Il turismo dell’aura e le castagne di Marradi

L’altro giorno, per motivi che non vi sto a spiegare, sono capitato a Marradi il giorno della Sagra delle Castagne.

I castagni, da quelle parti, hanno una storia affascinante, essendo stati introdotti nel Medioevo dai monaci camaldolesi, che ancora oggi ne seguono i misteriosi cicli. E hanno svolto un ruolo fondamentale nella vita delle montagne.

Marradi poi è un luogo che mi piace per i suoi silenzi, il verde che lo circonda, gli alberi piegati sul Lamone con le sue anatre e le rive con gli strati di roccia che attraverso milioni di anni si sono piegati in forme sempre più strane.

Ma ieri era tutta un’altra storia.

C’era una folla sterminata di visitatori – presumo diverse decine di migliaia – che si faceva faticosamente strada a piedi dalla stazione, dove ogni treno veniva accolto dalla banda musicale, strategicamente piazzata accanto ai gabinetti chimici.

Poi la folla proseguiva lungo la via intasata di macchine, per arrivare in paese.

Si pagavano due euro per entrare nel centro della cittadina, accessibile liberamente tutti gli altri giorni dell’anno.

Il centro era pieno di bancarelle – le stesse che ci sono a tutte le fiere – dove accanto a giocattoli cinesi e panini alla porchetta (a prezzi esorbitanti) si vendevano sacchetti di castagne.

E quella folla si teneva esclusivamente dentro il percorso ufficiale, che non includeva un centimetro di verde o un’anatra, almeno viva.

Io infatti mi sono fatto cento metri più in là, e ho ritrovato subito il familiare silenzio.

Perché quella folla si era riversata da mezza Toscana e mezza Romagna?

Ora, i giocattoli cinesi e le castagne li trovi pure sotto casa, solo che quel giorno a Marradi, dovevi fare una fila interminabile per comprarteli.

Peggio per chi ci va, direte, o probabilmente meglio per Marradi. Ma più che i giudizi, mi interessa il fenomeno in sé.

Negli ultimi decenni, in tutta Italia, si è diffuso qualcosa che potremmo chiamare “turismo dell’aura“.

Enormi masse di persone si muovono, in condizioni spesso di notevole disagio, per recarsi nel posto che i media descrivono come contornato da un’indefinibile aura, che si genera un po’ pornograficamente coniugando tradizione e innovazione. Il fenomeno è inseparabile da quello generale della valorizzazione dell’identità, di cui le ricadute politiche sono la parte meno significativa.

Può trattarsi della Fiera della Castagna di Marradi, oppure della mostra dei Pittori Nonsoché a Palazzo Grassi a Venezia, oppure dell’aperitivo in un certo locale, dove una musica assordante ti ferisce le orecchie mentre fai a gomitate per arrivare alla cassa.

Mi sembra evidente che l‘oggetto in sé abbia pochissima importanza. Le castagne, il quadro (che si vede meglio e con molta più calma su un buon libro di storia dell’arte), l’aperitivo, in quelle condizioni di tensione, si guastano.

Lo stesso vale per i luoghi: ho passato una parte della mia infanzia tra le Alpi, e sono rimasto sorpreso a vedere come Brixen/Bressanone sia diventato una calamita per italiani.

Brave persone, certamente, ma quelle che ho visto non parlavano una parola di tedesco, non amavano passeggiare tra i monti, non sapevano nulla di storia e non avevano il minimo amore per l’antica e incredibilmente radicata cultura contadina dei villaggi circostanti.

Non si tratta esattamente di moda, nel senso di calcolo opportunistico per la propria immagine: lo status di una persona non cambia, se può vantarsi o no di essere stata a Marradi o a Brixen, e cambia certamente di poco se ha visitato la mostra a Palazzo Grassi. E questo rende il fenomeno ancora più misterioso.

Andare in montagna, per sagre, a mostre o in locali in, ha forse qualcosa di “alto”; ma cosa lo distingue dal turismo “basso” delle crociere, dove troviamo persone disposte a pagare cifre non indifferenti per farsi rinchiudere per una settimana in una disagevole scatola di metallo in mezzo a un mare battuto dal vento?

Non è poi che la gente oggi abbia finalmente i soldi per permettersi gli sfizi: istintivamente, situerei la nascita del turismo dell’aura attorno al 1975, cioè proprio quando inizia la lunga crisi economica che stiamo ancora vivendo.

Tutto sta, evidentemente, nel nome, o meglio nell‘aura che si costruisce attorno a un luogo, e quindi dovremmo cercare la chiave in qualche svolta piuttosto recente nell’immaginario occidentale.

Infatti, la cosa riguarda tutta l’Europa.

Trent’anni fa, in Bretagna, non c’erano centri commerciali, e solo qualche coraggioso osava sfidare lo Stato, tirando fuori la bandiera bretone. Oggi, nei centri commerciali, ti vendono le borse della spesa con la bandiera bretone stampata sopra.

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75 Responses to Il turismo dell’aura e le castagne di Marradi

  1. A scanso di equivoci, metto qui tra i commenti una nota.

    Credo che il comune di Marradi faccia benissimo a promuovere la Sagra, e soprattutto fa bene a far pagare l’ingresso nel centro storico durante la sagra, così la comunità riceve i benefici e non solo i costi dell’operazione.

