Regina Dugan, la signora dell’Onnipotenza

“Parlando in termini astratti, le capacità militari si possono organizzare nelle tre dimensioni dell‘onniscienza (cioè vedere e sapere tutto), dell’onnipresenza (cioè essere e spostarsi ovunque) e dell‘onnipotenza (cioè, il dominio cinetico).”[1]

“Questo Dio onnipotente è anche onnisciente e onnipresente. O ancor meglio bisognerebbe dire che, in quanto spirito infinitamente perfetto, Dio è contemporaneamente l’onnipotenza, l’onniscienza e l’onnipresenza stessa.”[2]

Il primo è un testo che spiega l’ideologia sottostante la DARPA, di cui parliamo qui; il secondo è un brano di Giovanni Paolo II.

La signora nella foto si chiama Regina Dugan, e lascerà certamente un’impronta maggiore nella storia dei Bush o di Obama.

Qui la vediamo che gioca con uno stormo di Nano Hummingbird, un piccolo ciberanimale che abbiamo già incontrato su questo blog, e che un giorno ognuno di noi potrebbe incontrare mentre ci segue per strada a o si prepara a ucciderci. O semplicemente a spiarci per conto di un’agenzia privata di investigazioni, come già fa (con droni certo meno carini) la Southern Missouri Judicial Services.[3]

Tra il 2003 e il 2009, ai tempi in cui giocava con i colibrì, Regina Dugan dirigeva la DARPA, la Defense Advanced Research Projects Agency del Pentagono, che si occupa appunto di onniscienza, onnipresenza e onnipotenza.

L’onnidominio DARPA va da Internet – la più nota invenzione dell’agenzia, che allora si chiamava semplicemente ARPA – alla costruzione di creature artificiali, ai confini tra elettronica e vita. La DARPA tocca le grandi problematiche dell’urbanistica, nel senso di come imporre il dominio sulle immense metropoli del Terzo Mondo; e si occupa di riformulare il cervello umano, l’oggetto più interessante di controllo che ci possa (per ora) essere.

Regina Dugan è quindi la reincarnazione postmoderna dei tre notissimi dottori: Victor Frankenstein, Josef Mengele e Stranamore. Ma proprio perché postmoderna, sa curare in ben altro modo la propria immagine:

Allo stesso tempo, la signora è anche – o ancora – umana.

Infatti, è uno dei tre direttori di una finanziaria denominata Dugan Ventures: gli altri direttori si chiamano rispettivamente John e Vince Dugan, gemelli identici e rispettivamente padre e zio della signora. In precedenza, John era il CEO della North America for Swiss Bank Corporation, nonché direttore di numerose altre banche.

Il trio dirige anche la RedX Defense (“really cool police products“).

Per poter arrivare al vertice della DARPA, la signora Dugan ha dovuto lasciare la direzione della RedX Defense (pur restandone sempre socio); ma ha pensato bene di assicurare alla RedX Defense contratti per un ammontare totale di sei milioni di dollari.

Quando il conflitto di interesse è stato fatto notare, la signora è passata subito a Google.

Google aveva appena acquistato Motorola, un acquisto – finalizzato soprattutto per non permettere ai concorrenti di impossessarsi dei 17.000 brevetti dell’azienda – segnato trionfalmente da ben 4.000 licenziamenti,(gli anglofoni apprezzeranno la definizione “reducing headcount“).

Insomma, come ai tempi del re assiro, Esarhaddon, che fece cuneiformare una volta la seguente imprenditoriale iscrizione:

“Calpestai i colli della gente della Cilicia, abitanti dei monti che dimorano in montagne inaccessibili nei pressi di Tabal, ittiti malvagi che confidavano nelle loro potenti montagne e che da tempi antichi rifiutavano di sottoporsi al giogo. Ho circondato, conquistato, saccheggiato, demolito, distrutto e arso con il fuoco ventuno delle loro città e villaggi. Per quanto riguarda gli altri, che non erano colpevoli di alcun peccato o delitto, ho imposto loro il pesante giogo della mia sovranità”.

Il pesante giogo della sovranità di Google sui sopravvissuti della Motorola fu, appunto, la signora Dugan, messa a capo del dipartimento di ricerche avanzate, il vero nucleo di un’azienda totalmente trasformata.

Il rapporto della signora Dugan con Google non è forse casuale.

Lasciando a un futuro post la questione del controllo dei cervelli umani, ricordiamo come tra gli innumerevoli progetti lanciati dalla DARPA sotto la direzione di Dugan, troviamo SyNAPSE (Systems of Neuromorphic Adaptive Plastic Scalable Electronics), che cerca di costruire un computer con forme e funzioni simili a quelle del cervello umano: “dovrebbe ricreare 10 miliardi di neuroni, 100 trilioni di sinapsi, consumare un  kilowatt (come una stufetta elettrica) e occupare uno spazio di meno di due litri”.

Il progetto SyNAPSE è stato appaltato all’IBM e alle Hughes Research Laboratories, che appartiene a sua volta alla General Motors (ditta del cui ruolo abbiamo già parlato a lungo qui), e i ricercatori promettono di costruire un sistema in grado di “funzionare come un gatto” entro il 2013.

Ora, Google – come potete scoprire andando proprio su Google – ha un reparto misterioso, denominato Google X Lab:

“Esattamente in cosa consista la ricerca non è di dominio pubblico, ma si pensa che comprenda progetti riguardanti l’intelligenza artificiale (AI) e la robotica.

I fondatori di Google sono da tempo interessati all’intelligenza artificiale. Un venture capitalist ha detto che ogni volta che discute del futuro con il CEO di Google, Larry Page, Larry sostiene che Google un giorno diventerà un’intelligenza artificiale. Anzi, Larry e il cofondatore Sergey Brin hanno entrambi dichiarato che il loro obiettivo ultimo per Google Search è di renderlo AI-complete. La macchina, cioè, sarà intelligente quanto un essere umano.

Nel 2006, una nota interna dell’azienda ha stabilito che Google vuole avere il migliore laboratorio di intelligenza artificiale del mondo. Può darsi che Google X Lab rientri in questo. l’intelligenza artificiale è certamente una parte importante di Google in generale. Questo emerge chiaramente dai molti posti di lavoro che Google offre nel campo dell’intelligenza artificiale”.

Da Wikipedia, apprendiamo che anche la località del laboratorio è segreta.

Tra i progetti noti di Google X Lab, c’è l’auto senza guidatore (Google Driverless Car).

Il progetto è cruciale all’economia mondiale, perché permette di superare uno dei più temibili limiti allo sviluppo: ciò che il commentatore Nic ha chiamato qui il “limite demografico” di un solo umano adulto per un’auto circolante, un tetto cui si sta avvicinando, ad esempio, l’Italia, con i suoi 44 milioni di veicoli a quattro o più ruote.

Lo Stato del Nevada e poi quello della California hanno recentemente legalizzato l’utilizzo di auto senza guidatore: Google ha dovuto spendere appena 144 mila dollari – ufficialmente – in lobbying per ottenere questo risultato.

Ciò che è interessante è come il progetto della Driverless Car sia diretto da Sebastian Thrun, l’uomo che ha letteralmente mappato il mondo, attraverso l’invenzione di Google Street View. Il fatto che si veda la porta di casa tua su Google Maps non è neutrale.

Ora, Stanley, il driverless car di Google e di Thrun, ha vinto il DARPA Grand Challenge del 2005, una gara tra veicoli-robot ricoperti di pubblicità dei loro sponsor, con un premio dal Ministero della Difesa degli Stati Uniti, concesso perché si tratta di ricerca rivoluzionaria che “fa da ponte tra scoperte fondamentali e utilizzo militare“. Come ebbe a dire Obama, “senza i soldi del governo [cioè dell’esercito ndr], Google e Facebook non esisterebbero“.

O forse viceversa, se pensiamo che Google e Microsoft sono stati tra i principali contribuenti finanziari alla campagna elettorale di Obama, che ha poi saputo dimostrare la propria gratitudine verso entrambi.

Un dettaglio che ci aiuta a capire come funziona il complesso militare-industriale-accademico statunitense: al DARPA Grand Challenge, il ministero della difesa ha premiato con due milioni di dollari un mezzo costruito interamente da ingegneri della Google, ma l’auto è stato presentata al concorso come appartenente alla squadra dell’università di Stanford.

Nulla di insolito: l’università di Stanford, assieme al MIT, è da sempre il pilastro accademico del complesso; e fu con fondi militari che Stanford produsse quello che oggi viene chiamato Silicon Valley.

Un piccolo esempio è questo geco, che l’università di Stanford sta attualmente producendo    per conto dell’esercito, con l’idea di farlo arrampicare su per le finestre di casa tua, quelle che si vedono su Google Maps.

Ma sicuramente non avrai mai fatto nulla, detto nullo o pensato nulla che potesse dispiacere al Grande Dispositivo. E il geco, che di nome fa Stickybot, è anche carino mentre ti guarda.

Note:

[1] Peter Lee e Randy H. Katz, in Re-Envisioning DARPA. Gli autori, che parlano a nome della DARPA, sono anche due dei più noti scienziati informatici degli Stati Uniti. Peter Lee ha appena lasciato la DARPA per la Microsoft. Durante il suo periodo presso la DARPA, aveva “infuso nuova energia nei rapporti tra la DARPA, il mondo accademico e quello industriale”.

[2] Giovanni Paolo II, udienza generale del 18 settembre, 1985.

“I nostri droni sono i migliori della linea e possono fornire ai nostri investigatori le prove migliori per i nostri clienti. I droni possono volare in spazi ristretti o viaggiare a oltre 40 metri fornendo prove video e fotografiche”. La stessa ditta privata si occupa del trasporto di detenuti, ripresa di fuggiaschi e del monitoraggio di individui soggetti a procedure di sorveglianza elettronica.

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126 Responses to Regina Dugan, la signora dell’Onnipotenza

  1. izzaldin says:

    Davvero ispiratissimo. Dagli assiri ai droni, non fa una piega, complimenti.
    Se volessimo unire il globale al locale simil-oltrarno, per quanto riguarda le auto senza autista, chiedo al felsineo Moi se il famigerato (e abolito?)progetto Civis non consistesse in un autobus a guida ottica.. una decennale mangiatoia per i politici locali e un assillo per i cittadini, tanto più che durante le simulazioni, si dice, l’autobus in curva andava dritto sui palazzi! :)
    Almeno a Bologna, si spera, la Google Driverless Car non dovrebbe avere speranza..oppure sì?
    saluti,
    Izzaldin

  2. Andrea Di Vita says:

    Per Martinez

    Un reduce del Vietnam ha catturato un bimbo affetto da sindrome di Asperger e se l’e’ tenuto per giorni in un rifugio sotterraneo. E’ stato abbattuto dall’FBI che ha liberato il bambino (e che sembra stia relativamente bene).

