Un suicidio nella cattedrale, anzi due. E un aperitivo da Gedac (2)

Alla prima parte

Leggiamo nei media questo brano, riguardante il suicidio di Dominique Venner nella cattedrale di Notre Dame:

Non mi risulta che sia successo mai niente di simile in passato”, ha confermato monsignor Patrick Jacquin, rettore della cattedrale.”

Il rettore si sbaglia.

A mezzogiorno dell’11 febbraio del 1931, una donna di singolare bellezza entrò nella cattedrale di Notre Dame a Parigi, estrasse una pistola e si sparò al cuore.

La signora, di trentun anni, si chiamava Antonieta Rivas Mercado e si portava dentro tutta la storia del Messico.

Suo padre era l’architetto Antonio Rivas Mercado e aveva eretto quello che chiamano “El Ángel”, la statua dorata dell’Indipendenza a Città del Messico che vedevo da bambino (il governo aveva voluto farne un’Indipendenza, la gente ne fece un Angelo, cosa assai più concreta).

Il fatto che Antonio Rivas Mercado in gioventù avesse studiato dai gesuiti in Inghilterra e avesse percorso l’Italia in bicicletta, nonché il fatto che portasse una lunga barba bianca, ci ricorda cosa fu quella specie oggi estinta che costruì il mondo, la borghesia.

Sua figlia Antonieta poté imparare l’inglese, il francese, il tedesco, l’italiano e il greco; ma ebbe anche la sventura di vivere da adolescente attraverso quel massacro in gran parte insensato che va sotto il nome di Rivoluzione Messicana – nascosta in una soffitta, assistette alle violenze commesse dalle milizie di Pancho Villa.

Diventa scrittrice, ballerina, giornalista, drammaturga e femminista.

E dopo un matrimonio infelice, incontra José Vasconcelos Calderón, che Octavio Paz ha chiamato il più grande messicano del ventesimo secolo.

E’ finita la grande orgia, al potere c’è Álvaro Obregón.

Un’astuta volpe, latifondista della specie del nord, che sullo sterminato sacrificio umano eresse l’attuale stato messicano.

Obregón sarebbe finito lui stesso con un colpo di pistola sparato dal giovane cattolico José de León Toral:

“Y aunque Obregón indefenso
Disparó con heroísmo
Un revólver que llevaba,
Calibre cuarenta y cinco.”

José de León Toral venne condannato a morte e fucilato.

Come esiste un corrido dell’eroica morte di Álvaro Obregón, esiste un corrido dell’eroica morte di José de León Toral:

Este es el corrido de José Toral
Que murió juzgado por un tribunal
El solo fue mártir de su religión
Cambiando su vida, cambiando su vida por la de Obregón

Ma prima di cadere martire sotto i colpi del futuro martire, Obregón aveva fatto in tempo ad affidare la formazione della nazione a José Vasconcelos.

Vasconcelos aveva iniziato ribellandosi contro il positivismo comtiano e il determinismo che l’indio Porfirio Díaz imponeva negli insegnamenti universitari per squadrare ed europeizzare un popolo così impossibile; e assunse quindi volentieri il proprio compito.

Con la sua particolarissima visione romantica, e lavorando con straordinaria abilità, José Vasconcelos costruì la nuova immagine di sé della nazione meticcia che molti di voi conoscerete attraverso i murales che lui patrocinò e volle: non solo l’arte messicana è in fondo sua, ma anche lo stesso intenso orgoglio messicano, creato attraverso un sistema di istruzione pubblica e di biblioteche popolari davvero notevole. Come lo descrive un ammiratore:

“Platone e Plotino, i missionari francescani del XVI secolo e i gesuiti del XVIII, il mecenate Giulio II e il bolscevico Lunacharsky, Sor Juana de la Cruz e Netzahualcóyotl si diedero appuntamento nel centro storico di Città del Messico per ispirare una crociata educativa che subito sorprese sostenitori ed estranei per il suo entusiasmo e originalità”.

Il nuovo regime, per sopravvivere, doveva distribuire ricchezze.

Non volendo toccare né i latifondisti né gli industriali, si rivolse allora alla Chiesa, ricca ma politicamente debole da quasi settant’anni.

Nacque la grande campagna anticattolica condotta da Plutarco Elías Calles e dai vari uomini che lui additava di volta in volta come presidenti.

José Vasconcelos si presentò come candidato presidenziale sostenuto da tutti coloro che si opponevano al nascente dispositivo di potere: cattolici, vecchi rivoluzionari e liberali.

inutile dire che il candidato governativo lo sconfisse, prendendo ufficialmente il 93% dei voti.

Nella campagna elettorale di José Vasconcelos, Antonieta Rivas, con la sua intelligenza ed energia, giocò un ruolo molto importante; e divennero amanti. A campagna elettorale persa,  entrambi dovettero fuggire dal Messico – lui negli Stati Uniti, lei in Francia.

Vasconcelos sarebbe rimasto in esilio fino al 1940, quando gli fu permesso far ritorno; avrebbe poi diretto la Biblioteca Nazionale. Durante la guerra, come probabilmente la maggior parte dei messicani, simpatizzò per l’Asse.

Lei, invece, non tornò mai. Ma si portò dietro il regalo che le aveva fatto José Vasconcelos: una rivoltella.

Dalla storia della suicida di Notre Dame, hanno anche ricavato un film con Isabelle Adjani, “Antonieta”, che non dubitiamo abbia strappato molte lacrime alle donne di tutto il Messico.

Ma come disse José Vasconcelos:

“Solo durante el fugaz instante de nuestra participación con lo absoluto podemos afirmar que existimos.”

(Continua…)

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130 Responses to Un suicidio nella cattedrale, anzi due. E un aperitivo da Gedac (2)

  1. daouda says:

    Tornando ai frogi:

    “Avete fatto caso che, da qualche anno, la semplice opinione contraria al matrimonio gay, o alla legalizzazione dell’aborto è passata a essere condannata sotto l’etichetta di “estremismo”, come se matrimoni omosessuali o aborti su richiesta non fossero novità scioccanti, rivoluzionarie, bensì pratiche consensuali millenarie, fermamente ancorate nella Storia, nella natura umana e nel senso comune, alle quali davvero solo un pazzo estremista potrebbe opporsi?

    Avete fatto caso che l’esibizionismo sessuale in luogo pubblico, le brutali offese alla fede religiosa, l’invasione provocatoria di chiese, sono ormai accettati come normali mezzi di protesta democratica da parte di quella stessa stampa e tv e da quelle stesse autorità costituita che, davanti alla più pacifica e serena citazione della Bibbia, subito lanciano l’allarme contro l’abuso “fondamentalista” della libertà di opinione?

    Avete fatto caso che il semplice atto di pregare in pubblico è considerato come manifestazione di “intolleranza” ( se fatto da cristiani, sia chiaro ), e che, al contrario, la proibizione di pregare è celebrata come espressione purissima della “Libertà religiosa”?

    Avete fatto caso che, dopo aver dato al termine “fondamentalista” una accezione sinistra per la sua associazione con il terrorismo islamico, i mezzi di comunicazione più rispettabili e eleganti hanno cominciato a usarlo contro pastori e fedeli, cattolici ed evangelici, come se i cristiani fossero gli autori e non le vittime inermi della violenza terroristica nel mondo?

    Quello a cui certamente non avrete fatto caso è che la transizione finale degli epiteti “estremista” e “fondamentalista” verso quello di “terrorista” ha già superato ormai perfino la fase della transizione semantica per diventare uno strumento reale, pratico, di intimidazione statale. Non lo avete notato perché la notizia non è stata data mai in Brasile [e non mi pare neppure da noi, NdT], che, negli USA, qualsiasi cristiano che si opponga all’aborto o contribuisca per campagne di difesa di suoi correligionari perseguitati, è considerato dal Homeland Security, almeno in teoria, come obiettivo preferenziale per controlli di “terrorismo” , sebbene il numero di atti terroristici commessi da questo tipo di persone sia, rigorosamente, zero. In cambio, qualsiasi siggerimento che le indagini dovrebbero avere come attenzione principale i musulmani o i sinistristi – autori della maggioranza assoluta di attentati sul territorio americano – è condannata dal governo e dai mass-media come hate speech.

    Nessun componente del Family Research Council aveva mai sparato a qualcuno, né tirato un pugno, neppure insultato una sola persona, quando la ONG sinistrista South Poverty Law Center ha collocato quella organizzazione conservatrice nella sua Hate List. Quando un fanatico gayzista è entrato là dentro gridando slogans anticristiani e sparando a tutti, nemmeno uno degli organi di informazione ha chiamato questo di “crimine di odio”.

    In tutti questi casi, e in una infinità di altri, la strategia è sempre la solita: rompere le normali catene di associazione di idee, invertire il senso delle proporzioni, forzare la popolazione a negare quello che i propri occhi vedono e a vedere, al suo posto, quello che la elite illuminata comanda di vedere.

    No, non si tratta di persuasione. Le convinzioni propagate così restano superficiali, perché escono dalla bocca mentre le impressioni che le negano continuano a entrare dagli occhi e dalle orecchie. Quello che si cerca è il contrario della genuina persuasione: è instillare nel pubblico uno stato di insicurezza isterica, nel quale la contraddizione tra quello che si percepisce e quello che si dice possa venire appianata solo mediante l’espediente di parlare sempre più alto, di gridare quello che, in fondo, non si crede né si può credere. È un effetto calcolato, una opera di tecnologia psicologica. Può sinceramente credere, un qualsiasi militante gayzista che, in un paese dove avvengono cinquantamila omicidi all’anno, una centinaio scarso di omicidi di omosessuali provino l’esistenza di un’epidemia di odio anti-gay? È chiaro che no. E proprio perché non può crederlo, deve gridarlo. Gridarlo per non rendersi conto della farsa esistenziale sulla quale ha scommesso la sua vita e dalla quale dipende per conservare i suoi amici, il suo posto ben protetto nella militanza, la sua falsa identità di perseguito e discriminato in una società che non osa dire una sola parola contro di lui. Il militante ideale di questi movimenti non è il fedele sincero, bensì il fingitore isterico. Il primo acconsente di mentire in favore delle sue convinzioni, ma conserva una qualche capacità di giudizio oggettivo e può, in situazioni di crisi, trasformarsi in un pericoloso dissidente interno. L’isterico, invece, non ha limiti nella sua compulsività a falsificare. Il militante sincero usa la menzogna come uno strumento tattico; per l’isterico, essa è una necessità indispensabile, una zattera di salvezza psicologica. L’inversione, meccanismo basilare del modus pensandi rivoluzionario, è prima di tutto un sintomo isterico. È per questo che ormai da decenni i movimenti rivoluzionari hanno desistito dalla persuasione razionale, hanno perso ogni scrupolo di onorabilità intellettuale e non si vergognano di agitare ai quattro venti bandiere ostensivamente, volontariamente assurde e auto-contradditorie. Non hanno bisogno di “veri credenti”, la cui integrità causa problemi. Hanno bisogno di masse di isterici, pieni di quella passionate intensity della quale parlava W. B. Yeats, pronti a mettere in scena sofferenze che non hanno, a lottare fanaticamente per quello in cui non credono, proprio perché non ci credono e perché solo la teatralizzazione isterica mantiene vivi i loro legami di solidarietà militante con migliaia di altri isterici.”

    Olavo de Carvalho

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  3. Per Daouda….

    ““Avete fatto caso che, da qualche anno, la semplice opinione contraria al matrimonio gay, o alla legalizzazione dell’aborto è passata a essere condannata sotto l’etichetta di “estremismo””

    E’ un discorso che tocca alcuni punti interessanti.

    Il paragrafo iniziale è indiscutibile, e smaschera l’assurdità di ciò che chiamiamo morale.

    Se due uomini si tenevano per mano nella Firenze di cinquant’anni fa, il coretto di buhaioli! non glieli levava nessuno. E quindi non si tenevano per mano, e quindi “non c’era tutta questa ostentazione che c’è in giro oggi”.[1]

    Cioè tutti i giovani “normali” della società si sentivano arruolati all’insegna del dovere di imporre la “normalità”, tanto indiscussa quanto non spiegata: le critiche teoriche diffuse all’omosessualità che si sentono oggi sono semplici reazioni, allora solo qualche intellettuale ne sentiva il bisogno.

    Soffocare l’omosessualità era quindi un dovere morale, e uno si sarebbe sentita la coscienza sporca (o il sospetto di complicità con il male) se NON avesse gridato anche lui.

    In poco tempo, partendo dagli Stati Uniti, la situazione si è invertita. Oggi è quello accusato di aver detto buhaiolo che rischia l’immediato licenziamento dal lavoro e tutto il resto, e deve sentirsi la coscienza sporca. Anche se non ce l’ha, perché la morale è cambiata più velocemente dei suoi portatori. Come in Messico ai tempi della Conquista, quello che da ragazzo doveva sentirsi in colpa se non aveva torturato un prigioniero prima del sacrificio, doveva poi sentirsi in colpa se trascurava di dire il rosario.

    In realtà, non si tratta esattamente della stessa cosa, perché

    1) il nuovo codice è ancora piuttosto artificiale – la gente non sa esattamente cosa pensa o sente, cerca piuttosto di evitare di “fare brutta figura”, e la cagnara mediatica in questo gioca un ruolo forte

    2) è vero che esiste una differenza tra reprimere l’affetto che Tizio prova per Caio; e reprimere il diritto di reprimere l’affetto che Tizio prova per Caio.

    Questo scarto reale obbliga i “contrari-ai-matrimoni-gay” a una serie di arrampicate sugli specchi, esagerazioni storiche, ragionamenti catastrofistici che indeboliscono enormemente i loro eventuali argomenti. Ecco che da una premessa veritiera, si arriva a una balla come questa:

    “qualsiasi suggerimento che le indagini dovrebbero avere come attenzione principale i musulmani o i sinistristi […] è condannata dal governo”.

