Il dispositivo cibernetico e la fine della politica – 5 – Lo Stato Intelligente

Alla prima parte

Mi segnalano un convegno organizzato da qualcosa che si chiama “Ipazia Preveggenza Tecnologica” e svoltosi presso la Sala delle Colonne della Camera dei Deputati lo scorso 23 marzo, sul tema

Lo Stato Intelligente
I finanziamenti europei per l’innovazione e la sicurezza

e come sottotitolo

Nel centenario della nascita di Alan Mathison Turing eroe dell’intelligenza automatica
verso una nuova cultura dell’informazione e dell’intelligence

Siamo nel pieno del tema del grande dispositivo del dominio militare, cibernetico e tecnologico-culturale, che ha come punto di partenza il complesso militare-industriale statunitense, ma oggi costituisce un mondo intero, anzi l’ossatura stessa del mondo in cui viviamo.

Un dispositivo che unisce inscindibilmente i vecchi gestori della costrizione – la polizia, l’esercito, i sistemi di spionaggio – con l’impresa privata; e non adopera solo le armi, ma crea un’intera cultura di dominio, anzi il primo sistema di dominio totale mai ideato, o forse meglio, spontaneamente generato.

Infatti, il convegno in questione parla proprio di “Intelligence culturale strategica“.

Non avremmo mai saputo di questo convegno, se non ce lo avesse segnalato un lettore: se lo cercate in rete, troverete solo un pdf sul sito del Mathematical Trust del Regno Unito (!). Mentre se mettete insieme “casa pound” e “convegno”, troverete 136.000 riferimenti su Google, a dimostrazione di quanto la gente trovi più interessante il teatro di ciò che una volta chiamavano gli “opposti estremismi”, e che ci impedisce persino di immaginare l’estremismo trionfante.

“Consapevoli di questo scenario” (i soliti “terrorismo” e “criminalità organizzata“), scrivono gli organizzatori del convegno sullo Stato Intelligente,

“Governi e  istituzioni Occidentali hanno avviato alcune azioni tese a rafforzare l’uso dell’intelligence contro le nuove minacce.  in particolare, l’Europa si è distinta nell’azione sul terreno della ricerca e dell’innovazione tecnologica al servizio della sicurezza. Con la creazione, nel 2005, dell’European Security Research Advisory Board (ESRAB) e successivamente con l’European Security Research and  Innovation Forum (ESRIF), l’Europa ha infatti indirizzato il proprio sforzo nel settore dell’intelligence e della Sicurezza, garantendo l’alleanza tra ricerca, scienza, industria, operatori di infrastrutture rilevanti per la sicurezza e autorità responsabili della sicurezza negli Stati dell’Unione  europea.

Tale impegno ha portato allo stanziamento di alcuni miliardi di euro e all’attivazione di diverse linee di finanziamento per questo settore.”

Alcuni miliardi di Euro? Noi che pensavamo che ci fosse la Crisi, scopriamo che il vero problema di oggi è solo come accedere ai fondi.

Questo, dicono gli organizzatori,

“è  il primo di tre convegni – dedicati idealmente ad Alan Mathison Turing, eroe della seconda guerra mondiale e inventore dell’intelligenza meccanica – mirati alla promozione di una nuova cultura della Sicurezza; esso è incentrato, in particolare, sulla conoscenza dei fondi europei destinati a finanziare attività di Sicurezza e di intelligence e sulle modalità di accedervi.”

Il secondo convegno sarà dedicato alla creazione di una sorta di complesso militare-cibernetico privato-pubblico europeo:

“il secondo convegno è dedicato all’alleanza tra pubblico e privato per garantire e rafforzare le condizioni della sicurezza nazionale e internazionale e, quindi, al ruolo che le aziende operanti nel settore delle tecnologie avanzate possono svolgere nel potenziamento delle attività di  intelligence, con il sostegno finanziario dell’Unione europea.”

Il terzo convegno sarà dedicato alla costituzione di “una Scuola di formazione all’intelligence culturale strategica nella città di Terni.“[1]

La prima cosa che si nota è il riferimento ad Alan Turing, un eccentrico  matematico inglese che durante l’ultima guerra decifrò il codice militare tedesco e fu responsabile di alcune delle fondamentali intuizioni che hanno portato all’attuale mondo dei computer, condannato poi per omosessualità e morto probabilmente suicida.

Turing – senza che ne abbia colpa – è diventato in anni recenti un’icona del ciberdominio : la sua vicenda e la sua personale genialità servono per oscurare il fatto che ha operato in un immenso contesto di utilizzo militare/imprenditoriale della ricerca accademica.

Noi al convegno di Roma non ci siamo andati; e sappiamo che le vere decisioni non si prendono mai in eventi del genere.

Sappiamo anche che ovunque girano miliardi, è possibile che girino anche venditori di fumo, per cui non possiamo dire se stiamo parlando di una cosa importante in sé o no.

E’ che la retorica e le presenze a questo convegno illustrano perfettamente le tesi che andiamo sostenendo. E quindi cercheremo di dare un’occhiata più approfondita.

