Attentato alla sinagoga. Organizzato dall’FBI

Come sanno i lettori di questo blog, e pochi altri, la quasi totalità degli attentati terroristici islamici negli Stati Uniti – ben 44 casi dal 2009 – sono stati preparati e messi in atto da un’unica organizzazione. Che non è al-Qaeda, ma l’FBI.

Alzi la mano, chi ha sentito parlare dei Newburgh Four.

Newburgh è una cittadina vicina a New York, non più grande di Imola in Italia, che le ha viste tutte.

Fondata da luterani tedeschi, sede del comando dell’esercito ribelle durante la rivoluzione americana, grande centro industriale; poi il declino – oggi è uno dei cinque comuni più “stressati” – la dicitura ufficiale – di tutto lo Stato.

Una popolazione equamente divisa tra bianchi, neri e latini se la vede con la disoccupazione, il crac, le caratteristiche famiglie basate su madri sole, con padri assenti o in carcere. I figli militano in massa elle contrapposte gang nere e latine.

Di tanto in tanto, centinaia di agenti dell’FBI, con fucili da guerra e mascherati, danno l’assalto al centro di Newburgh, portando via molte decine di adolescenti alla volta. Le famiglie vengono così minate ulteriormente, i ragazzi ricevono una dura formazione criminale in carcere, ed escono più pericolosi di prima.

La soluzione escogitata è consistita nell’arrestare, non singoli criminali, ma tutti i membri noti di ogni banda, con l’equivalente statunitense dell’accusa di associazione mafiosa, che permette di rinchiuderli in carcere per decenni – la prova non consiste più in ciò che noi comunemente consideriamo reati, ma nella dimostrazione di amicizie, legami e contatti tra persone.

Un’isola di relativa pace è la moschea frequentata soprattutto da convertiti neri, che offre anche una clinica con alcuni servizi gratuiti per la comunità. L’Imam della moschea, Salahuddin Muhammad  è cresciuto in una famiglia senza padre a New York, e ha passato dodici anni in carcere per rapina. Nella logica americana della conversione, non solo è diventato musulmano, ma è diventato lui stesso cappellano carcerario.

Nella moschea, che serve oltre 500 famiglie, si sono incontrati quattro giovani neri:

Onta Williams, già in carcere per possesso di sostanze stupefacenti

- James Cromitie, una vita dentro e fuori il carcere, l’ultima volta per aver venduto sostanze stupefacenti “vicino a una scuola” (termine definito in maniera abbastanza estensivo da coprire l’intera cittadina di Newburgh e quindi indurire notevolmente le condanne). Cromitie, che aveva tentato due volte il suicidio e ammetteva di “vedere e sentire cose che in realtà non c’erano“, è un gran narratore di frottole, che con difficoltà è riuscito a trovare un lavoro come scaricatore in un centro commerciale.

- David Williams (solo un omonimo di Onta), già in carcere per droga e possesso di armi. Anche lo zio di Williams era stato spacciatore, e suo padre era stato a lungo in carcere per commercio di sostanze stupefacenti. L’ambiente familiare lo descrive la zia:

“David è cresciuto senza padre… questa famiglia è gestita da donne senza uomini. Non abbiamo modelli maschili per i nostri giovani uomini in famiglia… ci sono qualcosa come quindici nipoti. Noi donne facciamo del nostro meglio con quello che abbiamo”.

David Williams ha un particolare punto debole: un fratello affetto da un tumore maligno al fegato, che ha bisogno di denaro per le cure.

- Laguerre Payen, cittadino haitiano, con una condanna per aggressione, che un giudice aveva risparmiato dalla deportazione quando una perizia lo aveva trovato affetto da “schizofrenia paranoica“.

In questo miserabile contesto, compare un personaggio affascinante, un elegante pakistano di nome Shahed Hussain, proprietario di un motel negli Stati Uniti, che sostiene di essere anche proprietario di 22 case in Pakistan e di possedere una catena di pompe di benzina. Emergerà che Shahed Hussain era stato anche arrestato due volte in Pakistan con l’accusa di omicidio.

Nel 2002, Hussain fu condannato per una truffa a danno di immigrati, convinti di poter ottenere a loro volta truffaldinamente una patente di guida pur non conoscendo la lingua inglese. L’FBI lo assunse allora come uno dei suoi quindicimila informatori:  nel 2004, l’FBI chiese al governo 12,7 milioni di dollari solo per la gestione informatica della propria rete di informatori.

Hussain prima riuscì a incastrare un bengalese, proprietario sull’orlo del fallimento di una pizzeria, promettendogli cinquantamila dollari se fosse entrato in un presunto progetto per riciclare “fondi per il terrorismo”: la sua vittima fu condannata a quindici anni di carcere.

Dopo questo primo successo, Hussain viene mandato a frequentare la moschea di Newburgh, comparendo a turno con una SUV, una Mercedes o una di due diverse BMW.

Shahed Hussain

Fa amicizia con Cromitie, lusingandolo, pagandogli l’affitto di casa e promettendogli 250.000 dollari; infine, gli fa sapere di essere un agente di qualcosa chiamato “Jaish-e Mohammad”, “L’esercito di Muhammad”, inviato negli Stati Uniti per organizzare un attentato contro una sinagoga nel Bronx e contro alcuni aerei militari, in cambio di 5.000 dollari a testa.

Comitie, pur abbagliato da Hussain, a un certo punto ruppe i rapporti. Poi venne licenziato da Walmart. Hussain gli promise la salvezza economica, se fosse riuscito a coinvolgere altri musulmani.

Comitie avvicinò così i suoi tre amici,  elaborando un piano per truffare a loro volta Hussain, facendosi pagare da lui, ma senza far male a nessuno.

Ovviamente, per riuscire a truffare Hussain, dovevano fargli credere di essere fanaticamente decisi, e quindi fecero esattamente il tipo di dichiarazioni che Hussain voleva registrare: Cromitie si vantava con Hussain di essere stato in Afghanistan e di dirigere un intero gruppo di jihadisti che si allenavano nei boschi, e si prodigava in insulti generici contro “gli ebrei”.

In un complesso giro di mutuo inganno, l’FBI lavorò dietro le quinte per fare spostare un processo per furto contro David Williams – non poteva permettere che uno degli imputati si trovasse in carcere al momento del dunque.

Così, dopo un anno di intenso lavoro da parte di Hussain, i quattro furono riforniti di “missili” e “bombe” – in realtà un ammasso di innocui fili – e partirono verso il loro inevitabile destino.

Un’ora dopo l’arresto, il sindaco di New York era sul posto, assieme al capo della polizia, vantandosi del successo nella lotta per la sicurezza.

Il governatore dello Stato di New York dichiarò  che “questo caso dimostra come sia persistente la minaccia del terrorismo che incombe su New York e come riguardi tutte le nostre comunità, a prescindere dalla razza, la religione o l’appartenenza etnica”.

Hussain ricevette 96.000 dollari  per il lavoro; i quattro detenuti, invece dell’ergastolo chiesto dall’accusa, furono condannati a 25 anni a testa.

Il giudice, Colleen McMahon, dichiarò che l’FBI “creò atti di terrorismo dalle fantasie [di Cromitie] di spacconeria e di fanatismo, e poi trasformò tali fantasie in verità” e ammise che i detenuti avevano agito semplicemente per lucro. “Solo il governo poteva trasformare un buffone degno di Shakespeare, come Cromitie, in un terrorista“.

Ma molto americanamente, la signora McMahon aggiunse che la sua misericordia si sarebbe limitata a dare l’opportunità ai quattro di morire fuori dal carcere. Payen sarebbe stato deportato a Haiti, dopo una detenzione che la signora si auspicava particolarmente dura.

Se volete potete scrivere a Onta Williams a questo indirizzo, evitando ogni riferimento a questioni politiche:

Onta Williams 83614-054
MDC BROOKLYN
METROPOLITAN DETENTION CENTER
P.O. BOX 329002
BROOKLYN, NY 11232

E a David Williams qui:

David Williams #70659-054
USP McCreary
U.S. Penitentiary
PO Box 3000
Pine Knot, KY 42635
USA

David Williams, da giovane

Print Friendly
This entry was posted in Terrorismo realtà e mistificazione, USA and tagged , , , , , , , , , , , , , , . Bookmark the permalink.

103 Responses to Attentato alla sinagoga. Organizzato dall’FBI

  1. mirkhond says:

    Non ho ben capito, la giudicessa americana afferma che i 4 poveracci incriminati siano in realtà vittime di un complotto fbi, e però li fa condannare lo stesso al carcere duro.
    In sostanza condannati per essersi fatti abbindolare?

  2. mirkhond says:

    Per tutto il retroscena “culturale” di questi poveracci, trovo conferme nel sentire avversione per un sistema politico che sa solo impoverire e abbruttire chi ha la colpa di non essere “all’altezza” di realizzare il sogno americano….
    L’America è il paradiso della libertà….dei furbi, forti e prepotenti….
    Che schifezza di paese….

  3. PinoMamet says:

    La politica USA in materia di “sicurezza” è ormai definibile solo in termini psichiatrici.

  4. maria says:

    Sono cose mostruose, io detesto il concetto di “sicurezza”, lo detesto e lo temo perchè so quanto possa attecchire anche qui in Europa.
    maria

  5. Ora, in tutti i processi simili, gli imputati vengono accusati di “non essersi rivolti alla polizia” quando sono stati avvicinati da agenti dell’FBI.

    Ma cosa succede a chi lo fa?

    Qui trovate altre notizie su Shahed Hussain, che ha cercato di rovinare un altro giovane:

    http://www.stopfbi.net/2012/3/23/fbi-entrapment-and-preemptive-prosecution-case-khalifah-al-akili

    Quando Khalifah al-Akili si è rivolto alla giustizia contro Shahed Hussain, è stato arrestato per possesso di armi, un’accusa piuttosto improbabile per qualcuno che sta cercando disperatamente e pubblicamente di distanziarsi da un provocatore.

  6. mirkhond says:

    Ha ragione Maria. Questo clima di terrore securitario, di caccia alle streghe mi mette i brividi, è da paura…..
    Chi ci difende da coloro che dovrebbero difenderci?

  7. Abbiamo visto tutti il caso delle “Pussy Riot” in Russia (alcuni interessanti dettagli qui: http://www.iononstoconoriana.blogspot.it/2012/08/pussy-riot-e-pubic-relations-in-uno.html ).

    Voi sapete che mi fanno simpatia i palestinesi e sono contrario ai reati di opinione.

    Ma immaginiamo che un gruppo di militanti filopalestinesi avesse deciso di fare un video mentre ballano sull’aron che contiene la Torah nella sinagoga di Roma, per protestare contro ciò che avviene a Gaza.

    Mi sentirei piuttosto imbarazzato a protestare contro la loro condanna da parte di un tribunale italiano. Che presumo userebbe più o meno gli stessi capi d’accusa e comminerebbe sentenze simili al tribunale russo.

    Ora, seguite il mio ragionamento.

    Se cerco su Google “Pussy Riot” “Repubblica”, trovo tra l’altro questo:
    http://www.repubblica.it/esteri/2012/08/17/news/pussy_riot_condannate_a_due_anni_gli_usa_sentenza_sproporzionata-41094094/

    Cioè leggiamo – tra l’altro – un forte e pubblico sostegno, ai massimi livelli, dell’Europa e degli Stati Uniti alle condannate.

    Se cerco su Google “Newburgh” “Repubblica” trovo un accenno critico di Repubblica stessa:

    http://www.repubblica.it/tecnologia/2012/05/18/news/america_controlli_dati_persone-34050036/

    Ma non trovo alcun riferimento ad alcuna critica ufficiale, da parte di chiunque, al comportamento dei tribunali statunitensi.

