Mohamed Merah, tra psichiatria, complotti e media

Cerchiamo di fare il punto della situazione sulla morte di Mohamed Merah, il giovane francese accusato di attacchi contro parà francesi a Tolosa e Montauban, e una scuola ebraica a Tolosa.

Come sempre in questi casi – che ricordiamo fanno molta scena, ma sono anche molto, molto rari – ci sono tre scuole di pensiero:

- l’attentatore ha agito da solo ed è sostanzialmente ciò che la società tende a chiamare un pazzo. E’ una tesi che in genere lascia delusi, perché se le cose stanno così, non c’è nulla da fare.

- l’attentatore fa parte di un vasto complotto terroristico: da una parte, ha subito un “lavaggio del cervello” oppure esegue addirittura gli ordini di una Rete del Terrore. Questa ipotesi offre molte soddisfazioni, perché permette di costruire ipotesi repressive e punitive: sciogliere organizzazioni e chiudere siti web, oppure denunciare quei politici complici che non reprimono abbastanza.

- l’attentatore fa parte di un complotto sì, ma diretto dal potere, proprio per poter reprimere di più.

In partenza, tutte e tre  le ipotesi sono possibili, perché no?

L’importante è ricordarci che sappiamo solo ciò che i media ci presentano, cioè un ammasso frettolosamente raccolto di voci, di dichiarazioni ufficiali interessate, di ipotesi, di connessioni spesso forzate.

Per non fare un post chilometrico, metterò tra i commenti a questo post il materiale che riesco a raccogliere, che potrà servire a chi volesse fare un lavoro più approfondito di ricerca.

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84 Responses to Mohamed Merah, tra psichiatria, complotti e media

  1. Inizio con un commento già postato da Mondo Cane:

    Quindi gli telefonavano a casa facendo finta di sbagliare numero! :)

    http://www.repubblica.it/esteri/2012/03/22/news/scattato_il_blitz_a_tolosa-31990828/?ref=HREA-1

    Le indagini. Il killer di Montauban e Tolosa è stato identificato dalla polizia partendo dalle indagini sullo scooter T-Max,. grazie alla collaborazione con il concessionario Yamaha di Tolosa. Il killer aveva chiesto a un dipendente di disattivare il “tracker” GPS dello scooter, un piccolo dispositivo elettronico sistemato sul due ruote per localizzarlo in caso di furto. La concessionaria rifiutò di indicare al cliente dove si trovava l’apparecchiatura. “Il sospetto era un cliente occasionale della nostra concessionaria da qualche anno”, ha detto Christian Dellacherie, direttore, aggiungendo: “Veniva dall’età di 14 anni, quando circolava su uno scooter 50″.

    La pista. Secondo alcune fonti, la svolta dell’inchiesta sarebbe arrivata anche dalla prima uccisione: si è scoperto che il parà Imad Ibn Ziaten, 30 anni, quando era stato ucciso l’11 marzo a Tolosa, era andato sul posto per un appuntamento concordato su Internet per la vendita di una moto. Da lì si sarebbe risaliti a un indirizzo ip che corrispondeva al pc del fratello di Merah. Il killer, ha detto Gueant, ”ha agganci con persone che si reclamano salafiste e jihiste”. L’uomo era conosciuto alla polizia di Tolosa per “qualche decina di crimini, alcuni violenti”, i reati compiuti dal giovane in passato sono stati in tutto 24.

    Agenzia “I Viaggi del Talib”, itinerari trekking, tra montagne e luoghi ameni.

  2. L’ineffabile Guido Olimpio non ha dubbi:

    http://www.corriere.it/esteri/12_marzo_21/olimpio-killer-tolosa_a499bc22-7396-11e1-85e3-e872b0baf870.shtml

    Mohammed Merah ha seguito le istruzioni ed è diventato una macchina per uccidere. Come diceva Osama in una delle sue ultime lettere meglio puntare su qualcuno che vive in Occidente piuttosto che mandare degli uomini.

  3. Sul post precedente sullo stesso argomento, io avevo scritto:

    http://www.lemonde.fr/societe/article/2012/03/22/mohamed-merah-un-membre-actif-de-la-mouvance-djihadiste-internationale_1674086_3224.html

    I dati presentati sono parecchi, bisogna vedere quali sono veri. Curioso il fatto che il suo passaporto portasse i timbri sia di Israele che della Siria, che a me risultano incompatibili: ho sempre saputo che in Siria, non ti fanno entrare con un timbro israeliano.

    Certamente è una persona che avrà accumulato su di sé una serie di sospetti, ed è effettivamente strano che abbia potuto sfuggire dopo il primo omicidio.

    Certo, può darsi che lavorasse come informatore per i servizi: migliaia di giovani europei di origine mediorientale riescono a scroccare viaggi all’estero a spese del contribuente, andando a esplorare qualche paese islamico e scrivendo resoconti magari innocui, mentre magari proprio così scoprono il mondo.

    Però anche in questo caso, è sorprendente che non sia stato subito contattato proprio in quanto informatore.

  4. Dichiarazione di Sarkozy:

    “”Désormais, toute personne qui consultera de manière habituelle des sites Internet qui font l’apologie du terrorisme ou qui appellent à la haine et à la violence sera punie pénalement.” Dans une déclaration solennelle à la télévision et à la radio, une heure après la mort de Mohamed Merah, jeudi 22 mars, le chef de l’Etat a annoncé plusieurs mesures de lutte contre le terrorisme, dont la pénalisation de la consultation de sites extrémistes une mesure que le gouvernement veut mettre en place “sans délai”, a annoncé François Fillon.”

  5. Riguardo il rapporto di Mohamed Merah con Forsane Alizza, questo è il massimo che siano riusciti a tirare fuori – che forse Merah aveva qualche “contatto” imprecisato con un membro del gruppo.

    http://www.lindependant.fr/2012/03/22/mohamed-merah-aurait-eu-des-liens-avec-forsane-alizza-groupuscule-islamiste,125630.php

    “MES FAVORIS
    Tueur au scooter
    Mohamed Merah aurait eu des liens avec “Forsane Alizza”, groupuscule islamiste
    Le 22/03/2012 à 17h48 par Lindependant.fr | Mis à jour à 18h06
    Le groupuscule avait un site internet, fermé après sa dissolution, qui vendait des tee-shirts.
    Le groupuscule avait un site internet, fermé après sa dissolution, qui vendait des tee-shirts. © DR

    Mohamed Merah, loup solitaire ou combattant d’un groupuscule islamiste ? La question peut se poser car selon BFM TV, le tueur au scooter, abattu dans l’assaut de son apartement ce matin à Toulouse, aurait eu des liens avec “Forsane Alizza” ou “Cavaliers de la fierté” en français. Le groupuscule islamiste, créé par Mohamed Achamlane, a été dissout le 2 mars dernier par Claude Guéant, ministre de l’Intérieur, car “préparant ses membres à la lutte armée”.

    Dans ses discussions avec les négociateurs du Raid, Mohamed Merah n’a jamais parlé de ce groupuscule. Il se revendiquait uniquement d’Al Qaïda. Mais certains enquêteurs travaillant sur les tueries de Toulouse et Montauban soupçonnent Mohamed Merah d’avoir été en contact avec Omar “Omsen” Diaby, l’un des membres niçois de Forsane Alizza.

    Des soupçons qui pourraient affaiblir l’hypothèse que Merah était isolé, seul dans sa folie meurtrière. De fait, et même s’il les a revendiqué, sa mort ne referme pas les enquêtes sur les attentats de Toulouse et Montauban. Les enquêteurs devront notamment éclaircir les rôles du frère et de la mère de Merah. Et peut-être creuser un peu plus pour découvrir qui a fait basculer ce gamin de banlieue vers la violence terroriste la plus extrême.”

  6. Addirittura un ricovero in psichiatria, per Mohamed Merah. I genitori si erano divorziati quando lui aveva cinque anni, la madre, disoccupata, ha dovuto tirare su cinque figli.

    http://www.lepoint.fr/societe/merah-a-20-ans-j-ai-arrete-les-mauvaises-frequentations-22-03-2012-1444165_23.php

    “Actualité

    PROFIL – Merah à 20 ans : “J’ai arrêté les mauvaises fréquentations”

    Le Point.fr – Publié le 22/03/2012 à 19:38 – Modifié le 23/03/2012 à 08:16
    Le Point.fr publie dans son intégralité le rapport d’expertise psychiatrique de Mohamed Merah, dont l’existence a été révélée par “La Dépêche du Midi”.
    Mohamed Merah dans une vidéo non datée.

    Mohamed Merah dans une vidéo non datée. © Capture d’écran / Sipa/France 2

    En 2008, Mohamed Merah a 20 ans et il est en prison, condamné à 18 mois pour avoir arraché avec violence le sac à main d’une cliente dans une banque. Une expertise psychiatrique est demandée par le président du tribunal de grande instance, le juge Serge Lemoine, alors que Mohamed Merah passe en jugement pour refus d’obtempérer lors d’un contrôle routier. À la mi-janvier 2009, Alain Penin, un expert-psychiatre, le rencontre au parloir de la maison d’arrêt de Seysses durant deux heures et rend un rapport daté du 15 janvier, dont l’existence et certains éléments ont été révélés par La Dépêche du Midi et que vous pouvez consulter dans son intégralité ici.

    Dans ce rapport, on apprend que Mohamed Merah a fait une tentative de suicide fin 2008, par pendaison, ce qui lui a valu une hospitalisation en psychiatrie du 25 décembre au 8 janvier 2009. Puis, dans sa première partie, le rapport revient sur le passé du jeune homme, évoque le divorce de ses parents en 1993, alors qu’il a 5 ans, puis son père qui part définitivement en Algérie en 2008, juste avant son incarcération. Le petit Mohamed est placé en foyer de 6 à 13 ans, sa mère, Zoulikha, 51 ans, sans profession, ayant beaucoup de difficultés à élever seule ses cinq enfants. Mohamed Merah est le dernier de la fratrie.
    “Courtois”

    La scolarité de Mohamed a été chaotique : jusqu’en quatrième, il change chaque année d’établissement scolaire avant d’être orienté en quatrième en centre de formation par l’apprentissage où il apprend la carrosserie par alternance. Mais son contrat est rompu au bout d’un an. Un an plus tard, il entame une autre formation qui dure 17 mois, mais qui s’interrompt du fait de son incarcération.

    Dans sa deuxième partie, le rapport trace le profil psychologique de Mohamed : un garçon “courtois, correct qui accepte le dialogue. Il a, selon l’expert, une intelligence moyenne et son potentiel a été réduit par sa scolarité agitée. Il décrit aussi un garçon anxieux présentant une grosse fragilité névrotique due au départ de son père et à un défaut d’encadrement de sa mère.
    “Réserve”

    Il note un “pôle introverti” : “J’aime rester dans mon coin”, dit le jeune garçon, qui dit avoir rompu avec ses mauvaises fréquentations et avoir la volonté de ne plus voir personne. Il note aussi un “pôle narcissique”, notant par exemple ses cheveux gominés tirés en arrière, Mohamed Merah admet, continue le rapport, “le goût qu’il a pour la culture de son image (…), son intérêt pour les vêtements neufs de marque”.

    L’humeur est stable, souligne l’expert. Mais “récemment des idées noires seraient apparues”. Le garçon évoque des “projets suicidaires”.

    Puis le rapport aborde la question de la religion : Mohamed Merah a commencé à lire le Coran et son comportement suit de plus en plus les préceptes de l’islam : “Il fait la prière et respecte le ramadan.” Il ne fait état de consommation ni d’alcool, ni de tabac ou de cannabis. Le jeune homme a déjà une amorce de sexualité et évoque “sa volonté de se marier”. Selon l’expert, son placement en foyer, puis sa détention, ont compromis son insertion.

    “Les faits qui lui sont reprochés sont en lien avec son immaturité affective, sa difficulté à tenir compte de l’expérience vécue.” L’expert conseille un suivi psychothérapique à sa sortie de prison et la reprise d’une formation professionnelle. Avant de conclure : “C’est de la réussite de ces mesures que dépend le pronostic évolutif que l’on ne peut actuellement envisager qu’avec réserve.” On connaît la suite.”

  7. Qui potete trovare una lunga critica a Forsane Alizza, dal punto di vista islamico:

    http://www.alistiqlal.net/wp-content/uploads/2011/03/R%C3%A9futation-%C3%A0-Forsane-Alizza.pdf

    Mi sembra comunque che venga fuori solo che il capo, che si firma “Cortex”, avrebbe atteggiamenti buffoneschi e provocatori, e sarebbe piuttosto ignorante in materia “teologica” (le virgolette ci vogliono, parlando di Islam).

    L’autore della critica credo che appartenga alla diffusa scuola che ritiene che l’Islam non si possa vivere compiutamente in una società non islamica, e quindi non ha senso stare lì a litigare con le autorità, affermare i propri presunti “diritti” e rompere le scatole; e che è ridicolo sognare il “Califfato” in Occidente, come fanno quelli di Forsane Alizza.

    “Cortex” viene inoltre accusato di aderire alle tesi cosiddette “complottiste” sull’11 settembre.

