Caro Matteo Renzi, anche noi vogliamo vedere qualcuno in faccia

“Fronte Oltrarno, un quartiere inquieto. Tirerete dritto sul parcheggio interrato di piazza del Carmine?

«Appena possibile voglio organizzare un’assemblea pubblica per vedere in faccia chi dice no e perché. Questo sparuto gruppo di residenti, evidentemente, non sa che con i 250 posti di oggi in superficie una delle piazze più belle di Firenze continuerà ad essere rovinata da un tappeto di automobili. In questo modo il tempo di sosta delle auto è decisamente più lungo rispetto ad un parcheggio sotterraneo a pagamento, mentre i residenti potranno godere di tariffe scontate. Mi prude la lingua: il Comune fa una cosa dopo 40 anni di discorsi e sento solo proteste».

Intervista di Claudio Bozza a Matteo Renzi, Corriere Fiorentino, 13 dicembre 2012

Il sindaco di Firenze fino a pochi giorni fa non poteva avere certo il tempo per informarsi su ciò che stava succedendo nella città che lo aveva eletto, e quindi evidentemente non sa di cosa sta parlando.

Lo sparuto gruppo di residenti cui si riferisce sono – tra l’altro – le 1.400 persone che hanno (finora) firmato una petizione popolare che inizia con queste inequivocabili parole:

NO SENZA SE E SENZA MA
AL PROGETTO DI PARCHEGGIO SOTTERRANEO
Gli abitanti, residenti,commercianti, artigiani d’Oltrarno rifiutano e rigettano nella sua totalità il progetto di parcheggio interrato in p. del Carmine, intervento invasivo e devastante.

Non sono 1.400 clic su Internet, che a far quelli sono bravi tutti.

Si tratta di 1.400 firme fatte a mano, di cittadini che hanno messo nome, cognome e indirizzo.

Ora, al 31 dicembre del 2007, nella zona interessata al parcheggio interrato (tra Porta San Frediano e Via Romana), abitavano 3.167 persone, bambini compresi.[1]

Lasciamo semplicemente perdere la questione del “tappeto di automobili” – Matteo Renzi, che all’epoca era da qualche parte tra Trapani e Pordenone, non poteva certo sapere che il Comitato Oltrarnofuturo ha fatto presentare ben tre proposte diverse per sgomberare la piazza da tale “tappeto”, senza però scavare una buca che arrivasse fin nella falda acquifera.

Ma soprattutto, anche noi abbiamo voglia di vedere in faccia chi dice sì e perché.

Vedete, sono tre mesi che ci battiamo contro il parcheggio interrato.

Abbiamo preso parte ad assemblee affollate, abbiamo discusso con tutti i gruppi politici del quartiere e del Comune, abbiamo parlato con innumerevoli persone per strada, e non abbiamo mai sentito una voce che fosse una, a sostegno del progetto di parcheggio interrato.

Certo, abbiamo sentito persone che “non vogliono le macchine in piazza”, ma questo con la Grande Buca non c’entra niente.

Abbiamo sentito persone che volevano un parcheggio interrato gratuito per i residenti, una proposta che dubitiamo incontrerà l’approvazione dei contabili della Firenze Parcheggi.

Ma non ci è mai capitato di incontrare, in tutta Firenze, una persona che sostenesse apertamente il progetto presentato dalla società Firenze Parcheggi e dalla Trevi S.p.A., nel maggio del 2012, per la costruzione di un parcheggio interrato in Piazza del Carmine.[2] Che è su quello che discutiamo, mica sulle auto in piazza.

E’ un po’ frustrante, avere sempre ragione noi.

Matteo Renzi è il primo in assoluto a dirsi disposto a sostenere in pubblico le ragioni di quella proposta, e non vediamo l’ora di incontrarlo.

Non si preoccupi, saremo sparuti.

Nota:

[1] Dalla tesi di laurea della dott.ssa Ilaria Casillo, “Dinamiche paziali e pratiche sociali della gentrification in Italia. Il caso di San Frediano a Firenze“, Università di Napoli “L’Orientale”, 2008.