    Nota

    1. Che poi di “ostentazione” non ne vedo in giro nemmeno oggi. Qui a Firenze mi capiterà una volta all’anno di vedere qualcuno che “ostenti” (tipo tenersi per mano con un altro uomo, non dico di più). E certamente non “ostentano” nulla i gentilissimi promotori del circolo Ireos in Via de’ Serragli, che organizzano attività culturali interessanti.

    • Francesco says:

      chi è l’autore del testo citato da daouda?

      è interessante, largamente condivisibile, mi piace quel tentativo di approfondire la differenza tra il credente e il fingitore isterico, che spiegherebbe grandissima parte degli spettacoli televisivi spacciati per giornalismo

      ho scritto largamente perchè mi rimane un lievissimo retrogusto di forzatura in bocca, dopo averlo letto. non sul tema dei buhaioli

      • Guido says:

        Le morali, i comportamenti, i giudizi, le timidezze, le ostentazioni ecc. mi sembra che si presentino sempre in un contesto in cui ognuno è ben consapevole di agire e parlare in un àmbito pubblico. Per esempio un normale gesto affettivo come tenere per mano o baciare il proprio partner è un’innocente manifestazione di affetto se succede in disparte dallo sguardo altrui, mentre viene sottoposto al vaglio della morale comune se succede in mezzo agli altri. Un po’ come il nudismo, per intenderci.

        Non dimentichiamo che fino a non molto tempo fa baciare la fidanzata in pubblico era considerato un comportamento profondamente immorale, mentre adesso sarebbe interessante vedere cosa succede nei raduni dei papa boys, fra ragazzi in piena tempesta ormonale.

        In ogni caso, se vogliamo capirci qualcosa, non possiamo non essere relativisti. Bisogna farsene una ragione: la vita è flusso, movimento, mutazione. Provo sinceramente una grande pena percepire il disorientamento che prova chi ha impostato tutta una vita intorno a una fede circa principi e valori ritenuti immutabili e incrollabili. Per comprendere una buona parte di comportamenti suicidi credo che sarebbe necessario osservare con empatìa come siano profondamente fragili tutte quelle persone che ostentano sicurezza nelle proprie inossidabili convinzioni.

        Il reazionario/conservatore de Carvalho tratteggia abbastanza bene il carattere del militante isterico, ma compie secondo me l’errore di volerlo collocare nel campo politico a lui avverso, costituito da abortisti, gay e quant’altro. Questa posa “antico regime” che si scaglia contro il “politicamente corretto” mi pare un espediente retorico abusato, a cominciare dai vari teatrini imbastiti in tv, ad uso e consumo di compulsavi spettatori. Si tratta di un giochino delle parti in cui nessuno può esibire credenziali immacolate.

        • PinoMamet says:

          ” Il reazionario/conservatore de Carvalho tratteggia abbastanza bene il carattere del militante isterico, ma compie secondo me l’errore di volerlo collocare nel campo politico a lui avverso, costituito da abortisti, gay e quant’altro.”

          ma cosa pone abortisti, gay, e quant’altro, al di sopra dell’accusa di “militanza isterica”?
          Mi pare che atteggiamenti “isterici” li abbiano in modo abbastanza visibile.

          In realtà dipende da come si guarda la cosa.
          Da un lato, è vera la riflessione che il “nuovo codice” (gay buono, omofobo cattivo, femminista buono, antifemminista cattivo, per intenderci) sia ancora molto malfermo; e forse proprio per questo ha bisogno di gridare forte.

          Però è anche vero che nella società vittimocratica attuale, vince chi grida più forte, e più lo si lascia gridare più griderà, fino agli estremi che già abbondano nel pubblico (già isterico di suo) dei blog, dove praticamente ogni cosa scatena accuse di antifemminismo, omofobia, antisemitismo…
          ogni cosa vuol dire tutto e il contrario di tutto
          (per cui anche il povero Meotti può venire accusato di essere antisemita, se dice il giorno dopo una cosa che sarebbe stata giusta il giorno prima…).

          Ma sarebbe forse un’illusione credere che questo distrugga, anziché rafforzare, la potenza dei vittimocrati.

          Curiosamente la Chiesa cattolica (e lo dico da non-cattolico) si trova all’incrocio di tutte le possibili accuse: omofobia, antisemitismo, oppressione della donna, complicità con i potenti ecc. ecc.
          A essere cattolici, ci sarebbe di che meditare (“beati voi quando…”).

          E paradossalmente però il risultato di questo incrocio di veti sociali è una società molto più moralista e sostanzialmente retrograda di quella di pochi decenni fa.
          Certo, rispetto agli anni Cinquanta se urli “frocio” a un omosessuale ricevi pubblica riprovazione e potresti anche essere punito;
          ma rispetto agli anni Settanta, ti è proibito scherzare su qualunque cosa, e cose che sarebbero sembrate (e in fondo erano) perfettamente innocenti sono ora indicibili.
          Date un’occhiata alle vecchie commedie italiane su Youtube e ditemi se non ho ragione.

          In effetti il clima di riprovazione sociale, più ancora (almeno in Italia dove siamo più calmi) che la paura di possibili ritorsioni legali, creano un clima da Inquisizione (quella mitica della leggenda nera, non apriamo di nuovo il dibattito).

          Un golfista costretto a scusarsi pubblicamente (a Canossa, si direbbe) per aver fatto una battuta innocua sul pollo fritto a un collega di colore.
          Naturalmente gli attori di colore USA sono i primi a fare le battute sul pollo fritto. Il che non significa che i neri negli USA “abbiano il potere”; ma che, partendo da rivendicazioni in origine giustissime, si sia creato un clima sociale pesante e ipocrita.

          Il cui risultato sarà la scollatura tra l’immagine pubblica e il pensiero reale delle persone, cioè la perfetta ipocrisia e l’impossibilità di vero dialogo e avanzamento, e infine la resistenza prima nascosta, poi sempre più esplicita.

          Mi dicono per esempio (non so, prendetemi con le pinze) dell’improvvisa rinascita del machismo proprio dove meno una se lo aspetterebbe: nei paesi scandinavi “illuminati, progressisti, femministi”, quelli che hanno creato il manifesto del luogo comune femminista più becero, Uomini che odiano le donne (che poi, almeno a leggere certe femministe, parrebbe proprio il contrario; gli uomini non odiano le donne, semmai le menano, che è più grave ma completamente diverso).

          Come quando i litigi, da scambio di insulti anche pesanti, si trasformano in cause con giudici e avvocati.

        • Peucezio says:

          Ottima analisi.
          A proposito del cinema degli anni ’70, è interessante notare come gli Stati Uniti fossero molto più “avanti” (nel senso negativo del termine) già allora: non so se hai presente “Sistemo l’America e torno” di Nanni Loy. C’è un Paolo Villaggio che si trova negli Stati Uniti a dover interagire con un giocatore di pallacanestro negro che s’incazza perché lui scherza sugli omosessuali, fa una battuta sul sedere di una donna ecc. L’impressione è di fenomeni ancora nella fase incipiente (il pallacanestrista è un attivista rivoluzionario, imprevedibile e ciclotimico, che fa impazzire il malcapitato Villaggio) e il film trasmette la sensazione di straniamento del protagonista in un contesto sentito come così diverso(non a caso abbondano dialoghi in inglese senza sottotitoli, di cui Villaggio, come lo spettatore medio degli anni ’70, non capisce un’acca), cui reagisce a volte anche con ironia.
          Non è un gran film ma è sintomatico.

        • PinoMamet says:

          Non ho visto il film: grazie per la segnalazione! Lo cercherò.
          :)

        • PinoMamet says:

          ovviamente sul perfido social network abbondo di conoscenti “paladini (da tastiera) delle donne” o “dei gay” o “dei diritti degli stranieri”.

          Che poi per le loro appassionate, continue e un po’ stancanti (diciamolo: hanno rotto il cazzo) difese non richieste delle donne, curiosamente, si beccano i “mi piace” solo da altri uomini, in una curiosa gara di piaggeria; mentre per i diritti dei gay i “mi piace” vengono dalle donne, per il quale il gay (se po’ dì?) ha un po’ la stessa funzione del tipico gatto da zitella, idolatrato come l’uomo perfetto e irraggiungibile.

          Ovviamente il perfido social netwrok, essendo social, è un perfetto strumento di controllo sociale
          (non credo sia stato “pensato” per questo, le cose non hanno bisogno di essere “pensate” da qualcuno per esistere) e un teatrino dell’ipocrisia generale.

          Che poi questi paladini tastieristici della superiore intelligenza femminile (lo so perché lo vedo) sono i primi a non cagare di striscio le donne quando parlano…

        • Andrea Di Vita says:

          Per Peucezio

          E’ un grande film! L’ho visto decenni fa, ma me lo ricordo assai bene. Di quelli che la TV d’oggi non fa vedere più (ma meglio soprassedere, è un tasto troppo doloroso).

          Fa il paio con ‘Il bel Paese’, sempre con Villaggio, di Salce: che parla del terrore della microcriminalità, ed ha (cosa rara fra i film Italiani) un bel finale utopistico.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

    • mirkhond says:

      Ostentazione no.
      Arroganza sì e tanta.
      Specialmente adesso che c’è Emma Bonino, e la neolingua orwelliana si è inventata anche il “femminicidio”!
      Gran parte dell’articolo postato da Daouda è condivisibile, tranne quando se la prende coi muSSulmani…

      • Guido says:

        Per Pino Mamet

        ….ma cosa pone abortisti, gay, e quant’altro, al di sopra dell’accusa di “militanza isterica”?

        Assolutamente nulla, tant’è che sono del tutto d’accordo con queste tue considerazioni.

    • Peucezio says:

      “2) è vero che esiste una differenza tra reprimere l’affetto che Tizio prova per Caio; e reprimere il diritto di reprimere l’affetto che Tizio prova per Caio.”

      Che poi basterebbe che nessuno reprimesse nessuno. Credo che nessuna persona ragionevole oggi difenderebbe l’idea di reprimere l’affetto di Tizio per Caio (anche se magari sotto sotto lo pensa), ma al massimo le sue manifestazioni pubbliche se troppop appariscenti.
      Tra l’altro io sono convinto che l’omofobia applicata (non quella teorica) e il politicamente corretto di oggi abbiano la stessa matrice, quella di inquadrare e disciplinare i comportamenti e gli stili di vita.
      Prima del ‘700 a nessuno sarebbe saltato in mente di andare a controllare e reprimere tutti gli omosessuali, anche se in teoria il diritto giustinianeo prescriveva per loro il rogo. E’ la modernità, prima borghese poi post-borghese, che ha imposto una morale sessuale a senso unico.

      • Andrea Di Vita says:

        Per Peucezio

        ‘Che poi basterebbe che nessuno reprimesse nessuno’

        Se si crede sinceramente e con coerenza in una Verità, ciò è impossibile.

        In tal caso, infatti, la Verità consente di discernere l’errore. Ora, magari si può perdonare l’errante, ma non ciò che si ritiene essere errore. E reprimendo il secondo finisci inevitabilmente per reprimere il primo, che non crede affatto nella tua definizione di ‘errore’.

        Ecco perchè ogni metafisica (e in particolare, dunque, ogni religione) è intrinsecamente totalitaria.

        Ciao!

        Andrea Di Vita

        • daouda says:

          Dove starebbe il male in tutto ciò?

          “Parcere subiectis et debellare superbos”

        • Moi says:

          @ ANDREA DE VITA

          Il Pastafarianesimo che si pone come Metafisica Beffarda è invece Relativista e Politicamente Corretto … o almeno se la prende soltanto contro chi ha la pretesa di porsi al centro del mondo.

          L’idea in sé non è malvagia … ma è realizzata “nerdosissimamente” … “N” !

        • Peucezio says:

          Il discorso è lungo. In realtà io non ho grande simpatia per la repressione esercitata da apparati statuali o comunque organizzazioni collettive grandi e strutturate, ma se si tratta della famiglia, della tribù, del clan, non è che io sia poi così ostile alla repressione.
          Comunque la religione intesa nel senso tradizionale in cui la intendo io non è una verità, è un modello di rappresentazione del sacro. L’uomo premoderno, diciamo pre-età assiale, non ha un rapporto veritativo col sacro, ma percettivo e rappresentativo: il sacro è, egli lo vede, lo sente, ne ha contezza e certezza, non lo oppone certo a qualcosa di “falso” o di “non vero” o di “sbagliato”. Semmai legge nel mondo la presenza di numinosità anche negative, malvage, o quantomeno sfavorevoli a lui, al suo raccolto, alla salute sua e della sua famiglia, ma non “false”. Il vero e il falso intesi in senso metafisico gli sono estranei: in un certo senso tutto è vero. Ecco perché la tradizione è tollerante e la modernità e omologante ed esclusivista.

        • PinoMamet says:

          Credo di essere un uomo pre-moderno!

        • Dove starebbe il male in tutto ciò?
          Nella imposizione.
          Andrea scambia la fede con una delle sue manifestazioni sociali; è un errore comune.

          Vero è che la religione, intesa come manifestazione appunto sociale di un comune sentire può deviare e spesso lo fa.
          Basti pensare alle votazioni politiche: uno fa tanto per far vincere il proprio dio, e alla fine se lo ritrova a governare a braccetto con il dio nemico.

          Al che va bene il relativismo, ma la presa per i fondelli è una Verità assoluta di fronte alla quale però ci si inchina senza colpo ferire.
          Questa farsa in Italia la chiamano politica (e contingenza, ed emergenza, e sacrifici), altrove non so.

          Ma in fondo il relativismo è una Verità assoluta, intrinsecamente negando che esista una Verità assoluta (io preferisco dire che la Verità assoluta “è”, invece di “esiste”).

          Quindi qui si tratta di scegliere tra una Verità assoluta propositiva ed una non propositiva: l’inganno o la bellezza della seconda sta nelle mille forme che assume, al punto da farci scambiare il fenomeno con la sua ragion d’essere.
          E’ una forma sottile di superstizione.

          Sinceramente l’accusa alle religioni dovrebbe essere soppesata meglio, perché è facile trovare forme religiose laddove meno ce le aspetteremmo.

