Del dover fare qualcosa (1)

“Opporsi a qualcosa vuol dire conservarla… Certamente, se volti le spalle a qualcosa e te ne allontani, resti pur sempre sulla stessa strada. Opporsi alla volgarità vuol dire essere volgari. Devi andare da un’altra parte, avere un’altra meta; allora camminerai su un’altra strada”.

Ursula K. Le Guin

Qualcuno, amichevolmente, ha scritto che le semplici riflessioni – come quelle mie – sul caso di Firenze sono piuttosto inutili. E’ ora di fare qualcosa e non di chiacchierare.

Non è certo la prima volta che sento un tale invito. Sempre, quando avviene un fatto drammatico di cronaca, c’è che dice che è ora di fare qualcosa di concreto. I media, in questo senso, rappresentandoci la realtà altrui, creano anche quella nostra, perché c’è un legame intimo tra il fatto ritenuto drammatico e la sua visibilità spettacolare.[1]

Succede con stragi come quella di Firenze; ma è un fenomeno che ho visto in casi di stupro o di pedofilia veri e presunti, o con gli omicidi a catena delle Bestie di Satana alcuni anni fa, per fare solo qualche esempio.

In un certo senso, è una posizione ineccepibile. I problemi non vanno descritti, ma risolti, e questo richiede azione.

Però chi lo afferma, conquista subito ciò che gli anglosassoni chiamano le alture morali, mentre ti manda nelle pianure morali:  “io agisco, mi sacrifico, tu no. Quindi io esisto, e tu no.” Che è una soddisfazione importante, di questi tempi.

Però, quando una persona agisce, dovrebbe tener presente alcune cose fondamentali. Cosa voglio ottenere? Di quali mezzi dispongo per ottenerlo?

Bisogna pensarci prima di agire, non dopo. Altrimenti l’azione diventa solo uno sfogo, una specie di chiacchiera mimata con imprevedibili danni collaterali.

Ora, credo che un obiettivo minimale molto semplice sarebbe questo: cercare di impedire che questo tipo di fatto si ripeta.

E qui non basta urlare, “mai più!”, che è a sua volta semplicemente una chiacchiera con un punto esclamativo in fondo.

Per evitare che un fatto si ripeta, occorra conoscerlo, innanzitutto.

Prenderò come esempio il caso di Firenze, ma in realtà è una metafora di tutti quegli altri casi in cui mi si pone la stessa domanda. Adattate quello che scrivo qui a tutti i casi particolari, perché sono i princìpi e non i dettagli che contano.

Adattare un principio a molti casi è cosa difficilissima, perché noi seguiamo il ritmo dei media anche in questo: non esiste storia, non esiste profondità, non esiste senso. Esiste solo questo o quell’evento, che occupa tutto il nostro orizzonte, almeno finché non viene sostituito da un altro evento.

Tutt’al più, di ricorrente, riconosciamo un logo o un simbolo già visto, ma mai le logiche di fondo che sono trasversali a molti logo e molti simboli.

Nota:

[1] Non ci sono solo i media ovviamente. I parenti di membri di cosiddette “sette” mi contattano a volte per fatti che hanno  vissuto o subito direttamente, e spesso si caricano di rancore nei miei confronti perché non faccio qualcosa, a differenza di loro che riempiono le procure di denunce.

Continua

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11 Responses to Del dover fare qualcosa (1)

  1. Francesco says:

    complimenti per la citazione.

    da ciellino direi che non è la reazione che ti libera ma l’agire in base ai propri giudizi e non in base alle reazioni indotte dagli eventi e dalla loro lettura mediatica.

    in ogni caso hai ragione.

  2. Claudio Martini says:

    Però quel “qualcuno” picchia come un fabbro. Magari non sono d’accordo con lui su tutto, ma mi piace.

    • Francesco says:

      ma è la strada degli altri, quella, la strada dell’odio e della guerra

      mica ci voglio camminare sopra, anche se è molto tentatrice

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  4. onemuslim says:

    Ciao,

    x Miguel

    la riflessione è il primo “atto” in tutte le cose importanti, e il tuo blog aiuta a dare l’importanza “giusta” a questo primo atto, ma le orecchie che ascoltano, come tu stesso lo dici, sono pochi! .. non so chi tu abbia citato, ma penso che sia ingenuamente amichevole come osservazione :) .. e penso anche che siano tanti gli ingenui!…

  5. Daouda says:

    Apparte che paragonare a Brevik la cosa è veramente ridicolo ( strage – anti-islamismo et cetera )….

    La cosa vile è il come casa pound ha trattato questo assassino.Il comportamento è stato triste.
    Chissà se andranno al suo funerale coloro che lo conoscevano mi domando.

    Per il resto è vano perder tempo sui moventi e sulle “malsanerie” devianti.
    Se non è giusto non è giusto.

    Ad ogni modo rispetta il copione , come è ovvio.
    Dall’errore e dal disordine non nasce l’ordine; il Kaos primigenio non è il Caos cosmico in cui siamo immersi da troppo tempo.
    Tutti utili a loro, non al nostro noi più profondo, senza distinzione, ormai….

    Una preghiera per i 6 morti , senza negare i loro meriti ed i loro demiriti , e Dio solo lo sà.

    • Claudio Martini says:

      1) “La cosa vile è il come casa pound ha trattato questo assassino.Il comportamento è stato triste.
      Chissà se andranno al suo funerale coloro che lo conoscevano mi domando.”

      Non potrei concordare di più.

      2) “una preghiera per i 6 morti…”

      Bel gesto, ma per fortuna i morti sono 2.

      3) “Dall’errore e dal disordine non nasce l’ordine; il Kaos primigenio non è il Caos cosmico in cui siamo immersi da troppo tempo.
      Tutti utili a loro, non al nostro noi più profondo, senza distinzione, ormai….”

      WHAT?!?

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