Germania, tra terroristi islamici immaginari e stragisti veri

Quasi esattamente un anno fa, leggevamo:

La famosa cupola di vetro e acciaio del Reichstag, sede del Bundestag, la camera bassa del Parlamento tedesco, è stata chiusa ai visitatori in seguito alle minacce terroristiche. A renderlo noto è stato un portavoce del Bundestag.[…].

Secondo alcune indiscrezioni che sono circolate durante il fine settimana, il Reichstag sarebbe nel mirino del gruppo terroristico di Al Qaeda che starebbe preparando un attacco terroristico ’stile’ Mumbai. Il settimanale Spiegel aveva pubblicato online un articolo secondo il quale gruppi di terroristi islamici starebbero pianificando un attacco al cuore della democrazia tedesca, obiettivo uno dei luoghi-simbolo d’Europa.”

Per mesi, l’intera zona del Reichstag, una delle principali attrazioni turistiche di Berlino, è stata sigillata al pubblico.

Come sapete, non è successo nulla.

Lo scorso marzo, l’unico “terrorista islamico” della storia tedesca, Arid Uka, nato e cresciuto in Germania di lontane ascendenze kosovare, agendo in maniera del tutto individuale, ha sparato su un gruppo di militari statunitensi in partenza per l’Afghanistan dalla base militare statunitense di Ramstein, uccidendone due.

E cioè, a dispetto di tutti i titolisti d’Occidente, quando effettivamente un musulmano su un milione decide di fare qualcosa, lo fa quasi sempre:

1) da solo, come Mohammed Game in Italia

2) colpendo un bersaglio che lui ritiene militare, cioè con precise responsabilità nell’uccisione di altri musulmani

Nel frattempo, la Germania ha conosciuto una forma di terrorismo ben più sanguinoso.

All’inizio di novembre, a Zwickau, nella splendida Turingia, un’esplosione ha distrutto una casa, mentre a 100 chilometri di distanza, due giovani si suicidavano dandosi fuoco in un camper.

La casa distrutta dall’esplosione, la polizia avrebbe scoperto, era affittata sotto falso nome da una certa Beate Zschäpe, mentre i due occupanti suicidi del camper – Uwe Mundlos e Uwe Böhnhardt – erano da 14 anni latitanti assieme a lei.

Scavando tra i ruderi del palazzo distrutto, la polizia trovò un video, in cui il personaggio della Pantera Rosa dei fumetti guidava gli spettatori alla soluzione di una serie di omicidi che erano stati commessi in Germania negli ultimi anni.

I tre cultori della Pantera Rosa, dichiarandosi (unici) membri del Nationalsozialistischer Untergrund, rivendicavano l‘omicidio di nove stranieri (turchi e un greco) scelti casualmente in tutta la Germania, nonché un attentato che nel 2004 aveva portato al ferimento di 22 persone di origine turca; la polizia inoltre ha accertato che i tre erano responsibili dell’omicidio di una poliziotta e di quattordici rapine in banca.

I due uomini e la donna avevano frequentato, da giovanissimi, l’ambiente estremista di Jena. Dove la figura principale all’epoca era un certo Tino Brandt. Un signore segretamente stipendiato, come informatore, dall'”Ufficio per la Difesa della Costituzione”, il Verfassungsschutz. Non si tratta, ricordiamo, solo di un servizio segreto interno, ma di un’agenzia che si occupa istituzionalmente di “estremismo di destra, di sinistra, estremismo straniero non islamico, estremismo islamico e Scientology”.

Nel 1997, Beate Zschäpe, Uwe Mundlos e Uwe Böhnhardt piazzarono alcune bombe, priva di innesco, nel centro di Jena, in contenitori decorati con vistose svastiche; e si resero irreperibili prima che la polizia li potesse arrestare.

Per i successivi 14 anni, i tre vissero nascosti, commettendo il primo omicidio – un fioraio di origini turche – nel 2000.

Chi non conosce il tedesco può leggere la traduzione in inglese di un articolo apparso su Der Spiegel, che narra la vicenda.

L’articolo merita di essere letto per la sua serietà. Nessun complottismo, nessuna passerella di politici-che-esprimono-sdegno, nessuna sghignazzante fantasia sulla convivenza tra i due uomini e la donna, nessuna retorica. I fatti.

Insomma, una violazione su grande scala di tutte le regole del giornalismo italiano.

Nel suo lunghissimo isolamento, il trio ha certamente sviluppato una forma di follia che non comprenderemo mai, e quindi la faccenda non è solo politica.

I tre non hanno mai compromesso la propria sicurezza, contattando qualcuno negli ambienti, pieni di infiltrati, dell’estrema destra tedesca.

Ricordiamo che, nel 2002, i tribunali stabilirono che ben 30 dei principali funzionari dell’NPD, la principale formazione “nazionalista” tedesca, lavoravano come infiltrati del Verfassungsschutz. Oggi i dirigenti dell’NPD che lavorano per i servizi segreti interni sono addirittura un centinaio.

Ora, logica vuole che per attirare la fiducia degli estremisti che i servizi vogliono controllare, e diventarne addirittura i capi, questi infiltrati devono essere percepiti dagli estremisti come promotori attivi di iniziative, diciamo, “forti”. Riflettete su cosa possa significare.

Le responsabilità poi sono personali e non collettive, ed è una verità che vale a 360 gradi.

