Del Grande Flusso e della Vita, dell’Umanista e dell’Uomo dell’Ancien Régime

Ieri, parlando della devastazione dell’Oltrarno fiorentino, abbiamo notato un paradosso fondamentale.

Ovunque, persino in una città come Firenze che per certi versi è stato il modello politico e geometrico su cui è stato fondato lo Stato moderno,[1] esistono angoli di vita vera.

La vita è così, come dimostra l’erba che con un po’ di pioggia sa spuntare anche in mezzo all’asfalto. E la vita si diversifica in modo straordinario, facendo tutto da sola.

Solo che le forme di vita oggi devono fare sempre i conti con un travolgente flusso, sempre più unificato, di denaro, informazioni, merci, persone e mezzi di trasporto.

Proprio per poter essere unificato, il flusso ha bisogno di essere ovunque intercambiabile, e puramente quantitativo: Mario vuole comprarsi una notte con una prostituta a Bangkok, quante statuette di Padre Pio dovrà vendere a Verona?

Questo lo sapevamo, ma in anni recenti, è iniziato qualcosa di cui non riusciamo ancora a capire tutta la portata: l’unificazione di tutte le componenti del flusso, attorno a una forma particolare di flusso, quello elettronico. La foto digitale, il denaro digitale, i messaggi digitali sono tutti diventati la stessa identica non vita contenuta simultaneamente in un unico non luogo.

Ma siccome le persone cercano disperatamente la diversità, la diversità diventa la più attraente delle merci.

Ecco che il livellamento prende spesso quella forma spaventosa che chiamano Valorizzazione.

Cioè, a mano a mano che si uccide la vita reale di un luogo, i pubblicitari creano un’aura per quel luogo, proiettandogli addosso una vita virtuale. La Magica Praga, Firenze Culla del Rinascimento, i Misteri di Venezia sono tutti identici l’uno all’altro, copie posticce di Las Vegas.

Questo vuol dire che c’è una scissione netta tra vita e immagine; anzi, ogni vita che abbia oggi un’immagine è destinata a essere cacciata e mangiata, per cui l’invisibilità è spesso la migliore strategia.

“Quando il mondo riconosce il bello com bello, sorge il brutto
Quando il mondo riconosce il bene come bene, sorge il male”

(dal Tao Te Ching)

Il Grande Flusso è la più tremenda forza totalizzante mai esistita; ma la Vita ha risorse infinite: è sempre pronta a rinascere da un granello di sabbia, come ci dice Michael Ende nella Storia Infinita (il libro, non certo il film ricco di effetti e povero di visione filosofica).

Di fronte a questo conflitto, tendiamo a oscillare tra due estremi solo in apparenza opposti, che chiameremo Umanità e Ancien Régime.[2]

Al flusso alienante, si contrappone il cultore dell’Uomo, del Cittadino.

Alla base, c’è il desiderio di creare una gerarchia, in cui l’umano viene posto, comprensibilmente, al di sopra del disumano.

Ma per farlo, il cultore dell’Umanità ripone la sua fede in un grandioso archetipo, cui la vita vera non vuole e non sa mai adattarsi. L’Uomo, che non ha più esistenza autentica del Mercato o del Denaro, diventa così nemico della vita in ogni sua reale manifestazione. L’Umanista, l’Umanitario, l’Umano non può sopportare la varietà e la spontaneità della vita, innanzitutto in se stesso.

Al flusso alienante, si contrappone in modo opposto il difensore dell’Ancien Régime, e anche questo ha un senso: l’Ancien Régime è semplicemente qualunque cosa, cui siamo particolarmente affezionati, che attualmente subisce l’effetto corrosivo del Grande Flusso.

Dicono abbia detto Eraclito,

“Non si può discendere due volte nel medesimo fiume e non si può toccare due volte una sostanza mortale nel medesimo stato, ma a causa dell’impetuosità e della velocità del mutamento si disperde e si raccoglie, viene e va.”

Per l’uomo dell’Ancien Régime, vale solo la prima discesa nel fiume. Esattamente in questo, nega la vita quanto l’Umanista.

Non potendosi affermare sui viventi, la Tradizione si afferma nella difesa degli oggetti simbolici, che sono proprio quelli che il Flusso non solo non distrugge, ma facilmente glorifica: sul quartiere distrutto, l’uomo dell’Ancien Régime vede sorgere un immenso centro commerciale, ma esulta nel sapere che porta il nome di un Antico Eroe.

Molti anni fa, Alan Watts scriveva qualcosa che oggi ha valore planetario:

“Trovo incredibile che i membri del Congresso abbiano potuto far passare una legge che impone pene severe per chiunque bruci la bandiera americana, mentre loro sono responsabili di aver dato fuoco a ciò che quella bandiera rappresenta: gli Stati Uniti come territorio, come popolo e come manifestazione biologica. Ecco un esempio della nostra perenne confusione tra simboli e realtà”.

L’uomo dell’Ancien Régime, non potendo cogliere il lavoro sottile e profondo di distruzione da parte della non vita, veglia incessantemente invece per estirpare ogni segno di vita aliena.

In questa vigilanza contro le forme aliene di vita, si scopre improvvisamente complice dell’Umanista.

Note:

[1] Si veda ad esempio Franco Farinelli, L’invenzione della Terra, Sellerio 2007.

[2] Due categorie più ampie e profonde di “Destra” e “Sinistra” – tra i cultori dell’Uomo, troviamo infatti buona parte dei neocon statunitensi, volgarmente ritenuti di “Destra”, mentre non mancano cultori dell’Ancien Régime, che si lamentano che non c’è più il progresso di una volta. L’antiberlusconismo, in grandissima parte, è stato un lamento per un Ancien Régime, peraltro immaginario, del Vero Diritto e della Vera Politica.

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175 Responses to Del Grande Flusso e della Vita, dell’Umanista e dell’Uomo dell’Ancien Régime

  1. Francesco says:

    Miguel,

    mi pare che tu volutamente trascuri l’effettiva esistenza degli stronzi.

    Personaggi come l’ormai archetipico Adolf Hitler, che di fatto perseguono il male per il male, o il compianto Chavez, che straparlando di bene realizza un sacco di porcherie, e che sono assai al di fuori del Flusso, ma sono male lo stesso

    Ciao

  2. daouda says:

    Vita vera? Parlare così è criminogeno e poi citi addirittura il Tao te Ching dando, presumo e pregiudico, al termine riconoscere un significato strumentale ( che tanto varebbe non aver avuto tale massima sotto agli occhi )!
    La vita vera che spei è falsa pur’essa nelle sue modulazioni e nel suo àmbito, e la vita falsa che accusi è anch’essa vera per vari aspetti. E’ la vita.
    E’ per questo che tu ponendoti fuori, perpetui il meccanismo, perché non sei dentro, seguendo la falsa concezione che l’imparzialità si trovi all’esterno, e dai la smaccata impressione che tu stia cojonando i tuoi lettori o facendo un esercizio di vanità.
    D’altronde è questione di logica. Se il falso non è vero, c’è una discontinuità ed il fantomatico “grande flusso” non è flusso.

    Sul digitale hai ragione, ma non è quantitativo affatto. Già sai che , invece, siamo innanzi ad una riproposizione del qualitativo in modo invertito o meglio all’uniformazione del quantitativo che può apparire , esteriormente, qualitativa.

    Non scrivo che quel che affermi sia sbagliato ( valorizzazione et similia ), è sotto gli occhi di tutti.
    Fosse per te però un certo tipo di umanità non sarebbe mai potuta nascere.Hai un istinto genocida e vuoi negare che , invece, la tua anima appartiene ad un altro orizzonte.Per questo fai questa pippa assolutistica ed a-storica sul vero e sul falso che non ha senso mentre le cose stanno semplicemente come stanno, ed hai descritto, oltre il giudizio moralistico che ne dai…sempre che tu non voglia confondere le acque e contribuire alla confusione deliberatamente.

    • daouda says:

      “Sul digitale hai ragione, ma non è quantitativo affatto. Già sai che , invece, siamo innanzi ad una riproposizione del qualitativo in modo invertito o meglio all’uniformazione del quantitativo che può apparire , esteriormente, qualitativa.”

      Così

      Sul digitale hai ragione, ma non è tecnicamente pura quantità. Già sai che , invece, siamo innanzi ad una riproposizione di un qualitativo minore successivo al finto azzeramento dello stesso nella concezione materialistica, riproposizione in modo invertito, o meglio, l’uniformazione strutturale dell’esponenzialità quantitativa la cui vena qualitativa è data da quel processo che giustamente analizzi ,e che rimane sempre fenomenico, della diversità. Ossia qualità ai minimi termini.

  3. Pietro says:

    Ogni generazione mangia quella prima. Quasi come un rito di fertilita’.
    Viene da pensare che forse anche tutte le menate sulla tecnologia, il controllo sociale ed il progresso siano solo contorno.
    La negazione della storia (viviamo nell’eterno presente) la sta demitizzando e ci mette di fronte alle solite questioni dei paradisi perduti.
    La visione islamica della storia e’ forse molto piu’ confacente ad una societa’ occidentale della nostra, islam e capitalismo lottano per lo stesso bacino di utenti?
    Trasformare il cittadino in consumatore e’ stato il grande errore capitalista, una mera ottica di breve periodo. Da questo punto di vista erano molto piu’ lungimiranti i fascismi, mantenendo un qualche collante sociale (sono stati l’ultima romantica opposizione alla civilta’ industriale per poi finirne corrotti). Il comunismo era troppo invischiato nelle sue origini con il capitalismo. Forse l’Islam e’ il compromesso per salvare il capitale, certo spazzando prima un po’ in casa altrui.
    Forse sono andato totalmente OT ma queste le riflessioni che il post mi ha suscitato.

  4. Per Pietro

    “Ogni generazione mangia quella prima. Quasi come un rito di fertilita’.”

    Vero, ma nel caso da cui siamo partiti – il quartiere dell’Oltrarno fiorentino – non è così: le persone che difendono il quartiere sono in gran parte nell’età, magari oggi non giovanissima, di genitori di bambini ancora piccoli.

    Mentre quelli che hanno deciso di cambiare il quartiere sono comunque persone che hanno fatto carriera, politica o economica, e quindi probabilmente sono meno giovani.

    • Pietro says:

      Ma e’ anche vero che i nonni viziano i nipoitini alle spalle dei genitori, come se invecchiando si ricerci una sorta di “verginita'” che smacchi la coscienza

  5. Per Pietro

    “La visione islamica della storia e’ forse molto piu’ confacente ad una societa’ occidentale della nostra, islam e capitalismo lottano per lo stesso bacino di utenti?”

    Su una cosa sono d’accordo: al di là delle rispettive teologie, il cattolicesimo si è identificato profondamente con l’ordine feudale, con la proprietà terriera e con la vita contadina.

    L’Islam è sempre stato un fenomeno soprattutto urbano, spesso in conflitto con campagne tendenzialmente eretiche, sciite, cristiane.

    E oggi l’Islam sopravvive benissimo nelle megalopoli del Terzo Mondo. Ma ci vive bene anche il pentecostalismo protestante, per cui non sono sicuro quale morale trarne.

