Pitti Bimbo e la grande fiera di Bibigirl (3)

Alla prima parte

Una piccola premessa: tutti i giorni, a qualunque ora  del giorno o della notte, credo, potete sintonizzarvi su Baby Fashion Channel, canale in streaming dedicato esclusivamente alla mercificazione infantile.

A Pitti Bimbo, c’era tra l’altro lo stand della Cad Modelling Ergonomics, “azienda leader a livello mondiale nel campo dellantropometria applicata“. Che si sono posti la mission di misurare la popolazione italiana. Questa volta non è per schedare zingari o delinquenti, ma perché nessuno sfugga al mercato:

“Proprio dalla platea internazionale di Pitti Bimbo prende il via, infatti, ufficialmente, il prossimo 18 gennaio la nuova campagna di misurazione antropometrica della popolazione italiana under 16, realizzata con l’utilizzo della più moderna ed avanzata tecnologia messa a punto da Cad Modelling Ergonomics, il sistema BODY-SCANFIT®.

Grazie a questo sistema di scansione, che sfrutta le potenzialità di un Body scanner 3D portatile, Cad Modelling Ergonomics è in grado di scansionare e misurare il corpo umano e di garantire l’identificazione antropometrica di qualsiasi individuo in modo semplice, rapido e preciso. L’evento MINI-RUGBY 3D PARTY è per Cad Modelling Ergonomics la data zero del censimento della popolazione giovanile che proseguirà per tutto il 2013. L’aggiornamento dell’ imponente database antropometrico aziendale continuerà così a garantire alla clientela internazionale la certezza di impostare la produzione sulle reali esigenze di mercato, con massima accuratezza e affidabilità.”

La “popolazione giovanile” entrerà così nella Grande Mente Virtuale, accompagnata da una

“sfilata di piccole promesse del rugby fiorentino. Cad Modelling Ergonomics ha, infatti, siglato una partnership triennale con Firenze Rugby 1931, la principale formazione di rugby a 15 della città, che consentirà la rilevazione antropometrica cominciando dai giovani atleti della squadra per arrivare agli adulti.”

Sempre a Pitti Bimbo, due ditte insieme, la Bimbus e la Nanàn (“The Italian Luxury Baby World“),  hanno voluto risparmiare mettendosi in società per comprare una certa María Belén Rodríguez Cozzani, extracomunitaria e consumatrice occasionale di cocaina, che però non è una Nadie.

La Bimbus è una dimostrazione interessante di come ogni cosa nel capitalismo sia perfettamente intercambiabile: Paolo Ricotti proviene dalla Unilever (saponi, gelati, cosmetici, quello che vuoi). Poi è diventato direttore generale della Nestlé (quella che usava i bambini rapiti nel Mali), poi del Gruppo Heineken Italia e oggi è amministratore delegato del Gruppo Coin, che comprende Coin, Oviesse, Bimbus, Kid’s Planet e Act.

Nel tempo libero, Ricotti fa il docente del corso di “Global Communication” presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca.

Interessante notare come il signor Ricotti abbia anche fondato la Planet Life Economy Foundation – onlus, organismo dal sapore pittorescamente imprenditorial-eco-newage, con tanto di guru cabalista.

La signora María Belén Rodríguez Cozzani, ex-fidanzata dell’ex-latitante Fabrizio Corona, è attualmente incinta (non per opera  dell’ex-latitante).

Ora, ciò che è decisamente uno svantaggio sul mercato dell’erotismo virtuale, diventa un’eccellente merce su quello di Pitti Bimbo.

Come mi dicono i teledotati, María Belén Rodríguez Cozzani per molti anni ha fatto da tetta-e-sedere mediatico per un certo Marco Patuano amministratore delegato della Telecom.

Noi ricordiamo Marco Patuano come il promotore, due anni fa, del famigerato Tour dei Mille, alla ricerca di mille giovani squali – “come allora i Mille fecero l’Italia oggi si cercano i nuovi Mille che faranno l’Italia digitale“.