    Certo, ci sarà la “mafia” dei bancarellai, ma farà bene anche ai commercianti locali; e siccome la Sagra ha luogo solo due domeniche l’anno (credo) non c’è pericolo che nascano infrastrutture pesanti, tipo nuovi centri commerciali, megadiscoteche e tutto il resto.

    Mi interessa infatti capire perché la gente ci va, non criticare chi la gente la invita o la accoglie.

  2. Francesco says:

    A quanto pare il bisogno disperato di avere una identità che accumuni (quella che sia tu sia il consumismo negate assolutamente) spinge a fare qualsiasi cosa, anche costosa e sgradevole e priva di senso, purchè la si faccia insieme.

    Ieri ero a vedere un’orrenda mostra di pezzi di corpo umano imbalsamati e messi in posa a Milano (fregato dalla tizia che ha detto “che bella per i bambini” dopo esserci stata), c’era una coda da non credere, e scommetto che non tutti erano necrofili.

    Solo che era diventata una cosa “da fare”.

    Di solito evito come la peste, questa volta sono stato portato dalla famiglia.

    Di mio, preferisco di gran lunga le cerimonie religiose, che ormai sono pure semideserte e si godono meglio.

    Ciao

  3. Per Francesco

    “A quanto pare il bisogno disperato di avere una identità che accumuni (quella che sia tu sia il consumismo negate assolutamente) “

    Chi sa perché senti il bisogno di dire che siamo in disaccordo, una delle poche volte che lo siamo.

    Hai letto i miei post sulla comunità dell’Oltrarno?

    La differenza è che quella è una comunità che vive spontaneamente, senza aver bisogno di grandi Spazi Pedonalizzati, di avere tutti i lastroni dei marciapiedi perfettamente squadrati o di cartelloni che invitino ad Assaggiare la Vera Fiorentinità.

    • Francesco says:

      ma noi non siamo affatto d’accordo, temo.

      io sono convinto che l’antidoto a queste identità posticce e alienanti sia una identità vera, salda, radicata nella storia, collegata a solide basi, grazie alla quale si può stare da soli senza vacillare e andare a incontrare chiunque.

      non mi pare che questo sia quello che credi tu.

      ciao

      PS e a me i centri commerciali piacciono, a differenza delle sagre. anche se ricordo una sagra ligure che frequentavo da bambino coi miei dove si mangiava benissimo delle robe strane … altri elementi non mi sono rimasti nella memoria

      • Z. says:

        Non è il mio campo, ma da babbano a tutto tondo – anche nel senso della panza – mi viene da pensare che a volte una tradizione radicata e collaudata può aver fatto il suo tempo senza che per questo ve ne sia un’altra, migliore e più attuale, pronta a prendere il suo posto.

        Z.

        • Francesco says:

          sarà hegeliano per perchè una tesi abbia fatto il suo tempo deve sorgere un’antitesi di pari livello

          e allora si soffre confusione per il tempo necessario allo sviluppo di una sintesi

          non mi sembra plausibile passare da una tesi al nulla

          ciao

        • Z. says:

          Certo, non hai tutti i torti. Per quanto ne so persino il crollo dell’Unione Sovietica fu problematico da questo punto di vista. Addirittura lo fu la morte di Stalin: e per i suoi stessi dirigenti, ossia per coloro che lo temevano più di tutti al mondo.

          Però non è che si può far finta che un periodo non abbia termine. Prima o poi si muore, tocca farsene una ragione, e questo vale per Stalin, per Cavour, per De Gasperi, e vale per le idee così come per le persone.

          Z.

        • Francesco says:

          la morte delle persone è un fatto biologico con cause biologiche

          cosa porta alla morte delle idee? mi verrebbe da dire l’emergere di nuove idee

          sbaglio?

          ciao

        • Z. says:

          Secondo me, soprattutto il fatto che quelle idee non siano più ritenute adeguate ai tempi, il che molto spesso accade quando davvero non lo sono più.

          Z.

  4. nic says:

    Semplicemente credo che nutrano la paradossale speranza di trovare qualcosa di totalmente nuovo (un bar-pub-disco) o di assolutamente vecchio (sagre e turismo etnico) segretamente sopravvissuto al vuoto del Bloom.

  5. PinoMamet says:

    Non c’è solo il fatto delle radici (che poi sono sempre radici presunte o radici ideali o desiderate, come la gita a Bressanone per l’italiano…)
    c’è anche il fatto che certe cose van fatte possibilmente tutti insieme
    (le mostre/evento del pittore Tal dei Tali) per avere più valore spendibile.

    “Hai visto la mostra di Caravaggio a Palazzo Vaffanculi?”
    “Sì (qui bisogna inserire una frase che dimostri di capire l’arte, adeguata al livello culturale proprio e dell’interlocutore- tutto ciò serve come metro di valutazione, ma la risposta affermativa è preliminare)”

    Averlo visto per i fatti propri, magari “in location”, vale paradossalmente meno, perché non controllabile o comunque sfuggente al rito del controllo sociale.

    Ora, naturalmente puoi raccoglierti le castagne da solo; è anche divertente, se il bosco è solitario e immerso in una mistica nebbia, altrimenti è solo un gran rottura di palle; oppure le puoi comprare al supermercato;
    ma non vale altrettanto, l’importante è che le compri quando e dove le comprano tutti, in modo che tutti possano controllare la validità delle tue “radici”
    (in questo caso si tratta di radici, e non di livello culturale, ma è lo stesso).

