Thomas Jay, alias Stefano Lorenzini: una bufala di Fazi Editore

Mi arriva oggi un messaggio a firma di una certa Giovanna Galeassi, che si firma “Il presidente del comitato italiano “Free Thomas Jay”

La storia viene presentata in questi termini:

“Thomas Jay, pseudonimo di Stefano Lorenzini  (Arezzo, 5 marzo 1957), è uno scrittore di culto italoamericano, i cui libri sono stati pubblicati in tutto il mondo.

La sua fama è legata, oltre che ai suoi romanzi, alla sua vicenda personale che lo vede rinchiuso per reati minori nel riformatorio di New York già a 12 anni, e in seguito condannato all’ergastolo per reiterato tentativo di evasione, come previsto da una legge inconcepibile nota come Three Strikes Law.

Tutt’oggi in carcere, lo scrittore è al centro di un vasto movimento di opinione che si adopera per ottenerne la liberazione. Il tuo sostegno rappresenta un contributo importante per diffondere la sua storia.

La Fazi Editore ha annunciato che a breve pubblicherà tutte le sue opere.”

Viene segnalato anche un sito, che puntualmente visito.  Spicca l’immagine di un giovane dall’aria di bel tenebroso, che porta sorprendemente bene i suoi cinquanta  e passa anni.

Sul sito, scopro che Thomas Jay è stato difeso pubblicamente da

“Gore Vidal, Paul Auster, Jonathan Franzen, Michael Moore, Bruce Springsteen, Jack Nicholson, Tim Robbins, Susan Sarandon, Sean Penn, Julian Schnabel e tanti altri.”

Thomas Jay è stato citato, o meglio esaltato, in recensioni su  The New York Times (che si dice parli anche di una “manifestazione di 3.000 persone a suo sostegno”), Time, The New Yorker (“Thomas Jay è uno dei maestri della letteratura americana”) e il San Francisco Chronicle. Sul sito, c’è pure un video, con tanto di copertina di Time dedicata a Thomas Jay.

Vado su Google, e trovo centinaia di riferimenti a questo autore. Tutti in italiano, e tutti che ricalcano il comunicato che era arrivato a me. Un po’ strano, visto che l’unica lingua al mondo in cui i suoi libri non sono ancora stati pubblicati sarebbe l’italiano.

Vado su Bookdepository (la mia alternativa a Amazon) e trovo che la cosa che più ci somiglia è un libro per bambini di un certo Chris Thomas, intitolato Little Jay Learns Karate. E nemmeno su Amazon si trova un libro che sia uno, scritto da questo autore cult, “i cui libri sono stati pubblicati in tutto il mondo”.

Ma no, c’è in effetti un articolo in inglese, anzi una voce su Wikipedia, dedicata proprio all’autore Thomas Jay. Apro, e leggo:

“11:58, 12 March 2012 Closedmouth (talk | contribs) deleted page Thomas jay (G3: Blatant hoax)”

Blatant hoax, per i non anglofoni, si traduce “bufala sfacciata“.

Cerco almeno la presidente del Comitato, la signora Giovanna Galeassi, che compare pure di persona nel video sul sito. Gli unici riferimenti a questa signora sono proprio al suo ruolo di presidente del “comitato italiano “Free Thomas Jay””.

Per diventare qualcuno, tipo presidente di un Comitato, di solito devi aver fatto qualcosa prima nella vita, che so mandato una volta un messaggio su un forum. Questa qui, no.[1]

A questo punto, mi sorge il sospetto che qualcuno abbia voluto giocare un colpo basso a Fazi Editore.

Quindi vado a vedere a chi appartiene il sito per la liberazione di Thomas Jay. Ecco qui:

Registrant:
Fazi Editore Srl Societa/Ditta
Via Isonzo, 42C
ROMA, RM 00198
IT

Domain name: FREETHOMASJAY.COM”

Ora, tutto è possibile. Anche che esista Thomas Jay.

Però il rasoio di Ockham ci offre una possibilità alternativa.

Cioè che Fazi Editore stia cercando di sfruttare i blogger, come il sottoscritto, per fare pubblicità gratuita a una truffa. Che poi la figura da pesce la facciamo noi, loro fanno la figura del viral marketing.

E fin qui passi. Ciò che riempie davvero di disgusto è il fatto che per vendere qualche libro, sfruttino pure il giusto sdegno di tanti contro il più grande sistema carcerario del pianeta.

E questi sarebbero gli alternativi

Nota:

[1] Nello stesso video compare anche una certa Ilaria Bandini, “autrice del libro Thomas Jay. Il genio dimenticato“; ma il nome è troppo comune per permettere una facile ricerca su Google.

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68 Responses to Thomas Jay, alias Stefano Lorenzini: una bufala di Fazi Editore

  1. Karakitap says:

    Geh, io conoscevo la Fazi per aver pubblicato diversi (pessimi, nella maggior parte dei casi) libri fantasy, ma che sia ricorsa pure a tale fantasia truffaldina mi sembra davvero assurdo (eh sì che il settore è in crisi, ma fino a questo punto non lo credevo).