[2] Esatto, la Firenze Parcheggi è quella di Marco Carrai.

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6 Responses to Caro Matteo Renzi, anche noi vogliamo vedere qualcuno in faccia

  1. maria says:

    Nell’intervista il sindaco dichiara testualmente:

    “Da qui ai prossimi cinque anni la città verrà totalmente rovesciata: avremo le linee 2 e 3 della tranvia, la stazione foster per l’alta velocità, spero un nuovo stadio, un nuovo centro congresso alla fortezza, il teatro dell’opera a regime e un parco quello delle cascine al massimo delle sue potenzialità.”

    A parte il fatto che le Cascine erano già nel programma di questa legislatura come osserva lo stesso giornalista sia pure di sfuggita, mi chiedo se davvero sia possibile in pochi anni portare a termine un programma di siffatte proporzioni.

    Ma forse il sindaco trasformato in mago potrà imprimere una svolta alla nostra tradizione nazionale che consiste nel far durare i lavori pubblici il doppio del previsto. Vedremo.
    Per adesso non sembrerebbe, quelli pur piccoli di via del Mezzetta hanno già sforato i tempi previsti da diverso tempo.

    Ma veniamo agli “sparuti residenti” dell’oltrarno che non avrebbero capito nulla e preferirebbero Piazza del Carmine coperta di macchine anziché manomessa nella sua struttura originaria per far posto a un parcheggio interrato che richiederebbe, a proposito di tempi, come minimo tre anni di lavoro.

    Su questo vorrei ricordare le affollate assemblee a cominciare da quella indetta dalla stessa Amministrazione comunale in occasione dei cento luoghi alla sala vanni, gremita di persone contrarie alla buca, vorrei ricordare le firme raccolte, oltre 1200; tra l’altro anche molti anni fa un altro comitato, nel documento finale, dopo una serie di consultazioni fra i cittadini dell’oltrarno riguardo alla regolamentazione e la gestione delle aree di sosta si dimostrò molto critico contro i parcheggi interrati nel centro storico e scriveva:

    “Sono da sottoporre ad attente verifiche la realizzazione di parcheggi sotterranei in previsione in Oltrarno, sia come localizzazioni, sia come funzioni da svolgere. Le localizzazioni per motivi diversi riguardano punti delicatri dell’Oltrarno: il rischio di attrarre ulteriore traffico veicolare desta perplessità per piazza di Porta Romana, zona già satura, e per Piazza del Carmine, all’interno della ZTL, mentre per Piazza Tasso la struttura del parcheggio potrebbe mettere in discussione la sua stessa sopravvivenza di area verde, la più importante frequentata dal quartiere”

    Matteo Renzi a me sta molto simpatico, davvero, quando a proposito di cose dette o fatte dice, eh ma io allora ero alle medie, oppure al liceo, giusto, ma siccome i problemi e le soluzioni non nascono con la SUA “discesa in campo” devo osservare che questa volta il brillante rottamatore riprende vecchi progetti.

    Inoltre, ed è grave, considerare l’opposizione al parcheggio interrato di piazza del Carmine , uno SPARUTO GRUPPO DI RESIDENTI, è una battuta superficiale se non offensiva per molte persone, e che dire allora dei no che sono venuti da tutti i comitati operanti in oltrarno, da italia nostra, dalla rete no smog, da alcuni consiglieri i comunali, da una parte del partito democratico dell’oltrarno, dall’opposizione in consiglio comunale, dalle centinaia di cittadini che hanno affollato le assemblee degli ultimi tempi?

    Ma evidentemente tutto queste persone non contano, e non conta nemmeno la formazione di una nuova cultura della mobilità malgrado si renda ineluttabilmente necessaria per l’immenso numero di automobili presenti a firenze e in tutta italia , per cui meglio mettere mano a buche disseminate nel centro storico spendendo decine di milioni di euro che potrebbero essere usati per una mobilità pubblica meno invasiva ma più efficiente di quella di oggi , e che si accompagni a delle aree di sosta più umane e non irreversibili e devastanti come quella che si vuole fare a piazza DEL CARMINE.

