Il Messico parte alla riconquista dell’Isola Clipperton

Un amico messicano mi ha segnalato che ieri 19 connazionali suoi e miei sono salpati su una nave a vela per riconquistare l’Isola Clipperton.

In realtà, si tratta – come precisa un commentatore – di una spedizione scientifica guidata da un “britannico (come scienziato) e da uno yankee (come capitano della flotta)”, ma è divertente immaginarsi che si tratti proprio di un tentativo messicano di riprendere l’Isola Clipperton dagli occupanti francesi.

Occupanti per modo di dire, visto che nessuno abita sull’isola – un sottile atollo ad anello che circonda una laguna di acqua di dubbia potabilità – che si trova nell’Oceano Pacifico a oltre 1.100 chilometri dalla terra ferma.

La storia dell’isola ci offre un quadro notevole delle miserie e follie umane.

L’Isola sarebbe stata scoperta dal pirata e/o contractor (all’epoca si diceva privateer) John Clipperton, impiegato da un consorzio di imprenditori londinesi che si presentava sotto l’elegante nome di The Gentleman Venturers. Che poi forse Clipperton non ci ha mai messo nemmeno piede, ma il nome è rimasto.

Nel 1711, il francese Michel Dubocage, già corsaro, ma in quell’anno impegnato in un viaggio che lo avrebbe portato a stipulare il primo trattato commerciale franco-cinese, passò vicino all’isola. Senza nemmeno sbarcarvi, le diede un nome  – Île de la Passion – ma anche una Bandiera, appunto quella francese.

Passa oltre un secolo, e il baleniere (nonché notorio mentitore) statunitense Benjamin Morrell sbarca sull’isola, stermina in qualche giorno i leoni marini e le tartarughe, e riparte.

Nel 1858, il capitano Victor Le Coat de Kerveguen, compì qualche laico rituale che secondo le regole avrebbe dato il possesso dell’isola alla Francia. Victor fu molto meno fortunato del suo parente, Gabriel Le Coat de Kerveguen, che trasformò un’altra isola un tempo disabitata, la Réunion, in un’immensa fabbrica per la produzione di zucchero.

Se Morrell fosse passato più tardi, l’isola sarebbe diventata statunitense: infatti, nel 1856, il Congresso degli Stati Uniti autorizzò i cittadini statunitensi a impossessarsi delle isole in cui scoprivano deposito di guano, se non fossero già “legalmente occupate” da altre potenze: dalla cacca d’uccello, si traeva non solo un potente fertilizzante, ma soprattutto i nitrati per la polvere da sparo.

Però la Francia era un paese civile, e la decina di minatori impiegati dall’Oceanic Phosphate di San Francisco che poi sbarcarono sull’isola, tra caldo, puzza, malattia e sete, per dedicarsi al tremendo lavoro di estrazione del guano, piantarono sì una bandiera, ma non rivendicarono possesso dell’isola.

I paesi incivili la raccontarono diversamente, facendo però appello alle stesse logiche: i messicani, che chiamano Médanos l’isola, sostengono infatti che l’isola sia stata scoperta da Magellano, oppure da Álvaro de Saavedra Cerón, in un viaggio che lo portò nientemeno che in Nuova Guinea; e comunque le bolle del più pittoresco di tutti i pontefici, Alessandro VI dei Borgia, confermerebbero il diritto di proprietà spagnolo e dunque messicano.

Nel 1897, il presidente messicano Porfirio Díaz, di cui abbiamo già detto qualcosa su questo blog, mandò una cannoniera con il favoloso nome di La Demócrata a occupare l’isola e portare via i gringos.

Si stabilì sull’isola una piccola colonia di messicani che aiutò un’azienda mineraria inglese a completare il saccheggio del guano, unica risorsa dell’atollo.

Nel 1909, Messico e Francia decisero di sottoporre la loro disputa a Vittorio Emanuele III, Re d’Italia. Che dopo 22 anni di attenta riflessione, decise che l’isola spettasse alla Francia.

Scoppia la rivoluzione in Messico e i cento coloni vengono lasciati senza risorse. Il guardiano del faro, Victoriano Álvarez (il suo precursore era impazzito) si proclama re, uccidendo gli altri maschi e violentando le donne, finché una di queste lo uccide. Gli ultimi 17 sopravvissuti vengono evacuati da una nave statunitense, lasciandosi dietro una vivace colonia di maiali e qualche albero di cocco.

