Marco Ferrini, il capitalismo come religione

“Bisogna dunque ripensare e rinnovare le politiche sociali e anche, muovendo dall’esigenza pressante di un elevamento della produttività, le politiche del lavoro.”

Così, in quel linguaggio da detentore della verità che lo caratterizza, l’ex-comunista che fa da Presidente della Repubblica festeggia il Capodanno, ammonendoci che il 2012 dovrà essere vissuto nell’angoscia di Crescere, costi quel che costi.

Il dovere di sacrificarsi per la macchina capitalista è al di sopra delle parti e riguarda ogni cittadino:

“Crescita più intensa e unitaria, nel Nord e nel Sud, da mettere in moto con misure finalizzate alla competitività del sistema produttivo, all’investimento in ricerca e innovazione e nelle infrastrutture, a un fecondo dispiegarsi della concorrenza e del merito.

Ho davanti a me un documento che comprova, in piccolo questa capacità del capitalismo di produrre il più efficace totalitarismo di tutti i tempi, che non esonera né ex-comunisti né nessuno.

E’ un volantino che reca sul titolo le parole:

Leadership del Benessere. Un’esperienza teorico-pratica per la valorizzazione delle risorse umane”.

Sotto, l’immagine di una vetta innevata, che sembra incontaminata finché non immaginiamo milioni e milioni di imprenditori, che con la loro leadership, la scalano e ci costruiscono skilift.

A tenere il corso di Leadership del Benessere è un certo Marco Ferrini, che si presenta come “counselor e guida spirituale”. Altrove, apprendiamo che

“Ferrini Marco nasce a Ponsacco nel 1945 compie Studi superiori nel campo del Design e dell’Arte (Magistero D’Arte a Firenze) che lo portano a sviluppare le sue attitudini prima nel commercio di opere d’arte e pezzi di antiquariato e poi nel campo del Design di Mobili ed alcune attività connesse, professione che mantiene fino alla fine degli anni 90.

Nel 2001 a seguito di Studi effettuati a distanza consegue il Ph.D. in Psicologia rilasciato in Italia dalla The Yorker International University.”[1]

Di siffatti imprenditori dell’immaginario, il mondo è pieno.

Non ci interessa criticarli, perché non ci interessa sapere se i corsi di “leadership del benessere” riescano a rendere i frequentatori dei leader più bene/stanti in tutti i sensi. Grazie alla loro astuzia nel “valorizzare” le risorse umane che comprano sul mercato, capaci di lavorare dieci, quattordici e perché no, ventiquattro ore al giorno, con il sorriso sempre sulle labbra e sognando nuove vette himalayiche di produttività e competitività…

Bisogna credere per vincere, e non c’è religione più fidecentrica del monoteismo del mercato. Non basta compierne i gesti esteriori per ottenere la salvezza della bottom line.

Piuttosto, mi colpisce un’altra cosa.

Marco Ferrini si fa chiamare anche “Matsyavatara das” ed è

“Fondatore e Presidente del Centro Studi Bhaktivedanta e Direttore dell’Accademia di Scienze Tradizionali dell’India”.[2]

Dove per “India” si intende il particolare culto devozionale che i più anziani ricorderanno come quello degli “Hare Krishna”, i seguaci del defunto maestro indiano Srila Prabhupada.

Marco Ferrini appartiene a questo mondo da 35 anni e ha fatto parte del direttivo italiano dell’Iskcon, (International Society for Krishna Consciousness) la confederazione che unisce gli “Hare Krishna”. Attualmente dirige un’organizzazione propria – il Centro Studi Bhaktivedanta – che conta su quindici dipendenti stipendiati e numerosi volontari, e che all’interno del mondo degli “Hare Krishna” ha un peso oggi, a quanto pare, predominante, anche se contestato da molti. [3]

Ciò che ci colpisce, però, è come si siano ridotti gli Hare Krishna, nel giro di una trentina di anni.

Io li ho conosciuti, anche se superficialmente e da ragazzo, a Roma.

Dove avevano delle sedi incredibili – la prima, una vasta villa con piscina, la seconda comunque assai ampia e con un grande giardino – e offrivano stupendi pasti gratuiti, con predica incorporata, a curiosi e perditempo.

In questa sorta di monastero, poche decine di persone conducevano una vita davvero notevole.

Sveglia, se ben ricordo, verso le 3.30 tutte le mattine, e lungo rituale davanti alle statue del maestro e degli dèi, all’alba una colazione, mezza giornata fuori a danzare per strada e vendere dischi e libri porta a porta, lavoro duro in sede, la sera a predicare alle persone che venivano alla cena.

Senza false reticenze, mi spiegavano la durezza della scelta monastica, la castità, il dovere di abbandonare tutto, l’obbedienza dovuta ai guru, la prospettiva di un mondo governato da un sistema economico radicalmente ridimensionato, nonché alcune credenze come quella nelle caste oppure, cosa ancora più difficile da mandare giù, l’affermazione secondo cui l’uomo non sarebbe mai stato sulla Luna. Il tutto espresso con forme di logica piuttosto aliene, ma a modo loro implacabili.

Poi a dormire, in un grande salone in sacchi a pelo sul pavimento, con in sottofondo una voce registrata che intonava, avete indovinato, “Hare Krishna Hare Krishna…

Accanto all’inspiegabile flusso di soldi e all’atmosfera iper-igienica, mi colpì l’aspetto che potrei definire cattolica del movimento: il rigore della dottrina, il culto del sacrificio, la centralità della liturgia, il valore del sacerdozio, il ruolo delle immagini, riflessioni sulla morte e l’aldilà (compresi potenziali orrori), lo spirito di castità, le immagini un po’ barocche che erano un’eredità delle missioni gesuite in India. Cioè esattamente le cose che la Chiesa cattolica ha dovuto mettere sotto il tappeto a partire dagli Anni Sessanta, per poi dimenticarsene completamente.

Tutto questo può benissimo non piacere. E infatti, a me non piaceva [4].

Ma non si può dire che venisse presentato in modo ipocrita. E soprattutto, a pensarci, perché mai dovrebbe piacere?

Nel mio vocabolario, pluralismo significa rispettare l’esistenza anche di mondi che non mi piacciono affatto e in cui io personalmente non vorrei vivere. Mentre nel pensiero liberale, “pluralismo” significa semplicemente un’infinità di concorrenti simili tra di loro.

Gli Hare Krishna presentavano la possibile esistenza di un mondo diverso dal carcere in cui ci troviamo tutti. Un’uscita da questo mondo, intessuto della stimolazione incessante dei desideri e la loro illusoria soddisfazione attraverso il consumo competitivo.

Un’alternativa talmente ampia da comprendere non solo la politica, come nei tanti gruppetti che fiorivano all’epoca, ma l’intera impostazione della vita anche personale.

I critici dicono che Marco Ferrini fosse, all’epoca, uno dei più decisi assertori di questa disciplina, dirigendo con pugno di ferro la prospera sede fiorentina del movimento.

Quali sono i meccanismi che in pochi decenni riducono una proposta così forte a una melensa vendita di “Leadership del Benessere”, che offre la “risoluzione dei problemi esistenziali”, cioè un oppio che permetta di sopportare la fatica di subire ciò che ci viene inevitabilmente imposto?

Leggiamo sul sito di Marco Ferrini (notate le maiuscole per Professionisti, Imprenditori e Manager, nonché l’autolegittimazione attraverso la presunta laurea in psicologia, con tanto di “Prof.”) come scopo fondamentale dell’esistenza umana sia, far prosperare la propria azienda, con la bella soddisfazioni di “sentirsi capaci” e accettati dagli altri:

“In uno scenario ideale l’Azienda è essenzialmente un’organizzazione di persone finalizzata al profitto e al benessere.

Sono ricchezza aziendale la diversità umana dei collaboratori e quel generale senso di interdipendenza derivante da un sentimento che trascende egoiche personalizzazioni.

Far crescere e consolidare questa consapevolezza è faticoso, ma alla fine risulta l’unica opera veramente appagante, perché risponde in maniera soddisfacente alla fondamentale domanda sullo scopo che attribuiamo alla nostra esistenza.

Essere “capaci” implica la testimonianza, positiva e propositiva, della propria individualità armonicamente inserita in un gruppo.

Certo realizzare ciò non è facile, tuttavia è possibile.

Anche di ciò si occupa il  CSB, progettando Corsi e Seminari specificamente rivolti a Professionisti, Imprenditori e Manager ed Organizzazioni di categoria. Tali Corsi si basano su metodologia e didattica inedite per il panorama formativo italiano e sono tenuti dal Prof. Marco Ferrini (Ph.D. Psychology, International Affiliate of American Psychological Association), che da oltre 30 anni si occupa anche di formazione ed ha ha accolto in aula oltre 100.000 persone.”

Uno studio della dott.ssa Marilena Bogazzi dell’Università di Torino, presentato a un convegno del CESNUR ma fatto poi sparire dal sito dello stesso CESNUR (che non brilla certamente per amore di controversie), ci presenta un altro risvolto del signor Marco Ferrini: secondo numerose testimonianze, chi entra nel Centro Studi Bhaktivedanta per seguire un corso, si trova alla fine davanti alla proposta di seguire tutte le regole storiche degli Hare Krishna, nonché di baciare o lavare i piedi del signor Ferrini, che si rivela finalmente come guru spirituale e non come tecnocrate aziendale.

Sarebbe consolante pensare che qualcosa dello spirito storico dell’organizzazione sopravviva, almeno in segreto; ma è qui che si innesta un altro meccanismo tipico di quelle che il Collettivo Tiqqun chiama comunità terribili: la loro perenne ricattabilità, il fatto che rischiano in ogni istante di essere smascherati come devianti rispetto alla tollerante opinione pubblica.

