Il vasino del combattente virtuale

“Noi siamo i leader in uno sforzo internazionale per sviluppare esseri umani virtuali che pensino e si comportino come persone vere”.

Dal sito dell’Institute for Creative Technologies

Parliamo sempre di infanzia nel mercato globale.

Questa volta, del lancio dell’iPotty a una fiera a Las Vegas.

Si tratta di un nuovo vasino per bambini, che integra i pargoli ai valori della Nostra Civiltà anche nel momento del bisogno.

La cosa ha ricevuto ampia pubblicità gratuita, grazie alla solita disputa tra Antichi e Moderni.

Giovanna Favro, nella sua rubrica sulla Stampa, esprime tutti i luoghi comuni della Mamma Italica Media :

“Premetto. Sono una mamma attempata. Forse poco aggiornata, poco al passo. Di solito sono prudente nello stroncare chiunque e qualsiasi cosa perché ho molto rispetto delle opinioni diverse dalla mia. Ma questa volta, nell’ultima invenzione tecnologica per bambini, l’Ipotty, proprio non ce la faccio a trovare del buono.”

Nel momento stesso in cui ne parla, la signora fa pubblicità all’oggetto, che chiaramente esiste soprattutto per suscitare scandalo.

L’oggetto, per lei, fa parte poi semplicemente delle cose al passo, e l’autrice si sente in dovere di chiedere scusa – segretamente compiacendosene – per non essere abbastanza “moderna”.

Soprattutto, la critica non va alla radice: constata in sostanza che è esagerato, come è esagerato in Italia qualunque cosa non sia ancora acquisita dalla maggioranza. L’iPotty è esagerato esattamente quanto non avere un telefonino.

Però soprattutto si resta colpiti da come i giornalisti che ne parlano, sembrino strutturalmente incapaci di fare ricerche su Google.

Se fossero meno pigri, avrebbero scoperto che l’iPotty è un banale oggetto di plastica – l’iPad non è compreso nel prezzo, quindi si tratta chiaramente di un’esca virtuale per gente come la signora Favro.

Ma soprattutto, Google ci fa sapere che il produttore dell’iPotty è la CTA Digital.

Ora, la CTA Digital è interessante perché segue i giovani elettronizzati in tutta la loro carriera:

“In collaborazione con l’esercito degli Stati Uniti, l’azienda sta portando alla luce una marea di accessori ufficiali per il gaming che ti faranno sentire come i più coraggiosi della nostra nazione. L’arsenale di attrezzature periferiche – dai PC ai console gamer – comprenderà un fucile d’assalto delle forze speciali, un fucile da cecchino, un fucile dei reparti d’assalto e un Universal Gaming Headset, per dirne solo alcune. Non ci dicono ancora quanti danni potranno fare i cecchini, e i dettagli per i rivenditori saranno disponibili presto”.

La CTA Digital, una delle 43.000 aziende che collaborano con il Dipartimento della Difesa, è solo un tassello di un immenso mosaico di interazioni tra esercito e società private per creare ambienti virtuali.

Ad esempio, nel 1999, l’esercito degli Stati Uniti spese 45 milioni di dollari per istituire presso l’Università della California Meridionale l’Institute for Creative Technologies (ICT).

Lo scopo dell’ICT è di

“costruire una partnership tra l‘industria dell’entertainment, l’esercito e il mondo accademico, allo scopo di creare esperienze sintetiche così coinvolgenti da far reagire i partecipanti come se fossero reali“.

Qualche anno dopo, la stessa università ricevette altri 100 milioni di dollari dall’esercito, come premio per il successo di Full Spectrum Warrior, il primo videogioco lanciato dall’ICT.

Il Full Spectrum Warrior si dedica agli studi orientali

Distribuito peraltro gratuitamente: il gioco infatti non solo affascina, e recluta quindi volontari per l’esercito; li recluta in larga misura già addestrati.

Sarebbe riduttivo pensare che l’ICT si limiti a produrre videogiochi per la seduzione, il reclutamento e la formazione di soldati.

Una parte importante del suo lavoro consiste nel cercare di aggiustare i 300.000 reduci che, secondo la Rand Corporation, soffrirebbero di gravi traumi. Mettendo insieme i guru della “medicina alternativa e complementare” con i videogiochi, l’ICT sta lavorando sullo sviluppo di una “ciberterapia“, in cui il reduce traumatizzato si identifica con il proprio doppio virtuale. Guarendo assieme al proprio avatar, il rottame umano torna di nuovo in circolazione e sui campi di battaglia.

