Del dover fare qualcosa (2)

Alla prima parte

“Da quel momento in poi, credette che il saggio fosse colui che non si distacca mai dagli altri esseri viventi, che abbiano o no la parola, e negli anni successivi, cerò di imparare ciò che si poteva imparare, in silenzio, dagli occhi degli animali, dal volo degli uccelli, dai grandi gesti lenti degli alberi.”

Ursula K. Le Guin

Perché non si ripeta ciò che è successo a Firenze, dobbiamo sapere cosa è successo a Firenze.

Il concetto sembra semplice, ma non lo è, perché in Italia è diffusa la straordinaria nozione, secondo cui l’Uomo Vero dovrebbe partire a testa bassa prima di accertarsi se davanti abbia spazio libero oppure un muro.

Capire non è poi solo indizio di debolezza, ma anche complicità. Chi ascolta, tradisce.

Così una commentatrice l’altro giorno mi ha chiesto seccata, perché non dico semplicemente che Casseri è un “razzista di merda” e la faccio finita lì.

La mia parte anglosassone rimane poco impressionata da queste cose. Prima di agire, voglio capire.

Ora, con la strage di Firenze, abbiamo certo il fatto, ma senza spiegazione. Non c’è premessa, rivendicazione, confessione, esattamente al contrario della strage di Oslo.

Non ci risulta alcuno studio sulle condizioni psichiatriche dell’assassino, per cui anche dire che era un “dramma della follia“, come ha subito fatto Casa Pound, è una semplice ipotesi.

Poi, dire che è “matto” è esattamente come dire che è “razzista”.

Anche se la prima affermazione sembra assolvere e la seconda condannare, entrambe si basano sull’illusione che ci sia una parola finale, che non abbia a sua volta bisogno di alcuna spiegazione. “Gli zingari rubano i bambini. Perché? Perché sono zingari, c’è poco da perdere tempo lì a capire, amico mio.”

Al massimo, possiamo dire che le foto di Casseri ci fanno pensare istintivamente a una persona un po’ goffa, ma è difficile capire cosa ciò significhi. Il fatto che io abbia difficoltà con persone che hanno quell’aspetto, vi dirà di più sui mei limiti, che su di loro.

Dobbiamo quindi accontentarci di ciò che sappiamo realmente di Gianluca Casseri.[1]

Abbiamo un ragioniere di mezza età, senza precedenti penali, che vive con la madre, prima di andare a vivere completamente da solo, con contatti su Internet, ma apparentemente senza amici.

Ha letto diversi libri non facilissimi da trovare in giro – l’autore più noto è Lovecraft, che non è esattamente Federico Moccia. Possiamo ragionevolmente immaginare (non affermare come certezza) quindi che sia una persona colta, ma di quelle che scovano i libri seguendo sempre un unico filone, che lo conferma nelle idee da cui è partito.

Ma essenziale nella sua formazione, a stesso dire, è il filone della fantascienza statunitense; e statunitensi gli unici film, su DVD, che la polizia gli ha scoperto poi in casa.

Scrive occasionalmente articoli, in un italiano corretto e scorrevole, su siti sconosciuti e una rivistina autopubblicato: nella sua presentazione, si coglie una certa antipatia verso le mode e la contemporaneità. E’ anche coautore di un romanzo in cui parla di alchimia nella Praga del tardo Cinquecento. Ho ordinato il libro, ma non avendolo ancora ricevuto, non mi permetto di dare un giudizio.

A questo si accompagna un interesse che si potrebbe chiamare politico, o meglio metapolitico. E’ una cosa più comune nell’estrema destra che a sinistra, dove si vive molto di più dell’evento, della scadenza, del battere il ferro finché è caldo, come amano dire alcuni. Dove il ferro, fin troppo spesso, è stato appena riscaldato dai media.

Insomma, Casseri non sembra interessarsi all’immediato – a fatti di cronaca, a leggi, a governi; ma a questioni come la presunta “identità occidentale”, o le ragioni dei regimi fascisti ormai spariti dalla storia, oppure epoche lontanissime.

E infatti, uno dei suoi articoli è dedicato proprio a un pensatore metapolitico, Adriano Romualdi. Adriano Romualdi, quasi quarant’anni fa, scrisse parecchi testi che non troverete certamente nella libreria sotto casa.