Ma si tratta di una ricattabilità scelta, nel momento in cui si accetta di farsi pubblicità usando gli stessi meccanismi della società dello spettacolo che in qualunque momento potranno divorare chi pensa di manipolarli.

Note:

[1] Secondo lo studioso Luca Lantero, in “Fabbriche di titoli: l’indagine di campo“, The Yorker International University, creata dall’imprenditore mobiliare Marco Grappeggia, è una

“istituzione che rilascia honorary degrees, cioè titoli onorifici, e titoli di Doctorate in varie discipline, tra cui qualifiche in scienze immobiliari.

Un messaggio della TYIU è stato dichiarato dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato come una fattispecie di pubblicità ingannevole tramite il Provvedimento numero 11296: si affermava che i titoli ottenuti potevano essere riconosciuti nel nostro paese. Questa istituzione non è riconosciuta in Italia e non presenta alcun riconoscimento nemmeno come filiazione di istituzione straniera. Alla voce “Indirizzi Agenzie” del suo sito internet, scopriamo che la TYIU con sedi in Europa, in Nord e Sud America, in Africa e in Cina, dichiara di essere riconosciuta dal Government Accreditation Association of Delaware, cosa che, stando alle dichiarazioni del Garante, non è stata sufficientemente provata: il Dipartimento per l’educazione di Delaware ha comunicato che l‘istituzione non è mai stata autorizzata a operare sul territorio dello Stato. La TYIU fa parte dell’International University Accrediting Association (IUAA), accreditation mill con base in California e presente nell’elenco dello Stato del Michigan come non riconosciuta: la IUAA è citata nel comunicato relativo alle bogus institutions che dichiarano di essere riconosciute dall’Unesco. La Yorker International University ha precisato, dopo l’intervento del Garante, che “i titoli americani non sono equipollenti alla Laurea italiana” e che “The Yorker International University ed il suo partner Université Intercontinentale Le Bon Samaritain non sono affiliati e riconosciuti in nessun modo con Murst, Miur ed istituzioni italiane”.

Comunque, prima che le autorità italiane se ne accorgessero, alcuni italiani sono riusciti a far accreditare le loro “lauree” ottenute presso la TYIU, in Nicaragua, ma con successiva riconvalida in Italia. Pur non parlando una parola di spagnolo…

[2] Dubitiamo che nei suoi corsi, si utilizzi come libro di testo Olocausti tardovittoriani, di Mike Davis, che spiega in meticoloso dettaglio come l’intera civiltà aziendale moderna sia stata costruita sul sacrifico umano dell’India.

[3] Secondo l’indagine della dott.ssa Bogazzi, il CSB, che si dichiara “associazione culturale riconosciuta non profit”,  rilascia dei titoli di “master” e di “Doctorate Ph.D”:  questi ultimi costano fino a 9.000 euro. I titoli valgono ovviamente solo all’interno dello stesso CSB.

Accanto al Centro Studi Bhaktivedanta, prospera la Fondazione Studi Bhaktivedanta, diretta dalla figlia di Marco Ferrini, che

“si occupa della gestione dei patrimoni mobili e immobili e della gestione delle donazioni e dei lasciti anche in riferimento al movimento spirituale di cui Ferrini è guru e Maestro”.

[4] In breve, perché richiedeva di fingere di appartenere a un’intera cultura in cui non ero nato; e per l’atmosfera pericolosissima, tipicamente indiana, di devozione personale al guru.

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91 Responses to Marco Ferrini, il capitalismo come religione

  1. mirkhond says:

    La cosa che più colpisce è questa schizofrenia nel chiedere sacrifici, soprattutto ai meno abbienti e nello stesso tempo parlare di crescita economica.
    Ma che tipo di crescita ci può essere in una società basata sul consumismo, se con la recessione si spende di meno, e quindi si fa saltare tutta una catena produttiva e posti di lavoro?
    Oppure la situazione è molto più tragica di quel che ci raccontano e parlano di sacrifici temporanei, per farci digerire un calice molto più amaro e duraturo?
    Mio nonno materno, vecchio comunista, parlando di napolitano nel lontano 1988, diceva:
    NapolEtano è di DESTRA…..
    Se per destra intendiamo il ilberal-liberismo filostatunitense, ci aveva proprio azzeccato….

  2. Ciò che colpisce è che l’accusa fondamentale che i comunisti un tempo muovevano al fascismo era di aver soffocato la lotta di classe in nome di un presunto “comune interesse” tra imprenditori e operai, il famigerato “corporativismo”.

    Mi sembra che sia esattamente ciò che propone Napolitano, ma siccome non è un ragazzotto da stadio con la croce celtica al collo, nessuno se ne accorge.

    • Peucezio says:

      Il corporativismo era una cosa molto più seria, perché implicava la partecipazione agli utili delle imprese e alla direzione delle imprese stesse, che poi si cominciò ad attuare solo con la Repubblica Sociale, però il principio ispiratore era quello: il concetto che c’era dietro era che gli interessi di lavoratore e impresa dovevano coincidere fra loro e coincidere a loro volta con quelli della nazione. La prima cosa rimase in parte teorica, la seconda si attuò sul serio.
      Oggi è tutt’altra cosa: la sinistra attuale vuole sì che gli interessi di lavoratore e impresa coincidano, ma nel senso che i primi si devono appiattire sui secondi, per cui il lavoratore può anche schiattare di fame, ma l’unico interesse esistente è quello d’impresa. Il quale a sua volta non ha nulla a che fare con quello della nazione (semmai ne è in antitesi), ma con quello del capitalismo internazionale.

    • Il corporativismo è la dottrina del Pd. Quel già citato mio amico di quel partito non fa altro che predicarlo, solo che fino all’altra sera non sapeva neppure che si chiamasse così (credeva che “corporativismo” fosse la logica delle lobby, o qualcosa del genere) e che fosse la visione sociale del fascismo.
      Fascismo oggi significa solo tenere la croce celtica al collo e strillare qualche affermazione razzista.

    • Francesco says:

      Miguel

      in Italia la lotta di classe si è spostata sul terreno, molto più redditizio, della accumulazione di debito pubblico.

      Fino a far dimenticare ogni cognizione, anche elementare, di economia.

      Oggi il pessimissimissimo presidente della repubblica prova a portare all’asilo dell’economia politica un popolo rincoglionito da circa 50 anni di allegra vita a debito.

      Il comunismo a parole (l’unico che esiste quaggiù) è un lusso per paesi in forte crescita e con ampie rendite, oggi è l’ultima cosa che l’Italia può permettersi.

      Ciao

      PS il rapporto capitale-lavoro è dialettico, naturalmente, non assorbito da nessuna delle due concezioni.

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  4. Rock & Troll says:

    Sulla Luna però gli Hare Krishna avevano ragione, visto che lo sbarco è stata tutta una montatura degli americani.

  5. PinoMamet says:

    Mi sa che c’ha ragione Moi quando dice che per la “sinistra” attuale, perlomeno nella sua forma maggioritaria, il massimo “di sinistra” che si riesca a pensare è il “padron bon”
    (termini non in uso in questa parte della regione, dove il “padron” è, per definizione, “gram” ;) )
    cioè appunto il corporativismo; con una spruzzata di paternalismo cattolico, che è l’opposto della ferrea ineluttabile lotta di classe marxiana.

    Nota numero due.
    Ma questo Ferrini ha messo in piedi tutto l’ambaradan simil-imprenditoriale leaderistico come “abile mezzo” ( उपाय upāya, anche se è un concetto buddhista) per attirare la gente in Hare Krishna, o è una roba sua parallela?

    Nel secondo caso, siamo nell’ambito dei deliri di grandezza, e più di tanto non mi interessa. Scemi quelli che gli lavano i piedi (c’è anche nel cristianesimo, questa faccenda, per fortuna dei cristiani relegata in ambiti ritualistici fuori dalla portata del comune fedele).

    Nel primo caso invece (oltre ai deliri di grandezza) saremo di fronte a un tentativo di inculturazione induista, o per meglio dire harekrishnica: come i gesuiti (“euclidei” cantava Battiato) vestiti da bonzi in Giappone e da funzionari confuciani in Cina, questi hanno capito che qua bisogna mettersi giacca e cravatta…
    prima di riportarci i monaci, la castità, il lavacro dei piedi e i santini.

  6. Per Rock & Troll

    “Sulla Luna però gli Hare Krishna avevano ragione, visto che lo sbarco è stata tutta una montatura degli americani.”

    :-)

    Comunque, gli HK non sono per nulla antiamericani, anzi sono in un certo senso americani. E solo una mente americana poteva concepire qualcosa come la negazione dello sbarco sulla Luna: gli italiani sono piuttosto dietrologi, alla “chi lo paga?” o alla “guarda caso l’hanno fatto per distrarre l’opinione pubblica”, ma non sono così creativi.

    In ogni caso, la motivazione è teologica e non politica: qualcosa a che vedere con la chiusura della sfera sublunare.

