Il collasso del mondo

Una scuola elementare qualunque dell’Oltrarno fiorentino.

Non proprio una scuola elementare qualunque – è l’ultima in cui resiste ancora il tempo pieno, grazie alle complesse acrobazie che gli insegnanti compiono con i loro orari, e al fatto che nell’Oltrarno, la gente è più combattiva che altrove.

In questa scuola, oltre la metà degli alunni sono figli di genitori stranieri, un fatto che crea esattamente zero problemi per la scuola, il quartiere, gli insegnanti, gli studenti e gli autoctoni.[1]

Se però la scuola dovesse crollare, assieme ai servizi nel quartiere, quei genitori andrebbero in altri quartieri, alla portata delle loro tasche. E i loro figli crescerebbero in ghetti per stranieri, con tutto quel che comporta.

Da qualche giorno, il governo, quello che piange quotidianamente miseria, ha imposto alle scuole italiane il Decreto Digitalia, che tabletizza l’intero sistema scolastico italiano e obbliga le scuole ad acquistare “i tablet per le famiglie disagiate che non sono in grado di acquistare autonomamente il dispositivo”. Non ci spiegano cosa faranno tra sei mesi, quando i tablet saranno sostituiti da qualche altra diavoleria.

Sul tablet, la parola definitiva l’ha detta il blog Anonimo Coniglio: un articolo da leggere attentamente, mi limito a una citazione:

“I tablet sono un mezzo di consumo (si usano per leggere, cliccare e scrivere qualche commento) non un mezzo di produzione, non senza una vera tastiera e un mouse. Il punto è che oggettivamente nel mondo ci sono più consumatori di produttori. Ergo, il mercato del mobile è il futuro.”

Anzi no, aggiungo pure le facce di questi due cretini (che hanno anche incluso “il meglio del calcio in HD”):

Il 70% del mercato dei tablet è oggi in mano alla Apple (che li produce nelle ben note condizioni in Cina), che ha lanciato apposta l”iPad Mini” per il “mercato dell’Education” (sic) “con un prezzo di 249 dollari, sarà un tablet con un prezzo a portata dei budget degli istituti.”

I soldi, insomma, quando servono alla Apple ci sono.

Nella particolare scuola dell’Oltrarno, invece, i soldi non ci sono per comprare la carta igienica o il sapone. Un gruppo di genitori ha donato a suo tempo una fotocopiatrice, ma adesso mancano i soldi per comprare il toner.

A volte, si coglie un’epoca storica in un dettaglio.

Ieri sera, riunione di interclasse, cioè degli insegnanti e dei rappresentanti dei genitori.

Ogni anno, la scuola organizza un mercatino di Natale, dove i proventi della vendita di oggettini fatti dai bambini vengono destinati alla realizzazione di alcune adozioni a distanza.

L’idea, abbastanza riuscita, è di educare i bambini a una mentalità del dono e far capire che esistono al mondo realtà diverse.

Due anni fa, le adozioni erano tre, l’anno scorso due.

Questa volta, qualcuno ha avanzato timidamente la proposta di tenere una parte del ricavato per aiutare a coprire le spese della scuola.

Badate bene che tutti avevano capito il senso delle adozioni a distanza, e tutti ci tengono a dire quanto vorrebbero mantenerle. Però

Qualcuno, un po’ imbarazzato, sussurra che si potrebbero trovare adozioni un po’ meno costose, e sottovoce si sentono confrontare i prezzi.

Si decide alla fine di mantenere le due adozioni, però se dopo avanza qualcosa...

E si coglie nelle voci e negli sguardi di tutti un senso di sollievo.

Pensate che siamo in Toscana. Ma in fondo, e con un linguaggio totalmente diverso, la storia li fa scivolare contro voglia verso quel ragionamento elementare che Bossi ha espresso con tanta chiarezza: pensiamo prima a noi stessi. Magari, per ora, si dice, pensiamo anche a noi stessi.

In quel momento, capisci in che mondo stiamo entrando, e come l’ingresso in tempi nuovi sia una questione di infiniti dettagli, che però puntano tutti nella stessa direzione.

Nota:

[1] Proprio zero magari no, ci sono almeno tre alunni nella scuola che per qualche mese faticheranno a imparare l’italiano. Poi gli verrà l’accento fiorentino.

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167 Responses to Il collasso del mondo

  1. serse says:

    Ehm … l’ipad mini costa 329 euri (o dollari) nella sua versione più scarsa. Apple ha ormai poco più del 50% del mercato dei tablet che poi sono uno strumento per leggere e, magari, commentare le cose intelligenti o le cazzate che scrivi qui.

  2. Per Serse

    “sono uno strumento per leggere e, magari, commentare le cose intelligenti o le cazzate che scrivi qui.”

    :-)

    Appunto, leggere (a fatica, rispetto a un libro) e commentare brevemente. Non per produrre.

    • serse says:

      … guarda che chiamo insco …

      • I tablet furoreggiano perché -testuale di un’impresa informatica- “giovano all’immagine aziendale”.
        L’utilità di una modella diversamente vestita, praticamente.
        Si tratta comunque di una rivoluzione: finalmente riescono ad estendere le produzioni linguistiche a base di monosillabi e grugniti (che caratterizzano il clima organizzativo nel paese dove mangiano spaghetti) a qualsiasi campo della comunicazione scritta.

    • Francesco says:

      “leggere (a fatica, rispetto a un libro) e commentare brevemente. Non per produrre.”

      adesso vorresti mettere i bambini a produrre nelle ore di scuola? e magari degli aifonne, che con le loro manine sono più bravi nel montaggio dei pezzi piccoli?

      ma sei proprio cattivo!

      :)

  3. Va Fangul says:

    S’ils n’ont plus de pain, qu’ils mangent de la tablet!

  4. “I tablet sono un mezzo di consumo (si usano per leggere, cliccare e scrivere qualche commento) non un mezzo di produzione, non senza una vera tastiera e un mouse. Il punto è che oggettivamente nel mondo ci sono più consumatori di produttori. Ergo, il mercato del mobile è il futuro.”

    E’ lo stesso motivo per cui odio il mercato finto dei cellulari e smartphone: finché non saranno veri computer, cercherò quelli che costano al massimo 25€, e solo una volta ogni 7/8 anni.

    Quanto ai tablet, se servono solo per leggere se ne possono trovare di meno famosi a prezzi assai più bassi: ma i marchi non si toccano.
    Sempre ammesso che lo schermo possa rendere meglio della carta.

  5. Guido says:

    “In quel momento, capisci in che mondo stiamo entrando, e come l’ingresso in tempi nuovi sia una questione di infiniti dettagli, che però puntano tutti nella stessa direzione.”

    In questa frase è racchiuso ciò che vale la pena di conoscere: da una parte la rete dei poteri che tutto forma e avviluppa, e dall’altra le potenziali resistenze che vengono messe in atto per contrastarla. Comprendere questo significa prendere atto di quanto siano connessi il globale e il locale, di quanto insufficiente oltre che fuorviante sia una visione che scavalca le molteplici contingenze in cui è immersa la vita quotidiana, così come controproducente e autolesionista sia una politica che, presumendo di salvare il locale, cada nella spirale della contemplazione del proprio ombelico, fino a farne il terreno di coltura di tante cattive passioni che abbiamo già avuto modo di sperimentare.
    A proposito di tablet ecc. sono rimasto affascinato da questa pubblicità:
    http://www.youtube.com/watch?v=LMRZp41S65E

    Mi sembra evidente il riferimento alla favola biblica della manna dal cielo, con Steve Jobs nella parte di Mosè:
    http://it.wikipedia.org/wiki/Manna_%28Bibbia%29

    Il più potente oppio dei popoli è quello che somministra i miti più adeguati ai tempi correnti.

  6. Armando says:

    Hai visto la nova vignetta di Charlie Hebdo? Voglio vedere chi avrà il coraggio di schierarsi dalla parte della Chiesa

    • Ritvan says:

      —Voglio vedere chi avrà il coraggio di schierarsi dalla parte della Chiesa. Armando—
      Io, nel mio piccolo, da barbuto&intabarrato:-) quale sono.
      Reincollo:”(La vignetta) la trovo un’ignobile e scurrile schifezza e spero vivamente che la Chiesa Cattolica adisca le vie legali.”

    • Va Fangul says:

      Siamo ai livelli del tredicenne che disegna cazzi giganti sul banco di scuola.

      • Kattivik says:

        La banda di sciacalli cripto trozkisti di Charlie Hebdo andrebbe presa e trattata alla maniera di Vlad di Transilvania, troppo comodo l’auto da fé o le picozzate sui craniacci marci.
        Immaginate un po se un qualsiasi giornale francese mettesse in copertina Yeovah inchiappettato da una menorah spinta vigorosamente da un rabbino tra le terga.
        E’ necessaria una “par condicio inchiappettandi”!

        Kattivik, che è un terribile malpensante, lega lo sporco Charlie Hebdo a quelle sporche troiacce delle pussy riot, a quei porci che fanno spettacoli teatrali dissacranti su Gesù nonchè alle provocazioni squallide ed inaccettabili contro l’Islam, si tratta di un unico disegno mondialista per sporcare ed infangare tutto ciò che è fede e cultura dei popoli che ostinatamente e vittoriosamente non si piegano ai disegni di dominio imperialista.
        Possano i lombi dei blasfemi, dei violenti e dei prevaricatori disseccarsi e non avere discendenza, possano spegnersi tristi e soli e andare tra le fiamme eterne.
        Hurrà per le armi di Santa Madre Russia
        Hurrà per le armi dell’Onorevole Dragone
        Hurrà per gli eroici Soldati Siriani
        Hurrà per gli stoici Iraniani
        Hurrà per la valorosa Partisanka Afghana
        Kattivik Kattivik Kattivik Kattivik Kattivik Kattivik Kattivik Kattivik Kattivik Kattivik Kattivik Kattivik Kattivik Kattivik Kattivik Kattivik Kattivik Kattivik Kattivik Kattivik Kattivik Kattivik Kattivik Kattivik Kattivik Kattivik Kattivik Kattivik Kattivik Kattivik Kattivik Kattivik Kattivik Kattivik Kattivik

  7. nic says:

    Miguel: Appunto, leggere (a fatica, rispetto a un libro) e commentare brevemente. Non per produrre. “

    Una volta comprato, è LEGGERE GRATIS e condividere senza sprechi (come fotocopie e tonners tossici) e pesi inutili.

    Un ebook, la versione povera del tablet (ma perfetto per leggere, stanca anche meno di un cartaceo non essendo luminoso) costa circa 80 euri e dura, calcoliamo, un 5 anni promedio. Quanto costa un solo libro di testo obbligatorio di qualche mafia editrice nazionale? Per lo studente è forse più produttivo? Certo, si può bruciare per scaldarsi.

    In Argentina è lo stato monarchia nazionale K a distribuire gratuitamente a tutti gli studenti i netbooK; Evita distribuiva le Singer per far cucire le casalinghe quando il modello era realmente produttivo.

    I “netbook K”, con una carcassa molto robusta, sarebbero di produzione nazionale (si fa per dire… il monitor é samsung, cpu intel, ecc. ma diciamo che sono assemblate in Terra del fuoco da qualche azienda amica K) con dualboot W7 (paghiamo anche i 50 dollari a MS) e ubuntu (che nessuno vuole, ben che meno i docenti) dotati di una eeprom (questa sì forse è realmente nazionale e per il momento davvero inviolabile) che disattiva il bios se per più di un mese non si collega al wifi della scuola, così non si può rivendere. “S’ils n’ont plus de pain, qu’ils mangent de la tablet!” qui non è solo una bella battuta.

    Il progetto è far sparire i libri di testo cartacei, le fotocopie, i quaderni e le cartelle.
    Mi sembra più che logico, del resto tu le traduzioni le fai con la olivetti?

    • Z. says:

      Ma è sicuro affidare una funzione del genere a una EEPROM? non sono, appunto, facilmente cancellabili? :D

      Z.

      PS: Un manuale in formato digitale può essere estremamente comodo – anzitutto per la funzione di ricerca – ma allo stato sostituire una tastiera e un monitor con un tablet significa, a mio avviso, obliterare quasi interamente il vantaggio rispetto al cartaceo…

      • Ritvan says:

        —sostituire una tastiera e un monitor con un tablet significa, a mio avviso, obliterare quasi interamente il vantaggio rispetto al cartaceo…Z—
        Ehmmmm…ti copincollo parte della risposta che ho già dato a Miguel:
        “Certo, ma (i libri digitali) costano molto meno, non credi? Poi, hai mai pensato al rischio scoliosi pei poveri bambini costretti a portarsi enormi tomi cartacei nei loro zainetti? E alla povera Foresta Amazzonica non ci pensi?”

        P.S. Porca miseria, ma nessuno difende i veri perdenti di questa “rivoluzione digitale”, ovvero i Gloriosi Tipografi nonché gli Altrettanto Gloriosi Operai delle cartiere?!:-)

        • Z. says:

          Ritvan,

          — “Certo, ma (i libri digitali) costano molto meno, non credi? Poi, hai mai pensato al rischio scoliosi pei poveri bambini costretti a portarsi enormi tomi cartacei nei loro zainetti? E alla povera Foresta Amazzonica non ci pensi?” —

          Parlavo dei vantaggi che il digitale presenta sul cartaceo durante lo studio. Tolti quelli restano soprattutto gli svantaggi: un oggetto di piccole dimensioni che – temo – presto finirebbe rubato, scassato o nel migliore dei casi pieno di graffi. Comunque tenderebbe a necessitare di manutenzione periodica, come qualsiasi elettrodomestico complesso: vero è che questo darebbe l’opportunità agli inutili e superati tipografi di convertirsi in modeni e anzi avvenieristici tecnici informatici, ma in ogni caso un tablet è certamente meno agevole da leggere rispetto a un libro…

          Poi come dicevo io pure trovo che un manuale in formato PDF sia molto comodo: se hai una tastiera, un mouse e un monitor, però.

          Insomma, il passaggio al digitale è una questione seria e forse inevitabile nel medio termine: proprio per questo converrebbe pensarlo meglio anziché disporlo per legge nel consueto stile italo-italico, con un decretaccio omnibus.

          Z.

          PS: Resta inteso che salvare il pianeta è un dovere morale di tutti i cittadini del mondo, e io oltretutto sono un cittadino scoliotico del mondo…

        • Ritvan says:

          —-Parlavo dei vantaggi che il digitale presenta sul cartaceo durante lo studio. Z.—-
          E perché solo di quelli?
          —Tolti quelli restano soprattutto gli svantaggi:—
          Siempre e solo “durante lo studio”?:-)

          —-un oggetto di piccole dimensioni —-
          E chi ti ha detto di farlo piccolo?! O che per caso vorresti che i ragazzini diventassero miopi?:-)

          —-che – temo – presto finirebbe rubato,—-
          Oh, beh, se applicassimo questo principio per tutto, allora dovremmo vivere in una botte, come il buon Diogene, non credi? Del resto, che forse i libri cartacei c’hanno l’antifurto incorporato?:-)

          —-scassato—
          Se ne compra un altro…e alla fin fine costerebbe sempre meno della tonnellata di testi cartacei.

          —- o nel migliore dei casi pieno di graffi.—-
          Ma mica deve partecipare ad un concorso di bellezza, eh!:-)

          —- Comunque tenderebbe a necessitare di manutenzione periodica, come qualsiasi elettrodomestico complesso:—
          Non si potrebbe usare l’anticalcare?:-):-)

          — vero è che questo darebbe l’opportunità agli inutili e superati tipografi di convertirsi in moderni e anzi avvenieristici tecnici informatici,—
          Beh, è già accaduto agli ammanuensi, quando si sono dovuti trasformare in tipografi…è il progresso, bellezza!:-)

          — ma in ogni caso un tablet è certamente meno agevole da leggere rispetto a un libro…—
          Solo per chi saltella fra le pagine, non per chi deve studiare.

          —Poi come dicevo io pure trovo che un manuale in formato PDF sia molto comodo: se hai una tastiera, un mouse e un monitor, però.—
          Il monitor è incorporato, ci sono pulsanti che sopperiscono al mouse e la tastiera a che cavolo ti serve, mica ci vorrai scrivere sopra, cribbio! Una volta fatta l’abitudine tutto diventa più semplice.

          —-Insomma, il passaggio al digitale è una questione seria e forse inevitabile nel medio termine:—
          Togli pure il “forse”.