    Cercando semplicemente “Newburgh” “terrorismo” – i riferimenti in italiano – trovo unicamente:

    1) lo stesso e unico riferimento di Repubblica
    2) la notizia “ufficiale”, cioè “terroristi catturati mentre cercavano di far saltare in aria una sinagoga”
    3) notizie e commenti critici su siti “alternativi” vari, più o meno come questo.

    Alla sesta pagina, mi sono arreso.

    • PinoMamet says:

      Pussy Riot:

      Jeune Fille vs. Putin: 1 a zero

      (sulla pelle delle “jeunes filles” in carne e ossa, certo…)

    • Marcello Teofilatto says:

      Anch’io ho pensato a un’ipotesi simile. Mi sono chiesto che cosa succederebbe se qualcuno facesse pipì contro il Muro del Pianto (o Barriera di Separazione del Pianto, se preferite :-) ), per protestare contro la politica israeliana. Al di là dell’aspetto legale, dubito che partirebbe una gara di solidarietà.
      Un saluto da M.T.

  8. Pietro says:

    Grazie ancora Miguel per il libro di Corbucci, fa capire come certe cose possano attecchire anche da noi. Io vivendo a Londra sono alle prese con un sistema che sta “un passo prima” di quello americano. E mi fa non so se piu’ schifo o piu’ paura. Comunque piu’ vivo lontano piu’ penso che in Italia abbiamo gli anticorpi culturali per difenderci, anche se sara’ dura…

  9. Ora, in tutti i processi simili, gli imputati vengono accusati di “non essersi rivolti alla polizia” quando sono stati avvicinati da agenti dell’FBI.

    Ma cosa succede a chi lo fa?

    Hai anticipato la risposta alla domanda che stavo per porti; una domanda quasi retorica.

  10. PinoMamet says:

    Copio e incollo da un vecchio articolo di legge ;)

    “Che qualsivoglia persona, così di questa Città, come forestiera, che per due testimonj consterà esser tenuto, e comunemente riputato per bravo, et aver tal nome, ancorché non si verifichi aver fatto delitto alcuno… per questa sola riputazione di bravo, senza altri indizi, possa dai detti giudici e da ognuno di loro esser posto alla corda et al tormento, per processo informativo… et ancorché non confessi delitto alcuno, tuttavia sia mandato alla galea, per detto triennio, per la sola opinione e nome di bravo, come di sopra.”

  11. Pietro says:

    La cosa angosciante e’ che non si ha scampo. Nel momento in cui non c”e’ un senso “condiviso” di ingiustizia e’ la fine… Paradossalmente sono piu’ protettivi i quartieri ad alta percentuale di criminalita’ che le zone residenziali… Egoismo contro anomizzazione. Invito ad ascoltare http://www.youtube.com/watch?v=47fe_A7lnXk

    • daouda says:

      Gli U.s.a. sono probabilmente il paese più capitalista del mondo ( liberismo + socialismo ).
      Il problema è che , per quanto si possa appoggiare la Russia, si sta semplicemente ignorando il processo sincretistico.
      Ma NOI abbiamo bisogno di queste apparenze.
      Anche Putin poi è un gregario della “Femminitudine giovanilistica” per quanto gli allocchi non lo capiscano ( e questo è il suo ruolo d’altronde…e basterebbe studiare la storia della Russia verso la Chiesa per comprendere che è sempre stato più o meno così. Come se Lenin non fosse stato un demonio inviato da Dio per punire l’impero cristiano degli Zar, molto fedeli a Dio ma poco dediti ad applicare l’amore per il prossimo ).

      Inoltre perché far differenza tra Al-Quaeda e l’FBI ? Forse ti sei avveduto del fatto che il terrorismo islamico è una creazione tipica dei “sovietici” e che gli U.s.a. sono stati conquistati da questi?

      p.s. i palestinesi non esistono.

      p.p.s. cosa significa “americanamente”? Gli Stati Uniti non sono l’America e ciò se scritto da te , oltretutto, è sempre molto subdolo. Inoltre lasciando perdere il biscotto che hanno subito quei poverini, Dio li assista, cosa ci sarebbe di sbagliato nell’uccidere un sovversivo od un assassino se valutato legittimo? Perdonare non significa negare la pena.

      p.p.p.s ovviamente l’unica isola di pace è la moschea.Ovviamente gli unici perseguitati sono individui “affiliati” all’Islam tipo i nostri cattolici non praticanti.

  12. Per PinoMamet

    “Pussy Riot:

    Jeune Fille vs. Putin: 1 a zero”

    Ma sai, siamo tutti bravi a fare i militanti UAAR con la religione degli altri, e i Torquemada con la nostra.

    Se qualcuno bruciasse la bandiera iraniana, in Francia farebbero festa, ma anche gli iraniani più antigovernativi si offenderebbero, proprio come i francesi se qualcuno insultasse la Sacra Laicité.

    Se qualcuno tirasse un pomodoro al Papa, pure Vendola e l’ARCI Gay denuncerebbero con sdegno l’Inqualificabile Gesto, mentre mezzo mondo riderebbe.

    Insomma, un’azione del genere sicuramente susciterà una notevole ostilità da parte di quasi tutti i russi, compresi gli oppositori di Putin.

    Per dire, sento ancora dire che i “sessantottini erano soliti buttare i crocifissi nei cessi dell’università”, come condanna inappellabile del Sessantotto anche da parte di gente tutt’altro che religiosa.

    • PinoMamet says:

      “Ma sai, siamo tutti bravi a fare i militanti UAAR con la religione degli altri, e i Torquemada con la nostra.”

      Verissimo!

      “Se qualcuno tirasse un pomodoro al Papa, pure Vendola e l’ARCI Gay denuncerebbero con sdegno l’Inqualificabile Gesto, mentre mezzo mondo riderebbe.”

      Certamente. Chissà la faccenda delle Pussy Riot in Italia, come sarebbe stata.

      Reazione ufficiale di sdegno per l’Inqualificabile Gesto, però anche molto sostegno pubblico da molti settori; niente lavori forzati per le incappucciate, ma grande battaglia mediatica a suon di “ospitate”, politici che si urlano addosso dicendo “io sono più moderato di te, la colpa è tutta vostra che avete distrutto i Valori…”, un vescovo di Isernia o di Biella finisce su un trafiletto per aver detto che l’Inferno esiste ancora e le signorine in questione ci andranno, ma un vescovo più importante, e fine dicitore, che in televisione ricorda che invece è tutto un sintomo di “disagio” e che la Chiesa sa ascoltare e perdonare…
      alla fine devono pagare una multa.

      Ma all’estero, “le Pussy Riot ridicolizzano il Papa”, e le incappucciate finiscono sulle magliette.

      • daouda says:

        Appunto…sappiamo tutti che colo che si indignano sono sempre solidali con coloro che condannano qualora non siano i diretti interessati dall’offesa attuata nonostante le loro ipocrite parole.Anzi, la loro solidarietà è data proprio dalla condanna formale che ne danno poiché è solo una questione di tattica.

  13. Rock & Troll says:

    I poveri innocui SPACCIATORI DI DROGA raggirati come vittime innocenti dal malvagio FBI. Commovente.
    La moschea “oasi di pace” ricettacolo di SPACCIATORI DI DROGA, e magari nella moschea ci girano pure bambini e minori.
    E stranamente questa volta il Complotto contro i poveri innocenti non è stato ordito dal Mossad, ma immagino faranno a turno.

    A me fa solo che piacere che degli SPACCIATORI DI DROGA siano dietro le sbarre e non per le strade, a distribuire MORTE a bambini e minori.
    Ma chi non ha figli (o chi ha svenduto il proprio cervello e -peggio- la propria anima alla Cultura della Morte) certe cose non le può capire.

    • PinoMamet says:

      Se la loro colpa è di essere SPACCIATORI DI DROGA (ops, mi si è incastrata la tastiera) bastava arrestarli per SPACCIO DI DROGA (cacchio, domani ne compro un’altra) no?

      • daouda says:

        Voi sperate di smontare Rock & Trollo semplicemente ricorrendo alla logica.
        Se invece gli faceste notare che gli U.s.a. sono i maggiori esportatori di droga nel mondo ( per quanto i russi gestiscano varie mafie tra le più blasonate ) e che loro esigono che ci sia una situazione sempre più degradata nel loro paese lo smontate subito.
        Ugualmente lo smontereste se gli fareste notare che Reagan e la sua politica furono un socialisti oppure che il laicismo che propugna è in realtà un annichilimento della Religione e che l’Islam è più sincero e vero di quanto immagini.

        Egli è volutamente miope perché spera, povero, di avere un tornaconto dalla sua battaglia immaginaria.

        Sono i bianchi irreligiosi e turpi che fomentano tutto sto casino globale bello mio, proprio perché CORRUPTIO OPTIMI PESSIMA.
        E tu ti appecoronisci alle loro futili amenità, assieme a tutti gli altri qui che credono che si debba combattere e fronteggiare una posizione come la tua, come se fosse essa il problema.

        Per essere chiari , il Giusto mezzo, il mandato divino, si ottiene e si possiede nell’equilibro. La conservazione razziale come l’ospitalità dello straniero vigono parimenti.

        Voi non lo potete capire e caro Rock & trollo, tu sei il più inebetito dalla propaganda poiché ti avvedi certo del buonismo ma scadi nel cattivismo, odi il progressismo ma diventi reazionarista.

        I santi , gli eroi ed i testimoni non sono mai stati reazionari.BESTIA!

        • paniscus says:

          daouda scrive:

          “Voi non lo potete capire e caro Rock & trollo, tu sei il più inebetito dalla propaganda poiché ti avvedi certo del buonismo ma scadi nel cattivismo, odi il progressismo ma diventi reazionarista.”

          ‘na ‘bella lotta :)

      • Rock & Troll says:

        Intanto si arresta, poi si vede. Con certe categorie è meglio non andare troppo per il sottile, specie quando c’è di mezzo la vita e la salute dei cittadini per bene.

        • Proviamo da un’altra angolatura, un po’ non-sense.
          Quanto farebbe “Cittadini x Bene”?

        • (angolazione, non angolatura)

        • daouda says:

          Io lo sò che tu ti appoggi a Paolo per giustificare il potere.

          Dimentichi che Gesù Cristo Verbo di Dio è il Re del mondo ( il diavolo è il principe di questo mondo, non iniziamo con analogie improprie,stupide e blasfeme ) ossia egli rappresenta la figura del Chakravartin , anzi, è per definizione tale, ora e sempre. Ergo si può sapere se uno stato è illegittimo o no e combatterlo.
          E’ NOSTRO DOVERE.
          Il pesce caro mio, puzza dalla testa.
          Ed i cittadini per bene sono, spesso, una manica di vili bestemmiatori.
          Piango ,certo, sulle sorti della mia stirpe e della mia religione, ma i primi traditori sono stati tra noi.
          Ci fossero in Europa abbastanza uomini realmente divini, in Dio, il disordine non prevarrebbe.

          Come colui che troppo ha subito stupidamente si fà comunista, così chi ha paura diviene razzista.
          Entrambi alimentano l’oppressione e favoriscono la propria estinzione. Reclute del sistema senza comprenderlo.

          x Lisa : chi trasmette conserva e rinnova , questo significa essere tradizionali.
          Solo nel centro si è equidistanti, solo dall’apice della vetta si scorgono i vari sentieri.
          Ciò è un augurio per tutti, anche per me. Chi segue la verità sarà poi libero è scritto. Essa brucia ma purifica, ed una volta mondati è fonte di godimento.
          I nomi e le etichette ormai servono a ben poco…

        • Rock & Troll says:

          Cristo non rappresenta, Cristo è il figlio di Dio.
          Non mi abbasso a discutere con chi tenta ambigui sincretismi con le “religioni” orientali, sincretismi che puzzano d’eresia lontano un miglio.
          Mi bastano già certe conventicole di cui so, in cui prima ci si comunica e poi ci si mette a fare “meditazione” zen… dimenticandosi bellamente le messe in guardia del Santo Padre rispetto al nichilismo del buddhismo.