    Ho letto (mi pare sul Corriere) che di fronte alla difficolta’ di forzare il rifugio minimizzando il rischio per l’ostaggio l’FBI ha mandato un drone. Questo ha bombardato con onde elettromagnetiche di diverse lunghezze d’onda la zona del rifugio: i dati trasmessi hanno consentito agli investigatori di ricostuire una mappa tridimensionale del rifugio. A sua volta, questa ha consentito di ricostruire in laboratorio (o in caserma?) un modello del rifugio a grandezza naturale.

    Gli agenti ci si sono addestrati per giorni, cosi’ quando hanno colpito lo hano fatto (relativamente) a colpo sicuro.

    Gandhi diceva che l’unico caso in cui avrebbe tollerato l’omicidio volontario sarebbe stato quello del pazzo che teneva un bambino in ostaggio.

    In questo caso Gandhi e il complesso militar-industriale sembra siano andati d’accordo.

    Ciao!

    Andrea Di Vita

    • Z. says:

      Evidentemente le aggressioni naziste, per Gandhi, esulavano dalla fattispecie “omicidio volontario”.

      Brutta razza, gli avvocati :D

      Z.

      • Ritvan says:

        —-Evidentemente le aggressioni naziste, per Gandhi, esulavano dalla fattispecie “omicidio volontario”. Brutta razza, gli avvocati:-) Z.—
        Ciusto, quelle che tu chiami “aggressioni naziste” non erano altro che legittime aspirazioni del Glorioso Volk Tetesko ad avere il suo sacrosanto Spazio Vitale, del quale era stato ingiustamente privato da gentaglia:-) come gli slavi, gli ebrei e i fetentissimi figli della Perfida Albione (ed era quest’ultima a stare sulle bal al nostro similfachiro indiano). Inzomma, come il nostro habsburgicus ci ha ampiamente dimostrato:-) se quella gentaglia avesse acconsentito a restituire pacificamente&ghandianamente:-) il suddetto Spazio Vitale al sullodato Volk Tetesko, non ci sarebbe stato alcun “omicidio volontario” da parte dei nazisti, cribbio!:-):-)

  3. izzaldin says:

    Parlando di Google bisogna ricordarsi che ormai la parola “Google” è un verbo della lingua inglese.
    esempio
    -What’s the square root of 64?
    -Dunno. Google it.
    cambia il rapporto delle persone con lo studio, la comprensione, il ragionamento. Google sta provocando uno shock cognitivo a buona parte del genere umano. Mi chiedo come saranno i neonati di oggi fra trent’anni.

    • Tortuga says:

      Io continuo a preferire il buon vecchio sistema editoriale, le enciclopedie e la carta stampata.
      A mio avviso il web è destinato a diventare una voltatile testimonianza delle stupidaggini che la gente fa circolare.

    • PinoMamet says:

      Dunque, io do lezioni private di greco e latino.
      La maggior parte degli studenti, sono completamente identici a quelli di quando andavo a scuola io.

      Mi sembra di vedere qualche piccolo cambiamento nei più piccoli (nel senso che mi sembrano pochissimo disposti all’ascolto) ma c’è da dire che sono poco pratico della fascia d’età ginnasiale (adesso non si chiama più neppure terza e quarta ginnasio… orrore, barbarie… ma non divaghiamo) e forse sono sempre stati così, in ogni caso non so se c’entri qualcosa con internet.

      Invece ho uno studente il cui insegnante (anzi, la cui scuola, non è lo sforzo di una persona sola) ha messo in rete su una pagina grammatica, esercizi, e un’intera enorme selezione di brani di tradurre volontariamente da parte dello studente. Voglio vedere se ce n’è uno che lo fa…
      è un vizio delle scuole di quella particolare città, fare di ‘ste cazzate perditempo, le facevano anche prima dell’invenzione dei computer se è per questo, adesso qualche circolare ministeriale le incoraggia (si chiamano tipo TIC).

      Aldilà di questo, uno potrebbe dire: tanto si trova tutto in rete, ti danno la versione di Cesare? tac, digiti le prime tre righe e trovi la traduzione, il che è verissimo. Che sarebbe la versione “cattiva” di ciò che la scuola di cui sopra tenta di fare in maniera “disciplinata”, cioè servirsi della rete per tradurre il latino (per il greco è appena più difficile, ma neanche tanto).
      Beh, contrariamente alle mie aspettative, gli studenti non solo usano pochissimo internet per studiare: lo usano pochissimo anche per “copiare”.
      O forse non lo dicono a me, può essere.
      Sta di fatto che non basta copiarsi la versioncina a casa, se poi ti fanno le domande devi sapere anche cosa rispondere, e per quella del compito in classe (si spera) non c’è internet…

      quindi sì, alla fine internet pone qualche problema in più, ma niente di trascendentale o irrisolvibile.

      Non credo neppure che svanirà, almeno nell’immediato: è strapieno di cazzate, ma anche di cose utili, a saperlo usare. Come tutto il mondo, del resto.

      • PinoMamet says:

        PS
        segnali positivi (ma diciamolo in via ipotetica per scaramanzia) che la crisi possa finire: tornano a fioccare gli studenti a ripetizione.

        PPS
        dare lezioni private ad asini che possono permetterselo lo conisdero moralmente sbagliato: la scuola ha da essere uguale per tutti, non vale che il ricco sia facilitato…
        ma non preoccupatevi: chi asino è, asino resta, anche se prende duemila ripetizioni; applico tariffe differenziata ad arbitrio mio (è la dittatura del proletariato!); e tutti possono permettersi sei o sette lezioni, più che sufficienti per tornare in carreggiata.
        Poi c’è la studentessa fissata (rarissimi i ragazzi) che vuole tutti otto, ma quelle sono manie.

        • Z. says:

          Mah,

          tutti possono permettersi le lezioni private, secondo me.

          Certo, se poi i genitori i soldi preferiscono spenderli in cazzate tipo I-phone, I-pad o I-fess anziché nell’istruzione dei figli, beh, è un altro paio di maniche. Ma se hai deciso di mandare tuo figlio al classico si presume che tu non sia con l’acqua alla gola: passeranno molti anni prima che possa portarti soldi a casa.

          Z.

          PS: E comunque non sottovalutare l’importanza del tuo lavoro! Se un ragazzo ha voglia di impegnarsi per recuperare le insufficienze, l’insegnante giusto può fare la differenza eccome. O almeno, ai miei tempi era così…

        • Francesco says:

          tu sei pazzo!

          dare ripetizioni private ad asini le cui famiglie possono permetterselo è una funzione sociale importantissima!

          e facilita immensamente la mobilità sociale, togliendo risorse agli asini abbienti, che è altrettanto importante che darne ai poveri secchioni

          non ti rendi conto del ruolo che svolgi nell’incessante rivoluzione sociale che è il capitalismo?

          mah

      • roberto says:

        “lo usano pochissimo anche per “copiare”

        il che è normale perché internet rende facile copiare ma altrettanto facile beccare i copiatori
        non so se avete seguito le polemiche in germania su i ministri copiatori di tesi, per beccarli trent’anni fa ti dovevi fare un mazzo tanto*, beccarli ora è alla portata di un qualsiasi studente un po’ nerd

        *mazzo tanto che manifestamente i vari collegi di dottorato non avevano avuto voglia di farsi

        • Z. says:

          Voi eurocrati malefici supponete sempre che il cittadino (studente, professore, elettore, politico) sia razionale. Può darsi che nel Benelux sia vero, ma in Italia ‘nzomma!

          Vuoi perché i controlli sono meno del dovuto, vuoi perché gli studenti non si preoccupano delle conseguenze, amici e conoscenti che insegnano mi dicono che il fenomeno dello scopiazzamento via web è piuttosto diffuso.

          Persino in ambito post-universitario…

          Z.

        • Mauricius Tarvisii says:

          “il che è normale perché internet rende facile copiare ma altrettanto facile beccare i copiatori”
          Non solo, ma su internet trovi anche tutti i trucchi per imbrogliare ai compiti in classe, il che significa che qualsiasi tecnica la nostra classe usasse, la nostra prof di latino e greco la conosceva già. E sì, ci fu un tonfo dei voti medi rispetto al ginnasio, quando la parola d’ordine della docente era “copiare è una forma di solidarietà”…

        • roberto says:

          mah Z,
          quando lavoravo all’univeristà un paio di tesisti copioni li o sgamati e vorrei diriti che è solo perché conoscevo perfettamente tutta la letteratura nella mia materia di specializzazione….in realtà bastava beccare una frase carina in mezzo ad un un mucchio di letame, metterla su qualche base dati e guardare compiaciuto le ricorrenze. e questo dieci anni fa, mi immagino ora

      • giovanni says:

        “adesso non si chiama più neppure terza e quarta ginnasio… ”
        ehm…magari quarta e quinta ginnasio, visto che il classico è nato come ginnasio quinquennale+liceo triennale, e tale è rimasto fino al 1940, quando il primo triennio diventò la scuola media, cui seguivano quarta e quinta ginnasio, e quindi il classico.

  4. furio detti says:

    siamo in Italia. aspettiamoci droni che si infilano in massa sui parabrezza dei Caramba che li hanno “lanciati”…

    “Minghia siggnò denende il gioesticc non mi risponde!”
    “Gargiulo: controllaltcanc, controllaltcanc, controllaltcanc!”
    “Signòddenende: checcè, un cancello diffronde? Non vedo con rispettopallando una beata minchia!”
    “Gargiulo, resetta, Gargiulo cazzo!!!!!”

    un tonfo. le fiamme. due eroi per la patria!

