John Christopher Stevens e l’allegria di Hillary Clinton

Apprendiamo dalla CBS che l’FBI, che ai tempi miei si occupava solo di fatti interni agli Stati Uniti, ha mandato una squadra per indagare sulla morte dell’ambasciatore statunitense a Benghazi: degli altri morti, pare tredici in tutto, non si parla.

Inoltre, gli Stati Uniti lanceranno una serie di droni sopra la Libia, e stanno mandando due incrociatori dotati di missili Tomahawk, come si fa insomma con i paesi amici e alleati.

Gli ambasciatori statunitensi si dividono in due categorie.

Nella prima categoria, troviamo ricchi imprenditori, che si comprano semplicemente il titolo, come Mel Sembler, un tempo proconsole in Italia, di cui abbiamo parlato qui e qui.

Nella seconda, troviamo i tecnici del dominio. Tra questi, John Christopher Stevens, il signore morto l’altro ieri a Benghazi.

Nel curriculum di John Christopher Stevens, ci sono due momenti simbolicamente fondamentali.

La carriera da giovane nel Peace Corps; un titolo ottenuto dal National War College. Peace and War.

Il Peace Corps è un immenso dispositivo, finanziato direttamente dal governo e messo in piedi dal presidente Kennedy in piena guerra fredda, per ottenere insieme diversi scopi.

Intanto, imbrigliare al servizio dell’Impero le sterminate risorse di buona volontà dei giovani liberal statunitensi, ai tempi delle lotte per i diritti civili e in anticipo sul Sessantotto. Il Peace Corps, infatti, sarebbe stato una bestia nera per la destra, che riusciva a vedervi solo un covo di potenziali sovversivi.

Il secondo scopo del Peace Corps era di diffondere nel mondo l’immagine degli Stati Uniti, in particolare attraverso quel bene simbolico, sorta di moneta globale, che ogni americano almeno in potenza possiede: la capacità di insegnare la lingua inglese.

Il terzo scopo, realizzare forme di progresso favorevoli alle imprese statunitensi, con l’invenzione di un ceto medio globale: il Peace Corps nasce in contemporanea con la fallimentare Alleanza per il Progresso, il dispositivo che avrebbe dovuto rivoluzionare la società dell’America Latina, inserendola nell’economia moderna e creando un vasto mercato per la produzione statunitense – gli aiuti americani venivano vincolati all’apertura agli investimenti e alla promessa di non produrre prodotti concorrenziali con quegli statunitensi.

Il Peace Corps doveva poi far conoscere poi il mondo a una generazione di potenziali operatori militari, spie e diplomatici.

E infatti, John Christopher Stevens ha iniziato la propria carriera come insegnante d’inglese per conto del Peace Corps, in Marocco.

Il National War College è invece un’istituzione stabilita subito dopo la Seconda guerra mondiale, per formare – come ci informa il suo sito – “grandi strateghi“:

“E’ l’unica scuola nel sistema di formazione professionale militare a concentrarsi soprattutto sulla strategia di sicurezza nazionale, sull’impiego integrato di tutti gli strumenti del potere nazionale – politici, economici, informatici e militari – al servizio dell’interesse nazionale”.

La formazione di strateghi imperiali richiede un sistema lontano da quello dei vecchi militarismi europei:

“L’aperta condivisione delle idee e degli approcci, l’analisi critica, il pensiero critico e la capacità di sintetizzare, e poi sostenere e difendere, nuovi concetti, sono al cuore di ogni discussione nei seminari”.

Persone come John Christopher Stevens o Muammar Gheddafi hanno scelto mestieri ad alto rischio; e come non piangiamo per chi precipita facendo bungy jumping, non piangiamo né per l’uno né per l’altro.

Ma non facciamo nemmeno come Hillary Clinton, quando ha commentato a caldo il fatto che Gheddafi era stato spogliato, torturato e picchiato a morte.

