Teresa cambia casa

Teresa abita a Bologna.

Nata nelle campagne appenniniche, ha sempre lavorato in fabbrica, e oggi fa la sarta. Da quasi quarant’anni, sta in affitto nella stessa casa, in un quartiere dove fino a qualche anno fa si conoscevano tutti. Teresa non ha mai avuto grandi identificazioni politiche, ma appartiene in qualche modo alla vasta e antica razza dei comunisti di quelle parti.

Adesso ha deciso di trasferirsi altrove. In parte perché il quartiere sta cambiando e si stanno perdendo tutti i vecchi legami; ma anche per un altro motivo, forse più immediato, ma di cui evitava di solito di parlare.

Ieri, finalmente, ha voluto raccontarmelo, “perché tu conosci queste storie e forse puoi capire“. Cambio qualche piccolo dettaglio nel racconto, per rendere irriconoscibili i protagonisti; oppure, al contrario, per rendere riconoscibili tutti  i protagonisti di storie analoghe, di cui ne ho sentite a decine.

Sullo stesso pianerottolo di Teresa, abita una famiglia di Rom dell’ex-Jugoslavia, da quando il padrone di casa ha deciso di affittare solo a stranieri, che non chiedono riparazioni e non insistono per i propri diritti.

Mettiamo da parte i luoghi comuni.

I vicini di Teresa non rubano, non fanno schiamazzi e lavorano; e la trattano con cortesia.

Il problema è un altro.

La famiglia è costituita da Samira, suo marito Ferid che lavora come facchino, una bambina di tre anni. E poi – tutti nella stessa casa – il fratello del marito, sua moglie, i loro tre figli e i genitori dei fratelli: anche il padre, Demir, lavora, in una fabbrica. Rispetto alla magioranza, forse, dei Rom, stanno decisamente meglio.

Il problema è che Teresa ha fatto amicizia con Samira, nella misura in cui certe amicizie sono possibili; o meglio, Samira, piangendo, dice di considerarla come una madre.

A diciassette anni, Samira fu ceduta in sposa, per 18.000 sofferti euro, a un ragazzo di diciott’anni, con una precisa promessa: aveva, dicevano i genitori di lei, una Carta che avrebbe fatto avere a lei e al marito la cittadinanza italiana, al compimento della maggiore età.

I genitori di lui scoprirono troppo tardi che la famiglia di lei li aveva truffati: la Carta non esisteva. Samira fu così cacciata di casa, a suon di botte, già incinta, e dovette vivere per un periodo per strada con la bambina.

Finché non venne risposata a Ferid, e anche la bambina venne accolta nella nuova famiglia. Ma Samira, nonostante cinque aborti spontanei, non è ancora riuscita a partorire un maschio: Demir ha dato alla nuora un anno di tempo per farcela, o verrà buttata fuori anche da questa casa.

Intanto cucina per tutti e lava i panni di tutti a mano. La suocera può finalmente godere della grande promozione, che consiste nell’infliggere a una nuora tutto ciò che lei stessa, da giovane aveva dovuto subire.

Ferid, che di tanto in tanto picchia Samira, anche per le scale del palazzo – “noi ci picchiamo perché ci vogliamo bene” spiega Samira a Teresa – torna una sera a casa dal lavoro, e il padre, come da consuetudine, gli chiede di consegnargli tutto lo stipendio. Ferid dice di non averlo ancora riscosso, e così il padre lo riempie di botte.

Una notte, verso le due, Samira suona alla porta di Teresa, dicendo che la bambina ha la febbre e la vuole portare alla guardia medica. Demir dice di essere stanco, e non ha voglia di portarle lui. Teresa chiede al proprio marito di accompagnarle in macchina, e Samira torna in casa per ottenere il permesso. Dopo un po’, suona di nuovo da Teresa, e dice che i maschi, e ancora di più la suocera, le hanno vietato di andare in macchina con un uomo non della famiglia.

Nemmeno a dire che non siano seguiti: i servizi sociali, una volta, avevano messo Samira e la sua bambina in una casa protetta, solo che sono scappate, perché la bambina piangeva tutto il tempo, senza Ferid.

Adesso, gli assistenti sociali hanno promesso una casa a Samira e alla sua bambina; e Samira ha raccontato a Teresa che ci andranno tutti insieme, l’intera tragica banda. Inutile spiegarle che le case del comune si concedono a precise condizioni, tra cui severi limiti sul numero di persone che si possono ospitare.

Teresa, che mentre mi racconta la storia si difende continuamente – “non sono razzista” – cambia casa semplicemente per l’angoscia. Non ce la fa più a vedere Samira e la bambina. Non ha voluto nemmeno far sapere a Samira dove andrà a vivere, e si sente in colpa anche per questo.

Print Friendly
This entry was posted in rom o zingari and tagged , , , , , . Bookmark the permalink.

107 Responses to Teresa cambia casa

  1. Pingback: Teresa cambia casa - Kelebek - Webpedia

  2. Claudio Martini says:

    Le società arcaiche sono, appunto, arcaiche. E spesso colpiscono allo stomaco.

  3. Peucezio says:

    Io l’unica cosa che trovo sgradevole in un contesto come questo (e tutti sapete bene quanto io sia ideologicamente lontano dal femminismo e da qualunque posizione progressista e ideologicamente corretta) è questo strapotere dei maschi sulle donne.
    Per il resto credo che avremmo molto da imparare (o da ri-imparare) da questa gente.

  4. rossana says:

    Hai ragione:leggendo, pensavo a quante storie simili si nascondano nei pianerottoli.
    E’ che non è facile sapere cosa si può fare perché ci si sente come se si entrasse dentro casa altrui a dire com uno deve pensare.
    Capisco bene Teresa: accanto a me abita una coppia, con 2 bambini molto piccoli. Sono bravi, sono affettuosi a modo loro con i bambini e ci stanno provando, a farcela.
    E’ che si portano dentro una cultura di provenienza che non è facile da cambiare.
    Quando litigano fra loro, sono spaventata pure io, figuriamoci i bambini.
    Spaccano tutto, si tirano dietro di tutto, urlano che pare sempre si stiano sgozzando. I bambini li adorano, lo vedo.
    Però a volte si crea un clima angosciante che coinvolge tutto il condominio.
    Poi, magari, il momento dopo, sono tutti amore e coccole.
    E’ proprio un modo loro di relazionarsi.
    Samira, in fondo, non reagisce perché ha dentro di lei una cultura che ha radici profonde, contro le quali magari lotta, quando è sotto pressione, in superficie; ma senza riuscire mai a fare un salto definitivo.
    Mi capita a volte di pensare che somigliano molto, come cultura, a quella stessa cultura che è stata la nostra fino ai primi anni ’50, quando spesso la famiglia, soprattutto nelle campagne e nei ceti piùpoveri, era sì la protezione ma anche il covo delle peggiori infamie subite.

  5. Rock & Troll says:

    Ecco il maschilismo di certe culture.
    A leggerne sono fiero di far parte dell’Occidente e di condividerne i Valori, uno dei quali è che le donne non si picchiano, neanche per “amore”, e che i picchiatori vanno portati immediatamente in tribunale e messi in prigione da dove si spera non ne usciranno per molti anni (buonisti di sinistra permettendo).

    • Francesco says:

      maschilismo mi pare riduttivo: è tutto un sistema di valori distorto e devastante, che umilia e ammazza le persone

      ringrazio Dio di essersi incarnato 2.000 anni fa per “ricordare” che quella roba è tutta sbagliata e tutta da rifare

      alla faccia di quelli che hanno pensato di poterlo inglobare dentro quel sistema di valori, ma si tratta di un ingabbiamento/tradimento che non funziona mai

      • corrado (qualc1) says:

        Senza nulla togliere all’importanza che il Signore ha avuto, anche come personaggio storico, non so quanto attribuire alla Sua comparsa nella storia lo scardinamento del «sistema di valori distorto e devastante» denunciato da Francesco: non penso che nella Cristianità occidentale, da Costantino fino a 60 anni fa, la situazione fosse molto diversa, e anche questa famiglia viene dalla ex-Yugoslavia, una regione laica e a maggioranza cristiana, non dal Pakistan o dall’Arabia Saudita.

