Mitteldeutschland

Tre settimane senza avvicinarmi a un computer fanno decisamente bene.

Specie se passate in uno di quei posti dove i turisti difficilmente mettono piede: in quella che alcuni chiamano Germania orientale, altri l’ex-DDR, altri ancora Mitteldeutschland, sospesa tra la mostrusa Germania delle BMW e dei mercati virtuali di Francoforte da una parte, e il fantasma della Germania davvero orientale, quella che arrivava fino in Lituania, scomparsa dal mondo e dagli atlanti e dai ricordi leciti, in un tempo brevissimo.

Una splendida terra sconfitta, il Mitteldeutschland, con le sue strade sempre vuote sorvolate dall’alto dai falchi, le misteriose fabbriche abbandonate, i villaggi silenziosi con le loro Karl-Marx-Straße e Thomas-Münzer-Siedlung, accanto agli stagni fioriti di ninfee e le vecchie chiese luterane.

Pian piano, cercherò di raccontare qualche frammento di riflessioni su quel mondo.

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132 Responses to Mitteldeutschland

  1. mirkhond says:

    Dottor Martinez, finalmente la rileggiamo!
    In attesa di leggere ciò che vorrà dirci sulle affascinanti terre tedesche orientali della ex DDR, vorrei solo domandarle il perché si sono bloccati i commenti dallo scorso 3 agosto.
    Sono contento comunque che torna a farci compagnia che in questi giorni abbiamo molto sofferto di solitudine….

  2. mirkhond says:

    “la presunta natura multiculturale e tollerante dell’impero asburgico fosse in realtà un mito.
    L’imperatore Francesco Giuseppe fra l’altro ordinò in modo esplicito di “germanizzare e slavizzare” il Trentino, la Venezia Giulia e la Dalmazia. Anche su questo tema, esiste un’enorme bibliografia ed una gran quantità di fonti.”

    Rispondo qui, perché nel precedente forum i commenti sono bloccati.
    Che l’Impero d’Austria, poi Austria-Ungheria fosse un impero multietnico non ci piove. Che i suoi governanti tentassero una qualche forma di omologazione credo che rientri nell’ordine naturale di tutti i grandi o meno grandi stati e ben vengano naturalmente le critiche pur non innocenti, ne disinteressate della galassia irredentistica o neoirredentistica italiana internettara.
    Detto questo, e prendendo per buone le critiche apparse sul blog neoirredentista tricolorato citato, mi viene però spontaneo pensare che, fossi stato io Francesco Giuseppe e il suo entourage, anch’io avrei tentato di rendere più omogeneo il mio multietnico impero, e proprio in virtù dei minacciosi irredentismi aggressivi volti a farmi a pezzi….
    Tutti gli stati tentano di difendersi e non vedo perché l’Austria del 1866-1918, o dal 1848-1849 non dovesse fare lo stesso, appoggiandosi sulle “nazionalità” più fedeli come quelle slovena o croata.
    Non mi sembra poi che ci sia stato alcun genocidio di “Italiani”, come narrato nel non al di sopra delle parti forum neoirredentista citato come fonte “indiscutibilmente veritiera” a dispetto di vecchie e nuove storie di una minoranza rancorosa, e la diminuzione della percentuale della popolazione “italiana” dal litorale dalmata tra 1845 e 1910, è più probabile che sia avvenuta per migrazioni o per assimilazioni al gruppo croato di chi voleva il quieto vivere a casa propria o NON si identificava nella compagine tricolorata sorta, non certo a furor di popolo e aliena da spargimento di sangue di “fratelli” d’Italia nel 1859-1870.
    Certo la situazione per chi si sentiva “italiano” dopo il 1848 e soprattutto dopo il 1866 non dovette sempre esser facile da quelle parti, come gli episodi di violenza che vengono spesso citati dimostrano (sarebbe però curioso sapere se si trattava di violenze a senso unico….), e naturalmente la riduzione della componente “italiana” nei censimenti austriaci, riduzione taroccata o meno, è indice di un crescente sfavore verso il gruppo “italiano”.
    Gruppo che però non mi sembra che fosse ne compattamente irredentista, ne compattamente antiasburgico, che sia per testimonianze udite di persona da discendenti di sudditi asburgici “italiani”, orgogliosi dei loro avi in divisa AUSTRIACA nel 1914-1918, e con un’immagine POSITIVA del governo di Vienna, sia da studi che ci parlano, almeno per la Dalmazia, di un tessuto etno-culturale METICCIO, spaccatosi per autoidentificazioni personali con il sentirsi “italiano” o “croato” o addirittura “serbo” quest’ultima autoidentificazione sentita, soprattutto e stranamente nella cattolica Ragusa del XIX secolo!
    Addirittura, all’interno di una STESSA FAMIGLIA di Spalato o di Ragusa, c’era chi si sentiva italiano e chi croato (vedasi la vicenda di Juraj Biankini di Spalato, in realtà Giorgio Bianchini, e un certo Tartaglia, capi del partito “croato” nella Spalato del 1918-1920, e spesso coinvolti nei linciaggi contro la componente “italiana” della stessa città)!
    Non dimentichiamo poi gli “italianissimi” Garkovich, Gazich, Suvich, Vukasina ecc., a dimostrazione della violenta artificiosità di tali identificazioni, quando Niccolò Tommaseo da Sebenico (1802-1874) fervente antiaustriaco, disse relativamente all’identità del suo popolo, che i Dalmati non erano ne Italiani ne Croati ma L’UNO E L’ALTRO INSIEME!
    E infine i signori irredentisti così bravi a fare le pulci all’Austria, stranamente omettono di aggiungere COSA fece la loro Italia nel 1918-1943 alle popolazioni tedesche del Tirolo meridionale e slovene e croate della Venezia Giulia, Istria e Dalmazia, vedasi la pulizia etnica dei Tirolesi, in seguito agli accordi Mussolini-Hitler del 1938, e i piani di Mussolini di espellere gli Sloveni e i Croati della Venezia Giulia in Kosovo nel 1941, e poi della politica di SNAZIONALIZZAZIONE-ASSIMILAZIONE pre e fascista delle terre “redente” non a maggioranza “italiana”.
    Se volete dire che il più pulito c’ha la rogna sotto avete naturalmente ragione, se volete ricordarci che TUTTI gli stati, compresi quelli multietnici, tendono comunque a qualche forma di INEVITABILE omologazione, pena il CROLLO del proprio stato, avete ragione, ma se usate la carta della vera o presunta oppressione asburgica per NEGARE o SMINUIRE quella italiana e degli altri NANI FEROCI NAZIONALISTI post-asburgici, Serbia in primis, che amate così tanto, allora è legittimo comprendere che cercate solo di GIUSTIFICARE la vostra ideologia…..

  3. une tortue says:

    Bentornato Miguel! Ben ritrovato Mirkhond, e felice riapertura dei commenti a tutti. Dunque, mi siete mancati, ma spero anche io di fare al più presto una pausa computer, ovvero una “pausa tutto” ed andarmene via per qualche giorno, che non ne posso più.

  4. Tortuga says:

    p.s. con il permesso di Miguel, visto che ho cambiato mail per vedere se con una nuova ricevo delle notifiche dei messaggi e di conseguenza posso fare meno fatica a seguire, e visto che tutti hanno espresso una preferenza sul mio nick, lo cambio e divento ufficialmente “Tortuga”.

    • mirkhond says:

      Ciao Tortuga

      Mi fa piacere rileggerti qui, che commentare sul tuo blog è un casino….

      • Tortuga says:

        Si, è un disastro per i commenti quella piattaforma. Una cosa troppo complicata, ma invece è molto bella e facile come hosting di foto ed immagini.

  5. Eccomi qui, chiedo scusa ai commentatori che hanno dovuto aspettare tre settimane per vedere approvare i loro commenti, in particolare ad alcuni che magari avranno pensato che li volessi censurare perché esprimevano qualche critica: la solita eccezione è il buon Daouda, di cui approvo circa un commento su quattro, quasi esclusivamente in maniera casuale. Se Daouda si decidesse di concentrare le proprie riflessioni in pochi commenti, avrebbe meno problemi.

  6. Per Mirkhond

    ” vorrei solo domandarle il perché si sono bloccati i commenti dallo scorso 3 agosto.”

    Non lo so nemmeno io. Credo di aver chiuso in generale i commenti su post vecchi più di due settimane, per non rendere le discussioni vecchie impossibili da seguire, ma non sono ancora passate due settimane.

  7. mirkhond says:

    “Tre settimane senza avvicinarmi a un computer fanno decisamente bene.”

    Vorrei anch’io distaccarmene un po’ da questa “droga”, specie quando mi sento spossato dalle lotte furibonde sostenute con tanti che hanno idee diverse dalle mie e si pongono con arroganza a denigrare ciò che amo….
    Detto questo, purtroppo sono diventato un internetdipendente cronico a causa della solitudine e dell’infelicità in cui vivo, e dalla difficoltà di potermene andare da Bari per farmi un po’ di montagna e di potermi svegliare guardando il bosco e sentendo solo i rumori della natura, che l’estate qui è insopportabile come pure guardare sempre i casermoni che mi circondano….

    • Tortuga says:

      Ma a Bari sta il mare! Dovresti andare a farti una passeggiata sulla spiaggia nel tardo pomeriggio, è bellissimo.
      E poi devi uscire Mirk, devi trovare modo di passare qualche ora a settimana fuori casa … mannaggia! (e senti chi parla che a me per farmi uscire bisogna trascinarmi, sono diventata una troglodita asociale).

      • mirkhond says:

        Tortuga, sarebbe lungo spiegarlo e certamente annoierebbe, ma io fin da piccolo ho sempre sognato di andarmene da questa città grigia e conformista, in cui sono sempre stato soffocato nei miei sogni e nelle mie aspirazioni….
        Poi, pur essendo nato e vivendo in una città di mare, non sono particolarmente amante del mare, infatti non so nuotare e col pelle chiara che ho sono facile a scottarmi….
        E poi mi secca restare fermo a farmi bruciare dai raggi del sole, e crescendo mi mette disagio girare in costume da bagno, da quell’incorreggibile talebbbano :) che sono….
        Io cerco la pace, il deserto, le grandi foreste degli Appennini e delle Alpi, che vivere solo e senza amore tra tanta gente, è una cosa deprimente…..
        Putroppo poi coi problemi di mia sorella e privo di patente e auto, non saprei proprio come fare a farmi una vacanza…
        ciao!

        • Tortuga says:

          Mirk, anche io non ho buone condizioni di vita, benché probabilmente per ora ancora migliori delle tue, forse, in futuro no so: ma parlavo solo di una passeggiata, vestito, lungo la battigia della spiaggia più a portata di mano.
          E’ molto bello il mare alle sei/sette di sera, e solitamente è solitario, silenzioso e gratis.
          Sai, a piedi nudi lungo la battigia … senza neanche farsi il bagno, e al ritorno una fetta di cocomero.
          Anche questa può essere vacanza.
          Abbraccissimo!

        • PinoMamet says:

          Mirkhond
          se ti può consolare, a me il mare piace, davvero, proprio come mare (non crema protettiva-ombrellone-discoteca-happy hour-“belle fighe”-“divertimento”-bambaini vocianti-adolescenti più vocianti-“gym” e tutto quanto- no, proprio come mare, località geografica) e quest’anno mi sa che non lo vedo manco un giorno.

          ma segui il consiglio di Tortuga!

          Un abbraccio anche da me :)

        • mirkhond says:

          Il mare a me piace solo guardarlo per il senso di infinito che mi da, ma per il resto sono un animale di terra :).
          Ad esempio mi piace molto il nostro Adriatico, soprattutto il litorale istriano-quarnarolo-dalmata, visto solo in foto, in quanto per via di vecchie e dolorose vicende storiche, a parte i miei problemi personali, non mi va di essere detestato per fatti in cui io non c’entro niente e con politiche nelle quali non mi riconosco, e per questo vedermi rifiutare un gelato solo perché lo chiedo in Italiano….
          ciao a te e a Tortuga!

        • Roberto says:

          Non so di Bari dove non sono mai stato, ma in Puglia ci sono posti fantastici!

        • Roberto says:

          Anche a me il mare piace come “luogo” e non divertimento, in più mi scatena una abulia totale… Mi sono sempre chiesto come fanno quelli che giocano a racchettoni o pallavolo, per me già fare i castelli con i bambini è un’attività fisica estrema

  8. PinoMamet says:

    Io, vedendo i commenti tutti fermi, credetti ingenuamente che foste tutti in vacanza… :)
    invece c’era solo il padron di casa, di cui non vedo l’ora di leggere qualcosa sul Mitteldeutschland

    ciao!

  9. Per Mirkhond

    “difficoltà di potermene andare da Bari per farmi un po’ di montagna”

    Nella Mitteldeutschland, non trovi molte montagne, ma è facile arrivarci in treno – ci sono tante stazioncine che ancora funzionano, a differenza dell’Italia – e i prezzi sono bassi.

