Pitti Bimbo e la grande fiera di Bibigirl (1)

“Poco tempo dopo, Momo trovò una bambola sui gradini di pietra del rudere.

[…] Non sembrava un bambino o un neonato, piuttosto una giovane donna elegante o un manichino. Indossava un abito rosso con una minigonna e sandali con il tacco alto.”

La bambola sbattè le palpebre e disse:

“Buongiorno. Io sono Bibigirl, la bambola perfetta. Io appartengo a te. Per me, tutti ti invidiano. Voglio avere tante cose”.

“Ecco”, rispose Momo. “Questo è tutto quello che ho. Se ti piace, basta che me lo dici”.

“E le mostrò una bella piuma colorata d’uccello, un sassolino con delle venature, un bottone dorato e un pezzettino di vetro colorato”.

Da Momo, di Michael Ende

Scendo a comprare il pane, a un negozietto che appartiene a una piccola catena.

La commessa unica di questa filiale è Sara.

Sara è rimasta incinta a diciassette anni, ha deciso di tenersi la bambina e si è presentata agli esami di maturità che la allattava. Poi a quanto ho capito, il suo compagno si è dileguato, e da allora lei è sempre alla ricerca di lavoro, e la bambina è sempre con i nonni.

Però ha un sorriso che ti mette allegria.

“Sempre in piedi, qui al lavoro?”

“Più che altro una noia. Stamattina sono entrata alle sei e mezza, finisco stasera alle otto e mezza. La mi’ mamma passa la mattina quando porta la bambina a scuola, così la vedo un attimo”.

Faccio i conti delle ore, fateli pure voi.

Sara è una Nadie, una Nessuno, e questo vuol dire che tra i suoi tanti problemi, almeno non c’è quello di come procurare i vestiti per la bambina.

Un po’ perché se ne trovano a prezzi accessibili alle bancarelle; e un po’ perché i bambini crescono, e i genitori normali, invece di buttare via vestiti ancora buoni, hanno piacere a regalarli ad altri genitori normali. Non è solo una cosa pratica, è anche bello guardare i vestiti che non servono più e associarli mentalmente a qualcuno che conosciamo.

Ma al mondo ci sono evidentemente dei Qualcuno (o delle Qualcuno) che non hanno nessuno che li/le pensi.

Non è Sara

Per queste disgraziate, hanno creato Pitti Bimbo, un evento che si svolge due volte l’anno a Firenze.

Come ci ricorda Il Sole 24 Ore, parlando di un altro evento dal nome Bimbinfiera:

I bambini sono considerati dei big spender potenziali perché orientano le scelte di consumo di molti adulti. E quello dei prodotti per l’infanzia, in controtendenza con la recessione economica che ha frenato i consumi un po’ in tutto il mondo, è uno dei settori anticongiunturali per eccellenza. Settore che continua a crescere, anno dopo anno. Sotto la spinta di nuovi prodotti e di nuove esigenze di consumo create dal marketing sempre più orientato ai piccoli.”

Pitti Bimbo si svolge a Firenze, ma si poteva svolgere pure a Singapore; solo che Firenze, come abbiamo detto, è una città che campa vendendo le ossa dei trisavoli come appendiabiti, e quindi è per forza a Firenze.

Titolo messianico del Corriere Fiorentino:

Il lusso (made in Italy) ci salverà. Il gotha della moda si riunisce in Palazzo Vecchio: l’alta gamma unica ancora di salvezza di ModaItalia. Ferragamo vola: 2012 da record”

A Pitti Bimbo, piccoli Emanuele Filiberto crescono

Pitti Bimbo fa parte di Pitti Immagine, che a sua volta fa parte di una holding tra il Comune di Firenze e varie associazioni di industriali e commercianti.

E qui bisognerebbe riflettere un attimo su come le stesse persone che hanno il potere di decidere di spazi e fondi pubblici, lavorino per aziende private interessatissime a tali spazi e fondi. E magari capiremo perché il Comune di Firenze, quest’anno, abbia a disposizione la cifra di diecimila euro in tutto per lavori straordinari sul verde pubblico.

Ora, Pitti Immagine è (appunto) un’immagine, e infatti l’evento non si svolge affatto a Palazzo Pitti, ma altrove, alla Fortezza da Basso.

Nel vero Palazzo Pitti, si svolgono spettacoli di altro tipo.

