American Revolution

Oh, when the saints go marching in
Oh, when the saints go marching in
Lord, how I want to be in that number
When the saints go marching in

Quando parlo degli Stati Uniti, ho la sensazione di non capirmi, né con gli ammiratori né con i detrattori. E’ come se entrambi vedessero solo il film, l’Immagine America, senza riuscire mai a guardare dietro e dentro.

L’altro giorno, abbiamo riportato uno scritto di Ted Kaczynski.

Quelli che seguono sono solo pensieri un po’ confusi, espressi a ruota libera, sullo spirito americano. Non prendeteli alla lettera, e soprattutto non chiedetemi di definire il concetto di “spirito”. Mica stiamo dicendo che noi americani siamo fatti in modo diverso, solo che ci sono degli echi, delle storie, dei modi di vedere che non si capiscono sempre in Italia.

Ted Kaczynski era un giovane e geniale professore di matematica presso l’università di Berkeley, che un giorno diede le dimissioni e andò a vivere da solo tra i boschi del Montana, in una capanna senza elettricità o acqua corrente; da cui condusse una personalissima lotta armata, durata diciassette anni, contro le grandi corporation e contro i tecnici del dominio. E continua oggi, come può, mentre sconta l’ergastolo.

Kaczynski, immagino, veniva da una famiglia cattolica. Eppure trovo molto protestante il bisogno di rinascere a se stessi, e di tradurre ogni idea in azione: l’americano non cambia idea, cambia vita, come Malcolm X o John Brown, “the avenging angel of the Lord“.

Per la maggior parte degli statunitensi, ovviamente, Ted Kaczynski – se se lo ricordano – è semplicemente il mostro raffigurato in televisione: “Unabomber” nel linguaggio immaginifico-tecnocratico dell’FBI.

Però una minoranza soprendentemente ampia di statunitensi capirebbe perfettamente la sua scelta, anche se non hanno affatto la sua profondità intellettuale o chiarezza di visione.

Loren Goldner ha scritto alcuni anni fa un curioso saggio, in cui analizzava la profonda differenza che esiste tra il radicalism americano e i suoi presunti equivalenti europei.

Mi sono accorto che il ruolo della tradizione europea rivoluzionaria, dalla Francia alla Germania alla Russia, era stato in realtà di rendere l’Europa più e non meno capitalista, e allora è diventato evidente perché tale tradizione abbia avuto così poco impatto su una società totalmente capitalista come quella americana. Mi sembrò anche chiaro che la tradizione autoctona radicale americana, che aveva le sue origini nelle correnti religiose radicali che avevano ‘perso’ all’alba stessa del capitalismo, e il loro incontro con popoli non occidentali – indiani e africani – che formarono la prima cultura americana quanto i bianchi, poteva forse contribuire qualcosa all’attuale e ancora irrisolta crisi della sinistra rivoluzionaria internazionale, qualcosa in realtà di ancora più radicale di qualunque cosa l’Europa moderna abbia conosciuto”.

La tesi è ardita, ma c’è del vero: mentre la sinistra europea si è battuta furiosamente per eliminare i residui di mondi precapitalistici (la mitica Reazione), il radicalismo americano (distinto dal progressismo liberal urbano) è stato sempre anticapitalista, antistatale e antiprogressista. E anche religioso, persino in laici come Ted Kaczynski.

In questo contesto, i confini sono molto meno netti che in Europa. Qui, le comunità si formano guardando al passato: siamo qualcosa, perché siamo figli di qualcuno – di una famiglia operaia o borghese, fascista, cattolica, comunista; e conserviamo con accanimento tali identità anche quando non corrispondono più a nulla.

Gli americani sono uniti, invece, dai fatti, innanzitutto: le grandi scelte sono figlie dell‘esperienza diretta. Nel movimento per la pace in Italia, sono tutti preti e politici; nel movimento per la pace negli Stati Uniti, le figure principali sono spesso veterani, madri di soldati morti, persino gente che ha fatto parte dei corpi speciali.

Poi gli americani sono uniti da fantasie opposte e parallele sul futuro. Il Libro dell’Apocalisse parla sia della Gerusalemme Celeste che della Catastrofe. Tutto dipende dove si pone l’accento; ma se a unirci è il futuro e non il passato, la domanda cruciale non è, da dove vieni, ma dove stai andando?

La fantasia neocon, esattamente come quella liberal che incanta gli italiani, si nutre della parte speranzosa del racconto: gli infiniti sviluppi dell’American Dream, da quando Sir Edwin Sandys, nel primo Seicento, mandava i suoi agenti a suonare i tamburi nei villaggi inglesi e cantare ballate sul Nuovo Mondo, per raccogliere volontari per lavorare nelle piantagioni di tabacco della Virginia (nei primi undici anni, ne morirono i due terzi).

Ora, l’Apocalisse è un racconto immenso, che riguarda tutta la creazione. Lasciamo perdere il contesto storico e tutto il resto, immaginiamoci l’Apocalisse che viene raccontata e sognata in una piccola chiesa frequentata da contadini e montanari scozzesi, oppure da discendenti di schiavi neri; ma anche la maniera in cui pensano apocalitticamente persone che si  ritengono non religiose.

L’Apocalisse ci racconta di un Dominio, che si afferma su tutti gli esseri umani attraverso la seduzione e l’inganno: l’Anticristo, ricordiamo, non è affatto un semplice cattivo, è l’affascinatore la cui potenza dipende proprio dal fatto che imita quella di Cristo.

L’Anticristo è una figura su cui ognuno può proiettare ciò che vuole: molti americani vi vedono il governo, il diritto, i media, la televisione, il sistema carcerario, la scuola, la censura, la pubblicità, la guerra, la polizia, l’esercito, la finanza e le infinite forme che assumono la sorveglianza e il controllo.

E guardate che non è poco, perché stiamo parlando dell’intera base di ciò che chiamano civiltà: gli americani pensano in grande.

Raccoglietevi attorno e vi dirò come si fa
Come fanno a trasformare tutti in idioti
Prendete una popolazione umana, con la sua fame e il suo dolore
E le debolezze che ancora e ancora la rende zoppa
Inventa una splendida festa dove si possono vincere i sogni
E con luci forti e scintillanti, passa il loro disagio
Con sesso e soldi e tutto gratis
Fatene intravedere qualcosa ogni notte in  TV.
Guarda le mani sporche che hanno lavorato per voi
Che si stendono per una briciola da masticare
Date loro un’auto e un video e un po’ di più
E continuate a promettere che potrebbero avere tutto

Coro: Tutte menzogne, tutte menzogne, tutti trucchi, tutti trucchi
Per ogni vincitore c’è un perdente nel sogno occidentale”

(New Model Army, Western Dream)

Con l’Anticristo, non c’è mediazione che tenga e quindi non ci può essere politica.

Ci si deve liberare dal Dominio, nella propria mente e nel proprio corpo: il rigetto che tanti americani provano verso le perquisizioni corporali, la richiesta di documenti da parte della polizia o persino i codici a barre sui prodotti è incomprensibile, se non si capisce questo. Un sito che in Italia non potrebbe esistere, ma certamente non sarebbe definito di sinistra, definisce la polizia “membri di una gang oppressiva di criminali organizzati con un monopolio e divise”.

Garanzia della libertà, contro tutte le polizie del mondo, è quell’estensione del proprio corpo, che è il fucile, libertà incarnata.

Come vanta un ironicamente autoproclamato estremista:

“Il possesso di armi da fuoco è un passatempo americano molto diffuso, che cresce mese per mese. Ma c’è un malinteso, secondo cui si tratterebbe della nostra “eredità di cacciatori” o per difenderci dalla criminalità locale. Per niente. Non è per questo che l’estremista accumula un arsenale (un arsenale viene definito come i fucili che hai in casa quando passano a fare i controlli). Possiede fucili da far paura per difendersi contro un governo canaglia e l’insorgere di una dinamica totalitaria. Strano, vero…”

Il Dominio porta in sé la Catastrofe, che distruggerà tutto il creato, almeno così come noi lo conosciamo. Una sorta di Catastrofe unificata, pestilenze, sangue, guerre, miseria, incendi, i segni premonitori basta poco per trovarli. E se spesso esagerano, non si può dire nemmeno che abbiano tutti i torti.

La Catastrofe implica la necessità della sopravvivenza – la Survival, cui si dedicano da decenni interi eserciti di statunitensi (qualche anno fa, circa 50.000 statunitensi militavano in qualche armatissima Militia), sotto le forme più diverse.

L’intenzione deliberata di uscire dalla grid, la griglia, il grande dispositivo, è forse comune anche a certi ecologisti e anarchici nostrani, ma ci sono elementi tipicamente americani.

Il concetto di Survival è infatti parente sia del dovere di ogni imprenditore di cavarsela da solo o morire; ma anche dell’autosufficienza millenaria dei contadini: ricordiamo che fino alla Seconda guerra mondiale, circa metà della popolazione degli Stati Uniti lavorava la terra in piccole proprietà.

Ambiguamente, la stessa urgenza della sopravvivenza ispira anche la retorica del governo, sempre alla ricerca di nemici e catastrofi per affermare il proprio controllo. E la Catastrofe può essere tanto l’invasione sovietica, l’attacco alieno, l’islamizzazione; quanto il crollo ecologico, le guerre imperialiste, il razzismo.

O anche qualche combinazione di tutto ciò: mi auguro per la loro salute mentale, che i paranoici italiani che si dedicano alla Caccia ai Rossobruni non imparino mai a leggere l’inglese (ma non c’è pericolo).

La violenza, nella società più armata del mondo, che conduce guerre in ogni continente, dove nessuno è fuori dall’immenso dispositivo militare, che applica la pena di morte per iniezione letale come tramite i droni, assume un valore diverso dall’Europa. Vi ricordate lo slogan, “anche se la mamma ti ha detto il contrario, la violenza risolve davvero i problemi“?

Questo significa che nel paese del più terrificante conformismo, l’idea di una rivoluzione armata sia ritenuta normale e auspicabile da un numero incredibilmente alto di persone; e anzi è quasi un artifizio retorico, adottato persino da conservatori che vogliono opporsi a un improbabile sequestro delle armi private.

Infatti, quale rivoluzione sia, dipende dall’interazione di almeno tre fattori.

Primo, la capacità del dispositivo mediatico di inventare nemici contro cui armarsi – parlo sia delle grandi mistificazioni, come quella anticomunista in passato o quella islamofoba oggi, sia delle piccole manipolazioni partigiane, tra cui spicca in questo periodo una folle demonizzazione di Barack Obama. [1] In fondo, è lo stesso Governo nemico che manda la polizia a sequestrare le case di chi ha perso lavoro e arruola gli eserciti, anche che multa gli imprenditori che inquinano o offre un residuo di scuola pubblica.

Secondo, il peso di odi razziali latenti, che in ogni momento possono essere risvegliati e manipolati. Il discorso apocalittico procede in parallelo tra bianchi e neri, certo.

Ma è facile dimenticare che negli Stati Uniti, i poveri, i proletari, la carne da cannone degli eserciti e degli usurai, i precari a vita, i discendenti – tra l’altro – delle migliaia di bambini che venivano “raccolti” nelle strade di Londra e imbarcate sulle navi, sono ancora in maggioranza bianchi (sono circa sessanta milioni) di origine inglese, scozzese e ulsteriana. Sono i primi ad armarsi, i primi a invocare la libertà, ma anche i primi a covare risentimenti furiosi contro  neri e ispanici. D’altra parte, il sistema campa da sempre con questo trucco.

Terzo, la capacità di persone lucide di far capire il vero senso della catastrofe presente. Purtroppo, l’astrazione e l’attenta analisi storica sono arti tipicamente europee, che non comunicano quasi nulla al mondo di cui stiamo parlando. Piuttosto, questi qui colgono le parole del predicatore e del profeta, oppure di chi ha davvero vissuto qualcosa.

Certo, la forza delle persone lucide è poca, rispetto alla potenza mediatica o agli istinti etnici; ma concediamo almeno a questa cultura apocalittica un potenziale che non si trova da molte altre parti: quello di guardare fino in fondo al grande tema del Dominio e la peste che l’accompagna, senza perdersi nelle mille piccole paure degli europei.

And when the moon turns red with blood
And when the moon turns red with blood
Lord, how I want to be in that number
When the moon turns red with blood

Nota:

[1] Se il linguaggio dei jihadisti sauditi vi sembra strano, leggete questo sogno a occhi aperti di un tipico texano, che descrive come verranno giustiziati ad uno ad uno gli sgherri di Obama, una fantasia che unisce l’odio per il “comunista” Obama al rifiuto di pagare gli interessi sui debiti per l’acquisto di case e praticamente all’abolizione di qualunque forma di Stato.

Da notare che un linguaggio del genere passa inosservato, nello stesso paese che condanna Tarek Mehanna a 17 anni di isolamento per una traduzione.

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146 Responses to American Revolution

  1. PinoMamet says:

    Molto interessante come al solito, ci mediterò, intanto segnalo che l’esercito la cui foto è stata presa a prestito dalla New Black Liberation Militia credo sia quello cubano…

  2. Per PinoMamet

    “credo sia quello cubano…”

    Sospetto anch’io, e la rende doppiamente divertente.