    Unico problema, è una terra decisamente monolingue :-)

  10. roberto says:

    “Tre settimane senza avvicinarmi a un computer fanno decisamente bene”

    io 10 giorni senza wifi e credevo di impazzire (vabbé, a casa di mia suocera, in più senza televisione né radio ed in piena olimpiade …)

    benritrovati
    roberto

    • PinoMamet says:

      Credo che la suocera sia stata il fattore determinante ;)

      colgo l’occasione per aggiornarvi dalle mie amicizie del noto social network: le Olimpiadi sollevano molte meno polemiche degli Europei di calcio, e tifarvi “fa meno brutto”, in media.

      Dal (non da me riconosciuto come tale) capoluogo: il sindaco “grillino” con faccia da pirla ha tagliato i privilegi dei dipendenti comunali (biglietti gratis e riduzioni varie) promettendo un risparmio, mi pare, di 180mila euro (o 280? devo rileggere).
      Ignoro le reazioni
      (ma mi par già di sentire le urla isteriche delle ragazze “bene, ma di sinistra, proprio per bene” assunte nella trasparente&moderna sede dei servizi comunali grazie a meno trasparenti e meno moderne parentele, “non ci sono più i comunisti di una volta, signora mia”).

      Nel frattempo è scoppiata la guerra della “movida”, perchè il sindaco grillino con la faccia da pirla ha fissato un limite strettissimo per il casino notturno e la vendita di alcolici
      (il rischio che si chiudesse un bar, già qualche mese fa, aveva scatenato una reazione popolare davvero degna di miglior causa… i parmigiani, evidentemente, si scaldano e scendono in piazza solo se gli si toglie “l’ape”…)

      poi Mirkhond si lamenta di Bari!!

      ciao!

      • PinoMamet says:

        Mi rileggo: non sbagliatevi, sia contro la paventata chiusura del bar, contro per l’ordinanza “anticasino” (che poi credo sia stata “limata”) i parmigiani protestatari hanno addotto nobilissime ragioni di sinistra
        (il che me li rende ancora più antipatici, in generale: se protesti per avere “l’ape”ritivo, abbi il buon gusto di essere berlusconiano, cribbio!)

      • mirkhond says:

        Per Pino

        Ognuno c’ha le sue grettezze e conformismi provinciali di cui dolersi :)
        Sul fighettismo di sinistra concordo nel trovarlo peggiore di quello più genuino dei fedeli del Berlusca (che almeno sono più coerenti :) ).
        ciao!

  11. mirkhond says:

    ma in Puglia ci sono posti fantastici!

    Si è verissimo, ma il problema è con me stesso, e con il mio desiderio di pace e di un’anima gemella, che qui, nonostante la bellezza di tante nostre donne, non riesco a trovare…..
    E’ brutto sentirsi un alieno nella propria patria, ma purtroppo è ciò che sento di essere a causa della mia incomunicabilità col mio prossimo…
    Purtroppo tutti i momenti più brutti della mia vita e i ricordi che mi tormentano, sono avvenuti tutti qui e riguardano persone e situazioni di qui….
    Avant’ieri, dopo un anno che non uscivo da Bari, mi sono recato a Polignano, bellissima cittadina sul mare, a sud di Bari ed una delle più belle località della Terra di Bari e della Puglia in genere.
    Ero con amici, ma in quella calca, in quella folla tra i vicoli della città vecchia, nel localino dove abbiamo cenato bene, provavo proprio questo senso di estraneità, di alienazione nella mia patria e tra la mia gente….
    Un po’ come quei reduci tornati da un lungo conflitto e che si sentono spaesati in quanto è cambiato tutto dentro di loro e loro non sono più gli stessi, che tra ciò che eri prima e ciò che sei ora c’è come un fosso, un abisso, e quello di ieri ti sembra un altro vissuto in un passato remoto che con te oggi non ha più nulla a che spartire…
    Insomma uno sradicato a casa propria, un sopravvissuto a tanti che vivono solo in ricordi sfumati e che oggi non ci sono più….
    Scusate il solito triste sfogo da depresso rompiballe….

    • Tortuga says:

      Non sei rompiballe Mirk.
      Non è neanche vero che sei depresso, la tua mente è molto attiva.
      Hai i tuoi buoni motivi per sentirti come ti senti e per rammaricarti, ma non c’è nulla di sbagliato in te.
      Io penso che la depressione sia un’altra delle tante favole dei nostri tempi, ma non credo che esista realmente qualcosa che si possa chiamare depressione, esiste piuttosto l’oppressione e bisognerebbe ricominciare a chiamare le cose con il loro giusto nome.
      Noi viviamo in un mondo stupido che ci opprime.
      Notte, sono lessa, a domani.

    • Il desiderio cresce tanto più che diventa irrealizzabile il suo oggetto: se è così per te, conosco il meccanismo diabolico.
      Tento un suggerimento: dato che a quanto pare la realizzabilità non è – per il momento – alla tua portata, prova nella tua mente a uccidere persone e cose alle quali attribuisci un potere su di te che in realtà non esiste.

      Non so come esprimere bene, se non con il termine “uccidere”, quello che più in generale si intende per superamento dei propri demoni: l’importante è non avere fretta.
      Nella mente il tempo è a tuo servizio.

      Ovviamente “uccidi” solo nella tua testa. ;)

      Buona fortuna

      @Miguel
      Tre settimane!!!!
      Almeno avverti prima! :D

  12. mirkhond says:

    Per Riccardo

    Quando vivevano i miei, davo sfogo alla mia infelicità nel disegno naif e nello scrivere dei racconti, un pò come Ignazio Silone che utilizzava il suo talento letterario per combattere i tanti demoni che lo tormentavano.
    Spero, a Dio piacendo, di riprendere le mie attività, che le idee mi frullano per la mente, solo che non riesco a fermarle e dargli forma letteraria e di disegno, come ho fatto fino alla morte di mio padre…
    ciao!

  13. Tortuga says:

    Un tortugesco augurio di buon ferragosto a tutti,

    sia ai proletari che se lo passano a casa, sia ai capitalisti che se lo stanno spassando chissà dove ;-)

    Chi non risponde agli auguri è un capitalista perché se la sta spassando, e chi risponde lo è ancora di più perché se la sta spassando con portatile Ipod, Ipad, ed altri dispositivi supertecnologici e supercostosi al seguito ;-)

    Tiè! ;-)

  14. habsburgicus says:

    buon Ferragosto a tutte/tutti !
    @Miguel
    Unico problema, è una terra decisamente monolingue :D

    verissimo…però come tu sai certamente (e forse, se sei stato pure da quelle parti, l’avrai anche constatato “de visu” :D) nella parte meridionale dell’ex-DDR si parlano ancora due lingue slave occidentali, il basso-sorabo e l’alto-sorabo (le altre lingue slave-occidentali sono il ceco, lo slovacco, il polacco, il kasciubo cui molti polacchi negano l’autonomia e l’estinto polabo, parlato sino a metà XVIII secolo nella parte centrale dell’ex-DDR..a Wustrow si tenne l’ultimo servizio divino luterano in polabo nel 1751)
    Il basso-sorabo si parla (sempre meno) nelle vicinanze di Cottbus in Bassa Lusazia, prussiana prma del 1945 (i basso-sorabi sono tutti protestanti)
    L’alto-sorabo si parla nelle vicinanze di Bautzen/Budyšin nel vecchio Regno di Sassonia (pre-1918) poi Land di Sassonia; nel XVIII secolo ne esistevano due varianti scritte, una protestante e una cattolica (con ortografia differente), poi si creò una variante “standard” che dal 1949 (e sino al 1990) ebbe anche un ruolo ufficiale in loco
    Il più antico monumento di una certa importanza del sorabo (nella fattispecie alto-sorabo, pur con influenze “basse”) è un Nuovo Testamento manoscritto del 1548 da un certo Nikolaus Jakubica
    Il 1° libro in basso-sorabo fu stampato nel 1574, a Bautzen, dal pastore luterano Albinus Moller;
    nel 1610 Andreas Theraeus stampò un catechismo luterano in basso-sorabo dal titolo eccentrico “Enchiridion Vandalicum”
    In alto-sorabo il 1° libro, il Piccolo Catechismo di Lutero, fu stampato nel 1597 dal predicatore luterano Wenzel Worjech (Warichius)
    nel 1679 Jacobus Ticinus con i suoi “Principia lingua wendicae” introdusse l’ortografia ceca (prima si usava un’ortografia tedesca) mantenendo però i caratteri gotici, abbandonati a favore di quelli latini solo nel 1841 (ma furono usati sporadicamente sino al 1937 !)
    Gli slavi di Lusazia erano infatti chiamati dai tedeschi Wendi come altri Slavi nel Reich (ad esempio gli sloveni di Carinzia, Stiria e Carniola), ma talora anche Vandali :D (c’è una “Didascalia seu orthographia vandalica” del pastore Bierling del 1689)
    Le due lingue sorabe furono studiate fra gli altri, a fine ‘800 dallo slavista russo Pypin
    Le due Lusazie, unite alla Corona di San Venceslao dal XIV secolo, furono cedute dagli Asburgo alla Sassonia nel 1635 con la pace di Praga; la Bassa Lusazia divenne poi prussiana il 9/6/1815 (Atto finale del Congresso di Vienna) ma Cottbus era già prussiana da tempo…
    mi rendo peraltro conto che il problema del monolinguismo resta tutto :D
    ciao

    • Tortuga says:

      Hasburgicus è un grandissimo. Dovevo proprio capitare qui per leggere delle lingue più strane e sconociute del mondo: il sorabo e il kasciubo.
      Sono affascinata ed ammirata.

    • Bambuco says:

      Le due lingue sorabe sono destinate ad estinguersi nel giro di una generazione. Sono parlate come prima lingua soltanto da anziani in villaggi di campagna nei dintorni di Bautzen e di Cottbus; nei due ginnasii sorabi ancora esistenti vengono iscritti per lo piú ragazzi provenienti da famiglie miste, i cui genitori parlano sorabo come seconda lingua. E´ il triste destino comune a molti idiomi nell’epoca della globalizzazione.

    • Mauricius Tarvisii says:

      I sorabi della Germania orientale hanno avuto il loro momento di visibilità con il romanzo (da cui è stato tratto anche un film) Krabat. Nel film, però, l’origine etnica del protagonista non è minimamente menzionata.

      E buon ferragosto a tutti!
      I commenti sono stati bloccati durante la mia assenza e quindi non mi sono perso nulla.

      • PinoMamet says:

        ” Nel film, però, l’origine etnica del protagonista non è minimamente menzionata.”

        Nel film (che non mi è piaciuto granchè) no, ma nel romanzo (che invece trovai molto gradevole) ricordo che se ne parla, e anche del fastidio di uno dei giovani protagonisti nel dover parlare tedesco in una famiglia presso cui era stato a servizio, o qualcosa del genere..

  15. mirkhond says:

    Se non sbaglio nell’Alta Lusazia i Sorabi sono cattolici, e questo forse, spiega la maggior resistenza della variante linguistica alto-soraba rispetto ai fratelli prussiani protestanti….
    ciao!

    • habsburgicus says:

      in parte cattolici, in parte protestanti; come ho accennato usavano anche due ortografie diverse; diciamo che all’inizio erano divenuti anch’essi (quasi) tutti protestanti ma più tardi i cattolici fecero delle riconversioni (alcune, forse, addirittura nel XVIII secolo…infatti gli elettori di Sassonia divennero cattolici nel 1697, per avere la Corona di Polonia, August II, Elettore dal 1694 come Friedrich August e Re di Polonia 1697-1733; é vero che i luterani pretesero ed ottennero che fosse mantenuto il carattere dominante del luteranesimo, ma talora può essere utile il NON FARE e non solo il FARE, in altre parole la NON PERSECUZIONE dei preti cattolici formati nella Boemia asburgica può aver fatto miracoli ed aver dato un’impronta cattolica agli alto-sorabi)
      ciao !

  16. mirkhond says:

    I fratelli Sorabi prussiani ovviamente!

