Ted Kaczynski, la Nave dei Folli

Tredici anni fa, Tim La Pietra, uno studente dell’università di New York, scrisse a Ted Kaczynski presso la supermax – la sezione di isolamento nel carcere di massima sicurezza – di Florence, Colorado, chiedendogli un articolo per la piccola rivista studentesca che La Pietra curava.

Kaczynski rispose, scrivendo a mano un racconto su undici fogli, intitolato La nave dei folli.

Ricopio la bella traduzione dal sito, Inhuman Cage, con qualche piccolissima modifica.

LA NAVE DEI FOLLI
di Ted Kaczynski

Pubblicato da OFF! Magazine, prodotta dagli studenti della SUNY Binghamton e diretta da Tim La Pietra.

C’era una volta una nave il cui capitano e marinai divennero così fieri della propria maestria, così pieni di hybris e così fieri di se stessi che impazzirono. Girarono la nave verso nord e navigarono fino ad incontrare iceberg e pericolose correnti e continuarono a navigare a nord verso acque via via più perigliose, solamente per godere della possibilità d’eseguire atti di navigazione sempre più brillanti.

Mentre la nave raggiungeva latitudini via via più alte i passeggeri e i marinai divennero progressivamente nervosi. Iniziarono a bisticciare tra loro e a lamentarsi delle proprie condizioni di vita.

“Dio mi fulmini se questo non è il peggior viaggio che ho mai fatto!” esclamò un vecchio marinaio. “La coperta è lucida di ghiaccio; quando sono di vedetta il vento mi taglia il giaccone come un coltello; ogni volta che cazzo la randa per poco non mi congelo le dita; e per tutto quello che ci guadagno sono cinque miseri scellini al mese!”.

“Pensi che ti vada male!” disse una passeggera. “Io non riesco a dormire la notte per il freddo. Le donne a bordo non ricevono tante coperte quanto gli uomini. Non è giusto!”

Un marinaio messicano li interruppe: “Chingado! Io ricevo solo la metà dei soldi dei marinai inglesi. Abbiamo bisogno di molto cibo per tenerci caldi in questo clima e io continuo a non ricevere la mia parte; gli inglesi ne hanno di più. E la cosa peggiore è che i marinai continuano a darmi ordini in inglese invece che in spagnolo”.

“Io avrei più motivi di tutti per lamentarmi”, disse un nativo americano. “Se i visipallidi non mi avessero privato delle mie terre ancestrali non mi troverei nemmeno su questa nave, qua tra gli iceberg e i venti polari. Starei vogando su una canoa su un bel lago placido. Ho diritto ad un indennizzo. Per lo meno il capitano dovrebbe concedermi di allestire del gioco d’azzardo in modo che possa guadagnare qualcosa”.

Il nostromo si fece avanti: “Ieri il capo marinaio mi ha chiamato “frocetto” perché succhio cazzi. Ho il diritto di succhiare cazzi senza essere insultato!”

“Non sono solo gli umani ad essere maltrattati su questa nave”, evidenziò un amante degli animali tra i passeggeri, la voce tremante per l’indignazione. “La settimana scorsa ho visto un mozzo calciare ben due volte il cane della nave!”

Uno dei passeggeri era un professore universitario. Fregandosi le mani esclamò: “Ma tutto questo è terribile! E’ immorale! Razzismo, sessismo, specismo, omofobia e sfruttamento della classe proletaria! E’ discriminatorio! Dobbiamo ottenere giustizia sociale. Equi diritti per il marinaio messicano, salari più alti per tutti i marinai, un indennizzo per l’indiano, eque coperte per le signore, un diritto garantito di succhiare cazzi e niente più calci al cane!”

“Si, si!” urlano i passeggeri e i marinai. “E’ discriminazione! Dobbiamo affermare i nostri diritti!”

Un mozzo si schiarì la voce: “Ahem. Avete tutti buone ragioni per protestare. Ma mi sembra che ciò che dobbiamo davvero fare sia girare la nave e puntare a sud, perché se continuiamo verso nord prima o poi naufragheremo sicuramente e allora i vostri salari, le vostre coperte, e il tuo diritto a succhiare cazzi saranno inutili, perché annegheremo tutti”.

Ma nessuno lo degnò d’attenzione, perché era solo un mozzo.

Il capitano e gli ufficiali, dalla loro stazione a poppa li avevano osservati ed ascoltati. Ora sorrisero tra loro e ad un gesto del capitano l’ufficiale in seconda scese dalla coperta a poppa, passò dove erano riuniti i passeggeri e i marinai e si fece largo in mezzo a loro. Assunse un’espressione serissima in volto e disse:

“Noi ufficiali dobbiamo ammettere che sulla nave sono accadute cose davvero imperdonabili. Non c’eravamo resi conto di quanto brutta fosse la situazione prima di sentire le vostre proteste. Noi siamo uomini di buona volontà e vogliamo comportarci in modo corretto. Ma, ehm, il capitano è un uomo piuttosto conservatore e probabilmente dovrà essere spronato un po’ prima che apporti cambiamenti significativi. La mia opinione personale è che se voi protestate vigorosamente – ma sempre in modo pacifico e senza violare le regole della nave – riuscirete a smuovere il capitano e a costringerlo a risolvere i problemi di cui vi lamentate così giustamente.”

Detto questo, l’ufficiale in seconda tornò sotto coperta a poppa. Mentre se ne andava i passeggeri gli urlavano dietro: “Moderato!Riformista! Liberale! Lecchino del capitano!”. Ma nonostante questo fecero quello che aveva detto loro. Si riunirono in un gruppo a poppa e si misero ad urlare insulti agli ufficiali e ad affermare i propri diritti: “Io voglio un salario più alto e migliori condizioni di lavoro”, urlò l’abile marinaio. “Eguali coperte per le donne!” urlò la passeggera. “Voglio ricevere i miei ordini in spagnolo”, urlò il marinaio messicano. “Voglio il diritto d’organizzare giochi d’azzardo” urlò il marinaio indiano. “Non voglio essere chiamato frocetto!” urlò l’omosessuale. “Basta calciare il cane!” urlò l’amante degli animali. “Rivoluzione ora!” urlò il professore.

