Un suicidio nella cattedrale, anzi due. E un aperitivo da Gedac (3)

Alla prima parte

Caro Dominique,

Sparandoti in bocca sull’altare della cattedrale di Notre Dame, non so se hai risvegliato la mia coscienza, ma almeno mi hai fatto riflettere su diverse cose, e di questo ti sono grato.

Come sono grato per l’unico tuo libro che io abbia letto [1], sulla storia dei Freikorps tedeschi nel primo dopoguerra.

Un’opera ben ricercata e ben scritta, con due segni inconfondibili.

Da una parte, possiedi (mi auguro ancora adesso) una notevole capacità di rappresentare l’anima dei reduci che non si volevano arrendere.

Dall’altra, sei privo di ogni curiosità su cosa potessero aver significato quattro anni di guerra, imposti per capriccio dall’alto, su tante famiglie. E quindi non puoi immaginarti perché i giovani dei Freikorps hanno trovato ovunque in Germania, barricate da prendere d’assalto. Perché la Germania fosse il paese più rosso del mondo.

Tutta la storia è storia di esseri – umani e non – desideranti, sognanti, odianti, illusi, confusi e morenti, e chi non coglie questo, non potrà mai capire nulla della storia.

Ma cosa dire di chi arriva fino a comprendere una parte, senza voler sentire nulla dell’altra, ammesso che esistano “una parte” e “l’altra”? Finisce nella ragnatela dell’identificazione, si muovesse a mille miglia da casa, ci sarà sempre un filo vischioso che lo tira e lo strangola: sono le mille mani ossute in divisa di ottant’anni fa, come i cadaveri che nei sogni di Kurosawa uscivano in marcia dalla galleria, che ti hanno ucciso, molto più di una pistola.

Qualcuno ce l’ha fatta a raccontare le due voci di un conflitto – ad esempio, decenni prima di te, P.N. Krassnoff, che pure ha vissuto una vita intensa quanto la tua.

Il tuo è quindi un amore sovrabbondante, che si riversa a onde incessanti contro il muro della tua stessa insensibilità.

L’insensibilità non ha assolutamente nulla a che fare con l'”odio” di cui qualcuno, di opposta insensibilità, ti accuserà.

Personalmente, se di delitti ne commettessi, sarebbero tutti di odio, e ho in mente volti molto specifici. Ne vedo uno che sorride con un’enorme cravatta rosa al collo.

Ti ricordi, Ernst von Salomon quando descrive la forza dell’odio con cui le famiglie tedesche accoglievano lui e la sua gente?

Ben venga l’odio, quindi; ma si vede subito che non è per “odio” che ti sei sparato.

Lo so anche perché ho letto, certamente con minore condivisione di te, Il campo dei santi di Jean Raspail.

Che, come ho già raccontato, è un romanzo, scritto nel lontano 1973, che descrive un’immaginaria invasione di poveri provenienti dall’India che conquistano la Francia.

Un libro sconosciuto in Italia, ma letterariamente una sola pagina vale tutta la produzione della povera Oriana Fallaci e del suo astioso mondo in bianco e nero. E che esprime un profondo amore, una profonda bellezza e una profonda menzogna, esattamente come il tuo ultimo gesto.

Nel libro, il vecchio professore Calguès, nella sua casa di pietra con sopra incisa la data di costruzione (1673), passa la giornata a osservare la tremenda, sgangherata flotta di Altri, ancorata al largo della costa provenzale, in attesa di compiere lo Sbarco.

Calguès decide di reagire a modo suo, preparando una cena solo per se stesso.

“Allora il professore si soprese a pensare che, ancora una volta, quella sera festeggiava l’amore. Si versò un bel bicchiere per dissetarsi e un altro per il piacere di gustarlo, cosciente del superfluo e leccandosi i baffi con un po’ di ostentazione. Tagliò il prosciutto a fette sottili, che dispose accuratamente su di un piatto di stagno, sistemò qualche oliva, pose il formaggio su una foglia di vite e la frutta in un ampio paniere piatto, poi si sedette davanti alla sua cena e sorrise, contento. Come ogni amante sazio, si ritrovava con colei che amava.

Quella sera non era una donna, neppure un essere vivente, ma una sorta di proiezione di sé stesso, composta da innumerevoli immagini con le quali si identificava”.

Che poi è la tua stessa ultima cena, sulla mensa di Notre Dame, mentre con il telescopio guardi ciò che tu credi sia il nemico.

In tutto questo, non c’è odio.

C’è invece un inganno d’amore, nel gioco delle “innumerevoli immagini con le quali si identificava.

Sei ancora troppo innamorato per cogliere dove sia l’inganno?

Proviamo a fare una cosa, se Plutone ti lascia in libera uscita stanotte, vieni in Oltrarno.

Andremo a mangiare qualcosa in una trattoria, e poi, come promesso nel titolo, prenderemo insieme un aperitivo da Gedac.

Gedac è sempre aperto, e cela l’ingresso agli inferi, per cui non avrai problemi per il ritorno.

Nota:

[1] Ein deutscher Heldenkampf. Die Geschichte des Freikorps 1918 – 1923. Söldner ohne Sold, Arndt/Kiel 1989.

(Continua…)

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119 Responses to Un suicidio nella cattedrale, anzi due. E un aperitivo da Gedac (3)

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  2. mirkhond says:

    Ovviamente questo studio su freikorps NON è disponibile in lingua italiana…
    Peccato!

  3. habsburgicus says:

    grande P.N Krasnov !
    il suo “Dall’aquila imperiale alla stella rossa” ebbe un grande ruolo nel formare l’opinione anticomunista
    glorioso ufficiale imperiale, che combatté già contro i giapponesi nel 1904-1905 (ultima guerra decente, cavalleresca, con mutuo rispetto, dunque “europea”..e non a caso fu fatta contro gli asiatici :D…non lo dico solo io, lo disse già nelle sue memorie in inglese l’Amb. Roman R. Rosen, che era allora Ambasciatore russo a Tokyo e che fuggirà ad inizio 1918 dalla Pietrogrado rossa, aiutato anche dall’ISMP americano a Stoccolma Ira Morris che forse avrà conosciuto negli USA perché fu anche Amb. russo a Washington negli anni del potere di Stolypin..visto che ogni tanto fanno qualcosa di buono pure gli americani :D), indi nella Grande Guerra, poi contro i bolscevichi, Krasnov (esule in Serbia, che offrì di difendere nell’apr 1941) aderì poi ai tedeschi (come moltissimi russi di Serbia incluso il Sinodo dio Karlovci)..e dopo l’8 settembre 1943 sarà capo dei Cosacchi in Friuli !
    arresosi nel maggio 1945 ai britannici in Austria, sarà vigliaccamente consegnato dagli angloamericani a Stalin che lo farà impiccare, credo nel 1947
    eppure Krasnov non fu mai cittadino sovietico e nel 1919 c.a fu decorato dai britannici ! (il caso di Vlasov era diverso..lui sì che a rigore poteva essere reclamato da Stalin come “traditore”…anche se un vero russo, anche nell’ aspetto fisico, come Sol’zhenicyn lo assolse..ed é quello che conta, per la posterità imparziale :D)
    buona notte a tutte e tutti !

  4. Per Habsburgicus

    “grande P.N Krasnov !”

    Hai seguito il link che compare sotto il suo nome nel mio articolo?

  5. mirkhond says:

    Mah, io sta storia delle guerre “cavalleresche” non la capisco.
    Noi pensiamo che nel passato, fosse tutto un inchinarsi reciprocamente e baciamani alla signora.
    Però, se poi approfondiamo davvero le cose, scopriamo che le efferatezze c’erano anche all’epoca dei valzer e dei cotillon…
    Il fatto che con SELEZIONATISSIME categorie di nemici e prigionieri, ci si comportasse cavallerescamente, non significa che ci si comportasse nello stesso modo sempre e con tutti, eh!

    • PinoMamet says:

      Concordo con Mirkhond.

      Sarebbe interessante catalogare tutte le “ultime battaglie cavalleresche” ricordate nella Storia. Ho l’impressione che la “fine della cavalleria” venga sempre posta a una distanza precisa (forse corrispondente a quella di “da che tempo è tempo”, cioè l’epoca di mio bisnonno), oppure dopo battaglie particolarmente sanguinose ricordate come tramautiche nella memoria dei reduci.

      Da un certo punto di vista la “cavalleria”, intesa come comportamento cavalleresco, è sempre morta, essendo un’aspirazione più che una realtà; è morta ancora prima di nascere: il modello del “milite cristiano”, in Occidente- ma in altre parti del mondo, mutatis mutandis, è lo stesso- che difende i deboli, rispetta l’avversario e così via, è stato proposto storicamente proprio come antidoto a una realtà assai più pratica e brutale.

      • Peucezio says:

        Sì, la cavalleria fu inventata proprio per moderare gli eccessi di violenza dei soldati, e sicuramente ci è riuscita solo in piccola parte.
        Ciò che rende più disumane le guerre di oggi è la tecnologia, la potenza dei mezzi di distruzione impiegati, non certo una maggiore assenza di scrupoli, perché, anzi, bisognava essere molto più efferati una volta, quando la gente la sventravi e la sgozzavi “a mano”, di persona, senza l’aiuto di sistemi sofisticati a distanza.

      • Mauricius Tarvisii says:

        Sarebbe interessante catalogare tutte le “ultime battaglie cavalleresche”

        E’ vero. Per questo io mi mantengo larghissimo e colloco l’ipotetica “ultima battaglia cavalleresca” in un momento imprecisato del Basso Medioevo, quando è stata effettivamente combattuta l’ultima battaglia (o, meglio, scaramuccia) in cui a scontrarsi sono stati quasi esclusivamente gli appartenenti al “club” della cavalleria, ricoperti da così tanto ferro che si facevano più male cadendo da cavallo che a causa delle spade nemiche.
        Invece di “guerre cavalleresche” non ne sono mai esistite: non mi risultano guerre in cui sia stato rispettato anche il più blando dei giuramenti cavallereschi (lasciare in pace gli inermi, evitare di stuprare ogni donna che capita a tiro, non dare fuoco a quel casolare sulla strada…).

      • PinoMamet says:

        Poi un giorno dovrai spiegarmi questa cosa.
        Cioè, non ho difficoltà a immaginarmi piccole battaglie in cui si scontrassero solo gli appartenenti appunto al ristretto club;

        è vero che io del Medioevo so poco, però tutte le battaglie dell’epoca di cui in effetti so qualcosa sono state combattute da eserciti più o meno grandi, ma sempre di composizione alquanto varia.

        neanche tutta la cavalleria, nel senso di armati a cavallo, era formata interamente da cavalieri, nel senso di persone di nascita nobiliare o ordinati cavalieri (le due cose non è detto coincidessero);
        ma neppure tutta la cavalleria pesante (l’italiano è ambiguo, ma altre lingue distinguono tra manowar o “gendarme” o armato pesante a cavallo, e “knight” o cavaliere nel senso di persona appertenente al ristretto club).

        Curiosamente, e non del tutto casualmente, la stessa ambiguità c’era nella Roma antica, dove il termine equites indicava una classe sociale ben precisa, ma anche semplicemente i soldati a cavallo, che perlomeno dall’età di Mario e Silla difficilmente erano altro che, appunto, soldati a cavallo.

        • PinoMamet says:

          Errata corrige: man-at-arms

          https://en.wikipedia.org/wiki/Man-at-arms

          Manowar credo siano un gruppo musicale ;)

        • Mauricius Tarvisii says:

          Le grandi battaglie sì, erano qualcosa di complesso, ma la battaglia dei secoli centrali del Medioevo (XI-XIII) spesso e volentieri si trasformava in due signori che si davano appuntamento in tal luogo e in tal ora per combattersi. Parliamo di scontri che finivano con un paio di morti se erano particolarmente cruenti.
          Mi viene in mente una guerra tra il Re di Francia e il potente Duca di Normandia (all’epoca Guglielmo il Conquistatore) il cui scontro decisivo è stata una battaglia conclusasi con tre morti in tutto.
          Non a caso la storiografia tedesca ha a lungo parlato (esagerando) di “guerre senza sangue” e in molti, soprattutto tra gli antichisti (o gli anticofili) hanno giudicato le guerre medievali medie del tutto inconcludenti. Certo è che le guerre rimaste nei libri di storia (ovvero quelle “concludenti”) erano cose in tutt’altro stile, con migliaia di persone mobilitate e scontri, soprattutto in età più avanzate, non ridotte ad una serie di ripetute cariche di cavalieri appartenenti al club.