    • Peucezio says:

      Rock & Troll,
      l’Occidente però ha fatto di peggio del micro-maschilismo familiare di quelle culture. L’emancipazione della donna in Occidente è una finzione: in Occidente le donne stanno bene semplicemente perché stanno bene tutti, nel senso che hanno (abbiamo) la pancia piena, il benessere, tutti hanno diritti, la violenza e il sopruso non si manifestano più a livello fisico e diretto.
      Ma in realtà quella occidentale, fra le civiltà che si sono manifestate nel corso della storia, è una di quelle più fortemente improntate a valori maschili, quindi, in fondo, di quelle più antifemminili.

      • Francesco says:

        strano, la figura più vilipesa nel nostro mondo è quella del padre

        e quali valori maschili sarebbero ancora in auge?

        mi sento più vicino a quei reazionari che lamentano la sparizione dell’elemento maschila dal mondo dei valori, a vantaggio di una generica jeune fille bisessuale

        • Peucezio says:

          Ma infatti è proprio nello spirito rivoluzionario e sovvertitore che si vede il prevalere del principio maschile. Il principio maschile non è statico, è attivo e trasformatore per natura, per cui anche la famiglia patriarcale tradizionale può essere superata, in quanto considerata un retaggio, un rottame culturale.
          E’ per questo che io dico, a volte suscitando scandalo fra le donne, che il femminismo è l’espressione suprema del trionfo del principio maschile.

        • Francesco says:

          cioè alla fine sarebbe tutta colpa di Odisseo dal multiforme ingegno?

          poni le alternative tra Mummie e Femministi? da suicidio!

        • Peucezio says:

          No, in effetti non pensavo di proporre alternative, quindi prepara pure la corda e il sapone… ehi, non prendermi alla lettera! Ci manca solo la tua defezione da questo blog, con tutti i guai che già abbiamo…!

    • Rock & Troll says:

      In Occidente la violenza contro le donne è un reato e viene combattuta.
      Nelle culture “tradizionali” è istituzionalizzata, tollerata, celebrata.
      Dimmi tu cosa preferisci.

      • PinoMamet says:

        “Tradizionale” contrapposto a “Occidente” non vuol dire proprio niente.

        Già “Occidente” è una cosa che ha senso solo in contrapposizione all’Oriente; e va bene, ma quale?
        L’Iran, il Giappone, la Corea del Nord, Singapore, l’India?

        Peraltro i Rom sono occidentali quanto me e te, “by the way”.

        La mia ex vicina moldava, di lingua latina (ma anche russa, insomma, bilingue) e di religione ortodossa, si lamenta sempre del fatto che il marito la menava e che là da lei era una roba normale.
        Magari se facevi una capatina sulla Sila (o sulla Prealpi) una cinquantina d’anni fa, le cose erano più o meno simili.

        Che cazzo c’entra l’Occidente??

        • Peucezio says:

          Infatti la Sila o le Prealpi cinquant’anni fa non erano Occidente. O meglio, cinquant’anni fa c’era già stata Yalta, c’era la cortina di ferro, quindi nominalmente effettivamente lo erano, ma da poco e bisogna vedere (è una domanda retorica) se lo erano antropologicamente.
          Secondo me Rock & Troll ha ragione (da una prospettiva antitetica alla mia). Esiste la Tradizione. L’Occidente è, come dice la parola stessa, la caduta, l’occaso, il luogo della decadenza, quindi il luogo del mutevole, dell’effimero, di ciò che è relativo, transeunte, e contingente, dell’hic et nunc, quindi è l’antitesi della Tradizione, che è continuità e riferimento all’assoluto immutabile.
          L’Occidente è una cosa che esiste da una manciata di decenni. Non si consideravano occidentali né i greci (per i quali c’erano loro stessi e i bárbaroi), né i romani (per i quali semmai i barbari stavano a ovest e a nord), né la Chiesa d’Occidente, che si considerava semmai latina. Non so se l’Impero Romano d’Occidente per qualche tempo si sia definito tale o se si tratta di una definizione moderna; ma anche nel primo caso, era una pura definizione geografica e amministrativa, come dire “Milano sud” o “Milano centro”, non certo il riferimento a una civiltà distinta. Per secoli poi si è parlato di cristianità, d’Europa, non certo d’Occidente.

        • mirkhond says:

          “L’Occidente è, come dice la parola stessa, la caduta, l’occaso, il luogo della decadenza, quindi il luogo del mutevole, dell’effimero, di ciò che è relativo, transeunte, e contingente, dell’hic et nunc, quindi è l’antitesi della Tradizione, che è continuità e riferimento all’assoluto immutabile.”

          Il fatto è che questo frullatore culturale che tutto frulla e passa, purtroppo PIACE a tanta, troppa gente, non solo nel decadente Frangistan…..
          E qui credo che Messori avesse ragione quando diceva che il fondamentalismo islamico è un sintomo di PAURA più che di minaccia. Paura di veder finire i propri popoli e civiltà nel frullatore del tramonto….
          ciao

  6. Per Rock & Troll

    I Rom mi risulta che siano Occidente almeno dal 1300.

    Il punto non è, dove abitano, ma quale ruolo sociale ricoprono.

    • Peucezio says:

      Infatti: è l’Occidente che non era tale semmai. :-)
      A proposito, hai sentito gli splendidi articoli sul sito del Corriere a proposito del vigile travolto dal SUV, che ci dilettano parlano di “rom di etnia sinti” (sic)?
      Come dire che io sono blu di colore giallo.
      Questi dementi non dicono “zingaro” per non essere politicamente scorretti e usano la parola “rom” a sproposito, quando sarebbe bastato dire “sinti” o, se temevano che non avrebbe capito nessuno, “nomadi di etnia sinti”, che è ipocrita, un po’ ridicolo, ma almeno è a suo modo corretto, evitava loro di dire la tremenda parolaccia (zingaro), ma soprattutto evitava la mostruosità che hanno avuto il coraggio di scrivere.

      Io sono sempre più portato a credere che ai giornalisti, per entrare nell’albo, si faccia un esame al contrario, in cui si somministrano loro delle domande di cultura generale (sotto tortura, altrimenti potrebbero fare finta di non saperle, sapendole), e quando sono sicuri che siano abbastanza ignoranti, solo allora li iscrivono all’albo.

  7. Per Rossana

    “Mi capita a volte di pensare che somigliano molto, come cultura, a quella stessa cultura che è stata la nostra fino ai primi anni ’50, quando spesso la famiglia, soprattutto nelle campagne e nei ceti piùpoveri, era sì la protezione ma anche il covo delle peggiori infamie subite.”

    Concordo in parte. Però c’è una differenza fondamentale: anche i contadini di Eboli facevano parte di qualcosa – un ordine gerarchico di sfruttamento, una Chiesa con tutti i suoi limiti, un villaggio, un terreno, una casa cascante ma ereditata. Erano molto in basso nel sistema delle caste, ma ne facevano comunque parte.

    I Rom hanno sempre avuto, solo ed esclusivamente, la famiglia. E la famiglia vissuta in un contesto – nemmeno tanto cambiato oggi – di perenne presenza della morte per fame o per mano aliena. Sono cioè sempre stati dei fuoricasta.

    • Francesco says:

      in India i fuoricasta sono la maggioranza della popolazione e hanno un ruolo, oltre a contare su una qualche solidarietà di “casta”

      credo che la tua affermazione “I Rom hanno sempre avuto, solo ed esclusivamente, la famiglia” non possa avere senso. Mi spiego: se avessero (oggi, lasciamo stare il passato) solo la famiglia, non potrebbero essere Rom, che è una “comunità”, un “popolo”, un gruppo sociale molto più ampio.

      Loro stessi hanno un termine per definire noi non Rom, quindi hanno una precisa concezi0ne di se stessi come gruppo. Mi stupisce che non esiste una solidarietà entro questo gruppo (nel caso che descrivi, non esiste neppure dentro la famiglia ma questo mi pare patologico).

