Del dover fare qualcosa (5)

Alla prima parte

“La comunità terribile non riposa in se stessa, ma nel desiderio che l’esterno porta su di lei, e che prende inevitabilmente la forma del malinteso”.

Tiqqun, La comunità terribile. Sulla miseria dell’ambiente sovversivo

Deve essere un momento di straordinaria esaltazione, per i militanti di Casa Pound.

Per un attimo, lo Spettacolo racconta che da una parte c’è il Mondo, dall’altra proprio loro.

Tutta la tempesta di fuoco dei media, che sono ciò che resta della realtà di questi tempi, si scaraventa addosso a loro e li ravviva, non potendoli uccidere.

Certo, potrà creare molti problemi, in famiglia, sul lavoro, a scuola, a singoli militanti di Casa Pound. Ma sarà un titolo di merito per il resto della vita, uno di quei racconti orali che in una comunità di questo tipo prendono il posto dell’insegnamento della storia. Nella grande indifferenza dei nostri tempi, i militanti che avranno vissuto questi giorni resteranno per sempre degli eroi.

“La forza e la fragilità della comunità terribile sono il suo modo di abitare il rischio. In effetti, essa non vive intesamente se non quando si trova in pericolo.”

Tiqqun, La comunità terribile. Sulla miseria dell’ambiente sovversivo

In questi giorni, Casa Pound raggiunge un simulacro di verità.

Ogni gruppo simile si regge su un sogno vago, una promessa futura oltre l’orizzonte della noia quotidiana, che non potrà mai avverarsi, perché se dovesse succedere, sarebbe la fine del gruppo.

Il momento supremo di un’organizzazione, per cui vale viverci, è dunque solo quella della crisi, quando il mondo finalmente ti riconosce e sembra quasi temerti.

La crisi non è una “idea”, è vita vissuta, temuta, cuore che batte più forte, notti insonni, improvviso affetto per i propri compagni – persino il capro espiatorio del gruppo, che già avevano addobbato per il sacrificio, scaricandogli addosso tutte le diffidenze della comunità, viene per un momento perdonato.

La tempesta che si getta addosso a loro è percepita come pretestuosa: in fondo, dicono, cosa abbiamo fatto se non dare accoglienza a un timido sfigato che parlava di fantascienza? I gruppi, al contrario delle aziende, accolgono sempre coloro che la società normale respinge, perché non si può essere selettivi, quando si tratta di fare nuovi membri. In questo, i lettori di Nietzsche svolgono la stessa funzione sociale concreta degli ammiratori di Madre Teresa di Calcutta.

Ma se l’attacco è pretestuoso, deve nascondere un’altra motivazione: il Sistema, il Mondo ha paura delle Nostre Idee. Sa che quelle Idee vanno stroncate, con la violenza e la calunnia, perché se solo l’umanità potesse sentirle, il Potere crollerebbe su se stesso.

E in questo modo il militante di Casa Pound si convince, non solo che le sue idee siano giuste, ma che esistano.

Intendiamoci, Casa Pound ha una discreta produzione di parole, qualitativamente al di sopra del livello, poniamo, di Forza Nuova; e non intendiamo affatto dire che quelle idee espresse ne nascondano altre, segrete, che è una tipica delusione dei complottisti.

Il punto vero è che una comunità indossa idee come l’individuo indossa un maglione: probabilmente rispecchia qualcosa della sua personalità, ma non è l’individuo. Sotto le idee, non ci sono altre idee, ma la vita di comunità.

Ora, ci sono in Italia migliaia e migliaia di gruppi come Casa Pound, molti dei quali anche più organizzati e con più militanti, di cui nessuno sente mai parlare. Pedalano furiosamente su biciclette che non partono mai, grondano sudore e non succede mai nulla.

Cosa ha avuto Casa Pound di speciale, per meritarsi questo trionfo?

Nel flusso globale, nei rapporti umani indeboliti o inesistenti, è difficile dare forma al Dominio che è al di sopra di tutti i gruppi, di tutte le comunità; è difficile persino dargli un nome – la Democrazia, i Nostri Valori, i Valori Fondamentali, il Luogo Comune?

Il Dominio assume forma, nel momento in cui si pone un nemico, perché la caricatura del nemico definisce almeno ciò che non si deve essere.

Il nemico è, tipicamente, una comunità interna al dominio stesso, un qualunque raggruppamento di individui, scagliati improvvisamente di fronte ai riflettori: gli anarchici, i drogati, i terroristi islamici, i fascisti, questa o quella setta.

E’ irrilevante se il gruppo preso di mira sia realmente colpevole o no di qualcosa. Certamente, dal momento in cui viene preso di mira, il gruppo non è importante.

Separiamo le questioni. Le accuse, vere o false, contro un gruppo andrebbero analizzate di volta in volta. Ma qui stiamo parlando dal punto di vista del Dominio e del Flusso Mediatico, che di volta in volta, instancabilmente, colpiscono un nuovo Gruppo-Minaccia per abbandonarlo tra i rifiuti una settimana dopo.

Diventare Gruppo-Minaccia, però, non conviene solo al Dominio: è una forma di elezione per il gruppo prescelto, per i motivi che abbiamo visto. La complicità inammissibile è profonda.

Come mai, allora, proprio Casa Pound è riuscita a portare a casa il raro premio?

P.S. Una nota personale. So, da più di una fonte, di essere una delle persone che i militanti di Casa Pound odiano di più. E non da adesso, ma da almeno sette anni. So che qualcuno (non tra i dirigenti),  voleva fare qualcosa di più concreto – e non mi riferisco solo a quel poveretto che ha fatto qualche scritta sui muri.

In realtà, ho scritto poco sulla loro organizzazione, ma devo aver detto qualcosa che hanno trovato più irritante delle cose pur feroci che si sentono in giro contro di loro. Comunque, è un problema loro.

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66 Responses to Del dover fare qualcosa (5)

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  2. Moi says:

    Saverio Di Giulio, “caposezione” o quel che l’è, di “Casa Pàund Firenze” rende conto _ a suo modo_ del Sor Casseri :

    http://video.repubblica.it/edizione/firenze/casa-pound-casseri-un-pazzo-in-una-citta-tollerante/83603/81993

  3. Moi says:

    “Casseri Santo Subito” [sic]

    http://www.leggo.it/articolo.php?id=153934

    No comment, commentate voi se volete …

  4. mirkhond says:

    Dal blog di Franco Cardini :