          P.S.: il termine religione qui va inteso più che altro nel senso di strutturazione storica e sociale del potere a danno dell’umanità in nome di una verità assoluta “tutta personale”.

        • Mauricius Tarvisii says:

          @Andrea
          Ogni morale è totalitaria, vorrai dire. E’ il dramma della morale: o sono convinto senza se e senza ma dei miei principi morali (e allora posso rispettarli nonostante la convenienza di una loro violazione), oppure li considero provvisori e facoltativi (e allora faccio ciò che voglio: uccido, rubo, stupro… tanto non credo neppure io che sia sbagliato).
          Ah, ho visto atei moralmente molto più inflessibili di gran parte dei credenti.

        • Andrea Di Vita says:

          per Moi

          ‘nerdosissimamente’

          Beh, meglio che niente. :-)

          Per peucezio

          ‘repressione’

          La repressione è sempre dolorosa, per chi la subisce. Un dolore necessario, magari. Se accettiamo il postulato umanitario per cui la condotta migliore è quella che riduce l’altrui dolore il più possibile, allora il relativismo è il meno peggio a disposizione.

          per mauricius tarvisii

          ”errore’

          Più che un errore è un’abbreviazione.

          Non esiste fede senza manifestazioni sociali, e su questo saremo -credo- d’accordo.

          Ma quel che qui conta è che non esiste fede senza che una delle sue manifestazioni sociali sia una qualche forma di repressione.

          Per quale motivo?

          Perchè la fede è ‘sostanza di cose sperate ed argomento delle non parventi’, ossia è non necessaria. (Se infatti fosse resa necessaria dall’esperienza, allora che merito avrebbe chi crede? ‘Beati quelli che crederanno senza avere visto’)

          Siccome la fede è non necessaria, allora non è necessario aderire ad essa in ogni frangente della vita per ogni essere umano.

          Quando tale adesione manca scatta la repressione conseguente al mancato adeguamento del comportamento dell’individuo ad una delle manifestazioni sociali della fede stessa.

          Ma la repressione è sempre dolorosa, per chi la subisce.

          Quindi la fede porta inevitabilmente alla produzione di dolore non necessario. (Il dolore associato alla repressione è tanto non necessario quanto la fede che ha prodotto la repressione).

          Se accettiamo il postulato umanitario per cui la condotta migliore è quella che riduce l’altrui dolore il più possibile, allora il relativismo è il meno peggio a disposizione, allora la fede è da rifiutare.

          ”Ma in fondo il relativismo è una Verità assoluta, intrinsecamente negando che esista una Verità assoluta”

          Questo è l’errore -lessicale, prima che logico- di molti credenti. :-)

          Il relativismo etico non è una Verità, ma un metodo (se fosse una verità, allora sì che contraddirebbe se stesso).

          Il metodo è quello di non parlare di cio’ su cui è impossibile raggiungere una conclusione condivisa.

          L’esempio lo fornisce Erodoto, quando racconta di Alessandro magno che giunto in India incontra un popolo abituato a onorare i defunti consumandone le ceneri in un pasto rituale. Di fronte all’orrore dei suoi generali, Alessandro decide di mettere intorno a un bel banchetto i sacerdoti di quel popolo, e di farli discutere coi suoi filosofi, in modo da decidere chi aveva ragione. Ovviamente passata un’intera giornata di discussioni non si venne a capo di nulla. Alessandro concluse che ciascuno doveva essere lasciato libero di comportarsi come meglio credeva, perchè tanto è inutile ravvivare una controversia indecidibile: serve solo a ravvivare l’odio (di nuovo, la sofferenza non necessaria).

          ‘morale totalitaria’

          Non ha molta importanza credere in una qualche Verità per condurre una vita morale. In Europa l’esempio noto è quello degli Ebrei agnostici, che seguono scrupolosamente la Torah senza credere in Dio. Conta credere nella necessità di seguire una qualche morale. L’esempio noto è Socrate, quando beve la cicuta. Un altro è Primo Levi, un altro ancora è Orwell.

          Ciascuno è responsabile della scelta della morale da seguire, salvo accollarsene in proprio le conseguenze.

          La libertà di ciascuno finisce dove comincia la libertà degli altri.

          Concesso questo punto, tutto il resto di una morale agnostica segue.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

        • Z. says:

          ADV,

          il problema, come già ti dissi, è capire a che punto va segnato il confine.

          Esempio. E’ una sera d’estate e sto facendo quattro chiacchiere con alcuni amici all’aperto. Scende un tizio e ci chiede di andare a parlare altrove, perché – sintetizzo – la nostra libertà di chiacchierare finisce dove inizia la sua libertà di dormire.

          Chi ha invaso la libertà di chi? Siamo noi che, parlando, violiamo la sua libertà di dormire? O è lui che, mandandoci via, ostacolerebbe la nostra libertà di chiacchierare?

          Esistono altri esempi: il negoziante Andrea che pratica prezzi così bassi che il concorrente Zeta viene buttato fuori dal mercato, il ciclista Moi adirato col governo per il nuovo decreto legge che impone il casco ai ciclisti, il tentato suicida Tizio arrabbiato coi barellieri e i medici che gli hanno salvato la vita. E così via.

          La libertà di Z. finisce dove inizia quella di ADV, va bene – ma dove inizia la libertà di ADV?

          Z.

          PS: Se mi rispondi “dove finisce quella di Z.” chiedo allo spirito di Wittgenstein di tirarti le coperte di notte :D

  4. Moi says:

    Per maggiore In Topic, visto che avevo accompagnato nel vecchio post questa domanda alla segnalazione del suicidio di Venner :

    Tecnicamente, ora (!) Notre Dame è “SCONSACRATA” ?!

    … varrebbe altrettanto in una sinagoga o in una moschea, la sconsacrazione per suicidio ?

    Mi pare che almeno fino a prima del Concilio Vaticano II un suicidio in chiesa implicasse la sconsacrazione, o al massimo era necessaria una solenne messa riparatrice. Ancora oggi (!) a Bologna e dintorni Umarèll e Zdàure che hanno abbandonato la Chiesa prima (!) del Concilio Vaticano II restano nell’ incredulità e nello sgomento ogni volta che sentono dire che i Suicidi possono avere i funerali in chiesa !

  5. Moi says:

    Per maggiore In Topic, visto che avevo accompagnato nel vecchio post questa domanda alla segnalazione del suicidio di Venner :

    Tecnicamente, ora (!) Notre Dame è “SCONSACRATA” ?!

    … varrebbe altrettanto in una sinagoga o in una moschea, la sconsacrazione per suicidio ?

    Mi pare che almeno fino a prima del Concilio Vaticano II un suicidio in chiesa implicasse la sconsacrazione, o al massimo era necessaria una solenne messa riparatrice. Ancora oggi (!) a Bologna e dintorni Umarèll e Zdàure che hanno abbandonato la Chiesa prima (!) del Concilio Vaticano II restano nell’ incredulità e nello sgomento ogni volta che sentono dire che i Suicidi possono avere i funerali in chiesa !

  6. Abbiamo pensato che l’interrogativo del primo commento meriti un più ampio spazio di discussione.

    http://noi-nuovaofficinaitaliana.blogspot.it/2013/05/potere-e-luogo-comune.html

  7. Abbiamo pensato che l\’interrogativo del primo commento meriti un più ampio spazio di discussione.

    http://noi-nuovaofficinaitaliana.blogspot.it/2013/05/potere-e-luogo-comune.html

  8. Grog says:

    Mah…le cose non vanno mai nel verso giusto accidenti!
    – Il bongo italiano piccona tre poveri cristi a milano che hanno l’unica colpa di svegliarsi presto.
    – I leghisti bongo padani se la prendono con la ministra bonga pdemollina che invece di stare “zidda” e dire “si badrone” fà casino in favore dei bonghi clandestini.
    – Il bongo inglese islamico, che di nome fa “Cristian” ( ah ah ah ah ) accoppa a colpi di macete un soldato di sua maestà senza nemmeno chiedergli “bosso tagliarti la desda effendi?”
    – Un brutto vecchiaccio fascista compare dell’OAS si fa saltare le cervella nella chiesa di Notre Dame dimostrando che i fasci hanno magari coraggio ma cervello pippa.
    – Quattro troiacce di incerta nazionalità franco ucraina si denudano a Notre Dame profanando la Chiesa.
    MORALE
    C’è un disordine della Madonna ed il quadro và così ricomposto
    – Il bongo italiano va spedito a Londra per sostituri il bongo islamico “Cristian” almeno accoppa un militare e non tre civili che non hanno colpe.
    – I bongo padani vanno spediti nell’africa nera con pentolone osso al naso e sveglia al collo perchè possano essere rieducati da fini intellettuali congolesi o in alternativa cucinati nel pentolone.
    – La ministra bonga pdemollina non è un problema perchè tanto il governo durerà poco e lei tornerà a fare l’oculista dove è impossibile mettere politicamente le dita negli occhi al prossimo.
    – Il vecchiaccio fascista compare dell’OAS che si è fatto le cervella nella chiesa di Notre Dame è l’unico che sta al suo posto, mi sembrerebbe un’offesa gratuita vendere il cadavere ad un’univertà islamica per gli studendi di medicina.
    – Il bongo islamico “Cristian” và dirottato a Parigi dove insieme a colleghi bonghi di banlieu sodomizzeranno le quattro troiacce di incerta nazionalità franco ucraina in Place de la Bastille.
    UN PO DI ORDINE PERDIO!
    Grog! Grog! Grog! Grog! Grog! Grog!

  9. mirkhond says:

    Daouda ha avuto l’onore di veder postata la sua citazione in un altro blog!
    Che bello! ;)

  10. serse says:

    Non me ne voglia Dauda.
    Forse lo stato di permanente OT di questo blog ;-) qualche volta può tornare utile:
    o’ voi poliglotti, qualcuno riesce a tradurre nell’italico idioma l’importante discorso in portoghese? Grazie.
    http://controimbecillitacollettiva.wordpress.com/2013/05/15/linguaggio-animale/

  11. habsburgicus says:

    @Miguel
    José Vasconcelos é lo stesso che dopo il ritorno in Messico nel 1940 viene spesso definito “intellettuale cattolico” ?….grande personalità
    molto interessante, e almeno a me sconosciuto, il tuo racconto del suicidio di Antonieta Rivas Mercado
    ciao !

  12. daouda says:

    Per Miguel:

    L’ostentazione è un concetto intrigante ma la cui minimizzazione non può sussistere se si affronta seriamente il concetto di Bene Comune.
    Ciò fatto ogni abitudine ha il suo pronto giudizio derivante proprio da tale riflessione oltre che da una corretta comprensione della natura umana, che evidentemente, ignorando gli altri mondi e chiudendosi riduzionisticamente a riccio, non si potrà mai avere. Le derive dell’uomo possono quindi creare una quantità estesissima di morali illegittime. Capire dov’è la legittimità è un’operazione intellettuale ed eminentemente politica , è per questo che il diritto è sempre stato una scienza sacerdotale.

    L’esigenza poi di dover spiegare e discutere qualsiasi cosa , è un’insubordinazione tutta attuale che nega non solo il rispetto dei ruoli sociali ma anche della natura umana stessa giacché a molti individui conviene e sempre converrà apprendere una determinata cosa come assodata; inoltre anche materialmente non sia ha il tempo di poter sviscerare ogni cosa autonomamente.
    L’importante è che non ci siano abusi e questi non possono che generarsi quando non si ha una comprensione delle cose, comprensione che deve essere controbilanciata ed affermata da altri che abbiano il ruolo adatto e le conoscenze adatte per farlo, altrimenti si giunge ad un’individualismo sfrenato.

    La differenza tra il comportamento isterico e l’uniformismo sociale che esponi è che l’omosessualità è sempre stata minoranza, e non c’era affatto bisogno di urlare la sua deviazione, un po’ come i romanisti sottomettono a scuola i laziali prendendoli per il culo. Questo è un attegiamento della folla difficilmente modificabile, è probabilmente una sua esigenza profonda giacché si deve stigmatizzare ciò che non si capisce, ma deriva dalla stessa volgarità che impregna il popolo e da cui sinceramente sarebbe molto ma molto scorretto pretendere di più.

    Quel che espone Olavo de Carvalho è del tutto diverso.
    Inoltre dalla parte del suo discorso pende una cosa che oggi non si preferisce più usare ossia la verità che consiste nel giudicare il comporatamento sessuale omosessuale come una deviazione pura e semplice. Questo giudizio antropologico ma ancor prima METAFISICO, è in realtà il fulcro del problema, e la cosa che si rifiuta.

    Non mi interessa qui stare a vedere le sofferenze dei froci , di cui mi rammarico e la cui condizione, qualora non sia viziata dal voler ottenere riconoscimenti per loro natura ontologica irrealizzabili nonostante le parodie moderne , e che quindi è un’auto sofferenza inflitta, è stata appesantita e colpita sicuramente e non lo nego ( d’altronde non avrebbero potuto trovare alcuna forza se non ci fosse stato del reale a base delle loro rivendicazioni assurde ).

    Mi concentrerei sul piano di ingegneria psico-sociale che stiamo subendo.Sulle torture che sta subendo il genere umano nella sua generalità.
    Perché è questo il nesso che si deve vedere, è questo il miglior piano del “potere invisibile”.
    Per il resto tu reputi che ci siano ragionamenti catastrofistici quando sappiamo di cosa è in grado il potere anonimo e come ci sta allevando. Non li chiamerei affatto catastrofistici insomma.

    L’accenno ai sinistri non puoi non condividerlo e mi sembrerebbe davvero colpevole non ritenerlo veritiero ( considerando chiaramente la maggior parte dei fascismi di sinistra , è ovvio ). L’acceno ai musulmani te lo spiego io, spiegandoti cosa afferma l’autore e che nello specifico non è la mia visio:
    considerando che reputa il terrorismo islamico una creazione dell’URSS, considerando che secondo quel che affermò Anatoly Golistsyn la perestorika non è stato altro che un false flag, considerando l’ideologia eurasiatista ed il suo attaccamento al tradizionalismo spurio, ha ben donde nel considerare il mondo islamico, suo malgrado , eterodiretto direttamente da Mosca. L’Islam d’altronde si sta trasformando in una velocità impressionante in un obbrobbrio, obbrobbrio che rientra nei piani generali, come la deriva umanistica della Chiesa.