Dimenticavamo, la nuova sede dell’ICT è stata inaugurata con una festa messa in piedi dalla “celebrity party planner“, Jes Gordon, organizzatrice di eventi per miliardari e gente dello spettacolo.

Sede dell’ICT

La signora Gordon, oltre a portare allegrie nelle fabbriche dei guerrieri virtuali, organizza eventi come la festa per il sedicesimo compleanno dell’attricetta Taylor Spreitler, che all’età di sei anni ha vinto il suo primo concorso di bellezza.

La festa della signorina Spreitler si intitolava Peace Love Rock & Roll, e – per la gioia degli ex-sessantottini che hanno svoltato, come dicono a Roma – il locale dell’Ecco Ultra Lounge di Hollywood (dove la Vodka Eco-Friendly costa 275 dollari a bottiglia) era tutto addobbato con gli storici simboli della pace, come si vede in questa immagine della Jeunissima Fille.

Il mondo intero in un vasino, a ben guardare.

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17 Responses to Il vasino del combattente virtuale

  1. Francesco says:

    il vasino fa schifo, ovviamente, di solito basta un Topolino di sesta mano per tenere seduto il pargolo fino a che abbia fatto

    più interessante il gioco aggratis: posso addestrarmi come un vero soldato USA senza pagare? tanto il Pentagono ha mollato 100 testoni di premio?

    domandina: mica ci sono tweet di reclute USA che si lamentano perchè nelle guerre vere i cattivi non hanno un cerchietto rosso intorno? che queste esercitazioni virtuali sono un pò esagerate

    ciao

  2. Valerio Mele says:

    Come dire: stimolano la “fase anale” di cui scriveva Freud (e gli psicanalisti a seguire) per collegarla al giubilo da bombardamento…

    Riguardo al finale… la “jeune-fille” non può limitarsi solo alla donna o all’adolescente-merce… “jeune-fille” sono anche le miserabili puttane che siamo tutti indipendentemente dal sesso, quando ci (ven)diamo ai piaceri feticizzati… (è facile fare un elenco di azioni quotidiane… tra cui scrivere post e commentare per abbellire ed estendere – fino al suo rovescio che è comunque un dritto diritto – l’orrido general intellect, per esempio, o scegliere una merce al posto di un’altra in base alla confezione o ingraziarsi un cliente per il servizio x che si offre)… e non è possibile (né avrebbe senso da soli o come istanza paranoide giudicante da una posizione “pura”) chiamarsi fuori completamente da questa disgrazia escrementizia (merce-merda) che comunque ci attraversa…

    • daouda says:

      Il tuo è un discorso gnosticistico. A rigore ogni vita vissuta rientra in questo schema della materialità.Da che mondo è mondo la merce non è mai stato un problema né la mercificazione è stato un processo iniziato chissà quando essendo intrinseco alle cose, se si carica la parola “merce” dei valori para-metafisici che d’altronde non ha.
      Eccole le analisi sterili ( sterili in quanto tali ed in quanto analisi in sé, non sintetiche, dove la sintesi reale è all’opposto del processo dialettico hegeliano )
      Il nocciolo del problema è che nessuno di noi può sapere se è giusto o sbagliato quel che vige e si fà strada tra il pubblico ( secondo le strategie del marketing ).
      Si può dire sia sbagliato, come giusto, sotto i rispettivi propri àmbiti, tant’è che si cerca di conciliare e trovare una giusta via di mezzo.
      Quel che si scorda di solito l’analista medio è la natura. Niente di diverso viene alla luce che non risponda alla natura di tali realtà. Chi non ce la fà ad accettare tutto questo, o è uno sfigato che non accetta il suo status o realmente appartiene ad un altro orrizzonte umano. Contro ogni egualitarismo ovviamente.

      • Valerio Mele says:

        Se questa è una battaglia navale risponderei: “Acqua…” ad ogni frase…

        • daouda says:

          Vabbè, a sto punto scrivi FOSSE che è meglio…

          Se la merce è il prodotto della mano dell’uomo, essa ed il suo rapporto “sociale” è esistito dal principio dell’umanità, anche perché , d’altronde, non può aversi qualcosa che potenzialmente non avesse la possibilità di realizzarsi.

          E’ il vostro moralismo che è miserabile, da te a Miguel.

