Fantasmi d’Europa. Zell im Fichtelgebirge

Zell im Fichtelgebirge.

Duemila abitanti, una chiesetta evangelica, la foresta attorno, per cui siete scusati se non ne avete mai sentito parlare.

E al centro, questo monumento, agli eroi della Prima guerra mondiale, e alle vittime della Seconda.

Eroi o vittime, solo di Zell im Fichtelgebirge.

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26 Responses to Fantasmi d’Europa. Zell im Fichtelgebirge

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  2. mirkhond says:

    In che zona della Germania si trova?

  3. per Mirkhond

    In che zona della Germania si trova?

    In Franconia (politicamente ma non culturalmente Baviera), ai confini con la Repubblica Ceca.

  4. Ritvan says:

    Dalla Sacra:-) Wiki:
    http://it.wikipedia.org/wiki/Zell_im_Fichtelgebirge
    “Zell im Fichtelgebirge è un comune tedesco di 2.272 abitanti, situato nel land della Baviera.”

  5. Ritvan says:

    —questo monumento, agli eroi della Prima guerra mondiale, e alle vittime della Seconda.—
    Ehmmmm…strana distinzione…a meno che tutti i coscritti provenienti dal grazioso Comune durante la IIGM fossero adibiti al gasamento degli ebrei e/o altre piacevolezze simili nei lager, non vedo perché un soldato caduto combattendo – a torto o a ragione – per la Germania nella IGM sia definito in Germania un “eroe” e un altro sempre caduto combattendo per la Germania – e sempre a torto o a ragione – sia o ignorato o infilato nell’elenco delle “vittime” (tipo i civili uccisi dai bombardamenti alleati). Mah…..

    • Ritvan says:

      Credo si capisca lo stesso ma meglio precisare:-): nel mio precedente commento dopo “un altro sempre caduto combattendo per la Germania” va inserito “ma nella IIGM”.

  6. Buleghin el vecio says:

    Poveri crucchi! Sempre con la loro “angst” e i loro 50.000 processi politici all’anno contro la ben che minima valutazione oggettiva della loro storia.

    • Peucezio says:

      Buleghin, non c’entra niente, ma l’altra sera mi sono visto “La vita semplice”, che mi ha fatto pensare a te.
      Ma tu vivi a Venezia o a Mestre?

  7. mirkhond says:

    Mah, la Germania ha cominciato ad affascinarmi da quella che oggi non è più Germania, e cioè la Prussia orientale. Sarà il fascino del pickelhaube, certe letture dei classici di Walt Dinsey, dove Paperone si trova a confrontarsi coll’immaginario paese di Trombonia, il cui governo è situato su un castello posto su un picco nebbioso tra fitte foreste, e i cui capi di questa prussia/baviera/transilvania fantasiosa, portano la divisa col tipico pickelhaube e il cui sovrano porta dei mustacchioni alla Franz Joseph d’Austria; insomma la Germania mi ha affascinato grazie alla divisa, grazie a ciò che nei fumetti disney è trombonesco, ma nella realtà è stato tragico, vedi Niente di nuovo sul Fronte Occidentale di Remarque, e poi i drammi della seconda guerra mondiale….
    Poi venne l’ispettore Derrick che ci ha mostrato un’altra Germania, quella cheta, tranquilla, lontana dai casini dell’oktober fest, ma anche dalle nostalgie naziste e sensibile alle sofferenze umane….
    Poi c’è una terza Germania, quella degli emigranti, ieri italiani, oggi turchi e curdi e dei loro problemi di integrazione, di farsi accettare e accettare la società tedesca “ospitante”. Ricordo un film di molti anni fa, di cui purtroppo mi sfuggono attori e regista, ambientato in un ristorante di lusso di una Berlino o una Monaco pre o post nazista. Ristorante i cui camerieri erano quasi tutti italiani, tra cui i due protagonisti, un milanese e un napoletano.
    Il milanese era perfetto e impeccabile in tutto, ottima conoscenza del tedesco e alla fine del periodo di prova, viene assunto definitivamente. Il napoletano che si fa chiamare Fritz invece, è una frana dappertutto e viene bocciato agli esami di tedesco, perchè…perchè…o’tedesco proprio non riesce a masticarlo….
    Ma alla fine sarà proprio il napoletano a vincere, trovando l’amore e una vita più a misura d’uomo e non prussiana, a fianco di una vedova in una cascina in campagna…
    Eh sì, quante germanie si sono affermate nel mio immaginario….
    Sulla Germania si è detto tanto, tante cose, visioni differenti e contrastanti, su cui il fantasma del nazismo ha avuto e ha un peso come nessun’altro periodo della sua storia.
    Oggi, non riesco a vedere film sulla Germania nazista girati da non tedeschi, dopo che ho visto La Caduta con Bruno Ganz nel ruolo di Hitler.
    Quel film mi ha detto molto di più sull’anima tedesca piuttosto che mille altri girati dai vincitori di hollywood…