    Il caso fiorentino e la crisi europea

    13 Dicembre 2011

    Dinanzi al caso fiorentino – un omicida-suicida, l’estremista di destra Gianluca Casari, e due senegalesi morti che potrebbero diventare di più in quanto vi sono dei feriti in gravi condizioni – le due opposte tentazioni da respingere sono il semplicismo del “caso-limite” e la superficiale sistemazione dell’evento all’interno di una serialità ormai acclarata, che fa parte delle manifestazioni patologiche sì, ma in fondo “ordinarie” del nostro Occidente.
    Le voci terrorizzate e angosciate, ma in fondo minimaliste, si sono fatte sentire per prime. E hanno formulato pareri giudiziosi: il Casari era un povero folle la condizione del quale era magari aggravata da cattive frequentazioni parapolitiche e pseudoculturali, l’esponente di una marginalità politica e umana che di solito resta confinata nei bassifondi e nelle cantine della nostra società e che purtroppo di rado riesce ad affiorare al disonore della cronaca con un gesto: magari, degli ammalati del “complesso di Erostrato”, il tizio che incendiò il tempio di Artemide in Efeso affinché il mondo lo conoscesse e parlasse di lui. E’ stato questo, in fondo, forse il caso del norvegese Breivik, che ha avuto il tempo di rivestire la sua infame strage di logorroici sproloqui che definire ideologici equivale a far dell’eufemismo fuori luogo. Ma la posizione di chi la pensa così non è purtroppo convincente in quanto eccessi del genere, anche se non si traducono frequentemente in autentici delitti, cominciano a diventar un po’ troppo comuni all’interno della nostra società. Il recente assalto al campo torinese di rom accusati a torto di un delitto che non avevano commesso è stato a un pelo dal trasformarsi a sua volta in un altro episodio raccapricciante di violenza. Né, d’altro canto, si può accettare che questi episodi, e la ferocia che ne costituisce la base e la radice, vengano accettati come se fossero normali o comunque in qualche modo comprensibili se non giustificabili in una società che appare provata e che si sente minacciata. Perché questa società, all’interno della quale qualcuno propone di trattare con sociologica comprensione il delitto (“si sentono minacciati, chissà forse lo sono davvero, quindi è normale se…”) è la stessa che non troppe generazioni or sono ha preteso di essere progredita e cresciuta imponendo l’habeas corpus, scrivendole carte dei Diritti dell’Uomo, abolendo pena di morte e tortura: e che ha ritenuto di poter giudicare e condannare i totalitarismi dalla sponda della sua conclamata superiorità morale proprio in quanto aveva raggiunto quegli irreversibili traguardi. Basta dunque un pericolo vero o supposto tale, per quanto grande sia, per indurre i paladini della libertà e dei diritti umani ad abbandonare i loro nobili ideali e a tornare alla cultura della repressione e magari dell’ “aggressione preventiva”, che ha la spudoratezza di autoqualificarsi come misura di difesa?
    Quel che intendo dire è che la condanna dei Breivik e dei Casari è pleonastica, è ovvia, ma non significa assolutamente nulla. I gesti dell’uno e nell’altro non sono affatto spuntati dal nulla come un fiore malefico nato non si sa né come né perché in un dolce profumato giardino: al contrario, le aiuole avvelenate nelle quali sono sbocciate quelle malefiche corolle sono state per anni, giorno per giorno, concimate dal letame di un odio considerato ammissibile e legittimo anche quando lo si riteneva non condivisibile e irrorate dall’acqua stregata del pregiudizio.
    Assumiamoci quindi le nostre responsabilità: ciascuno di noi ne ha di che riempire ora una bella borsa, ora un pesante sacco. Non troppi mesi fa un esponente politico allora di spicco del passato governo, dinanzi allo spettacolo di alcuni poveri corpi che galleggiavano senza vita nel mare di Pantelleria, non esitò a invocare per il futuro un salutare intervento della marina militare, che mitragliasse e colasse a picco i cargos dei disperati provenienti dal continente africano. In un paese civile, tale affermazione avrebbe dovuto provocare un coro di indignazione e una serie di gesti di concreta rivolta contro la prospettiva che chi aveva osato pronunziare un’enormità del genere rimanesse anche un solo minuto di più a occupare un seggio di governo a spese della comunità tali da obbligare il presidente della repubblica a rimuoverlo d’autorità e ad allontanarlo dai pubblici incarichi. In Germania, pochi mesi fa – non nell’Ottocento romantico e nel rigoroso Reich del Kaiser Guglielmo – lo scandalo derivante dalla scoperta che un ministro aveva plagiato la sua tesi di laurea è stato tale da obbligarlo a dimettersi. Questi due episodi danno la misura della differenza tra situazione italiana e tedesca molto di più di qualunque spread.
    Non basta ancora. Nel 2002 – vedete quanto lontane sono le radici della violenza? -, quando il governo Bush e i suoi complici stavano preparando l’aggressione all’Iraq, tra Manhattan e Firenze la giornalista e scrittrice Oriana Fallaci seminava generosamente i semi dell’odio descrivendo un immaginario Islam tutto proteso a distruggere la nostra civiltà e reagendo – come allibito denunziava Tiziano Terzani, che della Fallaci era pur amico ed estimatore – con calci e sputi dinanzi alle repliche di chi non era d’accordo con lei. In tale occasione, intellettuali come Franco Zeffirelli si schierarono senza se e senza ma al fianco di Oriana minacciando addirittura d’incatenarsi sul Ponte Vecchio finché non fossero cessate manifestazioni “vergognose” come quelle degli extracomunitari che avevano drizzato una tenda di fronte al palazzo arcivescovile, a fianco del bel battistero di San Giovanni, identificando nel primate della Chiesa fiorentina colui che naturalmente avrebbe potuto difenderli, magari da solo, contro gli intollerabili soprusi dei quali erano vittime e che provenivano loro, spesso, da amministratori e da politici. Che quelle intollerabili offese alla dignità della persona umana fossero ben più gravi dell’attentato alla bellezza della più nobile piazza fiorentina costituita da quell’accampamento di senza-dimora, non sfiorò nemmeno per un istante né la coscienza cattolica di Zeffirelli, né quella laica e democratica della Fallaci.
    La strada che ha condotto all’eccidio fiorentino è lastricata di queste pietre. Ma, finché la crisi socioeconomica non si è palesata in tutta la sua gravità – e ciò non è ancora del resto accaduto nemmeno in questi giorni -, queste manifestazioni d’intolleranza, questi incitamenti all’odio, sono stati confusi con legittime espressioni di libertà di pensiero. Ma quando un pregiudizio lungo, radicato e addirittura autorevolmente accettato e magari perfino sostenuto, dopo aver troppo tempo “pacificamente” allignato in una società che sottovalutandolo lo ha tollerato, esplode in una sinistra girandola di violenza, c’è sempre qualche anima bella disposta a meravigliarsi e perfino a indignarsi. Allora, però, è troppo tardi. E’ un po’ come le streghe e gli untori, all’esistenza dei quali si crede distrattamente finché arriva la peste: e allora essi diventano il capro espiatorio di una società che ha bisogno d’identificare il Nemico Metafisico, la causa unica o prevalente delle sue disgrazie.
    Ecco perché il caso-Casari è molto più grave di quanto già non appaia dall’enormità del delitto del quale il giovane pistoiese si è reso responsabile. Perché esso costituisce la punta di un iceberg fatto di pregiudizio, d’ignoranza, di paura, di malafede e cresciuto per colpa di tutti noi: o perché lo abbiamo aiutato a crescere, o perché non siamo stati abbastanza lucidi ed energici da ostacolarlo in modo deciso ed efficace. Nei prossimi mesi, tutto sarà più difficile perché peggiori saranno le condizioni economiche. Sarebbero d’altro canto seri guai, se la coscienza dell’innocenza dei senegalesi dovesse nascere solo dalla compassione per i soprusi che hanno dovuto subìre. E più seri ancora se essi decidessero di organizzarsi per non subirne più. Ecco perché la stessa nobile solidarietà dimostrata dai commercianti fiorentini nei confronti delle vittime della furia omicida del Casari, per esemplare che sia, cela essa stessa un rischio: quella del generare fronti contrapposti e di alimentare la spirale della vendetta. E’ così che cominciano le guerre civili.

    Franco Cardini

    http://www.francocardini.net

    • Francesco says:

      Mi sembra una congerie di fesserie.

      Il problema della importante immigrazione è sentito in tutti i paesi dell’Occidente, compresi gli USA che hne fanno una bandiera ideale, da alcuni decenni.

      Con le più diverse reazioni, che peraltro in Europa mi paiono produrre ben poco dal punto di vista pratico (sia il razzismo leghista sia il buonismo progressista NON incidono sulla vita degli immigrati), mentre al di là del mare la macchina dell’integrazione funziona ancora, sia pure meno bene che in altri periodi.

      Cardini si inscrive nel dibattito parolaio, con una posizione del tutto unilaterale e insoddisfacente, e di nuovo rinnova insulti e richieste di censura per l’altra parte della dotta discussione.

      Di suo ci mette una fesseria “anti-italiana” con paragone Italia-Germania.

      Non sono responsabile del gesto del vecchio svitato fiorentino per il fatto che giudichi problematico l’afflusso di molti immigrati in Italia più di quanto lo sia per aver letto un paio di libri di Lovecrat.

  5. Un articolo interessante, che sia o no condivisibile in tutto, ad esempio i riferimenti al rapporto Stato/psichiatria, che potrebbero essere intesi come un riferimento alla legge Basaglia: d’accordo sul fatto che lo Stato non ha cercato alternative serie ai manicomi, ma l’opera di Basaglia in sé mi sembra di valore indiscutibile.

    Mi ha colpito il riferimento a Enrico Rulli, coautore assieme a Casseri di un libro e certamente l’unica persona vicina a lui, di cui non si parla però mai.

    Rulli gli aveva anche prestato la sua casa a Firenze, vedo.

    Tra l’altro, ironia della sorte, Rulli sembra che sia di Rifondazione Comunista.

    La Strada che ci attende.
    Gianluca Casseri, John Kleeves e gli altri.