    è come il controllo del passaporto alla dogana: per forza c’è fila!

    • PinoMamet says:

      per Z.
      ;)

      ed è esattamente la stessa cosa di quando ti sgomitano allusivi chiedendo “e allora stasera un bel piatto di galleggianti da brodo (scil. “anolini”) eh?”

      tu (leggasi io) gli rispondi che non ti piacciono, e sei immediatamente bollato come “il nemico…”

      • Z. says:

        Tu non sei il nemico.

        Sei un compagno che sbaglia.

        Come Moi, insomma, ma in un senso differente :D

        Z.

  6. Pierluigi says:

    mah secondo a me alla gente piace proprio accumularsi uno sopra l’altro, perdersi in una folla, sminuire il senso della propria individualita’ e stemperarsi in una massa di carne umana. siamo come tanti altri animali di branco. per questo queste kermesses hanno successo. un po’ come andare in supermercato, la gente ci va per perdersi nella massa.

  7. roberto says:

    io alle sagre ci vado perché mi diverto!
    mi piace l’atmosfera di festa, la banda, il concorso della reginetta della castagna ed il fatto di incontrare sempre qualcuno.
    un anno non è ben speso se non sono andato alla sagre della mela a steinsel, alla schoubefeur a mangiare il pesce fritto, al mercato di natale e alla sagra della noce di vianden

    poi è sicuramente vero che le sagre dalle mie parti hanno delle dimensioni veramente umane, ed insomma ci si diverte tranne ad essere veramente misantropi

  8. Tortuga says:

    Non c’è religione che non preveda il rito di pellegrinare periodicamente in un luogo comune a ri-unirsi collettivamente per mantenere vivo un senso di identità condivisa, cercando così di ricomporre le fratture che si generano nella quotidianità.
    L’andare a teatro, la festa, la sagra, sono rituali pagani.
    In una società dove a fare da minimo comun denominatore è rimasto molto poco, il rito di acquisto collettivo ne sostituisce altri, in questo caso anche come utile dispositivo di ridistribuzione delle risorse a vantaggio dei produttori di castagne.
    In qualche modo ricordarci di far parte di una comunità è rigenerante.

  9. maria says:

    Io alle sagre ci andrei qualche volta se non sapessi che ci sono grandi folle e che per mangiare si deve fare la fila, penso che l’identità conti poco, forse più semplicemente le persone vanno a queste feste che in genere sono di domenica, per fare una girata in posti belli come marradi, appunto, e comprare o mangiare una volta i funghi, una volta le castagne, una volta i tortelli. Insomma una forma di svago.

    Mi piacciono ,nei giorni feriali però quando sono semivuoti, anche i grandi centri commerciali, per girellare qua e là , provare divani, tastare piumini ,esaminare pentole o lumi che non compro e infine mettersi al tavolino del bar con un pezzo di torta e caffè non per fame ma per gola :-)

    • PinoMamet says:

      è quello che faccio anche io in effetti :)

      fatto sta che m’avete fatto venir voglia di caldarroste, ma se avete una vecchia stufa di ghisa da qualche parte (va bene anche una piastra però) vi consiglio le patate tagliate non troppo sottili, buttate sul ferro arroventate con un po’ di sale sopra alla come viene viene…
      certe cose rustiche piacciono anche a me! ;)

      • roberto says:

        io ci aggiungo anche rosmarino e qualche spicchio d’aglio (come quando le faccio al forno ma senza olio)

      • Francesco says:

        quanto tempo ci mettono a cuocere?

        stasera quasi quasi provo

        • PinoMamet says:

          Poco tempo, dacci un’occhiata e assaggia… io faccio così…
          essendo una roba che ho imparato da mio padre mentre passava il tempo, e non da mia madre mentre cucinava, devo dire di non aver mai fatto troppo caso alla velocità di cottura ;)
          ci si mette seduti e si fan due chiacchiere ;)

        • roberto says:

          seduti a fare due chiacchiere? e chi sorveglia il ragu e l’arrosto ??? (le patate sono solo una meravigliosa scusa per tutto il resto)

        • Tortuga says:

          Da ragazza in campagna si prendevano le patate più piccoline e si mettevano nel camino e si ricoprivano di brace, dopo una mezz’oretta si tiravano fuori, si facevano freddare un po’, gli si dava una spolverata una schiacchiata con un colpo secco del palmo della mano e poi si mangiavano così, con tutta la cenere che non si era spolverata via, un quartino di rosso e una paio di salsicce seccate e via: merenda e cena :-)

        • Andrea Di Vita says:

          Posso consigliare a tutti di mettere un uovo sodo sotto la brace e di aspettare che il guscio prenda un bel colore marroncino scuro? Poi si rompe il guscio e si mangia un ottimo uovo sodo affumicato (l’odore del fumo passa attraverso il guscio).