Come ad esempio l’esercitazione nella Galleria Palatina, nel 2005, in cui un gruppo di kamikaze islamici immaginari versarono fiale di immaginario “Soman Gs” nei condotti dell’aria condizionata, provocando 9 morti immaginari tra le comparse:

“«Test importante e utile, sono soddisfatto» dirà il prefetto Gian Valerio Lombardi.”

Ma torniamo a Pitti Bimbo, dove alcuni giorni fa si sono presentate 470 “collezioni”.

La più in vista, mediaticamente, sembra sia stata Silvian Heach, di cui parleremo ampiamente nella prossima puntata.

“Si disvela l’arcano sortilegio grazie al quale l’impero -dallo sfondo nel quale resta nascosto-  delega alla cittadinanza la propria reificazione.

 Una disperazione hollywoodiana, una coscienza politica da telegiornale, una vaga spiritualità  a carattere neo-buddista, un impegno in qualche impresa di volontariato a sollievo della coscienza: simulacri di vita, feticci del desiderio, strumenti di gestione adatti alla costituzione del cittadino ormai definitivamente reso inoffensivo, immunizzato.”

Tiqqun, Elementi per una teoria della Jeune-Fille

Un giovane talento di Pitti Bimbo

(Continua…)

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41 Responses to Pitti Bimbo e la grande fiera di Bibigirl (1)

  1. PinoMamet says:

    Due note che probabilmente non c’entro:

    -un mio amico genitore di un neofiglio (per qualche motivo che non ho ancora chiaro, lo trovo migliore che “neogenitore”) va alla ricerca di Lego. Sono giocattoli virtualmente perfetti: il bambino, fino a una certa età manco piccolissima, sbatte insieme due mattoncini e diventano astronave, dinosauro, casa, camion dei pompieri… che gli frega se non è perfetto o addirittura somigliante, ci pensa la famosa “fantasia dei bambini”.
    Morale, mi dice che è diventato difficilissimo trovare dei mattoncini “normali”: la Lego si è accorta dell’errore commerciale, e ora vende quasi soltanto scatole singole con le quali costruire esclusivamente una cosa, solo quella, avendo cura che sia difficile “mescolarle” per uso libero e promiscuo…
    il bambino passa, vede la confezione con l’astronave fighissima stampata sopra, la voglio la voglio, dopo due minuti si è già stancato (logico, è un bambino) e ora bisogna comprargli quella con l’auto della polizia…

    credo sia questo che intendono quando dicono che i bambini sono potenziali “big spender”. In realtà, sarebbero benissimo dei potenziali non spender…

    -a un’altra coppia di genitori di neofiglie, un’amica ha regalato un costosissimo vestitino per neonato (o sei mesi, che ne so, io non sono pratico…) di.. Armani? Versace? Prada? Mi sono già scordato. Comunque costava, per il centimetro quadro di stoffa leopardata (!) che era, una vera enormità.
    Sconcerto giustificato dei neogenitori: caspita, ‘sta roba ci dura due mesi poi comunque è da riciclare… niente di male perchè tra amici neogenitori ci si scambia e si ricicla tutto, giustamente, anche perché certe robe (carrozzine, passeggini, cazzate varie di cui ignoro l’uso) hanno prezzi che manco gli F35;
    ma che senso ha che i sigg. Armani, Versace, Prada o Giastcavalli producano certe robe??

    • lamb-O says:

      Una leopardatura per bambini verrà da Roberto Cavalli, così su due piedi.

    • Francesco says:

      confermo sia il costo superiore agli F22 sia che i genitori in maggioranza se ne fregano del marketing e si scambiano di tutto, ad pueros accudendos

      che è anche divertente

    • paniscus says:

      -un mio amico genitore di un neofiglio (per qualche motivo che non ho ancora chiaro, lo trovo migliore che “neogenitore”) va alla ricerca di Lego. Sono giocattoli virtualmente perfetti: il bambino, fino a una certa età manco piccolissima, sbatte insieme due mattoncini e diventano astronave, dinosauro, casa, camion dei pompieri… che gli frega se non è perfetto o addirittura somigliante, ci pensa la famosa “fantasia dei bambini”.

      Mia figlia, anni otto-quasi-nove, conserva gelosissimamente in camera una cesta di veri e propri STRACCI, provenienti da scarti di abbigliamento per adulti, svuotamenti di armadi precedenti, lenzuola dismesse da usare come strascico, avanzi di maschere di carnevale improvvisate, camicie da notte consunte, cinture deteriorate, e quant’altro, alcune delle quali risalenti a quando aveva tre anni, e altre accumulate in seguito. Ogni tanto mi tocca eliminare di nascosto qualche singolo pezzo che è diventato immaneggiabile, passandolo direttamente all’angolo di siesta del gatto.

