Identità nazionale, una comunità di Valori Condivisi

Vado al piccolo supermercato di quartiere.

Sopra il supermercato abita una signora – che peraltro legge questo blog – la quale aveva espresso qualche preoccupazione per i rumori di un negozio dove tutte le mattine, alle sette, i camion vengono a scaricare.

Il gestore le aveva detto, “non si preoccupi, è stata fortunata. Pensi se invece del supermercato, ci avessero aperto una moschea“.

Come in tutti i non luoghi da Tenerife a Taipei, c’è sempre un ipnotico sottofondo di muzak, intervallato da pubblicità.

Oggi, ho sentito questo straordinario manifesto dell’Identità Nazionale, che – mi dicono gli esperti – riprende le note di una canzone di qualche anno fa. Ascoltate bene le (nuove) parole.

Su Youtube, ci sarebbe pure un video, ma non voglio esagerare in patriottismo per il paese che amministra la mia attuale carta d’identità.

Limitatevi al sonoro.

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104 Responses to Identità nazionale, una comunità di Valori Condivisi

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  2. PinoMamet says:

    Beh solo un pirla nell’Italia di adesso vorrebbe essere “di un grande film il produttore”, specie se non si hanno santi al MiBAC.
    Anzi, ormai sono finiti i soldi pure lì…

    Certo che tra squadre (immagino di calcio), “scuderie” (immagino di Formula Uno), vigne e champagne ghiacciato a tutte le ore a costo di prendere una congestione, l’italiano che ha vinto la schedina assomiglia pericolosamente alla stirpe dei briatori, giastcavalli e sì, di Lui, il terribile B…

    in fondo, sarà la nostalgia, preferivo l’italiano vero della canzone vera, quello con la chitarra, la mamma e l’autoradio nella mano destra.

    ciao! :)

    • corrado (qualc1) says:

      Io non ho dubbi. Mille molte meglio l’originale.
      Non è certo un capolavoro, ma in quel pezzo si cantano la creatività («la chitarra in mano»), i piaceri semplici della vita («gli spaghetti al dente»), un embrionale fastidio per il colonialismo culturale («con troppa america sui manifesti»), l’afflato religioso che non implica però il rifiuto dei piaceri carnali («buon giorno Dio/sai che ci sono anchio»; ma anche «con più donne sempre meno suore») e addirittura la Resistenza («un partigiano come Presidente»).

      • PinoMamet says:

        Ohh, almeno qualc1 ;) mi capisce!

      • Francesco says:

        in effetti è proprio per tutti questi motivi che mi fa schifo

        1) si millanta la banalità per creatività artistica
        2) si cade nella demagogia più vieta (Pertini, non gli spaghetti al dente che sono una Imperitura Gloria Nazionale)
        3) un embrionale rigurgito di fascismo contro l’invasione straniera (che poi è scimmiottamento di manie francesi)
        4) la faciloneria nel confrontarsi con Dio (che quasi obbliga a rivalutare il formalismo e il letteralismo dei fanatici)
        5) la rassegnazione ai peggiori difetti nazionali (l’autoradio da portarsi dietro per salvaguardare auto e radio)
        6) e non parliamo della musica

        :D

        • corrado (qualc1) says:

          Minchia! Il significato de «l’autoradio sempre nella mano destra» in effetti non l’avevo mai colto.
          Sulla musica ti do ragione

        • Moi says:

          @ Corrado

          Oggi però la strofa è tecnologicamente obsoleta ! ;-) n

      • Ritvan says:

        —-Minchia! Il significato de «l’autoradio sempre nella mano destra» in effetti non l’avevo mai colto. corrado—

        Evviva la sincerità!:-)
        P.S. Non per vantarmi, ma io sì, poiché pur vivendo nella gabbia di Hoxha vedevo la RAI e, pertanto, sapevo che gli automobilisti italici andavano in giro a piedi con l’autoradio sotto il braccio non per sentire la radio – che non funzionava mica a batterie – bensì per non farsela rubare.
        P.S.2 Ricordo di aver sentito a quel tempo anche questa storiella. Un tizio parcheggia l’auto, toglie l’autoradio e se ne va dopo aver messo sul parabrezza il seguente avviso (evidentemente teso ad evitare rotture di vetri in cerca di autoradio):”Per i sig.ri ladri: in quest’auto non c’è l’autoradio, l’ho tolta e portata con me”. Al ritorno…sorpresa, l’auto non c’è più e per terra c’è il suo cartello, con un’ aggiunta che recita:”Non si preoccupi, l’autoradio ce la mettiamo noi” :-):-)

  3. Francesco says:

    x Pino

    tra Toto Cutugno e Flavio Briatore rifiuto di scegliere, preferisco vivere

    mi rammarico che questa storia della moschea come luogo terribile in cui chissà cosa succede e che casino fanno sia ancora in giro … ma qualcuno ascolta davvero i leghisti?

    ciao

    • PinoMamet says:

      ” tra Toto Cutugno e Flavio Briatore rifiuto di scegliere, preferisco vivere”

      ;)

      posso capirti :) però credo che Cutugno fosse meno socialmente nocivo;
      non parlo di ideologia e di massimi sistemi, dico proprio come persona: sai quanti cutugni ci stanno in un briatore? (indice di truzzità/braccia rubate all’agricoltura)

      Comunque io al supermercatino locale portavo il bambino marocchino datomi in prestito da una ex vicina di casa
      (ho molti vicini di casa “strani”, lo so, ma tutti veri: abito in un quartiere “multietnico”, terribile incubo leghista che qui non è incubo affatto, saranno le proporzioni…)
      che non riusciva a tenerlo e non aveva trovato per quell’anno nessun asilo nido che accettasse l’iscrizione (non chiedetemi perché, non ho ancora capito come funzionano queste cose);

      insomma lo portavo lì e i gestori “dialettali” del supermercato facevano a gara a offrirgli dolciumi e focacce, anche se lo chiamavano Mohamed e Osama.

