Nicola Zingaretti. La Sinistra Reale trova un nuovo modello: Israele

Nicola Zingaretti, presidente della provincia di Roma, è la versione postmoderna del funzionario sovietico.

Wikipedia ci racconta infatti la sua fortunata carriera di non lavoratore, di cui diamo qui un breve riassunto:

“A diciassette anni è tra i fondatori dell’associazione di volontariato antirazzista “Nero e non solo”, impegnata nelle politiche dell’immigrazione e per una società multietnica e multiculturale.”

Segnaliamo che “Nero e non solo” è diretto da persone dai nomi multietnici e dalle posizioni multiculturali, come Marco Pacciotti (fondatore,oggi dirigente del PD), Gianpiero Cioffredi (ex-presidente, passato dal PCI all’ARCI al PD) e Aniello Zerillo, attuale presidente e dirigente ARCI.

“Nel 1991 [Zingaretti] viene eletto Segretario Nazionale della Sinistra Giovanile e l’anno successivo Consigliere Comunale di Roma: […] organizza il primo Campeggio Giovanile Antimafia di San Vito Lo Capo e numerose iniziative in memoria di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.”

I due Santi Laici della Legalità non potevano mancare…

“Dal 1995 al 1997 è presidente dell’Unione Internazionale della Gioventù Socialista (IUSY) e Vice Presidente dell’Internazionale Socialista.

Nel 1998, a 33 anni, entra a far parte della Commissione che elabora la piattaforma politica dei socialisti per il nuovo secolo “Progresso Globale”.

Dal 1998 al 2000 è responsabile delle Relazioni Internazionali presso la Direzione Nazionale dei Democratici di Sinistra e nel 1998 organizza, a Milano, il Congresso dei Socialisti Europei. Con una delegazione DS composta anche da Walter Veltroni, nel 1999 si reca in Birmania a sostegno del “Movimento per la democrazia” e incontra il Premio Nobel per la Pace 1991 Aung San Suu Kyi. Lo stesso anno organizza il viaggio del Dalai Lama a Roma.

Nel 2000 è eletto Segretario dei Democratici di Sinistra di Roma. L’anno seguente è uno dei promotori della candidatura di Walter Veltroni a Sindaco di Roma.

Nel marzo del 2004 è [eletto] al Parlamento Europeo nella lista Uniti nell’Ulivo. […] Fa anche parte delle delegazioni interparlamentari per i rapporti con Israele e la penisola coreana, degli intergruppi parlamentari “Volontariato”, “Disabilità”, “Diritti delle persone omosessuali” e “Tibet”.

Pare che abbia un particolare legame con il mondo degli imprenditori tessili, tanto che:

“Dal 2005 al 2007 è relatore per il Parlamento europeo della direttiva Ipred2 sulle Sanzioni penali a tutela dei diritti di proprietà intellettuale e riesce a far approvare un progetto legislativo che per la prima volta introduce sanzioni penali uniformi in tutti gli Stati membri dell’Unione europea. La direttiva attribuisce sanzioni penali per i contraffattori che importano merci illegali e pericolose dai paesi extra-Ue.”

L’ambulante senegalese condannato per aver venduto qualche patacca Gucci ai turisti saprà chi ringraziare.

Adesso il nostro uomo dell’apparato (anche elettronico: lui realizza “il progetto ProvinciaWiFi, che consiste nell’installazione in piazze, biblioteche e luoghi di ritrovo del territorio provinciale di apparati WiFi per l’accesso gratuito ad Internet“) ha un rimedio di sinistra per i problemi del Lazio:

““Laboratorio Israele” ovvero “Start-up Nation” di Dan Senor e Saul Singer, diventa l’occasione per il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, per rendere omaggio al “modello Israele”, con tanto di invito rivolto ai giovani italiani a emularne l’esempio per rilanciare la nostra poco creativa economia.”

Spiega Zingaretti:

“I ragazzi impegnati in questo progetto – dedicato a promuovere l’innovazione nelle università romane – vinceranno per il secondo anno consecutivo un viaggio premio in Israele. Un viaggio nel corso del quale incontreranno imprenditori, professori universitari, venture capitalist, esperti del trasferimento tecnologico, che spiegheranno ai nostri giovani come funziona il ‘modello Israele’. Un esempio per il mondo di come possa costruirsi un ecosistema dell’innovazione efficiente e capace di competere, in pochi anni, con il meglio del mondo. Un viaggio destinato a lasciare i nostri ragazzi con occhi attenti e la voglia di replicare quello che hanno visto qui da noi.

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135 Responses to Nicola Zingaretti. La Sinistra Reale trova un nuovo modello: Israele

  1. Francesco says:

    beh, Israele ha all’incirca le stesse risorse naturali del Lazio, ed è ricco di risorse turistiche di difficile utilizzo, come il Lazio

    se hanno trovato come campare in altro modo, potrebbe essere una buona idea

    ciao

    :D

    • PinoMamet says:

      Credevo che a Zingaretti piacesse tanto il lasciapassare A-38 (cit.), altro che “start up”!

  2. lanzo says:

    Chapeau ! Uno che sin da adolescente aveva gia’ capito tutto !
    Salutoni.

  3. Leo says:

    “se hanno trovato come campare in altro modo, potrebbe essere una buona idea”

    Se riesci a dimostrare (magari pagando per supplire alla carenza di prove storiche) di avere discendenti tra le disperse tribù di Israele ne puoi approfittare : qualche palestinese a cui sottrarre la casa che la sua famiglia occupa abusivamente da 2000 anni lo trovi sempre. Poi i soldi arrivano dai contribuenti delle nazioni impegnate a difendere questo stato perennemente minacciato nella sua stessa esistenza.

    P.S. : credo ci voglia anche un taglietto da qualche parte, ma al limite dici che hai fatto una chirurgia plastica kosher.

  4. maria says:

    Non mi scandalizza tanto il professionismo politico di zingaretti, modalità che molti nel Novecento hanno praticato e non sempre malalamente, anzi, ma non riesco a capire come si possa prendere come modello israele, lo si potrebbe fare credo se non esistesse un’occupazione in corso di territori destinati ai palestinesi, senza contare che in quello stato ci sono dei cittadini di serie b e mi riferisco agli arabo israeliani che non godono dello stesso status economico e anche giuridico, in alcune circostanze, dei cittadini ebrei.

  5. PinoMamet says:

    Rock&Troll?? Rosa?? Raffaele?

    C’è da difendere Israele, ci siete o devo di nuovo fare io? No, dico: IO!
    Poi la prossima volta non venitemi a dire “qua dentro siete tutti antisionisti” eh? ;)

    (mi è toccato anche difendere il cristianesimo- a me!- parlando con l’ottima Tortue, mentre se mi dicesse a che libro accennava nei commenti a un altro post difenderei molto volentieri il buddhismo, e ho una lunga esperienza di difensore dell’Islam in forum vari, anni e anni fa… ma non posso mica fare tutto io, eh?)
    ;)

    • Mauricius Tarvisii says:

      Vabbé, allora ci penso io ;-)

      Effettivamente Israele può vantare di eccellenze in diversi campi e Israele non è solo territori palestinesi occupati e non credo che la Provincia di Roma organizzerà tour in qualche colonia cisgiordana. Anzi, da quello che so dell’economia israeliana, credo che tutto si concentrerà, come al solito, sull’Israele costiera (diversissima dall’interno), mentre la stessa esistenza di ebrei ultraortodossi e palestinesi a poche decine di chilometri di distanza sarà bellamente ignorata dai partecipanti.
      Insomma, vanno a imparare un modello economico: mica tutti quelli che vanno laggiù lo fanno per far praticare tiro al bersaglio con armi da guerra ai propri pargoli. Oppure stiamo dicendo che Pino ogni volta che va laggiù è per periodi di ferma presso Tsahal? ;-)

      • PinoMamet says:

        :)
        grazie optime Mauricie!

        Aggiungo che un mio amico israeliano con cui ho parlato in loco, mi ha confermato: sì, purtroppo, gli arabi israeliani hanno qualche discriminazione, almeno a livello non ufficiale, speriamo che cambi…
        parole sue, eh?

      • falecius says:

        Plaudo proboque.

  6. une tortue says:

    in OT, per Pino

    – se mi dicesse a che libro accennava nei commenti a un altro post difenderei molto volentieri il buddhismo – Pino Mameton –

    Eccoti accontentato subito con tanto di estratto dell’articolo!

    ” […] Il Buddismo ha un’aura di religione dolce, innocua e light. Esprime festosa e colorita mansuetudine e spiritualità da nirvana, leggera e nutriente. Contro «quest’aura di santità inscalfibile» del Buddismo giunge ora un libro di Roberto Del Bosco, che non ha qualifiche particolari per occuparsi del tema ma che viene pubblicato dalla casa editrice ipercattolica Fede & Cultura di Verona (Contro il buddismo. Il volto oscuro di una dottrina arcana, pagg. 151, euro 15). Ma il libro è interessante perché dà corpo a un crescente malumore del mondo cattolico più legato al tradizionalismo davanti a questa invasione pacifica di campo del buddismo in occidente. Del Bosco denuncia il buddismo come una dottrina della distruzione e del nulla infernale, ben accolta nel politicamente corretto, ma istigatrice di violenza, di perversioni sessuali nel nome del Tantra, di stupri e coprofilia rituali, pedofilia e suicidi, sacrifici umani e perfino massacri. […] sottolinea gli intrecci del buddismo con il nazismo, l’estrema destra, fino a parlare di fasciobuddismo. E su questi temi getta o rilancia ombre nere su grandi studiosi del buddismo e dell’oriente come Giuseppe Tucci, Pio Filippani Ronconi e lo stesso Julius Evola. Ma allo stesso tempo si insinua lo zampino della solita Cia per sostenere il buddismo e si ricorda che il Dalai Lama si sia una volta definito marxista. […] Ma le pagine più discutibili riguardano le responsabilità buddiste nei massacri e nelle guerre. […] Fino al responso definitivo di condanna: «C’è un potenziale apocalittico inarrestabile dietro al buddismo tantrico… il mondo che vuole Budda è molto simile all’inferno». […]

    Preciso per gli amici che non conoscono il buddhismo solo che parlare di “buddhismo” al singolare è una grandissima sciocchezza.
    In realtà questo libro – da quanto è scritto in questa presentazione – sembra riferirsi al buddhismo mahayana tibetano, e forse anche un pochino allo zen giapponese – credo il Rinzai, ma non sono certissima, dovrei andare a riverificare se anche i Soto furono partecipi – quando parla di implicazioni e responsabilità buddhiste in massacri e guerre.

    per Pino:

    Come saprai non è possibile una difesa tout court.
    Riguardo ad alcune cose citate forse potresti ancora trovare miei scritti in giro per il web: mi riferisco al c.d. nazibuddhismo (Evola, Tucci, Filippani).
    V’è da dire che Evola e Filippani sicuramente non erano buddhisti e non avevano ricevuto alcuna trasmissione da referenti qualificati.
    Su Tucci non mi esprimo perché non è uno che io ho capito molto bene, ma sicuramente non era lui stesso un referente legittimo, ma solo uno studioso.
    Nasce però certamente un problema quando dei sedicenti aspiranti praticanti mi si mettono a fare divulgazione sulla base della dottrina come esposta da questi signori. Ma questo non certo è colpa dei referenti legittimi.