Personalmente, ho letto solo il suo libro, Gli Indoeuropei. Origini e migrazioni. Fortemente influenzato dalla cultura tedesca protonazista, questo testo è una sorta di storia immaginaria della “razza indoeuropea“. Combinando, in uno stile accessibile, nozioni di archeologia e storia culturale/religiosa (oggi ampiamente superate) con ipotesi fantasiose sul presunto carattere e destino di tale “razza.”

Normalmente, chi ammira Adriano Romualdi, oggi finisce per avvicinarsi anche all’archeofuturismo di Guillaume Faye, che è certo un razzista aggressivo e un islamofobo, nonché un apologeta delle azioni più immorali, ma non possiamo dimostrare che Casseri lo avesse letto.

Insomma, Casseri sembra (sembra) una persona aliena al Luogo Comune televisivo. E quindi possiamo immaginare che non sia affatto influenzato dalla giornalista Oriana Fallaci e dalla sua cultura, diversissima da quella di Adriano Romualdi.

Casseri, poi, non è un militante politico.

Negli ultimi due anni, ha partecipato a qualche attività di un gruppo politico, Casa Pound. E’ ospite di passaggio di una comunità, quindi, ma non è membro di una comunità. Non si realizza sicuramente nelle complicità, le paure, le diffidenze, le speranze, le lealtà, i ricordi condivisi che formano l’essenza di un gruppo.

Casseri aveva, infine, una pistola, non so se in regola o no.

Ogni progetto di azione preventiva deve partire da questi dati.

Ma un progetto di azione deve anche avere un attore. E qui esistono sostanzialmente solo due possibilità.

Siamo noi, persone comuni, che dobbiamo agire direttamente?

Oppure, le persone comuni devono far “intervenire le istituzioni”?

Che, tolto il gergo, significa chiedere ai parlamentari di fare una legge mirata a prevenire azioni simili.

Ma chi parla di “legge”, deve tenere a mente che questo termine significa solo due cose, tradizionalmente ricomprese rispettivamente nella categoria del Bastone e quella della Carota. Cioè nuovi divieti, sanzionati da condanne carcerarie e applicati da un aumento delle attività della polizia; oppure finanziamenti da versare a determinate iniziative propositive.

Ma chiedere non basta: occorre applicare forza ai parlamentari. Ispirando loro paura, ricattandoli, commovendoli, facendo appello al loro interesse.

Non vi fate spaventare da queste affermazioni poco diplomatiche. Agire vuol dire usare la forza, per far sì che altri facciano ciò che vogliamo noi; e le leve sono più o meno quelle.

Nella prossima puntata, inizieremo ad analizzare gli obiettivi possibili di una simile azione.

Nota:

[1] La mia è una ricostruzione provvisoria, se ci sono errori o dati da aggiungere, sarò felice di fare le opportune correzioni al post.

Continua

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11 Responses to Del dover fare qualcosa (2)

  1. falecius says:

    Miguel, tu parli di “fantascienza” ma altrove io vedo che Casseri si occupasse perlopiù di fantasy. Sono ben conscio delle affinità tra i due generi, ma credo che proprio in questo contesto la distinzione sia decisamente rilevante.
    Sai una lista, anche solo indicativa, di titoli ed autori (a parte Tolkien e Lovecraft appunto)? Mi interesserebbe.
    Tra parentesi, Lovecraft non è esattamente difficile da reperire. E’ stato edito negli Oscar Mondadori e da Fanucci. Per quanto ne so, continua ad essere ristampato e a trovarsi sugli scaffali delle librerie. Personalmente ho fatto molta più fatica a trovare i romanzi di fantascienza di Doris Lessing. Tra l’altro le sue (di Lovecraft) opere dovrebbero essere public domain, e credo sia abbastanza facile reperirle gratis su Internet in orginale, anche se non ho fatto la prova.