    Ho scelto di scrivere questo breve pezzo perché schifato della strumentalizzazione politica, becera e ossessiva, con cui si è cercato dopo l’omicidio plurimo-suicidio di Gianluca Casseri, di rimuovere la vera causa ed il vero scandalo che hanno condotto a tanto: la cancellazione della malattia mentale in Italia, della sua pericolosità sociale, in nome di politiche di “contenimento della spesa” che non risparmiano mai sangue e sofferenza, come in questo caso inferte dai più deboli sugli ultimi.
    Di mestiere faccio lo psicologo, spesso nei tribunali. Assieme ad altri amici dal 1989 ho organizzato in San Marino 7 Conventions nazionali del Fantastico italiano ed altre manifestazioni a tema in molte città italiane. Come terzo Presidente dell’Associazione Identità Europea ho seguito la lezione del nostro Fondatore, Franco Cardini, ed ho studiato la struttura mentale e culturale del razzismo europeo contemporaneo, ricavandone anche presso Il Cerchio un volume per le Scuole medie superiori che ha conosciuto una buona diffusione.
    Ho conosciuto Gianluca Casseri in occasione di questi raduni nazionali del Fantastico, quindi agli inizi degli anni ’90, assieme al suo inseparabile amico del cuore, il fiorentino rifondarolo Enrico Rulli, strabordante e simpaticissimo. Ho continuato ad incontrarli in occasioni consimili fino al 2004: timido, grassottello, oberato da un vernacolo pesantissimo. Ho seguito la sua fanzine (pubblicazione amatoriale) dedicata al fantastico La Soglia finché è uscita, nel 2005. Negli anni successivi ho appreso a distanza del suo progressivo isolarsi da questo ambiente, che era il suo ambiente, l’unico cioè che frequentasse. Sapevo che stava male dentro. Come tutti i depressi lasciati a loro stessi, ha pervertito il suo mondo culturale ed i suoi riferimenti iconici attraverso il delirio, allontanandosi sempre più dalla realtà in cui tutti noi più o meno viviamo. La sua forma di delirio è ben nota, ed ha coinvolto recentemente anche un altro scrittore border-line italo-americano, John Kleeves, come Casseri omicida e suicida: il mondo diviene il tuo grande nemico, il tuo odio cresce finché non ti scatta dentro la voglia di vendicarti. Diamo un nome a questo delirio: paranoia.
    Casseri paranoico omicida si è identificato con Clint Eastwood, l’americanissimo protagonista de Ispettore Callaghan; oppure col Michael Douglas de Un giorno di ordinaria follia; due films che ha lasciato, assieme ad un bossolo della sua pistolona da giustiziere made-in-USA nelle stanze che l’amico Rulli gli aveva lasciato abitare a Firenze, per toglierlo da una situazione familiare quantomeno complessa. Ha ripulito prima del massacro ogni traccia di sé, lasciando solamente visibili all’amico questi segni iconici: questo è quanto di lui restava all’atto dell’esplosione finale di follia omicida. Sappiamo che si lamentava della scarsa attenzione che otteneva dai medici curanti che lo seguivano per la sua depressione: se fosse vero, sarebbe una tragedia nella tragedia, per la categoria in prima linea nella prevenzione dei costi sociali della malattia mentale. No, Gianluca Casseri non stava né bene né meglio; si è incistato nella propria patologia finché i residui margini di contatto con la realtà si sono mozzati, e tutta l’aggressività frustrata da una vita timida, taciturna, colma di conflitti familiari e priva di affetti è esplosa con tutta la sua capacità distruttiva. E dopo aver cercato di distruggere il mondo (quali sono i bersagli preferiti dell’ispettore Callaghan o del fantozzi-Douglas? Indovinatene il colore della pelle…) non ha mancato di distruggere sé stesso. L’amico di sempre, Enrico Rulli, insospettabile soprattutto politicamente, l’ha gridato sul Corriere con tutto il suo cuore: invano.
    E fin qui si potrebbe solamente fermarsi, piangere i morti e la nostra incapacità di comprendere il disagio, dedicargli il tempo necessario (parlo ai colleghi…), impedire queste ferite alla comunità.
    E invece si deve subire la strumentalizzazione. Questa è del tutto intollerabile. Almeno la sofferenza umana andrebbe rispettata come parte del destino che tutti ci riguarda. E invece niente. Ho letto che Gianluca era un “militante di estrema destra”, un “lucido killer”, il “fascista del terzo millennio” che La Soglia era un bollettino ariano e razzista (purtroppo questo significa non aver mai avuto voglia di cercarne e di aprirne un numero, il che la dice lunga sulla correttezza professionale di molti giornalisti…), che da solo costituiva un «commando imbevuto di razzismo e di ideologia neonazista» (La Repubblica, 15/12, pag. 17).
    C’è chi ha approfittato del caso per scatenare una polemica contro il Centro di destra che Casseri prese a frequentare negli ultimi tempi della sua vita, e chi ha accusato come mandante «l’uso strumentale della sicurezza che fa leva sull’odio razziale e sulla criminalizzazione degli immigrati», ossia la legge Bossi-Fini. Ho purtroppo visto che anche la comunità senegalese toscana è caduta in questo tranello, e me ne dispiace doppiamente, perché al danno si unisce in tal modo una tragica beffa.
    La verità è molto semplice, e altre volte ci siamo andati a sbattere contro. Nel celebre film La strada, tratto dal non meno lacerante romanzo di C. Mc Carthy, il mondo in cui viviamo viene colpito da una misteriosa catastrofe che ne mette in crisi l’organizzazione sociale. Lì inizia un imbarbarimento collettivo, che non ha né limiti né morale, fino al dominio di una follia collettiva in cui chi non è pazzo è solamente un debole da divorare. La metafora dovrebbe essere chiara: questo mondo sta vivendo una crisi di fondamento epocale: i più deboli interiormente se ne vanno per primi, magari uccidendo – come a Liegi nello stesso giorno di Firenze – più gente possibile per farsi accompagnare nell’al di là da un corteo funebre più ricco, più sontuoso. Chi chiude gli occhi di fronte a questi segni di degradazione, ne verrà travolto a sua volta. Nel film solo l’innocenza di un bambino incarna la speranza.
    Politici grandi e piccoli, non profanate questa tragedia con la vostra retorica da salotto TV, da intervistucola pomeridiana. Non cercate di darci da bere che la follia che si alza – e continuerà a levarsi – nell’occidente è colpa di Casa Pound. Ho letto sui quotidiani politically correct come Repubblica nuove liste di proscrizione in cui Franco Cardini diviene graficamente l’ispiratore di Franco Freda. Fermatevi qui. Siete già abbastanza ridicoli senza bisogno di raddoppiare la dose.

    Adolfo Morganti
    Psicologo

    Fonte: il Giornale della Toscana, Firenze, 16.12.2011, pp.1-2.

    • mirkhond says:

      opera di Basaglia in sé mi sembra di valore indiscutibile.

      Concordo. Ho postato l’articolo in quanto lo stesso Cardini è stato maldestramente coinvolto in una generica caccia alle streghe del neofascismo, ad opera di Repubblica, come riportato su effedieffe.
      Quanto a Casseri, ho letto un suo articolo, I Protocolli del Savio di Alessandria, nato come risposta ad un romanzo di Umberto Eco, sui Protocolli di Sion.
      Se l’articolo è stato scritto da Casseri, mi ha colpito la lucidità della sua analisi, lontana da un certo stantio complottismo antisemita, mentre parlando dei Protocolli, lo ha definito una sorta di “romanzo profetico” su qualcosa che non c’era tra 1897 e 1905 (data della probabile stesura e pubblicazione del testo), ma che in qualche modo, può riflettere una realtà più vicina a noi, quella dell’impero globale. O comunque la minaccia che tale globalizzazione porterebbe, nel distruggere e livellare identità religiose, culturali e statali intorno ad un (subdolo) modello dominante.
      Insomma una specie di 1984 di Orwell.
      Ora è apparentemente incredibile come una persona dotata di una tale lucidità di analisi, lucidità ovviamente legata ad un vissuto culturale chiaramente antiebraico, ma non tale da scadere nei più ridicoli complottismi, possa essere lo stesso disturbato che ha commesso la strage contro dei poveretti di diverso colore della pelle e religione.
      Aldilà delle cause di questa follia, e su cui si dovrà cercare di fare luce, ciò che mi disgusta di un certo estremismo fascista o tale, è il prendersela con chi è più sfigato di loro. E questo è uno dei motivi che mi ha fatto sempre avversare quella galassia.
      Forse se il signor Casseri fosse stato seguito dai servizi sociali e di igiene mentale, questa tragedia si poteva evitare….

  6. BernardoR says:

    Io ho ordinato il libro alla Feltrinelli due/tre giorni fa, lo hanno ordinato, spero mi arrivi ma non ne sono più sicuro perché l’editore lo ha reso indisponibile…

    http://www.edizionilpuntodincontro.it/libro-chiave-caos-p-784.html

    Mah, sono decisioni loro, mi aveva incuriosito il libro.

  7. BernardoR says:

    Io ho ordinato il libro alla Feltrinelli due/tre giorni fa, lo hanno ordinato, spero mi arrivi ma non ne sono più sicuro perché l\’editore lo ha reso indisponibile…

    http://www.edizionilpuntodincontro.it/libro-chiave-caos-p-784.html

    Mah, sono decisioni loro, mi aveva incuriosito il libro speriamo che abbiano fatto in tempo, magari lo fanno arrivare da un altro negozio Feltrinelli (dove era disponibile).

  8. Sempre per la serie testi interessanti… mi hanno girato questa.

    Qui qualcuno ha detto che ho commentato poco l’ideologia di Casseri. Che in realtà credo molto importante.

    Ovviamente non penso che l’autore anonimo del testo che segue abbia la minima propensione alla violenza, ma lo segnalo perché riassume abbastanza bene il modo di pensare di un piccolo mondo, cui credo che Gianluca Casseri fosse vicino. Come vedete, i punti di partenza sono assai diversi da quelli di Oriana Fallaci, lasciamo perdere poi quelli che incendiano i campi Rom.

    Ovviamente non sono molto d’accordo con i contenuti :-).

    Trovo interessante il caratteristico pessimismo fuori luogo: l’Occidente è vivo e vegeto più che mai, di che si lamentano?

    Da notare poi il tentativo di mettere insieme dottrine antropologiche di provenienza statunitense con forme “pagane”, peraltro attaccando furiosamente l’unica tradizione o identità che nel bene o nel male abbia segnato realmente l’Occidente, cioè il cristianesimo.

    Proprio in questi giorni ho constatato che presso gli eurasiatisti,i geopolitici e i filoislamici c’è un incompatibilità di fondo con le tesi di chi si propone la difesa dei popoli europei nel loro essere popoli di carne e sangue.