          Sulla cavalleria medievale, sì, la terminologia è quanto mai vaga (e lo era anche allora). Il cavaliere/miles era l’appartenente al club, club a lungo poco esclusivo, visto che ci si entrava spesso e volentieri perché il signore aveva bisogno di effettivi alla vigilia di una battaglia: questi erano i cavalieri che si lanciavano nella carica lancia in resta (sia per motivi pratici – erano i meglio armati – sia per motivi ideologici – la guerra non era poi così ben distinta dal torneo). Poi c’erano sergenti a cavallo e tutte le altre figure che erano unite dal solo particolare di avere una cavalcatura che, tuttavia, nella battaglia vera e propria comparivano di rado. Tutto questo, naturalmente, è valido nel cuore (geografico e temporale) del mondo feudale.
          In Italia la situazione cambiò prima (i comuni non erano iscritti al “club”), nelle aree marginali (Scozia, Est…) il club non aveva tutta questa importanza. In Spagna troviamo un miscuglio tra guerra feudale e crociata, dovuta alla natura di quel mondo.
          L’accentramento monarchico, naturalmente, portò ad un aumento di scala delle battaglie (vedi Bouvines, il primo grande scontro della Francia capetingia).

          E naturalmente abbiamo escluso dall’analisi tutto ciò che non era battaglia campale, ovvero il 90% della guerra medievale (che quasi sempre si risolvevano in saccheggi e assedi). Ma abbiamo già detto che la guerra era tutto fuorché “cavalleresca” e questa è la ragione stessa per cui la Chiesa a furor di popolo cercava di imporre giuramenti cavallereschi (che poi sono una sorta di “diritto umanitario” ante litteram) e per cui trovavano sostegno i vari movimenti “pacifisti” (Pace di Dio, Tregua di Dio, Alleluja, ecc…).

        • PinoMamet says:

          Grazie!!

    • habsburgicus says:

      Rosen si riferiva soprattutto al trattamento dei prigionieri (encomiabile, allora, da parte nipponica…buono pure da parte russa), nel tono rispettoso della stampa (che né in Russia osò attaccare il Tenno né in Giappone si permise di insultare lo Zar) e, diciamolo, un po’ “egoistello”, all’atteggiamento splendido con cui i giapponesi trattarono Lui ed i suoi funzionari :D

      P.S
      già nella I GM talvolta, da parte dell’Intesa (e anche Sverbeev a Berlino) i diplomatici non furono più trattati con tutti i guanti
      nel 1916 i romeni rifiutarono di accettare la proposta sensata del Re dei Bulgari di sospendere le ostilità in un determinato luogo per 24 h al fine di effetuare lo scambio e obbligarono i diplomatici delle Potenze Centrali a rimpatriare via Russia, Svezia e Germania, un viaggio mitico in piena guerra, con ferovie russe intasate dai convogli militari :D (Czernin, poi Ministro degli Esteri di Carlo I, ma allora Ministro a Bucarest fino al 27/8/1916 n.s dice che i romeni li trattarono malissimo, i russi invece bene, anche se c’erano lunghe soste non annunciate per far passare i treni; lui stesso raccontò che tornato dopo un mese in patria e ricevuto da Francesco Giuseppe ormai prossimo alla morte, il vecchio Sovrano gli chiese della Russia e Czernin rispose di ritenere la Monarchia zarista salda, al che il Kaiser disse “il nostro Czernin in Romania ha fatto un buon lavoro, ma evidentemente in Russia dormiva” :D il grande Cecco Beppe evidentemente “sentiva” l’avvicinarsi della rivoluzione che avrebbe travolto la Santa Russia)
      nella II GM ci fu un peggioramento continuo e ad esempio quando i sovietici, dopo il tradimento romeno entrano a Bucarest, si impadronirono di diplomatici tedeschi, ungheresoi e italiani salotini e li spedirono in prigione !
      quelli di Salò rimasero 6 anni, vedasi Armando Odenigo “Prigioni moscovite” e furono liberati solo nell’autunno 1950
      già gli americani si impadronirono proditoriamente nel nov 1942, dopo il tradimento di Vichy in Nord Africa, dei diplomatici italiani e tedsschi in Algeria che furono arrstati e sottoposti a ogni umiliazione
      i tempi di Rosen erano ormai passati :D
      ai diplomatici tedeschi andò anche peggio

      • habsburgicus says:

        noi fessi come al solito nel 1941 ci impadronimmo con un colpo dfi fortuna dell’ISMP (Ministro) inglese a Belgrado Campbell e ovviamente lo liberammo subito, con tante scuse :D
        basta questo per capire il motivo per cui l’Italia perse la guerra, e l’Inghilterra la vinse :D
        (anche il trattamento da VIP dato ai prgionieti angloamericani, mentre il sangue del nostro sangue era selvaggiamente umiliato, e talora torturato, in India !)
        bisogna odiare il nemico, dirà giustamente il Duce…ma nella realtà, non solo a parole :D purtroppo il fascismo faceva solo parole e pochissimi fatti :D
        ecco perché sono anche io antifascista..ma un antifascismo patriottico, ben diverso da quello in voga :D

        • Z. says:

          Sulle torture in India, immagino dipendesse dalle circostanze.

          Un mio parente, catturato dagli inglesi in Africa e deportato in India, non fu trattato poi così male, anzi. Certo, non era esattamente come stare all’Hilton, ma neppure come stare ad Auschwitz. E infatti F., che era partito volontario per l’Abissinia, tornò in Italia filobritannico: mi parlava sempre in inglese, con un accento indistinguibile da quello di un madrelingua, il che faceva davvero stacco in una persona della sua età e del suo paese.

          Dubito comunque che torturando gli ambasciatori avremmo vinto la guerra. Oltretutto, è vero che non mi intendo di questioni diplomatiche, ma credo che un trattamento feroce nei confronti degli ambasciatori alleati non ci avrebbe aiutato nell’Europa occidentale del dopoguerra. Del resto fu la stessa preoccupazione dei generali tedeschi, se ben ricordo, quando si rifiutarono di utilizzare le armi chimiche come ordinato da Hitler…

  6. mirkhond says:

    In questi giorni mi sto leggendo l’interessante libro di Franco Fucci, Radetzky a Milano.
    Nello studio, che parzialmente riabilita il feldmaresciallo austriaco di etnia ceca-germanizzata, l’autore però pecca di eccessivo manicheismo presentando correttamente gli Austriaci a tinte chiaroscure, mentre gli insorti milanesi del marzo 1848 e i loro caporioni dell’alta società fighetto-snob, tutti o quasi come dei galantuomini che rispettano tutti e tutto ciò che di austriaco è caduto nelle loro mani!
    Però, qua e là, tra le pieghe, leggiamo di poliziotti austriaci (in realtà spesso proprio lombardi e veneti come gli insorti), denudati e fatti a pezzi, specialmente dalle DONNE, dopo orribili torture!
    In sostanza, se le truppe austriache, specialmente i biekiSSimi Kroaten, hanno commesso degli….eccessi, ciò è valido anche DALL’ALTRA PARTE DELLA BARRICATA!
    Se Giuditta Meregalli e i suoi 4 figli avuti da Radetzky, o il diplomatico Alexander von Hubner, furono trattati con umanità, per ordine di Carlo Cattaneo, ciò NON significa che TUTTI gli austriaci e/o austriakanten caduti nelle mani dei tricolorati, lo fossero altrettanto, eh!
    Cosa del resto, ripetutasi nel 1859 a Solferino e San Martino, vedasi i racconti di Henry Dunant (1828-1910), che da quell’esperienza, trasse spunto per fondare la Croce Rossa, e poi con l’invasione NORRENA delle Due Sicilie nel 1860-61 e conseguente guerra del “brigantaggio”, durata almeno fino al 1873-1875!
    Le crudeltà si commettono da ENTRAMBE LE PARTI, e un Massud non è certo più cavalleresco di un biekiSSimo Mullah Omar…
    Ha solo avuto alle sue spalle, una differente e PIU’ POSITIVA PUBBLICITA’, soprattutto in certi ambienti altolocati all’estero….
    Come fu lo stesso per Garibaldi….
    ciao!

    • Francesco says:

      Mirkhond

      così parti dal dire “tutti rubano” e finisci per dire “tutti sono uguali”. Epperò lo sai benissimo che non è vero, al netto delle propagande di parte.

      Ciao

      • mirkhond says:

        Volevo solo sottolineare come in guerra, la “cavalleria” è sempre rara e a titolo personale….
        E ciò in ogni epoca e in ogni luogo, anche prima della guerra tecnologica moderna….
        ciao!

        • Francesco says:

          Hai ragione, non so se ci sia stato un peggioramento negli ultimi 2 secoli o se, con rare eccezioni, sia sempre stato un massacro insensato.

          Però cosa hai di preciso per dire che Massoud non fosse meglio dei talebani?

          Ciao

  7. mirkhond says:

    “bisogna odiare il nemico, dirà giustamente il Duce…ma nella realtà, non solo a parole :D purtroppo il fascismo faceva solo parole e pochissimi fatti :D”

    Beh, in Slovenia e nella Rumeli occupate, mica tanto pochissimi fatti (per non parlare delle imprese coloniali in Libia e Africa Orientale ……), eh!
    ps. e i Tedeschi invece, come trattarono i diplomatici dei paesi a loro ostili e/o okkupati?

    • Mauricius Tarvisii says:

      Temo di sapere la risposta. Se gli italiani trattavano tutti benissimo, immagino che i tedeschi organizzassero soggiorni in resort a cinque stelle…

    • PinoMamet says:

      Comunque mio prozio prigioniero degli inglesi in Africa, fu spedito in Inghilterra e trattato estremamente bene (scelse di lavorare in campagna e fu in pratica ospite di una famiglia con la quale restò in legami di corrispondenza anche dopo la guerra); anche il nonno di un mio amico, preso prigioniero dagli inglesi in Africa settentrionale, ricordava che “aveva fatto tutta la ritirata da El Alamein a Tobruk, poi lo avevano preso gli inglesi e aveva cominciato a stare bene…”

    • habsburgicus says:

      @mirkhond (e chiunque sia interessato)

      i tedeschi rispettarono addirittura i diplomatici sovietici (ci fu lo scambio)…e, in genere, quelli rimasti fedeli a Badoglio…ed é tutto dire :D
      quelli di Badoglio però talora furono internati (del resto per il Reich unico legittimo governo italiano era quello repubblicano fascista)
      in sintesi
      quelli di Badoglio nel Reich, furono brevemente internati e poi mandati nella RSI..dove finì tutto a tarallucci e vino :D
      quelli in Croazia furono internati da Pavelic che li trattò bene
      quelli in Bulgaria persero status diplomatico ma rimasero in loco (dove c’era anche un uomo di Salò, da ultimo Carlo Simen, che si fece anch’egli 6 anni di prigionia moscovita secondo Odenigo, anche se altre fonti, sbagliando, lo danno morto per mano sovietica)
      quelli in Romania rimasero in loco CON tutti i privilegi diplomatici (de facto), “complottando” giorno e notte con Re Mihai e le cricche romene pro-alleate (quelle che faranno il 23 agosto)…ciò in presenza di un Ministro di Salò, Armando Odenigo, che con scuse assurde Re Mihai rifiutò sempre di ricevere per la presentazione delle credenziali :D..il 23 agosto 1944 i diplomatici regi ripresero il loro posto ufficialmente e quelli di Salò finirono a Mosca in “villeggiatura” :D
      in Ungheria i diplomatici badogliani furono UFFICIALMENTE riconosciuti accanto a quelli di Salò (e anzi preferiti :D) sino al marzo 1944..poi ci fu l’occupazione tedesca e il nuovo governo li consegnò ai germanici che li rinchiusero a Mauthausen, ma in un’area “privilegiata”
      in Slovacchia i diplomatici di Badoglio furono “internati” ma con ogni libertà sinché nell’ott 1944 i tedeschi obbligarono Mons. Tiso a consegnarli al Reich e le loro condizioni peggiorarono
      dunque, con eccezione di Ungheria (da marzo 1944) e Slovacchia (da ott 1944) i diplomatici regi furono trattati bene, tutto sommato
      in questo caso non era possibile lo scambio perché il governo di Badoglio non era riconosciuto dall’Asse e soprattutto perché era del tutto soggetto, a causa dell’armistizio lungo, agli anglo-americani
      dunque, in sintesi, i tedeschi rispettarono i privilegi diplomatici, fatta eccezione per casi particolare, meglio dei loro nemici
      lo stesso era già avvenuto nella I GM, Austria-Ungheria vs Intesa
      ciao !

