Dove nasce il Politicamente Corretto

Nel 1905, Bernard Shaw presentò a Londra la sua opera, Major Barbara.

Uno dei personaggi – il fabbricante di armi Undershaft  – spiega le proprie convinzioni. Chiarendo oltre un secolo fa il senso segreto dell’impostura che va sotto il nome del politicamente corretto.

E svelando anche quanto sia stretto il rapporto tra i valori liberali e il sistema economico.

“Fornire armi a tutti coloro che siano disposti a pagare un prezzo onesto, senza distinzione di persone o di princìpi: agli aristocratici e ai repubblicani, al nichilista e allo Zar, al capitalista e al socialista, al protestante e al cattolico, al ladro e al poliziotto, all’uomo nero, all’uomo bianco e all’uomo giallo, a ogni ordine e condizione, ogni nazionalità, ogni fede, ogni follia, ogni causa e ogni delitto.”

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39 Responses to Dove nasce il Politicamente Corretto

  1. Guido says:

    Questa citazione chiarisce molto bene il dispositivo che pre-esiste e presiede al dispiegarsi del capitalismo: una particolare metafisica che modella interamente le forme di vita che vengono ad essa assoggettati. Cogliere questo aspetto ci porta a rinunciare alla trappola della semplificazione “personalista”, a vedere direttamente la luna, senza soffermarci più di tanto sul dito che la indica.
    Per il dispositivo capitalista ogni “discorso” è irrilevante, persino quello che chiama alle armi contro di esso. Un po’ come il computer che sto usando adesso: è una macchina stupida che opera attraverso una logica binaria e che non è in grado di valutare la pericolosità o il grado di contestazione al sistema di quanto sto scrivendo.
    Nella pagina culturale del Sole-24 ore c’è posto per tutti, Marx e Bakunin compresi.

  2. roberto says:

    visto che si parla di politically correct, vi segnalo questa notizia importante (cliccare sul mio nome): il connseil constitutionnel a affondato la legge sulla negazione dei genocidi DOC

  3. Per roberto

    Grazie!

    Per mettere dei link nel testo, potete fare così (sostituire le parentesi tonde con quelle a freccia che non mi ricordo come si chiamano):

    “vi segnalo (a href=”http://miosito.com/”)questa notizia(/a) che proviene da….”

    Così basta fare clic su “questa notizia”.

    Alla peggio, comunque, se inserite brutalmente l’indirizzo, purché completo con http:// davanti, l’URL apparirà e sarà cliccabile.

  4. Francesco says:

    proprio non ho capito, nè te nè Shaw

    il “discorso” di Undershaft è semplicemente la sempiterna morale delle maitresse, ha a che fare con i valori liberali e il capitalismo quanto il sorgere del sole

    per la cronaca, un liberale NON può vendere armi ai ladri perchè nei codici penali liberali si chiama complicità e si finisce galera

    invece mi pare bello e giusto che non discrimini la clientela in base a razza, religione, idee politiche, mi pareva fosse uno dei (pochi) progressi della storia umana

    o sei favorevole anche tu ai negozi col cartello “no dogs, niggers or italians”?

    ciao

    • Rock & Troll says:

      Probabilmente il problema non sono i cartelli sui negozi, ma i negozi stessi, in quanto dispositivo del capitale disumanizzante e falsificante.

      • Francesco says:

        ma i negozi esistono dai tempi dei figli di Caino, se ricordo qualche confusa masticatura della Bibbia..

        e Nostro Signore disse di non imbrogliare, non di noo commerciare

        e il Profeta non sposò la vedova di un ricco commerciante?

    • Peucezio says:

      Ti è sfuggito il dettaglio che qua non si parla di mercato interno. Il concetto è che è lecito vendere armi a qualsiasi altra nazione e, all’interno di essa, a qualsiasi gruppo, legale e non.