        • Tortuga says:

          Non esiste alcun nichilismo nel buddhismo.

          Riguardo alla “conventicola”, invece, sono molto d’accordo con te che sia anatema, bisognerebbe scomunicarli tutti ;-)

        • Rock & Troll says:

          Tratto da Varcare le soglie della speranza, di Sua Santità il beato Giovanni Paolo II:

          Le soteriologie del buddismo e del cristianesimo sono, per così dire, contrarie… Sia la tradizione buddista sia i metodi da essa derivanti conoscono quasi esclusivamente una soteriologia negativa. L’ “illuminazione” sperimentata da Budda si riduce alla convinzione che il mondo è cattivo, che è fonte di male e di sofferenza per l’uomo. Per liberarsi da questo male bisogna liberarsi dal mondo; bisogna spezzare i legami che ci uniscono con la realtà esterna: dunque, i legami esistenti nella nostra costituzione umana, nella nostra psiche e nel nostro corpo. Più ci liberiamo da tali legami, più ci rendiamo indifferenti a quanto è nel mondo, e più ci liberiamo dalla sofferenza, cioè dal male che proviene dal mondo.
          Ci avviciniamo a Dio in questo modo? Nell’ “illuminazione” trasmessa da Budda non si parla di ciò. Il buddismo è in misura rilevante un sistema “ateo”. Non ci liberiamo dal male attraverso il bene, che proviene da Dio; ce ne liberiamo soltanto mediante il distacco dal mondo, che è cattivo. La pienezza di tale distacco non è l’unione con Dio, ma il cosiddetto nirvana, ovvero uno stato di perfetta indifferenza nei riguardi del mondo.

          La mistica cristiana di ogni tempo […] non nasce da un’ “illuminazione” puramente negativa […] ma dalla Rivelazione del Dio vivente […] La verità su Dio Creatore del mondo e su Cristo suo Redentore è una forza potente che ispira un atteggiamento positivo verso la creazione e una costante spinta a impegnarsi nella sua trasformazione e nel suo perfezionamento.
          Il Concilio Vaticano II ha ampiamente confermato questa verità: l’indulgere a un atteggiamento negativo verso il mondo, nella convinzione che per l’uomo esso sia solo fonte di sofferenza e che perciò da esso ci si debba distaccare, non è negativo soltanto perché unilaterale, ma anche perché fondamentalmente contrario allo sviluppo dell’uomo e allo sviluppo del mondo, che il Creatore ha donato e affidato come compito all’uomo […] Per il cristianesimo non ha senso parlare del mondo come di un male “radicale”, poiché all’inizio del suo cammino si trova Dio creatore che ama la Propria creatura.

          Non è perciò fuori luogo mettere sull’avviso quei cristiani che con entusiasmo si aprono a certe proposte provenienti dalle tradizioni religiose dell’Estremo Oriente, in materia, per esempio, di tecniche di meditazione e di ascesi. In alcuni ambienti sono diventate una specie di moda, che viene accettata in maniera piuttosto acritica.

          Riassumendo: il buddismo è ateo, e ogni ateismo è nichilismo, perché nega la fonte dell’esistenza, cioè quell’Essere perfetto che dà esistenza agli esseri limitati e contingenti.
          Quindi il buddismo è nichilista, e negarlo significa negare la verità.

        • Tortuga says:

          Citare Giovanni Paolo come fonte di spiegazione del buddhismo è una cosa molto buffa.

          Comunque io più gente ne sta lontana e più sono contenta ;-)

        • Ritvan says:

          —Gesù Cristo….rappresenta la figura del Chakravartin…Daouda—

          —-Cristo non rappresenta, Cristo è il figlio di Dio.
          Non mi abbasso a discutere con chi tenta ambigui sincretismi con le “religioni” orientali, sincretismi che puzzano d’eresia lontano un miglio. Rock&Troll—

          Non posso che concordare con Lisa che scrive:”‘na ‘bella lotta:-)”. Lisa, che ne dici di organizzare un’ordalia – ovvero Giudizio di Dio- fra Daouda e Rock&Troll?:-)

        • daouda says:

          Se aveste letto io ho scritto che Gesù Cristo è il Re del mondo, ossia , Egli rappresenta [ nella dottrina hindù ] il Chakravartin.
          Se avessi usato il tutto all’inverso, ossia : Gesù Cristo rappresenta il Re del mondo ossia Egli è il Chakravartin magari avresti ragione riguardo ad un sincrestismo ed un eresia che vedi solo tu giacché sei una capra e del buddismo conosci alquanto poco per quanto le parole del Papa abbiano il loro sicuro significato.

          Per Ritvan il resto preferisco usare il più apostolico gioco a dadi!!!
          Ad ogni modo esigerei delle scuse da tutti coloro che hanno potuto accostarmi a R.T. ed al suo fallacismo.

    • paniscus says:

      “Ma chi non ha figli (o chi ha svenduto il proprio cervello e -peggio- la propria anima alla Cultura della Morte) certe cose non le può capire.”

      ———————————

      Chi sarebbe, esattamente, quello che non ha figli?
      Giuro che non si capisce.

      Lisa

      • Pietro says:

        Io invece sto iniziando a capirlo R&T, se non fosse cosi’ vittima del lavaggio del cervello direbbe cose interessanti, ma si riduce a fare il megafono della peggio gente… R&T fai un po’ pena e ricorda che i messaggi sono veicolati dal significante… Quindi rivedi il tuo curatore d’immagine. La cosa della cultura della morte e’ interessante, e la condivido anche. E’ una frase che nasconde un preciso filone culturale ma detta da te e’ svilita. Come Scilipoti quando parla di banche…

  14. Pietro says:

    Il comunismo non e’ che la parte noiosa del capitalismo… SPACCIATORI DI DROGA inclusi

  15. Moi says:

    A proposito di già citata “UAAR di comodo” …

    http://www.ilgiornale.it/news/milano/i-miracoli-dellislam-spariti-femministe-atei-e-indignados-830601.html

    In realtà il discorso che un Ateo debba fregarsene delle religioni offese, considerandole tutte uguali, NON è logico: l’ “Ateo 2.0″ parte dal presupposto che vi siano “Amici Immaginari” che possono istigare i propri “Creduli” (come dicono a spregio gli UAARini) a reati più o meno pericolosi, o al massimo a qualche nerdata.

    Oppure c’è l’ Ateo Nichilista, che ritiene l’ “Etica degli Amici Immaginari” (specie se esotici) superiore alla propria Etica Laica.

  16. Per Pietro

    “La cosa della cultura della morte e’ interessante, e la condivido anche.”

    probabilmente tu ci cogli un senso che mi sfugge.

    Per me, il termine rappresenta il peggio del neocattolichese.

    Cioè:

    1) la rinuncia a duemila anni di integrazione della morte, a partire dalla stessa croce.

    2) l’accettazione della fuga dalla morte basata sulle “piccole morti” che caratterizza la nostra società: come diceva Baumann, a forza di cambiare casa, amicizie, luoghi, lavoro, si muore tante di quelle volte che si può far finta che la morte non esista.

    3) L’accusa, menzognera, ai “laicisti” di essere amanti della morte, mentre mi sembra che al massimo dovrebbero essere proprio il contrario, cioè gente che fugge dal pensiero della morte.

    • Rock & Troll says:

      2000 anni di “integrazione della morte”?
      La Resurrezione del Cristo ha sconfitto per sempre la morte, e l’Uomo non è destinato alla morte, ma alla Vita. La seconda morte attende invece chi, spregiando il disegno divino, rifiuta e combatte la Vita.

      Dov’è, o morte, la tua vittoria? Dov’è, o morte, il tuo pungiglione? Il pungiglionem della morte è il peccato e la forza del peccato è la legge. Siano rese grazie a Dio che ci dà la vittoria per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo! Perciò, fratelli miei carissimi, rimanete saldi e irremovibili, prodigandovi sempre nell’opera del Signore, sapendo che la vostra fatica non è vana nel Signore. (1 Cor. 15,51-58)

      Sono parole dell’Apostolo Paolo, e risalgono esse stesse a 2000 anni fa.

      I lacisti, e in generale i miscredenti, sono pedine della cultura della morte perché le loro azioni spengono la Vita tramite l’aborto, le droghe, il sesso moralmente disordinato, il terrorismo, i gulag… e, più in generale, tramite il rifiuto di riconoscere che l’Uomo è stato creato per la Vita, e non certo per morire.
      L’idea che dopo la morte ci sia il nulle è la visione materialista che non riesce a vedere la Vita eterna oltre la vita terrena, il trascendente oltre il contingente.
      Ma in questo modo, riducendo l’uomo a un oggetto tra gli oggetti, magari anche privo di libero arbitrio (il determinismo storico e sociale marxista), se ne nega l’individualità, la libertà, la verità e quindi la vita.

      La fine del rispetto dell’individuo umano in quanto essere unico e irripetibile comincia col materialismo marxista, passa attraverso i gulag e Auschwitz e arriva sino all’11 settembre e ai noglobal e alle stragi di Cristiani in Nigeria e nel resto del mondo.

      • daouda says:

        Leggiti la “Domine Iesu”.

        x Miguel: il cristiano non ama né odia la morte, o meglio, può fare entrambi.
        La croce è sia simbolo di morte che no.
        Ugualmente colui che è ossessiato dalla morte non è diverso , specularmente, da colui che ne scappa.

        Il discorso di Rock & Troll per me è insensato. Non riesco a capirlo poiché ha una validità che però necessita di un àmbito particolarmente ristretto di applicazione che esula dalle possibilità qui presenti. Capisco ciò che afferma, ma è fuori contesto…

  17. Moi says:

    “Cultura della Morte” di solito l’ho sentito dire per l’ Aborto e per il Comunismo … ma c’è senz’altro dell’altro.