    • Andrea Di Vita says:

      Per furio detti

      Sembra che Hollande per le sue truppe in Mali abbia chiesto a Monti di dargli un po’ di droni made in Italy, che a quanto pare nell’ambiente sono stimati. Sembra anche noi Italiani si sia fatta esperienza in Afghanistan dapprima solo come piloti di droni USA e poi come fabbricanti in casa. Uno di essi e’ stato utilizzato per esaminare le macerie pericolanti di un edificio dopo il terremoto dell’Emilia.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

    • Andrea Di Vita says:

      Per furio detti

      Dimenticavo: gli uccellini droni e i gechi droni sono inizialmente un’idea di un racconto di Isaac Asimov.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • Francesco says:

        a me gli uccesllini droni sono sembrati purissimo rendering di oggetti che non esistono, insomma bugie o marketing che dir si voglia

        mi sbaglio?

        PS alla Darpa sono dei simpatici cialtroni, però pieni di soldi

        • Andrea Di Vita says:

          Per Francesco

          ‘sbaglio’

          Sì e no. No per il presente, ché ancora non si vendono, Ma per il futuro la spinta è verso una feroce miniaturizzazione. Sia per quanto riguarda l’alimentazione sia per quanto riguarda il controllo dell’assetto. Sulle riviste scientifiche da un po’ di tempo in qua c’e il boom di studi sia sulle celle solari a basso ingombro sia sul volo degli uccelli: sembra di essere tornati a Leonardo. Segno che c’e’ qualcuno che finanzia: se la costruzione di un drone passerotto o gheppio è fattibile a un costo compatibile fra i finanziamenti militari, non mi stupiro’ di vederne fra qualche anno.

          Al che le doppiette dei cacciatori diventeranno armi da guerra (anti-drone), e il suo uso da parte dei privati verra’ sottoposte alla meritatissima sanzione che merita: una insperata ricaduta benefica del progresso. E’ la volta che aboliamo la caccia. (Del resto, in uno Stato eco-marxista stona).

          Ciao!

          Andrea Di Vita

        • Francesco says:

          tu che sei un fisico: quanto a lungo vola un uccellino prima di stancarsi? quanto possono essere resistenti le giunture e i muscoli così leggeri? non dovrà mica fermarsi ogni tot minuti?

          e in caso di vento mi sa che non vola e basta

          mi tengo gli F15 e le loro tonnellate di peso

          ;)

    • roberto says:

      divertente furio detti, ma per essere perfetto devi mettere da qualche parte
      “gargiù annichiliscilo”

      • Andrea Di Vita says:

        Per Francesco

        Caso vuole che il capo dell’istituto con cui collaboro sia il principale esperto Europeo nella dinamica del volo degli uccelli.

        Mi assicura che in quanto a rapporto fra lunghezza del velivolo e spazio necessario a fermarsi nulla batte i colibrì.

        Inoltre, un airone antartico debitamente inanellato e spiato da un satellite, sfruttando le correnti ascensionali è stato in grado di fare il giro tutto in tondo di metà dell’Oceano Indiano senza nutrirsi nè fermarsi per settimane di seguito.

        Infine non solo il falco pellegrino, ma anche il semplice piccione di città è capace in pochi decimi di secondi di girare di novanta gradi il piano delle ali e di ripetere la manovra più e più volte all’inseguimento della preda (o in fuga dal predatore): un pilota umano perderebbe i sensi.

        Indipendentemente, un elicotterista di mia conoscenza mi racconta che a volte il gabbiano capo branco si mette in coda a un elicottero perchè crede di spaventarlo. Il pilota, con un loop, si mise a sua volta dietro il gabbiano, che scappò. Pochi giorni dopo la stessa cosa la fece un falco. Sei loops dopo, fu l’elicottero a doversene andare.

        Aggiungo che le piume hanno lo strano effetto di abbattere l’attrito riducendo anche del venti per cento la potenza meccanica necessaria a sostenere una spinta costante rispetto ad un’ala liscia. Molti dei droni in progetto includono aimulacri di piume artificiali.

        Per finire, gli uccelli migratori, proprio come i nostri aerei, si orientano col Nord magnetico e le stelle. Ma al contrario di noi alcuni di loro identificano e riconoscono anche il rumore di fondo acustico tipico di ciascun ambiente; tant’eè che un intero stormo di sedicimila piccioni viaggiatori, inviati durante un esperimento dalla Francia all’Inghilterra, ando’ perduto dopo che a una quota molto più alta la posizione dello stormo ebbe a incrociare con quella di un Concorde che da Londra andava a Sydney.

        Insomma: quando Leonardo disegnava le ali degli uccelli in volo aveva capito che è difficile battere la natura; ma per forza di cosa era stato costretto a disegnare, usando l’occhio nudo, solamente uccelli in moto stazionario. Avesse avuto una camera stroboscopica, la nostra comprensione del volo oggi sarebbe ben altra.

        Abbiamo davvero ancora parecchio da imparare.

        Come sempre, la guerra è il motore della ricerca della conoscenza.

        Ciao!

        Andrea Di Vita

  5. Pierluigi says:

    e’ anche per questo che ho scelto di non fare figli…. per metterli nelle mani di questa gente, meglio che non nascano neanche.

    • nic says:

      hai pienamente ragione. Con auto a spasso da sole, incursioni di droni e intelligenze artificiali i bambini risultano ormai prodotti obsoleti, grottescamente inefficienti.

  6. http://www.diydrones.com/forum/topics/floating-waterproof-uav-drone-for-sale-amazing-aquacopter

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  7. Una cosa interessante in tutti questi processi storici è la maniera a cuneo in cui le novità si insinuano nella nostra vita.

    Sentiamo, probabilmente, che c’è qualcosa che non va nell’idea di investigatori privati che ci inseguono con i loro droni per riferire ad altri cosa facciamo.

    Ma esattamente dove sta il problema, se accettiamo una serie di premesse che quasi tutti accettano?

    Ecco infatti una buona difesa dell’uso dei droni da parte di agenzie investigative:

    http://bulldogpi.com/if-drones-invade-privacy-then-so-do-police-helicopters/

    • nic says:

      Miguel,

      Se appeso alla ventana al posto del drone ci fosse ancora il vice brigadiere Capuzzo? Se i cazzi propri invece di pubblicarli in facebook la gente continuasse a raccontarli nel confessionario?

      Credo che la questione principale non stia nell’omniscienza, presenza,potenza del controllo. L’Omnicontrollo nelle società strutturate è sempre esistito; in altre epoche, in forme ancora più oppressive ed probabilmente efficienti.

      La vera rivoluzione è invece l’apparizione di un nuovo Soggetto (ex-oggetto) sociale e la sua prossima e definitiva presa del potere.

      Marx non aveva previsto nella teoria dei telai che questi ultimi facessero fuori prima gli operai con l’automazione, poi i tecnici con le AI ed alla fine anche i padroni.

      L’umano è sempre più obsoleto per il capitale. Credo che in questo consista, in definitiva, il “superamento del limite demografico”.

      • Peucezio says:

        Il problema non è il controllo in sé, è l’accentramento del controllo, la sua dislocazione sempre più lontano.
        Un uomo del Medio Evo (o, a maggior ragione, di un villaggio primitivo) viveva talmente gomito a gomito con gli altri che quasi non aveva un’individualità, quindi era controllatissimo. Ma il controllori erano vicinissimi, erano il padre, lo zio, il nonno, il capo tribù, tutt’al più il signore locale, quindi non qualcuno incommensurabilmente più potente che insieme a lui controlla altri miliardi di uomini.
        Ciò che mi spaventa non è la restrizione della libertà, che semmai si va mapliando, quanto il fatto che pochissimi centri di potere possono controllare tutto il pianeta.

        • Tortuga says:

          “L’Omnicontrollo nelle società strutturate è sempre esistito; in altre epoche, in forme ancora più oppressive ed probabilmente efficienti. ”

          E’ vero! La famosa beghina pettegola di paese che staziona seduta sul suo gradino e ricorda tutti quelli che sono passati di lì: micidiale!! (preferisco il geko! ;-) )

        • Francesco says:

          solo che nessun centro umano di potere ha la capacità di capire tutte le informazione e quindi controllare davvero

          o lo faranno le AI in uno scenario alla Terminator o è solo un’illusione redditizia per i furbi

        • Tortuga says:

          Stavo giusto pensando qualcosa di simile.
          Poi di avere 300 telecamere in un ipermercato aperto 24 ore su 24.
          Occorrono 300 giorni 24 ore su 24 per controllare un solo giorno di registrazione.
          Ma se ti viene a mancare una scatola di cioccolatini sull’inventario di fine mese puoi controllare, certo, solo la telecamera che punta sui cioccolatini … ma devi controllare 30 giorni di registrazione 24 ore su 24, oppure avere un supercomputer che ti fa l’inventario ogni giorno.
          Ma devi sempre controllare 24 ore di registrazione … per una scatola di cioccolatini!?

          Mah! … boh!

        • Tortuga says:

          Poi IMMAGINA di avere (mi son mangiata una parola)

        • Peucezio says:

          “solo che nessun centro umano di potere ha la capacità di capire tutte le informazione e quindi controllare davvero

          o lo faranno le AI in uno scenario alla Terminator o è solo un’illusione redditizia per i furbi”

          Questo è l’auspicio.
          Che la massa di informazioni da controllare, e che lievita ogni anno, sia tale da essere di fatto incontrollabile.

        • nic says:

          “o lo faranno le AI in uno scenario alla Terminator o è solo un’illusione redditizia per i furbi”

          già lo fanno migliaia di AI, tutti i giorni, tutto il tempo. Ma il vantaggio rispetto alla beghina di paese è che non gliene fotte assolutamente nulla di noi in qualità di umani. Al massimo siamo numeri, statistiche, gusti, tendenze. Quando qualcosa di più, input in un algoritmo.

    • Andrea Di Vita says:

      Per Martinez

      ”helicpters”

      :-)

      Non vorrei sembrare fissato, ma è l’incipit di ‘1984’.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

  8. Tortuga says:

    Non è tanto il fatto che non siamo riusciti a crescere, quanto il fatto che tutti i sistemi educativi hanno fallito, o per se stessi, o per causa di chi li ha male utilizzati, sicché non siamo riusciti a far crescere chi ci sta intorno ed a rendere commestibile l’idea che la vita sia un processo di educazione permanente.
    Siamo arrivati al punto in cui la persona onesta e disciplinata o che, perlomeno, riconosce la strada, pur procedendo per trial and error, paga un prezzo troppo alto per il livello di contrasto che deve vivere con l’ambiente esterno, inoltre l’uomo non riesce ad essere giusto nelle valutazioni e nelle reazioni. La macchina invece non manipola e non si lascia manipolare, e non persegue interessi privati in atti d’ufficio.