      • Francesco says:

        non capisco la rilevanza che dai al concetto di “commercio interno”, il nostro amico Undershaft non ne parla nè esplicitamente nè implicitamente

        quello che conta è che il cliente possa pagare, la nazionalità è uno dei mille dettagli che non contano

        mi pare

      • Peucezio says:

        “per la cronaca, un liberale NON può vendere armi ai ladri perchè nei codici penali liberali si chiama complicità e si finisce galera”

        Sei tu che hai parlato di codici penali. Ti risulta che le relazioni internazionali siano regolate dai codici penali? Che se uno stato deve finanziare o vendere armi (o appoggiare imprese private che lo facciano) a dei guerriglieri di un altro stato, si preoccupi del codice penale proprio o di quello stato?
        Le legislazioni, e quindi il principio stesso di legalità, sono cose interne. Fuori dai singoli stati tutt’al più esiste qualche trattato o accordo, che serve a dare una minima veste di disciplinamento di rapporti e situazioni che sono fondate essenzialmente sull’arbitrio, come d’altronde è ovvio che sia.

      • Francesco says:

        che io sappia, stanno nascendo un sacco di noiose leggi al riguardo, che proibiscono le bustarelle e danneggiano le imprese esportatrici dei paesi coinvolti, a vantaggio di quelli meno sensibili

        e per le vendite di armi ci sono di certo un sacco noiosissime leggi di limitazione delle stesse, persino in America

      • Peucezio says:

        Massì, le leggi valgono per i pesci piccoli, servono a rompere le palle alla minutaglia, mica a chi fa gli affari grossi.
        Ti pare che se il mezzo negro vuole finanziare gli oppositori siriani, si preoccupa delle noiose leggi?

    • paniscus says:

      “il “discorso” di Undershaft è semplicemente la sempiterna morale delle maitresse, ”

      ———————

      Sbagliato commedia, quella era “La professione della signora Warren”, dello stesso geniale autore :)

      Lisa

  5. Peucezio says:

    “Les membres du Conseil constitutionnel, saisis par des députés et sénateurs de tous bords contestant le texte, ont estimé en substance qu’une loi peut réprimer les abus de l’exercice de la liberté d’expression -c’est le principe de la loi Gayssot de 1990 contre l’antisémitisme et la négation de la Shoah-, mais pas l’exercice de cette liberté lui-même.”

    Questo è proprio grottesco. La negazione del genocidio armeno è una manifestazione della libertà di espressione, mentre la negazione della Shoa sarebbe un abuso della stessa. E’ l’affermazione esplicita di un principio discriminatorio, razzista.

    • Ritvan says:

      Peuce’, prima di gridare al “razzismo” (proprio tu??!!:-) ) bisognerebbe confrontare attentamente i testi delle due leggi in questione. Aggiungo che il governo francese ha annunciato di voler ripresentare il testo in Parlamento dopo opportune modifiche…ecco, se p.es. lo modellasse ESATTAMENTE come nella sullodata legge Gayssot stavolta il Conseil Constitutionnel dovrebbe far pippa. E se non lo fa, allora e solo allora potresti gridare a ragione RAZZISTIIIIIIII!!!!!:-)

  6. mirkhond says:

    per la cronaca, un liberale NON può vendere armi ai ladri perchè nei codici penali liberali si chiama complicità e si finisce galera

    Ufficialmente sì. Nella sostanza la cosa è più sfumata, e non ripugna servirsi del bandito di turno per i lavoretti sporchi che le loro presentabilità&onorabilità non possono fare apertamente per via della sovracitata ipocrisia….
    Salvo poi, a lavoretto ultimato, presentare la ricompensa al bandito di turno….facendolo fuori, o comunque tacitandolo per sempre, perché bandito…la legge è legge!
    Ordine e Legalità, era il motto che appariva nei Quattro dell’Ave Maria, per coprire le pochissimo rispettabilissime carriere di figuri niente affatto rispettabili….
    ciao

    • Francesco says:

      caro Mirkhond,

      io mi attengo all’ufficialità, visto che stiamo parlando dei principi su cui si basa il sistema liberal-capitalista

      e quello di non discriminazione è uno dei più interessanti, anche perchè gli esiti sono imprevedibili (oggi il mercato sdogana l’omosessualità perchè questi c’hanno i soldi, domani a chi tocca?)

      non mi nascondo certo che una riduzione di tutto alla capacità di comprare è inadeguata all’umano, però … quante discriminazioni assurde hanno segnato i regimi “pre-capitalistici” e non parlo dell’attuale gaiezza quasi obbligatoria, che è una evidente distorsione anti-umana

      mi pare una questione dialettica, in cui entrambi i corni della questione hanno ragioni e torti

      ciao

  7. mirkhond says:

    Del resto anche il Messico dalla caduta di Iturbide nel 1823, e soprattutto con la vittoria di Juarez su Massimiliano d’Asburgo nel 1867, era un paese LIBERALE….

