Turchia, tra Lemuria ed Ecumenopolis

Cerco di capirci qualcosa di ciò che sta succedendo in Turchia, mettendo insieme quei frammenti che trovo. E sapendo che anche quando vivi in un paese da una vita, la verità non è mai una cosa accessibile o semplice.

In Turchia ci sono stato solo brevemente, leggo a stento in turco con un dizionario sempre accanto, non capisco praticamente nulla quando parlano: quindi non ho il diritto di dire nulla di credibile. Posso solo raccontarvi qualche idea che mi passa per la testa. Per semplicità, scrivo all’indicativo, ma tutto andrebbe corredato da “mi sembra che…” con congiuntivi e condizionali.

Innanzitutto, c’è un mondo con un sistema simbolico molto diverso da quello europeo, perché la Turchia è rimasta fuori dalla Seconda guerra mondiale, che occupa quasi tutto l’orizzonte dell’immaginario politico da noi.

La Turchia poi ha una borghesia, a differenza dell’Europa attuale – anzi, ne ha addirittura due.

Cent’anni fa, semplificando, nell’impero ottomano, c’erano i musulmani che facevano i militari, e c’erano gli ebrei e i cristiani, greci e armeni, che facevano i soldi.

Poi arriva la guerra, l’insensato massacro di una generazione di giovani uomini, il tradimento del sultano, il tentativo di dividere l’intero impero tra i vincitori. E la miracolosa salvezza, attribuita miticamente a un’unica figura: quella di Mustafa Kemal Atatürk e dei sopravvissuti dell’esercito ottomano, contemporanei e per molti versi paralleli dei Freikorps tedeschi.

Quei sopravvissuti si trovano tra le mani tutti i tesori dei cristiani e un bel po’ di quelli degli ebrei. Uno dei saccheggi più immensi della storia, che in abili mani crea una rete in cui banchieri, generali, industriali, appaltatori e presidenti formano un unico sistema. Non a caso, la loro città simbolo è İzmir, incendiata e rubata ai greci.

Quel sistema crea attorno a sé un immaginario di un’intensità religiosa: inventano una “nazione turca” mai esistita, e la dichiarano intoccabile e indivisibile, contro ogni evidenza.

Chi è turco, infatti, in mezzo al grande coacervo di fedi e di lingue del mondo ottomano? Chi nasce in una famiglia musulmana – così la laicità porta con sé un curioso obbligo di identità islamica, purché non praticata; e l’occidentalismo convive con una mentalità che i tedeschi chiamavano di Feinde ringsum, “nemici tutt’attorno”, si tratti di greci, russi, arabi, iraniani, ma anche americani ed europei.

Inventano a tavolino una lingua, una scrittura e la figura semidivina del padre fondatore: tutti i nazionalismi che in Europa hanno fallito, trovano il loro compimento in Turchia.

Attorno a questo, c’è un fantastico mondo di quelli che piacciono a chi cura questo blog; in cui il turco appena inventato si trasforma nella lingua primordiale dell’umanità, in cui si scopre l’identità gemellare dei turchi e dei Maya, e si teorizza l’origine della Razza Primordiale sul continente perduto di Lemuria.

Questo dispositivo, che si gonfia a dismisura con la Guerra Fredda, entra in crisi quando compare sulla scena una nuova borghesia, di imprenditori dall’Anatolia, che fanno i soldi da soli aggirando tutto il sistema delle raccomandazioni e delle carriere militari. Gente che appartiene spesso al vasto mondo ufficialmente fuorilegge degli ordini sufi, e che predica una religiosità con sfumature sentimentali, moralistiche e New Age diversissima dall’Islam di altri paesi.

Gente che tiene molto di meno alla sacralità della Nazione e della sua lingua. E paradossalmente, quindi, sono meno intolleranti dei kemalisti verso chi non è musulmano; non hanno particolari nemici, e quindi possono di volta in volta essere amici degli Stati Uniti, dell’Iran o dell’Arabia Saudita.[1]

Questa nuova borghesia arriva al potere grazie a un nuovo dispositivo, l’AKP, che in poco tempo smantella il potere del dispositivo precedente; e lancia o cavalca il grande successo economico della Turchia. Realizzato con un nuovo e diverso sistema di rapina: esplode l’Istanbul mostro, che nel 1980 aveva 2,7 milioni di abitanti e oggi ne ha 15.

Un agglomerato in mano a pochi imprenditori legati al nuovo potere, che creano una città a misura di speculatore, divoratrice di terreno, gente, acqua e risorse, simbolo terrificante del futuro del mondo, nonché di quella maledizione che chiamano crescita.

Un frammento di Ecumenopoli, la grande città unica planetaria, cui il cauto Islam di stato presta un po’ di insignificante colore locale. Il mondo ottomano, infatti, aveva un rapporto forse unico nel mondo premoderno con ciò che oggi chiamiamo il verde. Mentre chi oggi si spaccia per “neo-ottomano”, trasforma un piccolo, residuo spazio verde in un centro commerciale.

Contro cui si ribella la vecchia Turchia, ormai politicamente smantellata e impotente, ma pur sempre viva e inconciliabile con la nuova; e insieme, probabilmente, tante altre vittime dell’Ecumenopoli che avanza.

Nota:

[1] Parallelamente, l’abbondanza di nemici di cui godono i kemalisti ha permesso loro di passare da essere alleati degli Stati Uniti contro la “minaccia fondamentalista” a essere oggi amici della Siria e spesso fortemente contrari alla NATO.

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97 Responses to Turchia, tra Lemuria ed Ecumenopolis

  1. habsburgicus says:

    ottimo articolo, Miguel…
    concordo sull’analisi generale su molte affermazioni, in particolare

  2. habsburgicus says:

    Chi è turco, infatti, in mezzo al grande coacervo di fedi e di lingue del mondo ottomano? Chi nasce in una famiglia musulmana

    si giunse al punto che i Qaramanli, ortodossi turcofoni dell’Anatolia (scrivevano il loro dialetto turco in caratteri greci), furono considerati “greci” ed espulsi, laddove i musulmani ellenofoni di Creta (e di alcune aree della Grecia settenterionale) furono giudicati “turchi” e trasferiti in Turchia, in seguito al famoso (e famigerato) accordo con Venizelos nel 1923, dopo la catastrofica presa di Smirne (9 settembre 1922=1338) e la fine dell’ellenismo anatalico dopo 3000 anni

  3. mirkhond says:

    “Attorno a questo, c’è un fantastico mondo di quelli che piacciono a chi cura questo blog; in cui il turco appena inventato si trasforma nella lingua primordiale dell’umanità, in cui si scopre l’identità gemellare dei turchi e dei Maya, e si teorizza l’origine della Razza Primordiale sul continente perduto di Lemuria.”

    All’epoca di Ataturk, nella nuova Turchia, girava anche l’idea che i Sumeri e il Sumerico fossero genti prototurche, per via del loro linguaggio agglutinante…. :)

  4. habsburgicus says:

    Uno dei saccheggi più immensi della storia,

    non solo vero, ma STRAVERO !

  5. mirkhond says:

    Concordo con Habsburgicus

    Ricordo però che non tutta la romeofonia è scomparsa in Anatolia post 1922-24.
    E non solo per via dei rifugiati cretesi musulmani (35% della popolazione isolana nel gennaio 1924).
    Ma anche a Marmaris e soprattutto nel Ponto, dove ancora oggi, almeno 50-75.000 persone parlerebbero ancora il Romeika, il Romaico pontico, sebbene a livello di vernacolo strettamente famigliare e di villaggio.
    Lo studioso turco Omer Asan, nativo delle montagne a sud di Trebisonda, parlando del suo ambiente nativo, afferma che il Turco cominciò ad essere insegnato nelle scuole elementari, solo dal 1947 e che fino ad allora anche i mullah e gli imam predicavano in Romeika!
    Certo, sono testimonianze residuali, che però gettano luce su un paesaggio etnico anatolico postkemalista, molto più articolato rispetto al monolite nazionalista creato da Mustafà Kemal tra 1922 e 1938!
    ciao!