    Ciao

  2. Evidentemente contano sulla sindrome di cecità partigiana.

    Immagino che abbiano mandato quel comunicato a centinaia di blogger più o meno “impegnati”, e presumo appartenenti a due categorie piuttosto diverse:

    1) gente notoriamente critica nei confronti dell’impero statunitense

    2) gente preoccupata per i “diritti civili”

    Contando sulla cecità volontaria che induce a non porsi mai domande su quelle affermazioni che sembrano portare acqua al proprio mulino.

    Qui però sono cascati male :-)

    E guarda che non ho nulla in contrario agli scherzi: mi disgusta lo sfruttamento del reale dramma del sistema carcerario statunitense, per fare un “caso letterario”.

  3. PinoMamet says:

    Ma il New York Times e gli altri giornali citati, se lo venissero a sapere, non potrebbero far causa a Fazi?
    Tanto più che ‘sti americani ci hanno la causa facile… qui ne avrebbero anche tutte le ragioni.

  4. necroclerico says:

    a me queste cose invece fanno frullare i coglioni. esattamente come i video falsificati “ma per buone cause” anti capi guerriglieri africani. quand’è che capiremo un concetto base: mentire per guadagnare visibilità e/o pubblicità alla lunga è un cancro che corrode a morte la pianta dell’informazione perché mina alla radice il requisito minimo che sta alla base della comunicazione: la fiducia nella verità e – in subordine – almeno nella buona fede di chi fornisce un’informazione.

    alla lunga se viene minato il principio di credibilità e di fiducia nessuna informazione viene più ritenuta affidabile. il che fa il gioco solo di chi vuole manipolare il consenso altrui.

    grazie a chi tiene occhi e orecchie aperte, semrpre come Martinez. ma è il principio che conta.

    • PinoMamet says:

      Sono assolutamente d’accordo, e condivido il giramento di palle!

    • Marcello Teofilatto says:

      D’accordo anch’io. Se sono stati quelli della Fazi, si meritano cento colpi di spazzola nel sedere. M.T.

  5. Per Neroclerico

    “alla lunga se viene minato il principio di credibilità e di fiducia nessuna informazione viene più ritenuta affidabile. il che fa il gioco solo di chi vuole manipolare il consenso altrui.”

    Esatto. Luca Mastrantonio e Francesco Bonami (Irrazionalpopolare. Da Boccelli ai Suv. Viaggio tra gli incomprensibili miracoli d’Italia) hanno colto come le persone che fanno cose di questo tipo di cose provengono spesso dal mondo della critica alla società dello spettacolo: come dire, “adesso dimostriamo che è tutta una truffa, facendo vedere quanto è facile fare una truffa”.

    A volte queste iniziative possono avere anche un elemento divertente: è difficile non sorridere guardando la bravura degli attori nel video che si trova sul sito “in difesa” di Thomas Jay.

    Ma alla fine, ciò che è tremendo è come in Italia quasi nessuno va a controllare una notizia, quando quella notizia potrebbe favorire la propria causa, qualunque sia.

    • Peucezio says:

      Beh, se il risultato fosse il discredito generale di tutto il giornalismo e i mezzi di comunicazione di massa, non sarebbe male. Ma tanto la gente crede comunque un po’ a tutto: tantissimi credono ai maghi e vi si fanno rubare milioni, figuriamoci se non credono ai giornalisti, che non costa nulla.

  6. Peucezio says:

    Io non ho capito: ma se lo scrittore non esiste che cavolo stanno cercando di pubblicizzare? Vogliono vendere libri inesistenti?

  7. loredana says:

    ho ricevuto lo stesso messaggio via mail stamattina e incuriosita ho fatto la stessa cosa, sono andata su amazon per comprare qualche libro di questo Tomas Jay. Niente. Su youtube c’è un video dove c’è una spiegazione di tutta l’infanzia del soggetto. Appena sotto c’è un altro link per firmare una petizione. Il link genera una pagina errata. E’ qui che ho avuto il primo sospetto. Che pena, sfruttare ogni cosa per denaro.

  8. PinoMamet says:

    Io vorrei… qual è il contrario di spezzare una lancia? raggiustarla con l’Attak? a proposito di marketing virale e bufale “creative” varie.
    Un po’ perchè hanno rotto il cazzo, che è un motivo sufficiente.
    E un po’ perchè sono parenti stretti dei “curricula creativi” alias “autocertificazioni circolari” di cui Miguel ha già parlato (non ricordo come le chiamava), per cui io dico che tu mio amico sei un genio, e tu mio amico scrivi sul tuo sito che io sono un genio, e tutti e due insieme fondiamo un gruppo che sostiene nostro cognato, quel genio…
    e un po’ perchè così, non mi piacciono.

  9. Karakitap says:

    Beh, se la Fazi voleva fare pubblicità il libro ci dev’essere, non scritto da questo fantomatico Thomas Jay ma da qualche anonimo ghostwriter.

