Charlie-Hebdo, l’Islam e la Francia (I)

“Tutta questa generazione è in collera. I tre quarti non sono praticanti, ma si sentono insultati”.

Così riferisce a Le Figaro Fatima Hani, segretaria di un’associazione costituita nel 2005 per fare da raccordo tra gli abitanti delle banlieue e le autorità.

E ancora parlava solo del film pubblicato su Youtube, nei lontani Stati Uniti: le banlieue, lei dice, non si erano pienamente accorte della provocazione che Charlie Hebdo stava montando a casa loro.

Il ministro degli Interni della Francia, Manuel Valls, ha tirato fuori la bilancia e ha accuratamente assegnato i suoi due pesi e due misure.

Uno, ha dichiarato, “la liberté d’expression est un droit fondamental“, riferendosi a Charlie-Hebdo.

Due, ha avvertito che “nessuna manifestazione che possa turbare l’ordine pubblico, provocare, attizzare gli animi, sarà autorizzata, anzi sarà proibita“, riferendosi alle manifestazioni di protesta, fino a quel momento previste come pacifiche, che gli indigènes stanno organizzando in tutta Francia per sabato.[1]

Certo, manifestare serve a poco; è comunque una consolazione e una valvola di sfogo per chi vi partecipa, anzi l’unica alla portata di chi non possiede testate giornalistiche.

Manuel Valls non è nuovo ad atteggiamenti unilaterali verso i musulmani francesi: si è distinto per proclami a sostegno dello Stato d’Israele che sfiorano il ridicolo, e che le banlieue non hanno mancato di notare.

Poi uno si chiede perché nei quartieri ci si senta umiliati da governanti del genere.

Un fatto che nessuno, mi pare, abbia sottolineato: la differenza tra il video The Innocence of Muslims e le vignette pubblicate da Charlie Hebdo.

Nel primo caso, abbiamo un gruppo caricaturale di sfigati: un benzinaio immigrato che per salvarsi dalla bancarotta fa una serie di assegni a vuoto e finisce in carcere, una figura della profonda provincia statunitense e un regista di film pornografici di terz’ordine in pensione.

Nel secondo caso,abbiamo un giro di raffinati intellettuali, frequentatori dei migliori salotti parigini.

Le principali figure dietro il film erano copti egiziani, che nel bene o nel male hanno vissuto direttamente la questione della convivenza con i musulmani; quelli di Charlie-Hebdo i musulmani li conoscono solo come quelli che fanno gli spazzini sotto casa loro.

I primi hanno agito, per salvare ingenuamente le anime dall’inferno cui credono sia destinati i musulmani, informandoli su quella che, secondo loro, sarebbe stata la realtà dell’Islam.

Quelli di Charlie-Hebdo hanno studiato una provocazione senza contenuto per poter provocare un massacro.

Il massacro magari non ci sarà, ma loro ci contano. E anche se fanno finta di sentirsi minacciati ancora prima che qualcuno abbia fiatato, sanno benissimo che gli eventuali morti, arresti e lutti ci saranno in paesi ben lontani dalle belle case in cui abitano loro.

Comunque, molti nelle banlieue non ci stanno a dover tacere ancora.

In rete si stanno organizzando manifestazioni almeno a Parigi, Lille, Lione, Tolosa, Marsiglia, Bordeaux, Strasburgo, Nantes e Rennes.

Omar Djellil, responsabile dell’associazione Porte d’Aix a Marsiglia, ha dichiarato alla stampa:

I musulmani non hanno bisogno di autorizzazione per difendere i loro diritti”. “Si sfiderà il divieto, se ci sarà un’interdizione”, ha dichiarato all’AFP, invocando “una manifestazione spontanea, pacifica, della comunità musulmana”.

Nota:

[1] Ci si è messo pure il Ministro dell’Educazione Nazionale, dichiarando che la “libertà di espressione è molto importante per la nostra civiltà”. Proprio nei giorni in cui i tribunali francesi hanno imposto alla rivista Closer di cessare la pubblicazione delle foto della principessa inglese Kate, certamente espressive quanto le vignette di Charlie-Hebdo.