  6. habsburgicus says:

    Turchia è rimasta fuori dalla Seconda guerra mondiale

    a essere pignoli, la Turchia ruppe i rapporti diplomatico con il Reich il 2/8/1944 (e permise a von Papen di rimpatriare subito..gli altri diplomatici tedeschi ebbero una sorte curiosa e nel maggio 1945 la nave che li rimpatriava venne fermata nel Mare del Nord in quanto il Reich non esisteva più :D), con il Giappone il 6/1/1945 e dichiarò guerra al Reich il 23/2/1945 (con decorrenza dal 1/3/1945), per entrare all’ONU come membro fondatore…
    ma furono tutte mosse puramente politiche, per nulla belliche, dunque hai ragione, si tenne (saggiamente) fuori dalla guerra !…nonostante l’imprudente trattato con gli anglo-francesi del 19/10/1939

    P.S: quando Mussolini aggredì la Grecia (28/10/1940) cercò di coinvolgere anche la Bulgaria e inviò a Sofia Anfuso (allora capo di gabinetto di ciano, poi Ministro regio a Budapest, Ambasciatore di Salò a Berlino e nel dopoguerra senatore del MSI)…
    orbene i bulgari rifiutarono, adducendo il timore di un intervento turco :D

  7. habsburgicus says:

    E paradossalmente, quindi, sono meno intolleranti dei kemalisti verso chi non è musulmano;

    anche questo é verissimo…anche se la stampa occidentale “mainstream”, nella sua ossessione anti-AKP, non sembra rendersene conto

  8. Guido says:

    Caro Miguel, che dire? Hai scritto un articolo straordinario che coglie tutto ciò che serve conoscere a riguardo delle contraddizioni con cui siamo costretti a convivere nel nostro specifico quotidiano: dalla creazione in vitro del virus nazionalista, al diffondersi di spiritualità usa e getta, e, soprattutto, al propagarsi a macchia d’olio di un modello qui ben sintetizzato nel concetto di Ecumenopoli. Lo stesso paradigma è quello che si trova di fronte chiunque di noi quando è costretto, obtorto collo, a difendere qualcosa, una vallata, un parco, una scuola, dall’incedere inesorabile, a mò di schiacciasassi, della disumana macchina capitalista.

    Chapeau!

  9. habsburgicus says:

    l’abbondanza di nemici di cui godono i kemalisti ha permesso loro di passare da essere alleati degli Stati Uniti contro la “minaccia fondamentalista” a essere oggi amici della Siria

    oggi il neo-kemalisamo é molto più a “sinistra” di quello storico
    P.S: secondo me sulla Siria, hanno ragione quei kemalisti “comprensivi” di Assad (senza per questo scusare gli aspetti intollerabili del suo regime, ci mancherebbe :D) e non l’AKP

  10. mirkhond says:

    L’Akp per sopravvivere politicamente ha dovuto schierarsi su posizioni filoamericane.
    Che poi è ciò che fanno di regola i regimi sunniti, come stanno facendo in Egitto i Fratelli Musulmani, e già prima i Sauditi, e perfino i Talebani pre estate 2001…

  11. Peucezio says:

    Articolo veramente splendido.
    Davvero pochi sarebbero in grado in una paginetta di testo di spiegare così bene l’essenza della Turchia dell’ultimo secolo.

  12. Peucezio says:

    Un chiarimento, Miguel: cosa intendi con “vecchia Turchia”?
    Quella kemalista (che però è vecchia solo di un secolo) o la stratificazione di tutto ciò che c’è stato finora, prima della modernizzazione selvaggia di questi ultimi anni (sempre ammesso che la Turchia kemalista sia una stratificazione e non una tabula rasa di quella precedente) o una cosa ancora diversa?

  13. Francesco says:

    del tutto OT, essendo uan buona notizia

    http://www.camilloblog.it/archivio/2013/06/02/leconomist-la-poverta-gli-anni-90-e-i-nostri-giovani-turchi/

    PS ammesso che sia vero, dopo quello che hanno scritto su Berlusconi diffido moltissimo dell’Economist

    :D

    • Peucezio says:

      Io credo sia vero. Però faccio anche un ragionamento molto cinico: loro ci hanno guadagnato, ma a discapito nostro, perché se il livello di vita medio del pianeta è salito, quello dei paesi occidentali e dell’Europa mediterranea in particolare è sceso.
      Dice: ma è perché siamo generosi: permettiamo a loro di crescere mettendosi in concorrenza con noi, a costo di perdere noi un po’ di terreno. Ma almeno chi decide ce l’avesse chiesto: e se noi volevamo essere egoisti?

      • Francesco says:

        noi volevamo essere egoisti ma è il mercato, il sistema basato sullo scambio di beni e sulla libera decisione degli operatori economici che ci ha portato da un’altra parte

        che poi è il fine di tutto il sistema: metterci davanti agli occhi la carota dell’interesse personale e farci trainare il carro del bene comune

        se fossimo stati un regime economico comunista, saremmo rimasti dove eravamo 30 anni fa, e loro pure (o quasi), perchè i burocrati che guidano quel tipo di sistemi non devono rispondere al profitto ma al partito – che sempre difende lo status quo

        noi ci abbiamo perso (mica vero, stiamo peggio del 2008 ma meglio del 2000) perchè il mondo è cambiato

        tolti i Greci che hanno semplicemente vissuto di cambiali e firme false, e questo si paga

        • Peucezio says:

          Questa è appunto la logica ideologica.
          Un comunista non ha nessun problema a mandare a puttana la sua nazione in nome della vittoria della sua ideologia.
          I comunisti degli anni ’90-2000 si chiamano liberal-capitalisti e liberisti, ma sono la stessa identica cosa, sono la priorità del principio astratto sugli interessi reali, la prevalenza del dogma sugli uomini, le famiglie, le nazioni, dell’utopia sulla realtà.

          Insomma, Francesco, come cavolo è che ogni volta che scrivi qualcosa mi rafforzi ulteriormente nella mia convinzione del fatto che sei un comunista? :-)

        • Z. says:

          Capito Francesco? E’ una vita che mi dai del comunista, e alla fin fine viene fuori che lo sei almeno quanto me.

          Ben ti sta.

          :D

        • Francesco says:

          semplice Peucezio

          per me le nazioni sono una cosa bella e reale ma non un idolo a cui sacrificare il bene e il giusto e il bello

          chiamalo universalismo cattolico o internazionalismo liberale o aver letto qualche libro di storia

          tu, da cripto-inglese, hai come stemma “right or wrong it’s my country” e all’interesse di questa sacrifichi tutto,

          io, se devo scegliermi in idolo da adorare, preferisco il Milan all’Italia, alla Padania, alla Nato, all’Ecumene Mediterraneo, all’Eurussia, ecc. ecc.

        • Francesco says:

          x Z

          nel senso di Peucezio, puoi darmi del compagno

          però la vodka la offri tu

          :D

        • Z. says:

          Francesco,

          — io, se devo scegliermi in idolo da adorare, preferisco il Milan all’Italia, alla Padania, alla Nato, all’Ecumene Mediterraneo, all’Eurussia, ecc. ecc. —

          Ti perdono, ma solo perché sei milanista da molto prima che lo fosse Berlusconi :D

  14. Per Peucezio

    “cosa intendi con “vecchia Turchia”?”

    Una bella domanda. Azzardo un’ipotesi: l’ideologia artificiale e un po’ ridicola del kemalismo ha funzionato anche perché ha toccato anche qualcosa di molto antico della cultura turca – lo spirito di organizzazione, di disciplina militare, di senso sociale, di lavoro e di spazi collettivi, di rispetto per la natura. In maniera non diversissima dalla cultura sovietica, che per quanto si credesse rivoluzionaria, in realtà rispecchiava antichissimi sentimenti russi.

    E’ solo un’ipotesi che butto lì.

    • Peucezio says:

      Interessante.
      Quindi vi si starebbe sostituendo una sorta di anomia, di caos globalizzante…

  15. Per Guido

    “Hai scritto un articolo straordinario”

    Non lo so, diciamo che ho visto un video straordinario. Ho la sensazione che la questione “islamisti contro laicisti”, che pure esiste, sia solo una sfaccettatura simbolica – e facilmente comprensibile al teleconsumatore medio occidentale – di qualcos’altro, e che sia molto più importante la questione che pongo sotto l’etichetta piuttosto banale di “urbanistica”.