          Funziona anche con le cipolle, meglio se non troppo grosse, una volta che la brace ha carbonizzato la buccia più esterna.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

        • roberto says:

          questa cosa dell’uovo non l’avevo mai sentita e mi pare quanto mai sfiziosa!!! la provero’ alla prima occasione

  10. p says:

    marradi ha una marcia in più. Può giocarsi la carta “dino campana”. Poi è vero che campana di lì scappava. Ma scappava da qualunque luogo. Fino a che non l’hanno chiuso in manicomio.p

    • maria says:

      Pare che dino campana venisse a piedi a firenze, ma lui era folle e se lo poteva permettere:-)

  11. Moi says:

    @ TORTUGA

    Tieni presente che _ alla faccia di chi dice che il Latinetti non servono a nulla, come se non vi fosse che il “Latinorum” di Don Abbondio_ l’ Islam Balcanico, quivi rappresentato da Ritvan, è quello che più d’ogni altro interpreta la “SottoMissione” come “Sub DeUM” (dinamismo, moto per luogo entro un limite) anziché “Sub DeO” (stasi, stato in luogo, stato di “ferma”); l’Islam come “Misticismo & Tirannia” va pertanto cercato “altrove”. Anche un “altrove spirituale”, visto che il tuo detestato (non senza delle ragioni) Umar Andrea è Italianissimo, di “Genovabad” [sic].

    Qualcuno dirà che il Corano è in Arabo, né in Albanese né in Latino … tuttavia se un periodo di progresso nel nome dell’Islam è stato possibile, allora la resa con l’accusativo non può essere chissà quanto sbagliata. Resto comunque nella convinzione che la spiritualità sia un fatto “ascensionale”, ove la chiusura mentale va da detrimento della “portanza” della spiritualità stessa.

    @ Z

    Sì, va be’: la ditta “DogIsAGod” (probabilmente ispirata a certi “battutoni” del tipo che “Se l’ Inglese funzionasse come il Veneto l’ espressione di disappunto più frequente sarebbe palindroma !”) è “Borso (!) del Grappa”, Treviso … ma non tergiversare con il Nichilismo Giuridico “more solito” [che NON si pronunzia “móur sòl-àito”, ovviamente !] , eh ! ; -) e non cercare di sminuire la blasfemolalìa come antidoto a “Misticismo & Tirannia” .

    @ PEUCEZIO

    A Bologna ci sono espressioni idiomatiche, non proprio complimenti, : -) che alludono alla pronunzia della “/R/” di Parma e dintorni imperniandosi attorno alla parola “ al ranòc’ “ … forse (!) alla medesima origine dello spregiativo Inglese _e ancor più AngloAmericano _ “Frogs” per i Francesi. Esiste anche relativio verbo “śranucèr”, es: “a Pèrma, quànd ch’ i dscårren, i śranòcen …”

    D’altronde le “nostre ed nuèter” vestigia fonetiche celto-norrene stanno nelle “z” sorde e sonore interdentali (come in Islandese le due rune aggiuntive all’ alfabeto latino, diacritici compresi) in luogo delle toscane non-interedentali nonché nella particolarissima “å” (come in diverse lingue scandinave, con particolare frequenza in Svedese) vero discrimine, a Bologna, fra “eudialettofonia” e “cacodialettofonia”.

    La “å” modifica anche, in certi casi, in “n” le “m” che seguono le “o” prima di un’altra consonante … ad esempio “pompa” e “pomodoro” modificati foneticamente in “pÅNpa” e “pÅNdor” …

    @ IZZALDIN

    Hai ragione, ma non bisogna tuttavia mai dimenticare il fatto che l’ Avulsione dal Mondo Reale è da sempre la Spada di Damocle, appesa a un crine, che sovrasta ogni Intellettuale … penso che chi, in “Occidente” (qualunque roba si voglia intendere !) è ossessionato dagli “Islamofobi Autoctoni” sarà invece “cornuto e mazziato” : -) , nei propri convincimenti, da parte dei “Tamarrini Migranti”.

    @ MIGUEL

    Sull’ “Estetica da PapaBoys” ho i miei “seri” (si fa per dire, vista l’immancabile ilarità involontariamente suscitata …) dubbi :

    il “Cate Creativo” [sic] e le “Pasqualate” dimostrano incontrovertibilmente (!) che _ con cattiva : -) pace di Mauricius _ la Chiesa Post(!)Conciliare non di rado si autoridicolizza involontariamente (!) “meglio” _ o “peggio”, a seconda_ di quanto possa fare (o non fare) lo sberleffo anticlericale toscanaccio, sempre più stantìo _ con cattiva pace : -) di Lisa Paniscus_ in tempi di “Islamme” e “Monsummani”.

    “Monsummani” che ultimamente hanno vezzi “Islamic Style” [sic] che dispiacciono più ai “Loro Vecchi” che a chiunque altri … Qualche rara volta la “Trovata Halal” è talmente grottesca da sembrare involontariamente (!) un “perculaggio islamofobo” … buon segno, quindi, per l’ auspicata ”integrazione”. : -) ;- )

    E Marradi ? Cosa c’entra ? Be’ è uno spaccato di mondo Reale, sotteso a un “EnKaiPan” con quanto sopra.

    Il fatto che non riesca a vederlo lucidamente non significa che non vi sia …

    Tuttavia è un’ispirazione venutami da questa vignetta :

    http://ego-maniac.com/wp-content/plugins/woo-tumblog/functions/thumb.php?src=wp-content/uploads/2011/10/The-only-conscious-human-in-a-world-of-sheep.png&w=528px&h=&zc=1&q=90

    “The Only Conscious Human in a World of Sheep”

    • PinoMamet says:

      ” vestigia fonetiche celto-norrene”

      Moi, celto-norrene nun se po’ sentì!!
      I Celti storici già “si nasavano poco” con i Germani…
      e poi all’epoca delle lingue norrene (particolare ceppo delle lingue germaniche) si erano già trasformati in Irlandesi, Gallesi e, alla peggio, Francesi (ante litteram…. diciamo Romani amministrati dai Franchi, per usare la terminologia dell’epoca…)

      ciao!