    • Pietro says:

      Della morale da trarne non sono sicuro nemmeno io ma sono sicuro si tratti di un problema di velocita’… E che oggi il cattolicesimo e’ quello che se la passa peggio…

    • Francesco says:

      scusa, chi le ha costruite le cattedrali?

      ciao

      • PinoMamet says:

        Vabbuò, Francè, mica ha detto che nelle città europee abitavano i confuciani!
        Certo però il Medioevo (ammesso che esista davvero, come epoca: so che sono stati avanzati dei dubbi sulla validità di questa definizione… ma vabbé, è una definizione) sono mille anni in cui è successo di tutto in un’area vastissima, e il feudalesimo è solo un pezzetto di tutto questo, forse non il maggiore…
        e sicuramente è esistito un periodo in cui era la città a esserre prevalentemente cristiana, e la campagna, appunto, pagana…

        come anche penso che avessero largo seguito nelle campagne (ma potrei sbagliarmi) alcune delle eresie pauperistiche più note…

        • Francesco says:

          se le campagne erano eretiche e il cattolicesimo medievale è esistito, posso dedurne che era un fenomeno urbano?

          e stiamo dimenticando i monasteri, che oserei definire cattolici E campagnoli

          insomma, credo che MM si sia sbagliato, almeno se parliamo dell’Europa dal 500 al 1500.

          ciao

        • Mauricius Tarvisii says:

          Le eresie (basso)medievali sono state più un fenomeno urbano: era la città ad avere una “pubblica opinione” che poteva indignarsi contro il clero ed abbracciare un’eresia giusto per “reazione”.
          La campagnalizzazione avvenne dopo, quando la lotta alle eresie cominciò ad avere successo e le comunità eretiche rimasero confinate in realtà marginali (i valdesi sono un paradigma).
          Particolarissimo è il caso dei catari, dove invece è l’intero sistema di una regione, l’Occitania, a diventare eretico e quello stesso sistema sarà spazzato via con la forza delle armi.

        • PinoMamet says:

          Francè, è un po’ esagerato, ma semplificando: non esiste, l’Europa dal 500 al 1500!

          So’ mille anni, ahò! ;)

          comunque, sentendo quello che della religione cattolica sapevano i campagnoli fino a qualche decennio fa, mica al tempo che Berta filava, ci andrei piano a definire le campagne “cattoliche”, anche se ovviamente la cosa piace molto alla Chiesa e a quel falsone di Alessandro Manzoni…
          (e sono buono e non ci metto su le streghe, i “benandanti” e la Signora del gioco… vedasi Ginzburg, Storia notturna)

      • Moi says:

        @ FRANCESCO

        Credo che il discorso sia in termini di spiritualità popolare, non di autorità ecclesiastiche … ma forse ho male inteso.

    • Peucezio says:

      In realtà sei il primo ad essere cosciente, anche se vedi la cosa in termini più sfumati dei miei, che l’Islam è un fenomeno di modernità, non di alternativa ad essa e, visto ciò che dici, continuo a chiedermi perché mai lo difendi (l’Islam, non gli islamici, che sono persone come i cattolici o i buddisti e come tali è giusto difenderli).

      • Ritvan says:

        —…perché mai lo difendi (l’Islam, non gli islamici, che sono persone come i cattolici o i buddisti e come tali è giusto difenderli). (Peucezio a MM)—
        Se – come dici – è giusto difendere i musulmani (come già detto, ridetto e stradetto “islamico” nel dolce idioma dantesco, che presumo tu tanto ami, si usa solo come AGGETTIVO) mi sembra lapalissiano che sia altrettanto giusto difendere anche il loro diritto a credere nell’islam e, di conseguenza, difendere l’esistenza dell’islam stesso. Pura logica aristotelica, mio caro, sai quella roba lì che sta alle Tue Gloriose Radici:-)

        P.S. Ah, se tu scrivi “è giusto difendere i musulmani” e poi c’hai la postilla nascosta (come nella fattoria orwelliana) che recita “purché si convertano alla Vera Fede Cristiana” basta dirlo, eh!:-)

        • Peucezio says:

          Miguel fa di più che difendere il diritto dei mussulmani di praticare la loro religione. In qualche modo li vede come un’alternativa (con tutte le sfumature, i distinguo e le complessità del caso) al grande flusso, per usare il suo termine, al capitalismo spersonalizzante ecc.
          Il diritto a praticare la propria religione penso che Miguel non lo negherebbe a chicchessia. Ma l’Islam a Miguel piace, ne sente il fascino (sbaglio, Miguel?), che è ben altra cosa.
          E capisco perfettamente i motivi che possono portare qualcuno che si sente a disagio nell’Occidente attuale a trovare elementi di fascino dell’Islam, ma personalmente credo si tratti di un abbaglio (ma ovviamente giocano sensibilità, orientamenti, non è che io ho ragione e Miguel si sbaglia o viceversa).

        • Moi says:

          @ PEUCEZIO

          Di solito, ma non è però il tuo caso perché sei riflessivo, “a Destra” il ragionamento è : i Messicani sono filoislamici perché sperano che l’ Islam riesca a fare ciò che loro già sanno che tanto non riusciranno mai fare … sottomettere gli USA !

        • Peucezio says:

          Però Miguel è mezzo statunitense.

  6. daouda says:

    A proposito di Islam confacente all’occidente.

    http://traditioliturgica.blogspot.it/2012/07/ricordi-16.html

    http://traditioliturgica.blogspot.it/2012/08/critiche-mussulmane-alla-liturgia.html#comment-form

    p.s. sta cosa dell’Islam cittadino ed il cristianesimo campagnolo ha una sua relativa verità, ma per come la poni è alquanto ilare soprattutto vista la non specificazione del termine “cittadino”…

  7. Moi says:

    @ PIETRO

    “Visione Islamica della Storia” lo intendi come “Eterno Presente” ? Nel caso, mi pare che Jam parli di “Presente Spirituale”, non di Presente Fattuale … poi è vero che _ se (!) è così _ un’ alta percentuale di umma purtroppo oggidì travisa il concetto ;-) !

    • Pietro says:

      Premetto che sono ignorante. Mi riferisco alla storia vista come continua rivelazione divina (quindi eterno presente) contro alla storia vista come continuo progresso.

      • Moi says:

        “Continua rivelazione divina”, tu dici … ma non gli era arrivato il Messaggio Definitivo un millennio e mezzo fa ?

        … Ti spiacerebbe spiegarla meglio ?

        • Moi says:

          Perché poi dovrebbe essere necessariamente “contro” anzicché “affianco” ?

        • Pietro says:

          Ripremetto che sono ignorante e non ho studiato. Da qualche parte avevo letto che la visione storica dell’Islam non e’ basata sul progresso ma puo’ essere intesa come una infinita’ di punti ognuno derivante direttamente dalla divinita’. Ricordo che era legato anche all’onnipresenza dell’Islam nella vita quotidiana dei credenti.
          Non penso siano contro, io faccio un discorso di funzionalita’. Io ritengo l’Islam piu’ adatto a tirare avanti la baracca capitalista occidentale perche’ puo’ eliminare il cancro del cittadino non piu’ cittadino ma consumatore che il capitalismo si e’ autocreato.

        • Moi says:

          Più leggo queste esternazioni più mi persuado delle doti di statista del Khomeini …

          PS

          Gli Statisti si misurano da ciò che “fanno”, non da ciò che “scrivono” o “dicono” … mica sono i Filosofi, checché Platone ne auspicasse.

  8. Moi says:

    PRECISANDO …

    Mario ***[il cui elaborato periodare sarebbe a-sintattico senza le bestemmie, ma Mario si sente minacciato come “Cristiano” da un ex capannone adibito a Centro Islamico]*** vuole comprarsi una notte con una prostituta a Bangkok, quante statuette di Padre Pio dovrà vendere a Verona ?

    PS

    http://www.fantascienza.com/magazine/imgbank/NEWS/yoda_pp.jpg

    Probabilmente i più snob non la coglieranno, ma fa lo stesso. Si tratta di una relativamente (!) garbata “UAARata” che fecero a Bologna …

    • Invece dell’accostamento Padre Pio Obi One Kenobi (o come cavolo si scrive) ho subito pensato ad un titolo da gazzettina.

      Padre Pio vince l’Oscar per gli effetti speciali.
      Napolitano: è un grande risultato per l’Italia che ci crede

  9. Moi says:

    il modello politico e geometrico su cui è stato fondato lo Stato moderno
    [cit.]

    —–

    Si noti, alla luce della loro Storia, quali Paesi hanno confini “tirati al righello” e quali invece hanno confini “frastagliati” … NON è un caso.

  10. Miguel

    hai presentato i due poteri, civile e religioso, sotto una maschera filosofico-antropologica.
    Certo, la digitalizzazione della vita sociale dà vita ad una forma più crudelmente sublime di questo finto dualismo: ho speranza di credere che una stretta di mano difficilmente potrà essere computerizzata.

  11. Pietro says:

    @Moi: Non ho capito la tua risposta. Io stavo facendo il finto tonto ma che c’entra Khomeini, non fare come qualcun altro che parte in quarta litigando da solo….

    • Moi says:

      Prima di Khomeini nessuno “da Sx” prendeva l’Islam a modello … anzi la visione che ne andava per la maggiore era quella sincronica di Ambrogio Donini :

      Religione sorta della medesima matrice semitica monoteista di Ebraismo e Cristianesimo: ancora impermeabile al pensiero socialista (*) patriarcale, retriva, arcaizzante nel rapporto fra sessi (a sinistra “generi”, non si diceva ancora perché la causa omosessuale et similia era considerata “decadenza morale borghese” !) e generazioni ; sorta dalla necessità politica di riunire _mediante alienazione religiosa organizzata_ i tribalismi mediorientali in un unico tribalismo contro il resto del mondo … destinata a sp.arire da sé con il diffondersi della cultura e dell’ educazione, il progresso e il benessere.

      (*) Poi arriva Lui e … Chi non vuole capire, non capisce !

      • Pietro says:

        La lettura sinistrorsa dell’Islam penso sia una delle tragedie del secolo presente…

      • Moi says:

        Tra “Socialista” e “patriarcale” manca un “;” … proprio vero che la punteggiatura in Italiano è importante quanto la bestemmia in Veneto ! ;-)

  12. Miguel dice:

    <<Dicono abbia detto Eraclito, “Non si può discendere due volte nel medesimo fiume e non si può toccare due volte una sostanza mortale nel medesimo stato, ma a causa dell’impetuosità e della velocità del mutamento si disperde e si raccoglie, viene e va.” Per l’uomo dell’Ancien Régime, vale solo la prima discesa nel fiume. Esattamente in questo, nega la vita quanto l’Umanista.>>

    Ma come?! Se per l’Uomo dell’Ancien Régime vale solo la prima (quindi non valgono eventuali altre, frutto della riproducibilità tecnica, presumo), allora nega la vita?

    x Moi

    E l’Italia, che non ha confini “tirati a righello”, né confini “frastagliati”?

    • Moi says:

      @ LIF

      Il Nord è frastagliato eccome, poi va be’ … i Paesi-Isola e i Paesi-Penisola hanno ovviamente limiti (o vantaggi, a seconda) intrinsechi.

      Giovannino Guareschi diceva che gli Uomini (ancora non si aggiungeva neppure a Sx “e le Donne” … né tantomeno tutti gli altri “genders” di Kinseyana memoria !) credono di “fare la Storia” … in realtà “subiscono la geografia”.

      Sì, insomma i diplomatici lavorano di righello, e nemmeno oggi penso che si sbizzarriscano con i frattali !

  13. Peucezio says:

    Miguel,
    condivido molto dell’essenza del tuo discorso, però bisognerebbe definire un po’ di più i concetti. Tu quando parli di Ancien Régime cosa intendi? Ogni forma di nostalgismo? Ma allora includi anche quello a cui non importa nulla dei simboli ed è nostalgico solo della sostanza e della rete di rapporti e del sistema di vita che c’era quando era giovane o bambino, a cui la tua obiezione di fondo mal si applica.
    Il fatto è che le posizioni, o anche solo i sentimenti, ostili al progresso o comunque critici verso la contemporaneità sono tanti alcuni dei quali lontanissimi fra loro.
    Molti, in virtù della tua critica al capitalismo e al “grande flusso”, come suoli chiamarlo, potrebbero considerare anche te un passatista reazionario e collocarti dalla parte dell’Ancien Régime.