    • Andrea Di Vita says:

      Per mirkhond

      Ricordo quando in Prussia Orientale ho visto il cimitero di guerra Tedesco della battaglia del laghi Mazuri della I Guerra Mondiale, in un ‘isoletta in mezzo ai laghi con conifere alte quaranta metri in una fredda e limpida giornata d’agosto di qualche anno fa. In tutta la Warmia ho girato in auto su strade strette e lunghe in mezzo alla foresta, con gli alberi a fare un’ombra tale da dover accendere gli abbaglianti in pieno giorno. Sono passato per la fortezza medievale vicino Litzbar Barminski (la Heilstadt del Colonnello Chabert), Orneta, Swieta Lipka e Braniewo, piccoli paesini con enormi duomi gotico-anseatici in mattoni, con macchinosi organi barocchi e pitture sacre naif d’altri tempi (ho visto un quadro dove il Figlio appoggia la testa con sulla spalla del Padre che gli dà una pacca sulla schiena, entrambi guardano il fedele con sguardo paziente e lo Spirito Santo che fa capolino dietro di loro). Da Braniewo si arriva a Frombork, porticciolo sul Baltico dove l’erba arriva sulla spiaggia e dove sorge la torre da cui Copernico scrutava le stelle. In un ambiente simile, anche se a più di cento chilometri di distanza (più vicino a Grodno che a Kaliningrad) ho visto i frammenti di muro di cemento armato spesso cinque metri del bunker in cui il fuehrer scampo’ all’attentato del ’44. E ben più vicino a noi, ho visto il centro di Torun e di Wroclaw, con le loro facciate guglielmine, i loro negozi di delikatessen e le birrerie ceche nel sotterraneo del Ratusz (=Rathaus). Da Poznan verso l’Oder, la distanza dalla Germania è inversamente proporzionale al numero di botteghe che vendono nani da giardino alle famiglie Tedesche che li comprano a basso prezzo per portarseli a casa. In Germania, vicino Chemnitz trovo un distributore di benzina con i prezzi in Sorabo – proprie come a Bialystok avevo trovato la stazione ferroviaria con gli orari in Esperanto. Più a nord, quando ci sono passato io l’autostrada che parte da Danzixca e va verso Berlino aveva i blocchi di cemento con la svastica: passate le dune di sabbia della Pomerania Polacca, quella tedesca porta dritto a Greifswald, a due passi dalla Peenemuende di Von Braun, dove all’unico molo sono ormeggiati da settant’anni gli yacht Olandesi preda di guerra nazista.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • mirkhond says:

        Andrea, sei stato a Kaliningrad? E a Klaipeda?
        Mi sembra che in tutto l’oblast di Kaliningrad, non vi siano oggi più di 8000 tedeschi, che, leggevo sulla sacra wiki, sono però originari dal Volga, mentre a Klaipeda vi sono non più di 2000 Lituani-Prussiani luterani, avanzo della locale minoranza lituana bilingue e appunto protestante che abitava a Memel fino alla conquista sovietica nel 1945.
        In Slesia, anni fa, in un documentario in cui venivano intervistati degli esuli slesiani, si disse che oggi non vi sono più di 16000 tedeschi. Ti risulta?
        ciao

        • Andrea Di Vita says:

          Per Mirkhond

          No, purtroppo non sono mai stato in Lituania e in Russia.

          Sulla base di quello che mi hanno raccontato i miei parenti, che ci sono stati, e sulla base di quello che ho visto coi miei occhi, posso dire che tutta la zona è ormai radicalmente de-germanizzata.

          Gli unici Tedeschi che trovi sono turisti. Essi sono o discendenti degli antichi abitanti sulle tracce dei padri oppure sono appassionati di birdwatching che visitano la ricchissima fauna avicola normale (il 25% delle cicogne del mondo, la più grande colonia di cormorani d’Europa ecc.).