Il capitano e gli ufficiali si riunirono e confabularono per diversi minuti, ammiccando, accennando e sorridendo gli uni agli altri per un certo tempo. Quindi il capitano uscì a poppa e con grande benevolenza annunciò che il salario dell’abile marinaio sarebbe stato aumentato a sei scellini al mese; il salario del marinaio messicano sarebbe stato incrementato a 2/3 di quello degli inglesi e che gli ordini di cazzare la randa gli sarebbero stati dati in spagnolo; la passeggera avrebbe ricevuto una coperta in più; al marinaio indiano sarebbe stato permesso di organizzare giochi d’azzardo la domenica sera; l’omosessuale non sarebbe stato più chiamato frocetto purchè succhiasse cazzi privatamente; e il cane non sarebbe stato calciato a meno che non avesse commesso qualcosa di davvero cattivo come rubare del cibo.

I passeggeri e i marinai celebrarono queste concessioni come grandi vittorie, ma la mattina dopo si sentivano nuovamente insoddisfatti.

“Sei scellini al mese sono una miseria e continuo a gelarmi le mani quando cazzo la randa” si lamentò l’abile marinaio. “Continuo a non ricevere lo stesso salario dei marinai inglesi e cibo insufficiente in questo clima” disse il marinaio messicano. “Noi donne non abbiamo ancora abbastanza coperte per tenerci al caldo” disse la passeggera. Gli altri passeggeri e marinai espressero simili lamentele e il professore continuò a spronarli.

Quando ebbero finito il mozzo si fece avanti – a voce più alta questa volta in modo tale che gli altri non potessero facilmente ignorarlo:

“E’ davvero terribile che il cane venga calciato per aver rubato un po’ di pane e che le donne non abbiano abbastanza coperte e che l’abile marinaio si congeli le dita e non vedo perché il nostromo non dovrebbe succhiare cazzi se ne ha voglia. Ma guardate che grossi che sono gli iceberg adesso e come il vento soffia forte! Dobbiamo girare la nave verso sud, perché se continuiamo verso nord  naufragheremo e annegheremo.”

“Già”, disse il nostromo, “è terribile che continuiamo a dirigerci a nord. Ma perché dovrei continuare a succhiare cazzi di nascosto? Perché devo essere chiamato frocetto? Non valgo come tutti gli altri?”

“Navigare a nord è una cosa terribile”, disse la passeggera, “ma non vedi? Questa è proprio la ragione perché le donne hanno bisogno di più coperte per scaldarsi. Esigo un numero equo di coperte per le donne ora!”

“E’ verissimo”, disse il professore, “che navigare a nord è causa di grandi difficoltà per noi tutti. Ma dirigere la rotta a sud non sarebbe realistico. Non si possono portare le lancette indietro. Dobbiamo trovare un modo maturo per affrontare la situazione”.

“Guardate,” disse il mozzo, “se lasciamo mano libera a quei pazzi a poppa affogheremo tutti. Se riusciremo a salvare la nave, allora potremo preoccuparci delle condizioni di lavoro, delle coperte per le donne e del diritto di succhiare cazzi. Ma prima dobbiamo girare il vascello. Se alcuni di noi si uniscono, elaborano un piano e si fanno coraggio riusciremo a salvarci. Non ci vorrebbero molti di noi – sei o otto basterebbero. Potremo assaltare la poppa, rovesciare quei folli fuori bordo e girare la nave verso sud.”

Il professore alzò il naso e disse in modo gravoso: “Io non credo alla violenza. E’ immorale”. “L’uso della violenza è sempre poco etico” disse il nostromo. “Sono terrorizzata dalla violenza” disse la passeggera.

Il capitano e gli ufficiali avevano osservato ed ascoltato il tutto. Ad un segnale del capitano l’ufficiale in seconda uscì da sottocoperta e passò tra i passeggeri e i marinai, dicendo loro che c’erano ancora molti problemi sulla nave:

“Abbiamo fatto molti progressi”, disse, “ma molto resta ancora da fare. Le condizioni di lavoro dell’abile marinaio sono ancora dure, il messicano non sta ancora ricevendo lo stesso salario degli inglesi, le donne non hanno ancora tante coperte quanto gli uomini, il gioco d’azzardo domenicale dell’indiano sono un indennizzo risibile per la perdita delle sue terre ancestrali, è ingiusto che il nostromo debba succhiare cazzi di nascosto e che il cane a volte venga ancora calciato. Penso che il capitano debba essere spronato nuovamente. Aiuterebbe se tutti voi organizzaste un’altre protesta – purchè non violenta”.

Mentre l’ufficiale in seconda camminava verso poppa i passeggeri e i marinai si misero ad urlargli insulti, ma ciononostante fecero quello che aveva detto loro e si riunirono davanti alla cabina per un’altra protesta. Schiamazzarono, minacciarono e mostrarono i pugni e addirittura tirarono un uovo al capitano (che lo schivò abilmente).

Dopo aver sentito le loro proteste il capitano e gli ufficiali si riunirono per un’assemblea, durante la quale sogghignarono e ammiccarono gli uni agli altri. Quindi il capitano scese a poppa ed annunciò che l’abile marinaio avrebbe ricevuto guanti per tenere le mani al caldo, che il marinaio messicano avrebbe ricevuto un salario il ¾ quello degli inglesi, che le donne avrebbero ricevuto un’ulteriore coperta, che il marinaio indiano avrebbe organizzato giochi d’azzardo il sabato e la domenica sera, che al nostromo sarebbe stato permesso di succhiare cazzi pubblicamente con il buio e che nessuno sarebbe stato autorizzato a calciare il cane senza previa autorizzazione del capitano.

I passeggeri e i marinai furono entusiasti per questa grande vittoria rivoluzionaria, ma la mattina dopo tornarono nuovamente a sentirsi insoddisfatti e iniziarono a lamentarsi dei vecchi problemi.

Questa volta il mozzo iniziava ad arrabbiarsi:

“Maledetti idioti!”, urlava, “Non vedete quello che il capitano e gli ufficiali stanno facendo? Vi stanno tenendo occupati con le vostre triviali preoccupazioni riguardo a coperte, salari e i calci al cane in modo che non vi concentriate sul vero problema della nave – che si sta dirigendo sempre più a nord e che annegheremo. Se solamente alcuni di voi rinvenissero e si unissero e assaltassero la cabina potremo girare la nave e salvarci. Ma non fate che lamentarvi di inutili dettagli come le condizioni di lavoro e giochi d’azzardo e il diritto a succhiare cazzi”.

I passeggeri e i marinai s’infuriarono: “Inutili!”, urlò il messicano, “Pensi sia una cosa ragionevole che io riceva un salario che è ¾ di quello degli inglesi? Questo è irrilevante?”

“Come puoi definire i miei problemi triviali?”, urlò il nostromo, “Non capisci quanto sia umiliante sentirsi chiamare frocetto?” “Calciare il cane non è un “inutile dettaglio”!”, urlò l’amante degli animali, “è brutale e crudele!”