  16. Per Habsburgicus

    “E paradossalmente, quindi, sono meno intolleranti dei kemalisti verso chi non è musulmano”

    Credo che l’essenza di certo kemalismo l’abbia colto William Dalrymple, quando raccontava dei nazionalisti turchi che avevano aperto un sex shop davanti a una chiesa siriaca per far dispetto ai cristiani.

    Allo stesso tempo, io non sono un antikemalista. Credo che di tutti i “grandi uomini” del Novecento, Mustafa Kemal Ataturk sia stato l’unico davvero grande, in un senso moralmente neutro.

    Ha realizzato davvero il suo sogno; ha veramente salvato dall’annientamento un paese; ha creato un sistema che ha retto per quasi un secolo (vedo che il presidente Gul ieri ha parlato sotto un ritratto di Ataturk molto più grande di lui); ha fatto sì che la Turchia si tenesse fuori (dopo la sua morte) dalla Seconda guerra mondiale; e ha saputo ritirarsi a vita privata, senza attaccarsi al potere in maniera morbosa.

    Aveva il senso della misura, e il tanto male che ha fatto, non era altro che il male del suo secolo.

    • habsburgicus says:

      Allo stesso tempo, io non sono un antikemalista

      neanch’io..e in questo, credo, ci differenziamo entrambi, dall’amico mirkhond :D
      intendiamoci, con il tempo non ho più l’entusiasmo per Mustafa Kemal di 20 anni fa :D e ne vedo chiaramente anche le molte, e tragiche, ombre, ma non contesto neppure ora la grandezza di quell’uomo straordinario che fu Mustafa Kemal poi detto Atatürk..senza di lui la Turchia di oggi, anche quella di
      Erdoğan prospera e in piena crescita, non esisterebbe

      • Peucezio says:

        “..e in questo, credo, ci differenziamo entrambi, dall’amico mirkhond”

        E anche da me :-)
        Anche se riconosco la validità di ciò che dice Miguel. Non so molto della biografia di Atatürk, però è stato un interprete pieno di ideologie e di un’epoca pessima e, come tale, non escludo lo abbia fatto in modo migliore di altri.
        Non ho mai ben capito che rapporto c’è esattamente fra Atatürk e il kemalismo da una parte e i Giovani Turchi e il genocidio armeno dall’altra. Prima o poi mi deciderò a leggere qualcosa di fatto bene (se esiste in italiano) sulla storia turca del ‘900.

    • habsburgicus says:

      ha saputo ritirarsi a vita privata

      a me pare che sia morto il 10/11/1938, da Presidente, e nella pienezza dei suoi poteri :D
      solo il grande, e calunniato, L. Cornelius Sulla abbandonò VERAMENTE il potere nrel 79 a.C :D (e morirà già l’anno dopo, nel 78 a.C)

  17. Per Habsburgicus

    “oggi il neo-kemalisamo é molto più a “sinistra” di quello storico”

    Premesso che la Turchia è meno araba dell’Italia :-), l’esperienza delle sommosse arabe ci insegna che tutto è terribilmente fluido, quando legittimi risentimenti si fondono a manovre internazionali.

    Comunque al momento è vero che quel che resta del kemalismo è filosiriano (anche in modo talvolta eccessivo), antiamericano e filorusso; che non so se è “di sinistra”, ma certamente non piace alla cultura mainstream occidentale.

    E questo crea un bell’intreccio, perché istintivamente il mainstream occidentale tifa sempre per Giovani Laici che si battono contro Vecchi Barbuti – una sorta di movida internazionale, insomma.

    Sono un disastro come profeta, ma la democrazia liberale è il sistema più immutabile che esista, Erdogan ha dalla parte sua più di metà della popolazione e il “successo” economico, l’opposizione è messa davvero male; ed è vero che la fine del suo governo potrebbe significare il caos e la tragedia, come dimostrano i paesi arabi.

    Tutto dipende, se gli Stati Uniti vorranno avere una Turchia debole e nel caos, allora Erdogan sarà fatto fuori; se invece lo vogliono come alleato forte, resterà.

  18. mirkhond says:

    A me invece, col tempo e con gli studi, è accaduto il processo inverso a quello di Habsburgicus, e cioè ho capito le motivazioni di Ataturk e il processo che portò ai Giovani Turchi (1908-1918) e al kemalismo.
    E cioè la risposta alle sollevazioni indipendentiste delle etnie cristiane ottomane balcaniche, tra 1804 e 1913, col pesante intervento e supporto di Francia e Russia, e in misura minore dell’Inghilterra.
    Processo che comportò la nascita di monoliti ortodossi “greco”, serbo e bulgaro, dove per gli ex dominanti e vicini di casa musulmani, sia osmanofoni che romeofoni, albanofoni e slavofoni non c’era più posto, se non assimilandosi ai sanguinosi nazionalismi mistificatori, quello “ellenico” in primis, oppure vivendo in ghetti spaventosi, come in Kosovo fino al 1999 e in Bulgaria fino al 1989!
    Dunque la risposta osmanica fu il riflesso di tali orrori balcanici, come ammise Turgut Ozal nel 1988.
    Agli europei non va giù che in Anatolia e in Tracia orientale, ai Cristiani sia stato fatto ciò che i CRISTIANI hanno fatto ai musulmani nei Balcani.
    Da qui i piagnistei sul genocidio armeno e sull’espulsione dei Rum anatolici e traco-orientali, romeofoni e osmanofoni.
    Eppure, nonostante questa mia comprensione, non riuscirò mai ad amare chi ha svuotato l’Anatolia dell’elemento cristiano, riducendolo ad un lumicino ancor’oggi semiclandestino, tranne 150.000 persone in alcune “oasi” protette ad Istanbul, Smirne, Hatay e Antiochia.
    Inoltre, così come trovo insopportabile la mistificazione “neoellenica” trovo altrettanto insopportabile il panturanismo volgare e pacchiano di Kemal, anch’esso frutto di pesanti mistificazioni, visto che gli Osmanli di “turco” c’hanno solo la lingua (pur abbondantemente infarcita di iranismi, romeismi, e francesismi; questi ultimi retaggio proprio della francofilia kemalista), e qualche, sfilacciatissima tradizione, tra l’altro pure incerta.
    Vedasi i kilim, tipici tappeti dell’Anatolia, che secondo alcuni, sono un retaggio turco-mongolo, dei secoli XI-XIII, secondo altri invece, l’antichissima riproposizione di ancestrali motivi geometrici dell’Anatolia neolitica PREindoeuropea!
    Infine quell’insopportabile laicismo giacobino, che a Dio ha sostituito quel signore in colbacco, il cui ritratto appare dappertutto, pure sopra il cesso un altro poco….
    E quell’ansia disgustosa di scimmiottare i franchi, soprattutto nell’abbigliamento femminile, tipico complesso di frustrati di fronte al club franco degli pseudo-perfetti.
    Lo stesso complesse che ha portato i Rum a cessare di considerare sacra l’Acropoli di Atene, per togliersi il “lezzo” di “barbaro balcanatolico” per sentirsi alla pari del suddetto club di merda, così amante del classicismo finocchio…
    Ecco, chi cerca di scimmiottare le scimmie, non merita elogi, al massimo solo commiserazione….
    Questo il mio pensiero sui risorgimenti balcanatolici….

  19. Tortuga says:

    Tempo fa leggevo un curioso post su Tumbrl in inglese scritto da un Turco in ode al suo paese e scriveva in sunto “siamo musulmani ma non siamo arabi, facendo seguire un elenco di cose deprecabili della cultura araba più o meno fra il serio ed il facevo di cui ricordo solo un “non scriviamo a rovescio”, sicché mi interrogai sul senso di questo post.