      Poi ho conosciuto un ragazzino nord-africano che si chiamava davvero Osama! e prendeva lezioni di matematica (non da me, per sua fortuna!)

      fine divagazioni.

      • Francesco says:

        non so, forse meglio un cialtrone affarista-imprenditore che alla fine per campare (benissimo) deve pur vendere qualcosa a uno che vende la sua (studiata?) cialtroneria come fosse una merce di valore

        Briatore ha sconfitto i big della Formula 1 e amo sempre quelli che entrano in gioielleria con l’elefante :)

        Credo che adesso Mohammed o Osama ci lavori al supermercato, se non ha già aperto un suo negozio

        A proposito, cerco un negozio di cinesi per una riparazione extralegale di telefonino finito in lavatrice e quasi illeso ;)

      • Rock & Troll says:

        Se lo chiamavano davvero Osama potevi rivolgerti a quelli di Repubblica che ci facevano su un articolone incredibile con annessa campagna indignatissima dei lettori e comunicati stampa contro il bovero bimbo immigrado accusato dai perfidi razzisti italiani di essere terrorista basta pregiudizi stop razzismo siamo tutti marocchini invia anche tu le foto di tuo figlio col cartello “Io mi chiamo Osama”!!!!!11111unounoundici
        E poi magari la famiglia marocchina poteva pure denunziare i razzisti addetti del supermercato e, accampando a scusa trauma infantile e annesse costosissime psicoterapie per il piccolo, ci scappava pure un risarcimentone con cui si sistemavano per un bel po’.
        E poi il comune ovviamente si costituiva parte civile.
        Nel gran finale il supermercato profondeva le sue scuse, dichiarava la sua estraneità alle odiose pratiche di razzismo perché l’Italia è terra d’accoglienza e fummo emigrati anche noi, e regalava un mese di spesa gratis alla famiglia marocchina, e licenziava in tronco e con ignominia gli addetti che osarono chiamare Osama il pargolo, creando così nuovi disoccupati, ma vabbe’, ma sono solo vittime collaterali della grande lotta al razzismo, e in fondo se l’erano cercata.

        • PinoMamet says:

          Oddio (anzi, o Allah) la famiglia marocchina aveva problemi ben più seri di come il personale del supermercato (peraltro simpatico) chiamasse il figlio mentre lo viziava e lo ingrassava di ovetti Kinder, patatine e focaccine unte.
          Casomai bisognava denunciarli al dietologo.

          Quanto a Obama vero (cioè, il ragazzino che andava a lezioni di matematica, non il terrorista) probabile che abbia ragione Francesco e se non ha ancora aperto la sua attività, è in procinto di farlo ;)

        • Ritvan says:

          x Rock&Troll (e per la serie “com’è bello far i gai col sedere degli altri da Trieste in giù”:-) ).

          Immagino che se in qualche supermercato crucco chiamassero tuo figlio piccolo chessò, Riina, Provenzano o…Schettino:-), tu faresti pippa, pensando che non sia il caso di creare nuovi dissoccupati in terra tetesca, vero?

        • PinoMamet says:

          Noto adesso che (lapsus calami) ho scritto Obama invece di Osama.
          Vabbè, città giapponese al posto di nota marca di pennarelli, co’ ‘sti nomi è facile confondersi.

        • Ritvan says:

          —Noto adesso che (lapsus calami) ho scritto Obama invece di Osama. Pino Mamet—
          Lapsus freudiano, piuttosto?:-)…nel senso che frequentando questo blog ti è penetrata nel subcosciente l’idea che sono simili?:-)
          P.S. Io, invece, nel commento precedente ho scritto “dissoccupati”…non è che mi ritirano il permesso di soggiorno per “insufficiente integrazione linguistica”?:-)

        • PinoMamet says:

          Oh beh il tuo conoscendoti è lapsus calami davvero, visto che sei in grado di insegnare l’italiano e parecchi italiani “de souche”.

          comunque non far caso alle cose che ti dicono sui blog per amor di polemica: in realtà la competenza linguistica è l’ultimo dei criteri che stanno a cuore agli italiani
          (se non altro perchè altrimenti dovrebbero togliere la cittadinanza all’ 80% degli italiani stessi… e lo sappiamo bene!)

        • chavo says:

          Beh, Osama è un bellissimo nome che significa “leone”, avevo uno studente egiziano che si chiamava così e per evitare casini e/o occhiatacce si faceva chiamare “Mimmo”… :D

        • Ritvan says:

          Grazie, caro Pino!
          P.S. Quella sul paventato ritiro del PdS voleva essere solo una battuta:-).

  4. chavo says:

    Curioso, ho sentito proprio ieri questa canzone alla stazione di Trieste da un maxischermo che proiettava a nastro pubblicità e trailer. In un\’atmosfera fatta di treni cancellati per il maltempo, bar/pizzerie/supermercati interni presi d\’assalto, clochard malconci a cui sono state tolte tutte le panchine per evitare che si sedessero e un vento di bora gelido che rendeva il tutto ancora più cupo. Francamente surreale. Come la strana vicinanza sempre dentro la stazione tra la cappella (sempre deserta) e il punto SNAI/SuperEnalotto/GrattaeVinci.