      E da quanto tempo “morte per fame o per mano aliena” è un artificio retorico? anche per i Rom, in Italia, per quanto la mortalità da infortuni sul lavoro o da malattie evitabilissime sia alta

      Ciao

  8. Comunque, credo che questo racconto vada letto in parallelo con l’altro, che ho linkato nel post:

    http://kelebeklerblog.com/2008/09/29/due-orecchini-doro-1/

  9. Oriente? Occidente?

    Ho appena letto un libro meraviglioso, Sun Shuyun, La lunga marcia, Mondadori. Una studiosa cinese che ha intervistato, nel 2004, una serie di veterani della Lunga Marcia di settant’anni prima, gente che ha vissuto cose incredibili, e poi ha fatto scelte straordinarie (ce n’è uno, caduto prigioniero dei tibetani, che è diventato un buddhista, un altro catturato dai musulmani, diventato musulmano pio, altri espulsi dal Partito cui sono rimasti fedeli per sempre).

    Colpiscono le testimonianze delle donne, vendute bambine dalla famiglia per un pugno di riso e convertitesi alla militanza comunista quando hanno scoperto un incredibile movimento che metteva uomini e donne sullo stesso piano.

    Quello di Sun Shuyun è un libro straordinario, perché da una parte demolisce tutta la struttura mitica che il Partito ha eretto sulla “Lunga marcia”, ma non toglie nulla agli esseri umani che l’hanno fatta.

    Bene, io non considero il partito comunista cinese “Occidente”, per quanto a parole citassero Marx. E’ un fenomeno comprensibile unicamente all’interno della storia cinese; eppure è stato anche questo.

    • Francesco says:

      >> hanno scoperto un incredibile movimento che metteva uomini e donne sullo stesso piano.

      alla luce della mia crassa ignoranza, questo è 100% e solo Occidente

      benchè l’Occidente non esista blah blah blah

      e certamente Eboli è “molto poco” Occidente, nel senso in cui noi due intendiamo questi termini

      • PinoMamet says:

        Più che altro è solo comunismo, nel senso che in tutta la storia europea non ricordo alcun altro movimento che mettesse uomini e donne sullo stesso piano;
        non solo, ma che li considerasse anche, in larghissima misura, interscambiabili
        (anche nei termini più cinici, nel senso che la donna viet cong era carne da cannone esattamente quanto l’uomo viet cong, e che la cosmonauta sovietica poteva venire sacrificata in nome della scienza tanto quanto il cosmonautO ;) maschio)

        Mi puoi parlare del cristianesimo: non mi pare che Gesù abbia mai detto niente contro le donne, in compenso la Chiesa cattolica tutt’ora al sacerdozio;
        d’altra parte mi si può fare più o meno la stessa osservazione sul buddhismo
        (ovviamente la cosa cambia anche drasticamente nei mille “lignaggi”, o se preferiamo “ordini”, buddhisti, anche per ragioni di estinzione o meno degli ordini femminili, e per le diverse discipline monastiche) e siamo daccapo.

        Non escludo ci siano state eresie “occidentali” che mettessero uomo e donna assolutamente sullo stesso piano (penso di sì), ma non escludo che la stessa cosa sia successa anche nella lunga storia cinese, ad esempio.
        E siamo daccapo di nuovo…

        • PinoMamet says:

          Me so’ scordato un pezzo
          “… la Chiesa cattolica le esclude tutt’ora dal sacerdozio”

          comunque credo si capisse ;)

        • Francesco says:

          tra “mettere sullo stesso piano” e “ignorare che ci sono maschi e femmine” corre un abisso intellettuale e morale

          come dire, hanno tanto torto i “maschilisti tradizionalisti” quanto i fanatici comunisti o le femministe radicali

          e la Chiesa ha pienamente ragione :D

          ciao

        • PinoMamet says:

          Non ne stavo facendo una questione di torti e ragioni, solo mi pare che l’aspetto del comunismo da cui fosse attratta la donna della testimonianza sia una cosa, appunto, specificamente comunista, prima che “occidentale” e europea.

          In Oriente del resto esistono, come ti dicevo, altre religioni/correnti di pensiero/filosofie che la vedono come i cristiani, quindi non si capirebbe cosa la tizia in questione avrebbe trovato di così rivoluzionario nel comunismo.

          Logicamente (lasciando perdere le brutture- molte- o gli esempi positivi- pochi- della pratica) i cristiani non se ne vanno a dire “donna schiava zitta e chiava”;
          ma sostengono invece quello che dici tu, cioè che ci sono maschi e femmine, ognuno con i suoi “talenti” e le sue specificità.
          Bon.
          Embè, la stessa cosa dicheno i buddhisti (anzi, la menano anche meno sulle specificità) i confuciani gli shintoisti e un po’ chi ti pare.

          Invece i comunisti vanno lì e dicono:

          sei alta tot? sai fare questo e quello? benissimo, puoi pilotare il caccia o il carro armato contro l’invasore tedesco (o giapponese o americano), stai lì con gli altri, fai le stesse cose, che poi tu abbia l’apparato riproduttivo maschile o femminile chissenefrega.

          E questa è proprio una roba abbastanza loro specifica, piaccia o meno.

        • roberto says:

          pino,
          però secondo me l’uguaglianza comunista è cosa certo bella ma vera solo fino ad un certo punto.

          mi spiego:
          uomini e donne sono uguali per guidare i tram, fare i dottori e come carne da cannone.
          tuttavia come membro titolare del politburo del pcus credo che l’unica donna in settant’anni sia stata katerina furtzeva (e se non è l’unica non ce ne sono state tante altre)

        • PinoMamet says:

          Sì sono d’accordo,
          anche se non ho dati sulla rappresentanza politica negli altri paesi comunisti.

        • PinoMamet says:

          Mmm e ora che ci penso, non so se si possa dire che la uguaglianza comunista è una cosa “bella”.
          Non è quello che sostengo io, insomma.

          Io sostengo che i comunisti sono partiti da un punto di vista diverso da molti punti di vista tradizionali;
          un punto di vista razionalistico (non necessariamente razionale) che ha considerato (non sempre, ma quando faceva comodo) molte idee sulle differenze dei ruoli sessuali come pura sovrastruttura, come “arcaiche cazzate”, come direbbe qualcuno ;)

          Il risultato, non so se positivo o negativo, è ad esempio che nella Seconda Guerra Mondiale le americane facevano le crocerossine, le russe si facevano ammazzare in prima linea;
          un’italiana inglese o tedesca che pilotasse un aereo da guerra sarebbe stata una curiosità propagandistica, una russa era la normalità; e così via.

          Poi, finita l’emergenza, gli uomini tornano a fare gli uomini, cioè a emarginare le donne quando ci riescono ;) ma non è detto che poi lo facciano nello stesso modo.

        • Peucezio says:

          Eppure io continuo a credere che in questo senso i comunisti non hanno inventato nulla.
          Il mito delle Amazzoni c’era già e non era solo un mito, visto che la storia, anche più remota, è piena di casi di donne guerriere; si trovano persino nel folclore.
          Bachofen piaceva molto a Engels, ma appunto l’ha letto, non l’ha inventato lui.

        • PinoMamet says:

          Sì ma Peucezio stiamo parlando di cose molto diverse:

          da un lato un mito (utilizzato perlopiù proprio “per far stare le donne al loro posto”) che ha radici nel ruolo più libero e attivo (anche guerresco) delle donne nella società iraniche o dell’Asia centrale;
          e vari esempi di guerriere tramandati dalla storia e dal folklore;

          dall’altro la teoria marxiana e il suo rifiuto rigoroso e “scientifico” per tutto ciò che puzzasse di religione, tradizione ecc. ecc.

          che poi il femminismo penso abbia pescato in entrambi i campi.

        • mirkhond says:

          Per Peucezio e Pino Mamet

          E’ però sorprendente che, seppure in forme nuove e rivoluzionarie, il mito delle amazzoni trovi una realizzazione storica guarda caso, proprio NELLE STESSE REGIONI, e cioè le immense steppe russe, sia nella preistoria iranica almeno dall’VIII secolo a.C. all’ invasione unna del IV-V secolo d.C., e poi durante la Grande Guerra Patriottica Sovietica del 1941-45.
          ciao!