  14. Per Lif

    ” Se per l’Uomo dell’Ancien Régime vale solo la prima (quindi non valgono eventuali altre, frutto della riproducibilità tecnica, presumo), allora nega la vita?”

    Ho voluto scrivere un post molto astratto, evitando di scrivere in dettaglio esempi, su cui poi magari si finisce per litigare, perdendo di vista il senso generale.

    Comunque, scrivendo questo testo, avevo molto in mente ciò che sta succedendo in questi giorni nel mio quartiere.

    Cioè abbiamo un quartiere storico della città “geometrica” per eccellenza; un quartiere storicamente “laico” e “comunista”; in cui una popolazione etnicamente molto “mista” si sta battendo con una grinta davvero notevole per difendere la propria comunità.

    E’ chiaro che c’è insieme molta acqua e lo stesso fiume.

    L’uomo dell’Ancien Régime si ferma a qualche stadio dell’acqua (può essere tanto quello cattolico, quanto quello comunista, quanto quello etnicamente “bianco”) e perde così il fiume.

  15. Per Peucezio

    “Tu quando parli di Ancien Régime cosa intendi? Ogni forma di nostalgismo? “

    Proprio per questo, è bene evitare di dare esempi concreti, perché quelli miei e quelli tuoi saranno probabilmente diversi.

    Dividere il mondo in due è sempre un’operazione eccessiva, ma a volte può aiutare a orientarsi.

    Ecco l’orientamento che io propongo è quello di vita contro Grande Flusso, che divide le cose in maniera completamente diversa dalla divisione “Antico/Moderno”, ecc.

    • Pietro says:

      Che e’ quello che dicevo io a proposito della velocita’, grazie Miguel che non trovavo le parole.

    • Peucezio says:

      “Ecco l’orientamento che io propongo è quello di vita contro Grande Flusso, che divide le cose in maniera completamente diversa dalla divisione “Antico/Moderno”, ecc”

      Qui non sono proprio d’accordo. Se mi parli dell’immaginario dell’antico, delo finto antico, d’accordo, ma se parliamo della realtà, il Grande Flusso esiste da qualche decennio a questa parte mentre per millenni, anzi, per milioni di anni, in ogni plaga del mondo ha prevalso la vita, nel bene e nel male.

  16. Per Moi

    “Probabilmente i più snob non la coglieranno, ma fa lo stesso. Si tratta di una relativamente (!) garbata “UAARata” che fecero a Bologna …”

    bellissima!

    Io comunque ho una grande stima per Padre Pio. E’ San Padre Pio delle Statue che mi sta antipatico.

    Questa dualità è ciò che mi allontana e mi avvicina all’UAAR.

    • Moi says:

      Hai fatto un Corso a Velocità Relativistica ;-) di Storia dell’ Intrattenimento (buono, Riccardo) ? Complimenti, davvero. In fondo è(ra) un “Male Necessario” per chi si occupa di “Immaginario” destinato a essere re-immaginato. ;-)

  17. Moi says:

    La lettura sinistrorsa dell’Islam penso sia una delle tragedie del secolo presente…

    Pietro
    ———–

    Molto interessante, andrebbe molto approfondito !

  18. Pietro says:

    Molto semplice, l’Islam come nemico dei biekissimi americani. Una lettura alquanto riduttiva.

  19. Per Moi

    “La lettura sinistrorsa dell’Islam penso sia una delle tragedie del secolo presente…”

    La “lettura sinistrorsa” dell’Islam è stata sempre debole, a mio avviso. Un calco sulla lettura sinistrorsa della religione in Occidente, con l’idea che “Islam uguale feudalesimo”, che sarebbe stato spazzato via inevitabilmente dall’industrializzazione, quindi il sostegno a tutti i regimi “laicisti” e nazionalisti-arabi.

    Invece, l’industrializzazione in senso europeo non c’è stata, non è nato il “proletariato” salvo in qualche caso isolato, e i movimenti islamisti hanno fagocitato oppure distrutto la sinistra quasi ovunque, tranne forse in Marocco, dove la sinistra è stata largamente assorbita dal regime.

    • Francesco says:

      partendo dalla tua osservazione sulla mancata industrializzazione, oso chiederti: quale è la struttura economica emersa nella parte di mondo arabo (che quello islamico è troppo vasto) che non galleggia su un mare di petrolio?

      detto nei termini della mia ristretta mentalità euro-centrica, come campano?

      ciao

    • Pietro says:

      Miguel io per “lettura sinistrorsa” intendo l’opposto. L’Islam come soggetto forte al quale aggrapparsi per la “rivoluzione” una volta crollato l’URSS. Il solito affidarsi ciecamente a terzi e credervi fideisticamente. Il comunismo era una religione, e delle piu’ intolleranti (in particolare lo stalinismo con il culto della personalita’). In Italia soprattutto sin dalla nascita del Partito socialista la religione era presentissima nel DNA della “sinistra”. Il socialismo era affare di campagna, non di citta’. Il comunismo ha poi esacerbato questa componente socialista passando da un blando culto dei santi ad una feroce difesa dell'”Infallibilita’ papale”. Quindi la mia paura e’ che dell’Islam se ne faccia una lettura strumentale che non capisca nulla favorendone perdipiu’ le componenti estremiste (applicando una logica riformisti/rivoluzionari). Cosa che sta gia’ avvenendo, pure a destra.

  20. maria says:

    Miguel,

    però, come abbiamo visto e soprattutto SENTITO ieri sera, la vita reale , ogni tanto, riesce ad emergere e lo può fare soltanto con modalità scorrette, urla, fischi, insofferenza, rabbia, e perchè questo avvenga ci vogliono le idee chiare, nette, sentite dentro e non solo pensate, idee radicali il cui fine non è la trattativa ma la negazione totale.

    Oh, alla fine sono intervenuta anch’io strappando quasi il microfono al provato funzionario ribadendo le cose dette e ricordando gli alberi della piazza accanto che era stata nominata invano, e poi , finalmente, ho detto tutto quello che penso per la devastazione del centro storico . Ho ricevuti consensi molto rumorosi come del resto tutti gli altri:-)

    Perderemo? credo di sì, ma perlomeno possiamo dire che noi c’eravamo e ci siamo opposti

    • Francesco says:

      Perchè le chiami idee? quelle che tu descrivi sono reazioni (e già questo è partire col piede sbagliato e perdente) di pancia, irrazionali, che anche quando sostengono posizioni corrette lo fanno per i motivi sbagliati e senza capire cosa succede. E che se vincono hanno perso lo stesso.

      Mi sembra di sentire il comitato anti-City Life, che offriva ragioni del tutto cretine per opporsi a un mega-progetto edilizio che adesso è quasi fermo e destinato al disastro economico. Ma loro parlavano di ombra, parchi e “Milano città orizzontale”, gli imbecilli

      (scusate il tono da riunione pubblica)

      • maria says:

        allora francesco, ti chiedo, non sapendo cosa io abbia detto, perché chiami semplici reazioni di pancia le idee che ho espresso insieme agli altri con una modalità molto accesa che nessuno aveva organizzato ad arte:-)

        Miguel si è soffermato anche sulle motivazioni che gli interventi avevano e che riguardavano:

        il traffico

        la mobilità cittadina

        l’urbanistica

        il concetto di utilità pubblica

        la partecipazione

        il ruolo dei cosiddetti promoter e le possibili ragioni dei loro “investimenti”

        la spesa pubblica

        la vendita del suolo pubblico a persone facoltose che in cambio di 65000 euro si comprano per trenta anni un pezzo di piazza del carmine stravolgendo un quartiere fatto di strade tortuose e strette

        Ma non sarai tu che hai reazioni di pancia?

        • Francesco says:

          io ho solo letto quello che hai scritto, non c’è traccia di uso razionale della mente

          magari si tirassi fuori gli argomenti (ma a cosa sarebbero serviti, se già c’erano “urla, fischi, insofferenza, rabbia”? e mi è difficile togliermi dalla testa che questa è la modalità di discussione di leghisti, fascisti, comunisti, suprematisti bianchi, persecutori religiosi, tutta gente con idee chiare e nette, “idee radicali il cui fine non è la trattativa ma la negazione totale.”

          cavolo, una compagna che quasi mi cade nella citazione letterale nazista!

          insomma, mi volete dire che il mondo si divide tra dirigenti della JP Morgan e fanatici? mi faccio monaco, mi faccio!

          ciao

    • Pietro says:

      I neofascisti su questo hanno costruito una mitologia: la nobilta’ della sconfitta. Non sto usando la parola fascista come insulto, ma a sinistra sta cosa proprio non ce l’hanno mai avuta…

      • Francesco says:

        non sono d’accordo

        vedi ADV che parla dell’URSS o la CGIL quando si parla del referendum sulla scala mobile

        piuttosto che ammettere una sconfitta e riconoscere di aver avuto torto si ricorre alla retorica della “nobile sconfitta”, “abbiamo perso una battaglia non la guerra” e si è pronti a ricominciare il giorno dopo

        che sia un disturbo mentale?

  21. Andrea Boari says:

    L’Uomo dell’Ancient Regime, fa parte del flusso, come il suo opposto.

    Le cose significano per come gli umani conferiscono senso ad esse. Se il senso conferito è un senso anonimo e privo di originalità, se ne conferisce uno nuovo che col tempo diventerà logoro.

    La realtà è produzione sociale nella quale tutti siamo coinvolti e responsabili, non si sfugge.

    Se un quartiere diventa un non luogo, buono per tutti e per nessuno (come un areoporto o Mc Donald) rischia di essere prima o poi abbandonato o rimodificato. Se si eccede nell’anomimo, troveremo sempre forze intese a riprodurre una maggiore autenticità (un’osteria espressione piena della particolare personalità dell’oste)

    Quando alla valenza alternativa del modello islamico…
    Siamo sempre alla ricerca di uno sgabello occidentalissimo per cambiare la nostra vita.

    L’Islam è il meno indicato. Una volta che lo hai adottato non lo cambi più…

    O ancora meglio, quando lo hai adottato, il problema di cambiare, non si pone più.
    E’ un altro paradigma…

    Se tiene all’inquietudine del cambiamento è il modo definitivo per eliminarla in via definitiva.

    • Ritvan says:

      —-Quando alla valenza alternativa del modello islamico…
      Siamo sempre alla ricerca di uno sgabello occidentalissimo per cambiare la nostra vita. L’Islam è il meno indicato. Una volta che lo hai adottato non lo cambi più…Andrea B.—
      Cosa intendi per “modello islamico”?! Quello saudita? Quello turco? O i molti “modelli” intermedi che si osservano nel mondo islamico? Mi sa che stai facendo di tutta l’erba un…. falcemartello:-)
      P.S. Se potesse leggere il tuo assunto “Una volta che lo hai adottato (l’islam-ndr.) non lo cambi più” un certo Mustafà Kemal, in arte:-) Ataturk girerebbe come un ventilatore nella tomba.

      • Francesco says:

        Se potesse vedere chi governa la Turchia oggi, forse farebbe lo stesso.

        ;)

        In effetti, l’idea di “modello islamico” è disperatamente figlia dell’ignoraza (dei neo-islamisti radicali come degli occidentalisti).

