La truffa di Facebook, la CIA e altre cyberie

Dunque, una ditta, la Limited Run, si fa pubblicità su Facebook, tentacolare organismo virtuale meglio noto ai nostri lettori come il Libro dei Ceffi. L’organismo che sa misteriosamente tutto non solo sui propri iscritti, ma anche sulle persone che quegli iscritti invitano ad aderire a Facebook.

La Limited Run paga qualcosa a Facebook, ogni volta che qualcuno clicca sulla loro pubblicità.

Di traffico  – e di bollette da Facebook – ne arriva tanto, che cominciano a farsi venire qualche dubbio.

E scoprono così che l’80% del traffico per cui pagano proviene da visitatori che hanno  disattivato JavaScript, cosa che in media capita con l’1-2% degli altri visitatori al sito.

Controllano, e vengono a sapere che tutto questo traffico da Facebook viene generato automaticamente da bot.

Certo, impossibile dire da dove vengano quei bot, e Limited Run non può dimostrare che sia Facebook a mandarli; però Facebook incassa e si rifiuta di rispondere alle domande.

Regaliamo volentieri un link gratuito alla Limited Run, segnalando anche una spiegazione più tecnica per cui è meglio non farsi pubblicità sul Libro dei Ceffi.

Dimenticavo – Accel è una ditta che ha investito ben 12,7 milioni di dollari in Facebook. Il direttore di Accel, James Breyer, è oggi un dirigente di “In-Q-Tel”. Che non è un’azienda qualunque: è apertamente e dichiaratamente un’emanazione privata della CIA. Lo dicono loro e lo dice la stessa CIA.

Ma vogliamo essere imparziali, notando che i legami tra In-Q-Tel e Google sono ben più documentati di quelli tra In-Q-Tel e Facebook.

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44 Responses to La truffa di Facebook, la CIA e altre cyberie

  1. Tortuga says:

    Già, si chiama “costo contatto” ed è un problema che ha sempre riguardato la vendita di spazi pubblicitari (uno di quelli che furono i miei mestieri) e la quantificazione del rapporto costi-benefici della pubblicità.

    Il web sembra voler promettere di risolverlo facendo credere che si possa quantificare il numero di visite, di letture di una pagina, il tempo di permanenza sul sito, la localizzazione dell’utente, e se rappresenta un target pertinente.

    I miei clienti, direttori marketing di aziende anche molto grandi, alcune già allora famose, altre cresciute nel frattempo, e i responsabili pianificazione ed acquisti di agenzie pubblicitarie, quando volevano valutare un periodico non ascoltavano le statistiche che pervenivano loro da varie fonti, ma mi raccontavano di uscire personalmente in strada, recarsi presso un certo numero di edicole ed andare a verificare con i propri occhi ed orecchie le vendite delle stesse, conferendo con gli edicolanti.

    Mi ricordo di un cliente che mi diceva: “in tutte le cose bisogna alzare il culo, e metterci la faccia”, schiaffeggiandosi la guancia per indicare il contatto diretto con la realtà.

    Oggi invece va il drone un po’ in tutte le cose.
    Ricevo telefonate dove il venditore è una segreteria telefonica (questo andrebbe veramente proibito), pensiamo che incontrarsi via webcam abbia lo stesso valore di un incontro personale, mandiamo droni (che per ora arrivano a destinazione ma forse presto diventeranno un bersaglio di tiro al piattello per intrepidi sportivi, e lo spero).
    Viviamo di surrogati, e ci portano via talmente tanto tempo che non ne abbiamo più per la vita vera.

    Quali sono i segreti di questo mondo, ovvero il commercio di spazi pubblicitari?
    Eh, eh ;-) a quelli che confidano nel “drone” non lo direi mai :D

    Dopo una prima lettura, devo dire che – salvo rifletterci – a freddo penso che sia più responsabile chi ha preso la fregatura che chi la ha data.

    • Roberto says:

      “viviamo di surrogati, e ci portano via talmente tanto tempo che non ne abbiamo più per la vita vera.”

