La grande cavalcata d’autunno

Il cielo autunnale, vasto e meraviglioso
da nuvole grigie si scaglia il grifone.
Una fresca luce stellare brilla sul manto dei cavalli,
dalle loro narici si alza una nuvola di brina.

I cavalieri rossi e bruni,
stanno su staffe d’argento, il vento nei capelli,
sui loro mantelli scintillante lapislazzuli –
così cavalcano, cavalcano verso Zanzibar.

Il battito delle ali dell’oca ara il cielo,
verso sud punta il segno della sua schiera.
L’arbusto delle rose se ne sta bruno nel roseto,
che poco tempo fa era pieno delle gemme di maggio.

Der Himmel herbstlich, groß und wunderbar,
aus grauen Wolken stößt der Vogel Greif.
Ein kühles Sternlicht glänzt im Pferdehaar,
aus ihren Nüstern wölkt ein rauher Reif.

Die Reiter rot und braun,
so stehen sie in Silberbügeln, Wind in ihrem Haar,
an ihren Mänteln schimmernd Lapislazuli –
so reiten, reiten sie gen Sansibar.

Am Himmel pflügt der Wildgans Flügelschlag,
gen Süden steht das Zeichen ihrer Schar.
Der Rosenbaum steht braun im Rosenhaag,
der eben noch voll Maienblüte war.

Parole di Josef Hermann (Jooschen) Engelke (1918-1962), Musica di Helmut König, cantato dagli Sternenreiter.

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32 Responses to La grande cavalcata d’autunno

  1. Mauricius Tarvisii says:

    Cioè? Siamo partiti dalla lirica cortese che cantava la primavera (tempo degli amori, ma anche della guerra) per giungere oggi alla lirica “postcortese” che canta l’autunno in cui ci si gode quello che resta di ciò che a maggio erano gemme?

  2. mirkhond says:

    Che motivo dolce….
    Mi fa venire in mente i minnesanger medievali, i trovatori e menestrelli tedeschi…
    La Germania dietro quella dura scorza brumosa, nasconde un cuore dolce e romantico, che non tutti riescono a cogliere, fermandosi alla scorza…..
    Anche il paesaggio è riposante per chi ha l’inferno nell’anima….

    • roberto says:

      “La Germania dietro quella dura scorza brumosa, nasconde un cuore dolce e romantico”

      bisogna pero’ dire che la nasconde proprio per benino
      roberto

    • Tortuga says:

      Si ricorda i Trovatori tedeschi.
      Credo se ne parli qui ma, ahimé, in tedesco :-)
      http://de.wikipedia.org/wiki/Meistersinger

      Qui un brano di Walther von der Vogelweide
      http://www.youtube.com/watch?v=SEFnCf5PUKM

      • mirkhond says:

        Dimenticavo che tu conosci il Tedesco….
        Bello pure il canto che hai linkato….
        ciao!

        • Tortuga says:

          No, no, io non conosco il tedesco, leggo solo il francese. So solo come si chiamano i Trovatori tedeschi, Meistersinger (che suppongo voglia dire maestri cantori), ma sono – appunto – impossibilitata a leggere. La mia propensione per le lingue purtroppo è pari allo zero assoluto! :D
          Mio padre parlava bene il tedesco, a me resta una lingua un po’ antipatica.

        • mirkhond says:

          La mia propensione per le lingue purtroppo è pari allo zero assoluto! :D

          In questo sei in buona compagnia;)!
          A me sarebbe piaciuto invece, conoscere e parlare a menadito il Tedesco, l’Ungherese e il Croato, ma come te, è molto difficile ed è già tantissimo se, dopo ANNI, riesco a tradurre un po’ dall’Inglese, ovviamente con l’aiuto del dizionario….
          Le lingue più belle per me, sono quelle derivate dal Latino, e, tenendo conto della Vita di San Severino (410-482 d.C.) scritta dall’abate napoletano Eugippio, intorno al 511 d.C., mi piace fantasticare su una latinofonia sopravvissuta fino al Danubio fino ad oggi, e che invece fu sommersa e annientata/assimilata da invasioni germaniche, turche (Unni, Avari), slave e magiare, ma il Tedesco ha qualcosa di imperiale, di aristocratico che mi ha sempre affascinato…
          Del resto, con la caduta della Pars Occidentis dell’Impero Romano, quasi tutte le grandi famiglie regali europee sono di origine germanica…
          ciao!