        Ciao

      • Andrea Boari says:

        Ataturk era Ateo e disprezzava l’Islam.

        • Ritvan says:

          —-Ataturk era Ateo e disprezzava l’Islam. Andrea B.—

          No, era un musulmano laico (un po’ troppo laico:-), ma vabbeh) e non disprezzava l’Islam, bensì L’ISLAMISMO.
          Leggi qui, miscredente&infedele:-)
          http://politicallymuslim.wordpress.com/2012/04/23/and-they-call-him-atheist/
          da cui cito:
          “Religion is human beings’ nourishment. An irreligious man is like an empty house. He distresses people.
          We must always believe in something. This last of the faiths is of course the most perfect. Islam is superior to all faiths…” (Ataturk, Ataturk and Religious Education, Ahmet Gürbas, Department of Religious AffairsPress, p. 2)

        • roberto says:

          “An irreligious man is like an empty house. ”

          mi sento profondamente offeso. chiedo alla turchia di scusarsi e di ritirare dal commercio questo scritto che insulta tutti gli atei & agnostici….intanto vado a bruciare la bandiera turca davanti all’ambasciata e non mangio più kebab

        • Ritvan says:

          @roberto
          E da eurocrate:-) quale sei non dimenticarti di inserire la questione fra le condizioni messe alla Turchia per entrare in UE, insieme al genocidio armeno e c..zi vari:-):-)

        • roberto says:

          ottimo suggerimento, mo’ chiamo barroso e glielo dico!

          cosa non farebbe un albanese pur di rompere le scatole all’ex invasore ;-)

        • Ritvan says:

          —-cosa non farebbe un albanese pur di rompere le scatole all’ex invasore:-) Roberto—

          :-):-)

          P.S. Scherzi a parte, ho il massimo rispetto per la moderna Turchia, così come la Turchia l’ha avuto per noialtri in giorni difficili. All’inizio degli anni ’90, quando eravamo col culo per terra la Turchia era il secondo Paese – dopo l’Italia, of course:-) – per quantità di aiuti umanitari inviati in Albania. E fu il primo Paese, proprio in quegli anni, a togliere l’obbligo del visto per gli albanesi…In quanto alle questioni antiche, tipo “invasori”, ricordo di aver postato qui un aneddoto sulla risposta che diede l’ambasciatore turco al ministro degli esteri albanese ai tempi di Enver Hoxha…se non te lo ricordi, dimmelo che te lo ricito.

        • Roberto says:

          No non me li ricordo! Racconta che mi fa piacere

        • Ritvan says:

          —No non me li ricordo! Racconta che mi fa piacere. Roberto—
          Dunque, un ex funzionario del Ministero degli Esteri albanese del tempo della dittatura, negli anni ’90 ha raccontato sulla stampa albanese il seguente aneddoto .

          Il Ministro degli Esteri di Hoxha, un certo Reis Malile, con un tatto diplomatico degno di un Ahmadinejad de noantri, durante una riunione rinfacciò all’ambasciatore turco in Albania la “dominazione turca” sugli albanesi. Quello non rispose per niente. Dopo un paio di giorni, chiese di incontrarlo. L’incontro – in cui era presente anche il funzionario di cui sopra – fu molto breve. L’ambasciatore della Turchia consegnò a Malile una lunga lista di nomi di albanesi – con in testa i membri della famiglia albanese Quprilì/Koprolu – che nei secoli avevano avuto posti di rilievo nell’amministrazione ottomana, a cominciare da quello di Gran Visir (compreso il già citato cattolico Pashko Vasa, Governatore del Libano). Poi gli disse:”A vedere questa lista non mi è più molto chiaro chi ha dominato chi”. E, dopo aver salutato, se n’è andato.

  22. Per Maria

    Provo a riassumere: ieri sera, c’è stato l’incontro delle autorità con gli abitanti del quartiere.

    Avevo provato a invitare tutte le persone che conoscevo: tutte decisamente contrarie al progetto del Comune di trasformare Piazza del Carmine in un parcheggio per la movida notturna e il turismo di massa diurno. Tutte però mi hanno detto che a quell’ora – le 21 – non potevano venire, in genere perché avevano dei bambini.

    Quindi, mi aspettavo poca resistenza, e la presenza di qualche organizzato lobbista della Confesercenti a sostegno del Comune.

    Invece, c’erano duecento persone del quartiere, inferocite e con le idee sorprendentemente chiare. Una cosa bellissima.

  23. Sempre per Maria

    Spezzo i miei commenti, per non annoiare i non fiorentini.

    Mentre a San Frediano c’è un quartiere intero mobilitato, a Piazza Brunelleschi, sull’altra sponda, dove c’è un progetto identico, regna il silenzio.

    Vuol dire che quel quartiere è già stato interamente devitalizzato: la distruzione sociale, in nome del modello “città-oggetto al centro, residenti-in-periferia” è già passato.

    E questo indica l’enorme potenza distruttiva di meccanismi che sembrano semplici piani di urbanistica. E come di mezzo ci sia, non una questione di parcheggi, ma la vita e la morte di una comunità.

    • Peucezio says:

      “E questo indica l’enorme potenza distruttiva di meccanismi che sembrano semplici piani di urbanistica”

      Ma le due cose coincidono. Nel mondo d’oggi architetti e urbanisti sono i principali distruttori del mondo.

  24. Io avrei voluto intervenire su un tema cruciale, ma era troppo complicato da spiegare in due minuti.

    Una sommossa come quella di ieri sera, oggi, avviene in Europa quasi solo per protestare contro “gli stranieri”, che si tratti di un campo rom o di una moschea.

    Nel nostro quartiere, c’è una percentuale altissima di stranieri di ogni sorta, dall’artista tedesca all’operaio rumeno. Alla scuola elementare, la percentuale di figli di stranieri si avvicina al 50%.

    Bene, nessuno ieri ha pensato minimamente alla “questione stranieri”, perché non esiste .

    E non esiste, perché è un quartiere coeso e vivibile, in cui tutti si danno una mano e si frequentano senza problemi. E questo è possibile perché San Frediano non è ridotto solo a una zona movida-turismo.

    • Andrea Boari says:

      Gentile Miguel

      Ma le sommosse in Val di Susa hanno a che fare con gli stranieri?
      Normalmente le contestazione degli stranieri sono guidate da un politico locale seguito da 4 gatti italiani.

      Nel tuo quartiere c’è coesione sociale. Ovvero le persone si percepiscono come una comunità.
      Avete più forza.
      Se mantenete la coesione, e se le l’interesse è meritevole, avete già vinto.

  25. O si vive come a San Frediano, o si vive come a Parigi.

    Una decina di anni fa, sono stato alla Rive Gauche, tanto decantata come modello per Firenze dalla Confesercenti: incredibile, non vedevo una faccia “non europea”.

    Poi ho preso il treno locale, attraverso i quartieri periferici, e dal finestrino non ho visto una faccia “europea”.

    Il risultato è questo: http://petrolitico.blogspot.it/2012/10/francia-il-picco-della-republique.html

    In un opuscolo del Collettivo Tiqqun, lessi una frase che capii subito: come il sistema urbanistico in Francia si sia accanito a distruggere i quartieri in cui esisteva una pacifica convivenza etnica.

    Ed è quello che stanno facendo a Firenze.

    • Francesco says:

      ai francesi ci piace suicidarsi?

      o pensano di introdurre un sistema uguale all’apartheid del Sud Africa, magari illudendosi che possa reggere perchè ci sono più bianchi che immigrati?

      insomma, non credo che arrivino solo al pensiero leghista “scacciamo gli zingari dal mio comune” e stop.

  26. Il ricatto che le giunte, soprattutto di sinistra come a Firenze, usano contro l’autodifesa delle comunità è l’accusa di “nimby”, “not in my back yard”.

    Da qualche parte bisogna fare la discarica o aprire l’ospedale, e fin qui si potrebbe dire che hanno ragione; da qualche parte bisogna fare il megaparcheggio che inondi il quartiere di traffico, di centri commerciali e di locali notturni. E qui hanno torto.

    Facciano il loro non luogo da un’altra parte, e se tutti si organizzano per impedirglielo, tanto meglio. Non lo si faccia per niente.

    E magari se un quartiere rifiuta di diventare la discarica di tutte le immondizie della città, forse può servire almeno affinché il comune si ingegni a inventare discariche meno aggressive.

    Non ci sono oggi lotte collettive, o quasi. Ben vengano, allora (in linea di massima, ovviamente) quelle locali.

    Non si tratta di dire “nimby”, ma “nioby”, “Not in OUR back yard”.

  27. Per Andrea Boari

    “Se si eccede nell’anomimo, troveremo sempre forze intese a riprodurre una maggiore autenticità (un’osteria espressione piena della particolare personalità dell’oste)”

    No.

    Può darsi che la McDonald’s impartisca la direttiva a tutte le proprie filiali di avere “personalità” secondo canoni dettati dalla sede centrale e studiati da un team di psicologi.

    Ma non è nemmeno necessario, se si riesce a mantenere un flusso abbastanza veloce: se non ci sono quartieri vissuti, non c’è bisogno che la stessa persona ritorni due volte nello stesso locale, bisogna casomai velocizzare il ricambio.

    Questo già succede con molte aziende che non sono più interessate a “fidelizzare” il cliente, ma solo ad accaparrarsene di nuovi: è la norma ad esempio con i contratti telefonici.

    • Andrea Boari says:

      Miguel

      In questo Post mi sembri un giocatore di scacchi impegnato in troppe partite.

      Ti do una buona notizia.
      Si…
      Ci sono sempre persone che tornano in quell’Osteria, perchè quel posto ha un senso particolare ed anche il cibo , l’odore, le facce, hanno quel quid irriducibile.
      Queste persone non sono poche, sono numerose.

      Il posto particolare, il rapporto particolare, appartiene alla memoria, quello anonimo no.

      Il posto particolare, viene narrato e comunicato, quello anonimo, no.

      Non essere pessimista… il giro di boa è avvenuto.
      Urgono nuovi bisogni. Se consumi meno, calorosi rapporti sociali diventano il surrogato del consumo obbligatorio.

      Laggiù Oltrearno …avete già vinto. La storia soffia nelle vostre vele.

      Alla fine i buoni vincono sempre. Che Komunista sarei, se non avessi questa assoluta certezza.

      • Tortuga says:

        “Se consumi meno, calorosi rapporti sociali diventano il surrogato del consumo obbligatorio.”

        E’ strano definire il rapporti sociali, che poi sono primariamente rapporti umani, un surrogato del consumismo e non, invece, l’inverso.

        Il terreno fertile per il capitalismo è la disgregazione dei rapporti umani, ma non perché sia il capitalismo a disgregarli, ma perché le persone sono troppo perse nel loro mentale per ricordarsi di saper provare e saper raccogliere affetto: il reciproco prendersi cura, con tutto quello che comporta.

  28. Per Francesco

    “insomma, non credo che arrivino solo al pensiero leghista “scacciamo gli zingari dal mio comune” e stop.”

    Assolutamente no. Hanno speso cifre enormi prima per costruire i quartieri ghetto secondo criteri razionali, poi per offrire loro servizi, poi per pattugliarli, poi per mantenere in carcere i loro abitanti. Spesso con le migliori intenzioni.

    Come hanno speso somme enormi per “valorizzare” altri quartieri, ripulendoli, facendo salire i prezzi di mercato delle case e rendendoli quindi inabitabili, facilitando l’accesso ai turisti, promuovendoli.

    Da buon conservatore, saprai meglio di me quanto danno possano fare le “buone intenzioni”.