I cultori di Oriana Fallaci non sono responsabili della strage di Oslo, gli italiani non sono colpevoli dei bombardamenti italiani in Afghanistan, i nazionalisti tedeschi non sono collettivamente responsabili per gli omicidi commessi dai tre di Zwickau.

Detto tutto questo, però, resta il fatto che mentre i titolisti di tutto il mondo fantasticavano eccitati su musulmani che starebbero per far saltare in aria la Cupola del Reichstag, qualcuno faceva strage di musulmani in giro per la Germania, senza che nessuno se ne accorgesse.

thuringen

però la Turingia preferiamo ricordarcela così

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6 Responses to Germania, tra terroristi islamici immaginari e stragisti veri

  1. Francesco says:

    >> gli italiani non sono colpevoli dei bombardamenti italiani in Afghanistan

    e perchè? abbiamo votato i partiti che hanno approvato quella missione e ne siamo certamente responsabili. mettici quelli che si sono astenuti e così facendo si sono accodati a qualsiasi decisione presa dai votati e di persone che possono chiamarsene fuori ne restano poche.

  2. Per Francesco

    “e perchè? abbiamo votato i partiti che hanno approvato quella missione e ne siamo certamente responsabili.”

    Non mi risulta che ci fosse un partito che avesse messo nel suo programma “bombarderemo l’Afghanistan, scegliete voi se vi va bene”. Mentre alcuni partiti che hanno fatto del pacifismo la loro bandiera, al dunque hanno votato per continuare la guerra contro gli afghani.

    La gente, da una parte e dall’altra, ha votato per quei partiti per altri motivi. Casomai, c’è stata una sorta di leggerezza di fondo: si pensa al fatto che quel partito promette di proteggerti lo stipendio, oppure di abbassarti le tasse, e non ci pensi proprio al fatto che ti porterà in guerra; e finché la guerra costa poco, la si subisce senza pensarci, ma anche senza volerla.

    Credo che se ci fosse un referendum, non inquinato da troppe altre considerazioni politiche – cioè non vissuto come un “referendum per o contro Berlusconi”, ad esempio – la grande maggioranza degli italiani voterebbe per farla finita con tutte le guerre all’estero. E in modo ideologicamente piuttosto trasversale.

    Invece, nel caso di Breivik, non c’è nemmeno questa sorta di complicità per leggerezza: uccidere decine di ragazzi norvegesi non rientra da nessuna parte nel programma di Oriana Fallaci.

    E il programma del pur xenofobissimo NPD non prevede uccisioni anonime di fiorai turchi.

    • Francesco says:

      Beh, qui mi pare che tu mistifichi la realtà, Miguel.

      Passi per la decisione iniziale, presa chiaramente da partiti eletti per fare altro (mica potevamo chiedere a Al Qaida di avvisarci prima per mettere la questione nella campagna elettorale!).

      però da allora si è votato n volte e i partiti che NON hanno detto che ce ne saremmo andati, quindi che hanno detto che saremmo rimasti, hanno sempre preso carrettate di voti.

      la politica non è un succedersi di referenda monotematici perchè necessita di coerenza di azione, credo, anche se il caso Belgio mi fa dubitare di questa mia certezza

      sul quel referendum, spero che il richiamo della vigliaccheria non avrebbe la maggioranza ma non ne sono affatto certo. oggi solo la Lega è per la fuga senza se e senza ma (tranne Emergency che tutto sommato sta coi talebani)

      ciao

  3. Buleghin el vecio says:

    E’ una magnifica operazione sotto copertura finita male per il solito motivo che fotte sempre i crucchi, l’eccesso di perfezionismo. E’ una storia che è una via di mezzo tra brigate rosse e uno bianca di Bologna.

    Io non sarei così sicuro che i due tizi della roulotte si siano suicidati, piuttosto che siano stati vittime di una “impresa di pulizie” mandata a cancellare il grosso della montagna di fango cresciuta nel corso del tempo.

    La logica dell’infiltrato provoca danni collaterali sicuri, per esempio:
    – A si infiltra nel gruppo K e partecipa ad un assalto ad immigrati turchi e per crearsi credito con i camerati estremisti ammazza un povero turco a bastonate.
    – A, infiltrato nel gruppo K, al fine di prenderne il comando mette in minoranza l’onesto ideologo estremista B, sponsorizza un attentato e caccia nei guai i membri (nel senso di appartenenti e di teste di c…) C e D.
    – C e D, pur decisamente teste di membro, tengono nota degli avvenimenti e hanno di che incastrare A per pararsi il posteriore.
    – A, C e D vanno avanti con le loro imprese incastrando “enne” teste di membro, il “controllore” di A (K) fa carriera e A guadagna soldi.
    – K sale nelle gerarchie del suo apparato, però A è a conoscenza del il fatto che lui sappia delle operazionei “sporche”
    – K ed A sono legati in modo indissolubile fino che morte non li separi ….si possono accordare per eliminare un po di sporco e mandano “l’impresa di pulizie” per realizzare “un’uscita controllata” di notizie
    – Onesti giornalisti teutonici fanno “eine krande notizia ja!”

    VAFFANCULO GERMANIA

    • Andrea Di Vita says:

      Per buleghin

      Buleghin, tu hai letto ‘Rapporto su una indagine di polizia’ di Guenther Grass. Il tuo post segue parola per parola la trama del racconto. Abbi il coraggio delle citazioni! :-) :-)

      Cio!

      Andrea Di Vita

  4. Pingback: Germania, immigrati, nazisti e altre paure | Kelebek Blog

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