    Loro sostengono che la razza non ha importanza,che la scienza ha dimostrato le razze non esistere,e che la storia da loro ragione,perchè per esempio inglesi e tedeschi pur essendo simili etnicamente sono stati molto diversi per preferenze ideologiche e schieramenti militari.

    Per loro le civiltà e le relative differenze non hanno relazione con la razza e quindi reputano più importante la geografia o la religione.

    La prima reazione a tali discorsi è una istintiva repulsione. Repulsione ai discorsi che suonano falsi e nemici, perchè si percepisce un intima sensazione di estraneità.

    Ora,in apparenza il loro discorso è vero.

    Inglesi e americani sono fortemente semitizzati spiritualmente e storicamente molto diversi dal mondo germanico e slavo che pur essendo cristianizzato era riuscito a mantenere un’identità pagana, nel senso del radicamento nel territorio e nella tradizione degli avi.

    Ma il corollario di esso è che la razza e le radici genetiche non contano, non sono importanti nel definire una civiltà, che come un contenitore darebbe la forma al contenuto umano.

    Ovviamente la realtà è diversa ed è la storia,che quei menteccatti non conoscono, a dimostrarlo!

    La storia che ci dice che tutti i tentativi di creare civiltà a partire dal materiale umano differente da quello originario o inadeguato sono falliti.

    L’Unione sovietica per esempio,con l’imposizione dell’uomo sovietico che avrebbe dovuto sostituire russi, kazaki, baltici e siberiani.

    O l’impero romano,che crollo’ quando gli italici etnici finirono.

    O gli stessi USA, incapaci di unire genti diverse senza macerarli tutti in un individualismo disgregante.

    Perchè LA RAZZA E’ LA BASE SU CUI SI FONDA UN POPOLO, COME IL CORPO E’ IL FONDAMENTO SU SI PUO’ FORMARE UN ESSERE UMANO.

    Senza un corpo adeguato lo sviluppo sarà carente,anche in presenza degli stimoli migliori.

    Dicono,i traditori,che la scienza ha dimostrato le razze non esistere.

    Ma la scienza dice semplicemente quello che vuole il potere,come dimostrato dal caso Watson, premio nobel perseguitato solo per aver espresso opinioni non in linea con l’ortodossia egualitaria.

    Infatti gli esperimenti spiattellati dai mercenari multirazziali riguardano la non corrispondenza tra i geni che che codificano il colore della pelle rispetto a quelli che riguardano altre caratteristiche fisiche.

    Ma nessun razzista ha mai detto che è il colore della pelle a DETERMINARE le differenze,semmai è un indicatore di esse.Negri africani,indiani e aborigeni australiani hanno tutto la pelle scura ma sono razze differenti.
    Se invece guardiamo la scienza quando i riflettori della politica sono puntati altrove allora possiamo notare che la correlazione tra comportamento sociale e radici genetiche ha basi sempre più solide e confermate.Come se non bastasse l’esperienza quotidiana!

    E del resto Evola,che i geopolitici e i filoislamici citano a sproposito contando sull’ignoranza dei loro interlocutori,affermò nel suo “indirizzi per una educazione razziale” che per definire la razza di un individuo stabilire la sua razza biologica E’ CONDIZIONE NECESSARIA MA NON SUFFICIENTE,essendo necessario anche specificare ANCHE la razza dell’anima e dello spirito.

    La base è la genetica.Il sangue.

    L’indifferenza di fronte alle offese al sangue e alla identità biologica di un popolo sono derivate da un delirio mentale simile a quello dgli utopisti. Il cui pensiero deriva dalla infezione giudaico-cristiana. Quella cioè di creare un mondo mentale “perfetto” e rifugiarsi in esso ,disperzzando la realtà e rifiutando il confronto con essa per evitare di mettere in discussione gli equilibri mentali in cui l’utopista si sente un re.

    Il fatto che la comunanza genetica non garantisce uguale comunanza di ideali non cambia i contorni del problema.

    La civiltà di un popolo si sviluppa a partire dalla conformazione psicofisica di esso,e nel corso dei secoli la civiltà stessa modifica anche fisicamente la genetica della comunità umana, attraverso le leggi e le usanze e le gerarchie che si formano.

    Stirpe e spirito vivono assieme ANCHE SE POSSONO DIVORZIARE e questo significa però prima o poi una crisi anche fisica delle persone.

    La morte della propria specifica cultura conduce alla disgregazione il popolo e in breve anche gli individui finiscono per impoverirsi e morire.O estinguersi,come nel caso degli europei.

    Una determinata forma spirituale esige una continuità di sangue di individui simili,in cui lo spirito “abita” o meglio si manifesta e vive nei secoli,fornendo ai consanguinei una “supervita” la cui lunghezza consente loro di realizzare quello che la singola persona da sola non potrebbe mai.

    Per questo la forma fisica di un gruppo etnico va preservata anche se da sola non contiene come necessario uno sviluppo spirituale adeguato! Perchè tale sviluppo è solo una possibile manifestazione delle caratteristiche germinali eventualmente presenti senza le quali le civiltà sono prive di senso e non sono certo trasmissibili.

    La sacralità del corpo come manifestazione divina è il cardine della nostra mentalità pagana, laddove per il cristianesimo, da cui discendono tutte le correnti utopistiche è solo un secchio che serve a contenere le presunte verità stabilite dall’astrazione mentale.

    • Roberto says:

      Con tutta l’amicizia e la simpatia proprio trovo incomprensibile come tu possa considerare interessanti sproloqui come questo

    • PinoMamet says:

      A questo tizio devono aver detto che le razze non esistono, ma non ha ancora capito esattamente il perché.
      Poi questi cascami di vecchie idee (già fasulle da nuove) ripetute come articoli di fede. Evola citato come fonte autoritativa.

      Trovo disturbante sapere che vado in giro, magari salgo su un autobus, e il mio vicino sta forse rimuginando tra sè queste follie. Che invece di pensare ai casi suoi, ai problemi suoi veri, sta meditando sul legame di razza e di sangue, sulle gerarchie spirituali o sulla sacralità pagana del corpo.

      Ma perché?? Ma cosa lo ha ridotto così? Non sarebbe ora che si svegliasse?
      Pensa davvero che troverà una qualche salvezza in questo cumulo di balle auto-reggente, che il figurarsi parte di una qualche inesistente gerarchia fisica o spirituale lo salverà dalla bassezza della vita quotidiana?
      Non c’è nessuna bassezza, bisognerebbe dirglielo, urlarglielo in faccia.

      Gli prescrivo la lettura di E. Fromm due volte il dì, sedute di zazen tutte le settimane, cibo sano e passeggiate all’aria aperta.

    • Athanasius says:

      Noioso…

    • Francesco says:

      “la razza dell’anima”

      scusate ma questo scrive i testi per la TV generalista?

      siamo sotto il grado zero della dignità non dico intellettuale ma anche solo linguistica

      che vada a fare il giornalista sportivo!

      ciao

  9. Per Roberto

    “Con tutta l’amicizia e la simpatia proprio trovo incomprensibile come tu possa considerare interessanti sproloqui come questo”

    Perché no? Secondo me rispecchia molto bene il probabile modo di pensare di Casseri.

    Non sto affatto dicendo che un pensiero di questo tipo porti a uccidere da solo, ovviamente, né sto proponendo censure, né sto accusando l’autore del minimo reato, presente o futuro.

    Sto dicendo che, se vogliamo capire il lato “pensato” del delitto (che è solo una parte), questo potrebbe essere un buon elemento.

    Salvo voler attribuire tutto semplicemente alla “follia”, che però mi sembra riduttivo.

    • Francesco says:

      Ehm, quale è la differenza tra la follia e il “pensiero” che hai riportato?

    • roberto says:

      1. sono più esplicito di francesco. questo sproloquio non è “pensiero” ma follia
      2. avrei potuto scrivertelo io per dirti cosa pasava per la mente di casseria (questo genere di follie hanno la tendenza ad essere clamorosamente banali e ripetitive)
      3. il mondo è pieno di cose interessanti sulle quali riflettere, ed il tempo una risorsa drammaticamente limitata
      4. sicuramente avrei un giudizio diverso sull’interesse dello sproloquio se invece di essere uno sproloquio di un mentecatto fosse lo statuto di una associazione.

  10. Moi says:

    @ Miguel

    Scusa ma vorresti arrivare ad asserire tutti insieme che c’è un razzismo di “Gente che Legge” (Casa Pound e simili) e di “Gente che guarda la TV” (Leghisti e simili) ?

    … Foss’anche così, che utilità se ne dovrebbe trarre ?

  11. Per PinoMamet

    “Trovo disturbante sapere che vado in giro, magari salgo su un autobus, e il mio vicino sta forse rimuginando tra sè queste follie.”

    Pensa se tu fossi un ambulante senegalese, e il tuo vicino stesse rimuginando queste follie. Con una pistola in mano.

    Ma ci hai fatto caso che, pur gridando al “delitto razzista”, non c’è nessuno che si sia preso la briga di indagare sulle idee razziste di Casseri?