    Non sappiamo in mano a chi andaranno questi dispositivi, tuttavia potrebbero essere una soluzione a tante cose … sicuramente non la migliore, ma … ieri sera, quando per la prima volta leggevo questo articolo, mi veniva in mente una battuta degli acchiappafantasmi:
    “la forma del distruggitore scegliete e perite” .

    Per il momento forse presto una scatola nera ci dirà la verità sugli incidenti stradali … e ci sarebbe molto da raccontare su come vanno le cose ora.

    Quale che sia, poi, il prezzo di tutto ciò penso che l’umanità se sia ampiamente voluto e meritato… innanzi alle eventuali difficoltà vedremo se ancora una volta sarà più facile superarle e sopravvivere per gli onesti o per i disonesti.

  9. fp40 says:

    Se può interessare, riconosco nella mano della signora Dugan:

    * la soluzione delle equazioni di II grado

    * l’equazione di Navier-Stokes per un fluido incomprimibile

    * il numero di Avogadro

    * la seconda legge della dinamica di Newton

    * l’equivalenza massa-energia di Einstein

    * il volume della sfera

    * l’energia libera di Gibbs per un sistema termodinamico

    • Moi says:

      ‘Sta foto della “Regina di Droni” : -) credevo fosse una roba tipo “MILF Maths Teacher” presa da un sito erotico (ma NON porno !) nerdissimo.

      • fp40 says:

        :D

        La cosa che mi ha colpito di più è che ha scelto equazioni che non sono esteticamente belle. Nessuna che un fisico si tatuerebbe, per dire, a parte forse quella di Einstein.

        • Andrea Di Vita says:

          Per fp40

          E’ una tecnologa, non un fisico. Dirac, quello della meccanica quantistica relativistica, diceva che l’equazione che porta il suo nome era bella, dunque vera.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

  10. Pietro says:

    C’e’ anche il PIN del mio bancomat che non trovavo piu’, ecco dove l’avevo segnato! :D

  11. PinoMamet says:

    Comunque (e tornammo a parlare delle spade dei Micenei… ;) ) se questi cosi costano così poco, li useranno anche gli insorgenti o come si chiamano. Anche l’asse del Male ;) tra l’altro sa fabbricare droni; e poi ci sono le volte in cui la tecnologia fa cilecca (ricorderete l’aereo stealth- all’epoca la stampa li esaltava come “invisibili”, grossolanamente semplificando- abbattuto in Serbia, col cartello “scusate, non sapevamo che era invisibile”).

    C’è un altro discorso da fare: non è per scusare Facebook che dico che solo un criminale particolarmente pirla la userebbe per fare discorsi compromettenti.
    Prendiamo anche l’assenza di Miguel da Facebook ;) come prova della sua fondamentale onestà e della sua intelligenza :)

    Mi spiego: una persona onesta, che abbia voglia di parlare, non può che trovare irritante il noto social network, che è semplicemente il regno dell’ipocrisia, come ogni cosa sociale, ma molto di più. Ora, un po’ di ipocrisia è sempre e comunque necessaria, ma troppo è troppo; una persona “normale”, che non abbia particolari intenzioni criminose cioè, si sente in effetti controllata in modo abbastanza ossessivo sul noto social network; più ancora dai suoi pari che da qualche controllore, che pure esiste.

    Ma per una persona che invece le abbia, queste intenzioni criminose, rivoltose ecc., Facebook è in effetti un paradiso: posso chattare in ogni istante con chi mi pare, nascosto tra milioni di altre persone che fanno lo stesso, e usare il mio codice concordato in precedenza (faccina sorridente: individuato l’obiettivo; cuoricino: metti la bomba… ;) ) mimetizzato esattamente come, che ne so, due turisti in piazza San Marco a Venezia in mezzo a centinaia di altri turisti e piccioni… posso postare la mia foto di gattino contenente dati criptati, in mezzo a milioni di foto di gattini…
    è insomma uno strumento come un altro.
    Se poi scrivo “domani vado a mettere la bomba alle 11″, vabbè, allora sono scemo.

    Il problema è che Facebook in effetti non controlla queste persone: non credo sia mai stato pensato particolarmente per controllare questi, poi ovvio che le Polizie ci butteranno un occhio e si prenderanno tutte le libertà per farlo.

    Il problema è che è pensato per controllare, per far controllare dai loro pari, proprio le persone tranquillamente oneste, per costringerle a essere ancora più tranquille, ancora più oneste, e ancora più uguali.

    • Ritvan says:

      —-…ricorderete l’aereo stealth- all’epoca la stampa li esaltava come “invisibili”, grossolanamente semplificando- abbattuto in Serbia, col cartello “scusate, non sapevamo che era invisibile”. PinoMamet—
      Un’analisi di quel fatto viene fatta qui:
      http://it.answers.yahoo.com/question/index?qid=20090618074042AA70mbM

      P.S. A mio immodesto avviso il problema principale non era che diventavano “visibili” quando sganciavano le bombe, bensì quello di non essere equipaggiati di un sistema di autodistruzione automatico, tale da “polverizzarlo”. Infatti, i cari serbi pare abbiano venduto poi il rottame ai russi, ai cinesi o ad entrambi.

      • Moi says:

        Ragazzuòli, andiamoci sempre con circospezione su YahooAnswers che di base è l’ habitat naturale dei Minkia Kids :) .

        Però, sì : lo stealth è progettato con accorgimenti di spigoli e superficie che, grossolanamente detto, non “rimbalzano” le onde radio del radar, che quindi non lo localizza.

        Questa nota vecchia “trovata” fumettistico-televisiva :) ha causato qualche equivoco:

        http://img.engadget.com/common/images/4575937614869136.JPG?0.8624495567024028

        :)

        • Moi says:

          Comunque wikipedia ci fa sapere che i fumettisti di “Wonder Woman” già originariamente (1942) avevano previsto l’ obiezione più ovvia :

          “It has the power to be undetectable by radar (!) or the human eye and the ability to shift from its crystal, “transparent mode” to complete invisibility rendering both itself and its occupants truly invisible. “

        • Pietro says:

          Ma se si vede il pilota che senso ha fare un aereo invisibile? :D

  12. Tortuga says:

    Facebook fornisce dati inopinabili riguardo al luogo, giorno ed ora della tua connessione e ad una parte dei tuoi contatti (con chi hai comunicato), il che non è cosa di poco conto. Sono dati, certo, alterabili, ma comunque meglio di un buio assoluto.
    Il criminale organizzato, certo, è – appunto – organizzato.
    Ma prima di diventarlo e prima di essere reclutati da costoro, vi è indubbiamente una lunga strada da percorrere.
    Un linguaggio in codice? Ok, ma prima lo devi imparare da qualche parte ed in qualche modo … ed in ogni caso anche quelli si decriptano.

    • PinoMamet says:

      Vabbè, ho capito che siete una banda di onesti, qua dentro…
      ;)

      Tortuga, non sto parlando del gergo della ligera ;) sto parlando di codici appositi preparati e utilizzati da professionisti. Ovviamente tutto è decrittabile. Solo che Facebook è, semplicemente, una piazza molto affollata e confusa, quindi un buon posto per passare inosservati; vero anche quello che dici tu, che fornisce i dati di quando e devo sei connesso, e ricostruisce la rete di persone con cui sei collegato (come del resto fanno i cellulari) ma, proprio come per i cellulari, e forse ancora di più, a sapersi muovere ci sono libertà d’azione:
      e bada che sono cose che penso io su due piedi senza aver mai fatto il criminale organizzato…
      ad esempio, io mister X mi iscrivo il tal giorno in Indonesia; il mio socio mister Y si iscrive il tal altro giorno a Panama, e NON diventiamo “amici”; ma casualmente ci iscriviamo entrambi alla pagina dei fan di Leone di Lernia (dico per dire, immagino sarebbe qualcosa di meno sospetto!) e il tal giorno posto il mio bel messagino in codice o foto o quello che ti pare, innocua per tutti, ma mister Y sa come decrittarla…
      nessuna prova che mister Y sia collegato con me.

      Ora, queste sono appunto cazzate che anche un principiante assoluto come me riesce a pensare, ma immagina quanti sistemi possa inventarsi un professionista!

      • Z. says:

        Un’osservazione interessante, non ci avevo pensato.

        Ti vale il perdono per aver usato “decrittare” in luogo di “decifrare”!

        :D :D :D

        Z.

      • Peucezio says:

        Non è vero che tutto è decrittabile.
        Ci sono algoritmi di criptazione, di uso comune e che utilizzano cani e porci, che, con l’attuale velocità di evoluzione dell’hardware, cioè raddoppio ogni anno e mezzo, potranno essere decrittati solo fra migliaia o milioni di anni, quando cioè sia il decrittando che il decrittatore saranno nel mondo dei più da molto tempo.

      • Ritvan says:

        —Ti vale il perdono per aver usato “decrittare” in luogo di “decifrare”!:-) Z.—
        Guarda che il verbo “decrittare” (var. “decriptare”) è presente nei dizionari online del dolce idioma dantesco, eh!

      • Francesco says:

        però resterà traccia di quel passaggio per l’eternità, cosa che non succede se ci incontriamo all’osteria del Guercio (meglio dietro il cimitero)

        il giorno che la Pula punta mr. X, ci metterà pochi minuti a beccare lui e ogni contatto Internet

        meglio i vecchi sistemi se devi gestire un bizness di lunga durata

        • Tortuga says:

          io non dirò mai decrittare con due t, mi rifiuto! :-)

        • PinoMamet says:

          Anch’io ero indeciso se usare la forma “decriptare”, che in effetti è più carina, ma vabbè.

          Ma esiste una differenza tra “decifrare” e “decriptare”? Non so, lo chiedo a Z.

        • Z. says:

          Ragassi,

          mi farete mica venire dei dubbi, disgrassiati? Che io sappia, decrittazione è propriamente l’operazione di chi viola un codice per leggere un messaggio cifrato inteso per un diverso destinatario. A quanto ne so questa è l’accezione tecnicamente corretta – o almeno lo era una decina di anni fa, ma non mi sembra che da allora sia cambiata la nomenclatura:

          http://nuke.isisspacati.net/LinkClick.aspx?fileticket=8oIL5XtZRCY%3D&…

          Ma in fondo, tra mezzo secolo forse manco esisterà più la lingua italiana. E se Dio vorrà, per fortuna, probabilmente non esisterò più nemmeno io :D

          Z.