          —- proprio per questo converrebbe pensarlo meglio anziché disporlo per legge nel consueto stile italo-italico, con un decretaccio omnibus.—-
          Veramente, da quel che risulta sul mio gommone:-), il “consueto stile italo-italico” prevederebbe – prima di dare un tablet ad ogni ragazzino – un’infinità di approfonditissimi “studi di fattibilità” da effettuare per una buona cinquantina d’anni:-):-)….forse è meglio il “decretaccio omnibus”….

        • Z. says:

          Ritvan,

          — Il monitor è incorporato, ci sono pulsanti che sopperiscono al mouse e la tastiera a che cavolo ti serve, mica ci vorrai scrivere sopra, cribbio! Una volta fatta l’abitudine tutto diventa più semplice. —

          Il monitor è molto più piccolo di un monitor propriamente detto, e proprio perché è così piccolo rende la lettura più difficoltosa rispetto a quella di un libro. Se lo leggi su un monitor decente, fosse anche quello di un laptop, è un’altro paio di maniche.

          La tastiera serve per cercare velocemente gli argomenti che servono: una funzione molto comoda in un manuale. E’ uno dei vantaggi di un PDF rispetto a un manuale cartaceo. E se hai a che fare con quasiasi cosa che riguardi leggi, regole e indicazioni in genere, oserei dire che è proprio IL vantaggio definitivo. Non solo a scuola, oltretutto, come sanno gli appassionati di RPG (da non confondersi coi talebani: dato che, come si è osservato, anche loro amano gli RPG).

          Ma l’interfaccia input di un tablet – allo stato delle cose – è ben più scomoda di un indice analitico. Per i giochi di ruolo forse va bene uguale, ma per studiare ‘nzommina.

          Certo, la possibilità per gli smanettoni di scopiazzare abbestia nei compiti in classe mi avrebbe attratto molto da fanciullo. E fregarsi un tablet immagino sia più divertente che fregarsi l’edizione critica del Purgatorio curata da Sapegno e adattata per le superiori. Ma ahimè, erano altri tempi :D

          Z.

          PS: Sul gommone siete molto generosi con la Repubblica italiana: il decretaccio omnibus serve a dire “ho risolto il problema”, mica ad affrontarlo! E’ la versione degli “studi di fattibilità” in tempo di crisi, quando non c’è grano a sufficienza per pagare gli studi :D

        • Ritvan says:

          @ Z.
          Come già detto, concordo con te sulle dimensioni del monitor….però, tutto si può migliorare, l’importante è cominciare.

        • Z. says:

          Effettivamente, cominciare ad affrontare il problema sarebbe necessario. Magari a livello europeo.

          Z.

          PS: oh, e la riconversione dei tipografi in tecnici informatici non è un fatto negativo. Anzi, forse spiega perché non ci si preoccupa troppo di loro. Quando la tecnologia cambia è inevitabile che alcune professioni scompaiono, ma allo stesso tempo ne nascono di nuove (o come in questo caso alcune professioni già esistenti possono accogliere una maggiore offerta di lavoro). E non è che gli armaioli hanno smesso di esistere una volta inventato il fucile :D

        • Francesco says:

          come sanno gli appassionati di RPG (da non confondersi coi talebani: dato che, come si è osservato, anche loro amano gli RPG).

          :DDDDDDDDDDDDDDD

        • paniscus says:

          “… Parlavo dei vantaggi che il digitale presenta sul cartaceo durante lo studio. Z.—-
          E perché solo di quelli?
          —Tolti quelli restano soprattutto gli svantaggi:—
          Siempre e solo “durante lo studio”?:-)
          ….”

          Ma qualcuno dsi degna di spiegarli con maggiori dettagli, questi famosi vantaggi del digitale per lo STUDIO????

          Perché io posso capire che si preferisca il digitale per leggere romanzi, o magari saggi di attualità relativamente leggera, o magari giornali e riviste.

          Ma lo STUDIO, perché mai dovrebbe essere più comodo e più efficace sul tablet o sull’ebook piuttosto che sul libro cartaceo?

          Che io sappia, “studiare” non significa solo leggere e rileggere finché non si ha la sensazione di ricordarsi quello che c’era scritto. Per studiare bisognerebbe anche selezionare, sottolineare, appuntare, indicare, lasciare segni personali sui punti importanti (anche solo il punto interrogativo, per ricordarsi che lì c’è un passaggio che non quadra e che bisogna farselo rispiegare o controllarlo altrove).

          I miei libri “di studio” (e non solo quelli di quando ero studentessa a tempo pieno, ma parlo di qualsiasi libro di saggistica impegnativa che possa leggere anche adesso), sono strapieni di sottolineature, freccette, bandierine, punti interrogativi, e commenti vari.

          Tutto rigorosamente a matita, e anche leggera, eventualmente ricancellabile, quello sì, di pasticciarli con la penna o con l’evidenziatore non se ne parla… ma a “studiare” senza manipolare attivamente la pagina, non ci sono mai riuscita.

          Cosa che invece non mi verrebbe mai in mente con un romanzo, per il quale effettivamente oggi direi che cartaceo o ebook è uguale…

          Lisa

        • Z. says:

          Lisa,

          che ti posso dire? Io non ho mai sottolineato un libro per studiarlo, e le volte che ho dovuto studiarne uno sottolineato da altri – ben poche – ho tirato cancheri irripetibili.

          E quando non ricordi la rubrica esatta di un reato, quando vuoi leggerti la giurisprudenza in materia di destrezza nel furto o di prescrizione del decreto di citazione a giudizio non modificato, o quando non ricordi la penalità per il fuoco contro un bersaglio dietro copertura leggera, il formato digitale è estremamente utile e comodo.

          E ti risparmia di comprare tomi ponderosi e assai costosi ad ogni aggiornamento. Nel primo caso, la spesa si aggira intorno ai venti euro per codice; nel secondo caso, invece, parliamo di quattro tomi dal costo oscillante tra i cento e i centotrenta euri cadauno. Nel terzo caso potremmo abbandonare l’attività, è vero, ma vogliamo davvero lasciare il monopolio degli RPG ai talebani? E la superiorità della civiltà occidentale, che fine farebbe?

          Se invece devo leggere un romanzo preferisco leggerlo stravaccato in poltrona, col libro in mano, senza PC e monitor tra i piedi.

          Poi naturalmente, come si dice, your mileage may vary. Ossia, il tuo migliaccio può variare.

          http://it.wikipedia.org/wiki/Migliaccio_pistoiese

          Z.

  8. Rock & Troll says:

    Magari senza le adozioni a distanza in certi paesi cominciano a capire che per vivere bisogna LAVORARE senza la pappa pronta generosamente offerta dal progressista bianco che deve lavarsi la coscienza storica.
    Magari in certi paesi ci sarebbe il lavoro se agli imprenditori nostrani fosse concesso liberamente di investire e impiantare imprese anche da quelle parti (i locali non possono farlo, non avendo capitali), ma purtroppo i progressisti bianchi devono piagnucolare quando si scopre (orrore orrore!) che nelle imprese in Cina o Africa ci lavorano i quindicenni, cosa che era normalissima da queste parti fino a un tot di generazioni fa, per intenderci prima che arrivasse la dittatura dei sindacati rossi, ed è così che noi abbiamo costruito la nostra ricchezza.
    Ma dopotutto se non ci fosse la povertà, i comunisti come potrebbero piangere sui boveri broledari che devono fare la rivoluzione?
    Per questo i comunisti metteranno sempre i bastoni tra le ruote al miglior sistema mai inventato dall’uomo per produrre e distribuire in maniera efficente la ricchezza, cioè l’economia liberale di mercato.
    Perché il comunista piangina deve consolarsi dai suoi fallimenti esistenziali tramite la miseria altrui.

    Sui tablet, come già detto qui sopra, sicuramente meglio della mafia editoriale dei libri di testo finanziata dallo stato che va a braccetto coi professori comunisti e che dissangua le famiglie oneste e lavoratrici.

  9. Per Armando

    “Hai visto la nova vignetta di Charlie Hebdo? Voglio vedere chi avrà il coraggio di schierarsi dalla parte della Chiesa”

    No, mi dai un URL?

    • Ritvan says:

      —…mi dai un URL? Miguel Martinez—-

      Non ti va di laurà, levantino lavativo che non sei altro:-)…guarda che chiamo INSCO, eh!:-)
      Io, in 10 secondi netti, grazie a San Google:-) l’ho trovato da solo: guarda e ringraziami:-)
      http://www.net1news.org/altra-vignetta-choc-di-charlie-hebdo-trinit%C3%A0-%C3%A8-unione-gay.html-0

      P.S. La trovo un’ignobile e scurrile schifezza e spero vivamente che la Chiesa Cattolica adisca le vie legali.

      • Z. says:

        Che sia scurrile e pure volgare ci sono pochi dubbi. Qualche dubbio in più ce l’avrei sulle vie legali, ma è pur vero che non conosco la legislazione francese al riguardo.

        Z.

        • Ritvan says:

          —-Qualche dubbio in più ce l’avrei sulle vie legali, ma è pur vero che non conosco la legislazione francese al riguardo. Z.—-
          Non pensavo a una causa penale, visto che so per certo che nel Paese della Liberté,Egalité&Fraternité insultare – anche volgarmente e in modo scurrile – la religione non costituisce reato e del resto forse è giusto così, poiché la prigione dovrebbe servire per altri tipi di delinquenti. Pensavo a una causa civile, con richiesta milionaria di danni, tale da rendere – in caso di vittoria – pecuniariamente controproducente in futuro la pubblicazione di tali schifezze – per usare l’azzaccata definizione di Va Fangul – “ai livelli del tredicenne che disegna cazzi giganti sul banco di scuola”.

          P.S. In caso di sconfitta giudiziaria, invece, io temo che qualche cattolico francese si ricordi che il buon Gesù non porse esattamente l’altra guancia ai mercanti nel Tempio…è pur vero che la redazione di Charlie Hebdo non è il Tempio e il buon Gesù non era stato rifornito dal Padre di bottiglie molotov:-), però, un piccolo ammodernamento per non passare da “retrogradi” potrebbe tentare qualcuno…:-)

        • roberto says:

          almeno avete la prova provata di quello che vi dicevo e cioè che charlie hebdo non è islamofobo…non discriminano su razza e religione delle persone da insultare

        • Z. says:

          Ritvan,

          — Pensavo a una causa civile —

          Indubbiamente il diritto civile ha il vantaggio – almeno in Italia – di essere meno tassativo, ma bisogerebbe pur sempre conoscere la legislazione francese al riguardo.

          — però, un piccolo ammodernamento per non passare da “retrogradi” potrebbe tentare qualcuno…:-) —

          Beh, in effetti è più di un decennio che noialtri occidentali giriamo per il mondo ad esportare la nostra democrazia. Mi pare naturale che, in cambio, si importino alcuni costumi fiammeggianti in vigore presso i nostri migliori parner commerciali…

          Tu, comunque, sei un terorista islamonazicomunista imburcato :D

          Z.

        • Ritvan says:

          —-Tu, comunque, sei un terorista islamonazicomunista imburcato:-) Z.—-

          Ma come, perché difendo la Chiesa Cattolica?! Dammi almeno solo del “taqyiatore”, cribbio!:-)

          P.S. (serio) Quando la Giustizia non difende la gente in ciò che la gente ritiene sacro per il proprio onore e decoro, la tentazione di farsi giustizia da sé diventa forte. E questo vale a tutte le latitudini, a prescindere dai “rapporti commerciali”….

        • Ritvan says:

          —-almeno avete la prova provata di quello che vi dicevo e cioè che charlie hebdo non è islamofobo…non discriminano su razza e religione delle persone da insultare. Roberto—-

          Anche gli avvoltoi, le iene e i ratti fognari non “discriminano” in base a razza/religione…però fanno schifo lo stesso, se permetti.

        • roberto says:

          non posso che essere d’accordo.

          non sono invece d’accordo quando si grida all’islamofobo o all’oppressione dei poveri immigrati se il ratto fa la cacca davanti alla moschea

        • Z. says:

          Ritvan,

          — Ma come, perché difendo la Chiesa Cattolica?! —

          No, perché auspichi il terrorismo cattolico in modo che non si possa più dire che, se non tutti i musulmani sono terroristi, comunque tutti i terroristi sono musulmani (ma la Lioce, Sandalo e Fioravanti, poi, sono sunniti o sciiti?). VergoNNia :D

          — Quando la Giustizia non difende la gente in ciò che la gente ritiene sacro per il proprio onore e decoro, la tentazione di farsi giustizia da sé diventa forte. —

          Capisco il tuo punto di vista, ma credo che sia un discorso pericoloso per due motivi.

          Il primo è che una volta imboccata una china scivolosa si rischia di non fermarsi più. Si inizia dalle porcherie di quel giornale francese, poi magari si passa a prendersela con Pazienza…

          http://www.punk4free.org/images/comics/andrea.pazienza.-.e.se.esistesse.veramente.jpg

          …e così via lungo una strada via via sempre più odiosa, e più pericolosa, di un disegno blasfemo e volgare.

          Inoltre mi auguro che in Europa non ci sia molta gente disposta a lanciare molotov a destra e a manca con troppa facilità. Perché ci sono cose sacre anche per me che non sono credente, e vista la frequenza con cui vengono vilipese e umiliate – e da cose ben più gravi, pericolose e dannose di una vignetta offensiva – con questo criterio dovrei passare la mia giornata tra bottiglie, benzina e accendini. E non solo io, temo.

          Z.

        • Ritvan says:

          —-No, perché auspichi il terrorismo cattolico Z.—
          Ehmmmm….lo so che vosotros legulei c’avete la “deformazione professionale”:-), ma se leggi attentamente (o che per caso leggi su un ipod?:-) ) forse – e dico forse – ti accorgerai che avevo scritto TEMO e non AUSPICO. Sai sul mio vocabolario italico sul gommone:-) i due termini non risultano essere esattamente sinonimi, ma tu, da Glorioso Erede Diretto Dell’Alighieri forse ne sai più di me:-)

          —- in modo che non si possa più dire che, se non tutti i musulmani sono terroristi, comunque tutti i terroristi sono musulmani (ma la Lioce, Sandalo e Fioravanti, poi, sono sunniti o sciiti?). VergoNNia—-
          No, vedo che scherzi ma seriamente il “mal comune mezzo gaudio” non mi appartiene.

          —-“Quando la Giustizia non difende la gente in ciò che la gente ritiene sacro per il proprio onore e decoro, la tentazione di farsi giustizia da sé diventa forte.”
          Capisco il tuo punto di vista, ma credo che sia un discorso pericoloso per due motivi.—
          E’ una COSTATAZIONE. Che poi la cosa sia pericolosa non è certo colpa di chi la constata….

          —-Il primo è che una volta imboccata una china scivolosa si rischia di non fermarsi più. Si inizia dalle porcherie di quel giornale francese, poi magari si passa a prendersela con Pazienza…—-
          Toh, quello dello “scivolo etico” è lo stesso azzeccagarbugliesco pseudoargomento che usano da tempo certi baciapile per opporsi al diritto all’eutanasia…dicono che si potrebbe “scivolare” fino a…Hitler:-). O che tu fai, usi le armi “catturate” al “nemico”?!:-)

          —http://www.punk4free.org/images/comics/andrea.pazienza.-.e.se.esistesse.veramente.jpg —-
          Non posso credere che un essere umano con un minimo di raziocinio non scorga l’ABISSALE differenza fra la vignetta di Pazienza e lo schifo di Charlie Hebdo. E se qualcuno non la scorge allora manca del tutto di raziocinio e le molotov – o peggio – le potrebbe tirare anche per diletto:-) e senza alcuna “provocazione”.

          —-…e così via lungo una strada via via sempre più odiosa, e più pericolosa, di un disegno blasfemo e volgare.—-
          Ma difatti, io qui tempo fa AUSPICAVO davanti alla sede di Charlie Hebdo solo una folla di dimostranti innalzanti cartelloni con fotomontaggi delle mammine (meglio se defunte) dei charliehebdomadari in pose pornografiche.

          —-Inoltre mi auguro che in Europa non ci sia molta gente disposta a lanciare molotov a destra e a manca con troppa facilità.—-
          Anch’io me lo auguro, ma sai, a volte gli auguri non si realizzano….

          —- Perché ci sono cose sacre anche per me che non sono credente, e vista la frequenza con cui vengono vilipese e umiliate – e da cose ben più gravi, pericolose e dannose di una vignetta offensiva – con questo criterio dovrei passare la mia giornata tra bottiglie, benzina e accendini. E non solo io, temo.—-
          Mi faresti qualche esempio, please?