  8. daouda says:

    Per stomaci forti e pazienti ( ciancianti inglese ) : Yuri Bezmenov

    http://www.youtube.com/watch?v=y3qkf3bajd4

  9. mirkhond says:

    “ai diplomatici tedeschi andò anche peggio”

    Come li trattarono gli Americani?
    E invece i Tedeschi come trattarono i diplomatici britannici e americani, caduti in mano loro?
    Ciao e grazie come sempre per le notizie inedite che ci fornisci.

    • habsburgicus says:

      @mirkhond

      quelli in Europa nel dic 1941 furono scambiati con tutti i crismi nel maggio 1942…lo scambio riguardò i diplomatici tedeschi e italiani in quasi tutte le Americhe (solo Cile e Argentina non rupperò con l’Asse; comunque il Brasile e il Paraguay e forse Uruguay e qualche altro se li scambiarono da sé senza passare dall’ “ingombrante” Roosevelt, cui invece obbedirono i tirannelli del Centro-America; la stampa tedesca denuncia i maltrattamenti ad Haiti, a Cuba, in Nicaragua e vi aggiunge stereotioi razziali) più alcuni diplomatici est-europei negli USA da un lato e i diplomatici USA in Europa (e alcuni latino-americani)
      più tardi l’Asse solo con difficoltà poté impadronirsi di diplomatici aamericani :D
      comunque nel nov 1942 i tedeschi (che proprio fessi come gli italiani non erano :D) “convinsero” Laval a consegnare alla Germania i diplomatici di USA, Brasile e altri Stati a Vichy, con cui aveva appena rotto (Pétain era riconosciuto praticamente da tutti sino all’8/11/1942 anche se nella Francia di oggi non lo si vuole rammentare :D), che furono trasportati nel Reich come “ostaggi” (i diplomatici di Vichy negli USA e nelle Americhe furono “invitati” a passare a De Gaulle ma quelli che non vollero-e ce ne furono anche se oggi non lo si dice-furono più tardi scambiati, onestamente non saprei dirti con chi :D ad esempio il Ministro di Vichy in Guatemala, mi pare si chiamasse Bradier, rifiutò di aderire a “ce De Gaulle-là” e volle tornare in Francia cosa che gli riuscì verso metà 1943, credo)
      in questo modo l’Asse ebbe finalmente qualcosa in mano e ciò, secondo me, impedì un trattamento peggiore ai diplomatici tedeschi e all’inizio pure italiani, almeno quelli trasferiti in USA (peggio di tutti andò a quelli lasciati in mano ai gollisti del Nord Africa, ma erano soprattutto militari e non diplomatici; addirittura il Vaticano intervenne in età tarda, credo già 1945, per militari e funzionari italiani rinchiusi nel deserto in condizioni inumane, a 2 anni dall’armistizio…tanto per ricordare chi é veramente “la sorella latina” !…ma non lo devo dire a te…tu conosci cosa fecero i giacobini, 150 anni prima..e ho detto tutto :D
      ciao !

  10. mirkhond says:

    Riguardo ai freikorps del 1918-1923, non tutti i loro comandanti e i loro appartenenti aderirono al nazismo.
    Un esempio fu proprio Ernst von Salomon (1902-1972).
    E ciò getta luce sulla galassia della destra tedesca tra il 1918 e il 1933, ed anche DOPO l’avvento al potere di Hitler, galassia molto più variegata e articolata al suo interno, di quanto si possa pensare da chi non è tedesco e non è coevo agli eventi.
    Il comandante dei freikorps che personalmente trovo più interessante, è il generale prussiano Rudiger von der Goltz (1865-1946), che nel 1918, nell’ultima fase della I guerra mondiale, creò un corpo franco inviato in Finlandia, per sostenervi il neonato stato, ex provincia russa, e divenuto inizialmente e brevemente, un protettorato tedesco (il kaiser voleva farne un granducato sotto un principe tedesco, se non sbaglio).
    Ma anche dopo l’11 novembre 1918, la milizia di von der Goltz, non solo non fu sciolta, ma rimase nel Baltico, sia pure sotto supervisione dell’Intesa, per costruire nelle altre tre ex provincie russe di Estonia e Lettonia, una diga antisovietica.
    Von der Goltz però, pensava di trasformare le antiche Curlandia e Semgallia, in uno stato baltico tedesco con capitale Riga, riprendendo anche qui i progetti di Guglielmo II in questi territori strappati alla Russia durante la prima guerra mondiale.
    Solo che, i nascenti nazionalismi lettone ed estone, i contrasti con lo stesso comando dell’intesa, ed infine il mancato supporto di Weimar, impossibile ormai con una Germania vinta e al collasso, e con un regime neorepubblicano instabile e sconquassato dalla lotta per bande di destra e di sinistra al suo stesso interno, impedirono a Von der Goltz di attuare il suo progetto, nel 1920.
    Nonostante il suo corpo franco avesse ricevuto costanti rinforzi di volontari dalla Germania e dalla stessa minoranza baltica tedesca, nel 1919-1920.
    Volontari in parte ex reduci di guerra, in parte giovani nuove reclute.

    • habsburgicus says:

      voleva farne un granducato

      si, sotto Karl Friedrich d’Assia che fu anche eletto il 9/10/1918 dalla Dieta finlandese..la resa, nel mese successivo, annullò tutto
      la Finlandia però restò tecnicamente una Monarchia, sotto Reggenza, sino al 19/7/1919 quando fu proclamata la Suomen Tasavalta/Republiken Finland
      ciao !

      • Moi says:

        E i Sami ? [meglio conosciuti in Italia con il termine improprio di Lapponi, ndr] Ora hanno un loro Parlamento ma in passato non mi risulta che ebbero vita facile, anche se il loro nomadismo poneva indubbiamente meno problemi di quello degli Zingari / Rom / Sinti / Gitani / Tzigani …

  11. Moi says:

    Per quanto riguarda “Maoista e Massone” rivolto ad Andrea … proviamo a vedere se (!) davvero è un’espressione paradossale.

    A me risulta che le Società Segrete in Asia (soprattutto “gialla” ;) ) siano più Antiche e più Segrete che in Europa. Ma su questo punto lascio la parola agli Storici, fermo restando che le Società Segrete si trovano da lunghissima data anche in India e nel NordAfrica e Medio Oriente “Islamici”.

  12. Moi says:

    Va be’, magari “Massoneria” per la Cina è improprio … ma “Società Segreta”, non mi sembra.

  13. mirkhond says:

    Per Moi

    In Cina certe società “carbonare” pare che siano derivazioni dal Manicheismo, qui presente almeno dal tardo VII secolo dopo Cristo, propagandatovi da missionari iranici, e durato ufficialmente fino all’editto contro le religioni non cinesi, emanato dal primo imperatore della Dinastia Ming (1368-1644) nel 1370-1374, come reazione nazionalista cinese, al giogo mongolo da cui ci si era appena liberati…
    I Manichei cinesi, dunque confluirono o fondarono diverse sette segrete…..
    ciao!

  14. mirkhond says:

    Per i germanisti di questo blog, Miguel Martinez, Habsburgicus e Ruperto von Pfalz-Luxemburg ;)

    Il nazismo sappiamo tutti che era razzista.
    Sappiamo benissimo delle Leggi di Norimberga del 1935 contro i matrimoni misti tedesco-giudei.
    Quel che il sottoscritto invece vorrebbe sapere, è se queste leggi del belino fossero estese anche ad altri gruppi autenticamente NON tedeschi, tipo minoranze slave soraba, kasciuba, lituana di Memel, polacca.
    E anche per altre minoranze come gli Armeni e gli Italiani e Francesi……
    E se sì, in cosa si traducevano concretamente?
    Scioglimento forzato del matrimonio misto?
    I figli come erano considerati? tedeschi o “bastardi”?
    Vi era l’espulsione e/o internamento nei lager per i recalcitranti e i mezzosangue?
    Oppure vi erano delle “sanatorie” tipo “jus soli” o “jus mezzo-sanguinis” :) (scusate il latino maccheronico…. :) ), in base a chi, dal grado dei tratti somatici sarebbe stato considerato “germanico”?
    Roberto sarebbe stato espulso e/o internato come welscher-napolitaner?
    E Frau Ruprecht? E i Robertingi?

    • habsburgicus says:

      credo non fossero mai applicate, se non nel Warthegau (Polonia occidentale, cioé le Regierungsbezirke di Posen/Poznań, incluso nel Reich del 1914; Hohensalza/Inowrocław, per metà prussiano e per metà russo nel 1914; Litzmannstadt/Łódź, completamente fuori dai confini tedeschi nel 1914 essendo in gran parte russo e per una minima parte austro-ungarico), ove regnava Arthur Greiser, Reichsstatthalter e Gauleiter (e già presidente del Senato di Danzica, 28/11/1934-fine ago 1939), colui che adottò le misure più estreme contro i polacchi e che cercò di germanizzare il suo Reichsgau (quasi integralmente NON tedesco), sia cacciando i polacchi nel Governatorato-Generale (ma Hans Frank si oppose e nel 1941 dovette smettere :D) sia insediando, in stretto accordo con Himmler e il VoMi, i Volksdeutsche, compresi quelli dalla Transnistria e dalla Crimea nel 1944 (241.000) che in genere non sapevano più una parola di tedesco :D
      egli era strettissimo sulla germanizzazione dei polacchi, li divise in 5 categorie (prima che lo fece Berlino, che adottò solo 4 categorie :D) e solo alcuni li ritenne adatti razzialmente per essere portati in Germania per la rigermanizzazione (non più di 20.000)
      Fritz Bracht, Gauleiter dell’alta Slesia invece germanizzò “cani e porci”..quasi 1 milione di polacchi furono dichiarati tedeschi e così fece il nemico di Greiser fin dai giorni di Danzica, Forster, in Danzig-Westpreußen (il bello é che negli ani danzichesi Forster era considerato il duro e Greiser il molle, poi si scambiarono i ruoli :D)
      Greiser creò anche un’Università a Posen ove si studiavano le scienze razziali :D
      potrei dire molto altro, anche sui Volksdeutsche lì insediati…ma ora non ho tempo..se interessa lo farò un’altra volta :D
      basti dire che riuscì a portare in 5 anni i tedeschi nel suo Reichsgau da un misero 6, 6 % al 22, 9 % e senza germanizzare, lo ripeto…nessun nazista fu più radicale di Greiser nei confronti di un popolo senza dubbio ariano (indoeuropeo), quale é quello polacco
      ciao !

      P.S:
      questo aneddoto lo devo dire subito
      si racconta che Forster abbia detto di Himmler “uno che ha il suo aspetto fisico, non dovrebbe parlare di razza !” :D
      Forster era nemico di Himmler
      Greiser era invece uomo di Himmler, che si recò spesso a Posen (Hitler non ci volle mai venire e dal luglio 1941 non si degnò più di riceverlo in privato :D) anche Rosenberg credo non sia mai venuto
      Goebbels invece era per Greiser ma in seguito alla sua fuga da Posen (20/1/1945), invero abbastanza vigliacca (per dire, Hanke, Gauleiter di Breslau resistette sino al 6/5/1945), gli si scaglierà contro e chiese che fosse messo a morte, pur scrivendo di essere convinto che Hitler non l’avrebbe mai fatto..e così fu

      • mirkhond says:

        “se interessa”

        Mi interessa eccome….
        ciao!