          PS: Okkio ai dizionari, non sempre sono la scelta migliore per tradurre termini di settore. Basta leggere che definizioni danno per “reato” o “contravvenzione” molti dizionari online (nel primo caso trascurano sia il reato omissivo sia quello colposo, mentre nel secondo danno libero sfogo alla fantasia). Del resto, a ben vedere, non è il loro compito: e il fatto che quasi tutti i dizionari online definiscano correttamente “comminare” è forse un piccolo miracolo.

        • Ritvan says:

          A ‘sto punto devo concordare con Z. sul diverso significato di “decrittare” e “decifrare”…e al diavolo i dizionari online.
          P.S. E chi dice che Ritvan è incapace di autocritica bolscevica:-), peste lo colga!:-)

  13. per nic

    “La vera rivoluzione è invece l’apparizione di un nuovo Soggetto (ex-oggetto) sociale e la sua prossima e definitiva presa del potere. “

    Esatto.

    Per parafrasare Marx, prima i nobili, poi i borghesi, poi gli operai, poi gli attrezzi :-)

    • Andrea Di Vita says:

      Per Martinez

      Nei racconti di Philip Dick della serie dell’Artiglio si parla di una guerra mondiale che si trascina nelle trincee per anni, finchè un robot camuffato da bambino affamato viene accolto dai soldati impietositi e ne fa strage tramutandosi (l’Artiglio, appunto) in uno sventolio di lame rotanti. Al che i nemici creano una contromisura, un robot camuffato da commilitone ferito. Le due armi, oltre ad affettare soldati nemici, cominciano ad affettarsi l’un l’altra. In grado di imparare dai propri errori, sono così efficienti che ancor prima di sterminare l’intera umanità si mettono autonomamente di buzzo buono a costruire fabbriche dove riprodurre se stesse in forme sempre migliori, dando origine a un’intera ecologia robotica che rimpiazza la razza umana.

      Per Asimov, ottimista liberal se ce n’e’ mi stato uno, la funzione dei droni sarà invece quella di abituare l’umanità alla futura intelligenza artificiale di robot umanoidi. Che a loro volta consentiranno all’umanità il controllo sulla propria stessa storia.

      OT Di recente ho letto di un programmatore che sta facendo girare ininterrottamente la stessa partita di Simworld su un Cray da qualche anno a questa parte, col computer che gioca da solo. Simworld è un gioco di ruolo dove si costruisce a tavolino la Storia, partendo dalle condizioni tecnologiche di Neandertal e arrivando a un livello di tecnologia avanzata. Da un anno a questa parte il gioco si è ‘inlooppato’ (cioè si è infilato senza più uscirne) in una configurazione standard dove tre superstati si dividono l’orbe terracqueo combattendosi a vicenda in guerre senza fine cambiando continuamente alleanze e risparmiando sempre le parti vitali l’uno dell’altro. Il commento del programmatore è stato più o meno: o il programma ha un baco o Orwell aveva la macchina del tempo… :-) FINE OT

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • Francesco says:

        dammi la fonte della orwell-notizia, svp

        è una vita che cerco di immaginare una cosa del genere!

        ciao

        • amousonny says:

          Non credo ci sia una fonte. Se non sbaglio si parla di Civilization 2, un gioco dove si guida un popolo dagli albori della storia fino alla conquista di un altro pianeta.

          In questo link a reddit, http://www.reddit.com/r/gaming/comments/uxpil/ive_been_playing_the_same_game_of_civilization_ii/ trovate il post originale sulla storia.

          In breve un giocatore rimane imbrigliato in un futuro da incubo, non riesce a sottomettere o fare una pace duratura con le altre nazioni (guidate dal computer). Chiede aiuto su reddit e un gran numero di persone si mobilita, chiedendo di condividere i file per ricreare la partita.

          In breve qualche giocatore molto capace riesce a conquistare le nazioni rimanenti e tutti vissero felici e contenti.

        • Andrea Di Vita says:

          Per Francesco

          http://www.repubblica.it/tecnologia/2012/06/14/news/civilization_dieci_anni-37187986/

          Errata corrige: il gioco e’ ‘Civilization’. Chiedo venia

          Ciao!

          Andrea Di Vita

        • Francesco says:

          Civilization?

          sono decenni che ci gioco, anche se oltre un certo livello vince sempre il PC, altro che Cray

          immagino il tuo amico abbia impostato “vittoria militare” sennò il gioco sarebbe finito da secoli

          in effetti da quando iniziai con Civilization 1 sono passati davvero decenni ……….

        • Z. says:

          Rivoluzione, dichiarare guerra, ristabilire la democrazia.

          Anzi, la repubblica, visto che si presume che non si sia fatto soffiare sul tempo il suffragio universale.

          Bisogna spiegargli tutto a questi Yanquis, persino come funziona Civilization.

          :D

          Z.

    • Andrea Di Vita says:

      Per Martinez

      Sempre Asimov parla di un robot che crede di avere ricevuto un illuminazione divina e converte un gruppo di suoi simili (che recitano il mantra: ‘Il Padrone è il Padrone e QT-1 è il suo profeta’) .

      Silverberg parla di un robot che diventa Papa.

      Ma i robot come sottoproletariato che si sveglia a una coscienza di classe non sono stati ancora immaginati, nemmeno nella fantascienza Sovietica. E sì che se il marxismo è una scienza, allora dovrà esserci una fantascienza corrispondente. Al più i robot non si elevano al di sopra della rivolta individuale alla Frankenstein o alla sommossa generalizzata, come in Van Vogt.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • Moi says:

        Osamu Tezuka invece, in Giappone, la Rivolta Robotica AntiUmana con tantio di retorica sovietoide la immaginò … l’ha ripresa anche Matt Groening in un episodio “Futurama”.

        Anche “Io & Caterina” di Alberto Sordi è un po’ così, con la Robottessa Domestica :) [made in USA, ndr] che va in corto colpita da un fulmine e diventa … Femminista !

      • nic says:

        X ANDREA DI VITA

        “Ma i robot come sottoproletariato che si sveglia a una coscienza di classe non sono stati ancora immaginati” ….

        Non hai letto “gli androidi sognano con pecore elettriche” o visto Blade runner?!?

        Comunque la questione non credo stia in questi termini.

        I robot non sono solo sottoproletariato, unità di svago (oggi si direbbe “escort unit”) o macchine da combattimento come in blade runner. Per il potere non devono conquistare il palazzo d’inverno.

        Hanno già il controllo dell’economia mondiale: muovono tra il 70% e l’80% di tutti i titoli delle borse del pianeta Terra in base ad algoritmi autonomi ed assolutamente autistici rispetto alle beghe umane. Al HFT (http://it.wikipedia.org/wiki/High_frequency_trading) non gliene fotte di un cazzo nè di berlusca, nè dell’ipod bianco o blu, neppure del terremoto atomico in Giappone.

        Siamo noi, la “classe umana”, che assumiamo come indiscutibili le loro decisioni e cerchiamo persino di giustificarle atrraverso immagini andromorfiche, mentre
        sappiamo che le nuove leggi dell’economia reale sono frequenze umanamente incomprensibili di bit trasmessi alla velocità della luce tra servers.

        Risultano patetici gli esperti dell’economia almeno quanto i sacerdoti in cerca di presagi.

        La nostra cultura è già la loro: una visione binaria che crede di poter conoscere tutto perchè è capace di ridurlo a 0 e 1.

        I robot hanno già conquistato pienamente l’Egemonia Culturale.

        La loro “classe” non avrà forse la coscienza di sè ma ha già imposto su tutte le altre classi quella per sè.

        • Moi says:

          Secondo certa critica, Osamu Tezuka avrebbe usato lo stratagemma narrativo dei robot intelligenti e senzienti ma oppressi dagli Umani anche (!) per parlare _ in maniera altrimenti impubblicabile _ delle discriminazioni subite soprattutto dai Cinesi e dai Coreani sotto la dominazione del Giappone dell’ Asse Roma-Berlino-Tokyo fino a prima di quel fatidico 6 Agosto 1945 …

        • Moi says:

          Mi pare che ci sia “da qualche parte” :) una distruzione di massa di robot neanche troppo difficilmente assimilabile al cosiddetto “Stupro di Nanchino”, tra fine 1937 e inizio 1938.

        • Andrea Di Vita says:

          Per nic

          Solo adesso trovo il tempo di risponderti adeguatamente. Furono i maitres-à-penser Francesi, credo, a definire l’economia come scienza dell’essere umano inteso come macchina desiderante. I desideri sono motore della storia perché entrano in conflitto: l’utopia non è estinzione del desiderio in un nirvana, ma estinzione del conflitto tramite il raggiungimento di una inconcepibile concordia. I robot che tu indichi sono in effetti omni-pervasivi, ma non desideranti: o, quanto meno, noi non abbiamo coscienza di conflitti fra desideri diversi di robot. Poco fa guardavo alla TV una pubblicità dove una voce fuori campo si strugge dal desiderio di somigliare a una macchina; dopo l’inquadratura iniziale si capisce che a desiderare è un robot. Un robot giocattolo, che non sarà mai un’automobile: il suo desiderio è dunque destinato ad essere frustrato anche in teoria. Ma è quando desidereranno a questo modo che i robot faranno una Storia, almeno nel senso in cui la intendiamo noi.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

  14. Mauricius Tarvisii says:

    Molto OT

    Mi sembra strano che Moi non abbia pubblicato la notizia uaarina della settimana.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/06/bambino-di-satana-candidato-con-la-hack-stato-e-chiesa-rimangano-distinti/491305/

    • Moi says:

      @ MIGUEL / TUTTI

      Stranamente, sul sito della UAAR … NON c’è !
      Forse temono che i “Cattos” ci marcino ? … Che alla fine si prendano la ragione i più retrivi fra i Cattolici* ?

      In ogni caso è interessante, perché il candidarsi di un “Bambino di Satana” in “Democrazia Atea” confermerebbe l’ idea di “Satana” come figura mitologica Semitica assimilabile a quella Greca di Prometeo … anche Odifreddi interpreta così.