    • Francesco says:

      e allora la soluzione è lasciare case fatiscenti, negozi obsoleti, comunicazioni difficili, mestieri di dubbia sussistenza?

      davvero questa soluzione potrebbe accogliere milioni di immigrati?

      mah, ho i miei dubbi

  29. Per Francesco

    “quelle che tu descrivi sono reazioni (e già questo è partire col piede sbagliato e perdente) di pancia, irrazionali”

    In effetti, Maria ha descritto soprattutto il vigore degli applausi e le interruzioni. Però tutti gli interventi sono stati sorprendentemente intelligenti. Davvero, il primo a restarne sorpreso sono stato io.

    Ogni persona che è intervenuta ha tirato fuori un diverso ragionamento, un diverso aspetto della questione, costringendo i rappresentanti del Comune ad arrampicate sugli specchi.

    D’altra parte, le reazioni rumorose erano spesso ampiamente motivate: ad esempio, il tecnico del Comune ha tirato fuori due diapositive:

    1) la piazza come è oggi, con tante macchine

    2) la piazza come sarà dopo, assolutamente vuota. “Dimenticando” di far vedere la fila di macchina che entra nel parcheggio e che ne esce…

    A questo punto, molta gente ha effettivamente inveito per la presa in giro.

    • Francesco says:

      se i posteggi li costruissero davvero, e non in tempi da riforme istituzionali, avrebbe ragione il Comune

      se le auto le metti sotto, sopra ci puoi mettere panchine e alberi; e non pago il posteggio per restarci dentro 10 minuti, quindi la fila non sarà una coda continua

      chiaro, se il vostro quartiere si vive come una comunità di Amish o di valligiani bergamaschi, che quelli di fuori sono il Male e le loro macchine puzznao, allora l’opposizione al progetto sarà durissima

  30. Peucezio says:

    “1) la piazza come è oggi, con tante macchine

    2) la piazza come sarà dopo, assolutamente vuota. “Dimenticando” di far vedere la fila di macchina che entra nel parcheggio e che ne esce…”

    Giuro che non capirò mai cos’ha l’uomo degli anni ’90-2000 contro le macchine nelle piazze e nelle vie. Negli anni ’60 non c’era questa stupida idiosincrasia.
    Le macchine dovrebbero essere dappertutto, sulle strade, piazze, sui marciapiedi, sulle aiuole, fin dentro nei locali (in applicazione a questo principio una volta sono entrato in un ristorante con tutta la macchina, non scherzo), pure sui tetti delle case, devono essere affiancate, affastellate l’una sull’altra, il mondo dovrebbe essere un immenso tappeto di macchine, una giungla d’acciaio!

    “Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova; la bellezza della velocità. Un automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall’alito esplosivo… un automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bello della Vittoria di Samotracia.”

    • PinoMamet says:

      Scommetto che se parcheggio dentro la tua camera da letto cambi idea ;)

    • Francesco says:

      nessuno ha mai rilevato quanto i futuristi fossero dei pirlotti?

      e come NON abbiano visto nulla del futuro?

      • PinoMamet says:

        OMDAF!

      • Peucezio says:

        Francesco, perché la prossima volta che devi andare da qualche parte. non ci vai su un carretto trainato dal mulo e poi ne riparliamo?

        • Francesco says:

          appunto!

          un banale mezzo di trasporto, non una riedizione di Giovanna d’Arco!

          questi sono poveri provinciali che elevano peana alla prima cosa che vedono quando sbarcano in città, e magari è un modello dell’anno scorso

          PS non credo i muli trainassero carretti, è affare da cavalli o buoi

        • PinoMamet says:

          Mezzi di trasporto antico:

          facciamo chiarezza una volta per tutte. Nell’Appenino, ancora quando i miei genitori erano adolescenti (naturalmente esistevano anche le Lambrette e le Balilla e la Lancia TreRho, ma parliamo di animali):

          muli e sì, cavalli, erano usati da sella e da tiro. Palla pauperistica che il cavallo fosse animale “da nobili” o da ricchi. Ci sono due o tre razze di cavalli, dalle mie parti, che erano usate dai contadini per praticamente tutto. Uno zio di mio padre è morto cadendo da cavallo. Mio padre stesso (giuro!) da ragazzo, oltre alla Lambretta e poi a una motocicletta NSU molto bella (e poi una spiderina verde bottiglia di cui non ricordo marca e modello, con cui “andava a morosa”) aveva una mula da sella, la Pina. Aveva una sella da ufficiale dell’esercito (più o meno del modello inglese, ma diversa: se cercate nei siti di quelli che fanno le selle da buttero, ce n’è un modello identico, non ricordo il nome).

          Anche gli asini (ci sono tante razze pure di quelli ,anche grandini) erano usati anche da sella.

          Buoi erano esclusivamente da tiro, naturalmente: buoi e vacche erano usati per tirare l’aratro o carri. Esiste un “bue destro” e un “bue sinistro”, non so se per inclinazione naturale o abitudine.
          Il mulo è anche animale molto abitudinario, e una volta imparata la strada si ferma a tutte le osterie, secondo i gusti del proprietario ;)

          Queste sono cose che so per averle sentite raccontare circa un milione di volte da circa ogni singolo valligiano sopra i sessant’anni che manda Dio ;)

          ciao!

    • Andrea Di Vita says:

      Per Peucezio

      E’ parecchio che non intervengo sul blog, ma facendo finta che questo tuo post non sia satirico, non posso fare a meno di fare notare che:

      a) Cità meravigliose come quelle Italiane non abbondano all’estero. Pure, nessuna di esse è stata costruita per le automobili. Nopn ho nulla contro Los Angeles, ma noi abbiamo Tarquinia e Tuscania: in una non ti muovi chè hai le auto pure sugli alluci, nella seconda vivi. Le due città sono simili, hanno attrattive comparbili, hanno lo stesso tipo di economia. Pure, la prima non ha vietato le auto, la seconda sì. Puoi vedere di persona quale delle due sia un incubo. Se poi nono avessimo avuto i sessant’anni di ruberie continue, avremmo città come Monaco di Baviera, che ha due (2) fermate della metropolitana in piazza del Duomo e dove quasi metà del parco circolante di automobili è fatto di tassisti o di auto forestiere.

      b) la citazione della ‘bellezza della velcotià’ è di quel guerrafondaio collaborazionista di marinetti, e tanto basta.

      Aggiungo doverosamente che la macchina io ce l’ho e la tengo nel parcheggio della ditta dove lavoro; a uso solo per gli acuisti e le vacanze fuori città. In cuittà uso solo mezzi publici. In quindici anni ho fatto centoottantamila Km.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • Peucezio says:

        E’ evidente che la mia era una provocazione (anche se nel ristorante con la macchina ci sono entrato veramente, ma non per mia colpa), però, come immagini, un fondo di verità c’è.
        Io non sono uno che ama il progresso, però, se vivo all’interno della civiltà industriale, scelgo quello che ritengo il male minore.
        La mia è una critica alle città artificiali, piene di verde, coi marciapiedi larghissimi, che sembrano dei plastici, mentre la macchina è il mezzo di movimento, se non l’estensione fisica, dell’uomo d’oggi, per cui l’invadenza delle macchine per me rappresenta ancora un retaggio di umanità, di promiscuità degli spazi; io amo la puzza del biossido di carbonio contro il mondo asettico e pieno di alberelli che ci confeziona il poetere e l’orrenda urbanistica contemporanea.

        Quanto a Marinetti, io sono fascista e comunque i collaborazionisti erano i partigiani, che combattevano dalla parte degli americani contro l’Italia.

        • Ritvan says:

          —-i collaborazionisti erano i partigiani, che combattevano dalla parte degli americani contro l’Italia. Peucezio—-
          In attesa che il buon Z. ti fulmini a dovere:-), mi sa che tu confondi l’Italia con una certa repubblichetta “padana” che mi pare fosse chiamata “di Salò” e che era un solo un burattino nelle mani di quel gran galantuomo:-) di zio Adolfo.

        • Andrea Di Vita says:

          Per Peucezio

          ‘fascista’

          Ti prendo in parola. Rileggiamo Ezra Pound e il suo innamoramento per il paesaggio d’Italia (e della Toscana in particolare). Lui veniva da quegli USA che già prima della guerra eerano intasati dall’auto. E anche lì qualcuno pur se ne duole: ricordo lo stupore di Bob Hoskins in ‘Chi ha incastrato Roger Rabbit’ quando si chiede che se ne fa la città di una nuova autostrada, quando con un nichelino si puo’ pagare il biglietto dell’autobus… Pound identificava precisamente la contraddizione insanabile fra il ‘paesaggio’ (e annessa cultura) e l’ ”usura” base del potere finanzairio del mondo meccanizzato. La stessa cosa dirà poi Pasolini. E la ‘tutela del paesaggio’ verrà inserita dal PCI nella Costituzione.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

        • Andrea Di Vita says:

          Per Peucezio

          ‘partigiani’

          Conscevo bene uno che si è fatto tre anni di Dachau per non combattere contro i Partigiani. Come lui ce ne furono altri trecentomila. Collabrazionisti filoamericani?

          Ciao!

          Andrea Di Vita

        • Peucezio says:

          Se fossi vissuto negli anni ’50-’60 sarei stato anch’io un nemico delle automobili e della loro invasività. Ma oggi le battaglie sono altre e l’automobile è diventata un elemento di conservazione. Oggi la scelta non è fra l’automobile e l’asino, ma fra l’automobile e un sistema di vita autoreferente e iper-individualista per il quale la libertà di movimento dell’automobile è una perturbazione incontrollabile e temibile, perché ognuno vuole avere attorno a sé uno spazio inviolabile sempre più grande privo di tracce di qualsiasi presenza umana che non sia la propria e in un mondo asettico e finto-bucolico di questo genere lo strepitare convulso e rumoroso del traffico è un segno di vitalità e di umanità.

          Su fascismo, antifascismo e partigiani partiamo da basi talmente lontane che non credo possiamo fare altro che non sia constatare il reciproco, irriducibile dissenso.

    • Moi says:

      @ Peucezio

      Era un “Drive In” USAno, vero ?

      • Peucezio says:

        No, era un normale ristorante pizzeria italiano. Il bello è che ci avevo pure mangiato delle volte. Poi non più, perché è cambiato il pizzaiolo (non perché l’avessi investito io) e la pizza non era più buona.

        • Z. says:

          Sì, ma raccontaci di come hai fatto, a entrarci in auto!!

          Z.