    Questa vicenda in un certo senso mi sembra simile a quella che ha imperversato nelle trasmissioni “popolari” pomeridiane (io ne ho avuto contezza causa improvvide ospitate in casa di chi segue quelle trasmissioni), quello dell’avvocato Canzona e delle sue cause o pseudo- cause, ultima quella della donna che avrebbe abortito a causa del naufragio della Concordia, ebbene costui creava (o amplificava) casi per essere poi ospite in TV (dove si faceva accompagnare da comparse/figuranti) per il suo quarto d’ora di notorietà e per farsi pubblicità, ora, lui sarà anche un azzeccagarbugli truffaldino, ma le redazioni si sono bevute d’un fiato tutte le sue bubbole (non che debbano diventare team di investigatori, ma un controllo su quello che uno diceva di essere sarebbe stato necessario), ora forse questo caso era troppo settoriale e impegnato per essere presente dalla Venier o dalla D’Urso (o forse i condannati in USA non tirano più come una volta, non mi pare che ci siano più state mobilitazioni come ai tempi di Paula Cooper o di Rocco Barnabei) , ma altrimenti avremmo già avuto interviste o dibattiti su Thomas Jay e sulla sua triste sorte.
    Ciao

  10. nic says:

    La Fazi Editore ricerca la seguente figura:

    Candidati di entrambi i sessi (L.903/77) con età max 30 anni. (PECCATO!!!)
    Sviluppatore web con conoscenze di: HTML, CSS, JavaScript e MySql e basi di PHP.
    Curatore di CMS per la gestione di siti e servizi web
    Buona conoscenza dei principali servizi di web marketing: ottimizzazione , indicizzazione, posizionamento e promozione su motori di ricerca; newsletter ed email marketing; social e viral marketing; comunicazione online integrata; gestione di blog e social.
    Motivazione e particolare predisposizione al lavoro in team.

    http://www.fazieditore.it/News.aspx?id=94

  11. moriconi gianfranco says:

    Vi ho trovato tramite un articolo su corriere firenze della mia zona. Io mi sono divertito. Geniali! Non avrei mai letto questo libro o non mi sarei mai informato. Gli indizi per capire c’erano tutti, forse dovevamo trovarli o cercarli ed io l’ho presa come un gioco. Miguel ha ragione, nessuno controlla le notizie e cercare, scovare, documentarsi lo trovo affascinante. Vedere questa Fazi già sul sito mi ha “quasi” fatto capire di cosa si trattava, un invito direi.
    Ma come hanno fatto a diffonderlo? Avete notizie?

    P.S. cerco collaboratore per un progetto inerente proprio il viral, buzz, social
    Se volete scrivermi vi spiegherò tutto moriconigianfranco@gmail.com

  12. Per Gianfranco Moriconi

    “Vi ho trovato tramite un articolo su corriere firenze della mia zona”

    Siamo concittadini, allora…

    In effetti sul Corriere Fiorentino:

    http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/2012/15-marzo-2012/giallo-thomas-jay-2003699451687.shtml

    c’è un articolo di Francesco Caremani ed Edoardo Lusena che cita ampiamente e correttamente questo blog, con tanto di link, cosa insolita. E hanno pure fatto qualche loro ricerca, cosa anch’essa insolita.

    Forse, più è piccolo il giornale e meno viene pagato il giornalista, più stanno attenti alle fonti.

  13. Ecco da dove viene fuori Thomas Jay (pista trovata grazie al Corriere Fiorentino, non voglio essere da meno come correttezza):

    http://scrignoletterario.it/node/593

    http://www.letterariaodusia.com/sconcorsi/Incipit%20Thomas%20Jay.htm

    L’autrice è una certa Alessandra Libutti, italiana residente a Londra.

    http://bravibimbi.3tn153.cleverscale.net/wp-content/uploads-09/2010/01/alessandra-libutti-150×150.jpg

    Secondo voi, è l’Ilaria Bandini che compare nel video?

  14. Pingback: Fazi d’autore | Fondazione Elia Spallanzani

  15. Difficile dirlo, anche per via della diversa acconciatura. Comunque la quarta di copertina del libro della Libutti è eloquente (http://wayback.archive.org/web/*/http://www.neftasia.com/it/DettagliLibro.aspx?collanaid=7&id=6)
    e il libro di Thomas Jay del 1988 si chiamerebbe Carousel, come il blog della Libutti.
    Come dicevi non solo è una bufala, ma è anche costruita per essere rapidamente sgamàta e (quindi) diffusa.

  16. Francesco says:

    >> contro il più grande sistema carcerario del pianeta.

    scusa se mi permetto di farti le pulci, in base a cosa dai questo giudizio? anche perchè essendo molto probabilmente d’accordo con te, ci tengo il doppio a questo tema

    ciao

  17. per Francesco

    il più grande sistema carcerario del pianeta.