Per chi non si ricordasse la reazione della segretaria di Stato degli Stati Uniti (we came, we saw, he died!”), eccovela:

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43 Responses to John Christopher Stevens e l’allegria di Hillary Clinton

  1. Francesco says:

    tra il mestiere di ambasciatore e quello di dittatore buffone e guerrafondaio non trovo molte analogie, potresti aiutarmi?

    grazie

    • Severino Boetii says:

      Il paragone è, probalisticamente, indiretto pel tramite del mestiere ad alto rischio che il Dragomanno che ci ospita indentifica nel bungy jumping.
      Data la categoria di Ambasciatore nel quale – a detta di tutti i commentatori – J. C. Stevens apparteneva, IMHO, il mestiere «a rischio d’incidente rilevante» che mi salta in mente è più tosto quello del duomatore di grossi felini o meglio ancora l’addestratore di altri animali aggressivi, da utilizzare in attività lavorative [caccia, guardia, guerra, esecuzione d'”opere di giustizia” (damnatio ad bestias)].
      Talvolta nei trafiletti di cronaca locale, o in una strampalata serie televisiva della scorsa stagione, si apprende di qualche domatore ucciso dalle bestie («che tanto amava…»), ovvero gravemente ferito [… della sua mano ea fece bistecca …].
      Dal Vs Rassegnato Stampa
      Severino Boetii
      PS, anche se quanto sto per scrivere potra’provocarmi il bando perpetuo
      dal Blog, non resisto,
      Se l’ex ministro Frattini si dovesse dare alla diplomazia sarebbe un Amba sciatore?

  2. Non ho molta fiducia nelle folle, ma devo dire che finora hanno evitato – a quanto ne so – di infierire sui poveri disgraziati di copti, e hanno preso di mira bersagli migliori. Qualche minuto fa:

    US ambassador killed in Libya: Yemeni protesters storm US embassy
    Protesters angered by an anti-Islam film have stormed the US Embassy compound in Yemen’s capital, Sanaa, following the death of the US ambassador to Libya in protests on Tuesday night.

  3. Peucezio says:

    Tu, Miguel, legittimamente, non piangi.
    Io invece festeggio, perché, a differenza di Stevens, uno che fa bungy jumping è un pirla, ma che ma non fa male a nessuno tranne che a sé stesso.
    Quanto a Gheddafi, più passa il tempo più mi persuado dell’intrinseca superiorità morale della peggiore dittatura sulla migliore democrazia. Forse l’unica eccezione è Pol Pot confrontato con la Repubblica di San Marino, ma solo per un fatto di dimensioni.

    • Mauricius Tarvisii says:

      “Quanto a Gheddafi, più passa il tempo più mi persuado dell’intrinseca superiorità morale della peggiore dittatura sulla migliore democrazia”

      Dunque. Gli USA sono una democrazia (la “migliore democrazia”, forse?) e sono una biekiSSima potenza imperialista, ergo sono peggiori della Libia gheddafiana, un paesello pacifico e non imperialista?
      Eppure mi ricordo che il tuo moralmente superiore Gheddafi era il tizio che lanciava missili contro le nostre isole perché rivendicava (in modo delirante) tutto fino alla Sicilia: questo non lo chiami imperialismo? E perché? Perché comunque Gheddafi resta un nemico dei biekiSSimi USraeliani e dunque il nemico del mio nemico è mio amico anche se mi spara addosso? Oppure perché sparare qualche missile contro l’Italietta democratica rea di aver spazzato via il Glorioso Impero del DVX è cosa buona e giusta?
      Cioè, i missili degli SStati Uniti sono intrinsecamente più cattivi di quelli di Gheddafi?