          Parlare Tedesco -anche al mio livello maccheronico- serve soltanto a farsi spennare meglio: è peggio solo del parlare Russo. Una volta in un ristorante feci i complimenti al cameriere per la salsiccia: uscì il cuoco dalla cucina e mi ringraziò. Cominciammo a chiacchierare. Mi disse che fino a quel momento tutti mi avevano trattato freddamente perchè mi credevano Tedesco (ma che aver ricevuto i complimenti per la cucina da un Italiano lo riempiva d’orgoglio).

          Ricordiamo che quasi ogni paesino sulla strada d’accesso ha lo stemma della fiamma con le due spade. Lo stemma fa riferimento a un episodio della storia Polacca dove un re nemico butto’ per scherno sul terreno davanti all’ambasciata Polacca due spade perchè i Polacchi, ritenuti inferiori, si potessero difendere (naturalmente gli andò male).

          Lo stemma contrassegna i luoghi di stragi naziste di civili. L’intera Polonia è un’unica Marzabotto.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

    • serse says:

      scusate, faccio sempre lo sciocchino, ma “paperone nel paese di trombonia” (che non ricordavo) … :-)

      • mirkhond says:

        Per Serse:

        La storia in questione si chiama : Zio Paperone e la moltiplicazione degli affitti, del 1973, e raccolta in un classico disney del 1979, che aveva come protagonista Paperone.
        In questa storia, Paperone si vede revocare dal comune i suoli e le concessioni edilizie che gli avevano fruttato ingenti guadagni.
        Caduto in stato depressivo, coglie al volo la battuta di Paperino, il quale gli dice testualmente: se non puoi aumentare i profitti, RIMPICCIOLISCI gli inquilini.”
        Paperone fa costruire un generatore da Archimede, generatore che appunto, rimpicciolosce gli inquilini appena entrati nei suoi palazzi, e che non si accorgono per nulla di essere miniaturizzati in mini-appartamenti da dimensione da casa delle bambole!
        Con questo accorgimento, Paperone, aumenta il numero degli appartamenti e quindi degli inquilini, con gli edifici che possiede, in modo da guadagnare molto e spendere poco.
        Finchè il generatore non interferisce con lo spazio e i programmi telematici di un lontano paese mitteleuropeo, la Trombonia, il cui governo è situato su un castello alle pendici di un alto picco montano, circondato dalle nebbie e da estese foreste. Il suo sovrano è il conducator Trombone I, una specie di Francesco Giuseppe coi mustacchioni, che vive e dorme sempre con la divisa militare e il pickelhaube, indossato quest’ultimo dai ministri, ufficiali e soldati.
        Trombone, una volta scoperta la fonte che disturbava i suoi programmi telematici, fa costruire un controgeneratore che in un lampo manda in fumo i guadagni di Paperone, reingrandendo gli inquilini dei suoi condominii, che si ritrovano strozzati e oppressi in quelli che finalmente capiscono essere delle case di bambole!
        Da qui i soccorsi dei pompieri e ospedalieri e un Paperino che, al volo, intuendo il pericolo, fugge nel bosco coi nipotini, dove però 6 mesi dopo verrà rintracciato da Paperone e Trombone intenzionati a fargli il mazzo nero, come capro espiatorio dell’inguaribile avidità dello zione…
        ciao

        • serse says:

          mirkhond, grazie!
          Mentre leggevo il tuo racconto immaginavo delle scene del fumetto, che non ho letto. Erano abbastanza frequenti storie in cui Paperone, alla fine, si coalizzava col Trombone di turno per fare il mazzo al povero Paperino.
          Capita ai puri di cuore!

    • Roberto says:

      La caduta è un film straordinario. Posso suggerirti un libriccino divertente e istruttivo? “piccolo viaggio nell’anima tedesca” mi sfuggono i nOmi delle due autrici

  8. Buleghin el vecio says:

    Hai dimenticato la germania delle sturmtruppen!

  9. mirkhond says:

    Jawohl Herr General!

  10. Claudio Martini says:

    E’ la prima volta che vedo monumento ai caduti dove le vittime della Seconda sono più numerose di quelle della Prima.
    Chissà in Russia che bgli elenchi si possono trovare…

  11. Per Claudio

    “E’ la prima volta che vedo monumento ai caduti dove le vittime della Seconda sono più numerose di quelle della Prima.”