  8. http://www.lefigaro.fr/flash-actu/2012/03/22/97001-20120322FILWWW00611-un-groupe-lie-a-al-qaida-au-maghreb-islamique-revendique-la-tuerie-de-toulouse.php

    Un groupe lié à al-Qaida revendique la tuerie de Toulouse
    AFP Mis à jour le 22/03/2012 à 17:46 | publié le 22/03/2012 à 15:50 Réactions (76)

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    Un groupe lié à al Qaida a revendiqué, dans un communiqué mis en ligne jeudi, la tuerie de Toulouse et appelé la France à reconsidérer sa politique “hostile” aux musulmans. Le texte, signé par l’organisation “Jund al-Khilafah” (les soldats du Califat) qui a par le passé revendiqué des attaques en Afghanistan et au Kazakhstan, a été publié sur le site Shamikh, qui diffuse généralement les communiqués d’al-Qaida.

    Selon le communiqué, la tuerie de Toulouse (France) a été perpétrée par “Youssef le Français”, qualifié “d’un des chevaliers de l’islam”. “Cette opération bénie a ébranlé les piliers sionisto-croisés dans le monde entier (…) et nous la revendiquons”, affirme le texte. Il appelle le gouvernement français à “reconsidérer sa politique à l’égard des musulmans dans le monde” et “abandonner ses tendances hostiles envers l’islam (…)”, estimant qu’une telle politique ne lui apportera que “le malheur et la destruction”.

    Mohamed Merah, le tueur en série se réclamant d’al-Qaida, a été tué jeudi après 32 heures de siège de l’appartement de Toulouse où il était cerné par le Raid, l’unité d’intervention d’élite de la police française.

  9. http://lci.tf1.fr/france/faits-divers/direct-mohamed-merah-veut-mourir-les-armes-a-la-main-7082829.html

    21h42 : Selon un responsable du renseignement américain, Mohamed Merah figurait “depuis un certain temps” sur la liste noire des personnes interdites de vol aux Etats-Unis. Une liste qui regroupe notamment des suspects de terrorisme.

  10. Tueur de Toulouse : Mohammed Merah, le coupable idéal.

    Ca y est, nous y sommes, l’affaire qui va provoquer la ré-élection de Nicolas Sarkozy par réflexe pavlovien d’opposition à Marine Lepen au deuxième tour de l’élection présidentielle est enfin là. La France des années 2010 aura eut son « ennemi public n°1�,, ce n’est pas rien. De mémoire, je crois que personne n’avait accédé à ce titre depuis Jacques Mesrine.

    Après avoir été tenus en haleine près d’une semaine, nous connaissons enfin l’identité du mass murderer du moment. Il s’agit de Mohamed Merah, jeune carrossier au chômage de 24 ans, secrètement islamiste. Il est encore assez compliqué, pour l’heure, de se faire une réelle idée du profil du suspect. En effet, Selon Samir, l’un de ses amis d’enfance, de son quartier : «c’est quelqu’un de gentil, de calme, le plus jeune de la fratrie. Il aime le foot, la moto, les voitures, les filles. Il n’avait aucun lien particulier avec la religion, ne portait pas de barbe, il allait en boîte. Je l’ai vu dimanche, il était très calme, normal. On ne parlait pas de politique.», alors que selon le procureur de Paris, François Molins, il serait : «Un homme au profil violent, qui a manifesté des troubles psychologiques étant mineur. Il a un parcours de solitaire. Il peut rester enfermé chez lui pendant longtemps et regarder des vidéos de décapitations sur Internet. Tout ceci est d’une extrême violence.»� (source : libération.fr)
    < A suivre les médias Français, Mohamed était ce matin encore petit, trapu, salafiste et fréquentant un groupe (le groupe Forsane Alizza selon BFMTV ce matin�), qui lui aurait bourré le crâne. Ce soir, certaaines descriptions parlent de lui comme d’un homme grand et fin, et ses amis disent l’avoir vu il y a encore trois semaines en boite de nuit fumant la chicha, et qu’il s’était fait une crête rouge l’année dernière, sans oublier de préciser qu’ils ignoraient ses voyages en Afghanistan�> pas facile d’arriver discrètement sur le front Afghan avec un look pareil, vous en conviendrez� et pourtant, Mohamed l’a fait.

    En tous les cas, la ressemblance avec la description des soi-disant terroristes du 11 septembre qui eut aussi avaient l’habitude de boire des bières sur leur terrasse et de mener la grande vie est assez troublante.

    Mohamed Merah, c’est en fait une sorte de super-méchant dans les comics, capable de faire des choses incroyables. Non content de s’être rendu sur le front Afghan prêter main forte aux résistants musulmans, après être devenu ainsi le premier punk moudjahid, Mohamed réussi le tour de force de s’échapper d’une prison de Kandahar dans laquelle il aurait été incarcéré après avoir été arrêté pour terrorisme, avant de rentrer en France, couler des jours paisibles. Enfin� jusqu’à la semaine dernière.

    Alors en fait, c’est possible, puisque Mohamed l’a fait. Il est possible de se rendre deux fois en Afghanistan en deux ans, de postuler entre chaque voyage pour intégrer l’armée Française ou la légion étrangère, d’acheter un véritable arsenal, tout cela en étant fiché à la DCRI et à la DGSE, et sans éveiller le moindre soupçon. Si on me racontait une histoire pareille, je n’y croirais pas. Et vous ?

    Citation:
    “La seule chance pour Sarkosy de remporter cette élection réside dans un évènement exogène à la campagne, un évènement international, exceptionnel ou traumatisant. Seul un cataclysme capable de fédérer les Français autour de son président peut offrir une chance de réélection à Sarkosy”

    Christope Barbier – C’est dans l’air

    - Christophe Barbier (C dans l’air � France 5 � 1 12/03/12) -

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    Reproduction autorisée en ci citant la source : http://www.al-har.fr/blog/?p=10182
    ��

    *(1) J��J’en profite pour leur passer un petit bonjour, puisqu’ils doivent surement me lire, moi le vilain musulman qui ose parler politique, l’islamiste quoi. « Salut les gars, ça va ? vous reprendrez bien un donuts ? »

    http://www.al-har.fr/blog/2012/03/21…oupable-ideal/

  11. Ticinese CH says:

    Mohamed Merah è una figura FANTASTICA. è così PERFETTO che è quasi un peccato che non sia SVIZZERO, ha un “curricula” veramente IMPECCABILE:
    - piccolo delinquente di periferia noto alle forze di polizia;
    - viaggi in Siria, Israele (?) e Afghanistan;
    - si aggira per il suo quartiere in tuta mimetica armato di una SCIABOLA;
    - ruba un T-MAX con sistema anti furto satellitare o a onde rafio e si rivolge ad un concessionario per DISATTIVARLO;
    - usa il poprio ORDINATORE per l’appuntamente con il paracadutista da abbattere;
    - coinvole il FRATELLO nella lotta SANTA e per buona misura anche la MAMMA.
    Dobbiamo notare tuttavia il tipico PRESSAPOCHISMO FRANCESE, se tutto fosse avvenuto in SVIZZERA Mohamed Merah sarebbe stato prima CERTIFICATO COME ESTREMISTA DA APPOSITO ENTE e magari non preso vista la tipica lentezza SVIZZERA.

  12. Oppure, non c’è mai stato in Afghanistan?

    Oppure, non ci è mai stato in Afghanistan?

    Aucune trace du séjour de Mohamed Merah en Afghanistan et Pakistan

    http://www.egaliteetreconciliation.fr/Aucune-trace-du-sejour-de-Mohamed-Merah-en-Afghanistan-et-Pakistan-10988.html

    “Le Pakistan et l’Afghanistan, mais aussi les forces américaines et celles de l’Otan dans ce pays, assurent n’avoir aucune trace des séjours de Mohamed Merah, contrairement aux déclarations des autorités françaises”, a rapporté jeudi l’AFP.

    Aucune trace du séjour “du tueur de Toulouse” n’a été retrouvée dans ces pays. Même les forces américaines, fortement présente dans cette région du monde, n’ont trouvé aucune trace du séjour de Mohamed Merah dans un camp d’entraînement djihadiste. Et pourtant, le procureur de la République de Paris, François Molins, avait évoqué un séjour en Afghanistan – en 2010-, et au Pakistan pour deux mois en 2011.

    Intercepté lors d’un contrôle routier par la police afghane, il avait été remis aux militaires Américains qui l’avaient renvoyé en France par le premier avion, selon lui. « De la mi-août à la mi-octobre 2011 », il s’est rendu, au Pakistan cette fois, un séjour écourté car il a contracté l’hépatite A.

    « Nous cherchons davantage d’informations sur cet individu avec nos partenaires militaires français et le gouvernement afghan, mais pour l’heure, nous n’avons aucune information sur son éventuelle détention par l’Isaf (la Force internationale de l’Otan) ou l’armée américaine », qui en compose plus des deux tiers, a déclaré à l’AFP Jimmie Cummings, porte-parole de l’Isaf.

    Les autorités et le renseignement afghans ont également assuré n’avoir pas d’information sur la présence de Merah. Au Pakistan, plusieurs hauts responsables des forces de sécurité et des services de renseignements, l’ISI (Inter-Services Intelligence), ont affirmé aussi à l’AFP n’avoir aucune trace de son passage dans leur pays. Les informations fournies par le ministère de l’Intérieur français sont-elles réellement fiables ? Les précisions des services afghans, pakistanais et américains ont de quoi jeter le discrédit sur ces informations et remettent carrément en doute la crédibilité des autorités françaises…

  13. Magdi Allam ovviamente si schiera con i complottisti; tragicomico il tizio che si “addestra”… su Facebook

    http://www.ilgiornale.it/esteri/cosi_stiamo_armando_chi_ci_vuole_eliminare/22-03-2012/articolo-id=578703-page=0-comments=1

    Così stiamo armando chi ci vuole eliminare
    Gli stragisti col passaporto Ue: il nemico della nostra civiltà è radicato in casa nostra I nuovi concittadini islamici vogliono distruggerci
    di Magdi Cristiano Allam – 22 marzo 2012, 08:35
    Commenta
    Sveglia Europa! Siamo diventati terra di conquista degli integralisti, estremisti e terroristi islamici con cittadinanza europea non solo senza rendercene conto ma addirittura aiutandoli, giustificandoli e persino condividendo la loro diabolica strategia volta a ridurci ad adoratori del loro Allah! Ormai il nemico pubblico della nostra civiltà laica e liberale dalle radici giudaico-cristiane, l’aspirante carnefice di tutti noi che non crediamo nel Corano e in Maometto, non solo è radicato dentro la nostra casa comune con una rete incontenibile di moschee, scuole coraniche, enti finanziari ed assistenziali islamici, tribunali sharaitici, ma è formalmente dei nostri, cittadino europeo al pari di noi, anche se di fatto ci odia al punto da legittimare il nostro massacro.
    Solo quando all’improvviso sopraggiunge un terremoto, quale l’attentato alla scuola ebraica di Tolosa il 19 marzo costato la vita a tre bambini e a un giovane rabbino, siamo costretti a uscire dal torpore ideologico del relativismo, buonismo e islamicamente corretto. Il trauma è ancor più dirompente quando si scopre che l’attentatore è anche lui un giovane francese che, prima ha subito un lavaggio di cervello nelle moschee locali, poi ha completato la sua formazione di terrorista islamico in Afghanistan e in Pakistan, infine ha consumato la follia omicida nei confronti degli ebrei che, al pari dei cristiani, degli infedeli e degli apostati, devono essere sterminati quali nemici dell’islam. [...]

    Ugualmente ha avuto vita brevissima la notizia dell’arresto a Brescia il 15 marzo di un giovane ventenne marocchino che risiede nel nostro Paese dall’età di sei anni, arrestato perché coinvolto in attività di addestramento all’uso di armi e di esplosivi per finalità di terrorismo attraverso Facebook. Il ministro dell’Interno Cancellieri si è affrettata a rassicurare che nulla è cambiato sul piano della sicurezza.

    ecc. ecc. ecc. ecc….

  14. Per gli omicidi di Montauban e Tolosa – fatti certo mediaticamente eclatanti, ma chiaramente opera di un individuo e non segno di una rivoluzione in corso o un’invasione straniera – la Francia ha per la prima volta proclamato lo stato di “allarme scarlatto”, praticamente pari all’ingresso in guerra.