      • Peucezio says:

        La mia affermazione categorica (con l’eccezione di San marino!) aveva un intento provocatorio.
        Sul piano della stretta legittimità etica, una democrazia intesa nel senso etimologico del termine (da cui, peraltro, le democrazie liberali moderne sono ben lontane) sarebbe senz’altro superiore a una dittatura o ad altre forme di autocrazia.
        Sul piano concreto, per altri versi, più che forme di governo più o meno morali, esistono regimi singoli migliori o peggiori. Al di là delle provocazioni, preferisco senz’altro l’Italia repubblicana, coi suoi enormi limiti, alla Cambogia di Pol Pot.
        Semmai trovi che in questo momento le democrazie sono più aggressive, e lo sono proprio in nome del loro sistema di governo, che vogliono esportare, quindi oggi più che mai è doveroso condurre una lotta ideologica contro la retorica democratica.
        Ma nella fattispecie che citi non ho dubbi circa la superiorità morale di Gheddafi sugli Stati Uniti. A me risultava che rivendicasse solo il Golfo della Sirte, ma, quand’anche avesse rivendicato, come tu dici, la Sicilia, gli Americani a suo tempo non si sono limitati a rivendicarla, ma l’hanno conquistata e occupata proprio, insieme via via al resto dell’Italia. E avevano lo stesso identico regime che hanno ora.

        • Pietro says:

          La Cambogia di Pol Pot aveva messo fuori legge il denaro ma non trovo materiale per approfondire questa cosa. Ci vado a Dicembre in Cambogia e so che non devo chiedere… :D

        • Mauricius Tarvisii says:

          L’aggressività maggiore delle democrazie è contingente. In questo momento i paesi militarmente più forti sono retti da governi democratici e dunque è difficile una guerra in senso inverso. Ma è pura contingenza storica: la Germania nazista fu decisamente esternamente più turbolenta dei pur turbolenti USA degli ultimi 20 anni, idem l’URSS (non certo una democrazia) appoggiò i movimenti comunisti in mezzo mondo.

        • Peucezio says:

          Veramente la guerra fu dichiarata dalle democraticissime Gran Bretagna e Francia, non certo dalla Germania. E anche i rapporti di forza, almeno a giudicare dal risultato, mi sembra fossero a favore già allora delle democrazie, non certo del III Reich.

        • Ritvan says:

          —-Veramente la guerra fu dichiarata dalle democraticissime Gran Bretagna e Francia, non certo dalla Germania. Peucezio—
          Noooo, la pacifica:-) Germania di Hitler si limitò solo a far guerra alla Polonia…la quale, toh, che coincidenza:-), aveva un trattato con Gran Bretagna e Francia che le obbligava a proteggerla da un’aggressione…porca miseria, ma la Perfida Albione e i Perfidi Cugini D’Oltrealpi non potevano farsi i c..zi propri?:-):-)

  4. Kattivik says:

    Ma che strano ambasciatore! A detta del gazzettiere Quirico de la “Stampa”,
    “era arrivato in Libia nascosto in un nave da trasporto per aiutare gli insorti a raggiungere la libertà e la democrazia” ….
    __________________________Da Miguel_________________________
    La carriera da giovane nel Peace Corps; un titolo ottenuto dal National War College. Peace and War.
    ___________________________________________________________
    Gli altri membri dello staff pare abbiano curricula da spie altrettanto validi.
    La “diplomazia” americana è diventata indistinguibile dall’attivià spionistica propriamente detta e/o da quella di spionaggio economico e/o da quella di agenti di influenza e/o da mestatori arancioni o altrimenti colorati.
    Poi nessuno sino ad ora si è posto la domanda “cui prodest”, la Libia è il paese ideale per una provocazione maggiore del genere, diviso, potere centrale inesistente, infiltrabile con pregiata mano d’opera già addestrata o prelevata dal carcere dove il buon Gheddafi giustamente rinchiudeva gli estremisti.
    Adesso sentir parlare gli americani di Al Quaida è decisamente divertente, li armano e sovvenzionano in Siria ed in Iraq ed i cattivoni gli ammazzano un ambasciatore a Bengasi! Ma andiamo siamo seri!
    Se qualcuno ha un interesse ad aggravare la situazione già abbastanza incasinata questi sono gli israeliani che usano mezzi di pressione “non convenzionali” sul recalcitrane zio Tom della casa bianca ricondandogli che i “Buana” sono loro.