    Poi vabbé, il resto è uno scenario apocalittico frutto della ormai nota ignoranza crassa dei cattolici, che da un lato fa sorridere, dall’altro – in tutta onestà – non posso dire che elementi di preoccupazione non esistano del tutto, ma naturalmente non sono quelli esposti ed andrebbero piuttosto rintracciati altrove.

    Comunque non è un caso che io abbia conosciuto e studi anche quel buddhismo ma non ne partecipi.

    E’ da sottolineare però che se esiste una entità in grado evidenziare il Tantrismo presente nel cattolicesimo, quello è proprio il buddhismo tibetano :-)

    Credo che il buddhismo tibetano preoccupi per questo:
    lo stregone che svela i segreti di un altro stregone.

    Ci sarà da ridere.

    In ogni caso il libro non mi scompone più di tanto, non sono preoccupata e non sento la necessità di assumermi degli oneri di difesa (probabilmente, non lo metto in dubbio, anche perché la cosa non tocca la tradizione di buddhismo che apprezzo di più: sono consapevole che ci potranno essere ripercussioni, proprio perché le persone non conoscono le differenze fra tradizioni e scuole, ma credo che questa tradizione se la caverà molto bene proseguendo la sua pratica in silenzio).

    D’altronde faccio parte di quel genere di filobuddhisti ben consapevoli di tutto quello di cui è necessario essere consapevoli (infatti non faccio uso del Canone tradotto da Filippani, per esempio).
    Il Buddha stesso ha affermato che il dharma – come d’altronde ogni cosa nella realtà – è come un serpente, se lo prendi per il verso sbagliato ti morde.
    Il dharma è uno strumento, un veicolo, porta a destinazione quando lo si usa correttamente.
    Se qualcuno non lo pratica correttamente, a quelli le critiche arrecheranno danno, non certo a coloro che lo praticano rettamente.

    http://www.ilgiornale.it/cultura/non_confondiamo_buddismo_buddanate/18-06-2012/articolo-id=592997-page=0-comments=1

    • PinoMamet says:

      Non saprei aggiungere altro a quanto hai scritto tu!

      Cero fa un po’ ridere che una casa editrice ultra-cattolica denunci i contatti tra alcune frange e personalità buddhiste con l’estrema destra e con la CIA: la pagliuzza e la trave, eh…
      ;)

      il fatto è che da quando il cattolicesimo non è più religione di Stato, e la Chiesa cattolica italiana ha dovuto accettare- spesso obtorto collo- la presenza e il peso crescente di altre religioni, molti italiani hanno cominciato a guardare alla spiritualità buddhista non solo come a una vaga possibilità “esotica”, una specie di vacanza spirituale, per così dire ;) ma come a una alternativa concreta a quella cristiana.

      Sul perfido social network si sprecano, anche e soprattutto da parte di persone che del Buddhismo conoscono poco (ma, chi conosce, tra i cattolici, la dottrina cattolica?) i paragoni tra Papa e Dalai Lama, sempre a favore di quest’ultimo
      (con Ratzinger poi si vince facile ;) )
      e le domande: beh, visto che posso scegliere, perchè dovrei scegliere ‘sti zozzi di casa nostra, e non i simpatici buddhisti?

      e credo che la Chiesa cattolica, nonostante ami mostrarsi sempre sicura di sè e un po’ trionfalistica (in Italia almeno) cominci davvero a sentire una certa preoccupazione.

      • PinoMamet says:

        Comunque penso che andare in un’ottica di “scontro frontale” da parte di certi ambienti cattolici possa solo essere auto-lesionista.

        Farebbero meglio a collaborare, accettare il fatto di non essere più i (quasi) soli, e casomai impegnarsi per dare il meglio di sè, e essere scelti per valore, e non per obbligo…
        insomma, entrare nell’ottica delle libere scelte di coscienza, che poi darà anche valore a loro, perchè chi sarà cristiano, lo sarà per davvero, e non perchè non può fare altro/non conosce altro.

      • PinoMamet says:

        Comunque anche lo Zen Soto (e proprio il “lignaggio” o “tradizione” che è finito anche in Italia, o uno di quelli arrivati in Italia) è stato abbastanza coinvolto nel militarismo imperialista giapponese, anche se poi credo abbia fatto ammenda…
        da notare peraltro che si tratta di un “lignaggio” già in qualche modo “riformato”, nel senso di un ritorno all’autenticità togliendo gli orpelli “tradizionali”
        (qualcosa tipo la riforma liturgica operata dal Vaticano Secondo, insomma), che però in Italia piacciono… e quindi si sono avuti casi di monaci giapponesi arrivati in Italia a re-imparare certe cose.
        Poi uno dice che da noi il buddhismo è una roba che non ha attecchito…

  7. Pietro says:

    La sinistra italiana e’ la referente europea degli USA, Israele amicissimi.
    In politica estera il comunista era Silvio.
    La Lega rappresenta l’anima “popolare” che la sinistra ha perso per strada
    In Italia Monti rischia di fare tanti danni, si barcamena tra USA e Russia andando contro la Merkel, ossia contro la Russia, ossia gli interessi italiani
    Finite le sentenze ed il clamoroso OT (che poi OT non e’)

  8. mirkhond says:

    Per Tortuga e Pino:

    Contro il Buddismo: il volto oscuro di una dottrina arcana
    Articolo | 21 giugno, 2012 – 21:48 | Da Camillo Langone

    Che fegato, Roberto Dal Bosco. Gettarsi anima e corpo contro il religioso più amato del mondo, ovviamente il Dalai Lama. E contro la religione più ammirata, ovviamente il buddismo. Ma come gli è venuto in mente di scrivere un libro intitolato “Contro il buddismo”? Ho fra le mani il primo libro italiano che osi una critica sistematica al mondo dei monaci arancioni. Il primo libro italiano e il secondo al mondo: l’altro è tedesco, “Der Schatten des Dalai Lama”, mai tradotto in Italia, disponibile in inglese però solo su internet e comunque circoscritto al lamaismo tibetano.
    Mentre Dal Bosco, che a dispetto della giovane età (è nato a Vicenza nel 1978) dimostra un’erudizione grande quasi quanto l’Asia, con la sua analisi spazia dal Tibet al Giappone, dal Vietnam allo Sri Lanka, e racconta le malefatte dei vari buddismi nazionali. Avete letto bene: le malefatte. Talmente tante che il titolo di questo lavoro poteva essere “Il libro nero del buddismo”. La pulizia etnica scatenata dai cingalesi contro i tamil. La complicità morale nei confronti della bomba atomica indiana. L’attentato nella metropolitana di Tokio. Tutta roba fresca, mica decrepita come le Crociate che vengono ancora addebitate ai cristiani dopo quasi mille anni dagli avvenimenti (peraltro malcompresi). Il nirvana che gli ignari (per non dire ignoranti) buddisti occidentali credono condizione estatica, felicità senza dolore, viene riportato da Del Bosco alla radice etimologica che in sanscrito significa “estinzione”. Spesso e volentieri nel senso di “distruzione”.
    I buddofili, che sulla rete si sono già avventati sullo studioso vicentino, farebbero meglio a non usare l’argomento già usato per assolvere il comunismo dai crimini di Stalin. Ve la ricordate? “L’idea era buona, purtroppo è stata realizzata male”. E invece la colpa risiede proprio nelle idee ovvero nei sacri testi. La violenza sovietica affondava le radici nel “Manifesto del partito comunista” così come quella buddistica trova origine nei libri studiati nei monasteri arancioni. Nel Kalachakra Tantra (il testo base del buddismo tibetano) si narrano le epiche gesta di un re che ucciderà tutti i nemici della causa buddista, elencati in modo molto circostanziato: prima i musulmani, poi i cristiani e gli ebrei. Oltre a una serie di dettagliate istruzioni per l’utilizzo erotico di donne non consenzienti (si consiglia perfino di ubriacarle: ma ci voleva l’antica saggezza orientale per escogitare un espediente così squallido?).
    Nell’Hevajra Tantra e nel Guhyasamaja Tantra (titoli impronunciabili, lo so, ma sono intraducibili) si insegna a praticare l’omicidio rituale. Nel Mahavansa, cronaca sacra del buddismo ceylonese, si dice che i miscredenti sono subumani, praticamente bestie, e quindi si possono uccidere senza alcuna preoccupazione morale (per intendersi: nessun pericolo di reincarnarsi in scarafaggi).
    Con simili giustificazioni religiose o para-religiose non c’è da stupirsi che nel 2009, su una spiaggia dello Sri Lanka, le truppe dei cingalesi (buddisti) abbiano massacrato quel che rimaneva dei secessionisti tamil (induisti e cristiani) incitate da un inno composto in monastero: “Il sangha / è sempre pronto al fronte / se la razza è minacciata”. Dove “sangha” significa all’incirca “chiesa, clero buddista”. Furono 20.000 vittime civili gettate nelle fosse comuni e 300.000 profughi a cui venne addirittura impedito di ricevere l’assistenza della Croce Rossa, una tragedia che in Occidente non ha suscitato più di qualche trafiletto perché troppo difficile da raccontare a lettori arciconvinti della dolcezza programmatica di una religione equivocata.
    Adesso l’ignoranza non ha più scuse, chi vuole informarsi può farlo grazie a questo libro che svela “il lato oscuro dell’illuminazione”. Dal Bosco racconta la storia inquietante della prima bomba atomica indiana, chiamata “Il sorriso del Budda” e fatta esplodere il giorno della nascita del Risvegliato: come se una potenza occidentale facesse esplodere un ordigno nucleare il giorno di Natale, chiamandolo per giunta “Il sorriso di Gesù”. Racconta la sinistra vicenda di Shoko Asahara, il buddista stragista che in Giappone, nel ’95, uccise undici persone col gas nervino per concretizzare le parole dei sacri testi: costui era amico e finanziatore del Dalai Lama, che lo elogiò anche dopo il massacro.
    Eccoci quindi al tibetano più famoso del mondo, il monaco aranciovestito cui Dal Bosco dedica molti succosi capitoli descrivendone ambiguità e doppiezze, gli avvicinamenti di volta in volta al marxismo o alla Cia a seconda delle convenienze, e poi la giovanile venerazione per un demone himalaiano e il non giovanile assenso a una biografia fantasiosa che serve a nascondere le origini cinesi, quanto mai imbarazzanti per il capo di un popolo che ha nella Cina il peggior nemico.
    Abilissimo nelle pubbliche relazioni, l’erede di una sfilza di teocrati praticanti fino al secolo scorso lo schiavismo e la pedofilia (crimini per i quali non risulta aver chiesto perdono) ha confezionato un lamaismo per signore, un nichilismo sdolcinato che occulta di proposito gli aspetti più nettamente pagani e stregoneschi della religione tibetana. Secondo gli infatuati è un oceano di saggezza, secondo me, dopo aver letto “Contro il buddismo”, è solo una gran faccia di bonzo.

