Protestando contro le prove Invalsi, alla maniera messicana

Quest’anno, nelle scuole elementari messicane hanno introdotto qualcosa di simile ai “test Invalsi” (prueba Enlace) che da noi dovrebbero misurare la produttività scolastica.

Ricordiamo che il maestro è stato per anni l’agente riverito della modernizzazione dall’alto che la cricca dirigente ha cercato invano di imporre al Messico.

Il maestro missionario veniva inviato, proprio come i suoi predecessori cristiani, a portare la luce della Ragione nelle tenebrose contrade del vasto paese.

Negli anni Venti si cercò di trasformare le case-avamposto che lo Stato concedeva ai maestros in una sorta di parrocchia laica, dove celebrare festività alternative a quelle cristiane. Come gli inviati della Chiesa nei secoli precedenti, i maestros vissero insieme follia, eroismo e talvolta violento martirio.

La cosa non ha certo trasformato i messicani in Cittadini sul modello europeo, ma ha prodotto una fierezza di corpo molto particolare: il SNTE, il sindacato degli insegnanti, è stato per decenni uno dei principali pilastri del potere, decidendo spesso le sorti della politica.

A capo del SNTE, da tempo immemorabile, la miliardaria ex-maestrina, Elba Esther Gordillo, detta la todopoderosa, ma anche la bruja per la sua passione per l’occultismo e per le morti spesso terribili incontrate da chiunque le si mettesse di traverso.

Il SNTE sembra aver approvato, con qualche protesta, le prove Enlace, ma gli insegnanti di scuola elementare non sono tutti d’accordo: ecco infatti un gruppo di maestros che manifesta alla maniera messicana, nello Stato di Guerrero.

L’ultima foto in basso, per offrire un termine di confronto, mostra un gruppo di maestros nostrani che protesta, alla maniera italiana, contro le prove Invalsi.

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83 Responses to Protestando contro le prove Invalsi, alla maniera messicana

  1. Roberto says:

    Hanno ottenuto qualcosa i maestri messicani? No? Allora preferisco le proteste nostrane che almeno non si suda

  2. Per Roberto

    “Hanno ottenuto qualcosa i maestri messicani?”

    Non ho molti dati. So che il governo riferisce in maniera trionfale che sono riusciti a svolgere le prove nel 60% delle scuole dello Stato del Michoacan, per cui presumo che nel rimanente 40%, non ci siano riusciti; degli altri stati, non so dire nulla.

  3. Roberto says:

    Ok miguel allora riservo la mia decisione sul sudore a quando avremo più dati.

    Sulla fine della storia è esattamente il contrario, l’uomo sapiens sapiens evita le azioni inutili (e aborre quelle inutili e controproducenti). Se bruciare una macchina per protesta contro il sistema produce come solo effetti:
    – dar da mangiare au giornalisti di libero e repubblica
    – inquinare ulteriormente l’aria
    – far dimenticare le ragioni della protesta del piromane
    – prendersi una manganellata
    – gettare nella disperazione chi di quella macchina ha bisogno

    Perchè farlo?
    Roberto

  4. per Roberto

    “Se bruciare una macchina per protesta contro il sistema produce come solo effetti:”

    Concordo, in linea di massima: poi magari la violenza in Messico ha una valenza diversa :-)

    Il problema è che la protesta all’italiana non dà alcun risultato, né positivo né negativo. E poiché non esiste, è come se la volontà dei decisori politici fosse passata senza alcuna contestazione.

  5. Sempre per Roberto

    Tra l’altro, tempo fa suggerii che l’unico metodo di contestazione per gli insegnanti italiani (non quelli messicani, che lì tutto è diverso) sarebbe di andare al lavoro, ma dedicare la giornata di stipendio a un fondo collettivo;

    con quel fondo, affittare uno studio di avvocati feroci, in grado di far vivere nel terrore i presidi, i provveditori, i ministri e i politici, nonché un’agenzia di pubbliche relazioni in grado di distruggere la vita agli stessi.

    Che so, scovare una scuola in Piemonte dove il ministero sta risparmiando sulle spese di messa in sicurezza, e spargere denunce per tentata strage tali da rovinare la carriera a tutti i tagliatori di fondi.

    Lo so, è un sistema molto usano, ma funziona.

    • PinoMamet says:

      “con quel fondo, affittare uno studio di avvocati feroci,”

      Concordo; ricordo il consiglio che mi diede anni fa un “personaggio dello spettacolo” (lui me lo diede in pugliese, io traduco) “qua tutti te lo vogliono mettere nel culo, allora glielo devi sbattere nel culo tu per primo!”
      ;)

    • Peucezio says:

      E’ che la gente non cerca soluzioni efficaci per i problemi, altrimenti ti avrebbe dato ascolto; cerca riti.
      Le manifestazioni e le proteste, almeno nell’Italia degli ultimi quarant’anni, sono cose fini a sé stesse, si fanno perché la gente prova piacere e rassicurazione nel farle in sé, senza nessun rapporto col risultato reale.

      • Triste ma vero: i riti collettivi.
        Sembra quasi lo strascico del “bel tempo che fu”: in fondo in fondo il senso del magico come soluzione rapida non risparmia nessuno.
        Miguel forse ignora anche i POF, progetti di offerta formativa (mi pare già di averne accennato), alla caccia dei quali si prodigano un bel numero di insegnanti, al grido di “ognun per sé”.
        I soldi son pur sempre soldi.

    • Roberto says:

      Ottima idea miguel!

      Dimostrazione che con un po’ di buon senso e di fantasia si può essere feroci ed efficaci senza essere cattivi ed inutili…non per niente addestravi paramilitari ;-)

    • paniscus says:

      Posso personalmente testimoniare di averci provato eccome, a proporre una cosa del genere ai miei colleghi (ovviamente, a quelli già noti per essere particolarmente motivati e battaglieri, che aderiscono a tutti gli scioperi e che sono pronti ad andare in piazza, NON certo ai conformisti passivi che si fanno andare bene tutto)…

      …e la risposta è stata, con espressione sgomenta:

      “Ma no, come è possibile? In teoria sarebbe interessante, ma non lo si può mica fare davvero… come si fa a fare una cosa del genere senza prima passare attraverso i sindacati?”