    A parte ciò bisogna dire che qui si trovano sempre delle chicche che solo qui.
    Mi riferisco ad una nota a post precedente linkato:

    – Nello stesso periodo, Divaldo Pereira Franco ha tenuto conferenze a Vienna, organizzate da una certa Rejane de Santa Helena Spiegelberg-Planer, anche lei ingegnere nucleare, anche lei funzionaria dell’Agenzia Internazionale per l’Agenzia Atomica, dove è responsabile per l’applicazione dell’INES, la International Nuclear and Radiological Event Scale: pare di capire che sia lei a decidere, insomma, se un incidente è un incidente o no. Ma soprattutto la signora Rejane è vicepresidente dell’Unione per gli studi spiritistici Allan Kardec di Vienna. Misteri della sicurezza nucleare: questa ingegnera viene descritta da un ammiratore come “musa dagli occhi immensi e delicata poetessa!” Con tanto di punto esclamativo, che ci sta bene. –

    Ciuspis, come al solito compri un libro e non sai chi c’è dietro (vabbé leggevo kardek a 12 anni, ma all’epoca non avevamo Harry Potter … il bello è che me l’aveva consigliato mio zio che studiava medicina, ne aveva quasi 23 e all’epoca mi sembrava chissachi).

    Ecumenolopoli sono dovuta andare a cercarlo sul wikibolario:
    giorni fa ho trovato questa foto
    http://24.media.tumblr.com/d545bc9548f6a31229a0375e122a09e9/tumblr_mm1kjgAGA51qgnwdvo1_1280.jpg
    (Tokyo, se non ricordo male)

    preferirei morire che vivere in un posto così … (e mi son detta: ma trombare un po’ di meno no?!)

    • habsburgicus says:

      solo un “non scriviamo a rovescio”,

      evidentemente costui ignorava che sino al 1/11/1928 il turco si scriveva in caratteri arabi, dunque “a rovescio” :D
      fra parentesi, basta solo questa riforma a fare la grandezza storica di Mustafa Kemal detto “padre dei Turchi”…é un monumento aere perennius, per citare Lucrezio nel De Rerum Natura (é giusto ? se mi sbaglio, mi corriggerete :D)

      • Moi says:

        Perché, se scrivi in alfabeto Arabo in avanti anziché all’indietro … che succede ?

        ;)

        • Z. says:

          …che ci metti un sacco di tempo a scrivere, ancora di più di quello che ci metteresti a scrivere nel verso giusto (cioè all’indietro) :D

    • Peucezio says:

      Dai, non è così brutto.
      Pensa ai quartieri di villette della Brianza o del Veneto. Quelle sì che accomogliano il cuore.

      (In realtà trovo suggestiva l’idea che si trombi e, a furia di trombare, giungle d’asfalto si espandano all’infinito redimendo il mondo dalla natura, ma lo dico molto a bassa voce, altrimenti è la volta buona che mi rinchiudete, giustamente, in manicomio).

  20. mirkhond says:

    Un’Acropoli non più Chiesa o Moschea, resta il simbolo di un’adorazione ad un mondo defunto, e quindi non Acropoli ma NECROPOLI del nulla senza dio che è l’oggi….
    E poi graziose cittadine come Atene ed Ankara diventate dei megamonnezzai incasinatissimi ed inquinatissimi, peggio dell’orrendo centro direzionale di Napoli e dell’altrettanto brutto pirellone di Milano…..
    E pur non essendo contro Erdogan e la sua politica di reislamizzazione dell’Anatolia, non posso appoggiarne il rampantismo cementificatore, la Istanbul MOSTRO di 15.000.000 di abitanti e le varie tav a tutta birra, che ti fanno rimettere tutto l’intestino….

  21. Per Habsburgicus

    “a essere pignoli, la Turchia ruppe i rapporti diplomatico con il Reich”

    Anche il Messico, paese che ha sempre visto di buon occhio la Germania, entrò in guerra più o meno con le stesse modalità, giusto in tempo per entrare alle Nazioni Unite (credo che sia entrato un po’ prima, ma ovviamente il pericolo era minore…).

    • habsburgicus says:

      si, già a fine maggio 1942…ma, per quanto ne so, i messicani continuarono a trattare benissimo i pochi tedeschi e gli italiani ivi residenti (a differenza del Brasile che qualche carognata la fece :D)

      • Z. says:

        C’è anche da dire che il Brasile, a differenza di altri paesi latinoamericani più o meno vicini alla Germania (tipo l’Argentina), la guerra l’ha fatta per davvero. Se non ricordo male i soldati brasiliani combatterono anche sul suolo italiano.

        Leggevo invece che la Turchia pare aspettasse la caduta di Stalingrado per entrare in guerra, assieme al Giappone, contro l’Unione Sovietica.

        • habsburgicus says:

          @Z
          Si, il Brasile partecipò alla campagna italiana nel 1943-1944 sotto il gen. Castelo Branco, poi divenuto Maresciallo, quello stesso che nel 1964 impose al sinistrorso João Goulart di dimettersi (cosiddetto “golpe” brasiliano, quasi incruento, che diede inizio al regime militare durato sino al 1984/1985, con l’elezione di Tancredo Neves defunto prima di entrare in carica e poi José Sarney…una delle prime azioni del nuovo regime militare fu rompere le relazioni diplomatiche con Cuba, allora sovversivissima…i suoi “diplomatici” lavoravano 25 h su 24 a intrigare, spiare e sovvertire :D)
          Ho letto, nei DDI, una conversazione di un nostro diplomatico (Attilio Tamaro, nostro R. Ministro a Berna ? ora non ricordo) di c.a agosto 1942 con K’oseivanov, già Primo Ministro e Ministro degli Esteri bulgaro dal 1935 al 1940 e poi, in “disgrazia”, inviato Ministro a Berna dal 1940 al 1944 (il che gli salvò la vita perché i comunisti nel sett 1944-feb 1945 fecero piazza pulita :D)..orbene K’oseivanov riteneva che la caduta di Novorossijsk (6/9/1942), ultimo porto russo sul Mar Nero, avrebbe portato all’intervento turco..egli nota che gli ambienti turchi erano in orgasmo (parola allora molto usuale anche, e soprattutto fuori dalla sfera sessuale :D) n, malignamente, fa notare che i turchi (da sempre odiati dai bulgari) avrebbero colpito alla schiena la Russia, per quanto rossa :D
          Probabilmente lo stallo a Stalingrado (già evidente a fine settembre) e poi i noti avvenimenti fecero cambiar idea ai turchi !
          il collegamento con il Giappone mi é ignoto…ma sarebbe stato razionale…e perciò, conoscendo un po’ l’Asse, tendo a escluderlo ! :D

        • Z. says:

          Purtroppo ricordo solo che, secondo questa teoria, Turchia e Giappone stavano aspettando la caduta di Stalingrado per dichiarare guerra all’URSS. Poi le cose andarono diversamente. Ma non ricordo altro, mi spiace.

          Ma dimmi, se posso chiederti: tu ti interessi di queste cose per puro diletto o hai una formazione professionale specifica al riguardo? e ancora più importante, che testi consiglieresti per approfondire la storia della diplomazia contemporanea?

        • habsburgicus says:

          @Z
          Ma dimmi, se posso chiederti: tu ti interessi di queste cose per puro diletto o hai una formazione professionale specifica al riguardo?

          essendo, fra l’altro, Dottore il Ricerca in Storia delle Relazioni Internazionali una certa preparazione specifica dovrei avercela :D ma c’entra anche molto il diletto :D
          chiedimi pure tutto quello che vuoi (ammesso che riesca a risponderti :D)…
          se non vuoi “intasare” ulteriormente questo ottimo, e diciamolo pure, unico blog, puoi scrivermi in privato…fin d’ora Miguel ha il “permesso” di soddisfare ogni tua eventuale richiesta relativa alla mia mail :D
          altrimenti, possiamo continuare qui (in questo o in altri post)…fammi delle domande, sulle questioni che vorresti approfondire, e vedrò se sarò in grado di risponderti :D (e magari ti risponderanno, meglio, e più esaurientementem, altri..)
          ciao !