Anni dopo, l’isola, ormai definitivamente disabitata, avrebbe ricevuto ben due visite del presidente degli Stati Uniti, Franklin Delano Roosevelt, che voleva farne una base aerea avanzata da cui attaccare il Giappone, un progetto che evidentemente finì nel nulla. Come sarebbe finito nel nulla il progetto francese di polverizzare l’isola, usandola come laboratorio per i suoi test  nucleari.

Nel 1958, Ken Stager, un ornitologo californiano, sbarcò sull’isola e scoprì che la popolazione di sula mascherata era stata fortemente colpita dai maiali. In pochi giorni, l’ornitologo da solo compì uno storico porchicidio (o sui-cidio?), eliminando la totalità dei maiali presenti sull’isola e permettendo così ai granchi di massacrare la rada vegetazione.

Nel 2000, il naufragio di una barca da pesca porta sull’isola il più fedele amico dell’uomo, il ratto; che si mangia i granchi, con grande felicità degli alberi di cocco: l’ultima, irreversibile tappa della civilizzazione.

Prima che la pattuglia di messicani sbarchi sull’isola, tricolore contro tricolore, farò in tempo a leggermi il libro Morire a Clipperton di Marco Ferrari,  che ho appena ordinato.

Nicolas Sarkozy in fuga

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17 Responses to Il Messico parte alla riconquista dell’Isola Clipperton

  1. Le didascalie delle immagini sono sempiterna fonte di gioia; ma somigliano più al sogno descritto nell’immagine (roba da videogiochi) che ad una eventuale realtà… per il semplice motivo che Sarkozy non muoverà mai le chiappe per una conquista in prima persona.
    Sarebbe poco elegante.

    Parlando dell’isola, suppongo che si possa riassumere il tuo pensiero sul carcere mondiale proprio con essa, come se la terra stesse diventando un’immensa isola senza più contatti con l’esterno.

    • Francesco says:

      >> come se la terra stesse diventando un’immensa isola senza più contatti con l’esterno.

      non sapevo avessimo rotto i contatti con Marte e Venere …

      • La frase corretta è: “non sapevo che è come se avessimo rotto i contatti con Venere e Marte”

      • Cristiano says:

        L’Italia finira’ come l’Argentina: dfauelt entro febbraiowallstreetitaliaWall Street Italia mercoledec, 30 novembre 2011 12:06Roma La manovrina di facciata da 20-25 miliardi che il governo Monti si appresta ad annunciare non sara’ sufficiente a evitare il dfauelt e il tergiversare degli ultimi giorni dimostra che il professore della Bocconi e i suoi colleghi sono stati mandati al potere senza un programma ben preciso. Siamo di fronte a un problema senza soluzione: per uscire dalla crisi l’Italia dovrebbe varare misure per 800 miliardi di euro, che prevedano tra le altre cose una patrimoniale del 5%. E questo non succedera’ mai, perche’ il paese e’ governato da un’oligarchia che non approverebbe mai misure per colpire i poteri forti e le persone piu’ benestanti.Austerity e dfauelt: questo in due parole e’ lo scenario che si va delineando per la terza economia dell’area euro, secondo l’economista Loretta Napoleoni. L’Italia si prepara a fare la fine dell’Argentina e al ritorno della lira, in un contesto dove a rimetterci per le tasse, prima, e per il crack del debito, poi, saranno i piccoli risparmiatori. Il consiglio per gli italiani che non possono permettersi di investitire all’estero o nell’immobiliare e’ quello di ritirare i propri soldi dai conti corrente e stare cash almeno fino a marzo . L’impatto si sentira’ in tutta l’Eurozona, quindi un’altra ipotesi e’ quella di comprare solo bond sicuri, come quelli svedesi, svizzeri o canadesi. Chi ha molti soldi li ha gia’ ritirati dalle banche e li ha investiti nell’immobiliare , ha detto in un’intervista a Wall Street Italia l’economista. A Londra gli italiani stanno comprando case in continuazione , rivela Napoleoni, residente nella capitale inglese, citando i dati a disposizione delle agenzie immobiliari inglesi fino a una settimana fa . Il 2012 sara’ per noi quello che fu il 2010 per la Grecia . Con la differenza che nel nostro caso il dfauelt difficilmente sara’ pilotato, perche’ l’esecutivo e’ formato da euroburocrati pro moneta unica. L’Italia e’ un paese gestito da un’oligarchia dei potenti. Da una parte Confindustria, grande industria che vive grazie all’aiuto dello stato, dall’altra la partitocrazia, gente che si e’ arricchita con il tempo , dice Napoleoni citando anche il caso del Vaticano, che non paga l’Ici e tasse immobiliari varie dopo l’accordo stretto con Berlusconi.Le misure che saranno messe in vigore con la supervisione dei poteri forti per implementare la manovra 2012-2014 da 60 miliardi varata dal precedente governo, non saranno sufficienti, tenuto conto della crescita anemica dell’Italia. Le stime quando e’ stata varata la scorsa manovra erano per un incremendo del Pil dello 0,6% nel 2012. Ora a giudicare dalle ultime previsioni cresceremo dello 0,1% o forse addirittura perderemo mezzo punto nel 2012, entrando in una fase di recessione (stime Ocse), ossia sei mesi di contrazione. Solo quando avranno l’acqua alla gola potrebbero fare una manovra di tali proporzioni (da 800 miliardi, NdR), ma a quel punto sara’ troppo tardi . E intanto la manovrina , come la definisce Napoleoni, colpisce sempre i soliti: i piu’ deboli. L’Ici e’ una tassa regressiva. Chi ha una casa sola e a stento riesce arrivare alla fine del mese non puo’ permettersela. L’Iva potrebbe arrivare gradualmente al 5% e contrarra’ i consumi e l’economia .Siamo di fronte a un problema senza soluzione, da una parte quello a breve del debito pubblico e da un’altra quello della crescita fiacca a lungo termine. Come far combaciare misure di austerita’ e investimenti in un paese che non cresce da 10 anni e che ha un rapporto debito Pil del 120%? Prima l’Italia viveva di surplus primario e i mercati erano propensi a prestare denaro. Ora tra gli effetti del contagio e il timore solvibilita’, l’Italia fa fatica a ripagare il suo debito.Secondo l’autrice, tra gli altri, del libro Il Contagio , il punto cruciale sta proprio qui. A febbraio 2012 sono in scadenza 25 miliardi di debito. E l’Italia dove li trova? , si chiede l’analista. Poi ci sono tutte le altre scadenze. A quel punto chiederanno aiuto e a quel punto e’ finita. L’italia e’ in dfauelt . Il paese ha bisogno di tanti soldi, 440 miliardi, e con le cedole che scadono non c’e’ da stare allegri. Se non salta per Natale, per Pasqua salta , commenta laconica Napoleoni. Il mercato fa quello che deve fare. Il fatto che le banche italiane sottoscrivano il debito e poi se lo vadano a rivendere alla Bce, ci dice che l’istituto di Francoforte sta sostenendo l’Italia e la Spagna artificialmente.L’Europa deve fare i conti con un problema strutturale di fondo: Sia l’Italia che la Grecia e gli altri Piigs invece di metterlo in mano agli euroburocrati, il propri debito dovrebbe metterlo in mano a euroscettici che propongano politiche alternative . Perche’ chi ha il debito dovrebbe avere un certo potere in mano. Ma nell’area euro non e’ cosi’ .UNICA VIA D’USCITA: UN’AREA EURO A DUE VELOCITA’ La crisi potenzialmente potrebbe fare cadere il mondo in una grande recessione, per