  17. mirkhond says:

    Sempre per Habsburgicus

    Approfitto :) della tua presenza per porti alcuni quesiti, trovati sul forum neoirredentista antiasburgico, citato da qualcuno in un altro forum più in basso, e sempre ovviamente antiasburgico.
    Dunque:
    1) Vi si afferma che Francesco Giuseppe nel dicembre 1866, spaventato dalla perdita del Lombardo-Veneto e dalla “potenza” (?) del neonato regno d’Italia, avrebbe ordinato la germanizzazione e slavizzazione delle terre venetofone rimaste all’Austria, dal Trentino a Cattaro. Viene citato un documento in Tedesco, ma non sono riuscito a trovare riscontri se non nella solita propaganda neoirredentista. Ne sai qualcosa?
    2) Sempre nel suddetto forum si afferma che un governatore di Trieste, il principe Hohenloe (credo Konrad von Hohenloe) ai primi del ‘900 avrebbe fatto espellere circa 35000 “Italiani” da Trieste. Presumo che si alluda ad immigrati non cittadini austriaci, provenienti dal regno d’Italia, oltre ad atti di teppismo e violenze sempre contro “Italiani” tra Trentino e Dalmazia. Ne sai qualcosa? Trovi conferme al di là della solita propaganda?
    3) Si cita inoltre la presenza dei Ladini (nel forum considerati italiani e parlanti un “dialetto italiano”, Ladini presenti (stando sempre al forum) fino al Monte Nevoso agli inizi del XIX secolo!
    Oltre a questa interessante informazione (su cui però non ho trovato fonti), vi si affermerebbe che addirittura dal remoto XIV secolo, i biekiSSimi Asburgo avrebbero PIANIFICATO la germanizzazione del Tirolo e dell’area ladinofona in genere, anche sotto Maria Teresa (1740-1780) e Giuseppe II (1765-1790). L’autore di tali affermazioni, si spinge addirittura, secondo me con qualche esagerazione, a parlare addirittura di un genocidio antitaliano, almeno a partire dal 1866, ma le cui radici risalibbero addirittura al suddetto XIV secolo!
    4) Una lettera di Cesare Battisti a Mussolini del settembre 1914, che, sempre stando allo storico del forum, avrebbe convinto Mussolini nel passaggio dall’iniziale neutralismo all’interventismo, in quanto Battisti avrebbe elencato una serie di pesanti vessazioni asburgiche contro l’elemento venetofono trentino….
    Insomma una serie di questioni che, mi puzzano di vecchia propaganda di guerra, ma rielaborate in salsa nuova citando lo studioso Luciano Monzali, mentre quasi tutta la restante ed “oggettiva” bibliografia citata, risale agli anni 1910-1920 circa ed è quasi tutta di matrice irredentista….
    Puoi darmi qualche delucidazione in merito? C’è del vero seppur gonfiato ad arte o si tratta di pura fuffa, visto che non trovo riscontri in fonti non italo-irredentiste?
    ciao!

    • Mauricius Tarvisii says:

      “Si cita inoltre la presenza dei Ladini (nel forum considerati italiani e parlanti un “dialetto italiano””

      Occorre distinguere tra ladini, però, anche tra ladini che abitano a una quarantina di chilometri di distanza.
      Abbiamo da un lato i cadorini che se li ascolti parlare italiano non sei in grado di distinguere dai veneti settentrionali: anche quelli dell’alto cadore (Auronzo, Santo Stefano di Cadore ecc) hanno una inflessione praticamente veneta, inflessione che si sente tra gli stessi sappadini (che appartengono ad un’isola linguistica non neolatina).
      Poi ci sono i ladini altoatesini (di Alta Badia, per esempio) che invece hanno una cadenza un po’ tutta loro e spesso l’italiano lo parlano a balbettii…
      I ladini trentini, invece, non sono ancora riusciti ad inquadrarli.

      Del resto i cadorini sono da sempre molto più veneti che alpino-tirolesi. Nel 1848 il Cadore insorse contro l’Austria, mentre in Alto Adige, tra comunità allo stesso modo ladine, non filò una mosca.

  18. mirkhond says:

    Per Mauricius

    Grazie per le interessanti informazioni. Non sapevo che i Cadorini fossero Ladini, mentre mi era nota la loro rivolta antiaustriaca del 1848 in linea con la rivoluzione veneta dello stesso periodo….
    Nel forum però si afferma che la germanizzazione del Tirolo sarebbe stata “pianificata” dagli Asburgo fin dal XIV secolo, e si afferma che l’estinzione del Ladino della Venosta ai primi del XIX secolo, fosse dovuta all’ulteriore “pressione” di Maria Teresa e Giuseppe II.
    Ora, a me affascina questa storia di questa latinità alpina, ultimo avanzo di una vasta area che, al momento della conquista bavara del Norico e di parte della Rezia, tra V e VII secolo dopo Cristo, doveva arrivare fino al Danubio, come dalla Vita di San Severino (410-482 d.C.).
    Ora, certamente la germanizzazione di gran parte del versante settentrionale alpino, tra Val d’Ossola e Carnia, inizia sicuramente nel XIII secolo, ad opera di pastori Walser, cioè Svevi nell’attuale Svizzera e in Piemonte, e di Bavaresi tra Tirolo e Carnia, ma a me risulta che si sia trattato di un lungo processo, naturale, dovuto a migrazione di gruppi di pastori e dal richiamo di feudatari tedeschi al popolamento di aree disabitate e spopolate da guerre, carestie e pestilenze…
    Insomma mi sembra davvero anacronistico, prima della fine dell’800, parlare di una pianificata politica “snazionalizzatrice” nei confronti dei Ladini tirolesi (nel forum si citerebbero stragi dell’imperatore Massimiliano I, visto come un nazista antelitteram!), in quanto l’idea di nazione come la conosciamo noi, nasce appunto col risorgimento….
    ciao!

  19. Per Mirkhond

    “Insomma mi sembra davvero anacronistico, prima della fine dell’800, parlare di una pianificata politica “snazionalizzatrice” nei confronti dei Ladini tirolesi”

    Basterebbe chiederci quale delle 1.700 entità indipendenti in cui era diviso il mondo germanofono fino all’Ottocento avesse lanciato il “piano”, per capire quanto simili tesi siano sciocche.

    • Mauricius Tarvisii says:

      1700 per stare stretti: in realtà più o meno ogni villaggio da quelle parti lì era entità politica in rapporto vassallatico o pseudo vassallatico con il sovrano nominale. Nelle valli dolomitiche ci furono vere e proprie guerre tra paesi (tutti rigorosamente costituiti i comune e tutti formalmente dipendenti dall’Austria o da Venezia) condotte nel sostanziale disinteresse dei sovrani teorici, che al massimo inviavano i propri rappresentanti come pacieri quando c’era il rischio di un’estensione del conflitto.

      Un esempio di queste guerricciole locali portate avanti a stragi di bestiame e agguati tra pastori si è fossilizzato nella Leggenda del Gallo, che vuole spiegare l’origine del confine tra i comuni di Auronzo di Cadore e di Dobbiaco/Toblach.

      http://www.infodolomiti.it/dolomiti.990002213-0.run
      Poi dicono che il Cadore non sarebbe Italia :-D
      Per la cronaca, esiste una versione “indulgente” della leggenda che vuole che la donna auronzana abbia colpito il gallo solo per sbaglio…

      Il confine tra i due comuni poi sarebbe diventato l’attuale confine tra Alto Adige e Veneto, che nel ’15 erano rispettivamente Austria e Italia. Ed è proprio sulla montagna che separa i due territori comunali (la doppia cima Monte Piano/Monte Piana) che fu combattuto tra il ’15 e il ’17 uno dei più sanguinosi scontri di tutta la guerra alpina, in cui morirono 14.000 persone (una media di 15-16 al giorno…) assolutamente inutilmente (sia perché l’Austria ci avrebbe benissimo dato Trento gratis in cambio della neutralità, sia perché con Caporetto il fronte retrocesse fino ad Asiago).

    • mirkhond says:

      Simili tesi sciocche sono riportate da uno “storico” sul forum
      http://patriottismo.forumcommunity.net/?=42882887, dal commento di un certo “in nome della verità” (la sua) dello scorso 30 luglio, sul precedente forum sul Qatar….

  20. habsburgicus says:

    @Mirkhond (e tutti)
    Il principe Hohenlohe fu Statthalter (Luogotenente) del Küstenland (Litorale, comprendente Gorizia e Gradisca, Trieste e Istria) prima della Grande Guerra; emise alcuni decreti , i famosi “decreti Hohenlohe” contro gli italiani (specialmente nel campo dell’istruzione) ma tutto finì lì…altro che 35.000 italiani espulsi ! diciamo che fu un amministratore un po’ malevolo verso gli italiani ma che è molto stimato dagli sloveni :D avessero avuto gli italiani nel 1945-1947 un principe Hohenlohe anziché gli sgherri di Tito !
    Il decreto del dic 1866 mi pare apocrifo..é vero che dal 1866 Francesco Giuseppe, e non a torto mutò la propria politica verso gli italiani, questo sì..e che doveva fare ? l’Imperatore non era napoletano ma “il cca nisciuno è ffesso” lo conosceva pure lui :D
    di fronte a un’élite italiana tendenzialmente infida e soprattutto di fronte all’irredentismo nel Regno (già anni 1870’ ma soprattutto dopo il 1882…diamine, Oberdank aveva cercato di ammazzare il suo Sovrano, non dimentichiamocelo..e i “sinistri” italici esaltarono il gesto di Oberdank come già avevano esaltato il tristo Agesilao Milano !; ma non esaltarono Passanante :D) la Monarchia asburgica doveva pure proteggersi…ed iniziò ad appoggiare gli sloveni ed i croati (in Trentino invece tutto questo appoggio ai tedeschi non lo vedo e comunque le iniziative pan-germaniche, più tarde, non ebbero l’ispirazione ufficiale)
    in Dalmazia ci fu l’appoggio agli slavi ma soprattutto, anche se questo nessuno lo dice, la perdita di posizioni degli italiani fu conseguenza della democratizzazione; in una terra dove gli slavi erano almeno il 95% è chiaro che gli Italiani potevano dominare solo con suffragio ristrettissimo e pesato, o meglio ancora in regime non costituzionale (e sino al 1848 gli Asburgo diedero loro tutto l’appoggio possibile tanto che la Repubblica di Venezia sembrava ancora esistere tranne per un particolare che non riguarda gli italiani; sino al 1797 i Serbi di Dalmazia, per sfuggire alle dure norme venete si dichiaravano cattolici; sotto i più tolleranti Asburgo “passarono” tutti all’ortodossia nel 1799 e non ci fu verso di farli tornare all’Unione :D)…le cose però evolvettero e gli italiani persero le loro posizioni (nel 1914 conservavano solo più il comune di Zara)..il bello è che coloro che criticano qui gli Asburgo per troppa democrazia sono i primi, in genere, ad accusarli in altre occasioni di poca democrazia !
    sui piani del XIV-XV secolo ti ha già risposto Miguel…..io aggiungo che sostenere tali teorie è farneticante :D
    concludo con una breve carrellata della politica degli Asburgo, prima in Austria e poi in Ungheria (dove tutto era diverso) verso le altre nazionalità diverse dalle due dominanti (sino al 1914, con la guera ci furono giocoforza cambiamenti) e credo che gli Asburgo ne escano bene, soprattutto in Austria
    ah, i ladini non credano possano definirsi tout court italiani (almeno bisogna distinguere :D); ti ha già risposto, con grande dovizia di particolari, Mauricius Tarvisii e io non saprei aggiungere altro
    Austria
    1. Italiani: bene in Trentino, così così (con tendenza al peggioramento) a Trieste, Gorizia e Gradisca e Istria MA assolutamente non persecuzione; i loro diritti linguistici erano gelosamente rispettati
    2. Sloveni: molto bene in Carniola (che era cosa “loro” :D non potevano solo massacrare i tedeschi che vivevano a Gottschee/Kočevje e altrove; per tali conquiste di civiltà bisognerà attendere Tito, gli Asburgo erano troppo rétro, sai :D); bene in Trieste, Gorizia e Gradisca e Istria; non benissimo in Stiria e soprattutto in Carniola (ma, di nuovo, potevano difendersi, si difendevano e in ogni caso lottavano con i pangermanisti locali non con l’Imperatore spesso non amato da quegli ambienti)
    3. Croati: bene in Istria, benissimo in Dalmazia (dove però non potevano opprimere i Serbi né viceversa)
    4. Serbi: abbastanza bene in Dalmazia (unico Kronland austriaco in cui c’erano)
    5. Cechi: bene in Boemia, nonostante le loro geremiadi (avevano tutto, Università, scuole, funzionari; non potevano solo opprimere i tedeschi e profanare le immagini della Vergine cui del resto erano devoti molti cechi; lo so che è un grave sacrificio, coraggio amici cechi, arriverà presto il vostro Beneš e potrete sfogarvi, ad esempio buttando giù le statue della Madonna nel 1919 :D); abbastanza bene in Moravia; così così in Slesia (ma diritti linguistici garantiti)
    6. Polacchi: paradiso terrestre in Galizia, purtroppo con il “diritto” di opprimere i Ruteni; ma si sa non c’è vera libertà se non puoi opprimere il tuo vicino :D; abbastanza bene in Slesia
    7. Romeni: bene in Bucovina, dove governavano insieme ai tedeschi (i soliti Ruteni se la prendevano in quel posto :D)
    8. Ruteni (ucraini): discretamente in Galizia dove erano di fede greco-cattolica (dico discretamente pensando all’Ucraina russa); pienissima libertà linguistica e religiosa (in Russia dal 1876 al 1905 era vietata la stampa di libri ucraini, tranne per pièces teatrali e solo in alfabeto russo o jaryžka !); in Galizia usavano dal novembre 1892 la cosiddetta želekhivka, più o meno simile all’alfabeto ucraino moderno fissato nel 1919. 1920 in Ucraina “russa” e definitivamente dalla Conferenza linguistica di Kharkiv del 1927 (vabbé, Stalin lo trovò poi “borghese” ed eliminò nel 1933 una lettera , oltre ad un bel po’ di linguisti negli anni successivi :D); dal 1848/1861 sino al 1892 in Galizia si usava la cosiddetta maksymovyčivka od ortografia etimologica, più simile al russo (prima si usava il cirillico antico, ancora utilizzato nella grammatica del ruteno in tedesco del Metr. unito Levyc’kyj del 1834); in Russia l’Unione era abolita nel 1839 (in Polonia russa dal 1875); non bene, ma ancora sopportabile in Bucovina (lì i ruteni erano ortodossi)
    9. Giudei: tutti linguisticamente se li annettevano, ad esempio i polacchi che pure li odiavano; bene, avevano tutti i diritti, senza però poter infrangere impunemente i diritti gli altri
    Ungheria (era uno Stato nazionale a diferenza dell’Austria e il Monarca contava meno..e infatti le minoranze se ne accorgevano :D)
    1.Slovacchi: abbastanza male (sottoposti a forte magiarizzazione)
    2.Ruteni: piuttosto male, ma sempre meglio che in Russia (erano Uniti ma di un’altra Unione, quella di Užhorod del 1646 con una liturgia rimasta più bizantina, non avendo avuto il Sinodo latinizzante di Zamostja=Zamość del 1720); usavano un dialetto particolare e l’ortografia etimologica (una variante della maksymovyčivka), dunque nel 1914 erano un po’ separati linguisticamente dai “fratelli” di Galizia
    3.Rumeni: non benissimo (avevano però abbastanza diritti linguistici e culturali, ma pochi diritti politici)
    4.Serbi: abbastanza bene, forse quelli che se la passavano meglio di tutti fra i magiari :D
    5.Croati: bene in Croazia, malissimo nelle aree propriamente ungheresi
    6.Sloveni (sooo in Prekmurje): male
    7.Tedeschi: bene i Sassoni della Transivania; così così gli svevi del Banato e quelli del Burgenland (oggi austriaco)
    8.Italiani (solo a Fiume): benissimo (erano favoriti sui croati)
    9.Giudei: benissimo (in genere), Budapest era chiamata dagli antisemiti “Judapest” :D
    Bosnia-Erzegovina
    1.Croati: molto bene
    2.Musulmani: bene
    3.Serbi: così così
    4. Giudei: discretamente

    (ovviamente i miei giudizi sono puramente personali e non infallibili :D)
    Ciao !