    • Andrea Di Vita says:

      Per daouda

      ‘Questo giudizio antropologico ma ancor prima METAFISICO, è in realtà il fulcro del problema, e la cosa che si rifiuta.’

      E’ vero.

      Da agnostico qual sono, mi sto godendo come un riccio i tuoi ultimi post, daouda, li sto centellinando parola per parola! :-) In un mondo dove la religione è apparentemente nascosta (ma marcisce nell’ombra, e contagia), chi è attento al fatto religioso vede probabilmente più lontano.

      Gramsci chiamerebbe ‘lotta per l’egemonia’ ciò che l’autore che hai citato descrive così correttamente.

      In un contesto precedentemente dominato dal cristianismo (= religione divinizzante il destino chiaro e manifesto dei masticabibbie, con una facciata cristiana e la complicità delle chiese), la ‘gay-zzazione’ del mondo è un’operazione anti-Valori.

      In altre parole, screditata la religione Comunista (altra cosa dal messaggio di Marx, così come la Chiesa è altro dal messaggio di Cristo) abbiamo avuto la religione cristianista (che è altro da Benjamin Franklin, ma che fonde scuola di Chicago, ‘fine della storia’, orina fallace e giuliano ferrara). Da buone religioni, entrambe hanno ipostatizzato (= ‘estrapolano dalla realtà empirica a una sfera metafisica’) almeno un Valore ciascuna, il Sol dell’Avvenire per la religione Comunista e il Libero Mercato per la religione cristianista.

      La crisi finanziaria creatasi spontaneamente nel mondo a direzione cristianista ha aperto un varco alla semplice considerazione che ogni metafisica è arbitraria, quindi superflua. Spntaneamente, la metafisica viene rifiutata anche da queli che non sanno che cosa sia, e che la confondono con la madonnina nelle nubi di Medjugorje a ‘Striscia la Notizia’. E’ più facile scrollarsi di dosso una religione ridotta a superstizione e a ciò che passa per omofobia. E in un mondo libero dalla metafisica la discriminazione dei gay è insensata.

      Come tutti i rivolgimenti epocali, la rivoluzione in corso avviene coi tratti della lotta per l’egemonia, ossia tramite la sistematica denigrazione degli oppositori. Non diversamente avvenne per la chiesa Cattolica con l’Illuminismo (la ‘leggenda nera’ dell’Inquisizione), con l’intellighentsia Europea e non ai tempi di Stalin (si veda la perorazione di Orwell contro la censura filoURSS nella prefazione de suo ‘Animal Farm’) e poi con la ‘guerra infinita’ al terrorismo di bushettino e dei suoi sodali Inglesi e Italiani.

      Personalmente, da agnostico non posso che citare compiaciuto il Grande Timoniere: ”grande è il disordine sotto il cielo, la situazione è eccellente’.

      Infatti, mai lo spazio per la libertà è cosi’ grande come quando un totalitarismo, quale che sia, sta declinando. Le forze del’anti-ragione sono potenti, ma cozzano l’una contro l’altra; la forza della ragione è flebile, ma va sempre nella stessa direzione.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • habsburgicus says:

        ciao Andrea,
        non mi dire che sei maoista :D

        • mirkhond says:

          No, è massone.

        • Andrea Di Vita says:

          Per mirkhond

          ‘maoista’ […] ‘massone’

          Nè l’uno nè l’altro. Forse Epicureo. Comunque nego che un totalitarismo sia peggiore di un altro. L’unico totalitarismo buono è quello morto. Ecco perchè diffido istintivamente di ogni religione. Ma siccome il cuore umano è una fabbrica di idoli, il prezzo della libertà rimane pur sempre l’eterna vigilanza. Ecco perchè a differenza di Epicuro non credo nel ‘vivi nascosto’.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

        • habsburgicus says:

          @Andrea Di Vito
          forse ti stupirai..ma epicureo, in un certo senso lo sono anch’io !
          ho sempre ammirato Epicuro (da alcuni anni ancor di più), pur essendo conscio (come lo sei tu) che fra le sue idee e quelle dgli epicurei posteriori c’é un abisso..già all’epoca dell’ “Epicuri de grege porcum” del grande Orazio :D

        • Andrea Di Vita says:

          Per habsburgicus

          No. Ma se Mao ne ha detta una giusta, perchè non citarlo? Anche un orologio rotto segna sempre l’ora giusta due volte al giorno. :-)

          Ciao!

          Andrea Di Vita

        • habsburgicus says:

          però io trovo il “lathe biosas” affascinante :D

      • daouda says:

        Spero di essere in grado di risponderti.

        Citi Gramsci, giustamente, poiché era lui che aspirava al potere invisibile del partito, potere che l’ideologia sovversiva oggi effettivamente detiene senza che i più se ne rendano conto essendo i dibattiti tutti interni al movimento sovversivo.

        La gayzzazione è ovviamente un’operazione anti-valori ma non solo verso il cristianesimo ma anche in sé.
        Primo punto che ti contesto.

        Secondo punto da precisare. Non esiste la religione comunista ( priva di trascendenza ) ma la religiosità comunista.

        Terzo. La Chiesa per natura non è altro dal messaggio di Cristo, fin tanto che essa non devia dal suo insegnamento orale e scritto essa è Una, santa, cattolica ed apostolica.
        In ognuno dei suoi rami apostolici è rinvenibile la Grazia e la profondità della dottrina.

        Quarto. Il monetarismo è una branca del movimento sovversivo e parla di libero mercato quando le sue dottrine economiche lo sconfessano dappertutto, questo è importante da capire altrimenti si continuerà a credere nel neo-liberismo che a conti fatti non esiste.

        Ciò scritto concordo che, in definitiva, nel mondo moderno le varie branche , vere e proprie eresie, prendono una parte e la “ipostatizzano” come scrivi.
        Tralasciando la crisi finanziari i cui veri misfatti risiedono in complesse distorsioni monetarie ( di cui i monetaristi sono complici ) scrivere che la metafisica sia arbitria è assurdo e descriverla come superflua un non senso logico, giacché ogni significato che diamo a qualunque cosa dipende in definitiva da questa, che è unica nella sua essenza per forza di cose, e sopra le parti per definizione essendone al di fuori nella sua universalità.

        Che essa venga rifiutata è comprensibile visto che la natura stessa dell’individualità umana, del suo composto, è altamente deficitaria.
        Che di conseguenza la Religione scada nella superstizione ( per essere tale in sé stessa non dovrebbe più operare come canale della Grazia, ossia in definitiva essere morta ed esistere come parodia di quel che fu ) nei suoi aderenti risulta quindi facilmente comprensibile.

        Scrivi: “in un mondo libero dalla metafisica la discriminazione dei gay è insensata” ma non è la discriminazione del gay il problema , visto che questa non esiste e se esistesse non sarebbe nient’altro che il condannare una disposizione negativa dell’uomo ( che non nego possa avere i suoi eccessi anch’essi da condannare ), ma la discriminazione della normosessualità.
        Inoltre liberi dalla verità , ognuno si fa banditore della propria visione delle cose cosicché le aberrazioni si diffondono a macchia d’olio ed aumentano invece di diminuire, e con esse la crudeltà.

        Le tue ultimi asserzioni sono prive, ai miei occhi, di logica, poiché innaizutto la ragione non basta a sé stessa, ed in secondo luogo prova empirica alla mano questo è il secolo delle idiozie e mai più di quest’epoca fu risultato così abrerrante.
        Inoltre continui nella consueta confusione tra intelletto e ratio, cosa tipicamente illuminista
        Ad ogni modo una metafisica è per definizione totalitaria, ma non oppressiva, a tal punto che il mondo non metafisico che vediamo non è che un elemento necessario all’ordine universale e quindi a priori già previsto e del tutto interno ad essa.
        Semmai potremmo dire che in una civiltà tradizionale, sacra, il male è oppresso, il che si spiegherebbe da se come giusto,buono e verace.
        E’ la degenerazione di questa situazione che porta alle evidenze attuali di cui ti fai cantore; non puoi che farti banditore , in definitiva dell’oppresione vigente.
        A tale livello giunge la mente umana quando estirpa da sé il concetto di verità.
        La ragione a briglia sciolta, privata del suo lume, il nous, genera mostri.Ed i risultati si vedono, mi sembra.

        Non è mia intenzione farti cambiare parere o foss’anche discutere al riguardo.Sia chiaro.Il tempo delle discussioni è definitivamente terminato. La morte svelerà i suoi tesori .

        • daouda says:

          Semmai potremmo dire che in una civiltà tradizionale, sacra, il male è oppresso, il che si spiegherebbe da se come giusto,buono e verace.
          Giunti però ad un grado di involuzione incapace di realizzare e vivere dentro tali schemi, è normale che ci siano delle ribellioni, ma sono le ribellioni degli abietti.
          Considerando però che la corruzione degli ottimi è pessima e che il pesce puzza dalla testa, si capisce perché sia nelle alte sfere del sacro che siano successe le più gravi infamità.Il popolo essendo speculare all’elitè, non ha fatto che seguire il cammino degenerescente di queste.

        • jam says:

          ..la metafisica non é totalitaria, ma esegetica
          l’ermeneutica non conduce al totalitarismo.
          totalitarismo é una parola mondana che non esiste nel concetto dell’Uno…

        • daouda says:

          beh totalitaria nel senso di non escludente alcun tipo di aspetto.

          E’ ovvio che la metafisica sia per definizione l’unico campo libero e liberatore in realtà.

        • Andrea Di Vita says:

          per daouda

          ”la metafisica sia arbitraria è assurdo e descriverla come superflua un non senso logico, giacché ogni significato che diamo a qualunque cosa dipende in definitiva da questa, che è unica nella sua essenza per forza di cose”

          Tomisticamente (e non solo) hai ragione. ma Kant ha scritto in parole immortali:

          ‘venticinque talleri pensati non saranno mai venticinque talleri pesati’

          La metafisica si riduce dunque a una versione della linguistica, o meglio ancora del sogno. Quando di meno ‘unico’ si possa immaginare.

          La morte ha già svelato i suoi tesori: in Campo dei Fiori.

          Abbiamo conosciuto la verità (che non esiste nessuna Verità) e la verità ci ha resi liberi.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

        • Francesco says:

          x ADV

          tolto (forse) Platone per bambini, chi ha mai sostenuto che 25 talleri pensati siano 25 talleri pesati?

          il problema (da cui sorge la metafisica) è come potresti pesare 25 talleri se non potessi prima pensarli

      • Francesco says:

        che io ricordi, l’unico disordine che il Grande Timoniere apprezzava era quello da lui stesso scatenato per nascondere i disastrosi fallimenti del suo governare

        e che aveva come fine ultimo di riportarlo al potere assoluto, da cui solo la morte lo strappò, con grande sollievo del mondo (e dei cinesi, che giustamente lo idolatrano da morto, quando non può continuare a fare danni)

        peccato che la capacità della mente umana di immaginare un ordine buono sia irrimediabilmente limitata, a fronte della complessità del mondo, è per questo che il mercato funziona meglio della pianificazione – e andrebbe difeso da chi vuole manipolarlo, pro bono o pro domo sua

        invece sempre si ricade nella Tentazione del Geometra, con esiti infausti

  13. mirkhond says:

    Cosa intendi per l’Islam che si sta trasformando in un obbrobrio?

  14. mirkhond says:

    Quanto il tuo amico dice sui rapporti Urss-Islam, sembra che non abbia preso in considerazione la Cecenia e il Caucaso.
    Anche lì, la rinascita islamica è stata eterodiretta dall’Urss?
    Si sono dati la zappa sui coglioni da soli?

    • serse says:

      Oddio, mirkhond, e quando gli usa finanziavano il nome che è stato cancellato (oramai esiste solo alcaida), si davano la zappa sui coglioni da soli?

      • Francesco says:

        non è che ci sia da vantarsi, di sospettare di aver scoperto l’acqua calda

        c’era un bel film hollywoodiano, con una strepitosa Julia Roberts, dedicato proprio al tema

        quanto era gnocca in quel film!

    • Andrea Di Vita says:

      Per mirkhond

      ‘soli?’

      Possibilissimo. Mai sottovalutare il peso dell’imbecillità umana. Un bel libro sulla storia militare dell’umanità, e in particolare sul Vietnam, si intitolava ‘Storia della stupidità militare’. Del resto ‘il male quando è scatenato non ha confini’, diceva un immortale fumetto Italiano d’anteguerra (‘Il Terzo Polo’, Nerbini editore, dove uno scienziato pazzo vuole dominare il mondo modificando il campo magnetico della Terra: idea malamente ripresa dall’hollywoodiano ‘Core’).

      Ciao!

      Andrea Di Vita

  15. mirkhond says:

    Che nome?
    Gli Usa finanziavano il fondamentalismo sunnita in chiave antisovietica.
    L’Urss avrebbe finanziato il terrorismo ceceno all’interno dei suoi stessi confini?
    Non capisco….

    • serse says:

      Confini???
      Ritornando in topic direi che una verità (parziale, per carità) è che c’è chi sa di avere a disposizione solo la propria vita e chi dispone della vita della vita degli altri.
      Gli altri, ovviamente, sono colpevoli di non aver fatto le meditazioni egiziane e quindi vanno svegliati!

    • serse says:

      … in altre parole, se uno si fa saltare le cervella dentro notredam è sicuramente un perdente, se faceva saltare tutta la cattedrale, quasi quasi …
      Ovviamente jam ne sa di più.

  16. mirkhond says:

    “Infatti, mai lo spazio per la libertà è cosi’ grande come quando un totalitarismo, quale che sia, sta declinando.”

    Infatti, la tua libertà consiste nel passaggio da un totalitarismo ad un ALTRO, molto PEGGIORE del precedente, perché ipocritamente non autoriconoscentesi come tale.
    Il totalitarismo del vecchio gallinaccio radicale di Cuneo…..

