste anche le posizioni anti-sindacali e conservatrici dei Fratelli Musulmani e del loro braccio politico Freedom and Justice Party, hanno anche compreso come grazie alla capillarità della loro struttura potessero intervenire in ogni situazione conflittuale, a partire dai luoghi di lavoro, con la loro attitudine corporativa e collaborazionista per ripristinare la pace sociale, anche grazie all’uso strumentale della religione. Gli Usa hanno poi trovato nei Fratelli Musulmani una classe borghese imprenditoriale che avrebbe ben potuto sostituire i business-men legati al partito di Mubarak, la Npd. Il pensiero economico dei Fratelli Musulmani non si discosta affatto da quello dei loro predecessori mubarakiani, la differenza che i Fratelli stessi tengono a rimarcare è la minore corruzione, ma in economia i Fratelli Musulmani si rivelano ampiamente, sia in via teorica che pratica, una forza politica reazionaria e conservatrice che potrà ben opporsi alle nuove richieste delle classi lavoratrici egiziane, sempre più organizzate, in un momento in cui la conflittualità dei nuovi sindacati indipendenti si sta facendo sempre più alta, e le richieste di maggiori diritti, di salari più alti, di giustizia sociale, e di democrazia dei luoghi di lavoro sono argomento all’ordine del giorno.
    […]
    La visione economica dei Fratelli Musulmani é tra le più neoliberiste che si possano: partendo dal concetto base enunciato nel programma economico del FJP della “proprietà privata come la gemma dell’islam” ed arrivando a proposte come la creazione di una cassa sociale, con i fondi della elemosina rituale, la zakat che vada a finanziare la sanità e l’istruzione…che avviliscono il diritto dell’essere umano ai bisogni necessari per portarlo sul piano della carità personale e dunque della “concessione” e non del “diritto”.

    http://paologonzaga.wordpress.com/2012/08/24/legitto-i-fratelli-musulmani-il-neoliberismo-e-il-fondo-monetario-internazionale/

  7. Peucezio says:

    Ragazzi, non c’entra nulla, ma già dai giorni baresi mi frulla per la testa un’idea e volevo sapere che ne pensate.
    Mi piacerebbe organizzare un incontro a Bologna con i commentatori del blog emiliano-romagnoli, e chi altro volesse aggregarsi, Miguel se può, io e quant’altri da Milano, Mirkhond da Bari ecc.
    Sarebbe relativamente semplice da realizzare sul piano logistico e potrebbe fare da apripista a un futuro incontro più generale a Firenze.

  8. Per Peucezio

    “Mi piacerebbe organizzare un incontro a Bologna con i commentatori del blog emiliano-romagnoli, e chi altro volesse aggregarsi, Miguel se può, io e quant’altri da Milano, Mirkhond da Bari ecc”

    Ottima idea. Calcolate però che, da quando hanno inaugurato la supermega stazione del TAV a Bologna, tre piani sotto terra, non c’è più nessun collegamento tra Bologna e Firenze dopo le 20.30 circa!!!!

    • Peucezio says:

      Bisognerà fare tipo un pranzo, penso, insomma, stare insieme una parte della mattinata e/o del pomeriggio.

      Sulle date, dite un po’ le vostre disponibilità.

      • mirkhond says:

        Per quanto mi riguarda dopo il 20 agosto, può andare bene.
        Peucezio, il problema però è che NON sappiamo come sia chiamano veramente Pino, Moi e lo Zanardo.
        Se non viene Roberto (che conosce lo Zanardo) COME ci incontriamo a Bologna?

        • Peucezio says:

          Non ho ben capito che intendi
          Ma Zanardo non commenta più il blog? Per cui bisogna che lo avverta Roberto?
          Altrimenti, per riconoscersi basta prendere appuntamento in un luogo preciso e dirsi prima come si è vestiti, come si fa sempre in questi casi.