        • Andrea Di Vita says:

          Per Z e habsburgicus

          Il Brasile nella Seconda Guerra Mondiale gioco’ a fare i Piemonte durante la guerra di Crimea. Cito dal sito http://www.memoriarinnovabile.org/include/spaw2/uploads/files/brasileinguerra.pdf:

          ” Dal 1930 il Brasile era guidato dalla dittatura
          militare di Getulio Vargas, il “padre dei poveri”, che fino alla
          dichiarazione di guerra all’Asse (21 agosto 1942), mantenne un
          atteggiamento ambiguo nei confronti della politica internazionale.
          Anche la decisione di partecipare attivamente al conflitto, sancita con
          la formazione della prima Divisione di Fanteria il 9 agosto 1943, fu
          ispirata da motivazioni di carattere interno piuttosto che da un precisa
          scelta di campo, trovando l’appoggio condizionato anche delle
          opposizioni, compreso il Partito Comunista di Carlos Prestes convinto
          che la partecipazione del Brasile alla guerra contro i nazifascisti
          avrebbe scosso il Paese. […] Dal novembre (1944, n.d.r.) l’esercito brasiliano riceve l’ordine di
          spostarsi nella Valle del Reno, con base a Porretta Terme, dove
          affronterà cinque durissimi mesi di scontri con i tedeschi del gen. Von
          Gablenz. In questa fase l’esercito alleato subirà la dura sconfitta di
          Monte Castello nel dicembre 1944, presa soltanto nel febbraio
          dell’anno successivo, quando la FEB (Força Expedicionaria Brasileira, n.d.t.) inizierà a ricevere anche
          l’appoggio del gruppo aereo brasiliano, FAB (Força Aerea Brasileira).
          Dopo la liberazione di Montese nell’aprile del 45 e la rottura del
          fronte tedesco sulla Linea Gotica, il corpo di spedizione riceverà
          quindi l’ordine di spostarsi verso la pianura Padana, dove un plotone
          del primo reggimento di fanteria brasiliano prenderà parte alla parata
          del 30 aprile a Milano, già liberata dai partigiani. Nell’ultima fase del
          conflitto la FEB verrà inviata nella zona di Alessandria, raggiunta il 2
          maggio, giorno della fine della guerra, con funzioni di controllo del
          territorio. Le operazioni di ritorno in patria di svolsero tra il 4 luglio e
          il 13 ottobre 1945. […] Al rientro, in clima di nuove elezioni, tutti i gruppi
          politici si trovarono concordi nel non utilizzare i reduci per scopi
          politici. Gli unici che mostrarono attenzione per i pracinhas (=’soldatini’, n.d.r.) furono
          alcune forze di destra, tra cui il movimento filo-germanico. Di fatto la
          FEB verrà dimenticata fino al colpo di Stato del 1964. Per descrivere
          il clima riservato al corpo di spedizione, basterebbe citare
          l’accoglienza riservata al gen. João Baptista Mascarenhas de Moraes,
          comandante della FEB: all’aeroporto di Rio de Janeiro, al suo rientro
          in patria l’11 luglio 1945, non fu accolto da nessun esponente politico
          o militare del Paese. Furono
          presenti in Italia 25.334 uomini, che giunsero nella penisola in cinque
          scaglioni. Inoltre giunsero in Italia 111 persone, tra le quali il gruppo
          di infermiere, per via aerea. 15.069 uomini presero parte ai
          combattimenti, con il seguente bilancio di perdite: 457 morti, dei
          quali 13 ufficiali e 444 uomini di truppa. Inoltre persero la vita 8
          piloti del gruppo aereo della FAB (Força Aerea Brasileira). I feriti da
          arma da fuoco in azioni di guerra furono 1.577, mentre quelli feriti
          per incidenti in zona di guerra furono 487; infine gli infortunati
          lontani dalla linea del fronte furono 658. Il Brasile pagò enormemente
          la sua scelta di partecipare al conflitto. Non solo venne estromesso
          dalle trattative per i risarcimenti di guerra, ma dovette pagare
          interamente il prestito di guerra che gli Stati Uniti avevano accordato
          a Vargas nel 1942. L’ultima rata dei 361 milioni di dollari giunti in
          Sudamerica fu pagata il 1° luglio 1954. Il totale dei danni, delle spese,
          dei prestiti da restituire e degli interessi da pagare sommava a 12
          bilioni di cruzeiros (2 milioni di sterline o 2 milioni di marchi, del
          1945), e tale perdita non fu mai più pareggiata. […] l’intera breve vicenda del
          corpo di spedizione è segnata dalla carenza di preparazione, di
          organizzazione e di dotazioni di un esercito che, dopo la guerra contro l’Uruguay tra il 1865 e il 1870, non aveva più preso parte a un
          conflitto militare. Questo porterà in primo luogo a una dura
          esperienza sul campo di battaglia, con soldati mandati a combattere in
          condizioni precarie, senza una reale cognizione del contesto e
          neppure le uniformi adatte ad affrontare il rigido inverno
          dell’Appennino. Difficoltà peraltro accentuate dai difficili rapporti
          con gli alleati statunitensi, da cui l’esercito brasiliano dipendeva
          totalmente sia per gli aspetti logistici che militari, già evidente dalle
          fase di costituzione e addestramento in patria. Durante tutto il periodo
          bellico, fu invece molto prezioso per i sudamericani il rapporto con i
          partigiani italiani, di cui ricercarono la collaborazione, usandoli
          spesso per pattuglie o sortite, sebbene non nascondessero la
          diffidenza per questi uomini senza divisa armati fino ai denti.”

          Posso dire di avere visto una volta una puntata di una telenovela dove sfilavano soldati Brasilian destinati al fronte Italiano.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

        • habsburgicus says:

          @Andrea Di Vita
          dziękuję, muito obrigado !

  22. Per Tortuga

    ” (e mi son detta: ma trombare un po’ di meno no?!)”

    Io invece ho pensato agli speculatori che ci devono essere dietro :-(

    • Tortuga says:

      Io ho proprio la sensazione, quando vedo questi panorami, che non ci stiamo più e il mondo stia diventando troppo piccolo.
      Se anziché in altezza costruissimo in estensione la superficie terrestre quanto sarebbe ricoperta?
      La cosa mi spaventa.

      • mirkhond says:

        Concordo con Tortuga.

      • Francesco says:

        cara Tortuga

        su wikipedia trovi facilmente sia l’estensione delle terre emerse che il numero di abitanti del pianeta

        con questi dati puoi calcolarti quanto spazio occuperemmo se avessi tutti una villetta/capannuccia a un piano

        ora, a parte che in questo modo dovrei fare mille mila chilometri che andare a trovare mia mamma e mio papà, cosa cavolo ne avresti ricavato?

        è dai tempi di Babele che si costruisce i verticale perchè si sta meglio così, tutto sommato

        e sono fieramente avverso all’idea di trombare (ancora) meno!

        che cavolo!

        • Tortuga says:

          In verità non obietto il costruire in verticale quanto il fatto che costruire in verticale dovrebbe servire a mantenere il verde sulla superficie terrestre, che invece sopprimerei costruendo in estensione.

          Il punto è che se costruisco in verticale E anche in estensione cioè ricopro il pianeta di grattacieli prima o poi finiro per ridurre sensibilmente le aree verdi del pianeta.

        • Francesco says:

          se lo fai con grattacieli ci metti molto di più, almeno!

          in attesa di inventare i motori a curvatura e spanderci per l’universo, riempiendolo di centri commerciali, palazzetti dello sport, villette a schiera e quant’altro ci serve

        • Peucezio says:

          Tortuga,
          condivido.
          Io non è che ami i grattacieli, ma di sicuro hanno un impatto molto minore.
          Il guaio è che il mondo anglosassone ha la mania dell’individualismo e della villetta col giardinetto attorno, mentre i grattacieli li usa solo per gli uffici. E siccome ciò che fanno gli anglosassoni, dopo un po’ lo fanno tutti, il rischio che un miliardo e mezzo di cinesi un domani voglia una villetta a testa.

        • Mauricius Tarvisii says:

          Daverio una volta, però, disse: ogni italiano è intimamente un principe rinascimentale e vuole avere una casa solo per sè con un parco (per quanto piccolo) intorno.

        • Peucezio says:

          Mah, forse vale per i settentrionali.

        • Mauricius Tarvisii says:

          Al Sud (parlo del leccese) non ho mai visto, però, le villette in stile anglosassone.

      • Z. says:

        Quando qualcuno dice che il mondo è troppo piccolo, o che nel mondo siamo in troppi, ho sempre l’impressione che in realtà intenda che sono troppi gli altri.

        :D

        • Tortuga says:

          Mah, io non ho fatto figli.
          In ogni caso i cinesi il controllo delle nascite hanno reputato di doverlo fare, per esempio.