  17. mirkhond says:

    Il Piemonte è davvero una terra di grandi contraddizioni.
    Da un lato un Cattolicesimo profondo, spesso sconfinante ampiamente nel bigottismo, ma che comunque ha dato GIGANTI DELLA FEDE, come Sebastiano Valfrè, Giuseppe Benedetto Cottolengo, Don Bosco, Francesco Faà di Bruno, Don Giacomo Alberione, ecc.
    Dall’altro un anticristianesimo altrettanto sentito, ai limiti del fanatismo religioso, e talvolta sconfinante nel razzismo di un Luigi Firpo o di Emma Bonino….

  18. mirkhond says:

    Riguardo a Bra

    Nel romanzo La Suora Giovane di Giovanni Arpino, ambientato tra Torino e Mondovì nell’inverno 1950-51, il protagonista, recandosi a Mondovì, va in un sobborgo contadino chiamato TETTI BONA.
    Ora, facendo ricerche in internet, non vi ho trovato NESSUNA località con questo nome, appartenente alla capitale del Monregalese.
    Mentre invece ho trovato un Tetti Bona, come frazione di Bra.
    Che poi era il paese della madre di Giovanni Arpino, e anche di una mia cara zia materna, passata a miglior vita alcuni anni fa….
    Sapresti darmi qualche indicazione più precisa?
    Oppure Arpino, ha fatto uno scambio di luoghi, seguendo certi stereotipi letterari?
    ciao!

    • habsburgicus says:

      non saprei….é più probabile lo scambio di luoghi con licenza “letteraria” !
      ciao

  19. mirkhond says:

    “Di quelli che la TV d’oggi non fa vedere più (ma meglio soprassedere, è un tasto troppo doloroso).”

    Chiediglielo ai pissicologi di merdaset il perché non te li fanno vedere più….
    ciao!

    • Andrea Di Vita says:

      per mirkhond

      Mi sembra di essere uno degli Uomini-Libro del finale di ‘Fahrenheit 451′.

      Solo che io ricordo film.

      ”C’eravamo tanto amati”, ”Teresa la ladra”, ”La rimpatriata”, ”Casanova”, ”Uomini catapulta”, ”L’uomo che uccise Liberty Valance”, ”I diabolici”, ‘Il corvo”, ”Pane e cioccolata”, ”I girasoli”, ”I sequestrati di Altona”, ”Il ponte sul fiume Kwai”, ”La cosa da un altro mondo”, ‘Il commissario Pepe”, ”Io la conoscevo bene”, ”Il maestro di Vigevano”, ”Una vita difficile”, ”Il vedovo”, ”Roma”, ”Per grazia ricevuta”, ”La corona di ferro”, ”Il cardinale Lambertini”, ”Il ruggito del topo”, ”Mahnattan”, ”Chitty chitty bang bang”, ”Il sergente York”, ”In nome del papa re”, ”Le miniere di re Salomone”, ”La bellezza del diavolo”, ”Jules e Jim”, ”Nudi alla meta”, ”Topkapi”, ”Il prigioniero di Zenda”, ”Lord Jim”…dove siete?

      Ho pianto e ho riso per ciascuno di voi.

      Altro che Orwell.

      Se non faccio attenzione, incontrero’ un O’Brien in clergyman dai modi flautati di venditore di certezze. Il quale mi imporrà di credere che se la Chiesa (o il Mercato o il Libero Mercato) dice che Mastroianni era un campione del Grande Fratello allora è psicoreato ricordarlo protagonista di ”Una giornata particolare” e ”Sostiene Pereira”.

      Non a caso era il prete a censurare, in ”Nuovo Cinema Paradiso”.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • PinoMamet says:

        Mi sa che non sono più i preti a censurare, sai?

        Anche sul prete tagliatore di pellicole di Nuovo Cinema Paradiso, avrei poi da ridire…

        non so come fossero le cose in Sicilia, ma non mi costa che i preti di paese abbiano mai avuto tale potere, persino negli anni Cinquanta; forse in un cinema parrocchiale, ma probabilmente si limitavano (come è ovvio) a scegliere le pellicole, non a censurarne delle parti… che è anche più difficile e non può essere fatto senza la complicità del proiezionista.
        Un proiezionista molto bravo, peraltro, che sappia fare anche il montatore. In pellicola. Mmm… “mi balla un occhio”, si dice da queste parti.

        e poi le pellicole, raramente il cinema se le comprava, ma facevano parte appunto di un giro di distribuzione (la distribuzione cinematografica famosa) per cui andavano anche restituite, possibilmente integre.

        Ora non ricordo neanche bene come andassero le cose in quel film, quindi… però mi pare strano.

        E comunque, tornando a oggi, non sono i preti a censurare. I preti saranno stati quello che saranno stati (come Calboni :D ) ma sotto la pretocrazia vedevano bellissimi e bruttissimi film di critica sociale e di scopate di battutacce e di riletture ironiche e raffinate.

        Adesso col Moige e i bollini colorati vediamo solo merda, o programmi di cucina.

        • Andrea Di Vita says:

          per pino mamet

          Al tempo di quella che chiami partitocrazia c’erano scalfaro e andreotti che censuravano pruriginosi, ma c’era anche un PCI che organizzava scuole di cinema. Da De Sica a Magni a Scola a De Filippo a Visconti l’influsso del Partito ha risparmiato al nostro cinema (e al nostro teatro) la sorte di diventare una versione ingrandita di ‘Marcellino pane e vino’.

          Ora viviamo nelle macerie del cristianismo, e berlusconi e’ ancora li’. Soprattutto, da troppo tempo il pubblico non sa neanche piu’ cosa fosse il bel cinema, con poche eccezioni.

          Oggi Mastroianni reciterebbe al posto di Banderas nella pubblicita’ del Mulino Bianco.

          Meno male che c’e’ la Pixar…

          Ciao!

          Andrea Di Vita

        • PinoMamet says:

          Sì ma hai letto male, io non parlavo di partitocrazia (sulla quale non ho nulla da dire) ma di pretocrazia (in senso ironico, di predominio della cultura cattolica).

          Ciao!

      • Francesco says:

        Non è che è perda il sonno per tutti quei film, a dire il vero.

        In ogni caso ci sono fior di biblioteche pubbliche che affittano film, e di solito li scelgono apposta di qualità, perchè gli altri li trovi in giro

        Fortuna che c’è la Pixar, e posso vedermi bei film con la scusa dei figli piccoli

        PS sulla censura clerico-diccina, ogni volta che vedo qualcosa in bianco e nero mi viene da ridere. era molto meglio quando era peggio!

  20. mirkhond says:

    Andrea

    Non c’è solo la Kiesa a censurare.
    C’è anche il blocco LIBERALE destro-sinistro che ci governa.
    Dagospia è a servizio del Vatikano?
    ps. Che ne pensi del tuo grande connazionale e omonimo don Andrea Gallo, di recente volato alla Casa del Padre?

    • Andrea Di Vita says:

      per Mirkhond

      O chiesa o chi si comporta da chiesa, fa poca differenza.

      Il funerale di Don Gallo e’ passato sotto casa mia poche ore fa. La cosa per cui lo ricorderemo dopo morto sono gli applausi ironici che hanno accolto l’omelia di bagnasco, quando ha voluto ricordare i ‘buoni rapporti’ di Don Gallo col cardinal siri.

      Minuscole e maiuscole, al solito, sono volute.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • Peucezio says:

        Povero cardinal Siri, si rivolterà nella tomba.
        Quello che non c apirò mai di certe persone, è perché decidono di fare i preti anziché,m chessò, gli attivisti anarchici.
        E’ come se io fossi un vegetariano e andassi a lavorare in una macelleria.

        • Mauricius Tarvisii says:

          Come chiese retoricamente un vescovo delle parti tue, “di cosa si deve occupare un vescovo? Del colore dei paramenti?”. E la triste risposta è sempre “sì”.
          Il che fa capire la pietosa ipocrisia (perché non si può nemmeno concedere l’attenuante dell’ignoranza) di chi inneggia ad un’inesistente “società tradizionale” e poi, in realtà, si rifà all’assolutismo (Chiesa cloroformizzata, ecc), che di tradizionale non aveva proprio nulla.

        • PinoMamet says:

          In questo la vedo come Mauricius!

        • mirkhond says:

          Don Gallo aveva sicuramente posizioni teologali sconfinanti nell’eresia, ma ha fatto tanto di quel bene, come non certo quei clericali così attenti alle forme e non alla SOSTANZA del Vangelo!
          Siri, trattava personalmente con i camalli di Genova, e ne era rispettato da costoro, perché uomo del POPOLO (la madre era una lavandaia, se non sbaglio…)
          Personalmente ne ho sentito parlr bene da un teologo genovese filoKOMUNISTA!!!!!

        • Peucezio says:

          Il compito di un sacerdote non è fare del bene. Per quello basta qualsiasi volontario. Il compito di un sacerdote è avere le chiavi del sacro e usarle per diventare un canale fra il mondo naturale e quello sovrannaturale.
          Chi vuolre ridurre la religione a etica, volontarismo e soccorso sociale, non vuole la religione. Ma allora non dico che chi piace a lui è un buon religioso: chi piace a lui è un pessimo religioso e un ottimo operatore sociale.
          Con ciò ha fatto benissimo la Chiesa nella sua storia a venire incontro agli umili, ma
          1) questo è un mezzo e non un fine: nell’umile si cerca Cristo.
          2) Non è che tali meriti inficino i demeriti di altro genere. Chi rinnega la verità e difende una morale dissoluta, non è che per questo piuò essere perdonato perché d’altra parte ha aiutato i poveri, è come dire che non condanno un omicida perché una volta ha salvato uno che stava annegando. E ovviamente non c’è nessun nesso fra le due cose. Un conto è soccorrere anche le prostitute: se peccano non è per scelta ma per necessità e quindi un buon cristiano non deve disprezzarle o evitarle, fin qui d’accordo. Ma Don Gallo andava ben al di là, diofendeva depravati di ogni risma, omosessuali, travestiti, transessuali, gente che non c’entra nulla con l’indigenza e la povertà: Don Gallo era uno che amava il pervertimento in tutte le sue forme, dottrinarie, morali, sessuali ecc. Poi, quando si occupava dei poveri solo per fare l’anarchico o il comunistoide, probabilmente lo faceva per sincero spirito di carità. Ma, ripeto, ciò non scagiona un religioso che ha dato scandalo in ogni modo, con le sue posizioni e i suoi atti. Don Gallo è stato un nemico della Chiesa e del cattolicesimo: può benissimo piacere, ma non vedo perché allora debba piacere la Chiesa e il cattolicesimo.
          Il guaio degli anticlericali e degli atei è che sono nemici della religione, però vogliono in segnare ai cattolici cos’è la religione.

        • PinoMamet says:

          Sai Peucezio che, senza polemica e senza alcun astio, anche perché la cosa non mi riguarda particolarmente; ma non sono d’accordo praticamente in nulla?

          -Non credo che il compito religioso, e sottolineo religioso, del sacerdote non sia ANCHE di fare del bene (e forse, più ancora di celebrare messa, ma lascio ai cattolici la questione;

          -la Chiesa negli umili e nei sofferenti vede Cristo, ma non è che li cerca “per” questo motivo; li cerca perché Cristo ha detto di farlo.
          La parabola famosa (“quando abbiamo fatto questo per te?” “ogni volta che…” ecc. ) è indicativa: Cristo premia chi fa del bene agli umili, anche e si direbbe soprattutto se chi lo fa non si aspetta che l’umile sia Cristo. Del resto la mistica (non solo cristiana, del resto) è chiara su questo punto (infiammare il Paradiso e spegnere l’Inferno, perchè si faccia il bene per il bene e non per speranza di ricompensa).

          -non credo che Don Gallo amasse il pervertimento, amava semmai i “pervertiti”, e direi che qui che era in buona compagnia del “fondatore” stesso (pubblicani, prostitute e samaritani… ahò, mica l’ho scritto il Vangelo!)

          -infine, sulla questione del “nemico del cattolicesimo” come lo definisci: sul cardinale Siri non so nulla e sospendo il giudizio, ma credo che don Gallo fosse uno dei migliori amici che il cattolicesimo italiano potesse avere, e non per una questione di immagine (anche se, rassegnatevi: a volte le persone piacciono per buoni motivi, e non per cospirazione diabolica; vedasi papa Francesco) ma per una questione di sostanza.

          ciao!!

        • Peucezio says:

          Pino, siamo al solito discorso, tu vuoi un cristianesimo come dottrina umana, come sistema etico, come filosofia morale. Ma la religione non è questo. Infatti per fondare una morale non c’è bisogno di scomodare né la religione, né il divino, né il sovrannaturale: basta l’ultimo dei professori di filosofia morale.

          Gesù amava samaritani (che erano solo un’etnia disprezzata dagli ebrei in quanto secondo loro non abbastanza pura, non avevano nulla di perverso), le prostitute e i pubblicani, non certo gli omosessuali e i travestiti. E amava queste persone cercando di correggerle, con indulgenza e spirito caritativo, senza il rancore e lo spirito vendicativo veterotestamentario. Infatti, anche verso l’attivista omosessuale più accanito e fanatico, se si pentisse, si devono avere le braccia aperte anche più che verso il più pio degli uomini. Ma avvicinarsi al peccatore e al vizioso con atteggiamento solidale, come a dire “tu sì che hai ragione, la società è ipocrita coi suoi divieti e il suo perbenismo, mentre invece tu sei sano perché sei un trasgredisci la morale corrente” significa fare apologia del peccato e questo è criminale prima di tutto verso l’interessato cui, rafforzandolo nella sua tendenza a peccare, si impedisce la salvezza, quindi si è complici del tentatore.

          Sul premio:
          in realtà l’impressione, leggendo il Vangelo, è proprio quella opposta. Si insiste continuamente sulla beatitudine e sulla dannazione etenra e a queste sono subirdinati i comportamenti. In ogni caso mi pare inequivocabile l’anteposizione dell’amore per Dio all’amore per gli uomini e l’amore per Dio implica il seguirne i dettami.