        • mirkhond says:

          Voglio dire che se dovessimo incontrarci chessò, nella piazza della stazione di Bologna, io conosco di faccia Roberto, Roberto conosce di persona lo Zanardo.
          Ora, se io e tu aspettiamo e arrivano Roberto con Zanardo, io riconoscendo Roberto, potremmo conoscerci subito.
          Pino poi è il più misterioso regista d’Italia?
          Chi in questo blog lo conosce davvero?
          Quanto a Moi, è probabilmente il funzionario Digos :) incaricato di sorvegliare il blog….
          Possibile che si sputtani così platealmente? :)

        • PinoMamet says:

          Io sono il più misterioso regista d’Italia per la buona ragione che sono uno sceneggiatore!! ;)
          :D

          A parte gli scherzi, io di faccia non conosco nessuno tranne Miguel che ho intravisto in qualche foto (credo), il mio nome vero qualcuno lo conosce e se ci incontriamo lo conoscerete tutti, ma comunque non credo sia un grosso problema:

          basta darsi appuntamento in un posto a un’ora, e scatterà il meccanismo dei riconoscimenti reciproci, se ci siete tu e Peucezio e magari Roberto, che vi conoscete già, e io che sono rompicoglioni e non ho paura di attaccare bottone con gli sconosciuti, grazie a Dio, e siamo a cavallo ;)

          altrimenti propongo di venire tutti con impermeabile e baffi finti!! :D

        • PinoMamet says:

          PS
          Zanardo commenta ancora eccome! Ritvan, Tortuga e chiunque altro non ancora nominato, per me, benvenutissimi!

          Anche Pietro da Milano/Como, ovviamente, e Francesco, ADV ecc….

          dai su, fateme sapè :)

        • Roberto says:

          Purtroppo temo che settembre e ottobre li passerò murato in ufficio (già agosto non butta per mente bene) ma tenetemi aggrumato che non si sa mai che riesco a liberarsi un fine settimana e venire a Bologna

          Per riconoscerei basta attaccarci un fallo gonfiabile al collo
          :-)

    • izzaldin says:

      io a settembre potrei trovarmi a Bologna, ancora non so quando con precisione, ma se coincidessero le date sarei felice di incontrarvi.
      saluti,
      izzaldin

        • Peucezio says:

          Andiamo ai voti per le date.
          Io preferirei prima del 20 settembre circa. Fino a quella data, qualsiasi è buona, dai prossimi giorni in poi, tranne il 23 agosto.

        • Peucezio says:

          Mi sa che se cerchiamo di aggregare più persone possibile, non ci riusciremo mai.
          Per questo tipo di iniziative, come diceva anche Miguel tempo fa, bisogna partire con un minimo di persone sicuramente disponibili e aggregare poi gli altri eventuali e poi, eventualmente ripetere, per chi non è potuto venire la prima volta.
          Prima di tutto c’è da capire: Pino, Moi e Zanardo, i “locali”, quando possono?
          Mi pare di capire che Pino non ha particolari problemi, Moi non si è espresso in merito e Zanardo latita. Speriamo si esprimano.

    • antonello says:

      mi risulta che l’ultimo treno tra Bologna e Firenze parta alle 21.20

  9. Sull’Egitto…

    Nic giustamente tira in ballo la questione siriana.

    Dietro la questione siriana, c’è la questione del Qatar, dell’Arabia Saudita e della Turchia. Tre paesi fortemente impegnati nell’attacco alla Siria.

    Un’ipotesi che ho sentito è che il golpe in Egitto sia stato voluto dall’Arabia Saudita, che effettivamente ha finanziato i media anti-Morsi e ha subito appoggiato il nuovo regime.

    Secondo questa ipotesi, il golpe sarebbe anche stato contro l’influenza del Qatar, che sappiamo molto impegnato nella lotta contro il governo siriano.

    E la Turchia? Per quello che valgono le dichiarazioni pubbliche, sappiamo che ha condannato non solo il golpe contro Morsi, ma anche l’indifferenza degli altri paesi al golpe. Insomma, come la Tunisia, si è schierata con Morsi.

    Che vuol dire tutto questo?

    • Pietro says:

      Dimentichi l’Iran e i suoi rapporti antagonisti proprio con la Turchia. Per capire la Siria bisogna tirare in ballo l’Afghanistan e Afrodite.