        • Valerio Mele says:

          Mi sono accorto del congiuntivo mancato dopo averlo postato, ahimè… mi spiace… ma, del resto, un accademico della Crusca non scriverebbe uno sgradevole “gnosticistico”, non metterebbe la virgola prima di “né”, non metterebbe lo spazio dopo il punto, non sbaglierebbe la concordanza tra “merce” e “non è mai stato”, non metterebbe strani spazi prima e dopo le parentesi, non scriverebbe “fà” e “àmbiti” con l’accento…

          Morale? parlavo di piacere (o di disgusto, di stanchezza, di nausea) non di morale (semplicemente non godo di molte cose… non sono coprofilo, o sadico-anale, per usare terminologie da discipline specialistiche o tecnologie di controllo come la psicanalisi, che comunque considero discutibili e ridicole)… e di condizioni materiali. Quanto alla merce non esiste da sempre, ma è una forma storicamente determinata di sussunzione di “prodotti”, “cose”, “servizi” o “viventi” in un’altra griglia categoriale (quella della “merce”, che implica nella sua definizione un rapporto sociale e un determinato modo di produzione… quello capitalistico, per esempio… fermo restando che prodotti, cose, servizi, viventi e il cosmo intero continuano ad esistere a prescindere dalla merce e dalla sua circolazione…)
          Infine, lascerei un filo di speranza: si può certamente avere in futuro (del resto ci sono già stati svariati esempi nel passato) ciò che ora non può realizzarsi.

        • Valerio Mele says:

          Errata corrige: in luogo di “non metterebbe la virgola prima di né”, “metterebbe la virgola prima di né”…
          in luogo di “non metterebbe lo spazio dopo il punto”, “metterebbe lo spazio dopo il punto”…

        • daouda says:

          Evidentemente non hai letto “a sto punto” che significa : – tanto vale che ci concentriamo sugli errori ortografici invece di fare delle battute su ciò che non si vuole capire o non si è capito.Non era un giudizio sulla battuta comunque, che volendo poteva anche essere caruccia.

          La mercificazione esiste da sempre ed anche il suo rapporto sociale è sempre vigiuto ( ! ) per come la si vuol rendere da voialtri.
          Troppo comodo approfittare della velocità degli eventi degli ultimi 300 anni evitando di ragionare sul resto dell’epoca umana.

          “e non è possibile chiamarsi fuori completamente da questa disgrazia escrementizia”

          Qui c’è un bel giudizio caro mio, illogico oltretutto visto che poni una richiesta inutile oltre che infattibile e quasi contraddittorio verso la tua marxiana fede che prevede che questa merda strabordi ovunque, così per dire.

          p.s. gnosticistico per non scrivere gnostico. La vera gnosi è cosa diversa dal dualismo anti-metafisico.

  3. Moi says:

    Confrontando questi ultimi post, mi viene da pensare che in fondo un “Nadie” in America Latina è molto meno (!) frustrato di un “Looser” in USA …

    • daouda says:

      Bisogna quindi definire la patologia del “disturbo psichico”.

      • Moi says:

        Provocazione Cattolicista :

        Freud era Ebreo e Ateo, capendo che i Cattolici erano meno frustrati dei Protestanti grazie alla Confessione … inventò un esoso metodo pseudoscientifico di confessione atea spenna-goyim.

        • Moi says:

          Non me ne intendo molto, ma pare che Jung stia a Freud come Wallace (pochissimo studiato nelle scuole) sta a Darwin … bisognerebbe sentire da Lisa: se non su Jung, almeno su Wallace.

        • daouda says:

          Non è che Jung sia meglio…anzi…

          e comunque, tornando a monte, riguardo il problema psichico bisogna pur valutare la frustrazione di coloro che soprattutto fuori dal primo mondo sono stati cresciuti stereotipi “pane ed occidente” e di cui anche il razzismo , quello stupido, quello vero, è una cartina tornasole.

    • Pietro says:

      Condivido, povero e infelice non sempre sono la stessa cosa. Ovviamente non dando a felice il significato di “pieno di merce inutile”. Ma facendo molta attenzione a non cadere nel mito del buon selvaggio e/o dell’eta’ dell’oro. E’ sempre questione di priorita’…

    • Francesco says:

      Lazzarino da Tormes?

    • PinoMamet says:

      Moi, leggo solo ora.

      ma infatti “nadie” e “loser” sono due categorie molto diverse.
      Il nadie non conta niente tra la gente che conta; ma di fatto, il mondo è fatto da milioni di persone più interessanti e più necessarie della gente che conta.

      Il loser, è uno che di per sè sarebbe normalissimo, ma i suoi pari fanno sentire loser per qualche motivo (a volte, credo abbastanza spesso, del tutto insignificante se non inventato);
      è una forma di controllo tra pari abbastanza feroce.

      Gli statunitensi, per tante cose, dagli anni ’80 in poi sono davvero da compatire. Mai visto un popolo che riesca a essere peggior nemico di sé stesso…

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