          Io comunque continuo a non capire perché tu, che non sei credente, vuoi un cattolicesimo a modo tuo. Che te ne importa a te?? :-)
          Io non vorrei dei comunisti a mio uso e consumo, vorrei che i comunisti non esistessero. Poi certo, quando trovo un comunista molto più moderato e conciliante, mi è più simpatico, ma mi è simpatico anche perché è una spina nel fianco degli altri, perché come comunista è un pessimo comunista, non certo perché lo ritengo un comunista più ortodosso.
          Potresti obiettarmi che non sei ostile al cattolicesimo o al cristianesimo per principio ma che ti sono sostanzialmente indifferenti. Il paradosso poi è che sono molto più fanaticamente a favore di figure come don Gallo, e pretendono che siano quelli come lui i veri cristiani, persone molto più ostili di te alla religione. Ma anche nel tuo caso, la cosa più logica non sarebbe che sia le figure come don Gallo e papa Francesco ti siano sostanzialmente indifferenti o tutt’al più personalmente simpatiche, anziché voler dare loro patenti di vera adesione allo spirito cristiano?
          Non voglio dire che tu non abbia titoli per farlo dal punto di vista intellettuale, accademico per così dire: sei colto, conosci il cristianesimo, quindi in astratto puoi dare tutte le patenti che vuoi. Ma tu ci metti della partecipazione! Se io vedo uno che si professa mussulmano convinto e si ubriaca e si rimpinza di salame e prosciutto ogni giorno, penso che qualcosa non torni. Ma non me ne frega niente di quanto lui è coerente con la sua religione: cavoli suoi e del suo dio Allah. Poi se beve e mangia il salame mi è più simpatico, perché ci faccio una bevuta insieme e ci dividiamo una fetta di prosciutto, ma mica dicop che in questo modo applica il vero insegnamento di Maometto al di là dei formalismi normativi dell’Islam.
          Come ho avuto modo di dirti in molte altre occasioni, credo poco nella coerenza come valore. Ma mentre capisco che si approvi la coerenza nell’adesione alla propria dottrina, davvero non riesco a capire l’apprezzamento della coerenza con la dottrina altrui.
          E non è un problema da poco questo: significa che si sta perdendo la capacità di dare una valutazione intrinseca delle cose, ma si è solo capici di valutarle in senso relazionale. E anche questa è una forma di alienazione dalla realtà e dall’essenza delle cose.

        • PinoMamet says:

          “Pino, siamo al solito discorso, tu vuoi un cristianesimo come dottrina umana, come sistema etico, come filosofia morale. ”

          Ma io non voglio proprio niente, Peucezio; io mi limito a far notare che il cristianesimo è, in effetti, una dottrina umana, un sistema etico, e una filosofia morale.
          Poi è anche altro, ma che c’entra?

          “Ma la religione non è questo.”
          Ma non tutte le religioni sono uguali. E del resto, a parte esempi molto antichi, mi pare che non esistano religioni prive di etica o che non aspirino costituire un sistema di morale.
          Insomma, non esiste solo il paganesimo antico, ecco ;)

          ” Infatti per fondare una morale non c’è bisogno di scomodare né la religione, né il divino, né il sovrannaturale: basta l’ultimo dei professori di filosofia morale.”
          Vero, però Gesù, per i cristiani, è Figlio di Dio incarnato e risorto; ma è anche il sommo Maestro di morale, e questo bisogna riconoscerlo, a meno che, appunto, non vogliamo farci un cristianesimo a modo nostro.

          “Gesù amava samaritani (che erano solo un’etnia disprezzata dagli ebrei in quanto secondo loro non abbastanza pura, non avevano nulla di perverso), le prostitute e i pubblicani, non certo gli omosessuali e i travestiti. ”
          E che ne sai, scusa? A me risulta che dicesse di amare tutti, compresi i peccatori.

          “Ma avvicinarsi al peccatore e al vizioso con atteggiamento solidale…”
          questo è un lato sul quale potresti avere ragione, ma la distinzione è in molti casi non è così semplice e immediata. L’omosessuale “praticante”, per il cristiano, è sicuramente un peccatore, ciò non toglie che anche la società che lo ghettizza, lo umilia, lo maltratta ecc. non è certo da difendere.
          Certo poi il confine tra difesa del peccatore e difesa del peccato può essere labile, ma non ricordo Don Gallo impegnato in apologie del travestitismo. Semmai aveva amici trans, che è un’altra cosa.

          “Sul premio:
          in realtà l’impressione, leggendo il Vangelo, è proprio quella opposta. Si insiste continuamente sulla beatitudine e sulla dannazione etenra e a queste sono subirdinati i comportamenti. ”
          No, non sono d’accordo, la vedo esattamente all’opposto: la beatitudine e la dannazione sono presentate come ultimo ammonimento (“occhio che finisci all’Inferno”) ma il bene è premiato perché è bene.
          Se io faccio bene sapendo di averne in cambio un altro, che bene è?

          Riduci il cristianesimo a una cosa molto meschina…

          “Io comunque continuo a non capire perché tu, che non sei credente, vuoi un cattolicesimo a modo tuo. Che te ne importa a te?? :-)”

          Io non voglio, ripeto, un cristianesimo a modo mio (quello semmai sei tu ;) lasciatelo dire!) io mi limito a dire la mia interpretazione (credo giusta) di quello che c’è scritto nei Vangeli.

          “Io non vorrei dei comunisti a mio uso e consumo, vorrei che i comunisti non esistessero. ”

          Ma io non voglio i cristiani a mio uso e consumo. I cristiani sono fatti in decine di modi diversi, solo a contare le varietà “istituzionalizzate”, senza pensare ai modi individuali di vivere la fede, che nel caso dei cattolici vanno da Don Gallo a Escrivà-come-se-chiama. quel fascistone.

          In ogni caso, nessuno ti impedisce di leggere Marx o Lenin, no? E se un comunista (ma che fine hanno fatto?) te ne cita un pezzo, sei liberissimo di dire, no, secondo me lo interpreti male o bene.
          I Vangeli sono più corti del Capitale, per cui… ;)

          “Ma anche nel tuo caso, la cosa più logica non sarebbe che sia le figure come don Gallo e papa Francesco ti siano sostanzialmente indifferenti o tutt’al più personalmente simpatiche, anziché voler dare loro patenti di vera adesione allo spirito cristiano?”

          No. Prima di tutto esiste la pura e semplice simpatia umana; e sì, don Gallo e papa Francesco mi sono umanamente più simpatiche di altre figure cattoliche.
          E poi, cribbio, milioni di persone provano simpatia per il Dalai Lama, senza essere buddhisti tibetani!

          Dopo di che, visto che appunto i Vangeli li ho letti, mi sento in grado di dire, questo gli assomiglia di più, questo meno.
          Ma prendi il papa precedente: mi piaceva pochissimo, mi era simpatico zero, e secondo me era anche lontano dai Vangeli, ma mica mi sognavo di dire che non era un vero cristiano…

          “Ma tu ci metti della partecipazione! ”
          Onestamente non mi sembra, e nel caso è un fatto, ripeto, di simpatia umana.

          “Poi se beve e mangia il salame mi è più simpatico, perché ci faccio una bevuta insieme e ci dividiamo una fetta di prosciutto, ma mica dicop che in questo modo applica il vero insegnamento di Maometto al di là dei formalismi normativi dell’Islam.”
          In questo caso è evidente che il musulmano NON applica delle regole di vita islamiche. Nel caso de lprete (peraltro operante, non mi risulta sospeso a divinis) che frequenta prostitute, travestiti e derelitti, la cosa non è così semplice, e a me sembra che in effetti stia applicando qualcosa che è non solo evangelico, ma anche pienamente cristiano e cattolico.
          Non c’è mica solo la porpora e i flabelli, Peucè, rassegnati ;) : nella tua religione ci sono anche gli ordini mendicanti e le persone che frequentano i peccatori (da cui rimando agli appunti che fai, anche giustamente, più sopra).

          “Come ho avuto modo di dirti in molte altre occasioni, credo poco nella coerenza come valore.”

          Per cui scusami, dovrei lodare un prete che fa il contrario di quello che c’è scritto nei Vangeli?
          dai, non esageriamo, Peucezio!

          ciao!! :)

        • Peucezio says:

          Sul rapporto fra l’eitca e il resto: io non dico che il cristianesimo non sia anche un sistema etico. Il punto non è se esista una componente etica o meno: in qualche misura esiste in quasi tutte le religioni: qualche prescrizione, anche puramente formalistica legata alla pratica cultuale c’è sempre. E nelle nostre società laicizzate, in cui l’etica comunitaria tradizionale non è più vincolante e totalmente interiorizzata nelle persone, di fatto diventa anch’essa appannaggio della religione, per cui la religione dà una serie di prescrizioni sulla vita sessuale, sul comportamento verso gli altri ecc.
          Il problema quindi non è l’esistenza di questa dimensione nel cristianesimo. Il problema è di gerarchie di rilevanza. In nessuna religione degna di questo nome la morale viene prima di tutto il resto ed è l’elemento essenziale. Non foss’altro per il fatto che la morale può esistere indipendentemente dalla religione, mentre l’interazione col sacro è peculiare solo delle religioni. Se ne occupa anche l’antropologia, ma come studio e tentativo di interpretazione scientifica del fenomeno religioso. Quindi il rapporto col sacro, e di conseguenza il piano rituale e sacramentale, è essenziale, la morale è importante, ma non è essenziale, non costituisce cioè l’essenza, ma una sorta di corollario, di componente.

          Sul rapporto coi peccatori: Gesù, come qualsiasi altri cristiano vero, amava tutti, d’accordo, ma trattava coi peccatori e vi si circondava, nella misura in cui erano sinceramente pentiti e pronti a cambiare vita. Poi potevano ricascarci cento volte e potevano essere perdonati ogni volta. Ma c’è una differenza abissale fra il peccatore pentito, per quanto recidivo, e il peccatore programmatico, convinto, che fa una bandiera della sua scelta.
          E questo è un punto fondamentale che tutti i relativisti che vogliono anche essere cristiani o filo-cristiani non capiscono, un po’ per confusione concettuale un po’ per cattiva fede: la figura di chi è debole e tende a cadere continuamente, ma aderisce sinceramente al messaggio è non solo divefrsa, ma opposta rispetto a quella del convinto sostenitore del peccato, di chi ha operato una scelta consapevole e netta e rifiuta scientemente Cristo.
          Con lui non si ha l’atteggiamento che si ha verso il peccatore pentito, ma l’attegiamento che si ha verso il sicafrio a pagamento che non ha nessuna intenzione di smettere, cioè lo si può anche affrontare per fare un tentativo di conversione, ma senza fargli sconti, con la massima severità, non con l’atteggiamento compiacente, indulgente, complice, contiguo, solidale, quasi ammiccante che aveva don Gallo verso omosessuali, transessuali e simili. E Gesù non mi sembra sia stato tenero verso i farisei, i mercanti del tempio e figure analoghe.

          “Se io faccio bene sapendo di averne in cambio un altro, che bene è?
          Riduci il cristianesimo a una cosa molto meschina…”

          Anche su questo non sono affatto d’accordo. Questa è una concezione moralistica e laica, moderna. Ha una sua logica nella nostra sensibilità comune, ma l’ottica religiosa è più consequenziale che moralistica, conta più il fatto che l’intenzione.
          Poi non nego che il cristianesimo (di questo ti posso dare atto) in questo va un po’ al di là delle religioni tradizionali e quindi valuta senz’altro l’aspetto interiore e intenzionale. Ma il fondamento è sempre l’adesione a Cristo, cioè a Dio, non viceversa. da come tu poni la cosa, Dio è un pretesto, un mezzo per fare il bene al prossimo, per cui è Dio che è subordinato al prossimo. Nella tua logica laica è senz’altro così, ma non è così in un’ottica cristiana. E’ il solito discorso: la riduzione del cristianesimo a un umanesimo. Io lo snaturerò forse in senso troppo tradizionale e precristiano, ma tutti quelli che fanno ragionamenti come i tuoine snaturano l’essenza religiosa stessa. Che visogno c’è di un’incarnazione, della credenza in dio, in qualcosa che va oltre il mondo materiale, nei miracoli, in un aldilà, in un libro sacro ecc. ecc. se si tratta di una mera dottrina morale, mondana, secolare? Per questo, ripeto, basta il più fesso dei professorini di filosofia morale. Senza né Rivelazione, né Chiesa, né Dio, né Aldilà.

          Ecco, troverei più onesto (non dico che tu non sia onesto intellettualmente, la mia è un’obezione ad argumentum, argumentum non certo solo tuo, ma molto diffuso, ahimè) che uno dicesse: “Nei Vangeli e nel messaggio di Gesù, così come ci è stato storicamente tramandato o possiamo ricostruirlo, ci sono alte valenze morali per cui, espungendolo da tutto il resto e indipendentemente da qualsiasi credo trascendente, lo si può porre a fondamento di una morale laica di alto profilo, anche per l’uomo moderno”. Ecco, un discorso così, che non parla di religione, di preti, di Chiesa, ma prende a spunto e a fondamento un aspetto di un sistema per creare un’altra cosa su un piano e in un ambito completamente diverso, lo troverei del tutto corretto e legittimo.

        • daouda says:

          Concordo.

      • habsburgicus says:

        @Andrea
        capisco perfettamente che non ti piaccia e che la sua visione della vita fosse agli antipodi di quella di A. Di Vita :D, ma il Card. Siri (rigorosamente con la maiuscola) fu un grande uomo…se nel 1958 la maggioranza conservatrice (che c’era) avesse deciso di passare oltre alle invidie, ai rancori, alle mutue gelosie e alle aspettative personali (magari pure legittime, per carità) e avesse eletto Siri al Papato (come Pio XII avrebbe voluto) la Chiesa non sarebbe nella crisi spaventosaa e nel disorientamento di oggi, e forse neppure l’Italia ! (vera “figlia prmogenita” intesa come spazio geografico e non come Stato unitario, altro che la ex-Gallia :D)
        addirittura nel 1978, forse, Siri sarebbe stato l’unico, che, se eletto, a prezzo di uno scisma doloroso (che avrebbe portato via l’episcopato olandese, parte di quello tedesco, parte di quello USA ecc), avrebbe ancora potuto salvare, umanamente parlando, la Chiesa cattolica..e dunque la civiltà occidentale cristiana
        così non fu
        ciao !