      Secondo me questa cosa non è vera. Viviamo in un mondo estremamente complicato ed i surrogati aiutano a semplificarci la vita.
      Penso al tuo esempio dell’incontro via web cam: è evidente che non è come vedersi di persona ma a me pare altrettanto evidente che è meglio che niente. Magari x anni fa la necessità di vedere una persona lontana era piuttosto rara ora una esigenza quotidiana per moltissime persone (e a me basta vedere quanto sono contenti i miei figli di vedere su Skype i nonni a 2000 km di distanza per essere sicuro di quanto scrivo)

      Roberto

      • Tortuga says:

        Ok, certo, ma i nonni sono persone che hanno fatto parte della vostra vita reale in modo molto concreto.
        Ci avviamo invece verso un’epoca in cui si rischia di avere con molte persone solo rapporti telematici, e telematici sin dall’inizio.
        Penso più al mondo del lavoro e degli affari.
        Penso, ad esempio a chi acquista via internet, per esempio degli spazi pubblicitari o diverse altre cose.
        E penso che dietro al video ci si può costruire una immagine estremamente artefatta.
        Dalla fisicità di una persona e dall’ambiente in cui passa una gran parte del suo tempo percepisco molte più cose, raccolgo molti più dati, e comprendo molte più cose che, invece, non possono giungermi attraverso uno schermo quadrato.
        Quandovisitavo un nuovo potenziale cliente nel suo luogo di lavoro, dopo pochi minuti già potevo capire se poteva essere un cliente affidabile o un cattivo pagatore e quanto fosse ragionevole pensare che potesse spendere.
        Se avevo dubbi sul cliente potevo sempre fargli una visita “a sorpresa” anziché su appuntamento.
        Non posso fare lo stesso dietro ad un video.

        • mirkhond says:

          Tortuga, scusa la curiosità, ma facevi l’assicuratrice?
          Ovviamente non rispondermi, se la domanda ti sembra invadente….
          ciao!

        • Roberto says:

          “Ci avviamo invece verso un’epoca in cui si rischia di avere con molte persone solo rapporti telematici, e telematici sin dall’inizio”

          Mi permetto di farti notare che noi tutti abbiamo un rapporto solo telematico (ed il tentativo di organizzare un incontro del buon peucezio non ha raccolto entusiasmi esagerati)
          :-)

          Roberto

        • PinoMamet says:

          Ehi Roberto io sono pigro e non faccio testo, poi era un periodo un po’ sfigato, ma s’era detto magari a Settembre! :)
          Settembre è arrivato e io ci sono… ;)
          fatemi sapere :)

        • Roberto says:

          Tu sei pigro, io sono pigro e lontano…Sarebbe bellissimo vederci davanti ad un piatto di tortelli di zucca, ma in mancanza di ciò trovo che l’incontro virtuale sia meglio che niente

          Roberto

        • PinoMamet says:

          Oddio, i tortelli li lascio volentieri a te… facciamo che io ordino una pizza marinara?
          ;)

        • Tortuga says:

          “Mi permetto di farti notare che noi tutti abbiamo un rapporto solo telematico.” – Roberto –

          Ma non facciamo affari :D , per esempio.
          E’ un “non rapporto”, è solo chiacchiera, anche se del miglior tipo che si possa fare.
          Non incide direttamente, praticamente, concretamente sulle nostre vite come altre cose.

          Se compro un oggetto su e-bay, quello è un rapporto che incide praticamente: qualcuno che non conosco mi manda un prodotto in contrassegno, che vedo solo in foto (quindi è sicuramente taroccato ;-) ) io pago, apro il pacco, trovo il tarocco ma non ho nessuno cui poter dare un cazzotto sul naso!

          Se cerco un lavoro, se ho un rapporto di lavoro, se assicuro la mia auto, se ho un tutor on-line, o se frequento una università telematica, etc. questi sono i rapporti cui mi riferivo.