  3. giovanni says:

    tutti abbiamo bisogno, credo, ogni tanto di un momento di (relativo) riposo: poesia, musica … a volte sport!
    Sono appena terminate le Paralimpiadi
    Molta retorica (la solita) ma poco pubblico (rispetto alle olimpiadi per superdotati)
    Si mostra con molta “circospezione” anche il medagliere!
    Io ho notato che la Cina ha vinto
    Stati Uniti 46 29 29 104 cina 95 71 65 231
    Cina 38 27 23 88 russia 36 38 28 102
    Gran Bretagna 29 17 19 65 gran bretagna 34 43 43 120
    Russia 24 26 32 82 ucraina 32 24 28 84
    Corea Del Sud 13 8 7 28 australia 32 23 30 85
    Germania 11 19 14 44 stati uniti 31 29 38 98

  4. giovanni says:

    .. scusate
    dicevo che ora la Cina ha vinto il triplo degli usa ….
    Forse per uno dei seguenti motivi?
    1 nelle paralimpiadi non si usano tanto farmaci …. miracolosi
    2 forse solo nelle paralimpiadi si usano farmaci … miracolosi
    3 in usa ci sono pochi invalidi perchè tutto funziona perfettamente?
    4 gli usa non investono soldi in imprese che sono poco conosciute dai lettori di giornali e da appassionati di tv

  5. giovanni says:

    .. scusate (a sinistra le olimpiadi a destra le paralimpiadi)
    dicevo che ora la Cina ha vinto il triplo degli usa ….
    Forse per uno dei seguenti motivi?
    1 nelle paralimpiadi non si usano tanto farmaci …. miracolosi
    2 forse solo nelle paralimpiadi si usano farmaci … miracolosi
    3 in usa ci sono pochi invalidi perchè tutto funziona perfettamente?
    4 gli usa non investono soldi in imprese che sono poco conosciute dai lettori di giornali e da appassionati di tv

    • Mauricius Tarvisii says:

      O forse… in Cina se sei disabile e hai un minimo talento sportivo sei coscritto tipo leva militare obbligatoria?

    • PinoMamet says:

      Sarebbe interessante utilizzare il medagliere olimpico, paralimpico o meno, per scoprire qualcosa sui paesi…

      bisognerebbe stabilire certi criteri però: credo che ai fini di un’analisi generale sia inutile distinguere tra ori, argenti e bronzi, visto che in molti sport la vittoria è anche questione di fortuna o di decisioni arbitrali discutibili, per cui la scrematura statisticamente significativa è avvenuta prima del livello dei “medagliati”.

      Osservando da questo punto di vista il medagliere olimpico non-paralimpico, notavo che alla fine l’Italia non sfigurava affatto nei confronti di paesi confrontabili per mole ed economia (Francia, Spagna, Germania) in alcuni dei quali oltre tutto c’è anche meno straprotere dell’unico sport del calcio, che drena risorse e possibili talenti a tutti gli altri.

      Inoltre notavo che gli Stati Uniti non sono affatto quella grande potenza che si crede: messi insieme un numero sufficiente di paesi europei che per ottenere grosso modo lo stesso numero di abitanti, il medagliere USA è superato senza problemi.

      Infine ricordo un’intervista televisiva, qualche anno fa (forse in occasione delle Olimpiadi di Pechino?) ad atleti dell’ex Patto di Varsavia che erano fuggiti in USA, e che ricordavano come arrivati negli USA fossero rimasti stupiti proprio dall’assenza di un aiuto e di un sostegno statale agli atleti. Volevi allenarti? fatti tuoi, liberissimo, basta che trovi, sostanzialmente da solo, le risorse, gli spazi, il tempo o gli sponsor.
      Perciò forse la scarsità del medagliere paralimpico USA rispetto a quello olimpico “classico”, fatte le proporzioni, ci dice che gli atleti paralimpici sono ancora poco attraenti per gli sport.