  8. Voltaire scriveva queste cose ammirate parlando della borsa di Londra, dove tutti i rispettavano nonostante le differenti fedi in nome degli affari, dove l’ebreo diventava deicida solo se non pagava i debiti. In effetti, diceva, l’alternativa era l’inquisizione spagnola…

  9. Per Francesco

    …sul liberalismo.

    In parte, hai ragione: Guido coglie nel segno, stiamo parlando della metafisica che c’è dietro non solo il liberalismo, ma lo stesso capitalismo.

    Ciò che è interessante è come una precisa esigenza economica – massimizzare il numero di clienti e rapportarsi con ciascuno di loro attraverso la stessa valuta intercambiabile – generi un’ideologia, cioè il liberalismo. Che, giustamente, essendo un sottoprodotto, non coincide in tutto con la metafisica sottostante.

    • Francesco says:

      Miguel

      immagino che per “metafisica” tu intenda “mettere al primo, anzi unico posto, l’incremento della ricchezza” in questo caso

      ora, a me pare e avevo già chiesto conferma, questa metafisica precede il liberalismo, in parte lo contraddice, mi pare essere vecchia come il mondo, posso di certo citarti Simon Mago dagli Atti degli Apostoli

      anzi il ricco epulone visse secondo questa metafisica già nel Vangelo

      mi pare che lo specifico del capitalismo e del liberalismo vada perduto, con questo tipo di approccio

      ciao

  10. Per Francesco

    “o sei favorevole anche tu ai negozi col cartello “no dogs, niggers or italians”?”

    Io sono un pragmatico.

    Se un cartello del genere, affisso sulle porte dell’ufficio vendite della Lockheed Martin, servisse a tenere lontani i clienti italiani, ce lo attaccherei di corsa.

    • Francesco says:

      ingenuo

      servirebbe solo a spendere gli stessi soldi in aerei prodoti da altre imprese, quindi non cambierebbe nulla (o stiamo giocando a fare i tifosi, per cui l’arbitro è cornuto solo quando dà rigore a favore della squadra che detestiamo?)

  11. Per Mauricius

    “Voltaire scriveva queste cose ammirate parlando della borsa di Londra, dove tutti i rispettavano nonostante le differenti fedi in nome degli affari, dove l’ebreo diventava deicida solo se non pagava i debiti. “

    Sul portone di ogni Borsa del mondo, c’è scritto, benvenuti i giocatori di ogni colore, religione, scelta sessuale, ecc. ecc. che abbiano i soldi per giocare.

    Accanto allo stesso cartello c’è una guardia con il manganello pronto per buttare fuori ogni individuo che non abbia i soldi per giocare. Senza discriminazioni di colore, religione o scelta sessuale.

    • Francesco says:

      concordo

      1) ne consegue qualche tua pragmatica considerazione?

      2) in teoria, i soldi devono essere di provenienza legale, o almeno non esplicitamente illegale. questo conta per te?

  12. Daouda says:

    Questa vena tipicamente egualitaristica del liberalismo su cui riflettere è esclusivamente filosofica ed etica.
    Ma quando mai si è visto un liberale che commercia a tutti un bene che gli si può ritorcere contro?
    Il ché deve far capire che tale assunto è falso. E’ un’esca, come il comunismo è un’esca essendo una impossibilità logica e fattuale in tutte le sue varie ramificazioni riedite.

    Inoltre, ancora una volta, il capitalismo non è un sistema economico liberista.
    Ancora una volta credete che si sia davanti ad un meccanismo perché non capite che il tutto è portato avanti strategicamente.
    O credete che usino e Keynes e Friedman senza avvedersi di quel che vanno facendo?