      Tuttora tale serbatoio costituisce il massimo della risorsa preziosa e indispensabile per la ragazzina quando invita qualche amica a casa.

      Si bardano con qualche mantellone, qualche scialle o qualche striscia sui capelli, e se la godono così…

      Lisa

      • PinoMamet says:

        Mi sembra… semplicemente bello!
        :)

      • Roberto says:

        La mia fa la stessa cosa ed in più si scambia le pezze con le amiche così che non ho più la minima idea di cosa ci sia nella cesta delle pezze :-)

        • Francesco says:

          dev’essere una roba delle giovani femmine

          quando le pezze iniziano a costare centinaia di euro senza che i padri capiscano la differenza?

          sapete, crescono le figlie e io mi preoccupo

  2. Pierluigi says:

    divertentissimo.

    avessi un pitti-figlio conciato cosi morirei dalla vergogna.

  3. Moi says:

    @ PINO

    Ricordo che quando ero piccolo io che c’erano già negli Anni ’80 i giochi tecnologizzati … noi “cinni” alla Ludoteca della Festa dell’ Unità restavamo incantati (!) dal reparto dei “zugléin-ciappini” di un Anziano Montanaro … robe tipo far suonare le bottiglie riempite “a scalare”, il telefono con i fili e i bussolotti, il vortice in bottiglia bucandone il tappo, “al stupàj balarén” (turacciolo ballerino di un tappo di sughero con due forchette ai lati e uno spillo sotto da appoggiare …), il frullino con il bottone bucato da far accelerare o decelerare avvicinando e allontanando gli estremi, il rocchetto con l’ elastico e il bastoncino a retrocarica, e un sacco di altri “robi” rudimentalmente ingegnosi così …

  4. Moi says:

    Certo che le “cinne” con portamento da modelle adulte, vestite da “donne in miniatura” fanno un po’ impressione (conosco proprio gente che va fiera del calendario che fanno fare alla bambina in studio fotografico professionistico e poi lo sfoggiano in casa !) … sarà mica una pessimamente intesa rivalsa femministoide del “le ragazzine maturano prima” ?! … Boh !

  5. PinoMamet says:

    Tranne i primi due trascinati vivi dalla cattivissima virago (dalla faccia, o le hanno appena messo le ganasce alla macchina, oppure le è arrivata la bolletta del gas) nessuno degli altri bambini delle foto ha un’espressione particolarmente infantile…
    risultano abbastanza orrendi (i Filiberti sono da prendere a schiaffoni direttamente).

    Per Moi:
    confermo il fascino dei giocattoli tipo “stopaj balarèn”, rocchetti a elastico ecc. ecc. :)

    • PinoMamet says:

      OT (mea culpa mea culpa… ci risiamo)
      i giocattoli nei dialetti del parmense sono più spesso (non esclusivamente) chiamati “bilèn”, credo suppongo immagino dallo spagnolo belèn “betlemme” nel senso di presepio…

  6. Pietro says:

    Scusa Miguel ma dopo “big spender potenziali” non sono piu’ riuscito a leggere, forse con il tempo…

  7. roberto says:

    “I bambini sono considerati dei big spender potenziali perché orientano le scelte di consumo di molti adulti”

    mi sembrerebbe più corretto dire che i big spender sono gli adulti, non i bambini, i quali al massimo sono trend setters

    d’accordissimo con moi e pino sulle cinne piccole donne, inguardabili, ed i filiberti (bellissima espressione, te la rubo) da schiaffeggiare

    sulla lego d’accordissimo con Pino. Da fanatico collezionista di una certa serie di lego, posso confermare che sono giocattoli per adulti (vabbé i miei si divertono come matti a costruirli, ma è come un puzzle tridimensionale, poin non ci puoi giocare), e mi mancano moltissimo gli scatoloni di mattoncini che qui sono introvabili

    infine ammetto di aver comprato al piccolo una camicia armani (era bellissima con i risvoltini neri e io non ho mai avuto una camicia armani, cosa che spiega i miei incubi notturni).
    pagata come una cassa di kalashnikov, messa tre volte e poi regalata ad un amico (lui l’ha usata sei volte visto che ha dei gemelli, poi regalata). mia moglie, che è tedesca e non può capire la gioia di avere una camicia armani, non mi ha parlato per due settimane :-(

    a mia sola e parzialissima scusante non ho battuto ciglio quando il piccolo si è rotolato nel fango con la sua meravigliosa camicia (e ci mancherebbe altro che i piccoli paghino per le follie dei padri)

