Rovereto, un omicidio col certificato

Il 10 marzo, a Rovereto, il signor Andrea Faustini ha ucciso a coltellate un sagrestano.

I media ci raccontano che

“Faustini si era presentato [prima del delitto] nella redazione roveretana del quotidiano L’Adige. Indossava, ha scritto il giornale, una cuffia da piscina e voleva svelare ai giornalisti presenti in redazione il «segreto della Chiesa». Il movente sarebbe infatti da cercare proprio nelle sue convinzioni anticlericali. Per il momento gli investigatori hanno escluso la possibilità che vi fossero attriti personali con la vittima.

[…] In molti hanno dichiarato che le condizioni di salute di Faustini erano peggiorate, ma nessuno immaginava che potesse arrivare a uccidere una persona, anche se in passato aveva dato fuoco al portone della sede degli anarchici. Il giornale L’Adige ha ricordato anche la vena poetica di Faustini, che stampava e vendeva per pochi soldi libricini con i suoi versi.”

Da cui apprendiamo tre cose.

Uno, che il delitto ha un preciso movente ideologico, peraltro confermato quando il Faustini ha confessato alla polizia.

Due, che il delitto ha solo moventi ideologici.

Terzo, che il signor Faustini, come tutti coloro che indossano cuffie da piscina nei luoghi sbagliati, è matto.

E questo terzo fatto, da solo, annulla i primi due.

Esistono omicidi di prima categoria, e omicidi di seconda.

Pensiamo al potenziale mediatico dell’omicidio di Rovereto.

Un uomo si reca presso la redazione del quotidiano della città, dichiarandosi in guerra con un preciso gruppo religioso; poi uccide una persona, la cui unica colpa consiste nel fatto che è un esponente di quel gruppo religioso; e una volta arrestato, pare, ribadisce le proprie motivazioni.

Sono evidenti le analogie con le azioni di due omicidi che hanno colpito talmente l’attenzione dei media, che basta dire i loro nomi: Anders Behring Breivik   e Gianluca Casseri.

Turbare i rapporti tra gruppi etnici/religiosi/comportamentali è in questo momento la forma suprema di offesa allo Stato, e quindi un’azione in cui gli accusati devono sottoporsi a un doppio processo: quello giudiziario e quello mediatico.

I media hanno analizzato gli scritti sia di Breivik che di Casseri, almeno negli strati superficiali; e hanno cercato, in una maniera un po’ complottistica e un po’ inquisitoria, di scovare chiunque avesse avuto rapporti con loro.

Il caso Faustini, primo omicidio in Italia, da anni, di un esponente della Chiesa cattolica per motivi apertamente religiosi, avrebbe potuto costituire un caso eccitante almeno quanto la stella a cinque punte che qualcuno in vena di scherzi ha disegnato per onorare il sindaco di Firenze.

Ma Faustini è matto.

La prova, oltre che nella cuffia, sta nel fatto che era occasionalmente in cura presso i servizi psichiatrici.

Il delitto è così non solo spiegato, è anche annullato. Se cercate Andrea Faustini in rete, vedrete come interi paragrafi ricorrano quasi identici sui siti di vari quotidiani; e come la vicenda non esca dalla rete dei notiziari – non ci sono blogger che la commentino, non ci sono esponenti politici che esprimano sdegno, nulla.

La “pazzia” chiarisce da sola il fatto.

Il problema è che la pazzia (concedetemi questo termine volutamente vago e non scientifico) è esattamente il contrario della “chiarezza”. Possiamo elaborare liste di sintomi, ma la definizione più semplice di pazzia potrebbe essere, una mente che vaga in luoghi dove non riusciamo a seguirla. La pazzia quindi non chiarisce proprio nulla, ma aumenta il mistero.

Sono tante le persone, la cui mente si fa fatica a seguire.[1]

Cosa distingue Faustini da Casseri e Breivik? Probabilmente parecchio, nel senso che non ci sono due matti uguali al mondo: esistono mille luoghi, belli e brutti, in cui la mente può andare diversi da quel particolare consenso che costituisce il grande Luogo Comune.