    Ho fatto la stessa riflessione anch’io. La differenza è addirittura clamorosa in Francia, che in fondo ha fatto la (seconda) guerra solo per qualche settimana, si è arrangiata con una certa abilità sotto l’occupazione ed è uscita a testa alta fingendosi vincitrice :-)

    “Chissà in Russia che bgli elenchi si possono trovare…”

    Ma non credo, perché:

    1) la prima guerra è stata seguita immediatamente dalla rivoluzione, e non credo che avessero voglia di costruire monumenti “patriottici” negli anni Venti

    2) credo che Stalin abbia fatto di tutto per rendere invisibili le perdite sovietiche, per non provocare forme di depressione sociale. Mi sembra che la mitologia sovietica esaltasse molto i combattenti, ma non parlasse più di tanto dei martiri.

    Sono però mie supposizioni, se qualcuno conosce meglio la Russia, ci ragguagli in merito.

    Chissà in Russia che bgli elenchi si possono trovare…

    • Roberto says:

      Vero per la prima guerra mondiale, per la seconda in Russia non saprei ma in ucraina ho visto un monumento ai caduti della grande guerra patriottica ad ogni angolo di strada. All’epoca (ci cono stato nel 90) erano curatissimi sempre pieni di fiori e i principali sorvegliati da un picchetto d’onore

  12. Per roberto

    “Vero per la prima guerra mondiale, per la seconda in Russia non saprei ma in ucraina ho visto un monumento ai caduti della grande guerra patriottica ad ogni angolo di strada.”

    beh, immagino che se c’erano in Ucraina, ci saranno stati anche in Russia. C’erano anche i nomi dei caduti? Cioè un conto è mettere due muscolosi eroi di pietra che scrutano l’orizzonte, un altro conto è mettere centinaia di nomi di parenti di persone reali.

    Comunque grazie del chiarimento, la mia era un’ipotesi e non una certezza.

    • Roberto says:

      Sinceramente non mi ricordo se i grandi monumenti avevano liste di nomi o no (tieni presente che ero un diciottenne in piena tempesta ormonale scatenata dalle conturbanti studentesse indigene). Mi ricordo a kharkiv un parco con una statua gigantesca della madre patria che piangeva per i figli caduti e gli altoparlanti nel parco che mandavo un cupo pupum pupum (il cuore della madre bien sur). Ma li una lista di nomi non me la ricordo. In tanti alti posti sicuramente si visti che erano mini monumenti (tipo tre bambini che avevano lanciato delle mele contro un panzer ed erano stati fucilati). Sicuramente nessun monumento in memoria degli ebrei scomparsi, e questo me lo fece notare con orgoglio il ragazzo della famiglia che mi ospitava, ebreo, secondo il quale un merito dell’unione sovietica era che i morti erano tutti patrioti senza distinzione di origine (secondo il mio amico per i vivi era un’altra storia, ma sto divagando)

  13. Moi says:

    @ RITVAN

    Ottime osservazioni, come sempre d’altronde.

    @ MIGUEL

    La Seconda Guerra Mondiale è stata molto diversa dalla Prima, ricordata soprattutto per essere stata snervante in trincea. La Seconda invece è ricordata per aver fatto più vittime fra i civili che fra i militari, perciò per nessun militare _ no, neanche i Gringos, benché si siano autoproclamati come gli Unici Buoni _ può essere veramente onorevole averla combattutta.

    @ MIRKHOND

    Zio Paperone, Uncle Scrooge, lessi anni fa in una specie di dizionario enciclopedico dei fumetti che inizialmente, nell’ idea di Carl Barks, avrebbe dovuto essere EbreoAshkenashitaAmericano … poi però la cosa non fu gradita da Walt Disney che propose-impose di farlo invece ScozzeseAmericano: Scrooge McDuck.

    • PinoMamet says:

      ” perciò per nessun militare _ no, neanche i Gringos, benché si siano autoproclamati come gli Unici Buoni _ può essere veramente onorevole averla combattutta.”

      I Gringos però ci credono fermamente a questa cosa dell’essere stati I Buoni;
      guai a chi gli fa notare anche la minima sbavatura!
      Peggio che a toccare La Costituzione Nata dalla Resistenza alla sinistra italiana;
      ognuno ha i suoi miti fondanti, e credo che la seconda guerra mondiale, anzi la WWII, sia diventata il nuovo mito fondante statunitense, al posto dei padri pellegrini, dell’indipendenza dagli inglesi e dalla conquista del West.

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