Il caso Avaaz: la nostra replica ad Oliver MacColl

Qui c’è la mia risposta al signor Oliver MacColl di Avaaz, in traduzione e poi nell’originale.

Chi non avesse seguito la vicenda, troverà un riassunto del caso in fondo a questo post.

“Egregio Sig. MacColl

La ringrazio per la sua sollecita risposta.

No, i suoi colleghi italiani hanno capito male.

Non si tratta di firme false, ma di falsi membri.

Una volta, ho firmato una petizione, promossa da Avaaz, perché condividevo i contenuti di quella specifica petizione.

Adesso scopro che la vostra organizzazione ha deciso di rivendicare anche me tra i suoi “15 milioni di membri”, semplicemente perché avevo firmato quella petizione.

Nessuno mi ha mai dato la tessera di Avaaz.

Nessuno mi ha chiesto di firmare lo statuto di Avaaz.

Nesusno mi ha mai invitato a partecipare a una riunione off-line di Avaaz.

Nessuno ha mai verificato la mia reale esistenza, né mi ha chiesto il numero di telefono per chiamarmi.

Nessuno mi ha mai fatto pagare una quota d’iscrizione ad Avaaz.

Quindi, secondo qualunque ragionevole criterio, io non sono un membro di Avaaz.

A occhio e croce, la mia condizione dovrebbe essere la stessa del 98% dei membri che voi sostenete di avere.

Lei capirà perfettamente ciò che dico, perché vedo che lei è stato Manager of Offline Strategy per GetUp! Australia, che ha avuto lo stesso problema.

Credo che la faccenda si possa risolvere molto facilmente.

Azzerate la vostra lista di membri.

Inviate un messaggio a tutti i vostri contatti, invitandoli a diventare membri di Avaaz e specificando in maniera chiara il programma e i diritti e i doveri dei membri.

Suggerisco anche di far pagare una piccola quota ai membri: li fa sentire più impegnati.

Coloro che risponderanno in maniera affermativa al vostro invito diventeranno così membri di Avaaz.

Cordiali saluti,

Miguel Martinez
Firenze
Italia

P.S. Le ricordo che tutta la nostra corrispondenza sarà pubblicata sul mio blog  http://www.kelebeklerblog.com/

Dear Mr MacColl

Thank you for writing so promptly.

No, your Italian colleagues misunderstood the situation.

The issue is not fake signatures. It’s fake memberships.

I once signed a petition – promoted by Avaaz – because I agreed with the contents of that specific petition.

I now find that, because of having once signed that petition, your organization has decided to claim me as one of its “15 million members”.

I have never been given a membership card of Avaaz.

I have never been asked to sign a charter of Avaaz.

I have never been invited to take part in any off-line meeting of Avaaz.

Nobody has even checked whether I really exist, or asked for my phone number to call me.

I have never paid any dues to Avaaz.

Therefore, by any reasonable standard, I am not a member of Avaaz.

At a rough estimate, my condition is probably the same as that of 98% of those whom you claim as members.

You will clearly understand my point, because I see that you are or have been Manager of Offline Strategy at GetUp! Australia, which has had the same problem. http://en.wikipedia.org/wiki/GetUp!#Dubious_membership_claims

I think the matter can be settled very easily.

Reset your membership lists.

Send out a message to everybody on your mailing lists, with an invitation to become members of Avaaz, specifying a clear programme and detailing rights and duties of members.

I also suggest you make members pay a small membership fee: it helps them feel more committed.

Those who respond in the affirmative become members.

Regards,

Miguel Martinez
Florence
Italy

P.S. Please be advised that our correspondence will be published in full on my blog http://www.kelebeklerblog.com/

 

 Riassunto del caso Avaaz

Avaaz è una sorta di  cibergabibbo con sede negli Stati Uniti, che pretende di raddrizzare i torti del mondo a colpi di clic. I nostri clic, visto che chiunque firmi le loro petizioni viene automaticamente nominato “membro”.

In quanto eteronominati membri, Avaaz mi ha invitato  ad aprire una petizione su un tema qualunque, in modo ovviamente da aggiungere tutti i miei amici ai suoi membri.

Ho quindi lanciato una petizione per l’abolizione del rosso nei semafori, firmata immediatamente da 609 persone che andavano da Gratta Checca a Pol  Pot.