  5. per Chavo

    “Curioso, ho sentito proprio ieri questa canzone alla stazione di Trieste da un maxischermo che proiettava a nastro pubblicità e trailer.”

    bellissimo, grazie!

  6. Per Rock & Troll

    Credo che ti sfugga la forma particolare di antirazzismo di Repubblica.

    O farebbero una campagna contro i malvagi genitori che hanno imposto un (normalissimo) nome del genere al loro figlio, in stile campagna antiburqa dei socialisti francesi;

    oppure se la prenderebbero con il gestore del supermercato unicamente e solamente se fosse associabile a Berlusconi.

    La base dell’antirazzismo alla Repubblica è sempre, o la condiscendenza (io forte aiuto te immigrato mezzo handicappato) oppure la feroce polemica partitica.

  7. maria says:

    Il gestore le aveva detto, “non si preoccupi, è stata fortunata. Pensi se invece del supermercato, ci avessero aperto una moschea“. Miguel

    E quella signora che conosco anch’io rispose: magari….

  8. La canzone sembrava una parodia, almeno fino all’ultimo avviso (“gioca il giusto”). Ecco perché adoro il mio paese! :-D

  9. corrado (qualc1) says:

    Ho scoperto in questo istante che è lo spot dell’Enalotto

  10. Moi says:

    @ CHAVO

    Ma “leone” in Arabo non era “hamza” ?!

  11. Moi says:

    Ma anche negli anni ’80 era già in nuce un’ identità musicale di stampo “berlusconiano” :-) :

    http://www.youtube.com/watch?v=oqATWLTSfcI

    • Peucezio says:

      Ma perché è alla ‘mmersa? Lo hanno ripreso dal televisore usando uno specchio?

      • Moi says:

        C’è una funzione di diversi programmi di video editing che fa vedere i filmati “al spèc’ ” (“allo specchio”) … serve appunto per limitare lamentele sul copyright ! ;-)

      • Moi says:

        C’è una funzione di diversi programmi di video editing che fa vedere i filmati “al spèc’ ” (“allo specchio”) … serve appunto per limitare lamentele sul copyright ! ;-)

        • Peucezio says:

          Ah, cioè se è speculare non viola il copyright…?

        • Moi says:

          No, però hai almeno un minimo di appiglio se gli autori o i distributori “rompono” … se fanno sul serio sguinzagliando i migliori avvocati vincono loro. Cmq dipende da vari fattori, il più clamoroso è che TeleNuovo “prima” era sconosciuta fuori Verona
          e provincia … oppure _incredibile hodie dictu_ conosciuta per brevissimo tempo come TV CattoLepantina contro Adel Smith !

  12. Moi says:

    Comunque secondo me le pubblicità più demenziali, più offensive dell’ identità nazionale sono quelle di SKY … che mostrano un popolo di idioti pallonarolatri.

  13. Moi says:

    Il gestore le aveva detto, “non si preoccupi, è stata fortunata. Pensi se invece del supermercato, ci avessero aperto una moschea“.

    ________________

    Chissà come avrebbe continuato a chiedergli: “Perché, che succederebbe ?” …

  14. Moi says:

    Scusate, ma almeno in origine il “muzak” era “ben altro” (!) rispetto al banale “jingle pubblicitario” … no ?

  15. Per Moi

    “Scusate, ma almeno in origine il “muzak” era “ben altro” (!) rispetto al banale “jingle pubblicitario” … no ?”

    intendevo dire che al supermercato, si resta sempre sintonizzati su una radio che offre:

    1) musiche incomprensibili, ma calmanti, che fanno rilassare gli acquirenti (appunto, per me, muzak)

    2) pubblicità, quindi jingle, che devono invece essere comprensibili e non calmanti (non sono muzak)

  16. Per Moi

    “http://it.wikipedia.org/wiki/Hamza

    … è anche una roba di fonetica araba !”

    No, quella è una “h” diversa: nel caso del nome proprio è un suono gutturale, mentre nel termine fonetico, è una “h” ancora più dolce di quella inglese, lievemente vocalizzata.

    Due lettere completamente diverse, con origini completamente diverse: poi non è un problema loro che i non-semitofoni fatichino a distinguerli quanto un cinese che deve distinguere tra la “r” e la “l”.

  17. PinoMamet says:

    Al supermercato normale non ci si fa caso;
    ma nel supermercatino a gestione semi-famigliare ci vanno le nonnette e i pensionati, e fa un po’ strano sentire la radio sintonizzata su un canale (uno qualsiasi, al novantanove per cento si equivalgono) che manda la nuova canzoncina della starlette che si vanta in inglese di essere una bad girl (ma poi cosa vuol dire?), o il soi-disant gangsta che spacca questo e quello.
    Uno dice, eh ma le vecchie ma non sanno l’inglese, a parte che non è vero (molte vecchie nei paesini dell’appennino per esempio sono emigrate di ritorno dal Regno Unito, il mitico UK bramato dai loro nipoti scemi) ma poi il ritmo e i lamenti simil scopata li capiscono eccome anche se non si sono mai mosse da casa. Mica si scandalizzano, eh?
    Solo, è un po’ ridicolo, come se pubblicizzassi le dentiere all’asilo.

    Peggio però è quando i conduttori o dj che siano iniziano a parlare in italiano.
    Sembrano tutti sintonizzati su uno standard manco giovanilistico, diciamo trentannistico e milanesoide.
    Le donne per contratto devono avere una voce antipatica e fare battute da maschiacci, oppure se sono più di una fingere un’inesistente solidarietà femminile e parlare di sesso.
    Anche quelli di Roma sembrano venire da Milano, da tanto trentannisti sono.