        • mirkhond says:

          In sostanza se una tedesca si metteva con un italiano, un napoletano, un sorabo, un kasciubo, un lituano di Memel, un polacco, un russo, un ucraino, un ceco, uno slovacco, un francese o un armeno, e viceversa, negli anni 1933-1945, per questa coppia mista e gli eventuali figli erano GUAI?

        • Moi says:

          Nel film “Fatherland”, in cui si vede che le SS fanno Servizio’ d’ Ordine in un Liceo Pubblico, viene “umanamente” previsto “Lavori Forzati per lui e Corso di Reinserimento Sociale per lei” dopo che “i Piccioncini sorpresi mentre lo facevano” [cit.] vengono identificati in un Polacco e una Tedesca …

        • Moi says:

          http://www.youtube.com/watch?v=IaFxd8K8PpM

          il trailer con presentazione “u-cronica” …

        • habsburgicus says:

          @mirkhond (e tutti)
          Sui Volksdeutsche non autoctoni
          Greiser ricevette l’85 % di tutti i Volksdeutsche (veri o presunti :D) trasferiti nel Reich, a partire dall’ottobre 1939, a cura di Himmler (nominato il 7/10/1939 Commissario del Reich per il rafforzamento della stirpe tedesca) e di organizzazioni a lui subordinate in questa qualità, che NON vanno confuse con organizzazioni delle SS sebbene molti degli specialisti facessero parte delle SS a titolo personale
          Eccone una lista, ritengo completa
          76.786, da Estonia (accordo di rimpatrio di Tallinn del 15/10/1939) e Lettonia (accordo di rimpatrio di Rīga del 30/10/1939), in autunno 1939
          97.020, da Galizia, Volinia e bacino del Narev, toccati all’URSS il 28/9/1939 (accordo di rimpatrio, reciproco, con URSS del 3/11/1939), in inverno 1939/prim 1940
          24.545, da Lublino, dunque un trasferimento “interno” in quanto Lublino faceva parte del Governatorato Generale retto da Hans Frank (in pessimi rapporti con Greiser), in autunno 1940/prim 1941
          47.892, da Bessarabia divenuta sovietica il 28/6/1940 (accordo di rimpatrio di Mosca con l’URSS del 5/9/1940), in autunno 1940
          33.568, dalla Bucovina qui non mi è chiarissimo ma probabilmente si intende sia la Bucovina del nord (divenuta sovietica il 28/6/1940) di cui si trattò nel citato accordo del 5/9/1940, sia Bucovina del sud (accordo tedesco-romeno di Bucarest del 22/10/1940, in autunno 1940
          11.150, dalla Dobrugia (non è chiarissimo se intende solo la Dobrugia meridionale tornata bulgara il 7/9/1940 a Craiova, o anche la Dobrugia del nord rimasta romena di cui si trattò nell’accordo tedesco-romeno di Bucarest del 23/10/1940), in autunno 1940/prim 1941
          1612, dal resto della Romania nel 1941 (verosimilmente basarabeni, bucoviniani e dobrugiani rimasti indietro; il nucleo dei tedeschi di Romania, sassoni luterani di Transilvania e svevi cattolici nel Banato romeno, NON fu rimpatriato né sarà poi espulso dai comunisti)
          1184, dalla Bosnia, nell’autunno/inverno 1942 [forse di più]
          241.194, dalla Crimea (evacuata dalle ultime truppe tedesche ad inizio maggio 1944), nel corso del 1944 [cifra entro 15/11/1944, “da Ucraina”; Greiser ebbe da Himmler la promessa che sarebbero rimasti nel suo Reichsgau tutti i 140.000 tedeschi dalla Transnistria, occupata dai romeni nel 1941-1944]
          Essi furono prima tenuti in campi (più di quanto ci si aspettasse) e poi insediati in terre tolte ai polacchi (o in case tolte agli ebrei)
          Quelli della Bessarabia visti più favorevolmente, quelli della Volinia ritenuti il peggio (dal punto di vista “razziale”), quelli del Baltico parlavano spesso fra loro in russo !
          Avrebbero dovuto essere trasferiti nel Warthegau anche quelli dell’Alto Adige, se gli accordi del 21/10/1939 fossero stati implementati !
          nel Warthegau si trasferirono anche c.a 194.000 tedeschi dal vecchio Reich, di cui c.a 600 erano funzionari e c.a 11.700 avevano funzioni amministrative; essi si consideravano l’élite e trattavano gli altri tedeschi dall’alto in basso
          sui Volksdeutsche “autoctoni” farò un alto post
          Nell’autunno 1939-prim 1941 Greiser vole espellere un po’ di polacchi nel Governatorato Geneale (e anche ebrei); in entrambi i casi Hans Frank si oppose recisamente dicendo che ne aveva già troppi, degli uni e degli altri !
          Le prime deportazioni avvennero dal 1 al 17 dicembre 1939 (effettuate da Albert Rapp) e riguardarono 87.833 polacchi (fra cui alcuni ebrei)
          Dal 10/2/1940 al 15/3/1940, deportati 40.128 persone, ma solo 2018 ebrei (gli altri tutti polacchi)
          Le deportazioni dal Warthegau continuarono fino al 15/3/1941 (272.834 polacchi deportati complessivamente)
          Il 10/5/1941 Greiser decise di riprendere le deportazioni, ma “Barbarossa” bloccò tutto (alla gioia di Hans Frank :D)
          Nel 1942 vi fu il progetto di una “soluzione speciale” per i polacchi (probabilmente eliminazione fisica); Greiser non si oppose, ma un funzionario (credo delle SS !) ritenne che tali eliminazioni di massa, che sarebbero state conosciute inevitabilmente all’estero con gravi danni politici, non potevano farsi senza l’ordine esplicito del Führer; Himmler stesso ammise che il consenso chiaro del Führer era necessario, ma non venne mai….e il piano , almeno in questa forma “hard” non fu applicato !
          Su Greiser, moltissimi dati nella bella ed equilibrata biografia in inglese di Catherine Epstein “Arthur Greriser and the occupation of Western Poland. Model Nazi”, 2010, Oxford

        • habsburgicus says:

          @mirkhond (e tutti)
          Sui Volksdeutsche autoctoni
          Qui si trattava di decidere chi era tedesco e chi polacco (solo pochissimi polacchi furono ritenuti degni razzialmente di essere germanizzati e inviati nel Reich all’uopo :D)
          In ott 1940, solo 1-5 % dei polacchi esaminati fu ritenuto dal RuSHA suscettibile di rigermanizzazione; nel tardo 1941 Greiser consentì che fosse sottoposta ad esame di “ri germanizzazione” l’intera popolazione del Kreis di Wollstein e di due aree più piccole del suo Gau; il RuSHA trovò solo 7, 1 % di rigermanizzabili (su 44.782 esaminati)
          Alla fine c.a 17.243 polacchi partirono dal Warthegau per il Reich al fine di essere rigermanizzati, pochi
          Più importante era decidere chi fosse tedesco
          Per farla breve, alla fine il DVL (ente che si occupava di queste cose, sotto il controllo delle S) stabilì 4 categorie
          I, Volksdeutsche che mantennero coscienza tedesca durante il polonesimo (non necessariamente di sangue tedesco superiore al 50 % però; Greiser insistette su questo per premiare i patrioti che a loro rischio sfidarono la Polonia prima del 1939, senza indagare troppo sul loro sangue)
          II, Volksdeutsche che si mantennero tedeschi in privato ma non osarono opporsi al polonesimo imperante (1918-1939)
          III, Volksdeutsche almeno parzialmente polonizzati in lingua ma che non agirono contro il Volk tedesco durante il polonesimo (1918-1939)
          IV, Volksdeutsche del tutto polonizzati o che addirittura rinnegarono il germanesimo ponendosi al servizio dei polacchi (era la categoria V specifica di Greiser; queste sono le suddivisioni più tardi del Reich in generale)
          Moltissimi abitanti va da sé furono considerati polacchi, però se c’era almeno un 15-20 % di sangue tedesco potevano essere valutati come Volksdeutsche..erano le cose che piacevano a Himmler :D
          (sintetizzo, per dare un’idea..la questione era molto più complessa perché Himmler ci teneva molto a ‘ste cose :D dunque varie percentuali, contro-percentuali ecc :D)

          Nel gennaio 1944 i dati erano questi
          DVL I
          Warthegau, 218.000 (Greiser)
          Danzig-Westpreußen, 113.000 (Forster)
          Zichenau, 9000 (unita a Est Prussia, Gauleiter Koch)
          Oberschlesien, 97.000 (Fritz Bracht)

          DVL II
          Warthegau, 192.000
          Danzig-Westpreußen, 97.000
          Zichenau, 22.500
          Oberschlesien, 211.000

          DVL III
          Warthegau, 64.000
          Danzig-Westpreußen, 726.000 si noti la differenza impressionante tra Forster e Bracht da un lato, e Greiser dall’altro (anche Koch, ma Zichenau/Ciechanów era poco popolato)
          Zichenau, 13.500
          Oberschlesien, 976.000

          DVL IV (questi in pratica venivano trattati come polacchi, a parte rigemanizzazioni in Reich ecc dunque il loro numero basso si spiega; era una categoria poco appetibile)
          Warthegau, 19.000
          Danzig-Westpreußen, 2000
          Zichenau, 1.500
          Oberschlesien, 54.000

          DVL totale
          Warthegau, 493.000
          Danzig-Westpreußen, 938.000
          Zichenau, 46.500
          Oberschlesien, 1.338.000

          Polacchi e altri
          Warthegau, 3.450.000 molti perché Greiser germanizzò poco
          Danzig-Westpreußen, 689.000 pochi
          Zichenau, 920.000 molti
          Oberschlesien, 1.040.000 abbastanza pochi

          I dati mostrano che Greiser fu molto più severo dei suoi colleghi (a parte Zichenau, caso particolare)
          Ciao !

          P.S (per l’altro post)
          In tutto 536.951 Volksdeutsche non autoctoni nel Warthegau
          Il 10/1/1941 ci fu un nuovo accordo di rimpatrio con l’URSS (residui di Estonia e Lettonia+tedeschi di Lituania)

  15. Moi says:

    @ FRANCESCO

    Il primo “Ciùsi” del Cinema Italiano che dovette adeguarsi … profetico.

    http://www.youtube.com/watch?v=_icnSlqelTo

  16. mirkhond says:

    Per Moi

    Sui Sami/Lapponi hai mai visto il film norvegese L’Arciere di Ghiaccio (Pathfinder, mi sembra che sia il titolo originale)?
    E’ una bellissima saga NORRENA, che vede i Lapponi di 1000 anni fa, lottare per sopravvivere contro un popolo feroce chiamato Ciudi, che poi dovrebbero essere gli antenati dei pur affini finnici Estoni del Lago Peipus, dal XIII secolo dopo Cristo, il VERO confine orientale del Frangistan!
    ciao!

    • habsburgicus says:

      Aleksandr Nevskij !!! :D

      • mirkhond says:

        L’Arciere di Ghiaccio però si svolge intorno al 1000 d.C., e sia i Sami/Lapponi che i Ciudi/Estoni qui presentati come ferocissimi aguzzini, dovrebbero essere ancora sciamanisti…..
        Poi vorrei capire cosa ci facevano i Ciudi del Peipus fin in quelle remote contrade del Polo Nord…
        Quando vidi il film, credevo che fossero i Norvegesi o i Variaghi/Rus’, e non i molto più meridionali Ciudi….
        Boh?

        • Mauricius Tarvisii says:

          Ma lapponi etnici o lapponi “alla medievale”, ciè tutte quelle popolazioni settentrionali NON norrene che vivevano oltre la linea di confine nomadi-sedentari?

          Comunque sì, nel 1000 da quelle parti si erano convertiti solo i Danesi, i Norvegesi (un po’) e i Gauti/Geati. Già gli Svioni erano pagani e ancora di più tutte le popolazioni non scandinave (poi colonizzate/convertite dagli scandinavi).

