Le somale ubriache di Leicester, con istruzioni per montare un caso

L’altro giorno, vi abbiamo raccontato di Emma West, la signora stanca che sbraita qualcosa di brutto in metropolitana a Londra e finisce in carcere, grazie alla potenza di un video su Youtube. Intanto, è stata rilasciata dietro cauzione, ma non si sa se le siano stati restituiti i due figli.

Coloro che si sono appassionati nel difenderla, sono adesso molto seccati perché non c’è abbastanza galera in Inghilterra (per gli altri). Due pesi! Due misure! gridano.

Un altro video inglese infatti sta eccitando molto gli animi. Non solo nel Regno Unito, ma anche da noi.

Quattro signore (tutte abbondantemente sopra i 20 anni) un po’ sbronze hanno minacciato una coppia di giovani incrociata casualmente per strada. Hanno preso a pugni e calci la ragazza, che se l’è cavata con qualche graffio e un po’ di capelli strappati solo grazie all’intervento molto deciso del suo ragazzo.

Le quattro signore sono state arrestate e condannate a sei mesi di carcere l’una, e lasciate in libertà condizionale. Visto che erano senza precedenti penali, anche un giudice italiano non avrebbe agito diversamente; e sebbene l’aggressione fosse partita dalle signore, il giudice sembra sia stato colpito che una delle vittime fosse un ragazzo che sembra un giocatore di rugby, e che come tale si è difeso.

Questo piccolo esempio di banale cattiveria metropolitana, gira a gran velocità il pianeta, e diventa -ad esempio – nel titolo del diffusissimo quotidiano gratuito Leggo: GANG DI MUSULMANE PICCHIA UNA ‘BIANCA': ASSOLTE PERCHÉ UBRIACHE.

Le quattro signore erano tutte etnicamente somale (e parenti stretti tra di loro), per cui possiamo presumere di famiglia musulmana. Ma anche tutte decisamente senza hijab e per loro stessa ammissione sbronze, non esattamente un indizio di assidua fede religiosa.

Secondo gli aggrediti, avrebbero ripetutamente urlato “cagna bianca!” alla vittima. Non “cagna cristiana!”, ma “cagna bianca!”.

Piccolo tocco di contemporaneità: le quattro sono state abbastanza cretine da compiere la loro impresa sotto ben due telecamere, per cui i voyeur su Youtube si sono potuti divertire anche questa volta (e faccio divertire anche voi, ovviamente).

Molti anni fa, quando ero adolescente, camminavo con un amico per il quartiere Trieste di Roma, una zona piuttosto benestante, quando mi sono trovato circondato da una banda di ragazzini giovanissimi in motorino e con catene, arrivati da qualche quartiere periferico alla ricerca di borghesi da spaventare. Ce la siamo cavata con una gran fuga. Lo ricordo solo perché l’episodio mi sembra molto simile: noi apparivamo come degli insopportabili ricchi, per il fatto di trovarci in quel quartiere; mentre oggi il riconoscimento avviene per colore della pelle, ma il concetto è lo stesso. In genere, chi cresce in un quartiere povero, usa le mani meglio di chi cresce in un quartiere ricco, che lì preferiscono usare gli avvocati.

Benvenuti nella vita metropolitana, senza fronzoli, da una parte o dall’altra. Di episodi di questo genere ne devono succedere centinaia al giorno, in tutta Europa, e non si sa bene per quale logica, uno di questi esplode mediaticamente e fa il giro del mondo.

Durante il processo, la difesa ha avanzato l’argomento che le signore avessero perso il controllo perché poco abituate a bere, sapete, sono cresciute in famiglie musulmane. Un argomento che il giudice sembra non aver preso in alcuna considerazione.

I media scandalistici di massa, i colossi del vittimismo e della caccia alle streghe, come The Daily Mail, hanno costruito il racconto in maniera geniale, semplicemente sfruttando il doppio senso della parola “dopo“.

Il giudice infatti ha emesso la sua sentenza dopo aver ascoltato la difesa, ci mancherebbe. Ma quel “dopo” diventa, nel resoconto giornalistico, il motivo della sentenza – “dopo aver sentito… il giudice ha deciso”.

E le signore somale escono effettivamente fisicamente libere dal tribunale, “they walk free“. Basta non sottolineare che escono da condannate.

Il bello dell’intercambiabilità mediatica, della cultura dell’Evento seguito dall’urlo, “più polizia! più galera!”, è che qualunque pezzo può essere scambiato con un altro, per dare lo stesso risultato.

Se un giudice assolve una musulmana che viola la legge islamica ubriacandosi, sta applicando la shariah; ma certamente se avesse condannato una musulmana che beve, starebbe ugualmente imponendo la shariah. Ma il grido alla fine, corale, da destra e sinistra, è sempre quello: “più galera per tutti!”

Nota:

Grazie a Corrado che ha segnalato l’episodio.

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9 Responses to Le somale ubriache di Leicester, con istruzioni per montare un caso

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  2. Claudio Martini says:
  3. Francesco says:

    è che mancano i poliziotti penitenziari, quindi come facciamo a realizzarla, questa benedetta aspirazione al “più galera per tutti”?

    forse con un bel turn-over come a calcio, un giorno dentro tu, quello dopo tu, l’altro ancora l’amico tuo …

    potrebbe funzionare?

  4. Peucezio says:

    Miguel, ma le istruzioni per montare un caso dove sono?
    Io per ammazzare il tempo volevo proprio montare un bel caso…

    • Basta avere un pubblico mediatico idiota; a quel punto anche i passi falsi più eclatanti passano come prova di colpevolezza dei musulmani e/o di debolezza del giudice.
      Per avere un simile pubblico devi avere accesso a tv o giornali: non è necessario esserne padrone.

  5. Roberto says:

    Ma perché il ragazzo non le ha riempite di mazzate!?!
    Almeno per fargli passare la sbronza

  6. Roberto says:

    Leggo nell articolo linkato “We contacted the Judicial Office to find out more details about the case and they told us the judgement was given orally and therefore there was no written manuscript available” e trasecolo!

  7. Per Roberto

    “Leggo nell articolo linkato “We contacted the Judicial Office to find out more details about the case and they told us the judgement was given orally and therefore there was no written manuscript available” e trasecolo!”

    Anch’io sono rimasto colpito

  8. daouda says:

    Anche il caso Casseri è un caso montato.

    Dov’è la stranezza e dov’è il problema sopratuttto?

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