    • Francesco says:

      avevo il sospetto che la Lego si fosse buttata esclusivamente sulle scatole “da montare secondo le istruzioni”, però ho sbattuto tutti i pezzi in un solo scatolone per cercare di sabotarli

      a loro favore, la qualità dei pezzi è infinitamente migliore di quella delle moltissime imitazioni economiche disponibili

      la collezione Star Wars è un delirio, potrei uccidere per alcuni pezzi

      • roberto says:

        come hai fatto ad indovinare?

        sento la forza scorrere forte in te

        • Francesco says:

          ci sono film che ti restano dentro e scolpiscono quello che sei

          quindi per me l’Impero dovrebbe essere cattivo … solo che sono anche innamorato dei quadropodi da battaglia

          ;)

  8. Tortuga says:

    Mi chiedo sempre veramente come campi questa gente che fa “moda”, dal momento che la maggior parte di noi vive di bancarelle (che ormai sono diventate care anche loro).

    Una mia conoscente ha un figlio di poco più di vent’anni che l’unica cosa che concepisce di fare nella vita è lo stilista. Da un paio d’anni sta piantando una crisi isterica condita con aggressività, totale nullafacenza e sedute psichiatriche anche, giuro, perché la madre non gli può pagare la scuola specialistica, che sta proprio a Firenze, mi pare, e che costa qualcosa come più di mille euro al mese (oltre al soggiorno in loco ovviamente).

    Oltre alla moda non so cosa altro vi sia di più inconsistente sulla faccia della terra, eppure è in grado di scatenare autentiche nevrosi nelle persone.

    Mi domando se è possibile che non si riesca a riflettere sul fatto che non siamo sicuramente al mondo per cambiare vestito ogni 5 minuti.

    • Francesco says:

      1) c’è un sacco di clienti, effettivi o possibili, in giro per il mondo, mica sono tutti pezzenti come noi. e fortuna che almeno le presentazioni delle putt… pardon le sfilate le fanno in Italia

      2) dove trai quel “sicuramente”?

      3) il cinno in questione non può essere spedito a fare il ragazzo di bottega, se la scuola è troppo cara?

    • PinoMamet says:

      Digli di lasciar perdere e di mettersi a studiare seriamente, se vuole lavorare nella moda…

      io ho un’amica che ci lavora (progetta la linea sportiva- di lusso- di un marchio piuttosto noto e lussuoso) e ci è arrivata perché:
      -è laureata in lettere;
      -sa cucire (ha fatto un corso apposta, costo relativamente basso).

      Strano a dirsi, molte persone che vogliono lavorare nella moda non hanno idea di come sia realmente fatto un abito, e/o non hanno cultura al di fuori di quella.
      L’incrocio tra “sapere” e “saper fare” è rarissimo, ed è stato determinante per farsi assumere.

      Detto questo, a me piace l’abbigliamento, infatti odio la moda :)

      • Tortuga says:

        Già, così come molte persone ci sono arrivate attraverso le discipline dello spettacolo, come ad esempio, la costumistica teatrale, per cui potrebbe benissimo farsi l’università e contemporaneamente una qualunque scuola di sartoria (taglio e cucito) … ma pare non ci sia verso e che il ragazzo abbia dato i numeri da un lato, dall’altro che il genitore abbia perso autorità.

      • Peucezio says:

        Io invece non odio nessuna delle due cose né le apprezzo.
        Il mio ideale sarebbe avere capi tutti identici (tipo cartoni animati dei Simpson o dei Griffin, dove ogni personaggio è sempre vestito alla stessa maniera) in modo che quando devo cambiare una camicia, posso sceglierne un’altra a casaccio senza doverci pensare. Purtroppo non si può fare, perché la gente penserebbe che hai addosso sempre la stessa e non la cambi mai.
        Ma soprattutto trovo noioso comprare indumenti, non tanto per lo sceglierli in sé quanto per il provarli, che è una seccatura enorme.
        Poi ci sto comunque attento, abbino decentemente i colori… Non è che mi faccia schifo vestire bene, ma ci vorrebbe qualcuno di statura, corporatura, peso, struttura fisica del tutto identici a me (e che perda un chilo se lo perdo io ecc.) che mi accompagnasse a fare acquisti e provasse tutto al posto mio.