  7. mirkhond says:

    Mi sa che c’ha ragione Moi quando dice che per la “sinistra” attuale, perlomeno nella sua forma maggioritaria, il massimo “di sinistra” che si riesca a pensare è il “padron bon”

    E ciò che disse profeticamente Augusto del Noce, quando parlava della trasformazione del pci da contestatore della borghesia ad una delle sue componenti PIU’ SALDE ED ESSENZIALI.
    Napolitano ha, se si può dire, solo anticipato i tempi, coi suoi viaggi negli usa negli anni ’70 e che lo fecero diventare il comunista più amato d’America, a partire da henry kissinger….
    ciao

  8. Karakitap says:

    Sinceramente di quello che dice Napolitano non m’importa molto, non ho bisogno che mi venga ricordato che appoggiava la repressione in Ungheria nel ’56 (non credo che Kruscev prendesse ordini da lui, ergfo anche se si fosse opposto nessuno l’avrebbe notato), più che altro ho imparato a diffidare di lui ai tempi della corrente migliorista (sbeffeggiata alquanto da Cuore, diciamo che era al secondo post tra gli obiettivi del giornale satirico dopo Craxi, ma prima della Dc, che è tutto dire).
    Quanto agli Hare Krishna, nonho mai avuto modo di incontrarli di persona, hanno avuto un ceo ruolo nella scoperta di nuove forme di spiritualità negli anni ’60 e ’70 (un calderone dove entravano elementi più vari , dalla chiesa di Moon agli arancioni di Osho, passando per la psichedelia o i gruppi di autocoscienza), passata la fase di euforia mi pare che abbiano faticato non poco a mantenere gli adepti nei loro ranghi e a passare da una generazione all’altra (cosa senz’altro difficile per un gruppo come gli Hare Krishna che chiedono una dedizione così costante alle varie pratiche, invasiva della vita familiare, so che ad es. i bambini venivano mandati in scuole/collegi speciali per non distubare i loro genitori impegnati a predicare/mendicare).
    Un mondo che sinceramente non fa per me, sarò pure un arido materialista privo di afflato spirituale, ma quando penso alla persona che potrebbe chiedermi il favore di un atto così umiliante (dovendo pure pagare, per giunta) un guru non è certo la prima che mi viene in mente.

    Ciao, Karakitap
    (anno nuovo, formula di saluto nuova ;))

  9. mirkhond says:

    Pino, a proposito di mentalità settaria, cos’è sta storia della piccola Naama Margolese (mi sembra che si chiami così), la bambina ebrea di 8 anni, che in Israele è oggetto di aggressioni da parte di gruppi fondamentalisti pure essi ebrei, perchè considerata una “peccatrice”?

    • PinoMamet says:

      Mm i miei contatti laggiù sono in vacanza, chiederò lumi appena li rivedo;

      da quello che ho capito la cosa è avvenuta in una cittadina di “religiosi” (sono passato in macchina di fianco a una, non so se questa o un’altra, e il mio amico la ha definita così “una cittadina di religiosi”; dieci minuti prima ero passato invece di fianco a una “cittadina di arabi”, ma non ho fatto in tempo a visitare nè l’una nè l’altra, anche se sarei stato curioso) e la bambina era un filo meno religiosa degli altri, come famiglia (penso “sionisti religiosi” anzichè “religiosi e basta”; si differenziano, a quello che ho capito io, perchè i “sionisti religiosi” mettono kippah e camicia, invece i “religiosi e basta” mettono anche giacca e cappello… le ragazze tutte con in testa il fazzoletto de mi’ nonna, oppure quei cappellini un po’ anni trenta che poi vendono anche al mercato da noi…) e un esaltato la ha presa a sputi e parolacce. Credo che fosse in maniche corte, e anche sul marciapiede “da uomini”, non so se per sbaglio o perchè sì.

      Niente di eccezionalmente grave, certo un atto molto sgradevole, che poi è capitato nel mezzo di un qualche dibattito sugli “autobus religiosi” (con posti a sedere divisi per uomini e donne). Il rabbino capo ashkenazita, a cui poi fanno riferimento quasi tutti questi gruppi haredim, ha detto peraltro che i religiosi hanno il dovere di vivere secondo le loro regole, ma non il diritto di imporle agli altri; che in realtà è una posizione molto più laica di quella tenuta spesso dai vescovi italiani.

      I “sionisti religiosi” sono piuttosto popolari tra la “gente normale”, o laici o hilonim che dir si voglia, perchè sono patriottici, fanno un sacco di robe tipo volontariato e fanno il militare come tutti l’altri; i “religiosi e basta”, che mi dicono stiano aumentando perchè fanno un sacco di figli, sono piuttosto malvistini, invece. Vanno in giro tra loro, in cento dentro a una monovolume “terronico style” ;) , non cagano nessuno, però gestiscono il “racket delle benedizioni” per chi entra al Muro occidentale (dove poi non piange nessuno, in realtà).

      Ma penso che ci siano un milione di sfumature intermedie. Il tipo di kippah usata (e il fatto, ovviamente, di usarla o meno) dà anche indicazioni politiche e/o di affiliazione religiosa.

      Questo è quello che so io, se Raffaele legge può correggermi, mi farebbe piacere!

      ciao!

  10. Beh, se Napolitano l’hanno fatto presidente della Repubblica, non è certo perché è comunista; al massimo, è perché rappresenta il gruppo sociale degli ex-comunisti.

    Però è interessante la mancata reazione al suo discorso. Con ogni probabilità, diversi dignitosi gruppi di comunisti (non ci sono solo i folli gruppettari trotzkisti o stalinisti) hanno notato le sue espressioni, e le avranno criticate anche nella maniera dovuta: una seria adesione al marxismo è spesso un sano antidoto ai luoghi comuni che circolano.

    Ma resta il fatto che quando ero giovane (al tempo degli Hare Krishna), i comunisti che conoscevo non accusavano il fascismo solo di essere “vietato dalla legge” o “sostenitore della sopraffazione”. Non insistevano nemmeno sulle singole atrocità commesse dai fascisti, perché la guerra sociale è naturalmente violenta – un comunista non distingue amici e nemici in base al numero di morti, ma in base alle classi sociali in lotta che rappresentano.

    E i comunisti facevano un’analisi precisa: il fascismo era il momento in cui la borghesia imponeva con la forza la “collaborazione” alla classe operaia, parlando di “comuni sacrifici” tra “fratelli” della stessa “patria”. E per far pesare meno i sacrifici, il fascismo si dedicava a conquiste imperiali.

    Questa analisi è terribilmente limitata, non spiega un’infinità di cose: ma è anche infinitamente superiore alle non analisi, agli urli sentimentali, che l’hanno sostituita.

    Ora, secondo tale definizione, il discorso di Napolitano è certamente più “fascista” di qualunque cosa dica Casa Pound.

  11. Per PinoMamet

    “Ma questo Ferrini ha messo in piedi tutto l’ambaradan simil-imprenditoriale leaderistico come “abile mezzo”…”

    Non mi permetto di dire nulla sulle motivazioni intime di Marco Ferrini, perché non le conosco.

    In altre organizzazioni che hanno fatto scelte analoghe, è chiaramente all’opera un meccanismo aziendale: l’organizzazione, trasformata in mostro che divora tutto e tutti, deve nutrirsi di carne umana; e l’unico modo per ottenerne di fresca consiste nel fare ciò che il mercato vuole.

    Paradossalmente quindi, più si ha successo, più si è succubi: l’imprenditore più abile di tutti è una sorta di medium spiritista, che viene vampirizzato dal mercato, facendo tutto ciò che il mercato gli chiede.

  12. Per Mirkhond

    “Pino, a proposito di mentalità settaria, cos’è sta storia della piccola Naama Margolese (mi sembra che si chiami così), la bambina ebrea di 8 anni, che in Israele è oggetto di aggressioni da parte di gruppi fondamentalisti pure essi ebrei, perchè considerata una “peccatrice”?”

    A me, questa crescente aggressione contro gli ebrei religiosi comincia a seccare.

    Mi secca quando sento gente che odia gli ebrei per principio, tirare fuori storie di questo tipo per dare addosso, confondendo regolarmente gli ebrei religiosi con lo Stato d’Israele.

    Mi secca quando i sionisti pretendono di fare uno Stato di marocchini, russi, americani, francesi e italiani, accomunati unicamente dalla religione dei loro antenati, e poi impediscono a chi vuole vivere quella religione a modo suo di farlo.

    Premesso che la bambina ovviamente non ha colpa, se i genitori statunitensi non vogliono vivere in un’atmosfera ebraica, perché non se ne tornano negli Stati Uniti?

    I gruppi chiusi comportano inevitabilmente dei costi umani, analoghi a quelli molto diversi dei gruppi “aperti”: si fa benissimo ad esempio a condannare i rabbini (o i preti cattolici o gli allenatori sportivi o i guru induisti) che approfittano della propria posizione per compiere molestie sessuali e a cercare di spezzare i cicli di omertà che nascono in quei casi; ma da qui si sta passando, negli Stati Uniti e in Israele, a una demonizzazione generale del diritto degli ebrei ultraortodossi di essere “diversi”, cioè di vivere più o meno come gli ebrei hanno vissuto in tutto il mondo prima della loro occidentalizzazione più o meno forzata.

    Gli ebrei religiosi, oltre tutto, hanno il merito di considerarsi ebrei per via di Mosè e non per via di Adolf Hitler, che mi sembra una cosa assai più sana.

    Oltretutto, la qualità morale delle due parti mi sembra che si veda abbastanza evidentemente dal fatto che gli ultrareligiosi vietino l’uso di Internet, mentre i loro avversari si radunano sul Libro dei Ceffi. http://www.msnbc.msn.com/id/45794260/ns/world_news-mideast_n_africa/t/thousands-israel-protest-against-jewish-extremists/

    La mia stima per gli ebrei ultraortodossi è accresciuta dal fatto che sicuramente se ne fregano della mia solidarietà :-)

  13. Buleghin il vecio says:

    Se il guru vien ne la ostaria de Mestre mentre se gioca a scopon sientifico ciapa tanti di quei calcion nel dedrio che in diese minuti se trova al confin con la Slovenia!

    Quanto al Napolitan cià venduto ai cruchi come ghaveva venduto i poareti e orgogliosi ungaresi ai sovietici, se vede che se trata de un austriacante! Il fato che xè vecio e gode de otima salute e se rifiuta de sciopar.