  5. Per MT

    “Eppure mi ricordo che il tuo moralmente superiore Gheddafi era il tizio che lanciava missili contro le nostre isole perché rivendicava (in modo delirante) tutto fino alla Sicilia: questo non lo chiami imperialismo?”

    Io personalmente NON esalto Gheddafi, però non sono d’accordo sui fatti specifici:

    1) il lancio fallimentare di missili contro l’installazione militare statunitense a Lampedusa avvenne in seguito all’utilizzo della stessa installazione nel bombardamento di Tripoli, con decine di vittime tra cui una figlia di Gheddafi. La voce Wikipedia che ne parla, ad esempio, non fa cenno alle “rivendicazioni” sulla Sicilia di cui parli: http://it.wikipedia.org/wiki/Attacco_missilistico_libico_contro_Lampedusa

    2) Imperialismo è un termine abusato. Comunque non vuol dire fare battute fantastiche; vuol dire creare un impero, cioè un vasto sistema gerarchico in cui il lavoro e le risorse di una parte servono per alimentare e arricchire un’altra parte.

    Può darsi che Gheddafi avesse mire imperialiste sul Ciad; certamente non ne aveva sull’Italia.

    • Mauricius Tarvisii says:

      “il lancio fallimentare di missili contro l’installazione militare statunitense a Lampedusa avvenne in seguito all’utilizzo della stessa installazione nel bombardamento di Tripoli”

      Devo dire che è stato molto gentile (e moralmente superiore) Gheddafi a sparare missili imprecisi contro un’isola italiana dopo che il governo italiano gli aveva salvato la vita avvertendolo dell’attacco americano del giorno prima…

      “Può darsi che Gheddafi avesse mire imperialiste sul Ciad; certamente non ne aveva sull’Italia.”
      Sì, ho sbagliato a dire fino alla Sicilia: dovevo dire fino alla Puglia… http://it.wikipedia.org/wiki/Isole_Tremiti#Storia (ultimo paragrafo)

      • PinoMamet says:

        Vabbuò, onestamente Mauricius credo che questa rientri più nella categorie delle “sparate alla cazzo di cane” (in cui Gheddafi eccelleva) che in quella delle autentiche mire imperialiste, dai…

        mi stupisce invece che non sia mai stata richiesta la cittadinanza italiana automatica per tutti i libici: ne avrebbero avuto molto più titolo che a improbabili richieste territoriali, visto che la Libia dagli anni Trenta (non ricordo la data esatta) non fu più colonia, ma provincia italiana (anzi, due province) e per esempio i soldati libici, a differenza di quelli eritrei o somali, portavano le stellette ed erano considerati (in teoria) italiani a tutti gli effetti.

        • Mauricius Tarvisii says:

          Chiaro che erano sparate: la Libia non era semplicemente in grado di espandersi in Europa. Io stesso ho definito queste rivendicazioni come “deliranti”, poco fa.
          Però non si può negare che fanno parte di propaganda apertamente imperialista, di imperialismo vecchio stile ottocentesco, ma che resta pur sempre imperialista.

          Sulla cittadinanza italiana automatica, credo che ci fosse l’ostilità tipica di tutte le dittature verso l’emigrazione, fenome che tende a privare un paese degli elementi migliori. L’abbiamo conosciuta anche noi sotto il Fascismo e la costituzione democratica, infatti, ha garantito il diritto ad emigrare.

        • Peucezio says:

          Ad ogni modo io non ho mai parlato di imperialismo e non ho collegato il mio giudizio morale all’imperialismo.
          Trovo immorale semmai la tendenza a diffondere il disordine, di cui gli americani sono maestri nel mondo, e una forma di arroganza culturale che se vuoi chiama pure imperialismo, ma è un imperialismo appunto di carattere culturale: quello che dice: “il mio modello è migliore del tuo, quindi te lo impongo con la forza, anche a costo di ucciderti”.
          Trovo inoltre immorale l’uccisione in massa di civili e di conseguenza metodi di bombardamento degli anglosassoni in tutto il mondo.