      __________
      * A parziale (!) riconoscimento meritorio alla Chiesa, va detto che molti genitori “tiepidamente atei” che irridevano come paranoiche le consoderazione sull’ Esoterismo (e poi Satanismo) in Harry Potter … ci sono rimast molto male nello scoprire che verso la fine si era fatto un’opera molto “dark”, con tanto di “Doni della Morte”, con robe che nessun piccolo _né tantomeno grande !_ si sarebbe mai aspettato ai primi libri.

      In fondo Massoneria, Esoterismo e Wicca (mi pare che i Bambini di Satana si rifacciano a quest’ultima, non foss’altro perché venendo dagli USA è una figata che si vede in certi film e telefilm / serie TV !) esistono davvero … il punto problematico è, a mio avviso, che o se ne parla troppo (!) male o troppo (!) bene.

      PS

      Forse ne avevamo già accennato, ma … in che rapporti è _ o era_ la Teosofia con la Wicca, che ufficialmente è “NeoPagana” ?

  15. Tortuga says:

    Oggi ho iniziato a guardare un po’ in tralice una lucertolina che mi osservava dal davanzale … ;-)

  16. nonhocapito says:

    Bell’articolo, condivido gran parte di quello che è scritto e tre o quattro anni avrei scritto, e ho scritto, cose simili. Tuttavia oggi la penso in parte diversamente. Non ho letto i precedenti commenti ma mi sento di aggiungere due cose.

    1) Gran parte di questa cultura dell’onniscenza si basa anche su esagerazioni e falsità. Voglio dire, deliberate esagerazioni e falsità, che hanno lo scopo di ingigantire e rendere più minaccioso questo pervasivo potere tecnologico e militare.
    Mi riferisco ovviamente a esagerazioni e falsità messe in giro dagli stessi enti e forze di cui si discute qui.
    Questo loro potere, come fu quello oscuro e probabilmente del tutto immaginario dell’olocausto atomico, è di fatto intrappolato nella realtà virtuale dei media e della cultura, mentre nel mondo reale, specie in quello delle società ricche, mancano le occasioni per esercitarlo e farne uso concreto.
    E’ dunque essenziale esercitare questo potere almeno in teoria, proiettando una immagine per l’appunto di onnipotenza.
    Bisogna secondo me sempre dubitare nella sua veridicità e efficienza, e persino ridicolizzarla o ribaltarla non fosse altro che per non fare il gioco dei vari maghi di OZ che manovrano la consolle degli effetti speciali e fanno la voce grossa da dietro una tenda.

    2) C’è un altro elemento che è necessario secondo me a completare questo quadro di potere pervasivo quale viene proiettato su tutti noi, sia esso nelle sua parti vero, esagerato, o inventato di sana pianta: Hollywood. Una nome per riassumere l’industria della finzione e dei media che, è cruciale notarlo, oggi si estende alla rappresentazione della realtà data dalle cosiddette fonti di informazione le quali a loro volta obbediscono alle agenzie di PR sottoposte a vari controllori, governi e corporazioni i cui scopi nulla hanno a che vedere col tenere la gente “informata”, ma invece hanno a che vedere con la necessità di trovare metodi efficienti per pilotare emozioni e pensieri delle genti.

    Voglio dire che non è necessario postulare futuristiche invenzioni capaci di controllare le nostre menti o emularle o sostituirle; mappature globali della collettività catturata da Matrix. Forse tutte queste cose verranno, forse no; ma è certo che già oggi esistono tecniche e modi per controllare e guidare e suggestionare le masse e tutti questi modi passano attraverso il mondo di Hollywood e dei media.
    False notizie giornalistiche, falsi eventi terroristici, falsa cultura della paura, false risposte repressive, falsi nemici… Hollywood e i media sono preposti a solidificare e ripetere queste falsità ed è attraverso di esse e solo attraverso di esse che il potere ottiene dalle genti una propria incarnazione, e diviene reale.
    Se smettessimo di credere ai media, questo “potere” si rivelerebbe essere nulla di nulla. I gechi elettronici non servirebbero a niente.

    Se si torna indietro a Orwell, direi che la grande trovata descritta da 1984 non era tanto la pervasività tecnologica, ma il fatto che essa fosse usata per intrappolare l’umanità in una rete di false informazioni e false nozioni, il cui unico scopo era repressione per via della paura.

    Oggi più che mai dovrebbe essere dichiarato impossibile credere a qualsiasi cosa che venga letta e ripetuta dalle fonti di informazione. Forse è sempre stato così, ma oggi si può dirlo e pensarlo, il che forse è un progresso.
    Dobbiamo dunque stare attenti a non renderci involontariamente complici di falsità e esagerazioni, le quali sono scritte e diffuse anche pensando a coloro che sono dotati di pensiero critico, e che sono destinati a raccoglierne le angolazioni minacciose e sospette di fatto rinforzandone il potere anziché indebolirlo.

    • Andrea Di Vita says:

      Per nonhocapito

      Concordo.

      Nello specifico, ‘il potere attraverso il linguaggio’ è quello che Orwell cerco’ di mostrare, sottolineando come non fosse esclusiva di un solo sistema ma che era caratteristico di tutti. In ‘1984’ la Rivoluzione di Oceania è esplicitamente contrapposta alle rivoluzioni precedenti, Bolscevica compresa. E l’immaginario superstato di Oceania è dato dall’unione di Isole Britanniche e Americhe. Nulla nel libro esclude che il potere totalitario sia altro dal capitalismo imperante ai tempi di Orwell e oggi. I testi cui Orwell si ispira parlavano già negli anni ’30 di ‘rivoluzione manageriale’, in cui i gestori senza volto delle gigantesche aziende capitalistiche avevano il ruolo del ‘partito interno’ orwelliano nè più e nè meno dei burocrati Sovietici. L’istupidimento televisivo (obbligatorio), la perdita della memoria storica, la modificazione del significato delle parole, l’individuazione di nemici babau, la diffusa precarietà economica, uno stato di guerra semi-permanente oltremare, l’ossessione della sicurezza, l’irresponsabilità dei governanti, il distacco dalla realtà dei governati, sono tutte cose che conosciamo bene: e tutte sono finalizzate al mantenimento dello stato di cose presente, che è tanto meno necessario quanto più la tecnologia lo rende facilmente superabile. Anche se Orwell è famoso per avere rovesciato su Stalin l’orrore riservato in Inghilterra a Hitler sfuggendo così all’atteggiamento da ‘voto utile’ dei suoi colleghi filoSovietici per convenienza, in realtà in più punti nel libro sottolinea come i meccanismi ivi descritti si applichino all’intera storia umana ‘sin dal neolitico’.

      Insomma, Orwell sembra oggi essere spesso travisato come Machiavelli. Il secondo è considerato ingiustamente solo un maestro di cinismo, e il primo solo un alfiere dell’antiComunismo, quando invece entrambi hanno mostrato ‘di che lacrime grondi e di che sangue’ ogni trono.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • Francesco says:

        beh, negare che quello che Orwell dice stia a pennello all’URSS di Stalin e alla Germania di Hitler e sia invece assai distante dagli USA, anche quelli di Mc Carty o di Bush II è qualcosa che al massimo sanno fare a Hollywood

        e poi un sacco di giovani oggi ha il suo mondo immaginato forgiato dai videogame e da Internet, non da Hollywood o dalla TV … i gomblottisti devono aggiornarsi!

        • Moi says:

          @ FRANCESCO

          Sulla necessità di Update Gomblottista concordo : Orwell oramai “ha già dato” :) … va riscoperto Huxley ! ;)

        • Z. says:

          Con l’URSS ci azzecca decisamente. Con la Germania nazista, direi molto ma molto meno.

          E se vogliamo allargare le maglie per farci entrare la Germania nazista, temo che finirebbero per entrarci prima molti dei fenomeni denunciati da ADV.

          Z.

        • Andrea Di Vita says:

          Per Francesco

          Credo che il punto sia che Orwell non descrive tanto il totalitarismo, quanto qualsiasi forma di potere. ‘Totalitarismo’ è termine che la Arendt applica tanto all’URSS staliniana quanto alla Germania hitleriana, e che oggi si applica certamente alla Corea del Nord e probabilmente ai Talibani. Orwell in ‘1984’ mette esplicitamente nel mazzo stalinisti, nazisti, inquisizione e capitalisti. Contro tutti vale solo la rivolta individuale, che dà dignità all’essere umano anche se destinata alla sconfitta. Abbozza persino una teoria della storia ispirata (probabilmente senza saperlo) a Vico, quando parla di Alti, Medi e Bassi. Sicuramente non è un politologo nè uno storico, ma mi sembra vicino a un anarchico-

          Ciao!

          Andrea Di Vita

        • Z. says:

          Sì, ma non è che la Arendt ci sia arrivata per prima. Ha solo ripetuto da uno scranno più elevato – e in modo intellettualistico e retorico – ciò che altri avevano detto prima di lei.

          Le sue opinioni sul totalitarismo sono, sostanzialmente, la stesura in forma accademica di concetti già espressi da un libro di narrativa; il suo giudizio sui pensatori esistenzialisti, pesantemente inquinato dai suoi rancori personali con Heidegger.

          Alla fine, è stata decisamente uno degli intellettuali più sopravvalutati dello scorso secolo: una specie di Casini – o di Fini – del pensiero novecentesco.

          :D :D :D

          Z.

  17. Tortuga says:

    “E’ dunque essenziale esercitare questo potere almeno in teoria, proiettando una immagine per l’appunto di onnipotenza.
    Bisogna secondo me sempre dubitare nella sua veridicità e efficienza … ”

    Insomma, esercizio di controllo sociale attraverso una ennesima forma di spettacolo/illusione: l’importante è che ci si creda.
    Sostanzialmente un’altra religione o una parte delle vecchie riproposta in un nuovo look: dio è ovunque, può tutto, sa tutto, ti vede fuori e dentro qualunque cosa fa.
    Finché non ne hai bisogno il gioco regge. Il giorno in cui ne hai bisogno scopri che era un inganno.

    Vale il discorso delle 300 telecamere in un ipermercato aperto 24 ore su 24 che facevo sopra.

    • Andrea Di Vita says:

      Per Tortuga

      ‘ipermercato’

      Su questo blog sono i brani del collettivo Tiqqun che mi pare rammentino la possibilità di un auto-annegamento del potere nella propria stessa massa di informazioni raccolte.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

  18. Per Tortuga

    ” ma devi controllare 30 giorni di registrazione 24 ore su 24, oppure avere un supercomputer che ti fa l’inventario ogni giorno.
    Ma devi sempre controllare 24 ore di registrazione … per una scatola di cioccolatini!?”