    • serse says:

      Buleghin, durante le feste natalizie ho dovuto spiegare a mio nipote cosa significa mandare uno a “struscià lu culè pè l’acquare” ovvero mandarlo a “strofinare compulsivamente il fondoschiena sull’erba intrisa di rugiada”. Magari in Slovenia.
      Un altro proverbio dialettale interessante, visto i commenti, è questo:
      “Ucchije bianghe e pèle rusce, ‘ne l’alluggià se ‘ne chenusce!” (si capisce, ma comunque: occhi chiari e capelli rossi non li ospitare se non li conosci)

  14. Oltre tutto, la manifestazione a sostegno di Naama Margolese (la cui madre comunque porta un simil-hijab ebraico) è stata promossa dallo stesso presidente israeliano:

    “All of us … must defend the image of the state of Israel from a minority that is destroying national solidarity and expressing itself in an infuriating way.”

    Cioè, secondo il signor Peres, la santa “Immagine” di Israele non viene intaccata da ciò che succede a Gaza, ma dal fatto che alcuni cittadini israeliani abbiano dei comportamenti che in Occidente sembrerebbero “strani”.

    Nel frattempo gli ultraortodossi manifestano a Gerusalemme, vestiti da “ebrei-vittime-dei-nazisti”, dicendo – esagerano mostruosamente, ma non hanno tutti i torti – che vengono perseguitati solo perché ebrei.http://www.jta.org/news/article/2012/01/01/3090972/haredi-orthodox-protesters-use-of-holocaust-imagery-condemned

  15. Per PinoMamet

    Grazie per i tuoi commenti equilibrati…

    • PinoMamet says:

      Se non è ironico ;) grazie a te!

      tento di dire solo quello che ho visto, poi mi piacerebbe tornarci e vedere un po’ di più;
      io poi dico le cose così, alla buona… con l’anacoluto ;) ma spero che il fatto di usare un lessico un po’ sdrammatizzante (ma onesto!) non scandalizzi nessuno.

  16. p says:

    ma non c’è dubbio che le istituzioni politiche in tutto il mondo, viviamo nell’era fascista, siano tutte più fasciste di casapound.p

    • Peucezio says:

      Fammi calcolare… siamo appena entrati nell’anno XC, giusto?

      • Esatto, camerata: anno XC dell’Era Fascista!
        E’ in vendita alla sede di forza nuova sotto casa il nuovo calendario, se si vuole, che accanto alle consuete frasi del Dvce è stato integrato con citazioni come “anche i poveri facciano qualche sacrificio” e “non dimentico come nel passato, in più occasioni, sia stata decisiva per la salvezza e il progresso dell’Italia la capacità dei lavoratori e delle loro organizzazioni di esprimere slancio costruttivo, nel confronto con ogni realtà in via di cambiamento, e anche di fare sacrifici, affermando in tal modo, nello stesso tempo, la loro visione nazionale, il loro ruolo nazionale”.

        • Francesco says:

          Questo è comunismo, scusate!

          Per una volta che la storia ci dava il destro di regolare i conti con la CGIL e di approfittare dell’inettitudine della Segreteria per riportare detta organizzazione nei limiti della non dannosità sociale – limiti molto ristretti per evidenti responsabilità della stessa organizzazione – ci troviamo di nuovo a darle dignità di organo costituzionale.

          Mi interessa poco quali politiche verranno messe in atto dopo i riti della Concertazione: in ogni caso si sarà persa una grande occasione.

          Ciao

          PS questo nel caso qualcuno si stesse chiedendo dove sono finiti i milioni di elettori di Berlusconi :)

  17. p says:

    La cosa detestabile di costui è che usa la dipendenza personale come arma in più per peggiorare il rapporto economico tra le sue adepte/dipendenti e il suo ruolo di guru/imprenditore. Il rapporto economico moderno è impersonale, e ha i suoi guai. A questi vengono aggiunti, per le adepte/dipendenti, i guai della dipendenza personale verso il loro guru/imprenditore. Se sto ferrini si limitasse a essere o un guru orientaleggiante venerato dalle sue adepte o un imprenditore economicamente spietato verso le sue dipendenti sarebbe una persona molto meno detestabile. È l’unione delle due cose, per meglio fare soldi, che lo rende così detestabile.p

  18. Per p.

    “La cosa detestabile di costui è che usa la dipendenza personale come arma in più per peggiorare il rapporto economico tra le sue adepte/dipendenti e il suo ruolo di guru/imprenditore.”

    Se fosse così, potrei essere d’accordo. Ma non so praticamente nulla di Marco Ferrini: mi permetto di dire solo quello che so in base a fatti certi.

    Sicuramente in altri casi, è proprio come dici tu. Non era però così nella “setta” di cui ho fatto parte io, gli squilibri erano di altra natura.

  19. Il Collettivo Tiqqun, alcuni misteriosi francesi poco più che ventenni, capì come al solito tutto. Molto più dei critici delle sette, molto più degli apologeti delle sette:

    Entriamo nella comunità terribile perché, nel deserto, chi cerca non trova nient’altro. Attraversiamo quell’architettura umana barcollante e provvisoria. All’inizio ci innamoriamo. Entrandovi, sentiamo che essa è stata costruita con lacrime e sofferenze e che per continuare a esistere ne reclama altre; ma questo è poco importante.
    La comunità terribile è innanzitutto lo spazio della devozione, e questo ci commuove, risveglia in noi il «riflesso della cura».

    Ma nella comunità terribile, quando vi arriviamo, i rapporti sono sciupati, ormai non sono più giovani, purtroppo! Come i ciottoli del letto di un fiume troppo rapido, gli sguardi, i gesti, l’attenzione sono consumati.
    Qualcosa manca, tragicamente, alla vita nella comunità
    terribile, poiché l’indulgenza non ha più spazio e l’amicizia, tante volte tradita, si concede con una deprimente parsimonia.
    Che lo si voglia o meno, quelli che passano, quelli che arrivano pagano i misfatti degli altri. Le persone che vorrebbero amare sono ormai visibilmente troppo logorate per poter dare ascolto alle loro buone intenzioni.
    «Con il tempo, tutto va…». Occorrerà allora vincere il sospetto degli altri, o meglio imparare a sospettare come gli altri , affinché la comunità terribile possa ancora aprire le sue braccia scarne. Con la capacità di essere duri con i nuovi arrivati, dimostreremo infine la nostra solidarietà alla comunità terribile.

  20. Per PinoMamet

    “Se non è ironico ;) grazie a te!”

    Per nulla. E’ molto sincero.

  21. mirkhond says:

    Grazie a Miguel Martinez e a Pino per le loro osservazioni.
    Ho letto la storia della piccola Naama su effedieffe e la vicenda mi ha incuriosito.
    Concordo con Miguel Martinez sul diritto dei gruppi religiosi ebraici e non, a non farsi fagocitare dalla globalizzazione politicamente corretta.
    Del resto fu quello che fecero i grandi profeti come Elia, Eliseo, Geremia, il re giudeo Giosia e i Maccabei, veri Talebani ante litteram!

  22. maria says:

    Per Togliatti il fascismo era “un regime razionario di massa”

  23. maria says:

    volevo scrivere reazionario ovviamente:-)

  24. Per Mirkhond

    “Del resto fu quello che fecero i grandi profeti come Elia, Eliseo, Geremia, il re giudeo Giosia e i Maccabei, veri Talebani ante litteram!”

    E qui concordo un po’ con certi islamofobi: il modello, cosciente o no, di tanti movimenti riformisti nell’Islam – ma anche nel cristianesimo – è proprio quello dei Maccabei. Che sono, peraltro, gli eroi dei sionisti religiosi.

    • mirkhond says:

      Il fanatismo è una gran brutta cosa. Quello religioso poi non ne parliamo….
      Però a volte nella storia, cercare di resistere ad una globalizzazione da un lato seducente, ma dall’altro non piena di pericoli e delusioni, porta proprio a modelli religiosi estremi.
      Concordo colla matrice ebraica profetica e maccabea come prototipo del fondamentalismo musulmano, soprattutto sunnita.
      Del resto questi movimenti, se non sbaglio, risalgono tutti all’Arabia profonda, quella del deserto, e il cui grande teologo fu il celebre ibn Taimiyya (1262-1331). Da cui i Wahabiti, i Deobandi, i Talebani e credo (ma non sono un esperto al riguardo) i Salafiti….
      Insomma il deserto luogo di origine e fecondazione del Monoteismo Ebraico e Islamico, e anche delle sue correnti più rigoriste….

  25. mirkhond says:

    Cioè, secondo il signor Peres, la santa “Immagine” di Israele non viene intaccata da ciò che succede a Gaza, ma dal fatto che alcuni cittadini israeliani abbiano dei comportamenti che in Occidente sembrerebbero “strani”.

    Questo è uno dei drammi dello stato israeliano, voler essere a tutti i costi un’avanguardia, un saliente “franco” nel Medio Oriente, cosa che nemmeno gli stati franchi crociati dell’XI-XIII secolo furono, almeno in modalità così estreme.
    Perchè coloro che si sentono Ebrei non tornano davvero alle loro radici religiose (lasciamo perdere quelle etniche….) MEDIORIENTALI, a cominciare appunto dall’assimilare o riassimilare abitudini davvero semitiche, come appunto nell’abbigliamento e nella socialità umana degli Arabi?
    Del resto questo fu il costume dei Sefarditi e delle comunità ebraiche vissute per secoli nel Mondo Islamico….
    Ma sono il solito sognatore inguaribile…..