  21. mirkhond says:

    Per Habsburgicus

    Grazie per le informazioni che confermano quanto sospettavo su un certo rancoroso e mistificante neoirredentismo italiano….
    Su Hohenlohe (1863-1918), ho letto su Adriatico Irredento di Alceo Riosa, Guida editore Napoli, che era addirittura chiamato “il Principe Rosso” per la sua forte sensibilità alle problematiche sociali del proletariato triestino, e infatti appoggiava i socialisti di Trieste, in linea coll’Austro-marxismo, contrario alla distruzione dell’Austria-Ungheria.
    Le sue misure di polizia furono rivolte soprattutto contro l’elite “italiana” di Trieste e il suo arrogante classismo, attaccamento ai privilegi e disprezzo para-razzista verso il contado sloveno, a cui si negavano ostinatamente i propri diritti.
    ciao!

  22. mirkhond says:

    Sempre per Habsburgicus

    Il pickelhaube, il celeberrimo elmetto a chiodo prussiano, era in dotazione anche nell’esercito austro-ungarico? Attraverso film come Sissi o Oberst Redl, l’ho visto in dotazione solo per la gendarmeria e la feldgendarmerie in guerra, ma non per l’esercito.
    Nel 1916 lo stesso esercito tedesco sostituì il pickelhaube con lo stahlhelm, rimasto poi l’elmetto stereotipato tedesco e nazista, vedasi Sturmtruppen di Bonvi ( il bolognese Bonvicini).
    Anche nell’esercito austro-ungarico appare lo stahlhelm almeno dal 1916, ma prima QUALE tipo di elmetto aveva in dotazione?
    Se ben ricordo, almeno fino al 1866 l’esercito austriaco aveva solo il chepì….

    • PinoMamet says:

      Uniformologico:

      dunque, nella cittadina dove risiedo c’è un Museo del Risorgimento (che ce voi fà!), dedicato a uno dei garibaldini locali.
      Ci portarono in visita alle elementari, e ricordo che stupii una delle guide indicandogli, col nome tedesco, gli elmetti pickelhaube che stavano in una vetrinetta.
      Però non saprei dirti se fossero austriaci, o tedeschi, o magari delle truppe del Granducato di Maria Luigia, che furono riorganizzate su modello austriaco e, mi pare, lo ebbero in dotazione (come lo ebbero, per un breve periodo, gli statunitensi! e, in uniforme di gala, lo hanno ancora diversi sudamericani che si divertono a “fare i tedeschi”, e mi pare idanesi o gli svedesi, o entrambi). Purtroppo non so dirti di più!

      • PinoMamet says:

        Non c’entra niente, ma già che mi viene in mente: le truppe di Parma e Piacenza al tempo dei Farnese erano chiamate “Terzi”, all’uso spagnolo, e lessi che furono prestate, per motivi che ignoro, a Venezia, che le usò non ricordo se nei Balcani o chissà dove.
        La Storia è sempre più varia di come uno se l’aspetta…
        Ciao!

        • mirkhond says:

          Pino per me è un vero rompicapo, perché sono anni che cerco di capire come fosse fatta e con quali colori, l’uniforme austriaca pre e post 1866, a cominciare proprio dal pickelhaube, il mio elmetto preferito ;).
          ciao!

          ps. idem per le uniformi delle infermiere militari, che girando in internet c’è da impazzire, tra reenactors, foto della prima guerra mondiale…tedesche o francesi, ma niente che possa trovare attraverso riscontri incrociati riguardo ad esercito e personale infermieristico femminile austro-ungarico 1914-1918. Un bel casino….

  23. habsburgicus says:

    @mirkhond
    non so, mi intendo poco di uniformi militari :D credo fossero in una specie di grigio (prima erano bianche, come notissimo)
    ciao

    P.S per te e tutti
    purtroppo ho problemi di connessione (mi cade la linea, ho Vodafone, sarà problema di modem ?….i problemi sono iniziati più o meno da quando non riecso più a collegarmi a JKad di e-mule, viene “connesione in preparazione”..ci sarà un collegamento fra i due fatti ? però quando la connessione c’é, da 4-5 gg, posso andare su internet, fb ecc mentre e-mule continua a non funzionare dallo scorso sabato) e non so, per un tempo indefinito, quando e se potrò collegarmi, dunque non é detto che possa rispondere ai commenti ecc. (se poi é un falso allarme-temo purtroppo di no-e si risolve presto e bene, come non scritto..tanto meglio !)
    un caro saluto a tutte/tutti

    • Mauricius Tarvisii says:

      A volte i gestori telefonici tagliano la connessione quando attivi un P2P (tipo emule, che io ormai non posso più usare, grazie a Tele2).

      • habsburgicus says:

        dunque se non usassi più e-mule il problema potrebbe forse risolversi ?
        non capisco perché facciano questo (e-mule mi era comodo per i Tex, di cui sono appassionato :D)..vabbé
        comunque grazie
        ciao !

        • Mauricius Tarvisii says:

          A me se non uso emule la linea va.

          Perché lo fanno? Perché a qualcuno secca che io mi scarichi i film, ovviamente

        • mirkhond says:

          Io uso dream-mule, dopo che l’e-mule non mi funzionava più, circa tre anni fa.
          ciao!

        • Z. says:

          MT e habs,

          non è che i provider vogliano impedirvi di scaricare film in sé. E’ che i provider minori vogliono risparmiare sulla banda, e se scaricate film ne occupate a iosa.

          :)

  24. maria says:

    Un tortugesco augurio di buon ferragosto a tutti,

    maria
    grazie cara tartaruga, tra l’altro è il mio compleanno , mi chiamo così perché è una delle tante feste dedicate alla madonna:-)

  25. Dante says:

    Tanto per capire che cosa fosse davvero l’impero asburgico, vogliamo ricordare che molti importati storici ritengono che esso si sia reso complice (indiretto) anche del genocidio armeno?

    http://www.nuovomonitorenapoletano.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1588:il-genocidio-armeno-e-la-complicita-degli-imperi-centrali&catid=84:storia-contemporanea&Itemid=28

  26. habsburgicus says:

    Esagerùma nén, Dante, eh ?
    “pulizia etnica” in Dalmazia asburgica è un po’ forte (e non uso espressioni più colorite, solo perché io sono gentile :D)..diciamo, se proprio vuoi, una politica slavofila e anti-italiana, talvolta anche ottusa e malevole (più a causa di autorità locali croate che per ordini di Vienna), ma che tuttavia si giustificava, dal loro punto di vista, data l’ostilità dell’Italia liberale verso la Monarchia che perdurò anche durante la cosiddetta “Alleanza”, 1882-1915 (che solo dei simpatici boccaloni quali sempre furono i tedeschi poterono mai prendere sul serio :D non certo Cecco Beppe)..non a caso fu iniziata dal 1866, e non prima (specialmente sino al 1848 la lingua italiana fu protetta e favorita in ogni modo, fatto salvo il necessario ruolo del tedesco, lingua di cultura e dell’Impero, dunque imprescindibile..e ciò a vantaggio degli stessi dalmati…anche in epoca più tarda…l’italianissimo linguista Bartoli, famoso per i suoi studi sul dalmatico, anche grazie a questo retroterra culturale, poté scrivere i suoi libri migliori in tedesco…l’antichista Degrassi, italianissimo, per la stessa ragione poté attingere alla scienza germanica dell’Antichità, dall’epigrafista viennese Bormann..dunque il tedesco fu arricchimento !)
    Sugli Armeni, che dire ? è propaganda benešista di bassissima lega (anche se poi Beneš credo che abbia mai parlato degli armeni :D)..siccome gli Asburgo erano alleati della Turchia nella Grande Guerra e i turchi erano cattivi (come del resto i tedeschi biekissimi) allora se i turchi commisero dei crimini (e ahimé li commisero !) la colpa è dell’Ausria-Ungheria ! bello, un ragionamento del genere distrugge quel pasattista di Aristotele :D i tedeschi certo, per realpolitik, tacquero ma almeno un Ambasciatore (Wolf Metternich, 1915-1916) cercò di far qualcosa e fu silurato…un tedesco “privato”, il dr. Lepsius fece molto per gli armeni, anche dopo e in Germania stessa…l’ungherese Pallavicini János (Amb asburgico) e il polacco Pomiankowski (addetto militare asburgico nella capitale otttomana) senza dubbio non poterono protestare (e non lo fecero..avevano dei doveri verso la loro Patria in quella catastrofe immensa che fu la Grande Guerra, che bisognava provare a vincere !) ma ciò non vuol dire che fossero d’accordo né tantomeno che istigarono :D per favore

  27. mirkhond says:

    Habsburgicus

    Guarda il sito da cui provengono certe “verità”….. :)

  28. Z. says:

    Ma cussa l’è sta riviviscenza di post del passato? :D

    • habsburgicus says:

      ti dirò Z, io mi sono accorto ex post (dopo aver commentato) che era del lontano passato ! credevo fosse un nuovissimo intervento di Miguel (è vero che è già arrivato in Croazia ma pensavo fosse tornato indietro alla Germania per qualche ragione, invece no..un viaggio lo è, di Miguel lo è, ma dell’estate 2012 !)..
      una cosa è certa, credo
      mai finora un post di oltre 2 anni è stato ripreso in tale maniera !
      abbiamo battuto un altro record :D
      tipo, chessò, quello dei 500 commenti NESSUNO in tema :D

  29. mirkhond says:

    Il timore di vedere infrangere monoliti di regime, già messi in dubbio da molti decenni, da tanta storiografia.
    E’ la naturale reazione neorisorgimentalista, che tenta di salvare e tutelare la sua memoria “infangata” da tanti biekiSSimi reazionari;) e non, che l’hanno smontata da tempo….
    Alcuni tra i redattori, sono degli accademici, qualcun altro un noto neoirredentista che ora si fa chiamare Dante, ora Marco Tullio Cicerone, che da anni, gira per internet cercando di diffondere il suo verbo neoirredentista (e tra l’altro negando il duro assimilazionismo italiano nella Venezia Giulia e nell’Istria tra 1918 e 1943, come pure le stragi italiane nelle aree yugoslave annesse nel 1941-1943)!

  30. Dante says:

    Con buona pace di chi chiede di guardare il sito da cui provengono gli articoli da me citati, esso è il “Nuovo Monitore Napoletano”. Si tratta d’un periodico che ha per direttore responsabile la professoressa Antonella Orefice, storico universitario, con la collaborazione della Società Napoletana di Storia Patria e dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici.
    Gli articoli indicano la bibliografia che supporta le affermazioni ivi riportate.
    Sul genocidio armeno, si trova citato anche Vakahn Dadrian, uno fra i maggiori studiosi del genocidio armeno o forse il principale in assoluto, che ha scritto un intero saggio, German responsibility in the armenian genocide. A review of the historical evidence of german complicity (Cambridge 1996), sulle complicità degli imperi centrali nel “Grande Male”.

    • mirkhond says:

      Guardare il “target” di un sito, gentile signore, serve anche per comprendere da chi vengono certe rivelazioni.
      Che possiamo comprendere, nell’attuale clima culturale italiano.
      In cui ovviamente, c’è chi deve difendere consolidate verità di regime, necessarie al consolidamento dello stato italiano unitario, sorto nel 1859-1870, e proseguito con un’incessante propaganda, volta a guardare le malefatte di chi c’era prima, per coprire le proprie.
      Insomma, la secolare propaganda di guerra del vincitore.
      Oggi, le verità contenute nel vostro sito non sono più unanimemente riconosciute.
      E non solo dai “revisionisti alla pummarola”.