        • Peucezio says:

          Ero fermo al rosso a un incrocio (a tre isolati da casa mia peraltro), il ristorante si trovava sull’angolo dell’isolato che era alla mia destra subito dopo l’incrocio e aveva, su quello stesso angolo, una veranda che dava sul marciapiede e che ospitava una parte dei tavolini, piena di avventori, perché era un sabato sera (di febbraio).
          Io ero alla guida di un’ammiraglia Alfa Romeo e appena scattò il verde balzai in avanti (ho una guida vivace), solo che da destra veniva una macchina che sperava di riuscire a passare col giallo ma si trovò ad attraversare l’incrocio in pieno rosso ed ebbe un bell’impatto con la mia fiancata destra, all’altezza della ruota posteriore. La conseguenza fu che mi trovai col muso inclinato verso destra, proprio in direzione della veranda del ristorante e, pur frenando, non potei evitare di finirci contro.
          C’era gente davanti alla veranda, che scappò ai lati per non essere investita in pieno e io non sfondai la veranda perché era di una sorta di vetro anti-sfondamento, ma si piegò vistosamente in dentro, fracassai alcuni vasi di piante che vi si trovavano davanti, in terra e pare che dei tavolini si siano ribaltati (ma è una circostanza che non ho verificato). In ogni caso gli avventori in ehtrata e uscita erano costretti a scavalcare mucchi di terra rovesciatasi dalle piante e un leggio in ferro battuto che reggeva in origine il menù e che si trovava riverso per terra.
          Il ristoratore dopo parlò di una cameriera che volava, secondo me ingigantendo la cosa (in ogni caso nessuno ha avuto il minimo graffio); pare comunque che uno di quei grossi affari metallici verticali a gas che riscaldano questo tipo di ambienti d’inverno abbia oscillato pericolosamente e non oso immaginare le conseguenze se fosse caduto.
          Il conducente dell’altra macchina, un ragazzo molto civile e garbato, è sceso subito mortificato, ammettendo la colpa senza riserve. Dopo un paio d’ore sono venuti i vigili, chiamati dal ristoratore; ovviamente l’assicurazione del ragazzo ha pagato i danni sia alla mia macchina che al ristoratore, quanto a me, me la sono cavata con un colpo di frusta molto lieve, che mi è stato anch’esso risarcito.
          Curiosamente io e mio cugino avvocato, che mi aspettava a una festa e invece è accorso sul luogo del fattaccio, abbiamo sorpreso un signore giovane che fotografava la mia macchina infilata nella veranda, il quale, alla nostra domanda incuriosita se fosse un giornalista, ha risposto di essere una guida alpina.
          Mi piacerebbe rintracciare quella guida alpina (ma sarà difficile) perché avere delle foto di quell’evento non sarebbe male.
          Ovviamente io non ho responsabilità nell’accaduto (tranne il fatto di essere partito a razzo appena scattato il verde), però un evento del genere era coerente, anche se in forma iperbolica, col mio stile di guida di allora, che fece dire a un mio amico tempo dopo, quando ero passato a una tranquilla utilitaria giapponese che è ancora il mio mezzo di locomozione, che quell’alfa in mano a me era un proiettile puntato contro il mondo.

  31. daouda says:

    L’unica domanda che ho è se questa pseudo comunità abbia poi da criticare il neo-“liberismo”. Se sì , la sua resistenza si connota di caratteri grotteschi, come lo è la maggior parte delle volte. Ad ogni modo è una domanda retorica essendo che è sicuramente così, perlomeno nei vari aspetti del sistema che potrebbero venir criticati, ergo l’elogio come la critica sono sempre flusso e confusione.

  32. maria says:

    miguel,
    giusto ho descritto il clima ma poi successivamente mi sono soffermata anche sui temi politici a dimostrazione che non c’entrava solo l’emotività

  33. Per Peucezio

    La tua provocazione mi ha fatto riflettere su una cosa.

    Io sono un nemico di ogni cosa che si muova su quattro ruote, d’accordo.

    Eppure non ho particolari problemi con il panorama di auto che si vede a Piazza del Carmine.

    Come non ho bisogno di strade assolutamente pulite, di illuminazione perfetta e forse nemmeno di monumenti, per quanto io ami la storia.

    Credo molto ai monumenti vivi, all’oggetto magari insignificante per i più che però per me, o per la comunità, significa qualcosa; e spesso ignoro del tutto i Grandi Monumenti.

    Insomma, mi hai aiutato a capire che non si tratta di una questione estetica.

    • Peucezio says:

      Ma tu, per curiosità, sai guidare, hai la patente?
      Ricordo un amico della mia adolescenza, un anziano magistrato napoletano che parlava greco e latino correntemente, leggeva in sanscrito ecc., che mi esortava, dopo i diciott’anni, a non prendere la patente, perché, diceva, mi avrebbe degradato, avvilito spiritualmente.

      A parte tali scelte eccentriche cui non nego un certo fascino, c’è un altro aspetto comunque, che ho trascurato nella risposta a Ritvan.
      E’ vero che chi si chiude nella sua scatoletta di metallo evita ulteriormente la comunicazione con gli altri e col mondo esterno (anche se meno di quello che si chiude, con la sua villetta, in trenta chilometri quadrati di verde e guai se qualsiasi cosa a motore che non sia la sua osa avvicinarsi), ma è anche vero che il trasporto pubblico, l’omnibus, il treno, sono portati della modernità, mentre il contadino aveva il suo animale da traino e ci andava in giro.

  34. Per Francesco

    “se i posteggi li costruissero davvero, e non in tempi da riforme istituzionali, avrebbe ragione il Comune”

    Non voglio entrare in discussioni tecniche, e poi so che tu hai l’anima da efficientista di sinistra, quindi…

    comunque:

    1) I posti macchina attuali sono circa 250, riservati di giorno ai residenti

    2) I posti macchina futuri saranno 201, aperti di giorno e di notte a chiunque voglia pagare 3 euro l’ora alla ditta Firenze Parcheggi.

    3) Di questi 201 posti macchina, 36 saranno concessi, per un periodo di non mi ricordo quanti anni, ad alcuni residenti, al prezzo di 65.000 euro.

    4) per poter aprire il parcheggio, il Comune abolirà la ZTL (“zona a traffico limitato”) in ingresso su Borgo San Frediano e in uscita su Via dell’Orto, che tu non sei tenuto a saperlo, ma sono le due vie principali del quartiere.

    5) gli alberi hanno bisogno di radici, le radici hanno bisogno di scendere in profondità, ergo non ci saranno alberi.

    6) probabilmente per i turisti che vorranno fare le foto, Piazza del Carmine sarà più bella di prima una volta che la Firenze Parcheggi ha iniziato a riscuotere i suoi tre euri orari.

    • daouda says:

      La vera rivolta la dovrebbero far i gestori di autorimesse

    • Peucezio says:

      “5) gli alberi hanno bisogno di radici, le radici hanno bisogno di scendere in profondità, ergo non ci saranno alberi.”

      Questo forse, tanto per fare ancora il provocatore, è l’unico aspetto positivo di questo assurdo progetto.

  35. Aggiungo, alla risposta a Francesco, la cosa più ovvia.

    I residenti perderanno così 250 posti macchina, in un quartiere che per struttura storica non ha alcuno spazio per parcheggiare, visto che i Medici a queste cose non ci pensavano.

    Ora, io sono l’ultimo ad avere il culto dell’auto.

    Però è ovvio che chi ha l’auto (e non ha 65.000 euro da buttare) dovrà, o rinunciare all’auto, o emigrare altrove.

    Tipo Parigi.

    • Francesco says:

      con quello che costa l’auto, rinunciarvi è un bene ;)

      250 posti??? ma solo a Parigi ci sono piazza così grandi!

      come saprai, sostengo l’area C, unica cosa di Pisapia che mi piace

      io non sono di sinistra, io sono stalinista!

      convinceremo gli alberi a radicarsi in largo invece che in profondo, schifosi essere borghesi che non sono altro!

      “250 posti riservati ai residenti” … mi sa che l’odio per i foresti è caldamente ricambiato

      ciao

      • daouda says:

        Finché resistono fanno bene. Spero solo che poi abbiano l’accortezza di non rompere la palle con retoriche tipiche del mondo fesso della sinistra perché sarebbe ridicolo come ho scritto più su…

        Comunque sia non si sta parlando tecnicamente di COMUNITA’ ma semmai di un certo tipo di SOCIETAS, ergo di amministrazione e condivisione di valori radicata su di un territorio.
        La comunità deve avere il sangue in comune, è obbligatorio, ed inoltre non può accettare deviazioni dalla sua morale per definizione.

        p.s. ovviamente non intendo società e comunità alla maniera di Tonnies.

  36. Per Pietro

    “I neofascisti su questo hanno costruito una mitologia: la nobilta’ della sconfitta.”

    Beh, anche il giudaismo presionista…

    • Moi says:

      ” PreSionista ” nel senso di “Pre – Guerra dei Sei Giorni ” ? … Temo di non aver afferrato.

      • Mauricius Tarvisii says:

        Credo di prima della nascita (o anche della teorizzazione) di Israele, quando cioè nel mondo ebraico la diaspora era stata assimilata e ci si era ormai “rassegnati”.
        Il sionismo, invece, si è presentato come volontà di riscatto degli ebrei e quindi, in qualche modo, ha messo fine al sentimento di rassegnazione precedente.

  37. Pietro says:

    Ognuno ha i suoi campi di conoscenza :)

  38. Per Pietro

    ” L’Islam come soggetto forte al quale aggrapparsi per la “rivoluzione” una volta crollato l’URSS.”

    Boh, io conosco abbastanza bene le sinistre arabe da non riuscire bene a capire a cosa ti riferisci :-(

  39. Pietro says:

    Io conosco quella italiana, a loro basta che qualcuno critichi gli USA per vederci un paladino

  40. Pietro says:

    @Miguel: ho capito dove ci stiamo fraintendo. Tu da persona colta parli della lettura di sinistra dell’Islam fatta dall’interno dell’Islam stesso. Io parlo di una lettura dell’Islam fatta dall’esterno da sinistra.

  41. Per Pietro

    “Tu da persona colta parli della lettura di sinistra dell’Islam fatta dall’interno dell’Islam stesso.”

    No, non dall’interno dell’Islam. Dall’interno di tutto il vecchio dispositivo del Comintern, quindi dei partiti comunisti e dei loro eredi, da parte dei partiti comunisti e socialisti dei paesi arabi, che hanno una storia lunga e spesso tragica. E che avrebbero avuto una loro importanza, se non avessero sempre sbagliato tutto :-(

    Insomma, da parte di chi nel mondo islamico c’era, ma non si sentiva certo parte del mondo islamico.

  42. Sempre per Pietro

    Non riesco poi a capire cosa intendi per “sinistra”, se ci riferiamo all’Italia.

    E’ la lettura del PCI->DS->PD? Direi proprio di no.

    E’ la lettura degli anarchici? Certamente no.

    E’ la lettura dei bordighisti? Certamente no.

    E’ la lettura del Manifesto? Certamente no.

    E’ la lettura del Fatto? Assolutamente no, anzi…

    E’ la lettura di Matteo Renzi sindaco di sinistra :-) di Firenze? Men che mai.

    E’ la lettura del Campo Antimperialista (circa 50 persone)? Forse, ma con parecchi però e ma.

    Fu la lettura di Foucault? In parte, certamente sì, ma bisognerebbe vedere quanto le idee di Foucault abbiano influito, e poi Foucault parlava solo dell’Iran.

  43. maria says:

    ma forse francesco considera alberi quei fuscelli stenti che ogni tanto si vedono in giro su certe spianate di cemento chiamate piazze :-))

  44. Pietro says:

    @Miguel: Hai ragione sul fatto che sto usando categorie assolute. Per sinistra mi riferisco ad una categoria di valori forgiati dal tempo storico. Qualcosa che sta sopra a tutte le categorie che hai detto. Insomma quanto uscito dalla rivoluzione francese. Io personalmente conosco gente di sinistra di varia estrazione, da stanilisti a rutelliani e tutti mi sembrano ben disposti verso l’Islam. Il discorso antiamericano e’ forte tra gli stalinisti, tuttavia ammetto che sono mie conoscenze e quindi non rappresentano posizioni ufficiali. Ed ammetto anche che oggi la sinistra e’ in crisi su tutto: e’ in crisi il modello di tolleranza si ma laica, e’ in crisi il modello chi e’ contro il mio nemico e’ mio amico, e’ in crisi il rapporto al sentimento religioso. A destra (estrema) hanno avuto il vantaggio di non accantonare il sentimento religioso (in qualche forma) e quindi sono piu’ ricettivi verso l’Islam. Comunque si penso tu abbia ragione, sono ambienti minoritari ma significativi. Non c’e’ niente da fare, con il mondo musulmano ci si deve confrontare, che si voglia distruggere i biekissimi americani o che si voglia tirare su voti. Forse ho peccato di generalizzazione, ma io sono appassionato di geopolitca, tendo sempre ad allargare il quadro

  45. Per Riccardo

    “E si fa presto a passare da Feltri a Feltrinelli”

    Povero Giangiacomo Feltrinelli, era una bella persona, tragicamente ingenua.