Marco Patuano è quello dei famosi “dossier illegali” ed è attualmente in complicatissime trattative con un certo Naguib Sawiris, di mestiere costruttore di basi militari in Afghanistan e Iraq.

Ma qui ci interessa un piccolo episodio: un paio di anni fa, girò sui media la voce che i vari pezzi corporei che la la signora era solita esibire non fossero più redditizie per la Telecom.

Ognuno ha i propri valori, e all’infamante accusa di calo di valore della carne della Rodriguez, Marco Patuano ha risposto con la forza della scienza:

“”I nostri indicatori dicono che il marchio è al massimo negli ultimi cinque anni. Siamo molto contenti, Belen è stata – ha detto il manager – una splendida protagonista”. Patuano ha anche smentito che Belen non piaccia alle famiglie, come invece é stato scritto da più parti: “I nostri focus group segmentano il pubblico e Belen è gradita a tutti i livelli, anzi, sono sorpreso che dicano che non piaccia alle famiglie perché i numeri dicono che abbiamo avuto un ritorno molto importante”.

E la stessa signora così ingiustamente svalutata ha precisato, correttamente:

“se fossi tutta coperta e con le scarpe basse non sarei sexy, ed invece, secondo gli studi di mercato, ciò che chiede il pubblico è proprio questo”.

Come ebbe a spiegare il collettivo Tiqqun:

“La Jeune-Fille sarà dunque quell’essere che non avrà più alcuna intimità con se stesso se non in quanto valore, e di cui tutta l’attività, in ogni dettaglio, sarà finalizzata alla propria autovalorizzazione. In ogni istante ella si affermerà come il soggetto sovrano della propria reificazione.”

Non rischia ancora la svalutazione, invece, la signorina Thylane Léna-Rose Blondeau (nonostante il nome altisonante, è il prodotto del solito connubio tra un calciatore e una fotomodella), di dieci anni, ospitata l’anno scorso a Pitti Bimbo, e che potete ammirare in quest artistica foto:

Infine, anche se non c’entra con Pitti Bimbo, non possiamo fare a meno di segnalare un’altra notizia.

Dolce e Gabbana ha da poco presentato la collezione Devozione, isiprato al “misticismo della [Sicilia], con le immagini sacre e la devozione”.

“devozione assoluta alla sartorialità, devozione al taglio, devozione al tessuto, devozione ai dettagli e poi ancora devozione alla famiglia, devozione alla religione, devozione all’amore e devoziona anche all’italianità.”

Lasciamo a cattolici e militanti gay litigarsela sul tema della “devozione alla famiglia e alla religione” della coppia Domenico Dolce e Stefano Gabbana, e passiamo più concretamente alla loro “devozione all’italianità“.

Lo facciamo, segnalando che il 30 gennaio, i due miliardari saranno processati per una massiccia evasione fiscale, legata allo spostamento dei loro averi in Lussemburgo.

Bloomberg stima il loro valore in 5,3 miliardi di dollari, che è esattamente la metà del prodotto interno lordo del Mali: per il Mali, si trovano anche altre cifre, ma sempre dello stesso ordine.

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19 Responses to Pitti Bimbo e la grande fiera di Bibigirl (3)

  1. Moi says:

    Uno dei link sull’ antropometria è particolarmente interessante perché mette le mani “avanti” : ti dice chiaramente che “una volta” l’ era una brutta roba per stabilire razze inferiori e delinquenti nati … ma adesso sì che è una cosa buona e utile !

    Come se non ci arrivassimo da soli che Renato Brunetta, Giuliano Ferrara e Piero Fassino (tanto per dire tre “biotipi” rappresentativi noti) in sartoria avranno richieste diverse.

    • Moi says:

      Per quanto riguarda il maglione con Padre Pio o quel che l’è , be': nessuna sorpesa in fondo.