    Un ironico commento su questo, a parte la condivisibilità o meno di alcune battute:

    Vigilance Rouge et colère Noire
    « En France on tue des Noirs des Juifs et des Arabes »

    Publié le : mercredi 21 mars
    Auteur(s) : Félix Niesche
    Mots-clés : communautés; politique
    Commentaires : 67
    (dernier : 23 mars 00:06 par thomas hawk)

    I- Vigipirate est un sommet de l’efficacité de l’Etat Moderne.
    Autrefois on appelait ça la Mobilisation.
    Comme il n’y plus rien ni personne à mobiliser (sauf les Jeune-Filles, en cas de second tour F-comme-nazi-N-comme fâchiste avec un des Le Pen), face à un hypothétique danger les gouvernements n’ont que des moulinets. Plutôt un moulin à prières multicolores activé par un pirate en pastique, sur sa Vigie médiatique.
    L’Etat se met alors à clignoter comme une clinquante Tour Eiffel, selon une gamme de couleur qui correspondra au degré d’emmerdements à faire subir aux populations laborieuses. Qui pourront aller de la simple pétoche jusqu’au harcèlement.
    Ex : en notre degré de Vigilance actuel, il faut arriver trente-cinq heures en avance pour tenter d’attraper un avion, et impossible de monter à bord avec sa flasque de Single Malt 15 ans d’âge.
    Seuls l’Élyzéen, le Fion lubrifié et Joël Collado ont le droit de faire varier le prisme.
    Voici sa gradation :
    1er, les trois états de sous-vigilance (peinards) :
    - Le niveau blanc. Calme plat, mais suspect, trop blanc, n’annonce rien de bon : le calme avant la tempête ? Depuis le Regroupement ce niveau n’existe plus en Europe de l’Ouest.
    - Le niveau Rose. Quelques anicroches mais sans gravité ; genre Alain Soral qui provoque les intellectuels de la LDJ venus signer leurs tatouages dans une boutique…
    - Le niveau gris : C’est l’idéal ! Du marché mondial. Il est rarement atteint. Tout fonctionne épatamment, la diversité est en marche, le métissage tourne à plein rendement, tout le monde se branle devant son poste. Seule ombre la plus sombre à l’idyllique tableau : le souvenir cuisant des Zeures. Sinon tout baigne.

    2ème, les Niveaux de vigilance (flippants) :
    - Le niveau jaune. Pisseux, merdeux. Les Zautorités sondent les reins et les rectums, on fait plus ou moins chier son monde : un tube de dentifrice dans votre valise à Orly et c’est la garde à vue. C’était le nôtre jusqu’à ces jours-ci.
    - Le niveau orange. Attention danger ! Hier on rappelait les réservistes. Une action terroriste grave est considérée comme plausible. On peut encore boire de l’eau du robinet, à ses risques et périls, mais les Grands Véhicules conseillent de faire des réserves d’eau d’Evian, qui est pure, car cachère comme chacun sait. Si vous devez vraiment voyager, prenez vous y un an à l’avance, au moins.
    - Le niveau rouge ! Là c’est grave, très grave ! Cette vigilance n’est allumée qu’en cas de risques de guerre ou de terrorisme avérés. Plus de flotte au robinet, les puits sont empoisonnés avec le virus hezbollah. Les avions cloués au sol, et les trains restent à quai, carrément ; si tu tiens absolument à voyager lis Conrad ou London, c’est plus prudent. L’électricité sera coupée, sauf pour les flics et l’armée, et pour les sex-toys des Cachalots, et autres cétacés ministres. Les tunnels sont interdits à la pénétration, y compris ceux de Vénus, puisque la copulation est largement prohibée, sauf dérogations en cas de ballets roses et bleus, pour la proxynécrature en tablier de gorets.
    - Le niveau écarlate. Il est au niveau rouge ce qu’une attaque d’apoplexie est à la congestion colérique. Ce niveau a été ajouté en cas de guerre avec risques atomiques.
    À ce niveau écarlate là, le majeur congestionné du Président reste sur le clitoris nucléaire jour et nuit.

    Or donc, suite aux assassinats dans une école communautaire juive à Toulouse, pour la première fois en France, Sarkozy vient de déclencher le niveau de vigilance…orange ?
    Rouge ?
    Non, écarlate !
    Je n’ai jamais été partisan du psychologisme en tant que base d’explication du politique. Réduire les forces collectives à l’échelle individuelle et subjective, démarche typiquement féministe.
    Mais un jour, quelqu’un a parlé de l’hystérie comme détermination ultime de la conduite de certain peuple. Weininger lui même, définissait ces gens là, non comme une nation ou une race, ni même une confession ou une tradition écrite, mais plutôt comme participant d’une « idée », d’un caractère, au sens platonicien.
    Et ce caractère ressortissait beaucoup à l’hystérie.
    L’hystérie non pas seulement psychologique, pathologique, mais métaphysique : l‘Hystérie faite race.

    II- Deuxième petite chose.
    L’UJEF, et toutes les assoces stipendiées de la haine raciste anti-blanche, nommée antiracisme, MRAP, Ligue des droits de l’homme, Bureau de Vigilance contre l’antisémistisme, SOS Racisme and C°, ont défilé sous une bannière ignoble, répugnante, mensongère, infâme : « En France on tue des Noirs des Juifs et des Arabes »
    Sous entendu, La France, raciste, vichyste, assassine des Juifs, des Noirs et des Arabes.
    Sous entendu, Juifs et Noirs et Arabes, tous ensemble tous ensemble tous ! pour continuer d’effondrer cette Vieille Nation, d’accabler d’invectives ses habitants légitimes, de criminaliser encore et encore les sous-chiens.
    Si une nouvelle pandémie de coup de couteaux, portés, comme à chaque fois, par les prétendues victimes de la pancarte honteuse de l’UJEF, ne vient pas couronner une telle manifestation abjecte, nous aurons bien de la veine.
    C’est en Palestine occupée qu’on tue des Arabes !
    Dans la nouvelle Libye libérée qu’on tue des Noirs !
    Ici, en France, on y assassine principalement des Blancs !
    Qu’on publie la liste des viols et des crimes de sang !
    Si les uns ont pris tant de pouvoir ici, c’est qu’ils se sont juchés sur les épaules des autres.

    Soyons Vigilants, on nous prépare probablement un très sale coup.
    Félix Niesche

    N.B Ça commence. Jeudi 22 mars 13h 15 :
    Nicolas Sarkozy vient de se manger trois petits pains supplémentaires des sondages, et annonce que la visite de certains sites internet sera désormais un délit pénal : “Toute personne qui consultera de manière habituelle des sites internet qui font l’apologie du terrorisme, ou véhiculant des appels à la haine ou à la violence, sera puni pénalement “.
    Qu’est ce que “véhiculer des appels à la haine” ? Se renseignez auprès de son organisme de vigilance le plus proche : SOS, Crif , Cranf, Chiennes, Licra, Mrap, SOS sodomitophobie, etc.,etc.
    Il faut coûte que coûte réelire ce monsieur.

  15. rosalux says:

    Quaranta o cinquant’anni fa, uno che si fosse forato le labbra, la guancia, o il sopracciglio per inserire un orecchino sarebbe stato ricoverato in manicomio. E’ una pratica dolorosa, pericolosa, antiestetica, innaturale, antigenica: oggi si chiama piercing e va di moda: può darsi che a livello estremo sia praticato solo da gente con delle fragilità, ma certamente non solo da schizofrenici o folli. Non mi è chiaro, anzi qualche ipotesi ce l’ho, perchè non prendi neppure in considerazione la sola ipotesi (a mio avviso) davvero probabile: in certi ambienti – ovvero quelli dell’islamismo politico – che possono anche non avere alcuna organizzazione o legami con terrorismo organizzato – l’idea di uccidere qualche ebreo o qualche miscredente per la causa sia cosa che va – semplicemente – di moda. Sei un “figo” così come sei un “figo” in altri ambienti, se ti ficchi un ciocco di ferro in un orecchio fino a sfondartelo. A me pare abbastanza chiaro che ci sono delle mode, ideologiche o di fashon, che danno un buon contenitore alle fragilità, gli squilibri, l’aggressività umana: ideologie che sguazzano nella psicosi, la coltivano, la utilizzano e la sollecitano.

    • antonello says:

      rosetta cara, se fosse una moda di morti ce ne sarebbero centinaia, e non solo 4 per mano di uno che ha agito da solo, e che, a quanto ne sappiamo ora, non ha affatto pubblicizzato la sua volontà di farlo.

  16. daouda says:

    Er tipo è morto. MA chi là detto poi che l’àbbia fatto lui?E chi là detto che non abbiano ucciso uno a caso?

    l’ipotesi 1 può diventare un’ipotesi 4 e 5 : 4) MK ULTRA , 5) un Brevik che non può essere definito “pazzo” nel senso comodo del termine, volendo alla Casseri per capisse.

    l’ipotesi 3 si collega alla quattro ma trattasi evidentemente di un individuo consapevole accordato appunto con il potere.

    l’ipotesi 6 errore di obiettivi o confusione.

    Per quanto riguarda la Rete del Terrore, se poni tutto dal punto di vista del potere, come fai as usual, l’ipotesi 2 diventa l’ipotesi 3.
    Sii più serio.

  17. Per Rosalux

    “in certi ambienti – ovvero quelli dell’islamismo politico – che possono anche non avere alcuna organizzazione o legami con terrorismo organizzato – l’idea di uccidere qualche ebreo o qualche miscredente per la causa sia cosa che va – semplicemente – di moda.”

    Come ipotesi mi va benissimo; e in certi casi è vero. Credo che spieghi molto di ciò che sta succedendo in Messico, dove credo che sommino a decine di migliaia i giovani esaltati con Kalashnikov, e forse a milioni i loro simpatizzanti e chi li invidia.

    Però non si può parlare di una moda che viene messa in atto da un uomo solo.

  18. Sempre per Rosalux

    Questo ovviamente non esclude che in ambienti giovanili marginali europei, ci siano:

    - ragazzi di Forza Nuova che dicono come picchierebbero volentieri gli zingari
    - ragazzi dei Centri Sociali che passano la giornata a dire come sarebbe bello vedere la sede di Casa Pound prendere fuoco
    - ragazzi maghrebini che cantano coretti su cosa farebbero agli ebrei
    - ragazzi torinesi che dicono cosa farebbero ai terroni

    e così via all’infinito. Il punto è il salto tra il dire e il fare, che è veramente rarissimo. Quanti islamofobi ci sono in Europa? Milioni. Quanti Breivik? Uno (e mezzo, con Roberto Sandalo).

    • antonello says:

      miguelito, non provarci a mettere sullo stesso piano la feccia fascista e i militanti antifascisti, perchè un fascista morto non lo si vede da 30 anni, mentre la feccia continua a menare da sempre
      http://www.click2map.com/maps/azioneantifa/Antifa
      PEr non considerare dell’abissale differenza tra difendere la democrazia dai fascisti e prendersela coi più deboli.

      • Ritvan says:

        “In Italia i fascisti si dividono in due categorie: i fascisti propriamente detti e gli antifascisti” (Mino Maccari/Ennio Flaiano).

      • antonello says:

        La storia è un po’ più seria delle battute di Flaiano, che non faceva certo durante il fascismo, che l’avrebbe mandato al confino in 24 ore, a differenza dell’Italia nata dall’antifascismo

      • Antonello says:

        Specifico che il commentatore qui sopra dal nome “antonello” non sono io (che – seppur sporadicamente – commento su questo blog da ormai qualche anno).

        Per evitare confusione, se il mio omonimo non cambia nome lo farò io.

        Un saluto.

      • daouda says:

        Hai ragione antolello : la feccia fascista è meglio della feccia antifascista.

        Gli antifascisti sono quelli che dicono bene solo fino a che non hanno i mezzi per tradirti. La loro ideologia è poi talmente stupida ed infantile , inculcatagli col lavaggio del cervello, che riescono a contraddirla con tranquillità estrema ma non perdonano di certo che gli altri si comportino al riguardo come loro, se non sono del loro gruppo.
        Infatuate bestie bavose, questi sono gli antifascisti rossi.

        se non stai intendendo i rossi, pazienza.

      • Ritvan says:

        —La storia è un po’ più seria delle battute di Flaiano, che non faceva certo durante il fascismo, che l’avrebbe mandato al confino in 24 ore, a differenza dell’Italia nata dall’antifascismo. antonello—

        Beh, se tu non ti limitassi solo alla Tua Cara Storia Seria e bazzicassi un po’ anche la storia delle risate durante il fascismo in Italia, forse – e dico forse, visti i tuoi paraocchi ideologici – ti accorgeresti che battute, barzellette e amenità varie sfottenti il fascismo e i suoi capi fioccavano durante il ventennio senza che nessuno degli inventori/propagatori venisse solo per questo mandato a soggiornare per qualche anno a spese dello Stato:-) in una bella località turistica isolana:-). Perché vedi, caro antonello, il fascismo sarà anche stato un regime da barzelletta ma non tanto da non capire che il confino dovesse essere riservato agli oppositori seri del regime, non ai battutisti/barzellettieri.
        In quanto all’ “Italia nata dall’antifascismo”, ti faccio poco umilmente:-) notare che “ostetrica” di tale lieto evento furono gli anglo-americani, non la Tua Amata (I suppose) Armata Rossa. Se così non fosse stato, anche nell’Italia-Nata-Dall’-Antifascismo-Sotto-L’Armata-Rossa sarebbe successo quello che non è mai successo nell’Italia fascista, ovvero gente mandata nei lager a morire di lavoro da schiavi (altro che confino fancazzista in isolette panoramiche) solo per una battuta/barzelletta. Come è successo in tutti quei Paesi “liberati” dalla sullodata Armata Rossa.