          – ed il tentativo di organizzare un incontro del buon peucezio non ha raccolto entusiasmi esagerati – Roberto –

          Perché faceva molto caldo e perché non viviamo nello stesso luogo, quindi non è così semplice raggiungersi, ma, ci pensavo giusto oggi, settembre è arrivato, gli occhiali me li hanno aggiustati, la tendinite è diventata sopportabile, la riunione condominale me la sbrigo settimana prossima, quindi ci sono anch’io… ma niente zucca, che non mi piace.

        • Tortuga says:

          x mirk

          no, la vendita di spazi pubblicitari (uno fra mille altri mestieri). Solo per un periodo una delle aziende per cui lavoravo ha anche inserito nel suo pacchetto di servizi anche delle assicurazioni aziendali (una cosa che non c’entrava nulla con gli altri servizi che erano pubblicitari e di marketing), ma è un prodotto che ho venduto credo per sei, nove, mesi, naturalmente dopo adeguati corsi, ma è una cosa che mi faceva veramente schifo vendere. Poi però sono andata via da quella azienda e da un certo momento in poi ho comunque cercato ogni modo per evitare la vendita di servizi e la vendita in generale.

        • Roberto says:

          Eccheppalle pino avevo escluso a posta i tortellini conoscendo la tua adorazione per il sacro maiale!

          :-)

        • PinoMamet says:

          Ahah sai che sono un notorio rompipalle alimentare!
          Ma mi accontento di poco, in fondo, e soprattutto lascio che gli altri mangino quello che gli pare, ovviamente ;)

  2. Tortuga says:

    Tra le attività spinistiche del Libro dei Ceffi segnalo la sua capacità o – perlomeno – tentativo, di sfruttare gratuitamente “la spia che è in noi”.

    Carico foto sul Libro dei Ceffi,non scrivo riferimenti, né luogo, né data, nè alcun dato o informazione, salvo a volte descrizioni di fantasia, carico foto non mie, prese dal web, oppure qualche mio stupido divertimento di grafica.
    Periodicamente lui le mostra a miei contatti (ma forse anche non) in una finestrella della sidebar destra, chiedendo loro di confermare cosa rappresentino e quali luoghi.
    Se posto la foto di un cielo e scrivo che è stata scattata in località “cielo”, lui domanda conferma ad altri se ciò è vero: è vero che questa è una foto scattata a “cielo”?
    Se posto una composizione di fantasia, un collage, e le do un nome “vento e sole”, il brutto ceffo va a chiedere ad altri: è vero che questa foto è stata scattata a “vento e sole”?
    Problema, non è una foto, non è stata scattata, e nulla appartiene ad un luogo preciso, esattamente come un dipinto di fantasia.

    Ok, il Libro dei Ceffi è stupido come tutti i robot, però per chi inserisce foto vere non è una cosa simpatica né che si chieda conferma a terzi, anche se fra i contatti, tantomeno che, se per caso uno non vuole segnalare la località, si vada a chiedere di farlo ad altri, cioè a chiedere loro di fare la spia, violando la privacy altrui o di chi-ciò che, è nella foto.

    Alcuni anni fa, visitando un paesino del nord della Francia, trovai una casa carinissima. Mi si disse che non potevo fotografare le case, men che mai quella del sindaco.

    Ma se io da qui in Italia la metto nel web e ci scrivo “casa del sindaco di” c’è il rischio che quacuno si incazzi.
    Nel frattempo però il Libro dei Ceffi registra tutto e se qualche spia estera ce l’avesse con quel sindaco potrebbe avere gratis et amor dèi una foto della sua casa.

    Insomma non c’è più bisogno di pagare le spiate, basta usare i cittadini fingendo di fornire loro un servizio, per avere informazioni.

    Non c’è più religione, tutto il romanticismo di un tempo è andato perduto!
    E’ proprio finita l’epoca del bigliettaio sui tram :-(

  3. Peucezio says:

    Miguel, ma questa storia come l’hai saputa?

    Interessanti le osservazioni di Tortuga.

  4. luca tognazzi says:

    Interessanti considerazioni, ma totalmente inutili. A quando Kelebekler su facabook?