    Siamo in Italia, e allora si pensa solo al contatto/complotto con Casa Pound, che ha un contatto/complotto con il PDL, e quindi, ecco la soluzione del delitto, è colpa di Berlusconi :-)

    • PinoMamet says:

      Sono d’accordo.

      Mi ricordo che diversi anni fa ero per strada in pieno centro, sul ponte anzi che taglia in due la città.
      Un vecchietto, senza nessun motivo apparente, così all’improvviso, si gettò contro un ragazzo africano che passava, urlandogli che doveva andare a lavorare, o forse che ci rubava il lavoro, qualcosa del genere. Gli tirò due cazzotti, che il ragazzo si limitò a evitare come poteva.
      Corro- pochi passi, vabbè- mi metto in mezzo, e faccio in tempo a beccarmi uno sputazzo dal vecchio, mentre il ragazzo si allontana con un’espressione che potrei definire solo di incredulità- e di dolore, paura anche.
      E il vecchio, prima di allontanarsi, che mi grida “questi vengono a distruggere la nostra civiltà” o un’altra roba così, che chissà dove l’aveva sentita
      (cioè, dai, diciamocelo, lo sappiamo tutti dove l’ha sentitta).

      Allora io non voglio criminalizzare il vecchio, che in fondo non ha sparato. E sicuramente non ce le aveva tutte a casa, come si dice da queste parti.
      Ma chi gli ha messo in testa queste idee?

      Però non è “tutta colpa della Fallaci”, e neanche di quello schifoso cinico che ha creato il fenomeno Fallaci.
      Certo uno può avere un’alienazione tutta sua, come forse questo Casseri.

      Ma chi ci gioca, con le alienazioni di tutti, dovrebbe sentirsi un po’ responsabile.

      • Francesco says:

        però non possiamo neanche trasmettere i Teletubbies a tutte le ore su tutti i canali perchè ci sono dei matti che potrebbero “capire” male il resto delle trasmissioni

        PS sui programmi TV da evitare non hai tutti i torti, man mano che la civiltà decade il grand guignol avanza. ma se lo guardi da fuori tu fa paura

        • PinoMamet says:

          Francesco

          ma io mica ho detto che bisogna censurare dei programmi televisivi; ho solo detto che certe serie TV a me, personalmente, disturbano, e non le guardo
          (se ti riferisci a quello)
          gli altri facciano come credono.

    • PinoMamet says:

      Tra l’altro le idee razziste di Casseri, quali che fossero, nella loro assurdità (come tutte le idee razziste) ci aiuterebbero almeno a definirlo.

      Perchè ce l’aveva con i neri? Perchè erano troppo credenti, o perchè lo erano troppo poco, o credevano nelle cose sbagliate?
      Perchè erano barbari o perchè erano decadenti?

      Perchè tradivano la società cristiana, o perchè erano figli della decadenza delle “religioni di matrice semitica”?

      Ora, io sono uno di quelli che quando leggono la storia del mostro di Milwaukee stanno male.
      Non guardo neanche le serie TV americane con i serial killer, perché mi disturbano.
      E però c’è tutta una serie di persone che non vede l’ora di tuffarsi in queste cose.
      Voyeurismo da film horror, forse, o semplice curiosità. Perché di punto in bianco ha ucciso i neri? Glielo ha detto il frigorifero, o Odino?
      (lessi annissimi fa di un tale che parlava con Odino tramite il suo frigorifero).

      Insomma, un po’ di curiosità su queste cose me la sarei aspettata, da parte dei media.

      Lui ha lasciato solo fantascienza, negli scaffali, no? L’avrà anche fatto apposta, ma in altri frangenti credo che ci si sarebbero buttati.
      Però sono anche io che non leggo più tanto i quotidiani maggiori, magari qualcuno l’ha fatto.

  12. Per Moi

    “Scusa ma vorresti arrivare ad asserire tutti insieme che c’è un razzismo di “Gente che Legge” (Casa Pound e simili) e di “Gente che guarda la TV” (Leghisti e simili) ?

    … Foss’anche così, che utilità se ne dovrebbe trarre ?”

    Beh, in questo caso almeno scopriremmo che la strage di Firenze non è colpa dei programmi di Canale 5.

    Comunque, Casa Pound non è un’organizzazione razzista. E’ un’organizzazione che si rifà al peggio del fascismo, il futurismo, D’Annunzio, la Repubblica di Fiume, l’estetismo interventista, le sparate laiche, l’arditismo, ma non è razzista.

    In un certo senso, potrei dire che questo è anche peggio, perché io vedo il razzismo come una delle conseguenze della grande strage del 1915-1918, che Casa Pound rivendica in pieno. Come rivendica la “sacra frontiera del Brennero” e altri crimini.

    Però il fatto che io trovi inaccettabile tutto questo, non mi porta ad attribuire a Casa Pound colpe che non ha.

    • PinoMamet says:

      Non so di preciso cosa facciano quelli di Casapound, che di recente hanno aperto una sede anche nel mio capoluogo, tra mille polemiche.
      Penso che facciano quello che tu dici che pensano, cioè, niente.
      Perlomeno questo è quello che hanno fatto finora ;)

      Però mentre andavo in treno per lavoro in un’altra città (molto scomoda da raggiungere!) ho notato una scritta su un cavalcavia, che diceva più o meno
      “Antifa: conigli che pestano leoni”

      Per dieci minuti ho tentato di capire se l’avessero scritta i “fasci” o gli “antifa”.

      Se pestano qualcuno, vuol dire che vincono (in una logica da scontro da strada, ovviamente); d’altra parte, “leoni” è di solito usato per lodare qualcuno, mentre “conigli” suona come un insulto. Ma potrebbe essere anche una rivendicazione: “saremo anche conigli, ma intanto vi picchiamo…”

      Sono arrivato alla conclusione che potrebbero averla scritta entrambi.

      I “fasci” che si autodefiniscono “leoni”: in tutti i comunicati dei vari gruppi fascistoidi che ho letto in seguito ai fatti di Casseri, non so quante volte ho letto la parola “stile”.
      “Non è nel nostro stile”, oppure “il nostro stile politico dice che…”, oppure “il nostro stile e la nostra storia testimoniano che…”

      Certi gruppi di sinistra sono alienati, a modo loro. Anche rivendicarsi come “conigli” è da alienati; i “comici spaventati guerrieri”, la “gioiosa macchina da guerra”, questo bisogno di sdrammatizzarsi facendosi un po’ del male (a parole), non è una cosa che capirò mai del tutto, ed è tipica della sinistra.

      Ma i fascisti hanno un’alienazione diversa: lo “stile”, una parola che ricordo raramente di aver letto in comunicati della sinistra, e che perciò mi ha colpito. I valori. Scommetterei che amano il “bel gesto”.
      Sanno di essere dei perdenti: per questo vogliono lo stile. Chi perde, vuole perdere con stile. A chi vince, non gliene frega niente, di solito.
      “Morirò da eroe!”- “Basta che muori”.

      Un riccone fascio (personaggio insultosissimo e legato a ambienti molto facoltosi e “inseriti”; ovviamente non faccio nomi) mi diceva anni fa, tutto orgoglioso, che quando si picchiava da ragazzo con i “comunisti”, i comunisti erano conigli, perchè erano sempre più numerosi. Non combattevano con “stile”, suppongo. Naturalmente c’è da fare la tara alle vanterie, e chissà che i comunisti non raccontino le stesse cose (anzi, mi sa che lo fanno), però è vero che i valori sono diversi.

      Alla fine, questi casapoundini qua sono dei poveri sfigati, e penso che discendano molto di più dai mods della perfida Albione che dai reduci della prima guerra mondiale che seguivano il Duce. Però in effetti quel trombone di D’Annunzio fa abbastanza al caso loro.

  13. jam... says:

    “specificare la razza dell’anima e dello spirito”

    ..con una tale frase siamo chiaramente all’interno del pensiero schizoide, chiaramente all’interno delle tenebre,
    e teologicamente alla frutta, x’ in realtà, l’Anima-Spirito, nasce da una sola entità: Dio.
    L’Anima-Spirito é UNA, una sola razza, l’Uno che si é frantumato nel molteplice, pur restando UNO.
    La frantumazione dell’Anima-Spirito, non ne altera l’unità originaria, una monade nella Monade, definisce soltanto i vari ‘lavori’ che gli indivudui debbono compiere, o i ruoli da assumere, tutti ugualmente indispensabili x arrivare alla meta..
    ciao

    • daouda says:

      Ma non c’è bisogno di essere così sintonici rispetto a quello scritto.

      Se un individuo si rende conto che quel che accade oggi nel suolo occidentale sarà prodromico sia di scontri razziali sia di perdite d’identità condivise,ma soprattutto ammette a sé stesso che è dalla propria gente che deve ritrovarsi uno dei principali motori ( e non motivi ) che hanno favorito questo boomerang immigrazionistico, uno scritto del genere, stimato il grado di frustrazione di cui è pregno e fatte alcune precisazioni concettuali, è del tutto condivisibile.

      Buona giornata Jam.