“D’accordo allora”, rispose il mozzo. “Questi problemi non sono inutili o triviali. E’ crudele e brutale calciare il cane ed è umiliante essere chiamato “frocetto”. Ma se paragonato al vero problema – il fatto che la nave è ancora diretta a nord – i vostri problemi sono cosucce triviali, perché se non giriamo la nave in tempo annegheremo tutti.”

“Fascista!” urlò il professore.

“Controrivoluzionario!” urlò la passeggera. E tutti i passeggeri e i marinai, uno dopo l’altro, si misero a chiamare il mozzo “fascista” e “controrivoluzionario”. Lo spinsero via e tornarono a lamentarsi dei salari, delle coperte per le donne, del diritto di succhiare cazzi e del modo in cui il cane veniva trattato. La nave continuò a dirigersi a nord e dopo un po’ fu schiacciata tra due iceberg e tutti annegarono.

© Ted Kaczynski, 1999

P.S. Un commentatore ci informa:

“Una precisazione: la traduzione italiana del testo di Kaczynski fu pubblicata la prima volta sulla rivista di critica sociale “Il diavolo in corpo” nel novembre 2000 e successivamente copiaincollata, senza citarne quasi mai la fonte, in vari siti, tra cui quello citato da Miguel.”

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69 Responses to Ted Kaczynski, la Nave dei Folli

  1. PinoMamet says:

    Il racconto è carino, ma gli iceberg quali sono??

    PS
    è vero che ogni italiano ormai ricorda l’espressione “cazzare la randa”, ma l’abile marinaio, in inglese, sta in realtà terzarolando la vela di trinchetto ;)

    • PinoMamet says:

      Mo’ che ci penso, ho controllato e in inglese l’abile marinaio e è un “able seaman” e non un generico “sailor”;
      able seaman mi sa che è un termine specifico, una designazione di grado o di ruolo, insomma il marinaio che non è più mozzo e che è specializzato nei lavori tipicamente marinareschi (non, per dire, il cuoco o il motorista; ma, essendo la nostra “nave dei folli” un veliero, non c’è problema).

      Ciao! :)

  2. Francesco says:

    Non vorrei sembrare il solito cinico ma quale è il tornaconto degli ufficiali e dell’armatore della nave? hanno voglia di ghiaccioli?

    • PinoMamet says:

      France’, il titolo è “La nave dei folli”…

      • Z. says:

        Eh, qui Francesco mica ha tutti i torti.

        La presa per il culo dei marinai e dei passeggeri è divertente e azzeccata, l’allegoria è ben realizzata.

        Ma mentre capisco la mistica della violenza e la classica idea secondo cui la rivolta è la figata che risolve tutto, è meno riuscita la figura degli ufficiali, a cui sembra interessi solo andarsi a schiantare per far rabbia al mozzo.

        Poi, chiaro, Francesco si interessa solo di un aspetto della storia, ma lo sappiamo che è fatto così :D

        Z.

        • Francesco says:

          eh no, questo è ingiusto.

          io ho fatto UNA domanda, non ho precluso ogni altra questione.

          hai fatto una indebita deduzione!

        • Z. says:

          Tu ti concentri su una frase per criticare quella.

          Io faccio indebite deduzioni.

          Ognuno ha i suoi vizi :D

          Z.

        • Francesco says:

          >> ti concentri su una frase per criticare quella.

          mi sembra metodologicamente corretto!

          ciao

  3. Rock & Troll says:

    Un racconto che mostra che senza autorità superiori e sane di mente, cioè senza una società basata sulle gerarchie e su principi di Verità, l’umanità può solo impiccarsi con le proprie mani, che poi è quello che vuole la sinistra relativista.

    • Francesco says:

      io credevo volesse puntare la rotta verso il Sud, senza volere spiegare il perchè, anzi impiccando al pennone chi osasse chiederlo, secondo l’imperituro esempio del capitano Lenin …

  4. Ritvan says:

    Lo so che c’è nei “tag”, ma non sarebbe meglio precisare nel testo che il sig. Kacynski è meglio noto con lo “pseudonimo” UNABOMBER?

  5. Ho apprezzato parecchio il racconto. Naturalmente la domanda fondamentale da farsi è perché non si ascolti il mozzo, dato che gli iceberg sono evidenti all’orizzonte. Non sono evidenti? Il progressismo, in senso lato (in senso lato, ripeto…), ha offuscato la vista a molti.

  6. izzaldin says:

    bellissimo racconto, grazie di averlo postato.
    @ritvan
    effettivamente, fino alla lettura del tuo commento non avevo ricollegato che kaczinsky fosse unabomber.
    forse non viene esplicitato nel post proprio per questo, per concentrarsi sulle parole più che sull’autore, chissà.

    • Ritvan says:

      @izzaldin
      Stai forse insinuando che anche il buon Miguelito fa di proposito una informazione manipolata, ovvero omissiva, come i biekissimi giornalisti italici da lui tanto aborriti?! Anatema su di te!:-):-)

  7. Moi says:

    Premesso che l’ Inglese _piaccia o non ai suoi madrelingua_ è digià pidginizzato “di prepo” :-) anche a livello letterario: l’ espressione “Old SeaWolf” / “Vecchio Lupo di Mare” ci dev’essere anche in Inglese “classico”, no ?

    • Z. says:

      Sarà pidginizzato di prepo, vez, però vez ammetti che è una lingua da gran cartole, mica un masagno come la lingua dei tugnini!

      :D

      Z.

      • Moi says:

        @ Z

        “Oi” !

        Ma l’ Inglese un “masagno” non lo è proprio perché storicamente (!) “pidgin di prepo” ci è nato … per questo _ con cattiva pace di Miguel _ si tratta di una lingua che si presta pochissimo a fare i Saputelli di Madre Lingua. !

    • PinoMamet says:

      ” Old SeaWolf” / “Vecchio Lupo di Mare” ci dev’essere anche in Inglese “classico”, no ?”

      sai che penso di no? Suppongo che l’espressione sia entrata in italiano attraverso la traduzione del romanzo di London “The sea wolf”, ma non sono sicuro: bisognerebbe leggersi magari Salgari, se c’è lì è precedente a London.
      In London è un solo personaggio che è emblematicamente un “lupo” selvaggio che va per mare, ma non si tratta della definizione normale inglese per indicare un vecchio marinaio;
      questa, naturalmente, esiste, ma è diversa (e non la ricordo).