  12. Moi says:

    @ ANDREA BOARI

    Il “Vaudeville” (che tu ritieni eloquente metafora per capire il mondo reale attorno a noi …) è un genere molto popolare nelle recite parrocchiali POSTconciliari … magari parlano di Santa Caterina da Siena sull’ aria di una canzone di Lady Gaga in cui si parla(va) di rapporti sessuali, anche bisex o homosex, con sconosciuti sotto l’ effetto di qualche droga allucinogena !

    Tipo, questa (versione “intonsa”) di cui non ci sarebbe nulla di cui meravigliarsi in caso di adattamenti da “iper-dulìa” :

    http://www.youtube.com/watch?v=mP2srT6hh2Y

    … E con la UAAR che, in questi casi, sempre sghignazza: “Hahahahaha i Cattos ormai stanno alla frutta !” [cit.]

    … Tutto regolare, eh Mauricius ?

    … Ad ogni buon merito: “Dio ha sempre sei vantaggi di lunghezza !” [cit.]

    PS

    Che roba l’ è “Altri Ateismi” [sic] della UAAR ? Se, come temo che sia, vuol significare “Altri AntiClericalismi” … è davvero patetico !

  13. Moi says:

    @ ANDREA BOARI / Z / Tutti

    ** Vaudeville PostConciliare**

    Originale :

    http://www.youtube.com/watch?v=sURek0ZaupE

    Applicazione di Dulìa :

    http://www.youtube.com/watch?v=HNOoIiMfjBY

  14. jam says:

    …alcuni autunni fa sull’appennino tosco-emiliano ho mangiato un chapati locale fatto di farina di castagne: i ciacci, che delizia!
    tutto era in sintonia, paesaggio e sapori camminavano insieme, e quel sapore aveva un gusto particolare, un gusto speciale, proprio in quell’aria e in quel paesaggio, x’ quando ho provato a farli altrove, erano diversi, mancava qualcosa d’importante! e anche le castagne hanno un’aura brillante, ma occorre raccoglierle in un giorno di sole mentre il riccio appena aperto le fa sbocciare e loro appaiono in una brillantezza quasi assoluta, ancora avvolte nel vellutino tenero della parete interna del riccio, in quei momenti le castagne sono preziose! sono rimasta stupita dal loro stupore, quando all’improvviso il riccio aprendosi le proietta nella luce.
    quasi ipnotizzata raccoglievo castagne, ed una mi sembrava più bella dell’altra. senz’altro il fatto di essere rimaste occultate nel buio protettivo del riccio, conferisce a questo frutto un sapore ben speciale, un sapore un po’ da tubero, infatti quando mangio gli ignam, penso con nostalgia alle castagne perché nel loro sapore qulcosa li accomuna. gli igmam nascosti nell’oscurità della terra, le castagne nascoste in quella del riccio…

  15. izzaldin says:

    @moi
    tu scrivi
    @ IZZALDIN

    Hai ragione, ma non bisogna tuttavia mai dimenticare il fatto che l’ Avulsione dal Mondo Reale è da sempre la Spada di Damocle, appesa a un crine, che sovrasta ogni Intellettuale … penso che chi, in “Occidente” (qualunque roba si voglia intendere !) è ossessionato dagli “Islamofobi Autoctoni” sarà invece “cornuto e mazziato” : -) , nei propri convincimenti, da parte dei “Tamarrini Migranti”.

    io in questo topic non ho commentato!
    a cosa ti riferisci? al commento nel penultimo post? non capisco! :)
    vorrei provare a risponderti, ma non riesco a identificare in maniera precisa la figura di “tamarrino migrante” di cui parli.
    Intendi il figlio di marocchini che si comporta come il peggior “maraglio” (sono poliglotta :) ) incarnando i peggiori sterotipi dell’italica (a questo punto, universale) tamarraggine, oppure le possibili giovani leve di musulmani arrabbiati italofoni (categoria che non mi sembra granchè numerosa,anzi..)?
    saluti,
    Izzaldin.

  16. PinoMamet says:

    ” Non è poi che la gente oggi abbia finalmente i soldi per permettersi gli sfizi: istintivamente, situerei la nascita del turismo dell’aura attorno al 1975, cioè proprio quando inizia la lunga crisi economica che stiamo ancora vivendo.”

    Focalizzato solo adesso, ma credo che c’entri anche questo (in aggiunta, e non in opposizione, a tutte le considerazioni di cui sopra):

    nel senso che io (uomo schifosamente medio) avendo più soldi non andrei a Marradi con mille altri quando ho il giorno libero, ma Sperdutenberg per un mese
    (vabbè io no perché la montagna mi sta sulle balle, diciamo un altro uomo medio);

    non andrei sulla disagevole scatola di metallo in crociera con mille altri pirla e un decina di pirloni di animatori, ma su un bellissimo yacht a vela degli anni Trenta (gli cago in testa io, a Briatore), e così via…

    http://www.youtube.com/watch?v=31_3H7Rj8AU

  17. Tortuga says:

    Carissimi, Buongiorno!