    Naturalmente qualcuno li trova simpatici (i trentenni di Milano, forse) e ci sta, altrimenti non lavorerebbero in radio (tranne una tipa che proprio non riesco a reggere: per quella proprio non ho scuse) io proprio non ce la faccio, ma non tutti i gusti sono al limone.

    • PinoMamet says:

      Invece c’è una radio locale, gestita da un tale che la ha ereditata dalla madre (defunta pochi mesi fa, era un personaggio locale) che manda pubblicità di negozi e attività dislocati, diciamo, in un raggio di trenta chilometri dalla radio stessa, che ha un pubblico affezionato di pensionati che telefonano e che vengono riconosciuti dalla voce, il cui conduttore scivola spesso e volentieri nel dialetto più stretto (utilizzato anche per le pubblicità:
      “a vorìss di fiòr bèj e da spéndar mia a-bòtta- beh, ma va dal fiorista X…”
      anche la frase di risposta è in dialetto, scritta non sembra ma pronunciata sì e si nota parecchio ;) )
      e sembra ignorare completamente vita morte e miracoli delle celebrità moderne (quando gli è capitato di dare una notizia a proposito, ignorava bellamente chi fosse Charlize Theron- pronunciato come si scrive- “penso un attore, mi chi lavòr lì a jà so mia”)

      insomma, questa radio mi sta simpatica.

    • Francesco says:

      OMDAP

      io ho un tempo di reazione di 4 picosecondi quando la starlette smette di mugolare e inizia il dj … cambio stazione al volo, di solito invano, e finisco sempre sulle mie solite radio (Maria, Radicale, Popolare)

      • PinoMamet says:

        Di notte (ti confesso) mentre giravo in auto sulle varie frequenze radio, mi sono un paio di volte soffermato a ascoltare la voce un po’ soffiata, apparentemente su di età, di un tale, col quale a volte mi sono trovato d’accordo e a volte no:
        guardo, e scopro che è Radio Maria!
        Sarà mica il famoso Fanzaga?

        Però i discorsi per radio mi annoiano, e gira e rigira scopro non so dove la canzone portoghese Casa de mariquinhas e la sua versione italiana (di melodia un po’ più carina e testo un po’ meno) di un tale che non avrei mai ascoltato, di mio.
        O musica africana che mi ricorda la teoria della Romagna universale, anche.

    • Peucezio says:

      “Peggio però è quando i conduttori o dj che siano iniziano a parlare in italiano.
      Sembrano tutti sintonizzati su uno standard manco giovanilistico, diciamo trentannistico e milanesoide.
      Le donne per contratto devono avere una voce antipatica e fare battute da maschiacci, oppure se sono più di una fingere un’inesistente solidarietà femminile e parlare di sesso.
      Anche quelli di Roma sembrano venire da Milano, da tanto trentannisti sono.”

      AHAHAH, verissimo!!
      Io sono anni che me la chiedo ‘sta cosa. Ma hanno inventato la clonazione anni fa, almeno quella delle corde vocali…? Hanno tutti persino lo stesso timbro.
      E la cosa curiosa è che parlano così anche alcuni speaker radiofonici “seri”, che non sono affatto DJ, come uno che parla di economia il pomeriggio su Radio24. E’ un tono fastidiosissimo e che tra l’altro non ha nulla di accattivante, ma, anzi, sembra ostentatamente prosaico, come chi sta svolgendo un’incombenza pratica e ha una certa fretta. Una volta in un locale a Milano vidi una specie di animatore con tanto di capelli bianchi (una cinquantina d’anni li avrà avuti) e parlava così, anche lui con quell’accento da trentenne!
      E le donne poi è verissimo che hanno tutte delle orribili voci mascoline, io direi da milanesi tamarre. Avete presente la giovane milanese dai modi volgari, ma non esuberanti, anzi, a loro modo dimessi e un po’ deprimenti, da periferia depressa e quallida? E’ un tipo che a Milano è molto comune, vi è cresciuta ma può avere origini delle più svariate, in genere un’età fra i 30 e i 40-45 e ha un modo di parlare, una prodosia e una gestualità tipiche, che io trovo veramente orrende. E’ un’espressività diversa da quella delle milanesi della fascia di età immediatamente più anziana, quella di quelle nate negli anni ’60 o poco prima, che ha quel caratteristico accento nasale (che non è bello, ma è meno sgradevole), che caratterizza anche gli uomini di quella generazione specifica. Ed è diversa anche dalla parlata delle giovanissime, quella caratteristica parlata sincopata, un po’ esitante, accelerata sul finale e un po’ sommessa, che è comunque più fine e soprattutto meno aggressiva e sguaiata.

      • PinoMamet says:

        Peucezio

        posso importarti nel parmense? ;)
        la tua accuratezza nella descrizione dei fenomeni linguistici mi sarebbe utilissima per catalogare le parlate di qua, partendo ad esempio dal “timbro da fattorino”
        (“fattorino” nel giovanilese di qua indica il dedito alle droghe; ai miei tempi non si usava) fino a quello della frequentatrice di localini “fighi”.
        Certe categorie sviluppano un accento e una parlata inconfondibili, ma difficilmente descrivibili, a meno di avere la tua competenza.