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24 Responses to Charlie-Hebdo, l’Islam e la Francia (I)

  1. roberto says:

    Miguel,
    penso che sia un’ottima cosa che tu continui a scrivere su questo tema che mi pare assolutamente centrale. ho tre serie di commenti, cose sulle quali sono d’accordo con te, cose sulle quali dissento e cose che non capisco.

    Inizio con il più facile, cose sulle quali sono d’accordo (il resto seguirà)

    la questione dei due pesi e due misure. francamente il divieto di manifestare è incomprensibile

  2. roberto says:

    cose che non capisco:

    1. perché un francese di origine algerina, ormai alla terza generazione in francia dovrebbe in qualche modo sentirsi umiliato dal sostegno ad israele (e lasciamo perdere la questione se sia un sostegno a parole o nei fatti), o meglio perché dovrebe sentirsi più o meno umiliato di un portuale marsigliese francese da mille generazioni?
    Le pen ti direbbe “perché gli immigrati restano immigrati anche dopo 100 generazioni”, e sulla base di cio’ sarebbe per l’espulsione coatta o cose del genere

    2. nell’ultima discussione dicevi “Se la satira esagera qualcosa di reale, mi piace” e poi “Per quanto riguarda l’immagine dell’ebreo ortodosso e dell’imam, probabilmente è vero che si tratta di due soggetti che non amano essere presi in giro. E allora?”
    allora, e mi riferisco solo all’immagine della copertina, che male c’è ad esagerare in questo caso una cosa che è reale (e aggiungerei ridicola in se)?

  3. Peucezio says:

    Miguel, però a proposito dei due pesi e delle due misure, non posso fare a meno di notare che c’è una gorssa differenza fra pubblicare delle vignette su una rivista e occupare il suolo pubblico con una manifestazione: la gestione delle vie e delle piazze è una delle prerogative fondamentali dello stato sovrano e della comunità e ogni sua occupazione, anche di un’ora, la rende indisponibile all’uso collettivo, alla circolazione di persone e mezzi.
    E anche il paragone con le foto della principessa mi sembra improprio: la questione del topless della signorina non mi appassiona di certo, però è difficile negare che, in linea di principio, ognuno è il arbitro esclusivo della propria immagine e della propria riservatezza e violarle è un’invasione indebita, mentre disegnare dal nulla delle vignette è un libero esercizio creativo, per quanto idiota, di cattivo gusto e scontato possa risultare.

    • PinoMamet says:

      Peucezio,
      però lo Stato sovrano francese concede tranquillamente le vie e le piazze alle manifestazioni anti-islamiche delle Femen, per cui sì, negarlo alle manifestazioni “antivignettistiche” è usare due pesi e due misure;

      poi per quanto riguarda la libertà di satira, noi in Italia abbondiamo di esempi di discussione: è vero, come ricorda Moi, che il Vernacoliere sfotte il Papa con cadenza regolare;

      d’altra parte, il solito Vauro è stato condannato per “vilipendio della religione cattolica”, e anche la vicenda della vignetta sulla “Fiamma Frankenstein” è finita in tribunale, mentre la Fornero si è “indignata” per una vignetta che la ritrae come ragazza-squillo
      (ma, e Forattini che li ritraeva tutti nudi? con gran compiacimento di tutti, peraltro? siamo diventati davvero così moralisti, o è la Fornero che è una scassacazzo?)

      insomma, la cosa non appare così semplice e lineare, ecco.

      • Peucezio says:

        “però lo Stato sovrano francese concede tranquillamente le vie e le piazze alle manifestazioni anti-islamiche delle Femen, per cui sì, negarlo alle manifestazioni “antivignettistiche” è usare due pesi e due misure;”

        Questo sì. Dare il permesso alle zoccole ucraine e non ai mussulmani è oggettivamente ingiusto.

        “(ma, e Forattini che li ritraeva tutti nudi? con gran compiacimento di tutti, peraltro? siamo diventati davvero così moralisti, o è la Fornero che è una scassacazzo?)”

        La Fornero è una scassacazzo e non ci piove. Tra l’altro il fatto che tiri in ballo l’essere donna ha una valenza opposta a ciò che essa stessa vi attribuisce: in questo modo pretende una sorta di privilegio femminile che è antiparitario e, in fondo, maschilista.
        Ma, al di là della Fornero e della sua mancanza di senso dell’umorismo, siamo in un’epoca in cui scherza di meno, in cui tutti sono diventati suscettibili e c’è l’ossessione dell’offesa. Ciò genera sia l’indgnazione fuori luogo che le provocazioni gratuite (perché se la gente è suscettibilissima ci sarà sempre qualcuno che si diverte a “sfruculiarla”, per gli scopi più vari).