  18. astruso says:

    E se non ci fosse assolutamente un motivo che accomuna i partecipanti all’evento ?
    E se non ci fossero nemmeno motivi nuovi rispetto a quelli del passato ?
    Mi sembra irrazionale ritenere che un gruppo umano sufficientemente ampio debba avere una ragione comune per partecipare ad un evento molto corrente, normalissimo e senz’altro piacevole (non è mica un’esecuzione capitale).
    La ragione comune potrebbe essere il generico desiderio di “divertirsi”, partecipando ad una “festa” (perdonate la banalità, ma a volte ho la sensazione che si vogliano dare risposte cosmiche a domande molto terrene).
    E’ solo una sagra, maledizione !
    Le sagre e le fiere erano stracolme di gente anche quando ero bambino, un secolo fa.
    Che hanno in comune la sagra della castagna (o del cinghiale, del raviolo, della salama ecc) con la mostra del pittore X ?
    Siamo sicuri che i due eventi condividano gli stessi visitatori ?
    A me pare più probabile che il visitatore della sagra finisca in crociera, che altro non è che una sagra galleggiante.

  19. maria says:

    Le sagre e le fiere erano stracolme di gente anche quando ero bambino, un secolo fa.
    Che hanno in comune la sagra della castagna (o del cinghiale, del raviolo, della salama ecc) con la mostra del pittore X ?
    Siamo sicuri che i due eventi condividano gli stessi visitatori ?
    A me pare più probabile che il visitatore della sagra finisca in crociera, che altro non è che una sagra galleggiante.

    maria
    sono proprio d’accordo, ogni evento ha i suoi estimatori, che a volte possono anche coincidere, però in verità dubito che il povero vecchio che per la calca si è sentito male sul treno che tornava a firenze ,e sbarcato anzitempo a Vaglia per le opportune cure, sia un frequentatore delle mostre di palazzo Vanfanculi ,per usare l’ espressione di Pino :-)

  20. Moi says:

    @ IZZALDIN

    I primi che hai detto, e visto che sei poliglotta ; -) ti dico che “ai n’é a balûś” … non di rado, appunto per sentirsi “integrati”, diventano “caricaturali” dei “maragli”/”tamarri”/”coatti” ecc .. autoctoni.

    Mai visti ? Non v’è peggior cieco di chi non vuol vedere, per dirla _più o meno_ con il Profeta Is’a : -) … molto importante nell’Islam.

    Al massimo possono _trasformandosi momentaneamente (!) nei secondi che hai detto_ usare la religione islamica come pretesto di copertura identitaria per far casino in piazza , ma NON “ci credono” … le loro vite e il loro “modus vivendi”, rispetto al Corano e al Profeta, restano assolutamente impermeabili.

    • izzaldin says:

      @moi

      calma.. :) io non conosco i secondi, i tamarrini li conosco eccome, sia in Italia che in Germania. In Germania c’è il luogo comune che tutti i turchi portano i pantaloni infilati dentro le scarpe (come i terroni qui in Italia) .. E anche in Francia, immagino, per i “francesi etnici” l’equivalente semantico dei Tamarri, Maragli Truzzi o Tasci nostrani saranno i giovani della banlieu con la macchina montata e le luci blu sotto… :)
      In Italia la tamarraggine è integrazione, in Europa è distinzione…
      ;)
      saluti,
      Izzaldin

  21. Moi says:

    @ Z

    Piuttosto te, prima o poi dovrai giustificare perché reputi “una gran bazza” : -) che le autorimesse debbano adibire specifiche aree di sosta e di stazionamento riservate ai Draghi Invisibili, con particolare attenzione, fra l’altro, ai Draghi Invisibili Esotici. : -)

    • Z. says:

      Egregio Sig. Muà,

      non credo nel Vostro drago invisibile, ma sarei disposto a mori… no, via, non esageriamo. Però trovo giusto che Voi abbiate il diritto di venerarlo né più né meno di quanto di tutti gli altri adoratori di altri draghi invisibili, esotici o nostrani che siano.

      Eccheccàz.

      Z.

  22. Pietro says:

    Mi ricorda tanto quelli che tifano la nazionale di calcio, seguono le Olimpiadi, guardano il rugby/basket/pallavolo/pallanuoto perchè ne parlano i mezzi di informazione ma non capendone una mazza… Il vero potere creatore della parola, che si fa verbo (e pure complemento oggetto). Sarà per questo che della nazionale non me ne è mai fregato un tubo e ho sempre amato i campionati, e quelli lunghi ancora di più. Il “tifo da singolo evento” è facilmente fruibile ai più, non necessità conoscenza e non impegna più di tanto. Ecco, con la sagra di Marradi mi sembra avvenga più o meno la stessa cosa.
    p.s. e alla lontana mi ricorda anche i nazionalismi fratricidi stile guerre yugoslave…

    • roberto says:

      giust!
      per guardare il rugby o i tuffi alle olimpiadi devi prima impararti bene le regole, leggere almeno tre saggi e poi, solo quando la Commissione degli Esperti ti ha dato il patentino di Esperto Autorizzato Guardone, allora puoi accendere la televisione…

      ma faciteme ‘o piacere, e lasciamo che la plebe si diverta come le pare e piace, cribbio!

      sul rugby, ogni volta che non capisco una fischiata (cioé al 75%) penso alle parole di castrogiovanni