    • PinoMamet says:

      Ti dirò, in realtà a quello che mi si dice il Sionismo sarebbe proprio il tentativo di “tornare alle proprie radici medio-orientali”:
      nella Bibbia c’è scritto che la terra va coltivata così e così, bene, allora coltiviamola davvero, questa terra, ecc. ecc.
      (che poi da queste parti è stato uno dei pochi posti in Italia dove gli ebrei hanno coltivato la terra davvero e fino in tempi recenti, ma non c’entra)

      perciò gli haredim vengono visti come “strani” anche da questo punto di vista, proprio perché in realtà sono estremamente europei (e moderni!) come abbigliamento
      (è una delle critiche che gli si fa più spesso, a quanto ho sentito, e non senza qualche ragione)

      quanto ai sefarditi/mizrakhim quando vivevano nei paesi arabi avevano senza dubbio abitudini e stili di vita arabi, ma adesso, io personalmente almeno, stento a notare una qualche differenza tra le varie comunità israeliane, che mi sembrano molto ben mescolate nella società “laica”. Indubbiamente delle differenze ci saranno, però c’è anche da tener conto che alcuni di questi ebrei “orientali” (non tutti e forse neanche la maggior parte, ma molti sì) sono passati prima per una fase di cultura francese o al limite italiana (i libici) e quando sono arrivati in Israele erano già parecchio “occidentali”;
      il resto lo hanno fatto le scuole e i vari corsi per inserimento
      (anche se mi dicono che c’è ancora qualche vecchietto che parla l’ebraico male e parla assai meglio l’arabo o, per esempio, il francese!)

      Calcola che il tempo passa anche in Israele come in Italia, e ormai si parla dei loro nipoti, magari sposati con un ashkenazita oil cui altro genitore è magari un ebreo russo che però viene dal Cile…

      ciao!

      • mirkhond says:

        Già, ognuno è più figlio del suo tempo che dei propri genitori, nel bene e/o nel male….
        Nei miei sogni ucronici avrei voluto tanto che uno stato khazaro, magari limitato alo solo Daghestan, fosse sopravvissuto alle invasioni russe e mongole, cosicchè gli Askhenaziti oggi avrebbero la loro patria, e i Sefarditi sarebbero rimasti una componente feconda ed essenziale del Dar-al-Islam, arabo e non solo, e i Palestinesi, compresa la piccola minoranza rimasta sempre giudaica, vivrebbero in una patria non dominata dall’odio e dalla guerra continua….
        I miei soliti incorreggibili sogni impossibili….
        ciao

        • PinoMamet says:

          Sai che a me questa cosa degli Ashkenaziti discendenti dai Khazari non convince proprio per niente…
          per mille ragioni
          (perchè se sono discendenti da un popolo orientale la loro liturgia deriva da quella italiana/francese? perchè parlavano tedesco e non qualche lingua turca, per esempio?perchè nel loro tedesco ci sono antichi prestiti latini? e poi come la mettiamo con la comunità ashkenazita-ashkenazita, cioè gli ebrei tedeschi, presenti in Germania dal Medioevo, da ben prima di andare in Russia-Polonia-Lituania-Ucraina ecc.? e poi c’è anche il fatto che quando si vede un ebreo biondo si dice “ah ecco, vedi che discendono dai khazari?”, invece quando se ne vede uno moro e col nasone la cosa diventa “visto? è uguale agli armeni che infatti confinavano coi khazari…” )
          naturalmente si può trovare una spiegazione a tutto, ma sono un po’ troppe cose tutte insieme che mi mettono dei dubbi…

          il che non esclude affatto che dei discendenti dei Khazari si siano poi integrati davvero nelle comunità ashkenazite e probabilmente anche in altre (i karaiti della Crimea o magari anche gli ebrei di Samarcanda-Bukhara ecc.), ma da qui a dare del Khazaro a uno i cui bisnonni magari stavano in Renania da mille anni…

          e poi ho dei dubbi anche sull’uso politico che se ne fa, di questi poveri turchi-ebrei scomparsi da troppi secoli per dire la loro… ;)

          ciao!

        • Peucezio says:

          Ma infatti l’ipotesi cazara è completamente priva di fondamento scientifico, non esiste un solo storico serio che ci creda.

        • mirkhond says:

          Mah, non sono un ebraista e quindi non saprei dire di più.
          Però la lettura del testo di Kostler non mi sembra campata in aria…
          Riguardo ai Khazari, essendo un popolo turco ci è naturale pensare a gente con fattezze altaiche, ma lo studio su questi popoli mi porta ad un’immagine più complessa e articolata.
          Ad esempio mi vengono in mente i Cumani, popolazione turcofona delle steppe pontiche settentrionali e della sponda nord del Danubio, e documentati tra XI e XIV secolo.
          Ora questi Cumani sono descritti come uomini alti e dai lineamenti europoidi, capelli e occhi chiari….
          Anche gli storici musulmani descrivono i Khazari come gente dai capelli rossi e con fattezze non altaiche…
          Teniamo conto che i Khazari si imposero sulle steppe tra Mar Caspio e Mar Nero e il Caucaso settentrionale tra VII e XI secolo.
          In questi paesi abitavano popolazioni iraniche settentrionali e di cui gli attuali Osseti sono gli ultimi eredi, ma anche i popoli propriamente caucasici pre e non indoeuropei. Ora tra queste genti non è infrequente la tipologia somatica armenoide e penso proprio al Daghestan.
          Daghestan che fu il rifugio di una più ridotta Khazaria tra XI e XIII secolo….
          Ma la lingua di ceppo tedesco e i riti occidentali?
          Sui secondi potrebbe aver influito la provenienza dei missionari che convertirono questo popolo tra 740 e 800 d.C.
          Sulla lingua yiddish, secondo Koestler, con la distruzione del grosso della Khazaria, gran parte dei suoi abitanti si sarebbe gradualmente spostata ad ovest tra Polonia, Baltico, Germania e Ungheria, territori dove dal XII-XIII secolo in poi, il Tedesco sia per via di migrazioni, sia per il prestigio acquisitovi come “civilizzatore” di società di recente cristianizzazione cattolica, divenne sempre più la lingua franca delle persone colte e del commercio.
          Da qui, a poco a poco i discendenti emigrati dei Khazari deposero la loro lingua turca (sempre se fossero stati all’origine tutti turchi monoglotti, il chè è dubbio), per un linguaggio di base tedesca, più adatto alla loro nuova condizione e alle nuove sedi.
          Secondo Koestler le comunità ebraiche francesi e renane, agli inizi del 1300 erano piccole e malridotte, a causa delle continue vessazioni, e ulteriormente decimate dai pogrom al seguito della grande peste del 1348-49.
          Insomma erano troppo pochi per dar vita ad una comunità mitteleuropea di diversi MILIONI di persone, ancora alla vigilia della Shoah!
          Insomma a me l’ipotesi khazara non mi sembra affatto campata in aria, all’origine degli Askhenaziti.
          Insomma il fatto che NON siano semiti per ORIGINE ETNICA, non vuol dire che non abbiano alcuna discendenza SPIRITUALE ebraica.
          Capisco che accettare questa tesi possa essere visto come una minaccia al diritto ad uno stato ebraico in Palestina, ma anche i Filistei all’origine non erano semiti, eppure hanno finito per dare il loro nome alla terra semitica di Canaan: la PALESTINA appunto.
          ciao

        • Peucezio says:

          Sì, ma di questa migrazione di massa verso l’Europa centrale dove sono le fonti?
          E poi i cazari, che erano pastori nomadi che abitavano in zone poco popolate, quanti potevano essere? Tenendo conto poi del fatto che probabilmente diventarono “ebrei” solo i capi e la classe alta…
          E perché avrebbero preso il nome di aschenaziti, se non c’è continuità con gli aschenaziti originari, che nel frattempo si sarebbero ridotti al lumicino?
          E se la loro ebraicità era solo religiosa, perché non si sarebbero mescolati con le popolazioni locali e non si sarebbero alla lunga assimilati? I popoli di solito, quando ufficilamente si convertono a una nuova religione, soprattutto se la cosa avviene dall’alto, sotto la patina del nuovo culto mantengono sempre tratti ed elementi della loro tradizione originaria. Qui invece avremmo gente che avrebbe fatto proprie le caratteristiche antropologiche più profonde e radicate del popolo di cui avrebbero adottato il culto, tanto da fare tabula rasa di ogni traccia di identità precedente.
          A livello linguistico, per esempio, quando anche avessero adottato il tedesco, ci dovrebbero pur essere degli elementi di sostrato lessicale del loro idioma altaico originario.
          La questione della legittimità dello stato di Israele mi pare del tutto estrinseca alla questione: le legittimità si stabiliscono in base ai dati storici, non viceversa, mentre tanti (non dico tu) fondano la balzana teorica cazara sull’esigenza di negare tale legittimità. Ma al di là dell’assurdo metodologico, ci sono comunque mille ragioni contro la legittimità di Israele, senza bisogno di tirare in ballo i cazari.

        • mirkhond says:

          Quando mi spiegheranno come saltano fuori, all’improvviso MILIONI di Askhenaziti nell’Europa Orientale, provenendo da una PICCOLA e DECIMATA popolazione germanofona renana, allora potrei anche rivedere quanto penso….
          Sull’assimilazione religiosa bisogna tener conto del PRESTIGIO di una fede DOMINANTE presso i dominati.
          Penso all’Islam che ARABIZZO’ e SEMITIZZO’ vaste aree africane dall’Egitto alla Mauritania, dalla Nubia/Nord Sudan al Mediterraneo, aree abitate da popolazioni CAMITICHE e in parte cristiane, e in parte pagane.
          Gli Arabi che invasero l’Africa settentrionale in varie ondate (VII-VIII e XI-XIII secc.), erano degli aggregati tribali di pastori NOMADI!
          Il Maghreb fu arabizzato grazie all’invasione dei Banu Hilal e dei Banu Sulaym, nel 1048-1052, circa 100000 persone.
          100000 persone che hanno ARABIZZATO una VASTISSIMA AREA di MILIONI di persone!
          Lo stesso dicasi per Egitto e Nubia.
          ciao

        • PinoMamet says:

          Non per dirottare i commenti sui soliti ebrei
          (poracci! parliamo di qualcun altro? vorrei farmi una cultura su vari popoli dell’Asia Centrale e dell’America del Sud, ad esempio, e poi mi interessano molto le dinamiche etnia/casta in India; si accettano spunti!! :) )

          ma nel caso la vedo piuttosto come Peucezio.