  4. izzaldin says:

    Il problema è che la satira su certi argomenti va calibrata con moltissima attenzione.
    In questi casi mi pare di capire che non sia “satira”, ma soltanto “provocazione” o “sfottò”.
    La satira è sempre moralista: se si vuole deridere un gruppo di persone o le loro convinzioni, per forza bisogna fasi portatori di altre idee.
    Il film, a quanto pare, fu realizzato con l’inganno, senza dire agli attori di cosa si trattava. Già questo fatto lo toglie dalla categoria “arte” o “satira” e lo fa entrare nella categoria “candid camera” o “scherzi a parte”.
    Le vignette di Charlie Hebdo, e qui sono d’accordo con Miguel, sono più pericolose perchè volutamente ed esplicitamente offensive, opera di “intellettuali patentati”.
    Sul Figaro un noto editorialista ha scritto che “come la maggior parte dei francesi, sono un erede consenziente dell’Illuminismo: che ha dissacrato le religioni, ponendole al rango di ideologie liberamente criticabili. E l’Islam lo è, quando porta avanti alla lettera i dettami violenti e sessisti del suo testo sacro, il Corano, costruito sul culto del popolo perfetto”.
    Da un lato il precetto di non rappresentare l’immagine del Profeta Maometto;
    dall’altro, l'”eredità culturale” dell’Illuminismo: un sentimento che permette ai giornalisti e ai vignettisti di sentirsi in contatto diretto, addirittura di proclamarsi gli eredi morali (come se la libertà d’espressione fosse un appartamento che i figli ereditano dal padre..) di alcuni pargini vissuti più di duecento anni fa.
    Tradizione contro Tradizione, quindi, solo che qui la “guerra simbolica” è perpetrata da una parte sola, schiamazzando e facendosi largo fra mille Nelli Rega e Lady Gaghe.

    Saluti,
    Izzaldin.

    • roberto says:

      come diceva luttazzi (sempre sia lodato)
      «La satira informa, deforma e fa quel cazzo che le pare».

      roberto

      • Ma chi?
        Quel vecchio che rubava le battute vecchie a vecchi comici statunitensi, e che è stato scoperto dai suoi propri fan dopo che egli stesso aveva lanciato l’idea di far esaminare il proprio repertorio, non accettando poi l’impietoso verdetto dei suoi propri fan che lo classificavano come un ladruncolo?

        Chi fa satira ha spesso la tendenza a sottovalutare la realtà dei fatti, ed è forse questo il nodo cruciale qui evidenziato.

  5. Per Peucezio

    Concordo: le foto di Kate sono legalmente diverse dalla vignette; una pubblicazione è diversa da una manifestazione.

    Nei fatti, però, le proteste di un potente stuolo di avvocati riesce a sopprimere immediatamente una “espressione” della stampa.

    E nei fatti, l’unico modo in cui una persona che non possiede testate giornalistiche, e magari non sa nemmeno scrivere particolarmente bene o disegnare (cioè la stragrande maggioranza dei cittadini francesi) può rispondere in qualche modo a ciò che una testata scrive, è usando il proprio diritto di manifestare pacificamente.

    Non si tratta di un privilegio occasionalmente concesso – che so, come un finanziamento pubblico – ma di un diritto che può essere negato solo per motivi impellenti.

    Qui il diritto è stato negato senza che ci fosse alcun segno di pericolo per l’ordine pubblico, al massimo per “l’immagine” della Francia.

    Premesso che sono per la massima libertà in questo campo (e quindi sono contrario a ogni misura legale contro Charlie Hebdo), è un fatto che la libertà di espressione in Francia è stata molte volte conculcata: pensiamo ai reati di “negazionismo” della Shoah o del genocidio armeno.