      Invece mi sa che la Cina fa quello che facevano i paesi dell’est europeo, Germania Est per prima, solo che è molto più grande…

  6. Per Mirkhond

    “La Germania dietro quella dura scorza brumosa, nasconde un cuore dolce e romantico,”

    Ma sicuramente la cultura tedesca – e anche quella inglese – ha una percezione della natura quasi inimmaginabile in Italia.

    L’occhio italiano è tremendamente architettonico.

    Franco Farinelli, nell’Invenzione della Terra, arriva ad affermare che c’è una sequenza storica fondamentale tra scoperta della prospettiva-organizzazione dello spazio-creazione dello Stato moderno, per cui tutta il regime moderno del mondo passa dalla Firenze dei Medici e dal loro progetto di sottomettere le campagne e la natura.

    E’ una tesi ardita, ma interessante.

  7. jam says:

    …le nuvole autunnali si formano sotto la spinta del dio Borea , vento del nord che abita anche ad oriente e a sud, perché sia il Grifone che i lapislazzuli vengono d’oriente ( vedi il grifone achemenide di Persepolis un grifone-simorgh) e ancora più anticamente la Scizia, quando Erodoto parla delle tribù scite con “grifoni guardiani dell’oro”.
    sbagliato vedere la cultura tedesca, e le altre più a nord, come nordiche nel senso di un nord solo geografico. Vediamole invece anche come “nordiche” pensando che anche loro possono percepire un “polo” atipico, un “polo nord” che si trova anche ad oriente e che viene da “oriente”: anche il sud é un nord, anche l’oriente é un’occidente.
    il polo nord, del polo nord, che si vede quando il terzo occhio is open.
    forse, se non si passa dal caravanserraglio del “polo nord d’oriente” (vedi il Zanzibar della canzone), vana sarà la cavalcata del cavaliere , vani saranno il maggio, l’autunno e le rose….il terzo occhio, che mi fa pensare agli sciti Arimaspi=guerrieri con un solo occhio, che abitano dove i “grifoni sono guardiani dell’oro”… (perché, pensandoci, con un solo occhio, puo’ significare capaci di usare il solo occhio in grado di vedere veramente oltre la superficialità e l’apparenza..)
    ciao

    • mirkhond says:

      Nel libro di Franco Cardini, “Alle Origini della Cavalleria Medievale”, l’autore, nel primo capitolo, affronta proprio il tema degli Sciti/Saka/Sarmati/Alani/Osseti, come coloro da cui si originarono tecniche di combattimento, armi ed armature (vedasi ad es. i catafratti), e persino codici e miti simbolici cavallereschi (la Spada nella Roccia, antico rituale sarmata, passato poi nella Britannia, con legionari iranici delle steppe pontiche), che nel medioevo appaiono tipiche della cavalleria franca…..
      ciao!

      • Luigi says:

        Buongiorno Mirko,

        quello che cita è uno fra i più bei saggi storici che io conosca, forse non a caso fuori stampa da tempo.
        Di certo il migliore del professor Cardini, secondo solo a “Gli Asburgo. Incarnazione dell’Impero” di Wheatcroft e pochissimi altri.

        Per riprendere un suo commento precedente, certamente l’area germanofona ha un’aura imperiale evidente tuttora e nonostante tutto.
        Del resto, come lingua di soldati dopo il latino non vi è che il tedesco.

        Cordialmente.
        Luigi

  8. mirkhond says:

    Dal sito eleaml, questo articolo sulle differenze all’interno della Germania riunificata nel 1990:

    Non è vero che l’unità tedesca
    ha annullato le differenze tra Est ed Ovest

    Angelo D’Ambra

    10 Settembre 2012

    Dal 2006 chi scrive sente ripetere pedissequamente una frottola che aiuta a seminare illusioni. Basterebbe poco per smascherarla; basterebbe leggere un libro di storia economia o anche un quotidiano, ma forse si è svogliati o distratti oppure si preferisce mettere la testa nella sabbia e ripetere la bugia convincendosi che sia verità. E così è facile sentire nelle riunioni meridionaliste l’amico di turno che ti dice: “Con l’unificazione sono state superate tutte le differenze economiche tra Est e Ovest della Germania. Perché in Italia non avviene?”. Purtroppo in Germania, come in ogni buon sistema capitalista, il colonialismo interno è vita quotidiana, è l’aspetto fondamentale dello sviluppo e le differenze tra le due aree del Paese non solo non sono state superate, ma sotto taluni aspetti sono anzi aumentate. I dati che seguono sono volutamente tratti da fonti facilmente accessibili, a riprova di quanto la verità sia a portata di mano, con la speranza che finalmente questa bugia possa essere sconfessata.