    Cosa ne pensate? Cosa c’è di vero e cosa di frainteso?

    • Moi says:

      Molto interessante, in effetti il Buddhismo, da Schopenauer alla “Contestazione Giovanile USA (e poi Mondiale) Anni Sessanta”, ha sofferto di molta mistificazione e bisognerà farne _ prima o poi_ un bilancio; al momento, però, le fonti “contro” sono troppo poche. Ho conosciuto solo qualche Maoista che rinfacciava al Lamaismo Tibetano un Regime di Schiavismo …

      • mirkhond says:

        Nella Storia del Giappone, edita da Bompiani, dell’ex ambasciatore USA Edwin O. Reischauer, nato a Tokyo, si afferma che il successo della missione cattolica guidata da San Francesco Saverio (1506-1551) in Giappone e poi dai suoi successori gesuiti negli anni 1550-1597, si dovette proprio all’idea che i Giapponesi si fecero del Cattolicesimo, come di una variante RIFORMATA del Buddismo, in quegli anni in profondo DISCREDITO per via degli scandali sessuali legati ai monasteri buddisti, dove abati e monaci stupravano i novizi…
        Insomma gli equivalenti buddisti dei legionari di Cristo…

        • Moi says:

          @ Mirkhond

          Uno dei pochi, pochissimi :) meriti di Rino Cammilleri è avere ri-scoperto Amakusa Shiro Tokisada …

        • Moi says:

          Il “Booktrailer” (sic) è una roba che non avevo mai visto prima !

        • mirkhond says:

          Per Moi

          In Giappone nel 1962 ne fecero un film su Amakusa Shiro Tokisada, purtroppo mai doppiato e apparso in italiano…
          ciao!

    • une tortue says:

      Beh, di frainteso c’è tanto, ma per fartelo capire dovrei illustrarti la dottrina… ma la dottrina, ahimé, non si illustra, in quanto alla base il dharma è un ortoprassi cioè una pratica etica (ho letto definire al medesimo modo l’Islam) e il rapporto del praticante con la dottrina è molto particolare.

      Comunque, solo per toccare qualche punto: la parola nirvana si riferisce alla estinzione, nel senso di cessazione, o anche “deforestazione” di qualcosa di specifico, solo ed esclusivamente di quel qualcosa di specifico, quindi il termine ha un complemento di specificazione sottinteso, e sottinteso perché PERFETTAMENTE conosciuto dal “praticante” (non si è buddhisti leggendo un libro di buddhismo). In sostanza se qualcuno fantastica di suo che si tratti di estizione di qualcos’altro è solo o “ignoranza o malafede” :-)
      Si tratta precisamente della completa cessazione dei klesha, termine che viene tradotto con “oscurazioni mentali”. Ci sono traduzioni migliori ma al momento questa mi viene in mente.
      I klesha fondamentali sono catalogati nel numero principale di sei:
      ira/odio/avversione inclusi tutti i sottoprodotti (es. desiderio di vendetta, rancore, rammarico …) e poi avidità, ignoranza, pigrizia, invidia/gelosia, orgoglio, sempre inclusi tutti i sottoprodotti.
      Tale risultato si ottiene attraverso, ovviamente, la meditazione accompagnata con la coltivazione delle virtù (compassione, generosità, saggezza, sforzo interiore entusiastico (impegno/perseveranza), meditazione (appunto), MORALITA’.

      – “Il sangha / è sempre pronto al fronte / se la razza è minacciata”. –

      Questa, scusami, è un emerita cagata, non so dove tu abbia potuto leggerla.
      Tanto per incominciare nel buddhismo non ho mai sentito parlare del concetto di “razza”, non esiste.
      Si parla solo e sempre di esseri senzienti, tutti gli esseri senzienti senza distinzione di razza.

      Il Sangha è propriamente la comunità dei monaci, che sono mendicanti, non possiedono nulla, trannè un abito di ricambio e la loro ciotola, dipendono totalmente dalle offerte, e seguono un codice etico pazzesco (partiamo con un minimo di 227 regole di base, più una serie di altre per giungere ad un numero di quasi 500).
      Non esiste nel buddhismo theravada un corrispettivo di chiesa o clero o autorità religiosa, benché più strutturato, ma anche il buddhismo tibetano non è una chiesa, ma in insieme di moltissime scuole e tradizioni tutti indipendenti fra loro.

      Quanto ai Tantra buddhisti (che sono mahayana, quindi afferenti ad uno solo dei due grandi tronconi tradizionali) si tratta di testi che definirei cifrati, scritti in codice.
      Nessuno che li legga può capire il loro contenuto a meno che non abbia ricevuto la chiave di decodifica che viene trasmessa solo oralmente da maestro a discepolo.
      Il Guhyasamaja Tantra ce l’ho ma non mi sembra di avervi trovato tracce di omicidio rituale.

      – ucciderà tutti i nemici della causa buddista, elencati in modo molto circostanziato: prima i musulmani, poi i cristiani e gli ebrei. –

      Anche questo non mi risulta proprio, anche perché il buddhismo non avverte le altre religioni come nemiche.
      Uno dei primi precetti impartiti a chi vuole seguire gli insegnamenti è il divieto di parlare male di qualunque altra religione o sentiero spirituale e tutte le altre religioni o sentieri sono yana validi in relazione alle attitudini ed inclinazioni di chi li ha scelti.

      Mi vengono poi in mente i missionari cattolici ospitati dai passati Dalai Lama in Tibet, con tanto di autorizzazione a celebrare messa per se stessi, oppure che l’attuale Dalai Lama fu scortato a Lhasa da una carovana di commercianti musulmani, che addirittura anticiparono del denaro al reggente della regione da cui il bambino si dipartiva, e si occuparono della sua protezione e sicurezza :-)

      Il problema non sta tanto nei testi sacri ma nell’uso ignorante e nella manipolazione cui è sottoposta dai profani.

      Insomma critiche si possono fare ma queste sono veramente becere.
      Fanno ridere. Uno legge ste cose, poi entra in un centro buddhista e pensa subito che chi ha scritto ste cose è un po’ scemo.
      Fatte così le critiche si ritorcono su chi le fa.

      Ricordo poi che non esistono i “buddhisti”.
      Buddhista è una parola che non ha alcun senso.
      O sono un buddha o un bhodisattva riconosciuto, oppure sarei cosa? Uno che aspira a diventarlo?
      Buddhista è uno che spera di diventare un buddha, vabbé, da noi non ha alcun senso, è una cosa che fa ridere, è come dire io sono un medicista, un avvocatista, un ingegnerista.
      I principianti occientali credono che abbia un senso dire “io sono buddhista”, il praticante prima ancora di contestare la parola “buddhista” contesta l’io sono, anzi, prima ancora contesta il concetto di io e ti dice: non esiste propriamente nessuno che possa essere buddhista, “io” è una imputazione convenzionale priva di realtà sostanziale.
      Quindi un buddhista che si rispetti non direbbe mai io sono buddhista.

      No, critiche si possono fare, ma fanno pur sempre fatte in buona fede, non su questo piano, e non sono queste quelle corrette.

      • Francesco says:

        l’idea di ortoprassi mi pare orribile

        chi era che diceva “ama e fa cò che vuoi”?

        ecco, io la mai Fede voglio viverla così

        ciao

      • PinoMamet says:

        ” Il Guhyasamaja Tantra ce l’ho ma non mi sembra di avervi trovato tracce di omicidio rituale.”

        Può darsi che i Tantra abbiano subito/stiano per subire lo stesso trattamento del Talmud, che essendo (per motivi diversi) di difficile lettura e di raro reperimento, è stato ampiamente diffamato.

        Francesco
        però anche i monaci cristiani hanno le loro “regole”, visto che devono vivere in comune…
        per i monaci buddhisti è la stessa cosa.

        • une tortue says:

          Il Mahayana si esprime con un linguaggio metaforico molto colorito.

          Il “dominio” delle passioni è una – ebbene si – jihad.
          Per cui si possono tranquillamente trovare nei tantra espressioni come “uccidere” (sempre riferito alle passioni o ai demoni).

          Oppure come “la madre di tutti i condottieri”, dove condottiero sta per buddha (trad. “colui nel quale è avvenuto un conoscimento”) che è un personaggio indiscussamente pacifico, altrimenti non sarebbe un buddha, e la madre sta per saggezza, partic. la saggezza della prajnaparamita.

          Il testi Tantrici sono espressamente fatti “apposta” in un certo modo quasi esattamente come Freud ha fatto apposta a dire certe cose in un certo modo.