  3. mirkhond says:

    Interessante e come sempre davvero anticonformista questa riflessione di Miguel Martinez su parte delle sue radici…
    Che dire!
    Grazie anche ad articoli come questi sento sempre più estranea la realtà statunitense, che personalmente conosco solo attraverso i film, i racconti di parenti e conoscenti e qualche documentario…
    Quando Martinez afferma l’incomunicabilità tra le due sponde dell’Occidente, coglie nel vero e per quel che mi riguarda non provo alcuna attrazione verso una realtà sociale che, seppure ha dentro di se tali aneliti, tali potenzialità libertarie, finisce sempre col farsi fregare dal mito della bandiera, del presidente, del successo economico, dell’individualismo sfrenato, bevendosi le propagande governative sulla missione universale di civiltà a cui l’uomo americano è chiamato, ecc.
    Non sono mai riuscito a capire come un popolo che si sciacqua la bocca di libertà, riesca a trovare normale la MANCANZA DI AIUTO ai deboli del PROPRIO stesso popolo…
    Ma io non sono americano e quindi vedo le cose alla luce di un vissuto e di una storia culturale molto diversa…
    Fin da ragazzo non faccio che resistere all’invadenza di un pesante immaginario televisivo americano e americanizzato, contro cui sono solo e mi sento un alieno, tanto è IMPOSSIBILE esprimere il disgusto che provo verso programmi invece molto seguiti dai miei contemporanei che, se e quando criticano gli Usa per qualche guerra o per la pena di morte, nello stesso tempo l’amano eccome essendo nati e cresciuti in un immaginario che comunque viene associato alla libertà..
    Libertà, freedom è lo slogan più abusato anche dalla pubblicità in questi ultimi anni…
    Pensieri in libertà….

    • daouda says:

      Mirkhond gli stati uniti sono nati sulla truffa e sull’inganno, tra grembiulini traditori e riformatori religiosi, già questo spiega tutto.

      Gli stati uniti sono un paese socialista basato sul fiato money iperalimentato mentre il welfare europeo è criminalità istituzionale volta ad estorcere ed imbrigliare e disservire i deboli con la scusa dell’aiuto.

      L’individualismo ameregano non è diverso dall’individualismo sovietico.
      Due morsi, stessa tenaglia.

      L’animo prfondo U.s.a. è reazionario , e le comunità apocalittiche sono SOLIDARISSIME tra di loro…si badi.
      Questi sono gli stati uniti che mi piacciono, per quanto eretici e fessi, perché comunque sia gli stati uniti sono un popolo poco intellettuale.
      Ron Paul ma anche Santorum sono questa America statunitense che merita. Il resto è feccia, Romney è feccia.

      • mirkhond says:

        Non sono comunista, ma vorrei capire in cosa gli Usa sarebbero socialisti, perché a parte te e alcuni razzisti del ku klux klan di un film americano anni’60, non ho mai sentito questa novità, e francamente non ci vedo NULLA di socialista nella società usana….
        Quanto alla solidarietà SETTARIA di cui parli, non mi sembra che possa essere vista come cristiana, in quanto Nostro Signore dice di amare il prossimo CHIUNQUE ESSO SIA, e non solo i propri correligionari….
        Oh ma ci fosse UNO che dicesse di amare gli USA per ciò che sono, perché ama la POTENZA e il POTERE, e soprattutto ha e$/o ammira chi HA LA FORZA per conquistarlo e mantenerlo il potere….
        Comunque questi interventi mi convincono ulteriormente di quanto gli Usa siano AMATI dagli italiani, altroché, seppure in percentuali, 20%, 30%, 50% 90% (Francesco), a destra come a sinistra, da credenti e da miscredenti…..
        L’antiamericanismo o l’a-americanismo è davvero molto, molto, molto elitario….

        • daouda says:

          MIrkhond tu leggi solo quello che vuoi leggere.

          Ormai dovresti sapere che per me, dal medioevo in poi, siamo completamente fuori dalla legittimità e di conseguenza credo che vedere come gli U.s.a. sono o come sono stati gli stati comunistoidi sono molto molto distanti da quelle realtà.
          Dovresti sapere ormai anche come io sia del tutto a favore della cristianità orientale mentre invece continui a sparare a vanvera giudizi stupidi.
          Un tipo alla Rock and Troll è un firiedmaniano neocon, tecnicamente usa la Chiesa per i suoi comodi ma è un eretico.

          Io che mi rifaccio a pensatori come Voegelin, Molnar ,Olavo de Carvalho, Evola per rimanere ai recenti, non capisco proprio come tu riasca a credere che io sia pro-U.s.a. il che, proprio per quel che ho scritto, dovrebbe risultare palese!

          Io ammiro gli usani Lysander Spooner, Benjamin Tucker ed i più recenti Netwon Rothbard e Lew Rockwell, per quanto il libertarianismo mi dà fastidio nella sua versione neutra alla Walter Block ( epico il suo “difendere l’indifendibile”, libro che dovrebbero leggersi sia gli ignoranti d’economia che i bacchettoni ) sia nella sua vena usuria.
          C’è poi una grande differenza tra U.s.a. ed americani, io degli americani non mi interesso e mi disgustano in molto, ma li ammiro dove lo meritano.
          Semplice.

          Ad ogni modo per capire quanto siano socialisti gli USA renditi conto che sono il paese con il debito pubblico più grande del mondo e teniamoci a mente che hanno le corporations più forti del pianeta!
          Chi non ha capito che il capitalismo è il connubio tra socialismo e liberismo, non capirà mai come esso esista e si tenga in piedi.
          Ma questo per chi non comprende come funzioni l’economia , cosa sia la moneta, cosa sia il welfare, continuerà a non significare nulla.

          E’ dai tempi di Nock e Chorodov che negli Usa c’è un socialismo strisciante.
          Se ad esempio tu credi che un tipo come Reagan sia liberale segui solo la vulgata degli ignoranti.
          Reagan ha aumentato la spesa pubblica in modo spaventoso!

          Leggi qui e ravvediti.

          http://www.scribd.com/doc/55505529/Murray-N-Rothbard-Ronald-Reagan-un%E2%80%99autopsia

          p.s. ad ogni modo ogni stato che regola le cose in modo astruso e contro la legge cosidetta naturale è per definizione “socialista” in senso lato.

          p.p.s nonj posso perdere tempo a rispiegare ogni volta quello che non capisci o che ti sei perso.

        • mirkhond says:

          “MIrkhond tu leggi solo quello che vuoi leggere.”

          E tu rispondi solo quello che vuoi rispondere, cioè una contorta astruseria in cui metti tutto e il contrario di tutto.

          “mentre invece continui a sparare a vanvera giudizi stupidi.”

          Non ho il dono della TUA sublime illuminazione o
          eccelso…

          “Evola”

          Che non mi sembra proprio che fosse un autentico cristiano tradizionalista, quanto un PAGANO che del Cristianesimo prendeva solo ciò che gli faceva comodo, come qualcun’altro qua dentro….

          “Se ad esempio tu credi che un tipo come Reagan sia liberale segui solo la vulgata degli ignoranti.”

          E da ignorante ti assicuro che E’ LA PRIMA VOLTA che sento questa enorm…ehm…questa interressante rivelazione….

          “ravvediti”

          Ma ravvediti tu, pazzo fanatico!

          “p.p.s nonj posso perdere tempo a rispiegare ogni volta quello che non capisci o che ti sei perso.”

          Ecco bravo, la prossima volta che vai in tso, raccontalo ai tuoi compagni del reparto psichiatrico, che io di matti ne ho sentiti eccome, e tu sei uno di quelli più stravaganti….
          Va a quel paese troglione!

        • Francesco says:

          minoritario, Mirkhond, minoritario

          perchè le elites italiane che odiano gli USA fanno veramente schifo, meglio mettersi solo con le minoranze di strani

          PS pù ne parli, degli USA, più mi è evidente che parli di una cosa ma ne intendi un’altra. a te non interessano neppure, hai ben altri avversari

      • Francesco says:

        >> individualismo sovietico
        che roba è? anzi, era?

        >> un paese socialista basato sul fiato money iperalimentato
        e questa che roba è?

        grazie

        • daouda says:

          il comunismo ateo è una barzelletta.Guarda Maxim Gorky e tutte quelle puttanate e poi non dirmi che il socialismo reale fu una contro-religione…
          il comunismo collettivista idem è una stupidaggine perché non c’è regime più chiaramente infame , accentratore e disparitario come lo fu l’U.r.s.s. che arrichiva la brama dei padroni.

          Tutto dipende sempre dal riferimento concettuale che si adotta e dall’oggetto su cui tale riferimento si applica, ovviamente sempre e solo sotto un determinato rapporto.

          p.s. se leggessi quello che riporto forse ti risparmieresti certe domande e capiresti che Milton Friedman è un para-socialista, ad ogni modo una merda.
          E ancora non mi sono ripreso dai tuoi elogi pacchiani alla MMT di merda , a quanto pare Keynes non crepa mai.

        • Francesco says:

          1) “infame, accentratore e disparitario” è la definizione di collettivista, mio caro
          2) elogi alla MMT? dovresti rinfrescarmi la memoria
          3) Milton un para-socialista? molto para e ben poco socialista, direi.
          4) fin che ci saranno capitalisti, ci saranno anche keynesiani, purtroppo (???)
          dovresti focalizzare maggiormente l’attenzione, quando tenti di comunicare
          ciao

        • daouda says:

          Individualismo è uno stile non un progetto politico.L’individualismo è sempre collettivista per definizione infatti il liberalismo mercantilista è oligopolista e cerca la vittoria suadente e consumistica, mentre il socialismo lasalliano e collettivista impone e dà propaganda retorica.
          Il risultato è il medesimo come d’altronde è dimostrato dal fatto che il capitalismo è unione tra stato e finanza e si sà che essi si susseguono l’uno all’altro, per incrementare la produzione e poi ridistribuirla ( AI POTENTI ) e poi ripartire con le crisi.

          Milton Friedman è un socialista. Ho messo para solo per non darti fastidio, ma se rintuzzi te lo scrivo chiaro e tondo.
          La sua visione della moneta e dei sussidi e sull’inflazione è aberrante.

          Anche finché ci sarà l’homo ci saranno i criminali, ed i keynesiani sono tra questi.

  4. mirkhond says:

    Se penso agli Usa mi viene in mente una canzone di Gianluca Grignani, La Fabbrica di Plastica…..
    Ecco, gli americani mi sembrano questo, un popolo di clonati, di robocop, di blade runner, gente omologata, plastificata a partire da quel loro american english…
    Penso alle tamarreidi di jersey shore, a quei film horror tipo alien, quelle serie cupe, oscure, quelle rivisitazioni hollywoodiane dell’antica Ellade vista come una landa brumosa celto-germanica….
    Penso a star trek e quelle inquietanti serie spaziali con quelle astronavi tecnologiche che navigano nello spazio buio…
    Insomma uno scenario da incubo, da inferno di cristallo e non…
    Un popolo di plastica, falso come i loro volti rifatti, i loro denti rifatti, i loro parrucchini, il loro aspetto da bambolotti e manichini impeccabili da una parte e di tamarri-trash da personificazione di un cassonetto dell’immondizia dall’altra…
    Insomma un mondo tecno-moderno-plastificato-omologato-transgenico in cui ciò che non esiste, ciò che è stata uccisa è proprio la natura, l’umanità….
    E a tutto questo è IMPOSSIBILE ribellarsi, condannati a subire sempre più questa tecno-plastico-transegnica arroganza, che tanto siamo SOLI coi nostri sogni, i nostri ricordi, i nostri desideri impossibili di vedere cambiare le cose in questa vita e in questo mondo….
    Unabomber prima che un fanatico è stato un illuso e non ha certo cambiato le cose coi suoi attentati terroristici….

    • Moi says:

      @ Mirkhond

      Tutte robe che diventano _ a dir poco_ sublimi quando lo Smanettone di turno le ridoppia con le bestemmie di Mosconi … davvero, non so perché, è come se riacquistassero tutta quell’ umanità rinnegata. Lo sento proprio nel profondo. dell’ animo. :-) ;-)

      • mirkhond says:

        Chissà perché mentre scrivevo sull’umanità di plastica statunitense, mi veniva in mente proprio la buonanima di Germano Mosconi, che, diventato una macchietta suo malgrado, ha il merito di farti sentire quel tocco di umanità, di genuinità che, mi dispiace Pino, ma proprio non riesco a vedere nella cultura dei blade runner….

        • PinoMamet says:

          Sì Mirkhond, ma ti dirò che nella mia limitatissima esperienza di USA non è che abbia visto solo “Blade Runner”…
          il “fascismo soft” sì, lo ho notato… nel senso di una grandissima omologazione culturale, che forse noi abbiamo avvicinato solo nel ventennio di Berlusconi, come intensità, e non certo in quello di Mussolini…

          ma le persone mi sono sembrate comunque vere, a modo loro, in un modo sicuramente diverso dal nostro, con modi di espressione diversi…

          ti dirò che anzi sono le serie televisive a farceli sembrare più simili di quanto siano! perlomeno è la mia impressione..
          potere del doppiaggio, anche.

          L’oceano in mezzo invece c’è e si sente.