        • habsburgicus says:

          non ricordo la data esatta

          credo sia nel 1938, allorché la Libia costiera fu divisa in 4 province: Tripoli, Misurata, Bengasi e Derna (ogni provincia aveva un federale del PNF ed era retta da un R. Prefetto)..,purtroppo ci fu la guerra e tutto andò perduto…gli italiani di Libia inconsciamento lo capirono e sia a Bengasi nell’inverno 1940/1941 (e di nuovo il 20/11/1942) che a Tripoli il 23/1/1943 tennero un atteggiamento corretto, ma freddo e dignitoso verso il nemico….nulla di paragonabile alle vergognose accoglianze fatte in Sicilia al nemico nell’infausto luglio 1943 (e lo dico da italiano, da patriota….non amo particolarmente il fascismo :D)…ciò venne riconosciuto, a Salò, dal giornalista Ornago in un articolo su “La Stampa” del 23/1/1945, che commemorava i due anni della caduta di Tripoli

  6. Tra l’altro, sulla voce di Wikipedia che ho citato, la motivazione venne spiegata in modo chiarissimo dallo stesso ambasciatore libico a Roma:
    « I missili sono venuti dalla Libia, non abbiamo cercato di colpire l’Italia ma una base USA »

    • Mauricius Tarvisii says:

      Una base USA in Italia: non è che se si spara nel mucchio ci si può difendere dicendo “ma non stavo mirando a te”, altrimenti i bombardamenti USA che ammazzano centinaia di civili sono giustificati perché “ma noi volevamo colpire l’installazione militare cento metri più in là!”.

      • Dunque, tu dici:

        1) La Libia ha bombardato Lampedusa perché Gheddafi voleva annettersi la Sicilia

        2) Io dico che Gheddafi ha bombardato Lampedusa in risposta a un attacco militare, e non c’è nulla che faccia pensare che lo abbia fatto perché voleva annettersi la Sicilia.

        Non si stava discutendo se avesse fatto bene o male, categorie abbastanza irrilevanti in casi di questo tipo.

        Quindi, torniamo al punto di partenza.

        Se hai le prove che Gheddafi ha bombardato Lampedusa perché voleva annettersi la Sicilia, e non per altri motivi, tirale fuori.

      • Mauricius Tarvisii says:

        Come dicesti una volta (rispondendo a me, anche se in altri termini) se la confutazione è del dito e non della luna, probabilmente allora la luna la dobbiamo dare per pacifica.
        Le prove di rivendicazioni su isole italiane di Gheddafi le ho date (le Tremiti sono in Italia, giusto?), mentre sulla Sicilia in effetti non trovo conferme (la lessi anni fa su Repubblica – ma sapete l’affidabilità), eccetto la boutade di Sgarbi. Probabile quindi che quella della Sicilia fosse un po’ una leggenda metropolitana, nata da questa intervista (abbastanza ambigua) dell’86:
        «Noi vogliamo che il popolo palestinese torni alla terra palestinese. Gli invasori hanno le loro responsabilità. Perché ci avete mandati via dalla Spagna dopo 800 anni, perché ci avete evacuati dalla Sicilia dopo 300 anni … »
        http://www.oggi.it/focus/personaggi/2011/10/21/gheddafi-intervistato-da-enzo-biagi/

  7. lochlomond says:

    segnalo anche il video messaggio preparato dal defunto ambasciatore e indirizzato ai libici https://www.facebook.com/photo.php?fbid=449500731761130&set=a.449500725094464.104851.188506687860537&type=1&theater

  8. Per Mauricius Tarvisii

    “altrimenti i bombardamenti USA che ammazzano centinaia di civili sono giustificati “

    Non credo di aver mai condannato dei bombardamenti da parte degli Stati Uniti.