      • Dante says:

        Il “mio” sito? Il Nuovo Monitore Napoletano non è mio, caro signore.

        Resta il fatto che si tratta d’un periodico che ha per direttore responsabile la professoressa Antonella Orefice, storico universitario, che opera con la collaborazione della Società Napoletana di Storia Patria e dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici.

        Non starò manco a rispondere alle teorie sulla “propaganda” e “verità di regime”…

        • mirkhond says:

          Lei è uno dei collaboratori, egregio signore, ma il marchio della sua propaganda ora come Dante, ora come Marco Tullio Cicerone, è sempre la stessa.
          Lei è liberissimo di credere a ciò che si racconta.
          Per quel che mi riguarda, sono altrettanto liberissimo di dubitarne…..

  31. mirkhond says:

    Quanto alle fesserie che scrive su Radetzky, basta leggersi quanto dice uno storico come Franco Fucci, ufficiale ITALIANO in pensione……

  32. Dante says:

    Luciano Monzali, professore universitario, sostiene che le misure di germanizzazione e slavizzazione ordinate da Francesco Giuseppe nel 1866 furono applicate.
    Egli ha scritto un intero saggio sull’argomento, con dovizia di fonti in diverse lingue:

    http://www.ibs.it/code/9788871668284/monzali-luciano/italiani-dalmazia-dal.html

    • mirkhond says:

      Monzali ha parlato di campi di sterminio per “italiani”?
      Di deportazioni?
      Anche se ciò che dice fosse in parte vero, perché l’Austria avrebbe dovuto farsi fottere il suo litorale adriatico?
      Uno stato cerca di difendersi.
      Cosa che ha fatto anche lo stato unitario italiano da lei certamente molto amato, con le suee minoranze, fino ad epoche molto recenti.

      • Dante says:

        Monzali certamente non ha parlato del genocidio armeno…

        Monzali ha parlato di snazionalizzazione degli italiani perseguita dall’impero asburgico, di slavizzazione ed assimilazione forzata.
        Il professor Monzali ha potuto dire ciò basandosi su fonti austriache, scritte in tedesco. Il Monzali parla anche il croato ed è uno storico universitario, che ha dedicato ANNI ed ANNI alle sue ricerche sulla Dalmazia.

        Il giudizio etico su questa slavizzazione forzata lo lascio ad altri. Ma il fatto rimane: è avvenuta.

        • mirkhond says:

          Io non ho parlato di genocidio armeno.
          Ma di quello che gli Asburgo avrebbero compiuto in Dalmazia.
          Se cortesemente, può spiegarci in COSA consistette, ci farebbe cosa gradita!
          ps. Perché invece Zara, restò una città “italiana” al momento del crollo austroungarico del 1918?

        • Dante says:

          Ho parlato di genocidio in Dalmazia?
          Il libro del Monzali e l’articolo del Vigna che ho citato non usano questo termine, mi pare.

          Entrambi scrivono però di snazionalizzazione, di slavizzazione, di assimilazione forzata.

          In che modo ciò sia avvenuto, lo spiegano i loro testi. Ad essi rimando.

        • mirkhond says:

          Veramente, ci farebbe cosa gradita se ce lo spiegasse lei, dottor Marco Vigna/Marco Tullio Cicerone/Dante.
          Visto che ama giringirare per i blog altrui, per diffondere il suo verbo neoirredentista….

  33. Dante says:

    In quanto al Radetzky, si può leggere ciò che ha scritto il professore universitario inglese Alan Sked, professore alla London School of Economics, in saggi come The Survival of the Habsburg Empire: Radetzky, the imperial army and the class war, 1848.

    • mirkhond says:

      Non mi risulta però che il biekiSSimo Radetzky von Radetz, abbia però germanizzato il Norrland transpadano!
      E odiava così tanto gli “italiani” da trovarsi pure un’amante “italiana” nella contadina lombarda Giuditta Meregalli da Sesto San Giovanni (1806-1885), cin cui ebbe 4 figli.

      • Dante says:

        Non ha avuto il tempo di germanizzare e slavizzare, il “buon” Radetzky. Le intenzioni c’erano eccome.

        L’amante italiana? Sa quanti razzisti, invasori, ecc. si sono presi amanti fra i loro schiavi? I negrieri nelle piantagioni americane avevano spesso delle amanti prese fra le loro schiave…

        • mirkhond says:

          Già, però la schiava in questione fu trattata con tutti i riguardi, e il pur indebitatissimo Radetzky, trovò il modo di mettere una somma da parte con cui sistemare la Giuditta e i loro 4 figli.

    • habsburgicus says:

      Sked però non diffama Radetzky, semplicemente lo vede in prospettiva storica..in un altro suo libro del 2011, nel sottotitolo, lo chiama “military genius” :D
      per quanto riguarda me, sono prontissimo ad ammettere una politica anti-italiana degli Asburgo (dal 1866, o al massimo dal 1859), nei territori adriatici e (solo più tardi) in Trentino..il Lombardo-Veneto è altro, lasciamolo fuori (e lì il discrimine è il 1847/1848, comunque è altra cosa…non ci interessa, ora)
      con due caveat
      1.riconoscere che gli Asburgo, qualche ragione l’avevano, eh ? :D e il 24 maggio 1915 lo dimostrerà !
      2.riconoscere che le loro politiche snazionalizzatrici furono assai più moderate di quelle della Germania e della Gran Bretagna e infinitamente più moderate (tanto da no essere paragonabili a quelle della Francia radicale)
      cui ne aggiungo un terzo
      3.riconoscere francamente che il trattamento nei confronti degli italiani (e per certi versi dei romeni in Ungheria) era per ovvi motivi qualcosa di specifico, esistendo Stati irredentisti vicini e ambiziosi, diciamo pure “greedy”, ancorché “alleati” (quanto valesse tale alleanza si vedrà il 23/5/1915 e il 27/5/1916 :D) NON era indice della politica nazionale degli Asburgo NEL SUO COMPLESSO, con i suoi difetti (è chiaro) come tutto ciò che è umano, ma infinitamente migliore di quelle degli Stati successori ! (specialmente in Cisleitania, in Ungheria dal 1867, non a caso liberale, era ancora diverso) se non si ammette almeno questo, non si fa Storia, bensì benescismo e masarykismo di bassissima lega :D con 95-100 anni in ritardo :D

      • habsburgicus says:

        27/8/1916, h. 21.00 of course :D dichiarazione di guerra presentata dal Ministro romeno a Vienna principe Mavrocordato

      • PinoMamet says:

        “.riconoscere francamente che il trattamento nei confronti degli italiani (e per certi versi dei romeni in Ungheria) era per ovvi motivi qualcosa di specifico, esistendo Stati irredentisti vicini e ambiziosi, diciamo pure “greedy”, ancorché “alleati””

        In effetti lo penso anche io; almeno per quanto riguarda l’Italia (non conosco la situazione romena) era abbastanza logico non aspettarsi trattamenti particolarmente favorevoli da parte dello Stato che, per varie ragioni, avevano scelto come nemico di elezione, anche se al momento alleato (poi la saldezza di tale alleanza si vedrà…)

        Una nota di costume:
        rileggendo La Coscienza di Zeno, noto che il protagonista, per insultare il rivale che gli soffierà la corteggiata (la preferita delle tre sorelle), gli fa notare che porta (il rivale) un cognome tedesco; e il rivale afferma però di essere italiano da molte generazioni; anche altrove, nel romanzo, si lodano dei “buonissimi italiani”, i personaggi che parlano in dialetto si rammaricano di non conoscere meglio l’italiano, e in generale pare ci sia un certo malanimo verso i “tedeschi”.
        Tra l’altro il protagonista e la moglie fanno poi un viaggio di nozze in Italia, a Firenze e a Roma.

        Non so se la cosa riflettesse esattamente i sentimenti dei triestini italofoni di allora, ma, in mancanza di altri elementi, non vedo perché escluderlo.
        (Mentre ipotizzo che quelli di oggi, in maggioranza, abbiano nostalgia della “Cacania”- ma è sempre così…)

        La cosa è anche più curiosa perché viene da un autore che si firmava Italo Svevo, che aveva in effetti un cognome tedesco, e aveva studiato in Germania.

      • Luigi says:

        Il buon feldmaresciallo – non austriaco, ma boemo – fu davvero un grande soldato.
        Le bagatelle peninsulari sono in realtà poca cosa, di fronte a ciò che fece nelle guerre napoleoniche.

        Non per nulla era il capo di stato maggiore del principe di Schwarzenberg e uno degli artefici della vittoria di Lipsia, la vera fine di Napoleone (Waterloo è propaganda), dove venne anche ferito due volte.

        Ciao.
        Luigi

  34. Dante says:

    Il piano di germanizzazione forzata del Trentino è stato descritto con abbondanza di materiale da uno studioso di nome Gerd Pircher (non proprio un italiano…), nel suo studio “Militar, Verwaltung, und Politik in Tirol in Estern Welkkrieg, Universitatsvelag Wagner”, pubblicato ad Innsbruck nel 1995!

  35. mirkhond says:

    Nel testo Adriatico Irredento, questa germanizzazione del Trentino, viene molto ridimensionata.
    E comunque, ripeto, lo stato italiano COS’HA FATTO a partire dal 1918, fino agli accordi De Gasperi-Gruber, del secondo dopoguerra, riguardo al Sud-Tirolo?

  36. Dante says:

    Il testo “Adriatico irredento. Italiani e slavi sotto la lente francese (1793-1918)” (sic!) che cosa c’entra con … la germanizzazione del Trentino?

    Ripeto poi, che cosa ha fatto l’impero asburgico a partire dal 1815 sino al 1915, riguardo all’Alto Adige, al Trentino, alla Venezia Giulia ed alla Dalmazia, ben prima che lo stato italiano potesse fare alcunché?

    • mirkhond says:

      Ne fa un cenno, riguardo agli incidenti di Innsbruck del 1904!
      Così come, riguardo il principe Hohenloe, non parla affatto dei 35.000 italiani espulsi da Trieste, di cui lei accennò ripetutamente in un blog neoirredentista, sotto il nome di Marco Tullio Cicerone.

      • Dante says:

        Espulsioni di cui parla Ernesto Sestan e che non vanno confuse con i decreti Hohenlohe in senso stretto!

        • mirkhond says:

          Forse lei si riferisce ad espulsioni di REGNICOLI, cioè di sudditi/cittadini del Regno d’Italia!

  37. mirkhond says:

    Ecco, ci dica lei cosa ha fatto il biekiSSmo Impero Asburgico?
    Ha deportato la gente nei lager?
    Li ha espulsi (non mi riferisco alle parziali deportazioni del 1915-1918, che lei naturalmente conosce benissimo, ma proprio nel 1815-1915)?
    E comunque, cos’ha fatto DOPO l’italia?

  38. Dante says:

    Certo che molti italiani sono stati espulsi dalle autorità della Duplice Monarchia.
    Un grande storico, Ernesto Sestan, ha calcolato che gli italiani espulsi in questo modo furono almeno 35.000 nel solo periodo compreso fra il 1903 ed il 1913: “la cittadinanza del regno d’Italia […] era motivo sufficiente perché le autorità austriache facessero il viso dell’arme e quando credessero opportuno, intervenissero con provvedimenti di sfratto forzoso, con i più futili pretesti; 35 mila circa sarebbero state queste espulsioni di italiani regnicoli nel decennio dal 1903 al 1913”. [ERNESTO SESTAN, Venezia Giulia. Lineamenti di una storia etnica e culturale, Udine 1997, p. 93.]

    Ripeto poi, che cosa ha fatto l’impero asburgico a partire dal 1815 sino al 1915, riguardo all’Alto Adige, al Trentino, alla Venezia Giulia ed alla Dalmazia, ben prima che lo stato italiano potesse fare alcunché?

    Guardi che Italia si scrive con la maiuscola, proprio come Austria o Slovenia …

    • Dante says:

      Sempre di italiani si trattava ed espulsi per la loro nazionalità, sulla base di pretesti.
      Il Sestan è reciso. Ernesto Sestan, egli stesso originario dell’Istria (nativo di Albona) fa notare come il governo austriaco favorisse in ogni modo l’immigrazione slava dalle regioni contadine della Slovenia e della Croazia nel grande centro urbano, industriale e commerciale di Trieste, ma come al tempo stesso sbarrasse la strada al movimento migratorio italiano. La città triestina, italiana da sempre, vedeva così erodere la propria italianità dal movimento d’immigrazione slavo, senza poter da sola crescere demograficamente in modo corrispettivo. Le espulsioni di italiani furono almeno 35.000 fra i soli abitanti di Trieste. Questi decreti, che imponevano l’espulsione degli italiani che non avessero cittadinanza austriaca, erano per di più del tutto illegali secondo le norme stesse dello stato asburgico, oltre ad essere in palese contrasto con l’alleanza all’epoca ancora esistente fra Italia ed Austria-Ungheria, ma che quest’ultimo stato calpestava perseguitando in modo sistematico gli Italiani. Le autorità imperiali colsero praticamente ogni PRETESTO per espellere gli Italiani, cacciando via anche persone la cui famiglia viveva da molte generazioni a Trieste: fra questi uomini, vi fu anche il poeta Umberto Saba, figlio e nipote di triestini.
      Per l’appunto la Duplice Monarchia parlava di Reichsitaliener per chi era cittadino del regno d’Italia e di Volksitaliener per chi era era suo suddito, ma sempre di italiani si trattava…

      • mirkhond says:

        Le chiedo PERCHE’ di questa politica tardoasburgica di bieka “italofobia” verso i sudditi/cittadini del Regno d’italia?
        A Vienna erano tutti impazziti?
        E perché Hohenloe (1863-1918), era definito il “principe rosso” e simpatizzava coi socialisti triestini di Angelo Vivante?