  5. giovanotta says:

    salve, arrivo da un blog in comune.. interessanti tutte le vostre riflessioni pure troppo, mi viene il mal di testa.. ma leggendo il tag Controllo globale, ho pensato alla scoperta di oggi.. http://archive.org/web/web.php, dove chiunque può ripescare il proprio vecchio blog (che i più credevano perduto).. così mi sono detta che c’è un cervellone enorme da qualche parte dove non solo compaiono le cose correnti in rete, ma addiritture quelle scritte anni su una piattaforma.. chiusa!! P.s. il link di cui sopra l’ha postato qualcuno su .. Facebook! un saluto (vado a prendere un aulin)

    • Tortuga says:

      Non leggo l’inglese quindi ci capisco poco, ma è interessante.

      Del mio vecchio blog mi dice:
      il blog http etc. etc. has been crawled 43 times going all the way back to febbraio 20, 2007.
      A crawl can be a duplicate of the last one. It happens about 25% of the time across 420,000,000 websites.
      This calendar view maps the number of times http: etc. was crawled by the Wayback Machine, not how many times the site was actually updated. More info in the FAQ.

      Sono anni che dico che di tutto ciò che noi inseriamo nel web, altri si faranno in futuro proprietari e ne faranno l’uso che vorranno.
      Almeno prima gli sciacalli aspettavano che eri morto e magari ti assistevano pure, adesso manco la pazienza de aspettà.

  6. catrafuse says:

    Feis buc è male a prescindere, però essendo io un po’ perverso lo uso ugualmente: mai vista una pubblicità, esiste adblock.

  7. Pietro says:

    Vero, facebook sfrutta il male che e’ in noi.
    Ma a tutto cio’ esite una via d’uscita o il nostro DNA e’ ormai compromesso?

  8. Durruti says:

    Il problema però è un altro, cioè che tutte queste cose, chi più chi meno, le sappiamo.
    Sappiamo che stiamo usando strumenti che potenzialmente fanno parte di un Grande Fratello ed insieme sono un Generatore Di Profitto ingannevole e truffaldino.
    Ma continuiamo bellamente ad usarli (tranne poche anime belle).
    Non è che (come dice un mio amico) Ci Meritiamo Tutto ?

    • Tortuga says:

      Da un punto di vista karmiko direi di si.
      D’altronde se non faccio quello che fanno gli altri, non conosco e non posso difendermi.
      La giustificazione al controllo proviene dal fatto che alcuni, molti, delinquono, chi in misura minore e chi in misura maggiore.
      Poiché ci si sente minacciati si tende ad autorizzare il controllo come forma di prevenzione/difesa/giustizia.
      Ma da sempre a prendere il controllo sono sempre stati proprio quelli che delinquono.
      Oppure anche se uno è stato sempre onesto quando era un controllato, nel momento in cui prova l’ebbrezza del potere cade in delirio e comincia ad abusarne.

  9. Pietro says:

    Hanno atomizzato la realta’ come li ricrei i legami sociali se non usando i loro strumenti?

    • Tortuga says:

      Questa è una cosa che volevo dire da molti giorni ma non riuscivo a trovare parole sintetiche e chiare. Sei un grande, Pietro :-)
      Molti cercando di riprenderli (i legami sociali) negli ambienti religiosi, che forniscono anche un linguaggio personale che costituisce canale privato di comunicazione criptata).
      In teoria si dovrebbe poi cominciare a parlar chiaro solo dopo un certo tempo di frequentazione concreta, ma in realtà non è che la cosa funzioni sempre molto bene, perché accade spesso che dei g. s. cerchino di acquisire i loro piccoli, medi e grandi poteri, e quindi spesso finisce male anche lì. Naturalmente questo accade perché la maggior parte delle persone è poco consapevole di un po’ tutto.

      In ogni caso conosco delle comunità religiose non cristiane che fanno un uso del web limitato perché si riuniscono con regolarità e, quando ben organizzate, non sicuramente esclusivamente per rituali, ma per discutere e condividere. Il problema è che sono piccole, spesso frammentate. Solo alcune sono organizzate: queste ultime si occupano solitamente molto del capitolo “consumo consapevole”.

