“Anche se la mamma ti ha detto il contrario, la violenza risolve davvero i problemi”

Per capire qualcosa in più degli Stati Uniti, vi presento l’incontro tra il signor Jesse Ventura, di mestiere politico e picchiatore, e il signor Chris Kyle, che di mestiere fa il serial killer.

I due signori si sono incontrati, in realtà, o forse solo nella fantasia di Chris Kyle, alcuni anni fa, ma è solo adesso che Chris Kyle ne ha parlato a qualche milione di teleguardoni su Fox News: è sempre lo spettacolo a creare la realtà.

Jesse Ventura, di origine slovacca [1], proviene dalla Marina, da lì la frase con cui umiliò la sterminata popolazione di cacciatori statunitensi: “Until you have hunted men, you haven’t hunted yet.” (“finché non hai dato la caccia agli esseri umani, non sei un vero cacciatore”). I media, sempre alla ricerca di scandali, hanno però svelato l’altarino del signor Ventura: sembra che lui non abbia mai ammazzato nessuno in vita sua.

Dopo un periodo con una banda di motociclisti fuorilegge [2],  Jesse Ventura è entrato nel mondo del wrestling professionale, in cui enormi ammassi di carne fingono di ammazzarsi a vicenda di fronte alle telecamere.

Creatosi una discreta fama come picchiatore, è quindi stato eletto – contro i due soliti partiti – governatore del Minnesota, uno Stato spesso anticonformista anche per le sue radici etniche tedesche e scandinave. Così anticonformista, da costituire l’unico posto negli Stati Uniti dove socialism non è una parolaccia.

E infatti, Jesse Ventura si è subito distinto per la sua opposizione alla guerra in Iraq, la sua avversione verso l’invio della Guardia Nazionale su campi di battaglia esteri e addirittura le sue dichiarate simpatie per Fidel Castro, che solo uno con il suo particolare retroterra poteva permettersi.

Oggi, Jesse Ventura ha lasciato la politica, ma si impegna, molto americanamente, a smascherare complotti veri e presunti (in particolare riguardanti l’11 settembre). Attualmente, si sta avvicinando a Ron Paul, anche se non accetta compromessi con il Partito Repubblicano.

Chris Kyle invece è nato nel Texas, figlio di un’insegnante di religione evangelica e di un diacono. I genitori gli hanno regalato il primo fucile per il suo ottavo compleanno.

Chris Kyle è poi entrato nei Navy Seals, ed è stato inviato in Iraq. Dove, nel ruolo di cecchino, ha commesso 160 omicidi certificati (certified kills, nell’inimitabile gergo professionale): dieci volte di più del nostro Mostro di Firenze.

Chris Kyle però sostiene di aver ammazzato in realtà non meno di 255 indigeni.

In questo modo, il signor Kyle si è guadagnato cinque stelle di bronzo e due stelle d’argento.

Il texano a spasso per l’Iraq si giustifica, dicendo che gli iracheni sono “selvaggi”: “Civilized people just don’t act that way”.

Nella vecchia tradizione dei corsari, Chris Kyle è passato poi dal pubblico al privato, fondando la Craft International, una delle innumerevoli ditte che forniscono – godetevi le definizioni – Intelligence Solutions, Mission Oriented Solutions (le cui Security Footprints si estenderebbero attraverso l’America settentrionale e centrale, il Medio Oriente, l’Africa e l’India) il tutto sotto lo slogan, DESPITE WHAT YOUR MOMMA TOLD YOU, VIOLENCE DOES SOLVE PROBLEMS (“Anche se la mamma ti ha detto il contrario, la violenza risolve davvero i problemi”).

Craft International offre i suoi servizi a governi, a imprese e anche ai privati cittadini:

“Craft crede nel diritto di ogni cittadino americano di portare le armi per difendere la propria famiglia e casa. Crediamo anche che tutti i cittadini che esercitano i propri diritti in base al Secondo Emendamento alla Costituzione dovrebbero saper usare le proprie armi in maniera efficiente”.

Chris Kyle ha lanciato, insieme, la propria azienda e la propria autobiografia, con una notevole campagna mediatica. Che ruotava anche attorno a un presunto incontro tra lui e Jesse Ventura in un bar frequentato da veterani. Kyle sostiene che Jesse Ventura avrebbe parlato male di George Bush, della guerra in Iraq e persino – cosa assai improbabile – dei soldati che la conducevano; e Kyle con un pugno avrebbe steso l’ex-governatore.