  14. jam... says:

    …non c’é bisogno di essere palesemente e dichiaratamente razzisti x essere razzisti!
    C’é un razzismo sottile che sembra non-razzismo autentico..
    ciao

  15. jam... says:

    ..dalla parte dei fiori..
    ..i fiori sono angeli, meglio esprimono qualità angeliche, sono essenze psico-spirituali attive, quindi le aiuole non possono essere composte con fiori tutti avvelenati, x’ se cosi’ fosse non sarebbero fiori e non sarebbero aiuole, ma un’allucinazione provocata dal diavolo. Quindi meglio prendersela con i falsi miraggi o con la degenerazione che l’uomo fa subire alle essenze, il fiore in sé stesso esprime una neutralità angelica, coltivare fiori é un gesto liturgico, il fiore avvelenato ha un compito importante nell’equilibrio della natura, ma, quando l’uomo é un fiore avvelato lo é perché non é un fiore: il compito dell’uomo “oltrepassa” quello del fiore..
    ciao

  16. guy fawkes says:

    ma é sicuro di aver ricevuto minacce da casapound?
    A me sembra strano.
    http://www.islam-online.it/2011/12/strage-di-firenze-nostra-intervista-a-iannone-di-casa-pound/

    ‘’Tutti ricordano la storia di Luca Bianchini, il dirigente di un circolo del Pd di Roma che è stato arrestato con l’accusa di essere uno stupratore seriale. Pochi giorni fa, inoltre, il sindaco antimafia di Campobello Messina eletto con l’appoggio del partito democratico è finito in manette come fiancheggiatore di Matteo Messina Danaro, la primula rossa di Cosa Nostra. In entrambi i casi – sottolinea Iannone – stiamo parlando di un rapporto molto più ‘solido’ di quello che legava Casseri a Cpi, eppure nessuno si è sognato di chiedere lo scioglimento del partito di Pierluigi Bersani’’.
    ‘’E’ vero – evidenzia Iannone -, il Pd non ha mai espressamente appoggiato la mafia o gli stupratori, così come CasaPound non si è mai espressa a favore della xenofobia, non è mai stata accusata di un’aggressione anche solo verbale a uno straniero, né è stata mai implicata in processi che abbiamo a che vedere con la discriminazione
    razziale. A chi vuole far chiudere CasaPound però questo non interessa: dice che l’humus razzista è comprovato dall’azione di Casseri e che l’azione di Casseri prova che c’è un humus razzista. E allora, applicando al Pd la stessa logica ‘rigorosa’ usata per Cpi, noi diciamo che se ci sono i frutti, ci deve essere anche l’humus, il terreno fertile che quei frutti ha dato: il ‘brodo di coltura’ del Pd’’.

  17. Per Guy Fawkes

    “ma é sicuro di aver ricevuto minacce da casapound?”

    Nulla di grave, e sono profondamente convinto che can che abbaia non morde, e che le minacce non facciano curriculum: lo dico solo per sottolineare che l’antipatia è reciproca.

    So per certo che dopo un articolo che scrissi diversi anni fa, qualcuno di Casa Pound – non i principali dirigenti – si è messo assiduamente a cercare il mio indirizzo di casa, spiegando abbastanza chiaramentemente i motivi, comunque non hanno mai messo in pratica niente.

    Qualcuno (e anche qui non incolpo affatto i vertici) ha fatto anche qualche scritta buffa in giro per Roma (dove tra l’altro non abito); e qualcuno (non di Casa Pound, ma di Casa Montag) mi ha anche mandato qualche mail sul genere “tra poco regoleremo i conti con te”. Che poi ditemi voi se è da furbi mandare minacce per e-mail :-)

    Mi sembra di aver capito anche che i vertici fossero piuttosto contrari a queste sciocchezze.

    Questo comunque è l’articolo che li ha fatti sbroccare, a me non sembra nemmeno troppo cattivo, ma ognuno ha le proprie sensibilità: http://www.kelebekler.com/occ/4giugno3.htm

  18. Correggo, era questo l’articolo che fece sbroccare i poundiani:

    http://www.kelebekler.com/occ/4giugno2.htm

  19. RoyVH says:

    per Martinez

    Probabilmente sono io che sono troppo di parte, ma credo che ridurre l’anti-fascismo alla semplice e letterale “negazione del fascismo” o ad un presidio identitario di certa sinistra vuol dire non riconoscere e/o riconoscersi nei valori costitutivi della Repubblica Italiana .
    Credo semplicemente che un associazione come Casapound in Italia non dovrebbe avere l’appoggio politico e istituzionale di cui gode proprio per i suoi riferimenti al fascismo.Magari non è possibile chiuderla,ma addirittura inserirla fra i possibili destinatari dell’8×1000 credo sia stato nel migliore dei casi un abbaglio.
    Un’altra cosa che mi lascia perplesso è l’insistenza con cui ci si ostina ad affermare il non-razzismo di Casapound.
    Mi imbarazza fare la parte del “maestrino” che deve ricordare che il fascismo,sorto dalle ceneri di un’Italia risorgimentale ereditò e portò avanti idee razziste molto diffuse sin dagli inizi del secolo scorso (se non prima) e che non è possibile richiamarsi al fascismo lasciando da parte “la difesa della razza” e altre perle come quelle riportate dall’anonimo razzista in uno dei commenti sopra .
    Fa specie che nell’ultima puntata dell’Infedele sia stato proprio uno dei rappresentanti della comunità senegalese a dover spiegare che “lui non parla con i fascisti”,dopo essere stato invitato presso una delle sedi dell’associazone neofascista.Persino i senegalesi evidentemente conoscono il fascismo meglio della nouvelle vague intellettuale italiana.

    P.s. Non mi sfugge il fatto che in Italia c’è un mondo di intellettuali,giornalisti e divulgatori,non di rado “di sinistra” (o ex tali),che pur di continuare a vendere libri,partecipare a conferenze ed essere invitati in televisione o scrivere su qualche quotidiano non si fanno scrupolo all’occorrenza di sdoganare cani e porci.

    • Francesco says:

      >> non riconoscere e/o riconoscersi nei valori costitutivi della Repubblica Italiana

      e ci mancherebbe altro! l’unico modo possibile per essere anti-fascisti è opporsi al male contenuto nelle teorie e nell’esperienza del fascismo MA così facendo è necessario essere anche anti-comunisti. tolto il folklore, non ci sono alternative logiche.

      ma quando mai la RepubblicaNataDallaResistenza potrà essere anti-comunista e democratica? MAI

      quindi toccca tenersi un anti-fascismo “etnico” e, nella sostanza, fascista

      ciao

      PS per la cronaca, io sono anti E anti. non sto cercando di scusare il fascismo nè storico nè contemporaneo

      • daouda says:

        sarebbe meglio che smettessi di scusare anche la democrazia ;-) , anche se ob torto collo è il “sistema più bello che ci sia”

        • Francesco says:

          è per quello che lo faccio, oltre che per non gravare il Papa della gestione politica di me medesimo andando a vivere in Vaticano

          ha già abbastanza da fare

  20. Per RoyVH

    “Credo semplicemente che un associazione come Casapound in Italia non dovrebbe avere l’appoggio politico e istituzionale di cui gode proprio per i suoi riferimenti al fascismo.”

    E pensa che all’inizio ti avevo preso per un commentatore di destra :-) Non mi ricordo esattamente il motivo, e non era un problema, però è curioso.

    Ora:

    1) Il punto di partenza è Casseri. Casa Pound è in qualche modo mandante del delitto di Casseri, anche indirettamente? In tal caso, leghiamo i due, se no, teniamoli separati. Altrimenti va a finire come “albanese accusato di furto”, e quindi “è ora di mandare via i marocchini venditori abusivi di accendini “. Non c’è un quindi, sono due problemi distinti.

    2) Se separiamo Casa Pound dalla questione Casseri, vediamo cosa è Casa Pound.

    3) Intanto, per dirla in modo un po’ eccessivo, non credo che esistano in Italia gruppi fascisti, comunisti, esoterici, monarchici o altro. Credo che esistano gruppi, tutti con meccanismi interni molto simili, che si rivestono di idee che non verranno realizzate, perché il gruppo ha come primo e alla fine unico problema, riprodursi, tappare l’emorragia di adepti, sedurne di nuovi, pagare affitti e così via. E’ una funzione sociale. Fai conto che si tratti di venditori di polizze che devono portare a casa un tot di contratti; il fatto che uno di loro, in casa, abbia la foto di Berlusconi e un altro la foto di Bersani incide pochissimo sulla loro realtà.

    4) Detto questo, le idee di Casa Pound sono certamente fasciste. Semplicemente, Casa Pound ha deciso di pescare nel vasto patrimonio fascista, un angolo preciso: quello del “fascismo movimento”, di Marinetti, D’Annunzio, il futurismo, l’interventismo, il tricolore, l’unità della patria, l’anticlericalismo parolaio, gli atteggiamenti da “atleta”, le poesie futuriste, eccetera. Questi per me, sia chiaro, sono gli aspetti peggiori del fascismo, perché si legano strettamente alla rivendicazione del più grande delitto della storia umana, che è la Prima guerra mondiale, da cui derivano tutti gli orrori successivi.