        • Ritvan says:

          Siempre @ Z.

          Ecco, se proprio cerci qualcuno da incriminare per chessò “apologia di reato”(?) prenditela col buon Kattivik, se hai coraggio…o temi che riservi anche a te un trattamento alla Vlad di Transilvania?:-)

          P.S. A proposito del suddetto “trattamento” si racconta che Monsieur, il fratello minore del Re Sole e noto gay, lo definiva “quel giochino che comincia bene ma poi finisce male”:-)

        • Z. says:

          Ritvan,

          — No, vedo che scherzi ma seriamente il “mal comune mezzo gaudio” non mi appartiene —

          Credo che nessuno ne dubiti, almeno qui!

          — Toh, quello dello “scivolo etico” è lo stesso azzeccagarbugliesco pseudoargomento che usano da tempo certi baciapile per opporsi al diritto all’eutanasia…dicono che si potrebbe “scivolare” fino a…Hitler:-) —

          Uè, insomma, devo rispondere anche di quel che dicono i baciapile? Io che sono notoriamente ateo e stalinista sin da quando ero in fasce? :D

          E che diamine… e se proprio vogliamo citare Hitler, non possiamo scordarci che ha cominciato a prendersela coi comunisti, poi è passato ai socialdemocratici, poi ai partiti del centro e poi a quelli della destra (escluso il suo, ovviamente).

          Partiti che erano diversissimi tra loro, non meno di quanto siano diverse tra loro le vignette di CH e di Pazienza.

          Comunque io credo che il problema non si ponga, perché non credo che si farà neppure il primo scalino della china: la Francia di oggi non è la Germania di Weimar. E’ un paese con tanti problemi, certo, ma pur sempre con tradizioni democratiche ormai consolidate. Dove – a mio avviso – la stragrande maggioranza dei cattolici (e non dei cattolici soltanto) sa bene che ci saranno sempre dei tredicenni che disegneranno cazzi sui muri. E che – al di là dell’esito di qualsiasi causa civile – bersagliarli di molotov sarebbe un rimedio di gran lunga peggiore del male.

          — Mi faresti qualche esempio, please? —

          Diverse delle vicende relative all’assalto al complesso Diaz-Pascoli a Genova, undici anni fa; quello che è successo a Bolzaneto durante gli stessi giorni; parecchie delle cose che accadono ogni giorno in un qualsiasi CIE. E molto altro ancora.

          Z.

        • roberto says:

          pienamente d’accordo con il post di z. “07/11/2012 at 6:48 pm “

        • Ritvan says:

          —-Perché ci sono cose sacre anche per me che non sono credente, e vista la frequenza con cui vengono vilipese e umiliate – e da cose ben più gravi, pericolose e dannose di una vignetta offensiva – con questo criterio dovrei passare la mia giornata tra bottiglie, benzina e accendini. E non solo io, temo. Z.—

          – Mi faresti qualche esempio, please? Ritvan–

          —Diverse delle vicende relative all’assalto al complesso Diaz-Pascoli a Genova, undici anni fa; quello che è successo a Bolzaneto durante gli stessi giorni; parecchie delle cose che accadono ogni giorno in un qualsiasi CIE. E molto altro ancora. Z.—

          Caro Z., mi sembra che i responsabili dei fattacci di Genova siano stati portati in giudizio e condannati. Lo stesso succederebbe a seguito di denunce fondate e documentate su eventuali abusi nei CIE, nelle carceri e quant’altro, pertanto non c’è bisogno che tu ti sporchi le mani di benzina:-)
          Invece, per chi vilipende e umilia le cose sacre dei credenti si rischia che tutto passi in cavalleria, in nome e per conto della Santa Libertà Di Parola. Pertanto, il tuo paragone non ha senso.

        • Ritvan says:

          —-pienamente d’accordo con il post di z. “07/11/2012 at 6:48 pm “ roberto—

          Allora dedico anche a te i miei commenti del 07/11/2012 at 7:20 pm e 08/11/2012 at 3:37 pm

        • Z. says:

          Ritvan,

          — Caro Z., mi sembra che i responsabili dei fattacci di Genova siano stati portati in giudizio e condannati. —

          Magari! Certo, non cancellerebbe la brutalità di quei giorni, ma sarebbe già un passo in avanti, e bisogna sapersi accontentare.

          Per la macelleria messicana della Diaz mi pare siano stati condannati solo cinque ufficiali o giù di lì: gli agenti che hanno massacrato di botte gli ospiti del complesso sono andati impuniti. Parliamo di un’operazione a cui – escludendo i CC, che sono rimasti all’esterno – hanno partecipato qualcosa come 350 agenti di polizia. E non credo che tutti avessero compiti di mera osservazione, cinturazione e radiocomunicazione.

          Per Bolzaneto, il cui processo mi risulta ancora in corso, credo che i condannati si conteranno sulle dita di una mano. E temo si tratterà di una mano monca, un po’ come quella del manifestante che un agente di PS ha strappato in due. Infatti, dei sette condannati due hanno rinunciato alla prescrizione, mentre per gli altri cinque continua ad operare. E a quanto ho capito la sentenza, prevista per settembre, non è ancora stata emessa.

          Peraltro, credo che quasi tutte le persone sopra citate siano ancora in servizio.

          — Lo stesso succederebbe a seguito di denunce fondate e documentate su eventuali abusi nei CIE, nelle carceri e quant’altro —

          Non parlavo in particolare di pestaggi e non mi riferivo alle carceri ma espressamente al CIE, in confronto dei quali le carceri italiane – posti mediamente orribili, a detta degli stessi agenti che vi prestano servizio a organico ridotto e rischio della propria incolumità – tendono ad essere una graziosa residenza di villeggiatura. E anche qui, per ogni notizia che la stampa riesce a comunicare, ce ne sono a mazzi che restano sommerse.

          Ecco, se vogliamo parlare di impunità, quanto sopra mi sembra decisamente più osceno di qualsiasi vignetta raffigurante un’offesa a qualsiasi idea o a chiunque dei miei parenti, vivi o morti. Si potrà dire certamente che, essendo un miscredente, non posso capire: eppure, miscredente o meno, ai miei parenti voglio bene…

          Naturalmente le molotov non risolvono nessuno dei problemi sopra citati, e confido nel buon senso della maggioranza schiacciante degli europei al riguardo. Per la minoranza (sparuta, voglio augurarmi) esiste il carcere, che quanto meno non è un CIE.

          Z.

        • roberto says:

          Ritvan,
          ti faccio due esempi che non arrivano alle tristi storie di Z., ma che credo siano pertinenti.

          Uno.
          Per quei casi strani della vita, mi sono ritrovato a frequentare ambienti gay, e adesso ho un bel gruppetto di amici omosessuali.

          Ora, io trovo orripilante tutto l’umorismo sugli omosessuali perché è fonte di sofferenze concrete per parecchie persone alle quali sono affezionato.
          Prova un po’ a pensare un 20enne che esce la mattina e sente due che si insultano scherzando “a’ frocione”, poi accende la radio e sente 25 battute sulle femminelle e i maschioni, poi va a giocare a pallone ed è un continuo “ricchioooo, femminuccia…” e questo ogni giorno che dio manda in terra….
          Se non ci credi vai una sera in un bar gay e prova a chiedere agli avventori cosa ne pensano, senno’ fidati di me, ci soffrono e pure parecchio.

          Insomma trovo le battute sui gay ed in generale le espressioni omofobe disgustose, profondamente irritanti e prenderei a scudisciate chi le usa. Non parliamo poi di stronzoni seriosi che sproloquiano sull’omosessualità come malattia e la necessità di curarli, e cose del genere. Via! tutti al rogo!

          Però che faccio, censuro tutta una parte del linguaggio del XXI secolo? Prendo a frustate la parte (ahimé consistente) dell’umanità che non la pensa come me? Querelo l’universo mondo?
          No vero? E per quale ragione la mia sensibilità omofila, ma soprattutto la sensibilità di milioni di persone omosessuali dovrebbe essere meno importante o meno tutelata della sensibilità dei musulmani o dei cattolici?

          Due.
          Per quei casi strani della vita, mi sono ritrovato a frequentare parecchi ebrei (mi dirai curiose frequentazioni per un amante di donne & salsicce, ma così è)

          Ora, la maggior parte dei miei amici (nessuno dei quali israeliano) soffre veramente per tutta la retorica antisemita che si sente in continuazione. E non raccontiamoci cazzate su Israele e sionismo, il fatto che a Bologna non essere tirchio si dica “non fare il rabbino” non ha nulla a che vedere con Israele.
          Non te la tiro lunga, puoi capire da solo cosa penso delle battute e del linguaggio antisemita. Ciò detto, che faccio, sparo con un bazooka sui ciglioni che allo stadio si mettono a cantare “come gli ebrei, voi siete come gli ebrei”? o prendo a calci nei maroni il fesso che adesso mi dirà “si però quel coro è una critica alla politica israeliana”

          Infine, adesso sicuramente salterà fuori un animalista disgustato dal lirismo con il quale descrivo i miei barbecue, una femminista inferocita perché parlo di tette e culi, mirkhond se la prende con i risorgimentalofili , un salutista che sparerebbe a chi lo appesta per strada con la sua puzzolentissima sigaretta, e via discorrendo .

          Perché tutte queste sensibilità dovrebbero essere inferiori a quelle di chi crede all’amico invisibile?

          Su Charlie Hebdo,
          ne convengo che insieme ad alcune vignette carine ce ne erano altre veramente disgustose e ignobili, ma allora?

          Di fornte all’idiozia, una pernacchia è più che sufficiente!

        • serse says:

          “non fare il rabbino” ha molto a che fare con israele.
          Saluti.
          Un fesso.

        • Tortuga says:

          Tenere in piedi un sistema di giustizia costa.
          Non è che possiamo intasarlo per gestire cose che possiamo gestire tranquillamente da soli quando ve ne sono di ben più gravi cui non si riesce ancora a far fronte.
          L’offesa ferisce il proprio ego, il proprio senso di importanza personale, l’amor proprio, il proprio senso di superiorità, il bisogno di apprezzamento e di conferme dall’esterno, è un danno di ordine psicologico facilmente gestibile, se mi sento ferito da un’offesa è per una mia debolezza, non perché l’altro stia compiendo qualcosa che realmente può ledermi.
          Se mi crea offesa qualcuno con cui non ho strette relazioni personali non vedo che danno possa farmi, se lo fa qualcuno con cui ho strette relazioni personali, non è certo un tribunale che risolve la questione.
          Se qualcosa ci è cara e non desideriamo che venga vituperata è sufficiente non renderla pubblica, è sufficiente non cercare di imporsi al mondo intero, limitarsi a cercare e trovare i propri amici, di quello che pensano gli altri, quando si vive in una comunità affiatata e sincera, ci si può permettere il lusso di fregarsene altamente.
          Qualche volta poi l’offesa arriva perché in molti modi, ovvero con una serie di atti ciascuno dei quali volto a procurare le condizioni per il conseguimento del medesimo obiettivo, si potrebbe anche aver compiuto qualcosa per procurarsela.
          A prescindere dal fatto che trovo l’ultima vignetta di Charlie Ebdo semplicemente volgare, insignificante e di cattivo gusto, indipendentemente dall’argomento che tratta, personalmente credo che il cattolicesimo meriti ampiamente il vituperio cui è sottoposto.

        • Roberto says:

          Serse, mi piacerebbe che tu mi spiegassi cosa ha a vedere l’espressione “non fare il rabbino” con Israele. Prima di dire fesserie ti informo che è un’espressione che è molto anteriore alla creazione di Israele (ma forse mi dirai che già nel settecento si voleva esprimere solidarietà ai palestinesi ed una critica anti sionista non certo antisemita alla politica di Israele)

        • Ritvan says:

          —Ecco, se vogliamo parlare di impunità, quanto sopra Diaz, Bolzaneto, CIE ecc.-ndr) mi sembra decisamente più osceno di qualsiasi vignetta raffigurante un’offesa a qualsiasi idea o a chiunque dei miei parenti, vivi o morti. Z.—
          E la Giustizia se n’è occupata. Come già detto, qualcuno ha pagato per quelle cose infami e anche in futuro pagherà. Non sei soddisfatto perché non c’è stata una “strage giudiziaria” di TUTTI i poliziotti lì presenti? Le pene ti sembrano leggere? Beh, fratello, se un musulmano chiedesse di tagliare le mani:-) anche al tipografo chi impagina Charlie Hebdo non avrei alcun problema a mandarlo a cagare (il musulmano,eh, non il tipografo:-) )…..Ma porcaccia la miseriaccia, una multa salata per il direttore del periodico e il sequestro degli immondi fogliacci di quella edizione – entrambe cose NON FATTE – ti sembrano delle richieste eccessive??!!

          —-Si potrà dire certamente che, essendo un miscredente, non posso capire: eppure, miscredente o meno, ai miei parenti voglio bene…—-
          Strano modo, però, di voler bene ai tuoi parenti, se ritieni meno grave PER TE un’offesa GRATUITA fatta loro rispetto ad un uso “eccessivo” della forza poliziesca su dei – siempre per te – perfetti sconosciuti, dopo che – ricordiamocelo – un’intera città era stata messa a ferro e fuoco. Comunque, in questo porco mondo ognuno ha i parenti che si merita…..

        • Ritvan says:

          —Ritvan, ti faccio due esempi che non arrivano alle tristi storie di Z., ma che credo siano pertinenti. Roberto—
          Bene, vediamo.

          —Uno. Per quei casi strani della vita, mi sono ritrovato a frequentare ambienti gay, e adesso ho un bel gruppetto di amici omosessuali.—
          Io no, ma ciononostante sono convinto che chi offende gli omosessuali sia da condannare esattamente come chi offende i musulmani, i cristiani, gli ebrei, i buddisti, gli atei, i vegetariani, i filatelici:-) e tutte le altre congreghe umane.

          —-Ora, io trovo orripilante tutto l’umorismo sugli omosessuali perché è fonte di sofferenze concrete per parecchie persone alle quali sono affezionato.—
          Anch’io…o quasi…ecco, p.es. la battuta “fare i gay col fondoschiena altrui” la trovo carina e penso che un gay intelligente non dovrebbe averla a male. Esattamente come un musulmano – siempre intelligente – non avrebbe dovuto prenderla male se il fetentissimo giornalaccio danese a suo tempo avesse pubblicato solo la vignetta in cui Maometto dice ai kamikaze aspiranti a entrare in paradiso “Stop! Abbiamo finito le hurì!”. La satira intelligente ben si distingue dall’offesa idiota e gratuita…..

          —-Prova un po’ a pensare un 20enne che esce la mattina e sente due che si insultano scherzando “a’ frocione”, poi accende la radio e sente 25 battute sulle femminelle e i maschioni, poi va a giocare a pallone ed è un continuo “ricchioooo, femminuccia…” e questo ogni giorno che dio manda in terra….—-
          Ti faccio poco umilmente:-) presente che si stava parlando di roba stampata e venduta in pubblici esercizi, non di battute da osteria, pertanto il paragone lo trovo improprio. Comunque, se qualcuno si sente offeso da battute da osteria pronunciate da terzi fra di loro, non ha che da denunciarli. Poi, se il giudice gli dicesse che in Occidente vige la Sacrosanta Libertà D’Espressione (De ‘Sto Cazzo, direi io) e che, pertanto, deve far pippa, francamente non me la sentirei di condannarlo se il tizio la prossima volta si fa giustizia da sé.

          —Se non ci credi vai una sera in un bar gay e prova a chiedere agli avventori cosa ne pensano, senno’ fidati di me, ci soffrono e pure parecchio.—
          Mi fido, mi fido sulla parola….anche perché se andassi in uno di quei posti e qualche avventore abituale – magari un po’ alticcio – mi molestasse sessualmente:-) non so cosa potrebbe uscirmi di bocca…e potrei essere denunciato per “razzismo antigay”:-)…o essere linciato sul posto:-).

          —Insomma trovo le battute sui gay ed in generale le espressioni omofobe disgustose, profondamente irritanti e prenderei a scudisciate chi le usa.—
          Mmmmm…”a scudisciate”…ma in UE è legale tale punizione, oppure è concesso eseguirla solo agli eurocrati?:-)

          —Non parliamo poi di stronzoni seriosi che sproloquiano sull’omosessualità come malattia e la necessità di curarli, e cose del genere.—
          A mia immodesta:-) opinione è un’idea sbagliata, ma non per questo la considero un’offesa.

