Stati Uniti, Messico e alcuni numeri interessanti

Oggi vi regaliamo qualche statistica.

Per la prima volta nella storia, il numero di messicani che ritornano in patria dagli Stati Uniti è salito allo stesso livello di quelli che entrano negli Stati Uniti.

Una notizia che ci dà la misura della crisi che stanno vivendo gli Stati Uniti. Una crisi con qualche risvolto curioso. Nel suo Discorso sullo Stato dell’Unione, il presidente Obama ha detto alcuni mesi fa che è arrivata l’ora di “non premiare più che manda lavoro all’estero”.

Adesso viene fuori che l’agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (USAID) sta investendo 10 milioni di dollari  in un progetto che si chiama Job Enabling English Proficiency: si formeranno 3.000 studenti filippini che lavoreranno in call center nelle Filippine (a stipendi filippini) per aziende statunitensi. Insomma, i contribuenti statunitensi pagano per togliere lavoro dagli Stati Uniti.

Buone notizie, invece, da quello che potremmo definire il settore informale dell’economia statunitense.

Lo scorso ottobre, l’FBI ha infatti pubblicato il 2011 National Gang Threat Assessment, un censimento congiunto, operato da diversi enti federali, delle cosiddette bande giovanili, anche se la mite traduzione italiana non rende molto bene l’idea.

Le gang attualmente operanti negli Stati Uniti sarebbero ben 33.000, con 1,4 milioni di membri stimati, un aumento del 40% rispetto al 2009.

Un milione e quattrocentomila persone sono più di quelle che abitano in tutto il comune di Milano, con la differenza che le cifre per Milano comprendono bambini e anziani.

Tutto questo è comprensibile solo nel contesto della tendenza dei maschi statunitensi a raggrupparsi in club di ogni sorta, per proteggersi e per ricostruire i legami che le grandi trasformazioni economiche e migrazioni hanno distrutto: dal Bohemian Grove  e Skull and Bone dei grandi magnati, attraverso gli Odd Fellows e la massoneria dei miei avi artigiani, giù giù nella scala gerarchica fino alle confraternite nere.

Club in cui si entra attraverso giuramenti e riti pittoreschi, con infinite specializzazioni, disponibili persino per sadomasochisti sordi, come la Deaf Leather Fraternity.

Ma le gang non costituiscono solo un legame tra individui che hanno ciascuno una propria attività economica; sono esse stesse imprese che gestiscono un’immensa economia.

Un’economia che a sua volta ha molto a che fare con quanto sta succedendo in Messico.

Nei primi nove mesi del 2011, nel solo stato del Chihuahua – e di stati ce ne sono 32 in Messico – 2,276 persone sono state uccise nel contesto della narcoguerra. Nello stesso periodo, in Afghanistan, sarebbero stati uccisi 2.177 “civili”, cioè praticamente lo stesso numero. Non mi è chiaro se quest’ultima cifra comprende i combattenti non in divisa, comunque l’Afghanistan ha anche nove volte la popolazione dello stato del Chihuahua.

E quindi, la probabilità di venire ammazzati nel Chihuahua è nove volte più alta che in Afghanistan.

Le autorità messicane ci danno comunque una buona notizia: nel 2011 le morti nella narcoguerra sarebbero aumentate meno dell’anno scorso, raggiungendo – a settembre del 2011 – la cifra ufficiale di 47,515.  A cui vanno aggiunti i profughi interni, stimati un anno in fa in circa 230.000. Che poi, siccome non c’è nessuna narcoguerra ma solo un piccolo problema di ordine pubblico, non esistono, e quindi il governo non fa nulla per loro.

La cifra dei morti accertati non tiene conto delle molte fosse comuni, in genere di anonimi immigrati dall’America Centrale, che vengono scoperte di tanto in tanto.

Quindi possiamo dire che la cifra oggi supererà sicuramente i 50.000 morti.

Da Wikipedia, apprendiamo che in piena guerra mondiale, dall’8 settembre al 25 aprile, sono stati uccisi in Italia 17.488 partigiani e  37.288 civili. Cioè più o meno lo stesso numero.

Non tutti i mali vengono a nuocere, comunque: con la solita discutibile precisione, il governo messicano sostiene che gli imprenditori messicani del settore narco avrebbero incassato 64,34 miliardi di dollari dalle vendite delle loro merci negli Stati Uniti, pari al 22% delle esportazioni messicane verso gli Stati Uniti: più di qualunque altro settore economico.

Soldi che probabilmente tornano per la maggior parte fuori dal  Messico, ma almeno una parte serve a promuovere un forte sviluppo nel settore edile: i ricchi almeno non si lamentano dell’economia messicana.

E buone notizie anche per l’Europa, che ha toccato il record storico di esportazione (ufficiale) di armi verso il Messico.

Una buona notizia in particolare per i nostri vecchi amici della Finmeccanica/Alenia, che lo scorso giugno sono riusciti a vendere all’esercito messicano quattro enormi aerei da trasporto C-27J.

Appena in tempo: alcuni giorni fa, l’aeronautica statunitense ha annunciato che non utilizzerà più i C-27J di cui è attualmente dotato, trattandosi di materiale superato, e perché hanno voglia di comprare roba nuova, evidentemente.

Da qualche parte, esisterà pure una discarica per giganteschi aerei militari.

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8 Responses to Stati Uniti, Messico e alcuni numeri interessanti

  1. GroG! says:

    GroG!
    Son tutti matti e per giunta pericolosi!
    GroG!

  2. Temo di non voler conoscere il tenore delle cattive notizie.
    E siccome ho imparato che il detto “fatti i cazzi tuoi, e campi cent’anni” è falso, temo come risvolto del mio atteggiamento che ne saprò sempre di più.

  3. Z. says:

    OT per Miguel:

    guarda cosa combinano, quegli islamonazicomunisti della Procura di Forlì!

    http://bologna.repubblica.it/cronaca/2012/04/28/news/la_procura_di_forl_adama_ha_mentito-34090680/

    Z.

  4. necroclerico says:

    personalmente io brindo al sapere che le nostre brave “democrazie” fanno crepare più gente dei cattivicattivoni in feldgrau di Indiana Jones. per me stasera birra a fiumi!

  5. Capirai! Il Pole Emploi francese, col progetto TEAM, e il governo italiano, con gli uffici di coordinamento locale (dove “locale” indica “altrove-oltrefrontiera-fuori dall’Unione Europea”: misteri della neolingua), fanno di meglio: spendono soldi per far venire i lavoratori dall’estero.

  6. Francesco says:

    1) mi pare che i C27J siano aerei da trasporto assai piccoli. quelli giganteschi a oggi li fanno solo gli usani e i russi, gli europei hanno un grosso progetto con tempistiche da testimoni di Geova …
    2) dici che le esportazioni ufficiali di armi in Messico vanno ai narcos?
    3) non mi pare tu abbia sottolineato la buona notizia per i filippini ma credo sia necessario per non scoprire che le medaglie hanno due facce
    4) tassate i ricchi, cavolo, non distruggete le economie! io spedirei i Marines (o l’Armata Rossa) alle Cayman e avrei risolto il 90% dei problemi

    ciao

    • PinoMamet says:

      OMDAF!
      specialmente il punto 4 ;)

      • Francesco says:

        io sono un mercatista, non un capitalista.

        ora, i mercati sono costruzioni sociali che sfruttano i capitalisti e la loro voglia di arricchirsi.

        il capitalismo, alla fine, è solo il sistema che permette ai capitalisti di arricchirsi e mettere i soldi al sicuro. buon per loro ma non per la società nel suo complesso.

        saluti

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