          Che poi adesso vedo dei filmettini indipendenti italiani, in cerca di distribuzione, e copiano tutti tragicamente il modo di scherzare, le pause, i tempi e le tematiche dei filmettini americani;
          lo trovo molto triste, non per prevenzione anti USA, ma per la dominazione culturale…
          gli americani fanno così e perciò deve essere bello…

          ma a me non fanno ridere, non so che farci, ok se vedo la sitcom o la commediola USA ben fatta rido pure, ma questi italiani che fingono mi fanno solo tristezza…

          un po’ come quando sento dire “fottuto”, ecco.
          “Cazzo, ero in quel fottuto parcheggio e…”

          no, non sembri un duro, sembri solo un tale che copia il doppiaggio di un filmetto, mi spiace. ;)

        • Moi says:

          filmettini indipendenti italiani, in cerca di distribuzione, e copiano tutti tragicamente il modo di scherzare, le pause, i tempi e le tematiche dei filmettini americani;

          Tipo ? … E magari senza accenti regionali, direttamente in cosiddetto “doppiaggese” ?

        • Moi says:

          Una scelta criticatissima in negativo dai critici, appunto, ma che io invece ritengo molto indovinata fu quella di doppiare gli animali nei film con Eddie Murphy de “Il Dottor Doolittle” con le “parlate” (giustamente non “dialetti”, perché alcuni sono ostici !) regionali italiane …

        • PinoMamet says:

          Moi ne avevo in mente uno che avrei dovuto vedere stasera in presentazione in un cinema, ma ho passato…
          in questo caso non c’era il doppiaggese perchè era una produzione abbastanza amatoriale…
          ma le battutine pseudo-americane (ho visto il trailer) con un accento locale vengono ancora peggio!

          Invece ne ho visto un altr ocon gli accenti locali, sì, ma sbagliati… nel senso che alcuni attori erano stati scelti a cazzo e parlavano con accenti visibilmente diversi da quelli della regione di provenienza del personaggio…
          ma non faccio nomi, ho una deontologia (ahaha) spero che siano distribuiti (uno mi pare lo sia) e gli auguro in bocca al lupo.

          Sono d’accordo nel considerare un errore il doppiaggio “pseudolocale” di prodotti statunitensi, il Dottor Doolittle tanto quanto The Nanny che diventava mi pare ciociara o burina, con salti mortali carpiati in fase di adattamento dialoghi…

          (un mio amico lo raccontò di persona all’attore che faceva il signor Sheffield, mi pare si chiamasse il personaggio, che si fece quattro risate)

          ciao!

        • Moi says:

          Distinguo:

          Fare Ciociara “La Tata” Ebrea mi pare una minkiata … dare una parlata regionale italiana agli animali invece mi piace; in fondo i dialetti, almeno dalle nostre parti, esprimono un mondo quasi interamente rurale, a contatto diretto con la natura …

        • Moi says:

          Per i cartoni animati invece _ e quei vecchi telefilm mutuati da un anime, con Cristina D’Avena_ il doppiaggese mi va benissimo: è una lingua fittizia adatta a un mondo fittizio.

    • PinoMamet says:

      Che poi non è che siano così di plastica, però, Mirkhond…

      diciamo che Jersey Shore non gli fa una gran pubblicità, ma neanche i programmi televisivi italiani di noialtri italici… ;)

      come ho scritto nei commenti a un altro post, degli statunitensi mi ha colpito l’educazione e anche un senso di… non so come dire… innocuità.
      Nel senso che attraversi col rosso, il camioncino inchioda e il tipo che guida t ichiama (tu pensi, italiano, che ti vuole riempire di botte) e invece lui ci teneva a consigliarti la prudenza…

      Ingenuità, forse. Hanno una cattiva stampa anche loro, forse :)

      • mirkhond says:

        diciamo che Jersey Shore non gli fa una gran pubblicità, ma neanche i programmi televisivi italiani di noialtri italici… ;)

        Diciamo pure che certi programmi televisivi italiani sarebbero impensabili senza i modelli usani…

        La “cattiva” pubblicità è tale solo per chi la vede in quel modo. Per la maggioranza della gente queste tamarreidi-trash sono trasmissini di “tendenza”….
        ciao!

    • antonello says:

      è una questione psicologica. Un rivoluzionario, una volta preso atto del fatto che la stragrande maggioranza delle persone che dovrebbero ribellarsi ha il vuoto pneumatico nel cervello, può reagire in tre modi:
      1) la reazione violenta dell’innamorato che si sente tradito. “come, io ho rischiato la vita per il vostro bene e voi ve ne fregate? Adesso per vendetta sarò più carogna dei bastardi contro cui volevo fare la rivoluzione”. Di qui i Mussolini, i trotzkisti neocon, i sessantottini di regime
      2) è vero, la situazione è da suicidio, ma io sono ottimista, e penso che la gente non ragioni perchè nessuno glielo fa fare, per cui se comincio, capiranno e mi seguiranno
      3) lo so che la gente ha il cranio vuoto, ma piuttosto che accettare il fatto che l’umanità sia destinata in eterno ad essere succube dei più bastardi dei suoi elementi, DEVO ribellarmi perchè me lo impone la mia coscienza, anche se so già che non mi seguirà nessuno.
      Unabomber IMHO è un rivoluzionario del terzo tipo, quindi non è un illuso. Sa che è sconfitto in partenza, ma sa anche che non può rifiutarsi di combattere.

  5. Per PinoMamet

    alla fine, ho tolto l’immagine delle soldatesse, perché se no ci sarebbero troppe cose da spiegare.

  6. Per Mirkhond

    “Unabomber prima che un fanatico è stato un illuso e non ha certo cambiato le cose coi suoi attentati terroristici….”

    Beh, se è per quello non ci è riuscito nessuno, nemmeno in paesi migliori :-)

    Piuttosto, non è che gli americani siano un popolo di registi: il cinema lo subiscono, mica lo fanno.

    Io credo però che sia l’unico paese in cui almeno si pone al centro di tante discussioni, proprio questo “essere di plastica”.

  7. mirkhond says:

    Io credo però che sia l’unico paese in cui almeno si pone al centro di tante discussioni, proprio questo “essere di plastica”.

    Questo è vero. Penso a Quinto Potere con Peter Finch o ai film come Soldato Blu, Il Piccolo Grande Uomo, Balla coi Lupi, i film sul Vietnam, che mettono dall’interno in discussione la fabbrica di plastica…
    Il fatto è che, se debbo vedere le cose con la lente del cinema americano migliore, le soluzioni sono due, la prima come Jena Pliskyn (mi pare si chiami così) in Fuga da Los Angeles, il quale in un’America dominata da una dittatura fascio-protestante altamente tecnologica, la Jena con un piccolo congegno riesce a spegnere il motore centrale della potenza tecnologica usana, facendo risprofondare il mondo a 500 anni fa…
    Oppure penso a Into the Wild, Nelle Terre Estreme, basato sulla storia vera di un ragazzo promettente negli studi e verso cui si aprivano le porte di una prestigiosa carriera, il quale, all’improvviso molla tutto, e dopo due anni di vagabondaggio, giunge in Alaska, dove verrà trovato morto assiderato e divorato dai lupi…
    Su quest’ultima vicenda, nel 2005 il corriere della sera pubblicò un articolo in cui si parlava proprio dell’Alaska come terra dell’addio a questo mondo da parte di tanti “falliti”, di “scarti” umani che hanno perso la lotta per il successo, per il number one, e appunto, armati di provviste, vanno nel Grande Nord, nella gelata Alaska per lasciarsi morire nella natura, per riconciliarsi con un senso della vita che nel loro ambiente non potevano trovare…..
    Ora, appurato che la via della Jena è irrealizzabile, o ci rassegnamo o seguiamo questi figli umiliati e offesi, questi “scarti” della corsa all’oro sulla via dei deserti, dei silenzi ghiacciati…

    • Francesco says:

      x Mirkhond

      nei film western classici, il tema di fondo è la lotta dell’individuo contro la prepotenza.

      che viene sempre esercitata da qualcuno di ricco e arrogante (e americano), contro cui lottano uomini “normali” (di non straordinario successo mondano) se non addirittura “rifiuti” (l’ubriacone reietto che trova orgoglio e dignità nell’opporsi alla prepotenza)

      e quasi sempre chi vince torna alla vita normale, non parte per diventare ricco.

      nei Magnifici 7 il più giovane rimane nel villaggio messicano a fare il contadino, se ricordo bene

      direi che questo è molto lontano da quello che tu dipingi

      ciao

      • mirkhond says:

        Il Vecchio West è tramontato da un pezzo però…
        Nel frattempo, grazie anche alla tecnologia, la presa del sistema si è fatta molto più forte, ecco perché parlo di ribellione IMPOSSIBILE, e i terroristi alla unabomber sono solo degli ILLUSI, perché per quanti “sforzi” tu faccia, sei sempre tu a remare contro, e la gente continuerà sempre a bersi jersey shore, o le tecno-spettrali serie moderne poliziesche e non, anche se indebitati, depressi e coll’acqua alla gola….
        A che serve sacrificarsi, rovinarsi la vita con anni di galera, tra violenze indicibili, sessuali e non, eppoi tanto la ggente ti considera solo un delinquente pazzoide, e continua a sorbirsi e farsi influenzare dalle tecno-tamarreidi?
        Io per gente del genere non la sprecherei per niente la mia vita, tanto alla fine sempre SOLO resto, nei miei sogni impossibili…
        Se il sistema usa-capitalista crollerà, crollerà solo al suo INTERNO, nel momento in cui non sarà più in grado di reggere ai presupposti su cui si è fondato…
        Nel frattempo ai voglia unabomber e terroristi islamici e non a sbattere la testa contro il muro….

  8. GroG! says:

    Grog!
    Gli americani VERI sono in italia e si vedono SOLO nei film SPAGHETTI WESTERN e che venivano nel Lazio
    GroG!

  9. mirkhond says:

    L’oceano in mezzo invece c’è e si sente.

    Su questo possiamo concordare.

  10. Moi says:

    Sempre in merito al doppiaggio e agli animali : nel vecchio spot della TIM il cagnaccio era un Mastino di Bordeaux … eppure gli venne dato accento smaccatamente di Napoli, idem l’ Alano di Pozzetto ne “La Casa Stregata”.

    … Teorie esplicative ?

    • Moi says:

      Cioè, ovviamente l’ Alano avrebbe dovuto avere in teoria un accento norreno.

    • PinoMamet says:

      Lo hanno scambiato per mastino napoletano, oppure hanno usato l’accento napoletano come jolly…
      probabilmente l’accento francese non suonava bene sul cagnaccio;
      quello norreno, poi, com’è??

      Io mi ricordo solo di Fantozzi “faccio l’accento svedese? pruooonti…” “Fantozzi! è lei??”
      ;)

      • Moi says:

        Per “Norreno” va bene anche Tedesco … in fondo l’ Alano è (!) Tedesco, “Danese” gli deriva dalla “location” dell’ esposizione.

        Però è vero anche _ almeno per me_ il Napoletano è un accento sia aggressivo che simpatico, il Tedesco invece è solo aggressivo, e tanto; il Francese, be’ … troppo “fine e delicato” per un cagnaccio molossoide, in effetti.

  11. antonello says:

    un popolo che si riempie la casa di armi pensando di proteggere la propria libertà e CONTEMPORANEAMENTE accetta senza fiatare che un cittadino su 100 stia dietro le sbarre è completamente incapace di intendere e volere, e potrà essere portato da chi lo governa a compiere qualsiasi crimine con la massima indifferenza. Per fare dei tedeschi un popolo di antisemiti ci sono voluti 12 anni di propaganda martellante, eppure nemmeno allora Hitler and co erano così certi dell’antisemitismo instillato nel popolo, altrimenti i lager li avrebbero mostrati pubblicamente, anzichè tentare di nasconderli a tutti i tedeschi che non ci lavoravano direttamente. Mentre per un aviatore americano non c’era bisogno di nessuna dittatura per fare gli mmani macelli di Hiroshima e Nagasaki. IL male peggiore è quello fatto con indifferenza, perchè a quello non c’è nessun limite.

    • Ritvan says:

      —un popolo che si riempie la casa di armi pensando di proteggere la propria libertà e CONTEMPORANEAMENTE accetta senza fiatare che un cittadino su 100 stia dietro le sbarre è completamente incapace di intendere e volere, e potrà essere portato da chi lo governa a compiere qualsiasi crimine con la massima indifferenza. antonello—
      Mah, io non ci vedo tutta ‘sta contraddizione…a meno che tu non supponga che il “popolo che si riempie la casa di armi” debba chiedere che gli indiziati di reati, invece di essere giudicati da una giuria e poi, se condannati, scontare la pena in carcere, debbano essere lasciati liberi…o impiccati a furor di popolo al primo lampione disponibile….