    5) Casa Pound riesce a occupare questa nicchia competitiva (perché si tratta di competere con altri gruppetti per avere adepti), perché non la occupa nessuno: gli altri movimenti neofascisti hanno occupato tutti o quasi la nicchia xenofoba. Che non interessa a Casa Pound. Non sono io a dirlo, è un autorevole sondaggio sulle “destre populiste europee”, di cui ho parlato qui http://kelebeklerblog.com/2011/11/07/un-sondaggio-sulle-destre-populiste-europee/ a dimostrare la radicale differenza tra Casa Pound e tutti gli altri gruppi dell’estrema destra europea, sotto questo aspetto.

    Con questo, non voglio dire che i militanti di Casa Pound siano meno xenofobi, poniamo, dell’elettore medio di centrodestra; ma non lo sono di più.

    Insomma. Casa Pound è fascista. Casa Pound non è razzista.

    Non vedo perché sia così complicato.

    • RoyVH says:

      x Martinez

      “Insomma. Casa Pound è fascista. Casa Pound non è razzista.

      Non vedo perché sia così complicato.”

      Non è complicato. Semplicemente non è vero.
      E non posso continuare a insistere (invano) che non esiste un fascismo che prescinda dal razzismo,a cui si rifarebbe Casapound e di cui tu (contrariamente a Casseri e a molti altri) scrivi.

  21. Sempre per RoyVH

    “Magari non è possibile chiuderla,ma addirittura inserirla fra i possibili destinatari dell’8×1000 credo sia stato nel migliore dei casi un abbaglio.”

    Per ottenere l’8×1000 occorre avere una precisa intesa con lo Stato, che oggi ha soltanto una decina di organizzazioni, e che dipende anche da una libera decisione dello Stato.

    Per il 5×1000, invece (che tra l’altro non viene distribuito, mi sembra da tempo) credo che basti adempiere ad alcuni parametri tecnici, tipo lo statuto in regola. E si viene ammessi automaticamente. Almeno così mi ricordo, mi si corregga se sbaglio.

    Inoltre, come l’8×1000 non viola la laicità (in quanto solo un amico dei valdesi finanzierà i valdesi, lasciando perdere la questione della ripartizione delle mancate dichiarazioni), anche nel caso del 5×1000, solo io che sono simpatizzante (poniamo) dell’Associazione Buddhisti Italiani verso i miei soldi ai Buddhisti Italiani. Insomma, non sono “soldi dello Stato” che vanno a un’organizzazione di parte, ma soldi di simpatizzanti che vanno all’associazione per cui loro stessi simpatizzano.

    Per la cronaca, sono contrario all’8×1000 e ho forti dubbi sul 5×1000.

    • Francesco says:

      per la cronaca: fatta salva la ripartizione delle mancate dichiarazioni, che è una vergognosa furberia, l’8×1000 è cosa buona e giusta

      ho forti dubbi sul 5×1000 anche io

  22. E ancora per RoyVH :-)

    Una cosa tipicamente italiana, che non ho mai capito.

    Perché un gruppo di tifosi dello stadio, che occupano case e portano croci celtiche al collo, interessa tanto, mentre non interessano organizzazioni molto più significative?

    Se nella casella di ricerca in alto a destra su questa pagina, digiti “templari”, ti verranno fuori una serie di articoli che ho scritto su alcune organizzazioni di tutt’altra portata.

    Stiamo parlando di strutture che raggruppano molte migliaia di persone, in parecchi paesi, e che mettono insieme generali in pensione, grossi imprenditori della “sicurezza” e delle armi, uomini politici di destra di parecchi paesi, imprenditori, membri del clero e (in qualche caso) anche mafiosi.

    Si tratta di qualcosa di molto diverso del gruppetto autoreferenziale, in quanto i membri non sono riuniti alla caccia dei soldi per stampare dei volantini: a loro basta contattare direttamente l’editore di un quotidiano, magari iniziandolo nel gruppo visto che ci sono.

    Sono realtà molto marcate politicamente, con l’idea di salvare l’Europa dalle orde islamiche e dal comunismo.

    Eppure, io documentavo e documentavo, e non mi si filava nessuno :-) a parte i più fedeli commentatori. Come se la cosa non risvegliasse alcuna fissazione identitaria o simbolica. E probabilmente i gruppi di cui parlavo non sono nemmeno “fascisti”, nel senso che alla croce celtica preferiscono la croce di Malta; e non so se il misto di militarismo occidentalista, culto del libero mercato e guerra all’immigrazione e al “socialismo” sia esattamente “fascista”.

    D’accordo, ma perché non interessano?

    • Lorenzo says:

      Perché un gruppo di tifosi dello stadio, che occupano case e portano croci celtiche al collo, interessa tanto, mentre non interessano organizzazioni molto più significative?

      Forse perché in Italia abbiamo avuto una dittatura fascista, e non una dittatura templare? Inoltre Casa Pound cerca il massimo della visibilità anche attraverso aperte provocazioni mentre quegli altri si guardano bene dal farsi pubblicità, i loro scopi sono diversi.

    • Francesco says:

      >> con l’idea di salvare l’Europa dalle orde islamiche e dal comunismo.

      o forse sono gruppetti di amici e compari, con l’idea di garantirsi appalti e di autogratificarsi con titoli altisonanti, per i quali tutto l’apparato ideologico-musicale funge da copertura

      ciao

  23. Aggiungo che conosco diverse persone che sono transitate per Casa Pound, e che me ne parlano assai male.

    Male in termini di chiusura settaria, di maschilismo, di aggressività verso i critici interni, di mentalità paranoica, di autoritarismo.

    In un certo senso, conosco meglio degli “antifascisti” i lati negativi di Casa Pound, oltre a quelli ideologici che ho già espresso.

    Semplicemente, un conto è vedere il marcio di un gruppo, un altro conto è farne un Pericolo Pubblico mediatico.

    Spesso facciamo l’errore di confondere il vero marcio di un gruppo con ciò che per altri motivi non ci piace.

    Prendiamo il Partito Marxista Leninista Italiano che da decenni copre i muri di Firenze di manifesti.

    E’ antipatico, ad alcuni, perché elogia apertamente Stalin, facendo del grande massacratore la loro figura di riferimento.

    Eppure non hanno aperto un solo gulag in Italia; non hanno nemmeno fatto il pur minimo passo verso la realizzazione dei loro ideali.

    In compenso, hanno reso sterile, penosa, diffidente e miserabile l’esistenza di decine dei propri militanti. Non è una tragedia, ma non è nemmeno una bella cosa.

    • Lorenzo says:

      Il PMLI non ha aperto nessun gulag, pero’ rompono di molto le scatole all’uscita dell’università (almeno qualche anno fa, non so se ora hanno desistito) e sono più tenaci dei testimoni di Geova nel cercare di convincerti ad andare alla conferenza su “Lenin e la rivoluzione digitale”…
      Comunque per quanto siano innocui, i manifesti con Stalin facevano ribrezzo e mi sono sempre trovato a disagio quando me li trovavo accanto alle manifestazioni.
      PS nonostante questo non credo che la chiusura del PMLI sarebbe opportuna. Come nel caso di casa pound, auspico l’estinzione per mancanza di adepti.

  24. Per RoyVH

    “E non posso continuare a insistere (invano) che non esiste un fascismo che prescinda dal razzismo,a cui si rifarebbe Casapound e di cui tu (contrariamente a Casseri e a molti altri) scrivi.”

    Direi che dipende dalla definizione di fascismo che si dà.

    Per me, il fascismo – non il neofascismo di oggi – è un importante fenomeno storico, legato alle crisi del Novecento, che consiste nel:

    1) autarchia dello Stato Nazione, il più possibile indipendente dal mercato globale

    2) unificazione dello Stato Nazione sul modello della leva militare di massa, in cui tutte le funzioni vengono militarizzate, più o meno implicitamente

    3) promozione della grande industria nazionale attraverso un forte sostegno statale

    4) abolizione della lotta di classe, attraverso la violenza statale ma anche attraverso una parziale ridistribuzione dei redditi

    5) la parziale ridistribuzione dei redditi è ottenuta attraverso una militarizzazione dell’economia, con le “campagne” volontaristiche e attraverso:

    6) conquiste imperiali che diano allo Stato Nazione le basi per costituire un sistema economico autosufficiente.

    Questo implica necessariamente un certo grado di esaltazione nazionale, dove l’Unità – geografica, culturale e politica – del paese viene promossa attraverso il sistema militare, quello partitico e quello educativo (che è di fondamentale importanza).

    Ma questa esaltazione può prendere molte forme diverse, tra cui anche il razzismo.

    Saresti d’accordo con questa definizione?

    • Al punto 4 aggiungerei anche l’ideologia dello Stato corporativo, che consiste nel negare la contrapposizione datore di lavoro-prestatore d’opera in virtù del loro reciproco interesse alla produzione.
      Il corporativismo nega al sindacato il ruolo di difensore degli interessi dei prestatori, accusandolo invece di nuocere al buon andamento dell’impresa e quindi di andare contro lo stesso interesse di chi vorrebbe rappresentare. Non è una tesi solo fascista, ma è di origine cattolica e un mio amico del Pd, nel suo mantra “sinistra non vuol dire niente, sei inchiodato al Novecento, dobbiamo pensare agli imprenditori tanto quanto ai loro dipendenti” , mi ha fatto capire che è la dottrina prevalente all’interno del suo partito.