      Il rugby?
      “Non lo capisco. Ci sono molte regole, la prima è che la palla si passa indietro. Ma sa cosa devo fare io in campo? Abbassare la testa e spingere. Basta, non serve capire altro”.

      http://www.repubblica.it/sport/rugby/2012/02/09/news/intervista_castrogiovanni-29577310/

      • Pietro says:

        Mica erano accuse personali. Sono un’analisi di una dinamica sociale. Penso sempre più spesso che il problema di molte persone sia la mancanza di capacità di astrazione, ossia il guardarsi da fuori

      • roberto says:

        lo so che non sono accuse personali, senno’ avrei chiesto a ritvan di presatrmi il suo kalashnikov. è semplicemente che non condivido l’analisi

      • roberto says:

        vedi, quando scrivi “Il “tifo da singolo evento” è facilmente fruibile ai più, non necessità conoscenza e non impegna più di tanto” la domanda che mi viene è “so what”? il fatto che sia facilmente fruibile & non impegnativo, lo rende in qualche modo diverso da un divertimento difficilmente fruibile ed impegnativo (a parte il fatto che nel secondo caso non ci si mischia con la ggggente)

        • Pietro says:

          Ho capito cosa intendi. No, non ci ho messo quell’accento (ed è cosa rara). Intendevo sottolineare solo la loro modalità di fruizione, come mangiare da McDonald e andare al ristorante. Il fatto in sè non muta (ingurgitare cibo) ma muta il contorno (tempo dedicato alla preparazione, che sia la ricerca del luogo o la scelta del vestito). Sempre senza dare giudizi di valore, il tifo da singolo evento nel caso di una partita di calcio dura 90 minuti (nell’intervallo ci si dimentica dell’evento), più eventuale rito di festa collettivo (ma qui entriamo in altri campi). Il tifo non da singolo evento dura molto molto di più con ben maggiori implicazioni! :)

      • PinoMamet says:

        ” per guardare il rugby o i tuffi alle olimpiadi devi prima impararti bene le regole, leggere almeno tre saggi …”

        mah, i tuffi mi sembrano abbastanza semplici: essere composti in aria, allineati quando si entra in acqua, sollevare pochi spruzzi… insomma, il più “bello” da vedere vince.
        Il rugby è già più complicatino, ma nel complesso si fa seguire abbastanza, insomma si capisce chi vince e chi perde; sul baseball invece, nonostante sia una tradizione delle mie parti e ci abbia fatto i proverbiali “due tiri”, desisto: qui si va sulla metafisica pura!

        • Z. says:

          Sul rugby sono d’accordo con Pietro. Mi pare uno di quei fenomeni di cui nessuno capisce una fava – ammucchiate che manco Rocco Siffredi, palle che spuntano fuori a cazzo di cane, fischi che nessuno capisce seppure molti facciano finta di capirli – ma che bisogna fingere di capire perché vanno di moda. Tra parentesi, l’intervista a Castrogiovanni è uno dei miei argomenti preferiti contro gli spettatori che fanno finta di capire il rugby.

          Mentre il calcio, ammettiamolo, è bello da vedere e non richiede né lauree in common law né particolare passione per le ammucchiate maschili :D

          Z.

        • Z. says:

          …mentre onestamente il baseball, che pure non ho mai praticato, non mi è mai sembrato così metafisico. Poi, naturalmente, può piacere o meno…

          Z.

        • PinoMamet says:

          Mmm sarò strano io, ma..

          nel rugby certo non capisco tutte le regole, né mai finsi di capirle, ma caspita, devono fare meta e possono solo passare la palla indietro: quanto al resto, se è sufficiente per Castrogiovanni, lo è anche per me ;)

          nel baseball a parte l’assurdità di due squadre che fanno cose diverse a turni, ci sono un sacco di queste robette qua (cito da Wikipedia):
          “…L’attacco può segnare punti anche in caso di battuta non valida o mai effettuata, quando:

          * con le basi piene, il lanciatore concede al battitore la base ball (walk) o lo colpisce con il lancio (hit by pitch);
          * con le basi piene, il lanciatore commette un fallo (balk);
          * il lanciatore fa un lancio pazzo (wild pitch), cioè non trattenuto o trattenibile dal ricevitore, e un corridore riesce a correre a casa;
          * il battitore colpisce lungo e viene eliminato al volo. Siccome dal momento in cui il difensore prende la palla i corridori possono avanzare, un corridore in terza base riesce a correre a casa prima che la palla sopraggiunga al catcher (sacrifice fly);
          * caso raro, un corridore in terza base riesce a “rubare” casa base (stolen home).”

          che non esattamente né scontate né intuitive per lo spettatore occasionale…

          ciao!

        • Francesco says:

          x Pino

          insomma, alla fine devi solo fare il giro del diamante senza essere toccato da uno con la palla …

          parlando invece di sport belli, qualcuno di voi apprezza il basket?