Nota:

[1] Il sito degli organizzatori del convegno tocca tematiche di portata universale, poi dedica una pagina a una serie di incomprensibili elogia non petita (anche al capo della polizia, Antonio Manganelli), tra cui uno proprio al Sindaco di Terni, Leopoldo Di Girolamo del Partito Democratico (PD). Che sarà puntualmente tra i relatori al convegno di Roma.

(Continua…)

Print Friendly
This entry was posted in Censura e controllo globale, riflessioni sul dominio, Storia, imperi e domini, Terrorismo realtà e mistificazione and tagged , , , , , , , , , , , , , , , . Bookmark the permalink.

8 Responses to Il dispositivo cibernetico e la fine della politica – 5 – Lo Stato Intelligente

  1. Pingback: Il dispositivo cibernetico e la fine della politica – 4 – il telefonino a pelle | Kelebek Blog

  2. Lorenzo says:

    Guarda poi che fine gli hanno fatto fare al povero Turing…

    http://diarioperinaviganti.blogspot.com/2009/10/scuse-tardive.html

  3. Francesco says:

    Miguel

    scusa ma hai messo il tag cialtroni, vero?

    che tra il Sindaco di Terni e la fu Ipazia siamo al 100% in un film di Lino Banfi, ci scommetteri i baffi e le giarrettiere.

    Ciao

    :)

  4. Guido says:

    La più grande difficoltà ad affrontare questo genere di tematica consiste, a mio avviso, nella capacità di de-soggettivare l’ immaginario e far entrare in gioco una modalità di comprensione che cozza visibilmente con tutto quanto siamo abituati a credere. Intendo dire: siamo in grado di pensare a processi che fanno a meno di “protagonisti”? Siamo capaci di vedere il concatenamento di macchine che relegano l’umano in posizione sempre più passiva e laterale? Ad esempio: riusciamo a immaginare un capitalismo che può fare a meno persino dei capitalisti?
    Per avvicinarci all'”oggetto” siamo costretti a elaborare concetti già presenti e a inventarne di nuovi. Siamo obbligati a rimettere in causa il nostro stesso pensarci “al di fuori” dell’intero meccanismo, quando quest’ultimo è lo stesso ingranaggio che immobilizza i corpi e formatta le menti.

    Ultimamente mi è capitato di leggere questo passo tratto da un libello del 2003 del Comitato Invisibile intitolato “Appello”:

    “Qualcuno ha cercato di dare un nome al deserto. Di dire che ciò che va combattuto non è l’azione di un agente straniero, ma un insieme di rapporti. Si è parlato di spettacolo, di biopotere, di impero. Ma tutto ciò ha anche accresciuto la confusione in atto. Spettacolo non è una comoda abbreviazione di sistema massmediatico. Lo spettacolo sta anche nella crudeltà con cui ogni cosa ci rimanda di continuo alla nostra immagine. Il biopotere non è sinonimo di previdenza, di stato assistenziale o di industria farmaceutica, ma si annida piacevolmente nella cura che ci prendiamo del nostro bel corpo, in una certa estraniazione fisica a se e agli altri. L’impero non è una sorta di entità ultraterrestre, una cospirazione planetaria dei governi, delle reti finanziare, dei tecnocrati e delle multinazionali. L’impero si trova ovunque non accade niente. Ovunque le cose funzionano. Ovunque regni la situazione normale.
    È a forza di vedere il nemico come un soggetto che ci sta di fronte – anziché sentirlo come un rapporto che ci vincola – che ci rinchiudiamo nella lotta contro il rinchiudere. Che riproduciamo con la scusa dell’“alternativa” il peggio dei rapporti dominanti. Che ci mettiamo a vendere la lotta contro la merce. Che nascono le autorità della lotta antiautoritaria, il femminismo con i coglioni e i linciaggi antifascisti.”

    Qualcuno troverà tutto ciò molto “astratto”, ma io credo invece che qui stia la chiave per comprendere i concretissimi dispositivi che formano la gabbia in cui siamo intrappolati.

  5. Per Guido

    Due minuti dopo aver messo in rete un nuovo post in cui cito l’Appello, vedo che tu l’avevi già citato tra i commenti :-)

  6. Francesco says:

    >> L’impero si trova ovunque non accade niente. Ovunque le cose funzionano.

    di primo acchito sembra un pò una cazzata.

    >> in grado di pensare a processi che fanno a meno di “protagonisti”?

    sempre meno di questa

    però poi penso che sono prigioniero di una formazione culturale umanistica classica e del personalismo cattolico per cui vengo a chiedere: potreste spiegare? magari facendo se possibile lo sforzo di tradurre in termini comprensibili a uno col mio retroterra?

    anche perchè in un certo senso non siamo lontani da alcune tematiche sul “potere” di Giussani, che peraltro sono quelle che mi lasciano meno convinto

    ciao

  7. Guido says:

    Siamo proprio due paragnosti!

  8. Armando says:

    Anche Ipazia è icona dell’iperdominio mondialista, in salsa PD sembrerebbe nello specifico

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>