    • Mondo cane says:

      Effetivamente molto gira intorno alla lotta sull’influenza nel mondo islamico. Doha sembra essere stata messa da parte, ed in effetti, il cambio di regnante, secondo alcuni è stato imposto dagli usa, è sintomatico su chi abbia vinto tra doha e ryad. Pensare che i sauditi facciano da soli, permettimi Miguel, è un’azzardo. Pensi veramente, per quanti soldi possano avere, che i sauditi possano imporre da soli un cambio di regime in egitto? Gli usani sono sempre stati bravi nel far credere che certe cose accadano senza che lo sappiano, ad essere stupiti di ciò che i loro servi fanno. E qui sappiamo bene di cosa stiamo parlando, e bastano due o tre parole che spiegano molto sulla strategia usata: stay-behind, gladio, solo. E chi sà capisce. In ordine un paio di fatti: La guida spirituale dei fratelli yusuf al qaradawi, beppino per gli amici, è stato allontanato dal suo comodo soggiorno qatariota, l’ambasciata dei talebani che era stata aperta è stata subito richiusa. Insomma questo è quello che accade a chi reclama troppa autonomia dagli usa, o si crede al pari o al di sopra degli eventi strategici, quando una comparsa vuole prendere il posto da prima donna, senza che il regista lo sappia, il minimo che gli può capitare è un sonoro calcio in culo. E questo è quello che è successo. Resta da capire se doha dovrà solo finanziare le insurrezioni primaverili, senza mettere bocca su a chi andranno i soldi. Probabilmente, con tutti i milioni risparmiati, li vedremo a fare “spesa” da queste parti.

      • habsburgicus says:

        analisi nel complesso condivisibile…
        Io aggiungerei anche che probabilmente vi è una spaccatura all’interno delle élites USA..
        In sintesi, gli obamiani (non necessariamente Obama che deve barcamenarsi :D) favorevoli ad appoggiare i sunniti e a seguire la strategia “qatariota”; simpatia per Morsi, comprensione per Erdoğan in Turchia, appoggio incondizionato ai ribelli anti-Assad
        L’altra corrente, quella “realista” (con probabile appoggio sotterraneo delle influentissime lobbies di..indovinatelo voi :D) segue la strategia “saudita” nel caso dell’Egitto, cioè ostilità completa a Morsi e nel resto adotta una posizione filo-kemalista e anti-Erdoğan in Turchia (diciamolo chiaro, se Erdoğan non avesse dimostrato di non essere un fesso e se non avesse già purgato i kemalisti dall’Esercito molti dei quali alevi, dönmeh e massoni, il golpe per rovesciarlo ci sarebbe già stato; il processo Ergenekon che ha visto recentementr la dura condanna dei militari ultra-kemalisti è secondo me un chiaro avvertimento di Erdoğan ai militari “laici” e ai loro referenti esteri…là i giudici, come dappertutto, seguono la volontà del governo :D..mica come in Italia quando un tale, cui piacevano molto le donne, si illudeva di governarla :D :D), un atteggiamento anti-Asad (come vuole l’ “unica democrazia del Medio Oriente”) ma più prudente verso i jihadisti in Siria ecc
        In più ci sono le rivalità e gli odi fra capi arabi…una vera piaga, secolare…
        Chi ci rimetterà, come al solito, saranno i palestinesi (Morsi era amico di Hamas, il nuovo regime sarà fanaticamente ostile)…e già ora il popolo egiziano nel suo complesso

        • Mondo cane says:

          la tua conclusione mi fà venire in mente che ho dimenticato un terzo punto, forse non abbastanza menzionato, se non taciuto, dai commentatori. La riapertura del valico di rafah, anche se con molte limitazioni. Ma che durante gli ultimi bombardamenti israeliani, ha visto transitare diversi feriti, curati a spese dell’egitto. Personalmente penso abbia avuto un certo peso sulla valutazione della politica dell’appena deposto emiro. Uno si affanna tanto, spende un sacco di soldi per massacrarli, e quelli, li rimettono in sesto e li rispediscono a casa.

  10. mirkhond says:

    Per Miguel Martinez

    Quando lei viveva in Egitto (anni’80?) qual’era DAVVERO la situazione dei Copti e degli altri cristiani egiziani, lontano dai riflettori internazionali?