Faustini è diverso da Casseri e Breivik, perché è un matto certificato. “Seguito dai servizi” si dice.

E’ la certificazione, allora, che cambia la natura del delitto.

La pazzia  diventa essa stessa il senso del delitto; e in questo modo lo svuota di ogni altro possibile senso. Il matto da una parte cessa di essere colpevole; ma questo avviene al prezzo dell’umiliazione suprema: la società non lo ritiene degno di essere colpevole.

Questo si è visto in maniera assolutamente prevedibile nel caso della strage di Gianluca Casseri a Firenze: la gente normale, a differenza dei matti, è sempre prevedibile.

A destra, si sosteneva che Casseri era Matto. A sinistra, che faceva parte del Complotto.

In un certo senso, è evidente che Breivik e Casseri erano dei matti, nel senso che si sono distrutti la vita agendo in maniera clamorosamente controproducente proprio per gli ideali che sostenevano; e una definizione del pazzo, molto diversa dalla mia, è proprio, persona pericolosa per sé e per gli altri.

Ma una volta data l’etichetta, non abbiamo ancora capito niente.

Nota:

[1] Penso ad esempio a un matematico statunitense che conobbi anni fa, che era anche cannibale. Nel senso che per migliorare le proprie condizioni spirituali, mangiava minuscole reliquie di santi. Tutto sommato, sapeva anche teorizzare elegantemente questa insolita dieta.

P.S.

La rete ci rivela che esiste anche un Andrea Faustini normale. Il bello è che probabilmente nessuno, a parte il sottoscritto, va a cercare l’Andrea Faustini Matto Certificato su Google, mentre l’Andrea Faustini Normale avrà probabilmente una sua cerchia di amici. Eppure su Google il Matto trionfa in maniera spettacolare.

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36 Responses to Rovereto, un omicidio col certificato

  1. Francesco says:

    faccio notare un altro indizio della condizione mentale insoddifacente del Nostro: conosceva “il Segreto della Chiesa” (Cattolica, immagino) (!!!) e voleva che a pubblicarlo fosse L’Adige (!)

    questo per me liquida ogni interesse non medico per la faccenda.

    ciao

    PS però cercherò di capire cosa tu ci veda che la rende degna di un post

    • daouda says:

      Prima di tutto Miguel fà un’apologia della minoranza in questione. E’ suo compito appoggiare, biasimare, capire sempre le minoranze, con stile e acribia ovviamente.
      Ciò perché la normalità deve sempre avere un qualche problema e SIA BEN CHIARO, senza mai provare a risolvere il problema, che altrimenti il gudagno dov’è?

      Si usa il matto per trovare una minoranza più minorata della vera minoranza destrorsa ( frange neofasce, frange conservatrici, frange liberiste, frange religiose, frange identitarie che sono bigotte e bieke e cattive che però effettivamente sono molto molto miopi politicamente, il tutto perché in verità tali realtà hanno già perso e sono impossibilitate ad organizzarsi essendo in sé il sistema sinistrato e sinistrizzante ) proprio perché l’intento è camuffare il fatto che quel che narra sia antagonista, sia oppositivo al sistema mentre ne è la punta di diamante e comanda e dirige le politiche e vuole mostrarsi proprio per ciò che non è.
      Ossia la gente ragionante alla Miguel è in realtà quella che domina i media e la politica reale seppur ciò sicuramente NON APPARE ( sicuramente è incomprensibile se si continuano ad usare parametri limitati ).

      Sembra il neo-oriana fallacismo quel che ha guidato Brevik, ciò sarebbe il problema, rispondente a determinitati campi e dinamiche, non ad Altro che lo sfrutta e lo immette sul “mercato”.
      Lo stesso si può dire per il razzismo/nazionalismo di Casseri, spauracchio residuale di fascismo e dei padroni.
      Lo stesso per questo caso di disagio ( con l’anticrelicalismo non si può fare , cuorioso eh! e difatti l’interpretazione è diversa ) che estranea l’umano, lo isola, un richiamo di dolore A CUI LA SINISTRA SAPRA’ RISPONDERE!

      Ecco perché la scelta.