    Se li fanno, saranno utili alla realizzazione del loro scopo.

    Casomai, faccio notare che esistono quando i media cercano di non farlo notare, ma questo non vuol dire affatto condannare alcunché.

    • Mauricius Tarvisii says:

      E chi ha parlato di condannare o meno? Se è “danno collaterale”, coerentemente con l’impostazione che proponi, allora all’opinione pubblica non può importargliene di meno.
      Peucezio ha fatto un ragionamento morale, a cui si può rispondere solo con un ragionamento morale, altrimenti è come se rispondessi alla tua osservazione sulla poca visibilità nei media occidentali di certe cose con un trattato sulle onde radio…

  9. nic says:

    “La crisi in Libia coincide inoltre col crescendo di tensioni fra Washington e Israele sulla minaccia nucleare iraniana. Dopo il pasticcio dell’incontro con Obama richiesto e negato in occasione dell’assemblea Onu di fine mese, Netanyahu lancia un attacco durissimo: l’America non ha “nessun diritto morale” di contenere le azioni di Israele per la propria sicurezza. Il Medio Oriente diventa un tema sempre più ingombrante nella campagna elettorale Usa, con la destra che incalza Obama accusandolo di avere indebolito Israele nonché gli interessi strategici dell’America.”

    Ecco il comunicato dello scandalo, diffuso dallo staff di Romney questa notte: “E’ indegno che la prima reazione dell’Amministrazione Obama sia stata non di condannare l’attacco ma di simpatizzare con gli aggressori”. Il passaggio sembra riferirsi al fatto che la Casa Bianca, nel condannare l’aggressione, ha anche ribadito il rispetto delle religioni”.

    http://rampini.blogautore.repubblica.it/?ref=HRER3-1

  10. Tortuga says:

    “Il Peace Corps doveva poi far conoscere poi il mondo a una generazione di potenziali operatori militari, spie e diplomatici.

    E infatti, John Christopher Stevens ha iniziato la propria carriera come insegnante d’inglese per conto del Peace Corps, in Marocco.”

    I militari di solito non iniziano la loro carriera facendo gli insegnanti di inglese, credo.
    I diplomatici forse si, ma ad un certo punto, non fanno i diplomatici a tempo pieno?

    Le cosiddette “spie” invece messe lì in mezzo, poverine, mi fanno un po’ pena.
    Hanno l’aria di personaggi un po’ sfigati, tanto per cominciare già per il nome che viene usato per il loro mestiere, “spie”, poi perché si ha l’impressione che siano costrette, per vari motivi, a fare doppio mestiere, tipo “insegnante di inglese e spia”, e infine perché forse sono le uniche persone che non possono dire che mestiere fanno, tipo: molto piacere sono una spia, eccole il mio biglietto da visita.

    Vabbè, su un post a tema strettamente politico, questo è il massimo che riesce a partorire la casalinga di voghera :-) … vado a fare 5 minuti di vergogna :D :D

  11. Tortuga says:

    “imbrigliare al servizio dell’Impero le sterminate risorse di buona volontà dei giovani”

    Una questione importante, non tanto facile da spiegare ai giovani, che nel desiderio di non farsi imbrigliare, finiscono per cadere in molte trappole e rimanervi a lungo.

  12. Per Mauricius T

    “L’aggressività maggiore delle democrazie è contingente. “

    Non è facile fare una statistica, per capire se “fanno più guerre le democrazie o le dittature”.

    Le guerre ci sono da tanto tempo, i regimi liberali/elettorali (“democratico” è un termine troppo generico, lo erano anche i Sioux) sono una novità recente, che oltre tutto coincide con le parti più ricche e quindi militarmente dotate del mondo.

    – L’Italia fascista ha fatto diverse guerre distinte;

    – la Germania nazista ha fatto un’unica guerra – quella per Danzica – che poi si è, come dire, allargata.