      —Per fare dei tedeschi un popolo di antisemiti ci sono voluti 12 anni di propaganda martellante,—
      Mmmm…qualche anno in meno temo…a meno che tu per “antisemita” non intenda solo uno che gli ebrei li vuole esclusivamente gasati:-).
      Dalla Sacra:-) Wiki: http://it.wikipedia.org/wiki/Politica_razziale_nella_Germania_nazista
      “Il 1º aprile 1933 medici, negozianti ed avvocati di origine ebraica subirono il primo boicottaggio. Solo sei giorni dopo venne promulgata la legge di “ripristino dell’impiego nel pubblico servizio” che, di fatto, escludeva gli ebrei dall’impiego in ruoli al servizio dello Stato…..Nel 1935 la persecuzione nei confronti degli ebrei subì un’accelerazione. Nel maggio 1935 gli ebrei vennero banditi dall’esercito e, nell’estate dello stesso anno, la propaganda nazista anti-ebraica apparve nei negozi e nei ristoranti tedeschi con i famigerati cartelli “vietato l’ingresso agli ebrei”.”
      Dici che il buon popolo tedesco, secondo te non ancora “antisemita”, protestò per questo?:-). Ma lasciamo parlare ancora Wiki:
      “Il 15 settembre 1935 vennero promulgate le leggi di Norimberga:… La prima legge, la legge sulla cittadinanza del Reich, negava agli ebrei la cittadinanza germanica. Gli ebrei non furono più considerati cittadini tedeschi…Questo comportò la perdita di tutti i diritti garantiti ai cittadini come, ad esempio, il diritto di voto. La seconda legge, la legge per la protezione del sangue e dell’onore tedesco, proibiva i matrimoni e le convivenze fra “ebrei”…e “tedeschi”….Nel corso del 1936 gli ebrei vennero banditi da tutte le professioni….”.
      Minchia, com’è stato bravo zio Adolfo a tener nascosto tutto quanto sopra al buon popolo tedesco, il quale altrimenti si sarebbe ribellato de brutto!:-):-)

      —eppure nemmeno allora Hitler and co erano così certi dell’antisemitismo instillato nel popolo,—
      Seh, vedi sopra….

      —-altrimenti i lager li avrebbero mostrati pubblicamente, anzichè tentare di nasconderli a tutti i tedeschi che non ci lavoravano direttamente.—
      “Mostrati pubblicamente”?! Avresti suggerito megacartelloni pubblicitari a tutti gli incroci o anche visite turistiche guidate?:-). “tentare di nasconderli”?! O che per caso venivano mascherati da ostelli per la gioventù o parchi divertimenti?:-)

      —Mentre per un aviatore americano non c’era bisogno di nessuna dittatura per fare gli immani macelli di Hiroshima e Nagasaki.—
      A mio immodesto:-) avviso per un aviatore di qualsiasi Paese IN GUERRA non c’è bisogno di alcuna dittatura per convincerlo a sganciare UNA BOMBA-di cui non mi dirai che conoscesse i giganteschi effetti distruttivi, eh – su una città nemica.

  12. daouda says:

    Sì perfetto abbiamo capito la pappa sull’animo ameregano, e sul fatto che siano complottisti intrinsechi.

    Il problema è : hanno ragione o no?

    Faccio proprio questa domanda perché non c’è dubbio riguardo al fatto che una supposta rivolta armata non sia affatto per ri-voluzionare ma per proteggersi.
    Il che elimina la sinistra ed i progressisti da qualsivoglia partecipazione a tale ipotesi.

    “La tesi è ardita, ma c’è del vero: mentre la sinistra europea si è battuta furiosamente per eliminare i residui di mondi precapitalistici (la mitica Reazione), il radicalismo americano (distinto dal progressismo liberal urbano) è stato sempre anticapitalista, antistatale e antiprogressista. E anche religioso, persino in laici come Ted Kaczynski.”

    Ergo viva il radicalismo statunitense!E la solidarietà effettiva e non buonista, ma soprattutto fittizia.

    Che poi si debba considerare gli statunitensi tendenzialmente poco dotati intellettualmente, ciò è abbastanza sicuro.

    p.s. tecnicamente la rivoluzione americana non è mai esistita. Se si nasce nello stato mercantile e si cambia dominio e si diviene indipendenti, si fà uno pseudo risorgimento, non certo una rivoluzione.

  13. Per antonello

    “un popolo che si riempie la casa di armi pensando di proteggere la propria libertà e CONTEMPORANEAMENTE accetta senza fiatare che un cittadino su 100 stia dietro le sbarre “

    La cosa è parecchio, parecchio più complessa, e aiuti anche me a fare chiarezza.

    Dunque, ci provo.

    I modelli di pensiero che ho descritto sono molto, molto diffusi, soprattutto tra i “poveri”.

    La maggior parte di tali poveri poi applicano tali modelli di pensiero esclusivamente ai fatti che la televisione presenta loro. Quindi il male diventa il nemico estero di turno, bisogna servire la patria, il presidente ha ragione, viva la polizia che protegge la nostra libertà, i delinquenti in carcere, gli arabi vanno bombardati…

    Ma una minoranza sorprendentemente numerosa applica il modello apocalittico al contrario.

    Cioè attaccano il sistema stesso, compreso il complesso carcerario e il sistema militare.

    Non lo fanno in una maniera comprensibile in Italia; mescolano tematiche di tutti i tipi, per cui magari chiedono la liberalizzazione della droga e il ritiro delle truppe americane da tutto il mondo, più la fine delle ispezioni anti-inquinamento nelle fabbriche, ad esempio; altri sono invece ecologisti, ma magari ce l’hanno con la scuola pubblica: come vedi, c’è una coerenza antistatale.

    La maggior parte dei siti apocalittici in rete contengono cose che non mi piacciono per nulla; ma certamente rigettano sia il sistema carcerario che il complesso militare-industriale in modo nettissimo e (siamo negli USA) verbalmente violento.

    Non a caso, l’unico candidato anti-guerra, anti-emergenzialista e anti-proibizionista è Ron Paul, il cui elettorato è costituito proprio da questo mondo “apocalittico”.

    Se vuoi avere un’idea di questo mondo, ti consiglio di dare un’occhiata ad esempio a questo sito:

    http://newamerica-now.blogspot.it/

    Dice spesso cose demenziali, ma mai conformiste.

  14. AndreasLou says:

    “un popolo che si riempie la casa di armi pensando di proteggere la propria libertà e CONTEMPORANEAMENTE accetta senza fiatare che un cittadino su 100 stia dietro le sbarre “
    Mah, scusate, io non riesco a considerare un tale popolo peggiore di uno che accetta il fatto che buona parte di coloro che sono rinchiusi nella sua prigione (si parla del 40%) non sia stato ancora condannato, quindi secondo la legge presunto innocente. E che accetta che in prigione ci vada gente a seguito della legge Fini-Giovanardi. E che accetta che le condizioni delle carceri siano quello che sono (pessime, un criminalificio in pratica). E che accetta che in Italia non ci sia il reato di tortura, per cui casi come Cucchi o Aldrovandi o Bolzaneto non trovano la giustizia che si meritano.
    (E qui mi limito a parlare delle carceri)

    Poi si potrebbe ragionare sui termini “accettare” o, ancora paggio, “accettare senza fiatare”. Peró il risultato a me pare molto simile.

  15. Francesco says:

    Bellissimo post, Miguel, di quelli che solo per dire qualcosina dovrei studiare un paio d’anni.

    Quindi mi limito ad applaudire.

    PS però credo che un europeo intelligente riuscirebbe a spiegare, almeno a noi, gli americani, trovando i fili conduttori sotto questo caos apparente. Uno, come dici tu, è il rigetto dello stato in quanto tale – qualcosa che per noi europei è impensabile. Lo strano è che lo abbiamo vissuto, l’Alto medioevo, ma non ha lasciato tracce culturali. Tutta l’anarchia è una costruzione ideologica moderna.

    • Peucezio says:

      Tra l’altro ciò dimostra come il mondo funzioni per analogia e non per compensazione. In America c’è poco stato, almeno come presenza nella società, ma sono anti-statalisti e farebbero volentieri a meno anche di quel poco; da noi è pervasivo e non concepiamo di poterne fare a meno.
      Io per la verità lo stato italiano lo chiuderei proprio, ma sono un’eccezione.

      • Francesco says:

        siamo in due!

        io sono uno dei pochissimi che vorrebbe uno federazione democratica europea, con un Presidente eletto direttamente (sennò come si capisce che siamo diventati uno Stato? dal Parlamento? non siamo ridicoli, che in parlamento i francesi votano da francesi, sulle questioni di politica estera).

        e sono convinto che i popoli europei sarebbero molto felici di questa possibilità, a differenza dei politici

        • roberto says:

          ma no, a parte che sono d’accordo pure io,

          non siete nè soli nè in due, siete rappresentati dal “gruppo spinelli” (delors, monti, prodi, joschka fischer, cohn bendit…)

          :-)

        • Francesco says:

          Prodi vuole un’Europa democratica con un presidente eletto dai popoli e dotato di veri poteri?

          sarebbe la seconda volta che ha una buona idea!

          PS che ci faccio in mezzo a tutta questa sinistra? la “mia” Europa è molto diversa dalla loro …

          :o

        • roberto says:

          “PS che ci faccio in mezzo a tutta questa sinistra? la “mia” Europa è molto diversa dalla loro …”

          come darti torto? il fatto è che movimenti di destra e & federalisti non mi risultano.

          però prima che tu diventi un prodiano di ferro, per onestà intellettuale devo avvertirti che temo che sul “dotato di veri poteri” (riferito al presidente, non lo avei indicato nel tuo primo post) abbiate un po’ da discutere…

        • Francesco says:

          Ah ecco, adesso riconosco l’idiota democristiano così caro al mio cuore!

          Come no, al popolo facciamo eleggere un fantaccino senza poteri, mentre le vere decisioni le prendiamo in un eletto concilio tra commissioni parlamentari, intergovernative, vertici e quant’altro serva da cortina fumogena. E magari vi concediamo anche la preferenza, così la presa per i fondelli è completa.

          E quando quell’uomo (o donna) sarà coperto di sterco dagli euroepei, scriveranno dotti articoli sui giornali …

          Lemming con la cattedra!

        • Roberto says:

          Beh se il tuo modello è la Russia di putin in effetti non credo che coincida con quello dei federalisti.

        • Peucezio says:

          Sulla federazione europea non sono d’accordo io: abolirei lo stato italiano per rifarne uno nuovo più snello ed efficiente, ma se proprio non deve esistere uno stato italiano unitario, allora voglio qualcosa di più piccolo, non di più grande, che non significa necessariamente gli stati preunitari, le regioni o simili, ma il condominio, la micronomunità o semplicemente i privati sic et simpliciter, che si gestiscono per loro conto e e si associano per finanziare forme di polizia privata, di sorveglianza, ecc.

        • Roberto says:

          E se il condominio deve costruirsi una strada od una fogna che fa?

        • Francesco says:

          Il mio modello? c’è bisogno che dica che sono la Repubblica a stelle e strisce? invecchio ma la mia ammirazione per quel modello istituzionale cresce

        • roberto says:

          “c’è bisogno che dica che sono la Repubblica a stelle e strisce?”

          beh ma prima ti trovo delle simpatie per un coso dove c’è joshka fischer, poi mi dici che vuoi un presidente autoritario, converrai che pensare a putin era naturale

          :-)

        • Francesco says:

          autoritario? io? ma siamo matti!

          per me autoritario è il modello inglese, in cui il Primo ministro è anche capo della maggioranza parlamentare e i giudici sono figure esangui …

          o il nostro Napolitano, che dovrebbe tacere e tagliare nastri e invece fa politica da mattina a sera

          il Presidente USA è ben contrappesato e vigilato, in un sistema che sembra ideato da Montesquieu (non conosco il francese, sorry)

          senza Unione politica, quella monetaria ed economica andranno ad amiche di Silvio

        • Peucezio says:

          sono proprio necessarie strade e fogne?
          Scherzi a parte, si mettono d’accordo più condominî. Semplice, no?

  16. maria says:

    Miguel,
    post affascinante proprio come il paese di cui parla, ho sempre avuto difficoltà a pensare l’America secondo le immagini , spesso stereotipate, che a noi europei ci sono state offerte, per dire qualcosa mi ci vorrebbero ben più dei due anni di studio evocati da francesco:-), mi ha particolarmente la questione, che non ho mai compreso, delle armi possedute ed usate molto spesso, mi sembrano legate a una sorta di paura preesistente e sciolta da un pericolo imminente, cosa per noi, o almeno per me, incomprensibile, la mia insicurezza per esempio non sarebbe mai lenita dal possesso di un’arma.

  17. Per Francesco

    “Quindi mi limito ad applaudire.”

    Ehi, ma sei sicuro di trovarti sul blog giusto?

    Guarda che l’autore è Miguel Martinez :-)

  18. Guido says:

    Miguel, questo è sicuramente uno dei tuoi migliori articoli, quindi non posso esimermi dal complimentarmi con te: la descrizione che fai procede per approssimazioni verso un’immagine del carattere “americano” che viene prima di qualsivoglia contingente applicazione. Possiamo scorgervi infatti gli esiti più lontani e contrapposti, dagli anarchici ai tanti giustizieri della notte, passando per i movimenti come Occupywallstreet fino agli libertarians ultracapitalisti.
    Più precisamente credo che ragionare di “America” ci consenta di vedere in maniera più nitida di che cosa si tratta quando parliamo di quella particolare forma di vita che è un’invenzione degli ultimi secoli chiamata “individuo”. Voglio dire che tutte le contraddizioni stridenti che ruotano intorno alle retoriche “democratiche” in America assumono una chiarezza così estrema da consentirci di vedere gli esiti paradossali di cui noi, piccoli italiani immersi nella fitta nebbia di una mediocre e cattiva coscienza auto assolutoria, non riusciamo spesso a renderci conto.
    Ragionare di America significa tutto questo: il “libero” individuo dentro un universo sconfinato, libero anche di recidere i legami con la madrepatria e libero di inventare sé stesso….
    Mi sembra ovvio che tutto ciò può esprimere sia il peggio che il meglio delle potenzialità umane

  19. Per Guido

    “la descrizione che fai procede per approssimazioni verso un’immagine del carattere “americano” che viene prima di qualsivoglia contingente applicazione. “

    Hai capito esattamente il senso.