Jesse Ventura nega fermamente di aver mai incontrato Chris Kyle in vita sua.

homepage_main_image2Nota:

[1] Ovviamente, Ventura è un nome inventato per avere un “suono californiano”: il vero cognome è Janos. Comunque, Jesse Ventura ha recentemente chiesto la seconda cittadinanza messicana, cosa che non può che farci piacere.

[2] I famosi Mongols, banda costituita da ispanici esclusi per motivi razziali dai Hell Angels  e colpevole di spaccio di droga, contrabbando di armi da fuoco e diversi omicidi. Un indizio, almeno, che il signor Ventura non è mai stato razzista. A titolo di curiosità globalizzante, la filiale tedesca dei Mongols è attualmente costituita da giovani curdi.

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59 Responses to “Anche se la mamma ti ha detto il contrario, la violenza risolve davvero i problemi”

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  2. Claudio Martini says:

    Mi togli una curiosità, Miguel? Se il Minnesota fa parte degli stati non conformisti, quale stato rappresenta invece l’archetipo dei conformisti? A occhio direi il Texas, ma sono piuttosto ignorante in materia; perciò chiedo a te.

  3. Buleghin il vecio says:

    Ghò sempre avuto un sospeto su le mame dei mericani….che le esercitino TUTE il mestier più antico del mondo compresa la mama de Obama che par giunta amava darsi ai negron!

    • nic says:

      “mericani”, otra vez!!!, non c’è proprio speranza,
      per rappresaglia d’ora in poi vi chiameró francotedeschi ! :-)

      e non capisco cosa c’hai contro delle prostitute per accusarle tutte di essere statunitensi.

      La mamma di Miguel non si tocca, che da quel che ho letto ha riconosciuto l’errore e l’orrore ed é fuggita a tempo in messico (anche se tra “los fresas” de Coyoacán non è esattamente el meromero México, ma va beh…)

      • Buleghin il vecio says:

        Chiedo venia cari amici del blog…ma uno che masa eseri umani poareti e poi il certifica come se fose pipete de geso al luna park me fà un pocheto imebstialir!

        In quanto a le poarete che se deve vender il corpo per poder magnar gnente contra di loro oviamente, xera soltanto un modo de dir …..

        E devo ancar ciamar scusa a l’amico Miguel, che una dona che va con latino la deve eser per ben per forsa!

        Parché il latino ci susura ne l’orecio a al sua dona mentre ci fà l’amor cose carine tipo “querida mia mi amor!” opure “anima mia mi corason!”…insoma se trata de pasion e poasia.

        Invece la mama del finto nero de la casa bianca se sentiva dir
        “Biegati a 90 bruda borgona bianca!” opure “begati questo baobab!”…insoma se trata de troion e porconeria.

  4. Per Claudio

    “A occhio direi il Texas”

    Beh, un buon indizio è che il Texas ha un forte movimento indipendentista, che è il massimo segno di patriottismo da quelle parti :-)

    In realtà, ce l’ha anche il Vermont, che ha un movimento indipendentista forte e – secondo i criteri italiani – decisamente “di sinistra”, ma il Vermont è un caso a sé.

    • falecius says:

      Infatti credevo che l’unico, o quasi, posto negli USA dove “socialism” non fosse una parolaccia fosse proprio il Vermont. Ma fa poi parte degli USA, il Vermont? (anche il Maine non scherza) :)

  5. Per Buleghin

    “Ghò sempre avuto un sospeto su le mame dei mericani”

    La mia mamma era una brava persona, oh! :-)

    Io i dubbi ce li ho sugli italiani: vi immaginate un’inchiesta su Craft International da parte di Repubblica?

    • Buleghin il vecio says:

      Pater semper certo est sed mater incerta…..

    • Francesco says:

      beh, sì, me l’immagino benissimo

      tutto pur di non fare neppure un articolo sulle imprese di Carlo De Benedetti, che è pure difficile, essendo molte e attive in tutti i settori economici

      una curiosità: Peppino Garibaldi rientra nella tua idea di serial killer? e Pancho Villa? non ti chiedo di noti figuri quali Alessandro di Macedonia o Giulio Cesare, però magari del Saladino sì

      o solo che uccide sotto la bandierina a stelle e strisce si qualifica?