    Un buon punto di partenza è questo:

    http://en.wikipedia.org/wiki/Incarceration_in_the_United_States

    • Francesco says:

      thank you very much

      in effetti mi interessava soprattutto il paragone internazionale

      interessante la notazione che la differenza è data dalla lunghezza delle pene: chi finisce in galera negli USA ci resta a lungo. e la recidività si paga salatissima (al terzo strike ci si becca l’ergastolo o cosa?)

      chi sono i sostenitori dell’attuale sistema? e ha effetti sul tasso di criminalità?

      ciao

  18. moriconi gianfranco says:

    Si siamo vicini! Io su quel sito ho letto anche questa “autobiografia” che, ora, deduco sia il libro. bellissima! Che storia ragazzi, mi sta affascinando. Mi sono informato anche sulla legge, esiste realmente ed è ignobile.
    Grazie.
    Mi scrivete per la collaborazione?

  19. Segnalo a tutti il post di Giuseppe Guerrasio, che precede cronologicamente il mio e offre molto più materiale.

    Avevo visto su Google la segnalazione del suo post, ma quando l’ho aperto, c’era scritto qualcosa tipo, “ho momentaneamente oscurato questo post”, per cui non ho potuto farvi riferimento.

    Per essere chiari, ripeto che il lavoro di Guerrasio è uscito prima del mio ed è fatto meglio.

  20. Confermo l’operazione di marketing. Alessandra Libutti ha pubblicato “Thomas Jay” con la Neftasia Editore nella collana Pantarei, nel 2008 o giù di lì. Ne sono al corrente perché ho aperto la stessa collana nel 2006 con un mio romanzo. La Neftasia Editore è stata poi assorbita da un’altra casa editrice e i libri pubblicati, in realtà, non hanno mai avuto una vera distribuzione. Ha fatto bene Alessandra Libutti a rivolgersi a Fazi. Un po’ meno bene, a giocare in modo subdolo sulla figura del povero autore in carcere a vita. Ma c’è da dire che la stessa Neftasia Editore aveva progettato una messinscena pubblicitaria simile con due “graphic novel” tratte dai libri di un fantomatico Hellery Brown, altro scrittore dal genio incompreso – e mai esistito, di cui la Neftasia aveva creato anche un sito Internet ancora on-line: http://www.hellerybrown.com/ . Sito per altro bene realizzato come il trailer di Thomas Jay (con tanto di interviste in inglese, ma del resto Alessandra Libutti da anni abita a Londra…). Un ultima cosa: ho provato a contattare Alessandra Libutti su un vecchio indirizzo di posta elettronica. Nessuna risposta. Davvero vecchio, l’indirizzo?

  21. Alessandro says:

    Un altro Lorenzini toscano fu noto per aver creato un burattino mentitore. Un segnale? :-)

  22. Carlowsky says:

    Sono andato a leggere il blog citato e poi ho visitato il sito di Thomas Jay. Sinceramente non capisco perché ve la prendete tanto tutti, fa parte della campagna pubblicitaria? È talmente evidente che si tratta di una delle tantissime campagne virali che si fanno oggi, campagna, tra l’altro, anche ben organizzata. Ma quando nell’intervista il tizio americano dice “nel 1973-1974 non si parlava d’altro”, riferendosi agli ipotetici romanzi di TJ, non è abbastanza chiaro che è tutto inventato? O devo pensare che la nostra memoria sia ormai così corta che ci siamo dimenticati di anni nei quali io, al momento vivente, ero già più che adolescente? Boh, ho la sensazione che ormai l’indignazione sia un sentimento così parcellizzato in mille direzioni inutili che non ce ne resti a sufficienza quando servirebbe davvero.

    • PinoMamet says:

      Io nel ’73 non ero ancora nato, e comunque le campagne pubblicitarie fatte così non mi piacciono, avrò il diritto di dirlo?
      Non è mica indignazione (scrissi tempo fa, qua su, che il termine “indignati” mi fa cagare), solo questione di gusti: che, a quanto mi risulta, sono ancora liberi.
      Per il resto, in bocca al lupo all’autrice.

    • necroclerico says:

      Oh si, certo. Di questo passo ci sarà gente capace di farsi pubblicità dando del pedofilo a qualcuno. Possibile che non salti agli occhi la disonestà e la scorrettezza profonda e radicale di un simile modo di agire?

      Allora, estendendo tale logica, non si dovrebbe certo biasimare la propaganda totalitaria, in fin dei conti essa mente per un fine più alto che vendere un romanzetto, delle mozzarelle, dei bikini, che è la creazione di uno Stato e di una ideologia politica. Inoltre la posta in gioco: il potere è ben più appetibile di qualche tiratura a stampa. Perché biasimare quindi certi sistemi? Applicano la stessa logica e per obiettivi decisamente più comprensibili.

      Non accorgesri che questo gioco di “Al lupo al lupo”, questa assenza di rispetto per ogni principio di verità o almeno buonafede è un veleno che uccide ogni relazione umana. Dalle famiglie disfunzionali in cui la menzogna è prassi, ai massimi sistemi in cui una bugia ben piazzata condanna a morte migliaia di persone.

      Cazzo. Qui l’indignazione ci sta tutta, caro il mio Carlowsky.