      La Garibaldina ? Be’ … il problema non è tanto lei, ma come viene insegnato e presentato ciò a cui allude.

      E la cinna-diva ? … Mah, quella si potrebbe recuperare mandandola a giocare con un “ciappino toy” :) tipo quelli del (già visto) Muntanèr Armando Borrelli …
      però la realtà è che fuori dagli studi fotografici professionali ti vedi scritto espressamente robe tipo “anche servizi fotografici e calendari per bambine”.

      Scandalizzarsene non è costruttivo … e in fondo la cosa che più rattrista è sapere che se esiste questo genere di offerta è perché _ piaccia o no !_ c’è a monte una richiesta da parte di genitori paganti.

    • PinoMamet says:

      ” Come se non ci arrivassimo da soli che Renato Brunetta, Giuliano Ferrara e Piero Fassino (tanto per dire tre “biotipi” rappresentativi noti) in sartoria avranno richieste diverse.”

      Naturalmente Brunetta, Ferrara e Fassino possono permettersi abiti fatti a mano da un sarto, e quindi il problema non si pone.

      Il problema si pone invece per gli abiti dei “nadies”, che richiedono la grande distribuzione:
      so di modelli realizzati in India che sono stati quasi tutti rimandati indietro e fatti ridisegnare, perché adatti al “corpo indiano” e non a quello europeo medio…
      come anche le taglie americane sono generalmente diverse da quelle europee, non solo come sistema di misurazione (una 38 americana è una 48 italiana ecc.) ma anche proprio come misure: una M americana è più larga di M europea, ed è anche più larga di una M americana degli anni Cinquanta
      (come sanno tutti i “reenactors” e appassionati di vintage).

      Una volta credo che lo studio antropometrico generale fosse affidato alla visita di leva.
      Per quanto riguarda le taglie, quelle militari sono infatti più accurate e precise di quelle commerciali (anche se poi magari ti davano la divisa un po’ alla cazzo…), per esempio in Italia c’era taglia+”drop” (che per qualche motivo nel gergo della naja è passato a indicare l’uniforme ordinaria)+lungo, corto o medio…
      mentre nelle taglie commerciali di solito c’è la taglia e basta.

      • Peucezio says:

        “Una volta credo che lo studio antropometrico generale fosse affidato alla visita di leva.”

        E’ esattamente così. Il Livi nei primi decenni del ‘900 misurò, attraverso le visite di leva, tutta la popolazione maschile italiana. Il limite di misurazioni di questo tipo è che non rilevano, per esempio, il livello di dimorfismo sessuale e, in generale, le caratteristiche somatiche femminili.

      • Francesco says:

        infatti a me nadie le scarpe non vanno quasi mai bene, ci fossero più iniziative benefiche di scannerizazzione 3D ecc. ecc. magari avrei i piedi meno rovinati

        non c’è bisogno di dire che le scarpe su misura – almeno qui in città – sono completamente fuori discussione per motivi di costo

        idem per camicie e giacche ma lì i danni sono meno rilevanti

  2. rosalux says:

    “Las Meninas” dipinte da Velasquez rappresentavano una classe sociale a cui le moltitudini di “nadies” del tempo non potevano neppure lontanamente aspirare ad assomigliare. Il capitalismo invece ha bisogno di moltitudini che – ad ogni livello della scala sociale – puntino ad assomigliare alle elites, le quali per sfuggire alla rincorsa della piccola borghesia debbono paradossalmente…andare a ripescare i santini e stamparseli sulle magliette, costosissime finchè non saranno copiate da H&M e alla portata di tutti, in un bizzarro consumismo estetico a carattere ciclico. (pare che la cucina pugliese sia tornata in Puglia, dove si mangiavano pennette alla vodka come dappertutto, riportata da giovani emigrati che l’avevano “riscoperta” nei ristorantini di New York. E’ da rimpiangere il tempo de “las meninas” dove tutto era ben diviso, dove i pochissimi eletti vestivano i bimbi di raso e i poveri scalzi avevano il conforto della devozione? Certo, è “di cattivo gusto” l’imitazione delle elites di cui il sistema ha bisogno per sopravvivere, non lo nego: ho sempre vestito il figlio con vestiti usati, che ho rimesso in circolo appena fuori misura, deprimendo il PIL. Ma ecco, se mi guardo alle spalle vedo qualcosa di peggio: non so cosa ci aspetti quando sarà inevitabilmente compiuto il processo di esaurimento del capitalismo, ma tutto mi auguro tranne che un ritorno al passato.