  25. Riguardo alla definizione di cui sopra, mi riferisco a una sorta di fascismo “ideale”, che non si è mai dato nei fatti – ovviamente c’erano mille compromessi con i poteri esistenti.

    Ma l’antifascismo presumo che deve puntare, non a ciò che il fascismo ha in comune con qualunque altro sistema, ma a ciò che è specifico del fascismo.

    • RoyVH says:

      Ammetto che l’antifascismo a cui io mi sono più volte riferito è quello che storicamente si è realizzato (in particolare in Italia e in altri paesi europei) nei modi che conosciamo.
      Decontestualizzare il fascismo da come si è storicamente realizzato indebolisce inevitabilmente le ragioni dell’antifascismo.
      Oggi molte democrazie hanno aspetti totalitaristici simili alle distopie fascistoidi di matrice orwelliana,ma nessuno dichiarerebbe di vivere in una società fascista.

  26. Per dire, un gruppo di contadini neri del Mali che fanno strage di Tuareg, in assenza di Stato Nazione, di industria pesante, di progetto imperiale, di militarizzazione sociale, posso certamente chiamarli “razzisti”, se mi va, ma non li chiamerò mai “fascisti”.

  27. RoyVH says:

    x Martinez

    Io ho scoperto i tuoi siti da poco tempo e in realtà ho trovato e trovo molte informazioni interessanti.
    Non saprei dirti come mai gli articoli relativi ai gruppi da te menzionati non hanno riscosso in passato di molto interesse.
    Mi rendo conto che probabilmente,come tu scrivi,tendo ad evidenziare più ciò che non mi piace di un determinato gruppo (in questo caso Casapound) piuttosto che quanto c’è di realmente marcio.
    Credo che in parte emerga anche l’influenza delle esperienze personali della propria personale biografia nella maturazione di un determinato punto di vista su certe questioni.
    Sinceramente non saprei e non vorrei scrivere altre banalità :-D

  28. Per RoyVH

    “Credo che in parte emerga anche l’influenza delle esperienze personali della propria personale biografia nella maturazione di un determinato punto di vista su certe questioni. Sinceramente non saprei e non vorrei scrivere altre banalità :-D”

    Permettimi di scriverne una di banalità… credo che la biografia sia fondamentale, non siamo mai idee astratte. Il problema è come non fossilizzarsi nella propria biografia, ma usarla come esperienza.

    E questo significa ridurre il numero di filtri: c’è sempre qualcosa che escludiamo, qualcosa che non vogliamo vedere, semplicemente per sopravvivere.

    Però meno cose filtriamo in ingresso, più ricchezza abbiamo.

  29. maria says:

    Ammetto che l’antifascismo a cui io mi sono più volte riferito è quello che storicamente si è realizzato (in particolare in Italia e in altri paesi europei) nei modi che conosciamo.
    Decontestualizzare il fascismo da come si è storicamente realizzato indebolisce inevitabilmente le ragioni dell’antifascismo

    maria
    io credo che quando ci riferiamo al fascismo lo si debba fare intendendo il cosiddetto fascismo storico altrimenti non si capisce più nulla, ma in Italia per una serie di ragioni ciò non si è fatto o fatto molto poco e così facendo si è reso l’antifascismo qualcosa di metafisico buono per tutte le circostanze e quindi sentimento soprattutto celebrativo, il che va benissimo quando si ricorda la fine della guerra, l’avvento della Repubblica o anche per la negazione del conflitto di classe, ma come categoria politica fuori da certi paletti è molto imprecisa.

    Io questa cosa ce l’ho chiara da tantissimo tempo, fin dai tempi in cui ero iscritta al PCI ed ora più che mai. In ogni modo a sinistra è idea molto poco accettata.

  30. Per Lorenzo

    “forse perché in Italia abbiamo avuto una dittatura fascista, e non una dittatura templare? “

    assolutamente vero, però solo sul piano simbolico.

    Ma se formuliamo lo stesso concetto con altre parole, potrebbe venire fuori una risposta diversa, che riguarda la reale formazione sociale. Ci provo:

    L’Italia ha mai avuto una dittatura di tifosi di calcio squattrinati, oppure ha mai avuto una dittatura di mafiosi, membri del clero, politici trafficanti, militari, collegati a industrie delle armi e a eserciti esteri?

  31. Per Lorenzo

    “Il PMLI non ha aperto nessun gulag, pero’ rompono di molto le scatole all’uscita dell’università (almeno qualche anno fa, non so se ora hanno desistito) e sono più tenaci dei testimoni di Geova nel cercare di convincerti ad andare alla conferenza su “Lenin e la rivoluzione digitale”…”

    Sei sicuro che non ti confondi con Lotta Comunista? Che è un gruppo estremamente interessante, per nulla stalinista, anzi è stato fondato da un anarchico, e ha tesi piuttosto originali, che in sostanza portano a dire, un giorno la rivoluzione pioverà dal cielo, nel frattempo facciamo adepti.

    A un certo punto, i vertici hanno deciso scientemente di copiare le tecniche dei Testimoni di Geova (a loro volta copiati dalla grande rete di venditori di scope porta a porta dell’azienda americana Fuller), costituendo un gruppo perfetto, capace di riprodursi all’infinito, di accumulare risorse economiche notevoli e di non fare assolutamente nulla.

  32. Lorenzo says:

    Miguel, forse hai ragione, quelli stile testimoni di Geova sono Lotta Comunista. Comunque qualche volta c’erano anche quelli del PMLI, me lo ricordo perché solo per pigrizia non gli ho detto in faccia cosa pensavo del compagno Stalin.

  33. Per Mauricius

    “Al punto 4 aggiungerei anche l’ideologia dello Stato corporativo, che consiste nel negare la contrapposizione datore di lavoro-prestatore d’opera in virtù del loro reciproco interesse alla produzione.”

    Concordo in pieno.

    • Francesco says:

      non è specifico del fascismo, anche se in qualche modo il fascismo deve superare l’idea marxista della lotta di classe come elemento principale della storia

      a ripensarci, forse TUTTE le teorie politiche devono farlo, tranne il marxismo, sennò si resta nel cul de sac di aspettare la GRP in eterno

  34. Per Lorenzo

    “Comunque qualche volta c’erano anche quelli del PMLI, me lo ricordo perché solo per pigrizia non gli ho detto in faccia cosa pensavo del compagno Stalin.”

    La mentalità antropologica mi rende molto tollerante su queste cose. Il loro Stalin non è il tuo (né il mio). E’ un personaggio mitico, che ha trasformato un paese, che non è sceso a compromessi, non ha ceduto alle tentazioni artistico-estremiste, ha agito concretamente e non si è limitato alle chiacchiere, ha fatto vivere meglio milioni di persone e ha distrutto il fascismo. Poi è stato calunniato e tradito, ma è il destino di tutti i grandi uomini.

    Ciò che è tragico di tutti i simili gruppi non sono i loro miti o i loro simboli, che sono intercambiabili e privi di contesto, ma la loro sterilità, la maniera in cui soffocano ogni possibilità creativa nella reciproca diffidenza e sorveglianza.

    D’altra parte, oggi vedo solo tre possibilità – il conformismo di massa, la vana chiacchiera individuale che non dà fastidio a nessuno (tipo questo blog) e l’autodistruzione in una simile comunità terribile. Una via di mezzo postmoderna sono le chiacchiere sui “movimenti spontanei” e simili, che per loro stessa natura non possono fare nulla.

    :-(

    anzi

    :-( :-(

    • daouda says:

      Si ma a parte le menate di tiqqun e la pessima idealità secondo cui dall’alienazione si può arrivare alla “rivoluzione” l’essere tolleranti è ottimo esercizio di relatività/relazionabilità ma tale capacità può essere e vera e sincera solo nel Noùs , se quindi non ci si lascia coinvolgere dalla comprensione emotiva e financo dalla linearità di determinati vissuti logicizzati.

      Altre due critiche:

      -Un altro grave problema è proprio il concetto di fare. E stranamente oggi l’unico che non può tendere al non-fare è solo l’individuo, il che induce a riflettere sul fatto che la ri-voluzione è umanamente impossibile, come da sempre fu trasmesso.

      -La critica che fai di casa pound poi mi sembra oltremodo primariamente sentimentale ( grande guerra, disastri et similia ), o no?
      Evidentemente toccarli nel profondo delle cose che dovrebbero sembrare al resto le meno inquinate ed in realtà condivisibili gli dev’esser sembrato sia colpo basso sia un atto , come scrivere, di “lesa maestà”.

  35. Lorenzo says:

    Miguel, questo poteva essere quello che pensava di Stalin un operaio italiano indottrinato dal PCI fine anni 40/ inizio anni 50. Ma che ci sia gente che la vede ancora cosi’ sessant’anni dopo mi pare incomprensibile, ma pace, i problemi del mondo sono altri.
    Comunque se davvero queste sono le alternative preferisco la vana chiacchiera alla comunità terribile…

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