    E’ tutta una riflessione molto fumosa, e come dicevo, non chiedetemi cosa intendo proprio per il termine chiave, “spirito”. E so che si potrebbero sollevare innumerevoli obiezioni, o fare innumerevoli precisazioni, magari giustissime.

    Semplicemente, da quando sono piccolo, sono a contatto con persone e con letture che riflettono lo “spirito” americano, molto prima che Internet mettesse queste ultime a disposizione anche degli italiani.

    Poi, recentemente, la lettura di Joe Bageant mi ha sicuramente aiutato a mettere a fuoco molto meglio tante cose.

    Forse si potrebbe cogliere un analogo “spirito” italiano, pre-esistente alle singole articolazioni, qualcosa che accomuna cattolici, comunisti, atei dell’UAAR, radicali, fascisti, liberali e magari anche gente apparentemente apolitica, una sorta di premessa inespressa. Non lo so, ma ci si può pensare.

    Un altro aspetto che vorrei approfondire meglio è il concetto di protestante, che in Italia viene in genere ammirato come “uomo libero dalle interferenze del clero” oppure ridotto alla teoria weberiana, di “Dio che mostra l’elezione attraverso la ricchezza”. C’è del vero, certo; ma c’è anche qualcosa di fondamentale che manca.

    • Peucezio says:

      Miguel, ti faccio una domanda.
      Gli Stati Uniti come sappiamo sono sia un popolo, sia un sistema di potere transnazionale, ma che ha lì il suo centro e il suo braccio armato dalla potenza immensa.
      Ma secondo te quando questi due aspetti sono legati e in che misura l’uno è conseguenza dell’altro o viceversa?
      Cioè il sistema di potere è un prodotto consequenziale di un popolo con quelle caratteristiche? è qualcosa di indipendente, che vi si poggia come su una sorta di base logistica, economica, umana, più adatta di altre allo scopo…? o invece è il sistema di potere che ha plasmato le caratteristiche dell’americano contemporaneo…? O proporresti uno schema ancora diverso?

  20. habsburgicus says:

    come sai perfettamente (comunque molto meglio di me :D), “protestante” per gli USA é un po’ riduttivo, bisognerebbe specificare protestante di tipo “calvinista” o comunque settario anglosassone, in quanto il luteranesimo “ortodosso”, dominante in molte parti della Germania protestante e nei Regni scandinavi ha dato origine ad una mentalità del tutto diversa…
    senza dubbio vi sono negli USA anche dei luterani, soprattutto tedeschi nel Wisconsin e nel Missouri e scandinavi nel Minnesota, ma ormai il loro luteranesimo, per quanto dogmaticamente rigido (e non é sempre il caso) ha subito l’impronta indelebile del protestantesimo anglo-americano che io, pur conscio di errare, per mancanza di un termine conciso migliore chiamerei “puritanesimo” (so bene che il puritanesimo, in senso stretto, é solo UNA componente del protestantesimo USA ed é stata molto influente solo nel vecchio New England, ma qui intendo la parola in senso estensivo…)
    mi sembra che ci siano almeno questi caratteri comuni al protestantesimo anglo-americano
    1) esaltazione straordinaria dell’Antico Testamento a scapito del Nuovo (c’era già in Lutero ma in modo infinitamente minore) che fa di questo protestantesimo, almeno nelle sue varianti più estremiste ed “evangeliche”, null’altro che un “ebraismo che onora il Cristo” (qui ha ragione Daouda, siamo ormai fuori dal cristianesimo storico :D)
    2) assoluta noncuranza per la Storia ecclesiastica dei primi secoli e per i Padri, derubricati spregevolmente a “popish rubbish” (anche se, con S. Giovanni Crisostomo ad esempio, i Papi non c’entrano nulla :D) molti poi ignorano del tutto l’esistenza di questi grandi personaggi ! il protestantesimo europeo invece cercò vanamente di legittimarsi attraveso questi Personaggi, con una lettura distorta; già Bossuet li stese nella sua “Histoire des variations des églises protestantes”
    3) il messianismo e, talora, il millenarismo
    4) l’idea del popolo eletto ” (gli usani come il nuovo Israele), con tutte le implicazioni politiche del caso
    5) la facilità assoluta a scindersi, per delle inezie o anche per pure ragioni politiche (scissione fra battisti del Nord e del Sud già prima del 1861 ecc.) anche questo é presente in Europa ma molto di meno, per il controllo dello Stato, talora asfissiante (Svezia, Stati tedeschi)
    ciao !

  21. GroG! says:

    Grog!
    Se ne stiano a casa loro sparandosi a vicenda e NON ROMPANO a casa altrui!
    Grog!
    Noi siamo già impegnati a contenere la “verve” ispanica di Miguel con ricadute gringhe, gli vogliamo (abbastanza) bene anche se derapa negli USA ogni tanto ma preferiamo il lato ispanico mexicano!
    Grog!

  22. Per Habsburgicus

    ““protestante” per gli USA é un po’ riduttivo, bisognerebbe specificare protestante di tipo “calvinista” o comunque settario anglosassone, in quanto il luteranesimo “ortodosso”, dominante in molte parti della Germania protestante e nei Regni scandinavi ha dato origine ad una mentalità del tutto diversa…”

    Ce n’è di materiale su cui riflettere.

    Credo che tu abbia abbastanza ragione per quanto riguarda i famosi Puritani; e i Puritani – gli Imprenditori Perbene che Dissentono per Motivi di Coscienza – sono diventati un elemento cruciale dell’immaginario storico americano, condiviso tanto dai nostri amici con i fucili, quanto da Obama.

    Però credo che sia in buona parte un mito, appunto.

    Numericamente, pochi americani discendono dai puritani. E gli stessi puritani sono presto cambiati, trasformandosi in gran parte addirittura in Unitarians, cioè in quella strana religione che ha dominato per tanto tempo il nordest degli Stati Uniti: senza teologia, aperta a qualunque novità, indifferente alla lettera della Bibbia, umanitaria e abolizionista.

    Il segreto dell’America consiste nel fatto che la grande maggioranza dei bianchi sono arrivati schiavi quasi quanto i neri: nell’Inghilterra del Seicento, si comminavano condanne a morte per ogni furto al di sopra di uno scellino; e poi si graziavano i condannati disposti a farsi vendere a qualche imprenditore nelle lontane colonie, dove veniva punito in modo atroce se tentava la fuga.

    Questi non erano calvinisti, e i loro stessi discendenti li hanno estirpati dal proprio albero genealogico.

    Ora, la grande influenza su queste persone non è stato il calvinismo, ma il metodismo, cioè una religione fatta di pura “fede”, “entusiasmo”, conversione interiore, rinuncia all’alcol e passione per la persona di Gesù.

    Certo, poi si esaltavano per i racconti della Bibbia, ma l’idea di fondo era della fede che salvava, che compiva miracoli e rendeva felici.

    • daouda says:

      a) Albert Jay Nock, “Il nostro nemico : lo stato” paragrafo terzo del capito “monoplio della terra ed indipendenza americana”

      p.s. dimenticate che molte delle istituzioni statunitensi derivano dagli olandesi.

  23. Guido says:

    Uno dei tanti aspetti della religiosità americana è quella che costituisce la riserva di voti della destra più becera che ci si possa immaginare. Questo argomento viene trattato in un bellissimo documentario: “Jesus Camp”. Lo consiglio vivamente. Al link che segue è possibile leggerne una descrizione:

    http://it.wikipedia.org/wiki/Jesus_Camp

    Per vederlo potete utilizzare youtube dove appare sottotitolato e diviso in nove parti. Questa è la prima:

    http://www.youtube.com/watch?v=SeyvTup3xjU

  24. Moi says:

    @ MIGUEL

    Considerando il brusco salto dal razzismo più becero, al politically correct più svenevole … si può dire che gli USA si caratterizzano per un viscerale odio contro il “buonsenso” ?

    • Francesco says:

      mancano di esperienza, prudenza, modestia, ragionevolezza.

      infatti sono arrivati sulla Luna e al dominio del mondo, pur parendo un branco di imbecilli

      è per questo che a me piacciono moltissimo, anche se forse non vivrei in un posto così privo di passato – giusto da poco sono tornato dal Monferrato, quando Ottone fece Marchese il tizio, là c’erano solo gli indiani

      • mirkhond says:

        Fece marchese Aleramo….
        ciao!

      • PinoMamet says:

        Tra Ottone e il marchese e gli indiani, piglio gli indiani subito!
        ;)

        ma non darei mai via Orazio, però :)

        • Francesco says:

          scegliere non è onesto

          noi abbiamo Orazio, Catullo, Virgilio, Agostino, Ambrogio, Ottone, Aleramo, ecc. ecc.

          loro avevano gli indiani e li hanno pure ammazzati

          non che non mi piaccia Marl Twain ma dietro cìè il vuoto

  25. Giuseppe Flavio says:

    Ho una domanda, che forse è OT ma forse c’entra qualcosa.
    Ho notato una cosa strana nella cinematografia USA. Molti film hanno una trama che si può riassumere in: persona/e di città va in campagna/montagna per vacanza e viene sottoposto a violenza da parte dei campagnoli/montanari, spesso presentati come semi-selvaggi, fanatici religiosi o veri e propri mostri. Ma in ogni caso come comunità più che come individui, mentre le persone di città vengono spesso presentati come liberal (fumano erba). Nella maggior parte si tratta di film horror/slasher di serie B, ma non mancano alcuni esempi di film drammatici di seria A, come Un tranquillo week-end di paura.
    Non ricordo di aver mai visto nulla di simile nella cinematografia europea. La domanda è: da dove viene questa paura? Si tratta forse della paura degli americani moderni ed europeizzati di città verso un’America atavica che non capiscono?

    • Francesco says:

      sarà che da loro la campagna è più lontana, fisicamente, dalla città e immersa in molta più natura selvaggia

      non come da noi che alla fine è quasi tutto una gita fuori porta

      immagino che i russi abbiano storie simili, coi loro spazi infiniti

      • Giuseppe Flavio says:

        La mia conoscenza del cinema russo/sovietico è per ovvie ragioni molto inferiore alla conoscenza del cinema occidentale, ma per il poco che conosco non ho mai visto o letto nulla di simile. Al contrario, c’è il tema dell’uomo di città che ritrova il senso della vita vicino alla natura incontaminata. P.es. Urga – territorio d’amore di Mikhalkov. Tema molto europeo che credo derivi dal mito del buon selvaggio (nel caso russo spesso il buon selvaggio è etnicamente non-russo).
        Negli USA pare abbiano un mito del perfido selvaggio, che è sempre etnicamente bianco-anglosassone nella rappresentazione cinematografica.

        • Mauricius Tarvisii says:

          Questa visione della natura la si trova già in Tolstoj, in Russia: l’immensità siberiana vista come qualcosa di vicino a Dio (vedi Padre Sergij).
          Credo che invece negli USA sia prevalso il modello opposto, quello pionieristico di Dio che avanza coi carri dei coloni e che è in difficoltà tra gli indiani esaltati dalle loro superstizioni e tra gli ostacoli della natura

        • mirkhond says:

          Concordo con Mauricius.

        • Francesco says:

          ho trovato!

          noi abbiamo le cronache di Repubblica dai paesi in cui la Lega vinceva le elezioni!

          pari pari al week end di paura

    • PinoMamet says:

      Solo per segnalare che anche nel cinema americano ci sono esempi di:

      -uomo di città che ritrova laserenità a contatto con la natura e la comunità agreste;
      -uomo di campagna semplice ma dai valori fondamentalmente sani che si reca in mezzo ai debosciati di città e risolve i loro problemi.

      Ma mo’ non chiedetemi anche i titoli perchè sono stanco e su due piedi ricordo solo Scappo dalla città, le vacche eccetera ;) e una commediola con due cowboy a New York…
      ma ce ne sono altri fin che vi pare, basta che lo chiediate ai cinefili :)

      • Giuseppe Flavio says:

        Ricordo qualche film del genere, ma la cosa che a me sembra strana sono i film dell’altro genere, che per quanto ne so non hanno paralleli in Europa. A volte la trama è meno sanguinaria ma presenta la stessa stranezza. In Footloose, film anni ’80, il protagonista è un giovane di città che si trasferisce con la madre in un paesello dove è proibito danzare! E gli abitanti del paesello in una scena bruciano i libri della biblioteca considerati immorali e/o sovversivi. Sembra la trama di un film girato da dissidenti iraniani.

        • PinoMamet says:

          Ma questo perchè molti sceneggiatori USA non hanno mai messo piede fuori da LA- New York, come molti cinematografari italiani faticano a superare i limiti del Grande Raccordo Anulare…

          nell’ultimo di Woody Allen ambientato a Roma la coppietta di Pordenone (ovviamente dotata di accento cinematrografar-romano) arriva vestita in abiti quasi anni Cinquanta… non credo sia tutta colpa della produzione americana!