        P.S: Siri non era poi neppure così retrivo come lo si dipinge; fin dal 1956 stabilì contatti segretissimi con il C.G sovietico a Genova, credo fosse il tov. Kuznecov, dunque ben prima della Ostpolitik di Casaroli…e già allora (anche se al momento non voleva crederci) constatò che, almeno nella questione degli Uniti ucraini, l’ostilità veniva molto più dal clero ortodosso (di cui il governo aveva pur bisogno) che dal PCUS o dal Ministero sovietico degli Esteri ! :D

        • Mauricius Tarvisii says:

          Siri sarebbe stato l’unico, che, se eletto, a prezzo di uno scisma doloroso, avrebbe ancora potuto salvare…

          Un Papa che fabbrica scismi in nome di onanismi mentali è un Papa che uccide la Chiesa.

        • habsburgicus says:

          lo scisma (probabile, ma non certo) lo avrebbero fatto gli altri, non certo lui…

        • Mauricius Tarvisii says:

          Ceeerto. Come dire che non è stato Milingo a rompere la comunione con la Chiesa perché è stata la Chiesa a scomunicarlo :-D

        • Andrea Di Vita says:

          Per habsburgicus

          Premesso che ho di meglio da fare nella vita ce pretendere di insegnare ai preti come debbano fare i preti, posso rispondere che Siri non l’ho conosciuto.

          Mia madre pero’ si': e me l’ha sempre decritto come il prototipo del prete carrierista.

          Aggiungo che tempo fa a Genova era un luogo comune (ignoro quanto giustificato nei fatti) che nel parastato lavoro non ne trovavi se non eri raccomandato da Siri.

          Noto che piu’ volte Siri e’ entrato in conclave da papa e ne e’ uscito cardinale: per un credente immagino che lo Spirito Santo sappia quello che fa.

          Posso anche dire di aver visto una telecronaca di un’emittente locale sulla cerimonia funebre. Al momento in cui bagnasco parla dei ‘paterni’ rapporti fra Siri e Don Gallo, un prete che officia con lui si nasconde la faccia dietro la mano, visibilmente in preda a una ben meritata risata repressa.

          Concludo (OT ma non troppo) guardando mentre scrivo alla televisione il papa che celebra il neo beato Don Puglisi citando il proprio predecessore Polacco.

          Effettivamente, un prete che contrasta la mafia fa notizia : e’ qualcosa di non comune, come un uomo che morde un cane.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

        • Francesco says:

          Non si combatte contro i pregiudizi. E per Siri vale la damnatio memoriae, e per di più da parte dei catto-progressisti, che sono assai più malvagi dei comunisti.

          Di lui non so nulla ma mi bastano i nomi dei suoi nemici odierni per stimarlo. E mi basta l’accenno di Bagnasco per sospendere ancora di più ogni “giudizio” su Don Gallo.

          Che avesse ragione, metodologicamente, Andreotti?

  21. Moi says:

    @ DAOUDA

    [Risvolto]

    Robert Hughes
    La cultura del piagnisteo
    La saga del politicamente corretto
    Traduzione di Marina Antonielli
    gli Adelphi
    2003, pp. 242

    «La cultura del piagnisteo è il cadavere del liberalismo degli anni Sessanta, è il frutto dell’ossessione per i diritti civili e dell’esaltazione vittimistica delle minoranze. Ma, a ben guardare, le origini di questa cultura sono più antiche. L’America è una nazione fondata sull’emigrazione e da sempre i diversi gruppi di emigranti sono entrati in collisione tra loro … Nel contempo però questi emigranti volevano costruire una società utopica, parlavano di missione, pensavano a un nuovo mondo che doveva convertire l’Europa degenerata». Della voga del politicamente corretto non poteva esserci miglior evocatore, narratore e interprete di Robert Hughes, polemista formidabile e testimone lucidissimo. Dietro l’occasione, che appartiene ormai alla storia – spesso esilarante – del costume quotidiano, Hughes lascia intravedere una prospettiva non lieta su ciò che la cultura in genere cerca di diventare nel prossimo futuro.

    http://www.adelphi.it/libro/9788845917851

  22. Moi says:

    @ SERSE

    Scusa se per comodità te lo chiedo qui … che accidenti sarebbe la citazione del golf, della birra, del rugby e della carne di cavallo dura ?! Cioè, anzicché alludere (visto che dovrei conoscerla) la potresti espressamente riportare, per cortesia ?

    • PinoMamet says:

      Sottoscrivo!

      • serse says:

        “I soliti ignoti” dove Gassman prova a conquistare Carla Gravina.
        Moi viene tirato in ballo per la sua confidenza col tubo.
        Io non sono stato in grado di trovare la scena.

  23. Pingback: UN SUICIDIO NELLA CATTEDRALE, ANZI DUE » NUTesla | The Informant

  24. Moi says:

    @ DAOUDA

    Canzonetta che è molto “paradigmatica” di un certo modo di far propaganda “aggredendo sentendosi aggrediti” :

    http://www.youtube.com/watch?v=p0qOXjw_IR0

    … anche i riferimenti storici e il “cattolicesimo trattato come se fosse protestantesimo”
    sono indicativi.

    • daouda says:

      il disordine è solo un aspetto dell’ordine universale e questo stadio di cose putrescente era già previsto e d’altronde è necessario. Visto che ogni tipo di spiegazione è vana ormai, sia perché mancano le facoltà per intenderla sia perché non c’è umiltà per accettarla, non faccio che aspettare in questo mondo noioso il momento del martirio. Spero solo di non cacarmi sotto da un lato, e di divertirmi infine in questo grande illusione ( da in-ludus , giocare dentro ) ! :-D

      • daouda says:

        Nonostante non sappiano quello che fanno, le radici del cemento sono carine dai, sennò sembro un pesantone.

        scrivi che è indicativo ma d’altronde l’origine è quella, non si scappa. Giusto un segnale che la filosofia , dagli stoici ai pitagorici/platonici agli aristotelici, per rimanere in occidente, è nel mondo dei balocchi del tutto ignorata.

        Mala tempora currunt

  25. Moi says:

    @ DAOUDA

    Tuttavia non puoi parlare davvero di metafisica senza fare i conti con la famosa problematica dell’ “Alienazione” … in realtà anche un’ideologia molto schematica, per quanto laicista negli intenti, è alla fin fine “alienante”.

    • daouda says:

      La metafisica è per definizione non schematica Moi.Sarebbe falsa proprio per il suo stesso limite d’altronde.

      La problematica dell’alienazione non è così drammatica come appare, essendo d’altronde un processo naturale. Prima deve modificarsi la natura e poi si modifica la spiegazione che se ne da di questa. E la natura ,dai primordi, è degradata parecchio.

      Semplicemente rode il culo il sapere che il mondo moderno ha già perso e che in realtà neanche serve che lo si combatta. Per quanto si siano applicati, e per quanto potere sono giunti ad avere , rimodellando la società a piacimento. Difatti combattere le brutture di questo mondo lo si fa per propria natura ontologica, non perché sia necessario IN SE’.
      Io mi fumo una sigaretta che è meglio e non mi preoccupo. Agli stolti non resta che la morte per giungere alla coscienza ( non conoscenza ) delle cose come stanno.

    • PinoMamet says:

      Grande giornalismo, eh?

      “La Kyenge inneggia alla poligamia: “Crescere con tanti fratelli mi dà l’idea di vivere in una comunità” ”

      No comment.

    • Roberto says:

      Sulla kyenge, sono strafelice della sua nomina che, a prescindere dalla persona (a me totalmente sconosciuta fino a qualche giorno fa), serve a portare alla luce il vomitevole razzismo di quelle lande desolate a sud delle Alpi, sedicenti ospitali

      Non bastavano le volgarità dei razzisti della lega, della destra, di magdicristianoallam.
      Ora leggete il link di Imola oggi “la kyenge inneggia alla poligamia” e vedete l’intervista….da radiazione del pennivendolo

      Auguro fortuna e gloria al ministro kyenge, ministro di un paese in cui alcuni suoi predecessori si volevano pulire le terga con la bandiera

    • Roberto says:

      Pietosa poi come sempre l’annunziata.

      Eccheccazzo ma lo sapevi che dovevi intervistare la kyenge. Se proprio non puoi fare a meno di fare domande sceme, Almeno la figura di quella che esita sul cognome difficile la potevi evitare!

    • Moi says:

      Nel corso dell’ intervista dell’ Annunziata alla Kyenge, Davide Piccardo è stato praticamente ignorato dai media … ancora cinque anni fa ne avrebbero fatto un Epigono di Karà Mustafah ;) :) , ovviamente per come lo racconta il film di Martinelli . ;)

  26. maria says:

    Ma siccome il cuore umano è una fabbrica di idoli, il prezzo della libertà rimane pur sempre l’eterna vigilanza.

    maria
    stupenda frase andrea, ma la vigilanza è resa ardua dal fatto che ogni cuore umano pensa al suo idolo come suprema verità

    • Andrea Di Vita says:

      Per maria

      C’e’ una cura per la malattia che diagnostichi.

      Si chiama ‘agnosticismo’.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

  27. Roberto says:

    Un aspetto rilevante del suicidio dello sciroccato a notre dame, è il clima da guerra civile di questi ultimi mesi in Francia.

    Ora, il matrimonio per tutti è una delle rare promesse di campagna elettorale mantenute da hollande. Eppure la destra ha fatto fuoco e fiamme per più di un anno contro questa legge, ripetendo instancabilmente il mantra “non è una priorità per i francesi, occupatevi prima di questo o di quello”
    ora, per la “non priorità” la destra ha praticamente fatto opposizione solo su questo, ci sono state mobilitazioni di massa e ora addirittura un suicidio.
    Vabbé chiaramente metto quella legge in conto alle vittorie delle forze del bene a guardo compiaciuto gli scalmanati destroidi affannarsi a lottare contro i loro personali mulini a vento

    • Z. says:

      Voglio essere ottimista e augurarmi che Holland, durante il suo mandato, riesca a mantenere altre promesse oltre alla tutela del diritto al bouquet (diritto col quale sono naturalmente d’accordo).

      In Italia la sinistra vorrebbe fare la stessa cosa con lo ius soli, a quanto pare. Il fatto è che una legge del genere, se non concordata con chi verosimilmente andrà al potere a breve – ossia la destra – rischia di essere abrogata al prossimo cambio di maggioranza. Con tutte le conseguenze in termini di tensioni, scontri sociali e disperazione – perché questo succede, quando si gioca con la vita, con le speranze e col futuro delle persone e delle loro famiglie.

  28. mirkhond says:

    Su Don Andrea Gallo, dal blog di Franco Cardini:

    Il mistero della forza della Chiesa. La fedeltà dei ribelli

    23.5.2013, in occasione della scomparsa di don Andrea Gallo

    Andrea Gallo, sacerdote del Dio Vivente, si è addormentato nel Cristo. Non è morto, non può morire, non morrà mai: perché gli uomini come lui non muoiono mai e perché, come diceva un poeta suo concittadino e a lui caro, “l’Inferno esiste solo per chi ne ha paura”. Perché quelli che hanno vissuto con la coscienza pura – cito ancora De André – possono solo sperare nel Paradiso: che, per loro, è Certezza assoluta, Verità indubbia, Luce senza ombre.

    Dicono fosse un indisciplinato, anzi un ribelle. Da quell’adamantino e inossidabile reazionario che sono – reazionario autentico: non miserabile baciapile conformista e conservatore – posso attestare che pochi come lui nella storia del cristianesimo sono stati altrettanto fedeli al messaggio del Cristo e alla missione della Chiesa nel mondo.

    Come De André, don Andrea aveva il coraggio di scendere nei quartieri dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggi (ha già troppi impegni per scaldar la gente d’altri paraggi) e di parlare con i poveri topolini di fogna che li abitano: i diseredati, gli ignoranti, i poveri, gli ammalati per i quali non c’è nemmeno un dispensario, le ragazze di strada e la mature professioniste della fellatio che praticano il vizio per dar di che mangiare ad altri sventurati, più sventurati di loro. Gli Ultimi. Nella Chiesa c’è chi parla, come gli Addams di Boston, solo con Dio; chi frequenta i palazzi del potere, le ambasciate, i ministeri, i salotti eleganti, le sedi delle banche e delle lobbies multinazionali; chi resta avviluppato nelle spire del potere o del peccato salvo poi metter tutto a tacere grazie alla complicità dei media; chi gioca in borsa e conosce tutti i penetralia imperii del Vaticano e i penetralia divitiae dello IOR; chi piange e soffre con i miseri e i dimenticati, come madre Teresa di Calcutta. La forza della Chiesa, che è la dimora di Dio sulla terra, è questa: l’aver molte stanze, il mostrar infiniti volti, il saper parlare linguaggi infiniti.