          —-Via! tutti al rogo!—
          Ah, pure il rogo! Sicuro di lavorare per l’UE e non, chessò, per la Santa Inquisizione:-), fratello?!

          —-Però che faccio, censuro tutta una parte del linguaggio del XXI secolo?—-
          Sì, se serve. Anzi, la Molto Onorevole Kassazione Italica ha proibito perfino di rivolgersi a un marocchino chiamandolo “marocchino”! (il buon Z. te lo potrebbe confermare).

          — Prendo a frustate la parte (ahimé consistente) dell’umanità che non la pensa come me?—
          Beh, se l’UE ti garantisce l’impunità…:-):-)

          —Querelo l’universo mondo?—
          No, solo quello che ti ha offeso.

          —No vero? E per quale ragione la mia sensibilità omofila, ma soprattutto la sensibilità di milioni di persone omosessuali dovrebbe essere meno importante o meno tutelata della sensibilità dei musulmani o dei cattolici?—
          Per nessunissima ragione. Infatti, io penso che anche i tuoi amici gay dovrebbero querelare Charlie Hebdo per aver deriso l’amore gay in quella vignetta, cribbio!:-)

          —Due. Per quei casi strani della vita, mi sono ritrovato a frequentare parecchi ebrei (mi dirai curiose frequentazioni per un amante di donne & salsicce, ma così è)—
          No, non dirò. Nel primo caso magari ti conviene avere amici che non possano diventare pericolosi rivali in amore:-) e nel secondo solo gli ebrei OSSERVANTI non mangiano salsicce, gli ebrei laici – e sono la stragrande maggioranza – hai voglia…..

          —-Ora, la maggior parte dei miei amici (nessuno dei quali israeliano) soffre veramente per tutta la retorica antisemita che si sente in continuazione.—
          E hanno ragione. Però, che c’entra con le miserabili vignette di Charlie?

          — E non raccontiamoci cazzate su Israele e sionismo, il fatto che a Bologna non essere tirchio si dica “non fare il rabbino” non ha nulla a che vedere con Israele.—
          Bene, il rabbino quereli: qual’è il problema?

          —Non te la tiro lunga, puoi capire da solo cosa penso delle battute e del linguaggio antisemita. Ciò detto, che faccio, sparo con un bazooka sui ciglioni che allo stadio si mettono a cantare “come gli ebrei, voi siete come gli ebrei”?—
          Che sono i “ciglioni”…non saranno dei gay con lunghe ciglia finte, eh?!:-) Scusa la battuta e parlando seriamente, non credo ci sia bisogno del bazooka: mi sembra che in questi casi ci sia un regolamento che consente all’arbitro di sospendere la partita, così i “ciglioni” imparano. E – torno a ripetere – nel caso del fetentissimo fogliaccio francese insultante l’islam non c’è stato nulla di simile.

          —o prendo a calci nei maroni il fesso che adesso mi dirà “si però quel coro è una critica alla politica israeliana”—
          Non credo che una valutazione sbagliata del coro da stadio da parte del “fesso” ti dia il diritto di prenderlo a calci nei maroni (ma non sono sicuro, voi Eurocrati magari potete:-) ). E – siempre per la serie “delenda Carthago”:-)- non credo che il fogliaccio francese abbia fatto una valutazione sbagliata di un coro allo stadio di…Teheran:-)

          —-Infine, adesso sicuramente salterà fuori un animalista disgustato dal lirismo con il quale descrivo i miei barbecue,—-
          Beh, gli puoi sempre rispondere che gli animali che cucini li compri già bell’e morti al supermercato, mica li ammazzi da te, pertanto, lui prima stermini quelli che hanno ucciso quegli animali, poi, casomai, si ripresenti a te:-)

          — una femminista inferocita perché parlo di tette e culi,—
          Perché, le femministe prima di uscire di casa smontano le loro tette e il loro culo e li ripongono nell’armadio?!:-)

          — mirkhond se la prende con i risorgimentalofili,—
          E qual’è il problema? Mirkhond mica li vuole denunciare, solo non è d’accordo con le loro idee. Vorresti impedirglielo, magari a suon di frustate o a colpi di bazooka?:-)

          —- un salutista che sparerebbe a chi lo appesta per strada con la sua puzzolentissima sigaretta,—
          Il caro salutista non ha che da cambiare marciapiede o mettersi sopravvento rispetto al fumatore e tutto si risolve.

          —- e via discorrendo—.
          Come disse quel tale, buttando nella spazzatura il CD musicale che gli avevano regalato e che non gli piaceva:-) (spiegazione per le tortughe:-) : “via disco orrendo”):-)

          —-Perché tutte queste sensibilità dovrebbero essere inferiori a quelle di chi crede all’amico invisibile?—-
          Perché – siempre per “delenda Carthago” – nel caso presente Charlie Hebdo non ha insultato gli ebrei, gli animalisti, le femministe, i risorgimentalofili, i salutisti e via disco orrendo:-)

          —-Su Charlie Hebdo, ne convengo che insieme ad alcune vignette carine ce ne erano altre veramente disgustose e ignobili, ma allora? Di fornte all’idiozia, una pernacchia è più che sufficiente!—-
          Già….dillo a te stesso qualora qualcuno si presentasse nel tuo ufficio e di fronte ai tuoi colleghi ti facesse degli apprezzamenti assai idioti, disgustosi e ignobili su tua moglie, tua figlia e i tuoi parenti defunti….temo che non troveresti sufficiente una sola pernacchia…dici che gliene faresti addirittura due?:-)…beh, ripeto la battuta (e che i tuoi amici gay mi perdonino:-)) “è facile fare i gay col fondoschiena altrui”……

        • serse says:

          Roberto, lasciamo perdere: non vorrei dire altre fesserie. Scusami, sono un po’ cafone e molto ignorante ma penso che il resort di Briatore a Malindi ha a che fare con il Billionaire ecc. ecc.
          Questo caso è sicuramente molto diverso: gli anglosassoni erano e sono molto, ma molto, buoni.

          ps. tanti anni fa, purtroppo, andavo a fare la spesa dal “rabbino” in via San Vitale.

  10. Per Nic

    “I “netbook K”, con una carcassa molto robusta, sarebbero di produzione nazionale “

    Mi sembra un progetto totalmente diverso.

    Produzione nazionale, software libero. E netbook, non tablet. Cioè un vero computer, non un telefonino espanso.

    • Z. says:

      Miguel,

      — Cioè un vero computer, non un telefonino espanso. —

      Ecco, questa mi sembra la cosa più importante.

      Perché volendo puoi mitigare i costi dell’hardware tramite sponsorizzazioni. E forse puoi mitigare quelli del software, come implicitamente suggerisce nic, tollerando – se non incentivando – la diffusione di comportamenti illegali nelle scuole.

      Ma allo stato attuale della tecnologia un telefonino è una cosa e un PC è una cosa ben diversa.

      Z.

    • Francesco says:

      che io sappia, un tablet non sa telefonare

      il che è ottimo, se lo vogliono usare a scuola

  11. Per Rock & Troll

    “Magari senza le adozioni a distanza in certi paesi cominciano a capire che per vivere bisogna LAVORARE senza la pappa pronta generosamente offerta dal progressista bianco che deve lavarsi la coscienza storica.”

    Evidentemente non hai mai vissuto in un paese del cosiddetto Terzo Mondo, tipo Egitto o Messico.

    Dove si lavora da prima dell’alba a molto dopo il tramonto, sette giorni la settimana, e con fatica, se non hai la fortuna di far parte della casta dei super ricchi.

    Ho conosciuto donne che per andare a fare le pulizie in casa o le badanti, si svegliavano alle cinque di mattina, attraversavano l’intera città del Messico con gli affollati mezzi di trasporto, e tornavano a casa a mezzanotte.

  12. Sempre per Nic

    “Un ebook, la versione povera del tablet (ma perfetto per leggere, stanca anche meno di un cartaceo non essendo luminoso)”

    Appunto, la scelta è caduta non sull’ebook, ma sul tablet.

    E i libri, bisogna comprarsi ugualmente, anche se in formato virtuale.

    • Ritvan says:

      —E i libri, bisogna comprarsi ugualmente, anche se in formato virtuale. Miguel Martinez—
      Certo, ma costano molto meno, non credi? Poi, hai mai pensato al rischio scoliosi pei poveri bambini costretti a portarsi enormi tomi cartacei nei loro zainetti? E alla povera Foresta Amazzonica non ci pensi? Già, quella mica è in Messico…:-)

    • nic says:

      Beh… temo che il tablet sia la scelta più realista in un paese di fighetti e play station 3d dove l’innovazione si coniuga con la tradizione…..

      Prova a dargli al bamboccino un ebook in biancoenero e probabilmente lo userà sotto la gamba del banco più corta.

      Mentre rispetto a comprare la sequenza di byte chiamata libro, il dovere sarebbe “morale” o il profe sarà anche obbligato a controllare la corrispondente fattura?

  13. Per Guido

    “Mi sembra evidente il riferimento alla favola biblica della manna dal cielo, con Steve Jobs nella parte di Mosè”

    Terrificante il confronto tra le facce primaverili e sorridenti di coloro che ricevono la manna di Steve Jobs dal cielo, e le facce preoccupate e autunnali dei docenti e dei genitori ieri sera che si affannavano a capire come far scaturire un po’ d’acqua da un pozzo sempre più arido.

  14. roberto says:

    il problema non è che ci sono o si vogliono trovare i soldi per un tablet, ma che non ci sono quelli per la carta igienica

    io sul mio tablet della nota marca demoniaca e sfruttatrice di cinesi inermi, ho 5 dizionari (pagati in tutto quanto avrei pagato un quinto di un dizionario, per dire il merrian webster, con in più la funzione per ascoltare la pronuncia, gratis la versione cartacea qui la trovi in libreria sui 50 euretti), più una caterva di codici, trattati, libri ecc…. per un peso totale di, chesso’, 200 grammi (con in più una fighissima applicazione per prendere note sui pdf)

    certo se fossi un editore preferirei vendere lo stesso libro di geografia a 75 euro ogni anno cambianto una cartina a pag. 325, da genitore e/o studente un aggiornamento da 5 euro ogni anno mi sembra molto più comoda ed economica.

    e fammi sognare una scuola con wifi gratuito per gli studenti ed i professori…

    • Ritvan says:

      Roby, tu sì che ragioni!

    • roberto says:

      grazie, ma credo che la sola differenza tra me miguel e z. e che io l’Ipad ce l’ho….appena cedereanno pure loro al demonio si renderanno conto di quanto puo’ essere fantasticamente utile :-)

      • Z. says:

        Guarda, se devo dirla tutta considero l’Ipad un giocattolo sostanzialmente inutile, salvo – come suggerisce Francesco – per vedere eventualmente partite in treno o in corriera. Ma forse mi sbaglio, e in ogni caso sono conscio di aver poca fantasia.

        Trovo al contrario assai comodo l’Iphone – come strumento personale poliedrico e portatile, non come sostituto di una biblioteca scolastica tradizionale! – ma ahimé non me lo posso permettere. Se e quando quel giorno verrà, probabilmente passerò al lato oscuro della forza (sempre ammesso e non concesso che tra cinque o dieci anni ci saranno ancora cellulari non smart).

        Per ora non ho alternative, e resto fedele al mio cellulare pagato 29 euri, con 20 euro di traffico telefonico incluso :D

        Z.

        • Francesco says:

          io non posso permettermi nessuno dei due ma mentre sono dubbioso sul l’Iphone (se va bene come telefono è troppo piccolo per il resto, circa), sono molto incuriosito dall’iPad proprio per lo schermo sufficientemente grande

          e lo ho visto usare per prendere appunti in cinese …

        • Roberto says:

          Nulla di più facile!
          お休みなさい
          ma questo non è cinese ma 日本語 cioè giapponese (apprezzerai che ci sono sia kanji che hiragana)

        • Z. says:

          E katakana no? vedi che ho ragione quando dico che quel coso non serve a una fava :D

          Z.

        • Roberto says:

          バカ! Cioè sciocchino scritto in katakana. Di legge baka

    • nic says:

      “e fammi sognare una scuola con wifi gratuito per gli studenti ed i professori…”

      “E questo succede nelle galassie dove non governa il Fronte per la Vittoria”, direbbe Kristina dopo un drammatico sospiro.

      vieni, vieni, vieni all’argentina ed il wifi gratis troverai (anche nella più sperduta scuola della patagonia) oltre a caterve di strapagati inutili professori che non conoscono la differenza tra una ‘b’ e una ‘v’ per i quali la notebuc è più pericolosa di binladen:

      Ha un “maldito corrector ortográfico” e c’è persino chi sostiene che in internet possa trovare storie differenti da quella ufficiale eroico-anglo-massonica.

      Poi che facciamo con tutte le strade dedicate a Roca, Sarmiento, San Martín?

  15. Tortuga says:

    Scusate, fino ad un minuto fa non sapevo neppure che esistesse una cosa chiamata “tablet” (confesso che la prima cosa che mi è venuta in mente innanzi alla parola è la “tavoletta” del water).
    In due parole a cosa dovrebbe servire un tablet?
    E a cosa dovrebbe servire un tablet ad una classe scolastica?

  16. Ritvan says:

    —-Scusate, fino ad un minuto fa non sapevo neppure che esistesse una cosa chiamata “tablet” (confesso che la prima cosa che mi è venuta in mente innanzi alla parola è la “tavoletta” del water). Tortuga—
    Porca miseria, adesso mi tocca farti anche da “consulente informatico di fiducia”!:-)
    Guarda qui:
    http://it.wikipedia.org/wiki/Tablet_computer

    —-In due parole a cosa dovrebbe servire un tablet?—-
    Più o meno a quello a cui serve un computer. Arivedi sopra sulla Sacra:-) Wiki.

    —-E a cosa dovrebbe servire un tablet ad una classe scolastica?—-
    Non un tablet per classe, bensì un tablet per alunno/a. Dovrebbe servire principalmente per caricarci sopra i testi scolastici in versione digitale e poi poterli leggere.

    • Tortuga says:

      Non colgo il motivo per cui dovrei caricare dei libri su un dispositivo informatico per leggerli, ovvero quale sarebbe il vantaggio.

      Tanto più che come tutti i dispositivi elettronici il tablet che acquisto oggi, fra 5 anni sarà qualcosa di obsoleto.

      • Ritvan says:

        —–Non colgo il motivo per cui dovrei caricare dei libri su un dispositivo informatico per leggerli, ovvero quale sarebbe il vantaggio. Tortuga—-
        Costano meno, si possono aggiornare più facilmente (e sempre a costi minori), i ragazzi non vanno a scuola portandosi sul groppone un carico da facchini e infine….la foresta amazzonica ringrazia:-)

        —-Tanto più che come tutti i dispositivi elettronici il tablet che acquisto oggi, fra 5 anni sarà qualcosa di obsoleto.—-
        Non è detto ma anche se così fosse se ne compra un altro, no?

        • Tortuga says:

          - Costano meno –

          – si possono aggiornare più facilmente (e sempre a costi minori) –

          E’ una illusione, troveranno anche in questo caso il modo di far continuamente “ricomprare” e ripagare i testi scolastici.

          Allora io avevo, fino a poco tempo fa, in casa quattro divine commedie del Sapegno, perché ogni volta che qualcuno nelle nostre famiglie ha fatto il classico bisognava rigorosamente comprare la “Nuova Edizione”.
          Lo stesso vale per una certa notevole altra quantità di testi, alcuni dei quali da sempre sarebbe stato possibile integrare con fogli volanti (o stampare a schede infilabili in quaderni a buchi come molti libri di ricette).
          Perché non si parla dell’inutilità di stampare sempre nuovi libri di cose che sono sempre le stesse. Uno più uno mi par che faccia ancora due.

          – se così fosse se ne compra un altro, no? –

          Eh certo, andiamo a lavorare per comprare e ri-comprare i Tablet!
          Con quello che noi buttiamo e/o rendiamo inutilizzato/inutilizzabile, consideriamo obsoleto e sorpassato, vivrebbe senza dover lavorare un intero altro pianeta.

        • PinoMamet says:

          OMDAT
          (occasione mensile di accordo con Tortuga; lo specifico perchè lei è relativamente nuova e può non sapere della OMDAF, con Francesco :D )

          certo, però, che professori avevate?