        • mirkhond says:

          Per preistoria iranica, si intende l’epoca pre-russa nelle steppe tra Mar Nero e Mar Caspio, nell’immenso hinterland delle città greche pontiche settentrionali….

        • Moi says:

          Il Femminismo ha “fuso insieme” le Amazzoni e le Streghe … rispettivamente contro “I Maschi” e _ ça va sans dire, in Occidente_ la Chiesa Cattolica !

        • PinoMamet says:

          “E’ però sorprendente che, seppure in forme nuove e rivoluzionarie, il mito delle amazzoni trovi una realizzazione storica guarda caso, proprio NELLE STESSE REGIONI”

          Secondo me lì un po’ di atavismo o tradizione o roba del genere conta… ma lo dico a bassa voce e inter nos perché sono tutte robe poco scientifiche…
          ma insomma qualcosina sotto ci deve essere.

          Poi, per carità, ci sono anche le vietnamite le cinesi le cubane e perchè no le partigiane italiane, con le Amazzoni e gli Sciti c’entrano pochino, e vabbè;

          ma per Russia e zone limitrofe, tra cosacchi e mica cosacchi, vita difficile nella steppa e così via, penso che senz’altro almeno un po’ di predispozione alla vita militare anche da parte delle donne ci sia stata, ecco.

  10. Guido says:

    Tre brevi appunti.

    1) E’ incredibile che in un mondo palesemente sferico e dove, come si suol dire, non vi sono più di sei gradi di separazione tra due esseri umani, ci sia ancora chi vaneggi di occidente, oriente, radici, razze e quant’altro.

    2) Parimenti incredibile è assistere ad un abusato gioco delle parti tra buonisti (ingenui o in malafede) e cattivisti (cinici e/o disincantati). Propongo un definitivo e salutare addio a questo tipo di retorica che, come tutte le retoriche, tentando di semplificare complica ancor di più la possibilità di conoscere e intervenire sul reale.

    3) Complemento del n. 1. Non esistono né mai sono esistite comunità umane che non richiedessero l’adeguamento ad un certo tipo di dispositivi (linguistico, religiosi, economici ecc.) tra l’altro in continuo seppur lento cambiamento. Ciò che realmente è interessante, almeno per me, è la comprensione di quei dispositivi in cui NOI siamo sommersi e che ci costituiscono come individui, occidentali, italiani, cattolici, democratici ecc. ecc. L’osservazione del mondo “arcaico”dovrebbe illuminarci su quali sono le norme (spesso non scritte) a cui ci assoggettiamo.

    Molto interessante l’appunto sulla Lunga Marcia. Anch’io mi sono fatto l’idea che restando fissi su narrazioni di tipo ufficiale non sia possibile cogliere quanto di profondo, di arcaico appunto, vi sia stato in un evento storico di quella portata.

  11. roberto says:

    in questa tragica storia sarei veramente curioso di sapere perché samira ci tiene tanto alla sua famiglia visto che:

    – la picchia il marito
    – la schiavizzano tutti
    – la minacciano di espulsione
    – ha un suocero manesco, ladro e palesemente inutile

    (poi si, certo… si vogliono tanto bene)

    da bieco individualista figlio della cultura individualista dei nostri tempi, non posso capire la poesia di una meravigliosa famiglia allargata, e quello che leggo è più schiavitù che famiglia, quindi se ci potesse leggere la incoraggerei di tutto cuore a prendersi la casa del comune, mandare tutti al diavolo e rifarsi una vita, che è fondamentalmente bello provare a prendere in mano la propria vita!

    • Peucezio says:

      Io che ho bazzicato per molto tempo (e in parte li bazzico ancora) russi e ed ex-sovietici in genere non mi meraviglio più di queste cose. Ci sono donne che se non vengono picchiate non solo non sono contente, ma non considerano il marito o il fidanzato come degno di stima: non è un vero uomo se non glie le dà!
      E’ una concezione che io sento come aberrante e avrei più facilità a fidanzarmi con una scimmia che con una donna del genere, ma purtroppo è un modo di essere più diffuso di quanto non si pensi. Lo era anche da noi alcuni decenni fa e ci sono ancora donne italiane (ormai una minoranza, credo), che sotto sotto pensano ancora così.
      Ciò dipende dal fatto che nelle società androcratiche le donne tendono talmente ad introiettare il ruolo che viene loro assegnato dal modello culturale in cui vivono, che fuori da quel ruolo non riescono neanche a concepirsi, compresi gli aspetti più aberranti e violenti del ruolo stesso.

  12. Per Francesco

    “se avessero (oggi, lasciamo stare il passato) solo la famiglia, non potrebbero essere Rom, che è una “comunità”, un “popolo”, un gruppo sociale molto più ampio.”

    Non so quanto tu abbia frequentato i Rom. Nella mia esperienza, la prima preoccupazione di una famiglia Rom è stare il più lontano possibile da ogni altra famiglia Rom.

    Ho notato spesso un’identificazione da parte di alcuni ebrei molto ben intenzionati con i Rom, che forse crea questa impressione errata: i Rom sono l’esatto contrario degli ebrei, per quanto riguarda la mentalità comunitaria.

    In questo, c’è anche il rigetto di ogni forma di “storia”, di narrazione fondante, che è essenziale per una comunità. La rimozione anche degli orrori subiti, per cui ad esempio le sofferenze dei Rom sotto i nazisti non hanno nulla a che vedere con quelle degli ebrei, semplicemente perché i Rom non hanno alcun interesse a ricordarsene, e non se ne ricordano.

    • Francesco says:

      ehm, scusa se insisto ma cosa vuol dire?

      quale è il confine della famiglia Rom? il suocero sì ma il cugino no? e la zia?

      e poi, visto che devono sposarsi e mi pare la foacciamo tra loro, qualche volta devono pure incontrarsi …

      io non frequento i Rom ma a volte la logica stringe senza scampo, credo tu ti faccia prendere troppo da una tua lettura dei fatti

      ciao

  13. Per Roberto

    “in questa tragica storia sarei veramente curioso di sapere perché samira ci tiene tanto alla sua famiglia “

    Se si riuscisse a risolvere questo mistero… è una domanda che mi sono posto molte volte.

    Non conosco Samira personalmente, ma conosco diverse Samire, e devo dire che sono spesso le persone più intelligenti, dinamiche e forti di tutto il gruppo. Gli altri campano come parassiti proprio sulla sua forza, non sulla sua debolezza.

  14. Per Guido

    “Parimenti incredibile è assistere ad un abusato gioco delle parti tra buonisti (ingenui o in malafede) e cattivisti (cinici e/o disincantati). Propongo un definitivo e salutare addio a questo tipo di retorica che, come tutte le retoriche, tentando di semplificare complica ancor di più la possibilità di conoscere e intervenire sul reale.”

    Grazie, hai capito il senso del mio post.

    Viviamo schiacciati tra due schieramenti preconcetti, nel nostro caso, quelli che già sanno che gli zingari fanno parte del complotto islamo-comunista per distruggere l’Occidente, ecc., e quelli che già sanno che i Rom sono Cittadini Perbene perseguitati dai Razzisti.

    Ogni fatto reale è semplice una mossa, un punto che una delle due squadre segna. Chi appartiene a una squadra, deve tirar fuori tutti i fatti che facciano segnare la sua squadra, e nascondere sotto il tappeto quelli che non fanno segnare.

    Entrambe le squadre accettano implicitamente un unico arbitro, che coincide sostanzialmente con i Valori (maiuscola) liberali, occidentali, ecc., e quindi i “fatti” usati devono piacere all’arbitro.

    Questa è una logica che io rifiuto alla radice. Non racconto la storia di Samira per segnare punti per la Squadra Occidente, per cui notoriamente non proviamo simpatia da queste parti, ma per raccontare la storia di Samira.