  18. Pietro says:

    @Miguel: Ho scritto di fretta e forse mi sono espresso male, io non condivido la cultura della morte ma quello che R&T ha detto in proposito. Sono d’accordo con te nella definizione che hai dato della cosa, e quello che volevo dire e’ che in R&T colgo una istintiva (poi annegata nel delirio) opposizione a quello che tu hai descritto. In sostanza R&T e’ un “compagno che sbaglia” :D

    • Pietro says:

      Non voglio fare quello che parla di se’ ma il tema della morte mi tocca molto (e tranne Andreotti e Christoper Lambert penso tocchi tutti prima o poi) nel senso che ho qualche problema con il concetto di tempo dovuto all’idea di una fine, e perdipiu’ ho una cultura formata su autori “eretici” generalmente definiti fascisti, ma cresciuto in ambienti antifascisti. Quindi dietro alle parole di R&T percepisco un etica che sento in parte mia, qualcosa di Leopardiano e Repubblichino. Vabbe’ adesso lapitademi con i sassi grossi che quelli piccoli vanno negli occhi…

      • Moi says:

        No: il problema è che dai per scontato che già sappiamo come la pensi, invece dovresti prima illustrarcelo …

  19. Pietro says:

    Non penso di poter dire come alti la pensino, posso solo intuirlo. Sono molto lontano dalla forma mentis di glottologi ed altri esperti… :) Io penso R&T sia come molti di quelli che votano (votavano) Lega. Un sentimento che qualcosa sia sbagliato, che si compia un’ingiustizia ai loro danni. Ma per molti motivi, dalla mancanza di cultura alle vicende personali, non sono in grado di capire le origini di tali ingiustizie e si aggrappanno al primo pirla che da’ risposte concrete, spesso di stampo populista. Per fare un esempio la vecchietta che vede il maghrebino che gli spaccia sotto casa e non sa una cippa di flussi migratori, inserimento nel mondo del lavoro, ecc. Sono persone come R&T che fanno la fortuna di tot partiti politici (spesso di destra, la sinistra si sta abbandonando al populismo ma in strada non c’e’). Ma sono anche le persone come R&T che sono miine vaganti per il sistema, in quanto non totalmente riducibili al ruolo di consumatori per via del loro sentire che qualcosa che non va, una sorta di squarcio nel cielo di carta, e sono quelli che poi si fanno giustizia in qualche modo. Quelli con una cultura hanno troppe remore per fare i Breivik. Come i bottegai. Spero di essermi spiegato, essere sintetico non e’ nel mio DNA

    • Pietro says:

      Anche se devo ammettere spesso penso egli sia un alter ego trollesco di altri utenti, di ben altre sponde e letture

  20. Per Rock & Troll

    “La Resurrezione del Cristo ha sconfitto per sempre la morte, e l’Uomo non è destinato alla morte, ma alla Vita.”

    Bene, capisco quello che vuoi dire.

    Però diamo due significati diversi al termine “vita”.

    Io per “vita” intendo il breve periodo in cui viviamo qui sulla Terra, massimo 122 anni documentati se ricordo bene.

    Tu inveci sommi questa “vita terrestre” e la “vita eterna” di cui parlano il cristianesimo e l’Islam: ora la premessa della vita eterna è proprio la morte fisica.

    Siamo d’accordo fin qui?

    Ora, passiamo ai “laicisti”, intesi nel senso di coloro che sono più sono lontani dal modo di sentire cattolico (o islamico). In realtà, dubito che la categoria esista, ma l’accetto per semplificare la discussione. Diciamo, il Lettore Medio di Repubblica, che sta antipatico a me quanto a te, ma per motivi diversi.

    Evidentemente, per loro c’è una sola vita, quella “terrestre”.

    Il Laicista da caricatura, quello estremo, vorrà campare un milione di anni, in questa vita terrestre, godendosela tutta, e sfuggendo alla morte.

    E se vuole abortire (il discorso mi sembra più complesso di come lo poni tu, ma accettiamolo per agevolare la discussione), è perché vuole vivere una vita più piena, felice e meno problematica.

    Il Lettore Medio di Repubblica aborre ogni forma di violenza e ogni minaccia alla salute (odia quindi il “terrorismo” e ogni “droga”) proprio perché pensa che lo scopo della vita sia campare terrestramente con la massima felicità e tranquillità.

    Ecco, per me questa è la (criticabilissima) religione della Vita, cui si contrappone l’integrazione e la riflessione sulla morte caratteristiche, ad esempio, di cristianesimo e di Islam.

    • Pietro says:

      @Miguel: vedi che e’ un “compagno che sbaglia”? Semplicemente si e’ perso nella ricerca di una qualche verita’ che lo distanziasse dal lettore medio di Repubblica (che tutti odiamo e tutti leggiamo).

  21. Per Pietro

    “Anche se devo ammettere spesso penso egli sia un alter ego trollesco di altri utenti, di ben altre sponde e letture”

    A volte sospetto me stesso di averlo inventato per movimentare il mio blog, poi guardo l’IP (che io a differenza di voi vedo) e mi rendo conto che non sono io :-)

  22. Moi says:

    Segnalazione :

    http://www.youtube.com/watch?v=U-vpVGim9bI

    In fondo anche gli Ortodossi portano la barba, la palandrana e credono in una divinità semitica, perciò “volete stare a guardare (come disse la Santanchè) al pelo nell’uovo” ?!

  23. PinoMamet says:

    Allora, rileggerò tutti gli interventi domani con calma, ma questa ‘storia che la cultura cristiana sarebbe la cultura della Vita me la dovete spiegare.

    A me viene in mente la Buona Morte, la Bella Morte, el novio de la Muerte, il giorno dei Morti, i martiri, le reliquie, le chiese barocche, la Pietà, il Cristo Morto, il Trionfo della Morte, lo Stabat Mater, il Dies Irae…

    se c’è una cultura che sulla morte ce lo ha fatto a pezzettini è proprio quella cristiana, in senso lato.

    Poi certo che nella narrazione cristiana alla fine ci sarà la Resurrezione, e amen.

    Però per trovare un’altra cultura che la meni così tanto sulla morte bisogna andare dagli Aztechi, appunto, oppure forse certe cose tibetane (Tortuga ne saprà di più) che pescano anch’esse nell’immaginario macabro…

    • PinoMamet says:

      Dimenticavo gli Ussari della Morte, “siamo trenta su tre gusci/ e trentuno con la morte”… e milioni di altre cose ;)

    • roberto says:

      senza contare che in ogni chiesa potrai trovare delle raffigurazioni decisamente splatter

      (non me ne ero mai accorto finché mia figlia non ha avuto gli incubi per aver assistito ad un matrionio a due metri da un gesù crocefisso iperrealistico)

    • Tortuga says:

      Proprio così Pino, il cristianesimo è un sorta di culto della morte, basa il suo potere sulla demonizzazione della morte, sulla paura, sul terrore, e su tutto ciò che ne consegue.

      Come ho già detto ritengo che il cristianesimo abbia fatto della scienza medica una religione ed un assoluto.
      La paura della morte dà lavoro al medico (ovviamente ci sarebbe da ben specificare che genere di medico!), ma non solo.
      E vedo questo con i miei occhi molto di frequente, solo che, finché non avevo io un cancro non lo capivo bene.
      Ora che lo ho e sono io a contatto con medici figli di una cultura cattolica e contemporaneamente dispongo di strumenti di osservazione della realtà alternativi, comincio a capire meglio cosa questo significhi (1).

      Inoltre vorrei sottolineare quanto scritto più sotto da Roberto (se non mi sbaglio) in proposito della bambina che ha sofferto di incubi notturni.

      Per mio conto il modo di guardare alla morte del cristianesimo è una fonte primaria di malattia mentale, quindi anche di malattia fisica, e quindi anche di morte.

      Per quanto riguarda il buddhismo il capitolo morte non è più che uno dei tanti capitoli dell’esistenza, quindi rientra senz’altro fra i capitoli di riflessione.
      Quanto spazio dare a questa riflessione è un fatto individuale.

      L’aspetto fondamentale del buddhismo è che la morte è un fenomeno e come tale viene trattato.
      Pertanto per esplorare questo argomento occorrono prima di tutto ancora una volta alcuni strumenti:
      1) aver allenato la mente alla meditazione
      2) aver allenato la mente al ragionamento logico
      3) aver allenato la mente alla “discriminazione degli spiriti” ed al loro trattamento
      4) aver sviluppato una conoscenza sufficiente della fenomenologia

      Naturalmente ci si può avventurare anche senza questi strumenti, ma a rischio di sbroccare.

      Nessuno è obbligato ad affrontare un argomento di riflessione che non si sente di affrontare.
      Premesso questo, esiste certamente un capitolo di riflessione che riguarda la morte e si può dire che una certa parte del proprio training è una preparazione per affrontare la propria morte, cosa molto più semplice di quanto si possa pensare, considerato quanto si sperimenta in meditazione.

      In ogni caso il buddhismo non va mai affrontato in modo “dottrianario” come si è abituati con altre religioni o discipline, essendo anche la dottrina niente altro che un medium, uno strumento e prima di tutto fenomeno essa stessa come tutti gli altri fenomeni.
      Quindi questo argomento non è un capitolo che si possa trattare da un punto di vista buddhistico senza aver prima chiaro e sperimentato un modo di vivere secondo il dharma.

      La pratica del dharma tende poi a ridimensionare notevolmente i fenomeni di “iperideazione mentale” ed a favorire il contatto diretto con la realtà, pertanto a riconoscere quanto di proiettivo è presente nel nostro pensiero. Il passato, il futuro, l’al di là nel senso di qualunque al di là, ovvero ciò che è oltre la nostra visuale diretta, a cominciare da ciò che sta dietro la collina, al luogo lontano, al cielo, allo spazio, all’immaginario, così come l’indefinito, l’ambiguo o il polivalente, il complesso, lo sconosciuto, per dirne solo alcuni, sono tutti luoghi preferenziali di proiezione (almeno per ora, perchè naturalmente fra soli cento anni anche questa affermazione potrebbe diventare estremamente falsa): vi proiettiamo primariamente le nostre ignoranze e i nostri disordini emotivi, se poi le immagini che ci facciamo della cose diventano la nostra guida, noi diventiamo ciò che contempliamo e la nostra vita diventa come i nostri incubi.

      In ogni caso, in questo momento siamo tutti vivi e nessuno può parlare con competenza di qualcosa che non abbia direttamente sperimentato.
      Nessuno è mai tornato indietro a raccontare della propria morte.

      Tuttavia la morte non è un evento improvviso e pertanto a ben guardare sperimentiamo costantemente piccole parti di questo processo poiché tutti i fenomeni composti (in quanto composti da parti e codeterminati da costelalzioni di cause e condizioni) sono impermanenti e pertanto in continuo divenire.

      (1)
      In proposito a questo occorre dire che ad ogni estremizzazione ne corrisponde sempre una opposta per cui se da un lato riscontriamo nel cristianesimo una sorta di culto del terrore della morte, a questa si oppone nella realtà una sorta di “culto della vita” che si traduce nella ricerca spasmodica del suo prolungamento a qualunque costo, nel salutismo estremista, nella negazione del processo di invecchiamento che produce le numerose necessità di mascheramento che conosciamo. Ognuno dei due poli opposti ed estremi è figlio dell’altro ed è la malattia dell’altro.
      Ora io non so come una dottrina antica come la “dottrina dei corpi” (dove i corpi sono genericamente degli “insiemi” – quindi non necessariamente materiali o esclusivamente materiali – e non il corpo umano) che è buddhista ma affonda le sue radici nell’impropriamente cosidetto “induismo”, sia finita nel cristianesimo, tuttavia per il cristianesimo è necessaria risurrezione per causa una errata visione della morte, e il dramma è che, nonostante la maggior parte dei cristiani credano in una dottrina dell’anima, la resurrezione è del corpo e della carne (visione che sembra più ispirata alla dottrina degli zombie! ;-) e che, buffa cosa, presenta aspetti di “reincarnazione” molto più consistenti di quelli che alcuni attribuiscono (peraltro erroneamente) al buddhismo.

      Tornando ab ovo, fatte alcune premesse, senz’altro la letteratura sull’argomento morte non manca a cominciare dall’ormai famoso libro tibetano del vivere e del morire – per fare un esempio, ma ricordando che fa parte della letteratura di una sola e non così importante corrente buddhista, peraltro molto particolare – tenendo presente che tale argomento viene preliminarmente privato di eccessi drammatici.

      In buona sostanza tutto si affronta tenendo le emozioni equilibrate e tutte in ordine ed al loro posto.