          Roberto mi descrive (e gli credo) un liceo di Bologna “bronxiano”, tu c’avevi questi che vi facevano ricomprare libri che già possedevate…
          minchia!

        • Z. says:

          ‘ndo sta il post di Robelux? Mi è sfuggito!

          Z.

        • Tortuga says:

          Non sapevo di questo dispositivo/usanza OMDA, esattamente in cosa consiste e come si usa? :-)

        • PinoMamet says:

          :)
          ma è una cosa semplicissima, visto che io e Francesco non siamo praticamente mai d’accordo, ho cominciato a segnare le occasioni, con cadenza di solito mensile, con cui mi capita di pensarla come lui!
          :D

          e visto che su quetso blog, come avrai notato, capita spesso di trovarsi in disaccordo su qualcosa ;) e esistono orientamenti e personalità anche molto diversi, altre persone hanno preso a fare come me…

          beh, ti sembrerà strano (o forse no) ma da quando ho cominciato… mi sembra che le occasioni di accordo aumentino!

        • Tortuga says:

          Carino, mi piace :D

          E’ comunque straordinario come questa comunità telematica riesca ad essere affiatata nonostante i gradi di disaccordo (notevoli!) :D

        • Francesco says:

          io di mio sarei cattivissimo e litigioso ma siamo in troppi e dimentico con chi dovrei litigare su che argomento

          quindi finisce che faccio quasi la figura della persona ragionevole!

          :)

          è per questo che chiederei a MM di taggare ogni utente abituale del forum con appositi disegnini riassuntivi delle posizioni ideali (falcetta e martellino, crocetta, mezzalunina, e così via), anche più di uno per utente

          :D

        • Tortuga says:

          - dimentico con chi dovrei litigare su che argomento –

          mi sembra una cosa importante

        • Francesco says:

          cosa è importante?

          ricordarselo o dimenticarlo?

          ciao

        • Tortuga says:

          Riflettere sul fatto che si possano dimenticare gli argomenti su cui si potrebbe litigare con qualcuno.

          Ovvero da un lato vi è chi immortala per l’eternità l’altro ad una “etichetta” per un pensiero espresso in un determinato momento, pensiero che è per definizione quanto di più evanescente, temporaneo e condizionato possa esistere, e pertanto inconsistente.

          Dall’altro vi sono persone che immortalano se stesse a portare una etichetta come se l’esistenza avesse previsto che possa esistere qualcosa di definitivo, che non muta.

          Dopodiché le persone sprecano il loro tempo e si rovinano reciprocamente la vita dietro ad idee e contro idee.

  17. Per Roberto

    “il problema non è che ci sono o si vogliono trovare i soldi per un tablet, ma che non ci sono quelli per la carta igienica”

    Diciamo che è una questione di gerarchia di problemi, che è una cosa assolutamente fondamentale, che si tiene pochissimo in considerazione.

    Al primo posto, è esattamente come dici tu. E noto con sorpresa come i commentatori siano lontani dalla scuola, perché non lo hanno notato.

    A un secondo, e più lontano posto, c’è la questione se sia giusto ingozzare di soldi pubblici un privato già straricco, invece di cercare alternative nel software libero e affini.

    A un terzo posto, c’è la scelta di un tablet invece di qualcosa come un e-reader; cioè di un oggetto che non ha le funzioni di un computer, ma fa entrare i bambini nel flusso virtuale comunque, visto che non sarà certamente limitabile alle funzioni scolastiche: il tablet porta automaticamente a quello stato in cui un traduttore come me, un giurista come Roberto e un economista come Francesco passano buona parte del loro tempo a scrivere qui sopra.

    E qui è in ballo la posizione della scuola come introduzione al flusso globale oppure come indicazione di forme di conoscenze diverse dal flusso globale.

    A un quarto posto, c’è la questione della mafia editoriale cartacea, che indubbiamente esiste, e che ogni anno produce libri che sono costosi e scoliogenici (si dice così?) perché sono strapatinati, pieni di inutili disegnini a colori e così via: cioè fanno spettacolo anche loro.

    A un quinto posto, c’è una questione di manualità: la necessità che uno studente, a differenza di un lettore di romanzi, ha di sfogliare le pagine, di scriverci sopra, di tornare indietro e andare avanti, e di ripassarci sopra tre volte con l’evidenziatore.

    Roberto ha ragione, credo, su cose come i dizionari: io non sarei contrario a qualche forma di e-book, prodotto autarchicamente :-) con appalti statali rigorosi, da vendere a dieci euro l’uno (tanto in realtà costerà comunque di meno), da promuovere il giorno dopo che ogni scuola d’Italia è stata fornita di carta igienica.

    • nic says:

      Con l’ebuc autarchico anche l’annoso problema della carta igienica si risolverebbe magicamente per decenni senza bisogno di ulteriori investimenti.

      Il ruvido piacere di pulirselo con i promessi sposi o con la dimostrazione del teorema del coseno.

      Ma temo che chiedi mele al pero, vivi in Italy non nella DDR.

  18. Dimenticavo, perché ne avevamo comunque già parlato: la differenza tra un tablet, che si sfioricchia con le dita, e un oggetto dotato di tastiera e di mouse che permette di lavorare. Appunto, la scomparsa del netbook (nonché degli e-reader un po’ più grandi).

    • serse says:

      Miguel, capisco che su un tablet possano vedere anche l’odiata tv.
      Bisogna che te ne fai una ragione.

      L’alternativa è questa (non ne vedo altre)

      Un intervento al recente sinodo dei vescovi cattolici:

      “Il rettore della Pontificia Università Lateranense, il vescovo salesiano Enrico dal Covolo, non ha usato mezze misure per denunciare come “il cavallo di Troia, attraverso il quale gli Stati si appropriano delle intelligenze degli studenti, è la formazione dei docenti”. Ed ha aggiunto: “In molti paesi i docenti sono formati unicamente nelle università statali, e comunque chi vuole insegnare deve possedere l’abilitazione statale conseguita secondo il percorso formativo stabilito dagli Stati e con esami di Stato. La progressiva scristianizzazione dell’Occidente è avvenuta così, attraverso la scristianizzazione delle scuole e delle università. Ora, una nuova evangelizzazione non può che avvenire nel riconoscimento delle persone, della loro coscienza, dei loro diritti. Se gli Stati, come spesso hanno fatto e continuano a fare, si appropriano del progetto personale di apprendimento, tolgono alle persone la libertà di realizzarsi, privandole di un diritto originario e costitutivo.”

      • paniscus says:

        Ma io non avrei assolutamente nulla in contrario alla massima libertà di scelta educativa per le scuole cattoliche (o di qualsiasi altro indirizzo confessionale, religioso o politico a scelta) in contrapposizione a quelle dello stato, come afferma il reverendo del cavolo (oooops, scusate, dal covolo).

        Il problema è che poi le stesse scuole che affermano orgogliosamente di volersi contrapporre allo strapotere del pensiero unico dello stato, contemporaneamente stanno a piagnucolare (o ad abbaiare con arroganza) per pretendere il riconoscimento della parificazione assoluta con le scuole statali, nonché relativi contributi economici.

        E anche lasciando perdere l’annosa questione dei finanziamenti materiali, ma parliamo solo ed esclusivamente della parificazione legale: se i sostenitori di queste scuole sono tanto fieri di non riconoscere alcun valore ai percorsi formativi dello stato e ai titoli di studio rilasciati dallo stato, PERCHE’ si sbracciano tanto per pretendere il riconoscimento?

        Non possono farsi il loro sistema educativo privato parallelo, rifiutando sdegnosamente quello statale, e rimanendo a sbraciolarsi nell’orgoglio della loro superiorità?

        E’ un po’ troppo comodo inveire contro l’istruzione pubblica, e vantarsi di avere un’impostazione diversa, pretendendo però allo stesso tempo di esservi equiparati!

        Lisa

        • Francesco says:

          perchè in Italia esiste un valore legale di quel titolo!

          venisse abolito, nessuna scuola privata si sognerebbe di pubblicizzarsi “buona come una scuola statale”

        • paniscus says:

          Questa polemica sulla presunta ingiustizia del “valore legale” mi ha sempre lasciata perplessa.

          Qualcuno si degna di spiegare cosa dovrebbe cambiare (in meglio) se tale valore venisse abolito? Tanto, di fatto, lo è già, mi sembra. Continua a sopravviverne qualche vestigio esclusivamente nei concorsi pubblici, che tanto sono in via di estinzione… ma in tutto il mondo del lavoro privato, le aziende sono già liberissime di non tenere alcun conto il titolo di studio e di assumere chi preferiscono. Anzi, lo sono sempre state.

          Lisa

        • Francesco says:

          credevo che lo Stato fosse il primo datore di lavoro in Italia

          sennò mi tocca passare a appoggiare Monti

        • paniscus says:

          A parte il fatto che francamente ‘sta cosa non mi risulta… ma se anche fosse vera, perché mai qualcuno che è ideologicamente contrario all’impostazione dello Stato, dovrebbe poi aspirare a lavorare per quello Stato di cui non condivide nulla (e perché mai dovrebbe piagnucolare perché pretende il diritto a ottenere lo stesso riconoscimento dello Stato per studi che in realtà sono stati orgogliosamente e dichiaratamente DIVERSI da quelli previsti dall’ordinamento statale)?

          Che vada a lavorare in uno dei numerosissimi ambienti privati che gli piacciono di più e che considera più legittimi, più etici e più condivisibili… chi glielo impedisce?

          Possibile che le tanto vituperate istituzioni dello stato si possano infangare e denigrare a oltranza, però vadano bene solo quando devono erogare certificati e stipendi?

          Lisa

        • Roberto says:

          Solo concorsi pubblici? Cioè adesso, giusto per dirne una, in Italia posso aprirmi il mio studio e firmare un progetto senza essere geometra?

        • paniscus says:

          Roberto:

          ma questa è una limitazione che esiste solo in Italia?

          Cioè, in altri paesi chiunque può aprirsi uno studio tecnico e firmare progetti senza essere geometra (o altro titolo affine)?

        • roberto says:

          il caso geometri è un po’ speciale, visto che è un diploma che non ha eqivalenti dappertutto.

          quello che voglio dire è che non è vero che il valore legale del diploma è di fatto abolito, come scrivevi ieri, e che se ne tiene conto solo per passare i concorsi pubblici (cosa comunque tutt’altro che irrilevante). Se ne tiene conto per ogni attività che ha a che vedere con una qualsiasi forma di “pubblico”. Ammetto volentieri che non ho seguito con attenzione le varie vicende sulle liberalizzazioni delle professioni, e può benissimo darsi che adesso puoi fare il sindaco di una società o il curatore fallimentare senza essere ragioniere, semplicemente dicendo “so farlo”. quando stao in italia non era cosi’

        • Z. says:

          Francesco,

          — perchè in Italia esiste un valore legale di quel titolo! —

          E meno male. Così almeno i raccomandati buoni a nulla si fanno un po’ di anni all’università. Qualcuno di loro desisterà, qualcuno di loro finanzierà lo stato per dieci-quindici anni e magari qualcun altro ne approfitterà – addirittura! – per imparare qualcosa di utile per gli altri.

          Poi certo, ammetto che l’idea che un avvocato abbia studiato giurisprudenza non mi sembra così malvagia.
          Così, forse, evita di fare sbattere in galera a raglio i suoi clienti…

          Chissà, forse è per una ragione simile che anche le istituzioni europee pretendono che un administrator in ambito legale abbia una laurea in legge anziché un diploma di terza media :D

          Z.

        • Z. says:

          roberto,

          liberalizzazioni? mi sono perso qualcosa?

          :cry:

          Z.

        • Roberto says:

          Z era un uiscful zinkin…comunque liberalizzazioni è la seconda parola più usata dai politici vostrani dopo strumentalizzazione e non posso escludere che in qualche settore microscopico ed ininfluente qualcosa si sia mosso negli ultimi anni :-)

      • Z. says:

        Mi sono fermato con sofferenza e dolore dopo aver letto l’impietoso ma azzeccato lemma “vostrani”.

        Sigh, sob.

        Z.

  19. Al primo posto, è esattamente come dici tu. E noto con sorpresa come i commentatori siano lontani dalla scuola, perché non lo hanno notato.
    Incorretto.
    Nell’ipotesi che ci siano i soldi sicuri per le esigenze primarie scolastiche, e dovendo scegliere come impiegare l’abbondante avanzo monetario, ci si dilettava a capire se sia meglio un tablet (no) o un e-reader con software libero (sì).
    Stavamo dunque discutendo dei sogni. :(

    • Z. says:

      Vero. Del resto anche le considerazioni dello stesso Miguel – che pure credo conosca il mondo della scuola decisamente meglio dell’italiano medio – non si arrestavano a considerare il budget messo a disposizione dal Ministero.

      Insomma, a lui è concesso discutere di sogni, mentre noialtri dobbiamo solo discutere di cifre e budget? Non è giusto, anzi trovo tutto questo profondamente ingiusto e discriminatorio :D :D :D

      Z.

  20. Zhong says:

    “I tablet sono un mezzo di consumo (si usano per leggere, cliccare e scrivere qualche commento) non un mezzo di produzione, non senza una vera tastiera e un mouse. Il punto è che oggettivamente nel mondo ci sono più consumatori di produttori. Ergo, il mercato del mobile è il futuro.”
    ——

    Secondo me, in questa citazione, sfugge il fatto che ormai un qualunque ragazzino puo’ usare l’iPad per scrivere, anche, per dire, un tema, senza alcuno sforzo. Come dire, la specie si evolve:

    http://www.youtube.com/watch?v=9eS61kcvvNg

    Zhong

  21. Peucezio says:

    “I tablet sono un mezzo di consumo (si usano per leggere, cliccare e scrivere qualche commento) non un mezzo di produzione, non senza una vera tastiera e un mouse. Il punto è che oggettivamente nel mondo ci sono più consumatori di produttori. Ergo, il mercato del mobile è il futuro.”

    Qualcosa però non torna in questo ragionamento. Ammenoché non dovessimo credere che il futuro di internet sia la sua chiusura (formale o sostanziale).
    Una volta non c’era il computer, c’era il televisore, che monopolizzava l’attenzione e che non consentiva di produrre il minimo accenno di nulla, ma solo di ricevere passivamente.
    Se la dinamica della storia (al di là delle intenzioni dei potenti) fosse quella dell’andare verso la passivizzazione saremmo rimasti alla televisione, magari più sofisticata e con molti contenuti in più (ma non troppi, perché anche la scelta è a suo modo un gesto attivo), ma sempre unidirezionale.
    E’ chiaro che i tablet in questo senso sono un fenomeno recessivo, ma, indipendentemente dalla direzione in cui va la storia, di per sé difficile da prevedere, proprio nella misura in cui sono passivizzanti, sono antitelematici e anti-postmoderni.

  22. Guido says:

    Il binomio attivo/passivo è sempre fuorviante, soprattutto se applicato alle innovazioni tecnologiche, in particolar modo ai mezzi di comunicazione di massa, e inevitabilmente conduce qualsiasi discorso sull’infimo livello di cui le tifoserie sono un esempio.
    Nella fattispecie la pseudo-polemica riguarda da una parte i refrattari e brontoloni tecnofobi, e dall’altra gli entusiasti e positivi tecnofili. Tutto ciò mi sembra un pessimo copione, tipo quelli dei film anni ‘60 con Memmo Carotenuto (il matusa) contro i gggiovani capelloni ye-ye.

    Il punto da tenere presente non è se l’innovazione ci rende passivi, ma quale tipo di passività produce e quale genere di attività stimola.
    La domanda corretta non è “il cellulare rende passivi?”. La questione che va posta è piuttosto “cosa comporta l’uso del telefonino?”. Cioè: come modifica il mio rapporto con il tempo, con lo spazio, con il corpo degli altri e con il mio stesso corpo? Come viene modulata e formattata la mia “libertà”? Quali possibilità si aprono e quante se ne chiudono?