    Vittorio Feltri, che pure scriveva cose simpatiche sulla vita milanese anni fa, è un [censura].

  46. maria says:

    francesco, vedo che rilanci utilizzando alcune mie parole scritte di getto che poi io stessa ho chiarito con l’indicazione dei temi che sono stati affrontati in quelle tre ore di assemblea, la reazione vivace dei presenti non ha impedito a nessuno di parlare e di esprimere dei concetti di natura politica, come detto anche da miguel.

    Non c’è stata nessuna prevaricazione, i tecnici hanno parlato all’inizio e alla fine così come doveva essere, interloquendo anche durante la discussione e nessuno ha tacitato nessuno, ma se vuoi lo stesso tirare in ballo metodi leghisti e fascisti del tutto estranei al clima di quell’incontro , fai pure, io proprio non so che farci,il
    problema è tuo.

    • Francesco says:

      io all’incontro non c’ero, mi sono solo rifatto a quello che tu hai scritto

      e non mi pare di avere minimamente forzato la lettura

      il problema non è il parcheggio, molto spesso in Italia si tratta di operazioni balorde e disoneste, il problema è che queste reazioni Nimby (sempre collettive, Miguel, my o our non fa alcuna differenza) in Italia sono automatiche e dirette contro qualsiasi cosa si proponga

      del resto Miguel contrappone Vita e Grande Flusso, che invece sono sinonimi

      è per questo che il caso Taranto è istruttivo, qui abbiamo due “comitati Nimby” che si affrontano e l’unica via di uscita non militare è scaricare tutti i costi sulle spalle dei contribuenti

  47. Moi says:

    @ PINO

    Però se Ducati, Malossi, Mingarelli, Garelli, Ferrari, Maserati, Lamborghini, Bugatti, Pagani-Zonda sono tutti “anche” ; -) cognomi tipicamente “nostrani” … un caso NON è. In fondo anche Nuvolari, di Mantova, era naturaliter più Emiliano che Lombardo.

    Va detto che Vittorio Jano era UngaroPiemontese … ma ci volle Ferrari per “schiodarlo” ;-) dal gretto grigiore contasoldi insulso della FIAT e far sì che i suoi brevetti studiati per quel che in Meccanica Razionale :-) si definisce “Andare a Busso” ;-) divenissero “facta non pugnectae” !

    E nemmeno è un caso se i “Centauri” (altro esempio di reinvenzione d’immaginario) più famosi vengono dalla Romagna o dalle Alte Marche GalloItaliche.

    • Moi says:

      C’è anche un’aneddotica commovente sugli operai della Ferrari che pur essendo “Comunisti” a un certo punto si sentirono addirittura in dovere (!) di fare straordianri sottopagati o perfino non pagati affatto … affinché il giovane Dino, affetto da un male incurabile che lo avrbbe condannato a morire giovane, potesse veder l’automobile sportiva che avrebbe portato il suo nome.

      Vittorio Messori lo definisce una roba del tipo “mentalità cattolica vestigiale”.

  48. mirkhond says:

    Leggendo Pino e Moi, si ha l’impressione :) che il mondo giri intorno all’Emilia e alla Romagna…
    Insomma la Cispadana è il centro del mondo ;), in quanto non c’è un argomento del blog, in cui non si finisca nelle terre tra Po e Appennino ;)…..
    ciao!

    • PinoMamet says:

      Ehh capisco, però ci sono anche Miguel Lisa e Maria che toscanizzano, e tu e Peucezio potete dare un contributo pugliese! :D
      Ricordo anche una presenza genovese :)

      Comunque io non mi sono mai sentito particolarmente “territoriale”. Mi capita di parlare della zona dove risiedo semplicemente perché la conosco, e preferisco parlare di cose che conosco, quando posso.

      Ma davvero non sopporto quelli, che abbondano nei mezzi di comunicazione locale, che ogni cosa che fanno è una sbrodolata sul “nostro territorio”, le “nostre radici” e così via.
      Alla fine, la mia mentalità è stata formata più dai film degli anni Sessanta che da qualsiasi cosa “locale”… ;)

      ciao!!

      • Z. says:

        Pino, glielo diciamo? Glielo diciamo, perché il buon Mirkhond non merita lo sfregio di una condiscendente ipocrisia.

        Il mondo non gira intorno all’Emilia-Romagna.

        Semplicemente, il mondo è l’Emilia-Romagna.

        Punto.

        Z.

        :D

        • mirkhond says:

          Non ne dubitavo Z. :)
          Grazie per la tua sincerità ;)
          ciao!

        • Roberto says:

          Scusa z ma che c’entra la Romagna? Il mondo finisce ad Imola!

        • Francesco says:

          non so cosa è il mondo, di per certo sta fuori da Milano e quindi è secondario, se non trascurabile

          e questa Emilia romagna di cui parlate, è forse vicino a Monza?

          mah

          :D

      • PinoMamet says:

        ” Semplicemente, il mondo è l’Emilia-Romagna.”

        C’è un noto cantante emiliano che un anno o due fa scrisse una canzone che parlava teoricamente del mondo, e diceva cose tipo (vado a memoria)
        “nascosti dalla nebbia… amiamo l’Inghilterra” e così via; e fin qui è chiaro che parlava dell’EmiliaRomagna ;)
        (anche se io non ripeterò mai abbastanza che dove sto io la nebbia ci sarà due giorni all’anno al massimo..)

        e poi la più bella di tutte “dove finiscono le strade è proprio lì che nasce il Sole”, che può sembrare generica poeticità spicciola ai non-emilianoromagnoli, ma un corregionale legge immediatamente così:
        “una notte non sapevo cosa fare e mi sono fatto tutta la via Emilia fino a Rimini, sono arrivato all’alba e mi sono fatto un cornetto in spiaggia!”
        ;)

        • Z. says:

          Pino,

          confesso che contavo molto sulla tua citazione – con debita esegesi – dal buon Cesare!

          Z.

          PS: robelux, no, ricuso decisamente la tua tesi. Come quel locale faceva musica di entrambi i generi (country e western), così il Mondo di cui sopra è grande abbastanza per entrambe le culture: emiliana e romagnola. Lascio il compito di difendere la tesi a Pino, che è molto più bravo di me; io mi limito a dire che in quanto bolognese e romagnolo ad un tempo non posso pensarla diversamente :D

        • PinoMamet says:

          L’Emiliaromagna può e deve restare unita/divisa, come è.
          Perché divididerla è troppo sbattimento e non ci va; perché, scoperto che certe paroline romagnole che non capivo, sono arcaismi e marchigianismi di un defunto poeta, le differenze dialettale diventano risibili e roba di macchie di leopardo (e lo dimostra l’ “imbuto romagnolo” in uso a Piacneza… ;) )
          perché la via Emilia finisce a Rimini che è in Romagna; perché prima che esistesse la Romagna, esisteva l’Aemilia e basta.

          Unirle del tutto (ma come? cancellando la denominazione “Romagna”? credo che nessuno abbia mai pensato una simile bestialità) pure non avrebbe senso, perchè la Romagna esiste, come dimostrato dall’esistenza della piadina e dell’orchestra Casadei.
          ;)

  49. Moi says:

    @ Andrea Boeri & Ritvan @

    Se 40 anni di Enver Hoxha NON hanno estirpato l’ Islam dalla sensibilità degli Albanesi un motivo diverso (!) dal trito-e-ritrito Leitmotiv Marxista “Alienazione” ci sarà , no ?

  50. Per Andrea Di Vita

    “Conscevo bene uno che si è fatto tre anni di Dachau per non combattere contro i Partigiani.”

    Mi sembra una risposta irrilevante: come dire che qualcuno si è fatto tre anni di Gulag per aver collaborato con i tedeschi, ergo non era un collaborazionista dei tedeschi. La cosa può avere una sua efficacia emotiva, ma non prova nulla in sé.

    Io invece credo che Peucezio abbia due parti di torto e una di ragione.

    Cioè, quasi nessuno tra i giovani che scelsero di combattere il governo fascista nel 1943 aveva intenzione di fare gli interessi degli Stati Uniti, paese di cui conoscevano solo qualche racconto mitizzato, o da parenti o dalla letteratura. A quei tempi era molto più noto l’impero inglese, invidiatissimo da Mussolini.

    Oltre tutto, l’impero statunitense si forma proprio con la Seconda guerra mondiale, quindi non era nemmeno prevedibile da parte loro cosa sarebbe successo dopo.

    La parte di ragione di Peucezio sta invece proprio lì: cioè la vittoria alleata ha avuto un piccolo contributo anche dalle azioni dei partigiani italiani; e certo la vittoria alleata ha oggettivamente portato alla fondazione dell’impero statunitense al posto di quelli inglesi e francesi e del tentativo abortito di fondare un impero tedesco.

    • Mauricius Tarvisii says:

      “come dire che qualcuno si è fatto tre anni di Gulag per aver collaborato con i tedeschi, ergo non era un collaborazionista dei tedeschi”
      E’ diverso.
      Se qualcuno viene a casa mia e mi dice: o vieni con noi o ti mandiamo in un lager, se scelgo la seconda lo faccio per una fortissima motivazione interiore.
      Se invece io ho volontariamente collaborato con qualcuno perché credevo che non avrebbe perso la guerra, il fatto che i nemici di quel qualcuno mi puniscano a posteriori è stato del tutto irrilevante nella ponderazione della mia decisione, all’epoca.

  51. So che è OT, ma dal blog di Euroholocaust – con cui sono in profondo disaccordo, ma che cerca di documentarsi e di ragionare ed evita gli eccessi – vado a finire su un link a questo:

    http://xn--identit-fwa.com/blog/2012/10/05/tragedia-multietnica-omicidio-in-famiglia-mista/

    Un italiano litiga con la propria compagna romena e uccide il figlio di lei.

    Bene, per questi qui, è colpa dell’immigrazione, in quanto mancherebbe il legame biologico tra l’assassino e la vittima.

    E’ un’interessante dimostrazione di come, quando si vuole dimostrare una tesi, tutto faccia brodo.

    • Ritvan says:

      Ehmmmm…Miguelito, tu sai quanto io aborro i Padroni Di Casa (nel senso di “xenofobi”, eh!), però, dalle mie parti si dice “kije inat po jepi hakun” (libera traduzione: odialo pure ma dagli ciò che gli spetta).
      Il tizio “identitario” del link è senza dubbio uno xenofobo e si vede da altri suoi commenti, ma nel commentare l’episodio in questione non mi pare dia la colpa all’immigrazione e quando parla di “famiglie miste” e “mancato legame biologico tra l’assassino e la vittima” si riferisca esclusivamente al fatto che la vittima non era figlio biologico dell’assassino, a prescindere dalla sua nazionalità e da quella della mamma compagna dell’assassino.

      P.S. Naturalmente:-) non sono d’accordo con lui neanche in questo, ovvero nel “giustificare” in qualche modo l’assassino, citando i comportamenti di certe bestie nei confronti dei cuccioli avuti dalle loro compagne da accoppiamenti precedenti. Cribbio, qualche piccola:-) differenza fra noi e le bestie – detto con tutto l’affetto di un veterinario – ci dovrebbe pur essere!