    Che delusione signor sindaco!

    maria

    • Z says:

      Renzi ha i suoi difetti, ma non è un idiota.

      Quando si renderà conto che un residente su due ha firmato una petizione contro il suo progetto, spero che faccia due conti e tragga le sue conclusioni.

      Z.

      • maria says:

        veramente renzi ha già annunciato che per venire incontro alle proteste scaverà un piano ancora, ovvero un parcheggio interrato profondo tre piani e questo nel centro storico, in una piazza magnifica ,nella convinzione evidente che il futuro appartiene ancora alle macchine e fregandosi altamente della promozione di una nuova cultura della mobilità che non poggi tutto sulle quattro ruote .

        Non ho più parole, né energia soltanto un immenso disprezzo verso questa classe politica , probabilmente il parcheggio si farà perchè contro la forza degli affari e del denaro le assemblee e i ragionamenti sono robetta da nulla e del resto basta dare uno sguardo alla storia umana e scusate se mi sono allargo troppo ,ma credo sia così, in questa microstoria c’è una storia ben più grande

  2. Moi says:

    Segnalazione :

    forse, si tratta l’ ennesimo falso allarme sul film di Renzo Martinelli su Marco D’Aviano … senza il quale, si badi bene, l’Esercito dell’ Impero Ottomano, condotto da Karah Mustafah, avrebbe conquistato il Mondo e perifno Lady Gaga e Ke$ha, oggi, porterebbero il Burqa Obbligatorio !

    ; -) : -)

    http://www.uaar.it/news/2012/12/12/film-cattolicista-sulla-battaglia-vienna-costa-piu-milioni-euro/

    va be’, prendiamola per buona così … o qualcuno forse vuol fare il Saputello FiloIslamico ?! ; -) : -)

    Comunque non credo proprio che il Frate Cappuccino Marco D’Aviano di Renzo Martinelli potrà essere figo a livelli anche solo minimamente comparabili a quelli del Re Leonida I di Sparta di Frank Miller ! ;-)

  3. mirkhond says:

    Renzo Martinelli è un idiota che non si rende conto CHI è il VERO NEMICO del Frangistan che fu cristiano.
    Non è il musta in fase di più o meno avanzata discotecarizzazione, ma la cultura pedo-troio-disco-femminista TUTTA OCCIDENTALE che sta CLONANDO il mondo a SUA immagine e somiglianza…..
    Martinelli! Martinelliiiiiii! Svegliati…..

  4. mirkhond says:

    L’uomo camminava per le solitudini del deserto, inseguito dalle sue paure e dai suoi pensieri.
    Aveva fatto un lungo viaggio per fuggire da una terra dove la vita gli era ormai diventata insopportabile.
    Non aveva più voglia di vivere in un mondo dominato dalla sofferenza e cercava un luogo lontanissimo in cui chiudere gli occhi per sempre.
    La terra da cui proveniva era uno dei paesi più avanzati del mondo, eppure gli uomini che l’abitavano, nonostante possedessero un tenore di vita sconosciuto anche ad una generazione precedente, anzi avessero cose che l’umanità dall’alba della storia mai aveva avuto, non erano felici.
    Abitavano in grandi palazzi di molti piani, in case dove vi era acqua calda e corrente, possedevano strumenti tecnologici che gli permettevano di collegarsi con altri uomini abitanti anche in luoghi lontani tra loro, mangiavano tutti i giorni e diverse volte al giorno, avevano carrozze senza cavalli con cui correvano veloci per le loro strade, anche se, avendoli pressoché tutti, la loro velocità supersonica era bloccata da un traffico di file interminabili di questi veicoli metallici.
    La cultura aveva per la prima volta nella storia dell’uomo, sopraffatto e soffocato la natura di cui l’uomo era pur parte, ma questa liberazione dalle fatiche primarie del vivere aveva generato solitudine e depressione oltreché l’incapacità di sopportare le avversità di cui la vita prima o poi chiedeva conto in cambio del benessere.
    In quegli ultimi anni però il benessere fondato sul soffocamento della natura si stava rivelando sempre più effimero e fittizio, e tra i contraltari di quest’assurda rivoluzione industriale, si era affacciato il precariato di massa per una generazione di giovani nati nel benessere, nella tecnologia, nell’istruzione scolastica di massa, e cresciuti lontani dalle fatiche del vivere quotidiano.
    Vivere che invece per i sempre più esigui fortunati che arrivavano al mantenimento di una condizione di benessere, portava stress e una vita sempre più veloce e nevrotica.
    Il crescente precariato economico portava nei giovani che ne erano soggetti ad una condizione di precariato psicologico che generava una sfiducia nella vita e nel futuro.
    Molti, i più fragili, cercavano rifugio nella droga, altri nello psicologo, altri ancora entravano nei nuovi movimenti religiosi nati nella Chiesa Cattolica e nelle chiese protestanti più moderne, ma il senso di insicurezza rimaneva generalizzato.
    Senso di insicurezza che a sua volta generava nei sempre meno superstiti benestanti paura per i poveri, soprattutto quelli che, la caduta delle frontiere economiche e ideologiche portavano ad affluire sempre più numerosi nei paesi comunitari.
    Ma ai poveri extracomunitari si affiancavano sempre più anche i più fragili e indifesi degli ex benestanti, e in alcune grandi città i poveri comunitari erano la metà di quelli extracomunitari.
    Questa paura di ricadere nella povertà spingeva i sempre meno superstiti benestanti a non aiutare e anzi a disprezzare sempre più la crescente massa di poveri, e se ancora non era scoppiata una rivolta generale dei poveri, era perché i detentori del potere controllavano una scatola magica, che, presente almeno in una copia ciascuna, era in tutte le case della comunità, e ogni giorno a tutte le ore diffondeva programmi visivi che rimbambivano anche le coscienze dei più intelligenti con un bombardamento continuo costituito da un mix di disinformazione giornalistica e di stronzate, di cui le prime vittime erano proprio i più poveri che finivano con l’appoggiare e difendere proprio chi gliela metteva nel fondoschiena.
    La scatola magica era ormai diffusa in tutto il mondo, ma il luogo in cui i danni da essa provocati era più evidente, erano proprio i paesi della comunità, chiamati anche paesi dell’alleanza.

    L’uomo continuava a camminare nel deserto sconfinato, pensando al paese da dove era fuggito braccato dalle sue paure e dalle sue sofferenze.
    Si fermava solo quando cadeva stanco e si addormentava in qualche grotta o anfratto che trovava sul suo cammino.
    Andava sempre avanti senza mai voltarsi perché alle sue spalle non lasciava che rovine e da dove veniva non lo rimpiangeva nessuno.
    Cercava la morte e l’unico suo timore era di incontrare chi potesse prenderlo prigioniero. Certe notti sentiva gli ululati dei lupi e degli sciacalli, e si rannicchiava rabbrividendo nei poveri stracci che indossava, pensando a qual punto si era ridotto, lui che in tempi più felici era stato trattato come un principino dalle persone che aveva amato e che lo avevano amato.
    Rimase impressionato quando osservò gli imponenti massicci coperti di neve e i pascoli verdi, che gli ricordavano paesi più vicini al luogo da cui proveniva. Si sentì come Heidi quando, tornando da Francoforte, rivide le montagne native.
    Si abbeverava nei ruscelli alpestri, cercando di razionare le sempre più esigue scorte alimentari.
    Attraversò le Montagne Luminose, con vallate ricoperte di boschi, e si ritrovò nuovamente nelle solitudini del deserto.
    Ora i viveri erano finiti e l’acqua era rara nel deserto sconfinato.
    Raccolse le sue ultime forze per continuare a camminare in quanto pensava che la morte ormai era vicina, finché cominciò a girargli la testa per la sete, la fame e la crescente spossatezza, sotto un sole cocente.
    Finalmente, cadde a terra svenuto.

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