    Si sappia che gli “ossis”, i tedeschi dell’est, accusano i “wessis”, di aver colonizzato l’est; si pensi che, con la riunificazione, il nuovo stato tedesco non si è dato neppure una nuova costituzione, ha semplicemente esteso quella occidentale all’Est; si mediti sul fatto che nei media dell’Ovest, i tedeschi dell’Est sono presentati come rozzi, volgari, folkloristici e sfaticati; si valuti il fatto che nei negozi dell’Est tedesco si trovano solo prodotti dell’Ovest.

    Un articolo di La Repubblica nel febbraio di quest’anno esordiva scrivendo “un muro torna a dividere la ricca e forte Germania unita” e procedeva nello sfornare una serie di dati sulla povertà minorile nella odierna Germania dell’Est, superiori anche a quelli del periodo socialista, che riflettono le enormi differenze interne. I livelli di reddito dell’Ovest restano mediamente superiori del 25-30% a quelli dell’Est; i salari operai dell’Est sono inferiori del 17% rispetto a quelli dell’Ovest e la fame impera col 16,4% dei tedeschi della ex DDR che usufruiscono di sussidi pubblici (contro appena il 7,4% dei tedeschi dell’Ovest). Sassonia, Sassonia-Anhalt, Turingia, Brandeburgo e Meclemburgo-Pomerania occidentale, le regioni della Repubblica Democratica Tedesca, hanno persino conosciuto la loro Cassa del Mezzogiorno, il Treuhandanstalt: L’unificazione monetaria del 1990 fece salire l’inflazione nell’Est e avvantaggiò le imprese dell’Ovest che inondarono l’Est coi loro prodotti e spazzarono via le industrie locali; il Treuhandanstalt fu creato ad hoc per privatizzare l’economia della ex DDR (pubblicamente si disse “per rendere competitiva l’economia”) col risultato che gran parte delle aziende dell’Est oggi non esistono più o sono nelle mani di cartelli dell’Ovest, la disoccupazione è alle stelle e continua più sostenuta la fuga verso l’Ovest. Dal 1991, 712.000 cittadini provenienti dai Länder orientali sono emigrati nella parte occidentale del paese a causa della disoccupazione.

    C’è anche il pacchetto di sussidi, il Solidarpakt Ost, sussidi che come si può facilmente percepire rimpinguano in realtà le casse dell’Ovest. Nel luglio del 2011 un articolo del Financial Times annunciava come “a 20 anni di distanza, l’Est tedesco resta ancora dipendente dagli aiuti” e continuava scrivendo che “i trasferimenti pagati annualmente dallo stato federale oscillano tra i 50 e i 60 miliardi di euro l’anno. Nonostante questo, l’economia orientale continua a zoppicare dietro quella occidentale, la produttività è più bassa, la disoccupazione più alta e, dato più preoccupante, il processo di recupero sembra essersi arrestato”. Nello stesso articolo si affermava anche che “i prodotti più venduti all’Est sono fabbricati da aziende dell’Ovest” e che “tutti e cinque i nuovi Länder più quello di Berlino, che per metà faceva parte della Ddr hanno occupato gli ultimi posti nella classifica regionale della crescita economica del 2010, un risultato dovuto alla carenza di aziende esportatrici”; addirittura delle 100 maggiori imprese del Paese, nessuna ha la sua sede in un Land dell’ex Germania Est dove prevalgono aziende di piccola e media dimensione.