  52. Per Mauricius

    “Se qualcuno viene a casa mia e mi dice: “

    Credo che le cose siano state molto complesse sia in Italia che in Russia.

    Né di qua né di là, stiamo parlando di studiosi che dopo aver letto Marx, Adam Smith e Mein Kampf, hanno fatto la loro ponderata decisione, messo giù la pipa e imbracciato il mitra.

    Stiamo parlando, in entrambi i casi, di decisioni prese d’impulso da giovani che a volte avevano appena sedici o diciassette anni.

    • Mauricius Tarvisii says:

      Però il discorso che faceva Andrea – e quello che ho fatto io – è un altro: l’attaccamento alla causa è dimostrato senza nessun dubbio dalla scelta di quello che è finito a Dachau nel momento stesso in cui ha scelto, mentre finire in un gulag perché anni dopo che si è scelto si è finiti nelle mani dei nemici della propria causa non dimostra nulla. Questa è la differenza sostanziale tra i due casi di esempio.

  53. Moi says:

    “An irreligious man is like an empty house. ”

    Ataturk

    “Religious Warfare is all about killing people over who has the best invisible friend”

    Bobby Henderson

    —– Dialogo fra Sordi ? —–

  54. Moi says:

    “kije inat po jepi hakun” (libera traduzione: odialo pure ma dagli ciò che gli spetta).

    — Mi piace.

  55. mirkhond says:

    “E capisco perfettamente i motivi che possono portare qualcuno che si sente a disagio nell’Occidente attuale a trovare elementi di fascino dell’Islam, ma personalmente credo si tratti di un abbaglio”

    In che senso, secondo te, si tratterebbe di un abbaglio?
    Perché la maggioranza dei musulmani, contrariamente a certe paure che circolano nel Frangistan, alla fine si integrerebbero, diventando più Franchi dei Franchi (che furono) cristiani, assumendo a modello jersey shore?

    • Moi says:

      @ Mirkhond

      I FiloIslamici di Sinistra (il cui numero elevato sembra quasi compensarne la superficialità ermeneuticovattelapescasemiologica individuale) fingono di non vedere i Tamarrini Magrebini che anzicché la Moschea preferiscono la Discoteca, anzicché le cosiddette (a spregio) “fantasmine” preferiscono le frangistane o le criptoapostate “visuvamente emancipate” … poi, usando la religione come sfogo di feticcio identario, se gli offendono il Profeta (il cui impatto sulle loro vite è pari a zero) sono quelli che in piazza fanno più casino.

      In termini paganeggianti classici, sono la Nemesi dei CattoLepantini … giusto, Pino ?

      • Moi says:

        “visivamente”

        • mirkhond says:

          Moi, ho capito il tuo punto di vista che trovo condivisibile.
          Però volevo capire il perché, secondo Peucezio, il guardare positivamente all’Islam, come “vendicatore” della distruzione dei nostri ideali e stili di vita da parte della globalizzazione capitalista made in USA, sarebbe un abbaglio.
          Forse perché anche Peucezio, come me e te, ritiene che alla fine saranno gli immigrati musulmani ad omologarsi alla melassa jersey shore, invece di abbatterla?

  56. Per Peucezio

    “Miguel fa di più che difendere il diritto dei mussulmani di praticare la loro religione. “

    Quello che forse ti sfugge è che – se c’è un motore emotivo – è molto più il disgusto per l’islamofobia, che la simpatia per l’Islam.

    Se ci fai caso, infatti, io NON mi occupo di Islam. Mi occupo di islamofobia.

    • Peucezio says:

      Sì, lo so bene, però ricordo, tempo fa, che ti chiesi quali erano i motivi del fascino che in qualche modo sentivi per l’Islam e tu dicesti che non ti eri mai posto il problema in termini così espliciti, ma abbozzasti una risposta, i cui termini, ahimè, non ricordo.
      Sembra tu ci tenga a puntualizzare che non sei filoislamico, come ci fosse qualcosa di riprovevole ad esserlo… :-)
      Piuttosto dimmi un po’ le ragioni questo disgusto di pancia per l’islamofobia (se ne hai voglia).
      Io personalmente non sono anti-islamico (anche se ho delle riserve verso i monoteismi radicali, ma trovo Islam incommensurabilmente migliore del protestantesimo), ma non sono nemmeno anti-islamofobo, anzi, trovo che alcuni aspetti dell’islamofobia nostrana (non di quella americana, che è tutt’altra cosa) vengono da un contesto antropologico che mi piace.
      Se la contrapposizione è fra un liberale cristianista (magari ex leninista) e un italiano medio che vive in un quartiere tipo il tuo e va d’accordo col vicino islamico, ovvio che la simpatia va al secondo, ma se la scelta è fra un vecchio popolano milanese o bergamasco che guarda con diffidenza e ostilità gli stranieri del suo quartiere e un professionista di sinistra o uno studentello rincoglionito tutti tolleranza, integrazione, politicamente corretto, dialogo interreligioso, la scelta per me è scontata.

  57. Per Moi

    “I FiloIslamici di Sinistra (il cui numero elevato”

    Ma me ne presenti UNO almeno di questa specie di unicorni che conosci solo tu (e qualche sito “identitario” italico preso dal Complotto Sinistro-Immigrazionista)?

    Possibile che io mi occupi da anni di Medio Oriente e dintorni e affini, e non ne conosca?

    Conosco qualche studente di lingue orientali o qualche viaggiatore in Medio Oriente che è casualmente anche di sinistra, ma il contrario mi deve ancora capitare.

    • Pietro says:

      @Miguel: ti sei dimenticato di me :D
      Condivido quello che scrive Moi, penso la differenza tra “noi” e te sia il livello espressivo atteso dai citati “filoislamici di sinistra”. Tu pensi a organizzazioni, sigle, partiti o comunque un livello socio-culturale medio alto (infatti dici di non averne mai incontrati e ponenzo la cosa in relazione ai tuoi studi), io e Moi ci riferiamo ad atteggiamenti di pancia del cosiddetto “popolo della sinistra”, non ricavabili da comunicati o prese di posizioni ufficiali. Ecco, il tutto sta nell’ufficialita’ o meno…

  58. mirkhond says:

    Per Miguel Martinez

    Il domandarsi di Peucezio sul perché del vostro disgusto per l’Islamofobia, però non credo che abbia radici solo nel rifiuto del razzismo in quanto tale.

  59. mirkhond says:

    Per quel che mi riguarda, quando insegnavo all’università della terza età (anni 2003-2009), la maggioranza dei miei alunni di 55-85 anni, erano di sinistra.
    La maggiorparte di loro aveva un atteggiamento “filoislamico”, nella misura in cui i Musulmani le menavano agli Usani NELLE LORO PATRIE (Iraq, Afghanistan), ma assumevano atteggiamenti di diffidenza se non di islamofobia nei riguardi dell’immigrazione musulmana nelle NOSTRE terre e riguardo ai matrimoni misti “cristiani”/musulmani…..

    • Mauricius Tarvisii says:

      I nemici dei miei nemici sono miei amici… finché se ne stanno lontani da me e non diventano miei nemici.

  60. Per Peucezio

    “Piuttosto dimmi un po’ le ragioni questo disgusto di pancia per l’islamofobia “

    Non ho nulla contro chi considera che l’Islam sia una religione demoniaca, i cui adepti vadano salvati dal fuoco dell’inferno.

    Quello che trovo interessante è come nell’islamofobia improvvisamente tutto il non detto dell’Occidente emerge.

    Ciò che si immagina universale e tollerante, si trova improvvisamente davanti a qualcosa di diverso da sé (quanto lo sia realmente importa poco), e l’unica cosa che riesce ad immaginare è come eliminarlo.

    Cosa che accomuna Holland alla Le Pen, le Pussy Riot ad Antonio Socci; e anche questo ci aiuta a capire quanto le apparenti opposizioni interne al dispositivo Occidente siano esagerate o false.

    • Pietro says:

      Miguel tutto il non detto emerge semplicemente perche’ l’occidente si basa su quella contraddizione chiamata Rivoluzione francese…
      E infatti e’ la sinistra ad essere in piena crisi, la “doppia morale” non regge piu’… Doppia morale di influenze cattoliche e celebrata dal fideistico credo nel comunismo. E questo e’ anche il motivo del tuo non trovare sinistrorsi filoislamici (probabilmente ti sei sempre trovato di fronte alla sinistra “pubblica”) Non c’e’ nente da fare, e’ ora di fare i conti con la propria storia.
      I diritti individuali si basano sul benessere e la democrazia sul consenso… Appena i tempi si fanno cupi si tramutano in egoismo e autoritarismo.
      Io non riesco a stupirmi piu’ di nulla :)

    • Tortuga says:

      “tutto il non detto dell’Occidente” che si dice universale e tollerante ma non lo è e che vuole distruggere tutto ciò che è diverso da sé.

      Interessante, per qualcuno che aveva chiesto specifiche sul “noi” e sul “voi”.
      Ovvero è interessante come la medesima persona che in alcuni momenti si adopera per la disgregazione di categorie e ideologie, in realtà sta solo promuovendo la sua ;-)

      Interessante soprattutto da parte di qualcuno che sa che davanti allo stesso cielo si possono collegare le stelle (puntini) in mille modi diversi.

  61. mirkhond says:

    “I diritti individuali si basano sul benessere e la democrazia sul consenso… Appena i tempi si fanno cupi si tramutano in egoismo e autoritarismo.”

    Condivido al 100%

  62. Per Mirkhond

    “Per quel che mi riguarda, quando insegnavo all’università della terza età (anni 2003-2009),”

    Ma di gente di sinistra ostile alla guerra che l’uomo di destra Bush stava conducendo, ne ho conosciuta tanta anch’io.

    Spariti il giorno che Obama è arrivato al potere, temo.

    In massima parte (e con alcune ottime eccezioni, come Gino Strada) il movimento per la pace degli anni 2001-2008 è stato una polemica tutta interna all’Occidente.

    Antidestrismo non è uguale a filoislamismo.

    • Pietro says:

      “Antidestrismo non è uguale a filoislamismo”
      Si ma quando il giocattolo era nuovo ci hanno giocato un bel po’…
      Da qui l’essere ritenuti uguali.
      Adesso e’ uno dei campi su cui sinistra (estrema) e destra (estrema) si toccano, quindi hai ragione, non sono uguali. Anche se io parlerei piu’ di capitalismo che di destrismo.
      Il discorso e’ scivoloso perche’ corre su un doppio binario. Siamo sempre li’, filoislamici si ma con la moschea nel paese vicino. Pubblico/privato.
      In piu’ oggi sono saltate le coordinate separatorie. Prima era semplicemente moderati/violenti, adesso sta venendo meno l’antifascismo, il vero collante. Il che rende ancora piu’ confuse le analisi sinistrorse della realta’.
      Ma stai usando Occidente per dire Sinistra? Per definire la sinistra che chiama provocatore chiunque la contraddica? Una sinistra che si fa paladina della tolleranza accusando di fascismo chiunque la pensi diversamente?
      Mi sta venendo un dubbio. Ma vuoi vedere che l’Occidente e’ di sinistra?

  63. Inoltre, c’è stato un silenzio praticamente totale della sinistra (salvo singole persone, ma molto singole) sulla repressione antislamica in Occidente.

    E’ una cosa che mi rattrista e non è certo un vanto, dire che se non frequentate questo blog, difficilmente avrete saputo dei processi-montatura, delle espulsioni arbitrarie, delle innumerevoli vessazioni contro presunti “terroristi islamici”.

    Per non dire in Francia, dove le leggi anti-hijab e anti-niqab sono state in gran parte volute dalla sinistra.

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