    Un’altra considerazione, di carattere più generale, riguarda quanto viene occultato nelle merci, e ancor più nelle merci ad alto valore tecnologico, in un mondo globalizzato. Un tempo era relativamente facile capire quali erano i componenti di un oggetto e di quanto lavoro vi fosse racchiuso. Adesso questa consapevolezza tende ad occultarsi dietro l’abbacinante fascino del nuovo giocattolo a cui viene attribuito un potere magico e divino, a cominciare dalla sua stessa apparizione.
    E non è un caso che per il consumatore medio i tablet piovono dal cielo…

    Per concludere e tornare nello specifico: è necessario l’acquisto di questo genere di cose quando mancano toner e carta igienica?
    Sono assolutamente necessari il TAV in val di Susa o il ponte sullo stretto di Messina mentre il manto stradale fa schifo e i pendolari viaggiano su carri bestiame? L’acquisto di aerei da combattimento, per un paese che secondo la Costituzione ripudierebbe la guerra, è una priorità?
    Credo che qui l’elemento “politico” deve rientrare a pieno titolo nelle considerazioni di ognuno, possibilmente mettendosi in gioco in prima persona e mettendo in campo quella creatività che viene sempre più imbrigliata nella forma di vita del cittadino-elettore-consumatore.

    • Peucezio says:

      Sul merito è ovvio che l’acquisto dei tablet è una follia, lo davo per scontato. Per inciso l’acquisto di un tablet è inutile per la quasi totalità delle persone, non solo delle scuole.
      Ma il mio discorso sull’attività-passività non riguardava l’individuo, che mi interessa fino a un certo punto. Ciò che trovo interessante è la differenza fra modelli accentrati e policentrici, fra sistemi di comunicazione unidirezionali e centripeti e sistemi reticolari e acefali.

  23. PinoMamet says:

    Due motivi per cui non mi piace il provvedimento:

    1- come saranno scelti questi tablet? esiste un bando di gara, delle specifiche? chi le ha redatte? sento puzza di italicissime tangeti, appalti truccati, “lenzuola d’oro” ecc.

    2- ovviamente gli studenti non tablet-muniti da casa riceveranno dalla scuola dei mdelli economici e “scrausi”; in tutta la questione dell’elettronica “da consumo” (computer, telefonini e compagnia) la valenza di status symbol ha un peso elevatissimo, e si creeranno le solite discriminazioni tra chi ha papi pagante e chi no.
    Almeno i libri sono gli stessi per tutti!

    • roberto says:

      “Almeno i libri sono gli stessi per tutti!”

      a scuola da te non c’era il razzismo “quelli con i libri nuovi” vs “quelli con i libri usati” (ed i paria con i lbri usatissimi)?

      • PinoMamet says:

        Mmm… no.
        Il discorso dei libri di testo è tutto da affrontare, però vedo che cambiano abbastanza frequentemente, non è che durano vent’anni… chi aveva il libro usato, si presupponeva perlopiù che lo avesse ricevuto dal fratello maggiore o dal cugino, con il che il suo status era paradossalmente accresciuto come “habituè” della scuola;
        oppure era semplicemente un bocciato, sicchè il suo status era ancora più accresciuto! :D
        oppure un furbacchione che aveva trovato modo di sborsare meno, con il che… che te lo dico a fare? :D

        poi ai miei tempi, da me, non è che ci fosse tutto ‘sto mercato di libri usati.
        Tieni presente che io ho frequentato il miglior liceo d’Italia ;) o perlomeno della provincia, migliore perché piccolo, con classi piccole, e situato in una cittadina piccola e “a controllo umano”.

        tutti elementi che i recenti illuminatissimi governi hanno tentato di estirpare…

      • roberto says:

        ah ecco, invece nella mia scuola del bronx bolognese, avere i libri di testo nuovi era uno status symbol. solo gli sfigati li avevano usati (la metà della classe) e gli sfigatissimi di terza o quarta mano (un quarto della classe)

        pero’ è vero che erano tempi in cui una grammatica di greco non veniva aggioranata ogni tre mesi

        • paniscus says:

          Ecco, mi inserisco qui per osservare anche un’altra cosa, che è in parte fuori tema, ma che riprende discorsi già fatti ampiamente in passato.

          Quelli che sostengono che “gli insegnanti lavorino poche ore rispetto alla media degli altri lavoratori”, spesso, sottovalutano drasticamente il lavoro massiccio che ci sia da fare (fuori dall’orario ufficiale) per PREPARARSI le lezioni. Al massimo si riconosce che ci voglia del tempo per “correggere i compiti”, o per occuparsi della parte burocratica, registri e verbali, ma comunque DOPO aver fatto lezione… ma il lavoro di preparazione che c’è PRIMA della lezione, in generale, è completamente sconosciuto.

          Anzi, addirittura, ho recentemente scoperto che viene visto come un segnale negativo, ossia come la prova che l’insegnante non sia valido.

          In pratica, l’opinione diffusa è che solo gli incompetenti, i pasticcioni e gli improvvisatori abbiano bisogno di ripassarsi gli argomenti ogni volta, mentre un insegnante veramente preparato non ha alcun bisogno di prepararsi le lezioni, perché “le sa già”.

          Ossia, conosce all’impronta tutti i dettagli di qualsiasi argomento della sua materia, e può tranquillamente recitare la stessa lezione a memoria, sempre uguale, per anni e anni di seguito, senza alcun bisogno di rinfrescarla e aggiornarla.

          Bene, uno dei motivi (oltre a tutti gli altri) per cui ‘sta concezione è assurda… sta proprio nella variabilità frenetica dei libri di testo: se anche io avessi voglia di rivogare la stessa lezione identica tutti gli anni (cosa che non farei nemmeno sotto tortura), non potrei, perché ogni volta dovrei tenere conto di come l’argomento è trattato nel libro di testo della classe in questione.

          Se si prova a fare una lezione “troppo diversa da come sta sul libro”, si viene massacrati…

          …perché i poveretti che in classe non stanno a sentire, non prendono appunti, non annotano gli esempi e non fanno domande, poi come fanno a rimettersi in pari quando vanno a ripetizioni private, e pretendono che il malcapitato “ripetitore” gli rispieghi tutto leggendo il libro di testo?

          I casi sono due:

          – o l’insegnante si massacra di fatica a preparare dispense proprie (e in tal caso non si può dire che “non lavori al di fuori dell’orario di lezione”, ma comunque viene accusato di “aver fatto spendere un sacco di soldi alle famiglie per i libri, e poi farli usare poco”);

          – oppure ogni volta adegua la lezione al libro di testo nuovo (e allora viene accusato di essere un incompetente che ha bisogno di ristudiarsi gli argomenti ogni volta, perché in realtà non li sa).

          Coerente, no?

          Lisa

        • Peucezio says:

          Ma non sarebbe più semplice che la lezione consistesse in parte nel chiarire e illustrare ciò che c’è scritto sul libro di testo (che spessissimo fa schifo ed è mal scritto) ed eventualmente nell’approfondire (non per chiedere poi l’approfondimento agli studenti, ma per dare loro strumenti in più, se poi sono disattenti tanto peggio per loro)?
          Il che mi rendo conto che non è banale e richiede il suo tempo.
          E poi, altra domanda: ma non è l’insegnante a scegliere il libro di testo? O la mafia dell’editoria scolastica glie lo impone di fatto? O addirittura lo decidono altri, anche formalmente?

        • paniscus says:

          “E poi, altra domanda: ma non è l’insegnante a scegliere il libro di testo? O la mafia dell’editoria scolastica glie lo impone di fatto? O addirittura lo decidono altri, anche formalmente?”
          ————————

          Visto l’altissimo tasso di mobilità degli insegnanti (o perché molti sono precari e cambiano scuola ogni anno; o perché le scuole si accorpano, si strizzano e si fondono di continuo, e la gente perde posto e viene spedita altrove; oppure semplicemente perché non c’è più alcuna garanzia di continuità didattica sulle stesse classi da un anno all’altro, nemmeno per chi è di ruolo e rimane nella stessa scuola)…

          …direi che almeno la metà degli insegnanti, anno per anno, si trova a lavorare con classi nuove che prima non conosceva, e con libri che sono stati scelti da qualcun altro.

          Per ovviare a questo problema, molte scuole hanno inventato una pezza peggio del buco, ossia la decisione collegiale di adottare in massa lo stesso libro, per la stessa materia, in tutte le sezioni, proprio perché non c’è più nessuna garanzia che l’anno prossimo l’insegnante sia lo stesso, e quindi almeno si prova a uniformare i livelli e i linguaggi, per quanto possibile. Ovviamente, in tali casi, se quel libro di testo proprio non ti piace e non ci vuoi lavorare, ma il gruppo della tua materia vota a maggioranza che vuole quello, c’è poco da fare.

          Lisa

      • PinoMamet says:

        Io (sst non senta la Finanza) do ripetizioni di greco e latino, quando capita.

        Di recente ho notato che gli studenti hanno complicatissimi libri di testo in più parti:
        volume A con grammatica ed esercizi, volume B con esercizi e grammatica (la stessa del volume A!! ma diposta intelligentemente ;) in ordine diverso), volume C con ripasso di grammatica e brani da tradurre…

        che senso ha? far spendere di più, ovvio.

        • Peucezio says:

          “(sst non senta la Finanza)”

          Ma in teoria uno dovrebbe avere la partita IVA pure per fare le lezioni private?

        • Z. says:

          Naturalmente. E sono sicuro che chi di voi le dà, ha la sua partita IVA in regola. Diversamente dovrei denunciarvi immediatamente alla Finanza.

          Tranquilli. Ora vado a prendere le coordinate bancarie, mi fate un bel bonifico e non ci pensiamo più.

          Z.

        • PinoMamet says:

          Adesso sì che parli da avvocato! :D

        • roberto says:

          Ovviamente non c’è nessun obbligo di apertura di partita IVA (a meno che non sia il tuo lavoro principale). C’è solo un obbligo dichiarativo, che sicuramente avrai adempiuto.

          ti segnalo queste informazioni (tieni pero’ presente che la prestaione di lavoro occasionale accessorio è stata modificata quest’estate, ma non so esattamente come)

          http://www.dplmodena.it/lippolis/cslp36_09supplemento%20-%20Lavoro%20Accessorio.pdf

          ti darei volentieri una consulenza più precisa ma non posso accettare alcuna remunerazione, quindi ti lascio nelle grinfie di Z.

    • Z. says:

      Scusate, ma non sarebbero meglio aule munite di PC tradizionali?

      Vero è che così serve anche un PC a casa. Ma ormai costano pochissimo, moltissime famiglie – non necessariamente ricche – ne sono già provviste, e i fratelli in una famiglia numerosa potrebbero dividersi a casa lo stesso PC. Senza contare che un tablet diventa obsoleto molto più in fretta di un desktop, se il desktop è usato solo per internet e videoscrittura.

      E i fanciulli potrebbero studiare con un PC, anziché con una specie di cellulare formato skateboard.

      Insomma, sbaglierò ma me pare che in questa cosa dei tablet l’obiettivo non siano gli studenti bensì il traffico dei tablet :D

      Z.

    • Z. says:

      …è anche vero che dalle aule munite di PC vige la prassi di fregarsi le schedine di RAM, però :D

      Z.

  24. roberto says:

    ma dopo il cazzeggio propongo di passare alle cose serie.

    qui c’è il decreto digitalia
    http://www.gazzettaufficiale.it/moduli/DL_181012_179.pdf

    dov’é la norma che “tabletizza l’intero sistema scolastico italiano e obbliga le scuole ad acquistare “i tablet per le famiglie disagiate (…)”

    prometto un premio meraviglioso a chi da per primo la risposta giusta

  25. Per roberto

    “dov’é la norma che “tabletizza l’intero sistema scolastico italiano e obbliga le scuole ad acquistare “i tablet per le famiglie disagiate (…)””

    da un’occhiata veloce, direi all’articolo 11.

    Che Focustech traduce così:

    http://focustech.it/col-decreto-digitalia-tablet-nelle-scuole-italiane-obbligatori/tablet-nelle-scuole

    “Il Decreto Legge n. 179 del 18 ottobre introduce infatti l’obbligatorietà dell’utilizzo dei tablet nelle scuole italiane, si partirà nell’anno scolastico 2013-14 nelle scuole medie superiori, mentre nel 2014-15 toccherà anche alle scuole primarie e secondarie. Un passo in avanti nella digitalizzazione delle scuole e sull’utilizzo dei libri in formato digitale.
    uesto provvedimento prevede inoltre che le case editrici di testi scolastici debbano garantire gli stessi in formato digitale, o al limite in formato misto (digitale+carta). Vengono così aboliti i libri solo in formato cartaceo e questo provvedimento spera di portare una diminuzione dei costi relativi all’equipaggiamento scolastico alle famiglie italiane. Il Governo non ha imposto un tetto di spesa, ma le scuole non potranno superare quello attualmente in vigore per i testi cartacei, anche se l’augurio è quello che la digitalizzazione porti a dei notevoli risparmi nell’acquisto dei testi. Le stesse scuole inoltre dovranno garantire dei tablet a quelle famiglie che per motivi economici non riescono ad acquistarne uno in proprio.

    Ora parte la corsa all’adeguamento verso questo nuovo Decreto Digitalia, questo infatti non comporta solo un cambio sul formato dei libri di testo, ma le scuole dovranno anche ammodernarsi per quanto attiene collegamenti wireless, reti interne, limitazione della navigabilità e molte altre operazioni per adeguarsi e garantire un corretto e funzionale utilizzo dei tablet nelle scuole.”

    • PinoMamet says:

      ” Le stesse scuole inoltre dovranno garantire dei tablet a quelle famiglie che per motivi economici non riescono ad acquistarne uno in proprio.”

      io leggo “3-ter la scuola assicura la disponibilità dei supporti tecnologici necessari [… ] su richiesta delle famiglie e con oneri a carico delle stesse entro lo specifico limite definito con il decreto di cui al comma 3″
      successivamente si parla di regioni ed enti locali che potrebbero fare convenzioni con il MIUR per l’istituzione di “centri scolastici digitali collegati alle istituzioni scolastiche” in zone svantaggiate…

      che non so cosa significa, ma non assomiglia molto al fatto che una scuola compri dieci tablet per le famiglie più povere…

  26. roberto says:

    avete azzeccato tutti e due la norma applicabile, ma secondo me la risposta
    esatta è quella di pino, al quale va il meraviglioso premio

    In effetti, a me sembra proprio che il decreto non parli affatto di tablet come dice focustech (ma anche vari altri siti che mi sembrano esprimere un whishful thinking), e men che meno dei tablet della nota marca demoniaca. non vedo nessun ostacolo a che il supporto tecnologico necessario sia un volgare e tristissimo eReader invece che un fighissimo tablet.

  27. roberto says:

    ah sul premio, come dico sempre a mia figlia “cosa c’è di più bello di un bacio in fronte del tuo papà?”

    SMACK!!!

    • PinoMamet says:

      …sarei curioso di sapere cosa ti risponde tua figlia; se è riferibile!!
      :D

    • roberto says:

      intorno ai quattro anni mi ha risposto “un soldino”

      adesso mi dice “papaaaaaaà sempre la solita battuta”.

  28. Tortuga says:

    - Scusate, ma non sarebbero meglio aule munite di PC tradizionali? – Z. –

    Sarebbero meglio aule con docenti che sapessero fare il loro mestiere :D

    • Z. says:

      Con lo stipendio miserabile che lo stato paga loro dopo tanti anni di studio e sacrifici, io mi meraviglio che si presentino al lavoro – e anzi, che siano una delle categorie meno assenteiste di tutto il Paese.

      Z.

      PS: OT giusto per te!

      A Bologna hanno appena assolto alcune persone per aver presentato quello che i tuoi amici PS chiamerebbero “un esposto” recante elementi che il PM riteneva non rispondenti al vero. Certo, sono stati assolti: ma l’esito di un processo non è mai scontato, gli imputati hanno sofferto a lungo sulla graticola, e la spesa per l’avvocato (uno dei più celebri principi del foro, che a buon diritto vorrà essere pagato come merita) resta tutta a loro carico.

      Come vedi – e come i Russi impararono a loro spese nel secolo scorso – la teoria e la pratica sono spesso due cose diverse…

      • paniscus says:

        “Con lo stipendio miserabile che lo stato paga loro dopo tanti anni di studio e sacrifici, io mi meraviglio che si presentino al lavoro – e anzi, che siano una delle categorie meno assenteiste di tutto il Paese.”
        ——————————————

        Chissà come si spiega che se vai su forum ad argomento genitoriale, tutti sono istericamente convinti che gli insegnanti dei propri figli siano sempre in permesso, sempre in malattia, sempre in sciopero e sempre in assemblea, e che facciano un numero vergognoso di assenze…

        … mentre io, nella mia vita professionale di tutti i giorni, vedo in continuazione colleghi di qualsiasi materia e di qualsiasi età venire a scuola in circostanze estreme, e fare salti mortali anche con la febbre, pur di non saltare un compito già fissato, o un consiglio di classe rilevante.