      In questo è giusto, altra cosa che Miguel vuole porre all’attenzione, far notare la differenza tra questi casi ( anche se a rigore il povero Casseri è imparagonabile a Brevik sia per il target scelto, sia per il numero, sia perché si è ucciso, sia perché non lo ha premeditato, studiato e pipimme e pappame ).
      Parlare allora di complotti è assurdo, ma ugualmente lo è focalizzarsi sulla pazzia ignorando sia cosa la determini sia le idealità che comunque muovono degli individui distorti.
      Ogni idealità erronea porta ad azioni nefaste PER DEFINIZIONE.
      Infatti altro punto di Miguel è compiere , o meglio suffragare, la distinzione azione pensiero. “Quello è matto!”
      Ciò è falso e speculare alla versione opposta, ossia che le idealità che muovono tali persone sia da condannare e che tali azioni non vadano mai fatte.
      Altra posizione ipocrita dacché l’obiettivo dialettico E’ AVERE POSIZIONI IDEOLOGICHE ( ergo idiote e dannose ) E FARE AZIONI SCABROSE E NOCIVE, essendo questo sincretismo il risultante da foraggiare non tanto perché obiettivo in sé, ma perché tassello strategico, indipendentemente dai fini iù ampi che in una vicenda alla Brevik e tanti vari casi di “terrorismo” si sono tirati fuori.
      Insomma, l’essere matti come arma, non come scusa per chissà quali scagionamenti, dati in pasto al volgo come Breivik ha chiesto!
      Basta d’altronde leggere come Miguel sposta la questione sulla società : “non lo ritene degno di essere colpevole”, il ché con la pazzia in sé non ha alcuna relazione, E NE’ LA HA CON IL MATTO.
      Che ipocrisia!
      Non è tanto in dubbio la questione che la pazzia sia il “senso del delitto” (?). Non è una questione di colpa, ma è una questione DI USI, DI MEZZI.

      Ecco perché quel che attira di questo articolo è ancora una volta l’immancabile personalizzazione ma artefatta, nel caso di Miguel, visto che lui critica e non spiega, suggerisce e non sentenzia, appoggia e si immedesima invece di estraniarsi e giudicare.

      Tutto ciò ovviamente indipendentemente dalla sua volontà. E’ chiaro.

      p.s. il succo è il certificato IN SENSO LATO, per chi potrebbe cogliere. Il certificato è il catalzzatore delle istanze opposte a Miguel. La bona fide mai agli altri, of course!

    • daouda says:

      La società occidentalista è anti Islamica ma ferocemente (psuedo) islamofila.

  2. rosalux says:

    Tu pensi che l’incapacità di intendere e volere sia una aberrazione del diritto, oppure quali criteri utilizzeresti per dimostrarla? A me pare che nella tua definizione di “matto” rientrerebbero perfettamente tutti quei brigatisti che oltre a finire in carcere e a fare una vita di merda, hanno casomai reso tanto più irrealizzabile qualsiasi contenimento del capitalismo globalizzato, che infatti impera e ha come unica contrapposizione se’ stesso e la propria tendenza all’autoannientamento. Chi invece valuta clinicamente un paziente usa criteri che nulla hanno a che vedere con l’analisi della demenza di questa o quella prassi politica, o l’autolesionismo intrinseco di questa o quella ideologia, ma piuttosto fatti quali la presenza di allucinazioni, la confusione sensoriale e più in generale la difficoltà a discernere la realtà dall’immaginazione. Dunque, la presenza di una diagnosi è precisamente la cosa che rende praticabile l’attenuante della incapacità di intendere e volere.

    • Peucezio says:

      “tutti quei brigatisti che oltre a finire in carcere e a fare una vita di merda, hanno casomai reso tanto più irrealizzabile qualsiasi contenimento del capitalismo globalizzato”

      Una volta tanto sono d’accordo con te.
      Anzi, alcuni di essi, come Toni Negri, sono diventati essi stessi dei celebratori del capitalismo globalizzato. E la cosa p meno incoerenti di quanto sembrerebbe.