          Può essere un metodo non condivisibile, ma il bello dei Tantra (correttamente usati) è che nessuno si è mai sognato di dire che sono “per tutti”, men che mai obbligatori per tutti.

          Per me piegarsi ad una comunicazione “invertita” è qualcosa che digerisco molto male.
          Qualcuno sostiene che sia valida alternativa ad altri metodi di/per qualcosa che non so neppure come definire.

          Ora però il problema è che questa comunicazione invertita è alla base della santissima eucarestia che è un mix di tantra e koan.

          Il problema della chiesa è quindi il seguente:
          o porca miseria questi sono in grado di smanipolarmi le persone, dopo come faccio a continuare a metterglielo in quel posto? ;-)

        • PinoMamet says:

          ” è alla base della santissima eucarestia che è un mix di tantra e koan.”

          ci arrivo finchè la paragoni a una pratica tantrica (di fatto, il cristianesimo stesso parla di “misteri”) ma non capisco invece il riferimento ai koan…
          mi spieghi?

        • Francesco says:

          500 regole per vivere in comune e che definiscono chi sei?

          sbaglio o non è la stessa cosa?

        • une tortue says:

          - ma non capisco invece il riferimento ai koan … – Pino –

          Usi per sciogliere il “mistero” i medesimi strumenti con i quali sciogli un koan.
          In ogni caso si tratta di una “trappola mentale”.

          Tu conosci il koan dell’uovo e della bottiglia, per esempio?

        • une tortue says:

          - 500 regole per vivere in comune e che definiscono chi sei?

          sbaglio o non è la stessa cosa? –

          No. Solo regole.
          Non definiscono chi sei.

          Non funziona come:
          esiste dio e quindi bisogna fare questo perché dio è fatto così.

          Non c’è professione di fede o dogma nella regola.

          Tutto parte da considerazioni prettamente pratiche.

        • Francesco says:

          è questo che è più terrificante

          non esiste una persona che ami e ti ama e quindi una relazione tra le due, e i modi di questa relazione, che hanno la forma delle regole

          esistono solo le regole, dettate da qualche paranoico proto-Tayloriano

          a naso, non mi pare un bel vivere

        • une tortue says:

          Ma, no, guarda che non è così.

          Ci stai fantasticando su ma non conosci il pratico e i presupposti di partenza.

          Amore poi è una bella parola di cui ci si riempie la bocca: in nome dell’amore di dio per noi e di noi per lui durante tutto l’arco della storia sono state commesse una sorta indicibile di corbellerie.

          Il punto di partenza è questo:
          esiste la sofferenza, la sofferenza ha delle cause, la sofferenza può essere non fatta sorgere e fatta cessare, esiste un metodo per non farla sorgere e farla cessare.

          Si procede con l’osservazione della realtà e l’intento di non causare e far cessare la sofferenza.

          – paranoico proto-Tayloriano

          Ti rispondo alla Ritvan? ;-)
          Quasi quasi :-)

        • Francesco says:

          ma partire dalla sofferenza è già avere sbagliato tutto!

          come quando un bambino dice di essere interista o juventuno …

          io preferisco partire da “ci sono e avrei potuto non esserci e sono grato a chi fa sì che io ci sia” e da lì proseguire

          e la sofferenza, lungo il cammino, la si porta come fosse un giogo (o una moglie, o una Mitropa Cup)

  9. mirkhond says:

    Siempre sull’antibuddismo cattolico

    Una quindicina di anni fa, su Radio Maria, persino il celebre Padre Livio denunciava il carattere ateo del Buddismo colla sua salvezza SENZA Dio, ed auspicava l’ALLEANZA tra Cristianesimo ed Islam contro questa “minaccia” nichilista…
    I giorni post 11 settembre 2001 con la susseguente islamofobia occidentale, erano ancora lontani….

    • une tortue says:

      Anche questa è una sciocchezza.
      Non esiste appiglio nella dottrina per sostenere che essa sia nichilista.
      Semplicemente non è data la possibilità a nessuno di usare e manipolare un concetto di dio.
      Non è una dottrina atea, ma alfateista nel senso che prescinde dall’esistenza o meno e dalla determinazione di una immagine di assoluto.
      Rispetta cioè pienamente tanto il “non nominare invano” quanto il “non farti immagini”.
      Quindi anche questa è una stupidera :-)

      • Francesco says:

        puoi mica spiegare meglio l’alfateismo?

        che quel “prescinde” mi infastidisce, un pò come avere un vicino di casa interista, però non sono sicuro di avere compreso

        certo, potrei farmi bastare la dottrina sull’io per fare una guerra totale, ma perché limitarsi?

        ciao e grazie

        • Z. says:

          Francesco,

          — che quel “prescinde” mi infastidisce, un pò come avere un vicino di casa interista —

          Io ce l’ho in casa, l’interista – la interista, ad essere precisi.

          Dopo tutto il mio maramaldeggiare degli anni precedenti, puoi immaginare la sofferenza dal 2006 in avanti.

          Nel 2007 ho dovuto tifare Milan in Champions. Vedi tu.

          Z.

        • Mauricius Tarvisii says:

          Io ne ho due di interisti, pensa te

  10. Il punto non è Israele… il punto è il quadro complessivo.

    Cioè, l’antirazzista con il pallino dei diritti umani.

    Che organizza la filiale dei neri tutti rigorosamente bianchi del Partito, per prendersela con i razzisti sfigati.

    Ma siccome è amico degli imprenditori che hanno problemi con gli ambulanti neri, fa passare una legge che sarebbe il sogno proprio dei razzisti sfigati.

    Poi va in giro per il mondo schierandosi con i simboli viventi dei “diritti umani” mainstream – a cercare meglio, si potrebbe probabilmente trovare qualche sua dichiarazione per il boicottaggio economico della Birmania, o della Siria, o di chissà chi.

    Tutto questo campando con l’apparato storico del Partito, la creazione di Stalin e di Togliatti, ma in nome del nuovo ideale della sinistra: che è lo Start-up, il venture capitalism e l’innovazione, condito con Wi-Fi, Progresso Globale e Legalità.

    Il riferimento a Israele come modello è solo la ciliegina sulla torta.

    Chiaramente, non è un riferimento all’occupazione militare dei territori palestinesi; nemmeno gli imprenditori che fanno affari con la Cina li fanno perché vogliono che si occupi il Tibet.

    • paniscus says:

      “Tutto questo campando con l’apparato storico del Partito, la creazione di Stalin e di Togliatti, ma in nome del nuovo ideale della sinistra: che è lo Start-up, il venture capitalism e l’innovazione, condito con Wi-Fi, Progresso Globale e Legalità.”
      ———————

      Ma perché, tra i due fratelli Zingaretti, quello che è più noto al grande pubblico per aver incarnato una figura romantica di ideale e di legalità, è il politico?

      Io davo per scontato che fosse l’attore… :)

      Lisa

  11. Io non trovo nulla di demoniaco in Zingaretti (o in Berlusconi, o in Monti o in Calderoli): è un normale prodotto dei nostri tempi.

    Ciò che sarebbe importante è che si capisse che questa è la Sinistra Realmente Esistente, e che ogni discussione su “destra”, “sinistra” e affini deve partire da questo, e non dalle astrazioni.

  12. Per Mirkhond

    “Contro il Buddismo: il volto oscuro di una dottrina arcana”

    Conosco queste posizioni, piuttosto diffuse in Germania.

    Credo che abbiano lati negativi e positivi.

    Il lato negativo è che nascono nell’ossessiva cultura antifascista tedesca, che analizza minuziosamente qualunque cosa l’umanità abbia mai prodotto, per cercare analogie di qualunque sorta con il nazismo.

    Inoltre, prescindono completamente dalla storia, e denunciano sempre astratte “idee” come se le Idee andassero in giro per il mondo compiendo azioni cattive.

    Infine, giudicano sempre dal punto di vista del liberale progressista occidentale contemporaneo, come se tutto ciò che è diverso dalla visione del mondo del berlinese politicamente corretto di oggi fosse criminale: la versione moderna di una certa antropologia cattolica di una volta che cercava il demoniaco in ogni fede diversa dalla propria.

    Detto questo, credo che sia molto positiva la demolizione di luoghi comuni, la rivelazione che le cose che hanno anche un altro lato.

    E spesso, sui singoli fatti, hanno ragione.

    • une tortue says:

      Eh, eh, mi vengono in mente le famose società di ricerca naziste come la Tulle (non ricordo come si scrive) ed altre, che andavano in giro a cercare Shamballa e Agarthi :-)

      • mirkhond says:

        non ricordo come si scrive

        Thule

        • mirkhond says:

          Tortuga, noi ci scherziamo :), ma tra ‘800 e prima metà del ‘900, erano fior di studiosi seri che cercavano Shambhala e Agarthi, penso a Sven Hedin (1865-1952), oppure a governi non solo nazista, ma anche l’Urss di Stalin e gli USA degli anni ’20, colla spedizione del pittore e teosofo russo Nikolay Roerich (1874-1947) nel 1923-1928.
          Spedizione finanziata dagli USA, ma che attraversò territori SOVIETICI, cosa impensabile senza l’assenso di Stalin. Il quale fece “tallonare” Roerich dal suo agente segreto Yakov Blumkin, e ciò dunque PRIMA delle spedizioni naziste…
          Shambhala, pare che fosse cercata anche da quella singolare e inquietante figura di avventuriero che fu il barone “pazzo” Ungern Sternberg, nel 1921, prima di cadere in mano sovietica….
          Insomma COSA cercavano queste spedizioni “scientifiche”?
          Forse un libro, lo Yesmon gyal po, libro che sarebbe conservato in un remoto monastero tibetano, e nelle cui pagine sarebbe spiegata l’Origine del Tutto, e il presente, passato e futuro dell’Universo?
          Si tratta di una colossale patacca messa in piedi da Madame Blavatskaya nell’800?
          O c’è qualcosa di vero?
          Secondo le tue conoscenze in materia che ne pensi?
          ciao!