        Ciao! :)

        • Peucezio says:

          Non credere, io me ne sono accorto e li ho classificati empiricamente, ma non c’è niente di scientifico in quello che ho scritto, perché si tratta in minima misura di differenze fonetiche, ma sono perlopiù prosodiche, legate al timbro della voce e anche gestuali e su queste cose l’analisi scientifica è ancora molto indietro.
          Delle forme di descrizione della prosodia già ci sono da un po’ di tempo, ma sono molto semplificate e comunque rimangono sempre abbastanza ai margini: su un manuale di fonetica è già tanto se c’è un capitoletto in merito e nelle descrizioni scientifiche che si fanno su dialetti o lingue parlate, anche in quelle più aggiornate, è raro che se ne parli.
          Sulla gestualità poi esiste pochissimo. Quanto poi ai timbri di voce, che sono molto più culturali e ambientali di quanto penseremmo, credo che mai nessuno abbia studiato nulla. Eppure è un campo molto interessante. Per esempio certe voci molto roche che si sentono in uomini e donne campane del popolo, in genere dai sessant’anni in giù, sono caratteristiche e non si trovano altrove.
          A Milano e in Lombardia in genere poi è evidentissima la distribuzione diacronica dei timbri di voce, in particolare nelle donne. Le voci mascoline sono tipiche delle donne della generazione di mezzo, fra i 30-35 e i 50-60. Sopra quella fascia di età ce le hanno solo alcune donne, in genere di classe bassa, mentre sotto, fra le più giovani, è molto rara. Una voce come quella della Camusso sfido a trovarla in una ventenne che non abbia patologie serie alle corde vocali.
          Uscendo dall’Italia, interessante per esempio è il caso spagnolo, dove le donne in generale hanno voci piuttosto mascoline, mentre negli uomini c’è uno stacco generazionale forte fra gli ultracinquantenni e i più giovani: i primi parlavano col caratteristico timbro roco spagnolo, mentre i giovani hanno quasi tutti una voce acuta, quasi effemminata. Mio zio, che, come mia madre, è vissuto lì negli anni ’50, diceva che in realtà quella voce era impostata: lui si ricorda uomini a cui a un certo punto sfuggivano toni alti che poi subito reprimevano, in ossequio al “machismo” franchista da vero uomo iberico, virile e cristiano. D’altronde là sono le donne a portare i pantaloni e io sono stupito del peso che ancora hanno in Spagna gli uomini nella vita pubblica, perché in quella privata, confrontati con le donne sembrano degli inetti totali.

        • PinoMamet says:

          Devono già sopportare le donne spagnole, che non è poco, poveretti!
          ;)

        • Peucezio says:

          Guarda che sono le donne a dover sopportare gli uomini. Bevono come le spugne, dicono cazzate dalla mattina alla sera gridando come pazzi senza motivo, in un gergo loro che sarà fatto di sì e no centocinquanta parole…
          E’ solo in Italia che sono gli uomini a dover sopportare le donne: in tutto il resto del mondo mi sa proprio che è il contrario.

      • Peucezio says:

        “posso importarti nel parmense?”

        Per ora un trasloco stabile da quelle parti non è nei miei progetti, ma una trasferta in giornata la farei volentieri (si mangia anche molto bene): è più o meno a metà strada fra Milano e Firenze e potrebbe essere un’occasione per un incontro coi commentatori e con Miguel stesso, se può e ne ha voglia. da Milano si potrebbe cercare di coionvolgere Francesco.
        Anche se nella mia testa rimane sempre anche il progetto di una puntata fiorentina, perché tra l’altro, oltre che a Miguel, vorrei andare a fare una visita al maggiore etnocoreologo italiano, che è delle mie parti, ma sta lì e lì ha creato il suo centro di studio di queste cose.

        • PinoMamet says:

          Dai, fatemi sapere se organizzate qualcosa! :)

        • Peucezio says:

          Come, fatemi sapere?
          Tu devi avere parte attiva e fattiva nella cosa!
          Sei la nostra colonna portante!

          Scherzi a parte, credo di aver capito che sei super-impegnato (o svogliato, che sembra il contrario, ma il risultato è lo stesso) e ti capisco, perché io, quando ho venti cose da fare in un giorno, non esisto per nessuno perché ho venti cose da fare; se, come capita più spesso, ne ho una, vado in tilt per quell’una; se non ne ho nessuna, come capita non infrequentemente, l’inerzia mi passivizza, mi intorpidisce e quindi sono comunque indisponibile.
          Quindi ritieniti pure sollevato dall’incombenza :-)

          Ne approfitto per proporre pubblicamente la cosa a Miguel e a chi si voglia aggregare.

        • PinoMamet says:

          ;)
          No no, magari avesse cose da fare in un giorno! (pagate, si intende)

          in realtà sono molto pigro e poi sono un pessimo organizzatore, preferisco mi organizzino gli altri! ;)

        • PinoMamet says:

          E sono stanco e mi mangio le parole!

          Intendevo, “magari avessi venti cose da fare in un giorno”
          (sempre, ovviamente, ben pagate ;) )

        • Peucezio says:

          Io sono ancora più pigro, ma credo di essere un buon organizzatore. Però sono gli altri che in genere non sono dei buoni organizzati…

        • PinoMamet says:

          ;)

  18. Moi says:

    @ MIGUEL

    Un Marocchino che conosco io mi dice che “leone” in Arabo è “hamza”, l’ egiziano che conosce Chavo dice “osama” / “usama” [immagino che la “S” sia sorda, visto che si trova scritto anche con due esse …] ; i siti con la carrellata di “nomi di persona arabi e relativo significato” convergono in “hamza” e “usama / osama” con il significato di “leone” … è chiaro che qualcosa non torna. :-)

    • PinoMamet says:

      Beh ma immagino siano sinonimi; avevo sentito anche (ma non so se ricordo bene) che Osama fosse più esplicitamente il “leoncino”.