        • mirkhond says:

          Lapponi etnici presumo, visto che gli attori e lo stesso regista, appartengono a tale etnia.
          Nel film i Lapponi sono degli allevatori seminomadi di renne, che si spostano nella tundra, persino accampandosi sulle rive presso Capo Nord.
          I Ciudi, sono invece rappresentati come vestiti tutti di nero, e armati di temibili balestre, con cui fanno strage di Lapponi.
          In realtà, avendo visto il film 2 volte in italiano nel 1993 e 1995, e una in lingua originale (in lappone? norvegese? boh?), sottotitolata in inglese, non sono ancora riuscito a capire che cappero ci facessero dei Ciudi in quelle terre estreme, ne i motivi della loro feroce guerra di sterminio verso i Lapponi, sventata dall’eroismo di un ragazzo, Aigin, il giovane arciere protagonista della saga….
          So soltanto che all’inizio del film, viene detto che questa storia si tramanda tra i Lapponi da 1000 anni…
          ciao!

        • mirkhond says:

          Il film del 1987 si chiama Ofelas (Pathfinder in Inglese), del regista sami norvegese Nils Gaup, e girato in Sami.
          Sul tubo si trova sottotitolato in Inglese.
          ciao!

        • Mauricius Tarvisii says:

          Mah… intanto i vestiti neri mi sembrano buttati molto là: il nero è un colore da evitare nell’abbigliamento, visto che senza mordenti adeguati si slava subito. Poi le balestre…

        • mirkhond says:

          Nel film, gli attori che interpretano i Ciudi sono norvegesi (ecco perché mi ricordano i Norreni e Variaghi/Rus’).
          Quelli che interpretano i Sami/Lapponi sono veri Lapponi!
          ciao!
          ps. Le balestre non c’erano ancora intorno al 1000 d.C.?
          E nelle terre dell’estremo nord finno-norreno?

        • Mauricius Tarvisii says:

          Sicuramente non c’erano laggiù, anche perché la balestra è un’arma da guerra, più che da caccia. Le popolazioni seminomadi di laggiù, invece, le armi che avevano le usavano principalmente per la caccia.

  17. mirkhond says:

    (Pétain era riconosciuto praticamente da tutti sino all’8/11/1942 anche se nella Francia di oggi non lo si vuole rammentare :D ),

    Io invece non lo sapevo proprio, credendo che fosse De Gaulle col suo governicchio in esilio a Londra, fin dal giugno 1940, ad essere riconosciuto dagli Alleati, già dalla sua costituzione….
    Secondo Vittorio Messori, nel 1940-1944 la maggiorparte dei Francesi era filonazista (collabos li chiama lui), e solo con lo sbarco alleato in Normandia, passarono dalla parte di De Gaulle, abbandonandosi a “vendette” sommarie contro coloro che NON potettero o vollero riciclarsi.
    Sempre Messori sostiene che nell’agosto 1944-aprile 1945, molti di questi “vichisti”, varcarono le Alpi e si rifugiarono proprio in Piemonte.
    Ti risulta?
    E a conquista alleata del Piemonte nell’aprile-maggio 1945 che fine fecero?
    ciao!

    • Z. says:

      A quanto mi risulta Metter… ehm, Habsburgicus ha perfettamente ragione su Vichy. Del resto è sufficiente rileggersi le fasi che hanno preceduto l’ascesa al potere di Pétain – che mi risulta fosse qualcosa di simile ad una leggenda vivente nella Francia del 1940 – per rendersi conto di come sia stata preceduta da discussioni, confronti e votazioni, e di come non si possa seriamente definirla (e neppure assimilarla a) un colpo di stato.

      Che poi i francesi di oggi nun ce vojano stà, e preferiscano eleggere a rappresentante nazionale dell’epoca il generale De Gaulle, è poi perfettamente comprensibile.

  18. habsburgicus says:

    Messori ha sostanzialmente ragione
    (avevo scritto un post lungo ma me lo ha “mangiato” senza inviarlo e non ho voglia adesso di riscriverlo :D)
    ciao

    • habsburgicus says:

      Déat si salvò in un monastero
      Darnand, capo della Milice, fu travolto dal crollo della RSI, catturato e consegnato a De Gaulle che lo fece fucilare
      alcuni giunsero però in RSI dalla Germania

  19. mirkhond says:

    Per Habsburgicus

    Grazie, come sempre, per la precisione e la contabilità “teutonica” ;) con cui ci fornisci dati e informazioni che personalmente non conosco…
    Quello che mi interessa di tutta sta questione, riguarda i rapporti matrimoniali/affettivi e relativi figli tra tedeschi e gruppi definiti NON tedeschi durante il 1933-1945.
    Sugli Ebrei abbiamo maggiori informazioni, sui Polacchi ciò che riporti va nella direzione di una opposizione alle unioni mestize.
    E negli anni 1933-1939?
    E per gli altri gruppi etnici presenti nel Reich dal 1933 al 1945?
    Molti anni fa, un sacerdote armeno cattolico, mi disse che Hitler voleva estendere le politiche antiebraiche agli Armeni.
    Non lo fece solo perché gli spiegarono che gli Armeni sono indoeuropei….
    I Sorabi, mi sembra che vennissero considerati tedeschi slavofoni, e credo, che ci si limitasse a sopprimere la Domowina nel 1937 (associazione che tutelava la cultura soraba, sorta nel 1912 se non sbaglio), e impedire il bilinguismo e l’uso pubblico del Sorabo.
    Del resto a parte la lingua, in Lusazia non è che si è somaticamente differenti dai Tedeschi…
    Quanto ai Cechi, mi sembra che Heydrich nel 1939-1942, riteneva di poterne assimilare il 60% della popolazione.
    Resta però il mistero su come e cosa fossero nel concreto tali politiche razziali.
    Se cioè di fronte a coppie e famiglie miste, si procedesse ad internamenti, espulsioni, sanatorie, mentre si ostacolassero coloro che cercavano di mettersi insieme dopo il 1933-1935…
    Mi spiego meglio.
    Se Roberto da Napoli, nel 1933-1935 era già sposato con Frau Ruprecht von Baden-Wittemberg :), e con relativi Robertingi, COME avrebbe proceduto la politica del reich nei LORO confronti?
    E con un Mirkhond armeno, che avesse “osato” fare la stessa cosa?
    Mentre se Roberto (o Mirkhond), residenti nel Reich nel 1933-1935, e magari cittadini tedeschi, perché nati là da genitori NON tedeschi PRIMA del 1933, o stabilitisi sempre là, sempre PRIMA del 1933?
    Insomma che ne sarebbe stato di Roberto e Mirkhond con relative famiglie meticce?
    Su questo aspetto delle politiche razziali del III reich nel 1933-1945, NON trovo risposte…..
    ciao!

  20. mirkhond says:

    E ancora se Roberto e Mirkhond avessero voluto sposare le donne tedesche che amavano, DOPO il 1933-1935, COSA gli sarebbe successo a loro NON tedesche e alle loro mogli tedesche e agli eventuali mestizos che avessero messo al mondo?
    Chi me lo può spiegare?

    • habsburgicus says:

      come italiani, nulla..vi era il pieno ius connubii (e con tutti gli “ariani”)
      gli unici problemi, dopo il 1939, riguardavano i polacchi e quasi solo il Warthegau
      (vabbé, anche matrimoni con donne “russr” erano scoraggiati e relazioni fra tedesche e italiani erano malviste ma a livello ufficioso, non certo ufficiale..Salò protestò contro alcuni apprezzamenti anti-italiani di gerarchetti locali)
      neppure i matrimoni con i giapponesi erano vietati formalmente
      le leggi di Norimberga erano solo anti-ebraiche (per ragioni politiche Hitler lo fece spiegare in Giappone e i nipponici si convinsero)
      in Warthegau Greiser andò molto oltre le leggi di Norimberga (de facto obsolete entro il 1941 anche nel vecchio Reich)..ad esempio fu il primo ad introdurre la stella gialla !
      altro, no so…
      ciao

      • mirkhond says:

        Cioè debbo dedurne che DE FACTO, nella vita sociale, nell’amministrazione, nell ‘esercito (non oso dire nel partito), i mestizos mezzi tedeschi o germanizzati PRIMA del 1933, CONTINUAVANO ad essere considerati TEDESCHI COME TUTTI GLI ALTRI, purché non fossero antinazisti?

        • habsburgicus says:

          si, se ti riferisci a “meticci” con popoli “ariani” ed “europei”, anzi non si poteva neppure usare questa parola “meticcio”, sarebbe stato un insulto
          per i “Mischlinge” (sangue misti “ariani”/ebrei) valevano invece le leggi di Norimberga e integrazioni successive, con una complessa casistica (non sempre illiberale, però specialmente se c’era solo 1/4 di sangue “non-ariano”)
          ciao

          poi, nella realtà, dipendeva dalla fortuna e da chi ti trovavi davanti nel concreto :D
          il III Reich, specialmente fuori dall’Altreich, era famoso per il caos legislativo :D

  21. mirkhond says:

    NON tedeschi

  22. mirkhond says:

    Sempre per Habsburgicus

    Qualche giorno fa, alla Feltrinelli, ho dato un’occhiata ad un testo sulle politiche razziali del III reich….
    Vi è scritto che, almeno fino al 1942, se non ricordo male, gli “scienziati” nazisti, ritenevano che gli voi “italiani norreni” tra le Alpi e la linea Lucca-Senigallia, avreste potuto essere germanizzati, per caratteristiche norrene, che vi distinguerebbero dai maruchein dla maruconia a sud della linea Lucca-Senigallia…
    Poi, vedendo le pessime prove belliche anche dei norreni subalpino-padani, si sarebbero convinti che erano dei “debosciati” come i “sudici” maruchein dla maruconia sovracitati….
    Ti risulta?
    ciao!

    • habsburgicus says:

      no…
      ma, guarda, nel III Reich c’era tutto e il contrario di tutto…e, sotto il culto di Hitler, vi erano enormi differenze, lotte, sgambetti, introghi, conflitti di influenze fra gerarchi :D
      il III Reich é molto più complesso della “vulgata” e se mai un giorno sarà concesso a un De Felice germanico di studiarlo in modo scientifico ne vedremo delle belle :D (già oggi c’é del buono, ma quasi solo nelle monografie ultra-specialistiche, poco diffuse)…Greiser per dire odiava più i polacchi dei “fratelli maggiori” e negli anni ’20 fu massone !..Rosenberg amava e apprezzava gli ucraini (perché li riteneva Goti slavizzati, vabbé :D) e se avesse potuto fare di sua volontà avrebbe fatto tutt’altra politica in Ucraina…e magari la Germania avrebbe vinto la guerra :D…né tutti erano ossessionati dagli ebrei, molta stampa ne parlava poco (poi c’erano quelli dal “chiodo fisso”, Der Stuermer ecc :D)
      Miguel, in un post , con il solito acume lo ha rilevato in due-tre parole con grande esattezza
      ciao

      • mirkhond says:

        Potresti citarmi qualcuno di questi studi specialistici?
        In Italiano non c’è niente?
        Io, su quanto di più “revisionista” ci possa essere su Hitler e il III reich, ho letto solo La distruzione dell’Europa di Andreas Hillgruber, Ernst Nolte, Il Mulino, Gli anni della violenza, Rizzoli, e Hitler di Rainer Zitelmann, della Laterza.
        Quest’ultimo il più interessante di tutti è proprio il testo di Zitelmann.
        ciao!

        • mirkhond says:

          Oltre a Lo sterminio mancato, di Pier Arrigo Carnier, edito dalla Mursia.