        P.S. Nel mio Paese, l’Albania (dove un certo “antifascismo” con a capo un certo Enver Hoxha ce lo siamo messi sulla testa da soli, senza il contributo della sullodata Armata Rossa, ma fa l’istess) ho conosciuto personalmente un signore che s’è fatto una decina d’anni di galera (lavori forzati in miniera di rame, eh, mica a fa ‘n cazzo in una isoletta mediterranea) per “agitazione e propaganda contro il Partito e lo Stato Socialista”(art.55 del Codice Penale del regime di Hoxha) SOLO per aver raccontato la seguente battuta: “Sai qual è la differenza fra una macelleria borghese e una socialista? In quella borghese c’è l’insegna con susscritto “Macellaio” e quando entri dentro trovi la carne, mentre in quella socialista l’insegna recita “Carne” e quando entri dentro trovi solo….il macellaio”:-) (se non l’hai capita, dimmelo che te la spiego pazientemente).
        P.S.2 Un’altra storiella (questa, invece l’ho letta sul giornale, dopo la caduta del nostro caro:-) regime “antifascista” di Hoxha). Un giudice esce dal tribunale ridendo a crepapelle e sulla porta incontra dei colleghi che gli chiedono la ragione di tanta ilarità. E lui:”Ho appena sentito una storiella troppo forte…ah, ah, ah, davvero fantastica, sto morendo dalle risate…”. E loro “E su, dai, raccontala anche a noi che ci ridiamo insieme!”. E lui:”Fossi matto! Ho appena dato 15 anni di gulag a quel Nemico del Popolo che l’aveva inventata!”:-):-)
        P.S.3 Siempre in tema di umorismo nel Glorioso Regime “Antifascista” Albanese, anche tale regime aveva la sana:-) abitudine di deturpare i muri degli edifici con slogan di Partito. Uno di essi recitava: “Dobbiamo essere contro l’interesse personale, contro la gloria personale e contro le comodità personali”. Ebbene, sotto la parte riguardante le “comodità personali” (roba da far ridere i polli, in un Paese in cui il massimo della “comodità” era comprarsi una bicicletta di produzione cinese) di notte una manina ignota aveva scritto con il carbone “Obbedisco al Partito e vado subito a levare il sellino alla mia bicicletta!”:-):-):-)

  19. Raffaele says:

    Avendo visitato la terra di palestina occupata (Israele), io opterei per il Mossad.
    Raffaele

    • Ritvan says:

      —Avendo visitato la terra di palestina occupata (Israele), io opterei per il Mossad. Raffaele—-

      :-) :-):-)

    • Claudio Martini says:

      Una visita lunghetta…

    • daouda says:

      Se la terra viene occupata più di 4 generazione diviene automaticamente del popolo che la vive.

      Tienine conto.

      p.s. i palestinesi sono giordani ergo i palestinesi non esistono.

      • PinoMamet says:

        Daouda

        guarda che l’intervento di Raffaele era ironico: Raffaele è israeliano.

      • daouda says:

        Se è ebreo farebbe bene a non rappoggiare l’occupazione illegittima della terra del popolo arabo-giordano.
        Dio lo ha sancito.

        p.s.I palestinesi non esistono coem non esistono i padani.

  20. Ticinese CH says:

    E’ meglio la TOMA TICINESE delle cento valli oppure è meglio il più conosciuto GRUYERE oppure lo SBRINZ di Turgovia?
    Animati dibattiti in consiglio federale SVIZZERO terminati con ripetuti ASSAGGI INCROCIATI e l’appoggio dei vini FENDANT del canton VALLESE.
    I consiglieri dei diversi cantoni restano IRREMOVIBILI sulle rispettive posizioni nonostante la mediazione VALLESANA interessata più che altro a vendere altro FENDENT.
    Molto lavoro post incontro per smaltire calorie e sbornia.

  21. Raffaele says:

    Penso che Rosalux abbia pienamente ragione. Non credo Merah fosse un pazzo e molto probabilmente non faceva parte di una rete terroristica come Al Qaida. Forse il suo profilo era quello di un giovane francese di origine magrebine che ha trovato nell’estremismo la via per sfogare le proprie frustrazioni religiose, etniche e sociali. Ammazzare un po’ di ebrei lo ha reso probabilmente un eroe in certi ambienti a cui forse faceva riferimento. Temo che come lui c’e’ ne siano altri e temo anche l’emulazione. Detto cio’ e’ certo che non ci sono milioni di merah, come non ci sono milioni di Baruh Goldstein o Robert Bales.
    Raffaele

    • PinoMamet says:

      Non so, sono d’accordo con fosse un pazzo in senso clinico, e che non facesse parte di una rete terroristica.
      Mi auguro umanamente che non esistano ambienti dove sia considerato eroico ammazzare dei bambini indifesi, ebrei o meno, e francamente stento a crederlo!
      Ma può darsi che qualcuno giudichi “eroico”, per esempio, l’assassinio dei parà.
      Comunque il rischio emulazione c’è.

  22. daouda says:

    Il gran Muftì è ovviamente un occidentalista

  23. Mondo cane says:

    Altra ipotesi, se fosse stato reclutato in qualche milizia mercenaria, da impiegare in libia o siria o baharein o yemen e via e via, solo che da testa calda quale era si è fatto espellere anche da lì, tornato a casa ma ricevuto l’addestramento, chissà dove, non avendo ottenuto probabilmente soldi o chissà cosa, abbia perso le staffe?
    Ricordate i palestinesi in libano, uno o due anni fà, che cercarono di entrare armati fino ai denti nella banca degli hariri reclamando lo sipendio per quello che avevano fatto, che non si è mai capito cossa fosse? Furono poi inseguiti, assediati nel campo profughi e uccisi tutti, mi pare fossero 25 o 30?

  24. Per Antonello

    “miguelito, non provarci a mettere sullo stesso piano la feccia fascista e i militanti antifascisti”

    Come Reinhard Mey, tendo a mettere tutti i bipedi, e anche parecchi quadrupedi, sullo stesso piano.

    • antonello says:

      spiacente, ma i bipedi che vogliono imporsi con la forza sugli altri non sono uguali agli altri.

      • Peucezio says:

        Sarebbe bello capire su quale pianeta ci sarebbero dei bipedi che NON vogliono imporsi con la forza sugli altri.

      • daouda says:

        Spero che quando tu abbia un figlio non imponga il tuo arbitrio su di lui!

        IDIOTA!

  25. lello says:

    ciao miguel seguo il tuo blog da poco tempo ma lo trovo interessante per i numerosi spunti di riflessione che offre. Andando off topic sul tema di Merah, ti linko un sito trovato a caso curiosando sul web, che si riallaccia con vari tuoi post su cultura (…) e religione a stelle e strisce (sic). Fatti quattro risate….. ciao!

  26. lello says:

    ecco il link…l’avevo dimenticato.
    http://www.christiangunowner.com/index.html

  27. Valerio Mele says:

    Resta da considerare che la prima ipotesi, quella del folle che agisce da solo, è la più funzionale per attivare un dispositivo di controllo totale… Fossi in chi gestisce gli apparati di controllo sarei favorevole a quella di ipotesi… Anche se scrivi “se le cose stanno così, non c’è nulla da fare”… Per i suddetti apparati c’è da fare, invece. Meglio tutti sospetti… Secondo me è da un po’ che si stanno rovesciando i “soggetti” della “scuola del sospetto” (Nietzsche-Freud-Marx), una volta essenzialmente rivolto a sovvertire le sovrastrutture del potere espresso come verità-Io-classe borghese dal suddetto trittico, a far emergere una produttività rivoluzionaria (ma questa rivoluzione c’è già stata con l’industrializzazione pienamente dispiegata e ci si è ritorta contro)… Ora (che siamo in un’epoca post-industriale o post-fordista, come si preferisce, e non è più necessario alla riproduzione del sistema preservare la massa crescente di disoccupati cronici, micro-prosumer, individui felicemente asociali e le loro vite) i sospettati siamo tutti noi… colpevoli semplicemente in quanto coupable, colpibili… da un potere che per funzionare non deve reprimere secondo un criterio logico, razionale, ideologico, punitivo, castratore (che ritagli i suoi particolari capri espiatori per assoggettare o soggettivare delle masse produttive, rincoglionendole a suo comodo), ma statisticamente, in modalità random… La nube (di connessioni possibili e tecnologie di controllo) che chiamiamo, semplificando, “potere” è così che agisce quando performa al meglio… quando è al passo coi tempi. Il minimo dispendio col massimo profitto. Non c’è nemmeno bisogno di mobilitare reti terroristiche, investire in infiltrazioni, attentati, corpi speciali, mettere su complotti, logge segrete, ecc… Il sistema è abbastanza schizofrenico da mettere direttamente d’accordo il dispositivo di controllo e la sua eccezione terroristica, senza che sia necessario un complotto o una stretta di mano… La produzione di discorsività individuali sovversive è un effetto collaterale (e fortemente invocato e incentivato) dai meccanismi di controllo totalitario già in atto. Si arriva dunque ad eccessi (anche qui in Italia) in cui ci si accusa di reati inesistenti, si evocano scenari improbabili… e questo solo perché persino il fantoccio del terrorismo potenziale (espresso su magliette o con altri gesti più o meno innocui…) sembra funzionare in qualche modo… in pensieri, parole, opere e omissioni… Ormai sembra che la dinamica di ogni conflitto sia disinnescata a monte… (a me sembra che si impediscano con ogni mezzo altri modi di produzione, spostando continuamente il conflitto su un piano simbolico, metaforico… in una sandbox di conflittualità su base etnica, religiosa, nazionalista, ecc… è solo di questo che si ha paura… che si tocchino i modi di produzione, la proprietà privata/pubblica, i metodi di estrazione di plusvalore, difesi dagli apparati e dalle macchine umane che ne fanno la guardia… Si ha paura che riprenda in concreto questo discorso… per questo la si butta sulla follia, sulla schizofrenia… che ormai è sistemica… è il cuore del sistema, il suo criterio paranoide di auto/legittimazione… Si fa di tutto purché scompaia la realtà e non sia possibile un’azione con una qualche efficacia, che produca una trasformazione dell’esistenza cibernetica o miserabile che ci si prospetta…).

    • daouda says:

      la teoria del massimo profitto non quaja perché c’è una “mistica” ed una dedizione alla causa del male che sconfessa quel che affermi.
      Essendo poi una nube, i conti per scriverla brutalmente, sono impossibili da fare.

      • Valerio Mele says:

        Intendevo massimo profitto in termini di efficacia dei dispositivi di controllo, non economico in senso stretto… L’ideologia del controllo poi, in un certo senso è anch’essa una “mistica” paragonabile a quella di chi si immola per una causa, priva però di qualunque slancio emotivo… (anche se non è detto che il terrorista che si immola o uccide non si debba sentire come una macchina quando compie la sua azione). In sintesi, la mia tesi è: il sistema terrorista-isolato/repressione-random è un modello che serve ad evitare, con cura e in modo preventivo, un conflitto (di cui tra l’altro continua a non vedersi l’ombra!) che, se per caso riuscisse ad affinare teorie, pratiche e strategie, diventerebbe ingestibile…
        Insomma secondo me si assiste ad un continuo détournement di stato (o da parte dei media, con i quali spesso coincide)… situazionismo istituzionalizzato.

      • daouda says:

        Neanche io la ponevo su basi “economiche”. Che poi, permettimi di scrivertelo a te ma anche a chi legge, l’economia in sé non è affatto collegata al denaro oltre che ai numeri. Ecco perché non la capisce quasi nessuno.

        Il problema di coloro che agiscono per determinati fini, oscuri ed occulti, infami e vili, è la loro determinazione come la loro competenza al riguardo.
        Vivono e lottano per una causa di cui gli elementi visibili sul piano storico sono solo pedine.
        La loro efficienza poi può benissimo essere un’inefficienza in sé, ed anzi, è proprio così.
        Non per rigigare il discorso ma cercano un utile per un obiettivo mentre l’afflato che hanno al riguardo non significa affatto che sia sempre massimizzabile il profitto.
        Chi si dedica anima e corpo a certe cose si consuma e non si risparmia affatto.
        La loro efficienza d’altronde può benissimo essere un’inefficienza in sé, ed anzi, è proprio così.
        Perché per quel che ho capito tu parli di quelli che oggi stanno dietro le quinte.Sarebbe meglio avvedersi di quelli che da sempre stanno dietro le quinte, perché il tuo discorso è condivisibile e a parer mio corretto, ma alquanto limitato.
        L’ineficcienza che diffondono è strategica perquanto sembri che tutto sia omnicomprensivo, questa è solo una figurazione di quel che ancora deve avvenire
        .Ma anche in questo caso il problema è il nostro giudizio di valore al riguardo. E’ chiaro che tali enefficienze siano ontologicamente diverse ed opposte.
        Il giudizio di valore , per chi è in grado di darlo, tira fuori dalla desolazione vigente ” dal dentro del fuori portato all’interno per avere un dentro che però rimane sempre esterno” per dirla parafrasando i nodi di Laing.
        Il fatto stesso che tu creda che possa essere ingestibile svela due cose erronee nel tuo ragionamento:
        1) niente è gestibile in assoluto come credi che oggi sia.
        2) non sai cosa hanno in mano.