    Vale la pena ricordare, in estrema sintesi, che fino al 1949 non esistevano sostanziali differenze economiche tra Est e Ovest. I problemi sono sorti dopo la riunificazione delle due Germanie con l’Ovest che nel frattempo era stato pompato dai dollari americani del “Wirtschaftswunder”, il miracolo economico tedesco, e la parte orientale che faceva molta fatica a fronteggiare le liberalizzazioni ed era svantaggiata per la mancanza di aiuti paragonabili a quelli che aveva ricevuto la parte occidentale.

    Da qualche anno nell’Est tedesco non solo si stenta a festeggiare gli anniversari della firma del trattato di unificazione del Paese (aspetto denunciato più volte anche da servizi della Rai), ma è nato una sorta di revisionismo e nostalgia della DDR sull’onda del successo cinematografico di Good Bye Lenin.

    Purtroppo la favola meridionalista, l’idea che la questione meridionale possa risolversi nel quadro dell’Italia unita, deve alimentarsi di bugie e dunque sostenere che la Germania unita, anziché essere ragione dei divari crescenti tra Ovest ed Est, è addirittura riuscita a superare ogni differenza. Il colonialismo interno non è affatto il frutto del caso né di politiche sbagliate, ma è un aspetto essenziale dello sviluppo capitalistico, è l’altra faccia dello sviluppo. Ogni Paese ha al suo interno un’area adibita a colonia, un’area che deve consumare ed esportare manodopera; non c’è stato che non abbia il suo Sud, che sia la Corsica, la Scozia, l’Andalusia o la Germania dell’Est. Per tale ragione è impensabile assicurare uno sviluppo di queste realtà nel quadro dell’unità territoriale francese, inglese, spagnola, italiana e persino tedesca: la sola soluzione è la separazione tout court che permetta l’adozione di politiche economiche atte a far nascere e consolidare aziende solide e competitive.

    http://www.eleaml.org

    • Mauricius Tarvisii says:

      Certo, dividere le due Germanie (o le due Italie, come lascia intendere il leghista autore dell’articolo) sarebbe un toccasana. Per l’Ovest.
      Non ci sarebbero più sussidi da pagare all’Est.

      Non ci sarebbe più emigrazione interna e conseguente dumping sociale: si chiude la frontiera e gli orientali immigrano solo nel limite di determinate quote… e se scappano, si rierge il muro, caspita!
      Le industrie dell’Ovest colonizzerebbero comunque l’Est, perché nessuno glielo impedirebbe (non dirmi che le multinazionali non neocolonizzano l’Africa solo perché verso il ’60 si è resa quasi tutta indipendente!), ma godrebbero della deregulation che quel governo opererebbe per “rilanciare l’economia”.

      Secondo voi perché la Lega si riempie la bocca di federalismo fiscale e secessione? Per fare un favore al Sud?

      • mirkhond says:

        L’autore dell’articolo NON è leghista…..

        • Mauricius Tarvisii says:

          Non avrà la tessera della Lega, ma ti assicuro che ben pochi leghisti ce l’hanno, dalle mie parti…
          Leghista è prima di tutto una forma mentis.

      • mirkhond says:

        Personalmente, preferisco una Germania unita, e non rimpiango la DDR. Se fosse per me, il confine tedesco sarebbe ancora a Memel…
        L’autore credo che volesse dire che in molti stati, esiste un SUD da sfruttare, e prendo atto che, stando a quel che dite, in Germania non è così e che ci si senta TUTTI tedeschi alla pari…
        Riguardo ad altri stati dello zollverein bancario europeo, invece le differenze CI SONO, anche se le soluzioni, leghiste e non, per risolverle, possono essere o apparire discutibili….

    • roberto says:

      “I dati che seguono sono volutamente tratti da fonti facilmente accessibili”
      ammetto che un incipit del genere mi fa partire prevenuto, a meno che l’articolo non sia pieno zeppo di note e citazioni. senno’ quali dati? quali fonti?

      “si mediti sul fatto che nei media dell’Ovest, i tedeschi dell’Est sono presentati come rozzi, volgari, folkloristici e sfaticati”

      questo è assolutamente falso

      “si valuti il fatto che nei negozi dell’Est tedesco si trovano solo prodotti dell’Ovest”
      a parte che mi piacerebbe sapere se è vero (ma manca qualsiasi riferimento), non è che è dovuto al fatto che i prodotti dell’est prima della riunificazione facevano cacare? senno’ perché tutti vogliono una golf o una polo e nessuno una trabant? e magari anche al fatto che a partire dal 1990 nei nuovi lnder hanno dovuto ricostruire tutto?