        • Dante says:

          Perché? Perché la Duplice Monarchia sapeva benissimo che gli italiani suoi sudditi non ne volevano più sapere di starsene sotto il trono del Kaiser. Allora pensarono bene di snazionalizzarli.

          Hohenlohe era pure un noto sostenitore del “trialismo” e seguiva una politica che etnicamente era diretta a favorire gli slavi a discapito degli italiani.

          Le sue teoriche simpatie per i lavoratori non gli impedirono le 35 mila espulsioni di italiani compiute dalla polizia sotto il suo governatorato di Trieste, sulla base di semplici pretesti…

        • mirkhond says:

          A parte che resta tutta da dimostrare sta cifra dei 35.000 italiani espulsi.
          Puo’ essere anche propaganda interessata….

  39. mirkhond says:

    Guardi che lo scrivo come mi pare, perché grazie a Dio il nazionalismo, il fascismo e l’irredentismo oggi non sono al potere in questo paese!

  40. mirkhond says:

    “Ripeto poi, che cosa ha fatto l’impero asburgico a partire dal 1815 sino al 1915, riguardo all’Alto Adige, al Trentino, alla Venezia Giulia ed alla Dalmazia, ben prima che lo stato italiano potesse fare alcunché?”

    E le ripeto ancora, perchè non ce lo dice lei?

  41. Dante says:

    Perché lo hanno già fatto altri e meglio di me, ad iniziare dal Monzali e dal Pircher, quindi non è il caso che mi metta a riportare il loro libri qui in questi commenti pagina per pagina.

    La grammatica italiana prevede che Italia, come gli altri nomi di luogo, si scriva con l’iniziale maiuscola. Così insegna l’accademia della Crusca, non Mussolini…

    • mirkhond says:

      Io scrivo come mi pare, e le sue lezioni le dia a qualcun altro, visto che lei qui si è inserito come un troll, per diffondere la sua propaganda che non trova universali consensi, dottor Vigna!

  42. mirkhond says:

    Per quanto riguarda il Trentino, non fu Alcide De Gasperi a dichiarare che, nel 1914, se avessero potuto scegliere con un plebiscito, il 90% dei trentini avrebbero preferito RESTARE Austriaci?
    Da chi fu catturato Cesare Battisti?
    Chi era Brunetto Franceschini?

    • habsburgicus says:

      la frase su De Gasperi mi pare apocrifa…
      De Gasperi non fu mai amico dell’Austria, né sinceramente devoto alla Corona (anzi alle Corone..se i Savoia nel 1946 han fatto la fine che han fatto, lo devono in gran parte a De Gasperi :D il grandissimo Guareschi lo capì, e lo scrisse anche !)
      era un cattolico liberale, su alcuni aspetti precursore del Concilio (per quanto severo su alcune questioni), tendenzialmente ostile alle Monarchie vere e non amante dei tedeschi, sostanzialmente indifferente (o comunque non conscio) degli aspetti massonici della realtà
      ciò non toglie che non fosse neppure un italianissimo…donde certe calunnie di origine fascista..che in tempi mutati divennero quasi medaglie al valore :D e, per converso, la necessità DC i enfatizzarne il patriottismo )donde forse l’origine della voce che riporti)
      era diciamo un democristiano, già allora :D
      de resto, se con tanta gente, diede la sua fiducia, anni dopo, al divo Giulio, ci sarà un perché :D

      • habsburgicus says:

        forse l’origine della voce che riporti

        in questo senso
        orugine fascista, dunque negativa (all’epoca)
        più tardi trasformata in positiva, nell’Italietta europeista post-bellica
        è solo un’ipotesi però :D

  43. mirkhond says:

    Le intenzioni c’erano eccome.

    Avrà pure avuto tutte le intenzioni che voleva, il sciur Radetzky von Radetz, magari dopo diversi boccali di birra, in un momento di incazzatura.
    Però non l’ha fatto.

  44. Dante says:

    De Gasperi? De Gasperi denunciò pubblicamente ben prima del 1914 la germanizzazione che si cercava di realizzare nel Trentino. Secondo alcuni era un irredentista, secondo altri no. Sta di fatto che denunciò pure il trattamento inflitto ai trentini nel corso della prima guerra mondiale, con le deportazioni di massa.

    Guardi poi che le autorità della Duplice sapevano bene che gli Italiani soggetti al dominio dell’Austria ne erano irriducibilmente ostili.

    Il generale Clam Martinitz, il principale collaboratore del principe von Metternich, fu incaricato di valutare la situazione in Italia nel 1830 e di fare rapporto. La relazione evidenziò la debolezza e l’impopolarità del dominio austriaco in Italia. Il Clam Martinitz sosteneva che gli Italiani odiavano il regime asburgico e che l’unico modo che aveva l’Austria per conservare i suoi possedimenti in Italia era l’uso della forza, ovvero la presenza costante d’un massiccio esercito.

    L’ammiraglio Zichy, comandante in capo della flotta asburgica nel 1848, parlava ben prima della generale sollevazione del Lombardo-Veneto come di una “terra radicalmente ostile” al dominio asburgico e sosteneva che bisognava attendersi “un completo ammutinamento della marina […] alla prima occasione”, ciò che poi effettivamente avvenne.

    Il generale von Schönhals ricorda che nelle sue memorie che gli occupanti Austriaci erano odiati dagli Italiani, di tutte le classi sociali. Era particolarmente ostile era la classe dirigente italiana, ma anche quella media e popolare erano contrari alla presenza austriaca. Von Schönhals scriveva che erano pressoché assenti i legami fra i dominatori Austriaci e gli Italiani, fra i quali cresceva il risentimento verso i primi.

    Il feldmaresciallo Radetzky, per lungo tempo comandante in capo delle forze asburgiche in Italia e poi anche governatore del Lombardo-Veneto, dichiarava che era inutile tentare di riguadagnare la fedeltà degli Italiani e che esisteva una sola maniera di conservare i domini in Italia, ossia reggerli “con la spada in pugno”. Egli aggiungeva che in tutta Italia, dalle Alpi sino alla Sicilia, gli austriaci erano mortalmente odiati.

    L’arciduca Massimiliano d’Asburgo, fratello dell’imperatore, ammiraglio della flotta imperiale e poi vicerè del Lombardo-Veneto, scriveva che era necessaria una forte presenza militare in Italia, poiché nessun amministratore asburgico si sentiva in grado d’esercitare la propria attività senza essere assicurato e protetto dai militari.

    Il generale Karl Moering, Luogotenente del “Litorale” (ossia della Venezia Giulia) inviava nel 5 agosto 1869 una relazione al ministro Giskra. Egli scriveva che a Trieste la vita politica e sociale era interamente dominata da un blocco che riuniva quasi tutti gli Italiani e che era antigovernativo.

    Markus von Spiegelfeld, Luogotenente del Tirolo dal 1906 (quindi governatore anche del Trentino), aveva inviato nel 1912 un memorandum all’erede al trono Francesco Ferdinando d’Asburgo dichiarando che la popolazione del Trentino era interamente d’idee e sentimenti italiani: “Nazionale, anzi marcatamente nazionale, è tutta la popolazione laggiù”. [P. Pombeni, “Il primo De Gasperi. La formazione di un leader politico”, il Mulino, Bologna 2007, pp. 183 sgg.]

  45. mirkhond says:

    “Perché? Perché la Duplice Monarchia sapeva benissimo che gli italiani suoi sudditi non ne volevano più sapere di starsene sotto il trono del Kaiser. Allora pensarono bene di snazionalizzarli.”

    Oppure perché temeva agenti provocatori, giunti dall’italia per minare l’Austria.
    Nonostante i due paesi fossero innaturalmente alleati dal 1882.

  46. Dante says:

    La decisione imperiale del 1866 non fa alcun riferimento ad “agenti provocatori”, che non avrebbero d’altronde costituito alcuna minaccia se la popolazione italiana fosse stata contenta d’essere sottomessa alla Duplice Monarchia.

    Le misure di snazionalizzazione continuarono anche dopo il 1882, nonostante i due paesi fossero alleati. Il Monzali spiega bene pure questo punto.

  47. mirkhond says:

    Guardi, non mi ha convinto.
    Perché se gli Austriaci erano così detestati dagli “italiani” della Monarchia, non vi furono rivolte, prima del 1847 (con l’insediamento a Milano dell’arcivescovo Romilli)?
    E perché non ce ne furono nel 1859?
    Quanto all’oppresso Trentino, mi risulta che una spedizione lombardo-svizzera, nell’aprile 1848, penetrò in Trentino, nel tentativo di rompere le comunicazioni del Quadrilatero col Tirolo.
    Però, non mi risulta affatto che i rivoltosi avessero avuto tutto questo appoggio popolare, vista la facilità con cui le truppe austriache sconfissero questa spedizione (con la fucilazione di una 20 di questi prigionieri, disertori dell’esercito imperiale, nel castello di Trento)!
    Nel 1866, Garibaldi si lamentò della scarsa se non nulla adesione degli abitanti delle campagne venete e trentine alla causa “italiana”!

  48. mirkhond says:

    Inoltre, se nel marzo aprile 1848, circa 10.860 soldati lombardo-veneti dell’Austria disertarono, è vero che un’altra buona metà restò fedele a Vienna.
    Inoltre in quel contesto di rivoluzioni generali, in cui sembrava che l’Austria dovesse andare a pezzi, quanti di questi disertori lo fecero per motivi “patriottici” (?), e quanti per semplice spirito da “8 settembre”, e da “tutti a casa” tipico clima di un contesto statale che sta, (o sembra di stare) sbandandosi?
    E quanti dopo il bando di perdono del perfido Radetzky del 3 settembre 1848, rientrarono nei ranghi?

  49. mirkhond says:

    L’ammiraglio Zichy, comandante in capo della flotta asburgica nel 1848, parlava ben prima della generale sollevazione del Lombardo-Veneto come di una “terra radicalmente ostile” al dominio asburgico e sosteneva che bisognava attendersi “un completo ammutinamento della marina […] alla prima occasione”, ciò che poi effettivamente avvenne.

    Bisogna vedere.
    Però nel 1866, sotto un altro bieko ammiraglio austriako, Teghetoff, gli equipaggi “italiani” del Litorale da Trieste a Cattaro, combatterono fieramente sotto la bandiera della biekiSSima Aquila Bicipite (orroreee!!!!!!), CONTRO la neonata flotta del neonato Regno d’italia!
    E sconfiggendola pure a Lissa, il 20 luglio di quell’anno.
    Inoltre lo storico triestino Mario Pacor (1913-1984), nel suo Italia e Balcani, Dal Risorgimento alla Resistenza, libro non sospetto di bieke simpatie austriakanti, sostiene che nel 1866 a Trieste il sentimento irredentista era pressoché inesistente!

  50. mirkhond says:

    Riguardo poi al presunto ammutinamento di massa della marina asburgica “italiana”, nell’aprile-giugno 1848, comparvero nel Golfo di Trieste le navi della flotta dei sovrani degli stati italiani, provvisoriamente e maldestramente uniti nella lega “neoguelfa” antiaustriaca, tra cui navi della flotta napoletana (epoca del breve periodo costituzionale del 1848).
    Ebbene, questa flotta panitaliana di liberatori fu respinta da Trieste.
    Come mai, gli “italiani” della città non dettero addosso agli “oppressori” per unirsi ai “liberatori”?

  51. mirkhond says:

    ERNESTO SESTAN

    Lo stesso storico, che ha svolto il servizio di leva nell’esercito del SUO paese: l’AUSTRIA-UNGHERIA?
    Lo stesso storico che In Stato e Nazione nell’Alto Medioevo, Napoli 1952, disse che : “ognuno E’ quel che CREDE di essere” ?

  52. mirkhond says:

    “Markus von Spiegelfeld, Luogotenente del Tirolo dal 1906 (quindi governatore anche del Trentino), aveva inviato nel 1912 un memorandum all’erede al trono Francesco Ferdinando d’Asburgo dichiarando che la popolazione del Trentino era interamente d’idee e sentimenti italiani: “Nazionale, anzi marcatamente nazionale, è tutta la popolazione laggiù”. [P. Pombeni, “Il primo De Gasperi. La formazione di un leader politico”, il Mulino, Bologna 2007, pp. 183 sgg.]”