  11. Un’ora fa, la Turchia ha ritirato il proprio ambasciatore dall’Egitto.

    • Pietro says:

      La Turchia doveva farlo, si e’ costruita una penetrazione nella regione come protettrice dei Fratelli Musulmani. Un progetto che investiebbe Siria e Giordania, con Israele che da quando ha scoperto i giacimenti e’ completamente risorto, e perdipiu’ alleato alla Turchia.
      Turchia che ha interessi forti in Iraq (Kurdistan) lasciando a secco la parte di paese che l’Iran ha chiesto come contropartita per fare la brava in Siria.
      Facendo arrabbiare i sauditi, ma che sono in ribasso nelle quotazioni internazionali. Il Qatar e’ attivo proprio a spese dei sauditi e approfittando dei problemi iraniani.
      In sostanza la Turchia e’ il centro di molte cose e la Siria la periferia di un gran casino.
      Ah poi ci sono i russi, ma sono messi talmente male che si accontentano di tenere la base in Siria e di fare amicizia con Ankara.

  12. Per Mirkhond

    “Quando lei viveva in Egitto (anni’80?) qual’era DAVVERO la situazione dei Copti e degli altri cristiani egiziani, lontano dai riflettori internazionali?”

    “Davvero”, non saprei dire.

    Mi sembravano terribilmente tesi, come gente che vive sull’orlo del precipizio.

    E credo anche che fossero in linea di massima legati a governo ed esercito. Con una gran paura – forse eccessiva – dei Fratelli Musulmani.

  13. Sulla pagina fissa di questo blog dedicata alla questione del “terrorismo islamico”, è comparso questo divertente messaggio.

    L’IP del mittente ( 189.46.210.147 ), curiosamente, rimanda al Brasile.

    *****

    Dagmar Marie says:

    16/08/2013 at 2:53 am (Edit)

    TUTTI I MUSULMANI DEVONO ESSERE ESPATRIATI EUROPA E tutti i paesi civili per il Medio Oriente!

    MENTRE restare, essere confinati in campi di concentramento dove può mettere nel cancello di ingresso: “Eurabia” COME sognato.

    Le verità che non dobbiamo dimenticare:

    BEHRING ANDERS Breivik in Norvegia non è un assassino, è un idealista, come era Che Guevara e altri che hanno rischiato la vita e la libertà per l’umanità. E. come i suoi norvegesi Anders ha detto: “E ‘stato crudele, ma necessario”. Con il suo atto, eliminando gli islamisti ei loro simpatizzanti, si era proposto di allertare il mondo sul musulmani pericoloso, che si infiltrano in Europa e in altri paesi civili, sotto qualsiasi pretesto, e alla prima occasione fare terrorismo in paesi che accolto.

    Esempi: in Francia, la proprietà di occidentali che brucia, sotto qualsiasi pretesto, e assumere i disoccupati a fare il “servizio” insieme, per non essere incriminato. E dove possiamo osservare che tutta la Chiesa vengono spruzzati, e solo le moschee non siamo. Se era il lavoro dei graffitari, le moschee sarebbero troppo.

    In Russia, hanno ucciso decine di bambini in una scuola, ma non ci potevano negare la paternità. In Italia, solo otto islamisti in pochi mesi, stuprate più di seicento (600) ragazze 12 attraverso 16 anni di età, ovviamente vergini, che è stato ampiamente pubblicizzato.

    In Inghilterra hanno bruciato diverse città inglesi, solo perché un islamista è stato ucciso dalla polizia, e anche violentano ragazze inglesi.

    Negli USA tutti cosa è successo, perché è stato ampiamente pubblicizzato.

    In Brasile, un brasiliano che ha ucciso diversi studenti in un college, aveva legami con terroristi islamici, compreso Internet.

    Pertanto, si può dedurre che tutti gli omicidi nelle scuole di tutto il mondo, anche se non ha fatto dai musulmani, i tiratori sono reclutati da loro.

    L’Islam non è una religione, è setta Pedofílica e politica, con proprie leggi, nelle quali la pedofilia è legalizzata dalla legge dell’Islam. Ogni musulmano può sposare tre (3) ragazze, allo stesso tempo, con nove (9) anni di età o meno, per i loro pedofílicas orgia, e quando muoiono in queste orge sono sostituiti solo. Essi sostengono che è consuetudine per giustificare le loro perversioni sessuali. Islamisti seguono l’esempio del pedofilo Mohamed, che chiamano profeta, e la cui ultima moglie, Ayshah, aveva solo otto (8) anni di età.