  6. Per Buleghin

    “Invece la mama del finto nero de la casa bianca “

    Qui non vigono le regole del politicamente correct, nemmeno nei confronti dei messicani.

    Premesso ciò, io trovo interessante la battuta di Buleghin, perché rispecchia un immaginario sui neri (africani o americani, poco importa) diffusissimo e non da oggi in Italia. Il nero è ben dotato dal punto di vista meccanico, sostituisce la “p” con la “b” (ma nessun’altra lettera, Buleghin sbaglia quando scrive “begati”) e conosce poche parole.

    Ora, se io dovessi generalizzare allo stesso modo, in base alle mie esperienze con neri (americani o africani), così per gioco, direi che si tratta di maestri della dialettica e della sottigliezza, colmi di senso dell’umorismo, di ironia, di illazioni filosofiche e mistiche, geniali e un po’ sconclusionati nei fatti.

    Chiaramente il quadro è irreale quanto quello di Buleghin, perché si tratta di mettere insieme ciò che ho notato in un numero limitato di individui, che casualmente ho incontrato, e che provengono da popolazioni e storie totalmente diverse.

    Però mi chiedo quali siano le fondamenta del quadro alla Buleghin, che – ripeto – è molto vecchio e radicato in Italia, e precede l’influenza statunitense.
    Però non mi verrebbe mai in mente l’immagine che Buleghin descrive.

    • Buleghin il vecio says:

      Il Buleghin xè in vena de ati de contrision…era solo una stupida provocasion.

      Xè anca vero che la storia dei negron superdotati la xè vecisima e ante americana ma pare fondatisima come la storia de una siora bianca provocante che in Kenia la ciama un pasagio su una bicicleta con sopra un negron e se stupisce che questo non si eciti e non tenti de ciaparla subito e ce lo dice, al che il negron dise “Siora buana non si è agorda che quesda è una bicicleta da dona”

    • nic says:

      per quanto vecchio e francotedesco credo che le sue fondamenta stiano sempre lí:

      http://kelebeklerblog.com/2011/11/24/roberto-giammanco-lo-spettacolo-razziale-negli-stati-uniti/

      o qui:

      “Che differenza c’è fra un pneumatico e un nero? Il pneumatico, quando gli metti le catene, non comincia a gridare!”
      “Come fa un negro ad avere un cazzo di 40 cm ? Lo piega in due!”
      ecc. ecc.

      http://digilander.libero.it/illenagap/barzellette_sui_neri.htm

      e non è il sito ufficiale del KKK di Sassuolo ma di un 18enne italico (molto) qualunque che “ama la gnocca, la musica e i fumetti, sia manga che non”

      PS: altra dimostrazione che non c’è questa abissale differenza tra statunitensi ed italici.

    • PinoMamet says:

      Non ho potuto approfondire la conoscenza in loco con i neri americani
      (si evitino battutacce…)

      ma l’immagine che ne trasmettono film e telefilm è piuttosto quella “migueliana” che quella “italica”:

      i neri passano per dotati di parlantina sciolta, veloce ed efficacissima (Richard Pryor, Eddie Murphy, Whoopy Goldberg, Bill Cosby… ma gli esempi si sprecano) che usano spesso per tirarsi fuori dai guai o per sfidarsi a vicenda, mentre il bianco è spesso l’uomo d’azione.

      Sicuramente lo stereotipo americano deve avere un qualche fondamento nei fatti, visto che la popolazione nera ha inventato il rap e le “dozens” (“tua mamma è così grassa che…”)

  7. Egregio Sig. Martinez,

    dobbiamo SEVERAMENTE REDARGUIRLA, proprio lei che dichiara nel frontespizio del suo blog di occuparsi di “MUNDUS IMAGINALIS”, per aver imperdonabilmente TRASCURATO nella biografia politico-bellica-circense di Mr. Jesse “THE BODY” Ventura di menzionare quello che probabilmente è il suo PIU’ GRANDE TITOLO DI MERITO!

    Come dimostrato dalla pic dal link accluso, Mr. Ventura partecipò infatti a una ardita missione segreta USA nelle giungle centroamericane dove, in compagnia di Arnold Schwarzenegger e Carl Weathers si trovarono ad affrontare, oltre ai soliti ‘rebeldes’ latini anche un gigantesco ALIENO, con la predilezione per giocare al ‘cacciatore di teste’…
    http://images.wikia.com/avp/images/5/5b/Predatorblain.jpg
    …o almeno così ci sembra di ricordare dopo un’adolescenza passata a rivedere pellicole come “PREDATOR” di John McTiernan!