      “Chi invece valuta clinicamente un paziente usa criteri che nulla hanno a che vedere con l’analisi della demenza di questa o quella prassi politica”

      Però la politica, almeno in una Gesellschaft (in senso tönniesiano), è a suo modo sempre una forma di pazzia, perché consiste nell’occuparsi di persone che non conosci, che non potrai mai conoscere una per una, servendoti di ricette astratte che funzionano solo sulla carta. Che differenza c’è in fondo col folle del manicomio, che è totalmente avulso dal mondo reale che lo circonda e, convinto di essere Napoleone, è lì che pianifica battaglie campali.

      Cercando un po’ di rispondere quindi alla questione posta da Miguel, e semplificando molto, clinicamente si potrebbe dire che la psicosi (che è il nome scientifico della follia) è una forma di grave mancanza di integrazione con la realtà (di carattere più cognitivo che operativo; altrimenti gli asceti e i monaci sarebbero tutti pazzi): una persona può avere delle nevrosi, anche serie, ma funzionare accettabilmente, lavorare, avere una famiglia o degli affetti, essere capace di andare a pagare una bolletta; poi invece c’è lo psicotico, che ha smarrito questa integrazione nel mondo e vive in un universo tutto suo, dove negli armadi ci sono omini che complottano contro di lui o dove egli è Adolf Hitler nel bunker della cancelleria o dove, semplicemente, vive in un insieme di percezioni e ideazioni sconnesse, cangianti, senso nesso e continuità.

      In questo senso la salute mentale è non solo e non tanto una condizione legata al funzionamento interno della psiche e della persona, quanto soprattutto un dato adattivo, legato al rapporto con ciò che è altro da sé. Un folle infatti può fare ragionamenti completamente deliranti, ma con un’estrema e ineccepibile coerenza logica interna.

  3. Per rosalux

    “Tu pensi che l’incapacità di intendere e volere sia una aberrazione del diritto, oppure quali criteri utilizzeresti per dimostrarla?”

    Parlavo dei media, non della magistratura. Non ho idea come procederà quest’ultima.

    Comunque la definizione di “matto” che è pericoloso per sé e per gli altri non è affatto mia.

  4. Sempre per Rosalux

    Concordo quando dici che la valutazione dello psichiatra (distinta da quella del giornalista) consiste nel cercare “presenza di allucinazioni, confusione sensoriale e più in generale difficoltà a discernere la realtà dall’immaginazione”.

    Detto questo, non abbiamo ancora spiegato nulla. Abbiamo semplicemente constatato, come ho detto, che abbiamo a che fare con “una mente che vaga in luoghi dove non riusciamo a seguirla”.

    Possiamo classificare in vario modo questi luoghi, ma non possiamo entrarci; e allo stesso tempo, non definiamo la “realtà”.

    Questo non vuol dire negare un certo valore al lavoro psichiatrico: ci sono persone indubbiamente fortemente sofferenti, nel senso che i luoghi dove vagano sono luoghi dolorosi e pericolosi; e sono certo che il lavoro umano e chimico degli psichiatri a volte porti sollievo (e a volte no).

    Per capirci, non sono un sostenitore dell’antipsichiatria alla Scientology :-)

  5. necroclerico says:

    beh oddio… pure leggere che il trionfo del capitalismo ultraliberista sia frutto dello sbattimento di Curcio e compagni… direi che è una bella chicca di “fuga della mente in luoghi che non possiamo seguire”.

    CaXXo non avrei mai, mai, mai immaginato che Standard&Poors, i Rotschild, Goldman Sachs e compagnia facciano quello che fanno per punire l’odio brigatista! Col povero Faustini ci stiamo tutti in bella compagnia. Mi pare.