        • mirkhond says:

          errata corrige: Ye smon Gyal po, meglio noto come le Stanze di Dzyan

    • Peucezio says:

      Miguel:
      “Conosco queste posizioni, piuttosto diffuse in Germania.
      Credo che abbiano lati negativi e positivi.
      Il lato negativo è che nascono nell’ossessiva cultura antifascista tedesca, che analizza minuziosamente qualunque cosa l’umanità abbia mai prodotto, per cercare analogie di qualunque sorta con il nazismo.
      Inoltre, prescindono completamente dalla storia, e denunciano sempre astratte “idee” come se le Idee andassero in giro per il mondo compiendo azioni cattive.
      Infine, giudicano sempre dal punto di vista del liberale progressista occidentale contemporaneo, come se tutto ciò che è diverso dalla visione del mondo del berlinese politicamente corretto di oggi fosse criminale: la versione moderna di una certa antropologia cattolica di una volta che cercava il demoniaco in ogni fede diversa dalla propria.
      Detto questo, credo che sia molto positiva la demolizione di luoghi comuni, la rivelazione che le cose che hanno anche un altro lato.
      E spesso, sui singoli fatti, hanno ragione.”

      Sottoscrivo tutto.
      Tra l’altro è interessante questa ossessione a voler catalogare tutto nella tabella dei buoni e dei cattivi. Anch’io ho i miei “cattivi”, ma penso che la maggior parte delle religioni del mondo non siano né buone né cattive e comunque non vedo a che titolo io dovrei mettermi a dare patenti di bontà e di cattiveria.

  13. Per Mirkhond

    “Dimenticavo. dal sito

    http://www.apostolidellareginadellapace.com

    Mi diverte il modo in cui tutti i credenti siano bravi a fare l’UAAR con la fede degli altri…

    Tempo fa lessi un testo cattolico, scritto negli insospettabili anni Venti, in cui si faceva una radicale critica al letteralismo biblico, sottolineando le contraddizioni del testo sacro… per fare dispetto agli evangelici.

    Anche i musulmani di oggi a volte prendono i più triti luoghi comuni anticattolici per dare addosso ai cristiani.

  14. A proposito di Non solo nero, fa un certo effetto sentire gente che ha passato l’intera vita dentro il claustrofobico mondo del PCI/DS/PD/ARCI parlare di “multiculturalità”.

    L’unica cultura che conoscono è quella delle cordate e del “territorio” emiliano-tosco-umbro. Il loro orizzonte si ferma a Orvieto a sud e a Ferrara a nord, pure quando trafficano a Roma.

    • Moi says:

      Diciamo che PCI/DS/PD/ARCI e cordate e del “territorio” emiliano-tosco-umbro … sono un Modello Perfetto Eterno nel quale il Resto del ondo può solo entrare contribuendo con qualche nuova danza, qualche nuovo variopinto
      costume tradizionale, qualche nuovo piatto da Festa dell’ Unità MultiEtnica :)

      E poi se li accusano di atteggiarsi a Paternalismo dall’ Alto verso i Migranti c’è un vecchio trucchetto infallibile: proclamare “Meglio Negro che Terrone !” :) :) :) ;) ;)

    • Z. says:

      Miguel,

      — Il loro orizzonte si ferma a Orvieto a sud e a Ferrara a nord, pure quando trafficano a Roma. —

      Potrei replicare che in Italia non mi pare ci sia molto di buono da vedere, al di fuori del “territorio” (oltre tutto, la tua era grosso modo l’obiezione che proveniva dalla DC quando il PCI buttava fuori dagli appalti le imprese in odor di mafia). Basta vedere la Roma di Veltromanno – un’orrenda metropoli-favela del Terzo Mondo – per rendersene conto.

      Ma non è questo il punto.

      Il punto è che ho l’impressione che il mondo del PCI e ss. mm. tu non lo conosca granché. Senza dubbio ci sono ambiti molto più affascinanti da approndire, ma ciò nonostante – data la tua cultura, davvero profonda e poliedrica – un po’ la cosa mi stupisce…

      Z.

      PS: Ah Miguel, a scanso di equivoci – gli Imolesi non contano, sono notoriamente tutti matti :lol:

      • Francesco says:

        >> quando il PCI buttava fuori dagli appalti le imprese in odor di mafia

        strano, a me risultava che il PCI buttasse fuori le imprese in odore di non essere del PCI o dell’ambiente. dici che si preoccupavano della mafia? che bravi! e il brevetto per il naso che sente odore di mafia lo hanno ottenuto dove?

        • Z. says:

          Francesco,

          — strano, a me risultava che il PCI buttasse fuori le imprese in odore di non essere del PCI o dell’ambiente —

          Ma guarda, proprio quello che dicevano i mafiosi. E i politicanti della tua parte, ossia i loro referenti politici. Che singolari coincidenze :D

          — dici che si preoccupavano della mafia? —

          Già. Mica male, se ci pensi!

          — che bravi! —

          Concordo!

          — e il brevetto per il naso che sente odore di mafia lo hanno ottenuto dove? —

          Ah, io davvero non ne ho idea. Come non ho idea di come facessero a dire che Andreotti e Salvo Lima erano mafiosi, o che la ‘ndrangheta è arrivata a Milano. E’ un mistero insolubile che rimarrà per sempre tale, temo :lol:

          Z.

        • Francesco says:

          mica si chiama calunnia?

        • Ritvan says:

          —e il brevetto per il naso che sente odore di mafia lo hanno ottenuto dove? Francesco—

          Ma dal buon Guareschi, of course: tecnicamente veniva definita “terza narice”:-):-)

  15. Moi says:

    Cmq sì, è giusto … ben detto : è facile fare la UAAR (o trovare intelligenti le provocazioni dei Pastafariani :) ) con(tro) le Fedi Altrui ! ;)

  16. per PinoMamet

    “Comunque penso che andare in un’ottica di “scontro frontale” da parte di certi ambienti cattolici possa solo essere auto-lesionista.”

    Io sono favorevole allo scontro frontale :-)

    Meglio dell’inciucio collettivo all’insegna di Ottopermille A Tutti!

    • PinoMamet says:

      Beh ma infatti io dicevo che lo scontro frontale era auto-lesionista per i cattolici!
      Gli altri possono godersi lo spettacolo ;)

      però ho paura che non sia una bella cosa; lo ho già visto contro l’Islam, se fosse come i giochi gladiatori almeno sarebbe onesto, invece temo sia come il calcio: un sacco di simulazioni e di colpi bassi ;)

      • Z. says:

        Siamo sicuri che fossero così equi e onesti, i giochi gladiatori? Avevano regole contro i colpi bassi? venivano fatte rispettare? e chi non le rispettava veniva ammonito? :D

        Oltre tutto, se non ricordo male, quando un gladiatore vinceva troppo spesso poi il pubblico si annoiava e lo mettevano a combattere contro un’orda di simpatiche bestiole zannute…

        Meglio un sano scontro in stile MMA, così è contento anche Moi!

        Z.

        PS: A me gli scontri coi colpi bassi vanno benissimo, purché i gruppi che si scontrano abbiano una forza grosso modo comparabile. Finché cristiani, musulmani ed ebrei si pestano tra loro, non hanno tempo per molestare i miscredenti come me :D

        • PinoMamet says:

          O Sgnor, cos’è, tu e Moi vi date il cambio? ;)
          fortuna che ho una minima scorta di zen, e una un po’ più grande di emiliaromagnità, va…
          ;)

          “Siamo sicuri che fossero così equi e onesti, i giochi gladiatori? Avevano regole contro i colpi bassi? venivano fatte rispettare? e chi non le rispettava veniva ammonito? :D”

          C’è questo, che (per quanto abbia già detto la mia opinione sui giochi gladiatori) che ci partecipava metteva in conto di morire.
          Sicuramente non è il tipo di sport che guarderei più volentieri, ma non si può dire che fosse ipocrita.

          invece, una delle tante cose che non sopporto nel calcio è vedere dei ragazzoni grandi e grossi che urlano e si contorcono in seguito a cadute che lasciano perfettamente indifferente la figlia quattrenne dei miei amici… “dai su che non ti sei fatta niente!”
          ;)

          quanto ai colpi bassi, alcuni giocatori ne hanno fatto una vera e propria arte… se ve volete menà, perchè non fate boxe?
          no, è che si vogliono menare di nascosto, e la cosa mi dà fastidio.

          infine, e qui ammetto che è un problema mio, non sopporto l’esultanza.
          C’è un limite, voglio dire.
          Ho visto un bellissimo documentario sul kendo in Giappone (perchè in Italia ci scommetto che sarà diverso…) dove tra le altre cose, per mostrare lo spirito della disciplina, mostravano alcune gare; in una, un kendoka fa un punto e gli viene assegnato, ma subito dopo tolto, perchè?
          moviola: ha fatto col braccio un piccolo gesto di esultanza: è mancanza di rispetto per il tuo avversario, punto tolto.

          ciao!!

        • Z. says:

          Perdonami Pino,

          se gli scontri fossero stati tutti alla pari, uno contro uno, sarei in buona parte d’accordo con te.

          Ma uno “sport” dove puoi essere costretto a morire senza possibilità di scampo – come nell’esempio sopra – non è uno “sport”, e non è neppure un duello leale (ancorché mortale), ma solouna presa per il culo. Non conta quanto sei coraggioso o capace: se ti mettono contro tre tigri (che già si fatica a pronunciare la frase!) schiatti. Senza se e senza ma, come direbbero i noglobbal dei nostri giorni.

          Meglio l’MMA. O la muay thai, o come cazzo si scrive :D

          Z.

          PS: Massimo rispetto per i giapponesi, per il loro rispetto dell’avversario e per la loro correttezza e sportività. Ma a volte trovo i loro dettami un po’ troppo rigidi. Come l’obbligo morale di suicidarsi dopo una sconfitta, che è costato all’Impero l’annientamento dei migliori alti ufficiali della sua marina.

        • PinoMamet says:

          Accidenti a te ;)

          mo’ mi tocca riparlare dei giochi gladiatori e riscrivere cose già scritte!
          Allora: la damnatio ad bestias era appunto una condanna: a morte, che contro tre tigri (meno male che devo scriverlo e non pronunciarlo! dì la verità che l’hai fatto apposta!) in effetti non hai scampo, a meno di essere Putin :D

          gli scontri tra gladiatori veri e propri erano scontri tra atleti addestrati di categorie e tipologie ben definite, ed è probabilissimo che spesso non si concludessero affatto con la morte, per ragionamenti che ho già fatto in precedenza e anche leggendo le fonti.
          Inoltre esistevano anche scontri incruenti (con armi “finte” e colpi non portati fino in fondo) tra liberi cittadini, anche donne, che si esibivano proprio per “sport”, perchè gli piaceva imparare i “numeri” (si chiamavano proprio così) dei gladiatori “veri” e farsi ammirare in pubblici saggi.