  23. per Carlowsky

    “Sinceramente non capisco perché ve la prendete tanto tutti, fa parte della campagna pubblicitaria? “

    Forse questo può aiutare a capire perché trovo piuttosto disgustosa una campagna che sfrutta la questione carceraria, trasformando tragedie vere in merce:

    http://kelebeklerblog.com/2012/02/20/stati-uniti-la-fabbrica-del-terrorismo-di-stato/

  24. profG says:

    Anche a me è arrivata la lettera del “free T.J” e neanche a me è piaciuta. L’avrei anche presa sul serio se non ci fosse stata la chiosa finale che citava l’editore a farmi insospettire. Non so se la bufala era stata fatta davvero con l’intento di svelarla prima o poi, ma se non è così allora è stata organizzata in modo un po’ troppo ingenuo! In ogni caso per me è una porcheria.

  25. Guido says:

    Ricordate il caso J. T. Leroy?

    http://it.wikipedia.org/wiki/J.T._Leroy

    Il libro che fece scandalo fu pubblicato da Fazi. Questo editore si occupò anche di promuovere il tour in Italia del finto autore.

    • Francesco says:

      J. T. Leroy = T. J. Lore + (nzini)
      e non è l’unica analogia…
      Si sentono anche fichissimi a fare la citazione intertestuale…

  26. Guido says:

    Per essere più precisi, non sono in grado di sapere esattamente se il tour fosse organizzato da Fazi. Ricordo però che Asia Argento diresse il film tratto dal libro e si presentò in conferenza stampa con un personaggio sopra le righe che fingeva di essere l’autore. L’effetto promozionale fu sicuramente efficace per la vendita del libro.

    • PinoMamet says:

      Devo riconfermare: questo tipo di pubblicità mi fa cagare, e la partecipazione dell’antipaticissima Asia In-Italia-non-sono-alla-mia-altezza Argento (alias “so’ trasgressiva, ho baciato er cane”) non fa che aumentare il mio schifo.

  27. Jack Onirio says:

    A me il video piace molto, ma già dal video si può capire che è un fake! Ragazzi ci sono troppe incongruenze. La 8mm, i colori, le foto!!! Dai le foto si vedono che non sono originali. Ottimo lavoro però, io 18000 visite non le faccio neanche se mi mettesi nudo, e complimenti a chi ha ricostruito da dove è partito. Sta li la bravura di un blogger, non a parlare male di un gioco ben riuscito.
    Fatemi leggere sto libro và, ma quando esce? Marzo, Aprile, Maggio? Uscirà?

  28. Lettore occasionale says:

    Il postmoderno agonizza, ma il bisogno di farsi ingannare non viene meno.

    • Marcello Teofilatto says:

      Vulgus vult decipi, ergo decipiatur (il popolo vuol essere ingannato, perciò lo si inganni)… M.T.

      • Moi says:

        °°° Rilancio °°°

        “Il ventre di un miserabile ha più bisogno d’illusioni che di pane.” (George Bernanos)

  29. E’ interessante anche toccare occasionalmente un mondo che conosco poco.

    Ci sono probabilmente 50.000 aspiranti romanzieri in Italia. Gente che per definizione sa scrivere, nel senso fisico/tastieristico della parola.

    C’è spazio sì e no per 50 in buona posizione, 50 ai livelli tipo Fazi e 500 pubblicati da minuscole case editrici con contratti a fregatura e senza distribuzione.

    Questo ci lascia con circa 49.445 autori profondamente arrabbiati. E, come sottolineavo prima, fisicamente capaci di scrivere, quindi in grado di condurre guerre straordinarie e spietate, nonché usare sistemi che si fermano (se si fermano) solo davanti all’omicidio per sopraffare i loro rivali.

    E pensare che basterebbe farsi un blog e rilassarsi…

  30. Di questi mondi letterari, mi sono accorto per la prima volta tempo fa, quando pubblicai sul mio blog un brano, peraltro bellissimo e condivisibile, che girava in rete, scritto da un tale, noto ma non notissimo come autore di fantascienza.

    Ho pubblicato il brano, citando ovviamente l’autore; e l’autore mi ha contattato subito minacciando di denunciarmi per violazione di diritto d’autore. Per un testo che girava in rete, da cui lui non ci guadagnava certamente una lira, ma si vedeva che aveva il terrore di perderne in qualche modo il controllo.

    Poi alla fine ci siamo chiariti, e non voglio prendermela con lui, ma è stato un campanello d’allarme su un mondo particolarmente, come dire, teso.

    In genere, se qualcuno pubblica le cose che scrivo io, riconoscendomi come autore e senza cambiare nulla, lo ringrazio.

  31. Francamente non ci sembra che il sito della Fazi sia in grado di ingannare un navigatore appena un po’ smaliziato. E’ anche vero che quando l’abbiamo visto avevamo già letto dell’imbroglio, ma non servivano ricerche approfondite per accorgersene. E il fatto è che con tutta probabilità non c’era l’intenzione di realizzare un vero falso, perchè sarebbe stato difficile organizzarlo e forse non avrebbe dato più frutti di questo qui. Loro sapevano che sarebbe stato scoperto in poco tempo e che gli scopritori si sarebbero precipitati a parlarne, facendogli una pubblicità grossomodo equivalente. L’inganno quindi sta nella sensazione (piacevole) di aver capito qualcosa che doveva restare nascosto, mentre così non è.