        • Francesco says:

          e infatti li attende una transizione demografica devastante, quando la generazione “un figlio” si troverà a tentare di sostenere quella precedente

          per non parlare della morìa di femmine, che lascerà decine di milioni di giovani maschi senza possibilità di riprodursi …

          credo saranno tempi interessanti

        • Tortuga says:

          Mah, senti, l’esistenza delle comunità monastiche dimostra che sia possibile vivere senza procreare neanche un figlio e ciononostante senza pesare sugli altri.
          Troppa progenie è anch’essa un modo di prevaricare sugli altri o troversti giustificata una invasione cinese nel tuo paese perché loro sono troppi, non ci stanno più, ed hanno bisogno di terre, come hanno fatto con il Tibet?!

        • Francesco says:

          non capisco cosa c’entrino i monaci

          che i popoli che hanno fatto figli invaderanno le terre di quelli che non ne hanno fatti è persino banale

          e, ti dirò, giusto, che la terra è per uomini vivi, mica per anziani custodi di civiltà estinte

          se un popolo non fa figli, proclama la propria morte e i morti non hanno proprietà, solo eredi

          ciao

        • Z. says:

          In ogni caso, a essere troppi sono sempre e comunque gli altri, mai noi. La soluzione può essere “gli immigrati a casa loro” o, in casi più estremi, imporre il controllo demografico. O altre variamente escogitate da autori letterari.

          Ma guarda caso non è mai, ma proprio mai, “siamo in troppi, ergo mi levo di mezzo.”

          :D

        • Tortuga says:

          Levarsi di mezzo è una cosa ma che alcuni possano avere le risorse per mettere al mondo 10 figli e altri magari solo uno, non mi sembra molto corretto, così come la suddivisione non paritetica delle risorse che ne vien fuori.

          Non so, io conosco un neocatecumenale che ha ormai più di 10 figli e non ce la fa a mantenerli: l’assistenza sanitaria ai suoi 10 figli gliela paghi te con le tue tasse. Tu a lavorà, lui a strombazzà che tanto dio provvede.

        • Z. says:

          Tortuga,

          — ma che alcuni possano avere le risorse per mettere al mondo 10 figli e altri magari solo uno, non mi sembra molto corretto —

          Oddio, diciamo che non è molto egalitario. Purtroppo il mondo tende ad esserlo assai poco: infatti alcuni nascano in Burkina Faso e altri in Canada, e purtroppo (per quelli del BF) c’è una bella differenza.

          — Non so, io conosco un neocatecumenale che ha ormai più di 10 figli e non ce la fa a mantenerli: l’assistenza sanitaria ai suoi 10 figli gliela paghi te con le tue tasse. Tu a lavorà, lui a strombazzà che tanto dio provvede. —

          Ecco, su questo direi che hai ragione da vendere…

        • Francesco says:

          x Z

          thatcheriano! affamatore di bambini! castratore di proletari!

          sei peggio di ……. non lo so neppure

          :D

        • Z. says:

          Flores d’Arcais.

          Il nome che stai cercando è Flores d’Arcais.

          :D

  23. Moi says:

    @ PINO

    Concordo che ogni religione debba farsi un luogo di culto nuovo, e quello vecchio non si ricicla né si abbatte !

    @ Z / PEUCEZIO

    I peggiori pessimisti sono Atei Nichilisti così come i migliori ottimisti sono Atei Positivisti. In entrambi i casi, però, c’è un Elite da imitare e un Popolaccio che deve appunto imitarla.

    Nel forum della UAAR c’era un HyperTestosteronic MinKia Kid che ottimisticamente auspicava che tutti i “Creduli” si sterminassero l’ un l’ altro, ciascuno in nome del proprio Amico Immaginario, sparendo così a miliardi magari in una mezza giornata … e un Mondo finalmente popolato da soli “Pensanti” senza più “Creduli” avrebbe vissuto un’ Età dell’ Oro. Però, poi, “pessimisticamente” illustrava il fatto che l’ unica cosa che mette d’accordo i diversi “Creduli” è lo sterminio dei “Pensanti”.

    • Z. says:

      Moi,

      — I peggiori pessimisti sono Atei Nichilisti così come i migliori ottimisti sono Atei Positivisti. —

      Anche tu conosci tutti gli atei del mondo o sono “deduzioni” made in Moi? :D

      • Francesco says:

        mica c’è bisogno di conoscere tutti gli interisti del mondo per ….

        ;)

        • Z. says:

          Dissento: c’è interista e interista!

          Persino i colpevoli di un peccato così grave e irredimibile possono essere molto diversi tra loro.

          Certo, avranno tutti qualche difficoltà a spiegare perché Moggi no mentre la staffetta Rossi – Tronchetti sì, o perché litigare con Paparesta è una vergogna mentre pedinare Vieri va benissimo.

          Ma non vanno giudicati a priori. Vanno conosciuti uno per uno. E va scoperta la meravigliosa umanità che tutti – interisti compresi – possono mostrare. Non è forse questa una prova contro l’ateismo, e a favore della incredibile grandezza del disegno di Dio?

        • Andrea Di Vita says:

          Per Z.

          ‘ateismo’

          No. (Ockham, aiutami!)

          E’ solo una prova dell’immenso numero di combinazioni possibili degli amminoacidi nel DNA.

          Il vero miracolo, semmai, è che non ci siano miracoli.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

        • Francesco says:

          scusa Andrea ma come fai ad affermare che non ci sono miracoli?

          è un pò come dire che non ci sono cigni neri

          anche peggio, a dire il vero

        • Andrea Di Vita says:

          Per Francesco

          E’ un gioco di parole di Galileo. Non ho detto che i miracoli non ci sono. Ho detto che semmai il miracolo sta nella loro assenza (un po’ come dire di non mentire, una frase paradossale tipo paradosso del barbiere).

          Ciao!

          Andrea Di Vita

  24. Moi says:

    Atene, Acropoli o Necropoli ?

    … Dipende se riesci a sentire il Sussurro delle Pietre Senza Età o meno. Qualcuno l’ ha udito e per questo la Rumeli è di nuovo Grecia. ;)

  25. mirkhond says:

    Preferisco la Rumeli. :)

  26. Moi says:

    @ TORTUGA

    Una Mela Marcia nel Buddhismo, purtroppo.

    http://www.corriere.it/esteri/13_giugno_04/spagna-maestro-shaolin-omicidio_cd50ba5c-cd0a-11e2-9f50-c0f256ee2bf8.shtml

    … almeno voi Buddhisti _ per come l’ho capita _ siete responsabili individualmente (!) senza cercare ai vostri propri correligionari sprazzi di giustificazione ingiustificabile !

    • PinoMamet says:

      Ma questo mica era un monaco, questo era un coglione che praticava shaolinquan (stile di kung fu teoricamente nato nel monastero Shaolin-si).
      L’abbigliamento simil-monaco fa parte della trashità dello stile stesso (che è tutto dire).

      Probabilissimamente sarà andato più volte nelle scuole sorte intorno al monastero stesso (il cui lignaggio monacale autentico pare si sia interrotto durante la Rivoluzione Culturale) e magari avrà anche preso degli ordini monacali (più o meno tarocchi… siamo nella Repubblica Popolare Cinese, in un luogo che è stato ricostruito apposta per il turismo marziale e che campa rivendendo la sua stessa mitologia), ma insomma, da lì a dire che è un rappresentante del buddhismo…

    • Tortuga says:

      Ma lo shaolin non ha di per se stesso nulla a che fare con il buddhismo.

      Allora, il Shakyamuni suonava il flauto e così in estremo oriente c’è anche chi pensa che suonare il flauto sia una cosa particolarmente buddhista.
      Il Shakyamuni era un Kshatrya. La sua casta era quella dei guerrieri (credo come tutti i principi ereditari del trono che avevano l’onere di provvedere, se necessario, alla protezione e difesa del regno), e quindi aveva praticato le arti marziali con successo: allora praticare arti marziali significa essere buddhisti (?!).

      Gli Shaolin poi sono un ordine tipicamente estremorientale e non hanno nulla a che vedere con l’India o con il Nepal (il regno del Shakyamuni si trova nell’odierno Nepal se non ricordo male).