    • PinoMamet says:

      Ho controllato: l’espressione “lupo di mare” compare nelle Novelle marinaresche di Mastro Catrame, di Salgari, del 1894, è quindi precedente alla traduzione italiana del romanzo di London The Sea Wolf (pubblicato nel 1904);
      rimane perciò aperta la domanda di Moi, esiste un’espressione identica in inglese, alla quale ha attinto London per il suo titolo?
      Se esiste non è comunque quella più conosciuta e usata.

  8. daouda says:

    La follia evita di precisare le figure degli ufficiali. L’obiettivo è solo mostrare che i sinistri sono degli evidenti succubi ed idioti.

    E che in questo mondo ormai nulla è cambiabile, ed il collasso inevitabile.

    • Francesco says:

      beh, no, nella mente dello scrittore la “grande rivoluzione” permetterebbe di accoppare gli ufficiali e fare rotta verso sud.

      non escludo che si possa arrivare a spiegare bene i meccanismi per cui gli ufficiali sono “costretti” ad andare verso Nord: MM potrebbe far osservare che “la crescita” è un dogma nel discorso pubblico occidentale, che il perchè sia un bene è un tema del tutto dimenticato, che eventuali limiti all’utilità della crescita nella disponibilità di beni (ben presenti nella teoria economica) NON sono neppure più concepiti, che il famoso discordi di Bob Kennedy sul PIL non è senso comune, che lavorare come bestie per poter fare vacanze da bestie è da pirla e così via

      insomma, la metafora può reggere però va sviluppato meglio. e credo Ted abbia tutto il tempo per farlo, visto che credo abbia preso assai ergastoli.

      • daouda says:

        Anche la “decrescita felice” è una crescita , ed è progressismo.
        Il problema comunque non è la crescita che solo uno dei fattori marginali dello sviluppo del mondo attuale…

        Per questo non ha focalizzato niente , perché voleva solo far capire che il mozzo, siamo noi.
        I Blondet fanno la parte , incosapevolmente, di quelli che inculano il mozzo.
        Del resto c’è sempre chi instilla la richiesta dei diritti od il cospirazionismo.
        Ed il mozzo non viene ascoltato.
        E’ giusto così, sennò, come faresti ad avere LA FINE? Il complotto c’è, eccome, il fatto è che è naturale che si sia.

        Il problema non sussiste.Tanto devi crepà!

  9. Peucezio says:

    Giuro che per tutto il tempo della lettura ho pensato fosse uno dei due fratelli che hanno guidato la Polonia negli ultimi anni. Infatti non capivo cosa c’entrasse il carcere di massima sicurezza. D’altronde il cognome è lo stesso, solo che i due si chiamano Lech e Jaroslaw. Si vede che proprio non sono al corrente di cose americane.

    Comunque, a parte questo, molto bello.

    • Ritvan says:

      —Giuro che per tutto il tempo della lettura ho pensato fosse uno dei due fratelli che hanno guidato la Polonia negli ultimi anni. Peucezio—
      Onore alla sincerità!:-). Sincerità per sincerità, per un momento ci sono caduto anch’io nell’equivoco, poi siccome sapevo i nomi dei due fratelli politici polacchi, nonché il fatto che uno fosse morto e l’altro non mi risultava essere detenuto negli USA….

      —Infatti non capivo cosa c’entrasse il carcere di massima sicurezza.—
      Beh, più che altro cosa c’entrasse un carcere di massima sicurezza nel Colorado per un uomo politico polacco….o pensavi forse che il caso Noriega fosse diventato una prassi comune negli USA?:-)

      —D’altronde il cognome è lo stesso, solo che i due si chiamano Lech e Jaroslaw. Si vede che proprio non sono al corrente di cose americane.—
      E non ti va nemmeno di andare su gugle con le parole chiave “ted+kaczynski”, come ha fatto molto umilmente:-) il sottoscritto (e mica sono onnisciente io, eh!:-) ).

      • Peucezio says:

        “E non ti va nemmeno di andare su gugle con le parole chiave “ted+kaczynski”, come ha fatto molto umilmente:-) il sottoscritto (e mica sono onnisciente io, eh!:-) ).”

        E infatti è quello che ho fatto. :-)

  10. roberto says:

    il racconto è divertente ed interessante, pero’ ho lo stesso dubbio di francesco, cioè non si prova nemmeno a spiegare perché gli ufficiali hanno deciso di puntare a nord (e a questo proposito consiglierei la lettura di un racconto bellissimo di asimov “il cronoscopio” (the dead past). C’è la tempesta perfetta che li insegue da sud? i pirati malesi? il triangolo delle bermude? inoltre, la coperta quando fa freddo non è affatto triviale, finché la nave non è tornata a latitudini migliori è un bene di prima necessità.

    • Z. says:

      robelux,

      non ho proprio capito il riferimento a Il cronoscopio. Ossia – c’è sempre la catastrofe finale, ma non vedo altre analogie (senza considerare nel racconto di Asimov il pericolo, e la ragione del pericolo, vengono svelate nelle ultime righe)…

      Sulla coperta, effettivamente, non ti si può dar torto.

      Z.

      • roberto says:

        la morale del cronoscopio è, secondo me, “prima di uccidere l’ammiraglio che vi porta a nord e fare rotta verso il sud, cercate di capire perché vi porta a nord”

      • PinoMamet says:

        E torniamo alla mia domanda iniziale ;)

        quali sono gli iceberg?

        • roberto says:

          e io che ne so, mica l’ho scritta io la storia!
          :-)

          se è per questo non sappiamo nemmeno cosa è il nord

        • necroclerico says:

          Chi ha letto il “The Unabomber Manifesto”, ossia l’opera in cui Kaczynski ha raccolto le sue riflessioni, non ci metterebbe molto a intuire o ipotizzare con buone probabilità di azzeccarla che gli Iceberg sono i pericoli della società tecnologica e del liberismo economico. Mostri che Kaczynski combatté a modo suo.

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  13. Mauricius Tarvisii says:

    Azzardo un’interpretazione eretica, che mi pare non abbia osato proporre nessuno.