      • Pietro says:

        Grazie! :)
        Visto che si parla di ricreare legami ti ho chiesto l’amicizia su facebook, penso sia un salto qualitativo :D
        Se si fa il raduno io verrei ma io sono timido, vivo nel virtuale e nel reale tento di non farmi ingabbiare per comportamenti antisociali :D

  10. mirkhond says:

    “Mi permetto di farti notare che noi tutti abbiamo un rapporto solo telematico (ed il tentativo di organizzare un incontro del buon peucezio non ha raccolto entusiasmi esagerati)”

    Già ed è sorprendente che una persona dalla vita intensa, dalle tante conoscenze, dalle tante amicizie, anche femminili se ho ben capito ;), dal viaggiare in un grande spazio tra il Lussemburgo e l’Estonia, come il nostro Roberto, senta il bisogno di lontanissimi amici virtuali telematici….
    Ho sempre pensato che il rapporto virtuale fosse per solitari per scelta o per imposizioni della vita….

    • Roberto says:

      Cancella la parte sulle amicizie femminili che c’è sempre mia moglie in agguato :-)

      Personalmente non sono per nulla solitario, faccio 2500 cose e non ho grossi problemi di tempo da riempire, anzi! Il fatto è che qui da miguel si “incontrano” persone con esperienze straordinariamente diverse e che mi piace leggere. Poi uso spesso il libri dei ceffi per mantenere contatti con famiglia e amici lontani(ssimi), ma in quel caso è diverso perchè si tratta di persone che ho frequentato e che non vedi più solo per problemi di lontananza. E qui finisce il mio mondo virtuale (vabbé skype ha del tutto rimpiazzato il telefono)

      Ciao
      Roberto

  11. mirkhond says:

    La gelosia allora non è presente solo nelle Due Sicilie ;)!
    ciao!

  12. SDBSAH says:

    Quello che mi spaventa di più di tutti gli strumenti come “il Libro dei Ceffi” non è il potere di controllo in sé, che comunque è una conseguenza assai spiacevole, ma l’effetto di induzione che ha sui comportamenti umani. E’ vero che tutti sanno che è un luogo pubblico e dotato di una discreta memoria, ma già il fatto che molta gente pensi di gettarvi le proprie relazioni personali è qualcosa per me ancora sorprendente ed inquietante. Il punto mi sembra risiedere nel fatto che i livelli di riservatezza non sono (o almeno non erano in condizioni meno anormali) solo due: “segreto” o “aperto all’universo mondo”. Nelle relazioni sociali che si costruiscono nella vita non informatizzata, ne esistono invece diversi: i familiari più intimi, gli amici, il lavoro, la cerchia sociale dei conoscenti, il livello veramente pubblico, ecc. Questi livelli costituiscono di per sé una protezione naturale alla libertà ed alla dignità stessa dell’essere umano. Non mi riferisco solo al problema delle informazioni sulla vita personale. Credo che vi sia molto di più: ognuno di questi livelli corrisponde, almeno inconsapevolmente, in ciascuno, ad un modello comportamentale: le cose che diciamo, il modo in cui ci esprimiamo, ci muoviamo, ci rapportiamo agli altri, persino il linguaggio, sono sostanzialmente diversi a seconda che ci troviamo ad es. in una cena fra amici o in una pubblica conferenza. Anche se nei due casi siamo convinti di pensare sempre le stesse cose, ci sono buone ragioni di credere che anche le “sfumature” dei nostri pensieri (anche quelli che non esprimiamo) siano diverse secondo l’ambiente sociale in cui ci troviamo, perché sono in qualche modo condizionate dallo “stile” che la nostra coscienza ha istintivamente attivato, in ragione dei condizionamenti che ci derivano dalle “regole sociali” e dal livello di familiarità di quel particolare ambiente. Potremmo scoprire che queste “sfumature” sono molto più importanti di semplici dettagli, perché corrispondono ad altrettanti livelli di coscienza in cui abbiamo momentaneamente riposto determinate istanze psichiche. In partcolare, le convinzioni più profonde potrebbero venire accantonate durante le relazioni negli ambienti poco familiari e sostituite temporaneamente da loro versioni opportunamente adattate al clima dominante in tali ambienti. La ragione per cui è vero in fondo che il nostro modo di pensare non venga sostanzialmente alterato da tutto questo è che questi fenomeni sono (erano) soltanto temporanei, proprio perché i livelli di “familiarità/riservatezza” sono (erano) molti e questa stessa gradualità permetteva (in una certa misura, poiché non è ancora del tutto scomparsa, permette ancora), di modulare un certo equilibrio fra le istanze psichiche e i diversi livelli di condizionamento/espressione. Ma cosa succederà a mano a mano che questi livelli si riducono progressivamente ai due elementari sopra indicati, con una compressione, per forza di cose sempre maggiore, di quello del segreto assoluto ? Non vorrei che tutto ciò si tramuti alla lunga in una forma sottile di condizionamento del pensiero individuale, o almeno, della mentalità da cui quel pensiero deriva. Possiamo facilmente stimare oggi il grado di questo cambiamento: sembra che a nessuno risulti strano parlare delle proprie vicende personali in un luogo come il nostro simpatico Libro dei Ceffi, anche se sa che esse diverranno sostanzialmente pubbliche. Non sto parlando di cose che non si vogliono fare conoscere, ma semplicemente quelle che dovrebbero fare parte della propria sfera privata. Eppure, ancora oggi molti reagirebbero male se durante una conversazione del più e del meno con propri familiari in un ristorante pubblico, si trovassero all’improvviso attorno un cerchio di persone che ascoltassero attentamente ed annotassero pure tutto quello che starebbero dicendo, oppure, per fare un paragone meno irrealistico, se, all’improvviso, una telecamera ed un microfono rimbalzassero su un mega-schermo la loro conversazione privata.