      • une tortue says:

        Come ben sai, mentre i fratelli musulmani si irritano e perdono la calma, i buddhisti sorridono ;-)

        • Z. says:

          E vorrei vedere. Stanno a nonsoquantimila metri di altezza, non hanno un tubo da fare da mane a sera… se non imparano ad andare d’accordo finisce che si gonfiano i botte tutti i giorni!

          :D

          Z.

  17. cristina says:

    Mi torna in mente il racconto di un vecchio cantastorie.. Che se ne andava in giro per le vie di torino con la sua affezionatissima chitarra e cantava… “la domenica mattina tutti allo stadio … ” e il ritornello (la parte piu simpatica), “il datore di lavoro t’ha fottut***”… Ovviamente parlo dei tempi in cui la fiat funzionava benissimo, i dipendenti non erano per niente stressati perche il datore di lavoro per farli felici gli ha comprato una squadra tutta per loro e gli dava di che divertirsi tutte le domeniche… Alleggerendo lo stress della fatica e dei turni massacranti … Un genio … Poisi sono susseguiti altri geni … Una storia magnifica tutta da raccontare.. Buona visione http://www.youtube.com/watch?feature=youtube_gdata_player&v=MwkOERmifIA

  18. PinoMamet says:

    Comunque, se non fosse per il piccolo particolare dei palestinesi ;)
    (di cui comunque non credo fosse scontato che la sinistra italiana si accorgesse… o perlomeno che fossero “adottati” da lei)
    Israele sarebbe da un pezzo il modello della sinistra italiana: nasce con un’anima di sinistra, e un po’ alla volta diventa capitalista e filo-americano, come Rutelli ;)

    ribadisco inoltre la somiglianza caratteriale degli israeliani con i volontari delle Feste dell’Unità ;)

    • Z. says:

      Mi ricordi una parente acquisita…

      “in quale democrazia del mondo si studiano tutte le religioni a scuola?”
      “ehm… gli Stati Uniti?”
      “vabbè, a parte gli Stati Uniti!”
      “come sarebbe, ‘a parte gli Stati Uniti’?!?”

      Ecco, diciamo che a parte un sacco di cose – tra cui gli Stati Uniti – i volontari della Festa, gli Israeliani e i Quechua hanno molto in comune :D

      Z.

      • Moi says:

        Ma infatti per capire che l’URSS sarebbe fallita bastava notare che NON avevano Feste dell’ Unità !

      • PinoMamet says:

        Non conosco quechua (la cosa che ci va più vicino è un boliviano conosciuto negli USA, ottima persona dai lineamenti indiani e dal carattere di hidalgo)

        ma noto che il carattere israeliano e quello “festa-dell’unità” si assomigliano parecchio, sì.
        Devono essere stati i kibbutzim, suppongo.

        Poi ovviamente saranno schierati, attualmente (ma la Festa dell’Unità non esiste più…) su fronti socio-politico-strategico opposti, ma che c’entra?

        Io parlo di una cosa molto più semplice e terra terra.

        • Z. says:

          La Festa dell’Unità non esiste più? Poffarbacco! Ma allora… ma allora… ieri l’altro dove ho mangiato?

          Oddio, c’erano dei manifesti biancorossoverdi…

          …che fosse la festa di Forza Nuova?

          :D

          Z.

          PS: Non so dalle tue parti, ma qui esiste ancora, eccome. Ti aspetto a quella nazionale che si terrà a settembre :D

        • PinoMamet says:

          Ma non dicevano che doveva cambiare nome??
          Boh, chi ci capisce più niente, ma se c’è ancora non posso che essere contento.

        • Z. says:

          Probabilmente in alcune parti di Italia ha già cambiato nome.

          Ma in fondo, chissenechiava dell’Italia.

          Noi siamo emiliano-romagnoli, e gli altri che si fottano :D

          Z.

        • Mauricius Tarvisii says:

          A macchia di leopardo: a Treviso fanno la Festa Democratica, ma a Casale sul Sile fanno la Festa dell’Unità…

  19. Z. says:

    Miguel,

    — Un viaggio destinato a lasciare i nostri ragazzi con occhi attenti e la voglia di replicare quello che hanno visto qui da noi. —

    Beh, mi pare un’idea degna di nota.

    Se riusciamo a imparare pure noi come si fa a vivere a sbafo grazie a finanziatori privati statunitensi che non vogliono niente in cambio – purtroppo la guerra fredda è finita – forse è la volta buona che usciamo dalla crisi…

    E senza IMU, per di più!

    Certo, ci vorrebbe uno stato di ostilità permanente da sfruttare. Due cannonate al Vaticano ogni tanto, ad esempio? :D

    Z.

  20. une tortue says:

    p.s.
    Volevo avvisarvi che io lurko (madonna quanto mi piace sta parola che ho scoperto qui :-) ho 5/10 con gli occhiali, sono miope, presbite, astigamatica, e c’ho pure la catarratta. Vedo solo perché ho un video di 32 pollici settato con le opzioni per non vedenti (ogni volta il mio tecnico a sistemare il pc guarda il video e scoppia a ridere :-) )
    Quindi io sono lentissima a leggere (scrivo invece alla velocità del fulmine = 450 battute al minuti misurate … quindi litigare telematicamente con me non conviene ;-)
    Poi quando fatte tutti quei discorsi dettagliati storico politici proprio da maschi un po’ di abbiocco mi viene perché spesso non ci capisco un ciufolo, quindi salto.
    Perciò non offendetevi se per caso non mi accorgo che mi citate e non rispondo. Ieri mi sono accorta per caso sia di pino che di francesco.
    Buonissima giornata a tutti!

  21. maria says:

    Domanda: può un bianco interessarsi della sorte dei neri nel proprio paese facendo qualcosina senza essere accusato di paternalismo?

    O possono farlo solo i neri? Una volta nel Novecento degli operai si occupavano anche i non operai, così per dire…

    L’azione politica piccola o grande che sia è sempre spuria , si tratta di farne il bilancio, ora non credo che alla festa dell’unità o come si chiama oggi sia un gran danno o furberia organizzare un ristorantino multietnico al quale partecipano fra l’altro anche i neri a diverso titolo, che poi qualcuno ne tragga anche dei vantaggi politici fa parte delle comtraddizioni del mondo “reale” appunto.

    Non ho mai fatto la volontaria a quelle feste ma le riconosco come strumento di coesione politica infinitamente migliore dei raduni sul fiume Po, se non altro perché vi si pronunciano meno bischerate !

  22. Per Z

    “Potrei replicare che in Italia non mi pare ci sia molto di buono da vedere, al di fuori del “territorio” “

    Non do affatto un giudizio negativo delle regioni cosiddette “rosse” d’Italia, in cui peraltro vivo.

    Il punto riguarda la presunta multiculturalità di un’organizzazione che rappresenta tutt’al più un frammento (quello attorno all’ex-PCI) di un’unica cultura (quella “occidentale”).

    • Z. says:

      … per non menzionare la sindrome dell’accerchiamento, che indubbiamente ha interessato il PCI e che ancora interessa buona parte dei militanti storici del PD.

      Tutto vero. Ma ciò non impedisce a un partito di massa di occuparsi di multiculturalità, partecipando – come in effetti fa – ad un processo in atto da tempo.

      Poi certo – per dirne una – nel denunciare gli orrori del CIE c’è certamente molta, ma molta cautela. Perché un domani il PD sarà al governo, e certamente i CIE esisteranno ancora, e saranno ancora posti orrendi.

      E quindi bisogna andarci coi piedi di piombo, dato che non si può dire – come si dovrebbe dire – che gli immigrati che si ribellano con ogni mezzo per sfuggire a un internamento illegale e orrendo hanno solo che ragione.

      Z.

  23. Marcello Teofilatto says:

    A me risulta che Israele sia uno dei maggiori produttori e trafficanti di ecstasy. Non so però se questo rientri nel “trasferimento tecnologico” o nell'”ecosistema dell’innovazione”. Ho qualche dubbio sugli “occhi attenti”.
    Un saluto da M.T.

  24. Per maria

    “Domanda: può un bianco interessarsi della sorte dei neri nel proprio paese facendo qualcosina senza essere accusato di paternalismo? “

    Io conosco solo indirettamente Non solo nero, e quindi non pretendo di darne un giudizio definitivo.

    Certo, una persona che si vanta:

    1) di aver fondato un’associazione “per i neri”

    2) si vanta di aver fatto una delle leggi che più ha penalizzato i “neri” reali

    è comunque interessante, a prescindere da ogni giudizio sulla stessa legge.

    Comunque, la metà della gente che frequento sono “stranieri”, e non conosco nessuno che abbia mai tratto alcun giovamento da qualche “associazione antirazzista”, con l’eccezione di alcuni individui discutibili che si sono ritagliati un lavoro personale come straniero di rappresentanza.

    Hanno casomai tratto giovamento dagli uffici legali dei sindacati, ma è un discorso piuttosto diverso.

  25. Un mio amico israeliano mi disse una volta che il “segreto” del successo economico d’Israele era di essere l’unico paese al mondo (parlo di una decina di anni fa) ad avere particolari agevolazioni – non siamo entrati nei dettagli – sia con gli Stati Uniti che con l’Unione Europea: le aziende israeliane erano quindi in grado di operare ogni sorta di triangolazione sul mercato mondiale.

    Insomma, se ho capito bene, se vuoi esportare qualcosa dall’Italia negli Stati Uniti senza pagare i dazi, lo fai tramite un’azienda israeliana.

    So che non è un’affermazione molto dettagliata, e non mi sono preso la briga di indagare oltre, magari qualche lettore più interessato di me a simili faccende può chiarire meglio la cosa.

  26. Per Une Tortue

    “Il Mahayana si esprime con un linguaggio metaforico molto colorito.”