          Poi certo la provincia italiana ha caratteristiche diverse da quelle USA e genererà fraintedimenti diversi ;)

        • Francesco says:

          Concordo pienamente con Pino.

          Non bisogna trascurare i limiti umani e culturali di chi scrive i film. Come di chi scrive i giornali, ricordo con immenso divertimento gli articoli dei corrispondenti stranieri in Italia per l’immensa ignoranza e supponenza.

        • Giuseppe Flavio says:

          Intendiamoci, non penso che la provincia USA sia piena di maniaci che squartano gli estranei, anzi credo che per un turista possa essere molto più pericolosa la città se si finisce nel quartiere sbagliato. Quello che mi incuriosisce è da dove gli sceneggiatori USA hanno preso l’immaginario (per usare un termine caro a questo blog) della provincia piena di pericolosi maniaci.

  26. p says:

    Goldner è un buon marxista, ma lì mi pare che sia un po’ troppo ottimista. Il radicale americano ha questo di peculiare, che è contro lo stato, anzitutto il suo, lo vede come nemico. Che poi sia anticapitalista, è da vedere, caso per caso.
    A nessun radicale americano verrebbe in mente di implementare lo stato sociale per mezzo dello stato politico come soluzione possibile per questo tipo di società. Chi legge oggi documenti di ribellione alla “dittatura delle banche” da parte degli europei, vi trova l’elogio dello stato nazionale e della sovranità monetaria, come possibile soluzione, in molti casi. Chi legge i documenti di occupy wall street, non vi trova niente di questa roba. Per questo OWS è avanti anni luce alle forme di protesta europee.p

  27. Per p.

    “Chi legge oggi documenti di ribellione alla “dittatura delle banche” da parte degli europei, vi trova l’elogio dello stato nazionale e della sovranità monetaria, come possibile soluzione, in molti casi. Chi legge i documenti di occupy wall street, non vi trova niente di questa roba. Per questo OWS è avanti anni luce alle forme di protesta europee”

    Esatto. Una frase-denuncia tipo, “smantellamento dello stato sociale” è semplicemente incomprensibile oltreoceano.

    Ho fatto l’esperienza più volte di non riuscire a capirmi con statunitensi su questioni come questa.

  28. Peucezio says:

    Sì, ma non è chiaro perché sarebbe “avanti”.
    E’ proprio l’assenza di stato che ha consentito in America il formarsi di una finanza così potente e svincolata da ogni controllo e limite; o lo sviluppo di una simile finanza ha reso debole lo stato, ma in ogni caso sono due fattori inscindibili.
    Non è dall’interno della realtà che ha generato il disastro che si può sperare nella soluzione.

    • daouda says:

      l’assenza di stato Peucezio? La tu conosci la storia americana, la storia della federal reserve?

      Ad ogni modo solo ipaesi altamente liberali hanno la necessaria massa monetaria per dominare il mondo. Dovete studiare Hoppe che spiega il passaggio da monarchia a democrazia e relativa progressione fiscale.

      Il fatto che gli u.s.a. restino a galla è perché hanno imposto la loro moneta al mondo.
      Vagli a dì di no agli U.s.a. …

    • habsburgicus says:

      concordo con Peucezio…
      nell’assenza di stato sociale gli USA non sono avanti ma indietro, come noi negli anni del cavourrismo e peggio (ho indicato quell’epoca apposta, non solo per il mio “livore” verso Cavour che mirkhond ben conosce :D ma soprattutto perché in quegli anni era già stato distrutto il vecchio ordine religioso-tradizionale che ai poveri e agli umili almeno ci pensava, e non erano ancora state fatte riforme “sociali” degne di questo nome..le prime saranno fatte da Bismarck in Germania mentre noi dovremo attendere Giolitti e soprattutto colui che post-1945 sarà considerato la seconda Incarnazione del Male Assoluto, vale al dire el crapùn o il cavalier Benito :D)
      a meno che il commentatore non voglia dire che l’iper-liberismo di stampo USA é il nostro futuro…in questo, PURTROPPO, può aver ragione ma non vedo cosa ci sia da rallegrarsene, a meno di avere qualche decina di milioni di dollari di scorta (uno/due per le belle donne :D gli altri, per le restanti esigenze della vita :D)

      • Francesco says:

        stai dicendo che il carattere dominante dello spirito europeo è la paura e il bisogno dello stato-tata? ci credo che è qualcun altro a dominare il mondo

        • Moi says:

          @ FRANCESCO

          Lo Stato-Tata ? :-) Stupenda come battuta !
          … Però è anche vero che c’è sempre qualche Bambino-Cittadino che la Tata se la fotte, per poi chiagnere più forte degli altri. :-)

          PS

          Nonostante il dilagante Imperialismo Culturale Yankee, l’ inflazionatissimo “scusate il Francese” è un’ espressione di chi non ha mai sentito un madrelingua francese intercalare con raffinate metafore :-) come “merde”; “putain de merde” ; “mon cul” ; “va te faire foutre” ; “je m’en fous” e così via …

        • Francesco says:

          Aggiungi sale sulle ferite.

          Non solo il bimbo italico si aspetta che ci sia una Tata a seguirlo e ne accetta l’autoritarismo, anzi lo auspica contro gli altri.
          Una buona parte aspetta che la Tata si giri per tentare di fotterla, mai per tentare di eliminarla o almeno metterla a dieta, mai pensando che così facendo potrebbe anche farla fuori.
          Non c’è peggior statalista del ladro.

  29. Moi says:

    @ ROBERTO

    Eh, nel Gran Ducato Massonico di Lussemburgo rincorrete gli USA a chi fa più politically correctness e non siete più in grado di apprezzare un Leader Virile … oddio anche Berlusconi era PseudoVirile, ma Putin nel tempo libero LOTTA mica fa il papy con le lolite :

    http://team-centurion.blogspot.it/search?q=putin

    (alcune considerazioni interessanti ci sono)

  30. mirkhond says:

    PS pù ne parli, degli USA, più mi è evidente che parli di una cosa ma ne intendi un’altra. a te non interessano neppure, hai ben altri avversari

    Potresti spiegare meglio il concetto? Che mi interessa capirlo…

    ps. quando mi spiegherete finalmente che mi sbaglio sulle politiche antisociali usane, sul loro culto del successo, che Reagan era socialista, che gli Usa sono socialisti, allora, potrei anche rivedere i miei giudizi sulla fabbrica di plastica…
    Fino ad ora però, dai vostri interventi non trovo che CONFERME a ciò che penso e che è frutto, non mi stanco di ribadirlo, di esperienze di chi ha VISSUTO in quel paradiso terrestre….
    L’America, è per i FORTI….
    ciao!

    • Francesco says:

      ci provo
      1) non sono Daouda e non intendo rispondere delle sue affermazioni :D
      2) l’ostilità per le politiche sociali negli USA è un fatto culturale del popolo, compresi quelli che tu chiami “deboli”. Ricordo sempre una citazione di Galbraith, economista molto di sinistra, per cui tutte le politiche sociali canadesi valevano mezzo dollaro l’ora per gli operai che vivevano vicino al confine USA-Canada. Quando la paga nelle fabbriceh USA superava quel differenziale, gli operai sceglievano di passare il confine. SCEGLIEVANO.
      3) questa cultura precede la plastica. andrebbe capita (non dico condivisa), non giudicata col sussiego di un gerarca della SPI-CGIL
      4) questa cultura “spietata” attira e accoglie milioni di immigrati da ogni dove e li integra, in una società che è più multi-etnica e più multi-culturale di ogni altro paese al mondo. da secoli.
      5) negli USA esiste anche una grandissima rete di opere di solidarietà, create dai cittadini, ricchi e meno ricchi.

      a me pare che tu, avendo individuato negli USA l’uomo nero, il male assoluto, l’incarnazioen della negatività, non abbia nessun interesse per l’insieme dei fatti ma solo per quelli che confermano il tuo pregiudizio.

      ciao

      • daouda says:

        Quello che non ha capito Mirkhond è che negli U.s.a. c’è la solidarietà più alta del mondo a spese private. Il punto 2 ed il punto 5.

        Che gli U.s.a. poi facciano schifo, non ci piove, come cultura et cetera. Ma non mi si venga a dire che è “libero mercato” avere grandi fette di mercato occluse dalle corporations che oltretutto prendono i soldi dello stato e non mi si venga a dire che è “libero mercato” avere una moneta carta straccia ed il debito pubblico più grande del mondo con un’inflazione camuffata che è una tassa occulta.

        p.s. studia le vera economia e capirai che Regan è un socialista di merda e quel che acceva negli U.s.a. accadeva in U.r.s.s. in MODI DIVERSI.
        Medesimo individualismo, medesimo progressismo, medesimo industrialismo, medesima estensione centralista, medesimo sviluppo di una pseudo mistica, medesima ingegneria sociale, medesimo ateismo, medesimo immoralismo.

        Il modo diffuso ed il mondo concentrato, che oggi, fusi, ci danno il MODUS integrato, la forza della demograzia stupidificante con la forza d’acciaio terrorificante.

        p.s. viva l’America reazionaria e libertaria, non certo quella degli stolti sud-americani.

      • Mauricius Tarvisii says:

        “per cui tutte le politiche sociali canadesi valevano mezzo dollaro l’ora per gli operai che vivevano vicino al confine USA-Canada. Quando la paga nelle fabbriceh USA superava quel differenziale, gli operai sceglievano di passare il confine. SCEGLIEVANO”

        Gli operai semplicemente pensavano all’immediato e nell’immediato soldi in più significano vita migliore, più consumi, più divertimenti, la pay-TV, la vacanza, ecc.
        Poi visto che se Giuseppe non sogna le vacche magre nessuno pensa al futuro, quando le industrie americane falliscono, oppure i figli degli operai si ammalano sul serio o qualsiasi altro problema, comincia la spirale di disperazione e abbandono, di cui a nessuno gliene frega niente perché tanto ai FALLITI non ci pensa nessuno.
        E finché quelli con la pay tv sono più dei falliti, allora il modello americano appare vincente e perfetto.

        • Francesco says:

          >> Gli operai semplicemente pensavano all’immediato

          a differenza tua e di lady Camusso, non penso che gli operai siano dei coglioni, soprattutto non nel medio periodo. e un minimo di conoscenza della storia della fine del XVIII in poi mi induce a ritenere che io abbia ragione

        • Mauricius Tarvisii says:

          Coglioni? Non ho usato questo termine. Anzi, ho detto che loro sono tutto fuorché comunistacci, cattocomunisti, statalisti e anticapitalisti. Loro credono nel sogno del libero mercato e vogliono prenderci parte a pieno titolo e, per farlo, hanno bisogno del cash.
          Insomma, credo che condividano in tutto e per tuto la tua forma mentis: significa essere coglioni, questo?

        • Francesco says:

          You already know the answer, don’t you?

          :(

          PS qualsiasi storico ha verificato che i poveri hanno sempre usato la massima cura nell’utilizzare le poche risorse a loro disposizione, non credo che per gli operai USA questo sia cambiato. ma forse sono io che sono di destra, nel considerarli esseri umani a pieno titolo.

        • Mauricius Tarvisii says:

          Ma guarda che non c’è contraddizione tra quello che dici e quello che ho detto: utilizzare al meglio le risorse disponibili non è sinonimo per forza di avvertire l’esigenza previdenziale, come dimostrano le sollevazioni dei non ancora pensionandi ad ogni aumento dell’età pensionabile.

          Abbiamo un caso degno della migliore teoria dei giochi.
          La nostra disponibilità economica globale (di valore e non di valuta, facciamo) è di 100. Ora queste sono le opzioni per il giocatore:
          1) avere 60 in mano oggi e 30 riceverli domani. 10, invece, metterli in un’assicurazione sociale di cui potrei non godere mai.
          2) avere 65 oggi e 35 riceverli domani.
          3) avere 100 in mano oggi e per domani si va avanti a risparmio ed avanzi.
          Gli europei hanno scelto il modello 1. In paesi come Germania, Svezia e Danimarca (ma anche l’Inghilterra, dove il sistema previdenziale è beveridgiano) la quota che si ha in mano oggi è ancora minore a vantaggio della quota destinata all’assicurazione sociale.
          In america in alcuni casi si applica il sistema 2, ma nella maggior parte il sistema 3.
          L’appetibilità dei sistemi dipende dall’entità delle quote, ma anche dalla consistenza effettiva del nostro totale: se la ricchezza è più elevata, come in Germania, il lavoratore è disposto a pagare di più per l’assicurazione sociale, mentre se la ricchezza è bassa (come in molte realtà italiane) il lavoratore cerca di massimizzare la retribuzione immediata (pensiamo al ricorso al lavoro nero): si deve pur sempre sopravvivere oggi.