      Lisa

  6. Sempre per Roberto

    Comunque, bisogna considerare che anche i metodi della mitica Bruja, nel paese che spende di più sull’istruzione al mondo, con minori risultati, qualche effetto lo hanno: la Capo-Maestra è riuscita a far bloccare tutte le indagini della magistratura sulle sue 61 proprietà immobiliari, sul suo jet privato o sulle guardie armate con cui gira per il paese, o sul suo zoo privato pieno di leoni, alcuni dei quali vengono di tanto in tanto sacrificati in rituali decisi dai suoi “maestri” africani.

    Per prendersi i fondi pubblici elettorali, lei ha anche lanciato un quarto candidato presidenziale, però ha detto ai propri fedeli che possono votare per chi vogliono (e cioè per il candidato del vecchio PRI): intende decidere i destini di chiunque verrà eletto alle prossime elezioni presidenziali.

    Lombroso e Meyrink si sarebbero divertiti con la sua faccia:

    http://www.clarinveracruzano.com/cierran-filas-elba-esther-gordillo-y-su-sindicato-con-pena-nieto

    oppure

    http://www.thesbnn.com/?p=27287

  7. per Riccardo Giuliani

    “Miguel forse ignora anche i POF, progetti di offerta formativa (mi pare già di averne accennato), alla caccia dei quali si prodigano un bel numero di insegnanti, al grido di “ognun per sé”.”

    Conosco fin troppo bene l’esistenza dei POF :-) ma non ho capito bene la tua frase sulla caccia.

  8. nic says:

    “Lo so, è un sistema molto usano, ma funziona.”

    W Marx, W Lenin, W MiMandaLubrano!

    Che “funzioni” non c’è dubbio.
    Per chi? e per cosa?

    Personalmente tra dover frequentare famelici avvocati e dar palazos in allegra compagnia mi sembra molto più divertente e dignitosa la seconda opzione.
    Sudo anche meno.

    • Z. says:

      Giusto, che cazzo! Cause? Tribunali? Avvocati??

      Ma dico, vogliamo scherzare?

      Gli avvocati sono il Male!

      :D

      Z.

  9. Z. says:

    Al di là delle modalità più o meno energiche di protesta, che presumo dipendano da diversi fattori, la cosa che salta agli occhi è che in Messico sono una folla nutrita mentre in Italia sono quattro gatti sfavati…

    Z.

  10. Zhong says:

    Lo so, è un sistema molto usano, ma funziona.

    ..alternativamente lo si potrebbe definire un sistema molto kantiano? (basandomi su vaghi ricordi liceali)

    Zhong

  11. Peucezio says:

    Ragazzi, visto che Lisa giustamente lo vuol sapere col dovuto anticipo, rilancio la proposta dell’incontro del blog, per dopo il 3 luglio (prima sarei impossibilitato).
    Cosa ne dite? Proponete date!

  12. Francesco says:

    Sbaglio o siete tutti d’accordo sul postulato che “il lavoro del maestro non si controlla”?

    Non leggo di critiche ai test Invalsi per qualche loro errore (magari decisivo) ma percepisco una difesa a prescindere della categoria dell’idea che in qualche modo sarebbe bene capire se sta facendo il suo lavoro o meno.

    La Bruja approverebbe, di sicuro.

    I genitori meno, e mi pare siano la parte in causa.

    • Peucezio says:

      Lasciamo stare i genitori… Una volta i bambini se prendevano un brutto voto dai genitori avevano il resto, cioè le prendevano di santa ragione, oggi devono aver paura gli insegnanti.
      Non stravedo per gli insegnanti di oggi e se hanno perso prestigio sociale e credibilità è anche colpa loro, perché abbiamo avuto generazioni di ragazze poco motivate e preparate che si sono buttate sull’insegnamento perché non sapevano fare niente e cercavano il posto fisso (ovviamente gli insegnanti non sono tutti così: ce n’è di validi, preparati e motivati, ma non ce la fanno a compensare i disastri che fanno quegli altri); ma i genitori di oggi sono ancora peggio: se da parte degli insegnanti e di tutto l’apparato scolastico c’è stata una sostanziale abdicazione dal ruolo educativo e formativo, nel caso dei genitori si tratta di una resa totale e incondizionata: a loro spetta il ruolo primario nell’educazione dei figli e stanno crescendo dei futuri disadattati teppisti criminaloidi.

      • Francesco says:

        ma i genitori non puoi sostituirli nè fargli un corso di aggiornamento … salvo incubi platonico-maoisti

        non ho idea di cosa fare per recuperare detti giovani,

        dubito che i sindacati degli insegnanti abbiano qualche ruolo positivo da giocare

      • Mauricius Tarvisii says:

        Come dico sempre, una volta l’insegnante minacciava l’allievo dicendo “guarda che oggi viene tua madre a parlare”. Oggi l’allievo minaccia l’insegnante dicendo “guardi che oggi viene mia madre a parlare”.
        Al mio liceo ad un certo punto erano gli studenti che mandavano i professori dalla preside..

    • PinoMamet says:

      “I genitori meno, e mi pare siano la parte in causa.”

      Dammi pure del maoista, ma… no, non sono particolarmente la parte in causa.
      Nella scuola ci sono soprattutto due parti in causa, per me: insegnanti e allievi.

      Il figlio non è di proprietà dei genitori; capisco come questi possano preoccuparsi, ma sta di fatto che, come ci sono pessimi insegnanti, ci sono anche pessimi genitori (molti di più, a esperienza mia), e non è detto che tutto ciò che esce dalla bocca di un genitore sia oro colato, eh…
      L’insegnante, per esempio, può essere prevenuto contro un ragazzo; ma il genitore è praticamente sempre prevenuto a favore di suo figlio…

      casomai i “test Invalsi” se fatti bene, dovrebbero togliere spazio sia all’autocontrollo degli insegnanti “incriticabili” anche quando sono pessimi, sia alle fisime dei genitori “figlio mio è tanto bravo non capisco perchè prende 4″.

      D’altra parte, se fossero fatti particolarmente bene, o solo per questo scopo, non esisterebbero le proteste… mi informerò con amici insegnanti
      (ma Paniscus potrebbe spiegarci meglio?)