La cosa è stata allegramente discussa su questo e altri blog e siti, e qualcuno deve aver avvisato la direzione di Avaaz: dopo averci mandato vari messaggi per complimentarci per il nostro lavoro e incoraggiarci, hanno improvvisamente tolto la petizione.

Poi ci ha scritto nientemeno che il Direttore planetario delle Campagne di Avaaz, il signor Oliver MacColl, dicendo che gli avevano segnalato un problema di firme false, e assicurandoci che Avaaz fa di tutto per evitare che ci siano firme false.

 Tortuga, una lettrice del nostro blog, ha dimostrato che Avaaz al contrario evita deliberatamente di prendere le più elementari precauzioni contro le firme false, perché più i contatori girano e più i partecipanti si entusiasmano.

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5 Responses to Il caso Avaaz: la nostra replica ad Oliver MacColl

  1. Moi says:

    Una vicenda mooolto simile è capitata anche a Bersani … ‘pettate che la cerco.

  2. Interessante. Ecco l’articolo:

    http://www.ilgiornale.it/news/bersani-farsa-delle-firme-anti-cav-pd-colpa-de-giornale.html

    Bersani, la farsa delle firme anti-Cav Ma per il Pd la colpa è de il Giornale…
    Bersani gongola: “Raccolte più di dieci milioni di firme”. Ma sul sito ufficiale prima scrivono un milione, poi correggono. Zero controlli sui nomi:

    Domenico Ferrara – Dom, 06/03/2011 – 12:40

    Moana Pozzi, Giovanni Paolo II e anche Benito Mussolini. Ci sono pure loro tra le dieci milioni di firme raccolte dal Partito Democratico per l’iniziativa Berlusconi dimettiti.

    Firme fasulle che hanno fatto infuriare i vertici del partito che, tanto per cambiare, ha dato la colpa a noi del Giornale. “La raccolta on line delle firme anti-Berlusconi momentaneamente sospesa sul sito del Pd, e questo per stoppare l’attacco portato da Libero e il Giornale, che avevano suggerito ai loro lettori di inserire nomi fasulli nella raccolta per delegittimare l’iniziativa”, dice il Pd in un comunicato ufficiale. Dopo pochi minuti il sito del Giornale che per primo ha dato la notizia delle firme false (mentre Libero ci ha copiato, senza citarci con scarsa eleganza) smentisce nel modo più assoluto queste dichiarazioni. L’accusa è infondata, il Giornale.it ha seguito l’iniziativa del Pd notando diverse anomalie. Le foto che ritraggono le firme fasulle sono state scattate nel pomeriggio prima che l’articolo fosse pubblicato e Il Giornale non ha in alcun modo consigliato ai lettori di inserire nomi di fantasia tra i firmatari, ma si è limitato a fare del giornalismo andando a verificare quanto lo stesso Pd ha pubblicato sul sito. Il Partito Democratico piuttosto dovrebbe chiarire: è vero o no che nessun documento d’identità era richiesto per firmare la petizione?

    Il Pd ha raggiunto “l’obiettivo” di 10 milioni di firme di italiani che chiedono le dimissioni di Silvio Berlusconi e comincerà a consegnarle il prossimo 8 marzo. Parola di segretario del Pd. E’ così fiero della crociata Pierluigi Bersani da annunciarlo gongolante in una conferenza stampa alla Camera. L’iniziativa ha avuto “un successo incredibile, anche agli occhi di chi, come noi, sono anni che organizza gazebo. In quattro settimane abbiamo allestito 20mila gazebo in tutta Italia, abbiamo inviato 4 milioni di moduli ad altrettante famiglie italiane, abbiamo raccolto le firme on-line e continueremo ancora durante il prossimo fine-settimana”.

    La gaffe del sito Ma a sciorinare tutti questi numeri, c’è il rischio di confondersi. E così pare sia successo. Il trionfalismo di Bersani stona fortemente con quanto viene visualizzato sul sito ufficiale del Pd. In basso a destra, infatti, il proclama recitava: “Abbiamo già raccolto 1.082.076 firme” (poi, quando si sono accorti dell’errore hanno chiuso la pagina e aggiunto lo zero mancante). Ma a scanso di daltonismo, riguardando meglio a quel numero manca uno zero per arrivare a confermare gli annunci festanti di Bersani. Un errore di stampa o un lapsus freudiano? Tra un milione e rotti e più di dieci milioni intercorre una differenza non da poco. Ma c’è da scommettere che il Pd respingerà le accuse al mittente, affermando magari che quel numero si riferisca solo ai firmatari on line.