        “Omar Wisyam
        Il pomeriggio della fine (dello spettacolo)
        La fine dello spettacolo ovvero lo spettacolo della fine

        1.Lo spettacolo compendia tutte le forme alienate di rapporto sociale.
        2.Tutte le forme correnti di rapporto sociale sono, a un grado diverso, alienate.
        3.È possibile determinare il livello di alienazione delle forme di rapporto sociale in base al tempo storico e alla durata delle relazioni spettacolari.
        4.Lo spettacolo si risolve in pratica negli scambi della città universale del consumo, quotidianamente controllata dalle più disparate indagini di mercato.
        5.Quando tutto è soggetto a indagine demoscopica e ogni soggetto commerciale le riconosce un’importanza reale per la sua esistenza, gli indicatori quantitativi risultano, di conseguenza, i più veritieri a misurare lo stato dell’alienazione nei rapporti sociali.
        6.Gli indicatori statistici del benessere economico dei cittadini dell’Occidente mostrano che l’assoggettamento di tutte le forme di rapporto sociale agli stili dominanti nel regime dello spettacolo è completato.
        7.Tutte le forme di rivolta nell’Occidente, essendo alienate, tendono ad essere comprese a partire dalle esigenze dello spettacolo e ad apparire come parte stessa dello spettacolo dominante.
        8.Il carattere totalizzante dello spettacolo non consente eccezioni o deroghe alla visibilità dei rivoltosi, mentre, d’altra parte, spesso sono i rivoltosi stessi a non desiderare altro che essere riconosciuti come i protagonisti dello spettacolo della fine dello spettacolo.
        9.Non esiste una teoria della rivolta che non sia una teoria (spettacolare) della fine dello spettacolo.
        10.Dopo ogni rivolta si è consolidata l’alienazione dei rapporti sociali.
        11.Le teorie (spettacolari) della fine dello spettacolo, nelle formulazioni più acute, hanno anticipato la progressione dello spettacolo; in una forma parcellizzata e disorganica ne costituiscono una sorta di teoria generale.
        12.Diversi termini convergono a definire una stessa realtà dimostrandone la vocazione totalizzante. Lo spettacolo non si impone su una situazione militare-economica diversa da quella precisata con la nozione di Impero, e, insieme, la democrazia appare come la forma politica privilegiata dal regime dello spettacolo.
        13.Il dominio dello spettacolo si estende sull’intero pianeta, ma con efficacia decrescente sulla sua periferia, quindi, in gradi diversi, è possibile che esistano opposizioni non ancora del tutto integrate nel regime spettacolare.
        14.Le opposizioni non ancora integrate nello spettacolo dominante sono alienate da credenze anteriori alla loro futura integrazione spettacolare, come le divisioni religiose, nazionalistiche, etniche, tribali.
        15.Lo scontro in diverse aree del pianeta tra le sopravvivenze anteriori allo spettacolo e la modernizzazione che esso comporta avrà un esito scontato, ma ciò non impedisce che, realmente, quest’ultima integri le prime secondo le sue leggi.
        16.Il terrorismo islamico di bin Laden incarna il tentativo di conciliare lo spettacolo dell’assalto al centro dell’Impero con la pubblicizzazione di credenze in via di destrutturazione.
        17.Il terrorismo, che mette in scena lo spettacolo della crisi mortale e suicida, avrà vita lunga, conservando l’audience più elevata dal frastornato e frustrato pubblico islamico e affascinando i telespettatori occidentali i cui media esaltano tutti i nemici pubblici n.1 dell’Occidente.
        18.Lo spettacolo proseguirà indisturbato: l’insicurezza della middle class è la sua stella polare.
        19.Terrorismo e violenza urbana sono esecrati nello stesso tempo in cui la loro diffusione è oggettivamente richiesta dalla necessità dello spettacolo.
        20.Il concetto di democrazia non è stato oltrepassato dalla critica, che ne ha proposto e anticipato, con le migliori intenzioni, la sua manifestazione diretta, quella stessa che, in forma invertita, i sondaggi praticano quotidianamente.
        21.I consigli operai e le assemblee, che hanno avuto un ruolo propulsivo al rafforzamento delle avanguardie organizzate nel secolo scorso, appartengono a una fase storica tramontata. Il fallimento delle assemblee in Argentina nel 2001-2002 è dunque il fallimento di una nostalgia ideologica alla pari delle ideologie nostalgiche. Il fallimento della pretesa di ignorare lo sviluppo storico dello spettacolo è irreversibile.
        22.Poiché lo spettacolo corrisponde all’evoluzione della democrazia in ambiente tecnologicamente sviluppato, ogni mediazione politica è destinata a essere ridimensionata e, in prospettiva, a scomparire, poiché il regime dello spettacolo è, per sua natura, contrario alle mediazioni politiche.
        23.L’autoreferenzialità di una spugnosa e gigantesca middle class è la conseguenza sociologica di una evoluzione che non tarderà a conoscere le sue conseguenze.
        24.La rivolta di strada evocata dai media come evento eccezionale, conosce nelle strade di periferia la sua origine. Il carattere generale ed endemico della violenza urbana, solo relativamente pericolosa seppure sempre autodistruttiva, mantiene sulla soglia d’allarme la paura della middle class, la cui ossessione della sicurezza è il tema dominante delle campagne elettorali in Occidente. D’altronde il successo che arride ai gangsters è il successo mediatico. Tutto per lo spettacolo e tutto nello spettacolo.
        25.Lo sviluppo della critica dunque non può ignorare che il rifiuto dello spettacolo nasconde, come in una crisalide, la prossima fase di individualizzazione e socializzazione dello stesso.
        26.Il timore della noia ha garantito il successo dello spettacolo; le speranze dei rivoluzionari del 1968 anticipavano ciò che lo spettacolo avrebbe richiesto.
        27.Ciò che ha sorretto il consenso allo sviluppo del regime dello spettacolo non è stato altro che l’assorbimento delle contestazioni rivolte ad esso.”

  28. Ritvan says:

    Miguel, penso che il buon Rock&Troll si sia amaramente pentito:-) di averti sfidato a trattare il tema della strage di Tolosa…però, pure tu, non strafare, un po’ di senso della misura, cribbio!:-)

  29. Un lungo articolo, la cui lettura consiglio vivamente a tutti coloro che cercano di informarsi sulla vicenda, poi non è necessario essere d’accordo con le varie ipotesi che sembra suggerire:

    http://realinfos.wordpress.com/2012/03/22/merah-poseur-de-bombes-au-pakistan-en-liberte-en-france/

  30. Insegnante sospesa per aver chiesto un minuto di silenzio per Mohammed Merah, “vittima anche lui” :-)

    http://haute-normandie.france3.fr/info/minute-de-silence-pour-merahenseignante-suspendue-73090405.html

  31. http://www.letelegramme.com/ig/generales/france-monde/france/toulous-une-proche-temoigne-j-ai-alerte-la-police-a-de-nombreuses-reprises-exclusif-21-03-2012-1640838.php

    Toulouse. Une mère en colère témoigne : “J’ai alerté la police à de nombreuses reprises” [Exclusif]

    21 mars 2012

    La nouvelle de l’identité de l’auteur présumé des tueries de Toulouse et Montauban lui a “coupé les jambes”. Mohamed Merah est l’homme qui a agressé sa fille et tenté “d’embrigader” son fils adolescent, il y a deux ans. Cette femme, qui a souhaité conserver l’anonymat, veut “absolument témoigner”. Selon elle, “la police savait”. C’est une femme “en colère” qui s’exprime.
    “Je suis sidérée. Il a fallu que tous ces gens soient tués pour que Mohamed Merah soit enfin arrêté. C’est un énorme gâchis…”. Selon cette mère de famille qui réside dans l’ancien quartier où vivait l’auteur présumé des tueries de Montauban et Toulouse, “la police savait tout de la dangerosité de cet individu et de sa radicalité”. “J’ai porté plainte contre Mohamed Merah deux fois et j’ai relancé à de très nombreuses reprises. En vain.”

    Une petite partie des faits qu’elle évoque ont été révélés dans la journée par de nombreux médias, sur la base du témoignage d’une femme, Malika. Celle-ci rapportait un incident datant de 2010 où Mohamed Merah, menaçant, était apparu dans le quartier des Izards, en treillis sombre, encagoulé, un sabre à la main et criant “Allah Aqbar”. “C’est nous qu’il menaçait ce jour là, révèle notre témoin anonyme, que nous appellerons Aïcha. Et c’est aussi ce jour là qu’il a agressé mes enfants.”

    “Il a forcé mon fils à regarder d’insoutenables videos”
    La veille, le fils d’Aïcha, alors âgé de 15 ans, est apostrophé par Mohamed Merah. “Il est monté dans sa voiture. Il lui a fait écouter un CD de chants, en lui faisant croire que c’était le Coran.” Les chants sont en fait des appels à partir au combat. “Il a conduit mon fils à son domicile, là où il est encore retranché. Dans son appartement, il y avait un immense Coran dans son salon et plusieurs grands sabres accrochés au mur. Il en a décroché un, puis lui a imposé de regarder des vidéos d’Al Qaïda.” Les scènes sont “insoutenables”. Des femmes exécutées d’une balle dans la tête, et des hommes égorgés. “Mon fils m’a appelé. On a finalement pu le récupérer. Il est resté enfermé là bas de 17h à minuit…”.

    “Un moudjahidin”
    Aïcha porte plainte, ce qui provoque la colère de Mohamed Merah. “Il est venu devant chez nous. Il m’a menacée et frappée. Il disait que j’étais athée et que je devrais payer comme tous les Français. Il n’arrêtait pas de répéter qu’il était un moudjahidin et qu’il mourrait en martyr, qu’il effacerait de la Terre tous ceux qui tuaient des Musulmans… Il disait aussi que lui et ses amis viendraient prendre mon fils et qu’il ne me resterait plus que mes yeux pour pleurer”. Le surlendemain, Mohamed Merah s’en serait pris à son fils : “Pourquoi t’as tout raconté à ta mère ?”. “Il l’a frappé, reprend celle-ci, et ma fille est intervenue. Il l’a rouée de coups. Il y avait beaucoup de monde, mais personne n’a bougé”.

    De ces scènes de violence (elle évoque aussi un flash-ball avec lequel il aurait menacé son neveu), Aïcha a “tout gardé” : “la robe de sa fille tâchée de sang et déchirée, le dépôt de plainte, les courriers de relance, des photos et les certificats médicaux…”

    Une plainte “très circonstanciée” déposée en juin 2010
    L’avocat d’Aïcha, Me Mouton, confirme qu’une “plainte très circonstanciée” a bien été déposée. “Le 25 juin 2010″, complète Aïcha. “J’ai relancé à de nombreuses reprises. On ne m’a jamais dit quelle suite avait été donnée”, poursuit la mère de famille. L’avocat, qui “répond de la sincérité de sa cliente”, confirme encore : “La maman a été entendue, mais j’ignore si une enquête a été déclenchée et si, oui, quelle suite lui a été réservée.”

    Depuis qu’Aïcha a appris que l’auteur présumé des tueries de Montauban et Toulouse était Mohamed Merah, elle est “terrorisée”. “Il nous a menacés de mort. Il m’a fait le signe de l’égorgement. J’essaie de protéger ma famille, mais j’ai peur.” Elle reparle de Mohamed Merah. “Si vous le voyiez, vous lui offririez le café. Il semble doux comme un agneau et on lui donnerait le bon dieu sans confession… Il a un double visage. Il pouvait subitement changer de comportement. Il pouvait boire une bière et partir, deux minutes plus tard, en courant pour aller faire sa prière.”

    “C’est son frère le cerveau”
    Sans le savoir, Aïcha confirme les déclarations que nous avions recueillies en fin de matinée auprès de “proches” du jeune homme. L’un d’eux, se faisant appeler “Ben’s”, avait évoqué “le changement de Mohamed, après la venue d’un groupe d’extrémistes dans le quartier”. “Il avait revêtu l’habit traditionnel. Il interpellait les jeunes sur la religion. Puis il y a eu des rumeurs de séjours en Afghanistan. Moi, quand je l’ai revu, il y a quelques mois, il était sur une moto, habillé à l’occidentale. Il faisait un rodéo. Il avait une crête décolorée sur la tête et un gros tatouage, style maori, sur le crâne”. C’est cette crête blonde qu’évoque spontanément Aïcha. “C’est pour cela, et pour ses opinions extrémistes qu’il s’était fait refouler des mosquées”, explique Aïcha.

    La mère de famille rapporte également “les rodéos en scooter et en voiture”. “Il s’en vantait. Il était aussi très pressant avec les jeunes filles du quartier.” Mais pour Aïcha, c’est le frère de Mohamed, Abdelkader, qui est “le cerveau”. “C’est lui qui lui a bourré le crâne. C’est lui qui partait souvent à l’étranger, en Egypte.” Ce soir Aïcha se dit “à bout de forces”. “Pourquoi, malgré tous mes signalements, Mohamed Merah n’a-t-il pas été arrêté ? Nous l’avons encore vu la semaine dernière. Il nous narguait. J’ai tout raconté à de nombreuses reprises à la police et à la préfecture. Et aujourd’hui, on en est là. C’est incompréhensible et révoltant.”

    Hervé Chambonnière

  32. Mohamed Merah, come aspirante Cittadino:

    http://www.lepoint.fr/societe/merah-ce-que-croit-son-avocat-23-03-2012-1444508_23.php

    Le Point.fr – Publié le 23/03/2012 à 18:49 – Modifié le 23/03/2012 à 18:55
    VIDÉO. Maître Ételin estime que le jeune homme s’est radicalisé faute de pouvoir intégrer l’armée et, au-delà, la société française.
    Maître Christian Ételin a défendu Mohamed Merah pour des faits de petite délinquance.