      • Francesco says:

        >> se fossero fatti particolarmente bene, o solo per questo scopo, non esisterebbero le proteste

        stai scherzando? se fossero fatti bene, sia gli insegnanti che non insegnano sia i genitori di studenti che non imparano (sia gli studenti stessi) protesterebbero con vigore e strepito

        come peraltro accade!

        OPS

      • Francesco says:

        xPino

        dimenticavo … appena prenderò il potere assoluto, la tua dichiarazione di maoismo avrà conseguenze molto drastiche

        :D

    • paniscus says:

      Il punto è che i test INVALSI non hanno il minimo appiglio effettivo, proprio da un punto di vista statistico-scientifico, per valutare la “produttività” degli insegnanti. Al massimo (ma anche quello, con le prove così come stanno adesso, sarebbe estremamente labile) potrebbero dare una vaga indicazione di massima sulle differenze di livello generali tra un’intera regione geografica e l’altra, o tra una tipologia di scuole e l’altra, ma sicuramente NON sull’efficienza e sul merito dei singoli insegnanti.

      E questo per mille ragioni:

      – innanzi tutto la disparità tra materie (per quale motivo dovrebbero essere “valutati” solo gli insegnanti di italiano e matematica e non gli altri?);

      – poi il fatto che vengano proposte le stesse prove in qualsiasi tipo di scuola, indipendentemente dalle differenze di programmi (come se le competenze logico-matematiche richieste in una classe del liceo scientifico dovessero essere le stesse di una classe di pari anno del professionale agrario);

      – e poi, soprattutto, perché il tasso di precarietà e di mobilità tra gli insegnanti è talmente alto (e l’attribuzione interna delle cattedre nelle scuole è talmente caotica anche per quelli di ruolo) che non esiste alcuna garanzia che il livello di quella classe sia effettivamente correlato alle capacità dell’insegnante che ce l’ha in carico IN QUEL MOMENTO (e che magari l’ha presa solo da pochi mesi, dopo anni con un altro insegnante che aveva metodo completamente diverso, o peggio, dopo anni di alternanza selvaggia di supplenze temporanee).

      Invece da anni si sta assistendo a un deliberato battage propagandistico per far credere alla popolazione che i test invalsi serviranno appunto “a valutare gli insegnanti”, e che quindi gli insegnanti sono contrari solo “perché sono abituati ad essere intoccabili” e perché hanno il terrore di essere finalmente valutati come meritano, e di vedere messi a nudo dei risultati oggettivi che dicono la verità .

      Quando invece è esattamente il contrario, mediamente gli insegnanti sono in maggioranza contrari proprio perché sanno benissimo che i risultati dei test invalsi non sono affatto significativi, e non hanno alcun appiglio con la realtà effettiva della preparazione (né dei docenti, né degli alunni) e tantomeno con un’ipotetica misura del merito o dell’efficacia dell’insegnamento.

      Lisa

      • Peucezio says:

        Ma quindi i test si somministrano agli alunni, non agli insegnanti?
        E gli alunni che interesse hanno a farli, mica prendono un buon voto? Perché si prestano?

        • paniscus says:

          Infatti io ho assistito personalmente a scene di lazzi, frizzi e schiamazzi tra branchi di adolescenti che si vantavano di aver inserito le risposte a caso.

          Anzi, finora l’avevo sentito solo vantare a voce. Invece nella mia scuola quest’anno è anche successo che, durante la prova stessa, nel giro di pochi minuti dall’inizio, qualcuno ha fotografato il testo delle prove, già infarcito di crocette scarabocchiate a caso, e lo ha inviato istantaneamente su facebook, vantandosi della bravata… e aggiungendoci pure foto scattate di nascosto agli insegnanti presenti alla prova, complete di didascalie consistenti in battute offensive e ridicolizzanti.

          Nel giro di mezza giornata arriva la soffiata, e la cosa diventa di dominio pubblico, perfino a quelli come me me che su facebook non ci stoanno proprio, e che non conoscevano la classe in questione.

          E tu ti chiedi perché mai gli alunni si prestino? Ma è ovvio, perché è un’occasione di divertimento in più, e di perdita di due o tre ore di lezione vere…

          Lisa

        • Peucezio says:

          “qualcuno ha fotografato il testo delle prove, già infarcito di crocette scarabocchiate a caso, e lo ha inviato istantaneamente su facebook, vantandosi della bravata…”

          Si poteva fare una cosa ancora migliore, soprattutto se qualche alunno avesse avuto qualche fastidio d’intestino…

          Scherzi a parte, l’ideale sarebbe che tutti gli alunni d’Italia lo prendessero con questo spirito, in modo da togliere ogni validità al test.

        • Roberto says:

          Questo post di Lisa spiega meglio di mille parole perchè mi sembra assurdo sostenere che il lavoro degli insegnanti è controllato dagli studenti. Gli studenti non possono, non sanno e non devono controllare il lavoro dei loro insegnanti!

    • roberto says:

      “Sbaglio o siete tutti d’accordo sul postulato che “il lavoro del maestro non si controlla”?”

      io no

      • paniscus says:

        Veramente il lavoro del maestro (o del professore di qualsiasi livello) è il più controllato di tutti.

        Provaci tu a lavorare avendo puntate continuamente addosso almeno 25 paia di occhi (anzi, spesso anche 30 o oltre), di persone che non si aspettano altro che coglierti in fallo o individuare meticolosamente qualsiasi tua minima defaillance per poterla usare contro di te, mediamente spalleggiatissime da famiglie, media e opinione pubblica comune, che non vedono l’ora di darti addosso.