          Sì, è vero che in Africa del Nord la maggioranza della popolazione parla arabo, però, anche senza contare le varie minoranze berbere o di altro tipo, che non sono manco piccolissime, anche l’arabo marocchino e tunisino so che risentono di un sostrato berbero non indifferente.

          Poi sui numeri della comunità ashkenazita-tedesca (che è una tautologia, ma capiamoci) si può anche discutere, ma quando si tratta di fonti antiche i numeri vanno spesso presi con beneficio d’inventario

          (per esempio- quello che ho più sottomano e tangibile- a sentire gli storici latini a sud del Po i Galli sarebbero stati completamente sterminati o cacciati, ma le influenze di sostrato ci sono ancora…)

          ciao!

        • Peucezio says:

          Sì, ma gli arabi sono rimasti pochi: le popolazioni oggi di lingua araba in Africa e in Asia sono discendenti in minima parte dagli arabi (tranne nell’Arabia stessa ovviamente) e per la maggior parte dalle popolazioni autoctone arabizzate. E non è vero che si sarebbero assimilato al 100% all’arabo invasore e alla sua religione: la complessità e varietà del mondo islamico è dovuta proprio al fatto che i popoli autoctoni hanno assimilato la nuova religione, ognuno a suo modo, adattandola alle proprie caratteristiche e nel mondo mussulmano permangono, sotto il culto ufficiale, un’infinità di elementi della tradizione religiosa precedente, i cui tratti spesso si perdono nella notte dei tempi. L’Islam reale, popolare è estremamente più variegato e multiforme di quello coranico puro.
          Tra l’altro i cazari diventarono “ebrei” per puro tatticismo politico contingente: i loro capi temevano che le potenze cristiane e islamiche vicine li fagocitassero attraverso la diffusione delle proprie religioni e quindi ne scelsero una terza, non appartenente a nessuna potenza politica, per avere un vessillo, un riferimento ideale comune e distinto, che mantenesse la loro compattezza.
          Ma resta un problema di economia delle spiegazioni.
          Ammesso (e sarebbe comunque da approfondire) che gli aschenaziti originari in Europa Centrale nel Medioevo fossero quattro gatti, visto che andche i cazari erano quattro gatti, fra cui c’era stata l’adesione all’ebraismo di una parte della popolazione, cioè sostanzialmente della classe nobiliare, e che furono travolti e quasi annientati dai Mongoli, per quanto strana l’idea di una nuova esplosione demografica degli ebrei originari in Germania, è comunque più razionale e meno contorta di quella di un’esplosione demografica di un altro piccolo gruppo venuto da lontano.
          Tra l’altro ho letto che alcuni sostenitori della teoria cazara sostengono che la germanizzazione dei cazari sarebbe avvenuta non una volta arrivati in Germania e nelle altre zone ove il tedesco era lingua veicolare (cosa che almeno avrebbe una sua qualche plausibilità), ma sarebbe avvenuta vicino al Mar Nero in virtù della sopravvivenza di elementi gotici (sic!). Ma a parte la stranezza di una sopravvivenza gotica da quelle parti dopo tanti secoli e dell’acquisizione in massa da parte di un altro popolo di una lingua che sarebbe ormai un residuo marginale in un’area slavizzata, turchizzata e con sopravviventi elementi iranici, questi signori hanno mai preso in mano un testo juddisch o sentito parlare qualcuno in quella lingua? E hanno mai visto una Bibbia di Ulfila o un qualsiasi scritto gotico? Hanno vagamente presente cos’ìè la seconda Lautverschiebung? E più in generale le grandissime differenze fra le estinte lingue germaniche orientali e quelle (più vive che mai) occidentali?
          Poi io posso anche dire che in America Latina sono arrivati gli osci qualche secolo prima di Cristo e che questo spiega le somiglianze fra la lingua che ivi si parla e quella che si parla nella Penisola Iberica, perché i Romani hanno occupato quest’ultima e parlavano una lingua italica con delle somiglianze quindi con quelle osco-umbre. Forse nemmeno Alinei arriverebbe a sostenere una cosa simile, ma l’idea dello jiddisch che viene dal gotico non è che sia molto meno balzana.

        • Peucezio says:

          Pino,
          abbiamo scritto contemporaneamente cose simili. :-)
          In effetti il Nordafrica (ma anche il Vicino Oriente, che pure era comunque semitico) è una miniera di tradizioni pre-islamiche.

        • mirkhond says:

          Non ho detto che l’Arabizzazione del Nord Africa fu totale, ma resta il fatto che la MAGGIORANZA delle sue popolazioni sono arabofone e si considerano arabe di discendenza!
          Quanto ai Khazari abbiamo opinioni diverse.
          Ricordo solo un passo dello storico, viaggiatore e geografo arabo Ibn-Said al-Maghribi (1213-1286):
          ” hanno carnagione chiara, occhi azzurri, capelli fluenti PREVALENTEMENTE ROSSASTRI….

        • mirkhond says:

          Sulla germanizzazione delle terre baltiche e di parte dell’Europa Orientale, bisogna tener conto che i coloni tedeschi giunsero da OVEST, e quindi anche dalla Renania.
          I Germani Orientali nei secoli XII-XIII, si erano estinti, assimilati ai popoli dell’occidente latino con cui si erano fusi, eccetto appunto, una piccola popolazione gotica in Crimea, che effettivamente non può aver esercitato alcun prestigio presso gli Askhenaziti, chiunque essi fossero…
          ciao

        • E’ proprio indispensabile che gli ebrei dell’Europa orientale discendano O dalle comunità ebraiche renane O dai cazari? Una terza via esiste, cioè che molti di loro siano frutto di conversioni successive, avvenute col favore della tolleranza religiosa dei lituani (pagani fino a fine XIV secolo). Il perché non si siano integrati è spiegabile col fatto che le conversioni, all’epoca e in quella parte del mondo, non erano mai individuali, ma avvenivano per comunità (di villaggio, si intende): un villaggio del crogiolo del Gran Principato di Lituania veniva convertito dall’arrivo e stanziamento di ebrei (molto probabilmente renani) e il villaggio poteva prosperare. Era qualche chilometro più a ovest che il Re di Polonia o qualche suo aristocratico avrebbe subito mandato truppe e preti per cacciare gli ebrei e riportare il paesino alla Vera Fede e salvare le anime degli abitanti. I lituani, minoranza in un impero troppo variegato, non avrebbero potuto farlo.

  26. Il punto fondamentale direi è questo…

    che gli ebrei “stanno simpatici” in quanto vengono percepiti e mitizzati come gli occidentali quintessenziali, cioè in quanto vengono privati di ogni caratteristica culturale propria.

    L’ebreo da pellegrinaggio-dell’istituto-tecnico-ad-Auschwitz è un imprenditore benestante, che però si diletta anche di cultura, che se parla di religione è per dire che Mosè lottava per i diritti umani, che non sa pronunciare bizzarri suoni gutturali orientali ma possiede qualche piccola aura di esotico – ai tempi delle vacanze ai Seychelles ci sta bene – , ha un tocco di mistero ma è sostanzialmente proprio come noi, indistinguibile se non per un quoziente d’intelligenza il 2% più elevato… ed è circondato da arabi e altra feccia dalla pelle scura che lo vuole sterminare, solo perché è come noi.

    Nel guardarlo, scopriamo che avevamo ragione a diffidare della marmaglia terzomondiale, a credere che la Civiltà Giudeocristiana avesse il diritto finale di esproprio nei confronti dell’umanità, e per questo gli regaliamo un altarino.

    Ed ecco che arriva gente con stranissimi vestiti, con una propria complessa shariah/halakhah (le due cose sono piuttosto simili), con regole di vita comunitaria che non sembrano lasciare spazio alla magia della Libera Impresa, che sembrano persino xenofobi e pare che credano pure a Dio: e li guardiamo con lo stesso orrore con cui i nazisti guardavano gli incomprensibili abitanti di certi ghetti orientali.

    Via, disturbano l’Immagine.

    • PinoMamet says:

      Gli israeliani che conosco io somigliano (davvero!) al personaggio di Zohan, che è (giusto un filino ;) ) sovraccaricato, da commedia:
      http://www.youtube.com/watch?v=dE51dO9tm7Y&feature=related

      (giuro, ho un amico che è identico, non come aspetto ma come tutto il resto!)

      logico che gli piaccia di più essere identificati con una specie di Rambo-hippie-femminista (e anche scienziato) piuttosto che con un simil talebano vestito di nero dalla mentalità “medievale” e oppressivo con le donne.

      Penso che sia questo che degli haredim fa arrabbiare i miei amici, aldilà di ogni considerazione politica.

      Logico anche che questo modello (l’ivrit nelal sua forma moderna, tra l’altro, è anche una delle poche lingue che non-conosco che fa le concordanze in maniera “femminista”, cioè “arrivo con i miei amici”, se questi amici sono in maggioranza femmine, si dice “arrivo con le mie amiche”; con gran delusione di chi vede che poi queste “amiche” comprendono un paio di marcantoni russi alti due metri e venti!)
      che questo modello, dicevo, piaccia all'”occidente” molto di più dei barbuti vestiti di nero che, peggio me sento, sono anche schizzinosi nel mangiare
      (ripeto- lo ho già scritto- vivere in Emilia da non-mangiante-salumi è una grandissima rottura di palle, c’è sempre qualcuno che te lo fa notare) e seguono regole astruse.