    Ad ogni modo per quanto mi riguarda, non vedo nulla di male nel vietare a certi individui di entrare nel proprio negozio.
    Ognuno commercia con chi vuole.
    Chiaramente una tale posizione può avere delle analogie con il protezionismo che non a caso i liberali detestano.
    Quel che non ci si spinge a capire è che il protezionismo presuppone industrialismo e statualismo. Ecco perché và condannato…

  13. Per Daouda

    “Ma quando mai si è visto un liberale che commercia a tutti un bene che gli si può ritorcere contro?”

    Dipende di chi stiamo parlando.

    Prendiamo un caso analogo, nel senso che non stiamo parlando di vendite, ma la logica è la stessa.

    Un imprenditore italiano che licenzia i propri dipendenti per andare a produrre in Cina danneggia il potere d’acquisto degli italiani in generale, e quindi dei propri potenziali clienti.

    Però il danno che lui da solo crea a se stesso così sarà di pochissimi centesimi rispetto al risparmio di centinaia di migliaia di euro, che vengono dall’outsourcing.

    E siccome tutti ragionano così, si finisce per distruggere l’intera economia nazionale (non sto dicendo che tale distruzione sarebbe un male, ovviamente).

    • daouda says:

      La tua impostazione è debole Miguel. Perché preferire gli italiani ai cinesi? Molti perderanno il lavoro, molti altri altrove lo troveranno.
      Il potere degli uni diminuisce mentre quello degli altri aumenta.
      A rigore inoltre non puoi esagerare così.Ci perderanno solo quelli licenziati dacché tutti gli altri, grazie alle aziende che producono a meno, avranno beni esteri a minor prezzo.
      Lo stato invece ci perderà in tasse a meno che non opti per determinate politiche di riammortamento verso gli esterni o verso i sudditi.

      Certo, da un certo punto di vista hai quindi ragione, perché bisogna pur considerare che gli stati sono strutture che, le une rispetto alle altre, sono individualiste.
      Si dovrebbe allora analizzare la struttura statuale in esame per capirne dinamiche ed impatto.
      Ma oltre ciò , bisognerebbe fare dei raffronti tecnici che ci è impossibile fare. E visto che la gran parte degli imprenditori non si impegnano in un settore strategico, và per la maggiore che tale povertà non si avrebbe affatto.

      Così però stiamo scrivendo di liberismo e geopolitica, non di liberalismo, che sono due cose distinte. Il primo è traviato dal secondo.
      E poi non è contraddetto il mio pensiero.
      Dove non passano le merci arrivano gli eserciti, ma non come credono i liberali. Semplicemente per un liberale questi sono mezzi a differente impatto. Sempre di conquista si tratta.

      Ora conquistare è giusto o sbagliato? Alle volte giusto, alle volte sbagliato. Non c’è da farne un dramma.
      C’è semmai da stare attenti alle derive ideologiche che coprono determinati interessi. Il demonio sà bene a cosa servono le sue menzogne…

    • Francesco says:

      >> Un imprenditore italiano che licenzia i propri dipendenti per andare a produrre in Cina danneggia il potere d’acquisto degli italiani in generale

      solo nella misura in cui vende agli italiani, e entrano pure altri fattori in gioco, quali le classi sociali di appartenenza dei clienti e dei lavoratori (Ford voleva vendere auto americane a operai americani ma non sono certo che questo sia lo standard, ed è bastato che arrivassero le auto giapponesi per distruggere tutto il meccanismo)

      ciao

      PS prima di distruggere l’economia nazionale, i salari in calo avranno reso la produzione nazionale concorrenziale con quella cinese, che a sua volta avrà salari in crescita, ceteris paribus

  14. Moi says:

    Sul portone di ogni Borsa del mondo, c’è scritto, benvenuti i giocatori di ogni colore, religione, scelta sessuale, ecc. ecc. che abbiano i soldi per giocare.

    Accanto allo stesso cartello c’è una guardia con il manganello pronto per buttare fuori ogni individuo che non abbia i soldi per giocare. Senza discriminazioni di colore, religione o scelta sessuale.

    Miguel Martinez

    ____________________

    Appunto Miguel, ti contraddici da solo con questa allusione … come faranno mai le manganellate ad essere razziste, laicistico-persecutorie, omofobe eccetera ?!