    ;-D

    S. Kahani.

    • Francesco says:

      un vero capolavoro del cinema “no thought”, lo rivedo sempre con immenso piacere

      arriva alle vette del “no ethic”, se ci si sta attenti

      x MM non era lo stato di Washington a essere definito il soviet negli anni ’50? come sono messi adesso?

  8. Moi says:

    NON solo:

    1

    Jesse Ventura è stato criticato duramente anche perché fece da testimonial di un bordello del Nevada …

    2

    L’ Alieno Predatore di cui sopra ricompare in chiave PaleoContattista (tra Antartide e Messico) in un altro film:

    http://www.youtube.com/watch?v=-GT59zmF_Oo

    … ove si spiega il perché dei Sacrifizi Umani PreColombiani, ovvero:

    gli Alieni-IperTecnologizzati, venerati come Dèi Civilizzatori dagli Umani MesoAmericani e SudAmericani, utilizzavano gli Umani come mangime per le larve di quegli altri Alieni-Bestiaccia; poi, una volta sviluppatisi in mostri adulti, gli Alieni-IperTecnologizzati li liberavano nelle foreste e davano inizio alla battuta di caccia di Alieni-Bestiaccia.

    —- Questa dovrebbe interessare a Suleiman Kahani ——

    Personalmente però preferisco gli Alieni-BuonSelvaggio di “Avatar” … qualcuno ha provato a farne una metafora Navi-Palestinesi vs Umani-Ebrei MA ha dimenticato la cosa più importante: ridare sensualità da “Le Mille e Una Notte” alle Donne Arabe*, per questo tale operazione NON convince nessuno !

    ____
    * I Navi avrebbero dovuto difatti avere inizialmente un aspetto più “mostruoso”, ma per rendere la storia credibile a un pubblico di esseri umani :-) si decise di partire da Neytiri rendendola sessualmente attraente per i gusti umani, si optò quindi per un popolo alieno di felidi umanoidi azzurri iperlongilinei … poi c’è anche la polemica di aver copiato dal cartone animato italico “Aida degli Alberi”, ma è un’altra storia, pur essendo i paesaggi dei pianeti e le protagoniste femminili praticamente identici.

    • Francesco says:

      non malissimo anche questo primo cross over tra la saga di Alien e quella di Predator, che in Italia ha scioccato più di una spettatrice per il ruolo secondario e la morte prematura di Raul Bova

      aspetto di vedere il secondo il TV

      segnalo i fumetti sul tema, quelli dedicati ai due mostri in singolo, e una piccola serie di Batman contro Predator

      da noi abbiamo Staino ………

        • Moi says:

          Ovviamente intendevo scrivere: ODI ERGO SUM

        • Francesco says:

          peggio di quello che avevo visto finora ma in linea col quotidiano e con l’autore

          gentaglia pessima che perderla sarebbe un gran vantaggio per il paese

          PS ci sono casi storici di popoli che hanno saputo sostituire in toto le classi dirigenti? magari importandole?

        • Peucezio says:

          Anch’io delle volte ho pensato che se provassimo a far dirigere un po’ di amministrazione e di società pubbliche a svizzero, svedesi o giapponesi, forse diverrebbero più efficienti. Ricordate quell’autostrada giapponese distrutta dal terremoto, che loro hanno ricostruito in una settimana?
          Però poi mi è venuto in mente il fatto che in Perù (se non ricordo male) hanno avuto un presidente giapponese per diversi anni e non solo non mi risulta che abbia riparato autostrade, ma fu uno dei peggiori mafiosi, corrotti e ladri che mai avessero governato quel paese.
          Il fatto è che non è vero che il pesce puzza dalla testa: la classe dirigente che abbiamo è l’espressione della società italiana di oggi, che tanto di meglio non è in grado di produrre.

        • PinoMamet says:

          Oddio, il Perù ha avuto un presidente peruviano di origine giapponese, che è una cosa;
          non ha avuto la classe dirigente giapponese, che è un’altra
          (ed è pur capace di corruzione ecc. ecc., per quanto, non ci sono dubbi, senz’altro migliore della nostra classe dirigente).

          Non so se il pesce puzza dalla testa o dalla coda; secondo me se il pesce puzza, puzza.