      Io in italiano non ho ancora del tutto chiara la differenza tra “manzo”, “bue”, “vitellone” e così via.
      Ho sempre saputo che il bue fosse quello castrato, ma alcuni miei amici sostengono che si tratta invece del termine generico per il bovino maschio, e manzo invece… boh!

      Comunque sto messo sempre meglio di quel mio amico che vedendo, in aperta campagna, un toro che “ci provava” con una vacca, lo chiamò “mucco”…

      • Moi says:

        L’ etnozoonimo esotico oggi più noto per “panthera leo”è senz’altro il KiSwahili (ma anche altre Lingue Bantu) “simba” … che fu anche nome politico-terroristico di ribelli del Katanga negli anni ’70 che (forse non senza ragioni) presero a odiare e a colpire indistintamente ogni “Bwana Muzungu” che capitasse a tiro, Comboniani compresi, considerando i preti “negri” (come allora dicevano e scrivevano persino i sostenitori di Malcolm X !) alla stregua di traditori.

        In realtà ci sarebbe anche altro da dire sul leone nella “nostra” cultura , ma prima vorrei che fosse chiarita la storia del Hamza VS Osama.

  19. Moi says:

    “La faciloneria nel confrontarsi con Dio (che quasi obbliga a rivalutare il formalismo e il letteralismo dei fanatici)”

    Francesco

    ————

    Suvvìa , Francesco : nell’ Unico Paese al Mondo ove la blasfemolaìa :-) poteva diventare _e lo divenne eccome ! _ una popolarissima forma d’intrattenimento multimediale … tu stai a fare il Coperchino per un “Buongiorno, Dio !” ?!?!?!

    ;-)

    http://www.youtube.com/watch?v=zRDVQT_MT-o

    (Ecco la canzone celeberrima di Toto Cutugno, che però per molti di voi sarà più esotica di un concerto di didjeridoo …)

    • PinoMamet says:

      In effetti
      (e lo dico anche e soprattutto a Francesco) in certi ambienti cattolici ho sentito decisamente più faciloneria, altro che l’innocuo e affettuoso “buongiorno Dio”!

      Non roba che infastidisce me: ti cito il prete (di formazione scoutista) che raccontava barzellette su Gesù, e la suora (già ampiamente citata) indifferente ai bestemmiatori
      (ci metterei su anche il prete bestemmiatore, ma so già che non mi crederai; eppure è la pura e sacrosanta verità!! ricordati sempre che io sto in Emiliaromagna).
      Ma certo, se ci si scandalizza per buongiorno Dio! ;)

      • Moi says:

        Da un sito “specializzato” :-) riporto:

        “Questa è la Bassa, terra dove c’è gente che non battezza i figli e bestemmia non per negare Dio, ma per far dispetto a Dio.”

        da Giovannino Guareschi, Tutto Don Camillo. Mondo piccolo, I, BUR, Milano, 2008, p. 14

        :-)

      • Francesco says:

        non mi scandalizzo, apprezzo moltissimo la familiarità con Gesù di Don Camillo (e di Guareschi)

        ma è familiarità, non faciloneria, ha dietro un profondo rispetto e non l’idea che alla fine si riesce a fregarlo come si fa con il vigile che dovrebbe darti la multa o il finanziere che ti controlla le tasse

        • PinoMamet says:

          Concordo.
          va a finire che a forza di parlare con te mi ritroverò cattolico!!
          Faccio i debiti scongiuri ;)

        • Francesco says:

          cribbio, Lei mi confonde a farmi un complimento del genere!

          per “diventare cattolici” bisognerebbe dimenticare tutto quello che si sa (si crede di sapere) sul tema e riscoprirlo come se fosse nuovo – allora si inizia a capire e si riescono ad apprezzare anche moltissime cose che ci hanno insegnato a disprezzare

          come dice Giussani, il cristianesimo è una cosa che accade adesso a me, oppure alla fine non me pò fregà di meno

          ciao

        • roberto says:

          “bisognerebbe dimenticare tutto quello che si sa (si crede di sapere) sul tema”

          come in avatar “non si puo’ riempire una tazza che è già piena”
          :-)

        • Moi says:

          bisognerebbe dimenticare tutto quello che si sa (si crede di sapere) sul tema”

          come in avatar “non si puo’ riempire una tazza che è già piena”

          Roberto

          ______

          Sulla Terra ;-) è una frase di origine buddhista …

      • Peucezio says:

        “(ci metterei su anche il prete bestemmiatore, ma so già che non mi crederai; eppure è la pura e sacrosanta verità!! ricordati sempre che io sto in Emiliaromagna).”

        Pensavo fosse una prerogativa dei preti veneti e della Lombardia alpina…

        • Moi says:

          @ Peucezio l’ Ingenuo :-) ;-)

          Un esperimento etnolinguistico in cui un ragazzino di Ravenna ha nascosto al nonno una vite in garage destinata alla “mudéffica” :

          http://www.youtube.com/watch?v=imxkipqJmeQ

        • Peucezio says:

          Non lo conoscevo :-)
          Beccatevi questa, in tema di preti che bestemmiano:
          http://www.youtube.com/watch?v=Q-HpsXiLmTE
          Anche se temo che non ci capirete granché: siamo in area lucana ma linguisticamente apula, in una località (Pomarico) dal dialetto oltretutto particolarmente ostico. In più ci si mette il cane che abbaia continuamente…

        • PinoMamet says:

          C’hai ragione Peucezio c’ho capito ben poco purtroppo!