        Lisa

        • roberto says:

          ma dai non scherziamo!

          a parte il fatto che ci ho già provato all’università con mega aule da 800 studenti (e come direbbe nanni moretti, ho pure fatto l’arbitro, e “quanto hai centinaia di persone dietro di te pronte a dirti BASTARDO….”),
          per controllare non intendo avere gli occhi addosso, soprattutto non gli occhi di un branco di mocciosi pronti a metterti in croce perchè non hai una giacca trendy o ad osannarti perché sei un prof “figo”…

          e balottelli gioco sotto lo sguardo di milioni di persone, ma il suo lavoro lo giudica prandelli, non il tifoso che lo fischia per un passaggio sbagliato e neppure il giornalista rai panzone.

          per “controllo” intendo “valutazione seria del lavoro”.

          se invece vuoi dirmi che è un lavoro difficilissimo da valutare non posso che essere d’accordo (come quello del giudice del resto, altro lavoro sotto gli occhi di tutti, e di un pubblico molto più cattivo degli studenti di una classe) e non avrei nessun metodo da proporre, ma dire che è il lavoro più controllato di tutti è una bufala

          roberto

        • paniscus says:

          Roberto:

          …e dai, NON SCHERZIAMO, col paragone con l’insegnamento universitario, con corsi da 800 studenti ai quali tu insegni una sola materia specifica in mezzo ad altre 20 o 30, e che sono tutti rigorosamente maggiorenni che ci vengono per scelta!

          Vatti a leggere uno degli ultimi post che ho scritto io, che descrive il livello di tensione e di colpevolizzazione col quale dobbiamo camminare sulle uova per paura di offendere genitori ipersensibili e presidi ossessionati dalla paura dei ricorsi, e poi se ne riparla…

          Lisa

        • Peucezio says:

          Io però mi chiedo dov’erano gli insegnanti quando si è deciso di passare da una scuola di tipo autoritario e gerarchico a una di tipo permissivo e lassista, cioè, tradotto in pratica, in cui gli insegnanti possono prendersi la merda in faccia dagli studenti.
          Me lo chiedo e mi rispondo da solo: mi gioco i testicoli che erano dalla parte del lassismo, non certo dell’autoritarismo. Nella storia della scuola italiana dal dopoguerra escludo ci sia mai stata una sola manifestazione, iniziativa sindacale, protesta per una scuola più autoritaria e gerarchica. Se sbaglio, correggetemi e vi darò ragione.

        • Francesco says:

          accordo totale con Peucezio

          anche se temo che la distruzione della gerarchia sociale sia un fenomeno più grosso della sola scuola, certo la scuola è stata la breccia di Porta Pia

        • paniscus says:

          Peucezio: ma secondo te è esistito un momento specifico in cui si è comunicato ufficialmnete che “si decideva di passare” a un nuovo sistema?

          Non pensi che sia stata una lunghissima e lenta serie di cambiamenti graduali, e non certo avvenuti autonomamente all’interno della scuola, ma trascinati da cambiamenti esterni molto più generali, riguardanti l’economia, i media, il lavoro e i rapporti familiari?

          Lisa

        • roberto says:

          ” che ci vengono per scelta! ”

          materia a frequenza obbligatoria (assurdamente dico io, ma purtroppo non avevo nessunpotere di scelte: ergo degli 800 dei fare in modo che 400 non facciano casino e non leggano il giornale)

          “il livello di tensione e di colpevolizzazione col quale dobbiamo camminare sulle uova per paura di offendere genitori ipersensibili e presidi ossessionati dalla paura dei ricorsi,”

          ma questo in cosa vi distingue rispetto alle paure, stress e tensioni di un qualsiasi altro lavoro?
          per dire rispetto allo stress di un traduttore che costretto fra la necessità di avere il tempo per fare un lavoro decente e la paura di perdere un cliente?

          roberto

  13. “Veramente il lavoro del maestro (o del professore di qualsiasi livello) è il più controllato di tutti. “

    Aggiungerei che non esiste, semplicemente, un modo per valutare il rendimento degli insegnanti, a parte ovviamente controllare cose come le assenze dal lavoro.

    Si possono valutare solo gli studenti, e infatti le prove Invalsi le compilano loro.

    E lo studente è il prodotto di una quantità notevole di fattori, tra cui la scuola è forse il meno significativo.

    • Peucezio says:

      Il problema è a monte.
      Aboliamo il principio dell’accesso a qualsiasi facoltà con qualsiasi diploma superiore e rendiamo quasi impossibile conseguire un diploma, di qualunque tipo, se non si è studiato sul serio e non si è veramente preparati; riportiamo i programmi universitari a quelli di qualche decennio fa, trasformiamo tutti gli attuali voti sotto i 28-29 in bocciature: vedrete che nel giro di un po’ di anni avremo una classe di insegnanti valida, preparata e motivata.
      Non ha senso valutare dopo che hai dato una cattedra: che fai, mandi il malcapitato in mezzo alla strada da un giorno all’altro? E non parlatemi di aggiornamento e tutto il resto delle cazzate, che servono solo a far disimparare agli insegnanti quello che sanno e andrebbero vietate in blocco.
      Il filtro va fatto prima.

      • paniscus says:

        Francesco, credevo di essere stata chiara su questo argomento: l’insegnante di riferimento che rimane fisso su una stessa classe per anni, e al quale si può ragionevolmente attribuire una significativa influenza diretta sui risultati degli alunni, è un’eccezione.

        La NORMALITA’, specialmente in certi indirizzi di scuole, è che non solo gli insegnanti cambino di continuo (perché alcuni sono precari, altri vanno in soprannumero, altri ancora vengono spostati a caso da una classe all’altra con motivazioni esclusivamente opportunistiche e senza nessun riguardo per la didattica)… ma anche le classi cambiano composizione ogni anno, a seguito di bocciature, ritiri, cambi di sezione o accorpamenti forzati dovuti ai tagli finanziari.

        Quindi, se proprio si vuole a tutti i costi trovare una correlazione tra i risultati dell’invalsi e l’efficienza professionale dei singoli insegnanti, bene, si cominci col prendere provvedimenti molto semplici: PRIMA si garantisca un minimo di stabilità e di continuità didattica, si permetta alle scuole di anteporre la qualità dell’insegnamento agli obblighi strozzati di risparmio economico, e si permetta agli insegnanti di pianificare un lavoro completo e a lungo termine su gruppi stabili… e DOPO si passa ai test.

        Lisa

    • Francesco says:

      mica vero

      si chiama statistica: se hai tot studenti e la percentuale di questi che ai test INVALSI fa schifo è anormalmente alta, è sufficiente che tot sia un numero di studenti abbastanza alto (e i test vengono fatti ogni anno) perchè l’elemento decisivo sia l’insegnante

      volendo proprio cavillare, potresti avere una scuola in una zona difficile, e questo potrebbe rendere i risultati dei test “sempre” scadenti. però non capisco a cosa serve una scuola che non insegna, in una zona difficile.