      (2)
      A margine ed a proposito di cultura della morte, torno ieri dalla riviera pescarese dove ho villeggiato per una settimana in pensione completa.
      Mi hanno dato da mangiare pasta all’uovo quasi ogni giorno ogni sorta di cibo ipercalorico, grasso e per giunta sconsigliato e mai compreso nei menù estivi (un lusso che non mi abbiano servito anche polenta!) rigorosamente cotto e condito a bagno di olio (abbruzzese ovviamente); la pensione risultava molto gradita ad una percentuale elevata di ospiti palesemente obesi per eccesso alimentare (lo si può essere anche per altri motivi come disfunzioni endocrine) che si impegnavano molto sulle patate fritte al forno. Venire via da lì è stata una liberazione (tanto con questa tendinite ho passato il mio tempo in camera) e pensavo a quando Miguel scriveva delle relazioni islamiche ed in particolare del rapporto con il cibo.
      Ecco questa alimentazione e la mentalità che la produce è per me cultura della morte, ed il buffo è che più vendo morte alle persone più guadagno.

      Abbracci a tutti.

      • PinoMamet says:

        Molto interessante, specialmente il capitolo sul cibo.
        Ci penserò sopra. Grazie!

        • Tortuga says:

          Quando mi deciderò a fare attenzione alla punteggiatura ed alle parentesi quando scrivo sarà sempre troppo tardi: chiedo scusa per il casino.

          :-(

    • Mauricius Tarvisii says:

      Secondo Baltrušaitis, il tema della danza macabra sarebbe stato importato in Europa dai francescani che lo avrebbero appreso in Cina dal lamaismo, quindi non è proprio tutta farina del nostro sacco, direi.
      Aggiungo anche che forse – ma forse – l’ossessione per la morte nel Trecento è più un segno di inizio della secolarizzazione dell’Europa, che un’impronta della civiltà cristiana. E che – ma qui non c’è nessun forse – il Trimalcione di petroniana memoria non era certo cristiano, come non erano cristiani i vari culti di Asclepio diffusi nella Grecia ellenistica.
      Se invece c’è un tema che non è stato per nulla sviluppato nel Medioevo centrale, questo è stato proprio la morte in sè. Anzi, la civiltà cristiana medievale è giunta persino ad abbattere la frontiera tra vivi e morti, con l’introduzione del purgatorio e lo sviluppo del concetto di indulgenza, che conferiva ai vivi (ecclesiastici, ma anche laici) potere sull’aldilà.
      Sorella morte, quindi, prima della secolarizzazione e delle varie riscoperte della Gloriosa & Luminosa Classicità, era temuta solo perché momento del redde rationem. E come concetto è decisamente molto diverso.

      • Tortuga says:

        “Secondo Baltrušaitis, il tema della danza macabra sarebbe stato importato in Europa dai francescani che lo avrebbero appreso in Cina dal lamaismo, quindi non è proprio tutta farina del nostro sacco, direi.” – Mauricius –

        Questo è un dato molto interessante poiché da diversi anni sostengo con me stessa l’esistenza di un copia-incolla di elementi, di una contaminazione, avvenuta fra religione tibetane e cristianesimo.

        Sarebbe un campo di ricerca da approfondire, ma, comunque, per mio conto è verosimile, date le tante pagine di religione tibetana – ed anche buddhismo tibetano nella misura in cui esso è contaminato dalle religioni preesistenti – leggendo le quali sembra di ritrovarsi innanzi a materiale che noi conosciamo già come cristianesimo cattolico.
        Mi domandavo quali fossero le vie percorse da questa contaminazione.
        Come studiosi cattolici di buddhismo vengono normalmente citati Ippolito Desideri e Padre Orazio della Penna. Ora vado a vedere cosa ne dice questo Baltrusaitis.

        Ti ringrazio per la segnalazione.

      • PinoMamet says:

        Certo Mauricius (e ringrazio anche te)

        infatti ho scritto “cultura cristiana, in senso lato”; ero tentato di scrivere “occidentale”, ma visto che rispondevo a Rock&Troll che rivendicava l’estraneità del cristianesimo alla “cultura della morte”, mi sembrava giusto far notare che la morte nel cristianesimo c’è eccome.
        Però fai benissimo a precisare.

        D’altro canto, o come l’impressione, a leggere le reazioni, che la morte, da tema, se non centrale, perlomeno molto presente, sia diventato quasi tabù.

        Appena lo si tocca, scatta la gara a dire “noi non c’entriamo” o “noi c’entriamo meno”.

        Quella faccenda della “cultura della Morte” che sarebbe una brutta cosa, ha colpito proprio duro, direi; deve aver toccato qualche snodo fondamentale nella storia dell’anima occidentale.

        Io per esempio se sento le robacce “mortifere” che ho citato, le prime due che mi son venute in mente, la canzone del Carnaro e el novio de la Muerte, posso dire che sono robe un po’ da esaltato fascista (ma solo perchè sono “latine”: fossero inglesi, sarebbero robe da esaltato kiplinghiano ;) ) ma non sono poi malaccio, non mi dà fastidio che si parli della morte e dell’esaltazione romantica (e forse “gotica”) della stessa.

        ciao!!

  24. cristina says:

    Aggiornamento sui dati statistici :
    in sei anni di spionaggio e sorveglianza verso tutti i musulmani di New York non è stata prodotta neanche una denuncia… Quando si dice: a mali estremi … estremi rimedi!
    http://www.islamophobia-watch.com/islamophobia-watch/2012/8/21/nypd-secret-police-spying-on-muslims-led-to-no-terrorism-lea.html

  25. maria says:

    Io non vedo una cultura della morte nel cristianesimo, tutt’altro, sono agnostica ma considero la morte l’evento più importante della vita, riflettere quindi su di essa è quanto di più vitale ci sia, trovo molto più mortifero la cosa cui accennava miguel e cioè la ricerca ossessiva della salute o benessere perfetti che naturalmente non esistono, la gara inutile contro il tempo che passa, vedi la chirurgia estetica cui sempre più donne ricorrono, la scomparsa del culto dei morti e un sacco di altre cose.

    Tra l’altro il mistero della morte che secondo me non può essere percepita come pura fisiologia e basta ha dato vita a opere straordinarie in ogni campo, musica, arti visive, pensiero filosofico, e poi appunto c’è il concetto di resurrezione, a cui non credo purtroppo:-) e come fatto principale , come dato fondante di tutto, l’evento di un uomo che è morto per TE.

    Quando ero piccola c’era ancora l’abitudine per il giorno dei morti di lasciare la tavola apparecchiata per loro, in particolare ballotte (castagne cotte) e un po’ di vino e acqua, in casa erano votavano tutti comunista e per una sera a mio avviso si operava una quasi perfetta sintesi di umanità.

  26. maria says:

    “Come ho già detto ritengo che il cristianesimo abbia fatto della scienza medica una religione ed un assoluto”

    maria
    a me pare che a fare della scienza medica un assoluto non sia stata una religione, il cristianesimo come tu dici, ma casomai la visione scientista della vita.

    Le biotecnologie che di fatto, nel bene e nel male, hanno cambiato la “natura” umana come era intesa in un passato, nemmeno troppo lontano, non sono certo figlie delle religioni.

    Non ho nemmeno capito cosa intendi quando parli di buona alimentazione e islam come se le schifezze odierne in fatto di cibo fossero qualcosa provocate da una tradizione religiosa altra, in questo caso parrebbe del cristianesimo.

    Mi stupiscono un po’ anche le tue affermazioni generali su questa religione, le trovo simili, scusami, a certe tirate dell’ateismo militante, ma forse ho capito male io.

    • Tortuga says:

      – a me pare che a fare della scienza medica un assoluto non sia stata una religione, il cristianesimo come tu dici, ma casomai la visione scientista della vita —

      Per me la cultura delle “guarigioni” o c.d. “miracoli” dal momento che è l’argomento più trattato del vangelo e la paura della morte che in realtà è paura dell’inferno.
      N.B. non sto dicendo che la medicina non deve esistere.

      Non esiste alcuna visione scientista che mi induce a tentare costantemente di procrastinare il momento della mia morte.
      La scienza fornisce semplicemente delle informazioni su funzionamento, modalità di intervento possibili e loro risultati.
      La scienza non dice che la mia oncologa può tentare di manipolarmi per farmi prendere un farmaco antitumorale di cui resta molto difficile determinare gli esiti positivi ma sono presto visibili gli effetti collaterali.
      La mia oncologa mi può manipolare solo grazie ad un condizionamento educativo e culturale che io posso aver acquisito precedentemente, le servono ganci ed anelli, e lei prende uno stipendio grazie al fatto che qualcuno le ha dato dei ganci e le fa trovare degli anelli su di me, che regolarmente non trova con me ma con altri si.
      Ma è molto difficile da spiegare, sarebbe piuttosto qualcosa da venire a vedere e sperimentare direttamente.

      – figlie delle religioni –

      Figlie delle religioni non sono le cose che le religioni dicono/indicano.
      Figlie delle religioni sono le emozioni che nel comunicarsi queste religioni suscitano, emozioni che poi dirigono l’individuo in determinate direzioni, e direzioni che sono spesso e/o quasi sempre un risultato opposto a quanto esse “dichiaravano” di perseguire o attendersi, il chè dovrebbe far molto riflettere.

      — Non ho nemmeno capito cosa intendi quando parli di buona alimentazione e islam come se le schifezze odierne in fatto di cibo fossero qualcosa provocate da una tradizione religiosa altra

      Il mio scritto era una sequenza di argomenti scollegati e quindi da scollegare nella lettura l’uno dall’altro.
      Le schifezze in fatto di cibo sono provocate soprattutto da carenze di corretta istruzione ed educazione dell’individuo, forse più dall’ignoranza che dall’avidità.
      Non intendevo nulla di particolare in proposito di buona alimentazione e islam, semplicemente mi è venuto in mente ciò che Miguel aveva scritto, che è – credo – un ottica visuale personale di Miguel sull’islam, la quale mi faceva però riflettere.

      — Mi stupiscono un po’ anche le tue affermazioni generali su questa religione —

      Non ho capito quale.

  27. roberto says:

    tortuga,
    “riscontriamo nel cristianesimo una sorta di culto del terrore della morte”

    terrore della morte?
    sono l’ultimo dei frequentatori del blog a poter parlare del cristianesimo con cognizione di causa (ed infatti mi astengo), ma nel cristianesimo la morte non vuol dire “andare alla casa del padre”? mi pare l’opposto del terrore…

    roberto

    ps. mai, mai e poi mai pensione completa!

    • Tortuga says:

      – “andare alla casa del padre” — Roberto —

      Non avresti torto ma pensa al crocifisso come simbolo del cristianesimo per antonomasia. E’ un’icona di sofferenza e morte che si pone come costante oggetto di contemplazione.
      Siamo assuefatti a quell’immagine, ma per riconsiderarla prova a pensare di portare al collo una gigliottina, un testa mozzata, o una sedia elettrica come simbolo religioso. E’ un po’ la stessa cosa.