        • Francesco says:

          << Il mio ideale sarebbe avere capi tutti identici

          insomma, un clone di Micky Rourke in 9 settimane e mezzo!

          :)

      • roberto says:

        l’unico amico che ho che lavora nella moda (un truccatore arciconosciuto nell’ambiente), oltra ad aver fatto anni di gavetta come apprendista un po’ in tutti i settori della moda (trucco certo, ma anche taglio, fotografia e marketing…), ha una laurea in lingue (italiano, francese e cinsese) ed una in economia, quest’ultima presa in una prestigiosissima univeristà americana che si è pagato con la gavetta e le borse di studio

        dì al pargolo di smazzarsi

        il calcio è inconsistente come la moda e scatena passioni peggiori (mai visto gente uccidersi ad una sfilata). Ne deduco che più una cosa è inconsistente più (mi) piace

  9. Ritvan says:

    Miguel, la moda vestaiola biekamente kapitalistika:-) non prende di mira soltanto i bimbi, bensì anche gli animali da compagnia:
    http://www.viennacouturecanine.com/index.html
    E non mi risultano animalisti protestanti contro tale obbrobrio….

    • Pietro says:

      Si, anche gli animali sono oggetto di marketing. Il consumismo deve creare consumatori e siccome hanno saturato gli adulti passano a bambini e animali… Il vero problema non e’ la fine dello spazio fisico del pianeta ma di quello immaginario. Ritvan hai ragione, gli animalisti non protestano, ormai e’ un mondo talmente “funzionale” che i reati di lesa dignita’ non sono piu’ previsti.

  10. Ma che male c’è in tutto questo?
    Basta che i bambini (e gli animali) vadano a lavorare 12 ore al giorno per permettersi queste delizie.
    Non siete d’accordo anche voi?
    Certo l’esperienza insegna che laddove i bambini sono costretti a lavorare, in fondo non c’è margine ampio di spesa: ma chissà che questa volta non avvenga il contrario.
    Basta guardare al futuro, sapendo coniugare faccia di c… con voglia di potere.
    Fatto ciò, è solo questione del lato nel quale ci si trova a vivere.

    Pitti chiari…

  11. nic says:

    un quesito da “mi manda lubrano”, non è che me ne freghi molto, ma giusto per capire: se fare da “modello/a” è considerato -ahimé- un lavoro, i bimbi modello (come i bimbi attori) non dovrebbero rientrare automaticamente nella categoria di sfruttamento minorile?

    Si può denunciare pitti bimbo?

    • roberto says:

      non credo

      legge 977/1967, art. 4, comma 2 :

      “La direzione provinciale del lavoro può autorizzare, previo assenso scritto dei
      titolari della potestà genitoriale, l’impiego dei minori in attività lavorative di carattere culturale, artistico, sportivo o pubblicitario e nel settore dello spettacolo, purchè si tratti di attività che non pregiudicano la sicurezza, l’integrità psico-fisica e lo sviluppo del minore, la frequenza scolastica o la partecipazione a programmi di orientamento o di formazione professionale”
      (l’articolo si applica ai “bambini” cioé minori di 15 anni)

      avevo anche letto di un limite dell’autorizzazione a 24 ore ma non ho il tempo di cercare dove.

    • Ritvan says:

      —un quesito da “mi manda lubrano”, non è che me ne freghi molto, ma giusto per capire: se fare da “modello/a” è considerato -ahimé- un lavoro, i bimbi modello (come i bimbi attori) non dovrebbero rientrare automaticamente nella categoria di sfruttamento minorile? Si può denunciare pitti bimbo? nic—

      A quesito da lubrano risposta da marzullo:-) (senza nulla togliere alla dotta ed esaustiva risposta di robelux): se fosse come tu dici le patrie galere pullulerebbero di “sfruttatori” di piccini nei film e nelle pubblicità, tanto da costringere il buon Pannella a fare uno sciopero…del fumo:-) solo per loro.

    • Tortuga says:

      Dato il probabile elevato guadagno potrebbe essere interpretato come un privare il bambino di una opportunità. Non mi ricordo dove lessi una interpretazione giuridica di questo tipo … forse non in Italia però.

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  13. Moi says:

    T’al qué : -) :

    http://www.flashvideo.it/video/scheda/1077/

    i Cinni (anche odierni) e i Giocattoli del Ciappinista ;) … forse Michael Ende traeva ispirazione incontrando gente così.

    Tristemente vere le considerazioni sul “dialàtt” rimosso assieme al Ricordo della Fame in nome di una Ideologia Progressista.

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