    – la Spagna di Franco ha evitato accuratamente ogni guerra possibile

    – l’URSS ha fatto la guerra alla Finlandia, e ci sono quelli che pensano che avrebbe voluto attaccare per prima la Germania, se Hitler non avesse fatto la mossa preventiva, ma qui le polemiche sono tante e non saprei dire. E si è lasciata impelagare poi in Afghanistan: per il resto, ha condotto una politica estera molto cauta, forse perché possedeva già tutte le risorse di cui aveva bisogno.

    L’America Latina è stata retta da regimi dittatoriali (non totalitari) per la maggior parte della sua storia; a parte le due guerre del Paraguay, ha avuto una storia relativamente pacifica.

    L’Inghilterra liberal-aristocratica ha fatto guerre ininterrottamente dal Seicento; gli Stati Uniti ne hanno fatte a ondate; la Francia repubblicana idem, l’Italia liberale savoiarda pure.

    La Svizzera democratica, dal 1500, le ha evitate.

    Credo che le guerre dipendano dalle esigenze economiche delle nazioni, molto più che dai loro regimi.

    Forse le dittature possono avere più bisogno di guerre spettacolari per motivi di consenso (mi vengono in mente l’Abissinia di Mussolini o le Malvinas del regime argentino), ma i regimi liberali possono programmare strategie belliche di dominio che durano attraverso molte generazioni.

    • Pietro (un eremita) says:

      La democrazia è il migliore involucro politico dell’imperialismo (Lenin).

      Però imperialismo non significa solo fare guerre.

    • Mauricius Tarvisii says:

      Sì, era quello che volevo dire parlando di contingenza (come opposto di necessità essenziale).

  13. Moi says:

    l’FBI, che ai tempi miei si occupava solo di fatti interni agli Stati Uniti, ha mandato una squadra per indagare sulla morte dell’ambasciatore statunitense a Benghazi: degli altri morti, pare tredici in tutto, non si parla.

    —–
    Oh, a proposito : buonultima, anche la UAAR se n’è accorta :

    http://www.uaar.it/news/2012/09/13/tutelare-sacro-ricetta-peggiore-per-fermare-guerre-religione/

    … finalmente.

  14. pedro navaja says:

    Caro Miguel, è molto tempo che non ci sentiamo.

    Tralascio i dettagli della tua lista di guerra.

    Mi concentro su quello che conosco meglio, quasi per puro esercizio di precisione, o forse per non lasciare al povero Paraguay, il paese più povero di risorse del sudamerica (fino a qualche anno fa, prima del boom della soia, solo il quebracho, un legno, e la yerba mate), l’onere o l’onore di esser l’unico citato tra i guerreggianti dell’America Latina. In realtà mi limito al sudamerica e partendo dalla seconda metà dell’800.
     
    Scrivi. Paraguay: due guerre.
    Ti riferisci a quella detta della triplice alleanza in cui Brasile, Argentina ed Uruguay si confrontarono con il Paraguay. Facile prevederne l’esito, viste le proporzioni, con saccheggio e incendio finale della capitale Asunción (1869), metà della popolazione del Paraguay morta (scomparsi i maschi adulti con conseguenze immaginabili), perso un terzo del territorio ed occupazione fino al 1876.

    L’altra attribuita al Paraguay è stata in realtà scatenata e voluta dalla Bolivia, e si tratta forse dell’unica vera guerra latinoamericana del XX secolo: la guerra del Chaco (1932-1935). Nonostante anche qui le enorme sproporzioni tra la Bolivia (esercito con carri armati, aerei, generale prussiano al comando…uno degli uomini più ricchi della terra al finanziamento, Patiño, il re dello stagno), il Paraguay sconfisse la Bolivia per una semplice ragione. La terra del Chaco era l’ambiente, l’unico spazio territoriale dei paraguayani mentre per i boliviani era una terra ignota, inesistente.