    • Peucezio says:

      “pare che la cucina pugliese sia tornata in Puglia, dove si mangiavano pennette alla vodka come dappertutto, riportata da giovani emigrati che l’avevano “riscoperta” nei ristorantini di New York.”

      Non ho mai sentito una stupidaggine più grossa! A Bari non escludo che negli anni ’70 o ’80 ci possa essere stato un ristorante o due che faceva pennette alla vodka, ma per il resto, sia a livello domestico sia nei ristoranti, in città come nei paesi, non si è mai smesso di mangiare pasta e rape, riso patate e cozze, ragù con le brasciole e tutto il resto.

      • PinoMamet says:

        Devo dire che la cosa delle pennette alla vodka ha stupito anche me, forse Rosa dovrebbe cambiare ristorante ;)

        comunque io personalmente non credo che il ciclo del capitalismo sia in via d’esaurimento.
        i cinesi hanno appena cominciato a giocare, sono tanti, sono pieni di risorse di tutti i tipi, e si stanno comprando mezzo mondo; e non sono destinati a fare solo magliette e giocattoli tossici…

        • Moi says:

          Premesso che ne so poco:

          ci sono molti negozi di abbigliamento cinese soprattutto femminile … in genere hanno robe che “per noi” sono da ragazzina nella taglia da donna adulta, o comunque tendenzialmente è difficile trovare “taglie forti” (per intenderci, gente alta e robusta) o “calibrate” (per intenderci, gente bassa e larga) .

        • Moi says:

          Poi dicono che mediamente l’ Obeso USA lo è di più dell’ Obeso Europeo …

  3. rosalux says:

    Sulla pugliese ho letto un articolo di recente, non escludo fosse una cazzata. Certo che a Roma c’è stato un rifiorire di trattorie di cucina romana riviste in versione fighetta, il recupero delle cucine tradizionali in generale e anche nella cucina “alta” è moda molto recente (nulla in contrario, affatto. Neppure per le pennette alla vodka, a dirla tutta).

    • Peucezio says:

      “il recupero delle cucine tradizionali in generale e anche nella cucina “alta” è moda molto recente”

      Questo in generale è abbastanza vero.

      • Francesco says:

        e benemerito, oserei aggiungere

        riuscissimo a riempire il mondo di ristoranti e ristoratori non sciapamente italiani ma regionali, avremmo risolto i nostri problemi economici (e tutti ci sarebbero grati per quel che gli diamo da mangiare)

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  5. maria says:

    Io proibirei l’uso di bambini per fare i modelli e le modelle, non c’è nulla di più triste che vedere un bambino vestito da adulto che ancheggia su una passerella, i genitori che mandano i propri figli a fare le sfilate sono degli stronzi!

  6. Moi says:

    ** AntropoMetria, al netto (!) di Teorie su Razze Inferiori e/o Delinquenti Nati **

    Esistono _ che io sappia_ due modi con “Modello a 3”; fatti non per contraddirsi, bensì per integrarsi vicendevolmente.

    L’ ideale di base è anch’or : -) oggi il cosiddetto, (stampatissimo sulle magliette, i portachiavi, i calamitoni da frigo, le tazze da latte ecc … Souvenir di Firenze) “Uomo di Leonardo Da Vinci” … ispirato a quello di Virtuvio, ma diverso.