    Gli ufficiali sono i governi che vanno dritti per la loro strada cercando di tenere in piedi privilegi e situazioni di fatto concedendo ogni tanto qualche biscotto ai meno fortunati. Quelli che protestano sono sindacati, movimenti, sinistre, eccetera che perdono tempo a pretendere diritti dei lavoratori e stato sociale, cose irrilevanti.
    Poi c’è l’unico saggio, perché i saggi sono una maggioranza, messa all’angolo nella democrazia, che vedono il pericolo quando gli altri se ne infischiano. Ai saggi, ai tecnici, viene negata la partecipazione alla competizione democratica perché sono impopolari, così che si deve fare il colpo di mano perché possano prendere il timone e, messi a tacere sindacati, sinistre, movimenti e gli altri perdigiorno, possano fare il vero bene comune. Nel ’99 questo era impossibile, ma oggi queste cose si chiamano Trojka, governo Monti e compagnia cantando.
    O no?

    • Francesco says:

      non mi pare che il mozzo Monti abbia spostato la barra, per il momento

      e considerando lo status degli ufficiali ABC e le proposte rivoluzionarie dei Grilli (la migliore delle quali è puntare su un iceberg e poi vivere lì sopra), spero di fare la fine di Capitan America ™

      :)

      • Mauricius Tarvisii says:

        Quindi occorre trovare un nuovo mozzo che elimini qualche diritto in più?

        • Francesco says:

          Se parliamo dell’Italia, credo occorerebbe eliminare l’idea stessa di diritti.
          Un certo qual periodo di polenta e aringa, per far passare dalla testa furbetta del popolino (compresi molti arrivati in alto ma con la testa in basso) che esistanto pasti gratis.
          Quando non è furbo, l’italiano sa essere eccezionale, da furbo fa ridere i lemming.

    • Francesco says:

      adesso capisco cosa intende Miguel!

      provo a interpretare: gli Ufficiali sono i politici, quelli che ci mettono la faccia nel tenere la rotta verso Nord – alle loro spalle tramano gli Armatori, quelli che gli hanno dato la rotta e che oggi, quando l’incapacità degli ufficiali di tenere buoni Equipaggi e Passeggeri emerge, sono costretti a mettersi al timone e a dire “dovete stringere la cinghia perchè è necessario per andare a Nord”

      il Mozzo è l’Homo Americanus, quello che guarda in faccia la realtà e riconosce l’evidenza e avverte che la rotta è suicida. ma quelli destinati a morire, passeggeri ed equipaggio, preferiscono guardare il dito e non la luna, andare a schiantarsi contro gli iceberg con una coperta di più, una paga meno peggiore, gli ordini in spagnolo e così via

      Resta solo da capire come mai gli Armatori siano così suicidi – a meno che loro NON siano davvero sulla nave, cosa di cui però dubito.

  14. habsburgicus says:

    @Miguel Martinez
    la morale della triste fine del mozzo (e poco dopo, di tutti) é di stampo blondettiano…infatti Maurizio Blondertpiù volte ha accusato la sinistra italiana odierna (e non solo lei :D) di non occuparsi più dei veri problemi ma solo di questioni, oggettivamente, irrilevanti, almeno da un punto di vista sociale (gay, lesbiche, PACS ecc)
    ciao

    • Mauricius Tarvisii says:

      Salari, discriminazioni… sì, tutte questioni irrilevanti per la sinistra: piuttosto si mantenga tutto com’è, si mettano a tacere quelli che protestano e si faccia un golpe per guidare saggiamente la nazione ;-)

  15. habsburgicus says:

    @Miguel Martinez
    la morale della triste fine del mozzo (e poco dopo, di tutti) é di stampo blondettiano…infatti Maurizio Blondet più volte ha accusato la sinistra italiana odierna (e non solo lei :D) di non occuparsi più dei veri problemi ma solo di questioni, oggettivamente, irrilevanti, almeno da un punto di vista sociale (gay, lesbiche, PACS ecc)
    ciao

  16. jam says:

    … la nave ubriaca, le bateau ivre, di Artur Rimbaud

    Mentre discendevo i Fiumi impassibili,
    Non mi sentii più guidato dai bardotti:
    Pellirossa urlanti li avevano bersagliati
    Inchiodandoli nudi ai pali variopinti.

    Ero indifferente a tutto l’equipaggio,
    Portavo grano fiammingo o cotone inglese.
    Quando coi miei bardotti finirono i clamori,
    Mi lasciarono libero di discendere i Fiumi.

    Nello sciabordio furioso delle maree,
    Io l’inverno scorso, più sordo del cervello d’un bambino,
    Correvo! E le Penisole andate
    Non subirono mai sconquassi più trionfanti. La tempesta ha benedetto i miei marittimi risvegli.
    Più leggero di un sughero ho danzato sui flutti
    Che si dicono eterni avvolgitori di vittime,
    Dieci notti, senza rimpiangere l’occhio insulso dei fari!

    Più dolce che per il bimbo la polpa di mele acerbe
    L’acqua verde filtrò nel mio scafo d’abete
    E dalle macchie di vini azzurri e di vomito
    Mi lavò disperdendo l’ancora e il timone.

    E da allora mi sono immerso nel Poema del Mare,
    Intriso d’astri, e lattescente,
    Divorando gli azzurri verdi; dove, relitto pallido
    E rapito, un pensoso annegato a volte discende;

    Dove, tingendo a un tratto le azzurrità, deliri
    E ritmi lenti sotto il giorno rutilante,
    Più forti dell’alcol, più vasti delle nostre lire,
    Fermentano gli amari rossori dell’amore!

    Conosco cieli che esplodono in lampi, e le trombe
    E le risacche e le correnti: conosco la sera,
    L’Alba che si esalta come uno stormo di colombe!
    E a volte ho visto ciò che l’uomo ha creduto di vedere
    Ho visto il sole basso, macchiato di mistici orrori,
    Illuminare lunghi coaguli viola,
    Simili ad attori di antichissimi drammi,
    I flutti che lontano rotolavano in fremiti di persiane!

    Ho sognato la verde notte dalle nevi abbagliate,
    bacio che sale lento agli occhi dei mari,
    la circolazione di linfe inaudite,
    e il giallo risveglio e blu dei fosfori cantori! […]

    Ho visto fermentare enormi stagni, reti
    dove marcisce tra i giunchi un Leviatano!
    Crolli d’acque in mezzo alle bonacce
    e in lontananza, cateratte verso il baratro!

    Ghiacciai, soli d’argento, flutti di madreperla, cieli di brace!
    E orrende secche al fondo di golfi bruni
    dove serpi giganti divorati da cimici
    cadono, da alberi tortuosi, con neri profumi! […]
    uasi fossi un’isola, sballottando sui miei bordi litigi
    e sterco d’uccelli, urlatori dagli occhi biondi.
    E vogavo, attraverso i miei fragili legami
    gli annegati scendevano controcorrente a dormire!