    • Francesco says:

      credo che il ragionamento fili, piuttosto, così: fino a quando tra i nemici del “capitalismo ultraliberista” ci sono imbecilli assetati di sangue, è più difficile mettergli la mordacchia, qualche regola, un pò di tasse, dei limiti

      è palese che i salari dei dirigenti di Goldman Sachs e simili sono folli, non giustificabili con nessun tipo di ragionamento; è evidente che una impresa privata “too big too fail” e libera di fare quello che vuole è un danno per la collettività; è utile ricordare che il fine dell’economia è il bene comune e che quindi esso è il parametro per valutare il funzionamento reale dell’economia, e non parametri interrni e ideologici quali la competitività

      solo che se l’altra parte ha i volti dei Vendola, della Linke tedesca, di Chavez e Ahmadinejad, di Grillo e Celentano e Chomsky e miss No Logo, alla fine tocca tenersi questa follia, o almeno aspettare che fronte alla follia si erga la ragione e non la stupidità

      • daouda says:

        Come se tutto fosse frutto del caso Francé?
        Visione un poco ingenuotta…

      • Francesco says:

        stai dicendo che GS paga Vendola e Chavez perchè sa che alla fine sono o meno appetibili per il popolo dei suoi burattini noti o almeno troppo stupidi per scalzarla dalle meravigliose rendite di cui gode (e se gode!)?

      • daouda says:

        sto semmai dicendo che essi sono affini: Poi è meglio lasciar fluire risparmiandosi la briga di addestrarli o pagarli. L’importante è seminare…

  6. Siamo poi di fronte a un comportamento che ha una sua logica: Andrea Faustini non è in guerra con coloro che portano i pantaloni grigi, o con le signore con orecchini quadrati.

    E’ in guerra con un’istituzione precisa e importante; un’istituzione che ha una lunga storia di conflitti e di coinvolgimento simbolico.

    Il suo “distacco dalla realtà” si fonda comunque su una realtà; e probabilmente se qualcuno prestasse sufficiente attenzione ai suoi discorsi, coglierebbe analogie con altri discorsi, fatti da persone non certificabili come “matti”.

  7. rosalux says:

    Il giornalista si suppone che debba cercare di essere – quando racconta un fatto – uno specchio. Mi pare quindi piuttosto scontato che rifletta la visione dello psichiatra e del giurista. Se l’uomo arrestato era clinicamente – per lo psichiatra e il giurista – matto, il “movente” ideologico necessariamente scolora. Non credo ci sia una lobby laicista che cerca di confondere le acque sui propri crimini, anche perchè i crimini “atei”, “laicisti”, “anticlericali” fanno poco numero, se confrontati con le allegre carneficine dei religiosi di tutti i tipi.

    • Peucezio says:

      “i crimini “atei”, “laicisti”, “anticlericali” fanno poco numero, se confrontati con le allegre carneficine dei religiosi di tutti i tipi.”

      Beh, questo lasciami dire che è molto opinabile. Fosse pure perché all’epoca dei “laicisti” l’umanità è cresciuta numericamente moltissimo e i mezzi di sterminio e l’organizzazione che questo richiede si sono evoluti enormemente.
      Probabilmente non c’è una lobby. O, meglio, c’è, ma non è determinante. Forse lo è stata nel ‘700. Oggi è determiante lo Zeitgesit, la moda ideologica, il conformismo dominante, che non va certo nel senso del confessionalismo.

  8. Per rosalux

    “Non credo ci sia una lobby laicista che cerca di confondere le acque sui propri crimini”

    Mai pensato :-) Infatti, colpisce anche il silenzio totale di quello che potremmo chiamare il fronte clericale.

    Piuttosto, il signor Faustini è oggetto di un doppio meccanismo, di inclusione e di esclusione.

    In quanto “dei nostri” (e non un Esotico Islamico, un Black Bloc, un Mago Vudù o roba del genere) è suscettibile di pietosa comprensione; in quanto alieno, cioè “matto”, la pietosa comprensione prende la forma della diagnosi psichiatrica.

    Sul Giornalista Specchio, sono d’accordo: è uno specchio, però, non dei fatti, ma del Luogo Comune, qualunque esso sia.

    Se andasse di moda dire che i matti sono indemoniati, lo riferirebbe senza metterci nulla di suo.

  9. rosalux says:

    “Fatto” è quel che la legge e gli psichiatri definiscono “matto”, con criteri ben definiti e controllabili. Che poi quella definizione sia un pregiudizio è una vecchia scuola di pensiero di filosofi rivoluzionari, benestanti e con pochi parenti malati di mente.