        • roberto says:

          sostituzione proprio in toto magari, no ma mi sembra che ci siano andati molto vicini i paesi baltici (soprattutto estonia e lettonia) quando con l’indipendenza hanno fatto fuori tutta la parte della popolazione che non parlava estone o lettone (il che spiega per esempio tutti i ministri trentenni che hanno avuto all’inizio)

  9. Per Buleghin

    “Il Buleghin xè in vena de ati de contrision…era solo una stupida provocasion.”

    Figurati:

    1) un nigeriano clandestino si potrebbe fidare di più di Buleghin che di tanti predicatori e censori antirazzisti

    2) aspettiamo sempre che Marco Pasqua ci renda famosi con un articolone su Repubblica, e quindi le tue battute costituiscono materiale prezioso per la nostra carriera

  10. Per Kahani e Moi

    I vostri contributi alla comprensione della vita culturale della Più Grande Democrazia sono preziosi.

  11. Moi says:

    Jesse Ventura è entrato nel mondo del wrestling professionale, in cui enormi ammassi di carne fingono di ammazzarsi a vicenda di fronte alle telecamere.
    ——

    Evidentemente, Miguel, sei troppo intellettualistico per lo sport-spettacolo, ma la lucha libre mexicana è senz’altro uno spettacolo molto più dignitoso:

    http://es.wikipedia.org/wiki/Lucha_libre_mexicana

  12. Però resta la domanda: da dove viene quell’immaginario italiano sui neri?

    Quando si dice che i messicani vanno in giro con il sombrero e fanno la siesta, c’è un’evidente esagerazione di qualcosa che ha un fondamento, mentre faccio fatica a trovare il fondamento della fantasia italica.

    Non può venire dall’esperienza concreta con l’Etiopia e con i somali, nonché con alcune popolazioni della Libia, quasi tutti peraltro musulmani o cristiani.

    Nell’immaginario del Negrone, c’è di mezzo la giungla (Congo?), la parola bwana che è swahili (quindi ex-Africa Orientale Tedesca e dintorni), la “p” che diventa “b” che è un fenomeno tipico dell’arabo (ma non delle lingue etiopiche), l’idea di un fisico massiccio (Nigeria?), le scimmie. La parlata alla bunga bunga bongo bongo poi è una parodia di alcuni fenomeni che esistono davvero nelle lingue bantù, del tutto estranee alle aree occupate dagli italiani.

    Nulla a che fare con i neri americani, ma mi viene il sospetto che la fonte sia un misto di film e di racconti di esploratori non italiani, trasformati in fumetti e storie per bambini (Il corriere dei piccoli?) a cavallo del fascismo e subito dopo.

    • Roberto says:

      La sostituzione b – p mi sembra tipica del francese parlato dagli africani (quello che i francesi chiamano petit nègre, pronunciando betinègre con la r all’italiana) appena torno a casa controllo su tintin au Congo sono quasi sicuro che gli indigeni parlavano proprio con la b. E questo sarebbe un indizio a favore della tua ipotesi

      • Moi says:

        @ ROBERTO

        Ma è proprio la versione originale in cui lui alla scuola missionaria dice ai “negretti” che la loro patria è il Belgio oppure quella rivisitata in cui lui chiede loro quanto fa due più due ?

      • Roberto says:

        Si ho una ristampa dell’edizione del 1931. Ricordavo male gli africani parlano un petit nègre quasi incomprensibile ma le p restano p

    • PinoMamet says:

      Sulle radici (anzi, Radici, come la serie televisiva) dell’immaginario italiano riguardo ai ne(g)ri, credo che abbia ragione Miguel.

      Comunque nell’immaginario italiano il negro che dice “sì bwana” può benissimo essere che stia interpretando un personaggio a uso e consumo dei turisti, trattandosi in realtà di negro romano, che quando è preso dalla nostaglia canta “er barcarolo va…”
      (episodio “Sì bwana”, con Paolo Villaggio, del film “Vacanze intelligenti” del ’78)

      Curioso anche l’uso italiano (per fortuna tramontato molti decenni fa) di doppiare i neri degli Stati Uniti nei film storici con la parlata “finto negra africana”. Come se l’accento dipendesse dal colore…
      Naturalmente era anche, semplicemente, un mezzo pratico per rendere la differenza di parlata tra bianchi e neri della film in lingua originale.