    Maître Christian Ételin a défendu Mohamed Merah pour des faits de petite délinquance. © Eric Cabanis / AFP

    Par Laurence Neuer

    Christian Ételin, qui fut l’avocat de Mohamed Merah pour des faits de délinquance, a contesté vendredi la thèse défendue par les autorités d’une radicalisation islamiste du tueur au scooter lors de ses périodes de détention, et invoque plutôt une “haine” née de son échec à intégrer l’armée française.

    “Il s’est tellement islamisé en prison, il s’est tellement radicalisé en prison que, lorsqu’il sort de prison, il veut intégrer l’armée française, il veut rejoindre la société française en disant qu’il veut défendre, sous les couleurs du drapeau tricolore, les valeurs de la République française”, a ironisé Me Christian Ételin dans un entretien accordé à l’AFP TV. Quand il se présente à la Légion étrangère en juillet 2010, il est “rejeté” à cause de son “casier” judiciaire, selon l’avocat. À ce moment, Mohamed Merah “va s’enfermer dans un ressentiment et se lancer dans un processus où la haine va dominer, la haine d’une société dans laquelle il n’a pas sa place”.
    “Le problème des jeunes de banlieue”

    Selon Me Ételin, les tueries perpétrées par son ancien client ne sont “en rien un problème de terrorisme international”, mais “un problème qui ne concerne que la société française”, “le problème des jeunes de banlieue qui se sentent rejetés, discriminés et victimes d’un certain racisme”.

    Dans cette interview, l’avocat regrette également qu’il n’ait pas été fait appel à lui pour négocier la reddition de Mohamed Merah durant les 32 heures qu’a durées le siège de l’appartement toulousain où il était retranché. “Si on avait voulu tenter la chance d’un véritable dialogue avec lui au lieu de laisser pourrir une situation en misant sur son épuisement, on m’aurait utilisé. On ne l’a pas fait, on ne l’a pas voulu”, a déclaré Me Ételin. “La reddition en rendant les armes n’a plus été possible à partir d’un certain moment dans sa tête. Pour lui, qui avait été jusqu’ici insignifiant dans sa délinquance, il fallait devenir un surhomme, il fallait devenir quelqu’un de surpuissant qui soumettait le monde entier à sa puissance”, a analysé l’avocat.

    Me Ételin a par ailleurs précisé que la justice connaissait parfaitement l’adresse de Mohamed Merah que celui-ci avait donnée lors de sa dernière comparution devant le tribunal correctionnel le 24 février. L’étau des enquêteurs a commencé à se resserrer lundi sur Mohamed Merah et ils sont parvenus mardi à la conviction qu’ils tenaient le tueur au scooter. Selon le procureur François Molins, il a été localisé mardi après-midi.

  33. Per Valerio Mele

    Ti ringrazio molto del tuo intervento.

    A sostegno della tua teoria, la tesi “ufficiale” francese è quella del pazzo isolato, mentre i contrapposti “complottisti” cercano i numerosi “legami” di Mohamed Merah.

  34. Sempre per Valerio

    “Non c’è nemmeno bisogno di mobilitare reti terroristiche, investire in infiltrazioni, attentati, corpi speciali, mettere su complotti, logge segrete, ecc… Il sistema è abbastanza schizofrenico da mettere direttamente d’accordo il dispositivo di controllo e la sua eccezione terroristica, senza che sia necessario un complotto o una stretta di mano… La produzione di discorsività individuali sovversive è un effetto collaterale (e fortemente invocato e incentivato) dai meccanismi di controllo totalitario già in atto.”

    Bellissima (o tragica) riflessione, che condivido in pieno.

  35. Riporto per intero l’importante articolo segnalato da Mondo Cane:

    http://www.ilfoglio.it/soloqui/12779

    22 marzo 2012 – ore 21:30
    Un individuo, due ruoli
    Lo stragista francese di al Qaida è un’operazione d’intelligence finita male
    I soldi, i viaggi, i contatti con i servizi segreti. La versione del “lupo solitario che si radicalizza da sé” non regge

    Il giovane francese di al Qaida che uccide soldati ed ebrei nella zona di Tolosa è un’operazione dei servizi segreti francesi finita male. Mohammed Merah era un agente al servizio di entrambe le parti, un individuo diviso a metà: una quota in mano all’organizzazione terrorista e una quota in mano ai servizi di sicurezza del governo. Fino a quando nel suo foro interiore la metà in mano all’estremismo, quel partito jihadista che teneva nascosto dentro l’anima, ha prevalso, fino alle stragi e alla morte in casa dopo trenta ore di assedio per mano della polizia. La storia ricorda quella dell’informatore arruolato dai servizi giordani e da questi passato all’intelligence americana che, con il pretesto di voler confidare informazioni sulla posizione dei leader di al Qaida, nel dicembre 2009 fu ricevuto in una base della Cia e si fece saltare in aria uccidendo 7 agenti.

    Secondo fonti d’intelligence che hanno parlato con il Foglio, mercoledì, durante l’assedio al numero 17 di Rue du Sergeant Vigné, il suo “handler”, ovvero l’agente dei servizi che aveva il compito di tenere i contatti con lui e di seguirlo nella sua “carriera” all’interno della rete islamista (Merah era membro di un gruppo estremista sciolto d’autorità il mese scorso) è entrato senza problemi nell’appartamento a negoziare una resa che non creasse troppi imbarazzi all’organizzazione che lo gestiva. Una conferma indiretta: secondo la rivista francese Le Point, uno dei prossimi obbiettivi sulla lista di Merah era “un funzionario dei servizi segreti di origine islamica”. Le Point non dà il nome e non spiega perché un giovane spiantato della periferia di Tolosa conoscesse un funzionario d’intelligence e anche la sua professione religiosa. Merah intendeva uccidere il suo contatto con i servizi. C’è anche il sospetto che in un primo momento, dopo i due attacchi consecutivi per strada ai soldati, Merah fosse stato escluso dalla lista dei potenziali terroristi perché considerato “uno dei nostri”.

    Anzi: il suo handler gli avrebbe chiesto informazioni sulle uccisioni e sui possibili responsabili, invece che inserirlo tra i nomi da controllare e sorvegliare da vicino – come sarebbe dovuto accadere considerati i suoi precedenti, come i viaggi in zone di guerra. Il Monde scrive che “permangono dubbi sulla capacità di autofinanziamento di Merah, che da solo si sarebbe pagato armi, affitti di case, viaggi in Asia. Dubbi manifestati anche dal procuratore di Parigi, che ha detto: ‘Il livello di reddito era da Rsa’” (Revenu de Solidarité Active, è il sussidio pubblico di povertà). Scrive ancora il Monde: “Ulteriori indagini sembrano necessarie per capire chi lo aiutava, ma per ora si fermano a una zona grigia”.

    Più che le note riservate sui suoi rapporti con i servizi, più che la pista dei soldi, è la storia dei suoi viaggi che travolge la versione finora sostenuta dalla polizia francese, quella di un lupo solitario che all’improvviso decide di abbandonarsi a una catena di uccisioni con finale non aperto. Il procuratore di Parigi, Francois Molins, ha parlato di “auto radicalizzazione di un salafita dal profilo atipico”. In realtà la lista dei timbri sul suo passaporto racconta un percorso strutturato verso il jihad. Il 22 novembre 2010 la polizia afghana lo ferma a Kandahar, la città dell’Afghanistan dove la presenza dei talebani è più forte. Consegnato ai francesi del contingente Nato, è rispedito in Francia. Nel mezzo passa brevemente per le mani degli americani ed è un ufficiale americano che ora dice al Monde: “E’ stato in Israele, in Siria, in Iraq e in Giordania”. Prima dell’arresto, va al consolato indiano di Kandahar e chiede un visto per l’India. Aggiunge una fonte militare francese: è stato anche due volte in Iran (la Dcri, i servizi che si occupano di controspionaggio e lotta al terrorismo, nega). Nel 2010 va in Pakistan per sposarsi, ma è espulso. L’anno seguente torna nel paese ed entra clandestinamente nelle due agenzie tribali che fanno da casa al jihad: il sud e il nord Waziristan. Altri legami. I fratelli Merah sono vicini a un gruppo di estremisti arrestato nel 2007 e condannato nel 2009 per terrorismo a Tolosa. Come lui possa essere presentato come un francese normale e scollegato che vivacchia alla periferia di Tolosa è un mistero. Anche le armi trovate nell’appartamento, un fucile d’assalto e un mitra, farebbero parte del suo “pacchetto di libertà relative” in cambio di informazioni dall’interno della rete estremista.

    © – FOGLIO QUOTIDIANO

    di Daniele Raineri

  36. Se state seguendo attentamente, noterete l’incredibile complessità dell’immagine che abbiamo di Mohamed Merah. E stiamo parlando solo di fonti mediatiche.

    Credo che sarebbe bene riflettere su questa complessità ogni volta che incontriamo notizie simili.

    • daouda says:

      si è arrivati a parlare di bildeberg e signoraggio…è comprensibile che sia così anche per queste cose visti anche i cambiamenti nel mediterraneo.

  37. Les mesures antiterroristes votées après la présidentielle
    http://elections.lefigaro.fr/presidentielle-2012/2012/03/23/01039-20120323ARTFIG00496-les-mesures-antiterroristes-votees-apres-la-presidentielle.php

    Par Jim Jarrassé Mis à jour le 23/03/2012 à 19:11 | publié le 23/03/2012 à 16:24 Réactions (51)

    François Fillon a proposé de faire adopter le projet de loi avant l’élection en cas de consensus politique. Mais le PS, qui contrôle le Sénat, préfère attendre la nouvelle mandature. Nicolas Sarkozy a temporisé.

    Les mesures de lutte contre le terrorisme, annoncées jeudi par Nicolas Sarkozy, peuvent-elles être adoptées avant l’élection présidentielle, dont le premier tour aura lieu le 22 avril? C’est ce qu’a laissé entendre François Fillon, vendredi matin. Le premier ministre a indiqué sur RTL que le texte du projet de loi pourrait être proposé au Conseil des ministres dans une «dizaine de jours», et, en cas de consensus à l’Assemblée nationale et au Sénat, être soumis au vote avant l’élection présidentielle.

    Un terrain d’entente qui semble compliqué à trouver car la gauche contrôle le Sénat et dispose d’une capacité de blocage suffisante pour reporter l’examen du texte après les élections. «Aucune loi ne peut être votée définitivement et mise en œuvre avant l’élection présidentielle», a assuré sur Europe 1 Manuel Valls, le directeur de communication du candidat socialiste François Hollande. «Les mesures annoncées, dans la précipitation, sont l’illustration que l’on reconnaît qu’il y a eu des problèmes, des failles», a-t-il ajouté, reprenant les mots employés jeudi soir par François Hollande à Aurillac.
    «Une des premières mesures que je ferai passer», dit Sarkozy

    Encore plus que le fond des propositions, les socialistes critiquent l’empressement dont fait preuve le gouvernement pour les faire adopter, craignant une instrumentalisation. «S’il faut augmenter les moyens juridiques et humains, il faudra le faire», a concédé Jean-Marc Ayrault sur France Info, mais «tirer les leçons, ça commence par l’analyse de la législation existante». «On n’est pas dans la com là, on est dans le sérieux, dans du lourd», a ajouté le patron des députés socialistes, pour qui il convient d’abord de «regarder l’efficacité de chaque loi» et «l’efficacité aussi de nos services de renseignements».

    Spécialiste de la sécurité au PS, François Rebsamen a été plus loin, dénonçant un «projet de loi décidé dans l’urgence sous la pression des circonstances, mal préparé, mal ficelé, sans concertation, et sans évaluation préalable de la fiabilité et de l’efficacité de son contenu». «Une fois de plus, les parlementaires de l’opposition sont sommés de voter un texte au nom d’un soi-disant intérêt national, dont on est en droit de se demander dans le cas de la tragédie de Toulouse et Montauban, pourquoi il n’a pas été pris en compte plus tôt», a dénoncé le sénateur-maire de Dijon dans un communiqué.

    En déplacement à Valenciennes, Nicolas Sarkozy a déploré cette position. «C’est leur choix, ils considèrent peut-être qu’il n’y a pas urgence», a réagi le président-candidat. «Il ne faut pas, sur une affaire aussi sérieuse, qu’il y ait le moindre soupçon d’arrière-pensée, alors s’il faut attendre un mois et demi, on attendra un mois et demi», a-t-il ajouté, confirmant ainsi le calendrier annoncé jeudi soir par Valérie Pécresse, porte-parole du gouvernement: un examen au Conseil des ministres avant le 1er tour et un vote après l’élection. «Ce sera une des premières mesures que je ferai passer si les Français me font confiance», a glissé Nicolas Sarkozy.

  38. Mondo cane says:

    Altri spunti e link nell’articolo

    http://ilupidieinstein.blogspot.it/2012/03/attacco-terroristico-francese-tutte-le.html

    Ci tengo a precisare, riportare non è condividere.

  39. nic says:

    Non dimenticare la versione “ufficiale” del Dipartimento di Azione Politica e Relazioni Diplomatiche d’Israele(sigla R.A.F.F.A.E.L.E.), per il quale Merah non è un pazzo isolato, ma semplicemente un soggetto qualunque di RAZZA MAGREBINA, che, come `risaputo, per sfogarsi invece di farsi un tiro di coca o andare al cinema o puttane, preferiscono sparare ai bimbi ebrei.