        L.

        • Tortuga says:

          Tutte le cose che dici Lisa, e molte altre, non sono solo vere, sono stravere.
          Personalmente la sola cosa che rimprovero agli insegnanti è una certa carenza relazionale con gli allievi (che sono pesanti eh, per carità) e più che nella materia auspicherei una maggiore preparazione pedagogica, perché è la persona che insegna prima ancora della materia che tratta.

          Certamente gli insegnanti in questo momento non solo non sono più pagati adeguatamente, ma due riforme scolastiche indegne li hanno trasformati in burocrati raddoppiando il loro carico di lavoro senza poter vedere autentici miglioramenti della didattica, perché le riforme le inventano persone che non conoscono nulla di cosa significhi educare ed insegnare.

        • Z. says:

          Lisa,

          — Chissà come si spiega che se vai su forum ad argomento genitoriale, tutti sono istericamente convinti che gli insegnanti dei propri figli siano sempre in permesso, sempre in malattia, sempre in sciopero e sempre in assemblea —

          Se davvero si tratta di GENITORI, temo che la mala fede sia la risposta più verosimile.

          Posso capire che loro credano in buona fede che un insegnante faccia tre mesi di ferie l’anno come i figli, che credano che lavorino diciotto ore alla settimana e poi cazzeggio, e altro ancora.

          Ma è obiettivamente impossibile che non si siano accorti della costante presenza al lavoro dei professori dei loro figli. A meno che, ben inteso, non siano una manica di idioti.

          Vabbè, è pure vero che parliamo di un paese che ha appena archiviato Berlusconi dopo vent’anni.

          Z.

        • Francesco says:

          x Paniscus

          non è il paese ad avere archiviato Berlusconi.

          hanno dovuto unire le loro forze la biologia (il nonnetto ha 74 anni), la tenacia e la disinvoltura della magistratura e dei suoi amici giornalisti, le precise richieste dei mercati finanziari internazionali

          fosse per noi popolo italiano, dovendo scegliere tra lui, Casini e Bersani, avremmo scelto ancora lui – oppure Grillo

          cari saluti

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  30. Tortuga says:

    per Z

    – A Bologna hanno appena assolto alcune persone per aver presentato quello che i tuoi amici PS chiamerebbero “un esposto” recante elementi che il PM riteneva non rispondenti al vero. Certo, sono stati assolti: ma l’esito di un processo non è mai scontato, gli imputati hanno sofferto a lungo sulla graticola. –

    – elementi che il PM riteneva non rispondenti al vero –
    Credo che il problema sia questo, e non l’aver esposto una notizia di (ipotesi di) reato presso un commissariato.
    Basta non testimoniare il falso, io mica ho detto che per “indurre” le autorità ad intervenire si debbano alterare e gonfiare le proprie dichiarazioni a discapito del vero.

    In ogni caso io sbaglio a chiamare “esposto” un particolare tipo di notizia di reato, ovvero quella che riferisce elementi che possono farlo indirettamente “ipotizzare”, una ipotesi da accertare.
    La notizia di reato, che c’è o che potrebbe esserci o non esserci, indubbiamente per il magistrato è sempre tale per via del fatto che di reato si parla, indipendentemente che sia da accertare o meno.

    Mentre l’esposto effettivamente esiste ma è una cosa, procedura, diversa.
    Ora il sito è in disordine, ma più tardi, quando riesco ad accedere alla pagina ti posto il link che ho trovato.

      • Tortuga says:

        p.s.
        Tu, comunque, a mio opinione non è che puoi andare in giro a diffondere l’immagine di una giustizia capestra che punisce l’onesto cittadino che richiede il suo intervento.
        I cittadini hanno diritto ad avere una giustizia ed a fruirne, tutte le donne che subiscono violenze ed abusi hanno il diritto di ricorrere alla giustizia senza aver nulla da temere, e se lo ritengono pure per una manata sul sedere; gli abusi sui minori sono un grave reato penale, e se sono familiari ancora di più; data la delicatezza della questioni anziché prendere iniziative personali che potrebbero ledere ulteriormente le vittime, se si ha notizia o sospetto di un reato simile è quanto mai doveroso esporla all’autorità giudiziaria che ha tutti gli strumenti per indagare e svolgere i suoi accertamenti; chi informa non corre alcun pericolo, a meno che non stia dando la notizia con il palese proposito di danneggiare qualcuno e comunicando notizie false.
        Come privato cittadino puoi dire quello che vuoi.
        Ma se sei avvocato, o dici di esserlo, o le persone che ti leggono ti leggono come tale, secondo me allora non puoi più tanto dire quello che vuoi.
        Hai delle responsabilità non solo nei confronti del ricordo del tuo amico falsamente accusato.
        Punto.

  31. Ritvan says:

    —-Come privato cittadino puoi dire quello che vuoi. Ma se sei avvocato, o dici di esserlo, o le persone che ti leggono ti leggono come tale, secondo me allora non puoi più tanto dire quello che vuoi. (Tortuga a Z.)—-

    Come invito all’ipocrisia non c’è male!:-)

    P.S. Tortu’ io penso che qui il buon Z. non parli in veste, per così dire, “ufficiale”, ovvero da avvocato, bensì da comune cittadino, come tutti noi (e – particolare non indifferente per me – non se la tira con il famigerato “lei non sa chi sono io”). Poi, sai, non ho mai visto un avvocato parlare aggratise di roba leguleia e ti assicuro che a me non ha chiesto un centesimo…poi non so, magari chiediamo a Miguel se c’hanno una convenzione particolare:-)

    • Tortuga says:

      - Come invito all’ipocrisia non c’è male!:-) –

      Guarda che qui non c’entra nulla l’ipocrisia.

      – non parli in veste, per così dire, “ufficiale”, ovvero da avvocato –

      Le possibilità sono solo due:
      o lo è
      oppure non lo è.

      Nel momento in cui lo è anche se scrive sotto nick non mi risulta che sia esonerato dalla sua deontologia professionale.

      • Ritvan says:

        —-Guarda che qui non c’entra nulla l’ipocrisia. Tortuga—
        Sul mio gommone:-) la tua frase “….se sei avvocato, o dici di esserlo, o le persone che ti leggono ti leggono come tale, secondo me allora non puoi più tanto dire quello che vuoi.” si traduce in un invito o a tacere oppure a dire – ipocritamente – il contrario di quello che pensi. Dici che, invece, intendevi dire che – per non fare l’ipocrita – il caro avv. doveva tacere e basta?:-)

        —-Nel momento in cui lo è (avvocato-ndr.) anche se scrive sotto nick non mi risulta che sia esonerato dalla sua deontologia professionale.—-
        Sì, ma non mi risulta che la sullodata deontologia professionale avvocatesca imponga di tacere o di dire il contrario di quello che si pensa (tranne che in aula e a difesa del proprio cliente, naturalmente:-) ). Vedi sopra.

        • Tortuga says:

          Evvabbé, ti rendo atto che la prospettiva “dal tuo gommone” è un aspetto che non avevo colto.
          1 a 0 per Ritvan.

          (però fra i due mali forse preferisco ancora che non spaventi le persone che possono avere buoni motivi per rivolgersi alla giustizia con fiducia.)

  32. Roberto says:

    L’avvocato può essere sottoposto a procedimento disciplinare anche per fatti non inerenti alla professione se getta scuorno e vergogna sulla professione, ma che ha detto Z di tanto strano? Il fatto che ci siano innocenti che sono sottoposti a procedimenti penali traumatici (e che purtroppo non tutti se la cavano) mi pare un’evidenza e tale evidenza nulla toglie al fatto che la violenza è un reato e che non tutte le donne (e gli uomini) che subiscono violenza ottengono giustizia

    • Tortuga says:

      Fa sembrare che a ricorrere alle autorità giudiziarie ti debba per forza succedere qualcosa di male, tipo “hai visto quelli, hanno fatto una denuncia e guarda cosa gli è successo” insinuando un senso di sfiducia nel sistema giudiziario, e non mi sembra il caso che un avvocato faccia questo tipo di propaganda.

      • Z. says:

        Tortuga,

        non prendertela, ma mi sembri ossessionata che gli altri abbiano chissà quali secondi fini. Prima scrivi che dico certe cose per complottare a favore della categoria degli avvocati, poi che le scrivo per diffondere odio e discredito sul sistema giustizia, e poi chissà che altro.

        Ora, indubbiamente esistono le persone disoneste, ma esistono anche le persone in buona fede. Per le quali non è sempre piacevole essere additati come mezzi delinquenti.

        Personalmente mi limito a raccomandare estrema cautela ed estrema attenzione. In giro – appunto – c’è tanta gente disonesta, e può capitare che un errore in buona fede venga scambiato per una cattiva azione. Per questo – da persona apprensiva quale sono – valuterei sempre la possibilità di rivolgermi a un professionista per chiedere consigli e farsi assistere. O quanto meno, la redazione di una denuncia per iscritto anziché rendere dichiarazioni orali (che poi è quello che consigli anche tu).

        Naturalmente ciascuno è libero di comportarsi come meglio crede.

        Z.

        • Tortuga says:

          Sono addolorata che una bambina (eravamo partiti da quell’episodio) sia morta suicida perché le persone nella società in cui vive non hanno saputo non solo vedere e capire la sua sofferenza ma anche compiere le corrette azioni necessarie per aiutarla con il supporto di molteplici convinzioni come che i bambini raccontino fantasie, che il genitori siano buoni per il solo fatto di essere tali e sia riprovevole che un figlio accusi di qualcosa la sua famiglia, e che entrare in un commissariato sia un noioso fastidio da evitare, il tutto unito all’ignoranza di non capira cosa significa essere abusati.
          Così è morta una bimba nella nostra civilissima società, che per giunta nutre una religione dove il suicida è anche meritevole di inferno.

          Tutto questo mi da un dolore che mi lascia senza fiato e, naturalmente, purtroppo un senso di impotenza ed conseguenti indicibile ira.

          Tutto qua.

  33. Moi says:

    E “Coniugare Tradizione e Innovazione” con una versione robotico-elettronica “Androide” del Maestro Perboni, no ? ;-)

    Va be’, tranquilla Lisa … va bene anche una versione robotico-elettronica “Ginoide” della Maestrina dalla Penna Rossa. ;-)

  34. Per Tortuga

    “E’ comunque straordinario come questa comunità telematica riesca ad essere affiatata nonostante i gradi di disaccordo (notevoli!)”

    Credo che il segreto stia nel saper distinguere le divergenze di idee dalle simpatie e antipatie personali.

    Uno, perché nulla garantisce che chi la pensa come me sia meglio o peggio di chi non la pensa come me.

    Due, perché se uno sta a perdere tempo a scrivere qui, deve essere più o meno per forza in buona fede, se no starebbe a fare qualcosa di più utile :-)

    • Tortuga says:

      La due non l’ho capita molto bene … tipo più utile utile, o più utile a far danno da qualche altra parte? ;-)

  35. Per Moi

    “E “Coniugare Tradizione e Innovazione””

    Ti avverto che su questo blog sono occasionalmente tollerate le parolacce, ma esplicite narrazioni pornografiche, come questa, no.

    • Moi says:

      Va be’, ma in fondo la Tradizione NON esiste … per quanto pedissequo, chi deve tramandare qualsiasi cosa non può non adulterarla _ anche non volendolo_ rispetto a come gli è stata consegnata.

      Ciò segue nondimeno un andamento esponenziale nel tempo …

      • Z. says:

        Ma è proprio la frase a essere obiettivamente pornografica.

        Tipo “la nostra mission aziendale” o “il nostro sistema valoriale”, per capirsi :D

        Z.

        • Moi says:

          La Fyborghizzazione del Sapere fin da piccoli NON convince neppure me … ma forse per i cosiddetti “Nativi Digitali” / “Digital Natives” o anche “Diginatives” è, dal loro punto di vista, diverso … Miguel in casa, in fin dei conti, già ne ha due ; -) .

          Per chi avesse dubbi / volesse approfondire il concetto:

          http://www.youtube.com/watch?v=8mwFtYfWXQo

          presentazione di Paolo Ferri (1 di 4)

        • Moi says:

          Ah, no … 5 comunque è interessante anche il concetto di “Migranti Digitali” [sic] per gli Over 25 ;-) !

        • Z. says:

          Moi,

          tra “pastafariani” e “fyborg”, ogni volta che leggo un tuo post devo documentarmi su Internet per decifrarne la metà dei termini!

          Per fortuna che c’è wiki :D

          Z.

  36. Moi says:

    @ MIGUEL & TORTUGA

    Eppure, siamo “fyborgs” tutti quanti, qui. Dentro una voce non smette di dirmi che se ci si incontrasse ogni giorno su di un mezzo pubblico lo scenario sarebbe questo :

    http://ego-maniac.com/wp-content/plugins/woo-tumblog/functions/thumb.php?src=wp-content/uploads/2011/10/The-only-conscious-human-in-a-world-of-sheep.png&w=528px&h=&zc=1&q=90

    Poi va be’, fra immagini, youtube e simili … siamo anche un po’ dei “Cràtilo” ; -)

  37. Z. says:

    Ritvan,

    (ti rispondo qui altrimenti mi viene un papiro di un chilometro e mezzo)

    — E la Giustizia se n’è occupata. —

    Già… lasciando impuniti TUTTI i picchiatori della Diaz, TUTTI i torturatori disgustosi di Bolzaneto che non hanno rinunciato alla prescrizione, e TUTTI coloro che hanno ordinato l’uno e l’altro massacro. E lasciando in servizio, per quanto mi risulta, tutte o quasi le persone coinvolte a qualsiasi titolo nei fatti citati.

    In compenso, alcuni dei poliziotti che anziché rifiutare di far luce sul loro operato (certamente un loro diritto) hanno ritenuto loro dovere fare ammissioni – parziali, certo, ma pur sempre ammissioni: quella sulla materia cerebrale più avanti fa parte di queste – sull’efferatezza delle violenze commesse alla Diaz, sono stati condannati pur senza avervi preso attivamente parte (stando almeno alla sentenza).

    E tu se dico che questa Giustizia non è migliore di quella che lascia impunite una vignetta offensiva e scurrile mi accusi di “volere una strage giudiziaria”? gulp!

    Ammettiamolo: nonostante tutto l’impegno dei magistrati che hanno lavorato al procedimento – che per quanto ne so hanno svolto un lavoro incredibilmente complesso, affrontando una quantità enorme di problemi facili da immaginare, con equilibrio e tenacia esemplari – è difficile negare che il prodotto del sistema sia stato, appunto, oltraggioso. E direi proprio che NON è stata fatta giustizia. Direi anzi che il risultato è qualcosa che non si avvicina neanche lontanamente a qualsiasi cosa assomigli vagamente ad un pur blando concetto di giustizia.

    Ecco – se per una vignetta impunita si tirassero molotov, per cose del genere cosa si dovrebbe tirare ai colpevoli impuniti? Le orecchie?

    Più concretamente: se a mio figlio, prelevato da una corsia di un ospedale nel bel mezzo di un ricovero e portato a Bolzaneto, avessero fatto saltare i denti a botte, strappato i piercing dalle parti intime e rifilato calci finché non si fosse pisciato addosso durante sessione di tortura in caserma, e che al colpevole non fosse inflitta alcuna condanna, tu cosa diresti? Se mia figlia fosse stata “obbligate a spogliarsi, a fare piroette con commenti brutali da parte di agenti presenti anche in infermeria” (http://www.corriere.it/cronache/08_febbraio_25/bolzaneto_processo_460f1072-e3c5-11dc-9d24-0003ba99c667.shtml – presumo che ricordassi i fatti qui descritti, ma rileggerseli è sempre una buona idea), che cosa diresti? Che trovi più gravi le vignette di CH sulla Trinità, perché tanto è MIO figlio e non tuo? Per come ti conosco, e per la stima che ho di te, non riuscirei mai a crederti se tu scrivessi una cosa simile. Neppure se tu non sapessi – come forse già sai – che NESSUNO delle persone pretestuosamente fermate e vigliaccamente torturate a Bolzaneto era coinvolto negli scontri (e che gli arresti fossero puramente pretestuosi era così del tutto evidente che neppure furono convalidati).