          :D

        • roberto says:

          è evidente che il calcio è la cosa più divertente del mondo da guardare!

          il rugby l’ho scoperto 5-6 anni fa sull’onda della moda ma soprattutto complici alcuni amici, e adesso mi ci sono veramente appassionato (vabé poi qui posso seguir eil campionato francese che è certamente più bello di quello italiano). le regole sono complicate assai, ma c’è una bellissima app per iphone con tutte le regole spiegate a prova di bambino e vari filmati ad esempio. il problema è che in ogni caso c’è una dosa di arbitrarietà che sicuramente non piace al giurista Z.
          aggiungo che visto dal vero è molto ma molto divertente, e onestamente l’atmosfera è proprio quella che piace a me: una scusa per bere birra e far baldoria con gli amici!

          sul baseball non ci ho mai capito nulla (idem il football americano che mi sembra sommamente noioso)

          tutta questa inutile ppardella per dire che alla fine capire o non capire non è cosi’ importante, basta che ci sia la birra!
          :-)

        • roberto says:

          bravo, il basket!

          adoro il basket che è anche l’unico sport che ho giocato a livelli più che decenti. trovo pero’ che al di sotto di un certo livello è proprio noioso da guardare…comunque a natale due partite dei celtics me le vado a vedere di sicuro (anche li’ c’è un’atmosfera di festa che una cosa straordinaria)

        • roberto says:

          non ho mai capito come facevano i miei amici e i miei genitori a venire a vedere delle partite di serie d senza portarsi da leggere….ed una volta (ma ero già al tramonto nell’inferno della terza divisione) complice l’orario (si iniziava alle 21h30) mi sono addormentato in panchina guardando i miei compagni fare un 15 a 20 o giù di lì in un secondo tempo…l’allenatore non era contentissimo

        • Z. says:

          Boh Pino,

          non dico che il baseball sia banale, né che sia particolarmente fruibile in tv – anzi – ma il rugby mi pare proprio una specie di fagiolata del cazzo con gente che si spintona e si ingroppa di qua e di là :D

          Poi, certo, se sei Castrogiovanni lo fai in prima persona, quindi posso capire che ti diverti. Se invece sei Z. che guardi uno che corre con una palla in mano finché l’arbitro non fischia per motivi che tu non potrai mai capire, pensi: bah!

          :D

          Z.

  23. Francesco says:

    tutti gli sport giocati a basso livello precipitano sotto terra come bellezza del vederli e seguirli

    basta guardare il Milan e capirete cosa intendo

    però a giocare le partite era un’altra cosa, non ricordo di essermi addormentato alle mie partite, anche dalla panca sbavavo per il sangue degli avversari (ero un piccolo Gallinari padre)

    ciao

    • roberto says:

      carne di avversario è sempre un piatto gradito, ma quando dopo 20 minuti la partita è chiusa e l’allenatore mette su un quintetto di seghe che fanno l’équivalente di uno 0 a 0 è dura
      :-)

    • Z. says:

      Beh, tutti gli sport giocati ad alto livello sono più interessanti, naturalmente. Però il basket giocato a basso livello secondo me è particolarmente triste.

      Ricordo una partita Italia-Jugoslavia di basket femminile alle olimpiadi del 1992, in cui non fu segnato nessun punto per circa venti minuti da nessuna delle due squadre. Un’orchite inimmaginabile.

      Z.

    • PinoMamet says:

      Voi appassionati di calcio non sarete d’accordo, ma il calcio è palloso quanto e più gli altri sport già citati; è vero che è intuitivo da capire (tranne il fuorigioco, ma è l’unica cosa), però quando per novanta minuti non succede niente, c’è anche poco da intuire…
      è proprio perché a me il calcio non piace, che sono uno dei tifosi quadriennali disprezzati da Pietro ;)
      Mi piace l’idea di stare insieme e fare il tifo per qualcosa, e non riesco a capire come questo qualcosa possa essere un’impresa commerciale appartenente a qualche vecchio sporco pescecane: ci farà il tifo lui, al limite.
      Non ho neanche particolari appartenenze cittadine da difendere
      (Parma? ma stiamo scherzando? e poi non sono neanche parmigiano; alle scuole medie, quando era obbligatorio far finta di tifare per qualcuno, mio fratello e io tenevamo per il Napoli- in buona compagnia- la maggior parte si divideva tra le altre. Juventus, Sampdoria, Roma, Inter, quelle che vi pare. Assai ce ne fregava, dalle nostre parti, del Parma!).

      ciao!

      • roberto says:

        quindi, no carne di maiale, no calcio, niente anolini….se tu fossi straniero di meriteresti un bel “ma tornate al tuo paese”
        :-)

        • Francesco says:

          temo di dovermi associare

          non mangiare carne di maiale dovrebbe essere punito con sedute di tortura tipo “incontri motivazionali” e “l’eredità di Saragat nell’Italia contemporanea”

          ;)

      • mirkhond says:

        “alle scuole medie, quando era obbligatorio far finta di tifare per qualcuno, mio fratello e io tenevamo per il Napoli”

        Pure io, che bello! ;)

        • PinoMamet says:

          Mi fa piacere caro Mirkhond! Quando mi dai il via libera, c’è sempre il furgoncino che ti aspetta… ;)

        • mirkhond says:

          Veramente, al posto del furgoncino, su consiglio della signora dei servizi sociali che ci segue, sono stato cinque giorni a respirare un po’ ad Ascoli Piceno e nella Valle del Tronto.
          Un luogo bellissimo che desideravo visitare dalla mia adolescenza, e in cui se potessi, pianterei le tende….
          Tra centri storici, montagne ricoperte di folti boschi (ed in periodo, guarda caso, di castagne, li chiamate Marroni), ottima cucina e belle femmine ;), musei, necropoli longobarde, non sarei proprio voluto più tornare a Bari…..
          ciao!

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