      Un po’ come l’accento italo-americano, che nel doppiaggio italiano diventa un simil-meridionale stereotipato
      (piuttosto comico quando lo si sente in bocca al parmense-piacentino Gandolfini; per chi ne conosce la provenienza).

      • PinoMamet says:

        Mi correggo:
        il film era “Dove vai in vacanza”, “Vacanze intelligenti” si chiamava un altro episodio, quello famoso con Sordi e Anna Longhi borgatari romani spinti dal figlio universitario a fare per una volta una “vacanza intelligente” finendo alla Biennale di Venezia…

    • Peucezio says:

      Io non conosco le lingue dell’Africa subsahariana (e neanche quelle camitiche), però anche i senegalesi e affini che ci sono da noi, quelli che ti salutano con esuberanza e affabilità, stringendoti la mano e ti vogliono vendere qualche oggettino o libello loro, parlano così. L’impressione è non che manchino del tutto le sorde, ma siano molto meno sorde delle nostre (e non solo le ‘p’).
      Quanto alla potenza sessuale, sarà un fatto anatomico: sono somaticamente diversi, come hanno il naso più schiacciato, il prognatismo, i capelli ricci, non si vede perché non debbano anche mediamente più dotati. Che questo poi non si traduca automaticamente in prestazioni migliori, questo è anche vero, anche se, non foss’altro che per ragioni sociologiche, darei per probabile anche questo.

    • PinoMamet says:

      Io (come ormai moltissimi italiani del resto, per mere questioni economiche! ;) )
      avevo imparato in wolof a contare, e alcune formalità di base;
      più altre parole a caso che ora perlopiù ho scordato.

      Facendo l’inventario delle parole che conosco, in effetti le sorde latitano un po’.

      Comunque vedo che lo wolof ha una differenza abbastanza pronunciata tra il parlato (perlomeno quello, forse dialettale o popolaresco, degli immigrati) e lo scritto, che ha un grafia che mi pare risenta, naturalmente, del francese.

      Non vorrei dire stronzate paurose, ma le forme verbali mi danno anche l’impressione di essere concettualmente più vicine a certe forme semitiche che alle lingue indoeuropee che conosco meglio; ma è solo un’impressione.

    • Francesco says:

      credo tu debba risalire a PRIMA del fascismo, all’Italietta invidiosa delle colonie altrui e assetata di esotismo

    • Moi says:

      [..] aree [bantù, ndr] non occupate dagli italiani […]

      ——————————-

      Ma l’ unicità del Colonialismo Italiano è che ci sarà sempre più o meno mezza Italia pronta a contestare, offesa :

      ” No ! Non (!) “gli Italiani” ! Bensì “i Fascisti” ! “

  13. Moi says:

    http://www.youtube.com/watch?v=-MTGDncw5fo

    Pietra Miliare d’ Immaginario USA basato probabilmente su quello Vittoriano Britannico …

  14. Moi says:

    Notare quel riferimento ad “anello al naso” come presunta roba tribale da selvaggi prima che scoppiasse la moda del piercing …

    • Peucezio says:

      Infatti adesso siamo diventati tribali e selvaggi anche noi italiani…
      ma l'”anello al naso”, diversamente dal piercing, non era al centro fra le due narici?

      • Moi says:

        @ PEUCEZIO

        Innanzitutto in Inglese “piercing” è un termine generico per una tipologia di “modificazione corporea”, pratica inizailmente identitaria di appartenenza tribale e di de-signazione di ruolo universale che la “Civiltà” ha prima ridimensionato e poi riscoperto / rilanciato come moda …

        Nello specifico, penso che l’ anellone al centro delle narici piacesse particolarmente all’ immaginario razzista perché
        più o meno (in)consciamente richiamava la “mordecchia” mediante la quale si tengono sottomessi e si fanno lavorare i bovidi domestici o cmq addomesticati.

  15. Moi says:

    http://www.youtube.com/watch?v=XjXlXY0w9iQ

    Poi c’è ‘sta canzone misteriosa, nel senso che c’ è chi dice che sia una lingua bantù, chi wolof, chi inventata …

    • Moi says:

      Notare poi in finale quei virtuosismi fisici che avvaloravano (canzone degli anni ’70) involontariamente lo stereotipo pseudo(!) darwinista che :

      “I Negri sono più forti fisicamente perché geneticamente più affini al gorilla* rispetto a noi Bianchi … ma è lo stesso motivo per cui sono anche meno intelligenti !”