    • Jack Onirio says:

      Esatto, condivido “L’inganno quindi sta nella sensazione (piacevole) di aver capito qualcosa che doveva restare nascosto, mentre così non è”. Ho avuto la stessa sensazione e aggiungo che ci sono queste 50 pagine da leggere, sul sito c’è scritto che Fazi ne pubblicherà le opere, beh più evidente di così. Ma loro non hanno detto nulla?

  32. PinoMamet says:

    Sarò io che sono suscettibile, non voglio dire;
    ma non mi sembra tutta questa genialata di strategia editoriale quella di prendere in giro il pubblico di possibili compratori/lettori.
    “Visto? ti abbiamo fatto credere una cosa falsa..” bravi, complimenti, adesso mi chiedete anche dei soldi? Smammare, e alla svelta!

    (Tempo fa cambiai gestore telefonico. Quelli de prima mi dissero che mi avrebbero telefonato tra sei mesi per rifarmi una proposta, senza impegno; tutta una telefonata cerimoniosa che venne- mi dissero-registrata. Vabbè, passa un mese e mezzo, e non mi vanno a richiamare?
    “Mi avevate detto che mi richiamavate tra sei mesi…”
    “Eh ma sa, l’abbiamo presa in giro”.
    Giuro, parole testuali, disse proprio così. Non gli ho sbattuto il telefono in faccia perchè sono educato- è sempre stata la mia più grande debolezza. Ma poi, non avevano registrato la telefonata? Uno più “gramo” di me gli avrebbe fatto causa, ma poi è più la spesa che l’impresa…)

    Comunque:
    piuttosto di fare tutta ‘sta commedia, con tutto questo casino tra autore falso/autrice vera, che non ci si capisce poi bene, e scatta automatico il chissenefrega:
    non sarebbe bastato scrivere un libro che si reggeva con le sue gambe??

  33. Valentina Caffieri says:

    Be, io ho scoperto questa cosa leggendo il Corriere fiorentino e mi sono messa a cercare notizie, scoprendo alla fine, grazie agli indizi sulla autrice del libro Thomas Jay che era tutta una montatura, perchè nei motori di ricerca americani e nei database di libri americani non c’è traccia d questo autore nè dei suoi libri ma ho invece trovato buona parte del libro che vagava nella rete e a cui non si poteva accedere cliccando normalmente sul link che appare col nome di Alessandra Libutti https://docs.google.com/viewer?a=v&q=cache:qpXKRydfqZIJ:www.fazieditore.it/Data/Libri/Pdf/1052.pdf+alessandra+libutti+thomas+jay&hl=it&gl=it&pid=bl&srcid=ADGEESi_yetGRkMSr7X2ksK3wWzROWhKWSkJnsSvQqy_VtIxtCjlqh-7dbmjqwqbAA1VXbfH6XQF7NbL65XkRXBl0aet9hy-mrFEbKnER8jcSCI-Zz5M4gTKHJ1xYcWznjNPOZVdx4Oh&sig=AHIEtbT5N-UDWgJ_Yoa0v5k3tMe9swF_ew (dove appare un articolo di giornale in pdf che nulla c’entra con l’autrice nè con Thomas Jay) bensì solo cliccando poco sotto su ” Visualizzazione rapida” dove si apre un file in googledoc che è in pratica costituito dall’inizio del libro e da circa 77 pagine in a4 del libro stesso . Queso è il link dove s leggono le pagine del libro:
    https://docs.google.com/viewer?a=v&q=cache:qpXKRydfqZIJ:www.fazieditore.it/Data/Libri/Pdf/1052.pdf+alessandra+libutti+thomas+jay&hl=it&gl=it&pid=bl&srcid=ADGEESi_yetGRkMSr7X2ksK3wWzROWhKWSkJnsSvQqy_VtIxtCjlqh-7dbmjqwqbAA1VXbfH6XQF7NbL65XkRXBl0aet9hy-mrFEbKnER8jcSCI-Zz5M4gTKHJ1xYcWznjNPOZVdx4Oh&sig=AHIEtbT5N-UDWgJ_Yoa0v5k3tMe9swF_ew
    Mi chiedo: ma è quasi il libro per intero che chiunque potrebbe leggere, che senso ha lasciarlo vagare liberamente sulla rete? Ma lo hanno fatto di proposito oppure è un errore? Per me il libro potrebbe anche essere tutto lì, la storia sembra già avere un senso in quelle pagine…che ne pensate? Dategli un’occhiata se vi va, almeno risparmiate i soldi del libro…

  34. Valentina Caffieri says:

    insomma è lo stesso link ma se si clicca su “visualizzazione rapida” ecco la sorpresa!