  28. mirkhond says:

    Credo che ciò che Tortuga racconta riguardo al suo rapporto conflittuale col Cristianesimo Cattolico, abbia le sue origini nelle sue sofferenze…
    Ora non siamo in grado di sapere fino in fondo il perché di tanta avversione, ma, per quel che mi riguarda, posso concordare che, spesso di fronte al dolore fisico, psichico, tanto mondo cattolico o si defila oppure risponde con citazioni farisaiche come il signore più in alto (che di fronte alla tragedia della droga, non si chiede nemmeno il perché di tali devastazioni, ma parla di arresti preventivi, di pescare nel mucchio, insomma dimostra un grande spirito di autentica carità cristiana..)
    Una caratteristica della sofferenza, parlando ovviamente per me, è la solitudine, scelta o imposta dall’incomprensione altrui e dall’ombra del terrore di prendere il cancro, del terrore che questa malattia provoca per la morte atroce che comporta…
    Ora certo, la Chiesa che per quasi 2000 anni è stata maestra dell’accettazione della morte, oggi, di fronte alle scoperte scientifiche che prolungano la vita, ha appoggiato la visione scientista più abietta, quella del vitalismo a tutti i costi, il quale, nel prolungare la vita, a volte la rende insopportabile, e parlo sempre per ciò di cui sono stato testimone….
    Ora, di fronte al crollo di tante basi religiose di fronte al cancro e alla depressione, francamente sono diventato sempre più favorevole all’eutanasia e non riesco proprio a comprendere il rifiuto rigido, la chiusura totale di B16 e della corte papale ad un fine vita dignitoso…..
    Il cancro è il prezzo che si deve pagare per il benessere materiale, disse una volta Piero Angela, ma il prezzo è pesante e fosse per me l’Ilva sarebbe stata chiusa già 20 anni fa….
    Ora, se non possiamo liberarci dell’industria cancerogena, del cibo avvelenato, dei gas di scarico delle troppe automobili, della cementificazione che crea solo casermoni-loculi per morti viventi, se dobbiamo vivere depressi nel costante terrore che faremo la fine dei nostri genitori, allora la morte non solo è una liberazione, ma accelerarla con un pillolotto o un’iniezione ti risparmia solo ulteriori sofferenze….
    Purtoppo in Italia il Vaticano rompe il cazzo e persino i partiti di sinistra non gli si oppongono, almeno per quello che fa comodo..
    Il caso Englaro, la morte atroce di mio nonno e di mia madre, le ferite che mi porto dentro da anni, i brutti sogni costanti, mi fanno da un lato desiderare Dio e la SUA Pace, ma nello stesso tempo mi allontanano da una chiesa di farisei che sa solo giudicare e condannare……
    Insomma è possibile che per morire dignitosamente bisogna andare a 1000 km di distanza in un altro stato e pagare profumatamente il trapasso?
    Non è la morte a spaventarmi, ci dobbiamo passare tutti, ci è passato anche Gesù Cristo…
    E’ la sofferenza atroce, lunga, devastante e distruttiva per te e chi ha la sventura di assisterti, a far paura, e con un po’ di buon senso si potrebbe alleviarla o evitarla….
    Che me ne frega se vivo un mese, un anno in meno, se posso risparmiarmi sofferenze atroci?
    Tortuga col pensiero ti sono vicino anche se non ho le parole giuste per consolarti, perché anch’io ho bisogno di essere consolato e rassicurato…..
    ciao!

    • Tortuga says:

      – anch’io ho bisogno di essere consolato e rassicurato — Mirk —

      Caro Mirk,
      io non sono troppo preoccupata. L’essere umano è assai più pieno di risorse di quanto si possa pensare e madre natura è spesso provvidente.
      Una gran parte della sofferenza causata dalla malattia, una qualunque, è da imputare ad altro che non al vero e proprio dolore fisico: una serie di altri fattori hanno la proprietà di aumentare o diminuire la percezione del dolore.
      Innanzitutto esiste un elemento di drammatizzazione che lo aumenta notevolmente per se stessi e per gli altri – in genere prima per gli altri e poi di conseguenza per se stessi – , ma quando vi si è all’interno, con un minimo di onestà con se stessi non è difficile capire che esiste questo fattore. Gridare il dolore è una forma di comunicazione di qualcosa, ma non è detto che vi sia una proporzione reale fra grida e dolore.
      Poi, la nascita non è propriamente un momento gradevole, né per la madre che partorisce né per il figlio, eppure si sopravvive sia ai dolori del parto che al trauma della nascita. E’ stato così per millenni.
      Questo dovrebbe dirti che il dolore di per sé esiste, ma siamo anche dotati degli strumenti per sopportarlo.
      Diventa distruttivo solo se è alimentato dalla paura – che costituisce una cassa di risonanza del dolore in grado di centuplicarlo – e dal significato che gli si dà. In ogni caso il dolore è un fenomeno e come tale è impermanente, non infinito o eterno.
      Quello che non sopportiamo della morte non è tanto il dolore, quanto la cessazione di ciò che imputiamo a noi stessi con la parola “io”.
      Inoltre diamo al dolore dei significati, significati che spesso, anzi, quasi sempre non ha.
      Quando lo svuoti dai significati che non gli appartengono, dalla paura, da fantasie, fantasmi, proiezioni, dall’attaccamento a questa idea di “io”, o dal dualismo fra esistenza e non esistenza, di terribile ed “atroce” resta molto poco, soprattutto tenendo presente che il nostro sistema nervoso è fatto in modo tale per cui quando il dolore fosse veramente insopportabile perdi i sensi e svieni.
      Finché sei vigile e cosciente c’è sempre un modo per acquietare il dolore fisico. E’ certamente più difficile accettare che in un certo momento della vita si debba accettare questo compito, che sopportare il dolore in quanto tale.
      Conosco molte persone che si sono rotte un femore per non aver voluto accettare che fosse venuto il momento di rinunciare ad una certa parte di loro attività e modi ordinari di svolgerle.
      Se un signore mi avesse ascoltato un anno fa quando gli ho detto che doveva iniziare a servirsi di un carrellino per muoversi, ora non sarebbe appena uscito dall’ospedare con un piede rotto. Ho passato del tempo con una signora che sa di aver bisogno di un bastone ma rifiuta di usarlo. Esiste un momento in cui si rinuncia a fare delle passeggiate e ci si mette a sedere. Solo se non accetti questo potrà venire un dolore più grande. Non è una cosa difficile eppure molti non lo fanno.

      In ogni caso non esiste ospedale italiano che oggi non pratichi terapie del dolore e quindi non c’è più nulla da temere (né ci sarebbe mai stato considerato che l’uso degli oppiacei è conosciuto da secoli un po’ ovunque). Sicuramente c’è più spesso da aver paura delle persone che del processo di malattia e morte in sè per sé.

      Individuare bene come siano composti la sofferenza ed il dolore è importante perché i fattori non si sommino e non formino un nucleo emotivo e fisico rovente tale che i suoi diversi aspetti non siano più separabili.
      Come hai ben scritto, solitudine e mancanza di affetto sincero, costituiscono un accellerante importante nella percezione del dolore, perciò è importante volersi bene e farsi compagnia anche da se stessi, cominciando a non angosciarsi e spaventarsi anzitempo.
      Fossi in te cercherei di vivere il mio qui ed ora, cercando modi per allietarlo il possibile ed avendo fiducia che in futuro troverai tranquillamente in te stesso le risorse per affrontare ogni momento.

      Soprattutto cerca di liberarti dai condizionamenti, dalle parole, dai racconti, dalle idee ed impressioni, dalle numerose e troppe suggestioni che durante la vita si sono ricevute sull’argomento.

      Credo che in questo momento se nei miei pensieri ci fosse di voler a tutti i costi andare a correre per sentirmi felice la mia tendinite – indotta con una certa probabilità dai farmaci antitumorali – mi procurerebbe cento volte più dolore, invece io non penso di voler fare jogging e non mi pesa poi così tanto. Mi peserebbe molto di più anche se volessi a tutti i costi continuare a prendere quei farmaci. Invece non me ne faccio un problema, quando sarà passata vedremo il da farsi.

      Come vedi è sufficiente adoperarsi a gestire le risorse. Se dico “che brutto, non lo voglio fare” allora soffro, se mi limito a fare ciò che è necessario di momento in momento non soffro poi così tanto.

      Abbiamo, credimi, tante piccole strategie e risorse da mettere in moto, non hai neppure idea di quanto capaci ed efficaci.
      Perciò non essere troppo preoccupato neanche tu ;-)

      Pensa quanto sarebbe sciocco poi passare il tempo ad intossicarsi di paura per una morte che poi magari non ti toccherà. Pensi di morire di cancro, magari di un certo particolare tipo ed in un certo particolare modo di cui hai visto e sentito: invece magari ti viene un ictus tra un minuto e neanche te ne accorgi che sei già andato.
      Come vedi, essere previdenti nella vita va bene, ma intossicarsi di preoccupazione e paura per una o più cose che potrebbero non avvenire affatto significa procurarsi sofferenza certa ora, per giunta del tutto inutile. Non la trovi una cosa buffa?

      Quando hai pensieri e preoccupazioni prova a fare un tentativo di sforzarti di stoppare la catena delle ideazioni e delle immagini mentali che si generano una dopo l’altra e tornare al qui ed ora.
      E’ un esercizio muscolare, il muscolo che alleni è la tua mente, i risultati positivi si vedono presto, ed è il primo esercizio con il quale si affronta ogni situazione apparentemente più difficile delle solite.
      Se penso di fare una maratona di cento miglia, muoio dopo i primi trenta metri, perché non sono allenata. Chi si allena diventa un campione e non prova dolore muscolare neppure al centesimo miglio.
      Il miglior allenamento che si può fare è occuparsi di se stessi nel qui ed ora di momento in momento.

      Spero che qualcuno di questi elementi possa esserti utile a diminuire qualcuna delle tue preoccupazioni.

      • mirkhond says:

        Grazie per le tue riflessioni, frutto di un cammino interiore profondo e meditato, scaturito certamente dalle sofferenze che hai subito e subisci….
        Non sono uno psicologo ne un filosofo, e non mi voglio male, che al contrario sarei già morto o starei peggio…
        Però la solitudine affettiva, non avere accanto a te chi ti voglia bene davvero, è pesante…
        Mia madre buonanima, prima di morire, mi diceva che aspettavo sempre se pensavo di trovare un’altra mamma, o meglio una moglie-mamma che si prendesse cura di me….
        E purtroppo aveva ragione…..
        A volte, spesso, ho l’impressione di essere nato se non nel luogo sbagliato, almeno nel tempo sbagliato…
        Quando si è soli e non si sa con chi comunicare, elaborare le proprie ansie, paure, terrori, i propri demoni della mente, anche le tue forze vengono meno e ti assale un senso di terrore e di inutilità nello stesso tempo del vivere, ti spegne la voglia di ricominciare a vivere, che tanto di te non gliene frega niente a nessuno….
        Quando ero più giovane ero molto fantasioso e mi rifugavo in un mondo parallelo ispirato e rielaborato dai cartoni animati giapponesi, dalle storie Disney di Paperino e Paperone, e dai racconti dei miei anziani….
        Disegnavo, scrivevo qualche racconto…..ma ora sono bloccato, paralizzato da un’opprimente stanchezza, dal sentirmi un peso addosso…
        Ho provato per due volte a costruirmi un blog, di quelli più semplici, seguendo le istruzioni trovate in internet, per mettervi foto e parlare di me, dei miei problemi, dei miei sogni, mettervi i miei racconti, ma essendo una frana, ho fatto flop due volte…..
        Vorrei avere la fede lieta e solare di Jam, che vede l’oro anche tra la merda (a parte i Talebani, si capisce ;)…..), ma non ci riesco, e credo che il cammino verso Dio sia sempre personale per ciascuno di noi e, come disse Gesù, non privo di inciampi, cadute, buche, fossi, spine e rovi….
        Non voglio opprimerti di più che porti già le tue pene….
        Grazie ancora e ciao!

  29. maria says:

    Mirk
    forse bisognerebbe distinguere tra apparato ecclesiastico dotato di grande potere e ricchezza e aspetti per così dire spirituali della religione.

    Certamente la Chiesa cattolica nel suo insieme ha sempre avversato tutto quello che poteva lenire la sofferenza fisica , siamo stati credo uno degli ultimi paesi ad adottare le terapie contro il dolore proprio per questa posizione che il suo grande potere ha reso culturalmente maggioritaria.