        • Peucezio says:

          In pratica il protagonista, che si fa scrupolo a bestemmiare, inciampa e gli cade la damigiana di vino da 5 litri e lui bestemmia il diavolo, ma il prete gli dice che, di fronte a un danno del genere bisogna bestemmiare tutti i santi, altro che il diavolo!

          Per aiutarti nella comprensione, sappi che u mùire (<lt. MĔRUM) è il vino.

  20. Moi says:

    Identità nazionale, una comunità di Valori Condivisi … i cinici dicono che ogni popolo ha la classe dirigente che si merita :

    http://www.ilsecoloxix.it/p/italia/2012/02/08/APtghmqB-avarissima_nazionale_parlamentari.shtml

  21. Sulla faccenda dei nomi per il leone…

    considerate che l’arabo non è come l’italiano.

    Innanzitutto, perché è la lingua ufficiale dei paesi che vanno dall’Iraq al Marocco, mentre già da Pordenone a Bergamo, si fa una bella fatica a capirsi…

    E’ una lingua letteraria, non parlata

    L’arabo ufficiale si basa sulla stessa letteratura araba, che è immensa.

    E quindi comprende espressioni di poeti beduini pre-islamici, del Corano, di dialetti iracheni, di navigatori medievali, di contorti poeti egiziani del Trecento, di autori dell’Ottocento e Novecento influenzati dal francese, ecc. ecc.

    Una volta scritto, nulla si butta; e c’è stato un periodo in cui certi poeti e autori andavano alla faticosa ricerca del termine più sconosciuto per qualunque cosa.

    Poi è chiaro che in realtà gli arabi non usano cento parole per dire il leone, né quando parlano e nemmeno quando scrivono.

    • Ovviamente un altro nome per leone è sab’, da cui Sherif el-Sebaie e Souad Sbai, due persone piuttosto note ai lettori di questo blog….

    • Peucezio says:

      “E’ una lingua letteraria, non parlata”

      Anche l’italiano è una lingua letteraria, non parlata, o almeno lo è stata fino a poco tempo fa.

    • PinoMamet says:

      ” Una volta scritto, nulla si butta; e c’è stato un periodo in cui certi poeti e autori andavano alla faticosa ricerca del termine più sconosciuto per qualunque cosa.”

      Sembra la descrizione della poesia ellenistica, con la sua passione per gli “hapax legomena”; per il gusto attuale risulta o leziosa o ai confini della comprensibilità, se non incomprensibile del tutto (specie nel caso di frammenti).

  22. onemuslim says:

    Ciao,

    x Moi

    il leone in arabo ha molti nomi, leggevo molti anni fa che arrivavano a 300 nomi!
    “Usemeh” è il leoncino, Hemzeh è il leone, altri nomi usatissimi nell’arabo odierno che mi vengono in mente sono: seb’, leith, lebu’eh (leonessa), essed; altri invece meno usati: Heiderah, Dirghem, qeswerah, ghaDanfer.

    • PinoMamet says:

      ” Use of the SS symbol is not acceptable, and the Marine Corps has addressed the issue, Lt.-Col. Stewart Upton said in a statement.”

      Lo stile della burocrazia militare è fantastisco, quello americano è poi inimitabile:
      riescono a parlare dell’uso di un simbolo nazista con lo stesso identico linguaggio usato per il regolamento sulla lunghezza dei baffi o il posizionamento dei tatuaggi.

      • Moi says:

        Ma “SS” non era la stilizzazione-raddoppio del simbolo massonico del fulmine o meglio della “folgore” ?!

  23. maria says:

    “Dai, fatemi sapere se organizzate qualcosa! ”

    Pino, ma prima si fa la prova delle voci per vedere cosa Peucezio indovina dai timbri
    delle nostre?:-) Con me sbagliano spesso ma non dirò perché:-)

    • Peucezio says:

      Maria, ma tu non sei toscana?
      Non conosco i timbri in Toscana: per quel poco che ho sentito, non ne ho individuati di peculiari.

  24. Io ho una teoria molto empirica sulle

    posizioni fondamentali delle diverse “parlate”.

    Prendiamo il fiorentino, dove un linguista pignolo segnalerà che c’è una a più profonda che in altri dialetti, la k e la t tendono a diventare h e qualcosa che somiglia a una th, eccetera: una lunga lista di deviazioni dall’italiano standard, che sembrano prive di logica.

    Bene, un toscano ti dirà che “i fiorentini parlano con la patata in bocca”. E in effetti è proprio così – basta impostare la posizione fondamentale alla “patata in bocca”, e tutti quei suoni tipicamente fiorentini verranno da sé.

    Oppure, in arabo, la posizione fondamentale è quella della q, una volta impostata, tutti gli altri suoni cosiddetti gutturali vengono spontaneamente…

    • Peucezio says:

      Cosa intendi con a “profonda”?

      Sulla patata in bocca, credo di intuire a cosa ti riferisci, ma mi sembra una cosa solo dei soliti infracinquantenni e avrei creduto che fosse di tutta la Toscana.

      Sulla cosiddetta “gorgia”, i linguisti dell’Ottocento e del primo Novecento la attribuivano al sostrato etrusco, ma Rohlfs ha sempre respinto quest’ipotesi. Possiamo solo dire che non lo sappiamo e che non abbiamo modo né di dimostrarne né la fondatezza, né l’infondatezza.
      Si potrebbe comunque dire che la spirantizzazione delle occlusive sorde intervocaliche in Toscana è analoga per molti versi a quella dell’Italia centro-meridionale (particolarmente accentuata a Roma), solo che lì è accompagnata dalla sonorizzazione, cosa che in toscano non avviene, col risultato che un toscano, per dire “poco”, dice poho o, come esito estremo, almeno nell’area fiorentino-pratese, poo, mentre un romano dice pogo, con una g non occlusiva, ma fricativa, come quella dello spagnuolo o la gamma del greco moderno. Lo stesso vale per le t e per le p.