  35. Pingback: Gian Paolo Serino, Lara Manni, Loredana Lipperini e Thomas Jay: la sfiducia corre su internet | The Blog Around the Corner

  36. Alessandra says:

    Miguel Martinez: ti ho scoperto anch’io grazie al Corriere Fiorentino e linkato nel mio post :)

  37. Jack Onirio says:

    Esatto, condivido “L’inganno quindi sta nella sensazione (piacevole) di aver capito qualcosa che doveva restare nascosto, mentre così non è” Ho avuto la stessa sensazione e aggiungo che ci sono queste 50 pagine da leggere, sul sito c’è scritto che Fazi ne pubblicherà le opere, beh più evidente di così. Ma loro non hanno detto nulla?

  38. la timida says:

    Alla fine diranno che è stata “un’operazione curturale”, che si sono ispirati a Jack Folla, e ne usciranno candidi come verginelle.
    Mah… Il libro col cavolo che lo compro.

  39. Valentina Caffieri says:

    Eh, si, come ha scritto Alessandro anche un altro celebre scrittore che usava uno pseudonimo si chiamava Lorenzini, ma c’è di più, anch’io ho contattato la Libutti chiedendole un’intervista a distanza tramite facebook, dato che sono una giornalista. Volevo preparare un articolo su questa cosa ma dato che Miguel e l’altro blogger hanno fatto delle connessioni interessanti scovando notizie per primi, voglio darvi un’altra chicca:
    ebbene Thomas Jay è l’autore, probabilmente inglese, di un libro pubblicato nel 1958 dal titolo “The encyclopedia of fads and fallacies: fools believe them”. Insomma un libro sulle credenze e gli errori e sulla stupidità umana. Insomma la connessione e la montatura probabilmente era già stata preparata da anni e non per il lancio attuale. Altrimenti perchè scegliere proprio quel nome di un autore che aveva scritto un libro sulle credenze della gente? Poi sarebbe interessante poterne sapere di più sulla vita del vero Thomas Jay, quello che ha scritto il libro citato sopra e magari dare anche un’occhiata al libro. Io non sono riuscita a trovarlo, me lo da in biblioteche tipo Australia, fuori dalla mia portata…

  40. Valentina Caffieri says:

    P.S. Alla Libutti ho anche scritto di aver trovato notizie sul fatto che un certo Thomas Jay nel 1958 ha scritto un libro col titolo “The encyclopedia of fads and fallacies: fools believe them”. Anche se le ho dato le mie generalità come giornalista e il link al giornale su cui scrivo, ovviamente ha risposto neanche a me. Almeno per ora.

  41. Valentina Caffieri says:

    Un articolo anche su una rivista on line internazionale made in Lucca:
    http://www.loschermo.it/articoli/view/41923
    Il giornalista alla fine si chiede:
    “It also begs the question: is this how Italy’s budding literary talents are finding paid employment these days?”
    Decisamente i nostri talenti italiani e l’Italia in generale con questa operazione della Fazi ci fa una pessima figura. Come al solito si diffonde anche all’estero l’immagine di un’Italia inaffidabile, azzeccagarbigli mentre ci sono scrittori ma anche altri artisti e lavoratori che non giocano in questo modo arrivando a formulare accuse anche ad altri paesi costruendo finzioni…scusate ma questa vicenda mi ha appassionato molto.

  42. Per Valentina

    Ti ringrazio degli interventi.

    Vedo che la rivista online che citi parla di “genial viral marketing”.

    A me, sfruttare i sentimenti umanitari dei blogger per fare soldi sembra “geniale” più o meno quanto lo è fare il finto invalido per beccarsi la pensione.

    Moralmente, avrei preferito che a fare questo tentativo di truffa ai nostri danni fosse stato, che so, un accanito neocon esaltatore a tutti i costi del sistema statunitense, per far vedere quanto siano fessi i “critici dell’America”.

  43. Faccio un po’ di sana pubblicità a un libro più reale:

    “Le voci del silenzio – Storie di italiani detenuti all’estero” di Fabio Polese e Federico Cenci (Eclettica Edizioni – 13,00 €)

    Quanti connazionali conoscono la condizione cui sono costretti a vivere i circa tremila italiani attualmente detenuti all’estero, talvolta in spregio al diritto internazionale e nell’inadempienza dei consolati patri? In quanti immaginerebbero mai che il “sogno americano” possa trasformarsi in un incubo vissuto per anni dietro le sbarre, con il rischio di un epilogo mortifero? O che dietro il miraggio delle spiagge esotiche di Santo Domingo possa nascondersi un fatale imprevisto? Oppure che il fascino di Paesi come India e Thailandia possa celare aspetti oscuri?

    E’ uscito per Eclettica Edizioni, “Le voci del silenzio – Storie di italiani detenuti all’estero”, un libro-denuncia, scritto da Fabio Polese e Federico Cenci che si avvale della prefazione di Roberta Bruzzone, Psicologa Forense e Criminologa.

    Quest’opera di sensibilizzazione non passa attraverso la cronaca fredda e distaccata dei fatti, bensì da una raccolta di interviste realizzate con i familiari, con gli amici dei detenuti e con i protagonisti stessi, per consegnare al lettore il messaggio degli attori di queste tristi storie.