    Che strano. Visto che Cesare Battisti, catturato da una pattuglia al comando del TRENTINO Brunetto Franceschini, e impiccato come TRADITORE DELLA PATRIA e DISERTORE quale ERA, fu giustiziato davanti da una folla di TRENTINI come lui.
    Che applaudirono a tale impiccagione!
    Certo, è macabro applaudire ad un’esecuzione.
    Però non dimostra certo simpatia per la causa dell’impiccato!
    Infine, ricordo anni fa, una mia alunna trentina, che mi disse che da loro, l’Austria è RIMPIANTA!
    Alunna anziana, in quanto insegnavo all’università della terza età.

  53. habsburgicus says:

    @Dante
    Su alcuni fatti potrei anche concordare (non sulle interpretazioni anti-asburgiche a prescindere..ricordo solo che ciò che fecero, o avrebbero voluto fare, gli austriaci è NULLA in confronto a quello che i francesi fecero effettivamente ai nostri fratelli italiani di Nizza, di Briga/Tenda e della Corsica..quella sì che è snazionalizzazione ! il fatto che sia riuscita non l’assolve..del resto se la riuscita è fonte ipso facto di assoluzione, allora dovremmo esaltare la slavizzazione, no ? anche quella è riuscita)
    Sul fatto che Pircher sia austriaco, o tedesco..vuol dire poco, oggi, anzi è un “aggravante” :D
    Austria e Germania per i noti avvenimenti, e pe la viltà dei governanti e soprattutto della clsase intellettuale, hanno subito un tal lavaggio del cervello e sono giunte a tale grado di odium sui da rendere normalissime posizioni radicalmente anti-tedesche proprio fra loro :D (si pensi a quel Fischer, tanto esaltato dalle sinistre, che ebbe l’impudenza di riprendere le teorie assurde dell’Intesa sullo scoppio della Grande Guerra, quando le avevano abbandonate o stavano abbandonandole in parte, perfino i francesi…ed è tutto dire :D)
    Apprezzo però che ci sia un italiano patriottico e, per quel poco che può valere la mia opinione, mi compiaccio che abbia deciso di intervenire a questo blog…se poi il patriottismo si rivolgesse anche a Malta e alla Corsica, e non solo agli Asburgo, ancora meglio :D
    Perché altrimenti più che di patriottismo sarebbe più corretto parlare di “massonismo” o neo-giacobnismo :D intendiamoci, non cambia assolutamente nulla, per me..felicissimo anche in quel caso di interloquire, ci mancherebbe..solo un po’ di chiarezza, però :D

  54. habsburgicus says:

    e comunque gli italiani regnicoli erano stranieri…Vienna aveva ogni diritto di espellerli :D
    ah mi dite che in Italia nel 2014 non funziona così ?
    d’accordo, ma io parlavo di Paesi civili non di Stati governati da mentecatti e buffoni, credevo fosse sottinteso :D

    su Battisti c’è una sola cosa da dire
    se era Eroe Battisti lo era pure Borg Pisani
    se era criminale Borg Pisani, lo era pure Battisti :D
    altrimenti non si è obiettivi
    o forse S.M britannica ha il diritto di impiccare chicchessia mentre gli Asburgo (che orrore, erano cattolici !) quel diritto non ce l’avevano ? :D anche se il Trentino era collegato a Vienna ben più strettamente di quanto Malta fosse legata a Londra

    P.S 2
    nella politica asburgica verso l’Austria bisogna distinguere gli anni 1815-1848 (per certi aspetti, con titubanze, essendo anni di sperimentazioni politiche, sino al 1866) quando NON ci fu slavizzazione, da quelli 1866-1915, e ancor più dai progetti del 1915-1918
    dal 1866 infatti la slavizzazione ci fu e l’ho già detto prima, accennando anche ai motivi

  55. mirkhond says:

    Tutto quello che volete.
    Ma parlare di “genocidio” è davvero un’esagerazione, dovuta al bisogno di gettare le colpe sui vinti, per nascondere quelle ben più gravi dei vincitori.
    E come ha ricordato Habsburgicus, la piallatura delle diversità etniche all’interno degli stati otto-novecenteschi, furono compiuti anche dalla Francia, dall’Inghilterra in Scozia
    E negli staterelli balcanici liberatisi dalla dominazione ottomana tra 1804 e 1913.
    L’idea del monolite etnico fu una PIAGA comune a quasi tutti gli stati europei dell’epoca.
    Gli stessi Armeni, se non fossero stati piallati, avrebbero a loro volta piallato i gruppi curdi e turchi che sarebbero ricaduti nelle loro frontiere!
    Però solo gli Asburgo fanno schifo a certa gente!
    Forse perché cattolici, e “codini”, come giustamente ricordato da Habsburgicus!
    E devo dire che come piallatori, non furono nemmeno tanto bravi, visto che, ad onta dei papielli citati, quando l’Austria-Ungheria crollò nel 1918, il Trentino era una terra trentina e non tedesca (se non in misura esigua), Trieste e l’Istria costiera, e parte del Pisinese, erano “italiane”, idem Gorizia, idem Zara, e qualche altra metà di qualche isoletta dalmata.
    Inoltre un ammiraglio statunitense, inviato a presidiare l’Adriatico alla fine del 1918, per rendere operative le clausole di pace dell’Intesa, dichiarò che nel litorale dalmata, TUTTI conoscevano, parlavano e capivano l'”Italiano” o meglio il Veneto da Mar, affiancato dall’Italiano tra i ceti colti.
    Lui, da estraneo al contesto, rilevò che lì essere “italiani” o “croati” era un fatto IDEOLOGICO più che “etnico”!
    Altro che pulizia etnica!

  56. Per Mirkhond e Dante

    “Veramente, ci farebbe cosa gradita se ce lo spiegasse lei, dottor Marco Vigna/Marco Tullio Cicerone/Dante.
    Visto che ama giringirare per i blog altrui, per diffondere il suo verbo neoirredentista….”

    Mi sembra un atteggiamento scorretto da parte di Mirkhond.

    Dante è intervenuto qui all’inizio con un semplice riferimento a un articolo; ma poi ha sostenuto la sua posizione in modo ragionato, quindi non è certamente una persona che fa un commento e poi scompare, come a volte succede.

    E’ ovvio che ha idee diversi da altri frequentatori, sostenute anche con passione; ma non si può dire che non “abbia studiato”.

    Su questo blog abbiamo aperto tanti fronti di discussione, tra persone dalle idee molto diverse – siamo reduci da un’estenuante discussione tra “evoluzionisti” e “antievoluzionisti” e molti altri argomenti.

    Insomma, per Dante: qui troverai pane per i tuoi denti, ma anche accoglienza e rispetto, almeno da chi gestisce questo blog :-)

  57. mirkhond says:

    Martinez

    Il signor “Dante” troneggia (o troneggiava) anche in un blog neoirredentista blindatissimo, per chi non condivideva l’austrofobia di lorsignori.
    Personalmente trovo assurde e sostanzialmente infondate le asserzioni di “Dante”.
    Però il blog, non è il mio.
    Che personalmente ne ho palle piene di queste persone, che trolleggiano in continuazione in internet, per difendere posizioni di suprematismo neoirredentista, in reazione a chi non condivide il loro ex monolite nazirisorgimentalista!

  58. Per Mirkhond

    “Il signor “Dante” troneggia (o troneggiava) anche in un blog neoirredentista blindatissimo”

    Quando qualcuno viene qui, ciò che fa altrove è irrilevante, anche se capisco che possa dare fastidio che altri blog siano blindati.

    Possono anche sostenere posizioni molto marcate, possono anche arrabbiarsi di tanto in tanto, purché documentino e ragionino.

    Come quasi sempre fai tu, d’altronde, infatti ho criticato solo questo tuo intervento, che non aggiungeva nulla di costruttivo.

    • habsburgicus says:

      @Miguel
      per quanto riguarda me (ammesso che ciò abbia una qualche rilevanza), sono felicissimo dell’arrivo di Dante e ancor più se vorrà rimanere…
      come hai già notato tu, e ribadisco io, fa riferimento a fonti serie, che senza dubbio arricchiscono..poi si può dissentire, anche duramente, sulle interpretazioni, ma ciò è normale qui :D..e a dirla tutta dovrebbe esserlo anche fuori di qui !
      a me piace sempre se arrivano dei nuovi…se poi si interessano di Storia, meglio ancora
      se, infine, fossero anche di senso femminile (di cui qui c’è purtroppo rarità, almeno fra gli “habitués”) e pure bellissime, sarebbe il non plus ultra :D ma, comprendo, che è volere troppo !
      a proposito di donne, l’ottima Tortuga è sparita ? confido di no !

      • PinoMamet says:

        Beh, ti sei perso la discussione sulle integraliste biondone, rifatte e leopardate? ;)
        se ne parla (con ampia documentazione fotografica ;) nei commenti a Quanto sete brutti, verso il fondo
        ;)

  59. Dante says:

    Vorrei solo rispondere un momento ad alcune obiezioni rivoltemi.

    Ernesto Sestan era nativo di Albona, combatté (arruolato) nell’esercito imperiale sul Piave, scrisse quello che è ritenuto ancora oggi un capolavoro sul tema, il saggio che ho citato “Venezia Giulia”.
    Egli è riconosciuto in modo unanime come un grande storico e certamente (viste anche la biografia) non era un estremista affetto da “austrofobia”.
    La cifra che egli ha calcolato di 35 mila italiani espulsi da Trieste, perché italiani e sulla base di semplici pretesti, è stata computata sulla base della documentazione ufficiale della polizia del governatorato, quindi delle stesse fonti austriache.
    Si tratta quindi del parere di un grande storico, non imputabile di faziosità anti-austriaca, che scrive sulla base delle stesse fonti austriache.

  60. Dante says:

    Le rivolte ed insurrezioni avvengono se e quando esistono le condizioni. Sono innumerevoli le colonie o le dittature in cui i popoli oppressi sono impossibilitati a ribellarsi. Un elenco sarebbe inutile e sfonderebbe la proverbiale porta aperta.
    Non è nemmeno vero poi che gli italiani non avessero provato a liberarsi dal dominio di Vienna prima del 1848. Soltanto che le loro organizzazioni clandestine avevano dovuto confrontarsi con l’occhiuta sorveglianza della polizia e dell’esercito.
    La spedizione nel Trentino del 1848 fu condotta da un pochi volontari male armati e venne perciò facilmente sgominata dalle truppe regolari imperiali. Ma è un fatto che la spedizione fu accolta festosamente dalla popolazione locale della zona in cui pervenne, che perciò pagò duramente con la repressione. Proprio il ricordo di questo trattenne i trentini nel 1866, per il timore delle vendette dell’esercito imperiale.
    L’armata di volontari di Garibaldi del 1866 era costituita per circa 2/3 da veneti.

    • habsburgicus says:

      per circa 2/3 da veneti.

      ciò, forse, prova che i veneti (o meglio le loro élites) erano all’epoca italianissime (a differenza dei veneti di oggi :D), non provo nulla sui Trentino…
      la situazione politica del Trentino era diversissima dal Veneto !
      Trento fece parte del Sacro Romano Impero, era nella Confederazione germanica, aveva legami stretti con gli Asburgo (anche se l’incorporazione è solo di età napoleonica con la secolarizzazione e poi nel 1815), il Veneto era tutt’altro