      • PinoMamet says:

        “: se hai tot studenti e la percentuale di questi che ai test INVALSI fa schifo è anormalmente alta, è sufficiente che tot sia un numero di studenti abbastanza alto (e i test vengono fatti ogni anno) perchè l’elemento decisivo sia l’insegnante”

        Sì (pur con tutte le perplessità del caso, perchè su trasferimenti e problematiche affini cfr. Paniscus)
        ma i test Invalsi, da quello che ho capito, misurano soprattutto la capacità di superare i test Invalsi.

        (un po’ come tutti i test di questo tipo, da quello famigerato “pissicologico” a militare, fino ai test a crocette di cultura generale che c’erano per entrare alla SSIS, e che un assurdo tentativo di pseudo-americanizzazione sta diffondendo in altri ambiti universitari…)

  14. paniscus says:

    Tanto per fare un esempio terra terra: a me è capitato, a seguito di un normale trasferimento sullo stesso tipo di cattedra, e sulla stessa classe di concorso (tra due scuole che per la mia materia prevedevano sulla carta programmi quasi identici ma che tradizionalmente accoglievano un’utenza piuttosto diversa)…

    …di passare da un anno all’altro, da una scuola in cui c’era una media di sette o otto bocciati per classe, con un livello di preparazione media penoso anche per i promossi, a una in cui le bocciature erano rarissime e la maggior parte dei ragazzi andava avanti con pochissime difficoltà e risultati buoni.

    E in precedenza mi era capitato anche l’esatto contrario.

    Se ipotetiche prove INVALSI generalizzate, che all’epoca non c’erano, fossero state usate per valutare ME (che a seguito del trasferimento non sono sicuramente cambiata nel profondo, né tantomeno ho acquisito capacità didattiche migliori per ragioni magiche), cosa si sarebbe dovuto concludere?

    Lisa

    • Francesco says:

      siccome sarebbe stato un dato ripetuto, che gli stessi insegnanti ottenevano risultati molto peggiori nella scuola A rispetto alla scuola B, avrebbero “scoperto” che la scuola A raccoglieva un’utenza problematica

      e magari trovato un insegnante che nella scuola A otteneva risultati molto superiori alla media (solo 2 o 3 bocciati)

  15. Per roberto

    “per controllare non intendo avere gli occhi addosso, “

    Avevo un caro amico impiegato dell’INPS, che si comprava un quotidiano prima di entrare al lavoro, e al lavoro se lo leggeva tutto, riga per riga.

    Quando finiva di leggere il quotidiano, passava a fare fotocopie per gli amici, e poi usciva a fare la spesa.

    Fine della giornata lavorativa.

    Ora, questo, che è effettivamente il problema del lavoro statale (ma anche delle grandi aziende private, è lo stesso), è semplicemente impossibile nel caso di un insegnante.

    Ecco perché le “25 paia di occhi puntati” fanno la differenza.

    • Roberto says:

      Miguel ammetterai però che non mi si può sostenere in due post consecutivi che il lavoro dell’insegnante è il lavoro più controllato del mondo e che allo stesso tempo è impossibile da controllare…

      Diciamo che il tuo amico rubava lo stipendio, buon per lui e male per chi glielo pagava ma non vedo che cosa c’entra con il discorso che facevamo (e se vogliamo continuare con gli esempi, (non capisco perchè parldo di insegnanti si finisce sempre a dire io ne conosco uno che…) onostante io sia un dipendente pubblico se non faccio un certo numero di cose e con una certa qualità perdo il posto. E non è una ipotesi teorica. Questo è “controllo”)

      • PinoMamet says:

        “Miguel ammetterai però che non mi si può sostenere in due post consecutivi che il lavoro dell’insegnante è il lavoro più controllato del mondo e che allo stesso tempo è impossibile da controllare…”

        Mettiamola così:

        io personalmente credo che il lavoro dell’insegnante sia controllatissimo (non so se il più controllato del mondo, ma perdonerai un’iperbole, cribbio! ;) )
        nello stesso tempo, credo che sia controllato soprattutto da persone che sono parte in causa (studenti e, Dio ne liberi, genitori) o non sanno che pesci pigliare per misurarne la “produttività” (vedasi descrizione dei test Invalsi da parte di Paniscus).
        Anche per il motivo che un insegnante (immagino per la rabbia del maoista Rock&Troll) non “produce” e non deve “produrre” proprio niente.

        In più gli insegnanti sono anche diventati una specie di capro espiatorio, a causa di
        [(ricordo di quella puttana della prof di mate) + (mito dei tre mesi di ferie)] x (giornali che parlano male dei prof comunisti per squalificare la scuola pubblica e regalare soldi alle private)

        • roberto says:

          “nello stesso tempo, credo che sia controllato soprattutto da persone che sono parte in causa (studenti e, Dio ne liberi, genitori)”

          secondo me qui ci avviciniamo al problema. controllato da chiunque, pure da chi non ha un minimo di competenza per farlo, ma non dai loro pari né dai loro superiori

          roberto

      • roberto says:

        “io personalmente credo che il lavoro dell’insegnante sia controllatissimo”

        posso senza far polemica, umilmente, a bassa voce, cospargendomi il capo di cenere, mettendo la testa sotto il tuo piede ‘e puoi anche muoverti) chiedere chi fa questo controllo e cosa succede agli insegnanti che il controllo “non lo passano”? (e che diamine ce ne sarà pure qualcuno? se statisticamente l’1% dell’umanità è composto da imbecilli, ci sarà pure un 1% di insegnati imbecilli, avvocati imbecilli, giudici imbecilli, comandanti di navi imbecilli, no?) . a questo 1%, a parte prendersi le pernacchie dei 25 marmocchi, che succede? guadagna di meno? ha meno ferie? ha una progressione di carriera più lenta? viene mandato nelle latomie?

        roberto

        • Mauricius Tarvisii says:

          Gli insegnanti non fanno carriera. Diciamo che l’unica pena è il biasimo sociale e l’unico incentivo è l’approvazione

        • roberto says:

          “Gli insegnanti non fanno carriera”

          verissimo, ma non mi sembra né giusto né ineluttabile

          roberto

    • falecius says:

      Ho visto professori leggere la gazzetta dello sport per un’ora, in classe, davanti a 25 paia d’occhi assolutamente indifferenti, anzi, sollevati. Ma ammetto che non è una situazione normale.