    — Strano modo, però, di voler bene ai tuoi parenti, se ritieni meno grave PER TE un’offesa GRATUITA fatta loro rispetto ad un uso “eccessivo” della forza poliziesca —

    Ritvan, io forse non mi sono spiegato.

    Non sto parlando degli atti di violenza – magari inappropriati, eccessivi, fuori luogo – che capitano nel corso di un’operazione di polizia, come una carica durante un corteo. Bisognerebbe valutare caso per caso: spesso non si tratta di sottomettere persone disarmate e inoffensive, ed è umano che scappi qualche legnata in più, e per giunta alla persona sbagliata.

    Ma non stiamo parlando di questo, appunto. Stiamo parlando di gente aggredita a freddo in una scuola e – peggio ancora – sadicamente torturata in una caserma. Certamente non ricordavi certi episodi, perché fracassare il cranio a manganellate a una persona immobile e rannicchiata a terra con mani dietro la testa fino far schizzare materia cerebrale sui muri non lo definirei esattamente “uso eccessivo della forza”. E definire “uso eccessivo della forza” azioni come stracciare il piercing dalle parti intime di una donna, costringere un disabile al 100% a farsi addosso i suoi bisogni e chiamarlo “Nano pedofilo di merda buono per il circo”, francamente, mi sembrerebbe davvero oltraggioso per chi ha subito atrocità del genere.

    — Comunque, in questo porco mondo ognuno ha i parenti che si merita….. —

    Può darsi. Di certo, mi stupirebbe che mio figlio pensasse che un insulto volgare e gratuito a suo padre fosse da considerarsi ben più grave di gesti orrendi e atroci commessi da un pubblico ufficiale su un fermato inerme, solo perché quel fermato non è suo padre.

    — Ma porcaccia la miseriaccia, una multa salata per il direttore del periodico e il sequestro degli immondi fogliacci di quella edizione – entrambe cose NON FATTE – ti sembrano delle richieste eccessive??!! —

    Dunque, se vuoi una risposta in base alla legge vigente in Francia, e quindi sul perché dell’inazione delle autorità francesi, la mia ignoranza in materia non mi permette di dartela (ma forse robelux può aiutarti. A proposito, eurocrate vampiro e affamatore, va bene che de minimis non curat praetor, ma devo fare tutto io qui? :D). Se invece vuoi sapere se una simile legge sarebbe o meno giusta per me, allora devi avere un po’ di pazienza e spiegarmi meglio che tipo di legge vorresti che fosse in vigore. E trattandosi di Divinità il problema non è banale.

    Mi spiego meglio. La sanzione pecuniaria da te proposta, per come l’ho capita, non sembra infatti una sanzione civile. Presumo infatti che – come accade per le multe, appunto – i proventi della sanzione dovrebbero andare allo Stato, non al Papa né equamente divisi tra i battezzati. Allo stesso modo, il ritiro delle copie – tipica sanzione accessoria – serve a evitare l’ulteriore diffusione delle medesime, quindi a prevenire il danno e non a risarcirlo.

    Quella che proponi mi sembra dunque una sanzione non risarcitoria ma punitiva: presume non un obbligo di risarcire danni a qualcuno in particolare, ma un illecito che il pubblico potere è chiamato a punire.

    In altre parole, è una sanzione di natura penale o parapenalistica. A quest’ultimo gruppo, in Italia, appartengono le sanzioni per chi passa col rosso, per chi mostra inavvertitamente le proprie vergogne, per chi si fa cogliere in istato palese di ubriachezza. Da noi sono chiamate “sanzioni amministrative” e seguono di massima gli stessi principi sostanziali delle sanzioni penali, principi che presumo tu conosca uno per uno.

    Quindi, chiedere che il comportamento di CH sia punito per legge significa chiedere che vi sia una legge preesistente al fatto che preveda e punisca tale comportamento. Che sia una sanzione amministrativa o penale non cambia granché (casellario a parte): ci serve una legge che punisca la blasfemia.

    E qui casca l’asino.

    Credo tu sappia che, prima del 1996, in Italia era proibito recare offesa alla Divinità e alle persone venerate nel cattolicesimo. Si trattava di una disposizione chiara, precisa ma evidentemente ritenuta fuori luogo in uno stato aconfessionale. Infatti la Corte costituzionale ha segato via tutta la parte della disposizione di legge dalla “e” in avanti: e così la legge ora punisce (dal ’99 in via amministrativa) le offese recate alla Divinità.

    E che significa questa frase? Secondo me un bel niente, perché non si può stabilire per legge quali dei esistano e quali no. E se non ci si riferisce a un preciso culto ma a tutti i culti del mondo, allora chiunque o qualsiasi cosa può essere una divinità purché esista almeno UNA persona che la ritenga tale. Quindi, se io ritengo di essere Dio, e tu mi hai offeso, hai offeso Dio e vai pertanto punito dalla legge?

    Insomma, la legge italiana – ad esempio – mi sembra poco applicabile. Tu a che tipo di legge pensavi?

    Z.

  38. Roberto says:

    Z,
    intervengo poco perché non ho proprio nulla da aggiungere a quello che scrivi!
    Però leggendo lo scambio tra te è Ritvan un dubbio mi colse. Se il mio vicino di casa dice “la sorella di Roberto si accoppia con i verri” chi è la persona offesa? Io direi la sorella di Roberto, sbaglio?

    Ritvan
    “Già….dillo a te stesso qualora qualcuno si presentasse nel tuo ufficio e di fronte ai tuoi colleghi ti facesse degli apprezzamenti assai idioti, disgustosi e ignobili su tua moglie, tua figlia e i tuoi parenti defunti….temo che non troveresti sufficiente una sola pernacchia”

    Proprio non vedi la differenza tra insultare una persona specifica e fare una vignetta?

    Non vedi nessuna differenza tra la curva dei veronesi con il loro simpatico coro “senti che puzza scappano anche i cani stanno arrivando i napoletani” e tizio che litiga con me e mi dice “Roberto sei un terrone di merda”?

    Comunque quanto ad offese subite non ti preoccupare so cosa vuol dire…facevo l’arbitro di calcio. Non fino alla serie C come Moretti ma le femmine della mia famiglia sono state ampiamente vilipese (inoltre dovrei avere ancora da qualche parte i testicoli mummificati di un tizio che mi ha dato del figlio di donna di facili costumi durante una partita di basket)

    • Z. says:

      robelux,

      io da buon paraculo risponderei come Jarabe de Palo: “depende”.

      Se io dico a Tizio “figlio di puttana” – ammesso che sia da considerarsi un reato, cosa di cui dubito, ma poniamo di sì per semplificare – chi è la persona offesa? La madre di Tizio o Tizio medesimo? Puoi definirlo un reato plurilesivo, ma per nel caso di specie è stato detto per offendere pesantemente Tizio e non la di lui madre.

      Se io giro con un megafono dicendo “la madre di Tizio è una gran puttana” è cosa diversa.

      Z.

      PS: Comunque il tuo intervento era specificamente richiesto per la legge francese, nel senso – c’è qualche legge suscettibile di essere violata da CH che tu sappia? La domanda forse non è così oziosa, visto che in Francia – se non ricordo male – chi solleva dubbi sullo sterminio degli armeni, ad esempio, potrebbe rischiare qualche guaio…

    • Ritvan says:

      —-Ritvan:“Già….dillo a te stesso qualora qualcuno si presentasse nel tuo ufficio e di fronte ai tuoi colleghi ti facesse degli apprezzamenti assai idioti, disgustosi e ignobili su tua moglie, tua figlia e i tuoi parenti defunti….temo che non troveresti sufficiente una sola pernacchia”
      Proprio non vedi la differenza tra insultare una persona specifica e fare una vignetta? Roberto—
      No, non vedo la differenza fra insultare i tuoi cari defunti a voce e farlo a mezzo stampa…anzi, credo che farlo a mezzo stampa sia più grave che farlo a quattr’occhi solo con te.

      —-Non vedi nessuna differenza tra la curva dei veronesi con il loro simpatico coro “senti che puzza scappano anche i cani stanno arrivando i napoletani” e tizio che litiga con me e mi dice “Roberto sei un terrone di merda”?—
      No, non la vedo. E ti informo che PRIMA i tifosi napoletani avevano innalzato striscioni con susscritto “Giulietta è ‘na zoccola”, pertanto fra “simpatici” veronesi e altrettanto “simpatici” napoletani direi 1-1 e palla al centro:-). Pertanto, nel tuo ipotetico caso, il “terrone di merda” te lo tieni in saccoccia se tu per primo avessi dato al tuo interlocutore del “……. del cazzo” (o qualcosa di simile).
      Invece, non mi risulta che i musulmani – francesi o pachistani che fossero – abbiano dato della “zoccola” alla mammina del fetentissimo disegnatore di CH e nemmeno alla Gloriosa Marianna, Luminoso Faro Della Grande France.

      —-Comunque quanto ad offese subite non ti preoccupare so cosa vuol dire…facevo l’arbitro di calcio. Non fino alla serie C come Moretti ma le femmine della mia famiglia sono state ampiamente vilipese—-
      Beh, se hai negato un palese rigore mi sembra che i tifosi scurrili avessero almeno l’attenuante della “provocazione”. Cosa che i fetentissimi imbrattacarte di CH non hanno avuto. Pertanto il tuo paragone è da cassare:-).

      —-inoltre dovrei avere ancora da qualche parte i testicoli mummificati di un tizio che mi ha dato del figlio di donna di facili costumi durante una partita di basket—-
      Ah, ecco, e poi hai la faccia tosta di prendertela con quei poveri musulmani che si sono limitati a buttare qualche piccola:-) molotov nella sede VUOTA di CH….

      • roberto says:

        io negare un rigore palese?
        tu scherzi vero? non vuoi che venga a rubarti il tuo kalashnikov?
        :-)

        come diceva il mitico vujadin boskov “rigore è quando arbitro da”

        scherzi a parte direi che possiamo dire che siamo d’accordo sul fatto che non siamo d’accordo!

        • Ritvan says:

          —-…possiamo dire che siamo d’accordo sul fatto che non siamo d’accordo! Roberto—

          Già, ma io porto argomentazioni a cui non rispondi.

        • Roberto says:

          Non è che non rispondo è che non sei d’accordo con me. Secondo te il sentimento religioso di gruppi numerosi deve avere una qualche protezione giuridica (immagino che il fatto che il “porca vacca” nazionale non ti turbi più di tanto, mentre ai tre indù italiani sembra un bestemmione). Bene prendo atto, credo che sia l’opinione maggioritaria in Italia. Mi permetto di dissentire.

        • Z. says:

          Oddio Robè,

          non sono così certo che in Italia sia davvero una tesi maggioritaria.

          E se lo fosse, davvero non capirei come mai la maggioranza con l’appoggio della Curia – a cui ogni politico italiano disperatamente aspira – non sia mai riuscita a convincere governi cattolici di ogni colore politico (ossia: qualsiasi governo italiano) a far approvare una legge che punisca la bestemmia. Non è che dai finanziamenti della lobby dei bestemmiatori dipenda la sopravvivenza dei principalei partiti italiani :D

          Z.

  39. roberto says:

    non so nulla di preciso sulla legge francese.

    i genocidi tabù (quelli negando i quali si rischia la prigione) sono tre (ebrei, armeni e schiavitù). gli altri puoi negarli quanto ti pare, finché qualcuno non darà il bollino di Genocidio d’Origine Controllata

    poi sono vieteate le pubblicazioni che istigano la discriminazione o l’odio per gruppi di persone secondo l’origine, l’etnia o la religione, ma non mi sembra il caso (qui è derisione più che incitamento all’odio).

    pero’ ripeto, non conosco la legge francese se non per quanto ogni tanto letto sui giornali (non ridere, non è repubblica, se si parlano di legge non chiedono ad umberto eco o rafaella fico, ma a magistrati avvocati o professori)

    • Ritvan says:

      —non so nulla di preciso sulla legge francese. Roberto—

      Eh, grazie al …..:-), lo credo bene, visto che in Francia tale legge NON ESISTE.
      Informati sulla Sacra:-) Wiki, infedele&miscredente:-)!
      http://it.wikipedia.org/wiki/Leggi_sulla_blasfemia
      La sullodata Wiki ci informa che leggi contro bestemmia/blasfemia in Europa ci sono nei seguenti Paesi: Austria, Danimarca, Finlandia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Malta, Paesi Bassi. La Francia semplicemente NON C’E’ nell’elenco.
      Inoltre, cito siempre dalla Wiki:
      “….alcuni paesi vietano l’incitazione all’odio su base religiosa, il vilipendio della religione o gli “insulti religiosi”. Queste reati si configurano con la citazione in giudizio effettuata da chi si senta offeso nei confronti della propria sensibilità religiosa….in alcuni paesi europei è presente il crimine di “insulti religiosi”. Essi sono proibiti in Andorra, Cipro, Croazia, Repubblica Ceca, Danimarca, Spagna, Finlandia, Germania, Grecia, Islanda, Lituania, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Federazione Russa, Slovacchia, Svizzera, Turchia e Ucraina.”. E la Francia di nuovo NON C’E’.

      P.S. Siempre dalla Sacra:-) Wiki e a proposito dell’Italia riporto da una sentenza della Corte di Cassazione del 27 marzo 1992:
      ” … assurdo e fuori di luogo è il voler ricondurre la bestemmia alla manifestazione del pensiero e alla libertà costituzionalmente garantita di tale manifestazione (sia sotto il profilo dell’art. 21 che dell’art. 19 che, del primo, costituisce specifica enunciazione). Ciò che, invero, vien sanzionato, con la norma in questione, è il fatto di bestemmiare con invettive e parole oltraggiose: non la manifestazione di un pensiero, ma, una manifestazione pubblica di volgarità. Ed è pur superfluo il rilievo che, comunque, il diritto di libera manifestazione del pensiero trova il suo limite proprio nel divieto delle manifestazioni contrarie al buon costume (art.21 ultimo comma, Cost.): le manifestazioni, cioè, perseguite, appunto, in concreto, dalle norme sulla polizia dei costumi…”.

      • Z. says:

        Direi che la cassazione del 1992 interpretava in modo ineccepibile la legge penale allora vigente (art. 724 c.p.), che recitava:

        “Chiunque pubblicamente bestemmia, con invettive o parole oltraggiose, contro la divinità o i simboli o le persone venerati nella religione dello Stato è punito con…”

        E fin qui tutto chiaro. Se c’è una religione riconosciuta come “religione di stato”, la disposizione è abbastanza logica, conseguente e chiara. Ma a quanto pare l’Italia non ha più una religione di stato, e così la parte in corsivo è stata espunta dalla Corte costituzionale. L’articolo, dal 1996, suona:

        “Chiunque pubblicamente bestemmia, con invettive o parole oltraggiose, contro la divinità è punito con…”

        E a questo punto il problema diventa: cosa essere divinità?

        Dalle mie parti, il procuratore capo decise che gli autori della mostra bolognese “La Madonna piange sperma” non andavano puniti perché la Madonna non è una divinità. A parte la deprimente tristezza dell’intera vicenda, l’affermazione è vera per la religione cattolica, che si professa monoteistica: ma se per ME la Madonna è una divinità, con che criterio si decide di applicare o meno l’articolo citato?

        E infatti ho l’impressione che non si applichi granché, per essere eufemistici. Tutto sommato, però, il fatto che si eviti di processare metà del Veneto all’uscita di chiesa mi pare un risparmio non indifferente per il pianete giustizia :D

        Z.

        PS: Personalmente, se uno scrive “juventini figli di puttana e pezzi di merda” me ne strasbatto, e il tizio verosimilmente non rischia alcunché. Invece se lo stesso tizio mi dice in pubblico “sei un figlio di puttana e un pezzo di merda” la cosa mi darebbe un certo qual fastidio e il tizio rischia una bella querela (magari poi non gliela faccio, dipende… ma chissà!). Poi naturalmente ognuno ha la propria sensibilità.

      • Z. says:

        Mi resta però un dubbio: ma se si tratta di un illecito amministrativo, perché è intervenuto il Procuratore della Repubblica? e se invece si tratta di un reato, che caspita di reato è?

        A quanto leggo qua e là si parlò di vilipendio, e così forse fu iscritto dentro il Gran Registrone. Ma nessuno dei reati di vilipendio sembra calzante quanto l’art. 724 c.p., cui peraltro lo stesso PM fa riferimento: e allora il PM non poteva semplicemente mandare tutto al prefetto proprio per il 724 c.p., e rifilare la patata bollente all’autorità amministrativa?

        Z.

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