    L’eutanasia va considerata con molta cautela, in un mondo come il nostro tutto basato sul culto dell’efficienza, della bellezza, della produttività potrebbe diventare un abuso praticato su persone, poveri vecchi per esempio magari colpevoli soltanto di essere estremamente deboli o considerati una zavorra troppo pesante per il sistema sanitario nazionale. Ti stupiresti se ciò accadesse, se voglio dire fosse allentato il benefico tabù del diritto a vivere, sempre che lo si voglia, malgrado tutto?

    Però anch’io sono d’accordo con te, quando la vita diventa insopportabile per chi la vive e non agli occhi di chi la giudica con differenti parametri culturali, etici o addirittura economici, deve poter cessare. E anche il dolore va combattuto, la vita ce ne riserva abbastanza giorno dopo giorno e ci basta e avanza quello

    Io rimasi scossa e molto dal caso dell’uomo che immobilizzato in tutte le facoltà compresa quella respiratoria e che chiedeva inutilmente e inascoltato di poter finalmente morire e considerai indecente il no che sempre gli fu opposto.

    Bisognerebbe fare un patto tra simili per potersi aiutare al momento opportuno senza passare per le grinfie dei terribili Comitati etici e senza affidarsi troppo alle leggi dello stato che io temo molto quando si parla di vita e di morte.

  30. mirkhond says:

    Sono concorde sulle cautele verso l’eutanasia, proprio per ciò che dici, ma non riesco a capire ed accettare questo rifiuto netto, che genera solo ulteriori sofferenze….
    La vita dovrebbe essere vivibile, non perfetta, che la perfezione non è di questo mondo, ma se diventa una non vita, allora l’eutanasia può essere la soluzione….
    Ho visto gente che nell’agonia la invocava la morte, tanto era forte il dolore…
    Ecco perché non riesco a riconciliarmi col fariseo che governa in Vaticano, che lui tanto ha tutto l’apparato e il personale adeguato per assisterlo, anche per un rutto o un pepito che fa, mentre c’è gente che arriva ad uccidere e/o uccidersi perché non riesce più a farcela con un familiare malato, e abbandonato da tutti, senza alcun sostegno, come tante, troppe volte udiamo dai telegiornali….
    Quante tragedie si potrebbero evitare se sto papato non rompesse le palle sul diritto alla vita a tutti i costi, anche delle più atroci sofferenze…
    Il Vaticano fa il frocio coi culi degli altri….

  31. jam says:

    ..morte e vita sono la stessa cosa, pur essendo anche due cose molto diverse, ma il messaggio é “muori prima di morire” cosi sarai immortale. la morte é un momento alchemico ed una forma della vita, un momento trasformativo, una metamorfosi necessaria per bussare alla porta Dharma che non ha porte, la morte é una delle lunghezze d’onda della luce, e la malattia, oltre ad essere una rottura di scatole ed un intoppo é anche “un gioiello” che ha le tonalità ed i colori specifici x produrre il distacco che porta alla comprensione ed al raggiungimento di…
    il Profeta Mohammed dice: “gli uomini dormono, é quando muoiono che si svegliano”…
    quando parlo con la parte buddhista di me stessa non uso più il termine “anima”, ma lo sostituisco con “natura del Buddha” e la natura del Buddha é un corpo di resurrezione senza il quale non si puo’ sfiorare l’intoccabile Dharma…
    ciao

  32. mirkhond says:

    una contaminazione, avvenuta fra religione tibetane e cristianesimo.

    Vittorio Messori, anni fa, nel suo Dicono che E’ Risorto del 1999-2000, sostiene che la Chiesa Nestoriana, presente in Asia Centrale, Tibet, Cina (e forse anche Giappone) nei secoli VII-IX d.C. e poi X-XVI, ha avuto rapporti col mondo buddista, influenzandolo o meglio provocando una influenza reciproca tra queste due grandi culture…
    Penso a San Barlaam, leggendario anacoreta cristiano vissuto in remote regioni dell’Oriente, e venerato nelle Chiese Ortodosse, che altri non è che…Buddha!
    Il Cattolicesimo si inserì lungo la Via della Seta, seguendo le orme dei similrivali Nestoriani, al seguito delle conquiste di Genghiz Khan, nei secoli XIII-XIV, fondando un arcivescovato a Kambaluq/Pechino, capitale dei Mongoli di Cina.
    Hugh Didier, storico francese dell’università di Lione, che conobbi ad un convegno proprio sulla storia delle missioni cattoliche in Estremo Oriente, nel 1998, mi disse che in alcuni documenti buddisti tibetani, si parla di un certo Issa che altri non sarebbe che Gesù (Issa o Isa è il termine semitico, aramaico e arabo per Gesù)!
    Didier mi disse che le ultimissime traccie della presenza nestoriana in Asia Centrale scompaiono intorno al 1510, per cui in quasi un millennio, vi sono stati sicuramente contatti e “sincretismi” tra le due culture religiose…
    Lo stesso Messori ipotizza che l’evoluzione del Buddismo da “filosofia” a “religione”, almeno per il Mahayana col Bodhisattva di Compassione, può esser stata influenzata proprio dal Cristianesimo….
    Del resto San Tommaso Apostolo si recò in India già intorno agli anni 45-52 d.C., lasciando una comunità cristiana ancora oggi presente nel Kerala e nel Tamil Nadu, seppur divisa tra Cattolici e Siriaci Malankara, prima Nestoriani (fino al 1599), poi soffertamente cattolici, e infine (dal 1665) legati al Patriarcato Siro-Giacobita di Antiochia (oggi a Damasco).
    Ricordo infine la stele di Xian, in Cina, in cui si narra la storia della locale comunità cristiana nestoriana nel periodo 635-781 d.C., e in cui si parla di Cristo utilizzando un linguaggio consono al contesto buddista a cui era rivolto, e sempre intorno al 781 il Katholikos (Patriarca) nestoriano Timoteo I (779-823 d.C.), inviò una missione proprio in Tibet!
    ciao!

    • Mauricius Tarvisii says:

      I cristiani di Kerala sono divisi in tre Chiese, una in comunione con Roma, una assira e una ormai espressione della realtà riformata. Tutte e tre nate dalla frammentazione della Chiesa di San Tommaso primitiva “grazie” all’interessamento dei missionari portoghesi che da Goa cercavano di condurre a Roma questo nuovo gregge.

      • mirkhond says:

        Gli Assiri/Nestoriani del Kerala, in quanto tali non esistono più in quanto divenuti a forza cattolici ad opera dei portoghesi di Goa, e in parte nel 1665 confluiti nella Chiesa Siro-Giacobita di Antiochia/Damasco….
        ciao!

    • Tortuga says:

      - Lo stesso Messori ipotizza che l’evoluzione del Buddismo da “filosofia” a “religione”, almeno per il Mahayana col Bodhisattva di Compassione, può esser stata influenzata proprio dal Cristianesimo –

      Mirk, questo lo trovo difficilissimo, il buddhismo ha 500 anni più del cristianesimo ed è nato già perfettamente strutturato essendosi fondato comunque sulla solida base della cultura religiosa indiana precedente.
      Quindi se mai è stato l’opposto e cioè che si sia voluto fare assumere a Gesù l’immagine di “Bodhisattva della Compassione” ovvero di Avalokiteshvara (tib. Chendrezig).
      Messori se le aggiusta sempre un po’ come gli pare a lui ;-)

  33. mirkhond says:

    errata corrige: Hugues Didier

  34. maria says:

    Il mio scritto era una sequenza di argomenti scollegati e quindi da scollegare nella lettura l’uno dall’altro.
    Le schifezze in fatto di cibo sono provocate soprattutto da carenze di corretta istruzione ed educazione dell’individuo, forse più dall’ignoranza che dall’avidità

  35. maria says:

    Il mio scritto era una sequenza di argomenti scollegati e quindi da scollegare nella lettura l’uno dall’altro.
    Le schifezze in fatto di cibo sono provocate soprattutto da carenze di corretta istruzione ed educazione dell’individuo, forse più dall’ignoranza che dall’avidità

    maria
    ah ecco ora sono d’accordo:-)
    Sul tema cura-tumore non saprei cosa dire, in questi dolorosi frangenti ogni malato ha una sua personale posizione che dipende da un insieme di fattori, mio cognato, per esempio, aveva molta fiducia nei suoi medici che furono disponibili e chiari fino all’ultimo.

    Quando mi riferivo alla religione parlavo di quella cristiana verso cui mi sembri un po’ troppo lapidaria nel considerarla una religione con il culto della morte. Io non la percepisco così, anzi, ne vedo gli aspetti di carità e compassione, pur sapendo che il vaticano come ogni istituzione terrena esprime un potere che in Italia si configura come potere politico. Non credo che in Francia le opinioni del papa abbiano molta importanza.

    Comunque cara tortuga ti sono vicina con e-simpatia e stima, il tuo modo di fare mi piace:-)

    • Tortuga says:

      – Quando mi riferivo alla religione parlavo di quella cristiana verso cui mi sembri un po’ troppo lapidaria nel considerarla una religione con il culto della morte. — Maria —

      La considero per come la ho vista/vissuta personalmente nei fatti concreti della mia – e non solo mia – esperienza, in una precisa epoca ed in un preciso luogo e dei risultati che ha prodotto nel contesto in cui la ho vista/vissuta.

      — Non credo che in Francia le opinioni del papa abbiano molta importanza. —

      Non lo credo neanche io ;-)

    • roberto says:

      “Non credo che in Francia le opinioni del papa abbiano molta importanza.”

      questo secondo me è un punto importante.
      non sono mai stato in vita “anticlericale” o “antivaticano” (passatemi queste espressione sciocche) perché se in italia certe cose funzionano inun certo modo non è affatto colpa delle pressioni del vaticano, che indubbiamente esistono, ma di chi queste pressioni le accetta.

      esistono paesi profondamente cattolici dove pero’ il dibatito politico non è ritmato dalla domanda “cosa ne pensa il vaticano”

      roberto

  36. daouda says:

    Il problema non è la storia di ognuno, è voler ridurre alla propria storia la dottrina e farne ciò che non è.

    Riguardo alla danza macabra, bisognerebbe ricordare la peste del 1348. L’iconografia della morte è tipicamente umanistico-rinascimentale, ossia già degenerata , ossia prodromica alla deviazione del seicento da cui nascono le storture del cattolicesimo che abbiamo vissuto.I tradizionalisti cattolici non si rendono conto che il concilio vaticano II è molto affine al concilio di Trento…

    In tutto ciò le critiche di Tortuga non sono così improprie, ma non è neanche detto che tali concezioni non possano avere una propria regolarità…il problema semmai è l’esproprio che esse hanno compiuto soppiantando il passato.

    Ad ogni modo l’ossessione apocalittica per la morte ( simile al complottismo ) e l’esorcizzazione di questa per farla sparire ( simile al consumismo ) non hanno a che fare con la retta dottrina.
    Il cristiano ha già vinto la morte e per questo la cerca ovunque per estinguerla non in sé essendo essa un passaggio ed un naturale corso delle cose, ma per risvegliare, consolare ed esortare i fratelli.

  37. Ho saltato un po’ di commenti e me ne scuso subito.

    Mi interessa molto il punto in cui Miguel ribatte a R&T sul fatto che per resuscitare si debba morire, con la conseguenza che la morte in qualche modo sia inevitabilmente esaltata dal mondo cristiano.

    Ma se giustamente Miguel chiede che cosa sia la vita (e un cristiano dovrebbe immediatamente rispondere che è Cristo) tanto vale capire che cosa sia la morte in ottica cristiana: è solo una pasqua, un passaggio.
    Ora… per poter fare il passo, necessariamente bisogna essere vivi; i morti – di ogni ordine e grado – non alcuna energia per fare qualsivoglia cosa.