  16. Per Roberto

    “Miguel ammetterai però che non mi si può sostenere in due post consecutivi che il lavoro dell’insegnante è il lavoro più controllato del mondo e che allo stesso tempo è impossibile da controllare…”

    invece sì.

    1) 25 e passa alunni vegliano ininterrottamente affinché l’insegnante non cada nella normale tentazione di chiunque lavori per lo Stato o per una grande azienda: su questo blog, non troverete commenti di insegnanti durante l’orario di lavoro :-)

    2) prove come l’Invalsi possono al massimo determinare quanto gli studenti di matematica e di italiano si avvicinino a degli standard decisi da tecnici, che peraltro mi pare che non siano insegnanti loro stessi: vedi l’esempio di Lisa dei risultati dello stesso insegnante che cambiano totalmente con il passaggio a un’altra scuola.

    3) non possono dirci nulla sulla “qualità” di ciò che l’insegnante fa.

    • roberto says:

      “non troverete commenti di insegnanti durante l’orario di lavoro ”

      immagino che apprezzerai il fatto che miastengo da una battutaccia sull’orario di lavoro, le 18 ore in classe ed il “ma no facciamo molto di più”
      :-)

      • paniscus says:

        ““non troverete commenti di insegnanti durante l’orario di lavoro ”

        immagino che apprezzerai il fatto che miastengo da una battutaccia sull’orario di lavoro, le 18 ore in classe ed il “ma no facciamo molto di più”

        ————————-

        E perché mai dovrebbe essere un tocco di sensibilità da apprezzare particolarmente? Cosa avrebbe di originale e di intelligente?

        Lisa

    • roberto says:

      “3) non possono dirci nulla sulla “qualità” di ciò che l’insegnante fa.”

      su questo sono sostanzialmente d’accordo, il sistema dei test invalsi mi sembra un po’ come chiedere agli avvocati di dare i voti ai giudici…

      roberto

  17. Per Peucezio

    “Io però mi chiedo dov’erano gli insegnanti quando si è deciso di passare da una scuola di tipo autoritario e gerarchico a una di tipo permissivo e lassista, cioè, tradotto in pratica, in cui gli insegnanti possono prendersi la merda in faccia dagli studenti.”

    Dovresti assolutamente leggere Régis Debray, Lo stato seduttore. Che parla della Francia, e questo fa capire come la questione sia ormai universale, o comunque riguardi tutto “l’Occidente”.

    Debray, con un ragionamento serrato e molti esempi, sostiene che la scuola – espressione suprema dello Stato con la maiuscola, quindi della cultura della rivoluzione francese – si basi su una graduale iniziazione alla cittadinanza e al sapere, tipica della cultura del libro: leggi prima il primo volume, poi il secondo, sotto una guida che ti aiuta a capire i passaggi logici.

    Nel flusso mediatico-immaginale, invece, non esiste più il “prima” e il “dopo”, esiste solo un presente in continua fluttuazione, immagini di ogni sorta che si mescolano e presentano (come dice Perniola) “miracoli e traumi”, senza che ci sia bisogno di alcuna base per goderne.

    In questo contesto, lo Stato, invece di controllare le informazioni, le insegue: i politici cercano giorno per giorno di sedurre gli “utenti” e la scuola scompare. Aggiungo io, anche perché in una situazione di totale imprevedibilità economica, non puoi scommettere sul tuo futuro, iscrivendoti a quattordici anni a una scuola che ti forma come perito chimico, mentre magari quando esci a diciotto, l’industria chimica si è tutta spostata in Cina.

    Quindi, la scuola cessa di avere una funzione politica, sociale, economica o culturale. Per forza che collassa, a prescindere dall’impegno degli insegnanti.

    • Peucezio says:

      Sì, c’è sicuramente anche quello che dici tu, ma credo sia solo una parte, per quanto fondamentale, del problema.
      Se la tendenza fosse questa, la popolazione starebbe a scuola sempre di meno, invece si sposta tutto in avanti, ci si diploma tutti, ci si laurea sempre di più, si fa aggiornamento tutta la vita.
      Tra l’altro gli anni in cui la scuola era più seria, erano anche quelli in cui grandi capitani di industria hanno messo in piedi realtà gigantesche, avendo cominciato da operai appena alfabetizzati, mentre oggi se non fai un master non vai da nessuna parte (e infatti crolla tutto, perché col master non si impara un corno): in questo senso la “formazione” è diventata uno status sociale minimo irrinunciabile e inutile al tempo stesso, cioè non ti darà mai lavoro né tantomeno ti insegnerà a farlo, ma senza sei quasi un paria.
      Ammenoché non ci sarà la riscossa di coloro che sanno fare le cose, che, a un certo punto, poiché tutti gli altri studiano e non sanno far nulla, diverrano indispensabili e rischiestissimi (perché la gente oltre a studiare deve mangiare, abitare, usare mezzi di trasporto, curarsi negli ospedali ecc.) e acquisiranno conseguente prestigio; ma il punto è se ci saranno. E se non dovremo importarli dai paesi emergenti ex-Terzo Mondo a peso d’oro.
      Per questo io continuo a credere che siamo in una società in implosione e fra un po’ ci troveremo come gli Africani con i primi colonizzatori: quelli gli portavano radio, automobili, gli facevano anche le strade, le industrie, solo che dovevano tornare continuamente ad aggiustare tutto e a rimetterlo in marcia, perché gli autoctoni non avevano ancora imparato a usarlo e manutenerlo, perché non c’era stato ancora il tempo di istruirli. Ma da noi il problema è quello opposto: verranno ad aggiustarci le cose perché non le sappiamo più/b> far funzionare, perché siamo un mondo declinante, che non ha voglia né interesse di imparare a far nulla e per ricostruire un’umanità con qualche capacità ci vorranno generazioni, ma nel frattempo saremo diventati quello che è oggi il Burundi.