        • mirkhond says:

          errata corrige:
          Andreas Hillgruber, La distruzione dell’Europa, Il Mulino editore.
          Ernst Nolte, Gli anni della violenza, Rizzoli editore.
          Rainer Zitelmann, Hitler, Laterza editore

        • habsburgicus says:

          li hai citati tu…in italiano mi sovviene poco altro
          la Epstein, che non é per nulla “revisionista” ma tratta in modo imparziale Greiser cercando di non presentarlo come un mostro ma di capire le dinamiche che lo spinsero alle sue politiche “ultra-radicali”, é un altro caso…ma é in inglese
          c’é anche un articolo in francese di un serbo su una rivista romena (RESEE, credo 2003 o quegli anni), che lessi tempo fa :D sulle espulsioni del Volksdeutsche dalla Jugoslavia subito dopo la guerra

        • habsburgicus says:

          il libro della Epstein..se vuoi te lo posso mandare..contiene una vasta bibliografia ma in tedesco e polacco

      • Andrea Di Vita says:

        Per habsburgicus

        Quarant’anni dopo, habsburgicus, riprendi i contenuti del meraviglioso ‘Mattino dei maghi’ di Pauwels e Berger che accompagno’ la mia giovinezza. In quel libro, proprio a sottolineare la sotterranea varietà del mondo nazionalsocialista si sosteneva come ‘nelle tenebre c’e’ posto per più di un bagliore’.

        In particolare si parlava dei sostenitori nazionalsocialisti della ‘teoria del ghiaccio e del fuoco’ di Horbiger, e di quelli della ‘Terra cava’.

        Ciao!

        Andrea Di Vita

        • habsburgicus says:

          in realtà volevo dire altro… :D
          non apprezzo “interpretazioni magiche” o cose simili :D
          dico inoltre, a scanso di quivoci, che pure lo stalinismo e le democrazie popolari dovrebbero essere studiate con maggiore acribia, attenzione e obiettività (anche le dimamiche interne, le singole RSSA e RSS ecc)
          mantenendo ovviamente una posizione anti-comunista (e anti-nazista, per il III Reich) ma non tale da rendere “non-scientifica” e “partigiana” la descrizione
          ciao !

  23. Andrea Di Vita says:

    Per martinez

    Restiamo umani.

    Come realisticamente cita il post che hai linkato,

    ”Dice il Tao Te King: il cielo e la terra sono inumani; trattano i diecimila esseri come cani di paglia per il sacrificio.”

    E’ chiedere troppo agli esseri umani il chieder loro d’essere addirittura più umani del cielo che li sovrasta e della terra su cui vivono.

    Se è vero che la storia è comunque storia di esseri desideranti, l’obbiettività è impossibile. Non occorre cercar di capire, se non capire ciò che indebolisce chi riteniamo nemico. (Non a caso fra i primi storici vi sono stati militari eminenti).

    L’universale compassione è culla dell’agnosticismo che cura l’anima dalle ferite della passione impedendoci di prenderci troppo sul serio. Ma la compassione che sterilizza l’azione si riduce al tradimento.

    La compassione non deve distoglierci dal perseguire ciò che decidiamo di considerare giusto (altra giustizia non c’e’).

    A chi esitava ad agire temendole conseguenze dolorose delle proprie azioni fu risposto:

    ‘chi, traducendo il suo pensiero in retta azione attraverso il dovere, compie la sua opera nel mondo senza attaccamento a ricompense, questi, in verità, è da stimarsi saggio e degno. Adempi bene la tua parte nel mondo, assolvi i compiti che t’incombono, impadronisciti di quel lavoro che più si trova a tua portata di mano, e fai tutto quanto di meglio è in tuo potere di fare; e ne avrai bene.’

    (http://www.superzeko.net/tradition/YogiRamacharakaLaBhagavadgita.pdf

    Ciao!

    Andrea Di Vita

    • Francesco says:

      “La compassione non deve distoglierci dal perseguire ciò che decidiamo di considerare giusto”

      non era il principio in base a cui agiva Eichmann? non ricordo esattamente il libro della Arendt ma mi sembra di ricordare che citasse proprio una cosa del genere per spiegare come un omuncolo avesse partecipato al massacro di centinaia di migliaia di persone.

      aver messo l’ideologia prima dell’evidenza

      PS quel “decidiamo di considerare” è tutto un programma. terrificante

      • jam says:

        … per me
        il cielo e la terra sono inumani perché sono sovrumani
        non perché siano cattivi o crudeli.
        questa inumanità non é disumanità iniqua, ma é al di là dell’opacità della materia, alla ricerca della via di mezzo.
        in realtà, cielo e terra dispensano continuamente doni, ma gli umani nella loro ristretta umanità, nemmeno se ne accorgono.

        • Francesco says:

          Dio è sovrumano ma non è affatto inumano.

          Non dimenticare che ci ha creati a Sua immagine. In questo senso, l’uomo è un pochetto divino.

          E Lui ha colmato la distanza tra di Sè e gli uomini, solo che noi accettiamo di uscire dalla nostra ristrettezza.

          Ciao

        • jam says:

          ..non sono stata io a dire che Dio é inumano é la frase del Tao Te king
          “il cielo e la terra sono inumani
          trattano i 10000 esseri come cani di paglia per il sacrificio”
          che puo’ far pensare che il Creatore sia inumano!
          ed io ho detto che
          “l’inumanità”
          di cui parla il Tao é in realtà sovrumanità e quindi raggiungo il concetto di divinità da te espresso. siamo fatti a Sua immagine e somiglianza. ma la nostra somiglianza, la nostra divinità, se non é collegata alla Sua, non é divinità ma, un’umanità inferiore, mentre “l’inumanità” espressa dal Tao: “il cielo e la terra sono inumani”, non é inferiore ma superiore…

      • Andrea Di Vita says:

        Per Francesco

        ‘principio’

        E’ il principio base di qualunque medicina. Un proverbio dice: ‘il medico pietoso fa la piaga purulenta’. Il fatto che i nazisti si considerassero medici della razza nulla toglie alla validità del proverbio.

        ‘programma’

        Non è un programma. E’ un fatto.

        Ciao!

        Andrea Di Vita

    • PinoMamet says:

      ” ”Dice il Tao Te King: il cielo e la terra sono inumani; trattano i diecimila esseri come cani di paglia per il sacrificio.”

      E’ chiedere troppo agli esseri umani il chieder loro d’essere addirittura più umani del cielo che li sovrasta e della terra su cui vivono. ”

      Però ricordiamoci che il Tao Te King o DaoDeJing quando parla del cielo (e della terra) non sta parlando di Dio, e neppure degli dèi cinesi; sta parlando (urge sinologo, ma pressapoco) dell’universo materiale visto nella prospettiva della sua continua mutazione (il Tao o Dao, appunto, secondo la traslitterazioni).

      Quindi, hai ragione tu: l’uomo è umano, quindi è (e deve essere) sicuramente più umano di questa roba qua;

      ma ha ragione anche Jam: questa roba qua non è cattiva, è solo in-umana;

      e infine ha ragione Francesco: Dio (cristiano, musulmano, ebraico) non è questa roba qua, e ha tra i suoi attributi quello della bontà e dell’amore. Probabilmente è anzi il principale.

      • jam says:

        ..e quello che dice Andrea
        “E’ chiedere troppo agli esseri umani il chieder loro d’essere addirittura più umani del cielo che li sovrasta e della terra su cui vivono”
        é come il concetto espresso in un hadith
        “il cielo e la terra non Mi contengono, ma il cuore dell’uomo fedele si” …

  24. Andrea Di Vita says:

    Per martinez

    Ho riletto il post su Krasnoff. Due conferme indipendenti al racconto di Giammanco:

    a) Chmielnitzky è davvero la bestia nera della storia Polacca, etichettato come traditore della Patria in un momento in cui solo la Madonna di Czestochowa protegeva la Polonia dalle orde degli eretici Svedesi. Il fatto che dopo di lui l’Ucraina sia finita in mano a Mosca è visto in Polonia come una giusta punizione. In Ucraina invece è l’eroe nazionale.

    Ancor oggi presso gli Ebrei in Israele e in Italia quelle del 1648 sono considerate le persecuzioni peggiori prima della Shoah, peggio anche dei fatti di Chisinau. Furono anche più traumatiche perchè seguirono alla tolleranza ad esempio di Rodolfo II: La convinzione che l’antisemitismo Polacco sia anche più radicato che in Russia spinge un mio amico Ebreo a temere l’incontro con mia moglie Polacca, che non conosce. La cosa notevole è che il mio amico Ebreo non è nato tale, è un convertito. L’origine Gesuita di tale antisemitismo sembra anticipare quella di ispirazione zarista della seconda metà dell’Ottocento e le posizioni antidreyfusarde di ‘Civiltà cattolica’. Non stupisce che a propalare tale veleno fosse

    b) la storiella del ‘nicht sein kann was nicht sein darf’ la trovo pari pari in ‘Tre uomini a zonzo’ di Jerome, satira del militarismo Tedesco che incredibilmente non fu capita dal Kaiser Guglielmo. Questi divenne un vero fan del libro, ne impose la lettura obbligatoria in tutte le scuole e mando’ un’onorificenza a Jerome, convinto com’era che avesse capito tutto del vero spirito Tedesco. Della serie: quando l’immaginario modifica la realtà.

    Ciao!

    Andrea Di Vita

    • habsburgicus says:

      @Andrea Di Vita
      l’ho riletto anch’io fugacemente, poiché mi hai messo curiosità :D (dunque posso aver compreso male), ma questa frase mi ha scioccato
      “Per spregio, i polacchi costringevano gli ebrei a battezzarsi secondo il rito greco-ortodosso”

      ohhhh…Chmel’nyc’kyj era un nemico fanatico della Polonia !!! é l’opposto
      i Cosacchi ucraini massacrarono gli ebrei e gli Uniti in odio alla Polonia (che poi i polacchi disprezzassero gli ebrei e non amassero gli Uniti ritenuti “inferiori” ai latini é un altro discorso :D; erano percepiti come filo-polacchi)
      i Gesuiti non c’entrano con l’anti-giudaismo di Xmel’nyc’kyj che avrà pure avuto cotanti natali ma divenne u fiero nemico de gesuiti;
      i Cosacchi pretesero, e ottennero a Zboriv (1649) e Hadjach (1658), l’esclusione dalla Rus’ (palatinati di Kyjiv, Chernihiv e Braclav) di gesuiti, Uniti ed ebrei !!! dunque gli ebrei associati ai gesuiti
      spero di aver letto male (sono di fretta, lo ripeto), quando potrò rileggerò :D
      altrimenti é tutto l’opposto !
      ciao

      (nulla di personale ci mancherebbe..fra l’altro non é neppure tue…ma é solo per l’aderenza alla verità storica :D sai, io sono un po’ rankiano e positivista :D)
      ribadisco, magari é tutto un equivoco

      • Andrea Di Vita says:

        Per Habsburgicus

        Al solito, il più pulito c’ha la rogna. Chmielnitcki era un mezzo-sangue, dal punto di vista della szlachta, ed arrivo’ a coinvolgere buona parte degli ataman contro la Repubblica dei Due Mari. Ma nemmeno lui arrivo’ a rappresentare il 100% dei Cosacchi (e a maggior ragione della popolazione contadina di lingua Ucraina che pteva temere i Cosacchi tanto quanto i Polacchi) e fu costantemente indebolito da tutta una serie di voltafaccia.

        Detto questo, in un libro che ho già citato altrove, (‘The lost history of Christianity’, di Ph. Jenkins) si riporta il giudizio di un ecclesiastico Giacobita, un Cristiano suddito del Sultano, che scrive ai suoi confratelli rimasti in patria: ‘molto meglio il Sultano dei Polacchi! Almeno il Sultano ti lascia in pace, una volta che ha intascato da te la tassa dei dhimmi’.

        Come si sia potuto pensare che fosse un Polacco come Wojtyla a fare la pace con gli Ortodossi di quelle parti dopo che l’Unione di Brest ne aveva sequestrato i beni a favore dei Cattolici dimostra solo la nostra (non la tua, beninteso :-) ) radicale ignoranza della storia di quelle parti d’Europa. Agli occhi degli Ortodossi, quando Stalin obbligò gli Uniati a tornare sotto l’Ortodossia altro non fece che riparare un antico torto subìto.

        Ciao!

        Andrea Di Vita

    • habsburgicus says:

      @sempre per Andrzej D.V

      a proposito di polacchi ed ebrei…tu che hai legami famigliari con Białystok conosci certamente Jedwabne
      ciao !