    ;-) :-)

  15. Pietro Eremita says:

    Per Roberto e Peucezio, sulla gayssottina.

    In Francia vengono ufficialmente riconosciuti tre “genocidi”: la tratta dei negri, il massacro degli Armeni del 1915 e il cosiddetto Olocausto-Shoà. Sono ufficialmente innegabili, ma solo la negazione dell’ultimo era sanzionata dalla legge, una legge che peraltro teoricamente rende obbligatorio credere a quanto stabilito dal Tribunale Militare Internazionale di Norimberga su tutti i crimini tedeschi. Poco fa il “genocidio” armeno ricevette lo stesso status di quello ebraico, cioè fu approvata una legge che prevedeva il carcere anche per i negatori di quel “genocidio”. Ora l’abrogazione di quest’ultima legge da parte del consiglio costituzionale ristabilisce la situazione precedente.

    Fino a quando?

  16. Giuseppe says:

    @ Peucezio

    “Ti pare che se il mezzo negro vuole finanziare gli oppositori siriani, si preoccupa delle noiose leggi?”

    Il “mezzo negro”.
    Io non conosco alcun essere umano che non sia “mezzo” qualcosa.
    Mi chiedo il livello di grossolanità intellettuale (spirituale?) nel quale ci si deve porre per accorgersene solo quando ci si trova di fronte a livelli diversi di melanina nella pelle di una persona.

    @ Miguel

    In questo post fai davvero una confusione terribile.
    Il “politicamente corretto” ha a che fare con la comunicazione in una società in cui convivono soggetti politici plurali. E con il rispetto che essi pretendono dagli altri, proprio in quanto soggetti. Con il rifiuto di essere giudicati preventivamente in base ad “appartenenze” collettive, per esempio in quanto membri di minoranze o maggioranze religiose, etniche etc.
    Il commercio in linea di principio non c’entra nulla con questo genere di questioni: un mercante di schiavi inglese, arabo o portoghese poteva certamente acquistare la sua merce anche da un capotribù dell’Africa occidentale del quale parlava normalmente come di un “selvaggio” o di un “infedele”, ma entro la transazione puramente commerciale non si poneva alcun problema di discorso “politicamente corretto”. Il problema si pone fuori da questo genere di transazioni puntuali. E sorge in particolare quando è necessaria una qualche convivenza “civile” non effimera.

    E poi.
    La parte migliore del tuo stesso lavoro di riflessione pubblica in questo blog consiste esattamente in un rafforzamento della coscienza che dà sostanza a un discorso “politicamente corretto”. Consiste in uno sgretolamento dell’arroganza dei sostenitori del “politicamente scorretto” (tra parentesi sempre sulla pelle degli altri), dei loro “Feindbilder” (delle immagini che creano dei “nemici”, o di chi non si conforma, per una ragione qualsiasi, alla loro immagine di “normalità”).

    E infine.
    Non so se te ne sei accorto, ma da qualche anno nelle nostre società c’è davvero un coro immenso di persone di questo genere, di “eroi” di questa sorta che si gloriano della loro “scorrettezza politica”. Islamofobi, atlantisti da bar, razzisti, nuovi identitari arroganti, neo-cattolici etc.
    Anche numerosissimi mezzi di comunicazione di massa riprendono e diffondono, ma anche modellano e amplificano questi umori (il caso Fallaci è esemplare, ma è solo una goccia in un oceano di becera, scontata aggressività quotidiana).

    Sparare sul (difficile) equilibrio che richiede la ricerca di una “correttezza politica”, ironizzare sugli eccessi (a volte certamente ridicoli) che può comportare, è troppo facile.
    Non è soltanto spaventosamente banale, ma indica che non si è percepita l’importanza della questione che le immagini (dell’altro) create e fatte circolare nello spazio pubblico acquistano in una società in cui lo spettacolo e l’immaginario sostituiscono largamente i rapporti interpersonali diretti.
    Eppure anche questo genere di riflessioni fa parte degli aspetti più interessanti del tuo lavoro pubblico di informazione.

    Quindi, come vedi, non capisco: questo tuo post mi lascia estremamente perplesso.

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