  18. Peucezio says:

    Più in generale il problema nasce dal fatto che a un certo punto si è scelto di fondere il lavoro manuale con quello di concetto (che non era nemmeno considerato lavoro) e di pensare che la scuola serva anche per fare dei mestieri.
    la scuola poteva funzionare quando aveva come unica funzione formare un’élite ridottissima di uomini dediti alla pura speculazione e alla vita contemplativa. Doveva cioè formare i letterati, gli artisti, i filosofi, la gente che sa usare solo la penna e che non ha nessuna funzione pratica, nemmeno la più marginale.
    Tutto il resto si apprendeva, si andava cioè dal mastro, come veniva chiamato ogni artigiano, per il fatto di essere un magister, cioè uno che possiede un’arte e la può insegnare. E grazie a questo sistema la gente si metteva i vestiti e le scarpe, usava attrezzi per coltivare la terra, si costruivano le case, le strade e il resto.
    Il guio della scuola ottocentesca prima e del secondo novecento poi è stato di voler fondere questi due aspetti, cioè di assorbire il secondo, volendo trasformare in toerico un apprendimento che non può che essere di tipo pratico ed avvilendo in questo modo la teoresi pura, che si è degradata anch’essa in un lavoro, snaturandosi. Logico che la cosa non funziona, perché è come far costruire i muri ai letterati e far scrivere i libri ai muratori.

    E non paga dell’aver reso teoria la pratica, ha costruito la teoria della teoria: la pedagogia, il metodo, la didattica… Cioè le cose non si imparano più vedendole fare e facendole, ma te le insegna uno, il quale a sua volta non è uno che ha imparato a fare, ma ha imparato come si insegna a farle! Mi chiedevo ultimamente, visto che ho sentito dire che ormia i manuali di scuole delle scuole superiori non li scrivono più gli storici di professione ma i pedagogisti, esperti di didattica della storia ecc., anche questo esperti di didattica avranno pur bisogno di essere formati da qualcuno. Quindi sarebbe il caso di fondare una disciplina come la didattica della didattica della disciplina X. E siccome a sua volta chi la insegna deve essere formato a propria volta, facciamo la didattica della didattica della didattica… in un giro all’infinito. Ovviamente in tutto questo i contenuti si sono già smarriti da un pezzo, ma chi se ne importa? Esistono anche contenuti e cose a questo mondo?

    • Mauricius Tarvisii says:

      Be’, sì, come diceva Lui: gli ingegneri non servono. Idem i chimici e i medici, suppongo.
      Ed è spiegato il ritardo italiano…

    • falecius says:

      Guarda, nella mia esperienza i docenti che non sanno insegnare sono molto più comuni di quelli che non sanno i contenuti.

  19. mirkhond says:

    Ma uno dei poliziotti antisommossa messicani che si vede di spalle nella prima foto è una donna?
    In Messico le poliziotte sono presenti anche nei reparti antisommossa?

    • Moi says:

      … Ocio a non cadere nel BieKiSSimo Giuòco del Destra VS Sinistra ! ;)

    • Moi says:

      Può darsi che sia una Bufala ;) di quelle da cui Z è assolutamente immune grazie al proprio Nichilismo Giuridico :) ma … pare che fra le “Celerine” e le “Manifestanti” la Solidarietà Femminile sia sottozero !

  20. Per roberto

    “per dire rispetto allo stress di un traduttore che costretto fra la necessità di avere il tempo per fare un lavoro decente e la paura di perdere un cliente?”

    Dai, quello del traduttore è un lavoro tutt’altro che stressante, altrimenti mica lo farei.

    Si guadagna poco; ma si lavora a contatto con agenzie costituite in genere da laureate in lingue (che magari hanno mariti che portano in casa il grosso dello stipendio), persone in genere molto civili, e che di solito sono alleate del traduttore “contro” il cliente, a differenza dei presidi….

    A volte il lavoro arriva tutto insieme, ma riesco comunque a decidere i miei orari; una volta fatta la traduzione, finisce lì; e non ho gli occhi di nessuno puntati addosso.

    Anche i clienti, poi, sono degli adulti, che vogliono il tuo lavoro, a differenza degli studenti che vorrebbero solo che l’insegnante sparisse e li lasciasse tirare gli aeroplanini di carta e collegarsi al Libro dei Ceffi dal cellulare.

    E poi, come dimostra questo blog, posso sempre fare le pause che voglio io.

    • roberto says:

      “Dai, quello del traduttore è un lavoro tutt’altro che stressante, altrimenti mica lo farei.”

      :-)

      immagino pero’ che non ti sia mai arrivato un cliente alle 12 di venerdi con 35 pagine “per una fiera domani alle 9″ e che poi ti riscrive alle 16 per dirti “c’è qualche piccolo cambiamento” e ridarti le prime 12 pagine (quelle appena tradotte) totalmente rifatte…

      comunque che dire, secondo me ogni lavoro ha la sua dose di stress: i piloti dicono che il loro è il lavoro più stressante, gli interpreti idem, gli operai ti diranno “provaci tu a stare alla catena 8 ore”, i camerieri non ne parliamo, i commercianti sempre sull’orlo del fallimento, poliziotti che ne parliamo a fare, medici ed infermieri “hai mai tenuto in mano ‘o core d’a criatura”…

      vedo con estremo sospetto e scetticismo il tentativo di una categoria qualsiasi di far credere “non potete capirmi, il mio è peggio di altri”

      roberto

  21. Avviso per tutti

    Peucezio aveva proposto un incontro tra frequentatori di questo blog, dopo il 3 luglio.

    A me va bene qualsiasi momento tra il 3 e il 15 luglio, tenete solo presente che adesso a Firenze fa un caldo piuttosto sgradevole.

    • PinoMamet says:

      Io nel caldo ci sguazzo felice come un maiale nel fango! è il mio elemento naturale, direi :)

      comunque, fatemi sapere per la data :)

  22. Per Peucezio

    “Sì, c’è sicuramente anche quello che dici tu, ma credo sia solo una parte, per quanto fondamentale, del problema.”

    Sono d’accordo in linea di massima. Vorrei soltanto evitare di esagerare in un senso autocolpevolizzante, che è sempre una tendenza italiana.

    Il materiale umano, in sé, è più o meno lo stesso degli anni Sessanta, o del Neolitico se è per questo, con relativi pregi e difetti; evidentemente è cambiato qualcosa – tante cose – nelle circostanze.