      • Andrea Di Vita says:

        Per Habsburgicus

        ‘Jedwabne’

        E’ il paese della nonna di mia moglie. Ci sono stato più volte. Il marito da giovane conobbe uno dei responsabili del pogrom, e si rifiuto’ di stringergli la mano. Al tempo dello Zar Jedwabne (= ‘seta’, in Polacco) si progettava diventasse il secondo polo tessile della Polonia zarista dopo Lòdz, e così un piccolo paesino di campagna si riempì di Ebrei. La prima volta che ci sono stato vidi delle lapidi rotte in un roveto, con lettere ebraiche. Al posto del grande fienile dove bruciarono vivi in milleseicento non rimaneva nulla. La ferocia di quel pogrom spontaneo stupì anche gli stessi nazisti, che non avevano in effetti ancora pensato a fare a pezzi con le asce chi scappava dalle fiamme. Davanti, il cimitero Cattolico è diviso in due: da un lato i deportati morti in Germania, dall’altro quelli morti in URSS, dei quali non rimangono che sepolcri vuoti. Le volte successive ho visto che le lapidi erano sparite, ma sul luogo dei fatti c’e’ un grosso cippo pagato dallo Stato d’Israele con una scritta bilingue Polacco/Ebraico che ricorda i fatti. Quando Adriano Sofri su ‘Repubblica’ parlo’ del libro dello storico Glodkorn che li ricordava, scrissi a Sofri e mi feci dare informazioni sul libro, che lui mi diede.

        Dopo la tolleranza di Kazimierz Wielki (citato con disprezzo per questo dal nazista di ‘Schindler’s list) la Controriforma prima (funzionale all’assolutismo di Bathòry contro la szlachta e l’Ochrana poi pomparono l’antisemitismo in Polonia. Oggi l’idea della ‘Judokommunia’, il Bolscevismo come complotto Ebraico per distruggere la Polonia (Trotckij, Engels, Radek erano Ebrei, ecc.) è sparita dal discorso pubblico. Ma tutte le volte che populisti come i fratelli Kaczynski si impadroniscono del microfono, rialza la testa.

        Ciao!

        Andrea Di Vita

  25. Per Habsburgicus

    “c’é anche un articolo in francese di un serbo su una rivista romena (RESEE, credo 2003 o quegli anni), che lessi tempo fa”

    Come si fa a non voler bene a Habsburgicus?

  26. Moi says:

    https://en.wikipedia.org/wiki/Sami_people

    Tendiamo a idemntificarli con la Finlandia per via del Satan ;) Claus di Paccottiglia made in USA … ma ce ne sono ben di più altrove ! ;)

    • mirkhond says:

      In Ofelas, invece si vede una Lapponia (la Finnmark norvegese) senza l’insulsa caricatura norrena di San Nicola di Mira.
      Che tra l’altro doveva avere fattezze armenoidi, come appare dalle icone, e persino dalle statue barocche cattoliche da noi a Bari….
      ciao!

  27. Moi says:

    ** Su Igiaba Scego **

    Igiaba Scego è Somala, Ex Colonizzata Italiana, quindi. Aveva appena un anno quando nella vicina Etiopia moriva l’ ultimo Negus Hailé Selassié. E l’ Impero Etiope, noto fin dai tempi di Erodoto, per sempre assieme a lui.

    L’Annunziata incarna bene quell’Italia che l’unico libro di Storia mai letto era quello propinato a scuola (per il resto si “accultura” _ si fa per dire_ come la gente comune, cosa che la rende sostanzialmente esentata dall’ etichetta di “RadicalChic”) e quindi ne risulta il paradosso di un’ immagine del cosiddetto “Corno d’Africa” che è ancora quella fatta passare dal Fascismo. Un Corno d’Africa, quindi, fatto indebitamente di “Jambo Bwana / wageni wakaribishwa / […] hakuna matata “ [cit.] che per altro si presta molto meglio a “farci su” ; -) il Mito del Buon Selvaggio.

    Un paradosso poco esplorato, anche se forse l’ invidia nei confronti della Perfida Albione resta l’unica spiegazione plausibile sebbene un po’ “debole”.

    Igiaba Scego fa parte di quella Schiera di Intellettuali che il BieKiSSimo Vittorio Feltri, non senza un certo malcelato disprezzo, definisce “Islamici Professionisti” [cit.] , tendendo ad assimilarli più del dovuto _ Non del tutto indebitamente però : ammetterete che espressioni come “Dimensione Sincretica della Transculturalità dei Migranti” [cit.] fanno purtroppo il gioco di Feltri !_ ai RadicalChic Sinistroidi, quelli che sono “Antipatici perché fanno i Capi-Classe Saputelli”. Questo è l’unico (!) argomento davvero (!) convincente della Destra Italiana, che si difende con discorsi spesso impliciti del tipo : “Va be’ noi saremo pure ignoranti, ma almeno rappresentiamo davvero (!) il popolo perché sappiamo ancora raccontare barzellette divertenti … in cui un frocio è un “frocio” e un negro è un “negro”.

    Tutte parole e prassi di cui sopra che nel resto d’Europa sono invece illecite, nevvero Roberto ? … Per questo passa l’ idea della UE come “i Nazisti Perfettini che anziché Gassare chi di Razza Inferiore con i Lager vogliono sterminare Affamare chi di Censo Inferiore con le Banche”.

    PS

    La risoluzione della scannerizzazione è troppo bassa perciò non capisco se siano stelline o svastichine, ma questa fu la prima (rara !) copertina del romanzo che suscitò polemiche :

    http://upload.wikimedia.org/wikipedia/en/thumb/b/bf/RobertHarris_Fatherland.jpg/201px-RobertHarris_Fatherland.jpg

    … sostituita poi con altre più “diplomatiche”.

    Last but NOT least : Robert Harris è Britannico !

    • PinoMamet says:

      ” Un Corno d’Africa, quindi, fatto indebitamente di “Jambo Bwana / wageni wakaribishwa / […] hakuna matata “”

      Il senso di quello che vuoi dire credo sia giusto, ma la citazione è sbagliata:

      sotto il fascismo la lingua africana per eccellenza dell’immaginario italico non era lo swahili, che penso abbia assunto questo ruolo negli anni ’70 per concomitanza di:
      -documentari e produzioni cinematografiche/televisive in lingua inglese;
      -risveglio della coscienza nera USA (che curiosamente si impadronì dello swahili pur avendo ben pochi legami storici con quell’area dell’Africa);
      -inizio del turismo anche italiano in Africa.

      Riusciranno i nostri eroi a ritrovare… (da vedere assolutamente) e l’episodio Sì Buana di un film a episodi costituiscono la bibliografia minima e indispensabile ;) ma ancora mio fratello aveva in prima media come libro di lettura “amena” i resoconti di una famiglia credo inglese in Africa (“grande cacciatore” compreso).

      Sotto il fascismo invece erano il somalo e le lingue eritree/etiopi a fornire il “lessico africano” italiano: tucul (fortunatissimo come termine da commedia- cabaret-rivista, per evidenti assonanze…), amba, ras e altri che non mi sovvengono.

      ciao!

      • Andrea Di Vita says:

        Per Pino Mamet

        ‘Riusciranno i nostri eroi…’ :-) Pura goduria.

        Anche nel film di Villaggio che va in USA ad assoldare un campione negro di basket per una squadra Italiana ricordo esservi fra i coprotagonisti un negro che vive in USA e che ricorda con nostalgia la patria che ha lasciato da emigrante: l’Italia coi suoi maccheroni, la sua pizza e il suo calcio domenicale.

        Ciao!

        Andrea Di Vita

        • Francesco says:

          Ti ricordi “Finchè c’è guerra c’è speranza? con Sordi?

          perchè adesso i film li fa la Golino?

        • PinoMamet says:

          ” Ti ricordi “Finchè c’è guerra c’è speranza? con Sordi?

          perchè adesso i film li fa la Golino?”

          OMDAFfissimo!! OMDAFferrimo!

        • Andrea Di Vita says:

          Per Francesco

          ‘Sordi’

          Lo conosco a memoria. Ho fatto vedere a mia figlia il monologo finale su YouTube quando era ancora alle elementari.

          ‘Golino’

          Aaaaaaaaaarrggghhhhh. Credo si sia fatta strada dopo ‘Rain Man’. Da allora mi sono rifiutato di guardare un suo film.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

    • PinoMamet says:

      A partire dagli anni ’90 poi è stato il turno dello wolof, che ha soppiantato lo swahili come “linguaggio simbolo dell’Africa” nell’immaginario degli italiani, perlomeno di quelli alternativi/curiosi/buonisti che hanno cominciato a parlare con gli immigrati di cose diverse da “non voglio niente/non ho soldi”.

  28. mirkhond says:

    “Però cosa hai di preciso per dire che Massoud non fosse meglio dei talebani?”

    Massud è stato il leader afghano più intelligente dal 1979 in poi, in quanto a differenza degli altri signori della guerra pari suoi e dei talebani, ha saputo farsi buona pubblicità e vendere la sua immagine all’estero. Soprattutto in Francia e Germania.
    Che hanno creduto o voluto credere all’autorappresentazione agiografica del cavaliere iranico senza macchia e senza paura, le cui milizie trattavano bene tutto e tutti, la carta dei diritti delle donne afghane e altre storie del genere….
    Poi un aspetto da bell’uomo, da romantico Rustam o Robin Hood, ha contribuito a far colpo sull’alta società di un certo Occidente, così sensibile alla “cavalleria”….
    La realtà invece è più chiaroscura, e i rapporti segreti usani, quelli del Rawa, e lo stesso indispensabile studio di Ahmed Rashid, mostrano un eroe dai “due volti”, un Massud da posa cinematografica, così caro a Jam, e un Massud VERO, che sul campo di battaglia era FEROCE e CRUDELE COME E PIU’ dei biekiSSimi Talebani.
    Vedasi gli STUPRI DI MASSA DI DONNE HAZARA, nella Kabul del 1995-96, già sotto pesante assedio talebano.
    Oppure i cadaveri di 1250 talebani, scoperti nel nord dell’Afghanistan, dove erano stati “infoibati” VIVI buttati dentro betoniere e fosse comuni….
    Ma in Afghanistan sempre che i crimini li facciano sempre e solo i Talebani.
    La stessa associazione FEMMINISTA Rawa, in molti suoi rapporti, denuncia un Massud molto più spietato dei Talebani…
    Ma l’Occidente ha bisogno di eroi, in questo caso di eroi afghani da contrapporre ai rozzi tagliagole femminicidi talebbani, e al loro barbuto, guercio, brutto e IMPRESENTABILE Mullah Omar….
    E così nasce il mito del cavalleresco Massud, del “Leone” del Panjshir” senza macchia e senza paura…
    Che fosse senza paura è indubbio. Che fosse senza macchia no, tante sono LE ZONE D’ OMBRA della vita politica e militare di questo personaggio….
    ciao!

    • Francesco says:

      Insomma, la mia fiducia nelle organizzazioni femministe è abbastanza bassina …

      e pare che lo stupro sia una simpatica e diffusa abitudine afgana. Ho letto articoli su donne pilota sovietiche catturate dai mujaheddin e finite molto male.

      L’ altro crimine che citi, senza contesto, non è molto significativo: lo sterminio dei nemici è pratica comune, soprattutto se non hai le risorse per tenerli prigionieri o arruolarli nelle tue fila.

      Ma capisco la tua avversione ai miti dei senza macchia e senza paura, io che sono cresciuto con i miti del Che, di Allende, di Castro, dei Vietcong, del Generale Giap, dei sandinisti, della Resistenza, e ancora qualcosina di Garibaldi …

      C’hanno provato anche con Khomeini, c’hanno.

      Ciao

  29. mirkhond says:

    errata corrige: sembra che i crimini ecc.

  30. mirkhond says:

    “e pare che lo stupro sia una simpatica e diffusa abitudine afgana. Ho letto articoli su donne pilota sovietiche catturate dai mujaheddin e finite molto male.”

    Non solo afghana.
    I sovietici rendevano la pariglia stuprando donne afghane e gettandole nude dall’alto degli elicotteri…..