questo bisogna trovare una soluzione al piu’ presto alla crisi del debito sovrano. Uscire temporaneamente dall’euro, e passare a una moneta unica a due velocita’, facendo una politica espansionistica e’ una possibilita’. Ma ci vuole tempo e dei nuovi trattati. Da un lato avremmo il sud d’Europa e dall’altro un’Europa teutonica, governata da Germania, Olanda, Finlandia, Lussemburgo e Francia, che accogliera’ anche i balcani, il cui obiettivo sara’ quello di tenere basso l’euro .La Germania intanto guarda sempre piu’ a Est. Dopo l’accordo sul gas con la Russia, sta facendo affari nei paesi Baltici, come nuove frontiere di mercato. Di fatto sta sostituendo gli affari che prima faceva con il sud d’Europa ora in crisi. Per la Germania l’Italia e’ solo un problema: e’ zavorra. Se hanno la possibilita’ di incamerare le repubbliche baltiche che gli tengono l’euro basso, perche’ si devono tenere I Piigs ? Chiede retoricamente Napoleoni. Se il tedesco deve salvare l’Italia e’ solo per non fare saltare Deutsche Bank. Ma tanto vale salvare la DB direttamente. Costa molto meno .IL RUOLO DELLA BCE E LE CHIMERE EUROBOND, SALVATAGGIO FMI Tra le vie non percorribili Napoleoni cita il Quantitative Easing, che negli Usa comincia a funzionare. Ma la Bce non la fara’ mai, perche’ la Germania e’ contraria: ha una paura folle dell’inflazione , anche per questioni storiche. Anche gli Eurobond sono impensabili, visto il problema tecnico di integrazione fiscale: Non hanno fatto l’armonizzazione dei bilanci. Esiste un protocollo internazionale delle imprese sui bilanci, ma non esiste per quanto riguarda i bilanci dello stato, che possono essere comparati tra loro , spiega l’economista.Se non hanno mai fatto questa armonizzazione e’ perche’ alcuni paesi, come la Grecia, continuano a falsificare i bilanci. Se uno guarda a come vogliono usare il fondo di stabilita’, si nota che lo stanno facendo con dei derivati. Il mercato ha detto: voi non ve lo prendiamo al 30 ma al 20. Da 1.000 miliardi sono diventati 700 .Quanto all’Fmi, non e’ credibile che utilizzi il 64% delle sue risorse per salvare un paese che contribuisce solo con il 3,1%. Il Fondo non salvera’ mai l’Italia a questi prezzi, ha solo 600 miliardi di risorse . Ma allora quale strada rimane? Solo quella della Lira. [ARTICLEIMAGE] Un gruppo di avvocati sta lavorando a un piano B da giugno , spiega Napoleoni citando un passaggio di un articolo pubblicato dall’analista politica sul superblog Cadoinpiedi. Non si sa come avvera’ questo dfauelt, ma dobbiamo rassegnarci a un ritorno alla Lira. Nottetempo cambieranno l’euro in lire e il risparmiatore si ritrovera’ senza nulla .COME IN ARGENTINA, A MENO CHE NON SI PASSI PER DEFAULT PILOTATO Il nostro paese, insomma, e’ destinato a far la fine dell’Argentina. I cittadini perderebbero pensioni e stipendio. Sarebbe una cosa tremenda. La cosa da fare sarebbe il dfauelt pilotato, ma questo governo non lo fara’. Il fronte e’ compatto pro euro. Non si rendono conto della gravita’ e non hanno il polso della situazione del mercato .I mercati � vedi inversione della curva dei rendimenti � si attendono a breve un evento negativo straordinario. I tassi continuano a salire, creando una spirale da cui e’ impossibile uscire. Ma la gente contina a pensare che si tratti solo di un problema di fiducia. Si tratta invece di un problema di soldi . Che mancano. Se non saltiamo a dicembre saltiamo a febbraio , prevede l’economista.In tutto questo caos, anche le notizie che arrivano dal fronte geopolitico non aiutano. L’escalation della crisi nucleare iraniana rischia di portare a una guerra. Non e’ piu’ un segreto che Israele prepara l’intervento militare. E dopo le ultime sanzioni contro la Reppubblica Islamica e l’assalto all’ambasciata britannica Teheran, anche Regno Unito e Iran sono ai ferri corti. Negli Anni 30 la situazione economica era la stessa , ricorda Napoleoni, esperta di terrorismo e finanziamenti ai gruppi sovversivi. La paura e’ che scoppiera’ una guerra come di solito avviene in periodi come questi. In ogni momento la situazione potrebbe sfuggere di mano. E’ cinico, ma una guerra di quell tipo paradossalmente sposterebbe l’attenzione. Il mercato obbligazionario cambierebbe radicalmente .Non resta che aspettare l’esito del summit dell’8-9 dicembre, sperando che non si traduca nell’ennesimo fallimento politico delle autorita’ europee. Faranno proposte concrete ai Piigs spiega Napoleoni che si ritroveranno davanti a un bivio: se vorranno rimanere dentro l’Eurozona dovranno impegnarsi a raggiungere il pareggio di bilancio , liberalizzare, flessibilizzare il mercato del lavoro, aumentare le entrate fiscali, ridurre le spese, etc. L’Italia dira’ di si sottolinea Napoleoni Ma a quel punto Germania e Ue vorranno vedere le riforme. E le misure faranno contrarre ancora di piu’ l’economia . Come conseguenza il rapporto tra pil e debito salira’ ulterioremente, andando ad alimentare il circolo vizioso. E’ una spirale da cui non usciamo .Approfondisci l’argomento sul sito di Wall Street Italia