  13. Tortuga says:

    A proposito di truffe di FB, stanno circolando dei messaggi che mi stanno veramente facendo girare le pelotas.
    Vi parlo di un paio di questi così come ne ho scritto nelle mie note su fb stesso.

    ° ° °

    “Notizie senza fonti certe nascono quasi sempre con lo scopo di creare catene di controllo basate sull’attenzione e sulla credulità. Vengono utilizzati “codici etici” che funzionano in maniera automatica, e così si raccolgono informazioni utili ai gestori, che vanno dalla pubblicità occulta, al controllo dei gusti, all’osservazione sull’intelligenza, ed altro ancora, dei vari profili. FB è una macchina astuta, e siamo allocchi che rilasciano informazioni utili al controllo.”

    Questa osservazione emerge da una conversazione con un altro utente facebook in merito ad un messaggi che, di volta in volta, con alcune varianti, circola ripetutamente da diverso tempo su FB.

    “A tutti gli amici di FB: posso chiedervi una cortesia su una cosa che mi sta molto a cuore?

    C’è qualcuno disposto a pubblicare questo messaggio e lasciarlo sulla sua bacheca per 1 ora?

    Questa è la settimana dell’educazione speciale, dell’autismo, dell’ADHD (deficit di attenzione), delala dislessia e il mese della sensibilizzazione. Per tutti i bambini che lottano ogni giorno per avere successo e di coloro che li aiutano.

    [Libertà, tutti i diritti riservati 2012]”

    Continuo a scriverlo ogni volta che vedo questo messaggio, eppure continuo a vederlo girare.