    E’ solo dalla verità – e dalla miseria delle storie ufficiali – che può nascere qualcosa, alla faccia del politicamente corretto.

  15. Per Francesco

    “E da quanto tempo “morte per fame o per mano aliena” è un artificio retorico? “

    Se avessi un’idea della Meravigliosa Vita Libera degli Zingari… dell’angoscia opprimente, incessante, che ne fa la gente più stressata che io abbia mai conosciuto. A vivere nel terrore costante, nell’incertezza assoluta di ogni momento. Qualche vecchia storia di Pulcinella te ne può dare forse la misura, ma è diverso quando conosci direttamente persone che vivono nella malattia, nella paura continua dell’espulsione, nella sfiducia reciproca, nell’angoscia di cose perse e distrutte, nell’impotenza di fronte a tutto, nella violenza continua e incessante, nel ricatto e nella paura fondamentale dei vampiri.

    Cui rimedia solo un feroce senso dell’umorismo.

    Che gli dici, a uno i cui figli annegarono in un fiume, e nessuno si ricorda più dove si trovasse quel fiume perché non si sanno leggere le mappe, e perché non si sa in che anno ci si trova?

    • Francesco says:

      Miguel,

      non idealizzo affatto quel che non so della vita dei Rom. al massimo cerco di immaginare cosa sia vivere in baracche/roulotte col freddo fottuto che fa qui, da mesi, o guardare un figlio che si è ammalato sapendo che non puoi fare nulla per lui

      però mi pare che tu esageri lo stesso, anche perchè descrivi un tipo umano inesistente, manco nei lager, nei gulag o nei lao-gai si stava insieme così male

      c’ è qualcosa che non mi torna, molto semplicemente, e allora cerco di capire

      solo in 1984 il Partito riusciva, quasi, a annullare ogni solidarietà tra gli uomini

      ciao

    • Peucezio says:

      “Che gli dici, a uno i cui figli annegarono in un fiume, e nessuno si ricorda più dove si trovasse quel fiume perché non si sanno leggere le mappe, e perché non si sa in che anno ci si trova?”

      Beh, però cose così una volta succedevano dappertutto (tranne che a un minuscolo gruppo di nobili o di ricchi), la gente non sapeva leggere proprio, né le mappe né niente. Tanto per fare un esempio, in Spagna fino a non molti decenni fa i contadini delle campagne non sapevano dell’esistenza di Madrid.
      La storia della gente che credeva che nell’anno 1000 ci sarebbe stata la fine del mondo qualunque medievista sa che è una bufala per la semplice ragione che la quasi totalità della gente non solo non sapeva in che anno, ma probabilmente neanche in che secolo si trovasse.
      Ciò che descrivi è stato il modo di vivere normale di tutta o quasi tutta l’umanità fino a pochissimo tempo fa (e oggi lo è ancora di chissà quanti in tante parti del mondo).

  16. Guido says:

    Miguel, ciò che scrivi è molto toccante e istruttivo.

    Ispirato dalle tue parole stavo riflettendo che una delle più subdole forme di razzismo è quella che dipinge l’Altro con le caratteristiche seducenti del “totalmente Altro”. Insomma l’operazione romantica che costruisce l’immagine dello zingaro felice, libero e spensierato. Lo stesso dicasi per i nativi americani, per i pirati e così via.
    C’è insomma tutta una paccottiglia etnica e terzomondista da esplorare, ma anche tanta bella letteratura della nostra giovinezza (ad es. Salgari).

    Oltretutto questa operazione mira a circoscrivere e neutralizzare l’Altro che ci abita, che affiora spontaneamente tutte le volte che il controllo e l’autocontrollo viene meno: tutte quelle voci e quelle pulsioni schiacciate o sepolte dall’incessante lavoro di omologazione “civilizzatrice”.

  17. Per Francesco

    “e poi, visto che devono sposarsi e mi pare la foacciamo tra loro, qualche volta devono pure incontrarsi …”

    giusto, e ti ringrazio della precisazione.

    Però un matrimonio tra un Rom del Kosovo e un Rom rumeno è escluso quanto un matrimonio con un italiano; anzi, di più, visto che il matrimonio con un italiano può pure capitare per una serie di vicende, con un Rom rumeno direi che è impossibile.

    • PinoMamet says:

      Questa è una cosa interessante e contro-intuitiva
      (tendevo a immaginarmi che un Rom del Kosovo e uno romeno potessero sposarsi facilmente, dopo essersi incontrati attraverso loro canali e modalità)
      per cui mi piacerebbe saperne di più.

      In Romania mi sono stati mostrati (da fuori) villaggi rom poverissimi, e altri di villone immense (alcune complete e kitschissime, altre non finite e lasciate a metà) e da quello che ho capito esistono varie comunità di zingari non necessariamente in buoni rapporti tra loro, per cui direi proprio che un’eventuale “coscienza etnica rom”, se anche esiste nella teoria, nella pratica poi non conta molto.

  18. Per Francesco

    “c’ è qualcosa che non mi torna, molto semplicemente, e allora cerco di capire”

    Io ci provo da dodici anni, e non ci arrivo lo stesso :-)

  19. Per PinoMamet

    “(tendevo a immaginarmi che un Rom del Kosovo e uno romeno potessero sposarsi facilmente, dopo essersi incontrati attraverso loro canali e modalità)”

    Se un amministratore locale avesse la sciagurata idea di mettere insieme Rom del Kosovo e Rom rumeni in un campo, immagino che dopo qualche giorno si troverebbe una crocchia indignata di mamme kosovare che gli gridano, “come ti è venuto in mente di metterci assieme a degli zingari che non si lavano, rubano e vivono come gli animali? Mica siamo marocchini!”

  20. Moi says:

    @ TUTTI

    Attenzione, Francesco tutti i torti sugli “Zingari” non ce li ha affatto !

    Esiste da almeno due secoli (almeno dal romanzo di Victor Hugo e relative versioni a film e cartoni animati fino all’ ultimo “Sherlock Holmes” Natalizio ancora nelle sale) un vastissimo immaginario “d’ intrattenimento” e “d’evasione” oramai multimediale di “Zingari Immaginati dai Gagè RadicalChic” ;-) :-) che ne fanno degli “Eroi Involontari” ;-) perché tali Zingari vivREBBERO liberamente, senza inibizioni e lontano dalle Ipocrisie Borghesi.

    Sono concetti forse un po’ complessi, non so se mi capite … al massimo proverò a rimediare con qualche esempio pratico.

  21. Moi says:

    Uno YoutubeTribute a Esmeralda, la sensualissima gitana indòmita divenuta addirittura icona femminista con la Disney:

    http://www.youtube.com/watch?v=qM2x_Lu1cWc

  22. Moi says:

    http://www.youtube.com/watch?v=S4Ccs3uubBo

    I Romantici Tzigani Ungheresi che suonano i violini per il turismo “che se la tira” …

  23. Moi says:

    http://www.youtube.com/watch?v=gvV1fgR2u4Y

    I Gitani Andalusi e il flamenco, sempre “a misura di turista che se la tira” …

  24. Moi says:

    http://www.youtube.com/watch?v=D1PamX6XZMs

    nell’ ultimo film di sherlock Holmes, la sensualità e la spontaneità della Zingara si oppongono alla freddezza e all’ affettazione delle Dame Vittoriane.

    E così via.

    — Spero che ora sia chiaro a cosa alludessi parlando di “Zingari Immaginati dai Gagè RadicalChic” :-) ;-)

  25. Moi says:

    Anche nella fortunatissima saga (anch’ essa oramai multimediale) della “Principessa Sissi”, vero e proprio monumento d’intrattenimento all’ Austria Felix Asburgica, vediamo gli Tzigani sempre gioiosi, spensierati e festosi con donne soprattutto “sempre in ghingheri” percorrere in lungo e in largo l’ Impero AustroUngarico fra boschi e radure alle redini di focosi destrieri che trainano pittoresche carovane lignee finemente lavorate creando così l’ idea di una sorta di “Arcadia Nomade”… che di tanto in tanto passa per le città a portare gioia, allegria nonché sensualità ai gagè tristi e frustrati nonché sessualmente repressi.