      Sicuramente i buddhisti non formano una grande chiesa e neppure una umma e nonostante il fatto che il buddhismo non ritenga la responsabilità individuale allo stesso modo delle altre religioni (ogni fenomeno composto è condizionato da cause e privo di esistenza inerente o intrinseca che dir si voglia) quindi c’è ben poca “colpa” e molta più “compartecipazione” in ogni evento che avviene al mondo e pertanto se va all’inferno uno solo in realtà ci si va tutti, tuttavia in fin dei conti si, esiste un criterio per cui io non sono tenuta ad applicare la dottrina come lo fa un altro e sono abbastanza responsabile invece della mia corretta comprensione di quella o meno.
      Ovvero io percepisco e interpreto a seconda di quello che sono e la dottrina non è di per se responsabile delle mie scelte inerpretative di essa poiché, si sa, chiunque manipola qualsiasi cosa, per cui il dharma è come un serpente, preso per il verso sbagliato mord,e e siccome il Shakya ha avvertito uomo avvisato mezzo salvato, quindi dell’interpretazione di un altro me ne posso lavare le mani e dire: non è stata la dottrina poichè se è stata trasmessa correttamente sono stati trasmessi per primi di disclaimer ed era dovere individuale accertarsi di riceverne una trasmissione corretta e così me ne lavo le mani.

      Nessuno sostiene che la dottrina di per sé possa garantire dei risultati, è piuttosto una cartina di tornasole con cui ci si confronta e in cui ci si può più o meno specchiare e rispecchiare.

      Però lo shaolin “buddhista” serial killer di prostitute un po’ stile Kannibal Lester con brandelli di umani sparsi per la sua palestra è senz’altro divertente (se non fosse ovviamente invece drammatica).

      In verità nel canone si racconta di un seria killer in tutta regola che, incontrato il Shakya, si fece monaco (non si sa se perché intuì che forse il buddha aggredito sarebbe stato anche in grado dargliele di santa ragione ;-).

      In verità a me non interessa molto se un buddhista o un musulmano possa essere o meno un violento, ma cosa sia scritto, ovvero cosa profilano i sacri testi, i metodi delle loro pedagogie, benché gli esiti di una pedagogia dipendano sempre da chi la applica, da chi la riceve, e alla fine tutto sommato dalle intenzioni di chi la adotta.

      Ora mi sto leggendo i due sutra che spesso vengono “incriminati” di ammettere la violenza e sono curiosa di vedere cosa vi trovo.
      Per ora la lettura risulta persino piuttosto noiosetta.

      • PinoMamet says:

        ” Ma lo shaolin non ha di per se stesso nulla a che fare con il buddhismo.

        Allora, il Shakyamuni suonava il flauto e così in estremo oriente c’è anche chi pensa che suonare il flauto sia una cosa particolarmente buddhista.
        Il Shakyamuni era un Kshatrya. La sua casta era quella dei guerrieri (credo come tutti i principi ereditari del trono che avevano l’onere di provvedere, se necessario, alla protezione e difesa del regno), e quindi aveva praticato le arti marziali con successo: allora praticare arti marziali significa essere buddhisti (?!).”

        Ehmmm no, le cose non stanno affatto così, Tortù.
        Non è che le arti marziali siano considerate una cosa buddhista (se non da qualche ignorante) e neanche importa qualcosa a quale casta appartenesse Shakyamuni.

        Shaolin-si è un monastero cinese, in effetti buddhista, fondato secondo la leggenda da tal Bodhidharma (Damo o Bodai Daruma o semplicemente Daruma in giapponese). Pare invece che il monasetro buddhista esistesse già, e a un certo punto vi giunse tal Bodhidharma come insegnante di dhiana o “contemplazione”.
        La presenza di un monaco indiano in Cina non era così strana, e molti altri monaci (non il povero Bodhidharma) sono attestati in documenti ufficiali.

        Comunque su questo Bodhidharma hanno cominciato a fiorire alcune leggende, che non ci importano, ma soprattutto è stato il fondatore della linea di buddhismo mahayana che dà importanza alla comtemplazione (dhiana- chan- zen; e termini corrispondenti in coreano e vietnamita), cioè dello Zen, via.

        Linea che però a un certto punto abbandona il monastero (vi ritornerà dopo, nella sottolinea Chan Caodong o Tsaotung secondo le traslitterazione, Zen Soto insomma).

        Cosa c’entra questo con le arti marziali? Niente.

        Però in un manuale militare del XVI sec. (Jixiao Xinshu) i monaci del monastero sono ricordati come “bravi a usare il bastone”. Più tardi, sviluppano per autodifesa alcune forme di combattimento, probabilmente copiandole proprio ai militari. Da cui, facendola breve, tutto il mito sugli invincibili monaci shaolin e su Bodhidharma (non Buddha) che avrebbe inventato le arti marziali, e più tardi ancora (veramente ieri, al massimo negli anni ’70) ci si inventa che Bodhidharma “doveva” essere uno kshatrya; infine negli anni ’90 salta fuori che “doveva” venire dall’India del Sud e praticare una cosa chiamata kalarippayattu (attestat in realtà solo molti secoli dopo la vita di Bodhidharma stesso).
        Per dire come nascono le leggende.

        In Oriente simili cose sono considerate paccottiglia, e infatti se ne raccontano milioni in aperto contrasto l’una con l’altra, giusto per fare folklore.

        “Gli Shaolin poi sono un ordine tipicamente estremorientale e non hanno nulla a che vedere con l’India o con il Nepal (il regno del Shakyamuni si trova nell’odierno Nepal se non ricordo male).”

        Vabbè, con questi criteri il buddhismo non esisterebbe semplicemente…

        • Tortuga says:

          Era per dire che basta si trovi un appiglio e si finisce per far diventare buddhista qualunque cosa.

          Ho visto dei filmati sul kalaripayattu. E’ una cosa molto particolare.

          – con questi criteri il buddhismo non esisterebbe semplicemente… –

          Toh, guarda, in questi giorni ho buttato un occhio su Panikkar, forse hai già letto qualcosa di suo in tema di buddhismo:
          http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/raimonpanikkar/fascinobud.htm

          Perché sbirciando mi spiace veder sparito Ritvan? :'(
          Continuate a non averne notizia?

        • PinoMamet says:

          Interessante, grazie. Questo Panikkar è un nome che ogni tanto ho trovato qua e là e mi è rimasto impresso, fin dai tempi che leggevo Paramita (quaderni di buddhismo per… boh).

          Che, è spagnolo? Visto che parla delle Asturie. Comunque degno di nota quello che dice sul buddhismo in India.

          Ritvan non so dove sia… io ho una sua mail vecchia ma se gli scrivo mi si dice che l’indirizzo non è più valido… spero tutto bene!

        • Tortuga says:

          Mi par di ricordare che Raimond Panikkar sia famoso per essere stato grande amico di Henry Le Saux (cfr.wiki anche se dice poco) ed aver avuto in mano i suoi diari, oltre che per essere stato un raffinato disquisitore di teologia.
          Le Saux destò scandalo per essersi convertito -dopo lungo travaglio- a non ricordo quale corrente della dottrina religiosa indiana pur essendo lui un consacrato di non ricordo quale ordine cattolico.
          Nel 1996 invece, anche a seguito di questi fatti, la commissione teologica internazionale ha pubblicato un rapporto fra il cristianesimo e le altre religioni e sono stati emessi provvedimento della Congregazione per la dottrina delle fede a carico di Panikkar e dei gesuiti Dupuis e De Mello. Pare Panikkar sia stato in grado di ribattere punto a punto con abilità stupefacente le obiezioni a proprio carico mettendo in grave difficoltà i suoi “avversatori”.
          E’ un fatto che Le Saux, Panikkar e De Mello hanno costruito un poderoso ponte di passaggio dal cristianesimo all’oriente e si può considerare che abbiano spianato una vera e propria via di fuga.
          Molto interessanti, ovviamente, per questo.

  27. PinoMamet says:

    Insomma, in Turchia ha preso il potere Formigoni ;)
    (vedasi l’indispensabile video Parco Sempione, di Elio e le Storie Tese, sulla distruzione del verde milanese)

    • Moi says:

      Mah, a me pare che Ataturk venga giornalistico-pseudo-storicamente ; -) ascritto d’ ufficio all’ albo dei “Buoni della Storia” perché “Laico” … e “i Musulmani hanno bisogno di Laicità” !