    Ho già spiegato non so quante volte che, da anni ormai, è stato scoperto che ciò che era stato definito come una malattia, ovvero la dislessia, non lo è. E’ semplicemente la capacità superiore – di alcuni individui – di spazializzare, ovvero visualizzare in 3d, e ruotare le loro percezioni. Non essere consapevoli di questa capacità, e non poterla coltivare, causa quegli apparenti disturbi che tanto preoccupano genitori ed insegnanti. E’ sufficiente che i bimbi si divertano per sei mesi con un semplice programma 3D affinché i supposti malati sviluppino, alla massima potenza, la loro genialità. In diversi paesi europei ormai la “prescrizione” medica è questa: signora, lei ha in casa un genio, ma deve dargli subito un pc con un programma 3D. Giocando, il bambino si renderà conto, e fra sei mesi non invertirà più le lettere quando leggerà. In verità anche dire che si tratta di persone superdotate, o di geni, non è esatto, serve piuttosto a compensare il marchio di malati-deficitari. Fra tutte le facoltà di percezione ed elaborazione di cui il cervello umano dispone, ciascuno di noi ne ha alcune un po’ più sviluppate di altre. Il problema è che il nostro sistema educativo-pedagogico non sempre opera correttamente in modo tale da permettere di educarle tutte nel modo più congeniale per l’individuo.

    Tutto ciò che ottiene chi continua a diffondere questo messaggio è di danneggiare le categorie di persone di cui si parla in modo non corretto, e si tratta di una ingenuità molto grave.

    Da notare quel “mi sta a cuore” di cui si serve lo sconosciuto autore del messaggio, che fa parte di una frasario codificato come l’espressione “molto importante per me” molto utilizzata nella comunicazione di Avaaz.

    ° ° °

    Ora – oltre ad altri il cui testo ora non ho – ne circola un altro di questo tipo:

    “salvatore sorrentino un ragazzo di 14 anni ha ricevuto sei colpi di pistola dal suo patrigno, il ragazzo stava cercando di proteggere sua sorella di due anni che stava per essere violentata. non è successo nulla grazie al coraggio di suo fratello. tutto questo è accaduto mentre la madre era al lavoro, questo ragazzino coraggioso combatte … per la vita, ma i medici dicono che non sopravviverà senza una … manovra. operazione che è molto costosa e che sua madre non può permettersi. facebook e le aziende accettano di donare 45 centesimi ogni volta che qualcuno pubblicherà questo messaggio sul suo profilo, si prega di perdere due secondo, copiate e incollate sulla vostra bacheca… fatelo, non costa niente!!!”

    ° ° °

    Spero, se mi capita, di tornare qui a collezionare anche un terzo messaggio di questo tipo, che si vede assai di frequente: quello riguarda i malati di cancro.

    ° ° °

    Le “catene di sant’antonio non moriranno mai?!

    • mirkhond says:

      Le “catene di sant’antonio non moriranno mai?!

      Diciamo che si sono adeguate ai tempi e scassano le palle su faceass….

  14. Tortuga says:

    Ecco qui un’altra cosa interessante.
    Una entità sconosciuta crea una pagina web a tema come questa
    http://www.5tibetani.com/
    e la pubblicizza su fb allo scopo di raccogliere gli indirizzi di tutti gli interessati ad un argomento molto specifico.

    I 5 tibetani non sono propriamente il corrispettivo dell’aspetto fisico della Salat, tuttavia il paragone potrebbe non essere del tutto inadeguato, tanto per capirci un pochino. Siccome FB sa di cosa mi interesso, ovviamente mi fa proposte consequenziali.

    Medesimo sito si sarebbe potuto fare, che so, con il padre nostro o con il credo, o con il segno della croce e l’inchino che si usa entrando in chiesa.

    Mo non mi va di dare la mia e.mail ma sarei proprio curiosa di vedere poi che schifezza ti mandano.

    Ora queste sono un poco le situazioni in cui mi piacerebbe che esistessero davvero inturbantati scimitarruti a cavallo e che la scimitarra sappiano ancora usarla, perchè io prenderei quello che ha pensato sta cosa e … zak! :D
    Ma siccome tenderei ad essere buddhista non posso farlo :-(

    • PinoMamet says:

      “Ora queste sono un poco le situazioni in cui mi piacerebbe che esistessero davvero inturbantati scimitarruti a cavallo e che la scimitarra sappiano ancora usarla, perchè io prenderei quello che ha pensato sta cosa e … zak! :D”

      Amen sorella!
      Per quanto, devo dire per par condicio che anche un Rooster Cogburn armato di Winchester mi andrebbe bene uguale…

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