    Prima che l’atto di Anders Behring Breivik, il Nuovo Ordine dei Templari non era noto, ora questa società segreta si diffuse nel mondo, con milioni di seguaci, che stanno aumentando ogni giorno. Se questo era lo scopo di Anders, divulgazione, poi si! E, islamofobia fu fortificata dal mondo civile, grazie ai coraggiosi Anders dalla Norvegia.

    Nota: I musulmani sempre vigliacchi come tutti gli assassini si nascondono dietro le “Black Stars”, in Grecia, e altri nomi che usano, promuovere sommosse e uccisioni, al fine di dominare i paesi più tardi.
    Lo stesso metodo è utilizzato in Siria, e poi la colpa al governo siriano, praticando il genocidio.

  14. Il messaggio a firma “Dagmar Marie” mi sembra una traduzione Google di un testo originariamente in portoghese, come si può vedere dai commenti a questa pagina:

    http://www.blitzquotidiano.it/foto-notizie/terrorismo-fondatore-sharia-4-arrestato-brescia-pianificava-attentati-1589530/

    Un pagina che parla, tra l’altro dell’arresto di un presunto terrorista islamico, reo di far parte di un’organizzazione legalmente esistente e di essere andato su Google, a cercare (secondo i magistrati) “obiettivi”.

    • maria says:

      semplicemente nauseante, compreso il ruffiano accenno al Che per i gonzi di sinistra!

      Ci si chiede sempre cosa sia il razzismo, è questo ,e pensare che due o tre simboli nazisti sui muri scatenano reazioni di tutti i tipi compreso quelle istituzionali e simili deliri passano pressoché sottosilenzio:-(

      In ogni modo è chiaro da tempo, lo spauracchio islamismo ha preso il posto del comunismo!

  15. amousonny says:

    Quello che però non riesco a capire, come fenomeno storico, è lo scivolamento in senso filo-occidentale e filo-israeliano dell’Egitto […] (, come) […] l’esercito sia passato da un nazionalismo arabo anticolonialista e terzomondista a un totale allineamento agli Stati Uniti e, di fatto, a Israele. (Peucezio)

    Anch’io mi feci questa domanda, percio` ecco le mie considerazioni.

    L’esistenza dell’Egitto dipende totalmente dal Nilo. Se qualcuno facesse una telefonata da Washington ad Addis-Abeba, avallando un nuovo e grandioso progetto di sviluppo agricolo, cosa potrebbe fare l’Egitto? Annasperebbe come un gattino sotto il coperchio della tanica…

    Gli aiuti economici degli Stati Uniti significano molto spesso la bancarotta per gli agricoltori locali, e il conseguente crollo della produzione locale di alimenti. Con oltre 80 milioni di abitanti, il Cairo non puo` certo permettersi di scontentare Washington e il suo campiere Tel-Aviv.

    Al momento non ho tempo di cercare (sempre che i dati siano disponibili su internet), ma io guarderei al rapporto tra la produzione cerealicola dell’Egitto e la sua popolazione.

  16. roberto says:

    ciao amousony,
    a parte il fatto che credo che questa frase “l’esistenza dell’egitto dipende interamente dal nilo”, per quanto sostanzialmente corretta, andrebbe un pochino temperata (giusto un esempio dal primo sito sotto mano
    http://www.indexmundi.com/egypt/economy_profile.html
    GDP – composition by sector
    agriculture: 14.7%
    industry: 37.4%
    services: 47.9%.)

    mi incuriosisce questa frase
    “Gli aiuti economici degli Stati Uniti significano molto spesso la bancarotta per gli agricoltori locali”
    mi sembra controintuitiva e non so a cosa stai pensando. in genere quando penso ad aiuti catastrofici degli usa, mi vengono in mente gli aiuti ai loro agricoltori (questi si catastrofici per i concorrenti), ma aiuti ai concorrenti? intendi forse investimenti privati di origine usana?