  23. Per Peucezio e Mauricius

    “Quindi sarebbe il caso di fondare una disciplina come la didattica della didattica della disciplina X.”

    “Be’, sì, come diceva Lui: gli ingegneri non servono. Idem i chimici e i medici, suppongo.”

    Mi sembra che abbiate una parte di ragione entrambi.

    Senza l’immenso dispositivo-scuola dello Stato Nazione, sarebbe stata impossibile l’industria moderna: non perché i “padroni” studiavano, ma perché avevano bisogno di tecnici, e i tecnici hanno bisogno di una formazione diversa da quella artigianale.

    Lo Stato Nazione è un’astrazione, come il denaro, e ha bisogno quindi di una formazione astratta e intercambiabile.

    Ma quando muore lo Stato Nazione, anche questo perde di senso. Il sistema scuola sopravvive, anzi – come tutte le burocrazie – continua in un certo senso a crescere, con l’aumento dell’età dell’obbligo e l’aumento di persone che (come dice altrove Peucezio) non vogliono essere considerate dei paria; ma è svuotato da dentro.

    E allora alla realtà si sostituisce la finzione: i pedagogisti e tutto il resto.

    • Peucezio says:

      Sì, mi pare una buona anlisi.
      Che ha il pregio, devo dire, di essere molto più sintetica della mia.

  24. Moi says:

    Probabilmente i ragazzini hanno Genitori Giovanilisti che vogliono dare l’occasione ai propri figli di fare impunemente (anzi: con sostegno) le “asinate per non pagar dazio” :) che loro non hanno potuto fare alla loro età. Il “qualcosa che abbiam fatto tutti” probabilmente allude ai “bigliettini cartacei” o a robe del genere … allorquando quei genitori di scopiazzare formule o nozioni dall’ i-pod/pad-o-quel-che-l’-è :) lo potevano solo trasognare come battuta dopo aver visto al cinema l’orologio-ricetrasmettitore-supercomputerizzato di Batman o di James Bond 007 ;) :)

    Genitori che _com’è noto_ vanno al concerto di Vasco Rossi assieme ai figli, spiegando “ogni volta” :) [cit.] loro con fare ieratico che lo conoscono fin dal 1978 e ne conservano persino quelle preziose antichissime _ ingombrantissime e con pochissime, se non addirittura una sola, canzoni per volta_ reliquie oggi dette i “vinili” … vecchissimi sì, ma fighissimi.

    E poi, come dice il “cinnazzo” (“adolescente”; da non confondersi con “cinno”, “bambino”) nel film con la Tommasi (sì quella di Silvio !) … dal punto di vista dei giovani di oggi :”Perché bisogna ancora faticare a studiare con i libri ? C’è internet: se proprio t’interessa qualcosa _ che poi va be’ a scuola c’è da studiare solo tutta roba di cui non frega un cazzo a nessuno*_ vai su google, te la guardi e fine, no ?”

    Poi va be’, ricordo un simpatico soggetto che, alle medie, nelle verifiche NON d’Italiano scriveva strafalcioni apposta per giustificarsi che “Se non è l’ora di Italiano, allora in una verifica di scienze posso pure scrivere quore con la q !” [sic] e lo faceva. I genitori avevano un negozietto, e dicevano che l’unica cosa utile era che imparasse a far di conto e a usare il registratorie di cassa. Tutto il resto era ritenuto “inutile”, “tempo perso”, Italiano e Storia in primis.

    Un po’ come, tanti anni più tardi, quel “Padrunz’én” che sentenziò ai figli che la differenza tra Prodi e Berlusconi è che con il primo il camioncino ce lo tassano, con il secondo lo possiamo scaricare dalle tasse. Tutto il resto “pugnette da radical-chic socialmente parassitari mantenuti con soldi pubblici, ovunque si trovino”. [sic]

    ————-

    • paniscus says:

      “Poi va be’, ricordo un simpatico soggetto che, alle medie, nelle verifiche NON d’Italiano scriveva strafalcioni apposta per giustificarsi che “Se non è l’ora di Italiano, allora in una verifica di scienze posso pure scrivere quore con la q !” [sic] e lo faceva.”
      —————————–

      Con me non attaccherebbe: se uno si azzarda a scrivere “accellerazione” con due L in un compito di fisica, io dico chiaramente che non lo considero un errore lessicale di italiano, ma un errore formale nelle definizioni di fisica, e glielo conto eccome…

      Lisa

  25. Moi says:

    *
    In effetti, non so se avete mai incontrato nel Mondo Reale qualche grottesco ma in fondo simpatico personaggio che pur avendo la Terza Media rifiuta di sentirsi dire che non avrebbe cultura … perché sa tutto di “ciappini”, modifiche ecc, sentendosi superiore a un ingegnere che invece se _ in auto_ gli si fora la gomma della ruota o gli si spezza la cinghia di trasmissione trapezoidale non sa fare un cazzo; perché conosce a memoria i testi dei cantautori mentre dei poeti e scrittori di secoli se non millenni fa non fregherebbe un cazzo a nessuno; perché in Inglese non sa conversare con un madrelingua ma in compenso ha tutti i testi in originale con traduzioni (e pronuncia approssimativa a furia di ascoltare, per imitazione) dei cantanti di musica pop o metal ecc … mentre di poeti e scrittori di secoli fa non frega più un cazzo a nessuno.

    In pratica si tratta di concepire il termine “cultura” come ” ‘sta roba mi piace e ne so a pacchi !” … con il vantaggio presunto, rispetto alla cultura scolastica, di interessarsi a “robe da persone normali” e non a “robe da sfigati che vivono secoli se non millenni nel passato”.

    In tutto ciò di cui sopra, credo che Silvio abbia avuto un ruolo insostituibile … ovviamente non l’unico, ma il principale sì. Quel Silvio che è stato l’ Eterogenesi dei Fini del periodo 1968-1977 : odiatissimo dai RadicalChic (che credevano di poter fare i Pigmalioni per delle Galatee di Masse Babbane) per aver dimostrato loro che l’Umanità è un famoso “Legno Storto”.

  26. Moi says:

    @ LISA

    http://www.youtube.com/watch?v=XXrNl7fK998

    Lo Scopiazzatore Informatico dovrebbe avere media 5 ! ;)

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