    Per me, non c’è nulla di strano che mille e passa anni fa, un buddhista abbia cercato di inserire l’esperienza della distruzione del buddhismo afghano, e della concorrenza cristiana (allora forte da quelle parti), dentro la propria visione del mondo: e quindi che ne sia nato un racconto apocalittico, con goduriosa distruzione finale di entrambi i nemici.

    Allo stesso tempo, una buddhista italiana dell’anno 2000 non soffre particolarmente né per l’uno, né per l’altro fatto; e quindi cerca di trovare in quel testo, altri messaggi, metafore spirituali.

    Che esistono davvero, perché quel testo comunque faceva parte di una visione del mondo, che era in parte “trascendente” (anche qui il termine si applica un po’ a stento al buddhismo).

    L’errore del critico antibuddhista non consiste nel citare il documento, e nemmeno nel capire che era davvero un documento antislamico e anticristiano.

    Consiste nell’attribuire all’italiana del 2000 le preoccupazioni dell’afghano dell’anno 700; e poi di attribuire all’afghano del 700 la mentalità del razzista tedesco del 1930.

    E per fare questo passaggio, ci vuole una certa dose di malafede o comunque di ossessiva ottusità mentale.

    • PinoMamet says:

      ” Per Une Tortue

      “Il Mahayana si esprime con un linguaggio metaforico molto colorito.”

      Per me, non c’è nulla di strano che mille e passa anni fa, un buddhista abbia cercato di inserire l’esperienza della distruzione del buddhismo afghano, e della concorrenza cristiana (allora forte da quelle parti), dentro la propria visione del mondo: e quindi che ne sia nato un racconto apocalittico, con goduriosa distruzione finale di entrambi i nemici.”

      In teoria ti do perfettamente ragione

      (nella letteratura cinese filo-buddhista già citata – il Viaggio a Occidente, resoconto romanzato di un precedente Viaggio a Occidente, resoconto non romanzato del viaggio in India del monaco Xuanzhang- c’è una goduriosa descrizione della distruzione fisica di un regno di taoisti malvagi)

      però conosco troppo poco il canone, o i canoni, Mahayana per sapere se si tratti solo di una possibilità teorica.
      Ho letto alcuni sutra in traduzione italiana, a loro volta credo dalla traduzione cinese del sanscrito, e mi sembra però che abbiano preoccupazioni di tutt’altro tipo.
      Il mondo del buddhismo Mahayana era del resto talmente ampio, variegato dottrinariamente e disperso geograficamente, che credo che un buddhista cinese potesse essere del tutto all’oscuro di quanto avvenisse in Afghanistan.
      Poi le scritture sono anche precedenti ai fatti, perlomeno quelle principali.
      Non escludo che qualcosa in tal senso possa benissimo esserci, chissà.

  27. O magari la buddhista italiana (non mi riferisco a une tortue in questo caso) legge in quel testo preoccupazioni dei propri tempi: che so, ci vede un messaggio ecologista, o femminista, o contro lo stress…

    Che sono preoccupazioni “politiche” e passeggere quanto quelle del buddhista afghano di mille anni prima, eppure vengono anch’esse interpretate come qualcosa di “spirituale”.

    Come è politico e passeggero – in un’epoca in cui la violenza viene tutta demandata allo Stato – anche la preoccupazione di farsi vedere “non violenti”.

  28. Sull’economia israeliana…

    presumo che uno dei vantaggi non indifferenti di cui gode l’economia israeliana, sul mercato mondiale, sia banalmente il fatto di avere un sacco di cittadini che o provengono da altri paesi, o vivono all’estero gran parte del tempo, e che conoscono un sacco di lingue e un sacco di mercati.

    Un modello difficilmente applicabile alla regione Lazio.

  29. une tortue says:

    x Mirkhond

    – Insomma COSA cercavano queste spedizioni “scientifiche”?
    Forse un libro, lo Yesmon gyal po, libro che sarebbe conservato in un remoto monastero tibetano, e nelle cui pagine sarebbe spiegata l’Origine del Tutto, e il presente, passato e futuro dell’Universo?
    Si tratta di una colossale patacca messa in piedi da Madame Blavatskaya nell’800?
    O c’è qualcosa di vero? – Mirk –

    I libri tibetani dicono sempre le stesse cose condite e ricondite in mille modi diversi, esattamente come le thangkha sono tutte uguali eppure sembrano tutte diverse :-)
    Nella cosmogonia buddhista non c’è inizio e non c’è fine, quindi niente misteriosa disvelazione dell’origine del tutto, in quanto per quella, come per altre popolazioni orientali non esiste un concetto di linearità temporale.
    Si ragiona piuttosto in termini ciclici (corsi e ricorsi, diremmo noi) per cui passato, presente e futuro si compenetrano e sono vissuti nell’istante.

    Non so chi abbia potuto esistere di più pataccaro della Blavasky.
    Il problema è che il buddhismo alla madamme blavasky prosegue, e la signora ha molti cloni.

    Non ho chiaro il suo rapporto con il nazismo e con hitler (cerco prove storiche non racconti fantastici).

    Shamballa è una favola come tante altre belle favole nostrane e straniere.

    La mia risposta quindi è:
    cercavano quello per cui la Cina ha invaso il Tibet ;-)

    Io ho una teoria, ma non ho prove storiche per dimostrarla, quindi non la dico ;-)

    • mirkhond says:

      La mia risposta quindi è:
      cercavano quello per cui la Cina ha invaso il Tibet ;-)

      Io ho una teoria, ma non ho prove storiche per dimostrarla, quindi non la dico ;-)

      Dilla lo stesso, che mi interessa…..
      ciao!

    • PinoMamet says:

      Interessa anche me, poi ormai mi hai messo la curiosità non vale!! :D

      • une tortue says:

        Mah, secondo me hanno – del tutto ingenuamente e probabilmente nel desiderio di rimanere neutrali – cazzeggiato un po’ con le alleanze durante la seconda.
        Ma non si sa cosa abbiano combinato e/o cosa gli altri abbiano creduto e/o cosa sia stato fatto credere loro e/o si siano bevuti.
        Fattostà che i cinesi potrebbero aver pensato che fosse più sicuro per loro politicamente occupare quel territorio, cosa che in realtà dal punto di vista materiale gli costa un sacco di energie e soldi, quindi manco gli conviene.
        Io non sono stata capace di trovare notizie, ripeto, non illazioni fantasiose, costruite e partigiane, ma realisticamente documentabili sullo loro posizioni durante la seconda. E’ molto difficile persin per gli studiosi venire a capo della storia dell’oriente proprio per via di una diversa concezione di tempo, di storia, e di narrazione: lì il giorno dopo tutto diventa leggenda.
        Ma siccome internamente sono divisi in scuole religiose diverse in lotta fra loro per il potere nel paese, non so che casino potrebbe essere successo, e non credo che si saprà mai.

  30. maria says:

    Miguel,
    il mio discorso non era una difesa di Zingaretti e del suo operato, ma siccome il discorso si era allargato a un territorio di ben tre regioni:-)ho fatto quelle considerazioni

    maria

  31. mirkhond says:

    “Tra l’altro è interessante questa ossessione a voler catalogare tutto nella tabella dei buoni e dei cattivi.” – Peucezio

    E’ la tipica ossessione degli apologeti, per cercare di frenare il passaggio di fedeli della propria fede, verso altre fedi, e quindi una sindrome da “minaccia”…..

    • une tortue says:

      Non collima con il fatto che in germania sia stato importato, si sia diffuso e sia presente molto buddhismo e molto di importazione tibetana. Poi ci mandano anche in italia dei supposti maestri “tedeschi” di buddhismo tibetano.

      Solo che i germani non sono fessi come noi:
      controllano l’operato e non permettono che i loro concittadini spendano del loro denaro che possa venire portato all’estero, per cui in germania hanno tutto i buddhismi che vogliono completamente gratuiti (non so come si siano regolati per ottenere questo).

      Inoltre è visibile che abbiamo francia e germania (forse anche inghilterra ma meno visibilmente) molto impegnate nel tentare di appoggiare la diffusione di un certo o un certo altro buddhismo qui da noi. Ho notato sto movimento che non è che mi piaccia moltissimo.

      Fra giapponesi zenisti e non (i cinesi mi pare che siano gli unici che non stiano operando diffusione del buddhismo da noi, solo prodotti sottocosto, ma religione non molta), i birmani e i thay, le scuole tibetane, le varie correnti religiose hindu, i vari buddhismi passati per altri paesi come quello che dal vietnam è andato a sbattere in francia, i germani e i franchi … io sto respirando un’aria di invasione.

      In francia e germania trovo che ci sia molta più libertà religiosa ma allo stesso tempo molta più attenzione da parte dello stato.

      Qui – nel modo in cui le cose vanno – stiamo diventando proprio un porto di mare.

  32. Per Maria

    “ma siccome il discorso si era allargato a un territorio di ben tre regioni:”

    E siccome io ho deciso guarda caso di vivere proprio in una di quelle regioni, e mi ci trovo benissimo, il mio appunto riguarda solo l’assurdo del termine “multiculturale”.

    Poi la cultura dell’Arci di Poggibonsi mi va benissimo, proprio come mi va benissimo il villaggio dei fumatori di oppio poligami della Nonsodovia :-)

  33. Per une tortue

    “Inoltre è visibile che abbiamo francia e germania (forse anche inghilterra ma meno visibilmente) molto impegnate nel tentare di appoggiare la diffusione di un certo o un certo altro buddhismo qui da noi.”

    • une tortue says:

      Mi incuriosiscono le tue evidenziazioni senza commento :-)

      • PinoMamet says:

        Non so cosa intendesse dire Miguel (immagino si sia scordato una domanda o un’osservazione, probabilmente a causa del lavoro- mi auguro non da Taiwan ;) ), però sono curioso di sapere riguardo a questa cosa di Francia e Germania che spingono il “loro” buddhismo, se ti va!

        ciao!

        • une tortue says:

          Mah, io sono una persona molto più sensibile della media e spesso colgo indizi che altri non notano e sommandoli compaiono ai miei occhi degli scenari.
          Mi potrei anche sbagliare. In ogni caso non ho prove.
          Semplicemente alcune cose che ho osservato mi fanno pensare così.