    Nel libro vengono raccontate le storie di Carlo Parlanti, Enrico Forti, Derek Rocco Barnabei, Mariano Pasqualin, Fernando Nardini, Tomaso Bruno ed Elisabetta Boncompagni.

    Sei su tremila è una percentuale minuscola, ma proprio per questo indicativa di un sottobosco che, maturando all’ombra del palcoscenico mediatico, è foriero di ingiustizie e sofferenze colpevolmente dimenticate.

    Il lavoro di Fabio Polese e Federico Cenci non ha la presunzione di fungere da giudice e dichiarare l’innocenza a spada tratta degli italiani detenuti all’estero, ma semplicemente vuole dar voce a chi non ce l’ha. Un atto doveroso nei confronti di chi, privato di tutte quelle garanzie giuridiche che sono alla base del diritto penale, è rinchiuso in pochi metri quadri di cemento armato in qualche angolo del mondo.

    A concludere il lavoro, c’è l’intervista a Katia Anedda, presidente della Onlus “Prigionieri del silenzio”, che si occupa della tutela dei prigionieri italiani detenuti all’estero, e a Giovanni Falcone, padre di un ragazzo arrestato in India, che oggi si occupa di storie simili a quella accaduta a suo figlio, grazie alla gestione di uno spazio internet.

    Gli autori auspicano, il prima possibile, oltre che una sicura giustizia, una maggiore propensione – da parte del mondo politico, dei media di massa e, conseguentemente, dell’opinione pubblica – alla tutela degli italiani.

    Per ordinare il libro: http://www.ecletticaedizioni.com/contatti oppure rivolgersi a Federico Cenci <1983fc@gmail.com>.

    Per avere maggiori informazioni: http://www.levocidelsilenzio.com o http://it-it.facebook.com/people/Le-Voci-del-Silenzio/100003519408660

  44. Pingback: SERINO PROMUOVE FAZI CHE PROMUOVE MANNI… « CAZZEGGI LETTERARI

  45. onemuslim says:

    Ciao,

    che storia!!
    è vero -come dice qui sopra Peucezio- “tantissimi credono ai maghi e vi si fanno rubare milioni, figuriamoci se non credono ai giornalisti, che non costa nulla.”
    ma, un po’ di dignità c’è ancora in giro? … mah! non ho parole!

    grazie Miguel!

  46. antonello says:

    l’unica campagna web che la Fazi abbia mai fatto, degna di nota, è stata quella sul libro “il testamento di salvatore siciliano”, e in quel caso, da come ho letto nelle interviste dell’autore, è stato proprio quest’ultimo a farle, senza l’aiuto della casa editrice.
    per il resto, la Fazi, mi sembra una casa editrice ridicola che vive grazie a delle fortune come Twilight ecc.

  47. Tra l’altro Fazi pubblica anche i libri di “un’esordiente”, tale Lara Manni, che pare sia invece la giornalista Loredana Lipperini. In questo caso la strategia di marketing sembra quella di far credere al pubblico delle fan-writer che una di loro “ce l’ha fatta” ed è arrivata alla pubblicazione grazie ai meriti della sua scrittura.

  48. Antonio says:

    Lamentarsi sempre, che noia. A me l’idea garba, ho letto anche qualcosa sul sito ed ho gradito.Le novità non guastano e mi ha sicuramente colpito questa. Oggi leggono in pochi e, operazione markettara o no, a me sono arrivati. Prenderò il romanzo autobiografico, non penso che lo avrei fatto leggendo una delle 10.000 recensioni positive pubblicate ogni giorno per ciascuna uscita letteraria.
    P.S. Volevo fare i complimenti a Miguel per la storia del blog, molto interessante. Ti ho conosciuto grazie a Thomas Jay, strana la vita. Au revoir

  49. Pingback: Thomas Jay tra Finzione e Realtà

  50. Pingback: LA FACCIA COME IL CULO « CAZZEGGI LETTERARI

  51. Emme says:

    Osssanta miseria!! Sono tre giorni che sto’ piangendo sulle 10-pagine-10 scaricate dall’omonimo sito, dell’autobiografia (che poi -riformatorio a parte- parrebbe la mia) di ‘sto tipo qua..!! Non sapevo niente del “comitato”, (ho un ottimo antispam: LA MINACCIA; nessuno s’azzarda mai a girarmi certa roba..), ma avevo letto quell’estratto con il mocciolo al naso: cuore di panna io.. o_O

    http://www.10righedailibri.it/prime-pagine/thomas-jay

  52. IvFase4 says:

    Forse quell’autore ha voluto scrivere per evadere dalla sua prigione.
    Ma è stato intercettato dall’Editore di turno che non avrebbe mai voluto
    che si liberasse da quella ingiustizia, per essere anche più ricercato.
    Qual’è il povero criminale, ingiustamente condannato
    che non si chiede quale delle due sia meglio delle punizioni;
    restare dentro la propria mente virtualmente libero,
    o imprigionato di fuori , nella vera prigione.
    Il primo che lo ha pubblicato; poi dovrebbe anche rileggerselo.

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