    • PinoMamet says:

      Mi sa che hai lasciato fuori Chocolat poi ce li hai messi tutti, eh?

      Comunque l’Esmeralda versione Disney dovrebbe riportarti a quella originale: i primi “zingari anti-borghesi” selvaggi e passionali che mi ricordo sono nella letteratura francese d’ispirazione “esotica”
      (già la Spagna era esotica!) dell’Ottocento:
      la Carmen di Merimee e gli zingari di Hugo, ma anche la zingarella che aiuta il capitan Fracassa di Theophile Gaultier e probabilmente altri.
      Ah sì, e poi ovviamente il mondo zingaresco-moro-ebreo (!) evocato nel Manoscritto trovato a Saragozza di Potocki.

      L’idealizzazione non era ancora completa (in quasi tutte queste opere non mancano accenni alla povertà e difficoltà della vita degli zingari, anche se riletta in chiave “fauve”) ma gli elementi stavano andando in ordine.

      Prima, che sappia io (ma attendo integrazioni ben volentieri) ricordo solo il Cingar del Baldus di Folengo, che è idealizzato sì, ma in negativo (ma lo sono anche gli altri personaggi…)

      • Antonello says:

        In “Il cavallo di Torino” del bravissimo e micidiale Bela Tarr, gli zingari sono invece niente meno che coloro che annunciano (o portano?) l’Apocalisse!
        Qui una breve sequenza in cui lanciano le loro contumelie e maledizioni al poveraccio che, percuotendo violentemente il proprio cavallo, aveva fatto impazzire definitivamente Nietzsche:

        http://www.youtube.com/watch?v=XUrIG57pHd0

        Credo non sia necessario specificare che Tarr è troppo impegnato (in ogni suo film!) a rappresentare il collasso finale della civiltà umana per preoccuparsi che qualcuno lo accusi di “razzismo”.

    • mirkhond says:

      Beh, veramente nel terzo film della saga di Sissi, la celebre imperatrice, in un viaggio nell’Impero col suo attendente, s’imbatte in una coppia di zingari in cui lui è intento a bastonare lei.
      L’imperatrice, vestita in incognito, cerca di salvare la donna, la quale per tutta risposta non solo s’arrabbia di brutto perchè un’estranea le sta “umiliando” il marito, ma per tutta risposta le getta una secchiata d’acqua fredda in testa, causando una grave malattia polmonare alla povera Sissi.
      Alchè l’attendente, intervenendo vigorosamente rimprovera la zingara perchè ha colpito…l’Imperatrice in persona!
      Ai piagnistei di coccodrillo della zingara, risponde il marito trovando un nuovo motivo per riprenderla a bastonare di santa ragione, e questa volta davanti ad una Sissi infreddolita ma divertita, che, capita l’antifona ben si guarda dall’intervenire nuovamente….
      ciao

      • habsburgicus says:

        ciao mirkhond (da oggi commento anche qui)…
        verissimo, é una delle tante scene belle di quella indimenticabile trilogia;
        eccezionale, anche per la fedeltà storica, é quella dell’incoronazione di Francesco Giuseppe a Re d’Ungheria con la Corona di Santo Stefano, con la cerimonia del giuramento su una collinetta di terra rivolto ai quattro punti cardinali e le delegazioni dei “comitati” inclusi molti ora non più magiari (mi ricordo ad esempio Trencén, oggi la slovacca Trenčin); come sai le due ultime incoronazioni avvennero l’8/6/1867 (Francesco Giuseppe) e il 30/12/1916 (Carlo IV=Carlo I)
        a presto

      • Moi says:

        Be’, sì: ma mi pare che fosse presentato più come una stranezza che come una denuncia, ti ricordi più o meno a che minuto era ? Mi sembra che lei soffrisse di polmonite già prima (!) d’ incontrare gli Tzigani Ungheresi …

        • mirkhond says:

          Mi sembra infatti che la scena si svolgesse nella parte ungherese dell’Impero Asburgico, quella preferita da Sissi, così almeno dalla saga cinematografica…
          ciao

        • mirkhond says:

          Per Moi

          Devi cercare “Sissi, il destino di un’imperatrice” del 1957.
          Su you tube però lo trovi in tedesco nella prima parte ai minuti 8:02-9:00 circa (intorno al minuto 8:20-8:30, la violenta secchiata della zingara contro Sissi).
          ciao

        • Moi says:

          @ MIRKHOND : Vielen Dank ! :-)

        • mirkhond says:

          Bitte, Moi, bitte….

    • falecius says:

      Credo che in effetti un certo tipo di discorsi romantici sui Rom abbia MOLTO a che vedere con l’Ungheria dell’epoca, con le loro csardas eccetera.

      • Moi says:

        Be’, sì anche, però sicuramente Victor Hugo concepì “La Belle Esméralda” sulle sensuali note di un flamenco andaluso …

        • falecius says:

          A naso: immaginario spagnoleggiante per la Francia; immaginario “ungareggiante” per l’area tedesca. Sempre “orienti interni” forse da mettere in parallelo con quello “tartaro” o ancor più caucasico, della Russia (la bella e _libera_ “circassa” di Lermontov).
          Con ovvie differenze (i circassi liberi perché guerrieri, gli zingari no).
          In Italia prendevamo un po’ di tutto, se avevamo un minimo di “oriente libero specifico” forse al massimo era la Grecia.
          La butto là, eh.

  26. Per Moi

    ti ringrazio delle chicche che sei solito portare…

    Credo che l’immaginario sui Rom sia fortemente condizionato da un fatto unico, di cui non trovo paralleli in altre culture: una società tremendamente maschilista e patriarcale, di cui è visibile solo la parte femminile.

    E’ una cosa stranissima, se ci pensate. E infatti, non si sente quasi mai dire, “liberiamo le donne Rom dall’oppressione maschile”, come si fa con le afghane. Le donne Rom sembrano così libere che le vediamo da sole, in giro, ad attaccare discorso con chiunque per chiedere l’elemosina…

    Casomai, si pensa a togliere i poveri bambini alle malvage streghe zingare…

    • Moi says:

      una società tremendamente maschilista e patriarcale, di cui è visibile solo la parte femminile

      Giustissimo, infatti probabilmente fu questo fatto che “le loro donne vanno sempre in giro da sole, senza il padre né il marito neppure i fratelli” a (ri)accendere un immaginario libertino “paganeggiante” fra i RadicalChic d’Occidente … da opporre alla Chiesa (e in misura minore all’ Aristocrazia) prima e alla (Alta) Borghesia poi.

      … no ?

  27. Moi says:

    Mancava anche lui:

    http://www.youtube.com/watch?v=Zwgur9cSXHI

    “Il Cuore è Uno Zingaro” Nicola di Bari (1971)

    “Che colpa ne ho, se il cuore è uno Zingaro e va ?”

    Traduzione :

    “Basta con i sensi di colpa ipocriti borghesi per compiacere il Vaticano … ogni lasciata è persa !” :-)

    • Marcello Teofilatto says:

      Gran bella canzone, però. Non male anche la cover di Nada.
      A proposito di conflitti fra sessi, è da notare che prima è lui a prenderle (metaforicamente) da lei, poi le rende la pariglia :-).
      Un saluto da Marcello Teofilatto

  28. Moi says:

    @ PINO E MIGUEL

    http://www.youtube.com/watch?v=CSRUEhLJAd0

    Notare che poi, sulla scìa del successo dell’ opera … una “Estranea”, Gitana (!) come la Carmen è diventata OltrePirenei l’ incarnazione stessa dello stereotipo della “Sensualità Spagnola Più Pura” ;-)

  29. jam says:

    ..la differenza fra oriente e occidente, non separa l’orientedall’occidente ma li unisce.
    Ogni oriente ha in sé mille occidenti, e ogni occidente ha in sé mille orienti.
    Oriente e occidente sono due momenti indispensabili del ragionamento e dell’agire, ma siccome il sole nasce ad oriente, senza l’intuizione aurorale, non potrebbe esserci nemmeno quella del tramonto, ma soltanto quela della decadenza o del falso tramonto e del falso occidente.
    L’illuminazione mattutina, aurorale, orientale é un procedimento sublimativo, l’idea che diventa Idea, la conoscenza che diventa Conoscenza, il sapere che diventa Sapere, il Sapere che diventa Vita, cioé Amore.
    Il Tu assoluto, determina il ruolo del Moi e diventa il “je suis Toi-même” ipostatico!
    Le donne nelle culture orientali sono picchiate soltanto quando queste culture orientali fanno prevalere la loro lontananza dall’Oriente e la loro vicinanza ad un falso tramonto. Gli zingari esotici, come le odalische turche e orientali del resto, sono il continuo riproporsi del mito del buon selvaggio. Soltanto che questo mito europeo più che essere selvaggio é mistificatorio, ma questa mistificazione ha in sé una verità orientale: quella della ricerca del Sogno e della Gioia: 1+1=1
    saluti orientali

  30. Moi says:

    http://www.youtube.com/watch?v=-Y5-n8ztGVo

    I Romeni ci tengono molto a non (!) essere confusi con i Rom, tuttavia non si può non notare che la Colonna Sonora dell’ Orgoglio Romeno è in … Inglese ! ;-)

  31. jam says:

    …che poi vorrei sapere come queste donne che accettano di essere picchiate e considerano le botte come una prova d’amore, che poi finisce inevitabilmente nel letto, rendendolo x loro, più caliente, vorrei sapere come queste donne reagiscono davanti al tradimento; la leggendaria infedeltà maschile. Forse dicono, meglio picchiate che tradite, allora queste botte non sono davvero botte, ma una messa in scena teatro-taumaturgico, per scongiurare mali peggiori e quindi il tradimento.
    Perché diciamolo chiaramente, dei veri colpi, delle vere botte, delle vere mazzate, uccidono. Quindi una donna accettando di essere picchiata, accetta che i suoi figli diventino orfani e suo marito un assassino. Allora questa donna non é una donna, ma un maschio, che non é ancora Uomo.
    Dio creo’ la donna, affinché il maschio e la femmina diventino “Uomo Perfetto”, e affiché l’amore raggiunga l’Amore, ma se anche la donna é piena di troppe componenti maschili avviene lo stesso inghippo che incorre fra oriente e occidente: allora l’umanità intera é perdente…
    saluti

    • Peucezio says:

      Mah… mi viene in mente il film” Happiness”, di Toddo Solondz: c’era un russo baffuto che tradiva la moglie e un bel giorno lei si presenta con un occhio nero e tutta ammaccata, perché aveva saputo dell’adulterio, aveva reagito di conseguenza e le aveva prese di santa ragione.
      In un certo senso anche l’adulterio rientra nel gioco, perché questo tipo di donne, sotto sotto, non solo sono contente di buscarle, ma, anche se da una parte il tradimento le ferisce e comunque si incazzano, al tempo stesso sono orgogliose che il marito abbia altre donne, che piaccia, che sia un vero macho che si dà da fare.

  32. Moi says:

    @ PINO

    Dalle mie parti, mi riferiscono, che durante gli Anni della Contestazione Giovanile AntiBorghese, una delle frasi più gettonate nel “Clash of Generations” (altro che il “Clash of Civilizations” !) era, accanto all’ universale :-) ” ‘Sta cà-qué an l’ è menga un albérogh” / “Questa casa qui non è mica un albergo”, anche ” ‘Sti zûven dal dé d’incù
    i én di sfrunblón cunpàggna* di z’énghen !” / “Quest’ giovani d’oggi sono “sfromboloni”** come degli zingari !”

    ___________

    * “cunpàggna” è una preposizione comparativa che introduce un paragone enfatico, altrimenti si userebbe “cmé”

    ** “sfromboloni” viene usato ancora oggi dagli anziani in forma di “koiné inversa” :-) rispetto all’ Italiano per indicare appunto con l’ immagine di chi “si frombola fuori (casa)” il fenomeno sociale giovanilistico a oltranza del cosiddetto “Nomadismo del Divertimento” …

    • Moi says:

      Notare l’affinità di “z’éngan” (sing.) e “tzigàn” …

    • Moi says:

      Sempre a livello filologico spannometrico:

      http://www.youtube.com/watch?v=9S9MaVri9po

      Una canzone dei primi anni ’90 (fra le prime, poi si darà a un sound meno simil-rock e più fighetto) del “forèveriàngh” Max Pezzali _ di Pavia_ sul “Questa casa non è un alberrgo” … l’ identificazione di massa “Povera me, ho un figlio-zingaro* !” e “Anche mia mamma straccia i maroni così !” fu fin troppo facile.

      ____
      * La parola non compare nel testo della canzone, ma chiedendo a una diretta interessata di esprimere il concetto con una parola sola … non esiterebbe a dire proprio “zingaro”.

  33. Moi says:

    http://www.youtube.com/watch?v=86X3Q01goHA

    Sempre per la serie “Zingari Rom … àntici” ! :-)

    • Moi says:

      — Per gli “Snob” ;-)

      Sì, è proprio lei: l’ Iva Zanicchi destinata un giorno a Berlusconi e Forza Italia … chissà se la Zingara l’ aveva previsto ! :-)

  34. Moi says:

    http://www.youtube.com/watch?v=jJDbgwfhI6o

    Poi c’ è naturalmente “a’ Zz’ingh’era” di ” Comme facette mammeta “

  35. Moi says:

    @ MIGUEL

    Ma tu che conosci di persona (!) tanti “Zingari” … cosa ne pensano dell’ Immaginario Gagiò Radical Chic AntiBorghese (la cui esistenza è oramai documentata a sufficienza da non poter più essere messa in questione) su di loro ?

  36. Per Moi

    “cosa ne pensano dell’ Immaginario Gagiò Radical Chic AntiBorghese”

    Credo che ci siano tre immaginari Gagiò abbastanza diversi:

    1) gli zingari o rom (intercambiabile) sono ladri di bambini, parassiti e delinquenti che dovrebbero andarsene da un’altra parte (è ciò che pensa il 70% della popolazione)

    2) gli zingari (mai rom) sono esseri liberi, ecc. ecc., vedi i film citati. Questo non è un immaginario “di sinistra”, non va confuso con l’antirazzismo, è piuttosto romantico.

    3) i Rom (mai “zingari”) sono Cittadini come gli altri, sono i leghisti che sono razzisti, se ci sono i leghisti è colpa di Berlusconi, a morte Berlusconi. Che se ci pensate, non è un immaginario sui Rom, ma su Silvio Berlusconi. Questo è il vero immaginario di sinistra, in merito.

    • Moi says:

      Interessante “la 2″ … in effetti mi ha sempre sorpreso un po’ sentire la Vestale del Politically correct di turno stigmatizzare la parola “Zingari”, da sempre associata all’ immaginario romantico di cui sopra … probabilmente molti tziganofobi leghistoidi pensano:

      “I Comunisti mantengono con i nostri soldi di Gente Che Lavora gli Zingari che al campo nomadi pensano solo alle loro musiche (magari flamenco i giorni pari e sviolinate i giorni dispari) danze, loro feste e alle loro orge (magari qualcuno “di Chiesa” ci aggiunge che venerano Satana perché leggono i Tarocchi et similia) … “

      • PinoMamet says:

        Ma no Moi

        non credo proprio, dai! Va bene che tra i leghisti c’è qualche pirlone capacissimo di travestirsi da scozzese, che è tutto dire, ma da qui a credere che gli zingari passino il loro tempo a ballare il flamenco…

        no, i leghisti (come la stragrande maggioranza degli italiani) pensano che i rom vivano in mezzo alla sporcizia e rubando, morti di freddo o per riscaldamento difettoso che dà fuoco alla baracca, “però hanno i soldi per comprarsi la mercedes”…

        • Francesco says:

          confermo per diretto sentire

          sul fatto che campino rubando credo ci sia una quasi totale unanimità di opinioni

    • Andrea Di Vita says:

      Per Martinez

      ‘Berlusconi’