    Ma quella è facile!

    Prendo dieci nerd geniali e dieci supercomputer, e invento un computer in grado di escludere automaticamente dalle 300 ore di registrazione tutto ciò che è “normale”.

    Restano da controllare “a mano” cinque ore di “cose strane”.

    Poi fai un drone che fa l’inventario da solo ogni sera (lo fanno già i vigili per fare le multe mentre passano velocemente per strada), un programma che confronta l’inventario con ciò che è passato per la cassa, un altro che identifica i volti di tutte le persone che sono passate sotto la telecamera per i cioccolatini, un programma che attinge alla grande database dei noti ladri di cioccolatini…

    Una ditta giapponese già commercializza il drone antifurto, che scatta appena c’è un allarme e studia la situazione; e immagino che potrebbe anche inseguire i sospetti.

    Sono tutte cose che costano abbastanza inizialmente, ma a questo ci pensa appunto l’esercito.

    • Andrea Di Vita says:

      Per Martinez

      C’e’ il controesempio di Echelon. Programmato per dare un warning ogni volta che compare la parola ‘terrorismo’ in un qualunque messaggio, si è lasciato sfuggire l’11 settembre.

      Il controllo totale è un’illusione, perseguendo la quale i poteri si suicidano.

      Ad esempio, come nota Amal’rik, spendersi per reprimere le persone richiede ulteriore spesa per capire cosa le persone covino nel proprio cervello.

      Solo il potere che sa non essere ingordo dura a lungo. Un esempio è la Chiesa Cattolica.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

    • Francesco says:

      >> Prendo dieci nerd geniali e dieci supercomputer, e invento un computer in grado di escludere automaticamente dalle 300 ore di registrazione tutto ciò che è “normale”.

      come no, si vede che lavori da solo e non devi controllare/sapere cosa fanno altre persone!

      ti ricordi le nostre discussioni sull’11 settembre? e sulle ragazze brasiliane all’aeroporto di NY? quella è la realtà del controllo

      • PinoMamet says:

        …io no, che facevano ‘ste brasiliane all’aeroporto?

        E sono ancora in attesa di risposta sui due cowboy e la ragazzina!
        ;)

        • Z. says:

          Brasiliane, ragazzine… e basta, insomma!

          Ragazzi, siamo su di un blog serio. Tenete a freno i vostri ormoni, e se proprio non potete farne a meno c’è sempre YouPorn!

          :D

          Z.

    • Tortuga says:

      Cara mi costa sta scatola di cioccolatini! ;-)

  19. Moi says:

    @ IZZALDIN

    Non ho seguito la vicenda del “Civis” _ pare che la “pista giornalistica” porti fino a Lyon, Francia _ da vicino … Z la conoscerà senz’altro meglio.

    Tuttavia posso dirti con certezza quanto segue, nell’ ordine:

    Che il “Civis fosse” fosse “una gran pataccata” : ) molta gente che ha votato “Il Guazza”* lo sapeva benissimo, ma votandolo ugualmente.

    La Storica Sconfitta di Silvia Bartolini (dietro alla quale non manca chi ci vede lo Zampino di D’Alema per una Faida Interna nel Partitone, mai dichiarata per non fare il Gioco di Berlusconi… ma sempre in fieri.) per opera di Giorgio Guazzaloca ha ben altra origine:

    L’ esasperazione di molti Bolognesi per un alto livello percepito di “Insicurezza e Degrado” : -) … la Minoranza Naturaliter “di Destra” invocava “I Miracoli di San Manganello” [sic] : -) … la Maggioranza Naturaliter di Sinistra, invece, premurosamente : -) suggeriva di confinare parecchie “attività ricreative” : -) assieme a parecchia gente di ogni origine etnica al Lago Scaffaiolo.

    Suggerito sempre “tenendoci-a-precisarlo-da-Sinistra”, con fare da CapoClasse Secchione, che: “Non-è-una-questione-di-Razza,-ma-di-Comportamento !”.

    Non essendo per nulla uno stupido, il Guazza(loca), dopo (!) aver vinto rispose testualmente e“pseudo-candidamente” a una giornalista “di sinistra” che gli chiese se fosse vera la storia dell’ appoggio da parte di Berlusconi : “Be’, lui mi aveva spedito tantissimi suoi manifesti con soltanto la sua faccia e il fumetto in cui diceva ai Bolognesi di votare per me … ce li ho ancora tutti: rinchiusi giù in cantina, che ho dovuto svuotare di tutto il resto per farceli stare !”

    —– …. —–

    *[sic]

    Si notino, etnograficamente, il soprannome derivato dal cognome nonché l’ articolo determinativo “onorifico”, riservato solo ai personaggi autoctoni o “acquisiti” carismatici o famosi.

    Ad esempio:

    “Al concerto del (!) Liga ci son stato con Bèrtuz(zi) e Zàmbo(ni)”. E, multietnicamente ma monoculturalmente parlando, possiamo aggiungere nell’esempio: “Il Musta(phah), diobò, ha “inchiodato” (traduzione: “approcciato con sicurezza di sé”) due “gran berte da paura” (traduzione: “ragazze alquanto attraenti”) !” Di nuovo articolo onorifico, “e merito” per un esempio di Migrante Integrato eccome.

    • Z. says:

      Sul Civis non credo di saperne più di te – e neppure sullo slènghe.

      Ai miei tempi la “berta” era l’equivalente italiano non dell’inglese bombshell in senso figurato, ma dell’inglese handgun in senso letterale. Ma del resto non si usavano neppure vocaboli come “brenso” o appellativi come “bomber”.

      Il tempo passa, e noialtri si invecchia :D

      Z.

  20. Nonhocapito

    “Insomma, esercizio di controllo sociale attraverso una ennesima forma di spettacolo/illusione: l’importante è che ci si creda.”

    Una cosa non esclude l’altra.

    Io non rubo al supermercato, perché mi hanno detto che quelle cose che mi puntano addosso sono telecamere.

    Ora:

    1) è vero che le telecamere sono altamente visibili proprio per indurre questa reazione in me

    2) ma le telecamere ci sono

    3) e anche se sono ancora imperfette, ci sono decine e decine di migliaia di brillanti individui in tutto il mondo che stanno facendo del loro meglio per renderle velocemente più efficaci.

    Quindi

    1) la manipolazione sociale c’è, e conta molto l’effetto indotto cui accenni

    2) il dominio cibertecnico c’è

    3) e quel dominio diventa minuto per minuto più perfetto

    E quel dominio acquista una sua autonoma esistenza, come in fondo tutti i sistemi di dominio.

    • Francesco says:

      La struttura di controllo acquista autonoma esistenza rispetto alla sua funzione di strumento di dominio, per diventare un qualsiasi ufficio auto-preservantesi e auto-celebrativo, impegnato in ben altre faccende che proteggere gli interessi di qualche lontano padrone del mondo.

      Utile al dominio quanto il KGB alla fine servì al PCUS per restare al potere …

      Ciao

      • PinoMamet says:

        Non so il KGB, ma la Stasi in effetti non solo faceva paura, ma controllava davvero, e in modo davvero maniacale, pervasivo e perverso
        (non nel senso di “fare i guardoni”: facevano anche quello; ma nel senso di mettere i famigliari uno contro l’altro e così via).

      • Z. says:

        Beh, alla fine l’URSS è caduta ugualmente. Ma direi proprio che, senza l’operato della polizia politica e dei servizi segreti, l’Unione Sovietica avrebbe faticato ad arrivare al ’41, altroché al ’91…

        :D

        Z.

    • nonhocapito says:

      Sono d’accordo, il mio punto è che in ogni momento, da qualsiasi parte nel discorso collettivo, può trovarsi un elemento completamente inventato che tutti prendono per vero perché altre cose sono vere.

      Proprio grazie al perfezionismo oggi possibile nella creazione artificiale di notizie e eventi, grazie alla simulazione e al controllo pressoché totale sulle informazioni circolanti “ufficiali”, diventa davvero importante secondo me ricordarsi sempre che tante storie mediatiche potrebbero essere pure impossibilità tecnologiche o chimere che resteranno sempre a livello ideale o simulato.

      Certo il potere tecnologico invisibile e pervasivo esiste, e sono d’accordo che dobbiamo esserne consapevoli, io ne sono molto consapevole; e sono d’accordo che l’esercito gioca un ruolo significativo nella sua realizzazione.
      Tuttavia proprio il direttorio di ingegneri che vuole guidare le masse scientificamente avrebbe facile gioco a riempire i vuoti e accelerare i processi inventandosi una valanga di sciocchezze, dal momento che detiene gli strumenti (i media) atti a far apparire le cose “vere” o “false”.

      Supponiamo che certe tetre realtà contemporanee siano completamente inventate. Supponiamo, per esempio, che una di esse, la bomba atomica o nucleare, fosse completamente inventata.

      Scientificamente impossibile, e minaccia inesistente, la bomba sarebbe divenuta realtà solo ed esclusivamente attraverso la propaganda e i “mass media”.
      E’ facile concludere che un caso del genere sarebbe simile a quello del ragno che fa dono alla femmina del bozzolo contenente la preda, che in realtà non contiene alcuna preda, perché il risultato (distrarre la femmina durante l’accoppiamento) è ottenuto comunque.
      Non era necessario spendere miliardi in ricerca e armamenti per convincere la gente che c’era una minaccia nucleare. Era sufficiente avere Hollywood, la TV, i media dalla tua parte. In tal modo si risparmiano miliardi, che possono essere dirottati, e si ottiene il medesimo risultato.

      Nota bene: Non è nemmeno importante stabilire che questo sia vero, perché nessuno è in grado di farlo oltre ogni ragionevole dubbio: è importante sapere che questo è possibile, oggi più di ieri e domani più di oggi: e dunque armarsi contro questa evenienza, tenerla in considerazione quando ci troviamo a commentare notizie che non abbiamo alcun modo di sapere vere.

  21. Moi says:

    Qui c’è anche un efficacissimo “Distractor” da Giouco Dx VS Sx : Regina Dugan (RD) è una donna, e una donna ai ciappini ultrananotecnologici non la vedevo dai tempi del personaggio immaginario (!) di Bonnie Barstow (“Supercar” / “Knight Rider”) !