    • amousonny says:

      ciao roberto,

      a parte il fatto che credo che questa frase “l’esistenza dell’egitto dipende interamente dal nilo”, per quanto sostanzialmente corretta

      La frase e` sostanzialmente corretta. Ti invito a riflettere su quante industrie e servizi potrebbero funzionare senza l’acqua del Nilo. Non si tratta solo di acqua per irrigare, e per tenere in piedi un ecosistema mediterraneo in una regione altrimenti desertica. Si tratta anche di acqua per raffreddare, acqua per lavare e in cui scaricare i rifiuti.

      mi incuriosisce questa frase
      “Gli aiuti economici degli Stati Uniti significano molto spesso la bancarotta per gli agricoltori locali”

      Quello che intendo e` che (in generale) questi aiuti creano una dipendenza economica nefasta. Nel caso particolare, che gli investitori non hanno alcun interesse a migliorare la produzione locale (nel mio esempio) di grano, che non e` competitivo (per la ragione da te giustamente evidenzaita, ed altre) con quello prodotto negli USA. Invece favoriscono la coltura di prodotti di esportazione, che rendono di piu` visto il rapporto tra il prezzo sugli scaffali (ad esempio) europei e il costo della manodopera locale.

      Aggiungo che secondo me questo schema di aiuti economici, che considero perverso, e` un’arma strategica in mano agli USA.

      • mirkhond says:

        Insomma è impossibile liberarsi della tirannide u$a….

        • habsburgicus says:

          NO, mirkhond….
          il mondo è loro (al più tardi dal 1945, o al massimo 1956/1960 quando iniziò a divenire lampante che il marxismo-leninismo sovietico, pur vincendo ancora nel Terzo Mondo almeno in apparenza, era già sulla difensiva e corroso da una crisi profonda)…
          solo la grande Russia può dapprima fermarli e poi, forse, invertire il trend…ex Russia lux :D
          ma né io né te né tutti quelli sul blog (tranne eventuali diciottenni, nella loro canizie) vedremo quell’epoca :D

          P.S
          anche la Cina non è da trascurare…
          il rischio è che riescano a mettere Russia contro Cina….e si facciano infinite risate, qualora ciò abbia successo !

        • Roberto says:

          Aggiungerei che nulla è eterno, il futuro può sempre riservare sorprese e che non sappiamo se quelli che sostituiranno gli u$a saranno meglio o peggio

      • Roberto says:

        Grazie della risposta, avevo equivocato il riferimento al Nilo come riferimento all’agricoltura

        Sul secondo punto. Sei sicuro che distano aiuti usani agli agricoltori egiziani? Investimenti stranieri immagino di si, ma aiuti?

        • amousonny says:

          @roberto

          Sei sicuro che distano aiuti usani agli agricoltori egiziani?

          Sospetto che esistano molteplici programmi di aiuto. Di sicuro ci sono i prestiti a tassi agevolati, con la condizione aggiuntiva che si passi a colture destinate all’export.

  17. Per Maria

    Può darsi che il riferimento a Che Guevara sia un tocco più che altro latinoamericano, vista la provenienza dello spam.

    Sembra che stia arrivando tra i commenti ovunque si parli di Islam, anche su siti spagnoli.

    In ogni caso, dubito che ne nascerà un titolone su Repubblica :-)

    Da notare la contraddizione di fondo tra i musulmani pronti a sacrificare la vita per far trionfare i loro ideali, e il fatto che sarebbero “vili”. E’ il problema che nasce tutte le volte che ci si inventa un nemico onnipotente, titanico e quasi eroico.

    • Peucezio says:

      Già, questo è un vecchio assurdo argomento dello scontro di civiltà. Ricordo dopo l’11 settembre (ma già prima con gli attentatori suicidi in Palestina) che si parlava di viltà: come dire che uno che si mangia un piatto da mezzo chilo di pasta, cinque fettone di carne, contorni vari e un’intera torta a ogni pasto è un inappetente anoressico.
      Ricordo un intervento di Cardini che rilevava proprio quest’assurdità.
      Tra l’altro se chi ha sprezzo della morte è vile, gli americani che uccidono dall’alto, spesso coi droni, premendo pulsanti, cosa sono?

  18. Per Roberto

    ” “l’esistenza dell’egitto dipende interamente dal nilo”, per quanto sostanzialmente corretta, andrebbe un pochino temperata “

    L’agricoltura egiziana fu sostanzialmente smantellata dagli inglesi (prima dell’occupazione formale) e trasformata in produzione di cotone per sostituire quella del Sud degli Stati Uniti, temporaneamente sospesa a causa della Guerra di Secessione.

    Oggi il pane egiziano proviene, credo, in massima parte, da grano statunitense.