      • mirkhond says:

        Vent’anni fa, studente universitario, lessi un articolo di Franco Cardini in cui parlava di un suo viaggio nel Sahara.
        La sua guida era un tuareg che aveva imparato l’Italiano, lavorando in Emila-Romagna.
        Il tuareg, tornato al suo mondo desertico, disse a Cardini di avere sì, un buon ricordo degli Emiliani e dei Romagnoli, della loro cordialità, della loro ospitalità (non saprei adesso col vento leghista che soffia anche a sud del Po, ma lasciamo stare…);
        Ma vedeva negativamente proprio il loro spirito irreligioso, quella che gli sembrava irriverenza e blasfemia allo stato puro….
        E, almeno a ciò che so, i Tuareg, almeno fino ad oggi, non mi sembra che fossero proprio dei musulmani osservantissimi….
        Ma forse il vento del rigorismo religioso, del fondamentalismo, ha raggiunto anche quei remoti, immensi spazi desertici….
        ciao

        • PinoMamet says:

          ” non saprei adesso col vento leghista che soffia anche a sud del Po”

          Tranquillo, è solo una brezzolina, ha guadagnato un po’ di visibilità per i soliti motivi di protesta/malcontento, ma a prendere sul serio Bossi & il suo circo qua non ci riesce nessuno.

          Il sindaco fascio-riciclato-leghista che fortunosamente (e grazie alle solite divisioni della sinistra) ha preso la guida del piccolo comune di qua, per esempio, sta già traballando sulla sua poltrona, e saranno passati neanche sei mesi…

  27. Comunque, io non sono nessuno per poter parlare di questi temi. Consiglio a tutti di leggere lo splendido testo del poeta e autore israeliano, Yitzchak Laor, “Filosemitismo. Il nuovo filosemitismo europeo e il «campo della pace» in Israele” http://www.libreriauniversitaria.it/filosemitismo-nuovo-filosemitismo-europeo-campo/libro/9788895364346 che credo sia la cosa più sensata che sia stata scritta in merito a tutta la questione.

  28. Per Maria

    “Per Togliatti il fascismo era “un regime razionario di massa””

    Certo, ma cosa voleva dire secondo te? Il termine “reazionario” significa che “reagisce” alla lotta di classe? O che cosa?

  29. Buleghin il vecio says:

    Invece de giocar a scopon dovaria fondar una seta anca mi e farme pagar dai mona de turno così podaria smeter de lavorar ostaria!

  30. p says:

    Grosso modo. Ma non ti sbagliare. Io non sono antifascista. Ci mancherebbe altro.p

  31. p says:

    Ma neanch’io sono contro le sette. Non è mai questione di forme. In certi casi è una meglio una setta, in altri casi un’organizzazione più aperta. Del resto la chiusura non è neppure un dato settario, anche se è più evidente nelle sette, quando c’è. Ci sono sette aperte e chiuse, ci sono organizzazioni aperte e chiuse. Il discrimine non sta nella forma del raggruppamento.p

  32. mirkhond says:

    Il concetto del fascismo come regime reazionario di massa è credo, un concetto tipicamente comunista per nascondersi una realtà imbarazzante, e cioè che in realtà il fascismo fu piuttosto un rivale, un simil-contrario, fondato da un socialista dissidente ed eretico.
    Socialista eretico che aveva sposato il nazionalismo risorgimentalista mazziniano e poi sabaudo. Del resto l’idea coroprativistica come soluzione ai problemi sociali nell’unità nazionale e in opposizione sia alla lotta di classe marxista che all’individualismo capitalista, è un’idea proprio mazziniana, e del resto Mazzini e Marx furono in profondo disaccordo proprio su queste questioni sociali.
    Per cui è alquanto sbrigativo definire il fascismo una reazione di massa.
    Fu una reazione al bolscevismo è vero, ma non fu una semplice appendice nemmeno dei precedenti regimi liberali.
    Naturalmente Togliatti, negli anni ’20-’45, essendo in lotta mortale col fascismo doveva far ricorso ad una deformazione propagandistica…

    • Peucezio says:

      Sottoscrivo in pieno.

    • Francesco says:

      Mussolini cosa c’entra coi liberali?

      sia quelli veri anglo-americani e francesi, sia quelli scadenti italiani

      é un socialista rivoluzionario che si è innamorato del nazionalismo, per poi divenire un “realista kissingeriano”, tentare un colpo da furbetto del quartierino nel 1940 e, alla fine, sacrificarsi per ridurre i disastri combinati.

  33. mirkhond says:

    Certamente nei fatti, Mussolini (e poi Hitler), dovettero fare i conti concreti con le classi dirigenti monarchiche-borghesi e i rispettivi interessi, al momento del loro avvento al potere.
    E soprattutto in Italia, si arrivò alla consuetudine dell’inciucio tra vecchio e nuovo, ma l’anima socialista non fu soffocata, e riemerse nel repubblicanesimo morente di Salò, quando però era troppo tardi…
    Insomma l’idea del fascismo come “guardia bianca aggiornata” non mi convince più da un pezzo….

  34. izzaldin says:

    “mi colpì l’aspetto che potrei definire cattolica del movimento: il rigore della dottrina, il culto del sacrificio, la centralità della liturgia, il valore del sacerdozio, il ruolo delle immagini, riflessioni sulla morte e l’aldilà (compresi potenziali orrori), lo spirito di castità”

    bhe, un altra cosa che accomuna il cattolicesimo e il culto occidentale di krishna è la presenza di abusi sessuali sui minori da parte degli addetti al culto.
    io ho il massimo rispetto per chi decide di vivere la propria vita in castità.
    ma se vivi in una comune circondato da bambini (questo il caso di villa vrindavana, centro nazionale dell’ ISKCON vicino firenze, un incantevole tenuta sulle colline del Chianti) è possibile che gli istinti sessuali che reprimi possano venire sfogati sui fanciulli a portata di mano.

    http://mondovaisnava.blogspot.com/2011/03/lavare-i-panni-sporchi-in-famiglia.html

    questo, oltre ai fatti riportati nell’analisi sempre puntuale compiuta da miguel martinez, potrebbe spiegare perchè gli hare krsna hanno perso terreno nell’ultimo decennio: molti bimbi cresciuti nelle comuni hare krishna sono LETTERALMENTE SCAPPATI non appena hanno avuto l’eta legale per farlo. ciò ha impedito il formarsi di una seconda generazione di fedeli.
    saluti,
    izzaldin

  35. Per Izzaldin

    Grazie, in effetti è probabile che quei fatti abbiano avuto una loro importanza.

  36. PinoMamet says:

    Leggo sul sito linkato da Izzaldin, che ringrazio, dello “svelamento”, cioè del momento in cui Ferrini, dopo alcuni incontri preparatori, appare finalmente vestito come un guru indiano e si fa chiamare col nome di Matsyavatara das;
    appare quindi chiaro che, quali che siano le intenzioni e la sincerità nelle stesse del Ferrini, il suo stile psicologico-imprenditoriale è usato come un mezzo per traghettare i futuri discepoli nel mondo “indiano” di Hare Krisna
    (sul quale non mi pronuncio, non conoscendolo affatto; non ho neanche capito se quella di Ferrini è poi una variante personale o uno scisma o qualcosa del genere, anche non ufficiale, o se è tutto all’interno della “normalità” di Hare Krisna).

    Comunque il link è molto interessante.

    Per quanto riguarda i vari titoli e PhD fasulli, ho ricordi molto sgradevoli di un ambiente di lavoro in cui un tal riccastro si era comprato in America una “laurea” di questo tipo; era l’unico che nell’ufficio chiamavano “dottore”, e l’unico a non esserlo!

  37. maria says:

    Miguel,
    dovrei rileggere Le lezioni sul fascismo di Togliatti che non ritrovo, ma a mente io penso che il termine reazionario escluda la lotta di classe, anzi, e di massa alluda al consenso che il fascismo ebbe anche tra gli strati popolari della società italiana.
    Un’ammissione non da poco che successivamente fu in qualche modo velata dalla vulgata storiografica per così dire “comunista”.

    @mirckonod

    non riesco a vedere cosa ci fosse di propagandistico e il fatto che mussolini fosse stato un socialista della primissima ora non prova quasi nulla nel senso che ogni cosa nasce sempre da cose precedenti e con questo non intendo dire certamente che il fascismo fu un proseguimento di quanto vi era prima, ma rottura e degenerazione proprio di quella società dove c’erano gramsci e mussolini e tanti altri, rottura e degenerazione tollerata dalla monarchia, e sostenuta dalla grande borghesia e agrari .

    Pui certo sul fascismo si può discutere all’infinito e darne anche definizione diversa, tanto il fenomeno fu complicato, ma ciò non esclude che Togliatti abbia colto, a suo modo, nel segno. Ma ripeto bisognerebbe rileggere tutta la lezione che contiene la definizione e collocarla negli anni in cui fu tenuta e poi scritta.

    Sul fascismo e temi affini cìè una stratificazioneimmensa di studi storici, memorialistica , e anche di letteratura che attinge dalla storia, tutte cose che escludono tesi fondate al 100 per cento su quel periodo storico che io vedo come un puzzle che va analizzato e comparato nelle varie parti con grande cura.

  38. mirkhond says:

    Per Maria

    D’accordissimo sulla complessità del fascismo e proprio per questo mi sembra riduttiva la definizione di regime reazionario di massa.
    Ma, ripeto, Togliatti e il PCI essendo in lotta mortale col fascismo dovevano anche fare della propaganda e quindi screditare il fascismo considerandolo una guardia bianca aggiornata.
    Del resto in Italia una rivoluzione “pura” non si può fare, e anche il PCI dal 1944, de facto ha accettato una serie di compromessi, di inciuci, e alla fine, nel 1989-1991, ha finito col diventare una delle componenti più salde ed essenziali di quella borghesia che nel 1921 e fino almeno agli anni ’60, voleva abbattere!
    ciao

  39. Bene – come ha notato Pino Mamet – siamo partiti dagli Hare Krishna, e stiamo parlando tutti (io compreso) di:

    1) fascismo

    2) ebrei

    In qualche modo, ci siamo costretti dal fatto che sono i due poli del grande Luogo Comune immaginario occidentale contemporaneo, in assenza di fascismo e con pochi ebrei :-)

    Anzi, credo che uno dei motivi dell’importanza di queste questioni nella sfera immaginaria risieda nella loro scarsa importanza nei fatti.