    -Non credo Merah fosse un pazzo e molto probabilmente non faceva parte di una rete terroristica come Al Qaida. (trad: al momento, non risulta nel nostro libro paga). Forse il suo profilo era quello di un giovane francese di origine magrebine che ha trovato nell’estremismo la via per sfogare le proprie frustrazioni religiose, etniche e sociali. Ammazzare un po’ di ebrei (i parà, giustamente, si dimenticano ancor più facilmente di polacchi, slavi, zingari, froci e comunisti) lo ha reso probabilmente un eroe in certi ambienti ( indefiniti così c’e’ repressione per tutti i NazIslamComunisti) a cui forse faceva riferimento.

    Temo che come lui c’e’ ne siano altri e temo anche l’emulazione.-

    Certamente (segue un profondo ed esteso rutto)

  40. Per Antonello

    “spiacente, ma i bipedi che vogliono imporsi con la forza sugli altri non sono uguali agli altri.”

    Di solito, sono superiori perché si sono imposti :-)

    A parte gli scherzi, non esiste una razza di esseri umani che si “vuole imporre sugli altri”, contrapposta alle razze pacifiche.

    Esiste la paura.

    Ti consiglio di leggere qualche vero testo nazista, cioè qualche testo politico tedesco scritto negli anni Trenta, che più nazista di così non c’è niente.

    Il tema fondamentale è Feinde ringsum: nemici tutt’attorno ad anello.

    Siamo un popolo circondato da nemici, francesi, inglesi, russi (e pure il Vaticano), che premono ovunque su di noi, e non abbiamo difese naturali. Ci hanno disarmati e costretti a pagare per cent’anni per una guerra che non è stata colpa nostra; ci impediscono l’accesso al mare, e alle risorse di terra, e in qualunque momento possono annientarci, aiutati dai traditori interni. Occorre mobilitarci.

    Ecco il ragionamento fondamentale; e si sono messi a cercare frontiere sicure; che, come dimostrano gli Stati Uniti, le uniche frontiere sicure sono in capo al mondo.

    Oppure pensa a Israele, che non è che si diverta a “imporsi con la forza”: ha talmente paura per sé, che deve bombardare, o minacciare di bombardare Tehran.

    E’ pacifico chi sa porre un freno alla propria paura e all’autodifesa.

    • Peucezio says:

      Già. Tra l’altro il tema del pericolo, e quindi della paura, perché un pericolo in tanto è tale in quanto lo si teme, è un tema ossessivo della sinistra, che vede pericoli dappertutto.
      Ovviamente non solo della sinistra, perché ogni orientamento ideologico ha i suoi confini teorici e quindi vede il pericolo nell’eterodossia, che è non solo e non tanto l’eterodossia teorica, quanto tutti quegli aspetti della realtà, che per forza di cose sono la maggior parte, che recalcitrano ad omologarsi al modello teorico.
      Il che crea una paranoia costante per cui chiunque aderisce a un sistema ideologico, per quanto “morbido” e poco dogmatico, vede nella maggior parte degli uomini dei nemici che, non volendo farsi redimere dal Verbo, sono di per sé un attentato alla perfezione ideale del mondo.

  41. Per Mondo Cane

    “Altri spunti e link nell’articolo

    http://ilupidieinstein.blogspot.it/2012/03/attacco-terroristico-francese-tutte-le.html

    Fai bene a segnalarlo, ma non mi sembra che aggiunga informazioni, solo ipotesi.

    Credo che il mistero politico della questione Merah attualmente sia soprattutto questo:

    E’ assodato che Merah era molto noto alla “polizia” (termine generico) sia come estremista, sia come informatore.

    Come mai, dopo il primo omicidio, la polizia non abbia subito posto sotto controllo, o almeno contattato, quello che era il loro informatore più schizzato in zona? E nemmeno dopo il secondo omicidio?

    Insomma, l’uccisione di un parà può almeno fare pensare a un atto di “terrorismo estremista”, in piena campagna elettorale, un fatto già abbastanza grave, prima ancora della strage nella scuola ebraica.

    E quantomeno potevano chiamare Merah per chiedergli di informarsi in giro; e quando si presentava all’appuntamento, dare un’occhiata pure a lui, giusto per vedere…

    Non esageriamo la faccenda, ma i dubbi esistono.

  42. La polverizzazione e l’individualizzazione di valori, comportamenti, stili di vita e modelli è uno degli aspetti caratteristici dell’epoca contemporanea, in “Occidente” e non soltanto in esso.
    Una delle ripercussioni di questo stato di cose è che se qualcuno decide di armarsi e di colpire un certo bersaglio è abbastanza facile che ci riesca. Le stesse condizioni di cui sopra rendono, al contrario, più difficile che gruppi organizzati riescano a fare lo stesso.

  43. Autodifesa un po’ debole dell’antiterrorismo francese. Certo che non potevano tenerlo sotto sorveglianza 24 ore su 24, e quindi prevenire il primo attentato; ma non risponde al fatto che dopo il primo attentato, non lo abbiano nemmeno preso in considerazione.

    Con questo non intendo affatto ipotizzare alcunché, faccio solo una constatazione.

    http://www.lemonde.fr/societe/article/2012/03/23/comment-la-dcri-a-pu-surveiller-mohamed-merah_1674853_3224.html

    Ce que la DCRI savait de Mohamed Merah

    Le Monde.fr | 23.03.2012 à 20h13 • Mis à jour le 24.03.2012 à 08h37

    Par Angela Bolis et Aude Lasjaunias

    Mais que faisaient les services de renseignement ? Une fois les tueries, la traque et l’opération du RAID terminées, vient le temps des questions. Notamment autour du rôle de la Direction centrale du renseignement intérieur (DCRI) dans la prévention de ces assassinats, commis par un homme au profil hautement suspect et fiché depuis plus d’un an. Le service a rapidement été montré du doigt par le ministre des affaires étrangères, Alain Juppé – estimant qu’il “fallait faire la clarté” sur une éventuelle faille du renseignement – et par le procureur de Paris, François Molins, qui s’est défaussé sur ce service.

    Lire l’éclairage : “Questions sur la surveillance de Mohamed Merah par la DCRI”

    Mohamed Merah avait en effet été repéré dès novembre 2010, après avoir été contrôlé par la police pakistanaise à Kandahar, région à forte activité insurrectionnelle dans le sud de l’Afghanistan, et remis à l’armée américaine. Celle-ci transmet l’information à l’armée française, qui la relaie à la Direction de la protection et de la sécurité de la défense (DPSD), et cette dernière à la DCRI. Sans aucun doute, Mohamed Merah était-il inscrit, depuis, dans le fichier Cristina (Centralisation du renseignement intérieur pour la sécurité du territoire et les intérêts nationaux), classé secret défense et auquel seule la DCRI a accès, avance André Tarrat, chercheur au Centre français de recherche sur le renseignement (CF2R). Il est par ailleurs repéré par le renseignement américain, et son nom est inscrit sur la liste noire des personnes interdites de vol aux Etats-Unis.

    MERAH, OBJET D’UN “INTÉRÊT” DE LA PART DU RENSEIGNEMENT

    Il paraît donc étonnant, pour François Heisbourg, de la Fondation pour la recherche stratégique, qu’il n’ait pas été davantage surveillé : “Un profil qui présente un tel niveau de dangerosité est normalement placé de façon récurrente sur écoute, suivi physiquement, on s’assure d’où il habite, où il travaille…” , précise le chercheur. En effet, les islamistes radicaux qui présentent un danger manifeste pour la sécurité du pays font habituellement l’objet d’une surveillance constante, explique Eric Decéné, directeur du CF2R. Mais “ce n’était pas le cas de Mohamed Merah, indique le spécialiste. Il faisait l’objet d’un ‘intérêt’ de la part des services, mais il se tenait calme, il n’y avait aucune raison de le placer sous ce type de surveillance.”

    Une surveillance rapprochée n’est d’ailleurs pas tellement du ressort de la DCRI, mais de la police judiciaire, explique André Tarrat. Du coup, elle ne peut être mise en place qu’avec l’autorisation du juge des libertés. Elle nécessite aussi un suivi “très intense et compliqué”, selon le chercheur, impossible à maintenir dans la durée. Dans l’affaire Merah, cette surveillance n’interviendra finalement qu’après la troisième tuerie, avec des écoutes téléphoniques qui n’ont d’ailleurs “pas donné grand chose”, selon le procureur Moulins.

    SURVEILLANCE ÉPISODIQUE

    En revanche, c’est un autre type de surveillance que le renseignement intérieur opérait depuis plusieurs mois sur Mohamed Merah. Surveillance épisodique, comme en témoigne le rendez-vous avec le correspondant régional de la DCRI en novembre 2011,”pour reucueillir des explications sur son voyage en Afghanistan”, explique Bernard Squarcini, patron de la DCRI, dans un entretien au Monde. C’est d’ailleus avec ce fonctionnaire qu’il a “souhaité parlé” lors des négociations avec le RAID, semblant avoir établi avec lui “un rapport de confiance”.

    Lire l’entretien : “Bernard Squarcini : ‘Nous ne pouvions pas aller plus vite’”

    Cette rencontre à visage découvert n’empêche d’ailleurs pas que d’autres agents du renseignement aient pu entrer en contact avec lui sans qu’il le sache, “sous faux pavillon”, pour recouper les informations, note André Tarrat.

    Surveillance informatique, ensuite, d’autant plus pertinente pour ce type de profil qui s’est, comme l’a dit le procureur de Paris, “autoradicalisé”, notamment sur Internet. De plus en plus fréquent, ce phénomène est d’ailleurs qualifié de “cyber-djihadisme”. Enfin, explique André Tarrat, “la DCRI est aussi là pour comprendre l’environnement de la personne, faire une cartographie de ses contacts”. Le lien entre Mohamed Merah et son frère, Abdelkhader, mis en cause il y a quelques années dans le cadre d’une enquête sur des filières d’envoi de djihadistes en Irak, était d’ailleurs connu.

    UN “LOUP SOLITAIRE” DIFFICILEMENT SAISISSABLE

    Si cette relation permet d’apercevoir que M. Merah baignait dans un milieu salafiste – et n’était donc pas si isolé -, on ne peut toutefois en déduire qu’il était encadré par une structure terroriste lors des trois tueries. “Selon les déclarations qu’il a faites lors du siège par le RAID, il s’est autoradicalisé en prison, tout seul, en lisant le Coran. C’est un acte volontaire, spontané, isolé. (…) Donc, il n’y a aucune appartenance à un réseau”, note Bernard Squarcini.

    Son profil de “loup solitaire”, tel qu’il est en tout cas décrit pour le moment, est beaucoup plus discret et difficile à saisir pour les services de renseignement. Qui sont, en outre, peu sensibles à une autre dimension, sans doute déterminante dans le passage à l’acte de Mohamed Merah : celui de son profil psychologique. “C’est quelqu’un qui a un comportement violent dès sa petite enfance, qu’on ne peut rattacher à aucune typologie”, relève le patron de la DCRI. Bref, d’après André Tarrat, “les renseignements ne sont pas très armés pour suivre des individus qui ont des troubles mentaux”.

    Une faiblesse peut-être, à l’heure où, selon François Heisbourg, le nombre d’individus se radicalisant et passant à l’acte de manière individuelle est en hausse. D’après Bernard Squarcini, “c’est évident qu’il peut y avoir d’autres solitaires comme lui. C’est la crainte de tous les services de renseignement, mais cela ne change pas fondamentalement notre grille de lecture du phénomène terroriste.”

    Angela Bolis et Aude Lasjaunias

  44. Trovo irrilevanti le ovvie condanne dei portavoce “ufficiali” dell’Islam francese.

    Gente che ha molto più a che vedere con le istituzioni governative che le mantengono, che con chi vive nelle periferie.

    Molto più interessanti sono le riflessioni di chi invece è vicino alla realtà giovanile/periferica. I francofoni possono ascoltare un discorso del portaparola di “Shariah4Belgium”, un gruppo senz’altro “estremista” e che non rinnega affatto le intenzioni di Mohamed Merah, pur non condividendone le azioni:

    http://www.youtube.com/watch?v=WVZPOqk8QKc

    • Ritvan says:

      —-Trovo irrilevanti le ovvie condanne dei portavoce “ufficiali” dell’Islam francese. Gente che ha molto più a che vedere con le istituzioni governative che le mantengono, che con chi vive nelle periferie. Miguel—-

      Ti riferisci forse:-) a questa dichiarazione che io avevo riportato nei commenti di un altro post?:
      “Il rettore della moschea di Parigi, Dalil Boubakeur, respinge ogni connessione tra i tre attentati di Tolosa e l’Islam: “Non c’è compatibilità tra la religione musulmana, al 99,9% pacifica, urbana, responsabile, non violenta e completamente integrata nel nostro paese, e queste minime, piccole, frange di persone decise a causare dolori atroci”.”
      Dici che, per non essere bollato da te come serv…pardon:-), volevo dire come “gente che ha molto più a che vedere con le istituzioni governative che le mantengono”, il buon Boubakeur avrebbe dovuto, invece, garantire personalmente che al povero shahid:-) sarebbero state riservate in Paradiso ben 7 hurì nuove di zecca…e magari con le sembianze della Bellucci?:-)

      P.S. E sulle altre dichiarazioni, quelle dell’ANP non mi dici niente? Te le riporto:
      «E’ ora che i criminali la smettano di rivendicare i loro atti terroristici in nome della causa palestinese e di pretendere così di difendere i loro figli che invece non chiedono altro che una soluzione giusta per sé e per tutti i bambini del mondo» (Salam Fayyad premier dell’Anp)……Come riportano i media, nel frattempo l’Olp, l’Autorità palestinese, le autorità palestinesi in Francia e la Delegazione permanente della Palestina presso l’Unesco hanno condannato con “la più grande fermezza l’odioso attentato compiuto a Tolosa contro la scuola ebraica”.