    La storia delle comunità cristiane si è svolta negli ultimi due millenni – ben lo aveva capito Max Weber – all’insegna dell’alternanza, del dialogo e del conflitto tra la dimensione delle istituzioni e quella del càrisma. La Chiesa è stata sede di potenti, come Teodosio, Carlo V e John F. Kennedy; ma al tempo stesso di uomini straordinari come il Savonarola e Galileo; e di anonimi, di poveracci, perfino di ladri e di assassini. La Chiesa ha saputo continuamente riformarsi, eppure nessuna riforma – né quella dell’XI, né quella del XVI, né quella del Vaticano II – è bastata a restituirla al Vangelo e alla Verità. La Chiesa, società umana che s’ispira alla perfezione divina, striscia penosamente nell’imperfezione e nel peccato. E, dinanzi ai potenti e ai superbi come Bonifacio VIII o come Alessandro VI Borgia, coloro che si sono opposti più efficacemente alla superbia dei prelati e alla violenza degli inquisitori non sono stati quelli che – credendo a loro volta orgogliosamente di aver la Verità in tasca e di parlare direttamente con Dio – l’hanno tradita disubbidendo e ribellandosi, aderendo a una delle tante eresie che nel corso dei secoli si sono andate presentando alla ribalta della storia. No. La Chiesa l’hanno salvata coloro che hanno continuato a esserle fedele nonostante tutto e ad amarla per i suoi difetti e i suoi peccati: che l’hanno fustigata implacabili per i suoi vizi ma non l’hanno mai abbandonata. Francesco d’Assisi, ai primi del XIII secolo, assisteva al decollo della Modernità, vale a dire al tempo del prepotere della forza del denaro e della sapienza mondana: e non contrastava in nulla i tempi moderni – pur avendo la netta consapevolezza che essi avrebbero allontanato gli uomini dal Cristo -, non desiderava che i suoi stessi superiori fossero cristiani migliori di quel che erano (ed erano, difatti, cristiani pessimi); ma era inflessibile nel chiedere, per sé e per quanti accettavano di seguirlo, la gloria della Povertà e della Croce.

    Un giorno don Andrea incontrò un illustre prelato, che lo rimproverò di non vivere all’altezza della dignità richiesta agli uomini di Chiesa; egli rispose, con semplicità, di limitarsi a seguire l’esempio di Gesù e di chiedersi, ogni volta che avvicinava un drogato o un ladro o una puttana, come avrebbe agito Gesù al posto suo; “Ah, beh, caro don Gallo – ribatté l’illustre prelato – se Lei la mette su questo piano…”; “E perché, eminenza – replicò lui –, su che piano la dovrei mettere?”.

    Ciao, Andrea. Da poche ore sei entrato là dove gli angeli ti hanno sostenuto affinché il tuo piede non vacillasse. Grazie, da parte di tutti i poveri cristiani che avrebbero già da tempo perduto la fede, se esempi come quello di Francesco d’Assisi, di Teresa di Calcutta e di don Gallo, prete degli angiporti, non li avessero confortati. Papa Bergoglio ha scelto la pallida luce dell’argento per l’Anello del Pescatore. Ma il tuo esempio di povero prete, il tuo cappelluccio spiegazzato, il tuo eterno mezzo sigaro, rifulgono come l’oro presso il trono di Dio.

    http://www.francocardini.net

  29. mirkhond says:

    “Il compito di un sacerdote non è fare del bene. Per quello basta qualsiasi volontario. Il compito di un sacerdote è avere le chiavi del sacro e usarle per diventare un canale fra il mondo naturale e quello sovrannaturale.”

    Anche del sacerdote di una religione fondata sull’amore per il prossimo?

    • PinoMamet says:

      Ma tu sai che il caro Peucezio vorrebbe un cristianesimo senza la scomoda figura di Cristo… ;)

      • Peucezio says:

        Non si tratta di questo. Io trovo fuori luogo la figura di un Gesù maestro di morale. Non è che una divinità non possa impartire degli insegnamenti morali, dico solo che questo è un lato secondario. La divinità è trascendenza, è spirito, quindi può anche occuparsi di problemi etici, ma sono del tutto secondari.
        L’essenza di Cristo sta nel Dio umanizzato e nel sacrificio, cioè in un Dio che, invece di pretendere sacrifici in suo onore dagli uomini, sacrifica sé stesso per questi ultimi, per cui abbiamo un uomo divinizzato o un Dio umanizzato (che è poi lo stesso).
        La dimensione etica in tutto ciò ha un ruolo molto secondario e farla diventare l’essenza di tutto significa svilire la religione.
        E’ come dire che siccome defecare è indispensabile per eliminare le sostanze di scarto, l’essenza e lo scopo stesso dell’uomo consiste nella defecazione. Che è una tesi suggestiva, non dico di no… :-)

      • PinoMamet says:

        ” Io trovo fuori luogo la figura di un Gesù maestro di morale. ”

        Cioè trovi fuori luogo la figura del Gesù dei Vangeli…
        ;)

        • Peucezio says:

          Sì.
          Perché un Dio si manifesta di persona, non per iscritto. Per iscritto si fanno i certificati agli uffici del comune.

        • PinoMamet says:

          Per i cristiani Dio si è appunto manifestato di persona, ma direi che è l’eccezione, e non la regola delle religioni…
          e comunque i vangeli, sempre per voi i cristiani, sono appunto memoria di questa manifestazione.

          A meno che tu non pretenda una manifestazione personale, sulla quale, che dire… metterò una buonaparola ;)

        • Peucezio says:

          Pino, guarda che l’eccezione sono le religioni del libro. Le religioni in tutte le culture, per migliaia d’anni sono state tramandate oralmente. Anzi, probabilmente per centinaia di migliaia d’anni.
          Se non ricordo male, testimonianze di forme di culto dei morti per esempio sono state trovate presso l’uomo di Neanderthal, quindi parliamo del paleolitico medio. La scrittura esiste più o meno da cinquemila anni e solo in una piccola parte del mondo, in tantissimi luoghi è arrivata recentissimamente; eppure non erano certo culture e popoli meno religiosi di noi, anzi, probabilmente lo erano molto di più.

          E comunque nemmeno il cristianesimo è una religione del libro. Sicuramente non il cattolicesimo. Il libro è un mezzo, è una comodità in più: la Chiesa, cioè a quell’epoca le prime comunità, ha pensato bene di mettere per iscritto delle cose, perché non ce le si scordasse del tutto e poi si è deciso di mettere ordine su quali testi fossero canonici e quali no e trascegliere i più autorevoli. Quindi non è la scrittura a fondare la Chiesa, è la Chiesa che ci ha dato la scrittura. Ma la Chiesa, essendo fatta di uomini in carne e ossa è una cosa vivente e, in virtù della successione apostolica e del depositum fidei si riporta direttamente a Cristo ed è latrice e continuatrice del suo messaggio. Il libro invece è un sussidio, una cosa in più, utile, ma la religione sta nella Chiesa (che comprende l’insieme di tutti i battezzati), non certo nel libro, altrimenti saremmo feticisti come protestanti, islamici, ebrei e simili, che in fondo adorano la carta e l’inchiostro…. contenti loro.

        • PinoMamet says:

          Ti do ragione quasi su tutto; quasi, perché anche nel cattolicesimo il Vangelo è qualcosa di più di un semplice sussidio.

          Certo non è sacro il libro in sé, la carta e l’inchiostro come negli altri casi che citi tu; ma è pur sempre Parola di Dio, mica il manuale della lavatrice!

    • Peucezio says:

      Certo, Mirkhond.
      Lo scopo del sacerdote non è di fare testimonianza, tutt’al più di ammaestrare, ma principalmente è di operare una mediazione col divino. L’amore è il fondamento etico, l’insegnamento. Va applicato dai laici, dai cristiani. I sacerdoti non è che non debbano essere amorevoli, ma non è in questo l’essenza del sacerdozio.
      Inoltre l’amore per gli uomini non può andare a discapito di quello per Dio, che ne è il fondamento, per cui l’odio verso Dio (e la trasgressione dei suoi dettami e l’odio verso la sua Chiesa altro non sono) non è compensato da un malinteso amore verso il prossimo. Perché oltretutto ama il prossimo chi lo corregge all’occorrenza, non chi ne asseconda i vizi e le depravazioni.

  30. mirkhond says:

    Ho l’impressione Peucezio, che per te “fare del bene” sia una cosa naturale e scontata che può fare chiunque.
    Mentre, invece E’ LA COSA PIU’ DIFFICILE DI QUESTO MONDO, se non si è NATURALITER buoni dentro….
    Ora, il Cristianesimo non è una religione come tutte le altre, ma si fonda sul PIU’ GRANDE SACRIFICIO che Un Dio possa fare:
    DARSI IN OLOCAUSTO PER SALVARE L’UMANITA’ INTERA.
    Ora il FONDATORE di QUESTA religione, Gesù Cristo, che per i Cristiani E’ DIO FATTOSI UOMO, il Fondatore quando parla delle “credenziali” per entare nel SUO Regno, non chiede di tenere un tempio ben addobbato, di posizionare l’altare in una direzione piuttosto che in un’altra.
    Non parla nemmeno di alcun arredo sacro, e paramenti particolari per i suoi sacerdoti.
    Anzi, dice di non portare più di due vestiti e di non rubare ed estorcere a coloro che li assistono.
    Insomma invita il SUO CLERO ad essere POVERO e MENDICANTE.
    Che E’ GIUSTO IL CONTRARIO di ciò che predica un nitoglia e la galassia sedebenvestita&paramento+addobbo tutto okay, ma NIENTE AIUTO CONCRETO a chi soffre, finocchi e pervertiti inclusi.
    Ora, certo Don Gallo diceva boiate spaventose quando predicava il sacerdozio femminile e i matrimoni dei finocchi.
    E su questo ovviamente il cristiano NON puo’ seguirlo, perché di queste ERESIE non vi è alcuna traccia negli INSEGNAMENTI DI CRISTO.
    Però se lo stesso eretico anarchicheggiante, aiuta TUTTI e TUTTE, a TUTTE LE ORE, per i caruggi più malfamati di Zena, senza chiedere patenti di ortodossia e/o ortoprassi in senso cattolico, questo prete avrà un posto con Cristo?
    Se sto al Vangelo, SI.
    Se invece mi limito a ben amministrare dei sacramenti con bei riti, belle liturgie, bei paramenti, begli addobbi e belle chiese (che a me, non fraintendermi, mi vanno BENISSIMO; La bellezza è la porta del Cielo), ma CHIUDO LE PORTE IN FACCIA A CHI SOFFRE, perché non ha le MIE credenziali in regola, allora chi è lo STRONZO, io o Don Gallo?
    A Zena, il centro del Gallo era aperto a TUTTE LE ORE, a differenza magari di altri più attenti al rispetto di regolamenti FARISAICI.
    ciao!

    • Andrea Di Vita says:

      Per mirkhond

      So per certo (non chiedermi come lo so, ma la storia e’ da fonte certa) che sotto una pioggia come se ne vedono solo da noi a Genova, di sera tardi tempo fa una poveraccia assai male in arnese busso’ ripetutamente in cerca di un riparo alla porta di un istituto della curia noto per i convegni teologici che organizza. Dall’interno le risposero che era tardi, che ormai gli uffici erano chiusi. Ignoro come finisca la storia, ma sembra davvero tratta dalle Scritture.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

  31. mirkhond says:

    Per Andrea Di Vita

    Una quindicina d’anni fa, in una trasmissione di Gad Lerner, il protagonista era proprio Don Gallo, accusato da Monsignor Tonini, il pure benemerito arcivescovo pensionato di Ravenna, in quanto nel centro del Gallo, una prostituta africana aveva abortito…
    Lerner, disse che quando si era recato a Zena, di tutti i centri e associazioni cattoliche cittadine, SOLO il centro del Gallo era SEMPRE APERTO a TUTTE LE ORE, alle 2, alle, 3, alle 4, alle 5 di notte, TUTTI I SANTI GIORNI.
    E Monsignor Tonini, prese nella sua mano quella del Gallo, dicendo che pur in contrasto con lui per le sue posizioni sconfinanti nell’eresia, lo stimava proprio per la sua INTENSA e AUTENTICA CARITA’ CRISTIANA….
    Quella Carità che non chiede patenti a nessuno…..
    ciao!

  32. mirkhond says:

    Peucezio

    Mi sembri un po’ contraddittorio.
    Un ammiratore del politeismo greco-romano quale dici di essere, dovrebbe apprezzare la froceria, così diffusa in quei remoti “bei” tempi andati ormai…..
    Vedasi il famigerato Satyricon….
    Dall’altro disprezzi profondamente il Monoteismo Giudaico, però ne RILEVI LA SUA MORALE, trovando (e qui concordiamo) rivoltante il culto del travestitismo gay di oggi…
    In sostanza accusi il Gallo di aver mancato ad una morale GIUDAICA che tu stesso in altre circostanze, dichiari di AVVERSARE!
    La mia impressione è che, chi si attacca alle APPARENZE, evidentemente non sa cos’è il dolore, la sofferenza, l’incomprensione di vicini e lontani, la solitudine del disadattato cronico esistenziale, dovuta ad una vita che non è andata e non va come avremmo voluto e/o vorremmo…..
    Conoscevo un prete che ragiona come te riguardo alla Chiesa, ai paramenti, al Latinorum, culo e camicia con la vecchia muffa in sedicesimo, ora autopensionatasi nelle oscurità del Vaticano.
    Non un lefevriano-sedevacantista, ma per il resto DEL TUTTO SIMILE all’idea di Chiesa che hai tu e il nitoglia.
    Ora, questo prete così attento alle FORME, non è capace di amare il prossimo suo, mentre invece è bravo a dare lezioncine a destra e a manca.
    E’ ciellino e PROFONDAMENTE SUPERFICIALE, e agli occhi di gran parte di coloro che lo conoscono da la stessa impressione che aveva la madre di Andrea Di Vita verso Siri, e cioè di un CARRIERISTA!
    Ma te, tutto questo va bene, purché si rispettino le APPARENZE, che non sono state istituite da Cristo, bensì sono il frutto di un cammino storico di UNA PARTE della Cristianità…
    Però mi rendo conto di parlare solo a me stesso, consapevole che differenti vissuti generano solo differenti sensibilità e conseguenti incomprensioni reciproche.
    Vedasi Jam e Francesco…..

  33. mirkhond says:

    Insomma checché ne pensino il papa pensionato, il nitoglia e Peucezio ;), resto convinto che il Gallo sia NELL’ETERNA LUCE DI NOSTRO SIGNORE….
    Che magari starà ridendo con il suo preve molto disubbidiente, dei tanti contrasti che il suddetto preve zeneise aveva e continua a suscitare su QUESTA terra……

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