    Io, perduto battello sotto i capelli delle anse
    scagliato dall’uragano nell’etere senza uccelli,
    io, di cui né Monitori né velieri Anseatici
    avrebbero potuto mai ripescare l’ebbra carcassa d’acqua

    libero, fumante, cinto di brume violette.
    o che foravo il cielo rosseggiante come un muro
    che porta, squisita confettura per buoni poeti,
    i licheni del soie e i moccoli d’azzurro;

    io che correvo, macchiato da lunule elettriche,
    legno folle, scortato da neri ippocampi,
    quando luglio faceva crollare a frustate’
    i cieli oltremarini dai vortici infuocati;

    io che tremavo udendo gemere a cinquanta leghe
    la foia dei Behemots e i densi Maelstroms,
    filando eterno tra le blu immobilità,
    io rimpiango l’Europa dai balconi antichi!
    Ho veduto siderali arcipelaghi! ed isole
    i cui deliranti cieli sono aperti al vogatore:
    E’ in queste notti senza fondo che tu dormi e ti esìli, milione d’uccelli d’oro, o futuro Vigore?

    Ma è vero, ho pianto troppo! Le Albe sono strazianti.
    Ogni luna è atroce ed ogni sole amaro:
    l’acre amore m’ha gonfiato di stordenti torpori.
    Oh, che esploda la mia chiglia! Che io vada a infrangermi nel mare!

    Se desidero un’acqua d’Europa, è la pozzanghera
    nera e fredda dove verso il crepuscolo odoroso
    un fanciullo inginocchiato e pieno di tristezza, lascia
    un fragile battello come una farfalla di maggio.

    Non ne posso più, bagnato dai vostri languori, o onde,
    di filare nella scia dei portatori di cotone,
    né di fendere l’orgoglio di bandiere e fuochi,
    e di nuotare sotto gli orrendi occhi dei pontoni.
    ciao, ciao

  17. Per Habsburgicus

    “la morale della triste fine del mozzo (e poco dopo, di tutti) é di stampo blondettiano…infatti Maurizio Blondertpiù volte ha accusato la sinistra italiana odierna (e non solo lei :D ) di non occuparsi più dei veri problemi ma solo di questioni, oggettivamente, irrilevanti, almeno da un punto di vista sociale (gay, lesbiche, PACS ecc)”

    Credo che per Blondet, la questione dei “diritti degli omosessuali” (termini assai discutibili, ma l’importante è capirsi) sia un problema oggettivo, cosa che per Kaczynski non è. Casomai, Blondet fa il discorso contrario, cioè ricorda ai cattolici che non è una questione primaria.

    E questo per me è il grande merito di Blondet: si rivolge a un pubblico di destra, per dire ciò che Kaczynski dice a un pubblico di sinistra.

    Però anche l’essenza del discorso di Blondet e di Kaczynski mi sembra diverso: so che Blondet è molto cambiato negli anni, ma almeno una volta si lasciava prendere la mano dai discorsi antiecologisti alla LaRouche.

  18. Per Mauricius

    “Ai saggi, ai tecnici, viene negata la partecipazione alla competizione democratica perché sono impopolari,”

    Apprezzo la tua ironia, ma credo che siamo in totale disaccordo.

    Quelli di cui parli tu non sono i saggi, ma i tecnici che da una vita lavorano per far andare la nave nella direzione in cui sta andando, anche più dei politici.

    Sono loro che stabiliscono giorno per giorno la rotta verso nord. E se ogni tanto decidono di mandare a nanna il capitano perché fa troppa bungabunga, non è certo perché abbiano deciso di invertire la rotta, ma perché lui è incapace di mantenerla.

  19. La rotta verso nord si chiama Crescita, come dice Monti e come fa eco Hollande.

    • Moi says:

      … e come probabilmente si appresta a dire Bersani.

      • Francesco says:

        e allora perchè da ancora retta alla Camusso?

        che se la crescita può essere un iceberg, la CGIL è mezza banchisa alla deriva

        comincio a pensare che abbia ragione chi pensa che non ci sia più via d’uscita

  20. Mi chiedevo da dove venga il bizzarro equivoco di Mauricius Tarvisii, che pure è persona intelligente e colta.

    Poi credo di aver capito: solo un non-americano poteva arrivare a una simile interpretazione. Spero nel prossimo post di chiarire perché.

  21. Pingback: American Revolution | Kelebek Blog

  22. Miguel,
    data la continua pubblicazione su Effedieffe di diversi articoli sugli effetti nocivi delle più diverse sostanze, medicine, tecnologie, ecc., direi che Blondet e collaboratori siano in qualche modo ecologisti. Diverso, forse, parlare di crescita o decrescita e mi sa che Blondet è ancora “crescitista”, mentre Kaczynski è più “decrescitista” di Latouche.

  23. Mauricius Tarvisii says:

    Sapevo benissimo che non era nell’intenzione dell’autore sostenere quello che ho scritto, ma la mia era una provocazione che, purtroppo, non è stata colta nel suo significato più profondo.
    E’ chiaro che l’autore sta dicendo che la direzione intrapresa nel 1999 è sbagliata, ma non ci dice sbagliata IN CHE SENSO. Ci dice anche che rivendicazioni salariali, lotta alle discriminazioni e battaglie per i diritti civili sono inutili e perfettamente integrate nel sistema (che è anche l’opinione quasi unanime dei frequentatori del blog, salvo che poi qualcuno quando arriva Monti è pronto a piangere sulla rovina dello Stato sociale, che fino al giorno prima era “parte del sistema” o del “dispositivo”). E ci dice anche che il saggio è un mozzo non ascoltato da nessuno e impopolare perché guasta la festa a tutti.
    Questa è un’idea vaga e ambigua di partenza da cui non ci vuole nulla per tirare fuori la mia “eresia”: è arrivato Monti, il vate fino a poco prima inascoltato e che guasta la festa alla politica e che mette a tacere tutta quella sinistra che ciancia di salari, diritti e compagnia. Una volta che si dice che la soluzione condivisa è inutile e che ci vuole l’élite al comando per “correggere la rotta” (ma in che direzione?), allora questo schema in bianco può essere riempito come si vuole da chi vuole.
    Non mi stupisco di non essere stato compreso: evidentemente il testo poteva (astrattamente e senza conoscere le vere idee dell’autore) davvero essere piegato in questo modo. E non credo di essere il solo ad essere bombardato di affermazioni tipo “bisogna eliminare qualche diritto per favorire la crescita” o “occorre fare qualche sacrificio per la competitività”.