      ___

      * Questo stereotipo derivava (Oddio, temo che i Leghisti lo avvalorino ancora !)da misure antropometriche ottocentesche basate su misurazioni delle proporzioni craniche, del maggiore prognatismo nelle mascelle dei “Negroidi”, considerazioni sul naso largo e schiacciato più simile a quello degli scimmioni antropomorfi vari che non a quello dei “Caucasoidi” ecc …

    • PinoMamet says:

      Non mi sembra affatto wolof, ma non ho idea

    • Roberto says:

      Ma è afric simon! Non è senegalese ma mozambicano quindi non dovrebbe essere wolof

  16. Moi says:

    Trovato:

    http://en.wikipedia.org/wiki/Moonlite_BunnyRanch

    Alla voce ” History ” !

  17. Per Francesco

    “credo tu debba risalire a PRIMA del fascismo, all’Italietta invidiosa delle colonie altrui e assetata di esotismo”

    Interessante, non ci avevo pensato. Comunque il riferimento al fascismo era più cronologico che ideologico; e comunque il cinema e i fumetti risalgono a quel periodo, non a molto prima.

    • Francesco says:

      a me venivano in mente gli spettacoli di rivista, che non conosco direttamente ma che erano forma di intrattenimento popolare prima di cinema e carta stampata per il popolo

      forse anche i circhi

  18. Per Francesco

    “tutto pur di non fare neppure un articolo sulle imprese di Carlo De Benedetti, che è pure difficile, essendo molte e attive in tutti i settori economici”

    Tu segui questo blog da un lustro, e pensi ancora che io risparmierei De Benedetti, se avessi le competenze per analizzare il suo impero? Almeno il suo organo di propaganda l’ho sempre criticato.

    “una curiosità: Peppino Garibaldi rientra nella tua idea di serial killer? e Pancho Villa? non ti chiedo di noti figuri quali Alessandro di Macedonia o Giulio Cesare, però magari del Saladino sì

    o solo che uccide sotto la bandierina a stelle e strisce si qualifica?”

    Se Garibaldi fosse andato a pagamento in Iraq per sparare agli indigeni, e fosse tornato a casa per fondare una ditta dedicata all’omicidio a pagamento, direi che anche lui si qualificherebbe.

    Per quanto riguarda Pancho Villa, lasciamo perdere. Nessun iracheno ha rubato le terre del signor Kyle.

    Infine, per quanto riguarda Alessandro Magno e affini, direi che l’ambizione di dominio è il movente, non il piacere di ammazzare dei singoli. Non è detto che sia meglio, è solo diverso.

    Certamente, George Washington non rientra nella mia definizione di serial killer: la rivolta americana del 1775 era una cosa assai discutibile, ma non dovuta al piacere personale di ammazzare inglesi.

    • Francesco says:

      1) chiedo scusa per l’equivoco ma io parlavo di Repubblica, mica di te! volevo rilevare che non avrebbero alcun problema a sputtanare l’America cattiva, così diversa da quelli come loro

      2) cosa c’entra il piacere di uccidere con il giudizio professionale? imponi al soldato l’orrore del suo dovere (idea ottima ma un pò troppo cattolica per te)?
      adesso vorresti che il singolo giovanotto finito sotto le armi per le innumerevoli traversie della vita giudicasse le guerre in cui finisce?

      immagino che i capitani di ventura e i loro mercenari fossero per te dei serial killer, mentre assolvi un guerrigliero di professione come Garibaldi … e addirittura immagini che non gli piacesse quel che faceva sulle due sponde dell’Atlantico, mah. mi pare un pò forzato. e cosa ne sappiamo se a GW piacesse accoppare mercenari tedeschi?

      :)

      PS neppure a me piacciono i cecchini, però combattono la stessa guerra degli altri con meno scuse da confusione (e meno danni collaterali)

  19. Pingback: http://kelebeklerblog.com/2012/01/11/anche-se-la-mamma-ti-ha-detto-il-contrario-la-violenza-risolve-davvero-i-problemi/ « L'impero cadente

  20. Mauricius Tarvisii says:

    Ho ritrovato questo. Ora mi rendo conto perché quando uscì il film su ‘sto tizio (American Sniper, che orgogliosamente mi sono rifiutato di andare a vedere al cinema, nonostante un invito a farlo :D ) il nome non mi era nuovo…

  21. Roberto says:

    Ah no, non su netflix, su iTunes

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