    D’altronde se il Dio (il Dio della vita, dei vivi) si incarna annullando compiutamente le barriere tra spirito e materia, allora la vita eterna è già possibile dal qui-ora; in altre parole si resuscita prima di morire.

    In 2000 anni il messaggio è stato imposto distorto, vuoi perché era funzionale al potere, vuoi perché lo spirito dei tempi (solo nel medioevo?) era fecondo indipendentemente dalla volontà della Chiesa; ma toglietevi dalla testa che il cristianesimo esalti la morte: casomai dovreste prendere in giro coloro che ancora credono che questo sia un messaggio cristiano.
    Spiacente per gli autoflagellatori, ma non lo è.

    E veniamo alla croce…
    che non è simbolo di morte, ma di capacità di accettare l’infamia che il mondo è solito rovesciare a chi fa del bene.
    La croce è il simbolo del disprezzo che inevitabilmente si conosce quando ci si fa uguali a Dio nell’amore: non è necessario crepare violentemente per conoscerla.
    Farsi uguali a Dio nell’amore è talmente irritante, che la singola persona capace di ciò – senza rendersene conto – diventa la cartina tornasole per smascherare qualunque sistema politico-religioso-economico tenda a schiacciare l’uomo.

    Ma allora – e concludo – che cos’è la morte cristiana?
    E’ la morte al peccato, che impedisce di farci uguali a Dio nell’amore.

  38. jam says:

    …anche se Buddha é nato prima di Gesù, lo spirito cristico era già presente nell’universo e sulla terra perché lo spirito cristico “il Cristo” é nato prima della nascita fisica di Gesù e cosi anche prima della nascita fisica del Buddha storico, quindi quando si parla di Buddhismo influenzato dal Cristianesimo si parla dell’inevitabilità della luce ad essere uguale a sé stessa nonostante brilli in luoghi lontanissimi fra loro. anche il Buddha ha in sé lo spirito cristico, come il Profeta Mohammed del resto, non a caso era solito dire che tutti i Profeti sono una sola grande famiglia ( ed il Buddha é anche lui un Profeta). l’influenza reciproca fra le varie religioni non é contaminazione, ma é l’inevitabilità dell'”Unicità dell’Essere” come dice ibn’Arabi il “Wahdat al Wujûd”…

  39. Tortuga says:

    Dal sito di un amico, un discorso che sembrerà a tutti molto banale, soprattutto nella modalità di espressione, nel linguaggio: il fatto è che spesso ascoltano discorsi di dharma anche dei bambini, poiché intorno a questo insegnante si riuniscono per lo più famiglie.
    Ne esistono versioni più “filosofiche” ma penso che questo vada meglio per comprendere la visione diversa, e come per me, per esempio, molte parole ed espressioni, in una parola il linguaggio che viene usato nelle religioni teiste sia veramente totalmente privo di senso e lontano dalla realtà.

    Non nascita, non morte
    http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/buddhismo/nonnascitaenonmorte.pdf

    • daouda says:

      l’unico problema di questa spiegazione è che , morendo, ci sono ancora altri stadi dell’esistenza.
      C’è chi spiega che è l’Uno e chi parla di paradiso ed altri stadi, entrambi probabilmente dimenticano dei pezzi per strada…

      Sinceramente molta teologia dei padri sù essere profonda tanto quanto quella dei maestri buddisti, taoisti od hindù, anzi! E lo è sopratutto perché più adatta ed elaborata per noi homini non orientali.Il problema è che si è degli ignoranti e lo si ignora e ci si crea un cristianesimo assurdo, fallace, idiota ritenendo la sapienza straniera di chissà quale sagacia, come se la verità non fosse Una.

      Come al solito poi bisogna saper leggere. Se qualcuno a me, dicesse che l’essere è sinonimo di esistere e che quindi Dio esiste, non potrei far altro che, fosse ciò vero, bestemmiare.

      Si dice che non si deve essere tristi quando uno muore…ahahah…è giusto…ma c’è la parte che deve essere triste…la parte che deve invece gioirsi…la parte che non essendo parte è indifferente a tutto ciò.
      Ogni cosa che è detta, anche del buddismo, HA UN FINE e quindi una menzogna insita.
      Semplicemente, in realtà, ad ogniUno il suo.

  40. Sulla “religione della morte”…

    Credo che tutti gli intervenuti abbiano ragione, riguardo alla Chiesa cattolica: tutto dipende dalle definizioni che noi diamo della “vita” e della “morte”.

    Ciò che trovo inaccettabile è la definizione neo-cattolica del resto del mondo come “cultura della morte”, peraltro accomunando cose diverse come appunto quelle citate da Rock & Troll.

    • Tortuga says:

      per Miguel

      – “cultura della morte” –

      E’ come una sorta di neologismo per affermare sempre le stesse cose:
      satana, inferno, eresia = cultura della morte
      paro paro, come dice la Marchesini ;-)
      Nulla è cambiato, ma questo non è tipico solo del cristianesimo, no?!
      Perché mai l’islam può dire che la musica è haram (parola che potresti sostituire benissimo anch’essa con “cultura della morte”) e il cattolicesimo non potrebbe definire “cultura della morte” ciò che gli pare?
      Ebraismo, cristianesimo ed islam (scusate ma aborro il furore delle maiuscole ed è già tanto che le metta dopo il punto), hanno in comune questa caratteristica, cioè quella di definire una certa quantità di “resti del mondo” di diversa natura in un certo modo.
      Ciascuno di questi tre ambiti trova inaccettabile ciò che pensano/dicono e fanno gli altri ambiti e il resto del mondo, che normalmente è da soggiogare alla propria visione, assimilare e distruggere in qualche modo attivamente.

      Per quanto lo si possa giudicare inacettabile è così da molto tempo e, credo, continuerà ancora così a lungo.

      Tornando però al tema del post, mi domando, d’accordo, da Nerone in poi le cose vanno così, si trovano espedienti e pretesti per demonizzare qualcosa per poi prevaricarlo e/o eliminarlo.

      E così si costruiscono “storie stupide”, macchinose, fantasiose e contorte iperideazioni, etc. e si attivano meccanismi suggestisti che se non procurano consenso o supporto perlomeno neutralizzano, paralizzano, disincentivano interventi ostacolanti del proprio intento, desiderio o progetto.

      Il terrorismo islamico è un costrutto dell’FBI, ciò potrebbe essere anche verosimile.
      Mi interrogavo sul mestiere delle “spie” in sé per sè – i cd “servizi segreti”.
      Se improvvisamente non vi fosse più nulla da spiare un intera e non quanto grande categoria di persone non saprebbe più come procurarsi da vivere: immagino che per guadagnare, guadagnare di più, guadagnare in tanti, si possa arrivare a fabbricare storie stupide da riferire e vendere ai compratori di turno, che a loro volta se le rivenderanno.

      Quello che vorrei domandare è: cosa dovremmo e/o potremmo fare?
      In particolare, poiché il problema specifico riguarda particolarmente le persone di religione musulmana da un lato ed alcuni specifiche popolazioni, cosa queste persone e popolazioni vorrebbero chiederci di fare?
      C’è qualcosa che si può fare o non fare?

  41. roberto says:

    totalmente off topic, giletti in versione reporter di guerra ieri sera su rai 1 mi ha fatto diventare moooolto simpatici i taleban

    roberto

  42. Per Tortuga

    “Quello che vorrei domandare è: cosa dovremmo e/o potremmo fare?”

    La domanda da un milione di dollari…

    La mia risposta so che è sbagliata, quella degli altri non saprei :-)

    “In particolare, poiché il problema specifico riguarda particolarmente le persone di religione musulmana da un lato ed alcuni specifiche popolazioni, cosa queste persone e popolazioni vorrebbero chiederci di fare?”

    In questo momento riguarda i musulmani; o comunque è un argomento che conosco bene, per cui taccio di altri.

    Ma credo che certi meccanismi siano costanti, però si applichino indifferentemente e a turno alle più varie comunità.

    Insomma, non è detto che anche domani colpiscano i musulmani.

    Personalmente, mi limito a cercare di riflettere per non cascarci anch’io nei luoghi comuni; e forse analizzando singoli casi come questi, possiamo inocularci al meccanismo in generale.

  43. Per Tortuga

    “Se improvvisamente non vi fosse più nulla da spiare un intera e non quanto grande categoria di persone non saprebbe più come procurarsi da vivere: immagino che per guadagnare, guadagnare di più, guadagnare in tanti, si possa arrivare a fabbricare storie stupide da riferire e vendere ai compratori di turno, che a loro volta se le rivenderanno.”

    Credo che tu abbia identificato un punto di enorme importanza.

  44. maria says:

    perché se in italia certe cose funzionano inun certo modo non è affatto colpa delle pressioni del vaticano, che indubbiamente esistono, ma di chi queste pressioni le accetta.

    maria
    infatti è un problema del tutto politico

  45. lanzo says:

    l’accettazione della fuga dalla morte basata sulle “piccole morti” che caratterizza la nostra società: come diceva Baumann, a forza di cambiare casa, amicizie, luoghi, lavoro, si muore tante di quelle volte che si può far finta che la morte non esista.

    Questa me la incornicio e lo confermo avendola vissuta personalmente, sia da piccolo con frequenti cambiamenti di casa e scuola, sia da ;grande\t; entrato in un lavoro che mi portava all\’estero e poi mi sbatteva in altri luoghi, perdite di amicizie, le case a cui ci si affeziona. Purtroppo e\’ come un casino\’ e devi vivere con le carte che il croupier ti ha dato.

  46. lanzo says:

    l’accettazione della fuga dalla morte basata sulle “piccole morti” che caratterizza la nostra società: come diceva Baumann, a forza di cambiare casa, amicizie, luoghi, lavoro, si muore tante di quelle volte che si può far finta che la morte non esista.

    Questa me la incornicio e lo confermo avendola vissuta personalmente, sia da piccolo con frequenti cambiamenti di casa e scuola, sia da ;grande\\t; entrato in un lavoro che mi portava all\\\’estero e poi mi sbatteva in altri luoghi, perdite di amicizie, le case a cui ci si affeziona. Purtroppo e\\\’ come un casino\\\’ e devi vivere con le carte che il croupier ti ha dato.
    Per la storia dei “polli” incastrati dal’FBI, non sono tanto convinto che la cosa non serva da deterrente. Bastona 10 scimmie per educarne 1000. Poi dimentichi che la “povera vittima incastrata” era pronta a far saltare per aria e ammazzare un sacco di persone.

    Intanto dell’attentatore nigeriano, imbarcatosi senza passaporto, con i mortaretti nelle mutande – non se ne sa piu’ niente…

  47. roberto says:

    “a forza di cambiare casa, amicizie, luoghi, lavoro, si muore tante di quelle volte che si può far finta che la morte non esista”

    che razza di mammone che deve essere baumann!

    immagino che baumann non parla di sfollati o profughi per i quali il discorso *potrebbe* essere diverso. per chi non subisce traumi di queto tipo, il cambio di casa luoghi e lavoro è una rinascita non una morte.
    le amicizie, quelle vere non cambiano certo né si perdono solo perché ci si trasferisce altrove.

    disaccordo radicale con baumann

    roberto

    • PinoMamet says:

      “rinascita non una morte”

      Mmm… per rinascere, devi prima essere morto, però!

      • roberto says:

        sofista!
        :-)

        pensa al bacherozzolo che rinasce farfalla, mica muore prima di rinascere. E io mi sento bacherozzolo, tié!

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>