    Il Geco cyborg (G) penso che sia un prototipo da rivestire di qualche fibra siliconica da farlo sembrare vero : trovarsi un “zavaglino” : -) così in casa sarebbe, difatti, il sogno di tutti gli Smanettoni per ravanare modifiche … poi ve lo vedete quando torna alla Base del Pentagono (P) a fare rapporto:

    G- Se io trovo quello che mi ha fatto innervosire, D** Can ghe do un pugno che spaco la testa !

    P – What the fuck ?!

    G – Ma lo troverò quel deficiente prima o dopo, eh !

    P – What the fuckin’ hell’s goin’ on here ?!

    G _ Ma che ooooooh ! Ma è possibile, portanna la M****** ?!

    P _ Fuckin’ bloody ragheads ! They’re gonna pay for this !

    G _ Fanculo ti e tuti quei come ti !

    P _ Reggie, come here ! Quick !

    G _ Dài va’là ! Dài va’là ! Dài va’là ! Chiudi quella porta per favore, di là …

    RD _ There must be something goin’ on … I just can’t understand a fuckin’ shit it says !”

    G _ D** Cane, e non si riesce a capire un cazzo !

    P _ What if they’re gonna attack us, right now ?!

    G _ Ne parlerebbe tutta Verona !

    GD _ They wanna confuse, us that’s sure !

    G _ D** porco che me son confuso, la M****** poverina de D** !

    P _ Watch out !

    G _ No, ma è sopra evidentemente …

    GD _ Someone must be mockin’ us !

    G _ A mi me par che ghe sia … quei che fa aposta ! “Come il Pilota Romano Romano Andrea De Cesaris” … D** cane, ma non è possibile !

    [Nano Phone Cell Ringing]

    G _ Ma cos’è ‘sto telefono, Porco D** ?!

    P _ Reggie, I got a message for you !

    G _ Senza i punti ! … Senza le maiuscole !

    P _ Go-Ahead !

    G _ D** Porco, se venite avanti ancora vi dò un pugno !

    P _ Just destroy it !

    G _ E con questo, anche per oggi, abbiamo concluso. Grazie, e arrivederci.

    BOOOOM !!!

  22. PinoMamet says:

    A proposito di Hollywood:
    ci sta il film della Bigelow “Zero Dark Thirty”,
    Il titolo è figo, lì per lì pensavo a qualche storia horror, invece è la cattura di Bin Laden.

    Non l’ho visto, quindi caveat emptor; bene, ci sarà grande spettacolo, “apriamo il dibbattito sul tema delle torture” e tutto quello che vi pare, ma leggo che è la storia di una tale della CIA che dedica anni di impegno monomaniacale alla difficilissima individuazione di Bin Laden…

    e lì mi cadono le balle, perché io resto convinto che gli USA sapessero dove si trovava Bin Laden (in una villetta! in un centro urbano! in un paese alleato degli USA!) da almeno… sempre!
    Dai, non prendiamoci per il culo. Io non sono complottista, ma poi se me le raccontate troppo grosse…

    poi, tanto per dar ragione a Nonhocapito (quando ce vo’ ce vo’) faccio notare che lei appunto ci butta dentro il tema delle torture (“che orrore… ma forse sono utili…”) e un accenno alle mysteriose tecnologgie USA (l’equivalente moderno di Mago Merlino nella materia di Bretagna..) con gli elicotteri invisibili progettati nell’area 51…

    che invece hanno usato due elicotteri normalissimi, e uno si è pure guastato…

    • Francesco says:

      caro Pino

      descrivere il Pakistan come un alleato degli USA è come dire che la Lega è un alleato di Berlusconi

      non è falso, è che manca il 90% della verità

      per una volta discordo pienamente da te, quella storia lì è credibile, mica come l’omicidio di JFK

      ciao

      • PinoMamet says:

        Credibile è credibile.
        Solo che io non la credo! ;)

      • Z. says:

        La Lega è decisamente un alleato di Berlusconi!

        Poi ognuno ha gli alleati che si merita, a destra come a sinistra…

        Di Pakistan non mi intendo manco un po’. Da quel pochissimo che ho orecchiato mi viene il dubbio che loro rapporto con gli Stati Uniti sia qualcosa di più intricato e complesso, ma poi boh, ci capisco più o meno come di derivati :D

        Z.

    • Ritvan says:

      —….io resto convinto che gli USA sapessero dove si trovava Bin Laden (in una villetta! in un centro urbano! in un paese alleato degli USA!) da almeno… sempre! PinoMamet—
      E cerrrrto, sennò come facevano a pagargli lo stipendio da collaboratore della CIA, cribbio!:-):-)

    • Mauricius Tarvisii says:

      Io l’ho visto ieri. Un film fatto bene: hanno scelto un regista con ottimi precedenti, hanno fatto tutto come solo negli USA sanno fare e il risultato è stato buono. Era il contenuto ad essere molto poco credibile.

      SPOILER

      Al Qaida, come al solito, è stata dipinta come una struttura monolitica e sembrava che ci fosse un collegamento tra la mancata cattura di Bin Laden e gli attentati di Londra. Insomma, Bin Laden la testa del serpente, come nella migliore iconografia semplicistico-americana.
      La storia delle armi di distruzione di massa in Iraq, nella pellicola, non è una fregnaccia completamente inventata, ma solo “una figuraccia” dovuta ad un errore di valutazione: secondo loro, a partire dagli indizi raccolti dall’intelligence, ci sarebbe stata una probabilità superiore al 60% che quella roba che sventolava Colin Powell all’ONU fosse sul serio una pericolosa arma biologica irachena.
      Le torture sono dipinte come indispensabili per combattere il terrorismo ed è davvero un peccato che quel negro di Obama abbia impedito di portarle avanti pur di compiacere la stampa liberal.
      Bin Laden viveva in un’amena villetta di una cittadina abitata dalla borghesia bene pakistana, a un chilometro e mezzo da un’accademia militare. I soliti cattivoni pakistani, non contenti di essere un regime militare tenuto in piedi dall’aiuto a stelle e strisce, di fatto lo coprivano e gli eroici agenti americani (anzi, l’eroica agente americana) ha dovuto fare tutto da sola, sfidando gli ostacoli posti dal Pakistan.
      Come fanno a capire che Bin Laden era in quella villetta? Semplice: le immagini aeree dimostravano che lì dentro c’erano due uomini e tre donne. Ma se c’erano tre donne, questo vuol dire che c’era anche un terzo uomo, perché ogni uomo può avere una sola donna. Ma come? Ma l’Islam non era brutto e cattivo perché permetteva la poligamia?
      La descrizione del blitz è quella della versione ufficiale, che contraddice la versione della prima ora. Bin Laden viene freddato e non gli viene sparato solo perché lui aveva cercato di sparare a sua volta.

      Ricordo che all’inizio del film una scritta ci informa che quello che stiamo per vedere sullo schermo è una ricostruzione dei fatti a partire da testimonianze oculari.

      • PinoMamet says:

        Grazie ottimissimo :) Mauricius per la recensione!

        confermi tutti i miei sospetti sul film… comunque la Bigelow come regista è brava, su questo non ci sono dubbi.

  23. Moi says:

    @ PINO

    Per le materie scientifiche, invece, “vanno forte” :) i Tutorials di Youtube … va be’, non sono tuoi concorrenti.

    Però in filologia per anglofoni “va forte” Marina Orlova … ne sa davvero (va be’ , in Europa dell’ Est Comunista hanno sempre avuto ottime scuole, con una disciplina ferrea che non conobbe mai il ’68ismo … né tanto meno il ’77ismo ! … vero, Ritvan ? ), accento russo veramente molto lieve (no ninotchka effect) e poi fa dei simpatici ammiccamenti. E nulla più, ma le basta.

  24. Per nonhocapito

    “il mio punto è che in ogni momento, da qualsiasi parte nel discorso collettivo, può trovarsi un elemento completamente inventato che tutti prendono per vero perché altre cose sono vere.”

    Certo, è una riflessione importante, grazie!

  25. Moi says:

    La famosa beghina pettegola di paese che staziona seduta sul suo gradino e ricorda tutti quelli che sono passati di lì: micidiale!! (preferisco il geko! )

    TORTUGA

    ——

    Già, comunque se a causa di un geko “modificato” come nel mio esempio dovesse esserci un’ epocale svolta geopolitica nel bene o nel male … gli scherzi del Mona farebbero molto “Cloud Atlas Effect” ;) :)

  26. Va Fangul says:

    Scusa l’OT, ma so che questo tipo di argomenti ti interessano:

    da http://coen.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/02/08/lafrica-guarda-al-futuro-con-la-silicon-savannah/:

    Si chiama Konza Technology City la prima smart city che sorgerà in Africa, a una sessantina di chilometri da Nairobi, in Kenya. Vicino all’autostrada che collega la capitale a Mombasa. Ma è stata già ribattezzata “Silicon Savannah”, in omaggio alla Silicon Valley californiana. Il presidente keniota, Mwai Kibaki, ha posato qualche giorno fa la prima pietra della città intelligente, destinata ad accogliere oltre 20 mila persone entro il 2015, per arrivare a 100 mila nel 2030. Trasformerà duemila ettari di savana in un polo tecnologico innovativo con università, centri di ricerca, alberghi ed oltre 35 mila abitazioni autosufficienti dal punto di vista energetico ed ecosostenibili. Un investimento da quasi 11 miliardi di euro, che graverà solo per il 5 per cento sulle casse pubbliche. Per il resto, infatti, il governo cederà in affitto le terre agli investitori privati che edificheranno le loro aziende e centri di ricerca. La “Silicon Savannah” potrebbe attirare i tanti sviluppatori di software del Paese africano. Secondo le previsioni della Banca Mondiale, l’economia del Kenya potrebbe crescere del 5 per cento nel 2013 (nel 2012 il prodotto interno lordo è aumentato del 4,3 per cento rispetto al 2011), se le prossime elezioni presidenziali, il 4 marzo, si svolgeranno pacificamente. Qualche giorno fa il presidente americano, Barack Obama, ha inviato dalla Casa Bianca un video messaggio al popolo del Kenya, il Paese di origine del padre, invitandolo a respingere l’intimidazione e la violenza, e consentire un voto libero ed equo. Nel 2008, infatti, almeno mille persone furono massacrate durante gli scontri post-elettorali.

  27. Pingback: Regina Dugan, la signora dell’Onnipotenza | FiascoJob Blog

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