      Non di rado la cosa viene chiosata dicendo che la UE impone troppa laicità ai Cattolici ed è connivente con l’ Islam … secondo la mediaticamente fortunata metafora di Magdi Allam, “Allevano il Coccodrillo (Islam) a Relativismo nell’ illusione che per riconoscenza non li sbrani affatto quando invece li sbrana per primi !” [cit.]

      Ataturk, invece, che secondo la Santanché era anche un “Uomo Assolutamente Affascinante” … Lui sì che saprebbe dare il giusto legno, fuoco e piombo agli Imam Anti USA-Occidente-Israele e ai Comunisti che li seguono e/o appoggiano. ! ;) .)

    • Z. says:

      Non ho mai amato la “comicità” furbetta di Elio. Mi è sempre sembrato una specie di Bagaglino musicato tutto teso a far cassa sui gonzi, senza nulla da dire.

      Ma bisogna ammettere che Parco Sempione, come del resto Discomusic, è un capolavoro!

      • mirkhond says:

        “Mi è sempre sembrato una specie di Bagaglino musicato tutto teso a far cassa sui gonzi, senza nulla da dire.”

        Effettivamente danno l’impressione di paraculi del nulla.

      • PinoMamet says:

        “Mi è sempre sembrato una specie di Bagaglino musicato tutto teso a far cassa sui gonzi, senza nulla da dire.”

        In realtà la svolta satirica di Elio credo sia piuttosto recente, e non è la parte migliore della produzione (neanche come testi); le loro migliori canzoni (come in effetti Discomusic) sono di tutt’altro tenore e in effetti non saprei come definire la lor ocomicità, ma certo non furbetta. Poi hanno una preparazione musicale eccellente. Ma magari anche è un fatto di sensibilità diverse: qua stiamo più vicini a Milano rispetto a voialtri romagnoli ;)
        (lo dico davvero: per me l’Emiliaromagna è un tutto indissolubile e ovviamente perfetto, fuori dal quale non esiste civiltà, ma qui si sentono più le influenze del pianeta Milano, da voi del pianeta Roma, forse…)

        • Z. says:

          Pino,

          perdonami, ma sentirmi rispondere “la loro preparazione musicale è eccellente” (e chi lo nega?) è come se io ti rispondessi “ma salva tante vite umane” quando tu mi dici che ti è antipatico lo Stradagino!

          A parte questo, sì, la loro comicità è prevalentemente furbetta ed eurotropica (1), tesa ad accaparrarsi la risata telecomandata da Bagaglino – o da Ezio Greggio – con battute prevedibili, noiosamente trascinate e ripetute ad nauseam. Il riferimento a Milano è perfettamente centrato: potremmo definirla “comicità aziendale” :D

          Del resto noi a Bologna abbiamo gli Skiantos, che sanno a malapena tenere in mano uno strumento. Eppure Elio ha copiato da loro – per la precisione dal celebre pezzo Eptadone – sinanco il nome della band (quello degli Skiantos originariamente era Freak Antoni e la Demenza Precoce). E nonostante EEST siano ricchi e di successo mentre gli Skiantos sono rimasti squattrinati e malmessi come negli anni Settanta, quando i primi parlano dei secondi senti ancora vibrare l’invidia, come fossero ancora quelli che stanno dietro nel cabrio.

          Brutta cosa, essere milanesi :D

          Z.

          (1) Laddove il riferimento non è al continente, ma alla valuta.

        • PinoMamet says:

          Boh?
          Mi chiedo a quali pezzi di Elio ti riferisci. Io ne ricordo di sgradevoli (Silos, La saga di Addolorato, La ditta, Cassonetto differenziato) palesemente assurdi (Il vitello dai piedi di balsa, Cateto), di demenzialità/comicità, come dire, standard (Tapparella, Servi della gleba), ma in effetti niente di bagaglinesco.

          Comunque i primi dischi erano i migliori.

          Cosa c’entra che siano bravi? Che quando sono al loro meglio, i testi non sono la parte più interessante: il fatto è che la parte veramente forte (dove non sono semplicemente bravi, ma veramente veramente bravi: non è la stessa cosa) è quella musicale.

          Gli Skiantos… sono stati dei precursori, e sono bolognesi. Due ottimi motivi per cui sono rimasti quello che sono. Rispetto e simpatia per i loro pezzi, ma musicalmente, ‘na ciofeca.

        • PinoMamet says:

          Se invece mi dici gli Squallor, allora cominciamo a parlare ;)

        • Z. says:

          Beh, dal mio punto di vista in una band umoristica i testi non sono così irrilevanti. Non stiamo parlando di Kesha, Britney o Katy Perry. A una band che fa musica umoristica chiedo anzitutto che canti roba che mi fa ridere – anzi, visto che sono stato assegnato d’ufficio alla Capitale, “vojo che me fanno ride”.

          Perché altrimenti preferirei i Gem Boy agli Skiantos, dato che i primi suonano molto meglio: ma il problema è che i Gem Boy hanno fatto uno o due pezzi divertenti. Ma gli altri nun me fanno ride :D

          Calpesta il Paralitico, Sono un Ribelle Mamma, Fischia il Vento, X Agosto – nonché le intramontabili Eptadone, Ti Rullo di Cartoni, Vortice – me fanno ride. “Spalmen che spalma la merda in faccia”, “sono l’orsetto ricchione” e altre battute ripetute ad nauseam in stile Striscia la Notizia – del tipo “dai insistiamo così magari diventa un tormentone” – invece nun me fanno ride manco un po’. Di robacce paracule tipo “la canzone mononota” (uau, ha fatto una canzone su una nota sola, ma quanto è geniale!) meglio non parlarne neppure. E onestamente ho troppo rispetto dei milanesi per pensare che quel tipo di “comicità” sia adatto a Milano!

          Comunque, ci sono canzoni degli Skiantos che non possono non piacerti. Non possono, non possono, non possono. Anche se sei un debosciato di lettere :D :D :D

          Z.

          PS: Roma è patria degli ottimi San Culamo, che ci hanno regalato capolavori come Hanno Ucciso l’Asinello. Max rispetto. Ma gli Skiantos sono felsino-felsinei al 101% :D

        • PinoMamet says:

          Ma infatti le canzoni degli Skiantos mi piacciono un sacco
          (“Sono un ribelle mamma” andrebbe fatta studiare a scuola!)
          dico un’altra cosa, cioè: attenzione che l’umorismo degli Elii non è solo testuale ma anche musicale. Sono più musicisti che parolieri (per quanto, mi pare che qualcuno abbia fatto anche il paroliere “serio”) e giocano su quello.

        • Z. says:

          Uhm… esattamente cosa intendi per “umorismo musicale”? Temo di non aver capito!

        • PinoMamet says:

          Intendo che la musica è un linguaggio a sé, nel quale è possibilissimo fare ciò che si fa in tutti i linguaggi (gli Elii mi sembrano molto forti nelle allusioni) e semplicemente giocarci;
          il primo esempio che mi viene in mente è Ignudi tra i nudisti, che come saprai è Suspicious Mind di Elvis Presley suonata al contrario (non solo, anche gran parte del testo è presa da quello che “sembra di sentire” ascoltando Suspicious Mind al contrario: “sono ascetici… il decoder qui non va… con le ascelle alle Seychelles…”)

          ciao!

  28. Matteo says:

    Concordo con quanto scritto con un solo distinguo: secondo me non è solo la vecchia Turchia che protesta, quella (neo)kemalista per intenderci. Forse, ma potrei sbagliare, c’è dell’altro: qualcosa di più spontaneo, se vuoi “democratico”, a metà strada tra gli “indignati” e la sindrome “nimby”. Forse è solo cosa di Istanbul, forse è minoritaria, forse è stata solo la miccia. Non saprei, ma mi sembra che ci sia. E se c’è, allora c’è anche una “nuova” Turchia che protesta, per quanto minoritaria.

  29. Pingback: Turchia, tra Lemuria ed Ecumenopolis | FiascoJob Blog

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