      Sugli ‘zingari’ non so, perchè non ne conosco. (Metto il termine ‘zingari’ fra virgolette perchè voglio togliergli ogni connotazione quale che sia). Su berlusconi hai ragione al centomila per cento. Dovrebbero dargli il Premio Stalin: nessuno più di lui ha unito la sinistra -e non solo in Italia. Del resto è la sua più grande vittoria: lui ha sempre detto di volere unire chi alla sinistra si oppone. Nell’aver radicalizzato la contrapposizione fra ‘quelli come lui’ e ‘quelli come Togliatti’ ha clamorosamente colto nel segno. Non a caso quelli che ce l’hanno con gli ‘zingari’ sono praticamente sempre suoi elettori, e non a caso i partiti che lo sostengono sono quelli più sguaiatamente anti-‘zingari’. Il che fa passare sotto silenzio gli episodi di razzismo anti-‘zingari’ (io non ne conosco, ma non fosse che per statistica ce ne saranno di certo) da parte degli amministratori appartenenti a partiti che dicono di essere anti-berlusconi. Un altro ‘miracolo’ del berlusconi, appunto. Un ulteriore appunto su ‘zingari’ e politica in Europa: negli ultimi anni i Paesi europei che hanno avuto (Slovacchia, Austria, Romania) o hanno (Ungheria) governi con elementi apertamente razzisti/identitari/Difensori_Dei _Valori sono tradizionalmente Paesi con forte presenza di ‘zingari’. Per esempio, Paesi di tradizioni simili a questi ma praticamente privi di ‘zingari’ (Polonia, Repubblica Ceca) anche se molto divisi all’interno non hanno avuto tali governi. Eccezione a questa regola è proprio l’Italia -grazie appunto a berlusconi.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • Francesco says:

        1) Aver unito la sinistra nel Fronte degli Stronzetti Razzisti anti-Berlusconiani potrebbe essere, in efetti, una medaglia del nostro. Fa piacere veder cadere molte maschere ipocrite e veder confermate le peggiori aspettative.
        2) Il fatto che il razzismo anti-zingari dei partiti (e degli elettori) anti-Berlusconi sia sottaciuto è solo dovuto al potere mediatico della SX e alla immensa, infinita, incommensurabile, stupidità della DX.
        3) c’è una cosa che fa soffrire me: con la crisi attuale, il partito di Berlusconi ha gettato, anch’esso, la maschera e si è rivelato per l’ennesimo partito di sinistra economica (o fascista, che è lo stesso), quindi pronto a schiavizzare il cittadino per gli interessi della corporazione/corpo intermedio organizzato. Tutta la fuffa libero-mercatista si è sciolta e ne è uscito un dirigismo illuso quanto ottuso. Ma devo confessare di essere io per primo, quello che è stato così ottuso da volersi illudere.
        Oggi PD e PDL si distinguono solo per quale corporazione vogliono proteggere a scapito del popolo tutto.

        • Andrea Di Vita says:

          Per Francesco

          Onore al merito: riconosco con piacere la tua onestà intellettuale. Nel merito, per quanto riguarda l’Italia essendo io da sempre un lavoratore dipendente con familiari e amici pressochè tutti lavoratori dipendenti preferico le corporazioni difese dal PD a quelle difese dal PDL. Per quanto riguarda il mondo, dubito molto che il liber(al)ismo altro non sia che l’ideologia (o ‘falsa coscienza’) che giustifica il dominio della minoranza di ricchi sull amaggioranza di meno ricchi. Non credendo io a una scala di valori trascendente, mi sembra logico vedere tutto in termini di lotta di classe: ma ammetto volentieri che si tratta di un punto di vista, e come tale opinabile. :-)

          Quanto alla maggiore o minore stupidità di destra e sinistra, sono stati scritti volumi interi sull’imbecillità della sinistra in questo Paese. Ma ammetto senza problemi che la maggior vendibilità dell’immaginario di sinistra rispetto a quello di destra (dopotuto si vendono magliette con la faccia di Che Guevara in maggior misura che magliette con la faccia di Ezra Pound) è dovuto a una maggiore accettabilità dei suoi immaginari ideali (la ‘grande chiesa’ di Jovannotti da Luther King a Madre Teresa).

          Ciao!

          Andrea Di Vita

  37. Moi says:

    E’ interessante questa idea degli “Orienti Interni” avanzata da Falecius …

    • falecius says:

      Non l’ho inventata io, l’ho sentita da Mario Nordio riguardo alle regioni caucasiche e della Volga rispetto alla Russia… ma hai ragione, è interessante (la Gran Bretagna non ha mai avuto un “Oriente interno” vero e proprio, a meno di non voler considerare tale l’Irlanda…).

      • Andrea Di Vita says:

        Per falecius

        Quanto agli USA, viene in mente il capolavoro di Ray Bradbury, ”L’uomo illustrato”, in cui il capo di una comitiva di zingari è il mefistofelico e pluritatuato giostraio che schiavizza chi salendo sulla sua giostra ringiovanisce un anno ad ogni giro -e lo schiavizza illudendolo con la promessa di restituirlo alla vita che ha abbandonato.

        Domanda: gli zingari praticano il tatuaggio?

        Ciao!

        Andrea Di Vita

      • Il nostro “oriente interno” quale sarebbe stato? Le regioni meridionali, che pure erano le più facilmente papabili, sono sempre state descritte dai propri autori e non si sono mai prestate alla mitizzazione. O forse noi che siamo “in prima linea” non abbiamo mai sentito il bisogno di un “oriente interno”? Oppure c’entra qualcosa il campanilismo?

  38. Moi says:

    A proposito di Femminismo, Coscienza di Classe VS Coscienza di Genere :

    http://www.youtube.com/watch?v=INyCtVnrC7A

    … memorabilia !

  39. Miguel Martinez
    “Nella mia esperienza, la prima preoccupazione di una famiglia Rom è stare il più lontano possibile da ogni altra famiglia Rom. ”

    A Isernia c’è una grossa comunità Rom. I locali raccontano che era presente in città prima dell’arrivo delle principali famiglie che hanno ripopolato il capoluogo dopo la guerra, particolare che in effetti trova conferma nel trasferimento coatto di molti zingari nei primi anni ’40. Da quel che mi raccontano sempre gli isernini, sono una comunità piuttosto chiusa, unita quantomeno geograficamente (abitano tutti negli stessi quartieri e negli stessi palazzi) e anche piuttosto solidale (anche se magari le “riunioni degli zingari” di cui parlano sono solo raduni di famiglie molto allargate).
    Deformazione prospettica? Mutazione “genetica” della comunità locale in seguito alla sedentarizzazione e alla relativa separazione dal resto della cittadinanza?

  40. Per Mauricius Tarvisii

    “A Isernia c’è una grossa comunità Rom.”

    Hai ragione; e anche nel Kosovo c’erano grandi quartieri Rom. Ma quello che volevo dire, forse esagerando, era che non ho mai visto una traccia di simpatia, o di sentimento di affinità, tra Rom appartenenti a sottogruppi diversi. Inoltre, le famiglie storiche più mobili certamente preferivano separarsi e vagare ciascuna alla ricerca di mezzi di sussistenza.

  41. maria says:

    http://www.youtube.com/watch?v=Y_50e71Utt0&feature=related

    la zingara azucena che “racconta” la sua storia

  42. Moi says:

    @ MIGUEL

    Ma è vero che _ luogo comune filologico _ in Inglese dicono “Gypsies” perché li ritenevano (a torto) originarii dell’ Egitto anzicché (invece a ragione) dell’ India ?

  43. Pingback: Uns ist in alten mæren wunders vil geseit | Kelebek Blog

  44. corrado (qualc1) says:

    Forse è un po’ fuori tema, ma mi viene in mente quando Castelli, parlando di interventi “umanitari”, faceva giustamente notare che il Kosovo dopo le bombe dell’Ulivo Mondiale «sono i Cristiani ad essere massacrati». Gli viene difficile dire che le vittime siano soprattutto Rom (oltre ai Serbi che “almeno” sanno dove scappare).

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>