  2. mirkhond says:

    “Un amico messicano mi segnala che ieri 19 connazionali suoi e miei sono salpati su una nave a vela per riconquistare l’Isola Clipperton dagli occupanti francesi.

    Occupanti per modo di dire, visto che nessuno abita sull’isola – un sottile atollo ad anello che circonda una laguna di acqua di dubbia potabilità – che si trova nell’Oceano Pacifico a oltre 1.100 chilometri dalla terra ferma.”

    Beh, dati i rapporti di forza, non si può biasimare questo “orgoglio patriottico”, che di riprendersi i territori a nord del Rio Grande/Rio Bravo del Norte se lo possono sono sognare….

  3. mirkhond says:

    errata corrige: solo sognare

  4. Per Riccardo Giuliani

    “ma somigliano più al sogno descritto nell’immagine (roba da videogiochi) che ad una eventuale realtà… “

    infatti, i due pilastri della società messicana sono i santi e i fumetti.

    Non trovo per ora fonti in rete, a parte questa: http://columnasinnombre.blogspot.com/

    Presumo che i francesi dovranno pur fare qualcosa, staremo a vedere…

    • infatti, i due pilastri della società messicana sono i santi e i fumetti.
      I famosi santini!

      La sacralità della terra che racconti nei miti messicani trae forza dalla mancanza di uno stato che lo incarni; e magari è un bene, visto il fallimento storico di far combaciare lo spirito di popoli con le fugaci strutture istituzionali.
      Ma è un cane che si morde la coda: possono sognare una terra libera solo finché non lo è.

  5. Roberto says:

    Post straordinario, grazie! Un giorno se mai troverò il tempo ti scrivo qualcosa sull’isola di pitcairn.

  6. Per roberto

    “Un giorno se mai troverò il tempo ti scrivo qualcosa sull’isola di pitcairn.”

    Sarebbe molto bello! Intanto, Paniscus promette di scrivere qualcosa sull’arcipelago di Tristan da Cunha (quando avrà finito le Verifiche di Recupero delle Insufficienze del Primo Quadrimestre, che presumo finirà verso il 2019).

  7. Vi segnalo anche la campagna condotta dal signor Carlos Marcial de la O Acosta (“de la O” è un bellissimo nome spagnolo, che si riferisce alla Madonna incinta e tonda) per costruire nella propria cittadina, Tecpan, un monumento alla concittadina Tirza Rendón Hernández – la donna che salvò l’onore messicano e quello proprio uccidendo il re dell’isola.

  8. giovanni says:

    mi fa specie che una persona onesta e che si fa le sue belle ricerchine sul web come te spacci per Reconquista di 20 messicani una spedizione scientifica guidata da un britannico (come scienziato) e da uno yankee (come capitano della flotta)
    http://www.oem.com.mx/laprensa/notas/n2449143.htm
    http://www.france24.com/fr/20120302-mission-vers-lile-francaise-clipperton-large-mexique

  9. Per giovanni

    Ti ringrazio, ho messo una precisazione all’inizio del post. Come hai fatto a trovare le notizie? Io ho cercato anche tra le news di Google.

    Col senno di poi, avrei probabilmente cercare non le news, ma semplicemente le pagine più recenti.

    Comunque, riconquisteremo l’isola un’altra volta :-)

    • Roberto says:

      Giovanni non ha letto dell’ammutinamento dei messicani che hanno buttato a mare il capitano e si accingono a conquistare l’isola :-)

  10. Karakitap says:

    Non sapevo che il Messico avesse un equivalente delle Falkland ;)
    Spero che se ci sarà scontro (che ovviamente non mi auguro) Sarkò non dica “siamo tutti di Clipperton”.

    O meglio, sul Melzi che leggevo da piccolo (è stato il mio primo testo di approfondimento, e lo conservo ancora, nonostante siano passati molti anni, tra l’altro era un testo piuttosto filo- sabaudo, anche troppo, per non dire nazionalista, ad es. definiva i territori conquistati nella prima guerra mondiale come “terre restituite al Regno d’Italia, che a quel che ne so non le aveva mai avute, a meno che non volese intendere quello altomedievale) che c’era stata una disputa per il possesso di quell’isolotto, e che Vittorio Emanuele III chiamato come arbitro avesse sentenziato a favore della Francia (che per tutto ringraziamento si sarebbe poi presa Briga e Tenda).
    A proposito, immagino che sappiate anche voi l’allucinante esperienza dei “dimenticati di Clipperton” (diciamo molto più veritiera rispetto a chi sogna “lagune blu”).

    Ciao, Karakitap

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