    In entrambi i casi, vedo un errore analogo: quello di immaginarsi delle collettività umane – “gli ebrei” o “i fascisti” – dotati di caratteristiche eterne, nel bene o nel male, che agiscono sempre allo stesso modo. Lo sento sia in quelli alla Stormfront che parlano dell’usuraio ebreo medievale come se fosse la stessa cosa dell’israeliano contemporaneo; o di chi condanna quell’antipatica setta di Casa Pound perché Hitler avrebbe fatto deportare degli italiani per lavorare nelle fabbriche tedesche nel 1943.

    Esistono continuità simboliche, che però spesso si rovesciano del tutto rispetto alle scelte concrete. Basti pensare al nazionalismo basco o all’IRA, che – usando gli stessi simboli e le stesse rivendicazioni – sono passati dal cattolicesimo “tradizionalista” al marxismo nel giro di pochi anni.

    E anche questi cambiamenti mascherano altre trasformazioni. E la vicenda di coloro che si sentivano o si sentono oggi in qualche modo “dalla parte dell’Asse”, in genere per storie di famiglia, è altrettanto complessa.

  40. PinoMamet says:

    Per fare ammenda dalla deriva ;)

    ricordo il “maestro zen” da me conosciuto;
    lo virgoletto non perchè non sia autentico; è autenticissimo, infatti; ma perché secondo me non si tratta del termine giusto per descriverlo, perchè, ad esempio, “roshi” è un termine giapponese che indica una cosa ben precisa, “maestro zen” è un termine dell’immaginario americano, e poi europeo, che ne indica un’altra abbastanza diversa…
    infatti penso che molte delle delusioni di curiosi e frequentanti occasionali derivassero proprio dalla confusione tra le due cose
    (insomma, ti aspetti di trovare il vecchietto di Karate Kid, e invece parli con l’abate dei Cappuccini, pure un po’ “fascio”, nel senso latissimo che la parola può avere da noi, cioè, diciamo, conservatore).

    D’altra parte, senza arrivare alle forme direi proprio eccessive che leggo siano applicate (o lo erano) dagli Hare Krishna, molti dei frequentatori, pur provenendo da aspirazioni genericamente “fricchettone”, penso fossero attratti in realtà proprio dalla disciplina e dalle regole.
    Io sono un osservatore esterno e abbastanza occasionale, quindi prendetemi per quello che è.
    Però credo che sotto l’aspirazione di fricchettonismo e alternatività, in realtà molti, senza saperlo, avessero proprio bisogno di una guida, di una figura autorevole che gli dicesse questo sì, questo no.

    Ci deve essere un buco “disciplinare” lasciato nella nostra civiltà da qualche parte, e non parlo solo di orari per il pasto e turni per la pulizia, ma anche di arte, artigianato, lavoro ecc., tutte le cose che richiedono un’apprendistato, insomma, e che nell’ambiente Zen (Zen Soto, perlomeno, che è quello che ho potuto osservare) sono al centro dell’attenzione.

    Ovvio che poi quando si è abbastanza autorevoli per imporre una disciplina, chi è dotato di ego smisurato e/o poco onesto possa approfittarne, ed è quello che succede in tante sette;
    nel mondo dei buddhisti (perlomeno quelli autentici; non ho idea di cosa succeda nella Soka Gakkai, che è una roba abbastanza diversa) anche se minoritari da noi, certi rischi sono limitati proprio dall’appartenenza a una tradizione precisa, veneranda, molto formale per certe cose e anche ben strutturata sia a livello filosofico e dottrinale che organizzativo e disciplinare.

    Poi, certo gli abusi ci sono anche nella Chiesa Cattolica che come organizzazione non è seconda a nessuno, per carità. E anche quelli che si inventano le loro teologie personali.

    Un altro fattore che limita tra i buddhisti italiani il rischio di derive “settarie” è anche che i frequentatori alla vita “religiosa” o alle varie attività e corsi non vengono andati a cercare con strategie apposite, che poi pescano sempre per forza di cose in persone con un certo disagio che le rende sfruttabili, ma arrivano di solito autonomamente spinti dalla propria curiosità e spesso da un certo gusto per l’esotico, il che ne fa volendo più dei “consumatori”, schizzinosi o di bocca buona secondo i casi, ma in ogni caso autonomi, che degli “adepti”.

  41. maria says:

    Ma, ripeto, Togliatti e il PCI essendo in lotta mortale col fascismo dovevano anche fare della propaganda e quindi screditare il fascismo considerandolo una guardia bianca aggiornata

    maria
    veramente non fu soltanto togliatti a screditare il fascismo, ti cito un autore lontano da lui, Gaetano Salvemini con il suo , Le origini del fascismo in Italia.

  42. mirkhond says:

    Salvemini non era certo filofascista e partiva da posizioni ideologiche alquanto diverse da quelle di Togliatti, ma a parte la comune avversione per il fascismo, il paragone non ce lo vedo proprio.
    Salvemini era un socialista liberaleggiante filobritannico e filoamericano, e quindi non certo un rivale simil-contrario del fascismo come invece il comunismo che, ricordiamolo negli anni in cui il fascismo era molto forte, fu l’unica forza antifascista a lottare sul serio in clandestinità in Italia, e pagandone il prezzo più pesante…
    E tra rivali simil-contrari che ci si scorna di più, un pò come le calamite, più sono simili e più si RESPINGONO….
    ciao

    • Francesco says:

      credo che quello di Togliatti fosse un complimento, non un tentativo di screditare il fascismo

      nel suo essere di massa, di mobilitare le masse nel progetto “collettivo” del partito, il fascismo stava oggettivamente dissodando il terreno per un partito dotato di una corretta analisi economica e politica della realtà

      nel suo ridurre le imprese capitalistiche private a strumenti dell’azione (imperialistica) dello Stato, ne preparava l’assorbimento da parte dello Stato

      l’unico nemico del comunismo è il mercato. mentre moltissimi capitalisti che già sono e con successo sul mercato sono pronti per la tessera del partito

  43. mirkhond says:

    Insomma l’antifascismo di Salvemini e quello di Togliatti partivano da presupposti MOLTO DIFFERENTI….
    ciao

  44. mirkhond says:

    Se Togliatti avesse potuto vincere come voleva, cioè senza americani tra i piedi, non credo che Salvemini avrebbe trovato la nuova Italia sovietica più liberale e democratica della defunta fascista….

  45. p says:

    ma l’italia oggi è più fascista di ieri, e l’america pure. Tutto lì quello che non si comprende.p

  46. maria says:

    mirk
    è molto probabile che tu abbia ragione, ma che c’entra questo con il giudizio sul regime fascista e del resto citando salvemini non avevo già rimarcato la distanza da togliatti?

  47. mirkhond says:

    Per Maria

    Io ho solo risposto all’affermazione togliattiana. Affermazione nata da ovvia e necessaria propaganda di guerra, ma che solo in parte aveva qualche corrispettivo nella realtà.
    Per il resto d’accordo con p. sul carattere molto più totalitario delle democrazie occidentali di oggi, proprio per i mezzi subdoli di cui dispongono e l’assenza di una vera opposizione. E questo senza far ricorso a galera, esecuzioni capitali ed esilii
    C’è del metodo nel nuovo ordine aspirante mondiale…..
    ciao

    • Francesco says:

      così totalitario che non si sente e puoi uscirne tranquillamente

      rileggere 1984? confrontarlo con Brave New World? capire quanto un’affermazione paradossale e provocatoria NON possa essere spacciata per una analisi puntuale?

      sono quasi stufo di reggere il moccolo alla Goldman Sachs solo per non sentire il campanello squillare alle 4 di mattina … e sapere che non sono gli Hare Krishna

      ciao

  48. Roberto says:

    Dormi per terra, sei nullatenente, ti svegliano alle 3.30, ubbidienza al guru e castità…E la chiami vita notevole?

  49. arianna says:

    E’ possibile avere i documenti integrali degli studi proposti? Sono una ricercatrice e mi interesserebbe approfondire.
    Grazur

  50. Roberto says:

    Lëtzebuerg!

    • serse says:

      Per frequentatori del blog si intende assidui, occasionali o anche semplici lettori?
      A quanto ammonta l’operazione bancaria a cui alludi?
      E soprattutto, bisogna portarsi il sacco a pelo?

      • roberto says:

        Per frequentatori del blog si intende assidui, occasionali o anche semplici lettori? Bisogna aver postato almeno 100 commenti

        A quanto ammonta l’operazione bancaria a cui alludi? e io che ne so, il segreto bancario mi impedisce di sapere quanto reciclate

        E soprattutto, bisogna portarsi il sacco a pelo? posso ospitare fino a 6 persone (+2 bambini) in comodi letti
        :-)

        • Peucezio says:

          Sì, i 100 commenti li ho postati senz’altro, non ho ben capito cosa debbo riciclare, ma soprattutto non mi è chiarissima la collocazione geografica…

        • PinoMamet says:

          Lussemburgo.
          Dai che si fa una bella macchinata. ;)

          Per riciclare, non preoccuparti, penso a tutto io ;)

  51. Alessio says:

    Tutto ottimo. Vorrei solo sottolineare che una frase come quella di Napolitano e’ inquadrabile in un sistema capitalistico ma anche in uno stalinista (aka, capitalismo di stato):
    “Bisogna dunque ripensare e rinnovare le politiche sociali e anche, muovendo dall’esigenza pressante di un elevamento della produttività, le politiche del lavoro.”

    Anche il “socialismo reale” chiedeva ai cittadini di sacrificarsi per la produttività e la crescita.

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