    Sostanzialmente, l’uomo disegnato in tale idealizzazione è definito “normolineo” in termini di proporzioni delle lunghezze tra le parti del corpo in rapporto all’ altezza ; è invece definito “mesomorfo” in termini di rapporto fra gli spessori delle parti del corpo sempre in rapporto all’ altezza.

    Idealmente, si parla sempre considerando solo muscoli naturali e ossatura, ignorando il grasso superfluo e, ovviamente, il “gonfiaggio” : -) da “bumbe” : -) o silicone.

    Nel primo caso si parla di “brevilineo” se il soggetto tende a un valore proporzionalmente minore e si parla di “longilineo” se il soggetto tende a un valore proporzionalmente maggiore rispetto all’ idealizzazione “normolinea”.

    Nel secondo caso si parla di “ectomorfo” se il soggetto tende a un valore proporzionalmente minore e si parla di “endomorfo” se il soggetto tende a un valore proporzionalmente maggiore rispetto all’ idealizzazione “mesomorfa” .

    Tanto per intenderci, sempre con le immagini di corporature famose: Renato Brunetta è decisamente brevilineo ed ectomorfo, Dolph Lundgren è, al contrario, decisamente longilineo ed endomorfo. A parità di disponibilità economica garantibile da parte del maschio , le femmine della specie sono senz’altro più attratte dal secondo biotipo. : -)

    I termini antropometrici storicamente più inquietanti sono “dolicocefalico” e “brachicefalico” … che potrebbero tornare, se già non sono tornati, per i copricapo.

    Le cose si complicano con il dimorfismo sessuale, molto evidente (almeno si spera : -) ) nella specie umana. Con cattiva pace : -) del Femminismo, nella specie umana il maschio è mediamente, specie nel torso, nelle spalle e nelle braccia più “tamugno”, per dirla con un termine altamente scientifico

    : -) in uso a Bologna.

    Comunque l’ UniSex Fashion non ha molto funzionato … in un certo senso mette tristezza, specie nel caso di donne mascoline nonché di uomini effeminanti.

    PS

    Mi pare che la moda femminile tenda spesso ultimamente a promuovere una figura femminile lievemente (!) mascolinizzata dallo sport; rispetto a qualche decennio fa: spalle un po’ più larghe, fianchi un po’ più stretti, seno un po’ meno sviluppato, braccia un po’ più grosse … vero, Pino ?

    PPS

    Un’altra polemica modaiola ha riguardato i cosmetici; brevemente detto: non è colpa di chi produce i cosmetici se essi risaltano meglio sulle pelli chiare. Intelligenti Pauca.

    • PinoMamet says:

      ” I termini antropometrici storicamente più inquietanti sono “dolicocefalico” e “brachicefalico” … che potrebbero tornare, se già non sono tornati, per i copricapo. ”

      Non so se sono tornati in uso in questa forma presso i cappellifici, ma lessi tempo fa un’intervista a uno di questi, in cui affermava che curiosamente negli USA le teste sono più grosse e più tonde di quelle europee, che di solito sono più ovali (viste dall’alto).
      Si trattava, a suo dire, di una caratteristica generale, che non aveva relazione con le razze, nel senso che riguardava indifferentemente americani bianchi o neri.

      Io sospetto che in questo generale ingrandimento e anche trasformazione del corpo statunitense, negli ultimi 50 anni, abbia giocato un ruolo considerevole l’alimentazione; gli estrogeni usati allegramente nella carne ecc.
      però non so, è un’ipotesi.

      Corpo femminile:
      concordo con la tua osservazione… forse perché diverse atlete hanno velleità da modelle, o perché in generale è cambiato il ruolo femminile nell’immaginario (non più quasi esclusivamente passivo; anche per fortuna…), però sì, si va verso un modello un po’ più viriloide, mi sa.

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