  25. Moi says:

    @ PINO + PEUCEZIO

    Impressionante ! Sono impressionato dalle vostre considerazioni prosodiche … provate ad analizzare questo:

    http://www.youtube.com/watch?v=4qqoL8Vscmc

  26. Moi says:

    Ve lo segnalo solo “così”, tanto se poi v’interessa approfondire di materiale ne trovate a josa :

    l’ “Effetto Concordia” [sic] ha rilanciato in Italia e nel Mondo (NON dimentichiamoci che i Reublicans per insultare Obama lo han chiamato “Our Captain Schettino” [sic]) la vendita e il noleggio del film “Titanic” del 1997 nonché il rilancio in 3D al cinema !

  27. jam says:

    “non si puo’ riempire una tazza che é già piena” (Avatar)

    ..questa frase non é altro che il “muori prima di morire” dei mistici, dove morire non é smettere di respirare, ma smetterla di bere tazze riempite d’inquinamento imposto e cominciare noi stessi a riempire la nostra tazza- pensiero- élixir.
    Non a caso la tazza del derviscio e del qalandar, la kashkul o sébile, “sabil-Allah”, ha lo stesso nome della sacerdotessa presso i greci: Sibylle…
    ciao

    • PinoMamet says:

      La tazza da vuotare prima di essere riempita credo sia entrata nella cultura “popolare” occidentale attraverso le 101 Storie Zen, libretto che ha goduto di grande popolarità, a cura di D. T. Suzuki (uno dei “missionari” dello Zen negli Stati Uniti), dove si trova nella sua forma letterale;
      però credo che anche gli zen lo abbiano ripreso da qualche altra fonte…

      • Moi says:

        Cmq è chiaro che in quel film si mette insieme Buon Selvaggio + Saggio Orientale in salsa aliena ; c’ è anche una scena tagliata e riproposta solo in DVD con una specie di “peyote alieno” …

    • Moi says:

      Scusa Jam,

      … ma hai tratto ispirazione leggendo “Il Nome della Rosa” per questa teoria _per altro sempre interessante_ che vuole dietro ad assonanze e significati di lingue lontanissime, non imparentate affatto, una spiegazione criptoteologica che trascende quella etimologica ?

  28. Moi says:

    @ PINO + PEUCEZIO

    Generalmente, la donna emancipata di una società tecnologica e piccolo borghese e fluida e secolarizzata eccetera inibische il machismo della popolazione maschile autoctona mediante malinteso femminismo di maniera … poi si lamenta che gli unici veri machos se li deve andare a cercare fra i migranti: “Terroni” ieri, “Extra” oggi.

    Sì, insomma, se rifacessero un “Italian Reboot” ;-) di “Happy Days”, il Fonzie di turno sarebbe un “Extra” … non necessariamente un “nègher” :-) o un “beduino abbronzato” ;-) va bene anche un Albanese, che “de visu” non si distingue. Il “prototipo” non avrebbe mai potuto _già allora_ essere un WASP e difatti era un ItaloAmericano … Arthur Fonzarelli.

  29. Peucezio says:

    Specularmente mi viene in mente Turturro che in “Crocevia della Morte” interpretava un ebreo infido e sgradevole, uno tipico esempio di quell’ironia caustica e spietata che i geniali fratelli Coen fanno sul loro popolo.

  30. Pietro says:

    Non so quanto possa essere utile il mio commento ma ho fatto un viaggio in macchina dall’Italia alla Mongolia passando per Iran e tutti i paesi centroasiatici. A TUTTE le frontiere ex-sovietiche il commento e’ stato: Italiano? Toto Cutugno!
    Sapendo della passione di queste terre per il “bel canto” :D ho fatto una pila di cd con il meglio della musica italiana (Cutugno, Pupo, Ricchi e poveri, ecc ecc) a fini di corruzione. Mi hanno fatto risparmiare un sacco di soldi… Comunqe dell’audio messo da Martinez a me sconvolge come ogni voce sia scelta apposta per la frase che dice creando un prorompente effetto visivo…

  31. Moi says:

    Il discorso del leone era che innanzitutto, come indicava Miguel in un vecchio post, è dievntato Re degli Animali nella cultura d’Europa solo in seguito a “Complotto del Vaticano” ;-) spodestando l’ Orso.

    Poi va be’, esistono tre varietà principali di “panthera leo”: indopersiana, berbera e dell’ Africa Nera, le differenze sono perlopiù estetiche.

    La prima, “virtualmente estinta”, è quella di stazza più piccola e compariva sull’ Araldo degli Shah di Persia … sarebe interessante capire perché mai Khomeini scelse come simbolo della Repubblica Islamica dell’ Iran un simbolo che si direbbe una composizione oplologica così simile a quella della … Gatka Sikh !

    La seconda, anch’ essa “virtualmente estinta”, si caratterizza(va) per il fatto che il maschio generalmente ha una criniera più scura, a volte proprio nera, e il petto più villoso … è(ra)leone “Cassico da Colosseo”, che veniva fatto combattere contro altre belve e contro i gladiatori nonché utilizzato per i “martyria” dei Primi Cristiani … rispetto al “simba” non ci sono particolari differenze di stazza, anche se i maschi tendono a essere leggermente i più ipertrofici.

    Il terzo è appunto il “simba” di cui sopra …

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