    Nomi illustri Sarà pure, ma sfogliando la lista dei firmatari della petizione si scoprono nomi illustri: Fidel Castro, Gheddafi, Moana Pozzi, Himmler, Wojtyla, Vittorio Emanuele di Savoia, Giuseppe Garibaldi e lo stesso Berlusconi, desideroso di aiutare Bersani nell’intento di farlo dimettere. Cliccando sull’invito a vergare le dimissioni del premier si scopre poi una totale assenza di controlli.

    La prova Abbiamo provato a firmare l’appello anche noi, naturalmente con un nome inventato, convinti che ci venisse subito bloccato l’accesso o richiesto un documento di riconoscimento. Niente di tutto questo, anzi la risposta è stata: “Grazie per aver aderito”. E come per magia, dopo qualche secondo, il nostro falso nome “Francesco Pingitorre”, di Aosta, compare nella lista dei firmatari. Insomma, nessuno controlla la veridicità dei dati. Poi c’è la possibilità di scaricare il modulo, stamparlo e firmarlo. Ma lo stesso utente può benissimo scaricare quanti moduli vuole, tanto non è richiesto altro che nome, cognome, città, indirizzo e mail. Nessun documento di identità.

    Pochi iscritti Ma la campagna del Pd ha voluto fare le cose in grandi. E dunque è possibile anche invitare altri amici tramite internet o firmare addirittura via Facebook. Sulla pagina ufficiale del Pd “Berlusconi dimettiti” hanno dato la certezza di partecipare solo 11 persone, 86 non hanno ancora deciso. Peccato che la pagina si riferisse alla raccolta già passata del 28 febbraio. Nell’altra pagina Facebook dedicata alle dimissioni di Berlusconi, i membri registrati sono 40 mila, ben lontani dai numeri di Bersani.

    I banchetti Sul capitolo dei banchetti per la raccolta di firme, permangono poi gli stessi dubbi di cui, non solo noi, ma anche testate non certo berlusconiane, avevano lamentato settimane fa. Per esempio, passando vicino a uno di questi banchetti, a Milano al mercato di via Ardissone, angolo via McMahon, non è stato difficile ascoltare l’invito dei promotori dell’iniziativa rivolto a due egiziani. Perché, come dire, tutte le firme fan buon brodo. E così, dopo le file di cinesi alle primarie di Napoli, non stupirebbe che se ne aggiungessero altre di persone inventate o di extracomunitari. Nell’attesa che arrivi l’8 marzo, rimane la curiosità di visionare queste fantomatiche “milionate di firme”. Una curiosità tutta nostra, visto che le altre testate non hanno menzionato il successone di Bersani nemmeno in un trafiletto…

  3. Ovviamente la “petizione da dieci milione di firme” non è interessante per le solite polemichette destra/sinistra.

    Ci saranno stati anche i troll di destra che scrivevano “Benito Mussolini”, ma una cifra come dieci milioni di firme si spiega solo con entusiasti antiberlusconiani che si inventano 500 firme a testa :-) probabilmente con nomi abbastanza credibili.

    Questa non è direttamente colpa degli organizzatori: è colpa loro però aver dato credibilità a un’iniziativa del genere.

    E’ il meccanismo stesso che non va.

  4. tedebus says:

    So che il poste é vecchio ma c’é di piú, decisamente di piú.
    Volete fare una petizione che debba raggiungere un migliaio di firme e avete un po’di pazienza (o tanti amici disponibili) basta che iniziate ad “indovinare” le email di 1000 utenti di quei 15 milioni che hanno firmato ed il gioco é fatto. Provare a firmare con mariorossi@gmail.com… avete una firma in piú. Hai voglia a svizzarrirsi. Ho provato a usare gmail.com con un mare di nomi di persona in inglese (“nick”, “thomas”, “lawrence”, “eddie” per esempio) e avrete altre firme, scoprendo ad esempio che nick é del Brasile mentre eddie é taiwanese.
    Non dovete nemmeno fare lo sforzo di “provare”a firmare, la pagina di avaaz vi fa capire in automatico se l’indirizzo di posta é noto (e quindi se puó firmare cosí com’é) oppure no, e lo fa semplicemente scoprendo i campi della registrazione in caso di nuovo indirizzo, a questo punto un paio di colpi di backspace e si prova un nuovo nome utente.
    Simpatico vero? :)

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