  61. Dante says:

    L’armata di Radetzky nel 1848 era costituita per due terzi da stranieri e solo per un terzo da italiani. Gli ufficiali ed i sottufficiali però erano quasi tutti stranieri. (Cfr. Alan Sked). Le grandi unità inoltre erano costituite caratteristicamente affiancando di solito reparti di differente etnia. Si trattava di misure tipiche degli imperi coloniali, chiamati “multinazionali”, che si reggevano anche attingendo alle popolazioni sottomesse per farne carne da cannone. Napoleone invase la Russia con una “Grande Armata” in cui i francesi erano una minoranza, mentre il grosso proveniva da stati vassalli. L’Inghilterra controllava l’India, la perla dell’impero, con un esercito costituito in maggioranza da indiani, che però erano sottoposti ad ufficiali inglesi e suddivisi in battaglioni su arruolati su base etnica (sikh, gurkha, rajput ecc.) secondo il più classico divide et impera. Persino la confederazione americana ossia il “vecchio sud” schiavista durante la guerra civile poté attingere ai suoi schiavi per adoperarli nell’esercito e non si ebbero nel corso del conflitto casi di ammutinamento o rivolta militare degli schiavi.
    Questi casi ed altri analoghi, innumerevoli, dimostrano solo che è possibile arruolare e costringere a combattere anche coloro che non hanno simpatia o condivisione ideale con lo stato od il governo in carica. Inquadrati da ufficiali di professione estranei alla truppa, soggetti ad una dura disciplina, minacciati di morte in caso di diserzione o di pesanti punizioni nel caso di mancanze minori, allontanati da casa e posti in luoghi loro sconosciuti, affiancati da reparti militari d’altra etnia: così diveniva possibile.
    L’impopolarità dell’impero nel Lombardo-Veneto viene smascherata dal fatto che pochissimi sceglievano d’arruolarsi volontariamente nelle sue armate (difatti gli ufficiali erano quasi tutti stranieri …) e chi lo faceva era semplicemente un coscritto. Su questo si possono leggere gli studi di Marco Meriggi e di Alan Sked.
    Marco Meriggi, studioso autore d’una equilibratissima storia de Il regno Lombardo-Veneto, individua acutamente la natura militaresca del governo del Radetzky ed il suo affidarsi anzitutto alla forza militare ed alla repressione, specialmente dopo il 1848: “Un altro aspetto centrale della nuova conformazione del potere asburgico nei primi dieci anni del regno di Francesco Giuseppe fu costituito dall’ascesa del «partito militare» nelle sfere di influenza viennesi. Erano stati i generali, Radetzky in primis, a salvare l’Impero dal crollo; e Francesco Giuseppe, dal canto suo, aveva una vocazione militaresca assai più pronunciata di quella dei suoi predecessori, e più di essi era disposto a prestare orecchio alla sollecitazioni provenienti da quegli ambienti. La declinazione prevalentemente militare del potere che Radetzky, specie nei primi anni, esercitò nel riconquistato Lombardo-Veneto, rappresentò pertanto una variante locale, ancorché ingigantita dalla particolarità della situazione, di una più generale tendenza che aveva solide radici connettive generali a Vienna.”
    La scelta di mandare questo comandante militare in Italia fu infatti provocata da una precisa valutazione della situazione nel Lombardo-Veneto. Il governo viennese riconosceva che le popolazioni italiane erano compattamente contrarie al dominio asburgico e che l’unico modo che l’impero aveva per conservarle era l’impiego della forza bruta. Il braccio destro di Metternich, il generale Clam-Martinitz, fu incaricato di valutare la situazione in Italia nel 1830 e di fare rapporto. La relazione evidenziò la debolezza e l’impopolarità del dominio austriaco in Italia. Il Clam-Martinitz scriveva al Metternich che la presenza asburgica sul territorio italiano doveva affidarsi esclusivamente sulla “dislocazione di una forza militare massiccia”, suggerendo anche di non procedere più arruolamenti in Italia e d’evitare di “coltivare illusioni”, poiché in caso di guerra “qui tutti ci diserteranno”

  62. Dante says:

    Non è avvenuta nessuna battaglia navale fra le flotte sarde e napoletane da una parte e quella imperiale dall’altra.
    Gli equipaggi della marina da guerra imperiale erano nel 1848 in maggioranza italiani. Al momento della rivolta di Venezia, la maggior parte di loro se ne andò e raggiunse gli insorti.
    Le flotte degli stati italiani non attaccarono Trieste per due ragioni fondamentali: 1) la confederazione germanica o meglio alcuni suoi stati (non l’impero asburgico) aveva ammonito formalmente i governi sardo e napoletano, dicendo che sarebbe intervenuta se avessero cercato d’occupare la città triestina. 2) non avevano neppure la possibilità di cercare d’occupare Trieste, perché non avevano truppe da sbarco.
    È per questi due motivi che le flotte italiane nel 1848 si limitarono nell’Adriatico ad incrociare al largo dalle coste, mentre la flotta imperiale se ne stava chiusa nei porti. Non vi fu nessuna “battaglia per Trieste” nel 1848.
    L’assedio di Venezia dal mare, posteriore all’abbandono dell’Adriatico da parte delle flotte italiane (quella napoletana su ordine di re Ferdinando II, quella sarda in seguito all’armistizio) fu compiuto dalla flotta imperiale con equipaggi in buona misura improvvisati, proprio perché i “regolari” in maggioranza se ne erano andati ed avevano raggiunto gli insorti (!).

  63. Dante says:

    Dal 1815 al 1848 la marina austriaca era stata composta in maggioranza da italiani, poiché l’Austria non aveva una vera tradizione marinaresca.
    Tuttavia, dopo che questi, nel ’48, avevano quasi tutti disertato, essa fu ricostituita concedendo preferendo militari d’altre etnie. La stessa lingua ufficiale era divenuta il tedesco. Difatti, la lingua di servizio nell’esercito sin dai tempi di Maria Teresa era il tedesco. Dal 1848 questa disposizione fu estesa alla marina. Questo avvenne nonostante fosse necessario tradurre in questo idioma le numerosissime espressione tecniche marinaresche, che non avevano spesso sinonimi in lingua germanica, poiché l’Austria era privi all’epoca di tradizioni di marineria d’un qualche rilievo. Vi erano certo ancora alcuni italiani e s’adoperava ancora ufficiosamente l’italiano nell’inflessione veneta (lingua compresa anche da croati, serbi e bosniaci di Dalmazia, che erano numerosi nella flotta), ma la lingua ufficiale della marina imperiale asburgica era il tedesco, a partire dal 1848. [C. A. MACARTNEY, L’impero degli Asburgo. 1790-1918, Milano 1976.]
    Nel 1866 la flotta imperiale vedeva solo una minoranza di italiani fra i suoi membri, proprio perché era stata ricostruita nei suoi equipaggi arruolando per lo più chi non era italiano, in seguito alle diserzioni di massa del 1848! È stato calcolato che non più del 10% degli ufficiali fosse italiano nella marina imperiale dopo il 1848.

  64. Dante says:

    Trieste. Questa città fu senz’altro d’idee irredentiste in netta maggioranza.
    Il partito liberale, che riuniva gli italiani su base nazionale ed aveva idee irredentiste (anche se non poteva certo dichiararlo apertamente!), ebbe sempre l’amministrazione della città da metà Ottocento sino alle ultime elezioni amministrative prima della guerra.
    È chiaro che coloro che potevano osare definirsi irredentisti ovvero favorevoli all’unione con l’Italia erano pochissimi, ma argomentare da ciò che fossero un’esigua minoranza è sbagliato quanto lo sarebbe inferire dallo scarso numero di “dissidenti” dichiarati del regime sovietico che nell’Urss vi fosse un ampio consenso popolare al comunismo.
    Ancora, la Pro Patria (sciolta dalle autorità della Duplice Monarchia …) e la Lega nazionale ebbero un numero altissimo di soci e di sostenitori. I soli iscritti raggiungevano nel 1910 il 10% della popolazione italiana presente in Venezia Giulia, mentre i sostenitori e simpatizzanti, computabili sulla base delle offerte, della partecipazione a manifestazioni ecc. arrivavano tranquillamente alla metà. Attorno alle Lega nazionale poi ruotavano moltissime altre associazioni, culturali, sociali, sportive ecc., a decine e decine. La maggioranza della popolazione italiana era quindi certamente irredentista.
    Non basta ancora: queste idee e sentimenti erano particolarmente forti nella borghesia medio-alta, negli intellettuali e nel ceto colto.

    Un paio di modestissimi aneddoti possono evidenziare la grande diffusione dell’ideale irredentista nella Venezia Giulia al tramonto dell’impero d’Austria. L’uomo che tradì con una sua delazione Guglielmo Oberdan divenne oggetto del disprezzo generale e dovette andarsene da Trieste: se questa città fosse stata davvero favorevole a Francesco Giuseppe, lo avrebbe celebrato come eroe anziché esecrarlo come spia!
    Quando morì la madre di Oberdan, donna di modestissima condizione, i suoi funerali videro un’imponente partecipazione popolare da parte della comunità italiana, che così volle testimoniare il suo attaccamento alla figura di Guglielmo Oberdan. La notizia ebbe all’epoca ampio risalto nella stampa estera, specialmente francese e tedesca (di Germania), suscitando l’imbarazzo e la collera delle autorità governative imperiali.

    Non a caso il generale Karl Moering, Luogotenente del “Litorale” (ossia della Venezia Giulia) inviava nel 5 agosto 1869 una relazione al ministro Giskra, in cui scriveva che a Trieste la vita politica e sociale era interamente dominata da un blocco che riuniva quasi tutti gli Italiani e che era antigovernativo. Secondo il Moering la popolazione triestina aveva idee che egli definiva repubblicane e persino garibaldine, in ogni caso estranee ed ostili alla Duplice Monarchia.

  65. Dante says:

    Lo storico Diego Leoni nel suo articolo “Finis Austriae e teatro della crudeltà: l’impiccagione di Cesare Battisti” (in “La prima guerra mondiale”, a cura di S. Audoin Rouzeau e J. J. Becker, Torino 2007, pp. 565-580), riferisce in modo analitico le modalità con cui l’irredentista trentino venne ad essere condotto sul patibolo, quindi ucciso.
    Questo studioso ricorda il linciaggio subito ad opera della stampa austriaca e la scorrettezza del processo a cui fu sottoposto Battisti: “Gli organi di stampa austriaci lo descrissero come «bancarottiere», «truffatore», «vigliacco», «disertore», «traditore dei suoi e dai suoi tradito»; il processo fu istruito senza garanzie per l’imputato, al quale venne negata anche la difesa di fiducia, e contrassegnato da grossolani errori procedurali” (cit., p. 574)
    Ma è ancora più significativo il modo con cui Battisti venne ad essere ucciso. Leoni scrive: “Una volta catturato, Battisti entrerà come attore in un grandioso apparato scenico in cui l’azione collettiva si sposa ad un’abile regia governativa”, poiché “le tappe del suo andare al patibolo scandirono il rito: allo scopo di esporlo alla denigrazione e al dileggio fu fatto sfilare in un carro per le vie di Trento”. Ciò avvenne per un fine preciso: “un vero e proprio linciaggio rituale”. (cit., p. 572)
    Le autorità austriache avevano quindi intenzione non solo d’uccidere fisicamente, ma anche moralmente gli irredentisti condannati, attraverso una loro Via Crucis: “In via Borgonovo la folla incominciò a fischiare, a schiamazzare e a ingiuriare i prigionieri: ingiurie come Hund (cane), Schuft (briccone), Canaille (canaglia)” che erano pronunciate dai soldati di nazionalità tedesca (cit., p. 573) [non dai trentini!]. “Sovente volte i prigionieri vennero sputacchiati e scorta e ufficiali che accompagnavano il trasporto dovettero intervenire con le armi per proteggerli dalla violenza”. (cit., p. 573). Il Leoni riporta anche d’altri atti di violenza ed umiliazione contro Battisti: gli furono gettati addosso polvere e zolfo con un mantice; fu percosso da una guardia; avendo chiesto da bere, gli fu offerta acqua sporca. (cit., pp. 573-574).
    Battisti fu infine impiccato dal boia di stato austriaco, Josef Lang. Questi si servì intenzionalmente di una corda marcia, sapendo che si sarebbe rotta, al fine di poter procedere un’altra volta all’impiccagione dell’irredentista con quella di riserva: come se avesse voluto ucciderlo due volte. Infine, la scena del boia, dei suoi aiutanti e dei militari austriaci che esponevano come un trofeo il corpo di Battisti fu fotografata. Anzi, in verità tutta l’esecuzione, a cominciare dal corteo sino alla deposizione del corpo del condannato, fu fotografata da giornalisti austriaci.
    Infine, i corpi di Battisti e dei suoi due compagni, Filzi e Chiesa, furono tutti gettati su di una fossa comune, per negargli anche il ricordo. Prima dell’esecuzione, erano stati intenzionalmente rivestiti di abiti sporchi e stracciati ed era stato impedito loro di lavarsi e di radersi.
    Diego Leone, in conclusione al suo articolo, cita un brano di Karl Kraus, scrittore austriaco, molto critico verso l’Austria imperiale ed il suo bellicismo. Il Kraus, nella sua opera “Gli ultimi giorni dell’umanità”, pubblicata nel 1922, incominciava proprio dalla fotografia del boia Lang che sovrasta, ridendo, il cadavere di Battisti. Egli parlava apertamente della “nostra mostruosità” e dell’essere ignari gli Austriaci “del fatto che nessun delitto potesse denudarci agli occhi del mondo quanto la nostra trionfante ammissione, come la fierezza del delinquente che […] sfodera un bel sorriso” davanti ad un fotografo.
    Si giudichi il comportamento verso gli Italiani dell’Austria imperiale dal modo con cui ha trattato Battisti, Filzi, Chiesa, con la volontà precisa e manifesta non solo di ucciderne i corpi, ma di umiliare e distruggere le persone ed il loro stesso ricordo, con una procedura e sevizie contrarie alle leggi di guerra ed alle semplici norme di cavalleria in uso nei conflitti.

    • habsburgicus says:

      Battisti, Filzi, Chiesa,
      (e aggiungiamoci Nazario Sauro)

      erano disertori e traditori dal punto di vista austriaco…senza attenuanti (semmai aggravanti :D)…chiunque si sarebbe comportato allo stesso modo…
      e così farà l’Inghilterra nel 1942 con Borg Pisani… e già aveva fatto nel 1916 con gli irlandesi

  66. Dante says:

    Da ultimo, vorrei sinceramente ringraziare il signor Miguel Martinez per il saluto, che contraccambio, e per le sue parole.

    Per la cronaca, faccio presente che il sottoscritto non è MAI stato amministratore di nessun blog irredentista: MAI. Mi capita di commentare e scrivere in Rete in diversi siti, pagine e blog (altrui), come credo sia diritto d’ognuno, e non ricordo d’aver mai offeso nessuno.

    Apprezzo molto questo blog, che seguo periodicamente per quanto non regolarmente, anche se finora non sono praticamente intervenuto.

    buona serata a tutti

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