  24. Moi says:

    Ho cercato su wikipedia i cognomi più diffusi in Polonia e Kaczynski non figura effettivamente fra i primi 20 … ma penso che ve ne sia comunque un congruo numero.

    Poiché la pagina procedeva in ordine alfabetico di un singolo Paese d’Europa per volta, “ai ho catè fora” che il primo cognome per diffusione in Albania è … Hoxha !

  25. Moi says:

    Dal momento che i detrattori di Obama lo hanno paragonato a Schettino (!) … ogni metafora nautica è lecita.

  26. Per Mauricius

    Occorre guardare sempre dove sta realmente il potere.

    Il punto è che a definire Monti un saggio, sono i dirigenti del Fondo Monetario, il giornale di De Benedetti e altra gente, e quindi il loro discorso è necessariamente strumentale ai loro interessi.

    A definire il mozzo un saggio, è un recluso attualmente ergastolano, che non ha alcun interesse.

    Non vuol dire che non possa sbagliare, ma certamente non sta manovrando per qualche secondo fine, come quello che descrivi tu.

    • Mauricius Tarvisii says:

      Il mozzo, badare bene, è come il giornale di De Benedetti qualche mese fa: diceva che occorre cambiare rotta, ma non spiegava la direzione. Infatti c’è stata qualche difficoltà interna alla redazione quando è saltato fuori che la nuova rotta comprendeva certe riforme del lavoro poco appetibili.
      Il mozzo, per inciso, lo conosciamo per la pars destruens, ma la pars costruens ci viene presentata come una delega in bianco da fornire a lui e agli altri cinque o sei saggi che dovranno governare la nave.
      E non è che il nostro ergastolano ha proprio il fine di convincerci che, alla fin fine, lui non merita nessun tipo di biasimo sociale (e in effetti, a quanto scrivi nell’altro post, per molti è così) proprio perché lui incarna questo mozzo “destruens” e saggio?
      Poi, una volta che avremo distrutto tutto (nostri diritti inclusi) sarà Qualcuno che deciderà che rotta far seguire la nave, senza rendere conto a nessuno e con la scusa della situazione di “grave emergenza” che richiede una guida salda e saggia (dove anche saggio è un termine vuoto riempibile come si vuole).

      • Z. says:

        E la teoria della grave emergenza non è un’esclusiva degli Stati Uniti. E’ il principale motore della legislazione penale italiana sin dagli anni Settanta, per dirne una. Emergenza terrorismo, emergenza mafia, emergenza albanesi, emergenza rumeni, emergenza stupro/stalking/femminicidio…

        Ed è una teoria che, in effetti, si accompagna sempre alla richiesta di deleghe in bianco.

        Tra i risultati, la legge Reale sulle armi, l’internamento di sei mesi al CIE e la legge Hunziker sullo stalking.

        Z.

        • Moi says:

          @ Z

          E il “masculicidio” ? … An ‘i é briṡa ?!

        • roberto says:

          “la legge Hunziker sullo stalking”

          temo di essere partito dall’italia prima di aver visto nascere questa cosa e sono troppo pigro per googlelare. che è?

        • Z. says:

          robelux,

          art. 612-bis c.p.

          Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumita’ propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita.
          La pena è aumentata se il fatto è commesso dal coniuge legalmente separato o divorziato o da persona che sia stata legata da relazione affettiva alla persona offesa.
          La pena è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso a danno di un minore, di una donna in stato di gravidanza o di una persona con disabilità di cui all’articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, ovvero con armi o da persona travisata.
          Il delitto è punito a querela della persona offesa. Il termine per la proposizione della querela è di sei mesi. Si procede tuttavia d’ufficio se il fatto è commesso nei confronti di un minore o di una persona con disabilità di cui all’articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, nonchè quando il fatto è connesso con altro delitto per il quale si deve procedere d’ufficio.

          Già sarebbe abbastanza delirante come reato di danno – nella condotta tipica rientra pressoché qualsiasi cosa immaginabile – ma la giurisprudenza prevalente sembra considerarlo un reato di pericolo. (Non per te ma) Per i babbani [1]: se tu ti comporti in un modo che potrebbe cagionarmi un grave stato d’ansia, hai commesso il fatto. Non a livello di tentativo, che già sarebbe piuttosto aberrante: proprio a livello di consumazione.

          Il termine per la proposizione della querela è di sei mesi, contro i normali tre, come per i delitti contro la libertà sessuale. Ma in questi ultimi la querela proposta è irrevocabile: la procedibilità a querela non serve a deflazionare il contenzioso, ma a permettere di scegliere alla persona offesa se vuole procedere per vie legali o non rimanere coinvolta in un processo. Una volta deciso non può tornare indietro, magari per ragioni di opportunità: se ha accusato di un grave delitto una persona innocente deve assumersi le proprie responsabilità davanti alla legge (questo in teoria, poi la pratica è un’altra minestra).

          A una prima occhiata, la finalità della procedibilità a querela nell’art. 612-bis è la stessa: infatti, se il fatto viene commesso da soggetto già ammonito dal Questore – in altre parole, se la persona offesa ha già deciso di procedere per vie legali – il reato diventa procedibile d’ufficio.

          Solo che, probabilmente per una “lieve” disattenzione di chi ha scritto il testo di legge, la querela per atti persecutori non è irrevocabile. Come se si trattasse di prendere qualcuno a parolacce, insomma, ma con la trascurabile differenza che per stalking si va in galera. Denunci qualcuno dopo cinque mesi e mezzo dagli asseriti fatti e lo metti nei guai – poi, dopo che l’indagato si è fatto un po’ di gabbia, gli fai una bella richiesta di denaro per ritrattare tutto.

          La legge è stata emanata nel 2009, si dice, per proteggere Michelle Hunziker dalle attenzioni sgradite di alcuni suoi fan. Ma siccome Dio (a volte) riconosce i suoi, uno dei suoi molestatori più assidui è stato prosciolto per incapacità di intendere e di volere – con immensa rabbia dei camerieri di Mediaset dal TG5 a Striscia. Giudici comunisti…

          Z.