  10. Sculacciatopi says:

    Ammazzare un sagrestano con un coltello è veramente sacrilego! E poi è francamente da ignoranti…
    Lo sanno anche i somari che i sagrestani vanno ammazzati a colpi di Crocifisso!

  11. Moi says:

    http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2012/03/15/visualizza_new.html_132057291.html

    Caso che _purché senza (!) il morto_ si presta a ben altra “mitologia identitaria mediatica” …

  12. Moi says:

    Mi correggo: in caso di morto la sostanza mediatica resta invariata ma l’ intensità mediatica è molto più forte … o è il contrario ?

  13. Moi says:

    http://www.youtube.com/watch?v=ABG7xCjOtsU

    Progettava attentato alla Sinagoga di Milano, arrestato

    • Ritvan says:

      —Progettava attentato alla Sinagoga di Milano, arrestato. Moi—

      E pensa te che che non andava neanche in moschea…porca miseria, non ci sarà alcun imam-istigatore-d’odio da mettere a fargli compagnia in galera…:-)

      • Moi says:

        Ho seguito la vicenda e … di “Simboli Recitanti” , per dirla con le astrazioni di Miguel, ce n’è di davvero notevoli.

  14. Moi says:

    Imam che lamentano una gioventù arabo-islamica frangistanizzata e ribbbelle*, CattoLepantini che “Oriana lo aveva profetizzato” , ExMusulmani che fanno i “Cassandri”, Ebrei che temono che “si rischia che vada a finire come in Israele”, e … una Svastica Nazista, anzi due: una grande su bandiera e una piccola su fascia da braccio alla Hitler,una roba tanto mostruosa che nessuno osa mettersi neppure per Halloween ** ! :-)

    _______________
    *
    SE lo Scontro di Civiltà diventa Scontro di Generazioni Migranti … il Frangistan stra-vince ! ;-)

    **
    L’ho tenuta per ultima apposta perché altrimenti non avreste letto il resto, che magari avete già rimosso anzi. :-)

    ————-

    Però l’ argomento a quanto vedo interssa poco !

    • PinoMamet says:

      Ma no, non è che interessa poco, è che sappiamo che Miguel non corre dietro all’attualità…
      mi aspetto un intervento articolato quando si saprà qualcosa di più.

  15. Moi says:

    Ah, già dimenticavo: un paio di giorni fa in Belgio ci dev’ esser stato un attentato incendiario in una moschea in cui è morto solo l’ imam … all’inizio pareva una mitica “Faida tra di Loro” , poi non si sa più nulla.

    • Roberto says:

      Moi non se ne parla più un po’ perchè la notizia è stata oscurata da tragedie più grandi ed un po’ perché sembra proprio che le cose usano andate come hai detto (un nordafricano sunnita che ha attaccato una moschea sciita). Ho letto che l’imam aveva denunciato di aver subito minacce dai gruppi salafiti

      • Moi says:

        Roberto, alludi all’ incidente del pullman in Svizzera ?

      • Moi says:

        Scusate l’eventuale ingenuità della domanda, ma … come si fa a capire se una moschea è sunnita ? o sci’ita ? o sufi ? o wahabita (va be’ questa è facile: sta in Arabia Saudita !) o quel che può essere ? Voglio dire … stilemi architettonici ? Abbigliamento dell’ imam ?
        … Che ?

    • Ritvan says:

      —Roberto, alludi all’ incidente del pullman in Svizzera ? Moi—
      Penso proprio di sì.

      —Scusate l’eventuale ingenuità della domanda, ma … come si fa a capire se una moschea è sunnita ? o sci’ita ? o sufi ? o wahabita (va be’ questa è facile: sta in Arabia Saudita !) o quel che può essere ? Voglio dire … stilemi architettonici ? Abbigliamento dell’ imam ?… Che ?—
      Mah, non credo che ci siano differenze apprezzabili fra moschee sciite e sunnite e, come Miguel ci ricorda sempre, i wahabiti si inkazzano come bestie se li chiami così, loro si definiscono “sunniti” e basta, pertanto niente moschee “particolari” per loro. I sufi, invece, hanno dei loro templi chiamati “tekke”: vedi qui: http://en.wikipedia.org/wiki/Khanqah

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