  45. Per Ritvan

    “Dici che, per non essere bollato da te come serv…pardon:-), volevo dire come “gente che ha molto più a che vedere con le istituzioni governative che le mantengono”, il buon Boubakeur avrebbe dovuto, i”

    Servo dello Stato per la precisione.

    Smetterà di esserlo, quando cesserà di venire nominato dallo Stato.

    Se ci tiene a non farsi definire servo dello Stato, deve cambiare mestiere, non affermazioni.

    • Ritvan says:

      Miguel, fino a prova contraria Boubakeur è solo un “servo di Dio”, anche se è lo Stato a pagargli lo stipendio, come avviene del resto in quasi tutti i Paesi islamici. O dici forse – accodandoti involontariamente al coro degli islamofobi:-) – che noialtri musulmani non sappiamo distinguere, non avendo il famoso “date a Cesare ecc., ecc.”?:-)

  46. Sempre per Ritvan

    “E sulle altre dichiarazioni, quelle dell’ANP non mi dici niente?”

    E che devo dire? Cos’ha a che fare l’ANP con il ragazzo di Tolosa? Se qualche messicano a New York fa strage di guatemaltechi, io non mi sento obbligato a dire proprio niente, a distanziarmi da nessuno o a condannare nessuno.

    Che poii media abbiano bisogno di estorcere banalità a tutti, è in sé molto interessante; ma le banalità prevedibili sono del tutto irrilevanti.

    • Ritvan says:

      —-Cos’ha a che fare l’ANP con il ragazzo di Tolosa? Miguel—

      Magari ti è sfuggito:-) ma è stato proprio il “ragazzo di Tolosa” a dire che con la strage di bambini ebrei voleva vendicare i bambini palestinesi…e se non sbaglio:-) l’ANP qualcosina:-) a che fare coi bambini palestinesi ce l’ha, no?

    • Ritvan says:

      —-Cos’ha a che fare l’ANP con il ragazzo di Tolosa? Se qualche messicano a New York fa strage di guatemaltechi, io non mi sento obbligato a dire proprio niente, a distanziarmi da nessuno o a condannare nessuno. Miguel—

      Splendido paragone:-) : da quando sei stato nominato/eletto Rappresentante Ufficiale Ed Unico Del Popolo Messicano Nel Mondo?:-)

  47. Per Ritvan

    “l’ANP qualcosina:-) a che fare coi bambini palestinesi ce l’ha, no?”

    Infatti, il mio esempio non era perfetto. Eccotene un altro: Ritvan è a capo dell’ufficio della CGIL che si occupa di contestare i licenziamenti.

    Un operaio stermina la famiglia dell’imprenditore che lo ha licenziato.

    Credo che nessuno abbia il diritto di chiedere a Ritvan se lo “condanna o no”, e Ritvan avrebbe il diritto di prendere a schiaffi chi glielo chiedesse.

    Come Ritvan avrebbe anche il diritto di dire qualche banale ovvietà, tipo “condanno fermamente”, ma non vedo l’interesse che avrebbe una tale dichiarazione.

    • Ritvan says:

      —-Infatti, il mio esempio non era perfetto. Eccotene un altro: Ritvan è a capo dell’ufficio della CGIL che si occupa di contestare i licenziamenti…..Miguel—

      E meno male che adesso ne fai uno perfettissimo:-), sostenendo in pratica che il “ragazzo di Tolosa” fosse addirittura il padre (biologico?) dei bambini palestinesi rimasti uccisi nei raid israeliani. Se permetti te lo correggo:

      “Ritvan è a capo dell’ufficio della CGIL che si occupa di contestare i licenziamenti. Un tizio stermina la famiglia DEL CUGINO di un imprenditore che ha licenziato un operaio, sostenendo che si sentiva obbligato a farlo poiché sia lui che l’operaio licenziato erano entrambi tifosi della Juventus (o qualsiasi altra squadra, a piacimento). Ritvan dichiara – a prescindere se la dichiarazione gli venga richiesta o meno – che non è questo il modo di risolvere le controversie sul lavoro e che, in ogni caso, è l’Ufficio di cui Ritvan è a capo che se ne dovrebbe occupare. Punto.”

      —Credo che nessuno abbia il diritto di chiedere a Ritvan se lo “condanna o no”, e Ritvan avrebbe il diritto di prendere a schiaffi chi glielo chiedesse.—
      Miguel, dalle mie parti chiedere è lecito e rispondere è cortesia. Dalle tue non so, ma ti faccio poco umilmente presente che a volte dagli schiaffi si fa presto ad arrivare alle raffiche…

      —Come Ritvan avrebbe anche il diritto di dire qualche banale ovvietà, tipo “condanno fermamente”, ma non vedo l’interesse che avrebbe una tale dichiarazione.—
      Naturalmente:-) per te tale “banale ovvietà” non ha alcun interesse, ma sai, “qualcuno” potrebbe sostenere che in realtà sia stato proprio “l’ufficio di Ritvan” ad armare di nascosto la mano omicida per terrorizzare gli imprenditori intenzionati a licenziare qualche loro dipendente:-):-)

      P.S. Naturalmente:-) anche una dichiarazione del capo della tifoseria juventina (o di qualsiasi altra squadra-vedi sopra) precisante che fra i compiti del tifoso juventino non rientra quello di sterminare i cugini di chiunque abbia fatto un torto a un “confratello” sarebbe da te liquidata come “banale ovvietà” nonché “senza alcun interesse”, vero?:-)

  48. Per Ritvan

    “Miguel, fino a prova contraria Boubakeur è solo un “servo di Dio”, anche se è lo Stato a pagargli lo stipendio, come avviene del resto in quasi tutti i Paesi islamici. “

    La prova contraria sta nel fatto che lo Stato gli paga lo stipendio. Mai negato che il “clero” islamico nei paesi islamici sia in larga misura costituito da servi dello Stato.

    L’assurdo è che sia lo Stato faro della laicité a scegliere chi deve rappresentare l’Islam.

    In Italia, il Vaticano – per fortuna – avrebbe qualcosa da ridire se il prefetto nominasse i vescovi.

    • Ritvan says:

      “Miguel, fino a prova contraria Boubakeur è solo un “servo di Dio”, anche se è lo Stato a pagargli lo stipendio, come avviene del resto in quasi tutti i Paesi islamici. Ritvan“

      —-La prova contraria sta nel fatto che lo Stato gli paga lo stipendio.—
      Lo Stato paga lo stipendio a un sacco di altra gente, tipo avvocati d’ufficio, medici e così via e non per questo l’avvocato d’ufficio “servo dello Stato” si adopera per favorire il PM e far condannare il proprio cliente, né il medico “servo dello Stato” si adopera per far passare al più presto all’altro mondo il malato cronico, così, tanto per far risparmiare al suddetto Stato – di cui è biekissimo servo:-) – il costo dei farmaci…Dai, Miguel, provaci ancora, che questa tua “prova contraria” mi convince poco (tanto per usare un eufemismo:-) ).

      —Mai negato che il “clero” islamico nei paesi islamici sia in larga misura costituito da servi dello Stato.—
      Appunto, come i difensori d’ufficio o i medici. Dove sta il problema?

      —L’assurdo è che sia lo Stato faro della laicité a scegliere chi deve rappresentare l’Islam.—
      Apparentemente assurdo, direi. Non conosco bene i rapporti fra islam e Stato francese ma presumo che anche laggiù, di fronte all’incapacità dei musulmani di organizzarsi e parlare con un’unica voce – come nel caso del tuo amato:-) Vaticano o anche dei Testimoni di Geova, se per questo – lo Stato ci abbia messo una pezza per evitare “l’anarchia islamica”. Perché vedi, un conto è essere “faro della laicité” e un altro è essere….struzzo:-) (a prescindere dal fatto che quella dello struzzo che nasconde la testa nella sabbia è solo una leggenda).

      —-In Italia, il Vaticano – per fortuna – avrebbe qualcosa da ridire se il prefetto nominasse i vescovi.—
      Miguel, c’hai sempre il vizio di paragonare cose non paragonabili. Beh, quando avrai individuato l’equivalente del Vaticano per l’islam potrai segnalarglielo a Sarkozy:-).

  49. Mondo cane says:

    Bernard Squarcini, il direttore della Dcri, i servizi segreti interni francesi, ha confermato che il killer di Tolosa era monitorato dal 2010, ma l’inchiesta non aveva evidenziato nulla di sospetto. Nel novembre 2011 Merah era stato anche convocato dal Dcri per dare spiegazioni dei suoi viaggi in Afghanistan e Pakistan.
    Pure in quell’occasione «ha dato prova di una eccellente cooperazione, di buona educazione e di cortesia”. ;)

  50. Pingback: Un commento sulla morte di Mohamed Merah « Valerio Mele

  51. Più panico per tutti:

    http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-europa/europa-bombe-umane-jihadisti-assassini-1166469/

    L’Europa: “Ci sono 400 bombe umane, già in casa gli jihadisti assassini”
    riccardo-galli-opinioni
    di Riccardo Galli

    Leggi tutti gli articoli di Riccardo Galli

    TAG: antisemitismo, ebrei, francia, gilles de kerchove, mohammed merah, osama bin laden-jihadisti-al qaeda, tolosa

    BRUXELLES – In Europa ci sono altri 400 “lupi solitari”, così li definisce Gilles De Kerchove, coordinatore dell’antiterrorismo europeo. Lupi solitari come il killer di Tolosa, “concentrati soprattutto in Germania, Francia, Gran Bretagna, Belgio e in tutti gli altri paesi Ue in misura molto minore”. E se lo dice il coordinatore dell’antiterrorismo europeo c’è da crederci. Tanti 400 potenziali killer qaedisti dormienti? Probabilmente no, se rapportati alle centinaia di milioni di europei che abitano la Ue.

    Ma tantissimi se misurati con le vite innocenti, di bambini, stroncate da Mohamed Merah. Se ognuno di questi 400 lupi solitari si armasse e agisse come il ragazzo di Tolosa, le potenziali vittime sarebbero migliaia. E allora sì che 400 casi simili diventano non tanti e nemmeno tantissimi, ma semplicemente troppi. Tutti i potenziali terroristi “sono ovviamente monitorati” dai servizi di intelligence dei vari paesi, dice ancora De Kerchove. Speriamo che non siano monitorati come lo era Merah, libero di andare e venire dall’Afghanistan, libero di armarsi, di rubare uno scooter, di uccidere una prima volta e poi una seconda, indisturbato. Se questo è il livello di monitoraggio, 400 terroristi in erba sono un numero smisurato e sconfinato per l’Europa, un numero che dovrebbe agitare le esistenze di tutti, e soprattutto di tedeschi, francesi, inglesi e belgi. Cittadini di quei paesi che De Kerchove ha indicato come quelli con il maggior numero di presenze.

    Lupi solitari che, sempre secondo quanto detto dal coordinatore dell’antiterrorismo, sono “sempre più frequenti” a causa dell’indebolimento delle strutture chiave di Al Qaeda. Cioè in altre parole la lotta internazionale al terrorismo sta avendo come effetto collaterale quello di popolare l’Europa, e si presume non solo lei, di figure di qaedisti addestrati ma slegati da qualsiasi catena di comando, in grado quindi di colpire ovunque e in qualsiasi momento, in forma assolutamente imprevedibile. Un effetto collaterale non da poco. L’indebolimento della struttura terroristica organizzata da Osam Bin Laden e la morte dello stesso sceicco del terrore per mano americana, hanno fisiologicamente sfilacciato le fila che tenevano unita l’organizzazione. Lasciando di fatto da soli quelli che erano “agenti” all’estero o giovani aspiranti. In un numero in costante aumento. De Kerchove rassicura sul fatto che siano tutti monitorati dai servizi di intelligence, ma buon senso e cronaca suggeriscono il contrario.

    In Francia con ogni probabilità ci sarà un’inchiesta e, forse, si troveranno dei colpevoli. Responsabili di aver lasciato che un soggetto come Merah, noto ai servizi segreti come “pericoloso”, potesse agire indisturbato. Colpevoli che rassicureranno la comunità e l’opinione pubblica sulla falla nella sicurezza nazionale. Colpevoli loro di aver sbagliato. Ma, come purtroppo è noto ed evidente, per definizione dei “lupi solitari” non possono essere previste le azioni e i pensieri. Fattispecie per nulla rassicurante, tanto più alla luce delle stime numeriche fornite da Gilles De Kerchove e riportate da La Stampa.
    23 marzo 2012 | 15:47

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