    Oppure pensiamo alla dissoluzione forzata – per semplice decreto ministeriale, senza processo – di organizzazioni certo pittoresche e rumorose come i Forsane Alizza, accusate solo di essere estremiste ma non di atti di violenza: il ministero diceva che «leurs propos sont antisémites et antioccidentaux» e li accusava di chiedere che «les troupes françaises (…) quitt(ent) les territoires à majorité musulmane et ce, sans condition ni délai» nonché di pretendere «retrait de ces lois abjectes contre le voile et le niqab dans l’espace public comme en privé».

    http://www.lefigaro.fr/actualite-france/2012/03/30/01016-20120330ARTFIG00337-forsane-alizza-un-groupuscule-dissous-en-fevrier-2012.php

    • Peucezio says:

      In Francia e nell’Occidente in genere la libertà di espressione e di stampa non esiste, questo è pacifico. Una felice eccezione sono gli Stati Uniti, che sono l’espressione talmente estrema e clamorosa del modello in nome del quale certe idee vengono represse, che lì non c’è nemmeno bisogno di reprimerle.
      Al di là del “doppiopesismo” (parola orrenda ma comoda) del governo francese (basta l’esempio di Femen citato da Pino), ho delle riserve di principio verso il diritto di manifestare in piazza, quale che sia il tema della manifestazione: ritengo che occupare ciò che è di tutti e che è funzionale alla libera circolazione degli uomini è dal mio punto di vista un sopruso in ogni caso.
      Ma al di là di questa, che è una mia posizione di principio che c’entra relativamente col tema in questione, io credo ci siano modi più efficaci di farsi sentire. Il mezzo telematico è uno di questi (usato in modo sensato e diverso dalle pagliacciate di Avaaz), altri sono, chessò, bandiere sulla propria finestra, andare vestito in un certo modo che si nota, con simboli o scritte appariscenti, che esprimano il tema, tempestando di lettere, fax, mail ecc. questo o quel politico o altro personaggio collegato agli eventi… mezzi come questi hanno il pregio di poter essere adottati contemporaneamente anche da decine di milioni di persone, mentre una piazza, per quanto grande è uno spazio limitato e, comunque, anche se ci potessero stare un milione di persone, le vedrebbero gli abitanti della piazza e pochi altri, ammenoché qualche giornalista non decidesse che è un evento degno di essere trattato.

  6. Per roberto

    “allora, e mi riferisco solo all’immagine della copertina, che male c’è ad esagerare in questo caso una cosa che è reale (e aggiungerei ridicola in se)?”

    L’immagine della copertina non è diversa da quelle pubblicate regolarmente da riviste satiriche turche, come Penguen, che non hanno mai avuto problemi. Il problema sono le immagini raffiguranti Muhammad, che si vedono all’interno della rivista.

    Premesso sempre che non ne faccio una questione di divieti per legge, non trovo invece nulla di strano nel fatto che ci sia gente che non ami farsi insultare.

    Se io mi dovessi trovare sotto casa tutti i giorni un branco di gente che mi urla “Martinez scemo!” “vogliamo Martinez nudo!” o altre cose innocue del genere, lo troverei comunque fastidioso, credo.

  7. Per roberto

    “«La satira informa, deforma e fa quel cazzo che le pare».”

    In questo caso, fa ciò che le pare:

    1) sperando che qualcuno ci muoia

    2) facendo satira sulla pelle degli altri.

    Sono sicuro che ci saranno dei vegetariani in grado di fare satire splendide sui tic del proprio ambiente.

    Ma non capisco che satira ci sia nel recarmi in un locale vegetariano e cominciare a sgranocchiare un coniglio – macellato legalmente ma ancora crudo. Solo per vedere l’effetto che fa.

    Comunque, il numero di Charlie Hebdo è uscito nel contesto di 30 morti (di cui 26 manifestanti, ricordiamo).

  8. Mi correggo sulla cifra dei trenta morti – bisogna togliere a mio avviso i 12 morti in un agguato in Afghanistan, associato dai Taliban alla vicenda del film, ma che mi sembrano una normale operazione di guerriglia.

    Dei dodici morti, ben otto erano sudafricani, che Dio solo sa cosa ci stavano a fare da quelle parti.