    • amousonny says:

      Reitero per chiarire:

      1 (disclaimer) la mia e` solo un’ipotesi.
      2 riguardo al Nilo, non mi riferivo solo all’agricoltura, che e` una sola tra le mille attivita` umane che dipendono da un approvigionamento costante di acqua.
      3 riguardo alla dipendenza alimentare dell’Egitto dagli USA, ne ignoro la storia (la mia era una (un)educated guess). Che questa dipendenza esista, e sia uno strumento politico in mano a Washington, e` un dato di fatto. Del resto e` la stessa identica dipendenza che riduce all’obbedienza Addis Abeba.

    • habsburgicus says:

      L’agricoltura egiziana fu sostanzialmente smantellata dagli inglesi (prima dell’occupazione formale) e trasformata in produzione di cotone per sostituire quella del Sud degli Stati Uniti, temporaneamente sospesa a causa della Guerra di Secessione.

      confesso di sapere poco o nulla della questione,
      tuttavia se la cronologia ha un senso, tale smantellamento dovrà essere avvenuto nei primi anni 1860’, allorché l’Egitto, sotto la formale autorità della Sublime Porta, era governato, senza molte limitazioni, dalla dinastia di Mehmed ‘Ali di Kavala (definito spesso rinnegato albanese, comunque balcanico convertito al’Islam)…del resto tu stesso sottolinei “prima dell’occupazione formale” (avvenuta nel 1882)…
      dunque, Albione è sempre colpevole, sia chiaro :D, ma la classe dirigente turco-egiziana (fra cui molti copti con titolo di bey) ha responsabilità enormi, diciamolo…in particolare, credo, quell’Ismail (1863-1879) che nel 1867 otterrà il titolo di khedivé e sotto il cui khedivato si inaugurò nel 1869 il canale di Suez…lo stesso che sperpererà tutto !!! ad maiorem Britanniae gloriam
      e diamine, non siamo terzomondisti (scherzo, so perfettamente che non lo sei :D) e facciamo una buona volta i conti anche con gli enormi errori e financo crimini delle loro inette classi dirigenti, senza citare sempre il mantra del colonialismo :D

  19. mirkhond says:

    “Oggi il pane egiziano proviene, credo, in massima parte, da grano statunitense.”

    Questo è un obbrobrio della nostra civiltà.
    Un paese che è “il Dono del Nilo” come lo chiamava Erodoto, costretto a dipendere da forniture alimentari DI BASE dall’esterno.
    E quindi fortemente condizionabile e impossibilitato nel dover seguire i suoi legittimi interessi…..

  20. mirkhond says:

    Del resto i disastri cominciarono proprio all’epoca del fin troppo lodato Nasser, quando venne eretta la diga di Aswan, che trattenendo le inondazioni del Nilo, privò le campagne egiziane del prezioso limo fertilizzante….
    Nascono socialisti e muoiono servi strozzati del capitali$mo….

  21. Pietro says:

    Cina vs Russia: Io continuo a scriverlo che si arrivera’ ad uno scontro EU+Russia contro Cina+USA. Praticamente e’ la tesi di fondo di quasi tutti i miei articoli, compreso quello che ho appena scritto ed esce settimana prossima :D

    • amousonny says:

      Una tesi che mi e` completamente nuova. Io avrei scommesso piuttosto su USA (+ “alleati”) contro l’alleanza Russia-Cina.

      Del resto la Russia si sta esercitando a fianco dei musi gialli, mica dei melanino-deficienti che abitano la piccola penisola tra Atlantico e Mediterraneo…

      In definitiva: avresti un link all’articolo?

      • Pietro says:

        Per il momento e’ dentro al mio PC. Settimana prossima esce su Asia blog (spero). Ma se spulci dentro al mio blog qualcosa trovi. Comunque il punto e’ che Russia e Cina sono in concorrenza economica diretta, fanno esercitazioni (fino ad oggi in ambito SCO) perche’ di fatto si dividono i compiti (Russia esercito, Cina economia) ma i cinesi stanno penetrando pesantemente in Asia Centrale, che la Russia sta cercando di recuperare. E molti preferiscono la Cina (su tutti il Kazakistan). Invece tra USA e Cina e’ piu’ che altro una gara a chi fa piu’ i muscoli, ma un conflitto non conviene a nessuno, come ha mostrato la crisi nordocreana. Invece la Russia ha disperato bisogno di vendere gas ed alle condizioni che chiede la Cina non glielo compra, l’Europa si

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