        • PinoMamet says:

          Mm sulla Germania non so nulla
          (ricordo delle osservazioni molto sgradevoli e direi palesemente razziste di un “maestro” danese di qualche linea del buddhismo tibetano, ma non c’entra niente…)
          ma il buddhismo che ho conosciuto io, Zen Soto, è entrato in Italia dal Giappone via Francia, poi
          (per quel poco che ho notato io; magari sbagliando) si è riallacciato al Giappone autonomamente, credo sotto sotto perchè i francesi… hanno fatto un po’ troppo i francesi, cioè non mollavano un loro “diritto di primogenitura”.
          Ma sono cose di cui so troppo troppo e ancora troppo poco.

          Tra l’altro nella stessa provincia abbiamo mica uno, ma due monasteri Zen Soto, di due “lignaggi” giapponesi diversi, entrambi appartenenti all’UBI ma non so bene in che rapporti di più o meno calda cordialità tra loro…

  34. A proposito di buddhismo…

    I soka-gakkai del primo piano del palazzo dove abito, hanno cominciato ieri a fare renghecchiò verso mezzogiorno, finendo verso le 14, poi l’hanno fatto dall’inizio della partita e hanno smesso verso le 11 di sera.

    Non ho capito se stavano pregando per:

    1) far vincere la Nazionale

    2) per allontanare gli italiani dal pallonaio

    Spero fermamente nel secondo.

    • maria says:

      E siccome io ho deciso guarda caso di vivere proprio in una di quelle regioni, e mi ci trovo benissimo

      maria
      e meno male, averne di martinez, invece dei soliti toscani abbarbicati da generazioni :-)

    • Moi says:

      Miguel, non fare il solito snob :) … che ‘sta nazionale offre uno straordinario esempio di Gioco Destra VS Sinistra :

      Parte con il “Piede Destro” :) quando Cassano _ noto “Tamarro Fascio Arricchito”_ dice “Froci” [sic] in TV, sperando di non averne mai in squadra … davvero subdoli qui i Giornalisti presenti, che prima sghignazzano divertiti dell’ “Assist Omofobo” :) andato a segno per poi scrivere Strali sui Rigurgiti di Omofobia e Intolleranza !

      [ continua … ] ;)

    • Moi says:

      […]
      Prosegue questa Nazionale di Pallonate :) con il Piede Sinistro :) … in realtà, essendo la Sinistra Italiana Campione d’Europa di AutoReferenzialità ! ;)

      L’Italia partita male prosegue bene fino alla Finale grazie al Primo Negro* della Sacra Nazionale di Pallonate : il Ghanese adottato da piccolo Mario Balotelli, perfettamente “Integrato”, visto che è Calciatore Professionista e Tamarro !

      Insomma, per farla breve, Mario Balotelli potrebbe (!) diventare il Santo Laico dell’ AntiRazzismo in Italia, che egli lo voglia, che egli lo gradisca o meno … è assolutamente indifferente al Gran Dispositivo.
      ___________

      * Finché Vasco Rossi non “spurga” la vecchia canzone “Colpa d’Alfredo”, si potrà. Se lo facesse, però, stravolgerebbe la sua stessa Opera ! ;)

      • Mauricius Tarvisii says:

        Mario Balotelli potrebbe (!) diventare il Santo Laico dell’ AntiRazzismo in Italia

        confermo: mi è già arrivato spam piddino in tal senso.

        • Moi says:

          Ma infatti, l’aspetto più interessante direi che è proprio questo “Percorso Dialettico Attraverso il Gioco Destra VS Sinistra” … da “NON ci riconosciamo in una squadra di Tamarri Omofobi Capaci soltanto di prendere a Pedate una Palla” a “Fulgido Esempio di come la Lealtà e la Passione dello Sport possano essere un Antidoto al Razzismo !” ;) :)

          In fondo erano anche dei filantropi _ quindi “Sinistrabilissimi” :)_ personaggi entrati nella Storia come De Coubertin e il meno noto “fuori nicchia” Jigoro Kano, che cmq NON assisterà al dialettico evento del Judo entrato alle Olimpiadi (era il suo Sogno) … ma con la Finale Pesi Massimi vinta contro ogni pronostico dal Gaijin Olandese Anton Geesink, Olimpiadi di Tokyo 1964.

          • PinoMamet says:

            Sai che secondo me (e non solo secondo me) il più grande errore del judo è stato proprio quello di diventare disciplina sportiva;
            eppure è vero che era volontà del suo fondatore che diventasse appunto (anche) uno sport, e uno sport olimpico.
            Tuttora credo sia l’unica disciplina del genere che è compiutamente arte marziale, sport di combattimento, e sistema di autodifesa (kime-no-kata, kodokan goshin jutsu..) mentre altre discipline sono solo sport (boxe, lotta greco romana), solo arte marziale (quasi tutte quelle cinesi più tradizionali) o solo autodifesa (krav maga), o al massimo hanno due aspetti contemporaneamente (karate, kendo).

            Purtroppo il risultato è che quasi tutti, almeno in Occidente, praticano solo o primariamente l’aspetto sportivo, e neppure con lo scopo di “vincere bene”, con una bella tecnica, ma semplicemente di vincere, accumulando punticini con tecniche imperfette.
            A ‘sto punto, praticassero pure le nostrane lotte libera e greco-romana.

            OT paurosissimo!! e ad usum Moi :)

            • Z. says:

              Purtroppo capita che alcuni aspetti vengano trascurati. Dipende molto da come ciascun maestro imposta l’insegnamento.

              Detto questo, ai miei tempi non è che io ricordi tutta questa attenzione al combattimento, anzi. Quando andavamo in visita in altre palestre ricordo che ci stupivamo sempre di come dedicassero poca attenzione sia al combattimento sia alla preparazione fisica.

              Ma forse era un tratto distintivo della palestre delle mie parti, non saprei.

              Z.

            • Z. says:

              Era una risposta a Pino, ma per qualche motivo il blog me l’ha scorporata… boh!

              Z.

  35. Moi says:

    L’ Ars Gladiatoria sarà pure una roba che esalta quelli di Destra … eppure chi è stato il Più Grande Leader :) Che la Sinistra abbia mai Conosciuto ?

    http://www.youtube.com/watch?v=-8h_v_our_Q

    Ovviamente, LUI ! ;)

  36. Per Moi

    “’Italia partita male prosegue bene fino alla Finale grazie al Primo Negro* della Sacra Nazionale di Pallonate : il Ghanese adottato da piccolo Mario Balotelli, perfettamente “Integrato”, visto che è Calciatore Professionista e Tamarro !

    Insomma, per farla breve, Mario Balotelli potrebbe (!) diventare il Santo Laico dell’ AntiRazzismo in Italia, che egli lo voglia, che egli lo gradisca o meno … è assolutamente indifferente al Gran Dispositivo.”

    Grandioso!

  37. Per Moi

    Hai colto in pieno il significato del Grande Rituale Italico: la Mamma, il Prete, il Presidente e adesso pure l’Integrato, a dimostrare che persino un foresto può essere saggio come Totti.

    • Moi says:

      Ma infatti Mario Balotelli ha dichiarato di aver dedicato i gol alla Mamma … sapendo d’incarnare uno dei più vieti stereotipi, appunto perché “Integrato”.

  38. Pietro says:

    Nel mettere cappelli il PD ha raccolto l’eredita’ rifondarola… La circolazione delle idee in politica e’ come la musica all’estero: gira sempre il peggio!

  39. mirkhond says:

    Se hai indizi documentati fammi sapere.
    Bada bene però “ben documentati”, non partigiani.

    Tortuga, se ne sapessi più di te, lo avrei detto qui….
    ciao!

  40. Ritvan says:

    Pare che Israele non sia molto contento (per usare un eufemismo:-) ) dell’inserimento da parte dell’UNESCO della Basilica della Natività di Betlemme nell’elenco dei patrimoni mondiali dell’umanità da tutelare.
    http://www.corriere.it/esteri/12_giugno_29/betlemme-unesco-riconosce-basilica-nativita-palestinesi-giorno-storico_dc25255c-c204-11e1-8b65-125b10ae7983.shtml

  41. piero deola says:

    La cloaca nella quale è caduta l’ex sinistra italiana conferma che non ci sono carriere senza il benestare dei sionisti. Lo ha dimostrato anche il Papa in kippà.

    • Moi says:

      Con esattezza non sparei dire, ma mi risulta che la papalina esista dacché esistono i Papi … è un’opzione, ma non è l’unica. Qualche anno fa Ratzinger mise un copricapo rosso a bordi impellicciati bianchi che i Cinni _ ma anche non pochi Adulti un po’ ‘Gnoranti :) _ Secolarizzati trovarono molto “da Babbo Natale” ;)

      • PinoMamet says:

        Confermo Moi:
        che io sappia, il copricapo si chiama, non a caso, papalina…
        a questo punto mi viene la curiosità di sapere chi sarebbe “il papa con la kippà”; e come distinguerlo dagli altri ;)

        • Moi says:

          Mmmm … il primo Papa al Muro del Pianto fu Wojtyla, no ? Credo che la dilà del discorso papalina / kippah alludesse al fatto che Wojtyla sarebbe stato “Grato ai Giudei”, cosa che in effetti viene molto” denunciata” come chissà che gravità da Effedieffe. Di Wojtyla si è detto perfino che provenisse dalla Massoneria …

          ——————-

          Tuttavia è noto che Vauro _ oltre ad averlo sfottuto nella malattia come la UAAR e “Il Vernacoliere”, tutti “autogol” _ ne “onorò” la scomparsa con una raccolta di vignette contro di lui dal titolo di “Papeide”… ma in realtà, se quelle oramai storiche vignette te le vai a guardare, emerge in primis quanto Vauro fosse servile e giustificazionista nei confronti dell’ URSS e dei Regimi Sovietoidi. Tutti altri “autogol” sempre !

    • Ritvan says:

      —La cloaca nella quale è caduta l’ex sinistra italiana conferma che non ci sono carriere senza il benestare dei sionisti. Lo ha dimostrato anche il Papa in kippà. piero deola—

      Dici che lo Spirito Santo – il quale secondo i cattolici guida l’elezione di un Papa, ovvero la sua “carriera” – sia in realtà un biekissimo agente del Mossad?:-):-)

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