  31. mirkhond says:

    Ti ringrazio per la chiarezza non daoudiana :) con cui hai risposto, e proprio perché i presupposti culturali statunitensi sono molto diversi dai miei, trovo conferma alla mia avversione per una tale società e proprio per il culto del più forte, dell’uomo di successo benedetto da Dio, che piace tanto anche ai deboli di tale società.
    Si, hai ragione, un tale modo di vedere la vita mi fa schifo, pur non essendo ne un gerarca della spi (che cos’è?) ne tantomeno della cgil a cui, tanto per fare chiarezza, non sono nemmeno iscritto….
    Ora se gli americani hanno tutto il sacrosanto diritto di vivere come gli pare A CASA LORO, non vedo perché dovrei mettermi in ginocchio di fronte a cotanto eden, che ripeto, mi è profondamente estraneo…..
    ps. sarà pure una società multietnica, derivata in effetti da tantissima gente che vi è immigrata, ma il risultato che mi appare, almeno osservandoli attraverso i loro martellanti, massicci e invadenti (per me ovviamente…) film, telefilm, soap, tamarreidi ecc.è appunto una società biclonata cioè suddividsa per due modelli conatizzanti apparentemente contrapposti, ma in realtà contigui, e cioè da una parte dei tecno-bambolotti plastificati e dall’altro la personificazione di un bidone dell’immondizia….
    ps. 2 un sacerdote cattolico statunitense, padre francescano di TERRASANTA oltre che ebreo convertito al cattolicesimo a 17 anni, e come Miguel Martinez, uno dei pochissimi americani di elevatissima cultura, anni fa raccontava che quando era parroco in Texas, i suoi piissimi&religiosissimi parrocchiani lo accusavano di essere COMUNISTA! *
    ciao!
    * Comunista= termine statunitense utilizzato per indicare diverse realtà tra loro contraddittorie, come traditore della patria, statalista feroce e oppressivo, oppure semplicemente chi chiede ad un popolo di superuomini di diventare più umani, più CRISTIANI nell’aiutare DAVVERO i deboli, e non inculcando loro fin dalla nascita il culto del number one, dell’uomo di successo, culto a cui ti attacchi anche se sei finito nel cassonetto della monnezza in attesa di finire nel tritarifiuti…
    A quest’ultima categoria di “comunista” appartiene il buon sacerdote di mia conoscenza….

  32. mirkhond says:

    “Quando la paga nelle fabbriceh USA superava quel differenziale, gli operai sceglievano di passare il confine. SCEGLIEVANO.”

    E se la fabbrica usana poi ABBASSAVA lo stipendio o faceva TAGLI per questioni di gestione aziendale? I bravi canadair che facevano? SCEGLIEVANO di tornare all’ovile oltre confine?

    “questa cultura “spietata” attira e accoglie milioni di immigrati da ogni dove e li integra, in una società che è più multi-etnica e più multi-culturale di ogni altro paese al mondo. da secoli.”

    Non lo metto in dubbio…mi chiedo però quanti di quei milioni sono MORTI strada facendo, o possono contarsi tra quei 999 che NON CE L’HANNO FATTA…

    “negli USA esiste anche una grandissima rete di opere di solidarietà, create dai cittadini, ricchi e meno ricchi.”

    Sarà….ma vorrei capire quanta gente e come, possa essere aiutata da questa carità PRIVATA che, naturalmente ben venga ed è meglio di niente, ma appunto perché PRIVATA, è lasciata al BUON CUORE (e al portafoglio) di chi la fa. Ma se io sono cattivo, tirchio, avaro, che essendomi fatto da me sgomitando e schiacciando a destra e a manca, penso che TUTTI debbano fare come me, se no sono CAZZI LORO?
    Sai, ho conosciuto, poche per fortuna, persone che fanno un ragionamento simile a voi amanti dell’eden a stelle e striscie, e cioè che in America non lavorerebbe chi non vuol lavorare…
    Già….peccato che chi mi ripete questo mantra, è una persona forte, benestante coi soldi e con parentele che pure hanno fatto i soldi, mentre parenti e conoscenti, tra cui il buon padre francescano AMERICANO che ho citato, mi hanno detto cose MOLTO DIVERSE dalle tue…
    Quindi se io vedo quel che voglio vedere, mi sembra che tu faccia la stessa cosa, naturalmente dal lato opposto, quello del culto della forza, del successo individuale e cinico, del nominare Dio e nel rispondere ARRANGIATI se in nome di quello stesso Dio, ti si chiede aiuto…
    Tutto questo spacciato ovviamente per libertà, valori “cristiani” (ma i valori non sono quelli della Borsa)…
    Se è così RESTO nei MIEI pregiudizi antidollaro….

    • Francesco says:

      guarda che continui ad allargare le mie affermazioni mettendoci dentro un sacco di cose che non condivido affatto e che mi sa proprio non ho mai scritto

      mi sa che fai un sacco di deduzioni da quel poco che scrivo che non sono affatto simili a quelle che traggo io

      1) credo proprio di sì, il confine è attraversabile liberamente e le città molto vicine

      2) questa idea che 999 su 1.000 non ce l’hanno fatta è molto frignona ma vorrei sapere quali sono le basi scentifiche. per me ce la fanno quasi tutti, a crearsi una vita negli USA – non a diventare miliardari, che NON è lo scopo per cui si emigra

      3) stai cercando un sistema in cui la bontà degli uomini non conti? benvenuto all’inferno

      ciao

      • mirkhond says:

        Parliamo lingue diverse….
        Anni fa, uscì un libro di un autore ebreo askhenazita statunitense, “Ebrei SENZA Soldi”, in cui l’autore, sfatava un luogo comune, e cioè che gli Ebrei, soprattutto quelli AMERICANI fossero TUTTI ricchi..
        Lui invece, parlava della storia tristissima dei MOLTI askhenaziti che negli USA, facevano i mendicanti, le puttane, i delinquenti, morivano di fame ecc., insomma gente FALLITA che nel cosiddetto “sogno americano” aveva creduto, ma che si era trasformato in un INCUBO…
        Non a caso ho accennato proprio agli Ebrei e a quello che incarnano secondo una vulgata mitologica molto diffusa….
        La vita negli Usa è DURA, proprio per quella MANCANZA di tutele sociali che fanno gongolare di gioia tanti liberaloni nostrani, compreso questo forum, che voglio vedere loro a trovarsi SENZA tali tutele su cui sputano contro con tanta facilità, se qui poi anche loro diventano i grandi superuomini usa-style…
        Ai voglia però nel FRATTEMPO, come aumenteranno i suicidi prima di arrivare ai pochi selezionatissimi superuomini, e già oggi con le quotidiane notizie di suicidi di IMPRENDITORI e lavotatori dipendenti siamo giù sulla “buona” strada….
        ciao!

        • mirkhond says:

          errata corrige: lavoratori

        • Francesco says:

          e quanti sono i suicidi negli USA? che privi come sono di coperture sociali dovrebbero ammazzarsi a grappoli, mi vedo file di non tutelati che vogliono buttarsi giù dai ponti (suicidio economico e sicuro, mi pare il migliore)

          non riesco a credere che si potrebbero ingannare centinaia di milioni di persone per decenni con la stessa bugia – a meno di essere Satana in persona

          è proprio una questione di metodo: dati i fatti, i miei gusti non possono essere la base del giudizio, quando collidono evidentemente

        • mirkhond says:

          Come al solito fai finta di non capire.
          Sto parlando dell’adozione di un modello individualistico usano nella NOSTRA società, le cui conseguenze non sarebbero indolori…

        • Francesco says:

          scusami ma secondo te come funziona la testa dei “falliti” o”poveri” negli Stati Uniti?

          se stessimo dicendo che A PARITA’ DI CONDIZIONI i nostri si suicidano e i loro tirano avanti, allora saremmo al parossismo dell’esaltazione di quel modello culturale.

          il che mi pare francamente esagerato

  33. p says:

    Forse sono stato frainteso. Anche interessante la discussione sullo stato usa e le sue peculiarità, ma i miei compagni di strada sono i ribelli, non gli integrati. Io intendevo che il movimento di protesta Occupy Wall Street è avanti anni luce ai movimenti di protesta europei per come agisce e per cosa dice. Uno dei motivi può essere visto nel fatto che, storicamente, essendo lo stato un nemico per tutto il radicalismo americano, Ows agisce e parla senza chiedere nulla allo stato, senza averlo come interlocutore dei suoi obiettivi da raggiungere.p

    • Francesco says:

      Ma un movimento rivoluzionario che rinuncia per partito preso a prendere il Palazzo d’Inverno si condanna da sè alla sconfitta o sbaglio?
      Senza lo Stato, senza prendere il controllo dello Stato, non c’è potere, e senza potere non si fanno le rivoluzioni.

      Francesco o’vice Lenin

  34. habsburgicus says:

    @mirkhond (e tutti)
    concordo in gran parte con te a proposito della descrizione della società USA…così torniamo a concordare, in sostanza, dopo le divergenze sull’ellenismo :D
    semplicemente, io avrei dei dubbi che gli ashkenaziti siano, in maggioranza (o comunque in gran numero) così “destitute”..il “chiagni e fotti” non lo conoscono solo a Napoli ma anche i neo-farisei (ché, bando a ciance, il giudaismo attuale é fariseismo della più bell’acqua, “evoluto”-in peggio-ma é così; oh, se avessero vinto i sadducei, pur con i loro gravi errori :D)
    inoltre sarei un po’ più sfumato sul giudizio relativo agli USA…un po’ di carità c’é e Daouda ha ragione nel lodare gli USA “reazionari” e “libertari” che in parte mi affascinano (ecco perché io non potrò MAI essere un puro anti-americano); vi é anche molto “Stato” (dalla Federal Reserve istituita in modo definitivo nel 1913 dall’infame Wilson) purtroppo NON vi é Stato sociale…é questo il male !!!
    io, e qui credo di concordare integralmente con te, sono per lo Stato sociale, cioé sono per uno Stato che pensi anche ai deboli, ai meno fortunati, ai poveri (certo sono contro gli estremismi stile SAP svedese “dalla culla alla tomba” e aborro i rubarizi e gli sprechi che purtroppo spesso snaturano un’idea che però resta in sé giusta)
    io quindi condivido la politica sociale di Bismarck che rese il II Reich all’avanguardia nelle garanzie sociali
    approvo Giolitti che per primo fece qualcosa in Italia (poco…), approvo la politica sociale del Mussolini littorio, mantenuta in gran parte dalla DC nel dopoguerra (non mi riferisco ala RSI)…ammiro Fanfani (corporativista ed ex-fascista) e il suo rivale Moro (ex-fascista pure lui) che mantennero e svilupparono lo Stato sociale
    apprezzo anche l’avanzatissima politica sociale (non le altre politiche, eh :D) dell’Innominabile n° 1 che diede ai lavoratori tedeschi garanzie che quelli britannici se le sognavano allora..
    apprezzo il tentativo del Labour Party di creare qualcosa del genere addirittura in Gran Bretagna (Attlee, 1945-1951 P.M) ecc
    non sono per il socialismo marxista, ma trovo folle auspicare l’iper-liberismo USA (e ora ahimé anche europeo-tecnocratico)
    o meglio lo trovo “razionale” solo in chi dispone di mezzi finanziari ingenti e sono sinceramente lieto di constatare che evidentemente ci sono molti milionari in dollari su questo sito :D
    ciao a tutti !

    @Ritvan
    a scanso di equivoci, aborro ancora di più l’economia socialista marxista-leninista !!!
    io sono per lo Stato sociale all’interno del cosiddetto capitalismo, modello “bismarckiano”

    • Mauricius Tarvisii says:

      Moro ex fascista lo metterei tra virgolette. Coetaneo e compaesano di mio nonno, era molto giovane durante il Ventennio e quindi non so quanto lo si possa definire un “ex fascista”: non lo era se non nella misura in cui lo erano stati tutti gli italiani (tranne pochi, ma veramente pochi).

  35. mirkhond says:

    Per Habsburgicus

    Concordo sostanzialmente con te, tranne per gli Usa, che proprio continuano a restare estranei alla mia sensibilità proprio per ciò che si è detto.
    Tutto qui.
    ciao!

  36. Per Peucezio

    “sono proprio necessarie strade e fogne?
    Scherzi a parte, si mettono d’accordo più condominî. Semplice, no?”

    In astratto, è la soluzione migliore, indubbiamente. E’ così che si faceva in qualunque parte del mondo, ai tempi dell’autosufficienza contadina.

    Il problema è se ti trovi inserito in un contesto economico più ampio.

    Immagina una cittadina con 10 famiglie di miliardari che vivono in uno splendido quartiere residenziale, 2000 famiglie di operai che hanno giusto abbastanza da sfamarsi in un altro quartiere, e 1000 famiglie di pezzenti allo stato puro che campano alla giornata, in baracche alla periferia: cioè la situazione normale nel 90% del pianeta oggi.

    Chi potrà permettersi strade e fogne funzionanti, e chi no?