    “L’ altro crimine che citi, senza contesto”

    Il contesto riguarda le vicende belliche del 1996-1997, e viene sempre citato nello studio di Ahmed Rashid, Talebani, Feltrinelli Editore, 2001.

  31. mirkhond says:

    “lo sterminio dei nemici è pratica comune, soprattutto se non hai le risorse per tenerli prigionieri o arruolarli nelle tue fila.”

    Tutte queste giustificazioni, solo perché i crimini sono stati fatti a scapito dei subumani biekiSSimi talebbani….
    Mentre la stampa di regime, vede SEMPRE E SOLO le nefandezze dei suddetti talebbani.
    Le nefandezze ALTRUI invece, NON le vuole nemmeno vedere….

    • Francesco says:

      Scusa ma QUI da Miguel cosa ce ne frega della stampa di regime? loro possono dire tutte le fregnacce che vogliono, non metterle in conto a noi del Circolo Kelebek

      ciao

  32. Gabriele says:

    Intervengo in ritardo, da saltuario, talvolta critico ma sempre interessato lettore del blog di Miguel, perché mi ha colpito questo post su Venner, e vorrei dire anche qualcosa anch’io, dal momento che sono un germanista che si occupa, tra l’altro, proprio di quei movimenti rivoluzionario-conservatori antecedenti l’ascesa al potere da parte di Hitler, che presero forma anche a partire dall’esperienza militare e “spirituale” dei corpi franchi. Tuttavia non mi sento di condividere la gratitudine di Miguel per l’autore dell’opera sui Freikorps – che anch’io ho letto (per Mirkhond: l’opera è stata tradotta in italiano nel lontano 1981 da Ciarrapico con il titolo di “Baltikum”) – e proprio per gli stessi due motivi che elenca Miguel: l’autore ricostruisce empaticamente – anche troppo – l’epopea dei corpi franchi, ovviamente sorvolando sul contesto storico e culturale. Questo perché è un’opera del tutto non storiografica, o meglio storiografica in un senso molto militante – che peraltro tenta, con risultati altalenanti (stando almeno alla – pessima – edizione italiana che ho letto io), di accreditarsi come opera “sine ira et studio”. Per tutti questi motivi non mi ha stupito più di tanto il suo suicidio, concepito appunto come nichilistico “beau geste” che introietta ed esplicita al contempo l’ammirazione che provava per quei soldati (non a caso Venner prima di questo libro ne aveva scritto un altro, suppongo secondo gli stessi parametri interpretativi, dedicato all’epopea sudista della guerra di secessione).
    Sul tema poi, è vero che esiste una scarsa letteratura in lingua italiana: mi viene in mente qui un’operazione scientificamente altrettanto azzardata, ma di segno opposto, che lo studioso tedesco Klaus Theweleit aveva intrapreso negli anni ’70, ovvero quella di decifrare i segni della “psicopatologia” fascista proprio nell’epica dei corpi franchi: un’opera rutilante e lunghissima, intitolata “Männerphantasien” (e parzialmente tradotta dal Saggiatore una ventina d’anni fa col titolo “Fantasie virili”); in tedesco esiste invece un vivace, anche se ristretto dibattito storiografico “serio” sui Freikorps, che qui vi risparmio. Limitandomi qui però al solo Venner e al suo contributo storiografico al tema, devo dire (almeno nell’edizione che ho letto io) che vi erano refusi veramente comici, come ad esempio il principe Max von Baden, ultimo cancelliere prima dell’abdicazione del Kaiser, che diventa un irresistibile “Max de Bade”. Il testo comunque è corredato da un’utile intervista, che Venner fece nel 1972 ad Ernst von Salomon – che invece è una lettura altamente istruttiva sul tema, anche per capire meglio il personaggio: si veda i suoi “Proscritti”, che è una cronaca dall’interno, con partecipe distacco, dei corpi franchi a margine dell’assassinio di Walther Rathenau, tradotta anni fa da Baldini & Castoldi.

    • habsburgicus says:

      diventa un irresistibile “Max de Bade”.

      forse il traduttore si é ispirato alla versione francese e l’ha trasposta senza cambi nell’italico idioma :D

      • Gabriele says:

        Si Habsburgicus, ma il problema è appunto che l’edizione francese evidentemente francesizza – per ignoranza – quel che non va francesizzato, ovvero un nome che, è vero, potrebbe anche essere reso come “Max del Baden”, ma che nella storiografia è sempre stato nominato correttamente come “Max von Baden” . Insomma: è proprio da questi piccoli segnali che si capisce come il libro di Venner tenti di accreditarsi come “opera storiografica” intorno allo scottante problema dei Freikorps – ma finisce solo per esserlo agli occhi dei militanti della destra radicale in cerca di modelli di militanza politica.

  33. mirkhond says:

    Per Gabriele

    Grazie delle preziose informazioni!
    ciao!

  34. Moi says:

    @ Mauricius

    Hai ragione : dal Socialismo Reale alla Flexicurity + Uèlfer Aziendale !

    L’ Orwelliana Parabola del PCdI – PCI – PDS -DS -PD …. alludo ad “Animal Farm”, a mio immodesto :) avviso moooolto più “pesa” di “1984”.

    PS

    Il Referendum Consultivo a Bologna Scuole Pubbliche VS Scuole Paritarie ?

    Ha vinto l’ Astensionismo con una maggioranza netta e all’ interno della minoranza netta c’è stata la netta vittoria delle A !

    Insomma, se il M5S piange … il PD NON ride ! ;)

  35. Per Gabriele

    Grazie dell’interessante intervento sulla questione dei Freikorps.

    Per me, la parzialità di Venner non è un grosso problema: è palese, e offre un punto di vista insolito.

    Il problema però è che si tratta di una parzialità giornalistica, cioè fatta di aneddoti e senza analisi; e questo, come giustamente dici, fa di Venner un non storico, o meglio un giornalista del passato.

    Ho trovato molto interessante lo studio di Theweleit: come dici tu, si tratta di uno studio di segno esattamente opposto, e certo di uguale parzialità. Vuole dimostrare una tesi a tutti i costi, ma fa una ricerca mostruosa e affascinante per farlo. E credo che ci sia una buona parte di verità in ciò che dice.

    Che poi Theweleit mi sembra che traduca in studio quello splendido film, Der Fangschuß di Volker Schlöndorff, a sua volta tratto da un romanzo della Yourcenar che non ho letto.

    L’Ottocento ha prodotto un’antropologia, cioè una struttura umana, davvero straordinaria nel bene e nel male, che si vede in Theweleit e in Der Fangschuß (ma aneddoticamente anche nel libro di Venner, che non dice il contrario). Una struttura umana spesso tremenda, ma contro cui è inutile infierire oggi perché quasi totalmente scomparsa, salvo forse in certi quadri dell’esercito turco.

  36. L’uomo del Freikorps è una costruzione umana, nei modi, nelle posture, nei “valori”, nella maniera di sorridere e di morire.

    E’ un tema su cui vi segnalo le splendide ricerche dell’antropologa Stefania Consigliere:

    http://www.stefaniaconsigliere.it/testi/2013_construzione_umano_6.pdf

    Dall’abstract:

    Oltre a plasmarne la biologia, la messa in forma degli esseri umani da parte dei collettivi culturali a cui appartengono imprime in ciascuno una cosmovisione specifica, coerente col mondo nel quale gli individui sono chiamati ad abitare, e che si può immaginare come una vera e propria «filosofia con la gente dentro». Ciascuna cosmovisione si basa su una serie di ordinatori, regole fondamentali che permettono di muoversi nel mondo avendo a disposizione una sorta di durevole trama generale. Fra gli ordinatori più diffusi e generali vi sono quello per sesso; quello per età ; quello che distingue la comunità interna dall’esterno; quello che regola il puro e l’impuro; quello che partisce la vita dalla morte; e l’insieme di quelli che affiliano ciascun individuo a gruppi di individui affini. Sopra gli ordinatori, una miriade di teorie e di pratiche regolano la vita quotidiana e plasmano individui culturalmente specifici. Lungi dall’essere astratta, la «filosofia con la gente dentro» che sta alla base di una cultura è, per chi la vive, condizione stessa di possibilità di esistenza.

  37. Per Francesco

    “io che sono cresciuto con i miti del Che, di Allende, di Castro, dei Vietcong, del Generale Giap, dei sandinisti, della Resistenza, e ancora qualcosina di Garibaldi …”

    Oddio, non sapevo che fossi cresciuto così.

    Mi dispiace.

    • Francesco says:

      è l’Italia, bellezza, (cit.) non è che si potesse scegliere

      io mi sono schierato contro ma solo da adulto ho finalmente trovato un cielo sgombro da questi individui

      e si sono poderosamente ridimensionati

      ma PRIMA hanno rotto abbastanza

  38. Gabriele says:

    Caro Miguel,
    grazie mille della risposta e delle cose tutte assolutamente condivisibili che dici, sia qui che nel post che ha dato avvio alla discussione. Molto stimolante poi la questione della “costruzione umana” cui accenni in conclusione; e senza andare troppo lontano dal tema, in fondo è quello che Ernst Jünger – lo Jünger cioè del tutto dentro questa temperie politico-militare – chiama il “tipo” dell’Arbeiter, che possiamo tradurre in vario modo, operaio o lavoratore; ma per cui Cantimori negli anni ’30 propose addirittura la definizione di “milite del lavoro”, cogliendo ed esasperando un elemento fondamentale in quella costruzione filosofico-ideologica jüngeriana: la connessione cioè tra prestazione lavorativa e compagine militare – che è poi, mi sembra di capire, ciò che è alla base di quel che chiami “costruzione umana”.
    Ci sarebbe poi – mi permetto di aggiungere – la questione della cavalleria, che mi pare sia stata accennata nelle prime reazioni a questo post; ed è una questione direi centrale nelle strategie di autorappresentazione dei corpi franchi. Ma è anche una questione complessa, e mi viene la tentazione di cavarmela con una battuta non mia, bensì degli ineffabili Pauwels e Bergier, che nel loro “Mattino dei maghi” definirono il nazismo “Guénon più le Panzerdivisionen”; è una boutade appunto, con una buona dose di millantato credito; ma dice anche una verità sulla autopercezione “metafisica” e profondamente distorta del “compagnonnage spirituale” presso i nazisti, unito alla potenza tecnico-militare: cosa che beninteso vale anche per Freikorps e Konservative Revolution.

    • Andrea Di Vita says:

      Per Gabriele

      Non sono un germanista, ma amo la Germania e la sua lingua, per quello che ne capisco. Mi sembra che almeno prima della Prima Guerra Mondiale questa ansia di trovare in se stessi una qualche profondità spirituale fosse un po’ un’ossessione in tutto la Germania istruita. Mi viene in mente la lunga filippica che nelle sue Considerazioni Inattuali (il titolo lo ricordo male, ma ricorda un’opera di Nietzsche) Thomas Mann scatena contro il fratello Heinrich, accusato di filofrancesismo. Rispetto alla cosmopolita e borghese civiltà Francese (e Anglo-Americana), Thomas Mann rivendica alla società Tedesca una maggiore profondità spirituale, in cui l’azione politica e militare sono la risultante di una unità di forze del lavoro e della guerra. (Thomas Mann fa esplicitamente l’esempio di un bigliettaio che continua a lavorare mentre un sindacalista conciona la folla: il primo secondo lui è un vero Tedesco mentre il secondo è francesizzato).

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • Gabriele says:

        Verissimo, hai ragione con le tue riflessioni intorno all’ossessione dello spirito (una vera e propria patologia, se la osserviamo con occhio retrospettivo). Il testo di Mann che citi si chiama in realtà “Considerazioni di un impolitico”, ed è un documento importantissimo in questo senso: sono 700 pagine di brillante, articolata e ironica critica conservatrice alla Zivilisation, incarnata dal fratello Heinrich e dalle mode francesi. Di contro Mann propone invece la Kultur, che è in fondo proprio la riproposizione del Geist di contro all’esprit.
        In seguito Mann rinnegherà queste posizioni culturconservatrici, e potremmo leggere tutta la sua produzione antinazista (a partire dalla tetralogia dedicata al biblico Giuseppe) in nome dell’umanesimo.

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