      “la disoccupazione è alle stelle”
      insomma. guardate qui
      http://www.spiegel.de/flash/flash-12125.html

      poi anche
      http://www.spiegel.de/flash/flash-12125.html
      dove si vede che il picco, terribile, di disoccupazione all’est è stato nel 2005 (18,7 all’ovest) adesso stanno a 10,3% all’est e 6% ad ovest

      “fino al 1949 non esistevano sostanziali differenze economiche tra Est e Ovest. I problemi sono sorti dopo la riunificazione delle due Germanie con l’Ovest”
      nel 1949 l’economia tedesca semplicemente non esisteva né a est né a ovest. tra il 1949 eil 1990 è successo qualcosa sia a est che a ovest, ed il risultato lo si è visto: la germania ovest ha annesso l’est, non viceversa.

      “la sola soluzione è la separazione tout court che permetta l’adozione di politiche economiche atte a far nascere e consolidare aziende solide e competitive”
      ma giustamente i tedeschi ci hanno provato! insieme fino alla fine della seconda guerra mondiale, poi separati e poi riuniti!

      roberto

      ps ovviamente mauricius ha ragione da vendere

  9. Tortuga says:

    Io invece vi fò ascoltare questo (famoso) Lied di
    Robert A. Schumann: Dichterliebe “Ich grolle nicht” (cantato dal tenore Fritz Wunderlich) – senz’altro lo conoscete già
    http://www.youtube.com/watch?v=6R6X_p_wgk8
    C’è anche il testo, sotto, sia in tedesco che in inglese.

  10. Per Mirkhond

    “Non è vero che l’unità tedesca
    ha annullato le differenze tra Est ed Ovest”

    Grazie. Infatti mi trovo meglio all’Est :-)

    • mirkhond says:

      Come attratto dalla Prussia e dal pickelhaube, non posso che concordare! :)
      Ho cominciato ad amare la Germania a 9 anni, quando lessi Zio Paperone e la moltiplicazione degli affitti, in cui il vecchio ed avido papero aveva a che fare con un lontano paese mitteleuropeo, il cui “conducator” Trombone I, risiedeva su un castello su un picco montano tra le foreste, e portava divisa e pickelaube, in un mix tra look prussiano e austriaco, e così i suoi ministri e il suo esercito…. :)

  11. Per Mauricius

    “Certo, dividere le due Germanie”

    Il tuo ragionamento mi sembra… ragionevole.

    E ci rivela qualcosa dell’eterogenesi dei fini, un po’ come l’abolizione della schiavitù che implica il fatto che i padroni non devono più pensare alla vecchiaia dei loro dipendenti.

    Però io non proporrei soluzioni: mi limito a notare che effettivamente la Germania è un paese diviso, e diviso tra una parte totalmente in mano agli Uomini in Grigio di Michael Ende, e una parte un po’ meno indecente :-)

    • Tortuga says:

      “E ci rivela qualcosa dell’eterogenesi dei fini, un po’ come l’abolizione della schiavitù che implica il fatto che i padroni non devono più pensare alla vecchiaia dei loro dipendenti.”

      Infatti, in poco tempo siamo tornati schiavi, … o … peggio.

    • Peucezio says:

      …”una parte totalmente in mano agli Uomini in Grigio di Michael Ende, e una parte un po’ meno indecente ”

      E’ più o meno quello che ho pensato leggendo l’articolo di D’Ambra: almeno sarà rimasta una parte di Germania un po’ più umana e un po’ più tedesca.

  12. Ritvan says:

    A proposito di leghisti…ce ne sono anche di quelli favorevoli all’indipendenza del Kosovo e che fanno autocritica sulle scelte leghiste in tema:
    http://www.lindipendenza.com/il-kosovo-lislam-e-le-scelte-sbagliate-di-un-tempo-della-lega/
    P.S. Leggere anche i commenti all’articolo…c’è anche qualcuno di vostra conoscenza:-) fra i commentatori

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