    • Peucezio says:

      Sì, in realtà i miei discorsi sull’abolizione dello stato sono provocatori, lo stato serve per fare un minimo di redistribuzione delle risorse (oltre che per altri scopi).
      In Italia però non dico che vada abolito veramente, ma andrebbe riformato in modo davvero radicale, perché redistribuisce in un altro senso: fa una spoliazione sistematica dei ceti produttivi a favore di classi e gruppi privilegiati e parassitari (pubblici e privati).
      E tra l’altro sono convinto che questo stato pervasivo ed elefantiaco che abbiamo in Italia, che vorrebbe decidere pure quando e come devi andare al cesso, abbia un’origine storica ben precisa che non ha nulla a che fare con quella che comunemente le viene attribuita, di volta in volta borbonica, spagnola, bizantina, ma che sia legata all’estensione a tutto il territorio del modello piemontese, che a sua volta è una trasposizione pari pari del modello giacobino e rivoluzionario francese. In Francia però, per quanto io lo trovi detestabile, questo modello ultra-statalista, autoritario, centralizzato a suo modo funziona, perché si innesta in una tradizione di stato forte ed accentrato che si è imposta gradualmente, col Re Sole (la Révolution è solo una radicalizzazione dell’assolutismo dìetà moderna) ma prima ancora, già dal ‘500 ma, volendo, già secoli prima con la crociata degli Albigesi, che di fatto fu un atto di colonialismo interno, di conquista imperialistica da parte del nord parigino.
      Ma in Italia, dove c’erano stati, città, corti splendide, una miriade di realtà locali ricche, evolute, l’applicazione di un modello del genere è stato un crimine ed è stato il vero inizio della rovina.

      • mirkhond says:

        Concordo al 100% con Peucezio.

        • habsburgicus says:

          anch’io, 100% d’accordo…
          se proprio volessi fare le pulci, obietterei alla parola “modello piemontese”…preferirei “modello liberale” (ancorché adottato in Piemonte dopo il 1848) in quanto, l’ho già detto in altro blog, il Piemonte fu la PRIMA (in ordine cronologico) vittima del liberalismo “italiano” sin dal 1848 (il resto d’Italia gustò le delizie del liberalismo nel 1859, 1860, 1866 e infine, Roma, nel 1870)
          ciao !

        • mirkhond says:

          Per Habsburgicus

          Hai letto i libri di Milo Julini sul Piemonte prima e DOPO la svolta liberale del 1848, e del conseguente PEGGIORAMENTO delle condizioni di vita dei ceti più poveri?

    • Mauricius Tarvisii says:

      “sono proprio necessarie strade e fogne?
      Scherzi a parte, si mettono d’accordo più condominî. Semplice, no?”

      E infatti in Puglia l’acqua è arrivata solo quando lo Stato (all’epoca il governo Zanardelli) ha fatto cominciato a fare l’acquedotto (arrivato a Lecce solo una trentina d’anni dopo e al “Tacco” solo in epoca repubblicana). Strano, perché stando a quanto si dice, i privati si mettono sempre d’accordo facilmente e sgomitano per realizzare questo genere di opere…

      • Francesco says:

        sigh, devo concordare

        ci sono opere e beni che sono pubblici per loro natura e che i privati, pur con l’aiuto del mercato, sono decisamente incapaci di fare

        è un mondo difficile (cit.)

        • mirkhond says:

          Meno male!

        • Francesco says:

          insomma

          visto quanto è facile deviare le strutture collettive che dovrebbero provvedere a questi beni, creando così una classe di cittadini tassati, sottomessi, e privi di acqua, non sono così felice

      • daouda says:

        ma non avete ancora capito che stato e privati sono la stessa cosa? Anche lo stato è privato…il problema è l’accumulazione di capitali!
        E’ ovvio che lo stato può permettersi più capitali oltretutto in tempi minori.
        Il fatto che compia cose positive è un parziale risarcimento rispetto a quel che dissipa e causa tra le nefandezze che causa ( crisi economiche, guerre, oppresione civile e legale e varie altre ) ma il problema vero, totale, è la legittimità dello stato poiché uno stato legittimo fà guerre legittime, imposizioni legittime, guerre legittime.

        Il fulcro della tassa è il tributo, la sottomissione. LO STATO E’ NECESSARIO ma non ha compiti strettamente sociali

        • Francesco says:

          guarda che affermare che Stato e privati sono la stessa cosa stravolge in maniera così netta tutto il sentire comune che (1) lo dici per cazzeggio oppuer (2) devi spiegarlo per benino

          tu stesso, quando dici che è necessario e che uno Stato legittimo con leggi legittime esige legittime tasse per legittime guerre, rientri nella teoria normale dello Stato

          un privato NON fa leggi, NON mette tasse, NON fa guerre legittime: giusto?

          l’organizzazione dello scavo di canali e la loro gestione “pubblica” sono tra i compiti eseguendo i quali è nato, nel nostro mondo nilotico-mesopotamico, l’autorità legittima (del re-sacerdote/dio prima che dello Stato)

          ciao

  37. jam says:

    …una certa america era estranea anche alla sensibilità di Jack Kerouac, morto di cirrosi epatica, non come attitudine hipster, ma come beat-beatitudine che lo porto’ altrove per incontrare di nuovo Neal Cassady e continuare a viaggiare…
    … sulla bontà della gente o degli uomini: é questo un punto cruciale. purtroppo molta gente non sa più cos’é la bontà, ma soltanto cos’é la bontà interessata, in società ricolme di conformismi all’apparenza normali, in realtà demenziali, dove la ragione é svuotata di sé stessa, diventando quella del pensiero cosidetto positivo che mira al dominio dell’uomo e della natura. bello comunque restare ottimisti, credere che le ferite del dolore sociale, invece di produrre soltanto un survival alienato, produrranno una vita o una sopravvivenza, libera, libera non perché abbia la libertà e la giustizia a portata di mano, ma perché é determinata a raggiungerla. assolutamente. raggiungere quel che già Horkheimer, Adorno, Marcuse, chiamano il “Totalmente Altro”… buon viaggio, Kerouac!

  38. Peucezio says:

    Miguel, ci terrei, se hai un attimo, a due parole di risposta al quesito che ti ponevo più sopra, e che ti re-incollo qui in modo che non devi stare a ricercarlo:

    “Miguel, ti faccio una domanda.
    Gli Stati Uniti come sappiamo sono sia un popolo, sia un sistema di potere transnazionale, ma che ha lì il suo centro e il suo braccio armato dalla potenza immensa.
    Ma secondo te quando questi due aspetti sono legati e in che misura l’uno è conseguenza dell’altro o viceversa?
    Cioè il sistema di potere è un prodotto consequenziale di un popolo con quelle caratteristiche? è qualcosa di indipendente, che vi si poggia come su una sorta di base logistica, economica, umana, più adatta di altre allo scopo…? o invece è il sistema di potere che ha plasmato le caratteristiche dell’americano contemporaneo…? O proporresti uno schema ancora diverso?”

  39. Per Peucezio

    ““Miguel, ti faccio una domanda.”

    In un certo senso, mi stai chiedendo proprio di dirti cosa intendo per “spirito americano” :-)

    Forse (forse) è una faccenda del tipo, uovo-e-gallina.

    Io credo che le circostanze di vita (non solo quelle economiche) abbiano un’enorme forza nel plasmare, sin da piccoli, i caratteri delle persone; poi magari ognuno fa qualcosa di suo, con questa “plasmata” originale.

    Quando cambiano le circostanze, cambia anche il tipo umano.

    Pensa cosa doveva essere un giovane danese maschio medio, attorno all’anno 900; e cosa è oggi il suo discendente diretto.

    Immagino che entrambi avessero/abbiano caratteri molto marcati, di quelli che si possono definire solo aneddoticamente, eppure sono veri:

    – il primo, centrato su atteggiamenti “eroici”, con tutta la gamma che va dalla solidarietà e la lealtà alla crudeltà;

    – il secondo, centrato su atteggiamenti “borghesi”, con tutta la gamma che va dall’orrore del contatto fisico alla puntualità.

    Eppure il secondo discende dal primo, per cui le spiegazioni genetiche non tengono.

    Anni fa, abitavo nella silenziosa e mite Piacenza: la piacentinità è un carattere evidentissimo, che potrei riassumere nel concetto di timidezza<7i>.

    Bene, in quegli anni ho letto un libro, Gente di Strà Levata. Quasi un romanzo, a volte serio a volte no, che parlava della Piacenza dell’inizio del Novecento, e sembrava di leggere una descrizione della vita popolana di Napoli, tolto l’elemento brigantesco.

    • PinoMamet says:

      I piacentini di adesso sono in effetti timidi, ombrosi, riservati non per culto della riservatezza come valore, ma per la voglia di evitare grane.
      Un osservatore esterno (un iraniano che vive a Piacenza da decenni) me ne descrisse la differenza con i parmigiani dicendo che i piacentini sono più nobili, vogliono essere scoperti, i parmigiani invece sono caciaroni e vogliono mettersi in mostra.

      Però da queste parti rimane il detto “piacentini ladri e assassini”, che descrive un carattere considerato violento e una certa cattiveria di fondo (che confermo volentieri, nel mio lato piacentino…);
      non ho mai letto descrizioni della vita piacentina di inizio Novecento, ma quella parmigiana aveva gli stessi caratteri di “napoletanità”, rimane da spiegare perchè i piacentini abbiano poi virato verso il borghese con le tendine tirate, le tapparelle abbassate e il fucile da caccia chiuso nella vetrinetta, e i parmigiani verso il borghese sborone con il SUV, gli aperitivi fighi e gli abiti costosi da tamarro…

      il piacentino va a puttane di notte e si vergogna, il parmigiano si fa vedere con le escort e se ne vanta.

      • Mauricius Tarvisii says:

        Un emiliano (di Reggio) una volta mi disse che i piacentini sono lombardi-praticamente-milanesi, mentre i parmigiani se la tirano per ogni sputo, un po’ come i modenesi. I bolognesi sono già fin troppo romagnoli e forse i modenesi si salvano…

        • Mauricius Tarvisii says:

          Evidentemente i modenesi se la devono tirare in modo limitato, tanto da risultare vicini passabili!

        • Z. says:

          Beh,

          Bologna era la capitale delle Romagne, una volta.

          Poi siamo stati retrocessi in Emilia :lol:

          Z.

      • PinoMamet says:

        La parte pianeggiante e Piacenza città ha una grande influenza lombarda, quella montana una grandissima influenza ligure…

        Il piacentino di pianura suona vagamente lombardo, in effetti, in montagna è un dialetto ligure.

        Comunque non stare troppo a sentire quello che ti dicono i reggiani teste quadre, da un popolo che ha inventato Ligabue (il cantante) c’è da aspettarsi solo il peggio ;)

        I reggiani hanno la caratteristica di prendere tutto sul serio, qualunque cosa facciano o studino ecc. sono sempre stra-convinti. Molto più rustici dei parmigiani, anche dei parmigiani di campagna (non che sia un male) hanno forse sempre avuto il complesso di essere i “fratelli minori” in mezzo a due città più blasonate.

        In compenso se a Parma città trovi qualcuno che fa qualcosa di interessante, bello o notevole, nove casi su dieci è reggiano, o piacentino, o meridionale. O fidentino :D

        ciao!

    • PinoMamet says:

      PS
      “piacentini ladri e assassini” a scanso di equivoci, è da intedersi nel suo senso più letterale.
      E posso confermarlo (non dico per insultarli- non sono tipo da considerarli insulti-, è una semplice constatazione che riguarda anche una parte della mia famiglia, peraltro).

  40. Proseguendo, per non fare un commentone troppo lungo…

    Ora, il “tipo antropologico”, nella misura in cui esiste (ci sono piacentini caciaroni oggi, c’erano piacentini timidi allora), è plasmato dalle circostanze; ma a sua volta, le crea anche e le perpetua, perché no?

    Quindi, il “tipo americano” (fatte tutte le debite tare alle generalizzazioni) è un prodotto della sua società (sempre in senso molto ampio), ma conserva quella società così com’è, in un certo senso anche quando cambiano le circostanze, almeno per un po’.

  41. habsburgicus says:

    si certo, hai ragione..ho calcato un po’ la mano…volevo solo sottolineare che Moro (come quasi tutti) era cresciuto nelle organizzazioni giovanili fasciste e ne aveva in parte assorbito le idee (per quanto la vera influenza su di lui la esercitò l’Azione Cattolica, sia chiaro …)
    invece Fanfani credo si possa definire tranquillamente ex-fascista e corporativista…questo per me non é un insulto, anzi…io apprezzo molto Fanfani e fu una sciagura che gli intrighi DC (e altre cause) gli abbiano impedito l’ascesa al colle nel 1964 (vinse il massone Saragat) e anche dopo…
    ciao, buon fine settimana

  42. Per Mauricius Tarvisii

    “Un emiliano (di Reggio) una volta mi disse che i piacentini sono lombardi-praticamente-milanesi”

    Spero che non ci sia nessun piacentino e nessun lombardo della Bassa in ascolto :-)

    Io mi ricordo gli adesivi nella Bassa con la scritta IO NON POSSO ENTRARE e la figura di un pescegatto, l’insulto infamante con cui i lombardi chiamano i piacentini.

    D’altra parte, il confine linguistico è netto: almeno quando i dialetti c’erano ancora, credo che si stentasse a capirci tra una riva e l’altra del Po.

    E – visto che ci stiamo lasciando andare con le generalizzazioni – direi che il carattere piacentino e quello della Bassa (che poi con il carattere milanese c’entra ben poco) sono abissalmente diversi.

    Il lombardo della Bassa è molto più, come dire, diretto e chiaro.

    • PinoMamet says:

      Chi ha avuto un’educazione almeno in parte “piacentina”, può capire bene certe cose dei giapponesi ;)
      Io perlomeno li capisco abbastanza!

  43. Pingback: L’ipotesi perversa « Valerio Mele

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