    Qualche anno dopo la guerra della triplice alleanza, Cile da una parte e Bolivia e Perù dall’altra si affrontarono nella guerra del Pacifico (1879-1884). La Bolivia perde l’accesso al mare.
     
    Nel caso della Bolivia va anche annoverato il conflitto bellico detto “guerra dell’Acre”, con il Brasile, tra il 1899 e il 1903.

    Naturalmente fino a qui ho evitato citazioni ai massacri interni contro popolazioni indigene, queste non necessariamente assimilabili al concetto degli spazi e confini politico-amministrativi della geografia. Per esempio Curuyuqui nel 1892, esercito boliviano mandato dalle Ande contro i guaraní del chaco, fino all’ultimo massacro dell’era Evo Morales contro gli indios amazzonici che protestavano per la costruzione di una strada che attraverserà un loro territorio nonché parco nazionale: massacro di Chaparina, settembre 2011. A proposito di ambasciatori: il ministro dell’interno che propiziò il massacro è stato or ora nominato da Morales ambasciatore presso l’ONU a NY. La sua formazione? L’assemblea permanente dei diritti Umani (da cui per la verità è stato espulso proprio ieri).

    In tutti i casi con i massacri interni in America latina ci si farebbe un’enciclopedia, anche tralasciando le lotte prettamente rivoluzionarie: pensiamo ai Cangaceiros, anni 30 in Brasile, al massacro di Napalpí, Argentina anni 20, ecc.

    Finalmente Ecuador e Perù avevano un contenzioso territoriale che scatenò un conflitto tra i due paesi nel 1995 (conflitto di Cenepa con antecedenti guerreschi anche in precedenza, 1941, ecc.).

    Infine potrebbe anche esser citata la più nota guerra delle Malvinas (1982). Ma i contenzioso territoriali sono ancora molti (canale di Beagle, Argentina–Cile, accesso al Pacifico, Cile-Boliva).

    Non entro infine nel dibattito democrazia-dittature, per una questione di definizione.
    Quasi tutte le guerre formali del XX secolo sono state fatte in regime democratico, ma nella maggior parte dei casi si trattava ancora di democrazie limitate, basate su censo e affini. Il conflitto Ecuador-Perù avvenne durante regimi democratici (anche se in Perù c’era stato nel 1992 il famoso autogolpe).

    Infine tralascio i numerosi conflitti centroamericani e del caribe, ultimo quello tra Costa Rica e Nicaragua per il rio san Juan.

    • Qûr Tharkasdóttir says:

      Poi la guerra (civile – ma guerra è guerra) di secessione di São Paulo negli anni 30 dello scorso secolo, oppure quella detta del “calcio” tra El Salvador e Honduras. Ma è vero, a parte quella del Paraguay, e senza dimenticare la propria conquista delle Americhe, che quelle sono tutte “guerrette” in rapporto a quelle iniziate dagli Europei e i loro discendenti nordamericani.

  15. Per pedro navaja

    Sono contento di risentirti!

    Grazie delle precisazioni.

    Volevo solo sottolineare come sia discutibile e semplicistico il luogo comune secondo cui le “democrazie liberali mercantili” sarebbero naturalmente pacifiche, perché vogliono commerciare, mentre gli altri regimi – confusamente accomunati sotto l’etichetta “dittature” – sarebbero portati a interminabili guerre.

    Da cui, secondo i neocon la necessità di fare la… guerra alle “dittature” per pacificarle a forza, secondo i neolib la necessità di sovvertirle con “rivoluzioni”.

  16. mirkhond says:

    “nulla di paragonabile alle vergognose accoglianze fatte in Sicilia al nemico nell’infausto luglio 1943″

    In Sicilia l’Italia, così come prima il Regno di Napoli, è sempre stata vista come il VERO nemico…
    Così fu nel 1820, 1837, 1848-49,1860,1866 e 1943-1950…..

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