          PS: Ci sarebbe poi da raccontare come viene applicata dai giudici di merito, per non parlare delle bizzarre implicazioni dell’ammonimento del Questore. Ma non voglio né tediare i lettori del blog né deludere nessun militante della “lotta al femminicidio”. E poi tengo famiglia :-)

          [1] “Babbani” in questo contesto va pronunciato storcendo gli angoli della bocca, con sdegno moderatamente ostentato :lol:

        • roberto says:

          ci devono essere dei lunghissimi periodi in cui non leggo nulla che viene dall’italia, questa coa mi era totalmente sfuggita (e mi scervellavo a cercare nella mia memoria un parlamentare de stvp di nome hunziker)…

          “Ci sarebbe poi da raccontare come viene applicata dai giudici di merito, per non parlare delle bizzarre implicazioni dell’ammonimento del Questore”

          racconta, va che è interessante

        • Z. says:

          Allora,

          partiamo col questore. Se non ha sporto querela, la persona offesa dal reato può chiedere al questore di ammonire l’asserito stalker. Il questore fa la sua istruttoria, poi – in caso di riscontri positivi – ammonisce lo stalker.

          Ora, metti che un procedimento inizia proprio così: io ti molesto e tu mi fai ammonire dal questore. Siccome io non la smetto, inizia un procedimento nei miei confronti: d’ufficio, senza bisogno di querele.

          Nel frattempo io ho impugnato il provvedimento questorile al TAR. E poniamo che il TAR, in sede cautelare, mi dia ragione e sospenda il provvedimento impugnato.

          Di conseguenza, nel procedimento penale che succede? Se non è più valido ed efficace il provvedimento questorile, il fatto non è più procedibile d’ufficio. Che succede al procedimento penale? Chessò, si sospende per otto-nove anni in attesa del giudizio di merito? Ottimo – nel frattempo il mio procedimento penale va prescritto!

          Un celebre procuratore, noto alle cronache per altre vicende, dopo aver pubblicamente approvato l’istituto dell’ammonimento questorile, ha “reso noto il suo impegno” nell’incoraggiare gli organi di polizia giudiziaria a convocare indagato e persona offesa per tentare una conciliazione. Apprendiamo pure che “in taluni casi le parti vengono invitate a prendere in considerazione la possibilità di rivolgersi ad agenzie di mediazione” [1] (cosa facciano esattamente queste “agenzie”, e prima ancora cosa esattamente siano, non saprei proprio dire).

          Mediazione tra indagato e persona offesa al fine di risolvere il problema in via bonaria? Di solito si fa per i reati tipo ingiuria, diffamazione o percosse, ma perché no? Sembra un’idea interessante. Il procuratore ritiene particolarmente utile la mediazione nei casi di pregresso ammonimento questorile. E qui non ci capisco più niente – in caso di ammonimento questorile le “agenzie di mediazione” mi sembra possano fare ben poco, dato che il reato diventa procedibile d’ufficio. Devo essermi perso qualche passaggio…

          Mi viene da pensare che se facevo il DAMS forse era meglio – almeno vedevo dei bei film!

          Z.

          [1] Citazioni letterali tra virgolette e informazioni sono tratte da: http://www.osservatoriolegalita.org/11/eve/mi/atti/pforno.htm

  27. catrafuse says:

    Una precisazione: la traduzione italiana del testo di Kaczynski fu pubblicata la prima volta sulla rivista di critica sociale “Il diavolo in corpo” nel novembre 2000 e successivamente copiaincollata, senza citarne quasi mai la fonte, in vari siti, tra cui quello citato da Miguel.

  28. daouda says:

    avevo scritto due commenti superbi, eccelsi, spettacolosi… Miguel sei obbobrioso! AH!

  29. Per Daouda

    “avevo scritto due commenti superbi, eccelsi, spettacolosi”

    Uno l’ho trovato e l’ho fatto passare, l’altro no, forse si è perso in mezzo allo spam.

  30. Mondo cane says:

    I passeggeri e l’equipaggio, “il popolo”, di destra e sinistra, ognuno interessato solo a soddisfare le proprie necessità, che non sono quelle generali; gli ufficiali, i politici, che “barcamenano” mediando tra gli interessi del capitano e quelli dei passeggeri e dell’equipaggio; il capitano il potere economico, sordo, arrendevole alle istanze solo nella misura in cui torna utile a distrarre l’attenzione dal perseguimento dei propri obiettivi, che vanno a scapito di tutti; il mozzo il buonsenso, che non è nè di destra nè di sinistra.
    Sarò una mente seplice, ma vedo questo.

  31. Pingback: La nave dei folli – Corabia Nebunilor « Catrafuse’s Weblog

  32. Alessandro Monchietto says:

    @roberto-francesco: il motivo per cui gli ufficiali hanno deciso di puntare a nord mi sembra ben spiegato sin dal preambolo: “C’era una volta una nave il cui capitano e marinai divennero così fieri della propria maestria, così pieni di hybris e così fieri di se stessi che impazzirono”.

    Per i greci la hybris non è solo una vaga tracotanza etica, ma è ciò che spinge al culto dell’infinito e all’accumulo senza limite di chremata, di beni: chi vuole acquisire sempre di più è dominato dall’Hybris, e giunge inevitabilmente all’Ate (alla rovina, letteralmente all’“accecamento”: lo stato mentale – detto in soldoni – in base alla quale uno si rovina da solo) che fa perdere il controllo razionale sulle proprie azioni, sulle proprie decisioni. A quel punto tali scelte divengono irrimediabilmente dissennate, e diventando dissennate provocano la rovina.

    Come insegna Costanzo Preve – vecchio amico di Miguel – quella greca era una cultura del “limite” (peras) e del metron, inteso come «misura» sia etica sia politica. All’opposto la società moderna – a cui Kaczynski vuole opporsi – vede gli uomini travolti nel turbine della smania illimitata di accrescimento; è una società in cui l’uomo, schiavo del modo capitalistico di produzione e di esistenza, è al servizio del profitto, e non viceversa.
    Il movimento generale della società capitalistica è volto infatti alla valorizzazione non dell’uomo, ma di una realtà che gli è esterna e che confligge con la sua esistenza; è un meccanismo che si regge sulla trasformazione incessante dei propri rapporti, rideclinati e velocizzati senza tregua, e l’arrestare tale processo significherebbe condannarlo alla morte per asfissia (Murray Bookchin sosteneva infatti che il capitalismo non può essere “convinto” a porre dei limiti al proprio sviluppo più di quanto un essere umano possa essere “convinto” a smettere di respirare).

    è questo il motivo per cui quelle che potremmo definire ‘lotte interstiziali per cause specifiche’ (femminismo, animalismo ecc.) divengono “cosucce triviali”, perché se non giriamo la nave in tempo – (ri)ponendo l’uomo e l’euzen come fine della produzione – tali pratiche di microresistenza non solo non verranno soddisfatte, ma contribuiranno a quella deriva dell’intera specie umana che Kaczynski preconizza al termine del suo racconto

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