    • L’opera omnia di Lovecraft è pubblicata in 5 volumi da 6 euro l’uno da Newton & Compton. E’ un autore abbastanza reperibile, in effetti, anche se il primo volume mi manca e non l’ho più trovato in nessuna libreria…

  2. Per Falecius:

    http://www3.lastampa.it/cronache/sezioni/articolo/lstp/434341/

    “La scarna biografia la scrive lo stesso Casseri sul web per presentare un suo scritto, parlando di sè rigorosamente in terza persona: «Nasce a Ciriegio (PT) nel 1961, mentre l’uomo va nello spazio e il cielo si eclissa per la massima eclissi del XX secolo. All’età di dodici anni, folgorato dall’incontro con H.P. Lovecraft, si aliena definitivamente dal cosmo ordinato che ci circonda. I suoi molteplici interessi nel fantastico, tutti rigorosamente inattuali, spaziano da Flash Gordon al cinema di fantascienza degli anni Cinquanta, dagli autori di Weird Tales ai film di Val Newton e oltre. Nel 2001, in pieno trionfo di Internet, ha la geniale idea di fondare una rivista cartacea, La Soglia, dove sfoga le sue manie multimediali. Per distrarsi dalle cose serie pare che faccia il ragioniere».”

  3. falecius says:

    Sì, avevo già letto quella presentazione. Speravo in qualcosa di più preciso. Su Weird Tales usciva di tutto, anche se perlopiù non fantascienza in senso stretto (ma c’era anche quella).

  4. RoyVH says:

    Ho trovato interessanti gli interventi della lettrice Rosalux nei precedenti post e non concordo con il fatto che dire “era matto” è come dire “era razzista” riferendoci a Casseri,fermo restando che le due affermazioni non si escludono reciprocamente (anche se deteneva regolarmente un arma,cosa che non a tutti i matti è concessa).
    Casseri era un militante di Casapound,non un semplice simpatizzante anche se non era tesserato.Presenziava per conto dell’associazione ai processi degli anarchici accusati di aver attaccato una sede di Casapound e partecipava fisicamente alle loro iniziative,forniva inoltre supporto teorico tramite i suoi scritti pubblicati sui loro siti.
    Se Casseri fosse stato islamico e avesse fatto le stesse cose (scrivendo cioè testi sulla jihad e la guerra agli infedeli,sul califfato,oppure partecipando a qualche convegno anti-israeliano e/o negazionista) sparando e uccidendo due rabbini penso che il giudizio e i dubbi sulla sanità mentale del nostro sarebbero passati in secondo piano.
    Invece qui sembrerebbe necessario “capire” le ragioni per le quali un intellettuale razzista ,probabilmente con qualche problema psicologico, ha deciso di uccidere un paio di negri.
    http://www.youtube.com/watch?v=dOnRTXbaK2A

  5. Moi says:

    Secondo me una roba da fare, ma NON nel senso di invocare leggi nuove, ma di sensibilizzazione è far capire … la mostruosità (alla quale purtroppo l’ animo umano tende) di una “Hit Parade del Dispiacere per lo Sterminio”. L’ ho sentita spesso quella che se accoppano uno zingaro dispiace meno che se accoppano un musulmano a sua volta meno di un negro purché cristiano ecc …

  6. Moi says:

    Anche la famosa “Giornata della Memoria”, al momento è solo per Ebrei, ma al momento gli unici altri “perseguitati papabili” sono gli omosessuali ecc … probabilmente perché entrambi, a differenza degli zingari, sono immaginati come “lavoratori-consumatori” … e in fondo anche gli spauracchi “Islamici” vengono considerati come “potenziali lavoratori-consumatori” se soltanto postpongono Allah alla Mano Invisibile …

  7. Peucezio says:

    Miguel, ma spiegami una cosa, tu temi davvero che atti di questo genere possano ripetersi (e quindi ti poni il problema di come prevenirli) o il tuo è un discorso accademico?

  8. Peucezio says:

    Miguel, ti segnalo quello che dice il mio amico e conterraneo Aldo Giannuli.
    http://www.aldogiannuli.it/2011/12/breivik-e-gli-altri/
    E’ uno che si occupa da sempre di servizi segreti, stragi ecc. (probabilmente è il maggiore esperto in Italia) ed è stato consulente di varie commissioni e magistrati in merito, quindi magari un po’ di deformazione professionale ce l’ha, ma è uno del tutto alieno da monomanie, pregiudizi ideologici e culturali e paranoie varie, il che è raro fra persone che si occupano di argomenti come questi.

    • Francesco says:

      mi sembra che la deformazione professionale sia il 100% delle “riflessioni” del tuo amico

      piuttosto, a quando un nuovo Marx che ci fornisca una chiave di lettura del mondo? che se il turbocapitalismo sta affondando la civiltà occidentale, vorremmo capire in fondo a quale fossa saremo seppelliti

      saluti

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