  9. E.M. says:

    Miguel, a me non sembra proprio che il film, vero o finto che sia, sia stato girato in buona fede… il clip su youtube, oltre ad essere una delle cose più brutte e cretine che abbia mai visto (ricorda molto “gli occhi del cuore 3″, per chi ha visto Boris), è un bel concentrato di insulti. Se avessero davvero voluto invitare i musulmani ad “aprire gli occhi” avrebbero dovuto usare ben altri toni

  10. Per E.M.

    Mica ho detto che erano intelligenti i promotori del film :-)

    Fatto sta che il portavoce dei promotori dice che il loro intento era attirare dei giovani estremisti musulmani a vederlo, perché si rendessero conto come era “davvero” l’Islam. Nei loro cervelli microscopici, si trattava di una forma di evangelizzazione.

    Non pensavano di entrare nello spettacolo globale, come era invece lo scopo dichiarato di quelli di Charlie Hebdo.

    • Pietro says:

      Secondo me Miguel prendi una cantonata sulla realizzazione del film… Come scritto in altro post non penso sia stata un’idea di quattro sfigati

  11. astruso says:

    Solo un marziano potrebbe immaginare, nel contesto presente, che la publicazione di immagini satiriche a danno dell’Islam non provochi reazioni rumorose se non violente.
    Reazioni che possono provocare il ferimento o la morte delle persone.
    Inoltre, con assoluta certezza, certe reazioni generano un danno economico collettivo che si può comodamente stimare ancora prima che una sola persona scenda per le strade. Basta pensare al costo della necessaria mobilitazione delle forze dell’ordine, alla serrata dei negozi o alla chisura di certe parti della città. Nell’ipotesi di morti, ferimenti e danneggiamenti la fattura sale.
    Forse è meglio conculcare la “libertà” di pubblicare certe minchiate che dover presentare dopo il conto alla collettività.
    Personalmente ritengo che chi pubblica certe vignette dovrebbe essere indagato per istigazione alla violenza. Guarda caso, tale accusa fu mossa dalla magistratura italiana nei confronti di Moffa e Faurisson nel 2007, in occasione della conferenza di Faurisson a Teramo.
    http://www.primadanoi.it/news/506332/Faurisson-e-Moffa-indagati-per-%C2%ABistigazione-alla-violenza%C2%BB.html

    Evidentemente, la “libertà di espressione” è un concetto non ancora ben definito.

  12. Tortuga says:

    La difficoltà nel valutare satira di vignette e quissimili, è che – spesso – ciò che si vede in esse è estremamente soggettivo e frutto delle proiezioni di chi osserva ed è ben difficile dimostrare che ciò che noi vediamo in una cosa abbia aspetti oggettivi e ricalchi l’intenzione di chi ha creato una vignetta.
    Il c.d. artista potrà sempre sostenere e dimostrare che ha inteso altro e con intensità differente, e che l’eccesso proviene dalla percezione di chi ha intepretato l’opera.
    E’ poi proprio per questo motivo che si usano strumenti diversi dalla parola per comunicare, che rendono più evidenti i meccanismi proiettivi:
    la reazione è molto individuale e soprattutto – come qualunque test proiettivo – una trappola in cui – secondo me – sarebbe meglio non cadere.

  13. Pingback: Mario Borghezio e Charlie Hebdo | Kelebek Blog

  14. Pietro says:

    Rock&Troll non ha ancora letto il post, provo a invocarlo: ISRAELE ISRAELE ISRAELE ISRAELE ISRAELE ISRAELE ISRAELE ISRAELE ISRAELE ISRAELE ISRAELE ISRAELE ISRAELE ISRAELE ISRAELE ISRAELE ISRAELE ISRAELE ISRAELE ISRAELE ISRAELE ISRAELE ISRAELE ISRAELE ISRAELE ISRAELE ISRAELE ISRAELE ISRAELE ISRAELE ISRAELE ISRAELE

  15. Armando says:

    Son più sacre le chiappe reali…eh mondo ghibellino!

  16. daouda says:

    E’ proprio in questi casi che Miguel riveli il tuo essere uno dei tanti nell’amalgama e cessi di contribuire in modo utile, sovente ti capita.

    Anche la lagna libertaria difatti è interessante, mica solo la tua eh? Perché se volemo parlà de cosi e massimi sistemi, beh, nun c’è da difenne gnisuno in questa diatriba se non coloro che ci pensano sù senza avervi preso parte.

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